Giudice Garzon apre procedimento per genocidio (Ansa, 30/10/2007)
Il giudice spagnolo Baltasar Garzon ha deciso di aprire un procedimento per genocidio e torture ai danni della popolazione del Sahara Occidentale che sarebbero stati commessi negli anni Settanta e Ottanta da alti funzionari della sicurezza marocchina, lo apprende l'Ansa da fonti del Fronte Polisario secondo le quali Garzon ha così accolto la denuncia presentata in questo senso da associazioni per la difesa dei diritti umani e familiari di prigionieri e scomparsi tra la popolazione saharaui. Il rappresentante del Polisario in Spagna, Brahim Gali ha detto che "si tratta di un fatto storico che porterà infine alla luce il genocidio continuato e le violazioni dei diritti umani e torture da parte del Marocco contro il popolo saharaui". Il procedimento aperto da Garzon riguarda una causa per genocidio e crimini contro l'umanità nei confronti di 31 alti funzionari dell'esercito e delle forze di sicurezza e l'ex ministro dell'interno Driss Basri. Nel marzo scorso la procura aveva chiesto al giudice di istruire il procedimento, ma Garzon aveva chiesto tempo per poter ottenere dai querelanti elementi più specifici di accusa relativi in particolare alla scomparsa di 541 saharaui, un certo numero dei quali con carta di identità spagnola, a partire dal 1975, quando la Spagna si era ritirata dai territori. In realtà secondo la denuncia le vittime sarebbero migliaia come parte di "un piano sistematico di liquidazione del popolo saharahui" messo in atto da Rabat. L'azione di Garzon è resa possibile da una recente sentenza della Corte costituzionale che ha accolto la tesi della Giurisdizione Universale, vale a dire che i giudici spagnoli possono istruire casi contro persone fisiche per crimini di genocidio e contro l'umanità commessi fuori del paese anche se non includono vittime spagnole. Tale sentenza ha consentito peraltro l'apertura nel giugno dello scorso anno di un procedimento per genocidio in Tibet durante gli anni Ottanta e Novanta contro l'ex presidente cinese Jang Zemin ed altri dirigenti comunisti. (Ansa, 30/10/2007)
Un incontro per sperare: a Roma Eucoco 2007 (Giulio Maria Piantadosi, Peacereporter, 16/10/2007)
Ripresa dei colloqui di pace tra Fronte Polisario e Marocco, denuncia delle violazioni dei diritti umani nei territori occupati, sostegno ai profughi saharawi in Algeria. Sono questi i temi al centro di Eucoco 2007, la conferenza internazionale di solidarietà con il popolo saharawi che ogni anno si tiene in un paese europeo. Quest'anno si svolgerà a Roma, dal 19 al 21 ottobre. A organizzarla sono i movimenti che, da 30 anni, appoggiano la lotta dei saharawi per l’autodeterminazione. Una battaglia iniziata nel 1975, quando il Marocco ha invaso il Sahara Occidentale, l’ultima colonia spagnola in Africa. Pochi passi avanti sono stati fatti dopo gli incontri alle Nazioni Unite a a New York a giugno e agosto, quando il Fronte Polisario (movimento politico – militare indipendentista saharawi) e il governo del Marocco sono tornati a sedersi attorno ad un tavolo dopo anni di blocco nei rapporti bilaterali. Ma è già un risultato positivo la decisione di fare un terzo incontro, che probabilmente si terrà a Ginevra entro la fine dell’anno. (…) I saharawi chiedono l’indipendenza, ma il Marocco è disposto solo a concedere un’autonomia all’interno del regno di Mohamed VI. “Noi non siamo contrari alla proposta di autonomia di Rabat. Ma deve essere il popolo saharawi a scegliere in un referendum tra indipendenza ed autonomia sotto il Marocco”, spiega Omar Mih, rappresentate in Italia del Fronte Polisario. Poi c’è la questione dei diritti umani. “Le violazioni nei territori occupati sono sempre più gravi”, aggiunge Ardesi. Il 12 ottobre, un gruppo di attivisti internazionali ha denunciato alla Commissione Onu sulla decolonizzazione le continue violenze commesse contro i saharawi che vivono nelle città occupate dal Marocco. “Una repressione nascosta dal regime di Rabat che impedisce ai giornalisti e alle organizzazioni per i diritti umani l’ingresso nel Sahara Occidentale”, continua Luciano Ardesi, tra i promotori del convegno. - Alla conferenza è prevista anche la presenza di Mohamed Abdelaziz, presidente della Rasd, la repubblica saharawi in esilio. Una delegazione saharawi si incontrerà con i rappresentanti del governo italiano, a cui il Polisario chiederà più aiuti per migliorare le condizioni di vita dei saharawi rifugiati che vivono nei campi profughi in Algeria. “Oggi i campi sono molto cambiati. Non si tratta solo di costruire nuovi ospedali o nuove scuole: chi si occupa di cooperazione internazionale deve essere in grado di capire le nuove esigenze della società saharwi”, sottolinea Ardesi. Ma il nodo rimane strettamente politico. “Se il Marocco accetta il referendum possiamo risolvere in un mese il conflitto nel Sahara Occidentale”, dice Omar Mih. E spiega che Roma è stata scelta come sede di Eucoco anche perché il governo italiano, da quando è membro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ha fatto molto per riportare nell’agenda internazionale il conflitto del Sahara. Una conferenza che però non vuole rimanere chiusa dentro un centro congressi. Venerdì 19 ci sarà un presidio in strada per chiedere ancora una volta di non dimenticare il diritto di un popolo a decidere del proprio futuro. (Giulio Maria Piantadosi, Peacereporter,
16/10/2007)
Il grido dei prigionieri politici saharawi(AZ, Misna, 28/08/07)I prigionieri politici saharawi si sono appellati al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per chiedere alla comunità internazionale di intervenire sui maltrattamenti di cui sono vittime da parte delle autorità marocchine. In una lettera indirizzata al presidente del Consiglio, Pascal Gayama, i detenuti saharawi affermano che “il silenzio della comunità internazionale equivale a un'accettazione degli avvenimenti” e a un avallo del comportamento delle autorità marocchine. “In quanto vittime, lanciamo un grido dal profondo dei nostri cuori chiedendovi di prendere le misure necessarie ad aiutarci conformemente alla Carta delle Nazioni Unite, senza tenere conto delle pressioni politiche dettate dagli interessi dei paesi della regione” si legge in una nota pubblicata sul sito dell’Unione dei giornalisti e scrittori saharawi. I prigionieri politici saharawi hanno richiesto, a più riprese, di “rompere il silenzio mediatico e giuridico che circonda” la loro condizione di detenzione. Numerose associazioni per i diritti umani, locali e internazionali, hanno ripetutamente denunciato negli anni le condizioni di carcerazione dei detenuti politicisaharawi. (AZ, Misna, 28/08/07)
Deciso un terzo round di negoziati (Euronews, 12/08/07)
Il secondo round di discussioni sul futuro del Sahara occidentale si è concluso con una sola decisione: ci sarà un terzo round. Dopo l'incontro di aprile, i rappresentanti del Marocco e del Fronte Polisario si sono riuniti con alcuni osservatori Onu per due giorni a Manhassat, nei pressi di New York, senza però raggiungere un accordo. Gli indipendentisti chiedono un referendum su tre opzioni: autonomia, integrazione al Marocco e indipendenza. Per Rabat la popolazione del Sahara va consultata solo sulla possibilità dell'autonomia, sotto sovranità marocchina. La disputa su questa ex colonia spagnola, occupata dal Marocco subito dopo la sua indipendenza, va avanti da oltre trent'anni. Nel 1991 la mediazione delle Nazioni Unite ha portato al cessate il fuoco tuttora in vigore. La data del nuovo incontro non è stata ancora decisa.(Euronews, 12/08/07)
Polisario e Marocco : da oggi nuovi negoziati (AZ, Misna, 10/08/07)
Il Fronte Polisario e il Marocco riprendono oggi a Manhasset, vicino New York, i negoziati per una soluzione politica al conflitto del Sahara Occidentale sotto l’egida dell’ONU. E’ il secondo giro di colloqui dopo quello del 18 e 19 giugno scorso, organizzato su invito del Segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon per trovare una soluzione al conflitto che dura da 32 anni. Anche stavolta le due parti si incontreranno per due giorni in presenza del rappresentante speciale del Segretario generale per il Sahara Occidentale, Petewr Van Walsum. Recentemente, in occasione della festa del trono, il sovrano marocchino Mohamed VI aveva sostenuto nel suo discorso alla nazione che il suo paese è disposto a negoziare sul futuro del Sahara Occidentale, “ma unicamente sull’autonomia, tutta l’autonomia, nient’altro che l’autonomia”, raggiunta in modo consensuale e non a detrimento della sovranità del Marocco. Da parte sua il capo del polisario, Mohamed Abdelaziz, aveva giudicato “irrigidita e intransigente” la posizione del re, affermando: “il re (…) vuole arrogarsi il diritto di fissare in modo unilaterale le regole del gioco imponendo il quadro e le finalità dei negoziati”, mentre l’ONU, ha ricordato Abdelaziz, aveva chiesto che i negoziati si svolgessero senza condizioni preliminari. Il Sahara Occidentale è un'ex-colonia spagnola sotto controllo del Marocco dal 1975.(AZ, Misna, 10/08/07)
Polisario punta al vertice di agosto (Il Denaro, 21/06/07)
Il Marocco auspica che il Fronte Polisario, la formazione indipendentista saharaoui con la quale ha appena concluso due giorni di colloqui sotto l'egida dell'Onu, sappia “cogliere l'occasione storica” che queste negoziazioni rappresentano per la soluzione del conflitto sul Sahara occidentale, dice Chakib Benmoussa, ministro degli Interni e capo della delegazione del paese maghrebino, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Map. “Speriamo che attraverso le discussioni che hanno avuto luogo e quelle che avranno luogo ad agosto la controparte sappia misurare lo sforzo che stiamo facendo, per cogliere questa opportuntà storica di porre fine alle sofferenze di una parte della popolazione saharaoui”,dice Benmoussa in una conferenza stampa a Manhasset (periferia di New York), dove sono avvenuti i colloqui. Il ministro marocchino ha definito “audace” il piano di autonomia presentato a maggio da Rabat per il Sahara Occidentale, sottolineando che “si basa su un'idea di compromesso, che garantisce l'autodeterminazione e la gestione locale dal punto di vista politico, economico e sociale per la popolazione della regione”, deplorando inoltre il fatto che la posizione del Polisario “non abbia registrato alcuna evoluzione”. Il nuovo ministro francese degli Esteri, Bernard Kouchner, ha ribadito l'appoggio del suo paese alla posizione marocchina nella disputa per il Sahara Occidentale, sottolineando che “i nostri amici marocchini sanno che possono contare su di noi”. In dichiarazione al secondo canale di televisione pubblica del Marocco, 2M, Kouchner - al termine della riunione dei ministri degli Esteri dell'Unione europea, a Lussemburgo - ha aggiunto che Parigi “è al corrente degli sforzi realizzati dal Marocco per trovare una soluzione al conflitto del Sahara, che dura da trenta anni”. “E' necessaria una soluzione politica per porre fine a questa situazione di blocco”, ha ribadito Kouchner, in riferimento alle trattative fra il Marocco e gli indipendentisti saharawi del Fronte Polisario, che sono iniziate sotto l'egida dell'Onu a Manhasset, fuori New York, e che proseguiranno nel prossimo mese d'agosto. (Il Denaro,21/06/07)
Polisario-Marocco, al via negoziato in USA (Swissinfo, 19/06/07)
Hanno preso il via a porte chiuse sotto l'egida dell'Onu i primi negoziati diretti tra Marocco e il movimento indipendentista del Sahara occidentale Fronte Polisario per risolvere il futuro del territorio. I rappresentanti delle due parti, assieme a quelli dell'Algeria (dove è in esilio il Fronte Polisario) e della vicina Mauritania, invitati come "osservatori" dall'Onu, si incontrano per due giorni da ieri a Manhasset, una località di Long Island vicino a New York, già teatro di trattative dirette sui confini tra Nigeria e Camerun. La disputa sull'ex colonia spagnola, occupata dal Marocco subito dopo la sua indipendenza nel 1975, continua da oltre trent'anni. Fino ad oggi, il governo di Rabat ha sempre rifiutato un referendum per l'autodeterminazione del popolo saharaoui proposto dal Fronte Polisario, il movimento indipendentista. (Swissinfo, 19/06/07)
Presidente sahraui denuncia pressioni attraverso blocco aiuti alimentari (MB, Misna, 22/05/07)
“Pressioni politiche sono state esercitate su di noi attraverso il sistema degli aiuti umanitari internazionali che sono diminuiti e prodotti come la farina il riso, i legumi, l’olio e lo zucchero, oltre ai farmaci, sono scomparsi. Ma ci siamo rivolti all’Algeria che ha risposto positivamente”: lo ha affermato Mohamed Abdelaziz, presidente della Repubblica araba democratica Sahraui (Rasd) e segretario generale del Fronte Polisario (Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro), durante le celebrazioni per il 34° anniversario dell'inizio della lotta Sahraui svoltesi ieri e l’altroieri a Mijek, in una striscia del Sahara occidentale non occupata dal Marocco. "Rabat – ha aggiunto Abdelaziz sottolineando che la “decolonizzazione” può avvenire solo attraverso la mediazione dell’ONU - sa di essere in una posizione di inferiorità perché sta violando il diritto internazionale, le risoluzioni del Consiglio di sicurezza e dell'Assemblea generale dell'ONU… Il Marocco ha paura delle prossime trattative dirette sul Sahara occidentale". Secondo Abdelaziz nei giorni scorsi Rabat avrebbe attuato una "repressione selvaggia contro pacifici manifestanti Sahraui nei territori occupati del Sahara occidentale “; inoltre, da Agadir a Casablanca, da Marrakech a Rabat, si ripetono da 15 giorni scontri tra studenti universitari indipendentisti e polizia, con numerosi feriti e arresti. L’autoproclamata Rasd – aderente all’Unione Africana ma non membro dell’ONU, pur essendo stata riconosciuta da almeno 43 paesi per lo più africani e latinoamericani – si batte da anni per la realizzazione del referendum per l’ autodeterminazione del popolo Sarahui approvato dall'ONU, pregiudiziale a qualsiasi accordo con il Marocco; Abdelaziz ha rivendicato il "diritto esclusivo del popolo Sahraui" a pronunciarsi sul proprio futuro, aggiungendo che "le trattative dirette previste dall'ultima risoluzione ONU richiedono una volontà politica reale di entrambe le parti, volontà che il Marocco non ha mai dimostrato". Rabat non intende concedere l'indipendenza all'ex-colonia spagnola e propone soltanto una forma di autonomia. Abdelaziz ha anche auspicato un ruolo positivo del nuovo governo francese. (MB, Misna, 22/05/07)
Peter van Walsum, l'inviato speciale dell'Onu per il Sahara Occidentale, si incontra oggi con Miguel Angel Moratinos, ministro degli esteri spagnolo. Van Walsum ieri aveva annullato, all'ultimo momento, una missione nella regione, dando vita a una serie di illazioni su eventuali rotture diplomatiche rispetto al previsto vertice internazionale tra il Marocco e il Sahara occidentale occupato. L'entourage di Van Walsum ha tenuto a precisare che invece il pranzo di lavoro con Moratinos avrà lo scopo di contribuire a preparare una riunione sotto l'egida dell'Onu fra Marocco e Fronte Polisario, il movimento armato che si batte per l'indipendenza dell'ex Sahara spagnolo, ora controllato da Rabat.(Peacereporter, 17/05/07)
“Thomas Riley supera il limite”: con questo titolo in prima il quotidiano marocchine “Aujourd'hui le Maroc” riferisce delle polemiche scatenate dalle dell'ambasciatore americano a Rabat, riprese dal giornale arabofono Annahar Al Maghribia, sulle trattative per il futuro del Sahara Occidentale. Secondo questo giornale il diplomatico americano avrebbe sostenuto che all'auspicata futura trattativa fra il Marocco e gli indipendentisti saharaoui del Fronte Polisario per il futuro della regione contesa, non dovrebbe partecipare il Consiglio consultivo per il Sahara (Corcas) creato l'anno scorso da Mohamed VI e che riunisce dirigenti e capi tribali saharaoui. “Le affermazioni del diplomatico americano sono non solamente inopportune ma sopratutto in chiaro contrasto con la posizione ufficiale del suo governo, espressa nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu”, che ha recentemente varato all'unanimità una risoluzione chiamando le parti in causa a rilanciare la trattativa per il Sahara Occidentale, ha commentato Mohamed El Khar, ex membro del Polisario che ora milita in una associazione saharaoui in Marocco. “Non ci stancheremo mai di ripetere che il Polisario rappresenta solo un terzo dei saharaoui, mentre il Corcas rappresenta i due terzi, che vivono sul territorio marocchino”, ha aggiunto El Khar. Da parte sua M'Barek Tamim, rappresentante delle tribù A-Arib et Chraga nel Corcas, ha sottolineato che i 141 membri di questo organismo “rappresentano tutte le diverse categorie sociali della popolazione saharaoui” e ha detto che chiederà per iscritto che l'ambasciatore americano si scusi in pubblico. Come segnala il sito web Yabladi, Riley era già finito nel mirino della stampa marocchina dopo aver chiuso temporaneamente il consolato Usa di Casablanca, dopo gli attentati kamikaze dello scorso 14 aprile, consigliando a chi desiderava un visto di “rivolgersi ai consolati dei paesi vicini”.
(Il Denaro,
11/05/07)
Dopo anni di stallo sembra finalmente delinearsi una opportunità per la trattativa nella disputa per il Sahara Occidentale, l'ex colonia spagnola che il Marocco si è annessa nel 1975 dopo averla occupata: sia Rabat sia il Fronte indipendentista del Polisario, appoggiato dall'Algeria, hanno infatti accolto l'appello al dialogo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Una risoluzione approvata unanimemente dal Consiglio due giorni fa invita le parti ad avviare “trattative aperte senza condizioni e in buona fede (..) con l'obiettivo di arrivare a una soluzione politica giusta, duratura e mutuamente accettabile, che garantisca l'autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale” e incarica il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon di seguire i negoziati. Sia il Marocco sia il Polisario si sono detti soddisfatti, anche se la lettura che danno del testo è molto diversa. (…) Tanto il Marocco come il Polisario hanno consegnato all'Onu nelle ultime settimane i loro rispettivi piani per l'ex colonia spagnola, che Rabat vorrebbe trasformare in una regione dotata di ampia autonomia ma sotto la sovranità marocchina, mentre il Polisario insiste con l'idea del referendum per l'indipendenza previsto dal piano disegnato dal precedente mediatore Onu, l'ex segretario di Stato americano James Baker. Il punto nodale della questione è proprio il referendum: è vero che il piano di Rabat lo prevede, ma si tratta di un referendum per approvare lo statuto di autonomia sotto sovranità marocchina proposto dal Marocco e non di quel referendum di autodeterminazione con il quale il popolo saharaoui deciderebbe se scegliere l'indipendenza o restare legato a Rabat. Il Polisario nel suo piano continua a reclamare come punto di partenza il referendum per l'indipendenza, e ribadisce che non intende cedere la sovranità del popolo saharaoui alla monarchia marocchina. Secondo fonti diplomatiche a Rabat, Bang Ki-Moon dovrebbe inviare i suoi rappresentanti ad Algeri e Rabat entro il 15 maggio, per fissare le condizioni in cui si terranno le trattative: la risoluzione del Consiglio di Sicurezza prevede che il segretario dell'organizzazione presenti un rapporto sull'andamento dell'iniziativa entro fine giugno. (Il Denaro,
03/05/07)
Creazioni di donne in mostra (Il Denaro, 20/03/07)
Si è aperta a Layyoune, capoluogo del Sahara occidentale, la seconda mostra internazionale dei prodotti e delle creazioni delle donne. Organizzata dall'associazione marocchina delle donne imprenditrici per lo sviluppo (AMFED), l'esposizione riunisce oltre alle opere di un centinaio di artiste locali, anche le opere di varie donne provenienti da Spagna, Egitto, Mauritania, Senegal, Perù e Brasile specializzate nella pittura, nella scultura su legno e nella fabbricazione di gioielli ed abiti tradizionali. Spazio artistico destinato alla scoperta ed alla valorizzazione della ricchezza e della diversità delle attività femminili nel Paese maghrebino, la manifestazione, che si concluderà giovedì prossimo, sarà anche un'occasione per presentate i progetti di sviluppo realizzati nelle province del sud del Marocco e per offrire dei seminari di formazione a favore delle donne. (Il Denaro,
20/03/07)
Diplomazia spagnola favorevole ad autodeterminazione ‘sahrawi’ (RC, Misna, 07/03/07)
La Spagna è favorevole a una soluzione del contenzioso sul Sahara occidentale “nel quadro dell’accordo fra tutte le parti e della legalità internazionale”: lo ha detto il primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero a Rabat al termine dell’VIII Incontro bilaterale ad alto livello con il primo ministro marocchino Dris Jetu. Durante la conferenza stampa Zapatero non ha mai pronunciato la parola “autodeterminazione” ma nella dichiarazione congiunta sottoscritta al termine dell’incontro la Spagna difende questo diritto del popolo sahrawi e auspica il conseguimento di una soluzione “reciprocamente accettabile sotto l’egida dell’Onu”. Il Sahara occidentale è un’ex-colonia spagnola che il Marocco amministra dal 1975, considerando irrinunciabile e non negoziabile la sua sovranità sul territorio, mentre il Fronte Polisario dei nazionalisti sahrawi ne chiede l'indipendenza. I sahrawi sostengono il cosiddetto ‘Piano Baker’, dal nome dell'ex-inviato speciale del segretario dell'Onu per il Sahara Occidentale, in cui si prevede un referendum nazionale che contempli anche l’autodeterminazione e l'indipendenza dell’area; un’altra iniziativa, il ‘Piano di Rabat’, che verrà presentato all’Onu il mese prossimo, offre una parziale autonomia che al Fronte Polisario non interessa e che il ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos ha in qualche modo minato; la Spagna , ha detto infatti Moratinos, vuole “lasciare che siano i sahrawi a decidere il proprio futuro”. (RC, Misna,
07/03/07)
Amnesty chiede un giusto processo per due detenuti saharawi (PeaceReporter, 13/02/07)
Brahim Sabbar e Ahmed Sbai, due attivisti saharawi, saranno processati in questi giorni con l’accusa di “appartenere a un’associazione non autorizzata dedita all’incitamento ad attività violente di protesta” contro l’amministrazione marocchina del Sahara Occidentale. Amnesty nternational, il 5 febbraio scorso, ha pubblicato un dossier sul loro caso, invitando il governo di Rabat a garantire ai due imputati un equo processo. Le speranze però che questo accada sono minime e basta raccogliere anche solo i dati recenti per tracciare un qua ro di costante violazione dei diritti umani e civili della popolazionesaharawi, gli abitanti del Sahara Occidentale, ex colonia spagnola occupata dalle truppe marocchine a metà degli anni Settanta. Sabbar e Sbai, rispettivamente segretario generale e militante dell’Associazione Saharawi delle Vittime delle Violazioni dei Diritti Umani (Asvdh), vennero arrestati il 17 giugno 2006, a un posto di blocco della polizia marocchina alle porte della cittadina L’Aaiun, mentre tornavano dall’inaugurazione di una sede della loro associazione nella località di Boujdour. Il rapporto di Amnesty sottolinea la coincidenza dell’arresto con la pubblicazione, da parte dell’Asvdh, di una denuncia di 121 pagine nelle quali venivano descritte detenzioni arbitrarie, torture e abusi da parte della polizia marocchina ai danni di detenuti saharawi. Questo elemento ha spinto Amnesty a ritenere l’arresto un caso esemplare della persecuzione subita dagli attivisti, che rivendicano il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi, pur sancito dalle Nazioni Unite in più occasioni. L’Onu ha fissato in un referendum lo strumento di risoluzione del conflitto del Sahara Occidentale, ma l’ostruzionismo del governo marocchino ha sempre reso impossibile il voto. (…) (PeaceReporter, 13/02/07)
Polisario respinge piano Marocco (SwissInfo, 05/02/07)
Il Fronte Polisario, che lotta per l'indipendenza del Sahara occidentale, l'ex colonia spagnola che il Marocco si è annesso nel 1975, ha respinto il progetto d'autonomia per i territori saharaoui che Rabat ha annunciato di voler presentare all'Onu in aprile. Il "ministro" degli esteri saharaoui, Mohamed Ould Salek, ha affermato che la proposta marocchina "costituisce una violazione della legalità internazionale, una provocazione nei confronti del popolo saharaoui e un'aggressione contro le Nazioni Unite". Il Marocco è tornato al punto di partenza, "quello del 1975, quando negava l'esistenza del popolo saharaoui", e il progetto "è nullo e non avvenuto, morto sul nascere", ha aggiunto Ould Salek, lanciando un appello al nuovo segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon e al Consiglio di sicurezza affinché facciano pressioni sul Marocco per convincerlo "a mantenere i suoi impegni". (SwissInfo,05/02/07)