Il presidente Bozize ammette abusi da parte dell'esercito(Peacereporter, 26/10/2007)
Il presidente della Repubblica Centrafricana Francois Bozize, in visita ufficiale a Bruxelles, ha ammesso che i soldati governativi hanno commesso violazione dei diritti umani nella lotta contro i ribelli del nord, aggiungendo però che lo stato avrebbe già preso "misure punitive" non meglio specificate nei confronti dei colpevoli. Sempre secondo Bozize, la colpa sarebbe da attribuire alla mancanza di addestramento e alla scarsa consapevolezza dei componenti delle forze armate. La prima denuncia di crudeltà contro l'esercito centrafricano era venuta il mese scorso da Human Rights Watch, che in un rapporto aveva segnalato uccisioni di civili, incendi di villaggi e distruzioni di case perpetrati dalle forze di sicurezza, e in particolare dalla guardia presidenziale, parlando di "disastro umanitario ad ampio raggio".(Peacereporter, 26/10/2007)
Presidente ricevuto dal Papa:”grazie per suo impegno pace”(Apcom, 20/10/07)
Visita di Stato questa mattina del presidente della Repubblica Centroafricana, Francois Bozizè, a Papa Benedetto XVI. Picchetto d'onore nel cortile San Damaso per accogliere la delegazione, composta da 9 persone e dalla moglie del presidente, che indossava un lungo abito tradizionale africano di colore verde con disegni e colori. Il presidente africano, cristiano ma non cattolico, è arrivato in Vaticano poco prima delle undici ed è stato accolto dal Pontefice nella sala del Tronetto: "Benvenuto, sono contento di vederla", ha esordito Papa Ratzinger. Il presidente, in segno di profonda devozione, si è completamente inginocchiato e prostrato ai piedi del Pontefice. "Adesso ci fermiamo per qualche foto", ha sorriso Benedetto XVI, conversando in francese. Poi il Papa ha accompagnato l'ospite nella Biblioteca privata, dove è iniziato il colloquio privato, durato circa 10 minuti. "Grazie per la vostra visita", ha subito detto Papa Ratzinger. "Sono molto riconoscente per tutto quello che fa per la riconciliazione e la pace nel suo Paese", ha aggiunto rivolgendosi al capo di Stato africano. Al termine del colloquio privato, il presidente Bozizè ha presentato al Papa la moglie e il seguito, tra i quali c'erano anche un militare e tre sacerdoti. Ed ecco il momento dello scambio dei doni. Il capo di Stato del Centrafrica ha regalato a Benedetto XVI un bassorilievo in legno nero raffigurante la Madonna con bambino. "E' molto bello, grazie per questo dono", ha subito esclamato il Pontefice, che ha ricambiato con la medaglia del Pontificato, contenuta in un elegante cofanetto. Al termine dell'incontro con Benedetto XVI, Bozizè è stato ricevuto dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato. François Bozizé Yangouvonda, di etnia Gbaya, è presidente dal 2003. Salì al potere nel marzo, al comando di una rivolta contro il presidente Ange-Félix Patassé ed iniziò un periodo di governo di transizione. Vinse le elezioni presidenziali del 2005, ottenendo la maggioranza relativa nel primo turno (marzo 2005) e la maggioranza assoluta nel secondo turno, nel maggio successivo. In Repubblica Centroafricana sono stati recentemente avviati colloqui di pace. Il nord della Repubblica Centrafricana (e soprattutto il suo nord-ovest) è da due anni teatro di attacchi e combattimenti che hanno per protagonisti bande armate, movimenti ribelli e truppe governative. (Apcom, 20/10/07)
Missionari incaricati di avviare colloqui per pace nel nord-ovest (GB, Misna, 18/10/2007)
La Chiesa locale è stata ufficialmente incaricata di condurre trattative e facilitare incontri tra esercito e ribelli nel nord-ovest del paese: lo hanno detto alla MISNA fonti missionarie locali rivelando che anche oggi si sono avuti incontri tra alcuni missionari e i vertici dei gruppi ribelli da mesi in conflitto con le truppe governative; la settimana scorsa un altro incontro tra militari e un luogotenente dei ribelli si era tenuto nella città di Ndim. Secondo altre fonti che hanno chiesto l’anonimato, lo stesso presidente della Repubblica Centrafricana, François Bozizé, in compagnia di un generale francese si sarebbe recato in una missione per chiedere un intervento della Chiesa al fine di portare a soluzione i contrasti emersi negli ultimi mesi. “Le violenze di esercito, ribelli e banditi comuni – hanno detto le fonti missionarie sentite dalla MISNA – hanno causato un numero imprecisato di sfollati; solo a Bozoum, ne sono stati censiti 11.000, molti altri hanno varcato il confine con il Camerun, e a questi bisogna aggiungere coloro i quali hanno trovato rifugio nelle campagne”. Un’emergenza umanitaria aggravata dall’impossibilità di coltivare i campi: Unicef e Programma alimentare mondiale hanno avviato la distribuzione di generi di prima necessità, la Caritas ha fornito teloni, coperte e attrezzature varie. “Anche il commercio è fermo – dicono le fonti della MISNA – e quella che era una strada importante perché conduceva ai mercati camerunensi di Mbayboum, ora è un’arteria praticamente vuota. I pochi camion che la percorrono sono scortati dai militari; chi si avventura da solo è spesso bloccato da ribelli o banditi e costretto a pagare un pedaggio. Dieci giorni fa, alcune suore a bordo di un’automobile sono state bersaglio di colpi da arma da fuoco: è probabile si sia trattato di uno sbaglio e fortunatamente non ci sono state vittime; tuttavia è un episodio che fa capire la precaria situazione in cui la gente di questa parte del paese vive adesso”. Nel generale disinteresse internazionale, il nord della Repubblica Centrafricana (e soprattutto il suo nord-ovest) è da due anni teatro di attacchi e combattimenti che hanno per protagonisti bande armate, movimenti ribelli e truppe governative. Vittima dell’azione casuale, ma violenta, di queste forze sono soprattutto i civili accusati da una parte e dall’altra di fiancheggiare le forze opposte. Una situazione che, secondo il coordinamento degli operatori umanitari attivi in Centrafrica, ha costretto finora circa 300.000 persone a lasciare i loro villaggi e vivere come ‘sfollati interni’ nel nord del paese o come profughi nei confinanti Ciad, Camerun e Sudan. (GB, Misna,
18/10/2007)
Soldati autori di uccisioni e violenze (Gabriella Mira Marq, Oss.sulla Legalità, 19/09/07)
Le truppe governative della Repubblica centroafricana hanno ucciso centinaia di civili innocenti, hanno bruciato migliaia di abitazioni civili ed hanno costretto una marea umana a lasciare i propri villaggi dalla meta' del 2005 ad oggi nella campagna contro gli insorti al confine con il Darfur. Lo denuncia un nuovo rapporto di Human Rights Watch che e' basato su tre settimane di indagini sul campo e che chiama in causa in particolare la guardia di sicurezza presidenziale. Il rapporto evidenzia anche le violenze commesse dai ribelli e dai banditi zaraguinas, che spesso rapiscono bambini per ottenere un riscatto, ma le forze di sicurezza di Stato sono state responsabili delle violazioni piu' gravi e su piu' vasta scala nel corso del conflitto, comprese esecuzioni sommarie multiple ed uccisioni illegali, incendi diffusi nei villaggi (serebbero state distrutte 10.000 abitazioni) e lo spostamento forzato di decine di migliaia di civili (oltre 100.000 secondo l'ONU). Alcuni civili innocenti sono stati vittime di brutalita' indicibili da parte dei soldati. L'11 febbraio 2006, ad esempio, una unita' della guardia presidenziale ha ucciso almeno 30 civili e pochi giorni dopo ha decapitato un insegnante a Bémal. HRW ha parlato di 'crimini di guerra', ha detto che non un singolo soldato o ufficiale e' stato giudicato responsabile per le atrocita' commesse ed ha invitato le autorita' della Repubblica centrafricana a prendere misure immediate per la cessazione dell'impunita' e per stabilire meccanismi civili efficaci nel nord del Paese afflitto da questi soprusi. La ONG ha invitato anche le Nazioni Unite e l'Unione Europea - che attualmente stanno studiando la possibilità di schierare una forza civile di protezione nella Rep. Centrafricana e in Ciad - ad accertarsi che la forza abbia il mandato e la capacita' di assicurare la protezione efficace dei civili nel Paese. Ha inoltre invitato la Francia - di cui il Paese era in precedenza colonia e che continua a fornirgli assistenza militare aiutando l'esercito - ad agire sulla questione degli abusi e chiedere la punizione di questi crimini. - si ringrazia Claudio Giusti (Gabriella Mira Marq, Oss.sulla Legalità,
19/09/07)
Hrw: esercito governativo colpevole di violazioni dei diritti umani(Peacereporter, 14/09/07)
E' stato pubblicato oggi un rapporto di Human Rights Watch che accusa le truppe della Repubblica centrafricana di aver ucciso centinaia di civili nel nord del Paese e di aver incendiato più di 10.000 abitazioni costringendo gli abitanti alla fuga. Nessun soldato o ufficiale è mai stato interrogato o arrestato per questo tipo di crimine e Hrw ha invitato le autorità a porre fine a questa impunità. Anche i ribelli si sono macchiati, si legge nel rapporto, di gravi violazioni dei diritti umani: esecuzioni si massa, torture e distruzione di villaggi.(Peacereporter, 14/09/07)
L’insicurezza minaccia la vita dei civili(S. Baronia, Korazym, 09/07/07)
Il clima di generale insicurezza che regna in questo momento in Repubblica Centrafricana colpisce gravemente la popolazione civile e gli operatori umanitari che cercano di portarle assistenza. In seguito alla morte violenta di Elsa Serfasse, tutte le attività mediche mobili di Medici Senza Frontiere (MSF) sono state sospese, mentre gli ospedali continuano a essere operativi. Altre organizzazioni umanitarie presenti nella regione hanno fatto lo stesso, paralizzando così l’aiuto alle popolazioni estremamente vulnerabili che vivono al di fuori delle principali località. MSF lancia un appello urgente a tutte le parti in conflitto in Repubblica Centrafricana affinché rispettino la vita dei civili e garantiscano l’accesso da parte delle organizzazioni umanitarie alle popolazioni in pericolo. Durante gli ultimi mesi, la popolazione civile nella Repubblica Centrafricana nord-occidentale è stata vittima di una violenza e di un’insicurezza crescenti causate da tutte le parti in conflitto e da gruppi di banditi. Numerosi villaggi sono stati attaccati, bruciati e saccheggiati, obbligando gli abitanti a cercare rifugio nelle foreste. Le popolazioni sfollate non hanno alcun riparo adeguato, né acqua potabile, e sono particolarmente vulnerabili a malattie come la malaria, le infezioni respiratorie e la diarrea. Durante i primi cinque mesi del 2007, oltre 95mila visite mediche sono state realizzate nelle strutture sanitarie supportate da MSF. Tra le principali patologie osservate, 25.087 pazienti sono stati curati per la malaria, di cui 15.356 bambini sotto i cinque anni. Nel nord-ovest della Repubblica Centrafricana, gli attori umanitari devono affrontare un’insicurezza permanente causata da tutte le parti in conflitto e che include le minacce di rapimento. Durante gli ultimi cinque mesi, le attività mediche mobili di MSF – che forniscono cure primarie vitali a una media di 6.553 persone al mese – hanno dovuto essere sospese ben 29 volte a causa dell’insicurezza. Un’insicurezza che non solo blocca l’aiuto umanitario, ma che rappresenta egualmente un ostacolo per i pazienti che cercano di raggiungere le strutture sanitarie. Le persone hanno paura di avventurarsi al di fuori del loro villaggio o delle foreste dove si nascondono, anche quando hanno urgente bisogno di cure. (…)(S. Baronia,Korazym, 09/07/07)
Allarme del consiglio di sicurezza su situazione umanitaria (CC, Misna, 04/07/07)
"Grande preoccupazione" di fronte all’uso "sproporzionato della forza da parte dell’esercito" in Centrafrica e alle "violazioni dei diritti umani e delle leggi umanitarie internazionali da parte di gruppi armati e dei soldati regolari” è stata espressa stamani dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. In una nota, letta dal presidente di turno del Consiglio, l’ambasciatore cinese Wang Guangya, il supremo organo dell’ONU ha chiesto al governo di Bangui di "combattere l’impunità”, incoraggiandolo a “organizzare un dialogo con tutte le forze politiche nazionali e con la società civile, per consolidare la pace e la stabilità nel paese”. I Quindici hanno anche reiterato la loro disponibilità a “esaminare il dispiegamento di una presenza multidimensionale delle Nazioni Unite" nelle regioni orientali del Ciad (paese limitrofo) e nel nord-est del Centrafrica, vicine al Sudan, riferendosi a una forza di pace che N’Djamena e Khartum hanno finora respinto. In un rapporto del 25 giugno scorso, il Segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon aveva riconosciuto gli sforzi verso un dialogo per uscire dalla crisi intrapresi dal “Consiglio dei saggi” (formato da esponenti della società civile, dei partiti, dei sindacati e dal corpo diplomatico) incaricato dal presidente François Bozizé. Ban Ki Moon aveva però sottolineato che “le condizioni di sicurezza si sono ulteriormente degradate a causa dell’azione di banditi e di movimenti ribelli in varie regioni”, in particolare nel nordovest del paese, con numerosi attacchi di miliziani armati, “rappresaglie governative spesso non proporzionate” e "vessazioni contro civili inermi accusati indiscriminatamente di sostenere i ribelli”. Da due anni, l’insicurezza nel nord della Repubblica centrafricana ha provocato numerose vittime, almeno 280.000 sfollati e decine di migliaia di rifugiati in paesi vicini. (CC, Misna, 04/07/07)
MSF sospende attivita' nel nord ovest (Agi, 14/06/07)
Dopo l'uccisione, lunedi' scorso, della cooperante Elsa Serfass di Medici senza Frontiere (Msf) nel nord-ovest della Repubblica Centrafricana, l'organizzazione umanitaria ha sospeso tutte le attivita' mobili nella zona. "Il futuro delle nostre operazioni di soccorso nella regione", e' detto in un comunicato diffuso dalla sede centrale parigina, "dipendera' dal risultato delle discussioni con tutte le parti in conflitto e dalla successiva valutazione circa la possibilita' di potere continuare a lavorare". Elsa Serfass, 27 anni, e' stata uccisa da colpi di arma da fuoco durante una missione di valutazione della situazione sanitaria nella nella regione di Ngaounda. Dal racconto dei due membri dello staff di Msf che si trovavano con la vittima al momento dell'agguato, a sparare sarebbero stati i ribelli dell'Esercito popolare per la restaurazione della democrazia (Aprd). Medici senza Frontiere e' tornata a condannare duramente l' assassinio e "ha preso atto dell'ammissione da parte dell'Aprd della sua responsabilita' in questo tragico avvenimento", prosegue la nota, sottolineando che "i responsabili del movimento ribelle, cosi' come quelli delle altre parti in conflitto, erano stati informati in anticipo del tragitto dell'equipe medica". (Agi,
14/06/07)
Cooperante uccisa: il dolore di Msf (Agi, 12/06/07)
Si chiamava Elsa Serfass, 27 anni, la cooperante di Medici senza Frontiere (Msf) uccisa lunedi' in Repubblica Centrafricana da colpi di arma da fuoco, durante una missione di valutazione nella parte nord-occidentale del Paese. "Msf ha appreso con immensa tristezza del decesso di una delle sue volontarie in Repubblica Centrafricana", recita una nota diffusa dall'organizzazione umanitaria, "ed esprime la sua vicinanza e il suo cordoglio alla sua famiglia e agli amici". Per la giovane cooperante, di nazionalita' francese, si trattava della prima missione nel Paese africano. La regione nord-occidentale della Repubblica Centrafricana, hanno riferito da Msf, e' altamente instabile e colpita da un conflitto tra gruppi ribelli e forze armate governative. La popolazione locale e' vittima di violenze sistematiche e, in una zona dove il sistema sanitario e' al collasso, Msf lavora a Paoua e nelle zone circostanti per fornire cure primarie e secondarie nell'ospedale di riferimento della citta'. Elsa Serfass e' stata colpita a morte mentre viaggiava sull'auto di Msf per valutare la dimensione della crisi sanitaria in questa area. Oltre a Paoua, Medici senza Frontiere opera nella Repubblica Centrafricana settentrionale nelle citta' e nei dintorni di Markounda, Boguila, Kabo e Batangafo, oltre che a Birao, nella parte nord-orientale del Paese. (Agi,12/06/07)
Una volontaria francese dell'organizzazione umanitaria Medici senza frontiere è stata uccisa a colpi d'arma da fuoco nella Repubblica Centrafricana, presso Paoua, nel nord ovest. Lo ha annunciato la stessa organizzazione secondo la quale la ragazza, Elsa Serfass, di 27 anni, era in "missione di esplorazione nella regione"; l'auto sulla quale si trovava la giovane volontaria è stata "bersagliata da proiettili uno dei quali l'ha uccisa", ha detto una fonte dell'organizzazione che interviene per cure primarie e secondarie alla popolazione dei villaggi della zona.(Corriere del Ticino, 12/06/07)
Crisi umanitaria nel nord: appello dei vescovi (FB, Misna, 04/06/07)
Un’esortazione a “riprendere il dialogo per trovare una soluzione pacifica” tra i ribelli e le forze governative è stato lanciato dai vescovi della Repubblica Centrafricana, in questi giorni impegnati nella loro visita ‘ad limina’ in Vaticano. In una nota ufficiale, pervenuta alla MISNA, i presuli esprimono la loro “costernazione” di fronte agli ultimi episodi di violenza avvenuti nel nord del paese: rapimenti e arresti arbitrari di persone che lavorano a fini umanitari a Bozum (personale di Caritas e Coopi) e del convoglio della Bonuca (la missione locale dell’ONU) sulla strada di Bambari; l’assassinio del sotto-prefetto di Ngaoundaye da parte dei ribelli e le reazioni violente dei militari dell’esercito regolare con la distruzione di migliaia di case in quattro villaggi, Ngaoundaye, Makele, Ndanga e Mbama che hanno provocato circa 20.000 sfollati. “Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà a tutte le persone che hanno subito violenze fisiche, che hanno visto distrutte le proprie abitazioni o che sono state private abusivamente dei loro beni” proseguono i vescovi. “Auspichiamo che questa violenza si fermi – aggiungono – convinti che questi avvenimenti non facciano che aggravare la situazione già precaria del paese. Invitiamo gli uomini di buona volontà e le associazioni internazionali a dare il loro contributo per convincere le autorità del paese a cercare una via pacifica per mettere fine a questa spirale di violenza”. (FB, Misna,
04/06/07)
Sono circa 20.000 le persone fuggite negli ultimi giorni dalla zona di Ngaoundaye, piccolo villaggio nel nord della Repubblica centrafricana vicino al confine con Camerun e Ciad dopo una serie di violenze che hanno avuto per protagonisti sia i ribelli che l’esercito regolare centrafricano. Lo riferiscono alla MISNA fonti locali, precisando che nella zona sono presenti da tempo sia alcuni gruppi di ribelli anti-governativi che le forze armate nazionali. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, le tensioni sarebbero cominciate due giorni fa quando nel villaggio hanno fatto irruzione i ribelli che, poco dopo il loro arrivo, hanno ucciso il sottoprefetto della zona di Ngaoundaye, colpevole di essersi espresso pubblicamente a favore dell’esercito nei giorni precedenti, in una vera e propria esecuzione pubblica. Il giorno successivo nel villaggio di Ngaoundaye è poi arrivato l'esercito, che, seguendo una prassi ormai consolidata, dopo aver accusato gli abitanti di collaborazionismo con i ribelli ha dato alle fiamme tutte le abitazioni del villaggio, dopo aver provveduto a un saccheggio sistematico delle abitazioni. Secondo le informazioni a disposizione, i militari avrebbero appiccato il fuoco anche ad altri centri abitati della zona (almeno quattro) e, in almeno un’occasione, si sarebbero scontrati con i ribelli presenti nell’area. Nessun bilancio è disponibile al momento sulla presenza di eventuali vittime, anche se fonti locali riferiscono di alcuni civili rimasti coinvolti nella sparatoria. Solo quale giorno fa alcuni deputati centrafricani avevano denunciato i soprusi compiuti dall’esercito regolare di Bangui – come confermato anche da almeno due recenti rapporti delle Nazioni Unite – contro le popolazioni civili della zona nord del paese, primo fra tutti la sistematica distruzione di villaggi che con l’accusa di collaborazionismo vengono dati alle fiamme dai militari. Una pratica che prosegue da mesi e che ha costretto un numero incalcolato di persone a lasciare i centri abitati e vivere in foresta, in condizioni che le Nazioni Unite hanno definito “aberranti”. “Chiediamo al ministro della Difesa, ovvero al capo dello Stato, di mettere fine a questo tipo di eccessi e di insegnare ai suoi soldati la differenza tra i ribelli e le persone pacifiche” aveva detto alla radio nazionale rivolgendosi al presidente François Bozizé, la deputata Marie Agba. Quasi due anni di attacchi e combattimenti con protagonisti bande armate, movimenti ribelli e truppe governative hanno provocato oltre 200.000 sfollati tra i civili, mentre almeno 70.000 hanno cercato riparo nei confinanti Ciad e Camerun. Secondo statistiche dell’ONU, ogni settimana nei distretti settentrionali in media si registrano 450 decessi tra i bambini per malnutrizione, mentre le donne sono ripetutamente vittime di stupri. Secondo l’ultimo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), risalente a marzo scorso, 250.000 persone sono esposte al rischio di una crisi alimentare nel nord del paese. Più del 70% della popolazione, secondo l’Undp, vive sotto la soglia della povertà e l’analfabetismo colpisce il 68% delle donne e il 46% degli uomini.(MZ, Misna, 01/06/07)
Nord-est: ribelli occupano località vicina al confine sudanese (RC, Misna, 28/05/07)
Dopo aver probabilmente abbandonato le proprie basi nella regione occidentale sudanese del Darfur, migliaia di uomini armati hanno occupato Sam Ouandja, una città nel centro del paese a 50 chilometri dal confine sudanese e 650 dalla capitale Bangui. Incontrando l’ambasciatore sudanese a Bangui, il ministro degli Esteri Come Zoumara ha “espresso il malcontento del governo della Repubblica centrafricana e un forte sentimento di protesta per la presenza sul proprio territorio di uomini armati giunti dal Sudan tra il 24 e il 25 maggio” e chiesto che il governo sudanese venga subito informato “perché questi uomini abbandonino immediatamente il suo centrafricano”. Secondo fonti militari e ribelli locali, a Sam Ouandja si troverebbero “tra 1000 e 2000… ribelli che hanno nascosto le proprie armi per ottenere lo status di rifugiati”. “Non vi sono mezzi di comunicazione lì. Le informazioni che abbiamo sono estremamente frammentarie e i numeri probabilmente non sono molto credibili” ha aggiunto un militare citato da fonti di stampa internazionali. Secondo Damane Zakaria, che guida l’Unione della coalizione di forze democratiche (Ufdr) e il 13 aprile ha siglato un accordo di pace con il governo di Bangui, gli uomini sarebbero seguaci di Abacar Saboune, suo ex-commilitone imprigionato nel Benin, contrari all’intesa. Sam Ouandja era una delle località nordorientali cadute insieme a Birao lo scorso novembre nelle mani dei ribelli cacciati un mese dopo da un’offensiva delle Forze armate centrafricane (Faca) appoggiate dall’esercito francese. Il nord del paese è teatro da oltre due anni di una recrudescenza di attacchi da parte di banditi e, più di recente, di incursioni condotte da gruppi che chiedono le dimissioni del presidente Francois Bozizé, giunto al potere dopo un golpe il 15 marzo 2003, o una migliore ripartizione dei poteri. (RC, Misna,
28/05/07)
Rapiti due operatori sanitari di COOPI (News Italia Press, 22/05/07)
Sono stati rapiti sabato 19 maggio nella Repubblica Centrafricana sulla strada che collega Bozoum a Bocaranga i due operatori locali di COOPI-Cooperazione Internazionale impegnati in un intervento di rafforzamento del sistema sanitario nelle prefetture di Ouham e Ouham-Pendé. La notizia è stata diramata oggi. Il rapimento, realizzato a scopo di estorsione, non è in alcun modo legato a motivazioni politiche. I banditi hanno generalmente come bersaglio gli allevatori, unici in grado di pagare un riscatto in quello che risulta uno dei paesi più poveri del mondo, e per la prima volta hanno scelto di colpire un'organizzazione umanitaria.(…) La vicenda è stata condannata duramente dalle Nazioni Unite e da COOPI che si appellano al diritto di neutralità e imparzialità delle organizzazioni umanitarie affinché gli operatori siano rilasciati al più presto e in buona salute. In questo difficile momento, COOPI ha avuto testimonianza della profonda solidarietà espressa dalla popolazione colpita da questi atti di violenza che rischiano di compromettere gli interventi realizzati proprio in favore delle comunità più povere. (News Italia Press,
22/05/07)
La CPI indagherà per crimini di guerra commessi tra 2002 e 2003 (Swissinfo, 22/05/07)
La Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aja ha deciso di aprire un'inchiesta per i crimini e le violenze sessuali con centinaia di vittime verificatesi nella Repubblica centrafricana nel 2002 e 2003. Lo ha reso noto il procuratore della Cpi Luis Moreno-Ocampo ricordando che durante le repressioni attuate dal generale François Bozizé, capo dei ribelli che si autoproclamò presidente della Repubblica centrafricana, "molti civili furono uccisi e violentati, case e negozi saccheggiati". È la prima volta, sottolinea la Corte, che viene aperta un'inchiesta nella quale i crimini sessuali superano "largamente" il numero degli omicidi. Secondo Moreno-Ocampo, "le violenze sessuali commesse sono state in proporzioni tali che è impossibile ignorarle sotto il profilo del diritto internazionale". (Swissinfo,
22/05/07)
Il leader dei ribelli della Repubblica Centrafricana ha accettato di liberare circa 400 bambini soldato per farli rientrare nelle proprie case: lo ha reso noto oggi l'Unicef in un comunicato. La scorsa settimana, i ribelli avevano consegnato all'Unicef una lista di 220 bambini soldato, ma il generale Damane Zakaria, capo dei ribelli dell'Ufdr (Unione delle forze democratiche della coalizione) ha accettato oggi di rilasciarne 400. L'Ufdr e il governo di bangui hanno firmato il 13 aprile scorso un accordo di pace. Contattato telefonicamente nella sua roccaforte di Gordil, 450 chilometri da Bangui, Zakaria ha confermato di essere in procinto di siglare nei prossimi giorni un accordo con l'agenzia delle Nazioni unite per liberare circa 500 bambini. "La liberazione di questi bambini soldato sarà un fatto positivo per la ribellione perchè noi vogliamo che tornino a scuola o che imparino un mestiere", ha dettoZakaria. (Tendenzeonline/Ap, 18/05/07)
Nuovi scontri nel nord-ovest del Paese, migliaia di civili in fuga (PeaceReporter, 21/04/07)
Migliaia di civili sarebbero fuggiti dalla zona nord-occidentale della Repubblica Centrafricana nei vicini Ciad e Camerun per sfuggire agli scontri tra esercito e ribelli, secondo quanto riferito da fonti locali. Nonostante la firma di due recenti trattati di pace con altrettante formazioni armate, il nord del Paese rimane instabile e vittima di una guerra strisciante tra formazioni ribelli ed esercito, accusato spesso di colpire i civili nelle sue rappresaglie. Recentemente, l'Onu ha definito quella nella Repubblica Centrafricana una delle peggiori crisi dimenticate al mondo. (PeaceReporter,
21/04/07)
Ribelli accusano soldati francesi di “crimini di guerra” (RC, Misna, 20/04/07)
Intervenendo a inizio marzo a fianco delle Forze armate centrafricane (Faca) contro la ribellione a Birao, nell’ estremo nord est del paese a pochi chilometri dal confine con la regione sudanese occidentale del Darfur, l’esercito francese ha commesso “azioni che appartengono alla famiglia dei crimini di guerra e che devono essere deferite dinanzi alla Corte penale internazionale”. Lo ha detto, intervistato ieri a Parigi dall’agenzia panafrican Panapress, Christophe Gozam Betty, coordinatore delle Forze repubblicane nuove (Frn), uno dei movimenti ribelli che si oppongono a François Bozizé giunto al potere dopo un golpe il 15 marzo 2003. “L’esercito francese ha bombardato i villaggi nella regione di Birao. Se queste azioni fossero state perpetrate altrove che in Centrafrica, nei confronti della Francia sarebbe già stata intrapresa un’inchiesta internazionale” ha dichiarato il coordinatore dell Frn, aggiungendo “abbiamo dei rapporti schiaccianti dell’Onu”. Gozam Betty, ex-ambasciatore del proprio paese in Cina, ha inoltre denunciato l’incoerenza della politica francese nella Repubblica centrafricana, osservando che, sotto l’ex-presidente Ange-Felix Patasse, la Francia si rifiutò di applicare gli accordi di difesa “consigliando piuttosto di aprire al dialogo con gli oppositori”, sotto Bozizé avrebbe invece “cambiato attitudine e impegnato l’esercito”. “Le autorità francesi avrebbero dovuto imporre il dialogo al loro pupillo Bozizé, piuttosto che far bombardare i villaggi nella zona di Birao” ha aggiunto Gozam Betty, mentre in un’altra intervista rilasciata lo stesso giorno ha invitato le “autorità francesi che danno gli ordini ai loro aerei da guerra Mirage” di “dare prova d’un po’ di umanità portando avanti l’assistenza umanitaria a Birao, messa a soqquadro per salvare il potere iniquo del generale Bozizé” invece di dare “ai loro comandi speciali l’ordine di bombardare e di rastrellare la regione nordorientale”. All’inizio del mese le stesse accuse a Parigi erano state mosse dalla organizzazione non governativa (ong) francese ‘Survie’. “I vertici francesi agiscono a fianco dei soldati centrafricani che hanno commesso violazioni e Parigi non dice nulla” ha dichiarato Survie, denunciando inoltre la presenza di funzionari francesi nello stato maggiore delle Faca e la nomina di un consigliere militare francese accanto a Bozizé. (RC, Misna,
20/04/07)
Si aggrava situazione umanitaria di un milione di civili (CO, Misna, 04/04/07)
Sta diventando sempre più insostenibile la situazione umanitaria nella Repubblica Centrafricana - in particolare nel nord – dove un quarto della popolazione subisce le conseguenze di conflitti locali e regionali come quello al confine con la regione sudanese del Darfur. Lo ha detto oggi il rappresentante locale dell’Unicef (organismo Onu per l’infanzia), Mahimbo Mdoe. “Le condizioni sono critiche ed è in corso un vero disastro umanitario” soprattutto nelle zone settentrionali, ha affermato rivolgendosi ai giornalisti nella capitale Bangui. Secondo statistiche dell’Unicef, un milione di civili in Centrafrica – su una popolazione totale di quattro – è rimasto coinvolto negli scontri armati che da mesi vedono coinvolti numerosi e diversi gruppi armati, ribelli, banditi locali e milizie attive in Darfur. Stando ai dati, oltre 280.000 persone sono state costrette a lasciare i villaggi d’origine; di queste, le stime dell’Unicef indicano 212.000 sfollati interni e circa 70.000 rifugiati in Ciad e Sudan – dove sono in corso scontri tra ribelli locali e forze governative – e anche in Camerun. Un nuovo appello ai ribelli ancora attivi in Centrafrica è stato rivolto oggi dal presidente François Bozizé, che da Kaga Bandoro – circa 300 chilometri a nord della capitale – ha chiesto loro di deporre le armi. Il capo di Stato ha partecipato all’inaugurazione di una caserma finanziata dall’Unione Europea, che dovrebbe ospitare truppe governative e militari della Forza multinazionale della Comunità economica dell’Africa Centrale (Cemac) schierati in questa regione con l’obiettivo di garantire sicurezza ai civili, vittime dei diversi gruppi ribelli e di predoni locali. (CO, Misna,04/04/07)
Ci sara' un'inchiesta sugli abusi dei militari nella Repubblica Centroafricana, dove i civili sono stati vittime del fuoco incrociato fra ribelli e truppe del governo. Lo ha detto il sottosegretario alle emergenze dell'ONU John Holmes, che segue la situazione nel Paese e che durante una la visita ha ottenuto la promessa di un'inchiesta dal presidente centrafricano François Bozizé. Holmes ha visitato varie delle zone toccate dal conflitto nel nord-ovest del Paese, ed ha potuto vedere le case distrutte e interi villaggi deserti. Ha incontrato alcune migliaia di uomini, di donne e di bambini che stanno vivendo nella foresta, lontano da servizi essenziali quali acqua pulita, medicine, cibo e un riparo adeguato, perché sono troppo impauriti per tornare ai loro villaggi. Infatti, circa 285.000 abitanti della Repubblica centroafricana sono stati costretti a fuggire dalle loro case, e di questi 150.000 solo negli ultimi sei mesi, secondo l'ufficio ONU per gli affari umanitari. 74.000 sono scappati nei vicini Ciad, Camerun e Sudan. Secondo il governo di Bangui, i ribelli hanno ricevuto aiuti dalle regioni sudanesi e la destabilizzazione del nord della Repubblica centrafricana e' un effetto della guerra del Darfur. Sebbene il Paese sia ricco di oro, diamanti e altri preziosi minerali, secondo il ministero delle finanze occorre oltre un miliardi di dollari per favorire la pace e lo sviluppo nella ex colonia francese. Anche questo punto e' stato oggetto dell'incontro fra il delegato ONU e il presidente della repubblica. (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità,
02/04/07)
Birao: dopo violenze, una città fantasma (MZ, Misna, 21/03/07)
“Non avevo mai visto una cosa del genere, un villaggio abbandonato e in cui il 70% delle abitazioni è stato completamente dato alle fiamme”: con queste parole, Toby Lanzer, coordinatore degli Affari umanitari delle Nazioni Unite, ha sintetizzato la visita compiuta ieri da una delegazione dell’Onu a Birao, la città nell’estremo nord est della Repubblica centrafricana (non lontano dal confine col Sudan) teatro nelle scorse settimane di un attacco ribelle e di nuovi combattimenti. Secondo la missione Onu, il 95% degli abitanti diBirao ha abbandonato le proprie abitazioni e dai primi di marzo, da quando cioè sono riprese le ostilità nella zona, si trova rifugiata nelle foreste circostanti. “Prima degli ultimi combattimenti – si legge in una nota diffusa dall’Ufficio per il coordinamento degli Affari Umanitari dell’Onu (Ocha) – circa 14.000 persone vivevano a Birao, adesso in città non sono rimaste che 600 persone”. La situazione è resa ancora più difficile dall’alto numero di abitazioni date alle fiamme, che impedisce il ritorno dei civili in città. Birao è stata attaccata il 3 marzo scorso dai ribelli dell’Ufdr. Nei giorni successivi i militari francesi avevano inviato rinforzi, ma dalla zona non sono più trapelate notizie sugli sviluppi successivi. Alla fine dello scorso ottobre, proprio da Birao era partita una vasta offensiva che in poco tempo aveva visto i ribelli dell’Ufdr estendere il proprio controllo su varie località della zona in direzione della capitale Bangui. Grazie soprattutto all’intervento di militari francesi, intervenuti al posto delle forze governative allo sbando, la ribellione venne poi respinta. Nel corso del 2006 è triplicato il numero degli sfollati interni in Centrafrica, attualmente stimato in oltre 280.000 persone. Secondo gli ultimi dati Onu - che meno di due settimane fa ha definito “aberranti” le violenze a cui sono esposti i civili del nord del paese - sono almeno 70.000 i profughi rifugiatisi nei due paesi confinanti (Ciad con 50.000 presenze e Camerun con altre 20.000) e oltre 210.000 gli sfollati interni. Banditi, gruppi ribelli, formazioni mercenarie provenienti dai paesi circostanti ed esercito governativo condividono le responsabilità per le violenze che, nel disinteresse più totale della comunità internazionale, scuotono tutto il nord del paese colpendo soprattutto civili inermi. (MZ, Misna,21/03/07)
Suora morta in incidente, appello per rientro salma (Corriere della Sera, 11/03/07)
Ilaria Meoli, una suora italiana di 37 anni di Pontedera, e' morta ieri in un incidente stradale nella Repubblica Centrafricana. La salma della religiosa carmelitana, che lavorava come medico infettivologo, si trova in un ospedale della capitale dello Stato africano, Bangui. E' stato lanciato un appello per il rientro della salma in Italia da don Maurizio Gronchi, della Pontificia Universita' Urbaniana e da Giampaolo Rosati, presidente di ''Noi per l'Africa onlus''. ''Il primo volo di linea disponibile per poter far rientrare la salma - ha detto don Gronchi - e' sabato prossimo. Ma e' necessario provvedere prima per evitare uno strazio maggiore per la famiglia". (Corriere della Sera,
11/03/07)
Dopo scontri a Birao, francesi inviano rinforzi (MZ, Misna, 05/03/07)
Un centinaio di soldati francesi sono stati dispiegati come rinforzi a Bangui, capitale della Repubblica del Centrafrica. Lo ha fatto sapere oggi lo stato maggiore dell’esercito francese, precisando che l’invio dei militari, distaccati in Gabon, è stato deciso “a titolo precauzionale” dopo l’attacco lanciato ieri da un gruppo di ribelli centrafricani contro i soldati d’oltralpe presenti a Birao (estremo nord est del Centrafrica a ridosso del confine col Sudan). Secondo la stessa fonte, dopo i combattimenti di ieri, nella zona di Birao non si sarebbero registrate nuove violenze, ma al momento non ci sono altre fonti con cui confrontare le informazioni diffuse dall’esercito francese. Secondo fonti vicine alla ribellione, l’attacco lanciato ieri contro i soldati francesi è scattato dopo che alcuni aerei da guerra francesi hanno bombardato domenica le postazione dei ribelli. Lo Stato maggiore ha confermato la presenza “quasi permanente” di sei caccia ‘Mirage’ e di due aerei da rifornimento ‘C-135’ sui cieli di Birao, ma sostiene che i bombardamenti, in cui avrebbero perso la vita almeno 3 persone, sono stati una risposta all’aggressione dei ribelli. Sabato mattina, l’Unione delle forze democratiche per la coalizione (Ufdr), una delle nuove sigle che nei mesi scorsi ha fatto la sua ricomparsa sulla scena centrafricana contestando il presidente Francosi Bozizé, aveva annunciato la presa di Birao, la cittadina nell’estremo nord est del Centrafrica a pochi chilometri dal confine con la regione sudanese del Darfur. Alla fine dello scorso ottobre, proprio da Birao era partita una vasta offensiva che in poco tempo aveva visto i ribelli dell’Ufdr estendere il proprio controllo su varie località della zona in direzione della capitale Bangui. Grazie soprattutto all’intervento di militari francesi, intervenuti al posto delle forze governative allo sbando, la ribellione venne poi respinta. Ai primi di febbraio governo centrafricano e ribelli hanno firmato a Sirte (in Libia) un accordo per l’immediata cessazione delle ostilità e il disarmo dei ribelli in cambio della loro integrazione nell’esercito o nella pubblica amministrazione e del diritto di partecipare al governo. L’accordo, raggiunto con la mediazione del colonnello libico Muhammar Gheddafi, è stato sottoscritto dall’Ufdr e dal Fronte democratico popolare, altra sigla attiva nel nord del paese.(MZ, Misna,
05/03/07)
Attacco ribelli contro militari francesi (SwissInfo, 04/03/07)
Ribelli hanno attaccato questa mattina un distaccamento di militari francesi a Birao, nel nord est della repubblica Centroafricana, senza fare vittime. Lo ha reso noto lo Stato maggiore francese, precisando che aerei Mirage F1 hanno risposto distruggendo diversi veicoli dei ribelli. "Non c' è alcun dubbio sul carattere intenzionale dell' attacco al nostro accampamento", ha detto il portavoce dello Stato maggiore, il comandante Christophe Prazuck, precisando che gli scontri sono "rapidamente cessati", ma che aerei francesi sorvolano sempre Birao "quasi senza interruzione, in una dimostrazione di forza". La situazione - ha aggiunto - è "molto mutevole", e la nostra priorità è quella di "garantire la sicurezza del nostro distaccamento di ricognizione". Dei ribelli dell'Ufdr (Unione delle forze democratiche per l' unità) avevano attaccato ieri Birao, vicina alle frontiere con il Ciad e il Sudan, prima di ritirarsi in giornata, e la città era tornata sotto il controllo delle Forza armate centrafricane. Secondo il portavoce dello Stato maggiore francese, i militari del distaccamento non erano stati né minacciati dai ribelli né impegnati nei combattimenti di ieri, limitandosi a "valutare la situazione". (SwissInfo,
04/03/07)
Missione onu: “civili esposti a violenze aberranti nel nord” (FB, Misna, 28/01/07)
Esecuzioni sommarie, attacchi mirati contro gruppi etnici, incendi parziali o totali di villaggi: è la realtà in cui vivono i civili di tre prefetture settentrionali e nordorientali della Repubblica Centrafricana, al confine con Ciad e Sudan, secondo le testimonianze raccolte da una missione delle Nazioni Unite, appena rientrata dalla regione. Le violenze contro i civili hanno portato allo spostamento forzato di almeno 40.000 persone in una zona dove risiedono oltre 200.000 abitanti; per paura di rappresaglie legate al conflitto in corso tra le forze di sicurezza governative e la ribellione armata l’intera popolazione di alcuni centri ha lasciato l’area. “La sofferenza causata da queste gravissime violazioni dei diritti umani è spaventosa. Nonostante il diritto assoluto di protezione in tempo di guerra sancito dalle leggi internazionali, i civili vengono attaccati e perseguiti” ha detto Margaret Wahlström, coordinatrice delle operazioni di emergenza dell’Onu. Secondo l’Humanitarian community partnership Team (Hcpt) in totale un milione di persone, pari a un quarto dell’intera popolazione centrafricana, è colpito dall’emergenza. In diverse zone del paese, il numero di sfollati interni (Idps) si è addirittura triplicato nel 2006: sono attualmente 220.000, cifra che include anche 20.000 rifugiati in Camerun e 50.000 in Ciad. Decenni di conflitti armati e instabilità politica hanno frenato lo sviluppo del paese che è al settimo posto nella lista delle nazioni più povere al mondo, priva delle infrastrutture e dei servizi sociali di base, come sanità e istruzione, praticamente inesistenti o abbandonate da un ventennio al totale degrado, al di fuori della capitale Bangui. L’Onu sta studiando l’invio di una missione di peace-keeping nel nord e nell’est del confinante Ciad. (FB, Misna, 28/01/07))
L'emergenza umanitaria coinvolge almeno 1 milione di persone nella Repubblica Centrafricana: lo ha riferito nel suo ultimo rapporto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite parlando di “un clima di tensione fra i tre paesi che non è propizio ad un avvicinamento”. Negli ultimi due mesi l'insicurezza è aumentata nella regione settentrionale della Repubblica Centrafricana, principalmente al confine con Ciad e Sudan, riferisce l'agenzia Misna. Dopo la controffensiva dell'esercito contro i gruppi ribelli che dalla fine dello scorso ottobre avevano occupato alcune città, provocando migliaia di sfollati, nuovi attacchi ed episodi di banditismo sono stati segnalati anche nei giorni scorsi nella zona di Boguila, 350 chilometri a nord di Bangui. Il Consiglio ha auspicato il “rafforzamento delle istituzioni democratiche per combattere l'instabilità politica e le conseguenze umanitarie che minacciano la stabilità del paese e dell'Africa centrale in generale”. (Vita,
11/01/07)