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A Mogadiscio insorti colpiscono elicottero truppe etiopi
(APItalia, 30/03/07)
I ribelli sono riusciti a centrare con un missile anti-aereo un elicottero delle truppe etiopi, che appoggiano il governo somalo. Il velivolo ha continuato a volare, lasciando dietro di sè una lunga scia di fumo nero, prima di schiantarsi al suolo. "L'elicottero assomigliava a una palla di fumo e fuoco prima di schiantarsi", ha riferito un testimone, che ha visto precipitare il velivolo in un'area residenziale vicino all'aeroporto. Secondo lui, l'elicottero continuava a bruciare anche dopo lo schianto. Gli ospedali sono stracolmi di feriti, mentre corpi senza vita sono sparpagliati lungo le strade. Secondo un primo bilancio medico, i morti potrebbero essere almeno 30. Centinaia di soldati dalla vicina Etiopia, incaricati di proteggere il debole governo somalo, sono stati attaccati improvvisamente dai ribelli islamici questa mattina. "Le truppe etiopi con i tank si trovano in un violento faccia a faccia contro centinaia di uomini armati somali dall'alba", ha reso noto un testimone in fuga, Khalif Mohamed Mumin, spiegando che i residenti stanno fuggendo in tutte le direzioni per sfuggire agli scontri. Almeno dieci persone (o trenta, secondo altre fonti) sono rimaste uccise e altre 50 ferite ieri, dopo che le truppe etiopi appoggiate da quelle governative somale, hanno sferrato una maxi-operazione via cielo e via terra con l'obiettivo di eliminare le forze islamiste nella capitale somala.
(APItalia,
30/03/07)
"Ripuliti" quartieri sud di Mogadiscio (SwissInfo, 29/03/07)
Un'ampia operazione di forze militari congiunte etiopiche e somale avviata all'alba con forte dispiegamento di armi pesanti, e culminata poco dopo le 11:00 locali (10:00 svizzere) con un bombardamento da parte di elicotteri, secondo alcune fonti locali avrebbe consentito di 'ripulire' dalla presenza delle forze islamiche l'area sud di Mogadiscio, dove esse erano fortemente radicate. Gli islamici, si apprende da fonti concordi, avrebbero avviato la ritirata, anche se probabilmente stanno lasciando alle loro spalle cellule terroristiche. Il bilancio di questi rastrellamenti è pesante: almeno una dozzina di morti ed oltre una ventina di feriti nelle battaglie terrestri. Gli scontri ancora continuano, ma secondo le fonti sembra che le forze governative stiano avanzando incontrando resistenze sempre minori. Ci sono invece ancora dubbi sul bilancio delle vittime delle incursioni degli elicotteri, le prime da parte degli etiopici su Mogadiscio. Notizie non confermate parlano di alcuni morti e diversi feriti, ma senza cifre precise. Secondo le fonti l'offensiva è certamente, comunque, un fortissimo monito e ben mirato: è stata infatti colpita la zona detta dell'Iveco, una delle roccaforti storiche degli islamici. Da sabato a Mogadiscio era in corso un sostanziale cessate il fuoco, dopo che la scorsa settimana era stata contraddistinta da violente e sanguinose battaglie, ed addirittura dall'abbattimento di un aereo da trasporto bielorusso appena decollato da Mogadiscio. C'erano stati colloqui tra il potente clan Hawyia ed il governo che pare avessero aperto qualche spiraglio. Ma alcuni sottoclan, in particolare gli Aiyr, hanno continuato a remare contro, appoggiando gli islamici. Stamane la decisione del governo federale di transizione somalo e delle forze etiopiche sue alleate di dare quella che potrebbe essere quantomeno l'avvio della spallata finale. L'ennesima, fanno comunque notare gli osservatori, mentre da febbraio stando all'Onu sono fuggiti da Mogadiscio 57.000 civili. – Aggiorn. alle 18:56: Le cifre parlano di almeno una trentina di morti ed oltre 200 feriti. Ma sono molto lontane da quanto i testimoni riferiscono. Ospedali stipati di feriti, anche gravissimi. Due di essi il 'al Arafat', il principale privato della capitale, e l"Hayat', sono stati colpiti.
(SwissInfo,
29/03/07)
Più di cento cadaveri sulle spiagge dello Yemen (Euronews, 28/03/07)
Un cadavere su una spiaggia dello Yemen. È uno dei cento uccisi dagli scafisti giovedì scorso mentre stavano effettuando la traversata del golfo di Aden. Le circostanze della tragedia sono state riferite all'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati dai 350 sopravvissuti partiti due giorni prima dalla Somalia. "È gente brutale. Ci hanno colpiti e ci hanno costretti a saltare in mare - spiega Nour Barreh Abdi -. Ma fortunamente siamo riusciti a raggiungere la spiaggia". Questo è solo l'ultimo episodio di violenza. Le Nazioni unite parlano di 262 morti o dispersi dall'inizio dell'anno. Gli scafisti stipano le imbarcazioni fino all'impossibile. Al minimo segno di rivolta cominciano i colpi con mazze di ferro e di legno, le coltellate e gli stupri. "Arrivano in questa clinica con segni di morsi, e anche ossa fratturate a causa delle botte", dice il dottor Hussein Ahmed Salem. Quando i viveri e l'acqua cominciano a scarseggiare decine di persone vengono gettate nelle acque infestate di squali. "Quando eravamo nei pressi delle coste ci hanno buttato a mare - dice una ragazza somala -. Arrivati sulla spiaggia siamo rimasti scioccati, c'erano decine di cadaveri". I sopravvissuti finiscono in questo campo profughi yemenita di Kharaz. Nel paese il 90% dei profughi sono somali. Ci sono anche bambini e neonati ormai rimasti orfani. (Euronews,
28/03/07)
Attentato contro Etiopi a Mogadiscio (Agi, 27/03/07)
E' di almeno due morti il bilancio ancora provvisorio di un duplice attacco dinamitardo avvenuto la notte scorsa a Mogadiscio, dove e' stata presa di mira una base militare etiopica a Darmole, sobborgo alla periferia settentrionale della citta'. Lo hanno reso noto fonti dell'Esercito somalo, secondo cui dapprima un kamikaze a bordo di un'auto-bomba si e' avventato contro il complesso: e' riuscito a sfondare un posto di blocco, ma poi si e' andato a schiantare contro un muro, saltando in aria. L'attentatore e' stato straziato a morte, mentre non e' ancora stato accertato se vi siano state vittime tra gli etiopi. Poco dopo e' scoppiata una seconda vettura imbottita di esplosivo, che era stata abbandonata in sosta accanto alla struttura gia' presa di mira: i soldati di Addis Abeba hanno reagito aprendo il fuoco all'impazzata, e i colpi hanno falciato un taxista che, al volante del suo veicolo, transitava nei pressi. Non e' chiaro se l'uomo fosse coinvolto nel secondo attentato, sebbene testimoni oculari lo abbiano escluso. I militari governativi hanno subito chiuso un tratto della strada antistante, un'importante arteria a carattere strategico perche' collega la capitale della Somalia con la regione secessionista del Puntland, al nord. (Agi,
27/03/07)
Clan Hawiye rilascia 18 prigionieri (PeaceReporter, 26/03/07)
Il clan Hawiye, il più potente della capitale somala Mogadiscio, ha rilasciato oggi 18 prigionieri, catturati durante gli scontri contro le forze del governo provvisorio. Membri del clan Hawiye sono in discussione con il governo e con le forze etiopi per porre un freno all'escalation di violenza che nella scorsa settimana ha causato la morte di 20 persone, il peggior bilancio da quando nel dicembre scorso le forze etiopi avevano cacciato il precedente governo delle Corti islamiche. Ahmed Diriye Diriye, portavoce del clan Hawiye, riferisce che "abbiamo chiesto al governo di venire a raccogliere i prigionieri, ma nessuno si è fatto avanti e quindi li abbiamo rilasciati senza condizioni": il rilascio rafforza il "cessate il fuoco" decretato quattro giorni fa a Mogadiscio. (PeaceReporter,
26/03/07)
Missile contro aereo, 14 morti (AgenziaGrt, 23/03/07)
Sarebbe un aereo militare ugandese, colpito da un missile a un'ala, il velivolo precipitato a Mogadiscio. Prima di schiantarsi a terra avrebbe preso fuoco; subito dopo si sarebbero uditi i colpi della contraerea e la polizia avrebbe circondato parte dell'aeroporto. L'Uganda fornisce un importante contingente alle forze di pace in Somalia. Sarebbero 14 i morti, cioè tutte le persone a bordo dell'aereo.(Agenzia Grt, 23/03/07)
Oltre 10.000 soldati etiopici giunti a Mogadiscio (SwissInfo, 23/03/07)
Oltre 10.000 soldati etiopici - alcune fonti azzardano 12-13.000 - e 30 carri armati, sono giunti tra la notte e le prime luci dell'alba a Mogadiscio. Obiettivo è quello di 'normalizzare' la città; ma sono in corso mediazioni, già utilmente avviate nella notte, tra i leader dei clan tribali principali della capitale ed etiopici su come acquartierare tali truppe, concordando una sorta di non belligeranza reciproca. Nel senso che obiettivo unico della 'normalizzazione' dovrebbe essere la guerriglia islamica. C'é una base di intesa con gli etiopici, che per ora non trova però d'accordo il governo federale di transizione, su posizioni di maggior chiusura al dialogo. Anche una parte dei clan chiede garanzie maggiori, e tempo per dare una risposta definitiva. Nel pomeriggio, comunque, è previsto un incontro tra rappresentanti dei clan e del governo somalo, per cercare di aprire sponde di colloquio reciproco. Per ora, però, tra le parti (sono di tribù diverse, e storicamente rivali) c'é ancora molto sospetto. Nella mattinata nella capitale somala si sono registrati modesti scambi di colpi d'arma da fuoco.(SwissInfo, 23/03/07)
Nominato nuovo capo di al-Qaeda a Mogadiscio (PeaceReporter, 22/03/07)
L'organizzazione terroristica al-Qaeda ha nominato oggi un nuovo comandante, Aden Hashi Ayro, nella capitale somala Mogadiscio. Lo riferisce il vice ministro della Difesa, Salad Ali Jelle, che sostiene inoltre che sia proprio Ayro la persona che ha guidato i numerosi attacchi dei sostenitori delle Corti islamiche contro il governo provvissorio della capitale, luogo di un'impressionate escalation di violenza. Ieri a Mogadiscio erano state uccise 14 persone tra cui due soldati i cui corpi sono stati trascinati per le vie della capitale per poi essere pubblicamente incendiati. Ayro sarebbe sopravvissuto a due raid aerei statunitensi avvenuti in gennaio. (PeaceReporter, 22/03/07)
Riappare capo corti islamiche, 'resistere e' nostro diritto' (Adnkronos, 22/03/07)
Dato per morto, Sheikh Hassan Dahir Aweys ha rilasciato un’intervista alla BBC': "La Somalia e' stata invasa e le truppe etiopi sono in Somalia con la forza. Le persone che stanno combattendo Mogadiscio si stanno difendendo e nessuno puo' privarli di questo diritto", ha detto il capo delle Corti Islamiche che da giugno a dicembre scorso hanno governato Mogadiscio e gran parte del sud del paese e che, alla fine del 2006, sono stati cacciati dalle forze fedeli al governo di transizione somalo (Tfg) e dai loro alleati etiopi. (Adnkronos, 22/03/07)
Mogadiscio, ancora scontri, sparano tank etiopici (Reuters, 22/03/07)
Carri armati etiopici di guardia a una base del governo somalo a Mogadiscio hanno aperto il fuoco oggi contro un gruppo di uomini non ancora identificati che li aveva attaccati, nel secondo giorno di scontri nella capitale. Testimoni hanno detto che il rumore dei colpi di cannone è risuonato per dieci minuti nei pressi della base, che si trova nell'ex quertier generale del ministero della Difesa. Secondo quanto riferito da alcuni testimoni, un'altra battaglia è scoppiata nel quartiere settentrionale di Ramadhan. Non è chiaro se al momento se ci siano feriti, ma centinaia di abitanti -- soprattutto donne e bambini -- stanno abbandonando le proprie abitazioni, portando con sé i propri beni. "I combattimenti procedono ancora. Si tratta di scontri tra gli esponenti di un gruppo fondamentalista islamico e il governo", ha detto un abitante del quartiere Ramadhan che ha preferito restare anonimo. La sede del ministero della Difesa è uno degli obiettivi preferiti degli uomini armati, che ogni giorno lanciano attacchi contro il governo e i suoi alleati, tra cui i peacekeeper dell'Unione africana arrivati dall'Uganda a marzo. La zona è una delle roccaforti del movimento fondamentalista islamico che ha governato a Mogadiscio e i dintorni nella seconda metà del 2006, fino a quando il governo e i soldati etiopici non lo hanno sconfitto poco prima della fine dell'anno. Gli scontri a fuoco giungono dopo una delle giornate più sanguinose nella capitale somala da quando il governo e le milizie etiopiche hanno preso il controllo della città cacciando un gruppo fondamentalista islamico, alla fine dello scorso anno. Ieri, gli abitanti del luogo hanno trascinato per le strade i corpi di quelli che sembravano essere soldati del governo, prima di bruciarli. (Reuters, 22/03/07)
Mogadiscio: duri scontri tra ribelli e truppe etiopiche (Reuters, 21/03/07)
Violenti scontri sono scoppiati nella capitale della Somalia, Mogadiscio, oggi quando sono state attaccate le truppe etiopiche che sostengono il governo ad interim. Lo hanno riferito abitanti del luogo. I testimoni hanno detto che i ribelli hanno sparato contro carri armati delle truppe etiopiche per la strada e che gli etiopi hanno risposto al fuoco. Al momento non ci sono notizie di feriti o vittime. Negli ultimi scontri tra le forze alleate del governo e i ribelli, uomini armati non identificati hanno sparato contro i carri armati che hanno risposto al fuoco sparando quattro colpi di cannone, secondo quanto riferito dai testimoni. Anche le truppe etiopiche hanno sparato diversi razzi allo stadio di Mogadiscio, dove secondo gli abitanti del luogo alcuni ribelli si sarebbero introdotti. Il governo ad interim sta cercando di riportare l'ordine a Mogadiscio dopo aver preso il controllo della città lo scorso dicembre, in seguito a una breve guerra in cui governo ed Etiopia hanno cacciato il gruppo islamico militante che ha governato soprattutto nel sud della Somalia negli ultimi sei mesi del 2006. (Reuters,
21/03/07)
Vittime per colpi di mortaio su porto Mogadiscio (SwissInfo, 19/03/07)
Una pioggia di colpi di mortaio di è abbattuta oggi contro la zona del porto di Mogadiscio e almeno due persone sono rimaste uccise in uno degli attacchi di artiglieria più violenti delle ultime settimane. Le vittime, secondo vari testimoni, sono due donne, madre e figlia, uccise da un proiettile finito sulla loro case nel quartiere di Hamel Jejab. I feriti sarebbero in totale otto, alcuni dei quali in condizioni gravi. I colpi di mortaio hanno raggiunto il mercato di Bakara, il quartier generale della polizia dei trasporti e diverse strade nella zona del porto. Le strutture portuali, contro cui sarebbero stati sparati almeno sei colpi, non sono state colpite. Le forze governative e le truppe etiopiche loro alleate hanno risposto al fuoco. L'attacco è stato verosimilmente opera delle rimanenti milizie delle Corti islamiche, il movimento integralista che fino a due mesi era riuscito a mettere sotto il proprio controllo la quasi totalità della Somalia, compresa Mogadiscio. Il porto della capitale somala è presidiato da oggi da circa 1'200 soldati ugandesi del contingente di pace dell'Unione africana (Ua) in vista del previsto arrivo di carri armati e blindati destinati alle truppe dell'Ua. (SwissInfo,
19/03/07)
Mogadiscio: ucciso importante attivista diritti umani (MZ, Misna, 15/03/07)
Uno dei più importanti attivisti per i diritti umani di Mogadiscio è stato ucciso ieri da un sicario mentre si trovava in un albergo della capitale. Lo hanno detto alla MISNA fonti delle Nazioni Unite, precisando che Isse Abdi Isse, presidente dell’organizzazione non governativa per i diritti umani Kisima, è stato “assassinato da ignoti che gli hanno sparato mentre si trovava a un incontro in corso nell’hotel Kamal”. Il coordinatore degli affari umanitari delle Nazioni Unite in Somalia, Eric Laroche, ha “fortemente condannato l’omicidio” e in una nota ha ricordato come “Isse è stato uno dei più attivi difensori dei diritti umani nella regione del Basso Juba, attivamente coinvolto nella causa umanitaria”. “La sua morte è senza alcun dubbio una grande perdita per tutti i somali, proprio in un momento in cui questo popolo è alla ricerca di pace e riconciliazione” aggiunge ancora il rappresentante dell’Onu, che ha chiesto alle autorità somale di aprire un’inchiesta indipendente sulla vicenda. “Le organizzazioni della società civile, come fisima, che continuano a operare in Somalia in condizioni di grande difficoltà stanno diventando sempre più un bersaglio di attacchi da parte di ignoti proprio a causa del lavoro che svolgono” sottolinea l’Onu. Mogadiscio è teatro da settimane di attacchi, attentati e omicidi mirati che hanno causato la morte di oltre 150 persone, il ferimento di più di 500 e la fuga di oltre 40.000 civili (secondo l’ultimo bilancio fornito ieri da fonti Onu). Se gli attacchi e gli attentati interessano soprattutto il governo di transizione e le forze di sicurezza a esso collegate (inclusi i soldati etiopi), nei giorni scorsi fonti della MISNA avevano sottolineato che l’ondata di omicidi mirati iniziata a febbraio “coinvolge soprattutto esponenti di spicco della comunità religiosa, intellettuale, economica di Mogadiscio”. “La situazione è molto brutta e quello che sta succedendo ricorda molto da vicino quello che accade a Baghdad. Nessuno lo vuole dire, tutti lo sussurrano, ma nella lista di omicidi compiuti nelle ultime settimane figurano soprattutto persone che erano pronte a lavorare con le nuove istituzioni per una nuova Somalia” aveva detto la settimana scorsa alla MISNA un medico di Mogadiscio. (MZ, Misna,
15/03/07)
Presentata la Road Map verso la riconciliazione (PeaceReporter, 14/03/07)
Oggi a Nairobi il primo ministro Ali Mohammed Gedi ha presentato ai rappresentanti della comunità internazionale la "Road map to governance and national dialogue and reconciliation", documento sul quale sono fissati gli aspetti relativi alla Conferenza di riconciliazione intrasomala. Il presidente Abdullhai Yusuf ha annunciato che il meeting, a cui prenderanno parte 3000 delegati, inizierà il prossimo 16 aprile. La "Road map" ha fissato a due mesi la durata della conferenza e ha previsto che i lavori di organizzazione siano affidati a sei rappresentanti di alto livello, nominati dal governo. Tra gli obiettivi della Conferenza figurano la realizzazione di un piano di disarmo nazionale, la cessazione di tutte le ostilità e l'impegno per il raggiungimento della pace. Il governo somalo ha stimato che il costo del congresso sarà di almeno 32 milioni di dollari. (PeaceReporter,
14/03/07)
ONU condanna violenze e chiede iniziativa politica (SwissInfo, 14/03/07)
Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha condannato le violenze in Somalia ed esortato tutte le parti nel Paese ad avviare un "processo politico il più ampio possibile". I membri del Consiglio di sicurezza hanno "espresso la loro preoccupazione di fronte alla violenza a Mogadiscio e l'hanno deplorata", afferma una dichiarazione letta ieri in serata dal presidente di turno dell'organismo, l'ambasciatore sudafricano Dumisani Kumalo. Essi hanno altresì condannato gli attacchi contro la forza di stabilizzazione dell'Unione africana (Ua) in Somalia e i leader delle istituzioni transitorie. I membri del Consiglio di sicurezza hanno invitato tutte le parti in Somalia a continuare a lavorare a un "processo politico rappresentativo e il più ampio possibile", ed hanno sollecitato un "rapido dispiegamento" delle attese truppe dell'Unione africana. Essi hanno poi espresso "grande preoccupazione di fronte all'aggravamento della situazione umanitaria" ed hanno chiesto ai donatori di fornire aiuti finanziari e logistici alla forza di pace dell'Ua e alle istituzioni transitorie somale. Almeno 18 persone sono morte ieri a Mogadiscio in tre attacchi, uno dei quali, a colpi di mortaio, contro la residenza del presidente somalo Abdullahi Yusuf Ahmed. (SwissInfo,
14/03/07)
Sale bilancio attacco a residenza presidenziale: 13 morti (PeaceReporter, 13/03/07)
Secondo testimoni locali citati dalla France Presse, sono almeno tredici le persone rimaste uccise nell'attacco a colpi di mortaio contro Villa Somalia, residenza ufficiale del presidente della Repubblica, in piena Mogadiscio. Due delle vittime sono bambini. L'attacco è avvenuto poche ore dopo il rientro nella capitale del capo dello Stato, Abdullahi Yusuf. Solo ieri il Parlamento somalo aveva infatti approvato il definitivo trasferimento del governo a Mogadiscio da Baodoa. Pare che, al momento dell'attacco, Yusuf si trovasse in un altro luogo della città. (PeaceReporter,
13/03/07)
Bombardato il palazzo presidenziale 5 morti (Rainews24, 13/03/07)
Alcuni razzi o secondo altre fonti colpi di mortaio hanno centrato il palazzo presidenziale di Mogadiscio. All'interno vi era il presidente del governo transitorio somalo, Abdullah Yusuf, che è rimasto illeso, mentre cinque persone tra cui due bambini sono morti. Secondo la Tv araba 'al-Jazeera', si sarebbe trattato di razzi, mentre altre fonti parlano di 6 colpi di mortaio, di cui 2 sono sono caduti all'interno del palazzo, conosciuto come Villa Somalia e 4 all'esterno. Questo è l'ultimo episodio di una serie di violenze nel paese. Questa mattina due distinti attentati hanno fatto almeno quattro morti tra la popolazione. Nel primo, uomini armati hanno sparato su un convoglio militare etiope in un quartiere del sud. Nello scontro sono morti due passanti, un uomo e una donna. Testimoni hanno parlato di almeno nove feriti, alcuni in gravi condizioni. Poche ore dopo, nel centro di Mogadiscio, ha preso fuoco l'auto del vice sindaco, gia' minacciato dalle milizie islamiche. Un testimone ha parlato anche in questo caso di almeno due civili morti, anche se le dinamiche dell'attacco non sono ancora state chiarite. A Mogadiscio, intanto, sono iniziati i pattugliamenti dei 1.200 'caschi verdi' ugandesi dell'Unione africana, arrivati nella capitale la settimana scorsa. (Rainews24,
13/03/07)
Attaccato campo etiopia a mogadiscio, scontri e vittime (La Repubblica, 12/03/07)
Una vera e propria battaglia e' scoppiata durante la notte nella parte sud di Mogadiscio, in seguito a un assalto sferrato da un gruppo di ribelli contro un accampamento dove sono ospitate le truppe etiopiche, presso l'ex quartier generale del ministero della Difesa somalo, nel quartiere di Gupta: lo hanno denunciato abitanti della zona, secondo cui i guerriglieri, probabilmente seguaci delle Corti islamiche debellate alla fine dell'anno scorso dai governativi con il determinante appoggio militare dei soldati di Addis Abeba, hanno attaccato il campo a raffiche di armi automatiche, provocando la veemente risposta degli etiopi. Ne sono scaturiti violenti scontri, durante i quali almeno una persona e' morta: si tratta di un ragazzino di 14 anni, centrato da un proiettile che ha perforato il muro esterno della camera da letto dove stava dormendo; altri cinque civili sono rimasti feriti. Sul fare dell'alba la situazione era comunque ritornata relativamente calma. L'episodio e' avvenuto proprio poche ore prima dell'inizio del pattugliamento della capitale della Somalia da parte delle foze d'interposizione dell'Unione Africana. La giovanissima vittima era una delle decine di abitanti originari del sobborgo tornati a vivervi negli ultimi due giorni, dopo esserne fuggiti il mese scorso per cercare di sottrarsi a una violenza che in citta' sta tornando a essere sempre piu' dilagante. (La Repubblica,
12/03/07)
Islamici rivendicano attacco aereo truppe Uganda (La Repubblica, 09/03/07)
I miliziani fedeli alle Corti islamiche somale hanno rivendicato di aver attaccato l'aereo per il trasporto truppe con a bordo forze di pace ugandesi, incendiatosi qualche ora prima mentre era in fase di atterraggio a Mogadiscio. "Oggi, 9 marzo 2007, abbiamo distrutto un velivolo militare all'aeroporto di Mogadiscio", recita un comunicato diffuso attraverso un sito filo-integralista su Internet, all'indirizzo www.qaadisiya.com. "L'aereo, che trasportava le ultime truppe d'invasione, e' stato colpito al centro della carlinga da due missili". I soldati coinvolti, nessuno dei quali sarebbe rimasto ferito, fanno parte del contingente d'interposizione inviato in Somalia dall'Unione Africana. A detta di un portavoce dell'Esercito governativo di Kampala, Paddy Ankunda, l'incendio si sarebbe invece sviluppato a causa di una mera avaria.
(La Repubblica, 09/03/07)
Piccolo incendio a bordo in fase di atterraggio a Mogadiscio
(Avionews/WAPA,09/03/07)
Si è trattato di un "Piccolo incendio al dispositivo di atterraggio", dice il capitano Paddy Ankunda, riferendosi a quanto accaduto oggi ad un aereo usato dall'Unione africana (Ua) per trasportare il contingente di peacekeeper. A bordo dell'aereo vi erano, oltre al personale di bordo, sette soldati di origine ugandese, tutti rimasti illesi. Ankunda ha anche aggiunto che "Non posso confermare che sia stato causato da fuoco ostile, ma stiamo indagando". I ribelli somali sferrano attacchi quasi quotidiani contro il governo provvisorio di Mogadiscio, e i loro alleati etiopi nelle settimane scorse avevano più volte minacciato di attaccare i contingenti dell'Unione africana, da qui l'ipotesi del fuoco nemico. Inoltre le truppe provenienti dall'Uganda, giunte in Somalia quale avanguardia di 8000 militari dell'Ua, sono state oggetto di attacchi fin dal loro arrivo via aerea all'aeroporto di Mogadiscio lo scorso martedì. L'Unione africana è stata fondata il 9 luglio del 2002 a Durban in, Sudafrica, in sostituzione dell'Organizzazione dell'Unità africana (OUA). Creata sul modello dell'Unione europea (ma con poteri ridotti), si pone come obiettivi la promozione della democrazia, dei diritti umani e dello sviluppo in Africa.
(Avionews/WAPA,
09/03/07)
Razzo centra un ristorante, 9 morti a Mogadiscio (Agi, 08/03/07)
Si e' trasformato in una strage di civili il tentativo dei guerriglieri delle Corti islamiche di colpire i militari della forza di pace africana inviata a Mogadiscio. Un razzo sparato contro i soldati Ugandesi dell'Unione africana ha raggiunto un ristorante e ucciso nove persone che si trovavano all'interno. "Il locale e' stato trasformato in un mattatoio" ha raccontato un testimone, secondo cui dall'altra parte della strada, nella direzione in cui hanno sparato gli ugandesi in risposta all'attacco, sono stati trovati i corpi di altre due persone. La forza di 8.000 caschi blu dell'Ua dovrebbe aiutare il presidente somalo Abdullahi Yusuf a riprendere il controllo del Paese dopo la cacciata dei fondamentalisti islamici spazzati via da un'offensiva lampo delle truppe etiopiche sotto Natale. Al contingente ugandese e' stato affidato il pattugliamento di Mogadiscio mentre sono attese truppe da Nigeria, Ghana, Malawi e Burundi, anche se gli appelli a mettere a disposizione uomini e mezzi hanno permesso di reclutare solo la meta' delle forze necessarie.
(Agi,08/03/07)
Attacco a caschi blu dopo appello a rivolta islamica (La Repubblica, 07/03/07)
Non si e' fatta attendere la risposta a un appello alla rivolta islamica lanciato per radio dal comandante delle Corti somale, Aden Hashi Aryo. All'arrivo a Mogadiscio il contingente di pace inviato dall'Unione africana e' stato accolto con un attacco a colpi di razzi. I soldati hanno risposto al fuoco e due civili sono rimasti uccisi e altri sette feriti. Il viceministro della Difesa, Salad Ali Jelle, ha confermato che c'e' stata un'imboscata in quella che e' considerata una delle zone piu' pericolose della citta' e che non ci sono state vittime tra i caschi blu ugandesi. Poco prima l'Unione africana aveva ribadito l'intenzione di non cedere alle minacce dei guerriglieri islamici costretti a lasciare il controllo del Paese dopo l'intervento lampo dell'esercito etiopico. "E' giunto il momento che la gioventu' somala combatta contro l'occupazione etiopica e degli altri" stranieri, era stato l'appello di Aryo, "i musulmani non si arrenderanno ai miscredenti".(La Repubblica,
07/03/07)
Clan di Mogadiscio chiede corti islamiche in processo riconciliazione (CO, Misna, 06/03/07)
Il governo di transizione somalo ha violato le leggi portando i soldati etiopi nel paese senza il consenso della maggioranza dei somali e in palese contrasto con la risoluzione Onu 1721, imponendo lo stato di emergenza contrario alle libertà civili di base, integrando nell'esercito nazionale le milizie tribali del Puntland: lo scrivono in un documento indirizato allo stesso esecutivo, alla comunità internazionale e al popolo somalo gli esponenti dei uno dei princiopali clan, quello degli Hawiya. Il testo contiene anche una specifica affermazione: "noi capi tribali, intellettuali, capi religiosi dichiariamo di non essere più in conflitto o in disaccordo con qualsiasi altro clan o tribù". Gli Hawiya- il gruppo che controlla Mogadiscio e che è stato a lungo diviso da violenti scontri tra i suoi sub-clan principali, soprattutto Abgal e Habr Gedir - accusano il governo tra l'altro del bombardamento con colpi di mortaio e di artiglieria contro aree residenziali che ha provocato molte vittime civili costringendo molti di più a fuggire da Mogadiscio dopo l'arrivo dei militari etiopici, oggetto di continui attacchi da parte di gruppi armati sconosciuti. Nella loro lettera aperta, gli esponenti di questo clan - che secondo alcune stime difficilmente verificabili costituirebbe il 25% dei somali - chiedono al governo di negoziare con tutte le potenti opposizioni, e in particolare con le Corti islamiche al potere nella capitale per sei mesi nel 2006. Finora il presidente Abdullahi Yusuf ha invece escluso le Corti dalla Conferenza di riconciliazione che dovrebbe iniziare il prossimo 16 aprile a Mogadiscio. Senza un reale coinvolgimento di tutte le componenti, sostengono gli Hawiya, questa iniziativa non sara in grado di risolvere i disaccordi e i conflitti tra tribù somale, clan e sotto-clan. Da qui, l'invito ai somali, ovunque si trovino, a riunirsi e provare a non tornare indietro verso la guerra civile e l'anarchia che per 16 anni, dopo Siad Barre, hanno caratterizzato la Somalia. Alla comunità internazionale gli Hawiya chiedono infine di obbligare il governo dell'Etiopia "a ritiriare le sue truppe, che hanno illegalmente occupato il paese e la cui presenza contribuisce all'instabilità". L'arrivo ieri dei primi soldati della forza di pace dell'Unione Africana, almeno nelle intenzioni dovrebbe permettere il ritiro dei soldati etiopici anche se molti ritengono che il primo ministro di Addis Abeba Meles Zenawi cercherà di prolungare il più possibile la presenza in Somalia. (CO, Misna, 06/03/07)
Si combatte a Mogadiscio (Agi, 06/03/07)
Pesanti combattimenti sono divampati a Mogadiscio dopo l'attacco a colpi di mortaio contro l'aeroporto della citta'. A quanto riferito da testimoni, un centinaio di miliziani ha attaccato truppe somale e soldati etiopi in una base situata nell'ex quartier generale della difesa. "Lanciano granate e sparano con le mitragliatrici", ha raccontato una giornalista locale rimasta intrappolata tra i due fuochi. La reporter ha visto almeno una vittima. In mattinata almeno sedici colpi di mortaio sono caduti sull'aeroporto poco dopo l'arrivo dei primi 350 soldati ugandesi del contingente di pace dell'Unione Africana. (Agi,
06/03/07)
Arrivati i primi peacekeeper dell'Unione Africana (Reuters, 06/03/07)
Soldati dell'Uganda sono arrivati oggi nella capitale somala. Si tratta dei primi peacekeeper a giungere a Mogadiscio dove il governo provvisorio e i suoi alleati etiopi devono fronteggiare quasi quotidianamente attacchi della guerriglia. Sedici soldati ugandesi erano a bordo dell'aereo cargo Antonov atterrato all'aeroporto internazionale di Mogadiscio. Il velivolo trasportava anche tre mezzi militari dipinti di bianco e con le insegne dell'Unione Africana. "Le truppe dell'UA dell'Uganda sono atterrate e altre sono in arrivo", ha detto a Reuters Mohammed Ali Faum, rappresentante speciale dell'UA per la Somalia, all'aeroporto. Gli ugandesi rappresentano l'avanguardia della forza dell'Unione Africana messa in piedi per aiutare il governo provvisorio somalo a rendere sicuro il Paese del Corno d'Africa. La forza dell'UA, il cui numero potrebbe arrivare a 8.000, dovrebbe rimpiazzare le truppe etiopi che hanno aiutato il governo somalo a fronteggiare con successo l'offensiva a dicembre contro un gruppo islamico che aveva preso il potere su buona parte del sud del Paese per sei mesi.
(Reuters,
06/03/07)
Quattro giornalisti condannati a due anni di carcere (PeaceReporter, 05/03/07)
"Reporter senza Frontiere" sostiene che quattro giornalisti sono stati condannati dalla Alta Corte di Harghesia, capitale del Somaliland, regione somala proclamatosi indipendente 15 anni fa. I quattro giornalisti del quotidiano "Haatuf" sono stati condannati a due anni di carcere per aver "riportato accuse false contro il presidente e la sua famiglia, tali da creare tensione interna": al giornale sarebbe stata inoltre sospesa la licenza di pubblicazione. Il presidente del Somaliland, Dahir Ryale Khhin, aveva in precedenza dichiarato che se fossero scattate delle condanne nei confronti dei gionalisti, li avrebbe graziati. (PeaceReporter,
05/03/07)
Riconciliazione: riunione ad aprile (Radio Vaticana, 01/03/07)
E’ stata convocata per il prossimo 16 aprile una Conferenza per la pacificazione in Somalia, dopo mesi di crisi e violenze tra Corti islamiche e truppe fedeli al governo provvisorio, appoggiate dall’Etiopia. Ad annunciare la riunione è stato stamani il presidente Abdullahi Yusuf Ahmed, davanti al Parlamento riunito a Baidoa, 250 km a nord ovest di Mogadiscio. Intanto, nel Paese è giunta una delegazione dell’esercito ugandese, avanguardia dei primi 1500 soldati della missione dell’Unione Africana attesa a partire dalla prossima settimana. (Radio Vaticana,
01/03/07)
Arrivate prime truppe contingente UA (Milano Finanza, 01/03/07)
E' arrivata oggi in Somalia una piccola avanguardia del contingente di pace dell'Unione Africana dispiegato nel Paese del Corno d'Africa per sostenere il processo di riconciliazione. Ne hanno dato notizia fonti di polizia, secondo cui un primo gruppo di 30 soldati ugandesi è atterrato questa mattina all'aeroporto di Baidoa, nel sud della Somalia. La notizia è stata tuttavia smentita da un portavoce militare di Kampala, Paddy Akuna: "Non ci sono truppe ugandesi a Baidoa, non ci sono truppe ugandesi in Somalia". In totale, sono ottomila gli uomini del contingente dell'Unione Africana che dovrebbero essere dispiegati nel Paese, dove nel dicembre scorso sono state destituite le Corti islamiche e ha ripreso il potere il Governo federale di transizione, grazie al sostegno dei militari etiopici. Finora, però, sono solo quattromila i militari messi a disposizione: 1.500 dall'Uganda, 850 dalla Nigeria e gli altri da Ghana, Burundi e Malawi. (Milano Finanza,
01/03/07)
Coordinamento Usa-Etiopia per colpire membri al Qaida (Ansa, 28/02/07)
Gli Usa hanno condotto una campagna militare in stretta collaborazione con l'Etiopia per catturare esponenti di al Qaida nel Corno d'Africa. Lo scrive il New York Times nella sua edizione on line, citando responsabili del Pentagono. Il giornale riferisce di scambio di informazioni di intelligence e ricavate dai satelliti spia, e dell'utilizzo di una pista nell'Etiopia orientale per sferrare attacchi aerei contro le milizie delle Corti islamiche nella vicina Somalia. (Ansa,
28/02/07)
Arrestati 4 dei pirati che hanno sequestrato la nave-cargo Onu (PeaceReporter, 27/02/07)
Le autorità somale hanno arrestato quattro dei pirati che domenica hanno assalito e dirottato un cargo del Programma Alimentare Mondiale (Wfp), la quale si trova ancora nelle mani digli altri pirati che restano a bordo con i 12 uomini di equipaggio, sei dello Sri Lanka e sei del Kenia. I quattro pirati sono stati arrestati mentre stavano raggiungendo la riva dalla nave per fare acquisti. Ora sono in corso trattative. La nave è ancorata a circa 6 miglia al largo della costa del Puntland, regione semi-autonoma della Somalia nord-orientale. Tre motoscafi della polizia somala hanno circondato il cargo e una nave da guerra Usa, proveniente dalla base di Gibuti, sorveglia da vicino la situazione. Il cargo aveva appena consegnato 1.800 tonnellate di aiuti alimentari nei porti di Berbera e Bossaso, e stava facendo ritorno, vuota, verso Mombasa, in Kenia. (PeaceReporter,
27/02/07)
Rischia il caos, il presidente somalo: senza sostegno esterno. (Arabmonitor, 26/02/07)
Il presidente somalo Abdullahi Yusuf ha dichiarato in un vertice dei capi di Stato di Etiopia, Sudan e Yemeni "Il fallimento del governo di transizione somalo nel restaurare l'ordine in questa fase critica potrebbe trasformare l'intera regione in un'area di violenza e instabilità". Yusuf, citato dalla Reuters, ha aggiunto che senza l'aiuto dei Paesi vicini e della comunità internazionale in generale, la Somalia rischia di sprofondare nel caos. Intanto, nella capitale somala Mogadiscio anche oggi ci sono stati attacchi da parte della guerriglia e attentati che hanno provocato diversi feriti.(Arabmonitor,
26/02/07)
Nave con aiuti Onu dirottata dai pirati (LA7/Ap, 25/02/07)
Una nave cargo adibita al trasporto di aiuti alimentari dell'Onu è stata assaltata e dirottata da pirati al largo della costa nord orientale della Somalia. Lo ha annunciato il Programma alimentare mondiale (Pam). La nave, NV Rozen, aveva appena scaricato 900 tonnellate di generi alimentari nella regione semi-autonoma del Puntland quando i pirati hanno colpito. A bordo vi erano 12 membri di equipaggio, sei originari dello Sri Lanka e sei del Kenya, ha dichiarato Stephanie Savariaud, una portavoce del Pam. "Sappiamo che è stata dirottata da pirati ma non sappiamo quanti sono", ha detto ancora. L'imbarcazione era stata noleggiata dal Pam per distribuire gli aiuti alimentari in Somalia. Al momento non ci sono notizie di feriti. "I pirati non hanno ancora avanzato richieste", ha detto Andrew Mwangura, capo del Programma di assistenza ai naviganti del Kenya. Il cargo attualmente si trova nei pressi dell'isola di Ras Afun, subito al largo delle coste del Puntland. La nave ha perso i contatti con il porto di origine, Mombasa, in Kenya e non è ancora chiaro se i pirati siano armati, ha detto Mwangura. La pirateria al largo delle coste somale è un fenomeno sempre più in crescita. (LA7/Ap, 25/02/07)
La Guerra segreta degli Usa (Corriere Canadese, 24/02/07)
Un'unità segreta delle Forze Speciali, un aeroporto militare in Etiopia, un'operazione che ha visto coinvolti Pentagono, Cia, satelliti americani e navi da guerra con la bandiera a stelle e strisce. Il blitz dello scorso dicembre con il quale l'esercito etiope spazzò via i militanti islamici che controllavano la Somalia, sembra essere avvenuto non solo con il tacito assenso, ma anche con la partecipazione diretta degli Stati Uniti. L'amministrazione Bush ufficialmente ha sostenuto di essere rimasta nelle retrovie, dando solo appoggio logistico, mentre gli etiopi attaccavano le Corti Islamiche a Mogadiscio. Ma il New York Times racconta ora una storia un po' diversa, che ruota intorno a un'unità chiamata Task Force 88. La Task Force 88 avrebbe compiuto ripetute infiltrazioni in Somalia nei mesi scorsi, ponendo le basi per l' offensiva vincente delle forze di Addis Abeba contro le Corti Islamiche. (Corriere Canadese, 24/02/07)
Funzionario etiope nega che gli Usa hanno bombardato la Somalia dall'Etiopia (PeaceReporter, 23/02/07)
Un consigliere del primo ministro etiope Meles Zenawi ha negato oggi le accuse di un articolo del New York Times, secondo cui le forze armate statunitensi hanno usato l'Etiopia come base per i bombardamenti contro presunti rifugi di alcuni esponenti di al Qaida in Somalia, lo scorso gennaio. "E' semplicemente una totale invenzione", ha detto Bereket Simon, consigliere speciale del premier. L'articolo del New York Times cita fonti della sicurezza statunitense, spiegando che i bombardamenti sulla Somalia sono partiti da una striscia di terra in Etiopia. Finora si pensava che gli attacchi fossero partiti dalla base che gli Usa hanno aGibuti. (PeaceReporter, 23/02/07)
Campagna americana dell'Etiopia per caccia ad al Qaeda(Adnkronos/Leggo, 23/02/07)
Le forze armate americane hanno intrapreso una campagna dall'Etiopia per catturare o uccidere leader di al Qaeda nel Corno d'Africa, compreso l'uso di una pista d'atterraggio nell'Etiopia orientale per condurre raid aerei in Somalia. Lo stretto, e in gran parte segreto, rapporto con l'Etiopia comprende l'importante scambio con i militari di Addis Abeba d'informazioni su militanti islamici, anche raccolte tramite satelliti spia americani. Lo scrive oggi il New York Times, sottolineando come, malgrado si sappia dei raid aerei americani in Somalia del 7 e del 23 gennaio, non fosse invece nota l'estensione della collaborazione fra Washington e Addis Abeba.(Adnkronos/Leggo, 23/02/07)
Somalia - Attaccato aeroporto mogadiscio, uccisi 2 funzionari (Agi, 23/02/07)
Situazione sempre piu' fuori controllo a Mogadiscio, dove da circa tre settimane sono ripresi su vasta scala scontri armati e attentati imputati a miliziani superstiti delle Corti islamiche, sconfitte a fine dicembre dalle truppe regolari con il determinante appoggio militare dell'Etiopia, ma le cui forze residue restano estremamente pericolose. Secondo quanto riferito da fonti amministrative locali, il principale aeroporto della capitale della Somalia nella tarda serata di ieri e' stato preso d'assalto da un commando di guerriglieri, che hanno lanciato bombe a ripetizione anche sulla pista, dove in quel momento si trovavano aerei della 'Air Djibouti', la compagnia di bandiera di Gibuti, e del vettore privato 'African Airways', di proprieta' kenyota. Non vi sarebbero state vittime, ma il resoconto non ha trovato finora conferme indipendenti. In precedenza due funzionari municipali erano stati assassinati a colpi di arma da fuoco da ignoti aggressori, e non e' escluso che si potesse trattare di comuni malviventi, che stanno approfittando del caos e della mancanza di controlli adeguati. Solo negli ultimi giorni i morti in citta' sono stati diverse decine, come nei tempi peggiori della guerra civile, e migliaia di persone sono state costrette a fuggire per raggiungere localita' ritenute relativamente piu' sicure, specie al sud. Il persistere dell'emergenza, del resto, ha finora impedito al governo transitorio del presidente Abdullah Yusuf, sulla carta vittorioso ma sempre cronicamente debole, a mantenere la propria sede non a Mogadiscio bensi' a Baidoa, 250 chilometri piu' a nord-ovest, dove era insediato quando ancora le Corti islamiche erano al potere. (Agi, 23/02/07)
Nuovo gruppo estremista promette di combattere i militari dell'Unione africana (PeaceReporter, 22/02/07)
"Promettiamo di dare loro il benvenuto con proiettili di artiglieria, autobombe e giovani uomini pronti a compiere il martirio contro queste forze coloniali". Questo il testo di un messaggio pubblicato su internet oggi da un nuovo gruppo estremista, che si è firmato Movimento di resistenza popolare, secondo il quale i loro militanti sono pronti a farsi saltare in aria contro le forze di peacekeeping dell'Unione africana dispiegate nel Paese sul Corno d'Africa. "Le truppe ugandesi e quelle provenienti da altri Paesi africani inviate in Somalia sono ai nostri occhi non meglio di quelle etiopi che occupano il nostro Paese con la forza", recita il testo firmato da Harith Aba-Sadiq, che si dichiara il portavoce dell'organizzazione. (PeaceReporter, 22/02/07)
Il giorno più pesante dall’inizio dell’anno (E.Roscini Vitali,Canisciolti.info, 21/02/07)
Sarebbero almeno 15 le vittime dei nuovi attacchi sferrati ieri a Mogadiscio dagli Islamici che non si sono piegati all’esercito etiope e alle truppe del governo di transizione somalo; tra i morti, quasi tutti civili, una donna incita. Lo riferisce la BBC, che inoltre parla di decine di feriti in quello che è il peggiore giorno da quando le Corti Islamiche sono state costrette a lasciare la città. Come oramai accade da giorni, l’obbiettivo dei colpi di mortaio e dei razzi lanciati dai ribelli sono le truppe del governo di transizione e Villa Somalia, residenza presidenziale di Abdullahi Yusuf Ahmed. Nell’attacco è stato coinvolto l’esercito etiope che ha risposto al fuoco usando anche l’artiglieria pesante. I militari di Addis Abeba, che controllano le strade del centro e l’aeroporto, sono in attesa che arrivi a Mogadiscio il contingente di pace dell'Unione Africana (Ua), fase necessaria prima che le truppe etiopi possano lasciare il Paese. Alla missione di peacekeeping, che dovrebbe contare su un totale di ottomila unità, fino ad ora hanno già aderito Uganda, Nigeria e Malawi, mentre Ghana e Burundi sarebbero in procinto di dare la loro disponibilità. Intanto, per contrastare i gruppi islamici che fino a pochi mesi fa controllavano la quasi totalità della Somalia, il governo sta organizzando le unità speciali anti-terrorismo. Il compito delle truppe di pace dell’Ua non sarà facile, vista la facilità con la quale i miliziani riescono a reperire armi e uomini pronti a combattere in cambio di pochi dollari. Inoltre, alla fine dello scorso anno, quando l’offensiva etiope aveva messo alle strette le milizie delle Corti Islamiche, Ayman Al-Zawahiri, il medico egiziano vice di Osama bin Laden, aveva chiamato a raccolta i musulmani in una guerra santa per la Somalia; appello che potrebbe essere stato raccolto da molti seguaci di Al Qaeda e che obbliga il nuovo governo somalo a tenere alta la guardia. (E.Roscini Vitali,Canisciolti.info, 21/02/07)
Forza di pace UA, ONU si appresta a dare via libera a missione (Adnkronos, 20/02/07)
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si appresta ad adottare in serata una risoluzione che autorizzera' l'Unione Africana (Ua) ad inviare una forza di pace in Somalia. Fonti diplomatiche riferiscono che i 15 membri del massimo organo esecutivo del Palazzo di Vetro si riuniranno alle 17, ora di New York (le 23 in Italia), per approvare il testo messo a punto dalla Gran Bretagna che da una settimana e' all'esame del Consiglio.(Adnkronos, 20/02/07)
Arrestati 4 svedesi sospettati di aver combattuto con Corti islamiche
(PeaceReporter, 20/02/07)
Il ministero degli Esteri di Stoccolma ha annunciato oggi che quattro cittadini svedesi sono stati arrestati in Somalia sospettati di aver combattuto a fianco dell'Unione delle Corti islamiche. Andre Mkandawire, portavoce del ministro degli Esteri, ha affermato che tre di loro hanno la cittadinanza svedese, mentre il quarto ha lo stato di residenza permanente in Svezia, aggiungendo che il ministro sta ancora cercando di scoprire dove siano detenuti.(PeaceReporter, 20/02/07)
E’ di nuovo guerra a Mogadiscio (Vita, 20/02/07)
Una serie di attacchi di mortaio e di lanci di razzi ha centrato diversi quartieri di Mogadiscio uccidendo almeno sedici persone. E' di nuovo guerra nella capitale somala, nel giorno piu' sanguinoso da quando le milizie delle Corti Islamiche furono costrette a lasciare la citta'. Nel mirino degli attacchi e' stata anche Villa Somalia, il palazzo presidenziale da dove il presidente Abdullahi Yusuf cerca di coordinare un piano d'azione teso a riportare la capitale somala sotto il controllo del governo. I colpi di mortaio sono stati sparati anche all'indirizzo delle truppe etiopiche che hanno promesso di smobilitare dopo l'arrivo del contingente di pace dell'Unione Africana. I primi ad arrivare saranno gli ugandesi e per agevolane il dispiegamento e' stata rafforzata la presenza dei soldati etiopici e governativi nelle strade di Mogadiscio, soprattutto intorno all'aeroporto. La gran parte delle vittime e' costituita da civili. Tra esse, ha riferito un testimone, vi e' una donna incinta, uccisa nel sonno da da un proietto di mortaio che ha colpito la sua baracca di lamiere. "C'era sangue dappertutto", ha raccontato Ibrahim Maalim, che avrebbe visto almeno sei corpi nel quartiere centrale di Wardigley. Il governo e' sicuro che a scatenare l'offensiva siano stati i miliziani islamisti che cercano di riprendersi la capitale dopo il breve periodo -sei mesi- in cui sono stati al potere. "I ribelli ricompensano con cento dollari chiunque spari razzi e proietti di mortaio contro il governo e la gente", ha detto il vice ministro della Difesa, Salad Ali Jelle. Certo e' che la guerriglia islamista e' ancora lontana dall'essere sconfitta. Deve aver fatto presa l'ultimo appello di Ayman Al-Zawahiri, il medico egiziano vice di Osama bin Laden, che ha chiamato a raccolta i musulmani in una guerra santa in Somalia, visto che sono stati arrestati quattro svedesi tra i combattenti islamisti. Secondo quanto ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri svedese, Andre Mkandawire, tre di loro hanno la cittadinanza svedese mentre un altro ha la residenza nella regione scandinava. (Vita, 20/02/07)
Somalia - Mogadiscio: esplode auto, quattro morti, dicono testimoni(Reuters, 18/02/07)
Quattro persone sono rimaste uccise oggi nell'esplosione della loro auto nella capitale somala, hanno detto testimoni. Non è chiaro che cosa abbia provocato l'esplosione. "Quando abbiamo udito lo scoppio, abbiamo pensato che un colpo di mortaio avesse colpito la zona e la gente ha cominciato a scappare per la strada senza neppure chiudere i negozi", ha detto un negoziante sul posto. "L'auto è a pezzi. Il bagagliaio e il tetto sono stati scaraventati via. Ho visto quattro teste e ossa riverse in quel che rimane dell'auto". L'esplosione è avvenuta nella parte nord di Mogadiscio, vicino allo stadio di calcio. Gli attentati si susseguono con frequenza quasi giornaliera nella capitale somala, da quando il governo provvisorio, sostenuto dalle truppe etiopiche, ha scacciato gli islamisti lo scorso dicembre.(Reuters,18/02/07)
Sunday Times: al Qaida armata da paesi arabi filo-occidentali(TendenzeOnLine, 18/02/07)
Paesi mediorientali come la Siria, la Libia e l'Iran, ma anche i più filo-occidentali Arabia Saudita ed Egitto hanno armato e addestrato clandestinamente miliziani di al Qaida per combattere in Somalia contro il governo di transizione. La denuncia parte dal Sunday Times, che cita come fonte un rapporto finora secretato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Stando al rapporto, centinaia di guerriglieri islamisti sarebbero stato trasferiti, dietro assistenza dell'Eritrea, dalla Somalia alla Siria e alla Libia per ricevere addestramento militare. Altri avrebbero raggiunto il Libano per combattere nelle fila dell'Hezbollah. Gli esperti dell'Onu forniscono dati e prove sull'assistenza di tipo militare fornita ai combattenti qaedisti anche da Arabia Saudita ed Egitto, nonostante questi governi risultino ufficialmente schierati al fianco dell'Occidente nella guerra al terrorismo. Il regime di Teheran avrebbe invece garantito ai miliziani 125 lanciamissili individuali terra-aria, di cui 80 sarebbero stati spediti via mare e il resto per via aerea. Un'operazione clandestina per fare uscire segretamente i guerriglieri dalla Somalia è iniziata nel luglio dell'anno scorso, secondo il domenicale del Times. In un'intervista, Evgueny Zakharov, proprietario dell'Aerolift, una linea aerea con una flotta di vecchi aerei da trasporto Antonov e Ilyushin, che ha sede a Johannesburg ma è registrata alle Virgin Islands, dichiara: "Abbiamo trasportato tanti uomini in uniforme, erano arabi incappucciati". Zakharov parla di uomini sottoposti a disciplina militare: "Anche se non avevano le insegne dei gradi - racconta - erano ovviamente degli ufficiali. Sono saliti a bordo dei nostri aerei come se lo avessero fatto molte volte in passato". Zakharov spiega di essere stato contattato da un certo generale Tambi delle forze di difesa eritree. Tambi avrebbe offerto 1,5 milioni di dollari (pari a oltre 1,1 milioni di euro) per l'acquisto di un aereo da trasporto Ilyushin Il-76 registrato in Kazakhstan (UN 76496), che non valeva più di un milione.(TendenzeOnLine, 18/02/07)
Missione di pace: per Sudafrica, Usa devono starne fuori (EB, Misna, 14/02/07)
Gli Stati Uniti non dovrebbero essere coinvolti nella missione di stabilizzazione della Somalia: lo ha detto oggi il ministro della Difesa del Sudafrica, che comunque non intende inviare proprie truppe per il contingente di pace africano diretto a Mogadiscio. “Alla luce della storia degli Usa in Somalia, credo che sarebbe meglio, e probabilmente lo sarà, portare in quel contesto paesi che non arrivino con un simile bagaglio storico” ha detto Mosiuoa Lekota parlando con in giornalisti a Cape Town. “Non penso – ha aggiunto il ministro della Difesa – che sia utile coinvolgere paesi le cui motivazioni potrebbero essere contestate”. Gli Usa, che hanno promesso sostegno economico alla missione dell’Unione Africana in Somalia con 40 milioni di dollari, sono assenti dal Corno d’Africa dal 1994, dopo la fallimentare missione di pace dell’Onu. Nell’ottobre dell’anno predicente, 18 marines e almeno 300 miliziani somali morirono durante una violentissima battaglia a Mogadiscio, che spinse gli Usa a ritirarsi dalla Somalia. Il Sudafrica ha garantito appoggio logistico alla missione di pace, che dovrebbe contare su 8.000 militari; finora però i paesi africani (Nigeria, Uganda eMalawi) hanno offerto solo la metà dei soldati necessari. (EB,Misna, 14/02/07)
Mogadiscio: leader religiosi chiedono fine violenze contro civili (EB, Misna, 13/02/07)
Un appello per porre fine agli scontri con armi pesanti – che hanno provocato decine di vittime civili a Mogadiscio nelle ultime settimane - è stato lanciato oggi dal coordinamento dei leader religiosi somali della capitale, che chiede anche il coinvolgimento degli ex-esponenti delle Corti islamiche nel processo di riconciliazione. “È scioccante vedere civili costretti ad abbandonare le proprie case, e donne e bambini ammazzati da colpi di mortaio. Chiediamo ai due schieramenti di smettere di uccidere somali innocenti” ha detto Sheik Ali Haji Yusuf, presidente dell’organismo, parlando ai giornalisti a Mogadiscio. Il leader religioso si è rivolto sia alle milizie del governo di transizione che ai gruppi armati responsabili dei continui attacchi a colpi di artiglieria e di obice nei quali anche domenica tre civili sono rimasti uccisi, tra cui un bambino di sei anni. Haji Yusuf si è rivolto in particolare ai “misteriosi gruppi armati” che prendono di mira le truppe etiopiche, arrivate a Mogadiscio alla fine di dicembre in appoggio alle milizie governative per estromettere le Corti islamiche. Il presidente dell’Unione religiosa di Mogadiscio – come si apprende dai mass-media locali - ha esortato le autorità a coinvolgere nel processo di riconciliazione nazionale anche le Corti islamiche, i cui dirigenti - ha detto, “hanno portato pace e tranquillità in questa città e il loro lavoro è stato apprezzato dalla comunità internazionale. È sorprendente che il governo abbia deciso di non negoziare con loro”. In attesa che le milizie governative controllino davvero la città – è il suggerimento dei capi religiosi di Mogadiscio – gli abitanti dovrebbero organizzazione gruppi di autodifesa. Anche la notte scorsa, come avviene ormai in modo sempre più sistematico, colpi di mortaio nella zona del porto, vicino a una base dell’esercito etiopico. (EB, Misna, 13/02/07)
Ancora raffica di attentati a Mogadiscio (Swisspolitics, 13/02/07)
Non rallenta la morsa della guerriglia urbana in Somalia, a Mogadiscio in particolare, ma anche in altre località: in specie l'importante e strategico porto di Chisimaio, nel sud, quasi ai confini col Kenya. Anche tra la notte scorsa e le prime ore di stamane sono segnalati almeno tre attacchi nella capitale somala. Per ora -però- non si registrano vittime, almeno ufficialmente. Una granata è stata lanciata contro la casa del ministro del Commercio Abdullahi Ahmed Afrah; colpi di mortaio sono stati tirati contro il porto; mentre sono state sparate raffiche di kalashnikov contro la sede della polizia del quartiere di Medina, nel sud della città. Ormai da quando, alla fine dello scorso anno, le milizie islamiche sono state scacciate da Mogadiscio, e dal resto del Paese, dalla travolgente avanzata delle truppe etiopiche, insieme a quelle leali al governo federale di transizione, dopo un breve periodo di relativa calma le azioni della guerriglia (presumibilmente gruppi islamici, ma con appoggio di parte della popolazione, soprattutto in chiave antietiopica) è andata crescendo di giorno in giorno. E da sabato scorso è stato uno stillicidio quotidiano quanto sanguinoso: molti feriti, ed almeno sette morti. Il governo, diviso, non ce la fa a controllare la situazione, e neanche - appunto per le spaccature interne, soprattutto, sembra, tra presidente e premier - riesce, o vuole, creare condizioni che facilitino la creazione di un esecutivo di unità nazionale comprensivo anche di forze islamiche moderate, come richiesto con insistenza dalla diplomazia internazionale. Una situazione che finisce col ritardare anche lo schieramento della missione di pacepanafricana, che appare sempre sul piede di decollare, ma non decolla mai. E la situazione sul campo sembra peggiorare velocemente. Il rischio sempre più patente è quello di un ritorno all'anarchia totale. (Swisspolitics, 13/02/07)
Bombe mortaio a Mogadiscio: tre morti (PeaceReporter, 12/02/07)
Nella zona nord di Mogadiscio, sono esplose cinque bombe di mortaio: almeno tre morti e ancora imprecisato il numero dei feriti. Lo riferiscono alcuni testimoni. "In una casa sono rimasti uccisi un uomo e il suo bambino, mentre sua moglie e la figlia sono rimaste ferite e portate in ospedale. Un altro uomo è morto nel nostro quartiere e altre tre sono stati feriti", riferisce all'agenzia stampa Reuters un uomo che vive nei paraggi. (PeaceReporter, 12/02/07)
Attentato a Kismayo, almeno 20 feriti (PeaceReporter, 11/02/07)
Questa mattina nel porto di Kismayo, nel sud della Somalia, c'è stata un'esplosione durante una cerimonia di benvenuto ai comandanti militari somali. Almeno venti persone sono rimaste ferite, sia civili che poliziotti, mentre secondo testimoni ci sarebbero anche due morti. Alla cerimonia partecipavano anche i massimi vertici militari e leader regionali, il ministro della Difesa somalo Abdikadir Adan Shire teme che tra i feriti ci siano anche alcuni di loro. Secondo testimoni, dopo l'esplosione la polizia avrebbe iniziato a sparare in tutte le direzioni ferendo diversi civili. -- È cresciuto il bilancio dell'attentato avvenuto questa mattina durante una cerimonia nel porto di Kismayo. Almeno 4 persone sono morte e 24 sono rimaste ferite. Tra le vittime ci sono alcuni alti ufficiali dell'esercito e leader di clan locali. (PeaceReporter, 11/02/07)
Proteste e bandiere in fiamme in attesa truppe Ua (SwissPolitics, 09/02/07)
Centinaia di abitanti di Mogadiscio sono sfilati per le strade del centro ed hanno bruciato bandiere di vari paesi africani, oltre che degli Stati Uniti, per protestare contro l' eventuale arrivo di truppe dell'Unione Africana delle quali osservatori internazionali e diplomatici riuniti a Dar Es Salam hanno sollecitato oggi l'invio urgente. Nel pomeriggio assalitori sconosciuti hanno lanciato un razzo contro l'albergo Global Hotel di Mogadiscio nord, dove alloggiano da mesi responsabili e funzionari del governo transitorio somalo. Il razzo "ha colpito il locale della ricezione, del quale ha rotto le finestre - ha detto una fonte ufficiale - potrebbero esserci stati feriti". Nelle ore successive, però, non sono arrivate ulteriori notizie a riguardo. Apparenti simpatizzanti degli integralisti somali cacciati nei mesi scorsi dalla Somalia da truppe del governo transitorio con l'appoggio dell'esercito etiopico, alcuni mascherati hanno gridato: "stiamo bruciando le bandiere di paesi che alimentano il caos in Somalia, Stati Un