Per Natale appelli alla pace e alla solidarietà (RadioVaticana, 28/12/07)
Cristiani e musulmani uniti in occasione della festa della Natività. Nelle celebrazioni, nelle omelie, le parole di cadinali, arcivescovi e sacerdoti hanno come rievocato i discorsi pronunciati dagli imam a pochi giorni di distanza, nel periodo della cosiddetta “festa dei montoni”. Attraverso riflessioni comuni, in varie parti del martoriato continente si sono diffusi messaggi di speranza. Così l'arcivescovo di Dakar, il cardinale Théodore Adrien Sarr, soffermandosi sulla nascita di Cristo avvenuta in condizioni di povertà, ha posto l’accento sulla carità nei confronti dei più deboli. A Bamako, la capitale del Mali, l’arcivescovo Jean Zerbo ha auspicato il ritorno alla pace nel nord della regione ed in Costa d’Avorio. E sentiti appelli sono riecheggiati anche nella Repubblica Democratica del Congo, con l’invito a cessare i combattimenti tra i ribelli e le forze armate. (RadioVaticana, 28/12/07)
Una web radio per il Senegal (Simona Savoldi, L’Espresso, 27/12/07)
Dalla solidarietà nasce, prende forma e si sviluppa la web radio che diffonderà dal Senegal i suoni del Fesfop, il festival internazionale di folklore e di percussioni. A Louga, a circa 200 chilometri dalla capitale Dakar, non esiste un´emittente radiofonica pubblica. Non ci sono dj che scalano le classifiche e neppure speaker qualificati che fare informazione. Esiste però internet: l´unico mezzo di comunicazione con il resto del mondo. Ed è proprio dalla rete che parte il progetto di cooperazione decentrata, promosso dalla Regione Piemonte, "For Louga. Sviluppo, competenze professionali in ambito multimediale" affidato all´Enaip (l´ente Acli che si occupa di istruzione professionale). Il partner operativo è Radioflash, la storica emittente torinese in onda sui 97.6. E proprio lo staff di Radio Flash si occuperà di formare i futuri conduttori della radio di Louga e di diffondere in rete, con l´assistenza del consorzio Top-ix, il segnale proveniente dal cuore del Sahel. «L´idea è nata quasi per caso – spiega Carmela Nicola dell´Enaip Piemonte –. A Louga lavoriamo a contatto con le associazioni locali e cerchiamo di dare risposte alle loro esigenze. L´organizzazione del Fesfop ha manifestato la volontà di provare a portare il Festival fuori dai confini africani e così è nata l´idea della web radio. Nel 2008 abbiamo in programma di ampliare il progetto, portando il segnale anche su fm per rendere la radio più facilmente fruibile da parte degli abitanti di Louga, dove non tutti hanno internet». L´iniziativa rientra nell´ambito del progetto "For Louga" che lega dal 2003 il Piemonte alla Regione del Senegal più rappresentativa, dal punto di vista numerico, sotto la Mole. Il percorso formativo di tecniche di produzione radiofonica si svolgerà in contemporanea alla settima edizione del Fesfop. Il "Festival international de folklore et de percussion", in programma dal 28 dicembre al primo gennaio, richiamerà a Louga quasi cinquanta gruppi musicali provenienti dal resto dell´Africa e da alcuni paesi europei. Dal Piemonte arriva, infatti, "La Paranza del Geco" per diffondere tra le percussioni africane i ritmi delle danze del sud Italia. I corsi di radiofonia sono in programma al Centro di formazione professionale Cefam, gestito dall´Enaip e realizzato con il contributo della Regione Piemonte. L´iter formativo prevede sia lezioni teoriche che esercitazioni pratiche, in affiancamento ai tecnici di Radio Flash. Lo sviluppo delle capacità tecnico-operative sarà rapido e il risultato della formazione immediato. Il Festival si potrà ascoltare, in diretta, dalla voce degli speaker di Louga via web (collegamento diretto stream5.top-ix.org:8000/senegal.m3u) o tramite le finestre quotidiane attivate in fm su Radio Flash. L´intervento in ambito multimediale nel Sahel rappresenta un raro esempio di collaborazione nella cooperazione attivato dagli enti locali piemontesi: le risorse messe a disposizione dalla Provincia di Torino, ad esempio, sono state utilizzate per acquistare le apparecchiature necessarie alla realizzazione della web radio. La Regione, invece, oltre a finanziare il progetto, sarà presente a Louga il 29 e 30 dicembre in occasione del forum sull´immigrazione e la cooperazione. (Simona Savoldi, L’Espresso, 27/12/07)
Sprechi nella spesa pubblica, il governo taglia dieci ministri (Peacereporter, 05/12/2007)
Passa da 38 a 28 il numero dei ministri del governo senegalese. Lo ha deciso il presidente Abdoulaye Wade. L'obiettivo è diminuire le spese e dirottare i risparmi su un "fondo di solidarietà nazionale", come risposta ufficiale del governo all'accusa di sprechi nella spesa pubblica. Negli ultimi mesi, in Senegal, i prezzi dei beni di prima necessità (riso e pane) hanno subìto forti aumenti, mentre il governo finanziava la costruzione di hotel di lusso e autostrade a quattro corsie. Due settimane fa a Dakar, il malcontento ha portato a scontri di piazza tra la popolazione e le forze armate. (Peacereporter,
05/12/2007)
Wade: “Il Senegal non firmerà gli Epa” (Mwinda, 03/12/2007)
Il capo dello stato senegalese Abdoulaye Wade ha indicato domenica a Dakar con “convizione” che il Senegal non firmerà gli accordi di partenariato economico (Epa) che si stanno negoziando tra l’Europa e i paesi Acp (Africa-Caraibi-Pacifico). Le disposizioni contenute negli Epa, che dovranno entrare in vigore il prossimo 31 dicembre (quando scadranno i termini del precedente accordo di Cotonou) “sono contrarie agli interessi del Senegal e dell’Africa”, ha aggiunto Wade. In un lungo discorso al centro internazionale del commercio e degli scambi di Dakar, il presidente senegalese ha anche accusato l’Unione Europea di voler dividere i paesi africani con negoziati separati. “Secondo un parallelismo, l’Unione Europea dovrebbe negoziare con l’Unione Africana, non con le Comunità economiche regionali. Poi, siccome la Cedeao (Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale) non è d’accordo con gli Epa e chiede delle deroghe, ora l’Ue sta addirittura cercando di far firmare accordi separati ai singoli stati che compongono la Cedeao”. Mentre i paesi dei Carabi e del Pacifico appaiono intenzionati a firmare, gli Epa suscitano grandi resistenze in Africa, dove solo alcuni Stati hanno indicato che firmeranno gli accordi entro la data prevista. Il tema è oggetto di discussioni e sarò dibattuto anche al vertice euro-africano, previsto a Lisbona per l’8 e il 9 dicembre prossimi. (Mwinda, 03/12/2007)
Dakar accogliera’ ufficio regionale diritti umani (AdL, Misna, 03/12/2007)
Aprirà a Dakar, capitale del Senegal, l’ufficio regionale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Africa occidentale. E’ il risultato di un’intesa firmata oggi dall’Alto commissariato per i Diritti umani dell’Onu (Unhcr) e il governo senegalese; l’ufficio si occuperà di monitorare e salvaguardare i diritti dei cittadini dei 15 paesi membri della Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale (Ecowas) e avrà il compito di coordinare il lavoro delle organizzazioni non governative (ong) e delle associazioni per i diritti umani operanti sul vasto territorio. “Questo accordo mostra la volontà dell’Unhcr di sostenere gli sforzi compiuti dai paesi dell’Ecowas nel settore dei diritti umani” ha detto il vice-commissario Kyung-wha Kang subito dopo aver apposto la firma sul documento congiunto. L’ufficio sarà il quarto nel suo genere sul continente, dopo quelli di Yaoundé, per l’Africa Centrale, Addis Abeba, per l’Africa Orientale e Pretoria, per il Sudafrica. (AdL, Misna,
03/12/2007)
Dakar: protesta di venditori ambulanti spinge città nel caos (CC, Misna, 22/11/2007)
“In pochi minuti, l'immagine di Dakar si è trasformata in quella di una città in fiamme, con nuvole di fumo ovunque, semafori rotti, copertoni e macchine incendiate, rifiuti versati ovunque”: è così che oggi il quotidiano senegalese ‘Sud quotidien' descrive di eventi che ieri hanno travolto la capitale, presa d'assalto da una moltitudine di venditori ambulanti che il governo ha deciso di mandare via per fare di Dakar una “città pulita” e “moderna”. In realtà, la protesta dei piccoli commercianti si è allargata ad una più ampia manifestazione di malcontento generale contro il carovita. “Non riusciamo più a sbarcare il lunario. Avevamo tante speranze con il presidente (Abdoulaye) Wade, ma la situazione economica e sociale si è molto deteriorata” dice una manifestante al giornale. Come nel resto dell'Africa, i prezzi dei beni di prima necessità sono aumentati negli ultimi tempi, sulla scia dell'aumento dei prezzi del petrolio. Con lacrimogeni e manganelli, la polizia spalleggiata dal un'unità speciale ha disperso i dimostranti, tra i quali si erano infiltrati vandali. Molte metropoli africane sono animate da una costellazione di piccoli venditori di beni o servizi di ogni genere: dal cibo alle ‘chiamate' su cellulari, dal cambio di denaro al trasporto di merci, tutto si trova, si negozia e si compra per strada. (CC, Misna, 22/11/2007)
Darfur: Senegal minaccia ritiro soldati UA, Washington accelera (Agi/Reuters, 01/10/2007)
Gli Stati Uniti accelerano sul Darfur ma l'attacco in cui sono stati uccisi dieci soldati dell'Unione Africana (UA) mette a rischio l'attuale missione di pace. Il Senegal ha minacciato, infatti, il ritiro dei propri caschi bianchi se emergera' che non erano prontamente equipaggiati per l'autodifesa. Nell'agguato, messo in atto nella base di Haskanita da un gruppo di ribelli, erano rimasti feriti altri 40 soldati. "Se sono morti perche' non avevano armi per difendersi, faro' rientrare tutti i senegalesi... Non voglio inviare uomini al massacro", ha detto il presidente Abdoulaye Wade. A Washington la reazione alla strage e di imprimere un passo piu' veloce e deciso al dispiegamento del contingente misto Onu-Ua, 26.000 soldati che dovranno prendere il posto degli attuali 7.000. Dana Perino, portavoce della casa Bianca, ha escluso un rinvio della missione affermando, invece, la volonta' di George W. Bush per un dispiegamento "al piu' presto possibile". (Agi/Reuters, 01/10/2007)
Clero lancia allarme su emergenza alimentare nelle campagne (Zengarini, RadioVaticana/Apic, 27/09/07)
In Senegal migliaia di agricoltori e allevatori rischiano la fame a causa della crisi dei raccolti provocata dalla siccità che ha colpito diverse parti del Paese. A lanciare l’allarme è l’Unione del clero senegalese (Ucs) che all’emergenza ha dedicato la sua 31ª assemblea nazionale svoltasi nei giorni scorsi nella capitale Dakar. All’incontro, cui hanno partecipato 183 sacerdoti da tutte le diocesi del Senegal, l’Associazione si è detta molto preoccupata dalla “precarietà” delle condizioni di vita nelle campagne dove, a causa della mancanza di piogge, i raccolti tardano ad arrivare, minacciando la sussistenza di 700mila persone. L’Ucs è particolarmente toccata da questa emergenza, perché, come ha spiegato in una conferenza stampa il presidente dell’associazione, don Émile Ndione , il 70 per cento dei suoi membri svolge il suo ministero nelle aree rurali. (Zengarini, RadioVaticana/Apic, 27/09/07)
Senegal - Aiuti da Sarkozy per processo all'ex presidente del Ciad (Peacereporter, 27/07/07)
Durante una visita ufficiale, Nicholas Sarkozy ha fatto sapere che fornirà assistenza economica e legale al Senegal per l'istruzione del processo a carico di Hissene Habre, l'ex presidente del Ciad. Una commissione d'inchiesta ha riconosciuto Habre, soprannominato il Pinochet d'Africa, responsabile di 40 mila omicidi politici e 200 mila casi di tortura in soli otto anni di mandato. Fuggito in Senegal nel 1990, Habre sarà processato in un tribunale di Dakar, e non in patria, per volontà dell'Unione africana.(Peacereporter, 27/07/07)
Sequestrate 1,2 tonnellate di cocaina(Agr. Corsera, 01/07/07)
Sequestrate in Senegal oltre 1,2 tonnellate di cocaina, in una nuova operazione dopo quella che mercoledi scorso aveva portato al ritrovamento di un analogo quantitativo della sostanza stupefacente. Il maxisequestro ha avuto luogo a Nianing, una stazione balneare a sud della capitale Dakar, la stessa localita' dove quattro giorni fa c'era stato il primo intervento delle forze dell'ordine. (Agr. Corsera, 01/07/07)
Un canto da premier (Internazionale,29/06/07)
Da cantante a primo ministro degli Stati Uniti d'Africa? È il progetto annunciato da Youssou N'dour durante un concerto all'università Cheikh Anta Diop di Dakar. "Mi sento pronto a guidare il futuro governo degli Stati Uniti d'Africa", ha spiegato il cantante al quotidiano senegalese Le Soleil. Durante il vertice dell'Unione africana, che si terrà in Ghana dal 1 al 3 luglio, si tornerà a discutere della proposta di creare una confederazione di stati africani, l'unico modo, secondo i promotori, per assicurare lo sviluppo del continente. Alcuni lo considerano un progetto fantasioso di Gheddafi, ma a quanto pare N'dour lo prende sul serio: "Coltivo da tempo la visione di un'Africa unita, solidale e impegnata. E voglio chiedere al presidente senegalese Wade di appoggiare la mia candidatura". Troppo ambizioso? "Non dimentichiamo", ricorda Le Soleil, "che Time ha l'ha incluso nella lista delle cento persone più influenti del mondo".(Internazionale, 29/06/07)
Si dimette il primo ministro (L’Umanista, 19/06/07)
Dopo che la coalizione “Sopi”, che sostiene l’attuale presidente senegalese Wade, ha conquistato 130 dei 150 seggi parlamentari disponibili, l’attuale primo ministro Macky Sall ha rassegnato le dimissioni proprio al presidente. Sall, che era al potere dal 2004, ha dichiarato che il suo tempo è finito e riconsegna l’incarico a testa alta. Wade ha dichiarato che accetta a malincuore le dimissioni del primo ministro e che provvederà alla nomina di un nuovo governo. (L’Umanista,
19/06/07)
Morto Ousmane Sembene il più grande regista africano (Primissima.it, 11/06/07)
Ousmane Sembene, scrittore e regista cinematografico, una delle principali figure del panorama culturale africano, è morto sabato scorso a Dakar. Aveva 84 anni. Autentico pioniere del cinema africano, regista del primo lungometraggio prodotto nell'Africa nera, ci lascia una dozzina di romanzi, e una decina di film, oltre al Festival del cinema Panafricano di Ougadougu, di cui è stato uno dei fondatori. Arruolato nell'armata coloniale francese nel corso della 2a guerra mondiale, è entrato clandestinamente in Francia nel 1946, lavorando a Marsiglia per alcuni anni come pescatore e scaricatore. Militante della CGT, amico di Bazin e di Sadoul, esordisce nella letteratura con un romanzo (Le Docker noir) che racconta la sua esperienza di immigrato. Impara la tecnica cinematografica negli studi Gorkij di Mosca per tornare in Senegal dove affianca all' attività di scrittore quella di regista con opere sempre impegnate a descrivere la difficile realtà sociale e culturale dell' Africa occidentale. Tra i suoi film più celebri Le Camp de Thiaroye, Gran Premio della Giuria al festival di Venezia nel 1988, un'opera straordinaria che ricostruisce il massacro dei fucilieri senegalesi arruolati nell'armata coloniale francese, da parte degli alti gradi francesi nel 1945 e Moolaadé, premiato al Festival di Cannes nel 2004, un film che denuncia la pratica dell'escissione. (Primissima.it, 11/06/07)
Parlamentari: vittoria… confermata da corte d’appello (RC, Misna, 07/06/07)
La coalizione Sopi (‘Cambiamento’ in wolof, la lingua più parlata nel paese), la formazione del presidente Abdoulaye Wade già al potere, ha conquistato 131 seggi su 150: lo ha dichiarato Cheikh Tidiane Diakhaté, presidente della Commissione nazionale di censimento dei voti (Cnrv) e della Corte d’appello di Dakar, diffondendo i risultati provvisori delle parlamentari di domenica scorsa “sulla base dei verbali delle commissioni dipartimentali” e confermando le anticipazioni circolate in precedenza. La Corte d’Appello di Dakar avrebbe dovuto dichiarare i risultati provvisori già ieri sera, ma per “ragioni tecniche” la proclamazione ufficiale è stata rinviata a oggi, mentre quella dei risultati definitivi – che spetta alla Corte costituzionale – è attesa per una data indeterminata. Il tasso di partecipazione è stato invece del 34,72%, ha aggiunto Diakhaté. Sulle 13 liste di partiti e coalizioni che insieme alla Sopi hanno partecipato allo scrutinio non aderendo al boicottaggio deciso dai principali partiti dell’opposizione guidati dal Partito socialista (Ps, ex-partito al potere), solo una non ha ottenuto alcun seggio. Tre seggi sono invece andati rispettivamente alla coalizione di Robert Sagna, un dissidente del Ps, a quella di Landing Savané, ex-ministro di Wade, e di Modou Diagne Fada, un dissidente del partito presidenziale. Sia Sagna sia Savané erano candidati alle presidenziali del 25 febbraio vinte da Wade con il 56% di preferenze. (RC, Misna, 07/06/07)
Senegalesi alle urne per eleggere 150 deputati, tre mesi dopo la rielezione del presidente Aboulaye Wade. La giornata elettorale e' stata caratterizzata dalla scarsa partecipazione dopo che i principali partiti dell'opposizione avevano rivolto alla popolazione un appello al boicottaggio. Secondo cifre ufficiali il tasso di partecipazione aveva raggiunto il 70% alle presidenziali dello scorso 25 febbraio, e il 67,4% alle legislative del 2001. Sulla percentuale dei votanti ieri non erano disponibili cifre ufficiali, ma si e' registrato un calo consistente secondo fonti locali. (Corriere della Sera,04/06/2007)
Combattimenti sporadici tra le fazioni rivali del Movimento delle forze democratiche della Casamance (Mfdc), lo storico movimento separatista che nel 2004 ha siglato un accordo di pace col governo di Dakar, sono in corso da oltre due settimane a Dindian, 45 chilometri a nord di Ziguinchor, principale città della regione meridionale senegalese al confine con la Guinea Bissau. Lo riferiscono fonti militari, precisando che alcuni abitanti dei villaggi della zona si sono rifugiati in Gambia o presso parenti. Gli scontri oppongono due delle fazioni oltranziste che, nonostante l’accordo, non hanno mai rinunciato alla lotta armata: quella di Salif Sadio da una parte e quella di César Atoute Badiate, Ibrahima Magne Diémé e Antoine Diamacoune dall’altra. “Si tratta di atti irresponsabili che possono provocare non solo l’aggravamento dell’insicurezza già prevalente nella Casamance… ma anche di annientare uttto il lavoro di quelli che combattono quotidianamente in vista della riconciliazione interna allo Mfdc” sostiene in un comunicato il segretario generale dello Mfdc Jean-Marie François Biagui, denunciando quella che definisce una “spedizione punitiva” di Badiate, Diémé e Diamacoune contro Sadio. (RC, Misna, 15/05/07)
(…)In Italia perdono la vita molti, troppi operai. Ma si muore anche prima di toccare il suolo della Repubblica fondata sulla dignità di un lavoro. Si annega nella speranza di poterne toccare le coste. Si affonda nella disperazione di un viaggio senza fine, per mano irresponsabile di moderni negrieri con cellulare e navigatore satellitare. I Senegalesi in Italia, in occasione del 1 maggio, scendono in campo contro le stragi delle “carrette del mare” e donano i loro terreni in Senegal per un progetto agricolo innovativo. Col sostegno del Comune di Milano e dell’Oim (Organizzazione internazionale dell’emigrazione), l’Associazione Sunungaal di Milano lancia un progetto per creare piccole opportunità di lavoro nel Paese africano. Morire a vent’anni, per inseguire il sogno di un lavoro, di un futuro migliore, del benessere, in un tratto di mare tristemente noto tra le coste dell’Africa, di Spagna e d’Italia, non lascia indifferenti. I più fortunati, quelli che in Europa ci sono arrivati, hanno dato vita, col Progetto Sunugaal, a un’iniziativa che permetterà in breve di montare, in 5 villaggi a nord di Dakar e col contributo di tecnici italiani, una rete idrica per l’irrigazione di svariati ettari di terreno. Nonché di insegnare tecniche agricole e di gestire i commerci. L’iniziativa sarà presentata a Milano alla Fabbrica del Vapore (Mercoledì 2 maggio ore 12,30), in Via Procaccini, 4 nella sede di Mascherenere (info tel. 339.2937368). “In Senegal la terra è arida”, spiega Modou Gueye, 37 anni, presidente di Sunugaal, “ma basta irrigarla e gettare semi qualsiasi per ottenere raccolti proficui, diverse volte l’anno. Senza pesticidi o concimi chimici. Insomma, l’ideale per l’agricoltura biologica. In mezzo al nulla più assoluto”. Una goccia nel deserto. Sufficiente, però, a tener viva una speranza! (Antonio V. Gelormini, VareseNews, 02/05/07)
(…)Il terzo presidente della storia del Senegal, Abdoulaye Wade, ha ottenuto un secondo mandato di cinque anni in occasione delle elezioni presidenziali del 25 febbraio. Alla luce del programma del suo partito e delle tendenze seguite durante la sua prima esperienza alla guida del paese (il cui bilancio è complessivamente positivo soprattutto sul piano macroeconomico), si prospetta una politica economica fortemente orientata ad incoraggiare gli investitori nazionali ed internazionali. Come dimostra la recente apertura di un nuovo stabilimento della SOCOCIM (che ha creato nuovi posti di lavoro), la strategia di attrazione degli investimenti su cui punta il governo Wade potrebbe contribuire a ridurre drasticamente l’elevato tasso di disoccupazione del paese. In materia di politica estera, invece, oltre a rafforzare le relazioni con l’Europa per emergere da un punto di vista economico, il Senegal sembra avvicinarsi sempre di più agli USA sulle questioni della pace e della sicurezza nel continente africano. (Mirko Costa, Equilibri,05/04/07)
Gheddafi chiede nascita di esercito panafricano (PeaceReporter, 05/04/07)
In un discorso pronunciato a Dakar, in occasione dell'insediamento del presidente senegalese Abdoulaye Wade, il leader libico Muhammar Gheddafi ha lanciato un appello per la creazione di un esercito panafricano, che nelle intenzioni dovrebbe riuscire a proteggere meglio gli interessi del continente, specialmente nei confronti delle potenze ex-colonizzatrici. Il presidente libico si è poi scagliato contro queste ultime, accusandole di aver spogliato l'Africa delle sue ricchezze e di impedire ora ai migranti che salpano dalle coste africane di godere del benessere generato anche da quelle ricchezze. (PeaceReporter,
05/04/07)
Elezioni, Abdulaye Wade confermato presidente (SwissInfo, 11/03/07)
Il capo di stato uscente del Senegal, Abdulaye Wade, che ha conquistato il 55,90 per cento dei voti nelle elezioni del 25 febbraio scorso ed i cui risultati erano stati contestati dall'opposizione, è stato proclamato oggi vincitore della consultazione. Il suo mandato presidenziale è stato riconfermato per i prossimi cinque anni. La cancelliera del Consiglio costituzionale, Ndeye Maguette Mbengue, che ha dato notizia della proclamazione, ha annunciato anche che il Consiglio ha respinto i ricorsi presentati dai candidati del Partito Socialista (PS, formazione al potere dal 1960 al 2000) Osman Tanor Dieng e Abdulaye Bathily. Nell'elenco dei non eletti i due si sono piazzati rispettivamente al terzo ed al sesto posto, con il 13,56 per cento ed il 2,21 per cento. Dieng e Bathily hanno parlato di "irregolarità", tra le quali "iscrizioni e distribuzioni di tessere (elettorali) non veritiere", e di casi in cui "a numerosi senegalesi sono state impedite operazioni di voto in condizioni normali". Wade, 80 anni, al potere dal 2000, si è imposto su 14 altri candidati. "Il Consiglio costituzionale non ha fatto altro - ha dichiarato Dudù Wade, nipote del presidente e capo del gruppo parlamentare della maggioranza - che confermare quello che è stato (visto) nei seggi il 25 febbraio con uno scrutinio che si é svolto nella calma e nella serenità". (SwissInfo,
11/03/07)
Elezioni, confermata vittoria presidente Wade (SwissInfo, 01/03/07)
La commissione elettorale senegalese ha ufficialmente confermato oggi la vittoria del capo di Stato uscente, Abdoluaye Wade, al primo turno delle elezioni presidenziali, svoltosi domenica scorsa. Il presidente della commissione, Sheikh Tidiane Diakhate, ha annunciato che Wade, 80 anni, ha ottenuto 1.910.368 voti dei 3.419.751 voti espressi, ossia il 55,86%, ciò che gli consente di evitare il ballottaggio. Al secondo posto si è classificato, con il 14,93% dei voti, l'ex primo ministro Idrissa Seck, già considerato delfino del capo dello Stato, poi caduto in disgrazia e passato all'opposizione. Segue, con il 13,57% dei voti, Ousmane Tanor Dieng, candidato del Partito Socialista, al potere dall'indipendenza del Senegal, nel 1960, fino al 2000, quando salì al potere Wade. I risultati annunciati stasera, che confermano le cifre fornite nei giorni scorsi da fonti governative, dovranno ancora essere confermati e ratificati dal Consiglio costituzionale, unico organismo abilitato a esaminare gli eventuali ricorsi e a dirimere i contenziosi, per proclamare infine il vincitore delle elezioni. (SwissInfo,
01/03/07)
Opposizione contesta vittoria Wade (SwissInfo, 27/02/07)
Il candidato del principale partito di opposizione in Senegal ha annunciato stasera che contesterà i risultati delle elezioni forniti da fonti governative, secondo cui il capo dello Stato uscente Abdoulaye Wade è stato rieletto al primo turno delle elezioni presidenziali, svoltosi domenica scorsa. "Non accetteremo questi risultati, perché non lo consideriamo come eletto dal popolo senegalese", ha detto in una conferenza stampa Aissata Tall Sall, portavoce del candidato del Partito socialista, Ousmane Tanor Dieng. La portavoce ha aggiunto che il partito ha prove del fatto che alcune persone hanno potuto votare più di una volta. (SwissInfo,
27/02/07)
Dati parziali riconfermano Wade (L’Unità, 27/02/07)
Il presidente senegalese uscente, Abdoulaye Wade, avrebbe ottenuto la maggioranza assoluta dei voti in 12 dei 13 dipartimenti del paese di cui sono stati pubblicati i primi risultati delle elezioni presidenziali di domenica. Il risultato è però ancora parziale perché i dipartimenti del Senegal sono però in tutto 35. Wade, 80 anni, in corsa per un secondo mandato, aveva dichiarato già lunedì che si riteneva il vincitore fin dal primo turno con oltre il 50%. Sui 13 dipartimenti di cui l'Ufficio Elettorale ha diffuso i parziali, solo in quello di Thies avrebbe avuto la maggioranza assoluta il rivale Idrissa Seck, ex primo ministro, ex delfino di Wade, poi caduto in disgrazia e passato all'opposizione. Il quotidiano WalFadjri ha pubblicato i risultati di altri 10 dipartimenti, non confermati da fonti ufficiali, in sette dei quali Wade risulta vittorioso con la maggioranza assoluta. In due avrebbe la maggioranza relativa e in uno solo vincerebbe un altro ex primo ministro, Moustapha Niasse. Seck risulta testa a testa in secondo posto con Ousmane Tanor Dieng, il candidato del partito Socialista che fu al potere dall'indipendenza del 1960 al voto storico del 2000 che vide l'alternanza e l'arrivo al potere di Abdoulaye Wade. Altissima è stata l'affluenza alle urne in questo paese che può vantare di essere fra le democrazie più stabili dell'Africa; molti seggi sono rimasti aperti fino a quattro ore in più del previsto. L'età media dei 12 milioni di abitanti senegalesi è di 19 anni, secondo le statistiche. Circa la metà sono disoccupati. Tra questi sono migliaia i disperati che rischiano e perdono la vita per cercare di emigrare in Europa. E proprio sulla disoccupazione, soprattutto nelle zone rurali, Wade ha subito i maggiori assalti dagli oppositori negli ultimi mesi. Il Senegal è l'unico paese dell'Africa occidentale dove non sono mai avvenuti colpi di stato dall'indipendenza. Nel 2000 le elezioni si svolsero pacificamente. Quest'anno, circa 5 milioni di persone erano sulle liste elettorali (il doppio delle ultime elezioni, dato il tasso di crescita della popolazione) e si è sperimentato un nuovo sistema di voto elettronico. Anche per la tornata elettorale di domenica, i la missione degli osservatori elettorali della Comunità economica dell’Africa occidentale (composta da una sessantina di membri di 15 paesi) ha dichiarato che la consultazione si è svolta in modo «sufficientemente libero e trasparente». (L’Unità, 27/02/07)
Aspettando i risultati ufficiali, Wade si dichiara vincitore (EuroNews, 26/02/07)
In attesa dei risultati ufficiali, previsti per oggi, il presidente uscente, Abdulaye Wade, già si dice certo della vittoria al primo turno. Lo scrutinio si è svolto ieri, con un'ampia partecipazione. L'ottantenne Wade, soprannominato "la lepre" per la propria abilità politica, ha scommesso sull'inutilità di un ballottaggio. Non è dello stesso avviso il partito socialista, scalzato proprio da Wade nel 2000, dopo quarant'anni di governo. Lo staff del candidato Ousmane Tanor Dieng sostiene di avere informazioni credibili su una strategia pianificata di frode in questo paese dell'Africa occidentale che finora ha goduto di una relativa stabilità. La Commissione elettorale nazionale autonoma ha messo in evidenza problemi il giorno del voto, che però non avrebbero avuto grandi effetti sull'andamento generale delle elezioni. Si tratterebbe di ritardi nell'apertura di certi seggi, di irregolarità nella distribuzione dei certificati elettorali e della mancanza di schede in alcuni centri abitati. (EuroNews,
26/02/07)
Presidenziali; per opposizione si va a ballottaggio (SwissInfo, 26/02/07)
Dopo lo scrutinio di circa la metà dei voti espressi nelle elezioni presidenziali tenute ieri, il partito socialista del Senegal contesta le valutazioni fornite dal campo governativo e prevede che si andrà al ballottaggio fra il proprio candidato, Ousmane Tanor Dieng e il presidente uscente Abdulaye Wade, che si ripresenta. Secondo i dati forniti dai sostenitori del presidente uscente, Abdulaye Wade ha ottenuto il 55% dei suffragi sul 60% delle schede scrutinate, ma Khalifa Tall, direttore della campagna di Ousmane Tanor Dieng, "nessun candidato ha superato il 50%" e "noi vediamo la prospettiva del secondo turno". Nessun risultato ufficiale, neppure parziale, è stato finora reso noto, ma Tall ha riferito che se Abdulaye Wade si proclamerà vincitore "la gente non lo accetterà. Noi scenderemo per le strade". Cinque milioni di elettori sono stati chiamati alle urne per scegliere il nuovo capo dello stato tra 15 candidati e sette anni dopo un'alternanza politica storica che condusse al potere l'attuale presidente. I circa 11'000 seggi, in questo paese a maggioranza musulmana di 11 milioni di abitanti, sono rimasti aperti fino alle 18:00 di ieri, sotto il controllo di oltre 1500 osservatori nazionali e 500 internazionali. Il Senegal è l'unico paese dell'Africa occidentale a non aver mai conosciuto un colpo di stato e che è considerato una "vetrina" di democrazia in tutto il continente. (SwissInfo,
26/02/07)
Al voto per eleggere il nuovo capo dello Stato (Euronews, 25/02/07)
Quasi cinque milioni di senegalesi si stanno recando alle urne per eleggere il nuovo capo dello Stato. Un voto che ha l'aria di un referendum sull'operato e sulla personalità del presidente uscente, Abdoulaye Wade. A ottant'anni, si dice sicuro di essere riconfermato fin dal primo turno, nonostante in lizza ci siano altri quattordici candidati. Di fronte a Wade, la cui elezione, sette anni fa, pose fine a quattro decenni di potere socialista nell'ex colonia francese, il capo del Partito socialista Ousmane Tanor Dieng è considerato l'avversario più temibile. Altro concorrente accreditato è Idrissa Seck, un tempo presentato come il "delfino" di Wade, di cui è stato anche primo ministro, ma poi caduto in disgrazia. In caso di ballottaggio, ha chiarito che non voterebbe per Wade, con il quale dice di non aver stretto alcun accordo segreto. Il Senegal è sovente presentato come la vetrina della democrazia in Africa: Dal 1960, quando diventò indipendente, questa ex colonia non ha conosciuto colpi di stato. Un'immagine che verrebbe offuscata dal sospetto di brogli elettorali, come temono gli oppositori di Wade. Un problema, per un paese notevolmente assistito dalla finanza internazionale. (Euronews, 25/02/07)
Ribelli separatisti attaccano convoglio militare carico di materiale elettorale (PeaceReporter, 25/02/07)
Un convoglio dell'esercito senegalese è stato attaccato presumibilmente da ribelli separatisti a nord i Zinguichor, nella regione meridionale di Casamance. Un episodio che accade mentre in tutto il Paese cinque milioni di elettori sono chiamati alle urne per scegliere il nuovo capo dello stato tra i 15 candidati, fra cui il presidente uscente, Abdulaye Wade. Lo riferiscono fonti militari che precisano come il convoglio trasportasse materiale elettorale. Sporadici scontri armati nel sud del Paese ancora oppongono l'esercito a dissidenti del Movimento delle forze democratiche di Casamance, la regione meridionale di cui i ribelli separatisti rivendicano l'autonomia da Dakar. Il movimento separatista firmò nel dicembre 2004 un accordo di pace con il governo, ma il cessate il fuoco è rimasto ancora lettera morta. (PeaceReporter, 25/02/07)
Sono circa 5 milioni i senegalesi che si recheranno alle urne domenica 25 febbraio per le elezioni presidenziali. I candidati in lizza sono 15, di cui cinque indipendenti, a testimonianza della vivacità politica del paese, che spesso viene indicato come esempio di democrazia per tutta l’Africa. Tra i nomi già noti si candidano gli ex primi ministri Idrissa Seck e Moustapha Niasse, ed il segretario del Partito socialista, Ousmane Tanor Dieng. Si ripresenta anche l’attuale presidente in carica Abdoulaye Wade, 80 anni, che nel marzo 2000 si era reso protagonista della svolta storica del paese, ponendo fine al governo del partito socialista dopo 40 anni. Impossibile capire quale tra i candidati sia favorito: in Senegal non è permessa la pubblicazione dei sondaggi , l’esito resterà quindi incerto fino alla fine dello scrutinio. La campagna elettorale è iniziata il 4 febbraio, e si è svolta finora senza incidenti, a parte alcune animate proteste di studenti universitari contro il presidente Wade. Studenti e opposizione al governo accusano infatti Wade di non aver mantenuto le promesse elettorali di investire nell’istruzione e di aumentare i posti di lavoro, grazie alle quali avrebbe vinto nel 2000. Il possibile secondo turno di elezioni tra i due candidati che avranno raccolto il maggior numero di preferenze ma non la maggioranza assoluta dei suffragi, è già stato fissato per la terza domenica dal giorno della proclamazione ufficiale dei risultati. (Giovani e Missione, 23/02/07)
Appelli alla calma dei vescovi e leader musulmani in vista del voto (LM, Fides, 16/02/07)
Mentre cresce la tensione per l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali e politiche del 25 febbraio, le autorità religiose musulmane e cattoliche senegalesi continuano a invitare alla calma e al rispetto delle regole democratiche. All’inizio di febbraio Mons. Théodore-Adrien Sarr, Arcivescovo di Dakar, aveva invitato i partiti dell’opposizione a rinunciare a una manifestazione non autorizzata dalle autorità. L’Arcivescovo aveva lanciato il suo appello da Cotonou, capitale del Benin, dove si trovava per festeggiare il Giubileo d’Oro d’Episcopato del Cardinale Bernardin Gantin e per prendere parte a una riunione della Conferenza Episcopale Regionale dell’Africa Occidentale Francofona (CERAO) (vedi Fides 5 e 6 febbraio 2007). L’appello di Mons. Sarr è stato trasmesso dalla radio senegalese e pubblicato da tutti i principali giornali locali. (…) Un nuovo invito ai candidati perché contribuiscano a una campagna elettorale pacifica è stato rivolto da El hadj Moustapha Cissé, leader religioso musulmano e coordinatore del Circolo dei capi religiosi intellettuali per la pace e la concordia del Senegal (CCRIPC), un’associazione che riunisce musulmani e cattolici. L’appello giunge dopo una serie di incidenti provocati dai sostenitori dei candidati alle elezioni presidenziali, che avevano provocato diversi feriti. Tra i candidati alle elezioni presidenziali c’è il Presidente uscente Abdoulaye de, 80 anni, il quale ha al suo attivo un programma di modernizzazione del Paese, che ha trasformato il Senegal in un immenso antiere. Tra le innovazioni introdotte sotto l’attuale mandato presidenziale vi è la costruzione di una buona rete di telecomunicazioni. Paradossalmente questo risultato si sta ritorcendo contro il Presidente Wade, perché l’opposizione fa un massiccio ricorso a messaggi SMS per diffondere la propria propaganda elettorale. LM, Fides, 16/02/07)
Quattro morti. È il bilancio di un attacco ad un bus avvenuto in Senegal avvenuto ieri. Le autorità senegalesi sospettano che si tratti di un attacco dimostrativo compiuto dai separatisti della regione di Casamance, in vista delle prossime elezioni presidenziali del 25 Febbraio. L’episodio è avvenuto a 30 Km a nord di Zinguinchor. Il Presidente Abdoulaye Wade, favorito per la riconferma, si era precedentemente impegnato a soffocare l’insurrezione armata, iniziata negli anni ’80 e anche quest’anno ha rinnovato la promessa.(FiloDiretto, 15/02/07)
Mondiali di sci: protesta contro le qualificazioni (Il Resto del Carlino, 13/02/07)
Il Senegal si è ritirato per protesta ai Mondiali in corso ad Aare, in Svezia. L'uomo del giorno è Lamine Gueye, presidente della Federsci di Dakar, che ha ritirato il suo unico atleta, Leyty Seck. Il Senegal, come altre nazioni che non hanno un ruolo di primo piano nel circo bianco, boccia senza mezzi termini l'introduzione delle qualificazioni nelle gare maschili di gigante e slalom. Per la federsci internazionale (Fis), gli iscritti sono troppi e si rischia di assistere a gare troppo lunghe per 'colpa' di atleti tecnicamente impreparati. Quindi, al round preliminare del gigante si sono presentati in 101: dopo le 2 manche, sono stati promossi 25 concorrenti che mercoledì gareggeranno con i migliori 50 del mondo, qualificati di diritto alla prova iridata. Giovedì scenderà in pista l'esercito degli aspiranti slalomisti: 179 candidati per 25 pettorali. Per i rappresentanti di Africa, Asia e Sud America la novità rappresenta un ostacolo praticamente insormontabile. «Per noi è la fine», diceGueye. «Di questo passo, si arriverà ad assistere a Mondiali con 20 paesi al via e non 62. La Fis ci ha assestato una bella pugnalata alle spalle» La federazione si difende attraverso le parole del direttore di gara Gunther Hujara: «In nessuna disciplina sportiva -dice- un atleta accede ad una finale senza dimostrare il suo valore e le sue qualità. Se non avessimo voluto qui gli atleti di tutto il mondo, avremmo organizzato le qualificazioni tre settimane fa in altre località e non qui ad Aare». Gueye non sente ragioni: «La Fis deve comportarsi con coerenza, non deve sfruttare i piccoli paesi solo per farsi bella davanti al Comitato olimpico internazionale e per vantare un elevato numero di federazioni affiliate. Per noi è già difficile trovare sponsor e finanziatori: se non abbiamo nemmeno visibilità ai Mondiali, siamo finiti». Il Senegal incassa la solidarietà di uno degli atleti di punta del circo bianco, il croato Ivica Kostelic. «Lo sport non può essere esclusivo, deve esserci spazio per tutti», dice. Anche Kostelic ha preso parte alle qualificazioni. Alla fine, è stato squalificato per un'irregolarità tecnica: troppo spazio tra lo sci e lo scarpone. Anche lui, come molti atleti esotici, è stato eliminato. (Il Resto del Carlino, a>13/02/07)
A poco meno di un mese dalle elezioni presidenziali, l’atmosfera politica in Senegal si è pesantemente surriscaldata: tra arresti dei leader dell’opposizione e trattative sottobanco, la campagna elettorale si preannuncia dura e piena di colpi bassi. (…) Ad aprire le ostilità è stato l’arresto, avvenuto lo scorso venerdì nella capitale Dakar, di sei membri dell’opposizione (tra i quali l’ex-premier Moustapha Niasse), responsabili di aver organizzato una manifestazione non autorizzata per protestare contro la decisione del presidente Wade di spostare al prossimo giugno le elezioni parlamentari, inizialmente previste per febbraio in concomitanza con le presidenziali. Le forze dell’ordine hanno sciolto la manifestazione, di poche centinaia di persone, a colpi di gas lacrimogeni, rilasciando i sei arrestati dopo poche ore. “Il governo si è giustificato sostenendo che la manifestazione non era stata autorizzata, ma è ovvio che si è trattato di un modo per intimidire gli oppositori in vista del 25 febbraio”, riferisce il giornalista Serigne Saliou Samb, direttore della sezione attualità del quotidiano locale L’Observateur. (…) Il principale sfidante rimane Idrissa Seck, l’ex-premier e delfino di Wade; coinvolto due anni fa in uno scandalo di corruzione costatogli 199 giorni di prigione, e successivamente liberato per non luogo a procedere, Seck si presenta alle presidenziali con tutte le carte in regola per poter arrivare almeno al ballottaggio. Peccato che da alcuni giorni, dopo un colloquio avuto con il presidente in persona, Seck abbia smesso di apparire in pubblico. Un comportamento inspiegabile, che sta inquietando i suoi seguaci. “Nessuno sa cosa si siano detti – conferma Tervil Okoko, direttore dell’agenzia di stampa PanaPress a Dakar – ma le speculazioni abbondano”. “Forse le trattative tra i due non sono ancora finite – sostiene Samb – Seck ha fatto enormi sacrifici per candidarsi: ha creato un partito, raccolto fondi. Se ora decidesse di ritirarsi, perderebbe buona parte dei suoi sostenitori. Per questo tace: per guadagnare più tempo possibile e continuare a trattare”. Senza Seck, la strada di Wade per la riconferma sarebbe pressoché spianata. “Nonostante la sua impopolarità nelle grandi città, il presidente può contare sull’appoggio dei marabutti, le guide spirituali islamiche che hanno un grosso séguito nelle campagne”, continua Okoko. Dopo sette anni di governo, il bilancio di Wade è deficitario: se la qualità dei trasporti è cresciuta grazie all’apertura di nuovi cantieri, non si registrano miglioramenti sensibili nell’economia, con un tasso di disoccupazione che rimane alto e spazi democratici ristrettisi dal 2000 ad oggi. Il presidente, insomma, ha più possibilità di essere rieletto per mancanza di oppositori piuttosto che per il proprio lavoro, anche se, come ammonisce Samb, “la partita non è del tutto chiusa. Ci sono molti candidati provenienti dalla società civile che potrebbero giocare un ruolo da outsider. La gente è stanca della classe politica, la corruzione è rampante”. Forse i tempi sono maturi per un cambio di rotta vero. (M.Fagotto, PeaceReporter, 31/01/07)
Morto Diamacoune Senghor – Incertezze sul futuro della Casamance (LM, Fides, 15/01/07)
“Si apre il tempo dell’incertezza, a causa delle lotte di successione per la leadership del movimento fondato da Senghor ”. Così i giornali senegalesi commentano la scomparsa di don Augustin Diamacoune Senghor, il sacerdote cattolico senegalese fondatore e leader del Movimento delle Forze Democratiche della Casamance (MFDC). Diamacoune è morto all’età di 78 anni a Parigi, dove era stato ricoverato a seguito del peggioramento delle condizioni di salute, causato dalla malaria. Figura controversa, (…) Don Diamacoune aveva fondato nel 1982 il MFDC. Da allora si sono succeduti diversi tentativi, alla quale ha partecipato attivamente la Chiesa cattolica, per riportare la pace nella Casamance, una regione stretta tra il Gambia e la Guinea Bissau, abitata in prevalenza da cristiani. Nel 2003, la Conferenza Episcopale senegalese aveva rilasciato una dichiarazione nella quale si affermava che don Diamacoune rappresentava solo se stesso e non la Chiesa cattolica. Il sacerdote era stato inoltre sospeso dalla predicazione. Gli sforzi di mediazione sono sfociati nell’accordo generale di pace firmato da don Augustin Diamacoune Senghor il 30 dicembre 2004 con il governo di Dakar per porre fine al conflitto. I negoziati di pace previsti da tale accordo sono stati rinviati due volte, a fine 2005 e inizio 2006. - “Il movimento è ormai scisso in un’ala politica, nella quale si riconosceva don Diamacoune, favorevole alla trattativa, e un’ala militare che continua a combattere contro l’esercito regolare” ricordano le nostre fonti. I combattenti dell’ala militare hanno subito negli ultimi mesi un duro colpo, quando gli eserciti di Senegal, Guinea Bissau e Gambia hanno condotto alcune operazioni congiunte per cacciare i guerriglieri dalle loro basi collocate al confine tra i tre Stati. Nell’accordo del 2004, l’ MFDC rinunciava a chiedere l’indipendenza per la Casamance, in cambio il governo si impegnava a garantire lo sviluppo per la regione. “Finora però è stato fatto poco- sottolineano le nostre fonti- soprattutto mancano le infrastrutture, per rilanciare l’agricoltura e il turismo(…)”. (…) (LM, Fides, 15/01/07)