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Refugees International: urgente revisione leggi sullo stupro(Peacereporter, 29/06/07)
Il Sudan dovrebbe rivedere il proprio sistema legale per arginare il fenomeno dello stupro di massa che affligge la regione del Darfur. Questo è quanto emerge da un rapporto pubblicato dall'agenzia umanitaria Refugees International. Secondo lo studio, le vittime non hanno sostanzialmente accesso al sistema giudiziario e rischiano di essere condannate (alla morte per lapidazione o a cento frustate) per aver fatto sesso prima del matrimonio, più di quanto rischino di essere incriminati i loro violentatori. Refugees International denuncia anche la frequente responsabilità di soldati governativi e milizie affiliate negli stupri. Khartoum ha però negato che lo stupro venga usato come arma di guerra nel Darfur e ha dichiarato che il Sudan ha già leggi che prevedono la severa punizione degli abusi sessuali. Il rapporto invita infine le autorità sudanesi a reclutare un maggior numero di donne tra giudici e poliziotti e a estendere la propria definizione giuridica di stupro. (Peacereporter, 29/06/07)
Darfur: mediatore Sudan muore in incidente auto (Swissinfo, 27/06/07)
Il potente consigliere del presidente e del governo sudanesi, Majzoub al-Khalifa, capo dei mediatori sudanesi nei colloqui di pace sul Darfur, è rimasto ucciso in un incidente stradale nel nord del Sudan. Lo riferisce una fonte vicina al presidente Omar el-Bashir. Al-Khalifa fu, fra l'altro, il capo negoziatore per Khartoum che firmò l'accordo di pace dello scorso novembre a Tripoli con una delle fazioni ribelli nell'insanguinata provincia del Darfur. (Swissinfo, 27/06/07)
Aumentano le pressioni: Khartum rispetti gli impegni sul Darfur (Euronews, 26/06/07)
Si è conclusa con buoni propositi ma senza alcuna mossa concreta la prima conferenza internazionale sul Darfur. Riuniti ieri a Parigi, i rappresentanti di una ventina fra governi e organizzazioni internazionali hanno promesso di raddoppiare gli sforzi per risolvere il conflitto che da quattro anni insanguina la regione orientale del Sudan. Il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner ha elencato gli obiettivi della conferenza: "Dare appoggio politico, fare pressione a sostegno delle varie iniziative, specialmente quelle dell'Onu e dell'Unione Africana. Poi, finanziare per il domani e, infine, monitorare la situazione nella regione". A far sentire il fiato sul collo al governo sudanese ci ha pensato il capo della diplomazia americana Condoleezza Rice: "Gli Stati Uniti continueranno a sostenere che il Sudan dovrà subire conseguenze se non rispetterà gli impegni che ha preso". Nei giorni scorsi Khartum ha accettato il dispiegamento di 20.000 caschi blu che l'Unione Africana e l'Onu manderanno nel tentativo di mettere fine a un massacro che nel ribelle Darfur è già costato la vita a 200.000 persone. L'Italia ha fatto sapere che stanzierà fondi ma non metterà a disposizione suoi soldati. (Euronews, 26/06/07)
Darfur, acqua e petrolio le ragioni del conflitto che ha fatto oltre 200.000 morti (Euronews, 25/06/07)
Il Darfur vive oggi la più grave crisi umanitaria nel mondo. Il governo sudanese affronta diversi gruppi di ribelli che reclamano una condivisione equa delle risorse e una maggiore autonomia per la regione. Un conflitto politico che la conferenza di Parigi non basterà a risolvere, sostiene Rony Brauman, ex presidente di Medecins sans Frontières: "Non sarà Sarkozy e nemmeno la conferenza a risolvere il conflitto, saranno i sudanesi. Ciò che la comunità internazionale può fare è aiutare e spingere i belligeranti a incontrarsi per discutere. L'idea è di premere per un accordo di pace, ma non di imporlo perché non funzionerebbe". Su un territorio grande come la Francia, quasi 500 mila km quadrati in parte desertici, vivono popolazioni arabe nomadi come i Janjawid e tribù nere non arabe e stanziali. Etnie diverse, ma stessa religione, l'islàm. Nel conflitto la minoranza araba, che è maggioranza nel resto del Sudan, è appoggiata dal governo centrale, accusato di tollerare le scorribande dei Janjaweed e di fornire sostegno logistico e finanziario. Kartum nega qualsiasi accusa. Due i principali gruppi ribelli: l'Esercito di liberazione sudanese e il Movimento per la giustizia e l'uguaglianza. L'acqua, le terre e soprattutto il petrolio. Ecco i motivi principali del conflitto, la spiegazione dell'interesse che hanno il governo e le potenze internazionali. Poiché il Sudàn è diventato un Paese petrolifero. Nel 2005, sono stati prodotti 400 mila barili al giorno e di questa manna trae vantaggio soprattutto la Cina. Il greggio sudanese è quasi interamente sfruttato dalle compagnie cinesi, poi vengono quelle indiane e malesiane. Gli Stati Uniti sono i grandi esclusi dal banchetto. Finora non è stato concesso loro sfruttare i giacimenti sudanesi, che dovrebbero contenere almeno 2 miliardi di barili. Il presidente sudanese Omar al Bashir dice che gli Usa vogliono destabilizzare il Paese per giungere a un cambio di governo. Intanto il conflitto continua. Dal 2003, ha causato oltre 200.000 morti e tre milioni di profughi. Il greggio sudanese è quasi interamente sfruttato dalle compagnie cinesi, poi vengono quelle indiane e malesiane. (Euronews, 25/06/07)
Darfur: il piano Sarkozy, una svolta ai massacri? (Vita, 25/06/07)
"Il silenzio uccide". Cosi', il presidente francese Nicolas Sarkozy ha aperto, con un messaggio alle delegazioni di diciotto Paesi, la riunione del Gruppo di contatto allargato sul Darfur, che per i numeri dei partecipanti e' diventata una vera e propria conferenza internazionale sulla situazione nella regione sudanese, dove la guerra civile ha causato la morte di 200.000 persone e la fuga dai villaggi di oltre due milioni di abitanti. "E' inaccettabile l'assenza di una risposta ed e' inaccettabile l'assenza di una decisione. Vogliamo mobilitare la comunita' internazionale per dire: basta. Non viviamo nel ventunesimo secolo solo per guardare quanto accade", ha detto il presidente francese, che, appena insediato all'Eliseo, ha messo al centro dela propria agenda politica la ricerca di una soluzione politica e umanitaria al conflitto. Sarkozy ha ripreso la "fermezza" evocata ieri da Condoleezza Rice per rilanciarla oggi, quando si cerca di trovare un'intesa per trovare i soldi necessari alla missione ibrida Onu-Unione Africana che vedra' 23.000 soldati impegnati nell'area e si lavora a un'intesa politica che coinvolga gli attori riconosciuti del conflitto: il governo e i ribelli, diversi dei quali non hanno firmato gli accordi di pace. "Credo che la fermezza della comunita' internazionale sia l'unica strada per avviare le trattative", ha sottolineato Sarkozy. Gli ha fatto eco, dalla sala delle Conferenze Internazionali dove si tiene il Gruppo di contatto, il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner. L'obiettivo della Conferenza e' "sostenere le iniziative" dell'Onu e dell'Ue e "non sostituirsi alle Nazioni Unite e all'Unione africana". Il Gruppo di contatto allargato offre l'opportunita' di un "multilateralismo moderno ed efficace, in grado di agevolare lo scambio tra i diversi ounti di vista e di farli convergere". Nel momento in cui Khartum ha accettato il dispiegamento della forza ibrida su una parte del suo territorio, ha sottolineato, si e' realizzato un momento di "svolta" del quale approfittare. La Francia, tra l'altro, sta considerando l'invio di una forza umanitaria in grado di portare soccorso ai circa 500.000 profughi ciadiani, spesso oggetto delle scorrerie dei predoni e dei ribelli che operano dentro il Paese confinante con il Darfu, e alle migliaia di rifugiati della regione sudanese che oggi vivono nei campi profughi del Ciad orientale. "Sarebbe controproducente mettere sotto pressione o minacciare il governo del Sudan per giungere ad una soluzione del conflitto nel Darfur". Questa la posizione della Cina in relazione all'azione della comunita' internazionale per bloccare la sanguinosa crisi in atto nella regione situata ad ovest del Sudan. ''Dobbiamo inviare al governo del Sudan un segnale positivo ed equilibrato - ha sottolineato Liu Guijin, l'inviato di Pechino nel paese dell'Africa centro-orientale - affinche' la situazione non si complichi ulteriormente. Credo che il governo sudanese voglio davvero contribuire a migliorare la situazione umanitaria, - ha continuato Guijin - ma sta affrontando reali difficolta' dovute all'assenza di una tregua armata''. (Vita,25/06/07)
Per il Darfur previsti nuovi fondi per 71 milioni di euro (Peacereporter, 25/06/07)
Più di 71 milioni di euro saranno versati dall'Unione Europea per il Darfur, la martoriata regione sudanese. I primi 31 milioni di euro saranno versati nei prossimi mesi e serviranno per aiuti umanitari. Altri 40 milioni di euro serviranno allo sviluppo della forza di pace dell'Unione Africana che opera in Darfur. La notizia è stata resa nota oggi da Louis Michel, commissario europeo allo sviluppo, durante la conferenza internazionale sulla crisi in Darfur. Dal 2004 più di 450 milioni di euro sono stati destinati ad aiuti umanitari per il Darfur. (Peacereporter, 25/06/07)
Giornalisti chiedono l'immediato rilascio di 4 colleghi (Peacereporter, 19/06/07)
I giornalisti sudanesi hanno invocato oggi il rilascio di quattro colleghi detenuti dalle autorità dalla scorsa settimana, condannando la manovra come attentato contro la libertà di stampa. I quattro professionisti, che lavoravano per le testate indipendenti al Sudani e al Ayaam, sono stati arrestati mentre facevano il loro lavoro, raccontando una manifestazione di protesta contro la costruzione di una nuova diga nell'area di Kajbar, nello stato del Sudan del Nord. I giornalisti si sono anche dichiarati preoccupati per via del crescente numero di attacchi nei confronti dei giornalisti, che stanno rendendo difficoltoso svolgere le proprie mansioni nel Paese. Amnesty International ha inoltre annunciato che almeno altre cinque persone sono state arrestate per via dell'opposizione alla diga, tra cui due avvocati e un professore universitario. Durante la manifestazione, poi, la polizia aveva caricato la folla, uccidendo quattro persone. (Peacereporter, 19/06/07)
Darfur: Msf, continuano i massacri (Vita, 19/06/07)
La violenza in Darfur continua con razzie di villaggi, attacchi ai civili e sporadici scontri. Circa due milioni di sfollati cercano di sopravvivere in grandi e strapieni insediamenti e campi, completamente dipendenti dagli aiuti umanitari per la loro sopravvivenza. A riportare l'attenzione sulla piu' grave crisi umanitaria dell'Africa e' Medici senza frontiere (Msf), che nella regione sudanese e' impegnata con il suo piu' grande intervento. In un incontro con la stampa, alcuni operatori di Msf di ritorno dall'Africa hanno riferito che nelle zone rurali del Darfur centinaia di migliaia di persone sono intrappolate dal conflitto e hanno un accesso minimo, se non inesistente, all'assistenza umanitaria. "Dopo oltre un anno dalla firma dell'accordo di pace" tra i principali gruppi ribelli e Khartum, hanno raccontato, "diverse fazioni armate, sia ribelli che governative, si sono divise e stanno combattendo le une contro le altre". Medici Senza Frontiere fornisce assistenza umanitaria e medica a tutti i gruppi vittime della violenza: popolazione residente, sfollati e nomadi, anche se e' stata costretta a ridurre temporaneamente alcuni progetti e a sospendere le cliniche mobili a causa della crescente situazione di insicurezza. Msf ha ribadito che le organizzazioni umanitarie forniscono assistenza in Darfur "nell'assoluto rispetto dei principi di imparzialita', neutralita' e indipendenza", e che questo status deve essere mantenuto. Se, come qualcuna ha proposto recentemente, i convogli umanitari dovessero essere scortati da una forza militare, gli operatori umanitari rischierebbero di essere associati con una delle parti in conflitto, diventando di conseguenza un potenziali bersagli. (Vita,19/06/07)
Darfur: la Francia organizza un ponte aereo (Euronews, 18/06/07)
I profughi del Darfur possono ora contare su un ponte aereo organizzato dalla Francia. Il primo Transall con stuoie, coperte e altri generi di prima necessità è atterrato ieri mattina sulla pista di Goz Beida, uno dei principali centri umanitari nell'est del Ciad, non lontano dalla frontiera sudanese. La Francia viene così in aiuto al Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, che ha bisogno di una riserva di sei mesi di aiuti alimentari per nutrire gli sfollati durante la stagione delle piogge. Nella regione di Dar Sila si trovano più di 100 mila profughi ciadiani, sfuggiti alle violenze transfrontaliere, e circa 40 mila degli oltre 200 mila sudanesi provenienti dal Darfur. Ieri il Sudan ha confermato a una delegazione del Consiglio di sicurezza dell'Onu in visita a Karthoum di aver accettato "senza condizioni" il dispiegamento in Darfur di una forza ibrida formata da Nazioni Unite e Unione Africana. Al posto degli attuali 7 mila uomini, arriverà un contingente formato da 20 mila soldati e poliziotti. La guerra civile in Darfur ha provocato la morte di 200 mila persone. Gli sfollati sono oltre due milioni.(Euronews, 18/06/07)
Respinta l'offerta francese di un meeting a Parigi sul Darfur (Euronews, 12/06/07)
Il Sudan respinge l'iniziativa francese di un meeting internazionale a Parigi per trovare una soluzione alla crisi in Darfur. Una proposta lanciata dal nuovo inquilino dell'Eliseo, Nicolas Sarkozy, e illustrata ieri dal ministro degli esteri Bernard Kouchner, durante una visita ufficiale a Khartoum. Un meeting è previsto il prossimo 25 giugno. "Con il governo sudanese siano d'accordo nel fare tutti gli sforzi per fermare la crisi che sta avendo serie ripercussioni su tutta la popolazione del Darfur", ha dichiarato Kouchner. La comunità internazionale chiede al governo del Sudan di disarmare le milize janjaweed, ritenute responsabili di stupri e torture nella regione del Darfur, e di arrivare a un cessate il fuoco con i gruppi ribelli. Per fermare le violenze sui civili, che hanno già provocato almeno 200mila vittime, Onu e Unione africana hanno promesso di inviare una forza di pace congiunta formata da più di 23mila uomini. (Euronews, 12/06/07)
Accettato piano per operazione di peacekeeping Onu-Ua in Darfur (Peacereporter, 12/06/07)
Fonti dell'Unione Africana (Ua) hanno dichiarato oggi che il governo del Sudan ha accettato un piano per un'operazione congiunta di peacekeeping Onu-Ua nella regione del Darfur. In base all'accordo, le forze dell'Unione Africana condurranno le operazioni sul terreno, mentre le Nazioni Unite garantiranno il controllo e il coordinamento dei circa 20 mila peacekeepers previsti. La forza dll'Ua, attualmente dispiegata nella regione, ha grossi problemi nel contenere la violenza, che in quattro anni di conflitto ha ucciso più di 200 mila persone e ne ha costrette due milioni a cercare rifugio nei campi profughi. Il piano d'azione è stato presentato oggi ad Addis Abeba, capitale etiope. (Peacereporter, 12/06/07)
Darfur: Ministro Esteri francese in Ciad (.Kataweb.it, 09/06/07)
Il neo-ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner è giunto in Ciad, seconda tappa dopo il Mali della missione che sta compiendo in Africa, per colloqui incentrati sulla crisi nel Darfur e in particolare sugli aiuti umanitari da garantire alle vittime del sanguinoso conflitto nella regione occidentale sudanese. In giornata Kouchner, co-fondatore dell’organizzazione non governativa ‘Medici senza Frontiere’, si recherà nella parte est del Paese a visitare i campi profughi dove sono ospitati circa 250.000 rifugiati da oltre frontiera e 150.000 sfollati locali. Domani è previsto un colloquio con il presidente ciadiano Idriss Deby Itno a N’Djamena; Kouchner passerà inoltre in rassegna le truppe di Parigi, forti di un migliaio di uomini. Lunedì il capo della diplomazia francese proseguirà per Khartoum, dove sarà ricevuto dal presidente del Sudan, Omar el-Beshir. Kouchner si è impegnato a fare del conflitto in Darfur la massima priorità del suo programma di intervento. Al vertice del G8, conclusosi ieri nella cittadina tedesca di Heiligendamm, il presidente della Francia, Nicolas Sarkozy, ha annunciato per il 25 giugno prossimo a Parigi una conferenza internazionale sul problema. Gli Otto grandi nella loro dichiarazione comune finale hanno invitato ad agire contro i “responsabili delle atrocità” nel Darfur, e si sono detti pronti ad appoggiare iniziative delle Nazioni Unite contro il regiome sudanese e contro i gruppi insurrezionali che vi si oppongono, qualora le ostilità non cessassero. (.Kataweb.it, 09/06/07)
Sarkozy, il 25 giugno conferenza a Parigi su Darfur (Adnkronos/Aki, 07/06/07)
Il 25 giugno prossimo Parigi ospitera' una conferenza internazionale sul Darfur. Ad annunciarlo e' stato il presidente francese Nicolas Sarkozy, dopo un incontro bilaterale con il premier britannico Tony Blair. Sarkozy, incaricato di presentare la questione nel corso della plenaria del G8, ha annunciato che l'obiettivo dell'incontro sara' quello di discutere una soluzione politica ma anche problemi umanitari e di sicurezza. Coinvolti nella conferenza, che sara' a livello ministeriale, saranno tutti i paesi maggiormente coinvolti. Presente sara' anche la Cina. (Adnkronos/Aki, 07/06/07)
Darfur: missione di pace, accordo fra Ki-Moon e Konaré (Vita, 07/06/07)
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, e il presidente della commissione dell'Unione Africana, Alpha Oumar Konare', hanno presentato ai rispettivi Consigli di sicurezza un accordo per una forza di pace congiunta nel Darfur, composta di 23mila uomini da dispiegare nella zona occidentale del Sudan. Il capo missione sara' un militare africano e le attivita' giornaliere saranno sotto il comando della Ua, mentre il controllo supremo delle operazioni e il suo finanziamento sara' affidato all'Onu. Il testo dell'accordo sara' presentato per la ratifica al governo sudanese, in un incontro ad Addis Abeba fissato per l'11 e il 12 giugno. Il governo di Khartum lo scorso anno si era espresso favorevolmente per una forza di pace congiunta dopo aver bocciato la proposta di una forza di pace esclusivamente formata da caschi blu Onu. Attualmente in Sudan la missione dell'Unione Africana e' formata da 7 mila soldati. (Vita,07/06/07)
Darfur; Amnesty, su web immagini tragedia da satellite (Swissinfo, 06/06/07)
La tragedia del Darfur vista dal satellite e vissuta online: è la proposta di Amnesty International, che per aumentare la pressione internazionale sul Sudan e mostrare al mondo cosa sta accadendo nella regione, ha avviato la pubblicazione su Internet (www.eyesondarfur.org ) di immagini prese dallo spazio. Da quando le violenze hanno preso il via nel 2003, in Darfur sono morte oltre 200'000 persone e due milioni sono state costrette alla fuga. In una sorta di drammatico Google Earth, l'organizzazione mette a disposizione le foto che mostrano la situazione in 12 villaggi ritenuti vulnerabili e verranno regolarmente aggiornate. L'obiettivo, oltre a offrire una panoramica dall'alto, è quello di far sapere al governo di Khartoum che d'ora in poi non ci saranno solo gli osservatori sul posto a documentare la situazione, ma anche i satelliti. Tra le immagini disponibili online, alcune mostrano il villaggio di Donkey Dereis, mostrato nel 2004 con centinaia di capanne. Due anni dopo, lo stesso villaggio ripreso dallo spazio mostrava 1171 case in meno e ormai invaso dalla vegetazione. (Swissinfo, 06/06/07)
Blair lancia nuovo ultimatum sul Darfur(Adnkronos/Dpa, 31/05/07)
Dopo l'inasprimento delle sanzioni americane, anche Tony Blair, arrivato a Johannesrburg per la sua ultima missione da premier in Africa, e' pronto a lanciare un nuovo ultimatum al Sudan per mettere fine alle violenze di Darfur. In un discorso che il premier britannico uscente terra' questo pomeriggio, Blair offrira' al presidente sudanese Omar al Bashir una scelta: "o vi impegnate con noi per una soluzione o dovrete affrontare un voto all'Onu sulle sanzioni". Blair rivolgera' anche un appello all'Unione Europea affinche' si unisca all'impegno britannico per lo sviluppo del continente africano, e si impegnera' a spingere al G8 della prossima settimana per un'azione "piu' coraggiosa" per l'Africa ed una risposta al deterioramento della situazione politica ed economica in Zimbabwe. Blair e' arrivato a Johannesbur dalla Sierra Leone, dopo una prima tappa in Libia.(Adnkronos/Dpa, 31/05/07))
Darfur: la reazione di Khartoum alle sanzioni di Washington (MZ, Misna, 30/05/07)
“Le decisioni americane nascondono intenzioni bellicose e implicano che l’America non vuole arrivare a una pace duratura in Darfur”: così Moajzoub al-Khalifa, influente consigliere del presidente sudanese Omar Hassan el Beshir, ha commentato la notizia dell’estensione delle sanzioni applicate dagli Stati Uniti al governo sudanese e le voci su una nuova risoluzione ONU, messa a punto da Washington e Londra, che preveda misure punitive nei confronti di Khartoum, accusata di ostacolare il processo di pace in Darfur, la regione occidentale sudanese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno e di una grave crisi umanitaria. “Proprio mentre la collaborazione tra il governo del Sudan, l’Unione Africana e le Nazioni Unite prosegue a ritmo sostenuto (una nuova riunione per discutere della possibilità dell’invio di un nutrito contingente ONU a fianco dei caschi verdi dell’UA si dovrà tenere la prossima settimana ad Addis Abeba, ndr), l’America sceglie di navigare contro corrente, rivelando così le sue cattive intenzioni” ha aggiunto il responsabile sudanese, secondo cui “il fatto che il segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, dice di preferire il dialogo e il negoziato, dimostra l’isolamento della posizione degli Stati Uniti” sul caso Darfur. Di parere concorde sembrano essere anche la Cina (primo partner commerciale del Sudan nel settore petrolifero), l’Egitto (molto attento agli equilibri sudanesi per questioni idriche legate al controllo del corso del Nilo) e la Russia, che ha buoni rapporti col governo sudanese. Ieri sia l’ambasciatore russo all’ONU che quello sudafricano si sono interrogati sulla “pertinenza” di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza relativa a sanzioni contro Khartoum in un momento in cui le trattative tra il governo sudanese, l’ONU e l’Unione Africana stanno cominciando a dare i primi frutti. In effetti, secondo voci in circolazione, Khartoum sarebbe disposto ad accettare anche la terza fase dell’accordo per la creazione di una ‘forza ibrida’ (ONU-UA) in Darfur, quella cioè che prevede l’invio di oltre 20.000 caschi blu, chiedendo una riduzione del numero di effettivi dadispiegare. (MZ, Misna, 30/05/07)
Darfur, Parigi propone un corridoio umanitario a partire dal Ciad (Apcom, 29/05/07)
La Francia propone la sicurizzazione di un "corridoio umanitario a partire dal Ciad" per venire in aiuto al Darfur. Lo ha dichiarato ieri sera a Amburgo il ministro degli affari esteri francese Bernard Kouchner dopo un incontro con il suo omologo cinese Yang Jiechi. Abbiamo esaminato diverse opzioni, compresa la sicurizzazione di un corridoio umanitario a partire dal Ciad" ha detto Kouchner dopo un incontro durato un'ora con il capo della diplomazia cinese, Yang Jiechi, nel quadro di una riunione del Forum Ue-Asia (Asem). Non è che un'idea, per ora, ma perchè non provare?" ha aggiunto Kouchner, sottolineando di aver proposto a Yang Jiechi di "partecipare a un gruppo di contatto allargato sul Darfur". Il capo della diplomazia cinese "ha dato il suo interesse" per le idee francesi, secondo diplomatici che hanno partecipato all'incontro. La Cina, che assorbe il 60 per cento della produzione di petrolio sudanese, rimane contraria a sanzioni dell'Onu contro il Sudan. Pechino ha inviato una settimana fa a Kartoum il suo "rappresentante speciale per l'Africa" Liu Guijin. Kouchner ha riferito di essersi intrattenuto ieri al telefono con il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon che ha definito, secondo il ministro, "seria" l'idea francese. La Francia dispone di un migliaio di uomini e di alcuni aerei caccia e elicotteri in Ciad nel quadro del dispositivo "Epervier" (sparviero). L'operazione in Darfur sarebbe "sotto mandato dell'Onu e a composizione europea" secondo fonti diplomatiche francesi, che precisano tuttavia che niente è stato ancora deciso. L'Alto rappresentante Ue per la politica estera, Javier Solana, ha accolto favorevolmente l'idea, ma con prudenza. "Tutti gli sforzi per regolare la questione del Darfur sono importanti" ha detto Solana, aggiungendo "Sono d'accordo sul principio. Bisogna vedere come possiamo farlo". (Apcom, 29/05/07)
Darfur, no della Cina alle nuove sanzioni promesse dagli Usa (Peacereporter, 29/05/07)
La Cina ha affermato che le nuove sanzioni contro il Sudan non fanno che "complicare" il problema del Darfur. "Un aumento della pressione non porterà alla soluzione del problema", ha dichiarato il rappresentante cinese per il Darfur, Liu Guijin. "Queste sanzioni vanno semplicemente a complicare la ricerca di una situazione al problema", ha aggiunto durante una conferenza stampa a Pechino. - La Gran Bretagna ha dichiarato di condivide la decisione degli Stati Uniti di imporre nuove sanzioni contro il Sudan, tacciando per "inaccettabile" quello che sta accadendo nel Darfur. (Peacereporter, 29/05/07)
Bush introduce nuove sanzioni contro Khartoum (Adnkronos, 29/05/07)
George Bush annuncerà oggi un inasprimento delle sanzioni economiche contro il Sudan. Il presidente americano aveva avvertito Khartoum sei settimane fa in seguito al rifiuto del presidente Omar Hassan al-Bashir di permettere un pieno dispiegamento delle forze di pace per gestire la crisi in Darfur. Bush, alla vigilia del suo viaggio in Europa per il G8 dove il Darfur sarà uno degli argomenti di discussione, rivolgerà anche un appello alle Nazioni Unite perché agiscano in modo più deciso per fermare le violenze nella regione. "Bashir deve fermare le violenze e prendersi cura del suo popolo - ha spiegato una fonte dell'amministrazione anticipando l'annuncio - gli è stata data l'opportunità di farlo ed in assenza di una sua azione dobbiamo inasprire le sanzioni". Saranno quattro i passi che Bush oggi annuncerà. Oltre all'inasprimento delle sanzioni già esistenti nei confronti di circa 100 compagnie sudanesi a cui è vietato di avere rapporti con gli Stati Uniti, saranno aggiunti altri 31 nomi alla 'lista nera', 30 di compagnie di properietà statale ed uno di una ditta che ha violato l'embargo alla vendita di armi in Darfur. Bush poi indicherà i nomi di due alti esponenti del governo e di un leader dei ribelli verso i quali scatteranno sanzioni. Ed in ultimo chiederà a Condoleezza Rice di cercare alle Nazioni Unite il consenso per approavre una risoluzione per un embargo più severo alla vendita delle armi in Darfur e impedisca al Sudan di condurre nessun volo militare sulla regione. Un passo più deciso di Bush per fermare quello che l'amministrazione ha definito il genocidio in Darfur - dove sono state uccise 200mila persone ed altri 2,5 milioni sono sfollati - era atteso dalle organizzazioni dei diritti umani, ed i particolare dai gruppi della destra cristiana, già il mese scorso quando il presidente ha pronunciato il suo discorso al Museo dell'Olocausto di Washington. A differenza degli Usa, le Nazioni Unite non hanno definito la situazione in Darfur come un genocidio. Ma allora, anche dietro pressioni del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, Bush, seppur riluttante, decise di dare ancora tempo alla diplomazia per negoziare con il leader sudanese. "Ho deciso di dare al segretario generale più tempo per i suoi negoziati diplomatici" disse allora Bush aggiungendo però che "il tempo delle promesse è finito e Bashir deve agire". "Dal momento del discorso al museo dell'Olocausto, Bashir non ha fatto nulla per rispettare i suoi impegni - ha commentato un funzionario dell'amministrazione - invece ha bombardato una riunione di leader religiosi, ha impedito la distribuzione di cibo alla popolazione, ha dipinto i suoi aerei di bianco in modo che li si possa confondere con quelli dell'Onu". (Adnkronos,
29/05/07)
Unione Africana: “dal dialogo la soluzione per il Darfur”(CO.Misna, 29/05/07)
Il problema del Darfur “non potrà essere risolto se non con il dialogo” tra società civile, gruppi femminili, capi tribali e rappresentanti degli sfollati interni: lo ha detto l’inviato speciale dell’Unione africana (Ua) per la regione occidentale sudanese, Salim Ahmed Salim, durante una sessione parlamentare dedicata al conflitto che dal 2003 ha provocato, secondo cifre dell’ONU, circa 200.000 morti e due milioni di profughi. L’esponente dell’organismo panafricano ha aggiunto che si unirà a una missione dell’inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite in Darfur, Jan Eliasson, in vista di concertazioni tra le parti firmatarie e non firmatarie dell’accordo del maggio 2006 ad Abuja (Nigeria), sottoscritto solo da una fazione minoritaria dei ribelli attivi nella regione. Ricordando che la comunità internazionale ha offerto il suo sostegno alla regione sudanese, il presidente del Comitato parlamentare nigeriano per gli affari esteri, Usman Bugaje, ha sottolineato - sempre nell’ambito della seduta parlamentare della Ua nella capitale tanzaniana Dar es Salama - che adesso tocca all’Africa prendersi le proprie responsabilità. In particolare Bugaje ha sollecitato i parlamentari africani a una maggiore presenza nello scenario politico e umanitario. (CO.Misna,
29/05/07)
Darfur, ucciso il primo peacekeeper dell'Onu (Peacereporter, 27/05/07)
Un peacekeeper egiziano delle Nazioni Unite in Darfur, parte di un piccolo contingente di rinforzi spedito nella regione occidentale del Sudan, è stato ucciso nella sua residenza, diventando così la prima vittima dell'Onu nella missione nell'area. Lo hanno annunciato alcuni ufficiali. Alcuni uomini armati hanno ucciso il tenente colonnello egiziano venerdì sera a El Fasher, la capitale del Darfur del nord. Ieri il presidente sudanese Omar al-Bashir ha confermato il suo no a una forza di mantenimento della pace dell'Onu e dell'Unione Africana, composta da 22.000 uomini, il cui impiego è stato raccomandato nei giorni scorsi. Al momento, in Darfur è presente un piccolo contingente dell'Onu per integrare la missione dell'Unione Africana, che ha inviato 7.000 soldati. In quattro anni di conflitto, nel Darfur sono morte 200.000 persone, mentre gli sfollati sono almeno 2,5 milioni. (Peacereporter,
27/05/07)
SDarfur, nuove accuse Onu per violenze (Swissinfo, 18/05/07)
Nuove accuse delle Nazioni Unite alle autorità sudanesi per le violenze nella regione occidentale del Darfur. In un rapporto reso noto a Ginevra, l'Ufficio dell'Alto Commissario per i Diritti Umani denuncia in particolare il coinvolgimento di forze di sicurezza sudanesi in una serie di attacchi armati a villaggi del sud. In essi oltre cento persone hanno perso la vita nei primi tre mesi dell'anno, mentre migliaia d'altre sono state costrette alla fuga. Le autorità sudanesi - denuncia l'Onu - non hanno fatto niente per prevenire tali attacchi o per portarne i responsabili davanti alla giustizia. L'Onu esorta quindi Khartoum a condurre indagini indipendenti. Secondo i dati dell'Onu, il conflitto del Darfur tra ribelli e milizie alleate al governo ha causato dal 2003 circa 200mila morti. Inoltre, due milioni di persone hanno dovuto fuggire ed abbandonare la propria casa.(Swissinfo, 18/05/07)
Darfur: Un congolese alla guida della ‘forza ibrida’ Onu-Ua. (
MZ.Misna, 09/05/07)
Sarà il ministro degli Esteri della Repubblica del Congo, Rodolphe Adada, a dirigere la missione di pace congiunta ONU-UA in Darfur, la regione occidentale sudanese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno che ha causato una grave crisi umanitaria. Lo hanno annunciato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, e il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Alpha Oumar Konaré, precisando che la nomina del capo della diplomazia congolese dal 1997 alla guida della cosiddetta ‘forza ibrida’ (composta da elementi africani, guidata da africani, ma col sostegno finanziario e logistico delle Nazioni Unite) è stata approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dal Consiglio per la sicurezza e la pace dell’Unione Africana. “Il rappresentante speciale congiunto (questo il nome formale dell’incarico affidato ad Adada, ndr) avrà completa autorità sulla missione di mantenimento della pace in Darfur, sullo svolgimento del suo mandato e sarà responsabile della gestione e del funzionamento dell’operazione” si legge nella nota d’incarico. Adada è dal 1997 ministro degli Esteri, della Cooperazione e delle relazioni con i paesi francofoni del governo della Repubblica del Congo, oltre ad essere stato uno dei principali consiglieri del presidente congolese Denis Sassou-Nguesso. ( MZ.Misna, 09/05/07)
Darfur: vertice Libia- Egitto- Ciad (Ansa, 08/05/07)
Vertice a Tripoli sulla crisi del Darfur. Si sono incontrati a Tripoli, i leader di Libia, Gheddafi, Egitto, Mubarak, e Ciad, Deby. Nella provincia sudanese del Darfur la crisi e' cominciata con combattimenti scoppiati nel 2003 che ancora continuano. 'Questo vertice arabo-africano e' una riunione di concertazione su tutte le questioni africane', ha dichiarato il ministro degli Esteri libico, Shalgam, sottolineando che 'l'Egitto e' un partner principale nella stabilizzazione del Darfur'. (Ansa,08/05/07)
Darfur; Amnesty accusa Cina e Russia per armi (Swissinfo, 08/05/07)
Amnesty International ha accusato la Cina e la Russia di continuare a dare al Sudan armi che poi vengono usate nel conflitto nel Darfur, in violazione dell'embargo sulle armi stabilito dalle Nazioni Unite. Lo ha scritto oggi la Bbc online. Un rapporto dell'organizzazione umanitaria afferma che le armi finiscono nelle mani dei janjaweed, la milizia araba filogovernativa responsabile di stragi fra la popolazione nera del Darfur. Pechino e Mosca - afferma Amnesty - "sono consapevoli del fatto che queste armi vengono utilizzate... per attacchi diretti a civili". (Swissinfo,
08/05/07)
Rientrato l'ultimo convoglio di profughi fino alla prossima stagione secca (Peacelink, 07/05/07)
Un convoglio di 618 rifugiati provenienti da campi profughi etiopi è arrivato nello stato sudanese del Nilo Blu lo scorso giovedì, dopo un viaggio di 3 giorni. Si tratta dell'ultimo convoglio predisposto dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) fino all'arrivo della prossima stagione secca, a novembre. I rifugiati, rientrati dopo 20 anni di esilio, erano in buone condizioni fisiche, nonostante il duro viaggio. Molti erano felici di rientrare in Sudan, altri, nati nei campi profughi in Etiopia, emozionati di entrarvi per la prima volta. Rimpatriati nella città di confine di Kurmuk, i rifugiati hanno bisogno di infrastrutture e servizi di base. Ma i progetti di sviluppo, in questa zona poverissima del Sudan meridionale, sono stati ostacolati perché il Nilo Blu è considerato uno stato transnazionale, i cui confini non sono ancora stati formalmente definiti. L'UNHCR monitorerà il benessere dei profughi rimpatriati durante la stagione delle piogge e si dedicherà a progetti di sviluppo. Nello scorso anno l'UNCHR ha rimpatriato più di 13.200 rifugiati in Etiopia nello stato del Nilo Blu. Fino ad aprile, i rimpatriati nel Sudan meridionale degli stati limitrofi sono stati 58,919. Si stima che i sudanesi ancora in esilio siano almeno 300mila. (Peacelink,
07/05/07)
Ciad: accordo riconciliazione firmato a Riad (Ansa, 03/05/07)
Il presidente sudanese, Omar el Bashir, e quello ciadiano, Idriss Deby, hanno firmato a Riad un accordo di riconciliazione. L'intesa dovrebbe mettere fine alle tensioni nelle relazioni tra i loro paesi, dovuti alle accuse reciproche di dare man forte ai ribelli che operano nei rispettivi territori. Bashir e Deby erano stati invitati a Riad dal re saudita, Abdullah, per un incontro che mirava a risolvere la crisi tra i loro paesi. (Ansa,
03/05/07)
Darfur: Khartoum si scaglia contro la Corte penale dell'Aia (Vita, 02/05/07)
Khartoum ha criticato la decisione del Tribunale Penale Internazionale (Icc) di emettere mandati d'arresto per il conflitto in Darfur nei confronti di un ministro sudanese e di un leader della milizia Janjaweed, accusati di omicidio, tortura e stupri di massa. ''Il Sudan respinge la decisione del procuratore dell'Icc e la nostra posizione e' in linea con la legge internazionale poiche' il Sudan non e' un membro del trattato che ha istituito questo tribunale'', ha detto ai giornalisti il ministro della Giustizia Mohammed Ali al-Mardhi. In alcuni documenti diffusi oggi, i giudici dell'Icc affermano che ci sono ''motivi fondati'' per concludere che Ahmed Haroun, segretario di stato sudanese per gli affari umanitari ed ex ministro responsabile del Darfur, e Ali Kosheib, principale leader della milizia Janjaweed, sono ''penalmente responsabili'' di crimini di guerra e crimini contro l'umanita'. I mandati d'arresto, datati 27 aprile, accusano i due di una lunga lista di crimini, tra i quali omicidio, tortura, stupri di massa e lo spostamento forzato di interi villaggi durante una serie di attacchi nel Darfur occidentale nel 2003 e nel 2004. (Vita,
02/05/07)
Darfur: l'Aia emette i primi mandati di arresto (Swissinfo, 02/05/07)
La Corte penale internazionale dell'Aja ha emesso primi mandati d'arresto contro presunti responsabili di crimini nel Darfur. I mandati riguardano in particolare un ministro sudanese e un capo della milizia janjawid. Lo riferisce la Corte. I giudici della Corte hanno accolto le richieste fatte il 27 febbraio dal procuratore Luis Moreno Ocampo che aveva chiesto alla Corte di emettere un mandato di comparizione contro Ahmed Haroun, ministro degli interni durante gli anni del conflitto ed oggi ministro in carica degli affari umanitari, e Ali Muhammad Ali Abd-al-Rahman, anche conosciuto come Ali Kushayb, comandante di una milizia sudanese, che secondo l'accusa ha guidato l'assalto a città e villaggi, provocando centinaia di morti. La Corte li ha riconosciuti colpevoli di 51 capi di imputazione, crimini di guerra e crimini contro l'umanità tra cui omicidi, violenze sessuali, torture, saccheggi e trasferimenti forzati, commessi tra l'agosto 2003 e il marzo 2004, ritenendo sufficienti prove e ragioni sufficienti per procedere contro i due leader sudanesi. Il governo del Sudan, che non ha aderito alla Corte penale internazionale e contesta anche le cifre Onu sui massacri, aveva respinto in febbraio le conclusioni del procuratore. Il ministro della giustizia sudanese Mohamed Ali al-Mardi ha indicato alla Reuters di non voler consegnare Ahmed Haroun e Ali Muhammad Ali Abd-al-Rahman alla Corte penale internazionale, affermando di non riconoscere quest'ultima. (Swissinfo,
02/05/07)
Darfur: Lega Araba offesa da risoluzione Usa, cita genocidio(SwissInfo, 30/04/07)
La Lega Araba si dice sbalordita e offesa dalle implicazioni di una risoluzione approvata dal Congresso degli Stati Uniti che esorta la stessa Lega a riconoscere come genocidio il conflitto in corso nel Darfur. La risoluzione, votata dai deputati americani il 25 aprile scorso, accusa i 22 paesi membri della Lega Araba di voler ostacolare il progetto di schieramento di una forza Onu in Darfur o di ambire a ridurne l'eventuale mandato. "La segreteria della Lega Araba esprime la sua estrema sorpresa per la risoluzione, dato che nessuna organizzazione internazionale o regionale ha usato la stessa definizione (genocidio ndr)", si legge in una nota diffusa dalla Lega Araba. "La Lega Araba esprime inoltre indignazione in quanto la risoluzione sostiene che la stessa Lega voglia ostacolare il dispiegamento di forze Onu in Darfur - continua il comunicato - ciò dimostra che la risoluzione si basa su informazioni non corrette".(SwissInfo, 30/04/07)
Acnur, "grave situazione nell'est del paese" (Vita, 27/04/07)
Si è conclusa ieri la missione di quattro giorni in Sudan dell'Alto Commissario per i rifugiati António Guterres. Dopo aver visitato Khartoum e la regione del Darfur all'inizio della settimana, nella giornata di ieri Guterres si è recato nello stato di Kassala, nel Sudan orientale, per osservare di persona la situazione di uno dei gruppi di rifugiati di più vecchia data al mondo. Il Sudan orientale ospita circa 136mila rifugiati provenienti dall'Eritrea e dall'Etiopia. Piccoli gruppi di eritrei arrivano ancora regolarmente ai campi. Il primo campo dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) nel Sudan orientale è stato allestito nel 1968. Rivolgendosi alle autorità locali e ai funzionari del governo sudanese a Kassala, Guterres ha sottolineato che mentre la comunità internazionale ha concentrato il proprio interesse sul Darfur e sul Sudan meridionale, non è stata prestata sufficiente attenzione ai rifugiati che si trovano nelle regioni orientali del paese. L'Alto Commissario ha inoltre evidenziato che spesso si dimentica quanto generoso si è dimostrato il Sudan ospitando questi rifugiati per 40 anni. In occasione della visita ai campi di Wad Sherif e Kilo 26, che ospitano rispettivamente 33mila e 12.500 rifugiati, l'Alto Commissario è rimasto colpito dalle loro misere condizioni di vita. Fra i problemi principali si annoverano la carenza di riserve idriche, il limitato accesso ai servizi medici, un inadeguato sistema sanitario e la malnutrizione. Guterres ha espresso forte preoccupazione per questa situazione. Rivolgendosi alla comunità di rifugiati che si è riunita per accoglierlo, Guterres ha affermato che, nonostante le limitate risorse di cui dispone, l'UNHCR si impegna a fare di più per loro e ha promesso che l'UNHCR dedicherà maggiori finanziamenti al miglioramento delle condizioni di vita nei campi. L'Alto Commissario ha anche rivolto un appello alla comunità internazionale affinché non venga meno alle proprie responsabilità. Con questo viaggio nel Sudan orientale si è conclusa la visita dell'Alto Commissario nel paese, durante la quale è stato raggiunto un accordo con il governo sudanese sull'ampliamento delle operazioni dell'Agenzia nel Darfur occidentale. L'UNHCR ha in programma di potenziare le attività di protezione e di gestione dei campi per assistere gli sfollati interni nel Darfur occidentale. Complessivamente nell'intero Darfur si trovano 2 milioni di sfollati, 700mila dei quali nella sua parte occidentale. A Khartoum, in occasione dell'incontro con alti funzionari di governo, Guterres ha anche sottolineato che nel quadro del programma di rimpatrio volontario dell'UNHCR, nei primi quattro mesi del 2007 l'Agenzia ha assistito il rimpatrio di oltre 55mila rifugiati originari del Sudan meridionale che si trovavano nei paesi confinanti. Altri 137mila rifugiati hanno fatto ritorno nel Sudan meridionale senza l'assistenza dell'UNHCR, mentre 300mila rimangono ancora in Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Uganda, Kenya, Etiopia ed Egitto.
(Vita, 27/04/07)
Visita del nuovo responsabile del Pam (Vita, 26/04/07)
Josette Sheeran, dall'inizio di aprile a capo del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (Pam), giunge oggi in Sudan per colloqui con il governo e per verificare l'andamento dell'assistenza alimentare nella regione occidentale del Darfur e nel sud. Si tratta della sua prima visita in Africa in qualità di Direttore Esecutivo del Pam. “Il Sudan rappresenta la più ampia operazione del Pam nel mondo e una delle priorità del mio nuovo incarico è verificare di persona il nostro operato e incontrare alcuni beneficiari della nostra assistenza. Quest'anno contiamo di fornire assistenza alimentare nel paese a 5,5 milioni di persone”, ha detto Sheeran. Sheeran è arrivata a Khartoum proveniente dall'Etiopia dove ha parlato di fronte a economisti, commercianti ed esperti di mercato sugli approvvigionamenti in loco per l'assistenza alimentare e le ricadute positive che essi possono avere sullo sviluppo sociale, favorendo l'accesso ai mercati degli agricoltori poveri e aiutando a porre fine alla insicurezza alimentare cronica. A Khartoum, si è incontrata con rappresentanti del governo e con il personale del Pam prima di mettersi in viaggio per il nord Darfur e il sud Sudan. Nel nord del Darfur, Sheeran si recherà a Kutum, circa 100 chilometri a nord-ovest di El-Fasher, per visitare il campo di sfollati di Kassab, incontrare le donne del campo e distribuire piccole macine per il grano. Oltre 22.000 sfollati ricevono il cibo del Pam a Kassab; di questi, l'ottanta per cento sono donne. Lo scorso mese il Pam ha dato da mangiare a oltre 2 milioni di sfollati nel Darfur. Domani il Direttore Esecutivo del Pam si recherà a Juba, nel sud. Sono previsti incontri con rappresentanti del governo, incluso quello con il ministro per le Strade e i Trasporti, Rebecca Garang, e la visita alle scuole assistite dai programmi di alimentazione scolastica dell'agenzia Onu. All'inizio di aprile il Pam ha annunciato un mutamento nella sua strategia di assistenza alimentare in sud Sudan. La fine del conflitto nord-sud nel 2005 e 2 anni di buon raccolto hanno ridotto il bisogno di un'assistenza alimentare d'emergenza, sollecitando l'agenzia ad un maggiore impegno per la ricostruzione e lo sviluppo. “Con la fine della guerra nel sud Sudan, finalmente la gente può ricostruirsi una vita. Lavoreremo al loro fianco per aiutarli a superare la dipendenza dall'assistenza alimentare sino a una completa autosufficienza”, ha detto Sheeran. I programmi di alimentazione scolastica in sud Sudan, quest'anno triplicheranno, dando assistenza a 450.000 studenti, mentre i progetti di “cibo in cambio di lavoro” aumenteranno del 25 per cento nel sud. Quest'anno il Pam prevede di fornire razioni alimentari per tre mesi a 430.000 persone che si prevede rientrino nel sud per ricostruirsi una nuova vita. (Vita,
26/04/07)
Unhcr: 'Nemmeno 100 mila truppe basterebbero per il Darfur' (PeaceReporter, 24/04/07)
Antonio Guterres, dell'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr), in visita oggi al campo di el-Geneina nello stato del West Darur, ha dichiarato che "Nemmeno un contingente di 100 mila uomini sarebbe sufficiente per il Darfur". Ieri numerose Ong, tra cui la britannica Oxfam e la spagnola Save the Children, avevano deciso di sospendere temporaneamente le proprie attività di assistenza alla popolazione di Um Dukhun a fronte dei continui attacchi dei ribelli. Guterres ha aggiunto: "Prima di tutto serve una soluzione politica alla questione del Darfur. Naturalmente servono truppe, ma queste non possono fare molto se non c'è pace nel paese". La risoluzione 1706 approvata dall'Onu nell'agosto scorso prevede il dispiegamento in Darfur di un contingente di 20 militari: le autorità di Khartoum non hanno ancora acconsentito a tale risoluzione, considerandola una "violazione della sovrantià nazionale". Nella crisi umanitaria del Darfur sono morte dal 2003 almeno 200 mila persone e sono due milioni e mezzo quelle costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. (PeaceReporter, 24/04/07)
Darfur troppo violento per le Ong (Amisnet, 23/04/07)
La difficoltà di operare nel Darfur ha portato alla sospensione delle attività di alcune Ong presenti nella regione del Sudan. Lo ha annunciato la sezione spagnola di "Save the children" in congiunzione con l'organizzazione non governativa inglese Oxfam. Alcune organizzazioni umanitarie presenti del Darfur,tra cui la sezione spagnola di “Save the children” e l'inglese Ofxam, hanno annunciato la temporanea sospensione delle loro attività non essenziali nel Darfur, la regione sudoccidentale sudanese teatro di violento conflitto interno dal 2002). La decisione è dovuta alla costante difficoltà di operare sul posto a causa dei crescenti furti, violenze e delle minacce ai danni dei mezzi e degli operatori delle ONG.Sul posto resterà un piccolo numero di operatori umanitari con l’incarico di monitorare la situazione e gestire alcune attività vitali per le circa 100.000 persone - sfollati del Darfur, rifugiati del Ciad e della Repubblica centrafricana – presenti nella zona”. (Amisnet,
23/04/07)
Presidente eritreo Afeworki in visita per discutere di Darfur (PeaceReporter, 22/04/07)
Il presidente eritreo Issaias Afeworki è in visita in Sudan questo weekend, per parlare della questione Darfur e del trattato di pace siglato lo scorso ottobre tra Khartoum e i ribelli dell'Eastern Front. L'Eritrea vorrebbe avere un ruolo più attivo nella mediazione sul Darfur, visto il successo ottenuto l'anno passato nel fare da intermediario tra governo sudanese e ribelli dell'Ef. Il Sudan sarebbe disponibile a organizzare nuovi colloqui di pace ad Asmara, nonostante l'ostilità dei Paesi occidentali verso questa opzione. Il conflitto in Darfur, scoppiato nel febbraio 2003, ha provocato almeno 200.000 morti. (PeaceReporter,
22/04/07)
Darfur; Khartoum smentisce rapporto su falsi aerei Onu (SwissInfo, 19/04/07)
Il Sudan non mai usato aerei con false insegne dell'Onu per bombardare e portare armi nella martoriata regione del Darfur, da anni teatro di terribili scontri tribali. Lo sostiene il rappresentante permanente di Khartoum al Palazzo di Vetro, Abdalmahmud Abdalhalim, che ha tenuto a smentire un rapporto riservato dell'Onu anticipato ieri dal New York Times. Secondo l'ambasciatore, le foto degli aerei dipinti di bianco con false insegne delle Nazioni Unite "sono false", anche perché "nulla vieta di scattare foto in Alaska e dire poi che si tratta del Darfur", visto che con le tecnologie moderne, tutto è possibile o quasi. Il diplomatico è stato colpito dalla coincidenza con l' accordo raggiunto in queste ore tra il Sudan e l'Onu per l'invio di una forza internazionale in loco. Il Palazzo di Vetro "é il luogo delle menzogne", conclude Abdalhalim, che si chiede "come si può essere dapprima soddisfatti per gli accordi per l'invio della forza di pace in Darfur e il giorno dopo parlare di sanzioni contro il mio governo", per le quali premono Usa e Gb, mentre Russia e Cina si oppongono.
(SwissInfo,
19/04/07)
Darfur: l'Egitto contrario a nuove pressioni su Khartoum (Arab Monitor, 19/04/07)
Il ministro degli Esteri egiziano Ahmed Abul Gheit ha ammonito i Paesi del Consiglio di sicurezza a non adottare nuove sanzioni contro il Sudan per la questione del Darfur, perché aggraverebbe la situazione. Il ministro ha sollecitato il dialogo con il governo di Khartoum. Tra i Paesi membri del Consiglio di sicurezza anche Cina, Russia e Sudafrica hanno espresso critiche al progetto americano-britannico di esercitare nuove pressioni su Khartoum. (Arab Monitor,
19/04/07)
Un rapporto denuncia torture e violenze sui bimbi in Darfur (PeaceReporter, 19/04/07)
Un rapporto dell'associazione Watchlist on Children and Armed Conflict denucia gli "atroci atti di violenza e gli abusi" dei quali sono vittime i bambini nella regione meridionale del Darfur, in Sudan. Nella lista degli orrori rientrano omicidi, stupri, rapimenti, torture e reclutamento forzato di bambini-soldato. Il rapporto accusa il governo di Khartoum di "promuovere tentativi di mettere a tacere quei rapporti che contengono informazioni e dati che descrivano gli attacchi contro i bambini che avvengono in Darfur". Il documento descrive casi di torture e di mutilazioni a bambini, reclutamenti dei più giovani come combattenti e di stupri di massa nei confonti di ragazzine. Il reclutamento di bambini sarebbe, secondo il rapporto, pratica comune dell'esercito nazionale e dei principali gruppi ribelli, dei miliziani arabi janjaweed così come di quelli dell'Esercito per la liberazione del Sudan (Slra) e del Movimento per la giustizia e l'eguaglianza (Jem). (PeaceReporter,
19/04/07)
Darfur : forse violato embargo ONU sulle armi (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità, 19/04/07)
A distanza di due giorni dalla soddisfazione per l'accettazione da parte di Khartoum della missione di pace internazionale in Darfur, emerge un nuovo mtivo di preoccupazione per la violazione dell'embargo ONU sulle armi. Il segretario generale dell'ONU Ban Ki Moon ha espresso ieri profonda preoccupazione per le prove presentate al Consiglio di sicurezza sulla presenza di armi pesanti nella travagliata regione sudanese. In una dichirazione a New York, Ban ha espresso fastidio in particolare per il fatto che dai rapporti risulta che un velivolo privato o nazionale sia stato fornito illegalmente delle insegne ONU ed utilizzato per scopi militari. Un funzionario superiore dell'ONU ha detto a giornalisti che i voli segnalati sarebbero stati tre, uno in Darfur, uno nella zona controllata dal governo vicino al Ciad ed uno sulla Repubblica centrafricana. "Se confermate - ha affermato Ban - tali azioni sarebbero in palese violazione del diritto internazionale ed in violazione dello status internazionale dell'ONU". L'ONU ha chiesto un rapido chiarimento sulla vicenda al governo sudanese. (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità,
19/04/07)
Darfur: bombardamenti di aerei Sudan con insegne Onu, (SwissInfo, 18/04/07)
Un rapporto confidenziale delle Nazioni Unite afferma che il governo sudanese utilizza aerei con le insegne dell'Onu per bombardare il Darfur. Lo scrive oggi il New York Times secondo il quale il governo di Karthoum si rende colpevole anche di violazioni alla risoluzione delle Nazioni Unite trasportando armi in questa regione insanguinata dell'Ovest del Paese. Il Sudan ha già smentito tali indiscrezioni. Secondo il New York Times alcune fotografie mostrano la sigla U.N. sulle ali di aerei militari sudanesi: tali aerei vengono usati per bombardare villaggi del Darfur e trasportare carichi di armi nella zona dove le violenze di mesi stanno causando una gravissima crisi umanitaria. (SwissInfo,
18/04/07)
Bush minaccia di inasprire le sanzioni (PeaceReporter, 18/04/07)
Durante un discorso tenuto al museo del memoriale americano sull'Olocausto il presidente Usa, George W. Bush ha minacciato d'inasprire le sanzioni economiche contro il governo del Sudan . La causa sarebbe il grave genocidio in atto nel Darfur. Bush accusa il leader sudanese Omar Bashir di non aver rispettato le promesse fatte in passato alla comunità internazionale ha minacciato di includere nella lista nera del dipartimento del Tesoro Usa altre 29 compagnie sudanesi che non avrebbero così accesso al sistema finanziario Usa. (PeaceReporter,
18/04/07)
Ribelli Slra denunciano uccisione da parte del governo di 73 civili (PeaceReporter, 17/04/07)
Il gruppo ribelle Slra che opera nella regione meridionale del Darfur ha accusato oggi le truppe del governo e i ribelli janjaweed dell'uccisione di 73 persone, all'interno di una serie di attacchi a villaggi del nord Darfur. L'esercito ha negato tali accuse, specificando che nell'area non si trovavano truppe: Ibrahim al-Helu, comandante della fazione dei ribelli dell'Esercito per la liberazione del Sudan (Slra), ha dichiarato che l'esercito nazionale avrebbe attaccato 11 villaggi nell'area di Sires Umm al-Qura, nel nord del Darfur. Il gruppo ribelle Slra non ha firmato nel 2006 l'accordo di pace per porre fine al conflitto del Darfur che ha causato almeno 200 mila persone e due milioni e mezzo di sfollati. (PeaceReporter,
17/04/07)
Darfur; Onu, 40 uccisi in recente attacco Djandjawid (SwissInfo, 16/04/07)
Quaranta persone sono state uccise e 25 ferite l'11 aprile scorso in un attacco attribuito ai miliziani arabi djandjawid nel Darfur, in Sudan. Lo ha detto la missione dell'Onu in Sudan. "L'11 aprile, un gruppo di uomini armati, che sembra fossero djandjawid, ha attaccato il mercato di Abu Juh (Nord Darfur) e sette villaggi" della regione, ha scritto la missione Unmis nel suo bollettino quotidiano. Secondo la missione, gli assalitori hanno utilizzato nell'attacco 30 veicoli equipaggiati di svariate armi. Nella zona chiamata Serief Beni Hesain, "Quaranta civili sono stati uccisi e 25 feriti e gli abitanti dei villaggi sono fuggiti", ha detto l'Unmis. Il numero due della diplomazia Usa, John Negroponte, stamattina al termine di una visita in Sudan ha lanciato un appello alle autorità sudanesi a disarmare i djandjawid. In altri episodi di violenza, il 14 aprile scorso nell' ovest del Darfur, scontri fra le tribù Gimir e Borug originati da un furto di bestiame hanno fatto 25 morti e numerosi feriti, secondo l'Unmis. (SwissInfo,
16/04/07)
Governo accetta seconda fase del piano Onu per intervenire nel Darfur (PeaceReporter, 16/04/07)
Lam Akol, ministro degli Esteri, ha dichiarato oggi che il Sudan ha accettato la seconda fase del piano Onu per rinforzare le operazioni di peacekeeping nella regione meridionale del Darfur. L'accordo prevede che le Nazioni Unite forniscano aiuti tecnici e logistici ai 'caschi verdi' africani, tra cui elicotteri con armamento pesante. Akol ha dichiarato in una conferenza stampa che il "Sudan accetta la seconda fase dell'accordo Onu per supportare le truppe dell'Unione Africana". La terza ed ultima fase prevede il dispiegamento di circa 20 mila truppe Onu per fornire assistenza adeguata e stabilità alle vittime della crisi umanitaria tuttora in atto: cifre Onu parlano di almeno 200 mila morti e di due milioni e mezzo di sfollati. Il Sudan si è finora sempre rifiutato di aderire al terzo punto, considerado l'invio delle truppe Onu come una "violazione della sovranità nazionale". (PeaceReporter,
16/04/07)
Ucciso maggiore dell'Unione Africana in Darfur (PeaceReporter, 15/04/07)
Un maggiore, impiegato nella forza di pace dell'Unione Africana nella regione sudanese del Darfur, è stato ucciso ieri sera nella città di al-Fasher da uomini armati non identificati, i quali avrebbero poi rubato la sua automobile. Al momento non sono disponibili ulteriori dettagli sull'accaduto. L'Unione Africana è presente in Darfur, teatro di un conflitto che dal febbraio 2003 ha provocato la morte di almeno 200.000 uomini, con un contingente di 7.000 peacekeepers. (PeaceReporter,
15/04/07)
L'esercito ciadiano "invade" territorio sudanese(Joshua Massarenti, Vita, 11/04/07)
Secondo il regime di Khartoum, l'esercito sudanese avrebbe respinto un attacco di soldati ciadiani sul suo territorio. Dopo le smentite ufficiali del governo di N'Djamena, un alto responsabile ciadiano ha confermato all'Afp che l'esercito del presidente Idriss Déby ha oltrepassato la frontiera che separa il Ciad dal Sudan per perseguire ribelli sudanesi che stanno destabilizzando N'Djamena. A loro volta, le autorità militari ciadiane hanno dovuto ammettere che scontri armati si erano verificati il 9 aprile scorso in Darfur (ovest del Sudan) tra i due eserciti sottolinenado che i soldati ciadiani non hanno voluto scontrarsi con i sudanesi ma che "sono stati costretti a superare la frontiera" per dare la caccia ai ribelli. Il bilancio degli socntri ha fatto almeno diciassette morti secondo l'Afp. Questo incidente rischia di compromettere ulteriormente i rapporti già tesi tra il Ciad e il Sudan, protagonisti in questi ultimi anni di una destabilizzazione politica dell'Africa centrorientale il cui denominatore comune è il Darfur, regione occidentale del Sudan afflitta da una guerra civile e interfrontaliera che sino ad ora ha fatto secondo le Nazioni Unite più di 400mila vittime.
(Joshua Massarenti, Vita, 11/04/07)
Scontri al confine, decine di morti (Swissinfo, 10/04/07)
N'DJAMENA - La tensione e' salita al confine tra il Ciad e il Sudan, dove vi sono stati violenti sconti militari che avrebbero lasciato sul terreno decine di morti. N'Djamena ha affermato di aver respinto un'offensiva di circa duecento ribelli provenienti dal Sudan. Nella battaglia sono morti almeno otto soldati ciadiani e numerosi miliziani. Dal canto suo, Khartum lamenta un'offensiva dei ciadiani che, superata la frontiera con blindati, hanno sferrato un attacco contro l'esercito sudanese e ucciso almeno diciassette soldati di Khartum. I due Paesi circa due mesi fa firmarono un patto di non aggressione. Ndjamena ritiene che i ribelli che operano nel Ciad orientale siano finanziati da Khartum che, inoltre, foraggia le milizie arabe 'janjaweed'; il governo sudanese accusa quello ciadiano di sostenere i ribelli nel Darfur, le cui migliaia di profughi si sono riversati negli ultimi anni nel territorio del paese confinante. (Swissinfo,
10/04/07)
Respinto attacco del Chad (Ansa, 09/04/07)
Le forze sudanesi hanno respinto un attacco del Chad alla frontiera fra i due Paesi. Lo afferma Khartoum e lo conferma N'Djamena. Per l'agenzia sudanese Suna, l'attacco ha causato 17 morti e 40 feriti nei ranghi sudanesi. Per il portavoce delle Forze Armate di Khartoum, ci sono state anche vittime civili. Il Chad, confermando lo scontro, ha precisato che le sue forze stavano inseguendo un gruppo di ribelli ostili al presidente ciadiano Idriss Deby. (Ansa,
09/04/07)
Darfur, Onu denuncia violenze sessuali e scomparse (SwissInfo, 06/04/07)
Nuovi gravi episodi di violenze sessuali nel Darfur da parte delle forze del governo del Sudan e delle milizia alleate sono stati denunciati oggi a Ginevra dalle Nazioni Unite. Tra le vittime anche ragazze di 13 anni e donne incinte, ha riferito l'Onu precisando che "l'uso sistematico dello stupro per punire ed umiliare comunità locale è un crimine di guerra". L'Ufficio dell'Alto Commissario dell'Onu per i Diritti Umani ha inoltre reso noti rapporti che documentano la scomparsa in settembre di almeno 19 uomini arrestati dalle forze degli ex insorti guidati da Minni Arkoy Minnawi (Sla-Minnawi). L'Alto Commissario dell'Onu Louise Arbour ha immediato rivolto un appello affinché siano condotte "rapide e imparzialì investigazioni su tali violazioni di diritti umani.
(SwissInfo, 06/04/07)
Darfur; Gb, punire Khartum perché non coopera
(SwissInfo, 06/04/07)
Il regime sudanese dovrebbe essere punito per non aver accettato il dispiegamento di una forza di mantenimento della pace nel Darfur e per gli ostacoli posti alla consegna di viveri e medicinali. Lo ha dichiarato il ministro allo Sviluppo britannico Hilary Benn in un'intervista pubblicata oggi dal Daily Telegraph. Benn ha deplorato che "il presidente Omar al Bashir non cooperi con il dispositivo convenuto". "E' evidente - ha aggiunto - ed è per questo che noi lavoriamo attualmente con gli americani e altri al Consiglio di sicurezza per una nuova risoluzione". Un accordo firmato nel novembre 2006 ad Addis Abeba stabilisce che i soldati dell'Onu forniscano aiuti materiali e logistici alle truppe dell'Unione africana (Ua) dispiegate. Il presidente Bashir ha poi fatto marcia indietro sull'accordo, limitando il ruolo dell'Onu nel Darfur e spingendo così Washington e i Paesi europei a preparare sanzioni più severe per Khartoum. Il ministro ha inoltre indicato al giornale che Gran Bretagna e Stati Uniti stanno pensando a una "zona di interdizione di volo" nella regione, pur ammettendo che la sua attuazione costituirebbe "una enorme sfida logistica". Il governo sudanese, secondo Benn, ha anche reso "ancora più difficile il lavoro delle organizzazioni umanitarie".
(SwissInfo, 06/04/07)