ALLE NEWS

LISTA PAESI

HOME PAGE

RUANDA - 2007 

Parigi e Kigali “gettano le basi” per normalizzare relazioni (MZ, Misna, 11/12/07)

Giudice ordina rilascio provvisorio per un membro del tribunale Onu sul genocidio del 1994 (Peacereporter, 30/11/2007)

Tribunale Onu riduce la pena di tre giornalisti implicati nel genocidio del 1994 (Peacereporter, 28/11/2007)

Tribunale del genocidio: detenuti si dichiarano “prigionieri politici" (MZ, Misna, 22/11/2007)

Cento milioni di alberi contro le alluvioni (CO, Misna, 21/11/2007)

Forum della cooperazione. (AGI, 04/11/07)

Tavola rotonda sulle Gacaca (Vita, 24/10/2007)

Ruanda - Richiesta alla Francia l'estradizione di un ricercato per genocidio (Peacereporter, 19/10/2007)

Tpir: detenuti in sciopero della fame contro trasferimento a Kigali (MZ, Misna, 09/10/2007)

Genocidio: seconda deposizione dell’ex generale Dallaire (Corriere Canadese, 04/10/2007)

Dallaire testimonia (Corriere canadese, 03/10/2007)

Kouchner: "la Francia ha commesso errori" (FB, Misna, 02/10/2007)

Prova la circoncisione per combattere l'aids (Cybermed, 02/10/2007)

Uno storico progetto di protezione delle foreste (Business Wire, 28/09/07)

Nigrizia, premio a Kagame come Nobel a Hitler (Kataweb, Fonte: repubblica.it, 30/08/07)

A Kagame premio "abolizionista 2007" (Agi, 29/08/07)

Con l’abolizione della pena di morte aumenta la sete di giustizia (Aimable Twahirwa, IPS, 13/08/07)

Muore svizzera 90enne, attiva nell'aiuto allo sviluppo (Swissinfo, 28/07/07)

Cancellata pena di morte per tutti i reati, compreso genocidio (CO, Misna, 26/07/07)

Human Rights Watch, polizia uccide detenuti (Swissinfo, 24/07/07)

Ok abolizione pena morte, favorira' processi genocidio (AGI/AFP, 11/07/07)

Chiesta alla Francia l'estradizione di una delle menti del genocidio (Peacereporter, 06/07/07)

Bernard Ntuyahaga condannato a 20 anni di reclusione (Euronews, 05/07/07)

Bernard Ntuyahaga trovato colpevole da tribunale belga (Peacereporter, 04/07/07)

Tre ex ministri francesi saranno interrogati sul genocidio del 1994 (Peacereporter, 03/07/07)

Tribunale ONU : sacerdote a giudizio per genocidio (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità, 25/06/07)

Arrestato in Francia ricercato per genocidio.(Adnkronos/Dpa, 23/06/07)

Genocidio: sacerdote accusato dal Tpir (FB, Misna, 21/06/07)

Tribunale Onu chiede trasferimento processo (Ag. Radicale, 18/06/07)

Uganda - Ruanda e Burundi entrano nella Comunità dell'Africa Orientale (Peacereporter, 18/06/07)

Pena morte: nessuno tocchi caino, e’ stata abolita (AGI,Diritto-oggi.it, 10/06/07)

Vota contro pena morte per processare sospetti genocidio (Reuters,09/06/07)

Lago Kivu, 1.800 sfollati per evitare il disastro ecologico (Peacereporter, 05/06/07)

Entro luglio sarà cancellata la pena di morte (Peacereporter, 31/05/07)

Genocidio: dubbi su condanna ‘gacaca’ di un attivista (MZ, Misna, 29/05/07)

Genocidio Tutsi, condannato a 19 anni attivista per i diritti umani (Peacereporter, 28/05/07)

Genocidio: confermato in appello ergastolo per pluriaccusato (RC. Misna, 22/05/07)

Genocidio: inchiesta in francia contro vedova ex-presidente Habyarimana (RC, Misna, 16/05/07)

Kagame cerca la cooperazione congolese per fermare i ribelli (Peacelink, 07/05/07)

Genocidio: generale condannato all’ergastolo (MZ, Misna, 27/04/07)

Kigali, direttrice rivista indipendente condannata per diffamazione (CO, Misna, 24/04/07)

Belgio: processo a generale ruandese per uccisione 10 caschi blu (Euronews, 19/04/07)

Mandati di cattura per collaboratori presidente, Kigali ricorre dinanzi all’onu (RC, Misna, 18/04/07)

Centinaia di rwandesi fuggono verso il Congo (Joshua Massarenti, Vita, 17/04/07)

Forum studenti cattolici (RadioVaticana, 17/04/07)

Ex presidente rwandese scarcerato (Joshua Massarenti, Vita.it, 10/04/07)

Grazia da capo dello stato, liberato ex presidente (Swiss politics, 06/04/07)

Criticato l'eroe di 'Hotel Ruanda' Paul Rusesabagina (PeaceReporter, 04/04/07)

Genocidio: attivisti diritti umani chiedono processi in europa (CO, Misna, 04/04/07)

L'Onu toglie definitivamente l'embargo sull'importazione di armi (PeaceReporter, 29/03/07)

Commissione d'inchiesta per l'abbattimento nel 1994 dell'aereo del presidente (PeaceReporter, 29/03/07)

Genocidio, Kigali vuole citare l’onu di fronte a un tribunale (MZ, Misna, 28/03/07)

Montréal: al via il processo di Desiré Munyaneza (Corriere canadese, 27/03/07)

Genocidio: alla sbarra un responsabile (Quotidiano, 24/03/07)

Google firma accordi per fornire software a Ruanda e Kenya (Reuters, 20/03/07)

Genocidio: quattro sospettati rischiano estradizione da Gran Bretagna (RC, Misna, 13/03/07)

Genocidio: nuova legge per “alleggerire” carceri sovraffollate (VV, Misna, 02/03/07)

I conti col passato (M.Fagotto, PeaceReporter, 23/02/07)

Genocidio; rilasciati 8.000 detenuti (SwissPolitics, 19/02/07)

Presidente Kagame vuole un paese più ‘inglese’ (BF, Misna, 16/02/07)

Kigali pianifica il controllo delle nascite (E. R. Vitali, Cani sciolti, 15/02/07)

Ancora nessuna novità sull'aggressione a un giornalista indipendente (PeaceReporter, 14/02/07)

Francia: denuncia per genocidio contro vedova ex-presidente Habyarimana (EB,Misna, 13/02/07)

Genocidio: per la prima volta ex-imputato risarcito da tribunale onu (EB, Misna, 03/02/07)

Verranno liberati 8.000 criminali di guerra (PeaceReporter, 27/01/07)

Il Ruanda abolisce la pena di morte(PeaceReporter, 19/01/07)

Governo chiede a Parigi di arrestare ex-first lady (PeaceReporter, 11/01/07)

Il governo tenta una mediazione tra il generale Nkunda e le autorità congolesi (PeaceReporter, 03/01/07)

TO ALL NEWS

Parigi e Kigali “gettano le basi” per normalizzare relazioni (MZ, Misna, 11/12/07)

“Posso dire che l’incontro tra Sarkozy e Kagame ha consentito di gettare le basi di un processo che mira a ristabilire relazioni diplomatiche”: lo ha detto il segretario di stato ruandese alla cooperazione, Risemary Museminari, commentando in lingua kinyarwanda ai microfoni di ‘Radio Rwanda’ il faccia a faccia tra il presidente francese Nicolas Sarkozy e il suo omologo ruandese Paul Kagame, avvenuto sabato a margine del vertice afro-europeo tenuto nel fine settimana a Lisbona. L’incontro, su cui non sono stati dffusi molti particolari, è stato descritto da Sarkozy come “l’inizio della normalizzazione” delle relazioni tra Francia e Rwanda. Secondo la Museminari ci sono delle “speranze” di ricucire i rapporti tra i due paesi, dal momento che durante l’incontro, definito “positivo, cordiale e amichevole”, i due capi di stato hanno espresso entrambi la volontà di non rimanere “prigionieri del passato”, pur riconoscendo che molto resta ancora da fare per ristabilire piene relazioni diplomatiche. Il faccia a faccia tra Sarkozy e Kagame sigilla i passi in avanti compiuti nei mesi scorsi per il riavvicinamento tra i due paesi. Recentemente il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner aveva ammesso che la Francia “ha commesso alcuni errori” in Rwanda. Nel novembre 2006, il Rwanda ha rotto le relazioni diplomatiche con Parigi dopo l’emissione di un mandato di arresto, da parte del giudice transalpino Jean-Louis Bruguiére, contro nove personalità vicine al presidente Paul Kagame nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato all’aereo del presidente Juvenal Habyarimana, avvenuto il 6 aprile 1994, e considerato la scintilla che fece scoppiare il genocidio. (MZ, Misna, 11/12/07)

Torna ai titoli...


8

Giudice ordina rilascio provvisorio per un membro del tribunale Onu sul genocidio del 1994(Peacereporter, 30/11/2007)

Un giudice del Ruanda ha ordinato il rilascio provvisorio di un membro della commissione d'inchiesta della difesa della corte della Nazioni Unite, istituita per indagare i crimini commessi durante il genocidio del 1994. L'imputato, Leonidas Nshgoza, è stato accusato di aver corrotto i testimoni durante il processo e di aver "minimizzato" l'entità degli omicidi. Gli altri avvocati difensori del tribunale Onu, però, dopo l'arresto di Nshgoza a giugno avevano richiesto la sua scarcerazione per non vedere minacciata la propria indipendenza di giudizio. Il caso ha riacceso le tensione tra la corte delle Nazioni Unite e il Ruanda, dove in molti credono che il costoso Tribunale criminale internazionale per il Ruanda, con sede in Tanzania, non abbia fatto abbastanza per scovare i colpevoli del massacro del 1994. La corte dal 1997 ha sentenziato 29 persone.(Peacereporter,  30/11/2007)

Torna ai titoli...


Tribunale Onu riduce la pena di tre giornalisti implicati nel genocidio del 1994 (Peacereporter, 28/11/2007)

Un tribunale delle Nazioni Unite ha ridotto la pena di tre giornalisti ruandesi accusati di aver propagandato il genocidio del 1994 incitando gli Hutu a assassinare i Tutsi. Il Tribunale criminale internazionale per il Ruanda (Ictr), che ha sede in Tanzania, aveva condannato nel 2003 Ferdinand Nahimana e Hassan Ngeze all'ergastolo, mentre il terzo imputato, Jean-Bosco Barayagwiza a 35 anni di carcere. Il portavoce dell'Ictr, Timothy Gallimore, non ha spiegato perché le sentenze sono state ridotte ma si è limitato a affermare che sono emersi "nuovi sviluppi". Nahimana e Barayagwiza erano i membri fondatori della Radio televisione delle mille colline (Rtlm) conosciuta nel 1994 come "la radio dell'odio", mentre Ngeze faceva parte della redazione di Kangura, un quotidiano appartenente agli estremisti Hutu. (Peacereporter, 28/11/2007)

Torna ai titoli...


Tribunale del genocidio: detenuti si dichiarano “prigionieri politici" (MZ, Misna, 22/11/2007)

“Il Tpir (Tribunale penale internazionale per il Rwanda, ndr) ci ha imprigionato prima di tutto per motivi politici. Per questo fatto, ci consideriamo prigionieri politici delle Nazioni Unite”: comincia così un documento diffuso in questi giorni da 31 dei 55 detenuti del Tribunale internazionale con sede ad Arusha incaricato di giudicare gli organizzatori e i principali responsabili del genocidio che nel 1994 sconvolse il Rwanda. “Ora potremo agire come tali soprattutto nel denunciare davanti all'opinione pubblica internazionale l'iniquità dei processi e dei giudizi resi da questo tribunale sotto il controllo dei criminali dello Fpr (Fronte patriottico ruandese, il partito al potere in Rwanda, ndr) e dei suoi potenti sponsor internazionali, che hanno come missione inconfessata quella di imporre la giustizia dei vincitori” si legge ancora nel messaggio indirizzato al Consiglio di Sicurezza. Nella nota, la maggioranza dei detenuti di Arusha accusa il tribunale di faziosità e riferendosi all'ufficio del procuratore del Tpir lo incolpa di essersi “ingegnato a cercare e a fabbricare, in complicità con lo Fpr, elementi di prove per emettere condanne”. Per questo i detenuti chiedono, “con insistenza”, ai vertici delle Nazioni Unite e soprattutto ai membri del Consiglio di Sicurezza di “fare un'analisi obiettiva dell'azione giudiziaria del Tpir…per riconoscere che questo tribunale ha fallito nel suo primario obiettivo di stabilire la verità, di dare una giustizia equa, di combattere l'impunità e di riconciliare il popolo ruandese”. Negli ultimi due mesi una parte, la maggioranza, dei detenuti rinchiusi nelle carceri del Tpir di Arusha hanno moltiplicato le loro proteste opponendosi, soprattutto, alla possibilità di essere trasferiti in Rwanda e il mese scorso 38 detenuti erano entrati anche in sciopero della fame. Entro la fine dell'anno il Tpir dovrà esprimersi sulla possibilità di estradare alcuni casi in Rwanda. La consegna dei casi alle magistrature di altri paesi rientra nelle “strategie di fine mandato” del Tribunale Onu, che entro il 2008 deve concludere i processi di primo grado. Finora non era stato possibile raggiungere accordi sul trasferimento dei casi in Rwanda, perché il paese africano contemplava ancora la pena di morte nel proprio codice; una pena non prevista dalla Corte di Arusha che può comminare sentenze fino all'ergastolo. La recente abolizione della pena di morte in Rwanda ha però aperto nuove possibilità sul trasferimento di casi. (MZ, Misna,  22/11/2007)

Torna ai titoli...


Cento milioni di alberi contro le alluvioni (CO, Misna, 21/11/2007)

Cento milioni di nuovi alberi saranno piantati durante la campagna nazionale di rimboschimento avviata in questi giorni e promossa dal ministero dell'Ambiente ruandese. I primi alberi sono stati messi a dimora a Nyabihu, un distretto nella provincia occidentale recentemente colpito dalle alluvioni, che hanno provocato 15 morti e migliaia di sfollati. Causa del disastro, secondo le autorità ruandesi, è stato il disboscamento della foresta di Gishwati da parte dei contadini in cerca di terra coltivabile; nel 1981 la foresta misurava 21.000 ettari, passata ad essere di appena 600 ettari nel 2002. Senza le radici degli alberi a trattenere la terra, l'intesa pioggia ha causato smottamenti e torrenti di fango. La campagna di rimboschimento proseguirà fino a marzo del 2008 in tutte le province ruandesi; domenica scorsa si è svolta nel paese la 'Giornata nazionale dell'albero', un'iniziativa nate per sensibilizzare i ruandesi sulla necessità di conservare le foreste o almeno di sostituire con nuove piante quelle abbattute. (CO, Misna,21/11/2007)

Torna ai titoli...


Forum della cooperazione. (AGI, 04/11/07)

"Il primo re del Ruanda era seduto nel suo giardino quando un giorno decise di chiamare i suoi tre figli e consegnare a ognuno di loro un secchio di latte...Raccontata cosi' l'Africa e' un bel Paese, il Ruanda dalle mille colline". Sono iniziate cosi', con un monologo dal sapore di fiaba, le letture sul Ruanda di Ascanio Celestini, che hanno chiuso il Forum della Cooperazione, all'Auditorium di Roma. Ma la bella fiaba e' durata poco, e il racconto dell'attore e cantastorie romano e' scivolato ben presto nella cronistoria del genocidio, tanto spaventoso quanto ignorato, avvenuto tredici anni fa sotto gli occhi indifferenti delle Nazioni Unite e della comunita' internazionale. Tra il 6 aprile e il 19 luglio 1994 furono trucidati 800.000 tutsi e hutu moderati: un omicidio ogni 10 secondi. Celestini racconta i fatti politici salienti, riporta le agghiaccianti cronache dei sopravvissuti e nella narrazione e' aiutato da Mary Louise, che in Ruanda e' nata e, fasciato di abito tradizionale e accompagnata dal rullo dei tamburi, interpreta vecchie canzoni e balli tradizionali. Intanto il racconto si fa sempre piu' crudo e drammatico: dalle frequenze della radio estremista Rtlm arriva il segnale d'inizio del massacro, e lo speaker Kantano invita le forze armate ruandesi a 'seviziare ed uccidere gli scarafaggi tutsi'. Arrivano i giorni del terrore e in cento giorni viene fatto a pezzi quasi un milione di persone, vittime di un odio razziale ma anche e soprattutto politico, fomentato dal colonialismo belga. L'autore condivide la sofferenza e il senso di impotenza e fallimento di chi, come il generale canadese Romero Dallaire dei caschi blu in Rwanda, cerca invano di convincere i suoi superiori a inviare rinforzi e vede ogni suo tentativo regolarmente ignorato e boicottato. Lo stesso Dallaire che in un'intervista del 2002 alla giornalista che gli chiede "cosa si prova a non ritenersi responsabile di quel che e' accaduto", risponde che la serenita' gli viene solo dalle nove pillole che deve prendere ogni giorno. Il racconto va avanti, e descrive i mucchi di cadaveri gettati nei fiumi, i raid nelle chiese e nei villaggi delle squadre punitive armate di machete e di bastoni chiodati fatti importare per l'occasione dalla Cina. Squadre della morte che passano e distruggono. Stupri, torture, massacri indiscriminati scandiscono le giornate dei carnefici, che quando hanno sonno e vogliono riposarsi, tagliano i tendini delle vittime per non farle scappare e rimandano il massacro. Il racconto sul terreno si alterna ai canti di Mary Luoise e alle vicende politiche che riguardano principalmente l'Onu, ma anche Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, che forniscono le armi e non si decidono a intervenire. Poi Celestini ricorda come i veri responsabili del fallimento non solo non hanno rivisto le loro scelte, ma hanno conservato le loro cariche e sono stati addirittura promossi. A tutt'oggi non hanno nulla da temere. La tensione sale, la commozione e' intensa. Il racconto di Celestini inchioda alla poltrona e fa riflettere. "Nell'attentato dell'11 settembre sono morte 2.853 persone", dice Celestini, "in Ruanda e' come se ci fossero stati tre attentati alle Torri Gemelle al giorno, per tre mesi consecutivi". L'Africa "toglie la fame", continua l'attore e drammaturgo romano, "ma basta cambiare canale e la fame ritorna. In Africa, pero' non si puo' cambiare canale. E l'orrore rimane". (AGI,04/11/07)

Torna ai titoli...


Tavola rotonda sulle Gacaca (Vita, 24/10/2007)

Il giorno giovedì 25 ottobre alle ore 16.45 presso la sede di Nessuno Tocchi Caino a Roma, Via di Torre Argentina 76, si terrà la tavola rotonda al titolo Percorsi della giustizia in Ruanda: dai tribunali popolari Gacaca all'abolizione della pena di morte, promossa dalle associazioni Bene Ruanda e Nessuno Tocchi Caino. Parteciperanno all'incontro Daniele Mastrogiacomo, giornalista di Repubblica; Yolande Mukagasana, menzione onorevole Unesco per l'educazione alla pace e autrice del libro La morte non mi ha voluta; Sergio D'Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino e deputato per la Rosa nel Pugno; Elisabetta Zamparutti, Tesoriera di Nessuno tocchi Caino; l'On. Patrizia Paoletti Tangheroni, Presidente del Comitato Africa della Commissione Esteri; Françoise Kankindi, presidente di Bene Ruanda Onlus. La tavola rotonda è organizzata a circ a due mesi dall'attribuzione del premio “Abolizionista dell'anno” all'attuale presidente del Ruanda, Paul Kagame. Il prestigioso riconoscimento, assegnato da Nessuno tocchi Caino, è stato consegnato personalmente a Paul Kagame dal presidente del Consiglio Romano Prodi, alla presenza del presidente del Senato, Franco Marini, e di altri parlamentari italiani impegnati nella difesa dei diritti umani e civili nel mondo. L'incontro costituisce un approfondimento legato all'attualità del Ruanda, paese che non solo ha abolito la pena di morte ma che ha deciso di spalleggiare l'Italia nella difficile battaglia per una moratoria internazionale. L'esperienza diretta del giornalista di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, autore di recenti reportage dal Ruanda, servirà ad entrare nello specifico dei processi di giustizia e di riconciliazione nazionale attualmente in corso in Ruanda a partire dall'esperienza dei Gacaca (i tribunali popolari dove l'intera comunità giudica coloro che si sono macchiati di crimini di genocidio); la testimonianza di una delle intellettuali di maggior spicco del Ruanda, Yolande Mukagasana, è quella di una “sopravvissuta al genocidio” impegnata nella difesa dei diritti dei sopravvissuti ai conflitti e ai genocidi; il punto di vista di Francoise Kankindi è quello di una cittadina rwandese residente in Italia che, attraverso l'associazione Bene Ruanda, intende conservare e portare a conoscenza del pubblico italiano la memoria del genocidio rwandese del 1994. Sergio D'Elia ed Elisabetta Zamparutti interverranno in rappresentanza di Nessuno tocchi Caino, associazione promotrice della risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. (…)(Vita,  24/10/2007)

Torna ai titoli...


Ruanda - Richiesta alla Francia l'estradizione di un ricercato per genocidio (Peacereporter, 19/10/2007)

Il governo ruandese ha richiesto alla Francia l'estradizione di Dominique Ntawukuriryayo, ex sottoprefetto della città meridionale di Gisagara accusato di genocidio e incitazione al genocidio dal Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Ntawukuriryayo, secondo quanto reso noto dall'Interpol, sarebbe stato arrestato ieri a Carcassonne, nel sudovest della Francia, ma non ci sono ulteriori dettagli sulle circostanze del fermo. Si tratta del terzo accusato per il genocidio ruandese arrestato in territorio francese, dopo il prete Wenceslas Munyeshyaka e l'ex prefetto della regione di Gisokoro Laurent Bucyibaruta. Il governo a maggioranza tutsi di Kigali da sempre accusa la Francia di aver dato sostegno agli Hutu durante il genocidio e di aver aiutato i perpetratori a fuggire dal Paese. (Peacereporter,  19/10/2007)

Torna ai titoli...


Tpir: detenuti in sciopero della fame contro trasferimento a Kigali (MZ, Misna, 09/10/2007)

Trentotto detenuti nelle carceri del Tribunale penale internazionale per il Rwanda (Tpir) hanno iniziato ieri uno sciopero della fame per protestare contro il trasferimento dei casi di 4 dei loro compagni di fronte alla giustizia ruandese. La MISNA lo ha appreso da fonti del Tpir contattate ad Arusha, le quali precisano che la protesta era stata preceduta da una lettera aperta indirizzata al presidente del Tribunale nella quale i detenuti protestavano contro il trasferimento di 4 casi (tre relativi a persone attualmente nelle carceri del Tpir e uno in latitanza) di fronte alla magistratura ruandese, denunciando il rischio di processi non equi in patria. “Posso confermare che nei giorni scorsi 40 detenuti, dei 56 attualmente nelle carceri del tribunale, hanno sottoscritto una lettera nella quale viene contestata la legalità del trasferimento chiesto dal procuratore del Tribunale ai primi di settembre. Trentotto dei firmatari da ieri sono in sciopero della fame” ha detto alla MISNA Roland Amoussouga, portavoce del Tpir. Nella lettera i detenuti accusano il procuratore del Tribunale di seguire un’agenda nascosta messa a punto da “Stati Uniti, Gran Bretagna e governo Rwandese per mettere rapidamente fine ai processi del Tpir ed evitare così indagini sui crimini commessi dal Fronte patriottico ruandese (Fpr, attualmente al potere a Kigali) nel periodo di competenza del Tribunale”. Secondo Amoussouga i magistrati del Tpir decideranno entro due mesi se acconsentire o meno al trasferimento. Ad aprile il Tribunale per il Rwanda - incaricato di giudicare i principali artefici del genocidio rwandese del 1994, nel quale furono uccisi tra 500.000 e 800.000 Tutsi e Hutu moderati – ha effettuato il primo trasferimento di un caso di sua competenza nei Paesi Bassi. La consegna dei casi alle magistrature di altri paesi rientra nelle “strategie di fine mandato” del Tribunale Onu, che entro il 2008 deve concludere i processi di primo grado. Finora non era stato possibile raggiungere accordi sul trasferimento dei casi in Rwanda, perché il paese africano contemplava ancora la pena di morte nel proprio codice; una pena non prevista dalla Corte di Arusha che può comminare sentenze fino all’ergastolo. La recente abolizione della pena di morte in Rwanda può consentire il trasferimento di casi. (MZ, Misna, 09/10/2007)

Torna ai titoli...


Genocidio: seconda deposizione dell’ex generale Dallaire (Corriere Canadese, 04/10/2007)

Seconda giornata di deposizione per Romeo Dellaire nel processo a carico di Desire Munyaneza. Ieri l’ex generale è stato interrogato a lungo da uno dei legali del cittadino ruandese accusato di crimini contro l’umanità commessi durante la guerra civile scoppiata nel 1993. «Non può essere - ha chiesto l’avvocato - che la portata del massacro e lo choc provato possano aver intaccato la sua memoria, impedendole di avere un ricordo chiaro degli eventi?». «Al contrario - ha risposto Dallaire - lo stress post-traumatico fissa gli eventi nella memoria, li imprime, rendendoli chiari e difficili da dimenticare». L’ex generale, capo missione delle Nazioni Unite nel Ruanda dilaniato dalla guerra civile tra Hutu e Tutsi, rimase profondamente traumatizzato dagli orrori visti senza poter intervenire. Dopo essere tornato in Canada, Dallaire tentò più volte di suicidarsi, prima di riuscire a ristabilire un equilibrio psichico. «È un’esperienza tremenda - ha dichiarato - che non potrò mai dimenticare». (Corriere Canadese, 04/10/2007)

Torna ai titoli...


Dallaire testimonia (Corriere canadese, 03/10/2007)

Roméo Dallaire ha testimoniato ieri a Montréal nel processo sui crimini di guerra di Desire Munyaneza. Arrivato in Rwanda nel 1993 come comandante della missione di pace delle Nazioni Unite, Dallaire ha dichiarato che fin dall’inizio era evidente che gli uomini a disposizione non erano abbastanza e che il Paese era sull’orlo di una crisi.l generale canadese in pensione, in un’apparizione largamente anticipata e attesa, ha testimoniato ieri mattina di fronte alla Québec Superior Court, ripercorrendo gli eventi che hanno portato l’anno successivo, nel 1994, al genocidio che in Rwanda avrebbe sterminato almeno 800mila persone, per la maggior parte di etnia Tutsi. Nei mesi immediatamente precedenti, ha spiegato il generale, i colloqui politici, arrivati a un vicolo cieco, erano accompaganti da dimostrazioni, rivolte, banditismo. Con le regole d’ingaggio a cui obbediva la sua missione, ha detto Dallaire, era difficile bloccare la rivolta guidata dai giovani con i fischietti che vestivano i colori distintivi giallo e verde. Gli stessi che più tardi sono diventati gli assassini della milizia, macchiandosi di crimini tremendi. (Corriere canadese, 03/10/2007)

Torna ai titoli...


Kouchner: "la Francia ha commesso errori" (FB, Misna, 02/10/2007)

La Francia “ha commesso alcuni errori” in Rwanda, ha detto oggi da Parigi il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, in quello che alcuni osservatori hanno interpretato come l’ultimo di una serie di recenti tentativi di riavvicinamento tra i due paesi. “Ci sono stati errori politici, di analisi politica” ha proseguito Kouchner, parlando all’emittente radio ‘Europe 1’, in riferimento al genocidio del 1994 nel ‘paese delle mille colline’. “Un genocidio è stato commesso sotto i nostri occhi alla televisione e non abbiamo fatto niente” ha aggiunto il capo della diplomazia francese, ribadendo al contempo qualsiasi responsabilità della Francia “e soprattutto dell’esercito francese” negli eccidi ruandesi, in una risposta indiretta al governo di Kigali che ha ripetutamente accusato Parigi di aver sostenuto le forze hutu che perpetrarono le uccisioni di massa. Kouchner ha ricordato di aver recentemente inviato una missione diplomatica in Rwanda sottolineando “l’importanza di una riconciliazione con un paese massacrato”. La settimana scorsa il ministro aveva incontrato il suo omologo ruandese Charles Murigande a New York, a margine della 62esima Assemblea Generale dell’Onu; è stata la prima riunione bilaterale da quando nel novembre 2006, il Rwanda ha rotto le relazioni diplomatiche con la Francia dopo l’emissione di un mandato di arresto, da parte del giudice transalpino Jean-Louis Bruguiére, contro nove personalità vicine al presidente Paul Kagame nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato all’aereo del presidente Juvenal Habyarimana, avvenuto il 6 aprile 1994, considerato la scintilla che fece scoppiare il genocidio. (FB, Misna, 02/10/2007)

Torna ai titoli...


Prova la circoncisione per combattere l'aids (Cybermed, 02/10/2007)

Un piano nazionale per combattere l'Hiv/Aids tramite la circoncisione: e' quello varato dal piccolo Stato dell'Africa orientale del Ruanda. Recenti studi hanno infatti dimostrato che la circoncisione riduce la trasmissione dell'Hiv dalle donne agli uomini del 60%, ma solo un uomo su cinque nel Paese si e' sottoposto alla procedura, secondo fonti Onu. "Vogliamo intraprendere una capillare campagna di sensibilizzazione per spingere gli uomini del Ruanda a farsi circoncidere e aiutare cosi' la lotta all'Aids", ha spiegato Anita Asiimwe, managing director del Centro per la cura e la ricerca sull'Aids del ministero della Salute. "Al tempo stesso non vogliamo dare il messaggio sbagliato alla gente, cioe' che la circoncisione sostituisca le altre misure preventive come l'astinenza e il preservativo". Il governo si occupera' di formare il personale medico in modo che possa praticare la circoncisione e poi fara' partire la campagna di informazione nazionale per incoraggiare la circoncisione volontaria, che, tra l'altro, potrebbe aiutare a evitare altre malattie sessualmente trasmesse. Quasi 25 milioni di persone sono affette dall'Hiv/Aids nell'Africa sub-sahariana. Secondo l'agenzia dell'Onu Unaids, la circoncisione maschile potrebbe evitare 5,7 milioni di nuove infezioni e 3 milioni di morti nei prossimi 20 anni nella regione. Fonte: Agi/Federfarma (Cybermed, 02/10/2007)

Torna ai titoli...


Ruanda - Uno storico progetto di protezione delle foreste (BusinessWire, 28/09/07)

Il Presidente del Ruanda H. E. Paul Kagame ha annunciato oggi il primo parco nazionale di conservazione del paese, volto a promuovere la riforestazione, la conservazione e la ricerca al fine di migliorare le conoscenze in merito alle poche grandi scimmie del mondo, il cui numero è in rapida diminuzione. In collaborazione con Ted Townsend, fondatore di Earthpark e Great Ape Trust of Iowa, il presidente Kagame ha annunciato alla Clinton Global Initiative un programma decennale di collaborazione denominato The Rwanda Forest Protection Project (Progetto di protezione delle foreste del Ruanda). La collaborazione sarà volta a sviluppare sia un parco nazionale di conservazione che una base sul campo per la riforestazione e la conservazione delle grandi scimmie, inclusi i gorilla di montagna, di cui attualmente esistono circa 700 esemplari in tutto il mondo. Sulle basi dello storico accordo, il Governo del Ruanda identificherà, designerà e proteggerà a termine perpetuo una regione di dimensioni ecologicamente significative per creare il Rwanda National Conservation Park. Earthpark, l’esclusivo centro ambientale di 240 acri in Nord America, in collaborazione con Great Ape Trust, stabilirà una base sul campo in tale parco al fine di svolgere ricerche e promuovere la riforestazione e la conservazione delle grandi scimmie. Il Ruanda ospita due tipi di grande scimmia, circa il 50% dei 700 gorilla di montagna a livello mondiale e una piccola popolazione di scimpanzè orientali pari a circa 500 unità. Le risorse per il programma saranno mobilizzate mediante il commercio del carbone e altre potenziali fonti in Ruanda. Il Ruanda ha la più elevata densità di popolazione umana di tutta l’Africa, con circa 10 milioni di abitanti in un paese di dimensioni inferiori rispetto al Maryland (un quinto rispetto allo Iowa). Questi fattori hanno causato una grave scarsità di terreni e risorse, con conseguenti pressioni sugli habitat naturali.(...) (BusinessWire,  28/09/07)

Torna ai titoli...


Nigrizia, premio a Kagame come Nobel a Hitler (Kataweb, Fonte:repubblica.it, 30/08/07)

Con una lettera aperta il mensile dei Comboniani, ‘Nigrizia', ha protestato con l'associazione ‘Nessuno tocchi Caino' per il conferimento del premio ‘L'Abolizionista 2007‘ al presidente ruandese Paul Kagame, che quest'anno ha abolito la pena capitale nel Paese dell'Africa orientale. Il riconoscimento e' stato consegnato al capo dello stato africano dal presidente del Consiglio Romano Prodi. “È come se mi si volesse raccontare una barzelletta”, scrive padre Aurelio Boscaini, missionario comboniano che ha lavorato per anni in Ruanda, “mi sono chiesto se conoscete veramente questo assassino, che dovrebbe avere sulla coscienza qualche milione di morti. O credete che questo generale sia il Caino convertito? ”. Il ritratto disegnato dalla missiva è quello di un dittatore spietato e senza scrupoli. Chiede provocatorio padre Boscaini: “basta che un generale annunzi l'abolizione della pena di morte, e voi siete così ingenui da credergli? Dov'è la democrazia in Ruanda? ”. E qualche riga più in basso: “l'avete domandato alle decine di migliaia che marciscono nelle prigioni ruandesi? Volete dare il premio Nobel della pace a un Hitler? ”. Per ‘Nigrizia' Kagame è “uno degli uomini politici più discussi d'Africa” e la premiazione dell'associazione guidata da Marco Pannella è “paradossale”. Il presidente ruandese è discusso perché non sono state chiarite le circostanze che hanno scatenato il genocidio del 1994 e “l'eventuale ruolo dello stesso Kagame”, perché dal 1998 al 2003 ha condotto una guerra con la Repubblica democratica del Congo “per accaparrarsi risorse e fette di territorio”. E, ancora, per come “sta gestendo all'interno del Paese l'amministrazione della giustizia in relazione ai sospettati e condannati per il genocidio”, e perché il suo regime “non garantisce le libertà fondamentali”. “Viva, comunque, l'Africa e chi vi muore per la libertà, senza mai aver sparato”, conclude la lettera infuocata del missionario, “il giorno della libertà è vicino anche per il Ruanda, se gli Stati Uniti non sosterranno più Kagame, né acquisteranno più il coltan che il generale-presidente va a rubare in Congo”.(Kataweb, Fonte:repubblica.it,   30/08/07)

Torna ai titoli...


A Kagame premio "abolizionista 2007" (Agi, 29/08/07)

Il Premio "L'Abolizionista dell'Anno 2007", promosso da Nessuno tocchi Caino quale riconoscimento alla personalita' che piu' di ogni altra si e' impegnata sul fronte della moratoria delle esecuzioni capitali e dell'abolizione della pena di morte, e' conferito quest'anno al Presidente del Ruanda, Paul Kagame, autore anche della prefazione del 'Rapporto 2007 di Nessuno tocchi Caino'. La consegna del premio da parte del presidente del Consiglio, Romani Prodi, avverra' domani alle 16,15 in via di Torre Argentina 76 a Roma, sede del partito Radicale, contestualmente alla presentazione del rapporto e alla presenza del presidente del Senato Franco Marini. Partecipano Marco Pannella, presidente di Nessuno tocchi Caino; Sergio D'Elia, deputato Rnp e segretario dell'associazione, ed Elisabetta Zamparutti, curatrice del rapporto 2007. Il 'Rapporto 2007 sulla pena di morte', per il quale Romano Prodi ha scritto l'introduzione, e' curato anche quest'anno da Elisabetta Zamparutti ed edito da Reality Book, e conferma l'evoluzione positiva verso l'abolizione della pena di morte in atto nel mondo da oltre dieci anni. Sul terribile podio dei primi tre paesi che nel 2006 hanno compiuto piu' esecuzioni nel mondo figurano tre paesi autoritari: la Cina, l'Iran e Pakistan. Durante la cerimonia verra' fatto il punto sulla campagna internazionale volta a ottenere quest'anno un voto dell'Assemblea Generale dell'ONU a favore di una moratoria universale delle esecuzioni capitali. (Agi, 29/08/07)

Torna ai titoli...


Ruanda - Con l’abolizione della pena di morte aumenta la sete di giustizia (Aimable Twahirwa, IPS, 13/08/07)

Il Ruanda si è dato subito da fare per sfruttare il consenso internazionale per la recente abolizione della pena di morte nel suo paese, annunciando che cercherà di avviare al più presto l’estradizione delle persone sospettate del genocidio del 1994, rifugiatesi all’estero per evadere la giustizia. “Abbiamo già firmato gli accordi di estradizione con molti paesi in Africa, Europa e Nord America. Speriamo che queste nazioni collaboreranno per processare tutte le persone sospettate di genocidio, o estradarle per portare il loro caso davanti alla giustizia del Ruanda”, ha dichiarato il ministro della giustizia Tharcisse Karugarama il 2 agosto. (…) La dichiarazione di Karugarama, giunta appena una settimana dopo l’abolizione formale della pena di morte, il 25 luglio, servirà in parte a pacificare le vittime del genocidio, deluse del fatto che i responsabili del “crimine ultimo” sfuggiranno ora alla morte per mano del plotone d’esecuzione. 44.204 ruandesi accusati di aver partecipato al genocidio vivono attualmente all’estero, secondo un rapporto giudiziario istituzionale pubblicato a maggio in Ruanda. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Louise Arbour ha sottolineato la necessità che il Ruanda continui a cercare giustizia, formulando uno dei primi e più sentiti omaggi alla decisione del paese di abolire la pena di morte. (…) Nel 1996, il Consiglio di sicurezza dell’Onu istituì il Tribunale penale internazionale per il Ruanda (ICTR), per “contribuire al processo di riconciliazione nazionale”, e giudicare alcuni dei più gravi casi di genocidio. Il tribunale, che dovrà concludere i processi di circa 70 persone entro la fine del prossimo anno, potrà ora trasferire 17 casi al sistema giudiziario del Ruanda, come ha confermato all’IPS l’avvocato dell’accusa dell’ICTR Hassan Babacar Jallow. Diciotto persone accusate dal tribunale sono ancora a piede libero. (…)(AimableTwahirwa, IPS,  13/08/07)

Torna ai titoli...


Muore svizzera 90enne, attiva nell'aiuto allo sviluppo (Swissinfo, 28/07/07)

Margrit Fuchs, una 90enne ancora attiva nell'aiuto allo sviluppo in Ruanda, è morta mercoledì nel paese africano, vittima di un incidente stradale. La sua figura è ricordata oggi sulle pagine dalla "Mittelland-Zeitung" dalla presidente della confederazione Micheline Calmy-Rey, che aveva recentemente conosciuto Fuchs a Kigali. La donna - ha ricordato la ministra degli esteri - ha contribuito a realizzare scuole, strutture per partorienti, officine e casse di risparmio. Dopo il genocidio del 1994 si è inoltre particolarmente occupata della sorte degli orfani. Stando alla "Mittelland-Zeitung" oggi si terrà a Gitarama (seconda città del Ruanda) una cerimonia funebre in onore di Margrit Fuchs, cui parteciperanno tre vescovi locali.(Swissinfo, 28/07/07)

Torna ai titoli...


Cancellata pena di morte per tutti i reati, compreso genocidio (CO, Misna, 26/07/07)

Il Rwanda ha abolito la pena di morte per tutti i crimini, compreso quelli relativi al genocidio del 1994: ieri sera - ma lo si è appreso oggi - è stata promulgata la legge già approvata tra giugno e luglio dall’Assemblea nazionale e dal Senato. La nuova norma - ampiamente annunciata nelle scorse settimane - è stata pubblicata ieri sera sul Gazzettino ufficiale ed è quindi già in vigore. Proposta dal Fronte patriottico ruandese (Fpr) del presidente Paul Kagame, la normativa prevede la totale abolizione della pena capitale, richiesta dal Tribunale penale internazionale per il Rwanda (Tpir) per il trasferimento davanti alla giustizia ruandese di imputati accusati del genocidio del 1994. La Corte - voluta dall’Onu per giudicare i principali responsabili dei massacri di massa che tredici anni fa provocarono tra mezzo milione e 800.000 morti - non può trasferire i casi ai paesi dove è in vigore la pena di morte. Il Tpir ha comunque urgenza di rinviare alle magistrature nazionali i procedimenti meno rilevanti: entro il 2008 - su decisione dell’Onu - devono essere completati tutti i processi di primo grado presso la sede del Tribunale ad Arusha, in Tanzania. Finora il Tpir ha emesso 28 condanne e cinque assoluzioni. In Rwanda, invece, al momento vi sono circa 600 detenuti nei bracci della morte delle carceri per il loro coinvolgimento nel genocidio. Dall’inizio dei processi contro presunto responsabili del genocidio, il Rwanda ha applicato solo una volta la sentenza capitale nel 1998, quando vennero eseguite 22 condanne. (CO, Misna, 26/07/07)

Torna ai titoli...


Human Rights Watch, polizia uccide detenuti (Swissinfo, 24/07/07)

La polizia ruandese ha ucciso dallo scorso novembre a maggio almeno 20 persone detenute in prigione. Lo denuncia oggi, con un comunicato diffuso anche a Nairobi, Human Rights Watch (HRW). Le uccisioni denunciate riguardano persone perseguite in giudizio per il genocidio del 1994, quando in circa 100 giorni - a cavallo del mese di maggio - furono trucidati circa 800'000 civili (uomini, donne, vecchi, bambini), di fatto tutti di etnia tutsi, fortemente minoritaria rispetto a quella degli hutu - la cui manovalanza, incitata da una forte leadership,effettuò la strage - ma da sempre al potere. La denuncia di HWR, uno dei principali osservatori mondiali per la difesa dei diritti umani, è una pressione importante sul nuovo governo democratico e etnicamente bilanciato del Ruanda: allertati da queste denuncie, infatti, i grandi donatori - USA e Gran Bretagna in prima linea - il cui apporto è indispensabile alla ripresa del Paese africano, hanno chiesto "informazioni" su quando affermato da HRW. In pratica, esigendo che le "contromattanze" siano fermate: ma certo le cicatrici in Ruanda sono ancora profonde.(Swissinfo,24/07/07)

Torna ai titoli...


Ok abolizione pena morte, favorira' processi genocidio (AGI/AFP, 11/07/07)

Via libera del parlamento all'abolizione della pena di morte in Ruanda, condizione-chiave per l'estradizione nel Paese centroafricano dei sospettati per il genocidio del 1994. Dopo la Camera, anche il Senato di Kigali ha approvato all'unanimita' la legge che abroga la pena capitale, che dovrebbe entrare in vigore entro la fine del mese con la promulgazione da parte del governo. Il testo era stato presentato dal Fronte patriottico ruandese del presidente Paul Kagame. Sono 600 i cittadini ruandesi condannati a morte, molti proprio in riferimento alle stragi in cui persero la vita 800.000 persone nella guerra civile tra tutsi e hutu, che ora dovrebbero avere la pena commutata nell'ergastolo. L'abolizione della pena di morte era una delle condizioni fissate dal Tribunale internazionale per il Ruanda (Ictr) per la consegna a Kigali degli incriminati per il genocidio del 1994. Il tribunale, che ha sede in Tanzania, dovrebbe completare le incriminazioni entro il 2008. (AGI/AFP,   11/07/07)

Torna ai titoli...


Chiesta alla Francia l'estradizione di una delle menti del genocidio(Peacereporter, 06/07/07)

Il Ruanda ha chiesto ufficialmente alla Francia di consegnare Isaac Kamali, accusato di essere coinvolto nel genocidio del 1994. Kamali, essendo cittadino francese, è stato trasferito a Parigi dopo l'arresto all'aeroporto di Philadelphia il mese scorso. Il tribunale di Kigali, che dovrà processarlo, ha mandato la sua richiesta di estradizione attraverso l'ambasciata del Belgio. Da novembre, infatti, i due Paesi hanno interrotto le relazioni diplomatiche.(Peacereporter, 06/07/07)

Torna ai titoli...


Bernard Ntuyahaga condannato a 20 anni di reclusione (Euronews, 05/07/07)

La corte d'assise di Bruxelles ha condannato a 2o anni di carcere Bernard Ntuyahaga, ex ufficiale dell'esercito ruandese, per la morte di dieci caschi blu dell'Onu avvenuta in Ruanda nel 1994. Secondo la giuria, che ieri aveva deciso la colpevolezza e che oggi ha stabilito la pena, l'ex ufficiale ha commesso degli "omicidi premeditati" facendo arrestare i dieci caschi blu belgi che proteggevano il primo ministro e portandoli in un campo militare dove sono stati linciati. Ntuyahaga è stato invece assolto per la morte del primo ministro ruandese dell'epoca ucciso appena i caschi blu sono stati disarmati. Dopo la morte dei suoi dieci militari il Belgio ritirò il suo contingente, il più numeroso, dalla Missione delle nazioni unite in Ruanda. E partirono i massacri che in poco più cento giorni hanno causato più di 800 mila vittime in massima parte di etnia Tutsi. (Euronews, 05/07/07)

Torna ai titoli...


Bernard Ntuyahaga trovato colpevole da tribunale belga (Peacereporter, 04/07/07)

Un tribunale belga ha trovato colpevole un ex comandante dell'esercito ruandese mentre indagava sul genocidio in Ruanda del 1994. Bernard Ntuyahaga è stato accusato dell'uccisione di 10 soldati belgi delle forze di pace agli inizi del genocidio. Nonostante ciò, Ntuyahaga è stato assolto dall'accusa di omicidio del Primo Ministro Agathe Uwilingiyimana. La giuria si riunirà giovedì per emettere una sentenza su Ntuyahaga, che si è appellato contro il metodo del processo ma non contro il contenuto del verdetto. (Peacereporter, 04/07/07)

Torna ai titoli...


Tre ex ministri francesi saranno interrogati sul genocidio del 1994 (Peacereporter, 03/07/07)

Gli avvocati di sei sopravvissuti al genocidio avvenuto in Ruanda nel 1994 hanno chiesto che tre ex ministri francesi vengano interrogati, perché si sospetta che fossero a conoscenza dei piani del massacro già nel 1991. Sono stati fatti i nomi di due ex ministri degli Esteri, Hubert Vedrine e Alian Juppé, e di un ex ministro della Difesa, Pierre Joxe. Le accuse si fondano su una serie di documenti di diplomatici e militari francesi, in cui sembra provato che Parigi sapesse che il governo di Kigali stava armando i guerriglieri Hutu contro i Tutsi. (Peacereporter, 03/07/07)

Torna ai titoli...


Tribunale ONU : sacerdote a giudizio per genocidio (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità, 25/06/07)

E' cominciato la scorsa settimana ad Arusha, in Tanzania, il processo ad un sacerdote nero accusato di genocidio, omicidio e sterminio contro il gruppo etnico dei Tutsi, davanti al tribunale penale internazionale delle Nazioni Unite per il Ruanda. Hormisdas Nsengimana, che fu anche rettore dell'università di Cristo Re, nella prefettura di Butare, ha quattro capi di imputazione: genocidio, cospirazione per commettere genocidio e crimini contro l'umanita' per omicidio e sterminio. Non si tratta del primo sacerdote arrestato dal Tribunale per il Ruanda con imputazioni di genocidio e crimini contro l'umanita'. Fra gli altri - europei o africani - il vescovo anglicano Samuel Musabyimana, il pastore avventista Elizaphan Ntakirutimana ed i preti cattolici Emmanuel Rukundo e Athanase Seromba. Alcuni di essi - come pure alcune suore - sono anche stati condannati. Nelle sue osservazioni preliminari, il procuratore capo, Sylvana Arbia, ha detto che portera' in aula oltre venti testimoni, compresi membri del clero, membri del gruppo etnico Hutu che erano impiegati dell'universita', vittime e superstiti degli attacchi, ex allievi dell'universita' ed esperti che avranno il compito di contestualizzare le attivita' di Nsengimana durante il genocidio del 1994. In particolare l'imputato e' presunto essere uno degli organizzatori del macello dei Tutsi a Nyanza, Butare, nel 1994 ed e' accusato di essere stato un leader dei "Draghi di Les" o "Squadroni della morte", nei quali avrebbe svolto un ruolo chiave nell'omicidio dei Tutsi nei pressi dell'università ed in altre parti della regione. Secondo il racconto di alcuni testimoni, egli avrebbe anche usato gli studenti per far rasare il sottobosco nei pressi dell'universita' per evitare che vi si potessero nascondere dei Tutsi e avrebbe fatto istituire una sorta di posti di blocco presso i quali diversi Tutsi furono individuati e arrestati. E' accusato anche di aver operato di concerto con i soldati della prefettura per commettere questi crimini e di aver collaborato all'uccisione dei preti Tutsi nella sua universita'. In un caso avrebbe pagato parecchia gente per sapere dove erano nascosti tre sacerdoti Tutsi fuggiti dall'universita' e di aver trasmesso le informazioni ai suoi co-perpetratori, che li hanno uccisi. In un caso avrebbe ucciso personalmente una delle vittime, un anziano prete. Secondo il suo difensore, l'imputato nega tutte le accuse, afferma di aver perso negli eventi del 1994 membri della sua famiglia ed amici ed e' convinto che questo processo dimostrera' la sua innocenza. Il 24 aprile, Nsengimana - che era stato arrestato in Cameroon a marzo 2002 - si e' dichiarato non colpevole delle tre accuse piu' gravi. (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità,25/06/07)

Torna ai titoli...


Arrestato in Francia ricercato per genocidio. (Adnkronos/Dpa, 23/06/07)

Isaac Kamali, ritenuto uno dei principali responsabili del genocidio del 1994 in Ruanda, è stato arrestato oggi in in Francia. Lo ha reso noto l'Interpol. L'uomo è stato fermato mentre cercava di entrare negli Stati Uniti con un passaporto francese e rimandato in Francia, dove è stato arrestato. Kamali era un importante esponente del governo ruandese, con forti responsabilità nel massacro di 800mila fra tutsi e hutu moderati. I crimini commessi durante il genocidio in Ruanda vengono giudicati dal tribunale delle Nazioni Unite ad Arusha, in Tanzania, dove sono stati conclusi 33 processi. (Adnkronos/Dpa, 23/06/07)

Torna ai titoli...


Genocidio: sacerdote accusato dal Tpir (FB, Misna, 21/06/07)

Un sacerdote cattolico ruandese, padre Wenceslas Munyeshyaka, esiliato in Francia, è finito sotto accusa da parte del Tribunale penale internazionale per il Rwanda (Tpir) di Arusha (Tanzania) incaricato di giudicare i principali responsabili del genocidio che nel 1994 provocò tra mezzo milione e 800.000 vittime nel ‘paese delle mille colline’. L’atto di incriminazione risale in realtà a due anni fa, ma è stato reso pubblico solo ieri: il dossier reca la firma del procuratore capo del Tpir Hassan Bubacar Jallow in data 20 luglio 2005. Munyeshyaka, 49 anni, ex-vicario della parrocchia della Sainte-Famille a Kigali, è accusato di genocidio, stupro, assassinio e sterminio; oltre ad alcune uccisioni che sarebbero state commesse dietro sua disposizione, gli vengono attribuiti anche gli omicidi di tre giovani uccisi nell’aprile 1994 nella sua parrocchia. Munyeshyaka era già stato condannato in contumacia all’ergastolo nel novembre 2006 da parte di un tribunale militare ruandese dopo essere stato giudicato colpevole di violenze sessuali e di aver collaborato con le milizie protagoniste del genocidio. Il Tpir ha finora emesso 28 sentenze di condanna e 5 assoluzioni. (FB, Misna,21/06/07)

Torna ai titoli...


Tribunale Onu chiede trasferimento processo (Ag. Radicale, 18/06/07)

Il Tribunale Internazionale Onu per i crimini legati al genocidio ruandese (ICTR), con base in Tanzania, ha chiesto il trasferimento di un processo in Ruanda, paese che appena la settimana scorsa ha abolito la pena di morte. Si tratta della prima richiesta del genere avanzata dal Tribunale Onu. Il processo riguarda Fulgence Kayishema, un ex ispettore di polizia della prefettura di Kivumu, incriminato nel 2001 dall’ICTR per genocidio. Avrebbe ordinato o pianificato e favorito la distruzione di una chiesa con più di 2.000 persone chiuse dentro. Il Tribunale Onu ha tempo fino alla fine del 2008 per concludere i processi e intende trasferirne alcuni a paesi che, tra gli altri requisiti, non hanno la pena di morte. ”Il Ruanda – si legge nel comunicato del Tribunale Onu – si è detto pronto a processare l’imputato, con l’assicurazione che riceverà un processo equo che, in caso di colpevolezza, non emetterà una condanna capitale”. (Ag. Radicale, 18/06/07)

Torna ai titoli...


Uganda - Ruanda e Burundi entrano nella Comunità dell'Africa Orientale (Peacereporter, 18/06/07)

I tre attuali membri della Comunità dell'Africa Orientale (Cao) accoglieranno oggi, in un incontro a Kampala, capitale ugandese, l'adesione di due nuovi membri: Ruanda e Burundi. L'associazione avrà effetto a partire dal prossimo primo luglio. Sono in corso colloqui per valutare la possibilità di rendere la Cao, nata nel 1999, una vera a propria unione politica. Fino ad ora il ruolo rilevante, all'interno della Comunità, è stato giocato principalmente dall'unione doganale, che ha permesso ai paesi membri di commerciare senza l'imposizione di tasse, incrementando notevolmente gli introiti. Per il futuro si sta discutendo di creare entro il 2010 un vero e proprio mercato unico, con la possibilità di coniare anche una sola moneta. (Peacereporter, 18/06/07)

Torna ai titoli...


Pena morte: nessuno tocchi caino, e’ stata abolita (AGI,Diritto-oggi.it, 10/06/07)

La notizia dell’abolizione della pena di morte in Ruanda e quella che vede gli americani favorevoli alla moratoria delle esecuzioni, sono state accolte con soddisfazione dai dirigenti di Nessuno tocchi Caino Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti. “In particolare, l’abolizione della pena capitale in Ruanda, che ha deciso anche di essere tra i presentatori della Risoluzione all’Onu, assume un significato politico e simbolico potentissimo, perche’ avviene in un paese che nella sua storia recente ha conosciuto le piu’ gravi violazioni al diritto umanitario internazionale: genocidi, mutilazioni e stupri di massa, esecuzioni sommarie, deportazioni”. “Di fronte a massacri di cosi’ vaste proporzioni - affermano D’Elia e Zamparutti - va salvaguardato l’interesse legittimo delle vittime a che i responsabili di gravi crimini siano puniti, ma il Ruanda ci insegna che la lotta contro l’impunita’ non si puo’ risolvere con la pena di morte”. Il favore crescente degli americani all’idea di una moratoria, secondo D’Elia e Zamparutti, “dimostra poi che l’aria sta cambiando anche li’ e che e’ un errore identificare gli Stati Uniti con la pena di morte”. “Sono segnali eccezionali - aggiungono D’Elia e Zamparutti - che confermano la certezza di una maggioranza assoluta pro moratoria alla Assemblea Generale dell’Onu, una maggioranza che all’Unione Europea impedisce da tredici anni di esprimersi”. “Per questo - concludono D’Elia e Zamparutti - con l’aiuto anche dello sciopero della fame ad oltranza e di quello della sete di Marco Pannella, chiediamo al Governo italiano di passare all’azione depositando subito la Risoluzione pro moratoria alla Assemblea Generale in corso”.(AGI,Diritto-oggi.it, 10/06/07)

Torna ai titoli...


Vota contro pena morte per processare sospetti genocidio (Reuters,09/06/07)

Il parlamento ruandese ha approvato ieri l'abolizione della pena capitale, una decisione che potrebbe aprire la strada all'estradizione in Ruanda dei sospetti del genocidio del 1994. Il Ruanda sostiene che molti di coloro che sono sospettati di aver partecipato all'uccisione di 800.000 tutsi e hutu si trovino in Europa, America del Nord e Africa occidentale. Molti Paesi si rifiutano di estradare i sospetti criminali in nazioni che praticano la pena di morte o la tortura. L'assemblea ha approvato con 45 voti favorevoli, e cinque astenuti l'eliminazione della pena di morte e la sua sostituzione con il carcere a vita. (Reuters, 09/06/07)

Torna ai titoli...


Lago Kivu, 1.800 sfollati per evitare il disastro ecologico (Peacereporter, 05/06/07)

In sei mesi, 1.800 persone saranno espulse di loro villaggi sulle rive del lago Kivu per proteggere l'ecosistema dal rischio di disastro ecologico. Le autorità, che hanno varato questo programma come contributo del Ruanda alla Giornata Mondiale dell'Ambiente, hanno invitato le 364 famiglie coinvolte a cooperare, senza però specificare quando termineranno i lavori per la costruzione dei nuovi alloggi. Rose Mukankomeje, responsabile delle politiche ambientali, ha commentato che quest'operazione eviterà il peggioramento di una situazione già molto pericolosa: è stato calcolato che le acque del lago Kivu contengono 55 miliardi di metri cubi di gas metano e quattro volte tanto di diossido di carbonio che, in caso di eruzione di un vicino vulcano, potrebbero diventare letali. (Peacereporter, 05/06/07)

Torna ai titoli...


Entro luglio sarà cancellata la pena di morte (Peacereporter, 31/05/07)

Le autorità ruandesi hanno dichiarato oggi che la legge che abolirà la pena di morte verrà discussa il 6 e 7 giugno ed entrerà in vigore alla fine di luglio, sei mesi dopo l'annuncio, da parte del governo, del progetto di abolire la punizione capitale. La notizia è stata annunciata dal ministro della Giustizia, Tharcisse Karugarama. La riforma sancirà un passaggio chiave per il ritorno in patria dei responsabili del genocidio del 1994. Le condanne a morte già pronunciate verranno commutate in ergastoli. Sono infatti centinaia i condannati alla pena capitale per il genocidio che, nel 1994, uccise circa 800 mila persone in tre mesi. I sopravvissuti allo sterminio si sono dichiarati contrari alla cancellazione della pena di morte che servirebbe, a loro avviso, come deterrente(Peacereporter, 31/05/07)

Torna ai titoli...


Genocidio: dubbi su condanna ‘gacaca’ di un attivista (MZ, Misna, 29/05/07)

Un caso di “persecuzione giudiziaria”? Sono andati aumentando di ora in ora i dubbi espressi da organizzazioni per la difesa dei diritti umani locali e regionali sulla condanna a 19 anni di detenzione di Francois Xavier Byuma, esponente della Ligue rwandaise pour la promotion et la défense des droits de l'Homme (Liprodhor), giudicato l’altro ieri - da uno dei tribunali popolari ruandesi chiamati ‘gacaca’ (pronuncia ‘gaciacia’) - colpevole di aver partecipato al genocidio del 1994. Fonti sia locali sia internazionali sospettano infatti che dietro la condanna di Byuma, a capo anche di un’associazione per difesa dei diritti dei minori, potrebbe nascondersi una sorta di “regolamento di conti” attuato dal giudice titolare del procedimento contro l’attivista, che negli anni scorsi aveva accusato il magistrato di aver stuprato una bambina. “Non è un processo, ma è solo una resa dei conti come quelle che stanno avvenendo in tutto il resto del paese” ha detto un esponente della Liprodhor all’agenzia di stampa francese ‘Afp’. Byuma era stato arrestato due settimane fa e subito convocato in udienza dinanzi al gacaca di Biryogo, circoscrizione della capitale. I ‘tribunali sull’erba’ – ‘gacaca’ vuol dire pressappoco ‘prato d’erba’ in lingua kinyarwanda – affiancano la magistratura ordinaria per l’esame di crimini meno gravi commessi durante il genocidio del 1994; il timore che possano a volte trasformarsi in sede di “vendette personali” avrebbe spinto alcune persone al suicidio e molti a fuggire nei paesi confinanti, in particolare in Burundi. (MZ, Misna, 29/05/07)

Torna ai titoli...


Genocidio Tutsi, condannato a 19 anni attivista per i diritti umani (Peacereporter, 28/05/07)

Francois-Xavier Byuma, attivista per i diritti umani ruandese, è stato condannato a 19 anni di prigione per aver partecipato al genocidio Tutsi del 1994, collaborando con le milizie Hutu e picchiando almeno una donna di persona. La sentenza è stata emessa da una corte "gacaca", sorta di tribunali popolari istituiti per giudicare i crimini di secondo piano commessi durante il genocidio del 1994, in cui almeno 800.000 furono uccise in poco più di cento giorni. Byuma ha respinto le accuse. (Peacereporter,  28/05/07)

Torna ai titoli...


Genocidio: confermato in appello ergastolo per pluriaccusato (RC. Misna, 22/05/07)

È stato confermato anche dalla camera d’appello del tribunale penale internazionale del rwanda (tpir) di arusha, in tanzania, l’ergastolo comminato in prima istanza nell’aprile 2005 contro un ex-consigliere giudicato responsabile di genocidio, stupri e assassini in serie durante il massacro nel 1994 di almeno 800.000 civili, in gran parte tutsi, ma anche hutu. Uomo d’affari sino al 1990 e all’epoca dei fatti ex-consigliere di gishyita, nella prefettura orientale di kibuye, mikaeli muhimana, 57 anni, era accusato di una trentina di stupri di donne tutsi e di decine di assassini: il più gran numero di accuse mai presentate dinanzi a un imputato del tpir istituito nel 1995. La magistratura d’appello lo ha riconosciuto colpevole di almeno sei assassini (incluso quello di una donna incinta), di sette stupri commessi personalmente e di altri otto perpetuati su suo ordine o sotto la sua supervisione. Secondo il tribunale, muhimana partecipò inoltre ad attacchi contro i civili tutsi che avevano cercato rifugio in chiese e in un ospedale e – con la falsa promessa di aiuto medico ai civili che cercavano di sfuggire ai massacri – concluse una strage che provocò la morte di circa 2000 persone tra il 14 e il 15 aprile 1994, nei primi giorni del genocidio proseguito fino a luglio di quell’anno. Arrestato a dar es salaam, in tanzania, nel 1999, era stato trasferito ad arusha, dove nel marzo del 2004 era iniziato il processo di primo grado con la partecipazione di 52 testimoni. L’ergastolo è la massima pena prevista dalla corte che, istituita dall’onu per individuare e sottoporre a processo i principali mandanti ed esecutori del genocidio ruandese, finora ha processato 33 sospetti, condannandone 28 e assolvendone cinque. (RC. Misna,  22/05/07)

Torna ai titoli...


Genocidio: inchiesta in francia contro vedova ex-presidente Habyarimana(RC, Misna, 16/05/07)

Un’inchiesta per “complicità in genocidio e crimini contro l’umanità” su Agathe Habyarimana, vedova dell’ex-presidente Juvenal, è stata aperta oggi dalla procura di Evry (a sud di Parigi, in Francia); venerdì verrà designato un giudice istruttore. L’indagine è stata aperta per verificare gli elementi contenuti nella denuncia deposta lo scorso 13 febbraio dal Collettivo delle parti civili per il Rwanda (Cpcr), associazione creata nel 2001 per portare dinanzi alla giustizia i presunti responsabili del genocidio risiedenti in Francia. Secondo il Cpcr presieduto da Alain Gauthier, la vedova di Habyarimana è accusata di avere guidato una cerchia di ex-sostenitori del marito – morto nell’aprile 1994 in un attentato mentre atterrava a Kigali con l’aereo presidenziale – che avrebbe orchestrato la morte di almeno 800.000 civili, in gran parte tutsi, ma anche hutu, in appena 100 giorni tra aprile e luglio di quell’anno. Espulsa dai soldati francesi dopo il genocidio, la vedova dell’ex-presidente ha sempre vissuto in Francia e attualmente risiede nella regione meridionale dell’Essone. Secondo l’avvocatessa dell’associazione Sophie Dechaumet, “la denuncia era stata presentata alla luce delle schiaccianti conclusioni del rapporto redatto dall’Ofpra”, l’Ufficio francese di protezione dei rifugiati e apolidi. Il 4 gennaio scorso, infatti, l’Ofpra aveva rifiutato la la richiesta d’asilo presentata nel luglio 2004 da Agathe Habyarimana perché ella avrebbe partecipato come “istigatrice o complice” al “crimine di genocidio”. Dopo avere a lungo esaminato il caso, il 15 febbraio anche la Commissione dei ricorsi dei rifugiati (Crr) lo ha respinto sugli stessi fondamenti dell’Ofpra e i legali della Habyarimana, Jean-Marc Florand e Philippe Meilhac, il 16 marzo hanno deposto un ricorso dinanzi al Consiglio di stato, la più alta autorità giudiziaria amministrativa francese. Finché non verrà portato a termine quest’ultimo tentativo, la Francia non potrà espellere Agate perché la legge vieta l’estradizione di persone che rischiano la condanna di morte verso paesi dove – come in Rwanda – è tuttora in vigore la pena capitale. (RC, Misna, 16/05/07)

Torna ai titoli...


Kagame cerca la cooperazione congolese per fermare i ribelli (Peacelink, 07/05/07)

Le autorità di Kigali hanno dichiarato di essere disposte a collaborare con la loro controparte congolese per risolvere l'instabilità che perdura dal 1994, piuttosto che tentare autonomamente di disarmare i ribelli, nonostante la Repubblica Democratica del Congo porti avanti un'operazione militare con lo scopo di cacciare di ribelli ruandesi. Lo ha reso noto lo stesso presidente ruandese, Paul Kagame, commentando gli attacchi avvenuti in marzo in Ruanda ad opera dei ribelli delle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda (Fdlr). Il presidente, che in passato si era detto pronto a inviare truppe nella Repubblica Democratica del Congo per garantire la sicurezza nazionale, ha dichiarato che solo una soluzione pacifica e concordata può tutelare in modo significativo la popolazione civile, sia ruandese che congolese. L'Fdlr, che raccoglie militari dell'ex esercito ruandese e le milizie etniche Hutu, responsabili del genocidio del 1994, è attivo soprattutto nella regione congolese del Kivu settentrionale, dove, solo durante prima settimana di maggio, ha perso circa 40 militanti in combattimenti con l'esercito della Repubblica Democratica. (Peacelink,  07/05/07)

Torna ai titoli...


Genocidio: generale condannato all’ergastolo (MZ, Misna, 27/04/07)

È stato condannato oggi all’ergastolo da un tribunale ruandese, il generale Laurent Munyakazi ritenuto colpevole di 13 capi d’accusa tutti ricollegabili al genocidio avvenuto in Rwanda nel 1994. Lo riferiscono fonti giornalistiche locali e internazionali, precisando che il generale Munyakazi è stato riconosciuto colpevole di accuse che vanno dal genocidio, alla cospirazione per omicidio, fino alla distribuzione illegale di armi da fuoco a gruppi di miliziani. “La Corte militare ritiene l’accusato colpevole dei gravi crimini a lui contestati e quindi sottoscrive la sentenza (emessa da un tribunale militare di primo grado) di incarcerazione a vita” hanno detto oggi i magistrati del massimo tribunale militare ruandese. Il generale Munyakazi, il più alto militare ruandese ad essere giudicato dalla magistratura nazionale per il suo presunto ruolo nel genocidio, ha comunque la possibilità di ricorrere in appello di fronte alla Corte suprema di Kigali. Altri alti ufficiali accusati di essere tra gli organizzatori del genocidio sono sotto processo presso il Tribunale internazionale per il Rwanda di Arusha (Tanzania), che finora ha emesso 28 condanne e 5 assoluzioni. (MZ, Misna,  27/04/07)

Torna ai titoli...


Kigali, direttrice rivista indipendente condannata per diffamazione (CO, Misna, 24/04/07)

Una condanna a un anno di reclusione è stata comminata da un tribunale di Kigali alla giornalista ruandese Agnes Nkusi Uwimana, direttrice della rivista bimestrale indipendente ‘Umurabyo’. Secondo fonti locali, è stata ritenuta responsabile di “disprezzo, calunnia e diffamazione del capo di stato, delle autorità politiche e militari e di altri privati cittadini”. La giornalista, arrestata lo scorso 12 gennaio, è stata anche giudicata colpevole di “discriminazione e atteggiamento settario”. Secondo la Lega per i diritti umani della regione dei Grandi Laghi, Uwimana si sarebbe riconosciuta colpevole, ma il ‘Comitato per la protezione dei giornalisti’ sostiene che abbia ammesso le responsabilità solo per evitare la condanna a cinque anni richiesta dal procuratore. Secondo la stessa organizzazione, le incriminazioni a carico della giornalista sarebbero legate a una lettera dai toni critici nei confronti del governo pubblicata sulla sua rivista, mentre secondo altre fonti avrebbe scritto un editoriale in cui prendeva posizione contro il presidente Paul Kagame. (CO, Misna,  24/04/07)

Torna ai titoli...


Belgio: processo a generale ruandese per uccisione 10 caschi blu (Euronews, 19/04/07)

Il Belgio riapre un capitolo sul genocidio del Ruanda. A Bruxelles si e' aperto il processo a carico del generale Bernard Ntuyahaga, accusato di aver fatto uccidere nel 1994 dieci caschi blu belgi e il primo ministro ruandese Aghate Uwilingiyimana, che furono attirati in una trappola in una base militare di Kigali e uccisi a colpi di machete e bastoni. All'alba del 7 aprile di 13 anni fa i soldati dell'Onu cercavano di proteggere il primo ministro che si stava recando in una radio per fare un discorso alla nazione dopo l'attentato all'aereo su cui viaggiava il presidente Habyarimana, abbattuto da un missile terra-aria lanciato da ignoti. L'attentato aveva offerto il pretesto alle milizie Hutu per dare inizio a un massacro in cui hanno perso la vita almeno 800 mila Tutsi e migliaia di Hutu moderati. Una ferocia alla quale il mondo assistette con vergognosa indifferenza. Il genocidio del Ruanda aveva infatti messo in luce l'impassibilità delle Nazioni Unite e di paesi come la Francia e il Belgio, che avevano inviato militari solo per portare in salvo i propri connazionali. (Euronews, 19/04/07)

Torna ai titoli...


Mandati di cattura per collaboratori presidente, Kigali ricorre dinanzi all’onu (RC, Misna, 18/04/07)

Il governo ha chiesto alla Corte internazionale di giustizia (Icj), principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, di annullare gli ordini di cattura internazionali emessi lo scorso novembre dal giudice francese Jean-Louis Bruguière contro nove stretti collaboratori dell’attuale presidente ruandese Paul Kagame. Secondo Kigali, i mandati d’arresto “violano la sua sovranità e limitano la sua capacità di funzionare liberamente e normalmente come uno stato sovrano”, stabilendo un “precedente pericoloso”. La Icj presenterà il reclamo al governo francese, ma – se Parigi non risponderà o si rifiuterà di riconoscere la competenza dell’Icj sull’argomento – il caso non verrà esaminato dai giudici dell’Onu. Bruguière aveva accusato i nove funzionari ruandesi di “assassinio” e “complicità in assassinio” per la loro “presunta partecipazione” all’assassinio nell’aprile 1994 di Juvenal Habyarimana. Dopo l’uccisione dell’allora presidente ruandese, in un attentato contro l’aereo a bordo del quale stava atterrando a Kigali, iniziarono i massacri che provocarono la morte di almeno 800.000 civili, in gran parte tutsi ma anche hutu, in appena 100 giorni tra l’aprile e il luglio di quell’anno. Il giudice francese sta indagando sull’episodio perché l’equipaggio dell’aereo abbattuto era francese e i loro familiari nel 1998 hanno intentato una causa. Pur ritenendolo egualmente responsabile dell’assassinio di Habyarimana, Bruguière non ha potuto citare anche l’attuale presidente Kagame perché, secondo la legge francese, gode dell’immunità in quanto capo di stato. In seguito ai mandati di cattura, Kigali ha deciso di rompere i rapporti diplomatici con Parigi. (RC, Misna,  18/04/07)

Torna ai titoli...


Centinaia di rwandesi fuggono verso il Congo (Joshua Massarenti, Vita, 17/04/07)

Centinaia di persone provenienti dal distretto di Rutsiro, ovest del Rwanda, hanno attraverso in questi giorni la frontiera rwando-congolese in fuga dai tribunali della Gacaca (letteralmente "la giustizia sul prato"), giurisdizioni semi-tradizionali incaricate di processare rwandesi sospettati di aver partecipato al genocidio del 1994. "La gente che lascia il Rwanda per paura delle gacaca ammette in un modo o in un altro di aver partecipato al genocidio" ha affermato all'agenzia Hirondelle una fonte amministrativa locale. Secondo questa autorità i fuggitivi pretendono di andare a cercare lavoro in Congo mentre in realtà fuggono le gacaca. (Joshua Massarenti, Vita,  17/04/07)

Torna ai titoli...


Forum studenti cattolici (RadioVaticana, 17/04/07)

Il Theresianum di Kinshasa ospita, da domenica scorsa, un duecento studenti medi ed universitari cattolici, che partecipano al loro secondo forum nazionale. Al centro dei lavori vi è l’attenzione alla situazione politica e sociale, che attraversano i paesi della Regione dei Grandi Laghi. In pratica si tratta di conoscere quale contributo concreto possano offrire gli studenti cattolici congolesi – ma anche ruandesi, che stanno seguendo i lavori del forum -. Non a caso il tema centrale dei lavori stessi è ricapitolato nelle tre parole dello slogan del forum, “Perdono, riconciliazione e buon governo: responsabilità della gioventù nella costruzione della pace”. Mons. Jean-Anatole Kalala Kaseba, vescovo di Kamina, quale presidente della Commissioni per l’apostolato dei laici e cappellano nazionale per gli universitari, ha presieduto l’eucaristia e l’apertura dei lavori ricordando ai partecipanti l’appello di Giovanni Paolo II ai giovani di essere evangelizzatori dei coetanei. Il forum degli studenti cattolici è previsto che chiuderà i lavori, sabato prossimo. Intanto, domani, i partecipanti sfileranno nel centro di Kinshasa in una marcia della pace. Il primo forum nazionale degli studenti congolesi si tenne, sempre a Kinshasa, nell’ultima settimana del 2004. ( RadioVaticana,  17/04/07)

Torna ai titoli...


Ex presidente rwandese scarcerato (Joshua Massarenti, Vita.it, 10/04/07)

L'ex presidente rwandese Pasteur Bizimungu, condannato a 15 anni di carcere per incitazione alla disobbedienza civile è stato liberato il 7 aprile scorso su grazia presidenziale. Lo rende noto l'agenzia Hirondelle che cita il ministro della Giustizia Tharcisse Karugarama: "Si tratta di una grazia presidenziale decisa dal capo di Stato" e la cui coincidenza con la vigiglia della tredicesima commemorazione del genocidio rwandese "non c'entra nulla". Presidente del Rwanda dal 1994 al 2000, Bizimungu era stato arrestato nel 2002 dopo il tentativo di lanciare un partito politico, violando così un articolo della Costituzione che vietava la creazione di partiti. Nel giugno 2004, Bizimingu fu poi condannato per incitazione alla disobbedienza civile, associazione criminale e sottrazione di fondi. Intervistato da Radio Rwanda, l'ex capo di Stato si è detto molto stanco, ma pieno di gratidune nei confronti del presidente Paul Kagame (colui che deicse la sua incarcerazione) e a tutti coloro che lo assistito durante il suo periodo di detenzione. La scarcerazione di Bizimungu avviene alla vigiglia della tredicesima commemorazione del genocidio in cui morirono oltre un milione di esseri umani, in stragrande maggioranza tutsi. (Joshua Massarenti, Vita.it, 10/04/07)

Torna ai titoli...


Grazia da capo dello stato, liberato ex presidente (Swiss politics, 06/04/07)

L'ex presidente del Ruanda, Pasteur Bizimungu - il primo del post-genocidio - è stato oggi graziato dal capo dello stato e liberato dal carcere dove stava scontando 15 anni per reati quali incitamento alla violenza etnica e associazione a delinquere. Lo hanno annunciato fonti del ministero della Giustizia. Bizimungu, appartenente all'etnia Hutu, era diventato presidente dopo il genocidio del 1994, si era dimesso nel 2000 e era stato incarcerato nel 2002. Oggi il presidente Paul Kagame ha deciso di graziarlo, ma non ha dato alcuna spiegazione sul perché di una decisione che ha lasciato "sorpeso" Bizimungu, come egli stesso ha dichiarato all'uscita del carcere. (Swiss politics, 06/04/07)

Torna ai titoli...


Criticato l'eroe di 'Hotel Ruanda' Paul Rusesabagina (PeaceReporter, 04/04/07)

Paul Rusesabagina, il direttore dell'hotel Mille Collines che salvò durante il genocidio ruandese del 1994 la vita di almeno 1.200 persone, si trova a dover affrontare in patria aspre critiche. Lo stesso presidente Paul Kagame ha affermato che Rusesabagina, protagonista della pellicola "Hotel Ruanda", stia approfittando della celebrità per riscrivere la storia del paese a suo favore. Rusesabagina ha ricevuto nel novembre 2005 dal presidente statunitense George W. Bush il riconoscimento civile più elevato, la Medaglia presidenziale per la libertà. In patria ha però suscitato scalpore per aver affermato la possibilità di un altro genocidio, questa volta da parte dei Tutsi contro gli Hutu e per aver criticato le corti giudiziarie locali per aver snobbato i crimini commessi. In febbraio il giornalista Job Jabiro aveva scritto sul quotidiano Rwanda's New Times un articolo intitolato "Rusesabagina non è Schindler". (PeaceReporter,  04/04/07)

Torna ai titoli...


Genocidio: attivisti diritti umani chiedono processi in europa (CO, Misna, 04/04/07)

Una richiesta di processare alcune decine di ruandesi sospettati della partecipazione al genocidio del 1994 è stata rivolta da due associazioni per la difesa dei diritti umani ai paesi europei che ospitano queste persone. Secondo la Federazione internazionale della Lega per di diritti umani (Fidh) e l’oranizzazione ‘Redress’ con sede a Londra, alcuni paesi tra cui Francia e Belgio garantirebbero “protezione sicura” a presunti responsabili dei massacri, che – si legge in un comunicato - “continuano a muoversi in libertà in Europa tredici anni dopo il genocidio”. Su una lista di 93 presunti genocidari rifugiati all’estero, il governo ruandese ritiene che 27 si trovino in paesi europei, mentre per le due organizzazioni sarebbero una decina in più; cittadini ruandesi sospettati della partecipazione alle uccisioni di massa che nel 1994 provocarono tra mezzo milione e 800.000 vittime si troverebbero – secondo l’organizzazione Redress - anche in Danimarca, Finlandia, Italia, Germania, Paesi Bassi e Norvegia. A livello internazionale, il Tribunale per i crimini in Rwanda istituito dall’Onu con sede ad Arusha, in Tanzania, e incaricato di giudicare i principali responsabili dei massacri, ha finora emesso 28 condanne per crimini di guerra e contro l’umanità e cinque assoluzioni. (CO, Misna, 04/04/07)

Torna ai titoli...


L'Onu toglie definitivamente l'embargo sull'importazione di armi (PeaceReporter, 29/03/07)

Le Nazioni Unite hanno rimosso ieri definitivamente l'embargo sulla vendita di armi al Ruanda, embargo in vigore dal 1995 a séguito del genocidio che, l'anno precedente, aveva provocato la morte di 800.000 persone tra Hutu moderati e Tutsi. L'Onu ha così preso atto dei progressi compiuti dal Paese dei Grandi Laghi in termini di sicurezza e riconciliazione tra le varie comunità. Il Consiglio di Sicurezza ha comunque ribadito il divieto di vendita di armi alle varie milizie armate che operano ancora nella regione. (PeaceReporter, 29/03/07)

Torna ai titoli...


Commissione d'inchiesta per l'abbattimento nel 1994 dell'aereo del presidente (PeaceReporter, 29/03/07)

Le autorità del Ruanda hanno incaricato esperti indipendenti per fare chiarezza sulla morte del presidente Juvenal Habyarimana, avvenuta quando l'aereo che lo stava trasportando fu abbatutto il 6 aprile 1994. L'incidente è generalemente considerato la scintilla che diede inizio al genocidio del 1994, dove in circa tre mesi vennero uccise 800 mila persone. Nel novembre scorso un giudice francese aveva intentato un processo contro l'attuale presidente del Rwanda, Paul Kagame, ex ribelle, accusandolo di aver preso parte all'attentato che causò la morte di Habyarimana. Il governo di Kigali aveva respinto le accuse francesi considerandole una copertura alle esercitazioni, condotte da ufficiali francesi, per addestrare i soldati locali che presero parte ai massacri del 1994. (PeaceReporter,  29/03/07)

Torna ai titoli...


Genocidio, Kigali vuole citare l’onu di fronte a un tribunale (MZ, Misna, 28/03/07)

Il governo ruandese “sta prendendo in considerazione” la possibilità di portare le Nazioni Unite di fronte a un tribunale internazionale per non aver messo fine al genocidio compiuto in Rwanda nel 1994. Lo scrive questa mattina il quotidiano governativo ‘The New Times’, citando il ministro dello Sport e della Cultura, Joseph Habineza, intervenuto ieri di fronte al Parlamento per esporre il calendario delle celebrazioni che a partire dalla prossima settimana segneranno l’avvio del 13esimo anniversario del genocidio ruandese. Rispondendo alla domanda di un deputato, il ministro Habineza ha fatto sapere che “Kigali si sta consultando con l’ambasciatore ruandese all’Onu (Joseph Nsengimana) sugli aspetti legali necessari per poter presentare un ricorso contro le Nazioni Unite”. Il parlamentare Polycape Gatete ha criticato il governo per la “riluttanza” dimostrata finora nel prendere provvedimenti nei confronti dell’Onu, “che dovremmo giudicare responsa