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SAO TOME - 2007

Presidente rigetta EPA e si schiera con Senegal e Sudafrica (AdL, Misna, 19/12/2007)

Crescita economica e risorse energetiche (R.Forte, Equilibri, 14/06/07)

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Presidente rigetta EPA e si schiera con Senegal e Sudafrica (AdL, Misna, 19/12/2007)

“Non siamo pronti ad un’apertura completa del mercato. Quali sono le condizioni che siamo in grado di porre, oggi, all’Unione Europea?”: con queste parole, il presidente di Sao Tome e principe, Fradique de Menez, ha rigettato la proposta di accordi di partenariato economico (Ape /Epa) con l’Unione Europea (UE). Secondo il capo di stato, l’apertura ai mercati internazionali costituirebbe “uno shock forte” per l’economia del piccolo arcipelago, la cui principale esportazione è il cacao. “Per il momento devo annunciare che le condizioni per la sottoscrizione degli Epa non si sono create” ha aggiunto de Menez, sposando una posizione già adottata dai presidenti senegalese, Abdoulaye Wade, e sudafricano, Thabo Mbeki, che hanno rigettato i termini proposti dall’UE. Il presidente di Sao Tome e principe ha ricordato che il paese dovrà realizzare altri progetti, come il rilancio del settore agricolo e una riforma monetaria, prima di entrare in un’ “avventura” come quella degli Epa. Gli Epa sono stati argomento di discussione nel vertice Africa-Europa, a Lisbona l’8 e 9 dicembre: di fronte a rifiuti regionali e all’impossibilità di concludere i negoziati come previsto entro fine anno, l’Unione Europea ha cercato nelle ultime settimane di far firmare accordi intermediari a singoli paesi o gruppi di paesi. Numerose voci del blocco contrario alla firma degli accordi hanno denunciato il carattere iniquo degli Epa nei confronti dei produttori più svantaggiati. (AdL, Misna, 19/12/2007)

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Crescita economica e risorse energetiche (R.Forte, Equilibri, 14/06/07)

Annullamento del debito estero e fiducia del Paese nella sua capacità di conquistarsi un posto al sole tra gli stati produttori di petrolio, non sono che alcuni degli elementi distintivi della fase storica che sta vivendo oggi il piccolo arcipelago africano. Eventi solo in apparenza positivi: forti tensioni infatti, potrebbero sorgere fra i vari strati della popolazione al momento della spartizione delle nuove risorse ‘guadagnate’ dalla cancellazione del debito. Una lotta tra multinazionali e fazioni politiche è invece, già in corso per la gestione delle revenues petrolifere. (…) (R.Forte, Equilibri,  14/06/07)

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