ALLE NEWS

LISTA PAESI

HOME PAGE

R.D.CONGO 2 - 2007

Notizie dal 01/07/2007 al 31/12/2007

 

Nord-Kivu : bilancio degli scontri di ieri, versioni contrastanti (CC, Misna, 28/12/07)

Nuovo appello di mons. Monsengwo per "una cultura di pace" (SG, Radiovaticana, 27/12/07)

Nord Kivu: ribelli dichiarano cessate il fuoco per conferenza di pace (MZ, Misna, 26/12/07)

ONU interviene su aumento scontri (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità, 22/12/07)

MSF, allarme per colera e malnutrizione in Kivu (Agi, 19/12/2007)

Kinshasa invita ribelli del Kivu a conferenza di pace (Apcom, 19/12/2007)

Cronache dall'inferno (Jeffrey Gettleman, Adista, 17/12/2007)

Nuovo accordo per garantire la sicurezza dell’est del Congo e del Randa (LM, Fides, 17/12/2007)

Avanzano i guerriglieri di Nkunda nel nord Kivu (LM, Fides, 13/12/2007)

Nord Kivu: tregua negli scontri, missione onu pronta a intervenire (MZ, Misna, 12/12/2007)

Nord Kivu: esercito e caschi blu preparano “controffensiva” (CC, Misna, 11/12/07)

La formazione per rendere stabile e sicura la democrazia congolese (LM, Fides, 11/12/07)

Un cambiamento di rotta della comunità internazionale sulla crisi dei Grandi Laghi” (LM, Fides, 06/12/07)

Mons. Monsengwo nuovo arcivescovo di Kinshasa (MZ, Misna, 06/12/07)

Nord-Kivu: “aumentano feriti e preoccupazioni per i civili” (CC, Misna, 06/12/07)

Vertice sui Grandi Laghi (LM, Fides, 05/12/2007)

Anche l'Onu contro i ribelli (Mwinda, 05/12/2007)

Alcune fonti missionarie: “siamo di fronte a una strategia complessa” (LM, Fides, 04/12/2007)

Esercito congolese attacca roccaforte ribelli nel Nord Kivu (Peacereporter, 03/12/2007)

Nord Kivu : …”proteggere i civili”, appello di una fonte umanitaria (CC, Misna, 03/12/2007)

La violenza sulle donne è “un’arma di guerra” nell’est del paese (MZ, Misna, www.misna.org 30/11/2007)

Nord-Kivu: società civile chiede cattura di Nkunda (CC, Misna, 28/11/2007)

Un anno intero dedicato al martire Isidore Bakanja (Mancini, Apic/RadioVaticana, 27/11/2007)

10 milioni di alberi per non ridurre in carbone il parco dei gorilla (Greenreport, 26/11/2007)

Chiuse le miniere e i depositi radioattivi del Katanga (Greenreport, 23/11/2007)

Katanga: fiume “pulito”, sanzioni e più controlli per società minerarie (CC, Misna, 22/11/2007)

Nord Kivu : fine dei combattimeni a Rutshuru, primi bilanci (CC, Misna, 21/11/2007)

Violenti scontri a Rutshuru tra insorti e soldati (Ansa, 21/11/2007)

Ituri. Rapporto di MSF: la popolazione è prigioniera di violenze sessuali e brutalità (AL, Radio Vaticana, 21/11/2007)

Rilasciati 232 bambini soldato: ce ne sarebbero ancora migliaia (Ansa, 17/11/07)

Attaccato campo profughi Kivu, migliaia in fuga (Agi/Reuters, 13/11/2007)

Reazioni internazionali ad accordo per disarmo ribelli (AdL, Misna, 13/11/2007)

Accordo tra Congo e Ruanda per disarmare le milizie Hutu (Matteo Fagotto, Peacereporter, 12/11/2007)

Romero d'Africa: Un commosso ricordo dell’arcivescovo di Bukavu mons. Munzihirwa (Pilar Calvo, Adista, 12/11/2007)

Nord Kivu: torna la calma nella zona di Karuba (MZ, Misna, 10/11/2007)

E' allarme colera in Nord Kivu (Agi, 10/11/2007)

Nord-Kivu: nel Masisi aumentano gli sfollati e le loro difficolta’ (CC, Misna, 09/11/2007)

Gli effetti negativi della crisi finanziaria internazionale (LM. Fides, 08/11/2007)

Scarico illegale di materiali radioattivi, aperta un'inchiesta (Peacereporter, 07/11/2007)

Società civile chiede chiarezza su revisione concessioni minerarie (CC. Misna, 07/11/2007)

Nord-Kivu: si combatte anche per uccidere ippopotami (CC, Misna, 07/11/2007)

Nasce la nuova compagnia aerea airDC (TtgItalia, 05/11/2007)

Nord-Kivu: polizia disperde manifestanti (CC, Misna, 05/11/2007)

Preso a fucilate il vescovo di Goma (Radiovaticana, 02/11/07)

Ituri: ucciso un capo ribelle dissidente, nuova operazione disarmo (CC, Misna, 31/10/2007)

Ancora scontri nel Nord Kivu (Peacereporter, 31/10/2007)

Presidente Kabila alla guida della comunità economica dell’Africa centrale (GB, Misna, 31/10/2007)

Altri 13 mila profughi in fuga dalla guerra (Peacereporter, 30/10/2007)

Le violenze sulle donne: un mezzo per uccidere un’intera comunità (LM, Ag. Fides, 29/10/2007)

Ricordato a Kinshasa Mons. Munzihirwa, arcivescovo di Bukavu (CC/MB, Misna, 29/10/2007)

Nord Kivu: ripresi combattimenti a nord-ovest di Goma (MZ, 26/10/2007)

Nord kivu: segnali di miglioramento, contenuta emergenza sfollati (GB, 25/10/2007)

Per giornata dell'onu, "violenze sessuali, tolleranza zero" (AdL, Misna, 24/10/2007)

Human rights watch: 'crimini orribili' in Kivu (Peacereporter, 24/10/2007)

Il silenzio degli organi d'informazione italiani (Beatrice Carroli, bea75@yahoo.com, Corriere della Sera, 23/10/2007)

Nord Kivu: scappano dall’arruolamento forzato i bambini delle scuole di Masisi (CDL, RadioVaticana, 23/10/2007)

Unhcr: nuova fuga di sfollati e rifugiati dal Nord-Kivu (Aise, 23/10/2007)

Katanga, signore della guerra congolese, davanti alla Corte penale dell'Aja (Peacereporter, 23/10/2007)

Kivu: la milizia Mai Mai rifiuta il disarmo (Peacereporter, 22/10/2007)

Il Congo spegne le radio “pirata” (QuoMedia, 22/10/2007)

Davanti alla Cpi ex capo miliziano congolese (Vita, 22/10/2007)

Nord-Kivu, migliaia di civili in fuga da combattimenti (Suissinfo, 21/10/2007)

Scontri nel nord kivu, migliaia in fuga (AGI/AFP, 20/10/07)

Nord kivu, unhcr inizia trasferimento sfollati (AGI, 20/10/07)

Nord-Kivu: notizie contrastanti su un’operazione per catturare Nkunda (CC, Misna, 19/10/2007)

Appello del Papa per la pace e riconciliazione (Alice/AP, 19/10/2007)

Capo milizia dell'Ituri trasferito a corte penale Aja (Suissinfo, 18/10/2007)

Colera e malnutrizione minacciano i rifugiati nel Nord Kivu (CDL, Radio Vaticana, 18/10/2007)

Via libera all'esercito per disarmare i fedeli di Nkunda (Peacereporter, 17/10/2007)

Nord-Kivu: scaduto ultimatum, diserzioni nei ranghi di Nkunda (CC, Misna, 16/10/2007)

Un altro Darfur? ( Angelo M. D'Addesio, il legno storto, 16/10/2007)

I pigmei usano il Gps per difendere la foresta dai bulldozer (Quotidiano, 15/10/2007)

Ribelli di Nkunda, si avvicina la resa dei conti (Peacereporter, 15/10/2007)

Nuovi scontri nell'est del Paese (Peacereporter, 12/10/2007)

Progetto svizzero per il lago Kivu (Suissinfo, 11/10/2007)

Nord-Kivu: proseguono i combattimenti, l’esercito riprende una località (CC, Misna, 10/10/2007)

Riesplode la guerra dei diamanti (J.Massarenti, Panorama, 10/10/2007)

Per la trasparenza sui proventi energetici, nomine inaspettate (CC, Misna, 09/10/2007)

Nord Kivu: riprendono scontri… non migliora la situazione per gli sfollati (CC, Misna, 08/10/2007)

Generale disertore annuncia fine tregua (Agi/Reuters, 08/10/2007)

Disastro aereo, aumentano vittime, cacciato ministro (Suissinfo, 05/10/2007)

Cargo precipita ed esplode, 25 vittime (Agi/Afp/Reuters, 04/10/2007)

La Banca Mondiale avrebbe incoraggiato lo sfruttamento delle foreste (Peacereporter, 04/10/2007)

Nord Kivu: nuovi scontri esercito-ribelli (MZ, Misna, 04/10/2007)

Kinshasa vuole tre miliardi di dollari per le sue foreste tropicali (Greereport, 03/10/2007)

Allarme MSF per scontri in Nord Kivu (Agi, 01/10/2007)

Msf, Ebola è sotto controllo (Vita, 01/10/2007)

Nuova risorsa naturale, nuove ostilità (Massimiliano Zanghì, Equilibri, 01/10/2007)

24 casi di Ebola nel Kasai occidentale. Il Sudan chiude il confine per paura del contagio (RM, Radio Vaticana, 29/09/07)

Ebola: 17 casi, 6 morti. - La regione colpita anche da una forma di diarrea molto grave (Ansa, 25/09/07)

Nuovi scontri nel Nord Kivu, tremila sfollati (Peacereporter, 25/09/07)

Nuove tensioni nell’est, legate anche allo sfruttamento del petrolio (LM, Fides, 25/09/07)

Nord-Kivu: ripresi gli scontri, società civile chiede più voce per la pace (CC, Misna, 24/09/07)

Altri sette casi di Ebola in Congo (Ansa, 22/09/07)

Unicef: in atto il reclutamento forzato di bambini nelle milizie ribelli (ConfiniOnLine, 20/09/07)

Nuova compagnia in Congo nel futuro di Brussels Airlines (TTG, 18/09/07)

Torbida storia di arresti per presunto complotto contro governo (CC, Misna, 14/09/07)

Cabila: “Intendo ristabilire l’autorità dello Stato nel nord Kivu” (LM, Fides, 14/09/07)

Kasai Occidentale: non solo Ebola, anche Shigella dietro epidemia (AdL, Misna, 13/09/07)

Nord Kivu : violenze e scontri provocano circa 100.000 sfollati (MZ, Misna, 13/09/07)

Ebola: e' allarme nel Kasai (Agi, 12/09/07)

Aiuti Unicef per 60. 000 sfollati in Nord-Kivu (Agi, 12/09/07)

Nord-Kivu: nuovi scontri tra gruppi armati a nord di Goma (CC, Misna, 11/09/07)

OMS conferma: epidemia di Ebola. Cinque i casi accertati (Alice/Apcom, 11/09/07)

Il gorilla è in pericolo: i ranger lanciano un appello sul blog (Luca Delloiacovo, Panorama, 11/09/07)

Più di 30.000 profughi del Nord Kivu sono ancora in Uganda (Peacereporter, 11/09/07)

Migliaia di sfollati, nel Nord Kivu è ‘crisi umanitaria’ (Unimondo, 10/09/07)

Kabila chiede all'Uganda il ritiro delle truppe (Peacereporter, 07/09/07)

“Si apre un timido spiraglio negoziale, anche se continuano le attività militari”(Agenzia Fides, 06/09/07)

“Chi finanzia la nuova guerra del Congo?” chiede un missionario che ha rilasciato una drammatica testimonianza a Fides. (Agenzia Fides, 05/09/07)

Sospetta epidemia febbre emorragica (Corriere della Sera, 31/08/2007)

Nord Kivu: combattimenti bloccano la fuga dei civili (MZ, Misna, 30/08/07)

Nord-Kivu: scontri tra esercito e milizie ribelli del generale Nkunda (MZ,Misna, 29/08/07)

Giornalista ucciso, 4 condanne a morte (Corriere della Sera, 29/08/2007)

Turbolenze nell’est, scontri in ituri e allarme profughi in Kivu (MZ, Misna, 27/08/07)

Cade aereo cargo, 13 morti (Swissinfo, 26/08/07)

Esodo di 10.000 profughi verso l'Uganda (Peacereporter, 22/08/07)

Onu, uccisi altri 2 gorilla; 9 da inizio anno (Agi/Reuters, 20/08/07)

Ministro esteri ugandese a Kinshasa per riportare la calma (CC, Misna, 14/08/07)

ONU proroga embargo armi (Carla Amato, Oss. Sulla legalità, 12/08/07)

Ucciso un fotografo freelance (Enzo Nucci, Articolo 21, 11/08/07)

Unesco, missione in Mongo per proteggere gorilla (Ansa-Afp, 11/08/07)

Nord-Kivu : assassinato giornalista congolese (CC, Misna, 10/08/07)

Strage di gorilla di montagna (Montagna, 10/08/07)

In corso il secondo turno delle elezioni parlamentari (Peacereporter, 05/08/07)

Tragedia ferroviaria: 100 morti per il deragliamento di un treno (Giada Aquilino, RadioVaticana, 3-4/08/07)

Deraglia un treno merci: morti almeno 100 clandestini (La Repubblica, 03/08/07)

Onu: donne costrette a incesto e cannibalismo (AGI/REUTERS/EFE, 30/07/07)

Governo: sei milioni gli sfollati a causa della guerra (FB, Misna, 30/07/07)

Non c'è pace nemmeno per i gorilla (Vita, 26/07/07)

Caschi-blu-nella-bufera-per-un-traffico-d'oro (Joshua.Massarenti, Panorama, 24/07/07)

Congolesi espulsi da Angola, preoccupazione difensori diritti umani (CC, Misna, 20/07/07)

Verso il ritorno del capo dell’opposizione? (CC, Misna, 18/07/07)

Nord Kivu: oltre mezzo milione sfollati (CO, Misna, 18/07/07)

La Svizzera vuole riconsegnare i soldi di Mobutu (Swissinfo, 17/07/07)

Situazione umanitaria esplosiva nel Kivu (Vita, 13/07/07)

D’Alema, pronti a cancellare debito entro 2008 (AGI, 12/07/07)

Vecchi pozzi petroliferi danneggiati, inquinamento grave (CO, Misna, 11/07/07)

Secondo gli analisti la pace è a rischio (Peacereporter, 06/07/07)

Giornalista ucciso : in carcere a bukavu i due testimoni (CC, Misna, 06/07/07)

Naufragio sul lago Kivu, 9 morti e 20 dispersi (Swissinfo, 06/07/07)

Ituri: nuova fase disarmo, coinvolti 4500 ex-combattenti (CC, Misna, 05/07/07)

Il CICR preoccupato per le violenze nei confronti dei civili nell’est (LM, Fides, 03/07/07)

Legislative: Ong chiedono annullamento (CC, Misna, 03/07/07)

L'incertezza delle elezioni (Equilibri, su University, 03/07/07)

Tensione alta nella Repubblica Democratica (Cinzia Agostani, Criticamente.it, 01/07/07)

TO ALL NEWS

Nord-Kivu : bilancio degli scontri di ieri, versioni contrastanti (CC, Misna, 28/12/07)

Si sarebbero conclusi con 16 insorti e un militare uccisi i combattimenti registrati ieri mattina a Ntamugenga, località nel territorio del territorio del Rutshuru, nel Nord-Kivu (nord-est) tra le Forze armate (Fardc) e gli uomini del generale dissidente Laurent Nkunda. Il bilancio, unico disponibile e privo di conferme indipendenti, è stato riferito dal generale dell’esercito François Olenga in conferenza stampa, precisando che le posizioni delle Fardc erano state “attaccate dagli insorti”. Opposta la versione del ‘Congresso nazionale per la difesa del popolo’ (Cndp), movimento politico-militare di Nkunda, secondo il quale “le forze governative sono passate all’offensiva nei settori di Ntamugenga e Rubare giovedì 27 dicembre, giorno dell’apertura dei lavori tecnici di preparazione alla conferenza di pace” iniziati con non poche riserve ieri a Goma, capoluogo del Nord-Kivu. “Le nostre forze – si legge in un comunicato del Cbdp – hanno dovuto rispondere con vigore e determinazione per far tacere le armi dall’altra parte”. La nota, firmata dallo stesso Nkunda, denuncia una “violazione del cessate il fuoco” dichiarato unilateralmente dal suo movimento il 24 dicembre scorso. (CC, Misna, 28/12/07)

Torna ai titoli...


Nuovo appello di mons. Monsengwo per "una cultura di pace" (SG, Radiovaticana, 27/12/07)

"Salute, gioia, giustizia e pace, vissute in pienezza da tutto il popolo, ecco gli auguri del cielo per il nostro Paese che tarda a cogliere a piene mani la pace che Cristo gli offre tutti i giorni. Il silenzio delle armi tarda ad arrivare perché il seme della pace piantato nei nostri cuori dal Signore cade tra le spine". Così - informa l'agenzia MISNA - mons. Laurent Monsengwo, presidente della Commissione episcopale congolese e arcivescovo di Kinshasa, nella sua omelia di Natale. Appena pochi giorni dopo l’appello congiunto dei vescovi alla comunità internazionale e al mondo politico per la pace nell’est del Paese, il presule torna dunque sullo stesso tema con i fedeli. "Dal punto di vista etico e morale – ha affermato – la problematica della pace non si limita all’eccesso di armamenti, ma è prima di tutto una cultura che dipende dallo spirito generale che condiziona i comportamenti delle autorità". La pace vera, ha ribadito, dipende dalla presenza di Dio nella vita dell’uomo ed è il frutto di "cuori riconciliati con se stessi e con il prossimo". Infine un nuovo richiamo ai potenti: “Non si può vivere in verità sotto lo sguardo di Dio e imporre a un intero popolo dodici anni di guerra inutile che hanno avuto come conseguenza la morte di milioni di persone. Un serio esame di coscienza collettivo si impone d’urgenza in un anelo di dialogo e di verità, di giustizia e pace".(S.G., Radio Vaticana,  27/12/07)

Torna ai titoli...


Nord Kivu: ribelli dichiarano cessate il fuoco per conferenza di pace (MZ, Misna, 26/12/07)

Un “cessate il fuoco” unilaterale è stato dichiarato dal ‘Congrès National pour la Défense du Peuple' (Cndp), il movimento politico-militare del generale dissidente filoruandese Laurent Nkunda, responsabile delle violenze che da quest'estate sono tornate a scuotere la provincia nord orientale del Nord Kivu. La MISNA lo ha appreso da un comunicato pubblicato oggi sul sito internet del Cndp, nel quale si precisa che la decisione risponde alla “richiesta del Dipartimento di Stato statunitense che aveva invitato le parti in conflitto a interrompere le ostilità per permettere lo svolgimento della Conferenza per la pace, la sicurezza e lo sviluppo del Kivu” che si dovrebbe tenere domani a Goma, capoluogo del Nord Kivu, ed epicentro delle violenze degli ultimi mesi. La Conferenza di domani è stata voluta dal presidente congolese e riunirà oltre 500 tra rappresentanti delle comunità del nord e del sud della regione del Kivu, per tentare di “gettare le basi per una pace durevole e di uno sviluppo generale” come ha detto Vital Kamerhe, presidente del Parlamento e deputato del Sud Kivu. Il congresso affronterà i temi più scottanti che ruotano intorno al conflitto, come la presenza di gruppi armati locali e stranieri, la sicurezza delle frontiere, il traffico di minerali e il proliferare di armi. Il Nord Kivu è teatro da questa estate di scontri tra le truppe regolari (Fardc) e le milizie fedeli al generale dissidente filoruandese Laurent Nkunda, che hanno provocato la fuga di migliaia di civili, costretti a vivere in condizioni precarie nei campi profughi. Secondo stime correnti sono quasi 400.000 gli sfollati rifugiatisi nella zona a nord di Goma. (MZ, Misna,  26/12/07)

Torna ai titoli...


ONU interviene su aumento scontri (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità, 22/12/07)

Il Consiglio di Sicurezza ONU ha chiesto ieri che tutti i gruppi ribelli congolesi depongano le armi e fermimo immediatamente l'arruolamento di bambini. L'organismo delle Nazioni Unite e' infatti preoccupato per l'aggravarsi della situazione nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo (RDC), dove sono aumentati i combattimenti tra le forze di governo e i ribelli - che proseguono dalla fine formale della guerra civile (2003). Decine di migliaia di persone (almeno 17.000 da agosto, secondo L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati) sono nuovamente forzate a spostarsi nella provincia di Kivu Nord in conseguenza degli scontri fra le forze di governo (FARDC) e le truppe fedeli al generale dissidente Laurent Nkunda. Nel corso degli ultimi anni almeno 400.000 persone sono risultate sfollate nella provincia. Inoltre, la missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite (MONUC) ha recentemente riferito che molti dei circa 8500 ex bambini soldato che sono stati salvati dalle Nazioni Unite e da altre organizzazioni umanitarie dal 2004, sono stati riarruolati negli ultimi mesi o usati come schiavi sessuali. Piu' di 4500 caschi blu della MONUC sono stati dispiegati a Kivu settentrionale nelle ultime settimane per contribuire a garantire la difesa di Goma, la capitale provinciale. In una risoluzione adottata all'unanimita', il Consiglio ha esortato il governo ad affrontare la crisi "in maniera globale", dai 15 membri del corpo che anche prorogato il mandato della MONUC fino al 31 dicembre 2008. Il Consiglio ha chiesto alla MONUC di dare massima priorita' a fronteggiare la crisi in tutte le sue dimensioni, "in particolare attraverso la protezione dei civili". (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità,  22/12/07)

Torna ai titoli...


MSF, allarme per colera e malnutrizione in Kivu (Agi, 19/12/2007)

Ad aggravare la gia' pesante situazione umanitaria del Nord Kivu, la provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo lacerata da un conflitto armato, ci ha pensato un'epidemia di colera e l'alto tasso di malnutrizione. L'allarme e' stato lanciato da Medici senza frontiere (Msf), che ha sottolineato come nella regione siano aumentati anche i continui spostamenti di popolazione. "Nei programmi di assistenza sanitaria a Masisi e Rutshuru", ha spiegato Colette Gardenie, capo missione di Msf, "siamo testimoni ogni giorno di una situazione allarmante. Molti sfollati sono dovuti fuggire diverse volte negli ultimi anni e ora sono completamente esausti". Da meta' novembre decine di migliaia di sfollati sono arrivati a Masisi, Kutchanga, Rutshuru, Nyanzale e Goma. L'accesso alle cure per queste persone, ha avvertito msf, era gia' scarso, ma "ora e' ancora piu' limitato". I combattimenti hanno costretto molte organizzazioni umanitarie a sospendere le loro attivita' e i centri di salute non stanno ricevendo alcun rifornimento o sono stati abbandonati dal personale medico. Gli sfollati non possono coltivare le loro terre o accedere alle riserve di cibo, con un inevitabile aumento della malnutrizione. A Nyanzale ogni giorno 125 bambini gravemente malnutriti sono accolti nel centro nutrizionale gestito da Msf. Dall'apertura di un programma nutrizionale a Masisi, avvenuta a meta' ottobre, l'organizzazione umanitaria ha curato 700 bambini malnutriti. "Temiamo che la situazione peggiori nelle prossime settimane", ha concluso Gardenie. "Al momento, soprattutto a Rutshuru, la preoccupazione e' il colera: da meta' novembre oltre 1200 persone sono state curate e molte altre continuano ad arrivare. Senza cure il colera puo' essere mortale nel 50% dei casi". (Agi,19/12/2007)

Torna ai titoli...


Kinshasa invita ribelli del Kivu a conferenza di pace (Apcom, 19/12/2007)

Il governo della Repubblica democratica del Congo ha annunciato una conferenza di pace per la fine del mese, allo scopo di porre fine al conflitto che insanguina da mesi la provincia orientale del Kivu. Kinshasa ha precisato che al vertice sono invitate tutte le parti in conflitto, anche il generale dissidente Laurent Nkunda, con cui finora il presidente Joseph Kabila ha sempre escluso ogni negoziato. Stando a quanto precisato dalla Bbc, la conferenza inizierà il prossimo 27 dicembre a Goma, capitale del Nord-Kivu, e andrà avanti per nove giorni. Proprio la scorsa settimana, il generale Nkunda ha annunciato la propria disponibilità ad avviare negoziati di pace, ponendo come unica precondizione il disarmo dei ribelli hutu ruandesi presenti nell'area, Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr), rifugiatesi nell'est del Congo dopo il genocidio del 1994. Le Fdlr sono accusate da Nkunda di minacciare la minoranza tutsi del paese. Venerdì scorso, l'Alto Commissario Onu per i rifugiati, Antonio Guterres, ha visitato i campi sfollati presenti nell'area di Goma. Secondo l'Unhcr, sono circa 400.000 le persone costrette a fuggire nel corso dell'ultimo anno a causa della ripresa dei combattimenti; complessivamente, nella zona ci sono circa 800.000 sfollati. (Apcom, 19/12/2007)

Torna ai titoli...


Cronache dall'inferno (Jeffrey Gettleman, Adista, 17/12/2007)

Questo articolo di Jeffrey Gettleman è stato pubblicato sul portale internet “Corresponsal de medio Oriente y Africa”. Titolo originale: “Una epidemía de violaciones en el Congo” - Denis Mukwege, ginecologo congolese, non ce la fa più ad ascoltare le storie delle sue pazienti. Ogni giorno, dieci donne e bambine violentate arrivano al suo ospedale. Molte hanno sofferto violenze così selvagge, anche con baionette e bastoni, che i loro apparati riproduttivi e digestivi non possono essere salvati.“Non sappiamo perché avvengono queste violenze, ma una cosa è chiara”, afferma Mukwege, che lavora nella provincia del Sud Kivu, l’epicentro dell’epidemia di stupri in Congo: “Si compiono per distruggere le donne”. La parte est del Congo è scossa da un’altra ondata di violenza e questa volta sembra che abbia di mira sistematicamente le donne in numero mai visto prima. Secondo le Nazioni Unite, nel 2006 ci sono state 27mila violenze sessuali solo nella provincia del Sud Kivu, e probabilmente questa è solo una parte del numero totale. “La violenza sessuale nel Congo è la peggiore del mondo”, afferma John Holmes, vicesegretario generale per gli affari umanitari dell’Onu. “Per quantità, brutalità indiscriminata e cultura dell’impunità, risulta devastante”. Si pensava fossero finiti i giorni del caos in Congo. L’anno passato, questo Paese di 66 milioni di abitanti ha celebrato elezioni storiche che sono costate 500 milioni di dollari, con l’intenzione di mettere fine alle guerre e alle ribellioni e alla tradizione di assoluto malgoverno. Ma le elezioni non hanno unito il Paese, né rafforzato la mano del governo sui ‘rinnegati’, la maggior parte dei quali non è del Paese. La giustizia e l’esercito funzionano appena e i funzionari dell’Onu affermano che, quando si tratta di violazioni, i peggiori criminali si trovano fra le truppe governative. (…) Secondo le vittime, uno degli ultimi gruppi comparsi sulla scena si chiama “i Rasta”, un misterioso gruppo di fuggitivi con pettinature, appunto, rasta che vivono nel bosco più profondo, vestono alla moda dei Los Angeles Lakers e sono famosi per bruciare bambini, sequestrare donne e fare a pezzi, letteralmente, qualsiasi persona si interponga sulla loro strada. I funzionari dell’Onu affermano che i Rasta facevano parte delle milizie hutu fuggite dal Rwanda dopo il genocidio del 1994 che, sembra, si sono scisse e specializzate in crudeltà. (…) Sebbene gli stupri siano sempre stati arma da guerra, i ricercatori dicono di temere che in Congo il problema abbia dato origine a metastasi dato che oggi è un fenomeno sociale così diffuso. “Va oltre il conflitto”, spiega Alexandra Bilak, che ha studiato i gruppi armati intorno a Bukavu, sulle coste del lago Kivu. Spiega che la quantità di donne violentate e anche assassinate dai loro mariti sembra in crescita e che la brutalità contro le donne sia diventata qualcosa di “quasi normale”. Malteser International, un’organizzazione umanitaria europea che organizza cliniche nella parte est del Congo, calcola che quest’anno tratterà circa 8.000 casi di stupro, con un aumento rispetto all’anno passato quando furono 6.338. L’organizzazione afferma che nella città di Shabunda, il 70 per cento delle donne ha subìto abusi sessuali brutali. (…) Mukwege afferma che la sua paziente più vecchia aveva 75 anni e la più giovane 3. “Alcune di queste bambine dalle viscere distrutte sono così giovani che non capiscono cosa sia loro successo”, spiega. “Mi chiedono se un giorno potranno avere figli, ed è molto duro guardarle negli occhi”. Nessuno, fra medici, cooperanti, ricercatori congolesi, ricercatori occidentali... è in grado di spiegare esattamente perché stia succedendo. (…) Mukwege, 52 anni, ricorda i giorni in cui Bukavu era famosa per le sue meravigliose viste del lago e i parchi nazionali vicini, come il Kahuzi-Biega. “C’erano solitamente molti gorilla”, chiosa, “ma ora li hanno sostituiti con bestie molto più selvagge”. (Jeffrey Gettleman, Adista,17/12/2007)

Torna ai titoli...


Nuovo accordo per garantire la sicurezza dell’est del Congo e del Randa (LM, Fides, 17/12/2007)

“Vedremo nelle prossime due settimane come la situazione si evolverà. O Nkunda si ritira e accetta l’offerta dell’esilio, oppure vi saranno nuove ostilità con l’intervento di forze esterne al Congo” dice all’Agenzia Fides un missionario dall’est della Repubblica Democratica del Congo, dove regna una fragile tregua dopo i combattimenti dei giorni scorsi tra i soldati dell’esercito regolare e i miliziani del generale ribelle Laurent Nkunda, che hanno inflitto una sconfitta alle truppe di Kinshasa. “Questo ultimo episodio dimostra ancora una volta la mancanza di volontà o di capacità del Congo di assicurare la sicurezza di questa parte del Paese e di porre fine all’azione dei gruppi armati e dell’influenza straniera” osserva il missionario, che non desidera essere citato per nome per motivi di sicurezza. “Il Congo è ancora costretto a fare ricorso a forze esterne per garantire la propria sicurezza, che si tratti dei Caschi Blu dell’ONU, delle forze dell’Unione Europea o della nuova task Force creata proprio l’altro giorno”. Il missionario si riferisce all’accordo tra la Repubblica Democratica del Congo e il Rwanda che prevede la creazione di un gruppo di lavoro permanente con il patrocinio dell’Unione Africana, dell’ONU, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. La decisione di creare il nuovo organismo è stata presa durante un incontro a Goma, città capoluogo del nord Kivu, al confine con il Rwanda. Le nuove intese fanno seguito a quelle presa negli incontri precedenti tenutisi a Nairobi (Kenya) e ad Addis Abeba (Etiopia). In base agli accordi la Repubblica Democratica del Congo si impegna a neutralizzare i ribelli rwandesi che hanno base sul suo territorio mentre il Rwanda prende l’impegno di astenersi dal sostenere qualsiasi gruppo armato congolese, in particolare quello di Nkunda. Il gruppo di lavoro permanente si riunirà la settimana prossima a Goma, dove avrà la sua sede. Sarà composto da rappresentanti della RDC, del Rwanda, dei Paesi della Conferenza dei Grandi Laghi, dell’ONU, dell’Unione Africana, dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e della Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe (SADC). (LM, Fides, 17/12/2007)

Torna ai titoli...


Avanzano i guerriglieri di Nkunda nel nord Kivu (LM, Fides, 13/12/2007)

Si aggrava la situazione umanitaria nel nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, dove i ribelli di Laurent Nkunda hanno costretto alla ritirata l’esercito regolare congolese e si sono impadroniti della città di Mushake e Karuba, 40 chilometri a nord-ovest di Goma, il capoluogo della provincia. Le forze armate congolesi, con il sostegno dei Caschi Blu della MONUC (Missione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo), si apprestano a effettuare una controffensiva per riconquistare il terreno perduto. “L’esercito si sta riorganizzando. Combattiamo per riprendere queste località e ristabilire la pace e la stabilità nel nord Kivu” ha affermato il Ministro della Difesa congolese, Diemu Chikez, che ha così spiegato i rovesci subiti dalla sue truppe: “non si dimentichi che il nostro esercito è ancora giovane e in corso di formazione. Può succedere che si perda una piccola battaglia, ma vinceremo la guerra”. L’esercito congolese aveva ammassato 25mila uomini contro i 4mila di Nkunda, meglio addestrati ed armati, che hanno anticipato l’offensiva delle truppe regolari. Il fronte sembra essersi stabilito a Sake, 30 chilometri da Goma, dove i Caschi Blu della MONUC hanno rafforzato le loro posizioni. “Pensiamo che l’obiettivo di Nkunda sia quello di negoziare da un punto di forza il suo esilio e l’impunità dalla Corte Penale Internazionale” dice all’Agenzia Fides un missionario, che non desidera essere citato per nome per motivi di sicurezza. “La popolazione congolese è sconcertata, perché dopo le pressioni statunitensi per costringere Nkunda all’esilio (vedi Fides 6/12/2007), ci si aspettava una soluzione rapida della crisi. Invece Nkunda e i suoi uomini sono riusciti a prendere in contropiede l’esercito congolese e la MONUC e passare all’offensiva. Penso però che Nkunda, di fronte alla pressioni che sta subendo, voglia ottenere un salvacondotto per non essere chiamato a rispondere dei crimini commessi nel sud e nel nord Kivu, ma anche a Kisangani, dove il 24 maggio 2002, i suoi uomini hanno compiuto una strage uccidendo più di 160 persone”. Su Nkunda pende, dal settembre 2005, un mandato di arresto internazionale per crimini di guerra. Un portavoce del generale ribelle ha, in effetti, avanzato la richiesta di negoziati con il governo e ha affermato che la soluzione della crisi è politica e non militare. “Siamo convinti che vi siano anche altre trattative segrete sulla spartizioni delle risorse del Kivu, dall’oro al coltan, dalla cassiterite al petrolio. È lì la chiave della crisi dell’est del Congo” aggiunge il missionario. Il Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, ha chiesto ai ribelli di deporre le armi e al governo congolese di proteggere la popolazione in fuga. Secondo fonti dell’ONU sono 60-70mila gli sfollati causati dagli ultimi combattimenti. (LM, Fides, 13/12/2007)

Torna ai titoli...


Nord Kivu: tregua negli scontri, missione Onu pronta a intervenire (MZ, Misna, 12/12/2007)

“Per il momento non ci sono combattimenti in corso e i ‘caschi blu’ controllano la cittadina di Sake, pronti a difendere la popolazione locale”: lo ha detto stamani alla MISNA il portavoce militare della Missione Onu nel paese (Monuc) per il Nord Kivu, est della Repubblica democratica del Congo, , precisando che i militari dell’Onu sono pronti a rispondere ad eventuali attacchi degli uomini del generale dissidente Laurent Nkunda. I caschi blu, che finora si sono limitati a fornire solo aiuto logistico all’esercito congolese impegnato da settimane a combattere con i miliziani di Nkunda nella zona a nord di Goma (capoluogo provinciale del Nord Kivu), potrebbero presto giocare un ruolo più attivo nel conflitto. In una dichiarazione diffusa ieri sera, il rappresentante speciale del segretario dell’Onu in Congo nonché capo della missione di pace, Wiliam Swing, ha detto che la Monuc “è pronta a fornire assistenza allo stato maggiore dell’esercito congolese per riprendere la situazione in mano e consolidare le posizioni” perse nelle ultime 48 ore, soprattutto nella zona di Mushake, di fronte all’avanzata dei ribelli. Secondo Swing, attualmente oltre 4500 caschi blu sono dispiegati nel Nord Kivu pronti ad entrare in azione. L’offensiva lanciata nel fine settimana dagli uomini di Nkunda, e che ha permesso ai miliziani del generale dissidente filoruandese di riprendere il controllo di alcune aree perse nei giorni scorsi, si è fermata nei pressi di Sake, una trentina di chilometri a nord-ovest di Goma, proprio per la presenza delle truppe Onu. Secondo fonti giornalistiche internazionali, Nkunda avrebbe lanciato stamani un nuovo invito a trovare una soluzione negoziata alla crisi del Nord Kivu. Intanto fonti umanitarie fanno sapere che centinaia di famiglie sono fuggite dalle località di Karuba e Ngungu, nel territorio del Masisi, a causa dei combattimenti e sono arrivate ieri sera a Minova e Bweremana. Tranne una cinquantina di famiglie, la maggior parte di questi nuovi sfollati sarebbe priva di assistenza. Nkunda a ripiegare e lasciare alcune delle sue basi. Secondo stime correnti sono almeno 370.000 gli sfollati presenti al momento nella zona a nord di Goma, capoluogo del Nord Kivu ed epicentro degli scontri in corso da quest’estate. (MZ, Misna, 12/12/2007)

Torna ai titoli...


Nord Kivu: esercito e caschi blu preparano “controffensiva” (CC, Misna, 11/12/07)

“Le Forze armate della Repubblica democratica del Congo (Fardc) con il sostegno della Missione Onu nel paese (Monuc) stanno pianificando una controffensiva” contro gli insorti del generale dissidente Laurent Nkunda: lo riferisce una nota appena diffusa dalla Monuc relativa agli scontri nella regione nord-orientale del Nord-Kivu. “Oggi, le Fardc hanno ripreso i combattimenti contro gli insorti in varie zone della regione, anche nelle vicinanze delle località di Mweso e Kibati, registrando avanzate significative” si legge ancora nel comunicato, che conferma la ripresa, da parte dei milizie dissidenti, della località di Mushake (o Mushaki), “da tempo disertata dai suoi abitanti a causa dell’insicurezza”. Monuc e Fardc, si legge ancora, “pongono l’accento sulla protezione delle popolazioni civili”. Secondo un portavoce militare della Monuc, i ribelli di Nkunda sarebbero alle porte di Sake (30 chilometri a nord-ovest del capoluogo, Goma), città difesa dai caschi blu che sarebbero “pronti a sparare”. (CC, Misna, 11/12/07)

Torna ai titoli...


La formazione per rendere stabile e sicura la democrazia congolese (LM, Fides, 11/12/07)

“La nostra è una democrazia giovane, ancora fragile, ma ricca di opportunità di crescita. Non scoraggiateci se facciamo passi falsi, ma aiutateci a superare i momenti critici” dice all’Agenzia Fides don Justin Nkunzi, Direttore della Commissione diocesana “Giustizia e Pace” di Bukavu, capoluogo del sud Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. “Nel 2006 dopo oltre 40 anni, abbiamo finalmente avuto le elezioni presidenziali e legislative” prosegue don Nkunzi. “Nella popolazione congolese si è radicato un sentimento di svolta: si è chiusa un’epoca e se ne è aperta una nuova”. - “La svolta politica vi è stata ma vi sono, a mio avviso, tre difficoltà che dobbiamo superare” prosegue il sacerdote congolese.
“La prima è l’impazienza della gente: con la democrazia le persone pensano che i loro problemi saranno subito risolti. Io dico invece che occorre tempo perché siamo usciti da oltre 40 anni di dittatura, siamo una democrazia che sta muovendo i suoi primi passi e non si può avere tutto e subito.
La seconda difficoltà concerne la formazione dei quadri dirigenti che abbiamo scelto per rappresentarci nelle istante politiche. I nuovi deputati e amministratori non hanno quasi mai ricoperto queste cariche e devono imparare il loro mestiere.
La terza difficoltà è superare la vecchia mentalità secondo la quale i problemi devono essere risolti dall’alto, dallo Stato, dagli amministratori. Dobbiamo insegnare alla popolazione invece a rimboccarsi le maniche e a lavorare insieme agli amministratori per far progredire il Paese”.
Secondo il Direttore di “Giustizia e Pace” di Bukavu questi problemi si risolvono in primo luogo con la formazione delle persone. “La formazione è la chiave di volta per rendere stabile e sicura la democrazia congolese. Quando la gente è ignorante e analfabeta è facile convincerla a prendere le armi. La consapevolezza della propria storia e dei propri diretti spinge le persone a pensare che con le armi si contribuisce solo a distruggere il proprio Paese. Abbiamo un’opportunità di far progredire il Congo grazie alla Carta costituzionale che ha creato uno Stato federale. Stiamo attendendo la legge attuativa del federalismo che permetterà lo svolgimento delle elezioni provinciali e locali nel giugno 2008. La creazione di organi rappresentativi locali, in un Paese immenso come il nostro, è un’occasione per avvicinare la popolazione alle istituzioni e coinvolgerla nel processo decisionale”.
Uno dei problemi più sentiti da parte della popolazione dell’est del Congo è la situazione di insicurezza provocata dalle milizie ancora presenti in quell’area, in particolare il gruppo guidato dall’ex generale Laurent Nkunda. L’esercito congolese sta conducendo una vasta offensiva contro Nkunda nel nord Kivu (vedi Fides 3/12/2007). “Il problema di Nkunda non è solo una questione congolese. Vi sono forze che lo finanziano” dice don Nkunzi. “Ma se vi sono responsabilità esterne, è innegabile che i primi responsabili di queste violenze fratricide siano congolesi. In Congo vi sono 400 tribù, se ognuna di queste dovesse prendere le armi per rivendicare i propri diritti, il Paese sarebbe esploso da tempo. Invece non è accaduto perché c’è un forte sentimento nazionale”. (…)(LM, Fides, 11/12/07)

Torna ai titoli...


Un cambiamento di rotta della comunità internazionale sulla crisi dei Grandi Laghi” (LM, Fides, 06/12/07)

(…) Nel corso della riunione di Addis Abeba, in Etiopia, con i leader dei Paesi dei Grandi Laghi (vedi Fides 5/12/2007), il Segretario di Stato statunitense, Condoleezza Rice, ha affermato che occorre rinforzare con urgenza le capacità delle forze di sicurezza congolesi per metterle in grado di far fronte alla cosiddette “forze negative”, i gruppi di guerriglia basati nell’est del Paese che seminano l’instabilità nell’intera area. Tra queste sono esplicitamente nominate le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR), un gruppo dissidente rwandese formato da ex appartenenti alle Interhamwe (le milizie responsabili del genocidio rwandese del 1994). - “Sembra in effetti che vi sia un cambio di rotta della comunità internazionale sulla crisi dei Grandi Laghi” dice a Fides un missionario, che desidera non essere citato per nome per motivi di sicurezza. “Occorre però ricordare che la causa principale del dramma dell’est della Repubblica Democratica del Congo sono le sue ricchezze naturali. Si afferma che le cosiddette forze negative, in particolare le milizie rwandesi responsabili del genocidio del 1994, siano il problema. Ma come è possibile che questi uomini in fuga, ricercati dalla giustizia internazionale, in un’area dove sono presenti i caschi blu dell’ONU, siano perfettamente equipaggiati? Hanno armi migliori di quelle dell’esercito regolare congolese, dispongono di medicine, di uniformi e stivali nuovi, di cibo in scatola e di latte in polvere. A chi appartengono gli elicotteri che sorvolano le aree dove sono presenti queste milizie e che presumibilmente li riforniscono? Questi elicotteri tornano vuoti oppure sono carichi di minerali?” si chiede il missionario. (LM, Fides, 06/12/07)

Torna ai titoli...


Mons. Monsengwo nuovo arcivescovo di Kinshasa (MZ, Misna, 06/12/07)

È monsignor Laurent Monsengwo Pasinya il nuovo arcivescovo di Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo. Lo si apprende da una nota della Conferenza Episcopale Congolese (Cenco) nella quale si precisa che la nomina è stata ufficializzata oggi dal Papa che ha così coperto il vuoto causato dal decesso, il 6 gennaio 2007, del suo predecessore, il cardinale Frédéric Etsou. Monsengwo è stato, dal 1988 fino ad oggi, arcivescovo di Kisangani, nell’est del Congo. Nato il 7 ottobre 1939 a Mongobele (diocesi d'Inongo, nella provincia di Bandundu), Monsengwo è stato ordinato sacerdote nel 1963 per essere poi ordinato vescovo nel 1980 da Papa Giovanni Paolo II durante la sua visita a Kinshasa. Presidente della Conferenza Episcopale Congolese (Cenco) dal luglio 2004, Monsengwo è stato nominato ai primi di novembre anche co-presidente di Pax Christi International. (MZ, Misna, 06/12/07)

Torna ai titoli...


Nord-Kivu: “aumentano feriti e preoccupazioni per i civili” (CC, Misna, 06/12/07)

“Con l’intensificazione, dallo scorso 1° dicembre, delle operazioni militari e degli scontri nel Nord-Kivu, è cresciuta la nostra preoccupazione: da una parte, temiamo che alcuni civili non abbiano fatto in tempo a scappare e siano rimasti intrappolati; dall’altra, conoscendo il comportamento degli attori armati, sia ribelli che governativi, temiamo la moltiplicazione di vessazioni a abusi”: lo ha detto alla MISNA Gabriel Saugeron, portavoce del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr/Icrc), contattato nella capitale Kinshasa. In un rapporto appena pubblicato, il Circ segnala un recente aumento dei feriti, giunti in due ospedali di Goma (capoluogo del Nord-Kivu) e in quello di Kitchanga; dall’inizio degli scontri tra soldati dissidenti fedeli all’ex-generale Laurent Nkunda e l’esercito regolare (Fardc), a fine agosto, il Cicr ha registrato più di 500 feriti di guerra. “La maggior parte sono combattenti, ma ci sono anche alcuni civili” ha precisato Saugeron, aggiungendo che i combattimenti rischiano di peggiorare le difficoltà di approvvigionamento di materiale medico negli ospedali. Nelle ultime quattro settimane, il Comitato ha intensificato le sue missioni in regioni finora inaccessibili (Masisi, Matschumbi, Pinga, Nyanzale, Mushake, Nyamilima) per valutare i bisogni umanitari e negli ultimi giorni, si concentra su attività di pronto soccorso. Secondo stime di organizzazioni internazionali, circa 370.000 persone sarebbero sfollate a causa dell’insicurezza nella regione situata a nord-est del paese, limitrofe di Rwanda e Uganda. “Rinnoviamo l’appello alle parti in conflitto - ha concluso il portavoce - a risparmiare i civili e rispettare le leggi umanitarie internazionali”. (CC, Misna,  06/12/07)

Torna ai titoli...


Vertice sui Grandi Laghi (LM, Fides, 05/12/2007)

La Pax americana”, “Nkunda sfida Bush: la guerra totale nel nord Kivu”. Sono alcuni titoli della stampa congolese che dedica grande risalto al Vertice di Addis Abeba, in Etiopia, sulla crisi dei Grandi Laghi, e alle operazioni militari condotte dall’esercito congolese nell’est della RDC contro il generale ribelle Laurent Nkunda. Alla riunione che si apre oggi, 5 dicembre, ad Africa Hall, la storica sede dove nel 1964 venne fondata l’Organizzazione dell’Unione Africana (precursore dell’attuale Unione Africana), è prevista la partecipazione di 4 Presidenti africani: il congolese Joseph Kabila, l’ugandese Yoweri Museveni, il rwandese Paul Kagame e il burundese Pierre Nkurunzinza. Ma è soprattutto la presenza del Segretario di Stato statunitense, Condoleezza Rice, ad attirare l’attenzione degli osservatori di questioni africane. La stampa congolese sottolinea che Washington, riunendo i 4 Capi di Stato africani (il Presidente congolese Kabila non potrà partecipare al vertice, ha però detto un funzionario che viaggia con la Rice), ha ormai deciso di dare la massima importanza alla risoluzione della crisi della Regione dei Grandi Laghi. Sono due i motivi principali che hanno spinto il governo statunitense a intervenire in questa crisi decennale: la volontà di effettuare un dispiegamento strategico in una regione che rischia di diventare sul lungo termine una fonte di instabilità, anche perché vicina alla polveriera somala, e il desiderio dell’Amministrazione Bush di concludere il suo mandato con dei successi diplomatici. I piani a lungo termine statunitensi (vedi anche Fides 3/12/2007) prevedono l’eliminazione delle cosiddette “forze negative”, i gruppi di guerriglia che operano nella regione a cavallo di RDC, Rwanda, Burundi e Uganda. In particolare si tratta degli ex appartenenti alle milizie rwandesi responsabili del genocidio del 1994. Congo e Rwanda hanno firmato a novembre a Nairobi (Kenya), un accordo, sponsorizzato da Washington, per rendere sicure le frontiere e disarmare i guerriglieri rwandesi. In cambio Kinshasa ha ottenuto il via libera a colpire i ribelli del generale Nkunda, al quale l’Amministrazione americana aveva offerto la possibilità dell’esilio. Nkunda però non sembra aver intenzione di arrendersi facilmente, e ora nel Nord Kivu è guerra aperta tra le sue truppe e quelle dell’esercito congolese. Gli uomini di Nkunda hanno si sono impossessati dei villaggi di Kikuku e Nyanzale (a 100-130 km dal capoluogo Goma), costringendo alla fuga 40mila civili. (LM, Fides, 05/12/2007)

Torna ai titoli...


Anche l'Onu contro i ribelli (Mwinda, 05/12/2007)

I vertici della Monuc, la forza di peacekeeping dell'Onu dispiegata nell'Est della Repubblica democratica del Congo, hanno annunciato che forniranno "sostegno di fuoco" alle truppe governative. L'esercito regolare congolese ha iniziato lunedì un'offensiva contro gli uomini del generale ribelle Laurent Nkunda. Le truppe di Kinshasa hanno già ripreso alcune aree precedentemente controllate dai ribelli e gli scontri nei dintorni della città orientale di Goma, al confine con il Ruanda, continuano. In soccorso a Kinshasa arrivano anche le truppe delle Nazioni Unite, che finora avevano dato all'esercito solo sostegno logistico. Kamal Saiki, il portavoce della Monuc ha annunciato ieri che l'Onu è pronta a fornire "sostegno di fuoco, inclusa l'artiglieria e la copertura aerea" all'esercito, come ultima spiaggia per eliminare i ribelli di Nkunda. Saiki ha anche specificato che il mandato della Monuc, che è presente in Rd Congo con 17mila uomini per monitorare la pace conclusa nel 2002, include il sostenere le autorità legali "con tutte le misure necessarie contro ogni tentativo da parte di gruppi armati illegali di interrompere il processo politico". (Mwinda, 05/12/2007)

Torna ai titoli...


Alcune fonti missionarie: “siamo di fronte a una strategia complessa” (LM, Fides, 04/12/2007)

L’esercito congolese è passato all’offensiva contro le truppe del generale ribelle Laurent Nkunda (vedi Fides 5/9/2007), nella regione di Goma, capoluogo del nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Secondo fonti della Missione delle Nazioni Unite in Congo, nella mattina di oggi, 3 dicembre, i soldati congolesi hanno attaccato diverse posizioni dei ribelli nella zona di Mushake, 40 chilometri da Goma. Si tratta di un’offensiva preannunciata da qualche tempo e che ha forse ricevuto l’appoggio del governo statunitense, nel corso della visita a Washington del Presidente congolese, Joseph Kabila. La diplomazia statunitense in effetti aveva rivolto un appello al generale ribelle perché accettasse di andare in esilio. Il Vice Segretario di Stato per gli affari africani,Jendayi Frazer, ha riferito che uno dei suoi consiglieri ha parlato al generale Nkunda. “Gli abbiamo inviato un messaggio chiaro: che deve arrendersi, deve lasciare il Paese e deve invitare le sue forze a smobilitare. Fino a che il Presidente Kabila ha legittimamente il potere, ha tutto il diritto di utilizzare le sue truppe contro colui che è in primo luogo un generale ribelle”. Alcune fonti missionarie, con lunga esperienza del Congo, fanno notare all’Agenzia Fides quanto riferito dalla stampa internazionale, particolarmente dal “Tageszeitung” (Germania) del 3 novembre. Secondo queste fonti esiste un complesso programma americano per la regione, incentrato su varie proposte. Uno: Laurent Nkunda andrebbe in esilio, provvisoriamente in Sud Africa. Due: una forza di rapido intervento, addestrata e comandata dagli americani, si incaricherebbe della caccia ai membri delle milizie rwandesi, responsabili dei massacri del 1994, rifugiatisi nella RDC, e che rappresentano uno dei fattori di destabilizzazione dell’area. Tre: la presenza americana costituirebbe una garanzia per la sicurezza dei tutsi del Nord-Kivu. Il generale Nkunda, infatti, afferma di essersi ribellato per contrastare un presunto piano contro le popolazioni tutsi che vivono nel Kivu. Quattro: gli Stati Uniti si impegnerebbero a riorganizzare le principali basi dell'esercito congolese, particolarmente quelle di Kamina e Kitona. Cinque: Washington aprirebbe un posto diplomatico permanente a Goma. Certamente l’Africa riveste un ruolo sempre più importante per gli Stati Uniti, come dimostrato dai viaggi nel continente del Segretario alla Difesa, Robert Gates (giunto oggi a Gibuti), e di quello di Stato, Condoleezza Rice, (che domani sarà in Etiopia dove discuterà della situazione nel Corno d’Africa e nella regione dei Grandi Laghi). (LM, Fides, 04/12/2007)

Torna ai titoli...


Esercito congolese attacca roccaforte ribelli nel Nord Kivu (Peacereporter, 03/12/2007)

L'esercito del Congo ha attacato oggi all'alba la principale roccaforte dei ribelli tutsi capeggiati dal generale Laurent Nkunda, a Mushake, circa 40 chilometri a ovest della capitale della provincia del Nord Kivu, Goma. I combattimenti erano iniziati ieri con l'ingresso dei ribelli prima a Kikuku, poi a Nyanzale, a 100 chilometri da Goma e con la cacciata di centinaia di civili. Scontri si sono registrati anche nella città di Sake, punto strategico per l'avanzata dei ribelli di Nkunda verso Mushake. Il maggiore Vivek Goyal, portavoce militare della missione Onu nella Repubblica Democratica del Congo (MONUC), ha riferito dell'utilizzo da parte dell'esercito di artiglieria mezzi aerei per stanare gli insorti. Si sono alzati in volo anche gli elicotteri della Monuc, ma, come si apprende dalle parole di Goyal, senza sparare un colpo. Sempre Goyal ha sottolineato come qualunque altro tentativo dei ribelli di riprendere la città verrà contrastato duramente. (Peacereporter, 03/12/2007)

Torna ai titoli...


Nord Kivu : …”proteggere i civili”, appello di una fonte umanitaria (CC, Misna, 03/12/2007)

“La nuova fiammata di violenze che nelle ultime 48 ore ha coinvolto varie zone del Nord-Kivu è per noi molto preoccupante. Chiediamo a tutte le parti coinvolte di proteggere la popolazione civile già pesantemente colpita dal clima di insicurezza che da fine agosto caratterizza la regione nord-orientale del paese” ha detto alla MISNA Louis Vigneault, portavoce dell’Ufficio di coordinamento degli affari umanitari (Ocha) contattato a Goma, capoluogo del Nord-Kivu. Secondo stime riferite dalla stessa fonte, gli intensi scontri del fine settimana tra soldati fedeli al generale dissidente Laurent Nkunda e militari regolari della Forze armate congolesi (Fardc) hanno provocato la fuga di oltre 30.000 civili – tra residenti e sfollati – dalla zona di Nyanzale, dove un’avanzata degli uomini di Nkunda è stata seguita da un contrattacco delle Fardc. “In quell’area– ha proseguito l’esponente di Ocha – i civili sono estremamente vulnerabili perché si trovano in luoghi difficilmente raggiungibili per gli umanitari perché attraversata da linee di fronte; è anche difficile procedere ad una registrazione degli sfollati”. Inoltre, ha ricordato, “la regione del Nord-Kivu ha un passato denso di vessazioni e abusi commessi contro i civili da parte di uomini in divisa, sia militari che ribelli; la presenza massiccia degli uni e degli altri è per noi motivo di inquietudine”. Dalle vicinanze di Sake (una trentina di chilometri a nord di Goma), a causa dei combattimenti odierni sulle colline circostanti, sono scappate almeno 300 famiglie verso il capo luogo, in direzione dei campi profughi. Non si hanno bilanci delle vittime dei combattimenti. (CC, Misna, 03/12/2007)

Torna ai titoli...


La violenza sulle donne è “un’arma di guerra” nell’est del paese(MZ, Misna,  30/11/2007)

Lo stupro è ormai diventata “un’arma di guerra” utilizzata da tutti i gruppi attivi nell’est della Repubblica Democratica del Congo: lo sostiene il Comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc) che ieri a Ginevra ha convocato una conferenza stampa al termine della visita compiuta nell’est congolese da una delegazione dell’Icrc. “Ci sono chiare indicazioni che questo tipo di violenza sia ormai diventata un’arma di guerra. Un’arma che serve a terrorizzare la popolazione o a intimidirla”, ha detto Dominik Stillhart, vice-direttore delle operazioni dell’Icrc a capo della missione, recatasi in Congo. Stillhart, che ha definito “scioccante” la sistematicità della violenza sulle donne e sulle ragazze, ha precisato di non avere ancora dati precisi dal momento che strutture sanitarie e psicologiche di sostegno sono state create solo recentemente, ricevendo comunque decine di casi al giorno. Le regioni maggiormente interessate dal fenomeno sarebbero quelle del Nord Kivu (dove da mesi sono in corso combattimenti tra esercito e ribelli) e del Sud Kivu. In questa regione da alcune settimane è iniziata una vasta campagna di informazione e contrasto alla violenza sulle donne. Pur in assenza di un conflitto, come quello che scuote la provincia settentrionale del Kivu, nel solo ospedale generale Panzi di Bukavu, capoluogo del Sud Kivu, vengono trattate almeno 10 vittime di violenza sessuale al giorno, per un media di quasi 4.000 casi l’anno. Dal 2000, ha fatto sapere il direttore dell’ospedale, oltre 16.000 casi di stupro sono stati trattati nella struttura. Gli esperti ritengono si tratti solo della “punta di un’iceberg” dal momento che le donne che si rivolgono a un ospedale sono una minoranza, la maggior parte, per timore dello ‘stigma’ sociale o più semplicemente per assenza di strutture sanitarie, restano vittime invisibili.(MZ, Misna, 30/11/2007)

Torna ai titoli...


Nord-Kivu: società civile chiede cattura di Nkunda (CC, Misna, 28/11/2007)

"La società civile condanna l’incostanza dell’azione governativa di fronte alle azioni ripetute di Laurent Nkunda", il generale dissidente a capo di un’insurrezione armata nella regione del Nord-Kivu (nord-est): lo denunciano in un comunicato rappresentanti delle 11 province del paese, chiedendo la “cattura di Nkunda e il suo trasferimento di fronte alla giustizia”. “Di fronte a tale attendismo – proseguono gli esponenti della società civile – e per evitare lo scoraggiamento delle truppe, chiediamo al governo di ripensare le sue strategie”; chiede inoltre il disarmo di tutte le altre “forze negative” presenti nell’est del paese, riferendosi ad altre milizie armate. I firmatari della nota affermano il loro sostegno alla Corte penale internazionale (Cpi) nei suoi sforzi per “aprire indagini nella regione" e chiedono a tutte le organizzazioni e persone di buona volontà di aiutarla. Da fine agosto, i frequenti combattimenti tra l’esercito regolare (Fardc) che ha schierato nel Nord-Kivu circa 20.000 uomini, e i ribelli di Nkunda, fuoriuscito da un fallito tentativo di integrazione nelle Fardc, hanno causato lo sfollamento di centinaia di migliaia di civili, che vivono in condizioni precarie, lontano dai villaggi, con la sola speranza di poter ottenere un po’ dell’aiuto fornito da organismi umanitari. (CC, Misna, 28/11/2007)

Torna ai titoli...


Un anno intero dedicato al martire Isidore Bakanja (Mancini, Apic/RadioVaticana, 27/11/2007)

I laici cattolici della Repubblica Democratica del Congo hanno deciso di dedicare un anno intero ad isidore Bakanja, un martire congolese ucciso nel 1909 nella provincia dell'Equatore. L'anno andrà dall'agosto 2008 all'agosto 2009 e dovrà servire ad un "risveglio del laicato", come ha detto Don Ambroise Mutshembe, segretario della Commissione episcopale per l'apostolato dei laici. Isidore Bakanja nacque, tra il 1880 e il 1890, a Mbilankamba tra la tribù di Boangi. Venne battezzato il 6 maggio 1906 a Mbandaka. Morìtre anni dopo a Busira. (Mancini, Apic/RadioVaticana, 27/11/2007)

Torna ai titoli...


10 milioni di alberi per non ridurre in carbone il parco dei gorilla (Greenreport, 26/11/2007)

Il governatore e il ministro dell´ambiente del North Kivu, una delle tormentate province della Repubblica democratica del Congo, hanno piantato il decimilionesimo albero a Goma. Si tratta di un progetto di rimboschimento finanziato dall’Unione Europea e dal Wwf che ha coinvolto le comunità locali e il governo centrale per fornire un’alternativa al disboscamento selvaggio per realizzare carbone vegetale. Sono state messe a dimora 60 differenti specie per formare una cintura verde intorno al parco dei monti Kivu che ospita una delle ultime popolazioni di gorilla di montagna, in una zona dove il bracconaggio è endemico e dove la guerra decennale e la successiva guerriglia e le bande di predoni hanno causato danni devastanti e creato un intenso flusso di sfollati che ha decuplicato popolazione del capoluogo Goma. Secondo il Wwf «il progetto porta benefici economici tangibili alle comunità locali. Un ettaro di foresta ben gestito può produrre fino a 30 metri cubi di legname all´anno che possono essere venduti a più di 700 €, una somma considerevole per le genti di North Kivu». Il progetto, iniziato ben 20 anni fa, ha l’obiettivo era ridurre la carenza di legna da ardere per le comunità locali dando un’alternativa al taglio di alberi (e di biodiversità) che ha creato un mercato illegale di legname e carbone che parte dallo sfruttamento delle risorse naturali di un parco che è patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Un’indagine di Unisco, Wwf e Zoological Society di Francoforte ha scoperto che più della metà della foresta di montagna nei dintorni del vulcano Nyiragonogo è usata per produrre illegalmente carbone e più di 30 grandi carbonaie attive dentro i confini del parco. Secondo il Wwf «solo nella città di Goma vengono utilizzati più di 500.000 metri cubi di legna da ardere; infatti, il 97% delle case non ha accesso all´elettricità e dipende da carbone e legna da ardere anche per cucinare». Il Wwf ha anche annunciato il lancio di un nuovo progetto in collaborazione con l´Unione Europea che aiuterà le comunità locali a piantare oltre 2.000 ettari di alberi nella regione del North Kivu. «La produzione illegale di carbone nel parco del Virunga contribuisce alla deforestazione su larga scala e minaccia direttamente l´habitat di una specie chiave come i gorilla di montagna – spiega Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - E, aspetto non trascurabile, minaccia anche il potenziale economico del parco. Piantare 10 milioni di alberi in una situazione ambientale così difficile è un risultato incredibile, l´emblema della determinazione del popolo congolese che non vuole lasciar cadere la speranza nemmeno durante una situazione di conflitto armato». (Greenreport, 26/11/2007)

Torna ai titoli...


Chiuse le miniere e i depositi radioattivi del Katanga (Greenreport, 23/11/2007)

Il Giornale di Kinshasa “Le Potentiel” dà oggi notizia che molti deposi e siti minerari sono stati bloccati nei dintorni della di Kolwezi, nel Katanga, una regione della Repubblica democratica del Congo (Rdc) «nel quadro della lotta contro lo sfruttamento dei minerali radioattivi». E Radiookapi.net spiega che «Una delegazione del governo provinciale condotta dal vice-governatore è arrivata sul luogo per far eseguire la decisione». La drastica misura è stata presa la scorsa settimana dal Consiglio provinciale dei ministri del Katanga e anche il sindaco di Kolwezi che ha decretato il blocco di tutti i depositi ed i siti contenenti materiali radioattivi. Ma “Le Potentiel” sottolinea che «fino all'arrivo della delegazione del governo, la misura era restata lettera morta. Secondo il vicegovernatore Mumba Gama, che é stato accompagnato dal ministro provinciale delle miniere, numerosi impianti, depositi e siti visitati dalla sua delegazione contengono materiali altamente radioattivi». Dei minatori (o meglio scavatori) artigianali ed abusivi trovati in alcune miniere sono stati cacciati via e i siti denominati 261 e 101 sono stati espressamente interdetti per i gravi rischi di contaminazione che presentano. A tutte le imprese minerarie è stato finalmente imposto di dotarsi di strumenti di controllo della radioattività. Il governo del Katanga ha anche installato un posto di blocco e di controllo sul ponte di Lualaba, a 30 kilometri da Kolwezi, per analizzare sistematicamente tutti i prodotti minerari di passaggio. Lo sfruttamento del Coltan, dei diamanti e dell'uranio è stata la vera causa della guerra, che gli africani chiamano la terza guerra mondiale, che ha stravolto la Repubblica democratica del Congo per 10 anni, causando milioni di vittime e gruppi armati ribelli o filogovernativi che si disputano ancora vaste zone di un Paese ricchissimo di risorse minerarie e naturali che vengono sfruttate brutalmente e, come nel caso dei materiali radioattivi, senza nessuna misura di sicurezza e che vanno ad alimentare un mercato “clandestino” ma che spesso ha i suoi terminali in rispettabilissime grandi imprese occidentali. Dietro le asettiche immagini occidentali dell'energia nucleare, le tute bianche, i pavimenti tirati a lucido e le immacolate apparecchiature di controllo, si scopre che c'è una realtà fatta di esposizioni alle radiazioni di operai che scavano e trattano senza protezione alcuna minerali preziosissimi e mortali, in cambio di un tozzo di pane e di una vita breve e infernale. Quando il Congo Kinshasa sarà veramente pacificato e le sue istituzioni saranno davvero operanti, e non ostaggio di signori della guerra al soldo delle multinazionali, forse il disastro ambientale ed umano dell'ennesima guerra per le risorse sarà molto più devastante di quello che appena riusciamo ad intravedere.(Greenreport,  23/11/2007)

Torna ai titoli...


Katanga: fiume “pulito”, sanzioni e più controlli per società minerarie (CC, Misna, 22/11/2007)

Sarebbe ‘pulita' e fuori pericolo di contaminazione la zona del fiume Mura, vicino Likasi, nella provincia meridionale del Katanga dove a inizio mese erano state scaricate alcune tonnellate di minerali, apparentemente cobalto e rame, con altissimi livelli di radioattività. Lo ha detto Joseph Mongo Herion, consigliere tecnico del ministero provinciale delle Infrastrutture, secondo il quale il fiume e la zona circostante sono stati bonificati. Il materiale radioattivo era stato scaricato a soli 10 chilometri dalla stazione di pompaggio che alimenta in acqua potabile Likasi (300.000 abitanti) e altri villaggi. Sette persone sono attualmente agli arresti, compresi alcuni agenti di controllo che non avevano rispettato l'ordine di isolare il carico contenuto in quattro camion di società di estrazione. Alcuni giorni fa il ministro dell'Ambiente Didace Pembe Bokiaga aveva formulato il sospetto che parte del carico poteva essere stato sottratto e rivenduto illegalmente. Intanto si apprende che tutti i depositi e siti contenenti materiali radioattivi saranno chiusi a Kolwezi, altra città del Katanga, su decisione del consiglio provinciale dei ministri. Per rafforzare la lotta contro lo sfruttamento di materie altamente tossiche, è stato imposto alle aziende di essere obbligatoriamente munite di strumenti di controllo di radioattività; le autorità provinciali hanno inoltre creato un posto di controllo sul ponte di Lualaba, circa 30 chilometri a Kolwezi, per analizzare tutti i minerali in transito. Poco dopo lo scandalo, erano state chiuse tre aziende minerarie (Halay Eski, Bang Chang Li Corporation e Kota Minino) a Lubumbashi in seguito a denunce della popolazione per inquinamento. (CC, Misna, 22/11/2007)

Torna ai titoli...


Nord Kivu : fine dei combattimeni a Rutshuru, primi bilanci (CC, Misna, 21/11/2007)

"Dieci feriti nei combattimenti, tra cui alcuni civili, sono stati ricoverati oggi nell'ospedale di Rutshuru” riferisce alla MISNA Jane Cowne, capo missione di Medici senza frontiere (Msf-France), al termine di una giornata particolarmente difficile per gli abitanti e le decine di migliaia di sfollati ospitati a Rutshuru-Centre, principale città dell'omonimo territorio teatro di scontri da tre mesi. I combattimenti, che ancora una volta hanno opposto i ribelli fedeli al generale dissidente Laurent Nkunda ai militari regolari delle Fardc, scoppiati all'alba, sono cessati nelle prime ore del pomeriggio; un bilancio raccolto da altre fonti della MISNA parla di otto ribelli e un soldato uccisi, e quattro insorti catturati. Nel frattempo migliaia di persone hanno lasciato la città, che rischia di essere priva d'acqua in quanto, secondo fonti locali, il condotto che alimenta Rutshuru e la zona circostante sarebbe stato sabotato a Rangira, a una decina di chilometri dalla località; circa tre mesi fa, anche la centrale elettrica era stata manomessa e da allora la popolazione era senza elettricità. “A causa degli scontri di oggi, abbiamo anche dovuto interrompere una campagna di vaccinazione contro il morbillo, speriamo di riprenderla presto” prosegue l'esponente di Msf, che nella regione lavora nell'ospedale di Rutshuru, in particolare nel reparto di chirurgia, con cliniche mobili e in appoggio a strutture sanitarie locali. Gli scontri di oggi, ultimo esempio del conflitto scoppiato a fine agosto, non fanno che aggravare una crisi umanitaria per centinaia di migliaia di persone che, a causa della diffusa e persistente insicurezza, non possono avere un accesso normale a cibo, acqua, medicine, educazione o altri servizi di base. (CC, Misna,  21/11/2007)

Torna ai titoli...


Violenti scontri a Rutshuru tra insorti e soldati (Ansa, 21/11/2007)

Soldati insorti sono entrati nella citta' di Rutshuru dove si stanno verificando violenti combattimenti con i soldati governativi del Congo. Lo testimoniano abitanti. 'C'e' un'ondata di panico e la gente, a migliaia, sta fuggendo in direzione di Kiwanja', dicono gli abitanti. Invece stamane un comandante dell'esercito governativo aveva detto che 'gli insorti avevano attaccato le postazioni a Rukopro ed erano stati respinti'. (Ansa,  21/11/2007)

Torna ai titoli...


Ituri. Rapporto di MSF: la popolazione è prigioniera di violenze sessuali e brutalità (AL, Radio Vaticana, 21/11/2007)

Nonostante una diminuzione generale dell'intensità e della frequenza dei conflitti nel martoriato distretto dell'Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, la popolazione civile continua a subire livelli di violenza intollerabili. E' quanto denuncia l'organizzazione ‘Medici Senza Frontiere' che in un rapporto intitolato “Violenze sessuali in Ituri, i civili sono sempre le prime vittime”, prende in esame “le atroci violenze sessuali e le conseguenze umanitarie delle operazioni militari condotte nel 2007 nell'ambito del “processo di pacificazione nella regione”. Ogni mese – si legge nel rapporto – da 50 a 120 persone vittime di violenza sessuale continuano ad arrivare al Bon Marché Hospital a Bunia, capitale della regione dell'Ituri. Le operazioni militari – rileva infine l'organizzazione Medici Senza Frontiere – continuano ad essere violenze contro la popolazione civile. Per questo, è necessario aumentare l'offerta di assistenza medica e servizi sociali nella regione. Si stima che, attualmente, nell'Ituri più di 150 mila sfollati non siano in grado di tornare a casa perché in una situazione di estrema miseria, sono particolarmente vulnerabili. (AL, Radio Vaticana,  21/11/2007)

Torna ai titoli...


Rilasciati 232 bambini soldato: ce ne sarebbero ancora migliaia (Ansa, 17/11/07)

Sono stati liberati 232 bimbi soldato che erano stati arruolati con la forza da un gruppo di ribelli sedicenti filogovernativi, i Mai Mai. Lo ha reso noto - informa radio Nairobi - l'Unicef, che ha condotto la trattativa con i ribelli, mentre la fase finale del rilascio ha visto anche la partecipazione dei caschi blu dell' Onu che operano nella regione. L'eta' media dei ragazzi e' di 14 anni, ed e' stato subito avviato un programma di rieducazione, in prospettiva di ricongiungimenti familiari. (Ansa, 17/11/07)

Torna ai titoli...


Attaccato campo profughi Kivu, migliaia in fuga (Agi/Reuters, 13/11/2007)

Migliaia di civili sono in fuga nel Kivu Settentrionale, provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo nella regione dei Grandi Laghi, in seguito all'attacco sferrato all'alba da miliziani di etnia tutsi contro il campo profughi di Mugunga, a una decina di chilometri dal capoluogo provinciale Goma. Lo hanno denunciato fonti delle organizzazioni umanitarie attive nell'area, una delle piu' instabili dell'ex Zaire. Secondo fonti militari i guerriglieri, fedeli al generale rinnegato Laurent Nkunda, hanno preso d'assalto postazioni governative adiacenti all'accampamento; le truppe regolari sono riuscite a respingerli, ma i rifugiati sono stati presi dal panico e hanno abbandonato la struttura, cercando rifugio nelle foreste circostanti. Almeno 27 ribelli sarebbero stati uccisi durante i combattimenti. Nkunda, 40 anni, uno dei piu' temuti 'signori della guerra' congolesi, diserto' nel 2004; appoggiato dalle autorita' del vicino Ruanda, e' accusato di crimini contro l'umanita'. (Agi/Reuters, 13/11/2007)

Torna ai titoli...


Reazioni internazionali ad accordo per disarmo ribelli (AdL, Misna, 13/11/2007)

“Un progresso decisivo”: così il Segretario Generale dell’Onu, Ban Kii-Moon ha definito l’accordo firmato domenica da Kinshasa e Kigali per il disarmo forzato delle milizie armate di origine ruandese che dal 1994, anno del genocidio in Rwanda, si nascondono nelle foreste dell’est della Repubblica democratica del Congo. “Questo approccio offre la possibilità di risolvere l’insieme dei problemi fondamentali posti dai gruppi armati irregolari presenti nell’est del Congo – ha detto Ban – e costituisce un passo importante verso la restaurazione della pace e stabilità per entrambe le popolazioni”. Il rappresentante delle Nazioni Unite ha inoltre reiterato il suo invito alle milizie irregolari perché depongano le armi e colgano l’opportunità di tornare alla vita normale. Da parte sua, il rappresentante della Commisione Europea a Kinshasa, Carlo de Filippi, ha chiesto un’applicazione rapida degli accordi, sottolineando che una volta raggiunta la pace, la popolazione congolese potrà beneficiare dei frutti delle sue potenzialità economiche. In base ai termini dell’intesa, Kinshasa dovrà mettere a punto un piano dettagliato per il disarmo delle cosiddette “forze negative” entro il 1 dicembre prossimo con il sostegno della Missione delle Nazioni Unite in Congo (Monuc), mentre il Rwanda acconsentirà a chiudere la sua frontiera con il Congo, attraverso la quale sarebbero transitati finora rinforzi al generale dissidente filoruandese Laurent Nkunda, protagonista dell’ondata di violenze in corso da quest’estate in Nord Kivu. (AdL, Misna, 13/11/2007)

Torna ai titoli...


Accordo tra Congo e Ruanda per disarmare le milizie Hutu (Matteo Fagotto, Peacereporter, 12/11/2007)

Le autorità della Repubblica Democratica del Congo e del Ruanda hanno siglato ieri un accordo per il disarmo delle milizie Hutu stanziate al confine tra i due Paesi. Secondo il piano, l'esercito congolese, assieme ai caschi blu della Monuc (la missione Onu in Congo) disarmerà le milizie, consegnando al Ruanda i guerriglieri accusati di genocidio o crimini contro l'umanità. In cambio, Kigali si impegna a non lasciar passare alcun rifornimento agli uomini del generale dissidente Laurent Nkunda, che da anni combatte contro il governo di Kinshasa.Le milizie Hutu, fuggite dal Ruanda all'indomani della fine del genocidio Tutsi del 1994, hanno combattuto a fianco dell'esercito congolese durante la guerra che, dal 1998 al 2003, ha devastato il Paese. Il Ruanda ha chiesto più volte il disarmo dei miliziani, minacciando in caso contrario di reinvadere il Congo. I due Paesi si sono più volte accusati di sostenere a vicenda i rispettivi gruppi ribelli. (Matteo Fagotto, Peacereporter, 12/11/2007)

Torna ai titoli...


Romero d'Africa: Un commosso ricordo dell’arcivescovo di Bukavu mons. Munzihirwa (Pilar Calvo, Adista, 12/11/2007)

Questo articolo di Pilar Calvo è stato pubblicato sul bollettino di attualità africana "Umoya.org" nell’undicesimo anniversario del suo assassinio. Titolo originale: "XI anniversario del asesinato del obispo Munzihirwa"
Il 29 ottobre 1996, al tramonto, morì, raggiunto da un proiettile alla nuca, monsignor Christopher Munzihirwa, arcivescovo di Bukavu (Repubblica Democratica del Congo), martire della speranza. Ad ucciderlo furono vari soldati ruandesi che obbedivano ad ordini tassativi. Se ricordare vuol dire passare di nuovo per il cuore, la memoria di lui ci trasporta nella vita di un uomo che "amò il suo popolo con passione". Tre furono i valori che presiedettero alla sua vita:nella sua totale indipendenza dal potere politico, denunciò con libertà e coraggio le ingiustizie che subiva il suo popolo. Il suo atteggiamento e la sua parola non furono mai neutrali;visse come il Maestro la fraternità, frutto di un amore senza limiti che non distingueva fra le etnie e le classi. Fu la voce dei senzavoce, grido nel silenzio;subì il martirio, conseguenza della sua irriducibile volontà di restare al fianco di coloro che soffrivano. Immensamente coerente, pagò con il sangue la sua coraggiosa scommessa per la pace e la libertà.Dal 1993, quando fu eletto pastore del suo popolo, il suo percorso e la sua fedeltà evangelica si fecero sempre più radicali al servizio dei più deboli. Ebbe in sorte di vivere la drammatica situazione che nel 1994 soffrì il Paese vicino, il Rwanda, a causa della quale la sua diocesi vide giungere una ondata immensa di rifugiati ruandesi. Toccato profondamente da tanto dolore, si considerò pastore e fratello di tutti. Denunciò il regime di terrore imposto dal Fronte Patriottico Ruandese (Fpr) che impediva il rientro dei rifugiati. Rilevò e denunciò l’immobilità dell’Onu e della comunità internazionale nel porre un freno al dramma umano che si stava vivendo. Denunciò con forza e chiarezza la complicità e l’appoggio tacito delle potenze occidentali alla politica repressiva del governo del Rwanda e, quando questo invase il Kivu, alzò forte la sua voce, ma i suoi richiami non ebbero risposta. Anzi, in quei giorni gli Stati Uniti ottennero che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu togliesse al Rwanda l’embargo di armi, di modo che il regime di Kigali poté consolidare ancor più il suo potere militare. Al coraggioso pastore, sostenuto dalla fede, dalla calma e dalla fermezza, non rimaneva che la testimonianza e la forza della parola che proclamava la verità davanti al mondo. Insieme alla coerenza della sua vita, le lettere, le omelie, i messaggi che ha lasciato sono un riferimento obbligato per penetrare e comprendere il suo essere. Hanno messo fine alla vita di un uomo il cui unico delitto era stato la fedeltà alla sequela di Cristo, la difesa della verità e dei diritti dei perseguitati. Ai suoi fedeli di Bukavu diceva: "I veri discepoli di Cristo non possono dichiararsi tali se non hanno il coraggio di essere servitori di tutti senza esclusioni, e se non si sentono solidali con tutti i poveri. Se dei rifugiati bussano alla nostra porta, dobbiamo creare un clima di compassione, fonte di aiuto reciproco". Oggi più che mai, celebrare l’XI anniversario della sua morte deve essere per noi di stimolo per seguire le sue orme, rendendo vive le sue parole: "Rimaniamo fermi nella fede, Dio non ci abbandonerà se noi ci impegniamo a rispettare la vita delle persone, qualsiasi sia la loro etnia". (Pilar Calvo, Adista, 12/11/2007)

Torna ai titoli...


Nord Kivu: torna la calma nella zona di Karuba (MZ,Misna, 10/11/2007)

E' tornata la calma nella zona di Karuba, a nord ovest di Goma, capoluogo del Nord Kivu, teatro ieri dei più intensi combattimenti avvenuti nelle ultime settimane tra soldati dell'esercito regolare congolese e i miliziani del generale dissidente filoruandese Laurent Nkunda. Non si hanno al momento bilanci certi degli scontri. Se l'esercito, infatti, sostiene di aver ucciso almeno otto ribelli, questi ultimi parlano della morte di circa 15 soldati. Le violenze di ieri, comunque, hanno creato problemi alla viabilità nella zona, bloccando quasi completamente l'asse che collega Goma con Masisi. Un convoglio di 10 camion carichi di aiuti umanitari è sato bloccato oggi e non ha potuto raggiungere gli sfollati della zona diMasisi. (MZ, Misna,  10/11/2007)

Torna ai titoli...


E' allarme colera in Nord Kivu (Agi, 10/11/2007)

L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), in collaborazione con le organizzazioni partner, ha aumentato gli sforzi per contenere la diffusione dell'epidemia di colera scoppiata all'inizio di ottobre in cinque campi nell'area di Mugunga, a ovest di Goma, nella martoriata provincia del Nord Kivu della Repubblica Democratica del Congo. Secondo quanto riportano gli operatori sanitari, alla fine di ottobre erano stati registrati 439 casi sospetti di colera, 189 dei quali erano stati scoperti nell'arco di soli cinque giorni. Le ultime notizie indicano che la situazione sembra essersi stabilizzata dal momento che il numero dei nuovi casi attribuiti al colera e' in leggera diminuzione. La provincia del Nord Kivu sta conoscendo la peggiore crisi caratterizzata da esodi interni dalla fine della guerra civile nel 2004. Circa 375mila congolesi sono stati costretti a lasciare le loro case nel Nord Kivu da dicembre a causa dei continui combattimenti tra forze governative, milizie che hanno rifiutato l'integrazione nell'esercito e ribelli. Nel corso degli ultimi due mesi oltre 160mila persone hanno lasciato il luogo di origine. Questa settimana l'Unhcr e la sua organizzazione non governativa partner Asode hanno distribuito sapone a quasi 20mila sfollati interni in due campi, Mugunga I e II. L'agenzia Onu confida che questi sforzi, sommati al miglioramento dei sistemi sanitari e di distribuzione dell'acqua e ad una campagna sostenuta di sensibilizzazione sulle abitudini igieniche, riusciranno a contenere la preoccupante diffusione del colera nei campi. Si