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SOMALIA 2 - 2007
Notizie dal 01/04/2007
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NOTIZIE DAL 1 GENNAIO AL 30 MARZO 2007

Premier Etiopia attacca ONU: svolge ruolo dannoso (Alice/Apcom, 20/12/2007)

Rapitori della spagnola e argentina chiedono riscatto (Peacereporter, 28/12/07)

Si arrendono i rapitori delle due volontarie di MSF (Rainews24, 26/12/07)

Appello delle ong italiane al Presidente della Repubblica Napoletano (Peacereporter, 19/12/2007)

Inviato onu chiede alla comunità internazionale di agire (MZ, Misna, 18/12/2007)

Presunti pirati attaccano nave italiana (Reuters, 17/12/2007)

Chiesto riscatto di 48.000 euro per giornalista francese (Apcom, 16/12/2007)

Parigi: avviati contatti con rapitori giornalista (Apcom, 16/12/2007)

Rapito giornalista francese nel Puntland (Ansa, 16/12/2007)

Mogadiscio: si combatte da 24 ore, civili allo stremo (AdL, Misna, 14/12/2007)

Mogadiscio, ancora 2 donne uccise dopo strage mercato (la Repubblica, 14/12/2007)

La seconda vita delle Corti: gli insorti tornano alla ribalta (M. Fagotto, Peacereporter, 13/12/2007)

Mogadiscio, duri scontri tra ribelli e soldati etiopi (Apcom, 09/12/2007)

Ricoverato in un ospedale di Nairobi il presidente Yusuf (Arab Monitor, 04/12/2007)

Bombe governative su orfanotrofio: morta una volontaria (Peacereporter, 03/12/2007)

Rilasciati marinai - Sarebbe stato pagato un riscatto (Ansa, 02/12/2007)

Secondo osservatori difesa diritti umani, quasi 6. 000 morti in 2007 (Ansa, 02/12/2007)

Somalia nel caos, ma qualcuno cerca il petrolio…. (LM, Fides, 30/11/2007)

Nuovi combattimenti a Mogadiscio...colpito camion con civili (FB, Misna, 28/11/2007)

Vietato ai giornalisti di intervistare i ribelli(Peacereporter, 27/11/2007)

Madina, un "generale" a capo dei più deboli e in cerca soltanto di pace (CO, Misna, 23/11/2007)

Un milione in fuga da Mogadiscio (Rainews24, 21/11/2007)

L'appello del Papa (ANSA, 21/11/2007)

Unhcr: un milione di sfollati, in condizioni disperate (Apcom, 20/11/2007)

Governo chiude ‘Elman Human Rigths Group' (AdL, Misna, 20/11/2007)

Ancora scontri a Mogadiscio (Peacereporter, 17/11/07)

Verso la catastrofe umanitaria, avverte la Caritas locale (Zenit, 16/11/07)

Il pantano senza fondo (Matteo Fagotto, Peacereporter, 15/11/07)

Esodo biblico da Mogadiscio (Ansa, 13/11/2007)

Rastrellamenti casa per casa a Mogadiscio alla ricerca di armi (Peacereporter, 12/11/2007)

Decine di corpi nelle vie: almeno 40 i morti dopo battaglia (Ansa, 09/11/2007)

Appello di Msf ai belligeranti per garantire aiuti umanitari (Vita, 07/11/2007)

Pirati rilasciano nave del Taiwan e i 12 membri dell'equipaggio (Peacereporter, 05/11/2007)

Migliaia in fuga da Mogadiscio per escalation degli scontri (Peacereporter, 30/10/2007)

In aumento arrembaggi al largo della costa (Guido Olimpio, Corriere della Sera, 30/10/2007)

Di nuovo sull'orlo della guerra (Massimo A. Alberizzi, Corriere della Sera/Ap, 29/10/2007)

Pirati sequestrano una nave delle Comore (Peacereporter, 22/10/2007)

Ucciso direttore radio Shabelle (Suissinfo, 19/10/2007)

Soldati in QG Onu Mogadiscio, arrestato funzionario Pam (Agi, 17/10/2007)

Si sono dimessi 22 ministri, premier alle corde (Suissinfo, 11/10/2007)

Mogadiscio, governo e clan dominante raggiungono un accordo (Peacereporter, 09/10/2007)

Dirottato aereo carico di khat, la droga dei poveri (Agi/Reuters, 04/10/2007)

Mogadiscio, distrutto dalle fiamme mercato di Bakara principale luogo di vendita di armi (Adnkronos, 03/10/2007)

Mogadiscio: ribelli attaccano ministero della Difesa (Ansa, 03/10/2007)

Ancora violenza, almeno otto persone uccise (Apcom, 30/09/07)

Notte di fuoco a Mogadiscio, molte vittime (Swissinfo, 29/09/07)

Francia concede marina militare contro i pirati per scortare il Wfp (Peacereporter, 27/09/07)

Scontri a Mogadiscio, morti e feriti (Swissinfo, 24/09/07)

Nuovi scontri a Mogadiscio, uccisi due civili (Agi/Reuters, 19/09/07)

Una nuova forza di pace composta da arabi e africani al posto delle truppe etiopi (Peacereporter, 18/09/07)

Fao, 38mila bambini malnutriti cronici (Vita,17/09/07)

Scontri tra Puntland e Somaliland, combattimenti anche a sud (CC, Misna, 17/09/07)

Ex leader delle Corti islamiche guida il nuovo movimento di opposizione (Peacereporter, 14/09/07)

Sempre più grave la situazione umanitaria: 13.500 bambini a rischio di morte (AL, RadioVaticana, 12/09/07)

Boat-people muoiono in circostanze orrende (Swissinfo, 11/09/07)

Sentinelli, crisi umanitaria piu' grave del Darfur (Agi, 10/09/07)

Somalia - Hrw denuncia l'indifferenza su stragi di civili e violazioni dei diritti umani (Peacereporter, 13/08/07)

Arrestati due uomini legati agli omicidi dei due giornalisti di Horn Afrik (Peacereporter, 12/08/07)

Notte di violenza a Mogadiscio: cinque morti (Peacereporter, 11/08/07)

Onu: Eritrea fornisce armi a guerriglieri islamici (Agi, 27/07/07)

Appello Unhcr, 35 mln euro per emergenza rifugiati (Agi, 24/07/07)

Mogadiscio, in 10 000 fuggiti ultima settimana, Onu (Swissinfo, 23/07/07)

Attacco durante Conferenza di pace (Vita, 19/07/07)

La cooperazione italiana in soccorso dei profughi (Vita, 17/07/07)

Conferenza pace, aggiornata a giovedì(Swissinfo, 15/07/07)

Conferenza pace; Onu ed Ue non vanno (Swissinfo, 14/07/07)

Capo delle Corti islamiche rifugiato in Eritrea (Pagine di Difesa, 13/07/07)

Mogadiscio : civili in fuga dopo ultime violenze (CO, Misna, 12/07/07)

Sparatorie e bombe, 8 morti (Ansa, 11/07/07)

Ancora morti, ultimi giorni per salvare conferenza (Swissinfo, 10/07/07)

Mogadiscio, cinque bimbi uccisi da bomba su strada (Swissinfo, 06/07/07)

Violenti combattimenti a Mogadiscio (Swissinfo, 05/07/07)

Onu, primo ministro chiede intervento Caschi blu (Swissinfo, 28/06/07)

Bomba uccide cinque donne a Mogadiscio (Agi, 26/06/07)

Militare spara su folla alla disperata ricerca di cibo (Vita, 25/06/07)

Pam, appello a Kairobi per permettere invio cibo (Agi, 23/06/07)

E’ di nuovo violenza (Vita, 22/06/07)

Attacco a Mogadiscio, 8 morti e numerosi feriti (Adnkronos/Xin, 21/06/07)

Offerta amnistia a leader e militanti islamici (Peacereporter, 19/06/07)

La riconciliazione, ma con chi? (G.Musso, Equilibri, 18/06/07)

Nuova battaglia a Mogadiscio tra ribelli e etiopi (Swissinfo, 14/06/07)

Rinviata conferenza pace, posticipata di un mese, e' la terza volta (Ansa,13/06/07)

Leader del clan Hawiye boicotterà la conferenza di riconciliazione (Peacereporter, 12/06/07)

Chiuse tre emittenti a Mogadiscio (Peacereporter, 06/06/07)

Si allunga la scia di sangue (Corriere canadese, 05/06/07)

Visita del Premier etiope (Ansa, 05/06/07)

Attacco a convoglio Etiopia: almeno 4 civili morti, numerosi i feriti (Ansa, 04/06/07)

Mercantile danese catturato da pirati (Ansa, 03/06/07)

Gates: attacco Usa potrebbe essere ancora in corso (Reuters, 03/06/07)

Attacco suicida contro residenza Premier, vittime (Swissinfo, 03/06/07)

Attacco Usa contro Al Qaida (Il Giornale, 03/06/07)

Grazia per killer suor Annalena Tonelli uccisa nel 2003 (Ansa, 01/06/07)

Puntland: centinaia di giovani in fuga (MZ, Misna, 22/05/07)

Wfp lancia allarme per pirateria (Peacereporter, 21/05/07)

Attentato al sindaco di Mogadiscio, 2 morti (Peacereporter, 20/05/07)

Somalia - Sentinelli: presidente Yusuf apre a Corti islamiche (AP, 19/05/07)

Mogadiscio: … resta tensione, nuovi poliziotti in arrivo (MZ, Misna, 17/05/07)

Pirati sequestrano marinai (Ag. GRT, 105/07)

Solana, condanna categorica per attentati Mogadiscio (Adnkronos/Aki, 16/05/07)

Aiuti umanitari raggiungono solo pochi civili – Onu (Reuters, 15/05/07)

Esplosione in cinema al sud, 5 morti e 15 feriti (La Repubblica, 15/05/07)

Sottosegretario agenzia umanitaria Onu interrompe visita a Mogadiscio (Peacereporter, 13/05/07)

Allarme Unicef (Vita, 11/05/07)

Truppe Uganda si ritireranno entro 4 mesi (Repubblica/Kataweb, 11/05/07)

I bucanieri d'Africa (M.Fagotto, Peacereporter, 11/05/07)

Attentati e bombe Mogadiscio trema (Corriere.com, 10.05.07)

A Mogadiscio la polizia sequestra veli islamici delle donne.(Peacereporter, 09/05/07)

Mogadiscio: forte esplosione in principale mercato cittadino( MZ.Misna, 09/05/07)

Sindaco Mogadiscio ordina bando alle armi nelle strade della citta' (Adnkronos, 04/05/07)

Pirati sequestrano barche (Ansa, 03/05/07)

Tornata la calma a Mogadiscio, arrivano primi aiuti (Emanuela Citterio, Vita, 02/05/07)

A centinaia tornano a Mogadiscio (SwissInfo, 30/04/07)

Continuano i saccheggi a Mogadiscio (PeaceReporter, 30/04/07)

Mogadiscio, il signore della guerra Dhere è il nuovo sindaco (PeaceReporter, 28/04/07)

Offensiva contro i ribelli, carri armati etiopici a Mogadiscio. (Tgcom, 27/04/07)

Mogadiscio, offensiva contro i ribelli (.Swissinfo,26/04/07)

Missile colpisce ospedale- I bambini erano stati evacuati (Ansa, 25/04/07)

Gruppo islamico rivendica attacchi a truppe Etiopia (Agi, 25/04/07)

Mogadiscio: occupato l'ospedale di Sos Villaggi dei bambini (E. Citterio, Vita, 24/04/07)

Mogadiscio: città al collasso. Emergenza sfollati (PeaceReporter, 24/04/07)

Scontri a Mogadiscio - Usa: "Eritrea favorisce violenze" (Tgcom, 24/04/07)

Milizie locali cacciano forze filogovernative da Kismaayo (MZ, Misna, 23/04/07)

Sesto giorno di combattimenti a Mogadiscio: almeno 230 morti. (Federico Frigerio, PeaceReporter, 23/04/07)

Oltre 200 civili uccisi in due giorni (Corriere.com, 23/04/07)

Quinto giorno di scontri a Mogadiscio, 47 morti (Agi, 22/04/07)

Mogadiscio; vittime, cifre discordi, comunque molte (SwissInfo, 21/04/07)

Nuovi combattimenti a Mogadiscio, almeno 73 morti (Agi/Reuters, 21/04/07)

Mogadiscio: un quinto della popolazione ha abbandonato la città (M. Fagotto, PeaceReporter, 20/04/07)

Oltre 100 civili morti in 3 giorni di scontri (Agi, 20/04/07)

Onu: imminente catastrofe umanitaria (Euronews, 20/04/07)

Missili etiopici contro i Somali (Corriere Canadese, 20/04/07)

Di nuovo scontri a Mogadiscio, 15 morti (Vita, 19/04/07)

Mogadiscio, nuovi scontri (Corriere della Sera, 17/04/07)

Parlamento licenzia 31 deputati, operazione di polizia a Mogadiscio (MZ, Misna, 17/04/07)

Scontri tribali nel sud-ovest, una ventina di morti (SwissInfo, 12/04/07)

Nuovi scontri a Mogadiscio. Rinviata conferenza di pace (PeaceReporter, 11/04/07)

Scontri a Mogadiscio, oltre mille morti secondo capo clan (Corriere della sera, 10/04/07)

Chiesto ritiro Etiopi (Ansa, 09/04/07)

Altre due navi attaccate da pirati, respinti (SwissInfo, 08/04/07)

Mogadiscio: 80 cadaveri raccolti per le strade della città (MZ, Misna, 06/04/07)

Richiesta inchiesta Ue su crimini di guerra (Corriere della Sera, 06/04/07)

Mogadiscio, tiene la tregua ma è fragile (M.Alberizzi, Corriere della Sera, 04/04/07)

Formalizzato accordo di cessate il fuoco a Mogadiscio (Apcom, 03/04/07)

Pirati sequestrano mercantile indiano (SwissInfo, 03/04/07)

Ministro esteri: "Governo controlla 90% territorio" (Corriere della Sera, 03/04/07)

Forza di pace UA lasci il paese (Agi, 03/04/07)

Nuova tregua a Mogadiscio (PeaceReporter, 02/04/07)

Unhcr: 10.000 in fuga da Mogadiscio in tre giorni (SwissInfo, 01/04/07)

Mogadiscio: quarto giorno di scontri: 200 morti e non c'è più posto negli ospedali (Euronews, 01/04/07)

Ucciso ugandese, primo morto di forza pace Ua (SwissInfo, 01/04/07)

NOTIZIE DAL 1 GENNAIO AL 30 MARZO 2007

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Premier Etiopia attacca ONU: svolge ruolo dannoso (Alice/Apcom, 20/12/2007)

Il primo ministro etiope, Meles Zenawi, ha accusato le Nazioni Unite di svolgere un ruolo dannoso nella crisi somala. "La situazione laggiù - per quanto è dannosa - potrebbe essere affrontata con meno sensazionalismi ed enfatizzazioni", ha spiegato alla Bbc. E' quasi un anno da quando Meles ha inviato le truppe per aiutare il governo somalo a spodestare le Corti islamiche dalla maggior parte della Somalia. L'Onu sostiene ora che gli incessanti combattimenti a Mogadiscio tra ribelli e forze appoggiate dall'Etiopia ha creato la peggior crisi umanitaria in Africa. L'organizzazione ha stimato che il 60 per cento dei residenti cittadini è fuggita dalle proprie abitazioni. L'Unicef (Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia) ha sollecitato la creazione di zone di sicurezza per circa un milione e mezzo di bambini, le cui vite sono state pesantemente influenzate dal conflitto. Meles ha tuttavia definito la posizione dell'Onu controproducente e ha sollecitato l'organizzazione a ricoprire un "ruolo più positivo" nel Paese. "Al momento alcune agenzie Onu sembrano fare danni ripetendo in modo pappagallesco notizie totalmente infondate di alcune agenzie senza in alcun modo verificare i fatti", ha affermato Meles. La Somalia è politicamente frammentata dal 1991 e il governo di transizione del Paese, che deve fronteggiare la guerriglia, dipende dagli aiuti internazionali e dal sostegno militare etiopico. (Alice/Apcom, 20/12/2007)

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Rapitori della spagnola e argentina chiedono riscatto (Peacereporter, 28/12/07)

I sequestratori della dottoressa spagnola e dell'infermiera argentina, rapite in Somalia mercoledì scorso, hanno chiesto un riscatto di 250mila dollari per il loro rilascio. Lo hanno fatto sapere i rapitori a un emittente radio di Bosasso, precisando che le sequestrate stanno bene. I sequestratori invitano le diplomazie spagnola e argentina a trattare direttamente, bypassando le autorità del Puntland. (Peacereporter,  28/12/07)

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Si arrendono i rapitori delle due volontarie di MSF (Rainews24, 26/12/07)

Si sarebbero arresi alla polizia i rapitori della dottoressa spagnola e dell'infermiera argentina sequestrate in Somalia . A riportarlo è il quotidiano spagnolo El Mundo, che cita fonti diplomatiche dell'ambasciata spagnola in Kenya. Le due donne, che lavorano per Medici senza Frontiere, sono state identificate come Mercedes Garcia e Pilar Bouza. Le due donne sono state prese oggi nel Puntland, nel nord della Somalia. Lo hanno detto il loro autista e un funzionario locale. "Stavo portando le due donne spagnole all'ospedale locale, quando sei uomini armati di pistole si sono avvicinati, bloccando la strada", ha detto l'autista somalo, che ha chiesto l'anonimato. "Mi hanno colpito molto duramente e hanno rapito le donne portandole via con la loro automobile", ha aggiunto. Il rapimento, nel porto di Bosasso, e' avvenuto due giorni dopo che un gruppo armato del Puntland ha rilasciato il giornalista francese Gwen LeGouil, rapito e tenuto in ostaggio per otto giorni per ottenere un riscatto di 80.000 dollari. Il Puntland, una zona relativamente tranquilla rispetto al sud della Somalia, sta diventando sempre piu' teatro di rapimenti, dirottamenti e pirateria. Gli autori di sequestri in Somalia sono noti per trattare bene i loro prigionieri, che considerano un prezioso investimento, e quasi mai li uccidono. (Rainews24,  26/12/07

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Somalia - Appello delle ong italiane al Presidente della Repubblica Napoletano (Peacereporter, 19/12/2007)

Le organizzazioni non governative italiane che operano nel Corno d'Africa hanno consegnato oggi nelle mani del Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, un appello per mantenere alta l'attenzione sulla drammatica situazione che sta vivendo la Somalia. In particolar modo, ricordano i cooperanti, la comunità internazionale deve intervenire per scongiurare l'allargamento del conflitto, che avrebbe conseguenze disastrose, tra l'esercito etiopico e le Corti Islamiche in Somalia. (Peacereporter, 19/12/2007)

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Inviato onu chiede alla comunità internazionale di agire (MZ, Misna, 18/12/2007)

“La situazione in Somalia è pericolosa e lo diventa ogni giorno di più…se la comunità internazionale continuerà a occuparsene come ha fatto finora non sarà solo la Somalia a pagarne le conseguenze, molto serie, ma anche la regione orientale africana e forse l’intero mondo”: lo ha detto l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Somalia, Ahmedou Ould-Abdallah, intervenendo ieri di fronte ai quindici membri del Consiglio di Sicurezza. Nel suo intervento, Abdallah ha criticato le modalità con cui la comunità internazionale ha gestito negli ultimi 16 anni – ovvero dal 1991 quando il crollo del regime di Siad Barre ha fatto sprofondare nel caos l’ex-colonia italiana – la crisi somala, aggiungendo che se non verrà modificato questo atteggiamento, la situazione nel paese non solo non cambierà ma peggiorerà continuamente. Abdallah ha poi presentato al Consiglio di Sicurezza tre differenti possibilità: la prima è di continuare a gestire la situazione come fatto finora (“business as usual”), continuando a spendere inutilmente una gran quantità di denaro senza creare prospettive reali di soluzione; la seconda è procedere a un ritiro organizzato della comunità internazionale, “accettando, di fatto, la propria incapacità a proteggere la popolazione e garantire una pace duratura”; la terza, che Abdallah ha definito “l’unica possibile”, un’azione concreta e immediata sia sul fronte politico che su quello della sicurezza. Riguardo a questa opzione, l’inviato Onu ha precisato che la comunità internazionale deve provvedere immediatamente a rinforzare il contingente di pace dell’Unione Africana – Abdallah ha chiesto di dare un ruolo di primo piano all’Arabia Saudita e ad alcuni paesi Nato – e fare pressioni per arrivare, sul fronte politico, alla nascita di un vero governo d’unità nazionale, aperto all’opposizione, chiamata così ad “assumersi le proprie responsabilità”. “Non ritengo che sia nell’interesse del sistema delle Nazioni Unite ritardare ancora la sua azione in Somalia” ha detto Abdallah concludendo il suo intervento al Palazzo di Vetro, e sottolineando che molti somali continuano da 16 anni a interrogarsi sul perché l’Onu sia così rapido a intervenire in altri conflitti e così lento sulla questione somala. (MZ, Misna, 18/12/2007)

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Presunti pirati attaccano nave italiana (Reuters, 17/12/2007)

Presunti pirati somali oggi hanno attaccato una nave cargo italiana in viaggio verso il porto di Mombasa in Kenya, lungo una delle rotte più pericolose del mondo. Lo ha reso noto un gruppo marittimo regionale. Andrew Mwangura, direttore dell' East African Seafarers Assistance Programme di Mombasa, ha detto che l'MV Jolly T è stato attaccato da uomini con armi da fuoco -- che si pensa siano pirati -- al largo delle coste somale, dopo un viaggio attraverso il canale di Suez. Non è chiaro se la nave sia stata catturata. "Questi devono essere pirati somali. Non sappiamo quanti membri dell'equipaggio c'erano a bordo", ha detto Mwangura a Reuters. "Al momento stiamo cercando di scoprire se (la nave) è tenuta da qualche parte per monitorare la posizione". L'uomo ha aggiunto che parte del carico della nave era diretto ad una "importante missione diplomatica" a Nairobi. "Ma non sappiamo se ciò era a conoscenza degli assalitori", ha precisato, aggiungendo che la notizia dell'assalto è arrivata stamani. (Reuters, 17/12/2007)

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Chiesto riscatto di 48.000 euro per giornalista francese (Apcom, 16/12/2007)

I rapitori del giornalista francese sequestrato questa mattina a Bosaso, nel nord della Somalia, hanno chiesto un riscatto di 48.000 euro (70.000 dollari): lo ha reso noto l'organizzazione Reporter senza frontiere. "L'uomo è stato rapito da uomini armati - ha detto il vicegovernatore della regione del Puntland dove si trova Bosaso, Yusuf Mumin Bidde - non era scortato". Il ministro degli Esteri francese, Bernand Kouchner ha riferito di contatti in corso con "quelli che sembrano essere i sequestratori", mentre un ministro del Puntland, Ali Abdi Aware, ha fatto sapere che è in corso un'operazione per il rilascio del giornalista. Il giornalista, Gwen Le Gouil, era giunto ieri a Bosaso per fare un servizio sui migranti che attraversano il Golfo di Aden diretti in Yemen. Secondo l'organizzazione Medici senza frontiere, sono circa 27.960 le persone che hanno attraversato il golfo nel 2007. Almeno 593 sono deceduti durante la traversata, mentre altri 659 risultano dispersi. (Apcom, 16/12/2007)

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Parigi: avviati contatti con rapitori giornalista (Apcom, 16/12/2007)

Parigi è in contatto con i presunti sequestratori del giornalista francese Gwen Le Gouil, rapito questa mattina a Bosaso, nel nord della Somalia. "Appena appresa la notizia - ha detto il ministro degli Esteri Bernard Kouchner all'emittente francese i-Télé - abbiamo dato l'allarme ai nostri servizi e abbiamo contattato quelli che sembrano essere i rapitori". "Spero che il contatto non venga perso e che si tratti solo di una richiesta di riscatto", ha aggiunto il ministro. Secondo Kouchner, è favorita la tesi di un sequestro a scopo di lucro più che per motivi politici, ma "non voglio dirlo perché non ne sono sicuro". Il giornalista era giunto ieri a Bosaso per fare un servizio sul traffico dei migranti che attraversano il Golfo di Aden per raggiungere lo Yemen. Bosaso è la capitale economica del Puntland, regione semi-autonoma nel nord-est della Somalia, città chiave del traffico di immigrati verso le coste yemenite. (AFP) - (Apcom, 16/12/2007)

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Rapito giornalista francese nel Puntland (Ansa, 16/12/2007)

Un giornalista francese rapito da uomini armati nella regione semi-autonoma del Puntland, nel nord-est della Somalia. Il vice governatore locale ha spiegato di non conoscere l'identita' del reporter francese ne' l'organo di informazione per il quale lavora. 'Ho tentato di dialogare con i sequestratori -ha detto l'autista del giornalista- hanno chiesto un riscatto di 70 mila dollari'.Il reporter lavorava a un servizio sui migranti somali che tentano di raggiungere lo Yemen. (Ansa, 16/12/2007)

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Mogadiscio: si combatte da 24 ore, civili allo stremo(AdL, Misna, 14/12/2007)

“Violenti scontri sono in corso da ore nei pressi della struttura di ‘Sos Kinderdorf’ un ospedale pediatrico, situato nel quartiere di Huriwa,nella zona nord di Mogadiscio”. Lo riferiscono alla MISNA fonti mediche locali, secondo cui i combattimenti, che avrebbero provocato almeno una ventina di morti e oltre 40 feriti tra i civili, proseguono più o meno ininterrotti da 24 ore, spostandosi da una zona all’altra della capitale somala. “E’ una situazione intollerabile e la gente è stremata - aggiunge la fonte – non so per quanto potremo andare avanti così”. Intanto, il ministero dell’Informazione di Addis Abeba ha annunciato che le truppe etiopiche e somale avrebbero ucciso tra ieri ed oggi 75 miliziani del gruppo noto come ‘Shebab’ (giovani), catturandone altri quattro. Fonti locali riferiscono inoltre dell’uccisione di una donna e di suo figlio nei quartiere di Yaqshid, poco distante dal luogo degli scontri. “I soldati ci costringono a stare chiusi in casa e quando vedono qualcuno per la strada gli sparano a vista – ha raccontato un testimone alla stampa locale – come hanno fatto con quella donna e suo figlio”. Ieri, funzionari dell’ospedale Medina avevano riferito alla MISNA di numerosi feriti anche gravi ricoverati, tra cui donne e bambini. Sono proprio i civili a subire le conseguenze peggiori dell’inasprimento degli scontri tra truppe etiopiche, stanziate nel paese a sostegno del governo di transizione somalo, e insorti legati alle deposte Corti islamiche e all’opposizione politica interna (‘Muqawama’) e in esilio.(AdL, Misna, 14/12/2007)

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Mogadiscio, ancora 2 donne uccise dopo strage mercato(la Repubblica, 14/12/2007)

Non si ferma la violenza a Mogadiscio, teatro nell'ultima settimana degli scontri e degli attacchi piu' atroci e sanguinari degli ultime mesi. Due donne sono state uccise dal fuoco incrociato di truppe etiopi e insorti delle deposte Corti islamiche, mentre cercavano di attraversare la strada e mettersi al riparo. Almeno altri tre passanti sono rimasti feriti. La strage arriva il giorno dopo l'attentato piu' sanguinario degli ultimi tempi, che ha lasciato a terra 17 civili in un duplice attacco a colpi di mortaio sul principale mercato di Mogadiscio. L'assalto e' avvenuto nel cuore dell'affollatissimo mercato di Bakara, considerato una delle roccaforti della ribellione al governo di transizione. Testimoni hanno raccontato di scene macabre e terribili, con persone mutilate che fuggivano terrorizzate e banchi dei venditori ricoperti di sangue e resti umani. I feriti, oltre quaranta, hanno presto riempito l'ospedale di Medina. Il prezzo piu' alto dell'inasprimento degli scontri tra truppe etiopi, stanziate nel Paese a sostegno del governo transitorio, e milizie legate alle Corti, e' pagato dalla popolazione civile. Sei interi distretti di Mogadiscio sono stati completamente abbandonati, ma una piccola parte della popolazione e' ancora intrappolata in alcune zone centrali della capitale, vittima di bande criminali e con accesso limitato a scorte alimentari e servizi sanitari. Le ultime stime Onu parlano di almeno 600.000 sfollati accampati alle porte della citta', piu' della meta' del totale degli abitanti. (la Repubblica,  14/12/2007)

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La seconda vita delle Corti: gli insorti tornano alla ribalta (M. Fagotto, Peacereporter, 13/12/2007)

Lo aveva anticipato proprio stamane il direttore del ministero della Sicurezza Nazionale somalo: le Corti islamiche si stanno riorganizzando, tanto che il governo somalo non controllerebbe che il 20 percento del territorio. I fatti di oggi, con 12 civili morti e 40 feriti a Mogadiscio a colpi di mortaio durante scontri tra insorti e truppe somalo-etiopi, sembrano dargli ragione. Secondo altri esponenti del governo, gli islamisti potrebbero ora contare su numerosi combattenti, anche stranieri, e su ingenti finanziamenti. Secondo Sheikh Qasim Ibrahim Nur, il direttore del ministero, le Corti islamiche sarebbero in procinto di lanciare un pesante attacco nei confronti delle forze governative. Alle quali, sempre secondo Nur, sfuggirebbe il controllo di circa l'80 percento del territorio. Ieri, un sito di informazione somalo riportava la notizia che un misterioso membro delle Corti islamiche avrebbe fatto recentemente visita al porto meridionale di Kismayo, incitando la popolazione alla rivolta contro il governo. Secondo la fonte, la città portuale sarebbe sostanzialmente sotto il controllo degli insorti, i quali avrebbero anche ammassato truppe nella zona del basso Jubba. Movimenti di truppe dei quali sarebbero a conoscenza anche le forze etiopi, che dallo scorso dicembre controllano sostanzialmente il Paese. Ma i militari di Addis Abeba preferiscono non attaccare per non aprire un altro fronte, visto che finora le migliaia di soldati etiopi fanno fatica a controllare anche solo Mogadiscio. La città, teatro di combattimenti ormai quotidiani da un anno a questa parte, è stata abbandonata da buona parte della popolazione civile, rifugiatasi nei campi profughi che circondano la capitale o dispersa nelle regioni centrali del Paese, che anche le agenzie umanitarie trovano difficoltà a raggiungere. Da Londra, dove è ricoverato per il consueto check-up fisico annuale, il presidente Abdullahi Yusuf predica però calma, smentendo la notizia della perdita di Kismayo. Ma le numerose fonti, anche governative, che danno in aumento le quotazioni delle Corti islamiche fanno pensare che la notizia sia molto più che una bufala. Da Asmara, dove risiedono dall'inizio dell'anno i vertici delle Corti islamiche, non una parola di commento sugli ultimi eventi e sulle indiscrezioni. L'Eritrea, nonostante le smentite del governo, è stata più volte accusata di sostenere la lotta degli insorti somali, dando loro rifugio, armi e uomini. E se anche oggi Nur non ha specificato chi siano i finanziatori delle Corti, il pensiero corre subito all'Eritrea. (M. Fagotto, Peacereporter,  13/12/2007)

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Mogadiscio, duri scontri tra ribelli e soldati etiopi (Apcom, 09/12/2007)

Ribelli islamici hanno attaccato posizioni degli eserciti di Somalia ed Etiopia a Mogadiscio e nel centro della Somalia. Secondo alcuni testimoni i guerriglieri hanno attaccato soldati etiopi che lasciavano il campo di Wardhigley, nel sud della capitale somala, dove erano di stanza da quasi un anno e hanno scatenato scontri che si sono protratti per molte ore. "Si sono affrontati con armi pesanti, lanciarazzi e granate. Pallottole vaganti hanno ferito due civili", ha spiegato un residente, Ayan Mohamed. Fondamentalisti islamici hanno inoltre sferrato attacchi nella città di Bulo-Burde (circa 230 chilometri a nord della capitale), liberando prigionieri e mettendo in fuga i soldati governativi, hanno affermato molti testimoni. "Ribelli islamici armati fino ai denti sono entrati nella città questa mattina e ne hanno assunto il controllo dopo uno scambio di colpi con soldati governativi", ha dichiarato un responsabile di Bulo Burde sotto anonimato. "I miliziani hanno fatto fuggire la popolazione e hanno saccheggiato gli edifici ufficiali", ha raccontato Mumin Adan, un abitante che non è stato in grado di confermare se ci fossero vittime. (Apcom,  09/12/2007)

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Ricoverato in un ospedale di Nairobi il presidente Yusuf (Arab Monitor, 04/12/2007)

Secondo fonti della Bbc, il presidente ad interim somalo Abdullahi Yusuf è stato ricoverato in ospedale nella capitale del Kenya. Le sue condizioni sarebbero "serie". Yusuf potrebbe essere trasferito a Londra in tempi brevi. Il presidente somalo era atteso a un incontro domani nella capitale etiopica con il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice e altri rappresentanti regionali filoamericani. (Arab Monitor,  04/12/2007)

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Bombe governative su orfanotrofio: morta una volontaria (Peacereporter, 03/12/2007)

Le truppe governative somale ed etiopi hanno bombardato con artigliera pesante un quartiere a nord di Mogadiscio, colpendo un centro di accoglienza per bambini orfani gestitio dall'Ong 'SOS-Kinderdorf International' uccidendo una volontaria locale e ferendone altre quattro. Nella zona era in corso una battaglia tra esercito e ribelli islamici. I bambini sono tutti illesi, ma il centro e l'annesso ospedale hanno subito gravi danni. (Peacereporter, 03/12/2007)

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Rilasciati marinai - Sarebbe stato pagato un riscatto (Ansa, 02/12/2007)

I pirati hanno rilasciato un mercantile battente bandiera delle Comore, Al Marjan, con a bordo 22 marittimi, sequestrato sei settimane fa. I marittimi sono per la maggior parte indiani. Il battello, di proprieta' di uomini d'affari degli Emirati Arabi Uniti, e' uno dei tanti che vengono sequestrati con frequenza al largo delle coste somale da pirati, che poi ottengono somme in danaro per rilasciarli. Come sarebbe accaduto anche in questo caso. (Ansa,  02/12/2007)

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Secondo osservatori difesa diritti umani, quasi 6. 000 morti in 2007 (Ansa, 02/12/2007)

Quasi 6.000 morti, 8.000 feriti ed oltre 700.000 civili in fuga nel 2007. E' la stima del gruppo di difesa dei diritti umani, 'Elman'. Le cifre fornite parlano per l'esattezza di 5.930 civili uccisi, 7.980 feriti, e 717.784 in fuga dagli orrori di Mogadiscio. Intanto il nuovo premier Nur Hassan Hussein ribadisce alla Tv pubblica keniana la disponibilita' al dialogo con l'opposizione. Ma la leadership politica legata al presidente Abdullahi Yusuf appare scettica. (Ansa, 02/12/2007)

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Somalia nel caos, ma qualcuno cerca il petrolio….(LM, Fides, 30/11/2007)

La Somalia sprofonda nel caos ma gli affari continuano. Mentre la maggior parte della popolazione della capitale Mogadiscio ha lasciato la città, a causa dei combattimenti tra le forze etiopiche, che appoggiano il governo di transizione somalo, e gli insorti legati alle Corti Islamiche, una delegazione di un’industria petrolifera canadese è giunta nelle penisola del Puntland, regione semi-autonoma nel centro della Somalia. La delegazione ha preso contatto con i leader della regione per mettere a punto i dettagli di una campagna di esplorazione petrolifera. Secondo un comunicato dell’Africa Oil Corporation, la squadra di tecnici canadesi ha visitato i bacini di Nogal e Dharoor Valleys, nella Somalia del nord, dove il prossimo anno la compagnia intende avviare lo scavo di quattro pozzi esplorativi. Lo scorso gennaio l’Africa Oil Corporation e il governo del Puntland avevano siglato un accordo per la condivisione della produzione petrolifera, suscitando le proteste dei clan locali. Anche aziende cinesi hanno in programma di condurre prospezioni nell’area. La Somalia, in particolare la sua costa, è vista con interesse da diverse compagnie petrolifere a causa della sua vicinanza alle aree ricche di idrocarburi del Mar Rosso e del Golfo di Aden. Subito prima che la Somalia sprofondasse nel caos e nell’anarchia, nel 1991, l’ex governatore Siad Barre aveva firmato dei contratti per prospezioni petrolifere con alcune compagnie straniere, ma la situazione interna del Paese ha impedito l’esecuzione di questi accordi. Il rialzo del prezzo del petrolio rende ora appetibile per le compagnie petrolifere, soprattutto quelle cosiddette “indipendenti” (non legate direttamente ai giganti del settore) e a quelle asiatiche, anche un Paese come la Somalia. Il petrolio è entrato così nella politica somala. La recente destituzione del Primo Ministro Ali Mohamed Gedi deriva anche da contrasti sullo sfruttamento delle presunte riserve petrolifere somale (vedi Fides 8 e 29 ottobre 2007). Vi sono inoltre forti tensioni tra il Puntland e il Somaliland, la regione settentrionale che si è resa indipendente (anche se non è stata riconosciuta dalla comunità internazionale). Si tratta di tensioni originate da dispute di confine, ma sullo sfondo rimane il desiderio di controllare aree potenzialmente ricche di greggio. (…).(LM, Fides, 30/11/2007)

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Nuovi combattimenti a Mogadiscio...colpito camion con civili (FB, Misna, 28/11/2007)

Le forze etiopi basate vicino all’ex-base militare di Maslah, nella zona settentrionale di Mogadiscio, avrebbero aperto oggi il fuoco contro un camion carico di persone uccidendo tre civili, tra cui due donne: lo riferiscono fonti giornalistiche locali, secondo cui il mezzo era diretto nella località di Balad, 30 chilometri a nord della capitale somale, quando è stato colpito mentre passava di fronte alla postazione etiope situata nella vecchia zona industriale della città. Non è ancora chiaro il motivo che ha spinto gli etiopi a sparare: secondo testimonianze non ancora confermate da fonti indipendenti l’autista non si sarebbe fermato a un check-point. Sempre oggi, mentre sono ancora incerti i bilanci dei massicci combattimenti scoppiati dopo gli attacchi lanciati in simultanea contro alcune basi etiopi, uomini armati non meglio identificati avrebbero ucciso due persone sequestrandone una terza nella zona del mercato del bestiame di Suuqa-Xoolaha, nel quartiere di Huriwa. Dopo gli scontri della notte scorsa truppe etiopi e del governo federale di transizione somalo hanno lanciato una vasta operazione nei settori settentrionali e meridionali di Mogadiscio alla ricerca dei responsabili degli attacchi indicati nelle file degli ‘shabab’, (che letteralmente significa ‘i giovani’), un gruppo esistente in Somalia sin dalla caduta di Siad Barre (nel 1991) e che sostanzialmente raccoglie giovani ‘pistoleri’ pronti ad essere assoldati. (FB, Misna, 28/11/2007)

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Vietato ai giornalisti di intervistare i ribelli (Peacereporter, 27/11/2007)

Il sindaco di Mogadiscio ha vietato ai media somali di pubblicare interviste con dichiarazioni di oppositori del governo, o di raccontare delle operazioni militari e l'esodo dei rifugiati dalla città. Lo hanno riferito oggi i capi dei principali media somali. Le misure annunciate dal sindaco, ed ex signore della guerra, Mohamed Dheere, hanno messo ulteriore pressione sui giornalisti che durante l'ultimo anno hanno dovuto fronteggiare una serie di attentati, arresti e minaccie dalle parti in conflitto. I reporter locali corrono ogni giorno altissimi rischi per raccontare le violenze quotidiane, soprattutto a Mogadiscio. Sette giornalisti sono morti quest'anno e i colpevoli non sono stati ancora trovati. (Peacereporter, 27/11/2007)

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Madina, un "generale" a capo dei più deboli e in cerca soltanto di pace(CO, Misna, 23/11/2007)

A Mogadiscio tutti la conoscevano come il ‘generale Madina', un appellativo che Madina Mohamud Ilmi aveva conquistato per meriti molto diversi da quelli militari, difendendo cioè i diritti dei più deboli di Mogadiscio di fronte a tutti i signori e signorotti che hanno comandato, con la forza delle armi, della violenza e del sopruso, da quando nel 1991 la caduta del dittatore Siad Barre fece sprofondare nel caos l'ex-colonia italiana. Mezzi d'informazione locali e documenti internazionali l'avevano citata più volte come un esempio di operatrice umanitaria e di pace. “È con profonda tristezza che apprendiamo la notizia della morte della signora Madina Elmi il 16 novembre 2007” dice una nota di Eric Laroche, coordinatore degli Affari umanitari Onu, che definisce Madina “una delle più importanti figure della società civile somala; la sua straordinaria guida dei gruppi femminili di Mogadiscio e la sua fermezza le sono valse il titolo di generale” dice tra l'altro la nota, in cui si ricorda che fu l'impegno di Madina a consentire, 10 anni fa, la riabilitazione dell'ospedale di Benadir. Madina è morta venerdi scorso; stava distribuendo acqua e cibo alle famiglie di sfollati di Mogadiscio sul suo 'campo di battaglia', se così si può dire, quando è stata colpita da una pallottola che, partita “per sbaglio” dall'arma di un soldato, l'ha colpita allo stomaco. “Difendere i gruppi vulnerabili come gli sfollati e cercare una pace duratura in Somalia era la sua vocazione” si legge nella nota del'Onu che ricorda anche l'impegno per lo smantellamento dei check-points gestiti dalle milizie che infestano il paese e per la riforma delle milizie armate. “Essere un operatore umanitario oggi in Somalia vuol dire essere un eroe…e sicuramente la Somalia ha perso una delle sue eroine” scrive Laroche in conclusione della nota. (CO, Misna,  23/11/2007)

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Un milione in fuga da Mogadiscio (Rainews24, 21/11/2007)

Sono un milione i profughi fuggiti da Mogadiscio dallo scorso dicembre, quando le truppe etiopiche hanno fatto il loro ingresso in Somalia. Dopo le preoccupazioni diffuse lo scorso 14 gennaio dal vescovo di Gibuti e amministratore apostolico della capitale somala, monsignor Giorgio Bertin, oggi anche il Papa, da piazza San Pietro, ha sottolineato le preoccupazioni della chiesa per quanto sta accadendo a Mogadiscio e in generale nel paese del Corno d'Africa. Nella capitale si registrano ormai quotidianamente scontri armati tra le forze regolari somale affiancate da quelle etiopiche con i ribelli delle Corti islamiche. (Rainews24, 21/11/2007)

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L'appello del Papa (ANSA, 21/11/2007)

Benedetto XVI ha lanciato un appello alla comunita' internazionale perche' si impegni per una soluzione pacifica alla crisi somala. In Somalia, i combattimenti hanno provocato decine di migliaia di morti e oltre un milione di sfollati. 'Seguo con trepidazione l'evolversi degli eventi e faccio appello - ha detto Benedetto XVI - a quanti hanno responsabilita' politiche affinche' si trovino soluzioni pacifiche e si rechi sollievo a quella cara popolazione'. (ANSA, 21/11/2007)

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Unhcr: un milione di sfollati, in condizioni disperate (Apcom, 20/11/2007)

Sono ormai un milione gli sfollati in Somalia, di cui il 60% fuggiti da Mogadiscio a causa degli scontri tra le forze armate somale ed etiopi e i guerriglieri legati alle deposte Corti islamiche. L'allarme è stato lanciato oggi dall'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr), mentre a New York il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha respinto il rapporto presentato dal Segretario generale Ban Ki-moon sulla Somalia, in cui viene definita "non praticabile" una missione di pace nel paese del Corno d'Africa. Solo nelle ultime due settimane sono stati 200.000 gli abitanti di Mogadiscio ad abbandonare le loro case, portando così a 600.000 quelli fuggiti dall'inizio dell'anno. La maggior parte degli sfollati ha cercato rifugio ad Afgoye, circa 30 chilometri a est della capitale. L'Unhcr definisce disperate le condizioni in cui sono costretti a vivere, in capanne di fortuna costruite con legna e quanto viene trovato sul posto. I più fortunati hanno ricevuto i teloni di plastica dell'agenzia dell'Onu, per ripararsi dalle piogge della stagione autunnale. La maggior parte degli sfollati ha storie simili a quella raccontata da Hawo Abdi Baro, arrivata ad Afgoye domenica scorsa, spingendo sul suo carretto a mano i tre figli più piccoli. Baro ha deciso di fuggire venerdì scorso, dopo che un colpo di granata ha colpito la sua casa mentre la famiglia dormiva. La donna, 40 anni, ha avuto solo il tempo di radunare i tre figli e uscire in strada; nel panico, Baro ha perso di vista i quattro figli più grandi. "Non so dove siano. Non so se siano vivi o morti - ha raccontato in lacrime - per favore aiutami a ritrovarli. I loro nomi sono Abdi, Abdinasir, Isse e Mohamed". Come la maggior parte degli sfollati, anche la famiglia di Baro è arrivata senza cibo, senza vestiti e senza sapere dove andare. Il paese ha registrato il peggior raccolto degli ultimi 13 anni. I tassi di malnutrizione sono vicini al 20% tra i bambini con meno di cinque anni; cifra superiore a quella registrata nella regione sudanese del Darfur, dove il tasso di malnutrizione è poco al di sotto della soglia di emergenza del 15%. Il prezzo dei beni alimentari essenziali è triplicato. "Se fosse avvenuto in Darfur, ci sarebbe stato maggiore scalpore. Dal momento che si tratta della Somalia, non importa a nessuno", ha detto il capo dell'Ufficio Onu per gli aiuti umanitari in Somalia, Eric LaRoche. La settimana scorsa è stato l'inviato speciale dell'Onu per la Somalia, Ahmedou Ould-Abdallah, a dichiarare che in Somalia è in atto la peggiore crisi umanitaria di tutto il continente africano, più grave anche di quella in corso in Darfur, teatro da oltre quattro anni di una guerra civile, dove si contano oggi oltre 2,5 milioni di sfollati e profughi. (Apcom, 20/11/2007)

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Governo chiude ‘Elman Human Rigths Group' (AdL, Misna, 20/11/2007)

“Sono nascosto a Mogadiscio perché i militari del governo di transizione hanno spiccato un mandato di cattura nei miei confronti”. Con tono preoccupato, Ali Ahmed Sudani, direttore dell'organizzazione indipendente ‘Elman Human Rights Group', una delle più stimate associazioni locali per i diritti umani, ha confermato alla MISNA le notizie circolate questa mattina sulla chiusura della sua organizzazione da parte delle autorità. “Il 10 ottobre scorso, il governo ci ha notificato che erano in corso indagini sulle nostre attività – racconta Sudani – ordinandoci di sospendere il lavoro, e ieri il sindaco ha ufficialmente accusato la Elman di diffondere notizie false ed esagerate sulla situazione della sicurezza nel paese”. In questi mesi la ‘Elman peace and human rights', una delle prime organizzazioni umanitarie nate in Somalia dopo il crollo del regime di Siad Barre nel 1991, ha denunciato le quotidiane uccisioni di civili che hanno accompagnato la ripresa delle violenze nel paese, confermando il lungo impegno nel segnalare le violazioni dei diritti umani da parte di tutte le parti (truppe etiopi e somale e milizie ribelli) coinvolte nel conflitto. “Quello che deve essere chiaro è che né io né le oltre cento persone che lavorano alla Elman abbiamo alcuna intenzione di sospendere le attività – specifica il responsabile – e che faremo appello alle organizzazioni internazionali perché facciano pressioni sul governo transitorio”. In questa fase di recrudescenza dei combattimenti, che hanno forzato migliaia di abitanti ad abbandonare la capitale, teatro di violenti scontri, secondo Sudani “la vita dei civili somali non ha più alcun prezzo per le autorità e vivere a Mogadiscio negli ultimi mesi è diventato peggio che stare all'inferno”. Il direttore dell'organizzazione lancia un monito contro “l'abuso dei diritti di cittadini” e “l'omicidio mirato di esponenti dell'opposizione e la soppressione dei mezzi di informazione indipendenti”. La decisione di far chiudere gli uffici della Elman giunge infatti in un clima di semi-censura imposto dalle autorità ai media locali e segue di pochi giorni il blocco delle emittenti Shabelle, Banadir e Simba. Per protestare contro il provvedimento, che taccia i mezzi di informazione di fungere da ‘cassa di risonanza' della ribellione, le restanti emittenti del paese hanno inaugurato oggi 24 ore di sciopero. È di ieri invece la notizia della nomina di Muktar Mohamed Hirabe alla guida di Radio Shabelle dopo che il 19 ottobre scorso Bashir Nur Gedi, ex direttore dell'emittente venne stato ucciso da uomini armati di fronte alla sua abitazione. (AdL, Misna, 20/11/2007)

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Ancora scontri a Mogadiscio (Peacereporter, 17/11/07)

Sembrano non avere fine il clima di tensione e le violenze che stanno dilaniando Mogadisco. La scorsa notte i ribelli islamici hanno attaccato uno dei campi militari dove sono presenti le forze di pace dell'Unione Africana. L'Ua è composta esclusivamente da soldati ugandesi. Il fatto è avvenuto in una zona a sud di Mogadiscio. Pare, stando alle prime ricostruzioni dei fatti che gli insorti durante l'attacco abbiano lanciato bombe a mano e granate. Al momento, però, non si hanno notizie in merito al numero dei feriti. Gli scontri, però, stanno interessando anche altre zone del paese e la situazione sembra essere drammatica e di difficile soluzione. (Peacereporter, 17/11/07)

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Verso la catastrofe umanitaria, avverte la Caritas locale (Zenit, 16/11/07)

“La Somalia sembra muoversi inestricabilmente verso una catastrofe umanitaria”. E’ la triste constatazione di Davide Bernocchi, direttore esecutivo di Caritas Somalia, che in una lettera ricevuta da ZENIT spiega la difficilissima situazione che sta attraversando il Paese del Corno d’Africa. “Decine di migliaia di persone stanno attualmente fuggendo dalla violenza nella capitale Mogadiscio”, ha scritto. “Dall’inizio dell’anno oltre 400.000 persone hanno già lasciato la capitale”, mentre “più di 1,5 milioni sopravvivono grazie all’aiuto straniero”. (…) Il direttore esecutivo di Caritas Somalia ha ricordato che altre agenzie hanno emesso recentemente dichiarazioni “testimoniando gli orrori provocati dagli scontri scoppiati nella capitale somala dopo l’arrivo delle nuove truppe dall’Etiopia”. - “Ciò che è perfino più tragico” in tutta questa situazione è che “non si sta compiendo alcuno sforzo politico visibile per risolvere il conflitto – ha denunciato Bernocchi –: solo armi!”. Quanto alla comunità, internazionale, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha affermato che l’invio delle forze di peacekeeping in Somalia è “irrealistico”. Quaranta ONG, inclusa Caritas Somalia, hanno sottoscritto una dichiarazione chiamando all’azione. Nel documento si afferma che la comunità internazionale e tutte le parti del conflitto hanno la responsabilità di evitare la catastrofe. Secondo Bernocchi, “è molto frustrante perché la situazione di sicurezza è pessima, e le agenzie non possono aiutare tutti coloro che ne hanno bisogno. Gli ostacoli non derivano solo dalla situazione di guerra, ma anche dall’atteggiamento predatore di coloro per i quali gli sfollati sono un affare lucroso o niente del tutto”. “Stiamo facendo del nostro meglio per bilanciare l’imperativo umanitario con l’assoluta necessità di mantenere un basso profilo – ha aggiunto –. Sostenuti dai CRS [Catholic Relief Services, ndt.] e dalla Caritas Italiana, stiamo agendo soprattutto attraverso partner che operano nelle zone vicine a Mogadiscio, tra cui l’Islamic Relief, che sosteniamo insieme al CAFOD [Catholic Agency for Overseas Development, ndt.]: un bell’esempio di dialogo interreligioso nell’azione, in un contesto in cui il contrasto è la norma”. (…)(Zenit,  16/11/07)

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Il pantano senza fondo (Matteo Fagotto, Peacereporter, 15/11/07)

(…) E' passato quasi un anno da quando, lo scorso dicembre, le truppe etiopi entrarono nella capitale somala, dopo aver scacciato senza colpo ferire gli uomini delle Corti islamiche. In pochi mesi, il trionfo etiope si è trasformato in una vittoria di Pirro, con gli insorti somali che, in un'altra analogia irachena, hanno preferito ingaggiare un'estenuante lotta di retroguardia contro una forza di occupazione molto più potente. Il risultato sono stati migliaia di morti, soprattutto civili, e centinaia di migliaia di sfollati, frutto principalmente delle rappresaglie delle truppe somalo-etiopi, incapaci di stanare i ribelli e costrette a inseguire un nemico sfuggente, appoggiato dalla popolazione e che si nasconde in ogni dove. Il fallimento militare fa pendant con quello politico: i due maggiori alleati di Addis Abeba, il presidente Abdullahi Yusuf e il premier Mohammed Gedi, si sono affrontati per mesi in una lotta che ha visto soccombere il secondo, costretto a rassegnare le dimissioni. Più in generale, Parlamento e governo, più impegnati a litigare tra loro che a risollevare il Paese, non sono riusciti a combinare granché. La Somalia rimane uno stato in preda alla guerra civile, con centinaia di migliaia di sfollati senza assistenza, un'economia allo sbando e servizi inesistenti. In una situazione così disperata, i somali hanno sviluppato doti non comuni per sopravvivere, ravvivando certi settori economici e mettendosi in proprio per garantire alcuni servizi di base, come le scuole. Dal governo, impegnato negli ultimi giorni ad attuare l'ennesima stretta contro i media locali, non arrivano aiuti di alcun tipo. E l'Etiopia, grazie al cui esercito le istituzioni somale riescono a sopravvivere, si ritrova ad aver scommesso sul cavallo sbagliato. Neanche l'internazionale guerra al terrorismo basta più giustificare la presenza etiope a Mogadiscio. Lo scorso fine settimana, l'Egitto ha chiesto alla comunità internazionale di prendersi le sue responsabilità, velocizzando la partenza degli etiopi che, secondo un diplomatico cairota, sono diventati parte del problema invece di esserne la soluzione. La realtà è che l'Etiopia, con tutti i suoi limiti, è l'unica nazione disposta a sporcarsi le mani nel pantano somalo: dei quattro Paesi che avevano promesso soldati per la missione dell'Unione Africana, solo l'Uganda ha rispettato l'impegno. Ora, la missione di stanza a Mogadiscio conta 1.600 uomini (invece degli 8.000 previsti) e non ci sono segni che altri Paesi si facciano avanti per colmare il gap. Le parole del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, che ha recentemente definito “non realistica” l'eventualità di un dispiegamento di forze Onu nel Paese, fotografano bene la situazione. Secondo il segretario, l'unica soluzione sarebbe la creazione di una “coalizione di volenterosi”, anche questa in stile Iraq, che aprà la strada a un non garantito intervento Onu in futuro. Con una piccola differenza: mentre gli Usa avevano trovato decine di partner per la loro avventura irachena, a Mogadiscio nessuno vuole metter piede. (Matteo Fagotto, Peacereporter, 15/11/07)

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Esodo biblico da Mogadiscio (Ansa, 13/11/2007)

Continua senza sosta l'esodo biblico da Mogadiscio. Negli ultimi 15 giorni sono fuggiti dagli orrori della capitale somala 173mila civili. Lo ha dichiarato l'Unhcr (organizzazione Onu che si occupa dei rifugiati) aggiungendo che i bisogni umanitari sono 'immensi' e la fuga drammatica, tra posti di blocco dove chiedono di continuo soldi per far procedere i miseri convogli senza cibo e acqua. In Somalia gli sfollati sono ormai quasi 900mila su una popolazione stimata a meno di 10 mln di persone. (Ansa,13/11/2007)

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Rastrellamenti casa per casa a Mogadiscio alla ricerca di armi (Peacereporter, 12/11/2007)

Le forze armate somale, con il supporto dell'esercito etiope, hanno lanciato un'operazione di rastrellamento a Mogadiscio, alla ricerca di armi. Le perquisizioni sono effettuate casa per casa, ha detto il sindaco della capitale, Mohamed Omar Habeb. I ribelli hanno bombardato ieri le postazioni vicine al palazzo presidenziale di Mogadiscio, scatenando l'ennesimo combattimento d'artiglieria nella capitale. Gli scontri hanno provocato un nuovo esodo della popolazione civile. (Peacereporter,  12/11/2007)

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Decine di corpi nelle vie: almeno 40 i morti dopo battaglia(Ansa, 09/11/2007)

Si aggrava il bilancio delle vittime della battaglia scoppiata ieri a Mogadiscio: i cadaveri giacciono in strada. La speranza di un intervento dell'Onu si allontana proprio a causa della crescente insicurezza. Secondo le fonti locali, i morti sarebbero almeno 40, tra cui 8 civili uccisi da un proiettile di mortaio. Altri 12 corpi, tra cui quelli di due donne, sono invece abbandonati nelle strade nel nord della citta'. I militari uccisi sarebbero cinque. (Ansa, 09/11/2007)

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Appello di Msf ai belligeranti per garantire aiuti umanitari (Vita, 07/11/2007)

Mentre migliaia di persone fuggono da Mogadiscio, l'organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) esprime la sua profonda preoccupazione per la popolazione rimasta nella capitale somala dove la violenza continua ad aumentare. MSF è una delle poche organizzazioni internazionali che fornisce servizi medici a Mogadiscio e sta osservando un aumento della violenza nelle zone attorno a una delle sue cliniche. Quelli che possono hanno lasciato la città, ma molte più persone sono in trappola, non possono permettersi di fuggire o hanno troppa paura di lasciare Mogadiscio. Le persone fuggono verso altre zone della città ma i luoghi sicuri dove trovare rifugio sono sempre meno. “Le persone sono terrorizzate ma hanno poca scelta a parte aspettare e sperare che la violenza non le raggiunga”, afferma Colin McIlreavy, capo missione di MSF in Somalia. “A Mogadiscio in questo momento non esiste un posto sicuro dove andare”. Gli elevati livelli di insicurezza spesso impediscono ai feriti di ricevere assistenza medica. Le equipe di MSF non sempre sono in grado di aiutare individui che vengono feriti da schegge di granata o pallottole durante i combattimenti notturni. Alcuni sono morti dissanguati per l'impossibilità di raggiungere un ospedale. Ex residenti di un quartiere densamente popolato vicino alla clinica di MSF hanno descritto uomini armati che marciavano lungo le strade saccheggiando le case e in alcuni casi sparando a civili disarmati. Molte persone si sono rifugiate in campi improvvisati sorti ovunque nella città, privi di ogni bene di prima necessità se non abiti stracciati e teli di plastica come riparo – che non li proteggono dai proiettili, dai colpi di mortaio e dalle granate. Ci sono pochi uomini in questi campi, molti se ne sono andati, lasciando le donne a lottare per curare i propri bambini, vulnerabili alle violenze e alle razzie. La scorsa settimana, MSF ha curato tre donne che erano state violentate nelle loro case la notte precedente da uomini armati. Nel corso delle ultime settimane, il personale di MSF a Mogadiscio ha raccontato di come i combattimenti siano sempre più vicini alla clinica. Alcuni operatori non sono in grado di spostarsi a causa delle strade chiuse per la violenza. “Abbiamo visto un'importante riduzione nel numero di persone che vengono nella nostra clinica da alcuni quartieri dove i combattimenti sono stati pesantissimi. Questo conferma le storie che ascoltiamo dalle persone che fuggono da questi quartieri per andare in alte parti di Mogadiscio”, racconta il dr. Fuad, un medico di MSF che lavora nella clinica di Mogadiscio. Molti di quelli che possono permetterselo abbandonano la città, ma corrono un rischio molto alto. “Non ho mai visto posti di blocco come quelli tra Mogadiscio e Galcayo: in 300 chilometri, sono riuscito a contarne ben 86 dove veniva chiesto denaro per passare. A metà del nostro viaggio i soldi non bastavano e ci hanno preso tutto”, racconta un uomo intervistato dall'equipe di MSF a Galcayo, a nord di Mogadiscio. MSF chiede a tutte le parti in conflitto di non compiere attacchi indiscriminati contro i civili e di rispettare il diritto internazionale umanitario, garantendo la possibilità ai feriti di essere soccorsi. MSF è presente in Somalia dal 1991, e oggi opera in 10 regioni centrali e meridionali del paese con oltre 50 operatori internazionali e circa 600 operatori somali. (Vita, 07/11/2007)

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Pirati rilasciano nave del Taiwan e i 12 membri dell'equipaggio (Peacereporter, 05/11/2007)

I pirati della Somalia hanno liberato oggi una nave proveninente dal Taiwan insieme ai 12 membri dell'equipaggio. La nave, secondo quanto riferisce Andrew Mwangura, capo del Programma di assistenza per i navigatori dell'Africa orientale, era stata sequestrata cinque mesi fa. "La nave Ching Fong Hwa numero 168 è stata rilasciata oggi a largo di Harardheere, dove si trovava da maggio. Anche l'equipaggio si può considerare salvo", ha affermato Mwangara. Solo ieri i pirati avevano liberato due navi sud coreane che hanno poi raggiunto lo Yemen sotto la scorta della marina degli Stati Uniti. (Peacereporter, 05/11/2007)

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Migliaia in fuga da Mogadiscio per escalation degli scontri (Peacereporter, 30/10/2007)

Migliaia di civili sono in fuga da Mogadiscio dopo un fine settimana di scontri, definito dalle agenzie umanitarie "il peggiore da mesi". La maggior parte delle persone ha lasciato la capitale somala questa mattina - secondo alcuni su consiglio degli ufficiali cittadini che avrebbero preannunciato operazioni di sicurezza - in molti casi senza sapere dove andare una volta allonatantisi dalle aree dei combattimenti. Secondo le testimonianze raccolte dal personale dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), gli sfollati saerbbero stati mossi principalmente dalla paura di un coinvolgimento diretto negli scontri, a causa dell'impossibilità per i soldati etiopi schierati a Mogadiscio di distringuerli dagli insorti, che non indossano divise o segni di riconoscimento, il che li porterebbe a sparare indiscriminatamente. La maggior parte dei profughi si trova ora nella città di Afgooye, 30 chilometri a ovest della capitale somala, dove l'Unhcr calcola di aver già assistito oltre 78 mila persone dall'inizio dell'anno. (Peacereporter, 30/10/2007)

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Somalia – In aumento arrembaggi al largo della costa (Guido Olimpio, Corriere della Sera, 30/10/2007)

Pirati all'abbordaggio, equipaggi che si ribellano e respingono i corsari, unità dell'Us Navy in azione per fermare gli assalti. Le acque al largo della Somalia sono sempre più insicure: almeno 4 mercantili sono stati catturati dalle bande di pirati, armati di fucili e lanciagranate, che partono dalla costa a bordo di veloci motoscafi. Drammatici gli ultimi sviluppi. Una nave nord coreana che trasportava zucchero è stata intercettata da una piccola gang di corsari a bordo di alcune battelli a motore. Otto banditi sono saliti a bordo ma sono stati sopraffatti dall'equipaggio – 22 uomini – e respinti. Il comandante ha quindi ripreso la rotta, dirigendosi verso il porto di Mogadiscio. Spesso per difendersi, i marinai utilizzano potenti idranti "sparati" contro i corsari. Poche ore prima un portacontainer giapponese, il Golden Mori, è stato intercettato da uno "sciame" di motoscafi pirati al largo di Socotra. Il capitano ha lanciato un messaggio di soccorso raccolto da una nave della Marina Usa in servizio nella zona. La "Uss Porter" è intervenuta aprendo il fuoco: almeno due battelli pirati sarebbero stati affondati. Malgrado l'azione dell'unità americana, i corsari sono riusciti a fuggire dirottando il portacontainer verso un loro covo. Una seconda nave statunitense, la "Burke", è stata autorizzata dalle autorità di Mogadiscio a entrare nelle acque territoriali per inseguire i pirati. Un recente rapporto ha rivelato un incremento degli abbordaggi al largo della Somalia: si è passati da otto assalti a ventisei. Secondo informazioni di intelligence nella zona operano almeno cinque bande di corsari che sono cresciute in uomini e mezzi grazie alla situazione di instabilità in Somalia. I banditi vanno a caccia dei mercantili che si avvicinano alle coste o ai cargo che trasportano aiuti umanitari verso Mogadiscio. Le "prede" vengono rilasciate solo dopo il pagamento di un congruo riscatto. In seguito al ripetersi delle scorrerie, il "World Food Program" ha dovuto sospendere l’invio di derrate alimentari verso la Somalia. (Guido Olimpio, Corriere della Sera, 30/10/2007)

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Di nuovo sull'orlo della guerra (Massimo A.Alberizzi, Corriere della Sera/Ap, 29/10/2007)

Terzo giorno di violentissimi scontri a Mogadiscio tra truppe governative e i loro alleati etiopi da una parte e ribelli clanici e islamici dall’altra. In mezzo la popolazione civile terrorizzata e in fuga dalla capitale somala. L’ennesima battaglia di Mogadiscio a colpi di cannone e di armi pesanti in genere, è scoppiata mentre una gravissima crisi sta dividendo il presidente del Governo Federale di Transizione (Tfg), il migiurtino Abdullahi Yussuf, e il suo primo ministro, Mohammed Ali Gedi, abgal. Gedi, sfiduciato da 22 dei suoi ministri, ha passato il weekend ad Addis Abeba, dove ha avuto lunghi colloqui con i dirigenti etiopi: ha cercato di resistere, ma alla fine è stato “convinto” a firmare la lettera di dimissioni. Lunedì appena arrivato a Baidoa, la capitale provvisoria dove si riunisce il palamento, a bordo di un aereo militare etiopico si è chiuso in una stanza con il presidente. Salvo imprevisti dovrebbe dare l’addio al governo nel primo pomeriggio. Sembra che alla base delle divergenze con il Capo dello Stato ci siano i proventi che dovrebbero arrivare dai permessi di esplorazione mineraria concessi a compagnie straniere. Sul campo i ribelli, un po’ islamici, un po’ legati a clan e tribù, stanno dando battaglia ai soldati governativi e ai loro alleati venuti da Addis Abeba. Tutto è cominciato sabato quando un blindato etiopico, che faceva parte di una colonna appena arrivata nella capitale somala, è saltato su una mina. Due soldati sono morti. E’ scattata un’immediata retata. Almeno sette persone sono state uccise. Domenica altra battaglia, dopo che i somali avevano organizzato una manifestazione contro le forze straniere nel Paese. I soldati etiopici hanno sparato sulla folla causando una decina di morti. Lo stringer del Corriere, Yusuf Hassan, ha visitato l’ospedale della Croce Rossa e ha contato almeno una trentina di feriti. «Alcuni sembrano gravissimi», ha aggiunto. Domenica mattina i ribelli hanno preso per alcune ora una stazione di polizia nei quartieri meridionali della capitale. Il governo ha denunciato la presenza di combattenti islamici stranieri e di truppe eritree tra gli insorti. E mentre l’Eritrea ha rivolto un appello perché le truppe etiopiche si ritirino dalla Somalia, da Addis Abeba fonti confidenziali hanno confermato che l’Etiopia sarebbe pronta a colpire il tradizionale nemico per cacciare la dittatura al potere ad Asmara. L‘Eritrea, tra l’altro, ha dato ospitalità ai leder delle forze islamiche cacciati nel dicembre scorso da Mogadiscio dove avevano instaurato un regime guidato dal Corano.(Massimo A.Alberizzi, Corriere della Sera/Ap, 29/10/2007)

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Pirati sequestrano una nave delle Comore (Peacereporter, 22/10/2007)

Secondo le autorità marittime keniote la nave Al Marjan, battente bandiera delle Comore, sarebbe nelle mani di uno dei gruppi di pirati che infestano il tratto di mare tra Kenya e Somalia. Al momento non si sa chi abbia effettuato il sequestro, né quanti membri dell'equipaggio ci siano sulla nave e quali siano le loro nazionalità. Se la notizia venisse confermata, la Al Marjan sarebbe la quarta nave a cadere nelle mani dei pirati dell'area somalo-keniota, ormai divenuta una delle più pericolose del mondo, dopo due pescherecci della Tanzania e uno taiwanese. (Peacereporter, 22/10/2007)

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Ucciso direttore radio Shabelle (Suissinfo, 19/10/2007)

Il direttore di Radio Shabelle, in ordine di importanza la seconda radio della Somalia, è stato assassinato oggi nella sua abitazione di Mogadiscio da un gruppo di uomini armati. Secondo quanto hanno riferito giornalisti dell'emittente, Bashir Nur Ghadi è stato ucciso con diversi colpi di pistola alla testa. Si ignora chi siano gli aggressori. Ghadi è l'ottavo giornalista a essere stato ucciso in Somalia nel corso del 2007. Il paese africano, dopo l'Iraq, è stato classificato come il più pericoloso al mondo per gli operatori dell'informazione dal Comitato per la protezione dei giornalisti, con sede a New York. Lo scorso 24 settembre alcuni sconosciuti avevano cercato di uccidere il vice-direttore di radio Shabelle, Jafar Mohammed 'Kukay'. La Somalia dal 1991 è dilaniata da una guerra civile che ha fatto migliaia di morti. (Suissinfo,  19/10/2007)

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Soldati in QG Onu Mogadiscio, arrestato funzionario Pam (Agi, 17/10/2007)

Truppe governative somale hanno compiuto oggi un'incursione nel complesso dove le Nazioni Unite hanno il proprio quartier generale a Mogadiscio, e non se ne sono allontanate prima di aver arrestato un alto funzionario, Idris Mohamed Osman, responsabile per la capitale del Pam, il Programma Alimentare Mondiale. Lo hanno riferito fonti dell'Onu, che hanno peraltro preteso l'anonimato. "Hanno portato Osman nella zona del Palazzo Presidenziale, e non sappiamo perche' lo abbiano arrestato", hanno affermato le stesse fonti, aggiungendo che i soldati, arrivati a bordo di due camion, erano "una trentina" e "armati di mitragliette": hanno "fatto irruzione nella notra sede", hanno denunciato le fonti, "sono entrati con la forza negli uffici", e infine condotto via il rappresentante del Pam. Un portavoce dell'agenzia Onu, Peter Smerdon, da Nairobi ha confermato l'arresto di Osman. "Stiamo prendendo contatto in via d'urgenza con le autorita' della Somalia per sollevare il problema", ha aggiunto Smerdon. Il raid a sorpresa delle forze governative nella sede dell'Onu ha fatto seguito di poche ore a una furibonda battaglia combattuta durante la notte in citta' tra queste ultime e le milizie rimaste fedeli alla Corti islamiche, deposte alla fine dell'anno scorso grazie al determinante intervento militare dell'Etiopia. Stando a testimini oculari, i contendenti si sono affrontati con duelli di artiglieria che hanno mietuto almeno quattro morti tra la popolazione. Epicentro degli scontri sono stati soprattutto i quartieri meridionali, ma le ostilita' si sono in seguito estese anche piu' a nord. I feriti accertati ammontano a non meno di 34, compresa un'intera famiglia di sei persone. Due delle vittime sono state uccise da un proietto di mortaio piombato su una casa nel sobborgo di Shirkole, al sud. Nel distretto settentrionale di Sinaay una salva, lanciata dalla parte opposta della capitale, ha invece centrato una sala da te' zeppa di avventori: tra essi ha perso la vita un anziano religioso. Nella zona adiacente di Sanaa in circostanze analoghe e' morto un quarto civile. (Agi, 17/10/2007)

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Si sono dimessi 22 ministri, premier alle corde (Suissinfo, 11/10/2007)

Ventidue dei 33 ministri delGoverno Federale di Transizione somalo si sono dimessi stamane.Lo apprende l'Ansa a Nairobi da fonti diplomatiche certe. Questo mette alle corde il premier Ali Gedi, che ormai saràcostretto a varare un nuovo dicastero, e chiedere quindi la fiducia. Per ottenerla occorre il 50 per cento più uno dei voti. Ma sembra che contro Gedi si possa raggiungere una seppur ristretta maggioranza contraria. Diverso sarebbe stato se fosse stata presentata - era questa l'opzione su cui il premierpuntava per restare in sella - una mozione di sfiducia, che perpassare avrebbe richiesto i due terzi dei votanti, obiettivodifficile. Ma la spallata dei 22 dimissionari sembra chiudere i giochi in favore delle forze legate al presidente Abdullahi Yusuf, che ormai col premier era in piena rottura. Tutto ciò sta avvenendo a Baidoa, 245 km a nord ovest di Mogadiscio, già capitale provvisoria, e dove ancora siede il Parlamento. Intanto si rincorrono voci sul numero delle vittime dell' autobomba esplosa ieri sera sempre a Baidoa, all'interno di un campo militare etiopico. Ufficialmente sempre due soldati, oltre all'attentatore; ma molti indicano un bilancio ben più alto -una cinquantina di vittime- che le autorità sia etiopiche che somale non avrebbero interesse a rendere noto. A Mogadiscio - dove i combattimenti proseguono senza soluzione di continuità, come l'esodo della popolazione - sono stati arrestati all'alba il proprietario ed un giornalista di Radio Simba che nella notte avevano trasmesso la dichiarazione di un gruppo islamico che rivendicava l'attentato di Baidoa. (Suissinfo, 11/10/2007)

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Mogadiscio, governo e clan dominante raggiungono un accordo (Peacereporter, 09/10/2007)

Tregua raggiunta tra il primo ministro somalo Ali Mohamed Gedi e i clan dominante di Mogadiscio, gli Hawiye, i cui membri all'inizio dell'anno avevano sostenuto l'insurrezione guidata dagli Islamisti contro esercito e truppe etiopi. L'accordo è stato siglato durante un incontro avvenuto ieri, tra strettissime misure di sicurezza, nella capitale somala, relativamente calma negli ultimi giorni per anticipazioni giunte ad alcuni combattenti sulla futura tregua. "Ci siamo messi d'accordo per lavorare insieme contro chiunque compia atti di violenza" ha dichiarato Gedi, aggiungendo anche un richiamo agli ufficiali dell'esercito perché controllino più attentamente i loro uomini, accusati di aver usato la mano troppo pesante nella caccia ai ribelli. Il portavoce del clan Hawiye, Ahmed Diriye, ha confermato che da oggi i militanti si prenderanno le proprie responsabilità nel controllo della violenza, per portare avanti in un clima di maggiore tranquillità un confronto politico. (Peacereporter, 09/10/2007)

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Dirottato aereo carico di khat, la droga dei poveri (Agi/Reuters, 04/10/2007)

Un aereo pieno di khat, la foglia stupefacente masticata dalle popolazioni del Corno d'Africa, e' stato dirottato durante una lite tra i mercanti che avevano importato il carico dall'Etiopia. Tutto e' iniziato nell'aeroporto della citta' portuale di Bosasso, nel Puntland, una regione relativamente tranquilla della Somalia dove era atterrato il cargo. "C'e' stato uno scontro tra chi aveva importato il khat e un gruppo di uomini armati si e' impossessato del velivolo e lo ha dirottato fino a Las Qorey", piu' a occidente, ha riferito il capo della comunita' locale, Muse Gelle Farole. (Agi/Reuters, 04/10/2007)

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Mogadiscio, distrutto dalle fiamme mer