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Legislative: “indignazione” e prima sanzione per voto caotico (CC, Misna, 28/06/07)
È stato destituito dall’incarico di Direttore per gli affari elettorali Armand Baboutila dopo che il primo turno delle legislative della scorsa domenica è stato contrassegnato da una grande disorganizzazione: la sanzione è stata annunciata ufficialmente dal ministro dell’Amministrazione del territorio, François Ibovi. “Ci sono state negligenze che non si possono tollerare” ha detto il ministro, precisando che Baboutila è stato sostituito da Gaston Ololo, un ispettore generale dell’amministrazione. In una nota pervenuta oggi alla MISNA, la Commissione diocesana Giustizia e Pace di Pointe-Noire (seconda città del paese), che ha raccolto le conclusioni di suoi osservatori elettorali, si dice "indignata dal modo caotico" in cui si sono svolte le operazioni elettorali e "auspica e chiede al governo una migliore preparazione del voto e la ripetizione di questo primo turno su tutto il territorio nazionale". Nel comunicato, la Commissione elenca i problemi riscontrati domenica scorsa dai votanti: ritardi nella consegna delle tessere elettorali, peraltro con nomi o indirizzi errati; persone defunte ancora iscritte nelle liste al posto degli aventi diritto; ritardi di diverse ore all’apertura dei seggi e un clima generale di grande confusione. Ieri, il presidente della Commissione elettorale Henri Bouka aveva accusato “l’amministrazione incaricata di organizzare le elezioni” di essere responsabile del fallimento, discolpando il governo del presidente Denis Sassou Nguesso (al potere dal 1979 al 1992 e poi dal 1997) che “aveva dato tutti i mezzi possibili per ottenere un voto libero e trasparente”. Intanto, non sono stati ancora divulgati né tendenze, né risultati, nemmeno parziali. Nelle settimane che avevano preceduto il voto, diversi partiti dell’opposizione politica avevano chiesto un rinvio e invitato la popolazione al boicottaggio, denunciando la mancanza delle condizioni necessarie per un voto regolare. (CC, Misna,28/06/07)
Assemblea ACEAC (LM,Fides/Radiovaticana, 22/06/07)
“Abbiamo bisogno della pace e della stabilità per lavorare nell’interesse dei nostri popoli”, ha dichiarato Mons. Augustin Misago, Vescovo di Gikongoro in Randa. Il vescovo è stato uno dei due Vicepresidenti della recente Assemblea a Kinshasa dell’ACEAC. l’Associazione delle Conferenze Episcopali dell’Africa Centrale, della quale fanno parte i vescovi di: Repubblica Democratica del Congo, Burundi e Randa. L’Assemblea ha nominato Mons. Simon Ntamwana, Arcivescovo di Gitega in Burundi, nuovo Presidente dell’ ACEAC. Il neo Presidente ha voluto lanciare un segnale di speranza affermando di aver notato “progressi significativi” nel consolidamento della pace nella regione. “Le armi non crepitano più come accadeva qualche anno fa. Le nostre popolazioni si accettano vicendevolmente per condividere lo stesso luogo di vita” ha detto l’Arcivescovo di Gitega che ha però ammonito a non rimettere in discussione gli importanti passi fatti negli ultimi anni. Queste affermazioni hanno bilanciato quelle di Mons. Misago, che aveva voluto sottolineare come “i nostri Paesi sono diventati dei campi di rovine perché sconvolti dai saccheggi e dalle guerre. Sono distrutti su tutti i piani”. il riferimento di mons. Misago era in particolare alla situazione nel Kivu dove si combatte. Un aprofonda riserva è stata espressa dai vescovi dei Grandi Laghi sul cosiddetto Protocollo di Maputo del 2003. Esso, hanno ribadito i vescovi, "costituisce una minaccia grave per i valori della morale cristiana e per la cultura africana". L'articolo 14, infatti, di questo Protocollo garantisce di "proteggere i diritti riproduttivi delle donne autorizzando l'aborto medico nei casi di stupro, di incesto, e quando la continuazione della gravidanza mette in pericolo la salute fisica e mentale della madre, o la vita della madre, o del feto". "Una tale enunciazione - hanno detto i vescovi della regione dei Grandi Laghi - fa del Protocollo di Maputo lo strumento più favorevole al diritto all'aborto".(LM,Fides/Radiovaticana, 22/06/07)
Piano per proteggere il secondo polmone del mondo, la foresta del Basin (Peacereporter, 22/06/07)
La Repubblica Democratica del Congo si dice pronta a cancellare più della metà dei suoi contratti sulla vendita di legname per proteggere la seconda foresta tropicale più grande al mondo ma chiede più aiuti internazionali per portare avanti il progetto. Il nuovo governo ha già cancellato concessioni illegali per circa tre milioni di ettari. Il Congo spera di ricevere minimo 5 miliardi di euro all'anno in un programma internazionale di conservazione che dovrebbe garantire finanziamenti per prservare il futuro della foresta. La produzione di legname e la creazione di nuovo terreno agricolo stanno degradando l'ecosistema della forsta del Basin in Congo - è stata calcolata la perdita di 800.000 ettari all'anno. " Vediamo i benefici che questa foresta porta all'intero pianeta.. è tempo che le potenze mondiali organizzino un risarcimento per tutto quello che questa foresta produce", dice il ministro per l'Ambiente DidacePembe. (Peacereporter, 22/06/07)
Troppi morti per malaria (L’Occidentale, 19/06/07)
Una malattia che in Italia è solo un vecchio ricordo. Invece, in altri Paesi, come nella Repubblica democratica del Congo, i morti per malaria continuano ad aumentare. Lo rende noto l'agenzia missionaria Misna, secondo cui "si contano attualmente oltre 120 milioni di casi in forma acuta e più di 500.000 decessi l’anno". Come riferisce un recente rapporto del ministero della Sanità, si legge nella nota dell'agenzia, oltre la metà (66,4%) delle morti registrate in ospedali e centri clinici è dovuta al "paludismo", che colpisce particolarmente i bambini sotto i cinque anni. Ma non risparmia neppure gli adulti. La situazione è peggiorata negli ultimi sei anni, dato che nel 2000 le morti per malaria registrate in clinica erano il 52,4% del totale. Tre letti su dieci, negli ospedali, sono occupati da persone che hanno contratto questa malattia, il cui parassita è diffuso attraverso la zanzara anofele, e la spesa per fronteggiarla ha una forte incidenza sul budget familiare. Il peggioramento della situazione, sottolineano gli esperti, è dovuto al generale aumento della povertà e alla diminuzione della percentuale di bambini che utilizzano zanzariere impregnate di insetticida, scesi dal 6,3% del 2001 al 4,7% del 2006. (L’Occidentale,19/06/07)
Sentinelli, Italia intervenga su deforestazione (Agi, 19/06/07)
La scomparsa delle foreste del Congo sarebbe un dramma per le 40 milioni di persone che li' abitano. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri Patrizia Sentinelli, che ha chiesto al ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa "una piu' decisa iniziativa presso la Banca Mondiale per il mantenimento di una moratoria sul rilascio di nuovi titoli di taglio nella Repubblica Democratica del Congo" almeno fino a quando "nel settore forestale di quel Paese non sara' operativo un efficace sistema di controlli e non sara' definito un piano dettagliato di destinazione d'uso delle diverse aree di foresta, da realizzare attraverso la piena partecipazione delle comunita' locali e con l'istituzione di una rete significativa di aree protette". La lotta alla deforestazione, ha sottolineato Sentinelli riferendosi all'impegno di WWF e Greenpeace, e' "parte integrante degli Obiettivi del Millennio". (Agi,19/06/07)
Appello dell'arcivescovo di Bukavu (Vita, 19/06/07)
L'Arcivescovo di Bukavu, con un messaggio consegnato a Bernard Prevost, ambasciatore di Francia a Kinsahasa, lancia un forte allarme sul rischio di un nuovo conflitto che si potrebbe scatenare nella Repubblica Democratica del Congo e chiama a testimone la comunità internazionale. (Ndr – Ciccare qui per leggere il testo completo della lettera su Vita ) (…) - Secondo quanto riferisce il nr 14 del mese di maggio 2007 di Flash Special, rivista della Commissione Diocesana “Giustizia e Pace” dell'Arcidiocesi di Bukavu, nel 2006 sono state accolte nei loro centri 1054 donne violate, alla ricerca di assistenza materiale e sanitaria, con un'età compresa tra i 5 e gli 80 anni. Particolarmente significativa la storia di una di loro, Emérence, di 25 anni, madre di 6 figli, la cui vita è stata “rubata e violata dagli uomini che la guerra del Rwanda del 1994 ha riversato nelle colline e nei villaggi a Est della Repubblica Democratica dl Congo”. Un gruppo di uomini armati entra in casa sua e dopo aver preteso e ottenuto i pochi soldi disponibli uccide prima il marito e due figli, poi il padre di Emerance accorso in aiuto e infine prima di usarle violenza, bruciano la casa della vicina con lei dentro. Questi uomini, commenta la rivista, non hanno rubato niente e hanno strappato davanti alle vittime il denaro ottenuto: sono venuti per umiliare e stuprare. Di questi fatti non ne parla nessuno se non qualche radio come radio Maria o radio Okapi. La rivista Flash ritiene probabile la tesi secondo la quale questi stupri inflitti ad alcune comunità e ad alcune persone nella zona Est della RD Congo vengano utilizzati come arma di guerra. “La storia di Emerance – continua Flash – è quella delle 1054 donne che noi abbiamo accolto nei nostri centri lungo tutto il 2006. Nel 2007 le cifre anziché diminuire sono in aumento”. Attualmente, secondo la testimionianza concorde di molte fonti, la zona di Kaniola nel territorio di Walungu è tra quelli che hanno conosciuto i momenti più difficili della loro storia dal 1996 ad oggi. Le fonti indicano che 533 persone sono state uccise, fra queste 141 tra il 1996 e il 2000, e il resto durante gli ultimi 6 anni; una decina di scuole e centri di salute danneggiati; 283 case incendiate dopo il 2003 di cui 104 negli ultimi 2 anni; 34944 mucche e almeno 40.000 capre rubate; 1483 persone sequestrate di cui più di 600 negli ultimi 2 anni e circa 150.000 dollari pagati in riscatti con una media di 1000 dollari a persona. Quasi l'80% degli abitanti di Kaniola ha abbandonato almeno una volta la loro casa a causa dell'insicurezza provocata dai gruppi armati per passare la notte all'aperto, senza alcuna assistenza. (Vita,19/06/07)
Ucciso giornalista di una radio Onu (Peacereporter, 14/06/07)
Due uomini armati hanno ucciso un giornalista di una radio sponsorizzata dalle Nazioni Unite, Radio Okapi, nella caotica città di Bukavu, nella zona orientale della Repubblica Democratica del Congo. La notizia è stata diffusa da un ufficiale della Nazioni Unite. Serge Maheshe dirigeva Radio Okapi, un network nazionale fondato dall'Onu per aiutare il processo di pace congolese dopo la fine della guerra del 1998-2003. Maheshe aveva ricevuto diverse minacce di morte. Il clima per i giornalisti nella Repubblica Democratica del Congo è definito "critico" dall'organizzazione indipendente Reporter Senza Frontiere. (Peacereporter, 14/06/07)
Sud-kivu: liberate cinque donne rapite, scontro con ribelli (CC, Misna, 14/06/07)
Sono servite a liberare cinque donne, rapite in recenti attacchi di ribelli contro due villaggi della zona di Cidaho, nel distretto orientale del Sud-Kivu, le operazioni di rastrellamento compiute in questi giorni dalle truppe dell’esercito congolese (Fardc) e della locale missione ONU (Monuc) nella foresta di Ninja-Mugaba e il parco nazionale di Kahuzi-Biega; ne ha riferito in uno degli incontri settimanali con la stampa, Kemal Saiki portavoce della Monuc. Inoltre, in un’altra operazione di cui ha dato notizia Radio Okapi, - che però non fornisce dettagli sulle circostanze - forze regolari congolesi, appoggiate dai caschi blu, si sono scontrate con ribelli uccidendone 14. Sul fronte umanitario, secondo dati trasmessi all’Ocha (Ufficio di coordinamento degli affari umanitari dell’ONU) e all’Unicef, sono almeno 2000 le famiglie che a causa dell’insicurezza hanno lasciato a maggio il Nord-Kivu verso il Sud-Kivu; incoraggiante il ritorno a casa di circa l’80% dei civili fuggiti da Vitshumbi (Rutshuru) dall’inizio dell’anno. (CC, Misna, 14/06/07)
Kinshasa: aperta conferenza su disarmo e reinserimento ex combattenti (CC, Misna, 12/06/07)
Si è aperta oggi al Grand Hôtel della capitale Kinshasa la conferenza internazionale sul disarmo, la smobilitazione e il reinserimento degli ex combattenti e sulla stabilità in Africa, patrocinata dalle Nazioni Unite. Lo riferiscono fonti locali della MISNA, precisando che i rappresentanti di una ventina di paesi, funzionari dello Stato, esponenti delle forze armate ed ex ribelli parteciperanno fino al 14 giugno ai lavori del summit. Obiettivo dell’incontro è migliorare i programmi di Ddr (acronimo francese di smobilitazione, disarmo e reinserimento) in Africa, continente con il maggior numero di conflitti armati negli ultimi anni. Secondo la Commissione nazionale per il Ddr, la Conader, incaricata della gestione pratica dei programmi di disarmo, circa 100.000 miliziani hanno deposto le armi ma più della metà non ha potuto beneficiare degli aiuti previsti nell’accompagnamento verso il reinserimento nella vita civile o militare: "E’ questo il vero problema" ha dichiarato Daniel Kawata della Conader, "perché ci pone di fronte a rischi di scontento e di manifestazioni", oltre al fatto che molti ex combattenti privi di assistenza scelgono la via del banditismo o il ritorno in gruppi armati. In apertura della conferenza, il ministro congolese degli Esteri, Antigas Mbusa Nyamwisi ha sottolineato che "nonostante i progressi, resta ancora molto da fare. L’Africa è ancora teatro di violenze. I conflitti impediscono il continente africano di combattere per lo sviluppo". Soltanto ieri, da Ginevra, l’Alto commissario dell’ONU per i diritti umani, Louise Arbour, aveva messo in guardia di fronte al "rischio di un ritorno di violenze su larga scala” in particolare nella Repubblica Democratica del Congo, chiamando i governanti a giudicare i responsabili di violazioni dei diritti umani per "porre fine all’impunità”. (CC, Misna, 12/06/07)
Il Vescovo di Bukavu teme una possibile ripresa della guerra nell’est(LM, Ag. Fides, 01/06/07)
“Una psicosi di guerra pervade oggi i nostri villaggi”. È l’allarme lanciato da Mons. François-Xavier Maroy Rusengo, Arcivescovo di Bukavu nell’est della Repubblica Democratica del Congo, in una lettera inviata all’Ambasciatore della Francia a Kinshasa, Bernard Prevost. Nella missiva, di cui è giunta copia all’Agenzia Fides, si mette in risalto che sembrano essere presenti gli elementi per l’esplosione di una nuova guerra: infiltrazioni militari provenienti da oltre frontiera; affidamento del controllo dell’area a reparti militari formati dagli ex ribelli dell’Unione Congolese per la Democrazia (RCD); campagna mediatica per suscitare l’odio etnico; ristrutturazione dell’esercito che non è così in grado di difendere il Paese. Ma a suscitare il maggiore timore è il massacro di Kaniola, nella notte tra il 26 e il 27 maggio, nel quale hanno perso la vita almeno 18 persone. La strage è stata attribuita a un gruppo di ex miliziani hutu rwandesi che dal 1994 hanno trovato rifugio nella zona. Si tratta di una delle cosiddette “forze negative” che destabilizzano la regione dei Grandi Laghi. I Paesi dell’area hanno deciso di creare un centro d’informazione per mettere sotto controllo questi gruppi (vedi Fides 28 maggio 2007), dopo averli strumentalizzati per anni. Ma la ripresa di una guerra su vasta scala nel Kivu non può essere opera solo di gruppi di sbandati. Se esiste una vera volontà di pace nella Regione dei Grandi Laghi il conflitto si può fermare.(LM, Ag. Fides, 01/06/07)
Team della Monuc assalito da manifestanti in Kivu (Peacereporter, 31/05/07)
Un team di investigatori della Monuc, la missione Onu nella Repubblica Democratica del Congo, è stato assalito da un gruppo di manifestanti nei pressi di Kaniola, nella regione orientale del Kivu. Gli investigatori avrebbero dovuto far luce sul raid condotto tra sabato e domenica scorsi, presumibilmente da ribelli ruandesi, che ha provocato la morte di almeno 18 persone. I locali, infuriati per la mancata protezione della Monuc, hanno preso a sassate i veicoli della missione costringendo il convoglio a tornare indietro. L'est del Congo è teatro di scontri tra esercito e numerosi gruppi armati, mai disarmati dalla fine della guerra.(Peacereporter, 31/05/07)
Sud-kivu : nuovo attacco, Kinshasa chiede incontro con Randa (CC, Misna, 31/05/07)
Si è concluso con un bilancio di sette persone rapite e un ferito il nuovo attacco condotto oggi da uomini armati contro un villaggio del distretto orientale del Sud-Kivu, Cibaho, dopo l’uccisione lo scorso fine settimana di 29 civili in una serie di attacchi lanciati durante la notte da gruppi di ribelli contro due località vicino Kanyola, est della Repubblica democratica del Congo. Secondo l’emittente radiofonica della missione Onu in Congo, Radio Okapi, sei donne e un uomo sono stati portati via da Cibaho la notte scorsa da un gruppo di nove assalitori, otto dei quali in divisa, mentre una donna è stata ferita all’arma bianca durante l’irruzione. La stessa fonte riferisce che gli attaccanti si sono dati alla fuga dopo aver sentito gli spari dell’esercito avvicinarsi; hanno tuttavia avuto il tempo di portare con sé gli ostaggi e di saccheggiare la piccola località. Secondo i testimoni, i miliziani parlavano la lingua rwandese kinyarwanda e il mashi, una lingua locale. Secondo Rosemary Museminari, ministro rwandese della Cooperazione, i recenti episodi di violenza nell’est, zona al confine con il Rwanda, e le numerose denunce e proteste di questi ultimi giorni hanno spinto il governo di Kinshasa a chiedere un incontro con Kigali. Nella zona nordorientale congolese scapparono tredici anni fà, e vivono tuttora, numerosi rifugiati hutu rwandesi, tra cui combattenti accusati di gravi responsabilità nel genocidio del 1994. L’esercito rwandese invase il Congo a sostegno di Laurent Désiré Kabila nella prima guerra del Congo (1996 – ’97) contro l’allora dittatore zairese Mobutu Sese Seko; prese posizione nell’est e durante il secondo conflitto (1998-2003) si ribellò contro le forze di Kabila, mantenendo, anche attraverso milizie armate, il controllo di una parte delle zone orientali e delle loro ricchezze minerali.(CC, Misna, 31/05/07)
Sale il bilancio dei morti negli attacchi dei ribelli del Ruanda (Peacereporter, 29/05/07)
Sarebbe salito ad almeno 29 vittime il bilancio provvisorio degli attacchi lanciati da uomini legati alle Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr) contro due villaggi isolati nella zona di Kanyola, nella regione orientale del Sud Kivu. La notizia è stata riportata da Samuel Zungrana, portavoce dell'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell'Onu (Ocha) a Bukavu. Le 12 persone che sembravano essere state rapite durante gli attacchi di domenica sarebbero state ritrovate morte in una foresta vicina ai villaggi. I ribelli sarebbero stati sorpresi poi ieri da una pattuglia dei caschi blu dell'Onu nell'ex-Zaire (Monuc) in un terzo villaggio della zona, che stava per essere attaccato. La pattuglia ha aperto il fuoco, costringendo il gruppo a cercare riparo nella foresta. (Peacereporter,
29/05/07)
Foreste pluviali minacciate dall' industria (Vita, 29/05/07)
Le foreste pluviali della Repubblica democratica del Congo rischiano il disboscamento a causa dello sfruttamento internazionale. L'organizzazione ambientalista Greenpeace e l'Associazione per i popoli minacciati (GfbV) lanciano l'allarme chiamando in causa anche la Svizzera e chiedono il prolungamento della moratoria nella concessione di nuove licenze per la deforestazione. Oggi le foreste nell'ex Zaire - per dimensioni le piu' vaste del pianeta dopo quelle dell'Amazzonia - in gran parte sono ancora intatte, ha dichiarato in una conferenza stampa svoltasi a Zurigo il direttore della GfbV Christoph Wiedmer. Il pericolo tuttavia incombe a causa dell'industria internazionale del legno: prima si costruiscono strade, in seguito si tagliano alberi di valore inestimabile. Quel che resta sono paesaggi distrutti e popolazioni - soprattutto indigene - sfruttate, discriminate e povere, hanno sottolineato Rene' Ngongo Mateso e Prosper Nobirabo, attivisti impegnati nella difesa degli abitanti del posto. Per questo motivo Greenpeace e la GfbV sostengono le rivendicazioni di parecchi gruppi locali e chiedono alla Banca mondiale e ai paesi donatori, tra cui la Svizzera, di appoggiare anche in futuro la moratoria riguardante le nuove licenze per il taglio di alberi. La moratoria dovrebbe essere mantenuta fintanto che non siano stati sviluppati in modo participativo un piano di sfruttamento territorale e strutture di controllo. Inoltre le due organizzazioni invitano le imprese elvetiche a utilizzare soltanto legna certificata FSC (Forest Stewardship Council), ossia proveniente da una gestione sostenibile e rispettosa sia dell'ambiente, sia dell'uomo. (Vita,
29/05/07)
Ribelli ruandesi attaccano villaggio: 17 morti e 28 feriti (Peacereporter, 28/05/07)
Almeno 17 persone sono rimaste uccise in un raid contro il villaggio congolese di Kanyola, nel Kivu meridionale, da parte di presunti ribelli hutu ruandesi. La notizia è stata data da fonti umanitarie. I ribelli avrebbero anche mutilato almeno 28 persone a colpi di macete durante l'attacco. L'esercito congolese e i peacekeepers della missione delle Nazioni Unite per la Repubblica Democratica del Congo (Monuc) stanno portando avanti, dallo scorso gennaio, un'operazione congiunta contro le Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda (Fdlr). I ribelli hanno più volte però ribadito che non torneranno in Ruanda fino a che non verrà loro garantita l'amnistia. Alcuni hutu sono fuggiti nella Repubblica Democratica del Congo dopo essere stati rovesciati nel 1994, in seguito al genocidio dei Tutsi. La loro presenza ha causato diverse tensioni tra i due paesi e tra la stessa popolazione congolese. (Peacereporter,
28/05/07)
Nuovo scandalo abusi nella missione ONU (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità, 28/05/07)
I sospetti maltrattamenti ad opera dei caschi blu nella repubblica democratica del Congo daranno luogo ad un'inchiesta interna dell'ONU. La richiesta della missione delle Nazioni Unite nella regione (MONUC) riguarda il trattamento di tutta la milizia dei suoi battaglioni della brigata di Ituri nel febbraio 2005 e proviene dal rappresentante speciale del segretario generale nella Repubblica democratica del Congo, William Lacy Swing. A scatenare il nuovo scandalo, le accuse di maltrattamento contenute in una lettera giunta il mese scorso da un ex combattente della milizia nazionalista e integrazionista FNI che era stato arrestato dalle forze ONU e detenuto dal battaglione del Bangladesh per quattro giorni nel febbraio 2005. Quest'ultimo ha chiesto un indennizzo per il trattamento che sostiene di aver subito. Come Swing ha spiegato in conferenza stampa, la polizia militare della MONUC ha studiato queste accuse ed ha presentato un progetto di rapporto il 19 maggio, dato che "tutte le accuse di questa natura sono prese molto seriamente". Nel frattempo e' iniziata l'inchiesta ONU sulle accuse di traffico di oro e di armi che sarebbe stato messo in piedi da lcuni peacekeepers della MONUC sempre nel distretto di Ituri. Va ricordato che sempre questa missione delle Nazioni Unite era stata colpita dallo scandalo 'sex for food', in cui giovanissime ragazze madri erano indotte a rapporti sessuali con i caschi blu in cambio di cibo. Peraltro Antonio Guterres, il Commissario ONU per i rifugiati denuncio' lo corso anno che anche l'esercito locale, non ricevendo il suo salario, per finanziarsi mette in atto azioni violente che hanno come prime vittime donne e minori, risultando quindi "un fattore di violazione dei diritti umani". Guterres parlo' di "un livello intollerabile di violenze sessuali nella zona orientale del Congo", dove l'UNICEF ha contato 25.000 stupri solo nel 2005. (Carla
Amato,Osservatorio sulla legalità, 28/05/07)
Attacco di ribelli hutu. (Corsera, 27/05/07)
Strage di civili nella Repubblica Democratica del Congo. Un commando di ribelli hutu delle sedicenti Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda e' sconfinato dal Paese vicino nella regione congolese del Kivu, attaccando durante la notte il villaggio di Kaniola e facendo almeno dodici morti. Lo ha denunciato dal capoluogo regionale, Bukavu, il governatore Celestin Cibalonza, lasciando intendere che le vittime sono state finite con i machete. (Corsera,
27/05/07)
Via i fucili, a Matadi i militari mettono a nuovo la città (CO,Misna, 25/05/07)
Hanno lasciato armi e proiettili per imbracciare scope, zappe e vanghe, con grande stupore e altrettanta soddisfazione della popolazione locale, abituata a guardare i militari con un certo timore e a volte con sospetto per qualche azione sconfinante nell’abuso: è successo a Matadi, capoluogo del Bas Congo (estremo ovest della Repubblica democratica del Congo), dove, su disposizione del sindaco Jean-Marc Nzeyidio Lukombo, i soldati sono scesi in strada per una serie di attività destinate al miglioramento della città. Centinaia di uomini hanno riparato fogne, abbattuto alberi, sgombrato immondizie, demolito chioschi abusivi per dirottare i venditori ‘informali’ verso il principale mercato della città. Ripagati con un premio di 9000 franchi (circa 20 euro), che il ‘primo cittadino’ ha potuto mettere loro a disposizione grazie all’assegnazione al suo comune di una parte delle entrate fiscali della provincia, i militari si sono detti contenti di poter così integrare i magri salari e disposti a proseguire il lavoro a Nzanza e Mvuzi, quartieri popolari di Matadi. Hanno inoltre ammesso che operazioni di questo genere contribuiscono a migliorare la propria immagine e i rapporti con i cittadini, in un paese come l’ex Zaire in cui spesso l’esercito è stato accusato di abusi durante la guerra del 1997-2002 e nelle violenze commesse negli anni successivi.(CO, Misna, 25/05/07)
Nord Kivu: ancora scontri e nuovi sfollati (MZ, Misna, 24/05/07)
Oltre 6000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie terre a causa dei violenti scontri in corso da giorni nel nord Kivu, est della Repubblica democratica del Congo, tra le forze regolari congolesi (Fardc) e gruppi armati ribelli ancora non chiaramente identificati. Lo riferisce la Missione delle Nazioni Unite in Congo (Monuc), precisando che la gente ha abbandonato la zona di Gungu, quella che sembrerebbe essere maggiormente interessata dalle violenze, per dirigersi verso la zona del Masisi, la piana al confine tra la provincia del Nord Kivu e quella del Sud Kivu. Al momento gli sfollati non sembrano versare in condizioni critiche e stanno godendo del sostegno di alcune famiglie locali che hanno ospitato i nuovi arrivati. Tuttavia, col loro arrivo, sale a circa 140.000 il numero di persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e le proprie terre in Kivu per i combattimenti e gli scontri che, seppur in maniera sporadica, proseguono dal gennaio 2007. (MZ, Misna,
24/05/07)
Greenpeace assedia nave in difesa foreste (Ansa, 23/05/07)
Una nave lunga oltre cento metri 'assediata' da una decina di ragazzi che si sono incatenati ai tronchi d'albero provenienti dal Congo, e da quattro 'scalatori': in cima alle torri della 'Andreas K' (il nome della imbarcazione), lo slogan di Greenpeace ''no alla distruzione delle foreste primarie''. Accade nel porto di Salerno, dove uno dei gommoni dell'associazione ambientalista e' stato bloccato in rada dalla guardia costiera; altri tre sarebbero stati fermati invece dalla polizia di Maiori, che sta procedendo alla identificazione dei manifestanti. Oggetto della protesta il legno proveniente da compagnie che operano nelle foreste pluviali del Congo, come la Sodefor (parte del gruppo Nord-Sud Timber). ''Nella Repubblica Democratica del Congo - si legge nel rapporto dell'associazione - il Governo locale ha varato dal maggio 2002 una moratoria sull'allocazione di nuovi titoli di taglio. Tuttavia, secondo il recente rapporto diffuso da Greenpeace 'Il saccheggio delle foreste del Congo'', ben 107 titoli di taglio, pari ad un'area di oltre 15 milioni di ettari di foresta, su un totale di 156 sono stati firmati dopo l'entrata in vigore della moratoria e percio' in palese violazione della legge''. Greenpeace teme che molte concessioni rilasciate in violazione alla moratoria vengano legalizzate, lasciando preziose foreste senza protezione; chiede quindi che tutti i titoli di taglio rilasciati dopo l'entrata in vigore della moratoria del 2002 siano cancellati, e che la moratoria sia attuata ed estesa fino a quando non verra' completato un processo partecipatorio di destinazione d'uso delle diverse aree forestali. Un processo che non potra' non comprendere una rete adeguata di aree protette. ''Le compagnie attive in Congo, come la Sodefor, sono responsabili di un vero e proprio caos ambientale - spiega Sergio Baffoni, responsabile Campagna Foreste di Greenpeace - Queste imprese sono ormai fuori controllo. Se la moratoria sui nuovi titoli di taglio sara' sospesa, le preziose foreste pluviali del bacino del Congo saranno velocemente svendute, in un contesto di corruzione endemica e di impunita'''. La distruzione delle foreste tropicali, ricorda il dossier dell'organizzazione, e' responsabile del 25 per cento delle emissione totali di anidride carbonica di origine umana. Il bacino del Congo custodisce da solo circa l'8 per cento delle riserve di carbonio: se la deforestazione continuasse, entro il 2050 saranno rilasciati 34,4 miliardi di tonnellate di CO2, pari a circa sessanta volte le emissioni attuali dell'Italia. (Ansa,
23/05/07)
Peacekeepers pakistani dell'Onu hanno venduto armi ai ribelli in cambio di oro (Peacereporter, 23/05/07)
Militari pachistani, appartententi alle forze di mantenimento della pace dell'Onu nella Repubblica Democratica del Congo, hanno scambiato oro per armi con le milizie ribelli congolesi che avrebbero invece dovuto disarmare, e che in passato si sono rese protagoniste di alcuni tra i peggiori abusi dei diritti umani nella guerra civile congolese. Lo ha scoperto la Bbc. Il commercio illegale è avvenuto nel 2005 nella città mineraria di Mongbwalu, nel nord-est del Paese. Un pool dell'Onu che indagava sugli eventi sostiene di essere stato minacciato e ostacolato nel suo lavoro. Il loro rapporto è stato insabbiato per "evitare conseguenze politiche". (Peacereporter,
23/05/07)
La guerriglia uccide i ranger del Virunga e macella i gorilla di montagna (Greenreport, 22/05/07)
Le milizie Mai Mai stanno minacciando di macellare i gorilla di montagna del parco nazionale di , nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) e, sembra sostenuti da gruppi di contadini abusivi, hanno attaccato i ranger del parco uccidendone uno, ferendone almeno tre e sequestrandone altri 13. Il Virunga è il più vecchio parco nazionale africano, istituito nel 1925, ed ospita una popolazione isolata di gorilla di montagna che rappresenta circa la metà di questi 700 rarissimi primati che rimangono al Mondo. Secondo l’associazione ambientalista WildlifeDirect, l’attacco ai ranger è stato improvviso e non provocato e i Mai Mai hanno detto che se inseguiti, uccideranno tutti i gorilla del parco. Malgrado la conclusione della sanguinosa e dimenticata guerra del Congo, durata dal 1998-2003 e che ha fatto milioni di vittime, milizie sbandate di militari rinnegati e gruppi ribelli combattono ancora nell’est del Paese, facendo raid nei villaggi e terrorizzando i civili. Un altro degli obiettivi delle milizie è la fauna selvatica: WildlifeDirect accusa i Mai Mai di aver macellato centinaia di ippopotami a sud del lago Edward, verso la fine del 2006. Sembra che a sostenere le scorribande dei Mai Mai siano gli occupanti illegali di terreni dentro il parco nazionale del Virunga, che è anche un sito patrimonio mondiale dell’Unesco. Un vecchio conflitto tra conservazionisti e abusivi che riesplode in forme sanguinose e che oltre ai gorilla minaccia anche una popolazione di scimpanzé delle pianure orientali. Le milizie tribali hanno infatti detto che gli attacchi al personale del parco continueranno se la gente locale continuerà ad essere perseguitata dal parco. WildlifeDirect a gennaio aveva già accusato i combattenti ribelli dell’ex generale dell´esercito di Congolese Laurent Nkunda di aver macellato e mangiato due grandi gorilla adulti “silverback”, mentre durante il conflitto del Congo più 150 ranger della fauna selvatica sono stati uccisi. La violenza nella provincia del nord di Kivu è aumentata negli ultimi mesi dopo che i ribelli non sono stati integrati nell’esercito congolese. (Greenreport,
22/05/07)
Katanga, una radio intitolata al primo prete dei tempi moderni (RC.Misna, 22/05/07)
Prende il nome da don stefano kaoze, primo prete dei tempi moderni della diocesi e di tutto il paese ordinato nel 1917, la nuova stazione radiofonica della diocesi di kalemie-kirungu, nella regione orientale del katanga. “nella città di kalemie, 50.000 abitanti, da dove emetterà radio kaoze, la notizia del lancio della stazione diocesana non ha lasciato nessuno indifferente in seno alla popolazione” scrive l’agenzia di stampa cattolica dia. Secondo don david luhaka, vicepresidente del comitato di gestione, “grazie al nome di kaoze dato alla nuova radio, è stata lanciata una vera e propria chiamata a tutti i concittadini di questo valoroso prete e a tutti gli abitanti della diocesi… soprattutto a quelli interessati all’evangelizzazione”. Anche la popolazione non cattolica ha comunque salutato con favore il lancio di una radio che colmerà “il silenzio sulle realtà sociopolitiche” di kalemie che la “mancanza di mezzi di comunicazioni sociale sul posto” rendevano “afona”. Meditazione e parola di dio, ma anche cultura, sanità, diritti umani, nonché teologia, filosofia e sviluppo: saranno questi i temi delle trasmissioni. “un progetto ambizioso”, scrive ‘dia’, che prevede anche la fondazione del ‘club kaoze’ e trasmissioni dedicate alla figura di don stefano. La tradizione delle radio cattoliche nel paese risale al gennaio 1937, quando – tre anni prima rispetto alla prima radio governativa – nell’allora congo belga un padre gesuita fondò ‘radio-léo’, mentre la nota radio elikya di kinshasa ha iniziato a trasmettere nel 1995. (RC.Misna,
22/05/07)
19 morti in naufragio (Corsera, 21/05/07)
Almeno diciannove persone sono morte nel naufragio di due barche su un fiume, nel nordovest della Repubblica democratica del Congo. Lo ha annunciato questa sera la radio Okapi, patrocinata dal Palazzo di Vetro. Due barche sono state sorprese da una tempesta e si sono capovolte. Diciassette persone sono morte annegate, un passeggero e' ritenuto disperso e altri cinque sono riusciti ad arrivare a riva, secondo la radio. L'incidente si e' verificato sul fiume Uele', vicino a Yakoma, una localita' non distante dalla frontiera con la Repubblica Centrafricana. (Corsera,
21/05/07
Il modello dell’ugandese LRA fa scuola nel Nord Kivu
(Massimiliano
Zanghì, Equilibri, 15/05/07)
L’area del Nord Kivu è teatro del processo di integrazione tra cinque brigate dell’esercito regolare e le truppe del generale Laurent Nkunda, ex ribelle vicino al Rassemblement Congolais pour la Démocratie – Goma (RCD-Goma) e al governo ruandese. Fattore importante nella pacificazione sul “fronte orientale” è stato certamente il riavvicinamento di Kinshasa con Kigali, all'interno della strategia congiunta contro i ribelli Hutu delle Forces Démocratiques de Libération du Rwanda (FDLR). Negli ultimi quattro mesi i soldati ammutinatisi al comando del generale sono stati progressivamente inquadrati sotto il controllo di Kinshasa, lasciando sperare in una nuova stagione di ristabilimento dell’autorità centrale sulle tormentate province del Kivu. Accanto all’attentato guerrigliero e alla ritorsione generalizzata da parte dell’esercito sono arrivate con tempismo quantomeno sospetto due dichiarazioni che hanno generato preoccupazione e inquietudine: da un lato, la minaccia del generale Nkunda di tornare in clandestinità con i suoi soldati per la presunta incapacità organizzativa e logistica delle autorità militari, dall’altro il comunicato delle FDLR che hanno accusato il Ruanda e il suo “emissario” Nkunda di voler trasformare il Nord e Sud Kivu in un loro Stato fantoccio. Gli sviluppi dei prossimi giorni saranno determinanti per sancire se l’area ripiomberà una volta di più nel caos. Certo sorprende la concomitanza di numerose dichiarazioni, minacce e violenze nel giro di pochissimi giorni, soprattutto nel quadro di un consolidato ritorno al dialogo tra la RDC e il Ruanda, peraltro in un contesto regionale di rinnovata cooperazione per la sicurezza. Anche per questo, la repentina battuta di arresto nella pacificazione delle province del Kivu, avviata sui giusti binari per porre le basi di una exit strategy dal conflitto, ricorda la pericolosa linea negoziale che gli ormai isolati ribelli del Lord Resistance Army (LRA) hanno adottato con il governo ugandese, spingendosi più volte vicini alla pace (Cfr. Uganda: il nuovo corso del processo di pace ) per poi tirarsi indietro dopo nuove rivendicazioni o a seguito di incidenti.Nella RDC, come in Uganda da ormai dieci mesi, la partita è ancora incerta.
(Massimiliano
Zanghì, Equilibri, 15/05/07)
Nord-Kivu: situazione umanitaria grave, oltre 100.000 sfollati
(CO, Misna, 15/05/07)
Quattro soldati governativi sono stati uccisi nella provincia del Nord-Kivu, nell’est della Repubblica democratica del Congo, in scontri con formazioni locali legate ai ribelli ruandesi che da oltre una dozzina d’anni sono accampati nelle foreste di questa zona. I combattimenti sarebbero avvenuti circa 40 chilometri a ovest del capoluogo Goma nel fine settimana, ma lo si è appreso solo oggi. L’episodio conferma un clima di insicurezza in questa provincia, dove in questi giorni si è recato in visita William Swing, rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu in ex-Zaire. “Nessuno può essere soddisfatto della sicurezza e della situazione umanitaria nel Nord-Kivu” ha detto Swing durante un incontro con un gruppo di sfollati nel campi di Kiwanja, nel territorio di Rutshuru; in quest’area – secondo i dati contenuti in un comunicato di Swing di cui la MISNA ha avuto copia – si conterebbero 144.408 nuovi profughi dall’inizio dell’anno, mentre finora i bilanci delle agenzie umanitarie – peraltro difficili da stilare con precisione – avevano segnalato circa 100.000 sfollati. “Gli indicatori militari, di sicurezza e umanitari sono in rosso e le tensioni inter-comunitarie stanno crescendo: i cambiamenti tanto attesi all’indomani delle elezioni dalla popolazione del Nord-Kivu, così provata da un decennio di conflitti, si fanno attendere e le frustrazioni sono immense” ha aggiunto Swing. Le aspettative di porre fine alla violenza – provocata soprattutto dalla presenza di gruppi armati che né la missione Onu ‘Monuc’ né l’esercito regolare è ancora riuscito a estromettere – erano cresciute anche con l’avvio del processo di integrazione nell’esercito di soldati dissidenti legati all’ex-generale Laurent Nkunda, protagonisti di gravi violenze nell’est del paese negli ultimi due anni. Swing – si legge inoltre nel comunicato – ha chiesto agli sfollati congolesi “di non perdere le speranze”. Tra i profughi, vi sarebbero circa 30.000 abitanti del ‘Petit Nord’ (soprattutto del territorio di Rutshuru), fuggiti in seguito a violenti scontri tra governativi e ribelli ruandesi delle Fdlr, accusati nel loro paese di complicità nel genocidio del 1994. Oggi intanto la Monuc ha annunciato l’invio di 800 caschi blu in Nord Kivu in rinforzo dei 3.500 già presenti, ma incapaci di garantire sicurezza in una regione montagnosa ampia e in molte aree quasi inaccessibile.
(CO, Misna, 15/05/07)
Un “mobutista” presidente del senato coi voti dell’opposizione
(CO, Misna, 11/05/07)
Léon Kengo wa Dondo, 72 anni, più volte primo ministro durante l’ultratrentennale dittatura di Mobutu, è stato eletto oggi presidente del Senato con 55 voti su 106. Appoggiato dall’opposizione, ha battuto alla prima votazione il candidato della coalizione di potere guidata dal presidente Joseph Kabila. Per la seconda carica dello Stato, il partito di governo aveva scelto Leonard She Okitundu, ex-capo di gabinetto di Laurent Desire Kabila, padre dell’attuale presidente e suo predecessore; Okitundu ha ottenuto 49 voti, due schede sono state dichiarate nulle. Il Senato è stato eletto a suffragio indiretto dai rappresentanti delle assemblee regionali; composto in tutto da 108 rappresentanti, è dominato dall’Alleanza per la maggioranza presidenziale (Amp) di Kabila. Il nuovo presidente del Senato negli Anni Novanta è stato alfiere di una politica di ambiziose riforme economiche - col sostegno di alcuni donatori internazionali interessati alle risorse minerarie del Congo - che tuttavia non sono mai state messe in atto a causa della strutturale corruzione del regime di Mobutu, rovesciato nel 1997 da Kabila padre. Negli ultimi dieci anni Dondo ha vissuto in auto-esilio in Belgio, rientrando nel 2006 per appoggiare Jean-Pierre Bemba, sconfitto da Kabila figlio al ballottaggio presidenziale di ottobre.
(CO, Misna, 11/05/07)
Disarmo in Ituri, operazioni in corso nel Kivu (RC, Misna, 08/05/07)
Prosegue la smobilitazione dei ribelli del Fronte nazionalista e integrazionista (Fni) di Peter Karim nella regione nordorientale dell’Ituri dove, tra ieri e oggi, 215 miliziani hanno deposto le armi a Doï. Lo ha riferito il portavoce militare della Missione locale dell’Onu (Monuc) Gabriel de Brosses contattato dalla MISNA nella capitale Kinshasa, precisando che tra loro sono stati identificati 21 minorenni. Secondo le stime dell’Onu, dallo scorso dicembre sono stati disarmati 1244 miliziani attivi in Ituri, 850 dei quali dello Fni. “Dopo una campagna di sensibilizzazione, viene proposto loro o l’inserimento in seno alle Forze armate congolesi (Fardc) o il ritorno alla vita civile. La maggior parte di loro sceglie l’integrazione nell’esercito”ha precisato De Brosses. Intanto nel distretto orientale del Nord Kivu, tre brigate miste – nelle quali sono stati inserite i battaglioni dell’ex-generale dissidente Laurent Nkunda – proseguono la loro offensiva contro i ribelli delle Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr), ma è difficile stendere un bilancio delle vittime dell’operazione lanciata il 14 aprile scorso. Da allora – secondo un ufficiale delle Fardc citato dal quotidiano ‘Le Révélateur’ – sarebbero stati uccisi 48 ribelli e cinque soldati congolesi. A causa dell’offensiva, secondo l’Ufficio per il coordinamento umanitario dell’Onu (Ocha) circa 890 civili sono stati costretti a fuggire, ma l’insicurezza che regna da tempo in questa turbolenta regione ha provocato decine di migliaia di famiglie sfollate. Nel distretto orientale del Sud Kivu, e più precisamente nella zona di Mugaba, le Fardc e la Monuc proseguono la loro operazione congiunta di rastrellamento per tentare di disarmare le milizie Fdlr-Rasta. Per quanto concerne la capitale Kinshasa, nell’ovest del paese, il portavoce della Monuc ha segnato inoltre alla MISNA che 22 militari fedeli all’ex-vicepresidente ed ex-capo ribelle Jean-Pierre Bemba sono rientrati accompagnati da donne e bambini dalla Repubblica del Congo – dove erano fuggiti dopo essersi scontrati con i soldati regolari lo scorso 22 marzo – e non si sa ancora se verranno processati o integrati nelle Fardc. Anche i circa 165 uomini consegnatisi alla Monuc già durante gli scontri dello scorso marzo vivono con le loro famiglie nei campi della missione in attesa di un accordo che decida il loro destino. (RC, Misna,
08/05/07)
Offensiva esercito in Nord Kivu: 45 morti e centinaia di sfollati (FB, Misna, , 02/05/07)
Almeno 42 miliziani delle Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr) sarebbero stati uccisi nell’offensiva condotta dal 24 aprile da tre Brigate (Alpha, Bravo, Delta) delle Forze armate congolesi (Fardc) contro i ribelli presenti nella regione nord-orientale del Nord Kivu: il bilancio ufficiale dell’operazione è stato fornito alla MISNA dal portavoce militare della missione dell’ONU nella Repubblica democratica del Congo (Monuc), Gabriel de Brosses, che tuttavia non ha potuto confermare i numeri non essendo i ‘caschi blu’ impegnati nell’offensiva. In dettaglio, secondo il governo 25 ribelli sono stati uccisi nel territorio di Rutshuru, 17 in quello di Rundi e gli altri a Nyamwilima; le Fardc avrebbero subito quattro perdite. L’esercito non ha segnalato vittime tra la popolazione civile, ma ha parlato di una decina di arresti di presunti sostenitori delle milizie provenienti dal confinante Rwanda, dove sono accusate di aver preso parte al genocidio del 1994. I combattimenti hanno provocato da una decina di giorni la fuga di quasi un migliaio di civili, secondo de Brosses; negli ultimi mesi decine di migliaia di persone avrebbero abbandonato i loro villaggi d’origine. (FB, Misna,
02/05/07)
Un Paese a rischio costante (Valentina Mauriello, Equilibri.net, 26/04/07)
Il grande Paese africano, reduce da anni di guerra con l’Uganda ed il Ruanda e di guerriglia con i movimenti ribelli appoggiati da tali Paesi, non conosce ancora una completa pacificazione. Lo stato di emergenza di natura oramai cronica, dovuto ad una guerra civile devastante ed a continui scontri politici, minaccia ogni prospettiva di pace e di stabilità. Lo svolgimento senza incidenti delle elezioni del 30/31 luglio 2006, che hanno segnato la vittoria di Joseph Kabila contro il temuto avversario Jean-Pierre Bemba, sembrava confermare gli importanti progressi verso la pace, la stabilità e la democrazia conseguiti tra il 2005 ed i primi mesi del 2006. Il consolidamento del processo di pace resta, però, minacciato dalla prosecuzione della guerra civile nelle regioni orientali del paese, i cui effetti continuano a costituire una delle più gravi crisi umanitarie al mondo. Trattasi di un conflitto di natura essenzialmente etnico - tribale ovvero di uno scontro tra gruppi armati a base etnica per il controllo delle immense risorse naturali di cui la RDC è ricca (oro, diamanti, cobalto, uranio, cassiterite, etc...). Allo stato attuale, le zone del nord-est ai confini con il Sudan, l’Uganda, il Ruanda ed i due Kivu al confine con il Ruanda e il Burundi, nonché la Provincia dell’Ituri, versano in condizioni disastrose. Circa 120.000 persone sono costrette ogni mese ad abbandonare le proprie terre a causa della distruzione e saccheggio dei loro villaggi, abitazioni, infrastrutture sanitarie, scolastiche e commerciali, rimanendo prive di ogni mezzo di sussistenza e sopravvivenza. Per non parlare, poi, del numero certamente maggiore di civili, per lo più bambini, morti per fame, malattie, mancanza di acqua potabile e di ogni tipo di assistenza medica e sociale. Più di un milione sono, infine, i Congolesi senza fissa dimora e 410.000 i rifugiati nelle terre limitrofe. (…) Conclusioni: - La RDC è stata, sin dalla sua nascita, teatro di guerre, scontri tribali ed attacchi esterni, principalmente dettati dal desiderio di impossessarsi e sfruttare le sue immense ricchezze naturali. Da qualche anno il rapporto con i Paesi limitrofi sembra aver trovato un certo equilibrio ma lo Stato congolese non può dirsi “al sicuro”. Allo stato atuale, il problema più grande è quello dell'instabilità interna. Le libere elezioni del luglio 2006 avevano fatto sperare in una pace duratura; il processo di democratizzazione appare tuttavia ancora lungo: le istituzioni politiche sono deboli e manca un confronto costruttivo tra forze al governo e gruppi all’opposizione. É assolutamente necessario che tutti i partiti ed i loro leader politici, in primis Bemba maggiore responsabile delle violenze di Kinshasa, cooperino con il Governo lavorando tutti insieme al comune obiettivo della riduzione della povertà e dello sviluppo del Paese.(…)
(Valentina Mauriello, Equilibri.net,
26/04/07)
Nord Kivu, decine di migliaia di sfollati per scontri tra governativi e milizie (BF, Misna, 24/04/07)
Nascondersi di giorno nel folto della boscaglia e uscire di notte per coltivare il proprio campo: questa è la vita che stanno facendo decine di migliaia di persone in Nord Kivu, nell’est del paese, dopo essere fuggite dai loro villaggi a causa degli scontri tra forze governative e milizie armate, andati intensificandosi negli ultimi due mesi. Secondo fonti Onu sono 64.000 gli sfollati, di cui una parte radunati in accampamenti di fortuna a un centinaio di chilometri a nordest di Goma e gli altri scappati nella boscaglia, appunto. L’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha raccolto resoconti dei profughi in cui si evidenziano gravi abusi dei diritti umani subiti da queste persone dalle forze in campo che saranno consegnati all’esercito congolese e alle autorità locali. Mentre milizie di dissidenti dell’esercito e i rimasugli di ex formazioni ribelli datesi al banditismo continuano a minacciare alcune parti del Nord e del Sud Kivu, altrove nell’est hanno fatto ritorno 96.000 mila persone, alcune fuggite durante la guerra civile, conclusasi nel 2003. Nel dare questi dati, l’Unchr segnala maggiori difficoltà per far tornare in patria quelli fuggiti in Tanzania e in Burundi durante la guerra, di cui solo 8.000 sono rientrati. (BF, Misna,24/04/07)
In aumento gorilla di montagna (Agi/Reuters, 21/04/07)
Sta diventando realta' il sogno di Dian Fossey. Grazie a un decennio di sforzi per fronteggiarne l'estinzione, sono in aumento i gorilla di montagna, i primati ai quali l'appassionata etologa dedico' anni di studio. Dall'ultimo censimento risultano esser 340 i gorilla di montagna che vivono nel Parco nazionale di Bwindi, la montagnosa foresta pluviale dove si nasconde circa la meta' degli ultimi esemplari di gorilla di montagna. Si tratta del 12 per cento in piu del decennio passato, segnala il Wwf che da tempo collabora con le autorita' locali nella lotta alla loro estinzione. "Un dato straordinario", ha commentato Marc Languy, componente del programma Wwf per l'Africa orientale. Se molto e' stato fatto, ancora non e' abbastanza. In tutto il mondo si contano attualmente circa 720 gli esemplari di gorilla di montagna. E rimane ancora molto da fare per salvaguardare la loro sopravvivenza. Le scimmie antropomorfe maggiormente minacciate di estinzione tutto il mondo vivono sparpagliati sulla catena vulcanica di Virungo, le montagne coperte da una fitta vegetazione tropicale a cavallo tra Uganda, Rwanda e Repubblica Democratica del Congo. Generalmente piuttosto socievoli, tali primati (gli unici gorilla che vivono a 2000-4000 m. sopra il livello del mare) costituiscono un'attrazione unica per le migliaia di turisti che ogni anno sborsano centinaia di dollari e rischiano la vita pur di intraverderli. (Agi/Reuters,
21/04/07)
Accordo regionale per fermare le “forze negative” (LM, Ag. Fides, 20/04/07)
Ancora violenze nel sud Kivu (est della Repubblica Democratica del Congo), dove l’esercito regolare congolese e la Missione delle Nazione Unite in Congo (MONUC) hanno avviato un’operazione militare per cercare di fermare i gruppi di guerriglia che aggrediscono la popolazione civile. L’offensiva militare si è resa necessaria dopo i continui raid che da almeno 3 settimane sono condotti da due gruppi armati contro i villaggi della provincia del sud Kivu. Secondo fonti delle Nazioni Unite, circa 8mila persone sono state costrette a rifugiarsi nella città di Walungu e altre continuano ad arrivare. Gli aggressori farebbero parte di due gruppi di guerriglia rwandesi che da anni si battono contro il governo di Kigali, le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda e i “Rasta”. Questi gruppi si sono insediati nel sud Kivu e contribuiscono alla destabilizzazione dell’area. Al fine di lottare contro le cosiddette “forze negative” (i gruppi di guerriglia transfrontalieri che agiscono nella regione), ieri 19 aprile, i Paesi della regione dei Grandi Laghi hanno raggiunto un accordo di collaborazione militare comune. - Riuniti nella capitale burundese, Bujumbura, i Capi di Stato Maggiore della Repubblica Democratica del Congo, dell’Uganda, del Rwanda e del Burundi si sono impegnati per elaborare una strategia militare comune al fine di riportare la pace nella regione. “I partecipanti alla riunione concordano che le operazioni militari contro le forze negative sono vitali per restaurare una pace duratura e la sicurezza nella regione” afferma un comunicato rilasciato al termine dell’incontro. I responsabili politici e militari della Repubblica Democratica del Congo hanno però affermato che nell’attuale offensiva contro i ribelli nel Kivu non sono impegnate forze straniere, a parte quelle dell’ONU, e che non si prevede la presenza di truppe dei Paesi vicini sul territorio congolese. I nuovi accordi sembrano quindi volti a stabilire operazioni congiunte lungo i confini dei Paesi della regione, per cercare di intrappolare i guerriglieri che agiscono su entrambi i lati della frontiera. Al di là dell’aspetto militare, l’accordo ha una valenza politica importante. Nel recente passato Rwanda e Uganda sono intervenuti a più riprese sul territorio congolese, con il pretesto di dare la caccia ai guerriglieri che hanno le loro basi in Congo. In realtà vi era il malcelato desiderio di mettere le mani sulle enormi ricchezze congolesi. La nuova intesa potrebbe aprire le porte a una collaborazione regionale più ampia, estesa al settore economico con benefici per tutti. (LM, Ag. Fides,20/04/07)
Accordo con altri 3 paesi africani per unire gli sforzi nella lotta alle milizie (PeaceReporter, 19/04/07)
Un accordo tra i vertici militari di Repubblica Democratica del Congo, Burundi, Uganda e Ruanda è stato raggiunto oggi a Bujumbura per pianificare una strategia comune degli eserciti dei 4 paesi africani nella lotta alle milizie che operano nella zona. "L'incontro e l'accordo consiste nella lotta congiunta contro le forze negative che operano nella regione. Il coordinamento degli sforzi è l'unica soluzione per garantire pace e sicurezza alla regione", ha commentato uno dei militari presenti al meeting. (PeaceReporter,
19/04/07)
Kivu: continuano operazioni militari, cresce la tensione (RC, Misna, 19/04/07)
“Dopo vari tentennamenti, la Missione dell’Onu in Congo, Monuc, ha iniziato ad appoggiare le forze regolari congolesi, Fardc, per respingere le milizie armate che nell’ultimo mese hanno intensificato i propri attacchi nelle province orientali del Kivu” lo ha detto alla MISNA una fonte umanitaria locale contattata telefonicamente nell’est della Repubblica democratica del Congo, confermando il quadro emerso ieri durante la conferenza stampa settimanale della Monuc. Il 17 aprile, ha detto il maggiore Gabriel de Brosses, portavoce militare della Monuc, i caschi blu hanno installato una base operativa mobile a Kishero, a nord est di Goma, in seguito all’imboscata subita da un battaglione della Brigata Alpha nella zona, che ha causato la morte di otto militari delle Fardc e il ferimento di altri cinque. “A causa della nuova ondata di estorsioni… nella regione del Nord Kivu, sei basi operative mobili verranno dispiegate nelle zone di Kibumba, Mbughavinywa, Mutwanga, Nyamalima, Kishero, Kinigi, per aumentare la capacità di controllo in questa regione e garantire la sicurezza della popolazione civile” ha detto il maggiore de Brosses. “Nei prossimi giorni, esercito e Monuc condurranno un’operazione congiunta contro le milizie armate, ma il timore è che, come in passato, queste non vengano sconfitte e ritirandosi saccheggino i villaggi” ha precisato la fonte umanitaria contattata dalla MISNA. “Nel Sud Kivu, invece, la situazione è più confusa. Si aspettano attacchi e controffensive imminenti e intanto, nell’attesa, cresce la tensione fomentando atti di vandalismo” ha aggiunto la fonte locale, ricordando l’uccisione lunedì di uno studente a Rutshuru “durante l’ennesima rapina mano armata” e le successive proteste. Dal canto suo, il portavoce militare della Monuc ha detto che, nella zona, dall’8 aprile a oggi, le milizie armate avrebbero condotto 15 attacchi. “Citando ragioni di sicurezza, il governatore del Sud Kivu ha deciso perciò di vietare temporaneamente l’accesso alla zona di Walungu, mentre la sorte di 300 bambini malnutriti ricoverati nell’ospedale di Ihembe è in gioco” ha aggiunto Kemal Saiki, portavoce della Monuc, precisando che “è prevista una riunione di concertazione per trovare una soluzione a questa contravvenzione dei principi umanitari”. (RC, Misna,
19/04/07)
Sud Kivu: offensiva dell’esercito contro ribelli (MZ, Misna, 17/04/07)
Sarebbero almeno 12 le persone morte durante l’operazione militare lanciata nei giorni scorsi dall’esercito regolare congolese contro alcune milizie armate non meglio identificate che nell’ultimo mese hanno moltiplicato i loro attacchi nelle province del Kivu, est della Repubblica democratica del Congo. Lo ha detto il generale delle Forze armate congolesi (Fardc), Sylvain Tshikwej, parlando con Radio Okapi, l’emittente radiofonica della missione Onu in Congo (monuc), precisando che l’operazione militare è in corso ormai da quattro giorni e si sta svolgendo soprattutto nelle foreste di Mugaba, di Kaniola e Ninja. Il bilancio delle vittime, la maggior parte delle quali sarebbero ribelli, è ancora parziale. Non è ancora chiaro se e quanti civili siano rimasti coinvolti nei combattimenti iniziati il 12 aprile scorso e segnalati particolarmente intensi nella foresta di Mugaba, un centinaio di chilometri a sud di Bukavu, capoluogo del Sud Kivu. Secondo il portavoce della Monuc, Kemal Saiki, i gruppi armati attivi nel Sud Kivu avrebbero lanciato a partire dal mese di marzo almeno 14 differenti attacchi in varie zone della regione nell’area compresa tra i territori di Walungu e Kabare. A fine marzo le violenze avevano fatto fuggire dall’area quasi 20.000 civili. Non è ancora chiara l’identità degli armati responsabili dei recenti attacchi. (MZ, Misna,
17/04/07)
Forum studenti cattolici (RadioVaticana, 17/04/07)
Il Theresianum di Kinshasa ospita, da domenica scorsa, un duecento studenti medi ed universitari cattolici, che partecipano al loro secondo forum nazionale. Al centro dei lavori vi è l’attenzione alla situazione politica e sociale, che attraversano i paesi della Regione dei Grandi Laghi. In pratica si tratta di conoscere quale contributo concreto possano offrire gli studenti cattolici congolesi – ma anche ruandesi, che stanno seguendo i lavori del forum -. Non a caso il tema centrale dei lavori stessi è ricapitolato nelle tre parole dello slogan del forum, “Perdono, riconciliazione e buon governo: responsabilità della gioventù nella costruzione della pace”. Mons. Jean-Anatole Kalala Kaseba, vescovo di Kamina, quale presidente della Commissioni per l’apostolato dei laici e cappellano nazionale per gli universitari, ha presieduto l’eucaristia e l’apertura dei lavori ricordando ai partecipanti l’appello di Giovanni Paolo II ai giovani di essere evangelizzatori dei coetanei. Il forum degli studenti cattolici è previsto che chiuderà i lavori, sabato prossimo. Intanto, domani, i partecipanti sfileranno nel centro di Kinshasa in una marcia della pace. Il primo forum nazionale degli studenti congolesi si tenne, sempre a Kinshasa,
nell’ultima settimana del 2004. ( RadioVaticana, 17/04/07)
Assassinio giornalista, condannati a morte due militari (RC, Misna, 15/04/07)
Sono stati condannati a morte due militari delle Forze armate regolari congolesi (Fardc) dei cinque imputati giudicati colpevoli dell’omicidio del giornalista Franck Kangundu (o Franck Ngyke) e della moglie Hélène Paka avvenuto il 3 novembre 2005 nel quartiere orientale della capitale Limete. La sentenza di ieri del tribunale militare di Kinshasa-Matete ha così posto fine a un dibattimento controverso iniziato nel luglio 2006 contro tre militari e due civili. La pubblica accusa aveva chiesto la pena capitale – che, pur pronunciata spesso, non viene applicata dal 2003 nel paese – mentre la difesa aveva chiesto il proscioglimento per “mancanza di prove di colpevolezza”. Lo stato, giudicato responsabile civilmente, è stato condannato al pagamento di oltre 2,1 milioni di euro per risarcire i familiari delle vittime e l’Unione nazionale della stampa del Congo (Unpc) costituitisi parte civile. Il sottoluogotente Joel Muganda e l’aggiunto Papy Munongo sono stati condannati alla pena capitale per “assassinio”, “furto d’armi” e “estorsione di beni”, mentre un terzo militare, il sottoluogotenente Didier Awatimbini, tenuto conto di alcune circostanze attenuanti, è stato condannato all’ergastolo per “assassinio ed estorsione”. Uno dei due civili, Serge Obeze Kabungu, è stato condannato a scontare cinque anni di prigione per “ricettazione” dei beni della coppia, mentre il quinto imputato – il nipote di Muganda – è stato prosciolto. Gli imputati dispongono di cinque giorni di tempo per presentare appello. La difesa e le parti civili aveva deplorato “la leggerezza con cui è stata gestita la fase istruttoria sia a livello delle indagini che sul piano giudiziario”: altri presunti assassini arrestati pochi giorni dopo i fatti sono stati in seguito rilasciati “e sussistono ancora zone d’ombra” come il movente del duplice omicidio. Fonti locali della MISNA avevano attribuito il duplice omicidio a un clima di violenza, in particolare a Mombele, senza però escludere il movente politico. Kangundu era il capo della redazione politica del quotidiano indipendente La Référence Plus, nonché collaboratore del numero 2 del partito presidenziale, Marie-Anne Lukinana. (RC, Misna,
15/04/07)
Bankitalia:blitz Greenpeace da Draghi a difesa foresta (Borsa italiana, 12/04/07)
Questa mattina gli attivisti di Greenpeace hanno proposto un baratto al governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi: palazzo Koch per 2 pacchi di sale, 18 barre di sapone, 4 pacchetti di caffe', 24 bottiglie di birra e 2 sacchi di zucchero. E' cio' che le multinazionali del legno, spiega una nota di Greenpeace, offrono alla gente dei villaggi del Congo in cambio delle loro preziose foreste. In vista dell'incontro della Banca Mondiale che si terra' nei prossimi giorni a Washington, Greenpeace ha consegnato a Draghi, in quanto Governatore italiano della stessa Banca Mondiale, il rapporto "SOS Congo". Il rapporto, lanciato proprio ieri, rivela come gli sforzi di quest'istituzione di controllare l'industria del legno stiano fallendo. Intanto la foresta scompare nell'illusione che estraendo il legno si possa combattere la poverta'. La foresta pluviale della Repubblica Democratica del Congo, sostiene l'associazione, e' la piu' grande al mondo dopo l'Amazzonia e rappresenta una difesa fondamentale contro i cambiamenti climatici.(Borsa italiana, 12/04/07)
Clima: Greenpeace,sos foresta Congo (Ansa, 11/04/07)
La foresta della Repubblica democratica del Congo corre il rischio di scomparire sotto i colpi delle motoseghe delle multinazionali del legno. E' quanto emerge dal rapporto di Greenpeace 'Sos Congo' diffuso oggi, che spiega come in ballo ci siano gli alberi, ma anche la sopravvivenza di 40 milioni di persone, oltre naturalmente a diverse specie animali. In particolare, si stima che l'eliminazione della foresta comportera' il rilascio fino a 34,4 miliardi di tonnellate di Co2 entro il 2050. – Cfr anche: Allarme foreste in Congo – La Nuova Ecologia - (Ansa, 11/04/07)
Bemba ha lasciato il Paese (SwissInfo, 11/04/07)
L'ex vice presidente della Repubblica democratica del Congo, Jean Pierre Bemba, è partito da Kinshasa per il Portogallo, dopo quasi tre settimane di scontri a fuoco tra la sua guardai del corpo e l'esercito regolare. Lo si apprende da fonti aeroportuali. Bemba si è imbarcato con la moglie e i suoi cinque figli a bordo del suo Boeing 727, che è decollato alla volta di Lisbona. Il presidente del Movimento di Liberazione del Congo (MLC), divenuto il primo partito d'opposizione del paese, era alloggiato nell'ambasciata del Sudafrica a Kinshasa dal 22 marzo. L'avversario di Joseph Kabila alle elezioni presidenziali del 2006 lascia ufficialmente il paese per andare in una clinica di Lisbona per cure mediche.(SwissInfo, 11/04/07)
Morto sacerdote congolese colpito da uomini armati (RadioVaticana, 11/04/07)
Si è spento sabato, a causa delle ferite di arma da fuoco riportate, padre Richard Bimeriki, sacerdote congolese della parrocchia cattolica di Jomba, nel distretto nord-orientale del Nord-Kivu: la notizia, come riferisce l’agenzia MISNA, è stata diffusa solo ieri. Il 12 marzo scorso il religioso era stato colpito da uomini armati non identificati che si erano introdotti nella sua parrocchia vestiti con uniformi militari. Secondo alcuni testimoni, gli aggressori avevano fatto irruzione nell’edificio chiedendo da bere e poi avevano aperto il fuoco contro il sacerdote, per motivi non ancora chiariti. Trasferito presso l’ospedale di Kigali, in Rwanda, padre Bimeriki è morto dopo tre settimane. Le Forze armate congolesi hanno annunciato un’inchiesta sull’omicidio. Intanto, durante una Messa in suffragio della vittima, celebrata nella cattedrale di Goma, il vescovo della diocesi locale, mons. Faustin Ngabu, ha condannato le violazioni dei diritti umani che continuamente vengono perpetrate contro la popolazione civile e gli esponenti della Chiesa.(RadioVaticana, 11/04/07)
Metano: accordo con Rwanda per sfruttamento (Corriere della Sera, 05/04/07)
La Repubblica democratica del Congo ed il Rwanda hanno raggiunto un accordo per sfruttare il metano del lago Kivu. Obiettivo del progetto e' produrre elettricita' dal metano che si trova nelle profondita' del lago, frontiera naturale tra i due Stati africani. (Corriere della Sera,05/04/07)
Niente mandato di cattura nei confronti di Bemba (PeaceReporter, 04/04/07)
Il procuratore congolese Tshimanga Mukeba ha reso noto ieri che al momento non vi è nessuno mandato di arresto nei confronti di Jean-Pierre Bemba, il senatore ed ex-vicepresidente la cui guardia personale si è scontrata due settimane fa con l'esercito congolese per le strade della capitale Kinshasa, provocando dai 200 ai 600 morti. Mukeba ha reso noto che le indagini sul ruolo di Bemba, attualmente rifugiatosi nell'ambasciata sudafricana, sono ancora in corso, e che sarà necessaria l'autorizzazione del Senato per incriminarlo. Capo di un gruppo ribelle durante la guerra che dal 1998 al 2003 ha devastato il Congo, Bemba ha perso il ballottaggio presidenziale con Joseph Kabila lo scorso dicembre. (PeaceReporter,
04/04/07)
Crollo in miniera abbandonata: almeno sette i morti (PeaceReporter, 04/04/07)
Sono almeno sette i minatori che sono rimasti uccisi nelle gallerie sotterranee di una miniera di diamanti abbandonata nella Repubblica Democratica del Congo. La notizia è stata diffusa da Radio Okapi: testimoni locali riferiscono che sarebbero decine le persone che si trovavano sottoterra quando è avvenuto il crollo avvenuto martedì notte. Il complesso minerario si trova nella città di Bakwanga ed è spesso meta di minatori improvvisati che cercano diamanti nelle gallerie scavate dai proprietari ma in seguito abbandonate. (PeaceReporter,
04/04/07)
Sud-Kivu : popolazione in fuga per paura di combattimenti (CO, Misna, 30/03/07)
Più di 18.000 civili sono fuggiti da martedì scorso dalle località di Runingu e Mikamba (25 chilometri a nord di Uvira), nel Sud-Kivu, per paura di combattimenti e violenze da parte di miliziani fedeli al maggiore dissidente Michel Rukunda; la MISNA lo ha appreso da fonti umanitarie. Gli abitanti dei villaggi sono preoccupati per lo stallo nei negoziati tra le autorità politico-militari del Sud-Kivu e i miliziani banyamulengue, che si oppongono alla loro integrazione nell’esercito nazionale unificato (Fardc). Durante i negoziati, i miliziani si erano accampati sulle colline nei pressi delle due località ma ora sono scomparsi, spingendo la gente a temere il peggio. Gli sfollati - 13.000 da Runingu e 4.000 da Mikamba -