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NIGER - 2007 

Hrw e Ai accusano l'esercito di abusi e violenze (Peacereporter, 20/12/2007)

Il nord sconvolto dalle inondazioni e dalla guerriglia; sullo sfondo l’uranio… (LM, Fides, 12/12/2007)

Giro di vite contro la stampa (Mwinda, 06/12/07)

“Diserzioni tra i ribelli tuareg” (Mwinda, 27/11/2007)

Il governo estende lo stato d'allerta contro i ribelli del Mnj (Peacereporter, 23/11/2007)

Nord: ribelli accusano esercito e annunciano rappresaglie (CC, Misna, 20/11/2007)

Ribelli del Mnj minacciano gli accordi sull'uranio con la Cina (Peacereporter, 13/11/2007)

Editore di giornale accusato di cospirazione per presunti legami con ribelli (Peacereporter, 31/10/2007)

Ribelli del Mnj minacciano la compagnia nucleare francese Areva (Peacereporter, 30/10/2007)

Governo invita Msf a fermare i progetti nel paese (Peacereporter, 24/10/2007)

Manifestazione di protesta a Niamey contro l'incarcerazione di due giornalisti (Peacereporter, 21/10/2007)

Condannato a lapidazione, ottiene stato rifugiato (Agi, 19/10/2007)

Massacro di Tuareg nel nord (Vita, 09/10/2007)

Giornalista arrestato, accusato di connivenza con i ribelli Tuareg (Peacereporter, 22/09/07)

Giovani impiegati per combattere la desertificazione (AZ, Misna, 11/09/07)

I ribelli del Mjp assaltano base militare e rapiscono 6 soldati (Peacereporter, 07/09/07)

Ribellione nel nord: coinvolte “ricche potenze straniere”? (MZ, Misna, 21/08/07)

Ribelli rilasciano sei soldati, negoziati in vista (MZ, Misna, 06/08/07)

Governo combatte i ribelli censurando i mezzi di informazione (Peacereporter, 25/07/07)

Le donne fanno rivivere la terra...e gli uomini se la prendono (Greereport, 23/07/07)

Rivolta tuareg: Burkina Faso offre mediazione per soluzione crisi (CC, Misna, 17/07/07)

Primo ministro rifiuta dialogo con ribelli tuareg (Peacereporter, 15/07/07)

Nord: dopo rapimento, azienda cinese sospende prospezione uranio (CC, Misna, 10/07/07)

Ribelli consegnano 30 prigionieri alla Croce Rossa (MZ, Misna, 28/06/07)

CRI raggiunge campo ribelle per soccorrere ostaggi militari (Peacereporter, 26/06/07)

Tuareg annunciano attacco a esercito, 15 morti e decine di rapiti (FB, Misna, 22/06/07)

Nuovo attacco di un gruppo ribelle Taureg in un aeroporto (Peacereporter, 18/06/07)

Cade il Governo per scandalo fondi pubblici (Milanofinanza, 01/06/07)

Rifiuti radioattivi nelle strade di Akokan (Peacereporter, 24/05/07)

60 milioni di dollari per fronteggiare ribelli Tuareg (Peacereporter, 16/05/07)

Assaltata miniera di uranio (Corriere della Sera, 21/04/07)

Dai capi tradizionali una voce contro i matrimoni precoci (BF, Misna, 17/03/07)

Bambine spose a 10 anni: richiesta regolamentazione (PeaceReporter, 15/03/07)

Ong faranno causa a Usa per vicenda uranio (SwissInfo, 13/01/07)

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Hrw e Ai accusano l'esercito di abusi e violenze (Peacereporter, 20/12/2007)

In due rapporti, Human Rights Watch e Amnesty International hanno denunciato l'esercito del Niger, accusandolo di aver commesso violazioni dei diritti umani e altri abusi nei confronti di civili in numerose rappresaglie contro i ribelli del Movimento per la Giustizia del Niger (Mnj). Hrw ha documentato violazioni da parte dell'esercito che includono uccisioni sommarie, stupri e distruzione di bestiame. Il Mnj, gruppo di ribelli tuareg del nord del Paese che chiede al governo più autonomia e una maggiore distribuzione delle ricchezze del terreno, ha ucciso almeno 49 militari dell'esercito da quando ha iniziato la battaglia col governo lo scorso febbraio. (Peacereporter,  20/12/2007)

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Il nord sconvolto dalle inondazioni e dalla guerriglia; sullo sfondo l’uranio… (LM, Fides, 12/12/2007)

Inondazioni e guerriglia stanno provocando un’emergenza umanitaria nel nord del Niger. Da febbraio il Movimento Nazionale per la Giustizia (MNJ) ha lanciato una lotta armata per chiedere il riconoscimento delle rivendicazioni economiche e politiche delle popolazioni locali. La guerriglia ha disseminato di mine le strade e le piste principali della regione, isolandola dal resto del Paese. Un isolamento che si è accentuato da quando ad agosto e settembre sono iniziate piogge torrenziali che hanno distrutto le colture. La popolazione locale, stretta tra i combattimenti e il disastro naturale, è stato costretta alla fuga. Secondo le organizzazioni umanitarie internazionali, sarebbero 20mila le persone che hanno abbandonato i propri villaggi: 9mila a causa delle inondazioni e 11mila per sfuggire ai combattimenti tra l’esercito e i ribelli. - Il MNJ è formato da Tuareg, una popolazione nomade che vive tra Niger, Mali e Algeria, e si sente discriminata dai governi locali. Anche in Mali di recente un gruppo di Tuareg ha ripreso le armi contro il governo, anche se al momento non sembrano esserci collegamenti con la ribellione nel nord del Niger (vedi Fides 15/9/2007). Negli ultimi 10 mesi il movimento ha ucciso 49 soldati governativi. Negli scorsi giorni i ribelli hanno condotto agguati urbani a Tahoua (650 km nord-est della capitale Niamey) e a Maradi (550 km ad est di Niamey). - Nel nord del Niger vi sono importanti miniere di uranio, la cui importanza è accresciuta da quando, a seguito del forte rialzo del prezzo degli idrocarburi, diversi Paesi hanno avviato nuovi programmi per sfruttare l’energia nucleare. Tra questi vi sono pure alcuni Paesi nordafricani. La ribellione tuareg è quindi vista, da diversi osservatori, come una pedina in un gioco più complesso, dove ai fattori locali si aggiungono gli interessi di competitori internazionali per il controllo dell’uranio nigerino. Il Niger produce 3mila tonnellate all’anno di uranio e negli ultimi 36 anni un consorzio a guida francese ha estratto dalle due miniere locali 100mila tonnellate di minerale. Ma la popolazione locale non ha beneficiato di questa ricchezza. Anzi, recenti studi dimostrano che il suolo e le acque delle aree dove sono situate le miniere sono pesantemente contaminate dal metallo pesante. Il governo di Niamey cerca di ottenere migliori condizioni di sfruttamento, concedendo nuove licenze di esplorazione ad aziende statunitensi, canadesi, cinesi, indiane e di altri Paesi. (LM, Fides, 12/12/2007)

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Giro di vite contro la stampa (Mwinda, 06/12/07)

Nessuna prospettiva di liberazione per i giornalisti Moussa Kaka e Ibrahim Manzo Diallo, in carcere da mesi con l'accusa di connivenza con i ribelli tuareg del nord. - E’ iniziato il terzo mese in carcere per il Moussa Kaka, il corrispondente di Radio France Internationale (Rfi) in Niger. Il giornalista è stato incarcerato a causa delle interviste raccolte telefonicamente con i leader dei ribelli del Movimento nigerino per la giustizia (Mnj), il gruppo tuareg che ha lanciato un’insurrezione nel nord dal febbraio scorso, chiedendo una più equa ripartizione dei proventi dell'uranio estratto nella regione di Arlit. Kaka rischia la prigione a vita, come anche Ibrahim Manzo Diallo, il direttore del bimensile Air Info incarcerato a sua volta il 19 ottobre mentre si stava imbarcando su un volo Air France diretto a Parigi. I giornalisti nigerini denunciano un “imbavagliamento” della stampa e ritengono che Kaka e Diallo davano fastidio perché erano gli unici che, nei loro rispettivi media, osavano dare la parola ai capi del Mnj. (Mwinda, 06/12/07)

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“Diserzioni tra i ribelli tuareg” (Mwinda, 27/11/2007)

Il governo di Niamey parla di elementi che abbandonano i combattenti del Mnj. Ma il movimento ribatte: stiamo sconfiggendo l’esercito. Una ventina di combattenti del movimento nigerino per la giustizia (Mnj), il gruppo prevalentemente tuareg che combatte il governo di Niamey, avrebbe disertato. Lo sostengono le stesse autorità governative attraverso comunicati letti alla radio e alla televisione pubblica. I ribelli, sul loro sito web, parlano di scontri con l’esercito, in cui “si deplorano numerosi morti e feriti nell’esercito dei predatori seduti a Niamey”. Attivo dal febbraio scorso, il Mnj rivendica una più equa distribuzione dei proventi dell’uranio e richiede al governo centrale il rispetto degli accordi di pace firmati nel 1995 con la precedente rivolta tuareg. Niamey nega l’esistenza di una ribellione nel nord e continua a definire i combattenti "banditi e criminali". Nel frattempo, ha militarizzato la regione, isolando di fatto alcune città – come Iférouane – e gettando le premesse per una vera e propria emergenza umanitaria. (Mwinda,  27/11/2007)

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Il governo estende lo stato d'allerta contro i ribelli del Mnj (Peacereporter, 23/11/2007)

Il presidente del Niger, Mamadou Tandja, ha esteso oggi lo stato d'allerta nel deserto del nord del paese, dove si trovano giacimenti di uranio tra i più grandi del mondo. La zona è nota anche per gli scontri tra le forze governative e i ribelli del Tuareg. "Lo stato di emergenza dichiarato nella regione di Agadez inizierà il 24 novembre e durerà tre mesi". L'annuncio segue i timori del governo: ieri avevano ammonito come i ribelli del Niger Movement for Justice (Mnj) stessero cambiando strategia; questo dopo che le forze di sicurezza stavano avendo la meglio. I guerriglieri del Mnj hanno ucciso almeno 46 soldati e catturato 30 prigionieri nel nord del Niger da quando a febbraio sono iniziati gli scontri. I ribelli chiedono autonomia e una maggior condivisione dei ricavi ottenuti dal commercio di uranio.(Peacereporter, 23/11/2007)

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Nord: ribelli accusano esercito e annunciano rappresaglie (CC, Misna, 20/11/2007)

Arrivano nuove minacce da parte dei ribelli del Movimento dei nigerini per la giustizia (Mnj), attivi nelle zone settentrionali a maggioranza tuareg, che in un comunicato diffuso oggi annunciano “adeguate risposte alle violenze” compiute dall'esercito regolare nei territori del nord. Secondo lo Mnj, si tratterà di azioni di rappresaglia per l'uccisione indiscriminata di due civili, un uomo di 70 anni e uno di 25, da parte di soldati delle Fan (Forze armate nigeriane) vicino alla località di Atri, nella regione dell'Air. Intanto la MISNA ha ottenuto ulteriori conferme sulla situazione ad Iferouane, nell'estremo nord del paese sui bordi delle montagne dell'Air, completamente abbandonata nelle scorse settimane dagli abitanti nel timore di scontri tra ribelli ed esercito. Nella località al momento si troverebbero soltanto militari, che negli ultimi mesi avrebbero anche compiuto saccheggi e vessazioni ai danni dei pochi residenti rimasti, spingendoli così alla fuga. Buona parte dei civili, con donne, bambini e persone anziane, si trovano come sfollati nella zona di Tchinchoulous, 35 chilometri a sud di Iferouane. Dallo scorso febbraio - in quella che alcuni studiosi di questioni nigerine definiscono ‘la seconda rivolta Tuareg' (dopo una negli anni '90) - lo Mnj ha compiuto attacchi che hanno fatto 45 vittime soprattutto tra militari, con l'intento ufficiale di protestare contro la politica del governo che lascia in gestione a multinazionali straniere, e in particolare da 30 anni all'azienda francese Areva, la principale ricchezza del paese, l'uranio, da cui i circa 11 milioni di abitanti non traggono alcun vantaggio. (CC, Misna, 20/11/2007)

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Ribelli del Mnj minacciano gli accordi sull'uranio con la Cina (Peacereporter, 13/11/2007)

I ribelli che controllano la zona settentrionale del Niger hanno avvertito oggi che ogni contratto riguardante le minerie di uranio stipulato dal governo con compagnie estere non è da considerarsi valido. L'annuncio arriva il giorno dopo l'accordo tra il governo di Niamey e una compagnia cinese che produce uranio. I ribelli del Niger Movement for Justice (Mnj), che da febbraio stanno conducendo una campagna militare contro il governo per ottenere l'autonomia regionale, hanno dichiarato che i territori settentrionali, ricchi di uranio, appartengono al popolo Tuareg. Venerdì, il governo del Niger ha garantito alla compagnia cinese Somina il diritto di produrre 700 tonnellate di uranio in un anno, dal 2009 al 2010, dal deposito minerale di Azelik. (Peacereporter, 13/11/2007)

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Editore di giornale accusato di cospirazione per presunti legami con ribelli (Peacereporter, 31/10/2007)

Un pubblico ministero del Niger ha accusato formalmente oggi l'editore Ibrahim Manzo per associazione criminale a causa dei suoi legami sospetti con i ribelli Tuareg, popolazione africana che vive nomade nel Sahara. Manzo, che è l'editore del bimestrale Air Info, dopo essere stato arrestato il 9 ottobre è stato tenuto in custodia cautelare nella prigione di Agadez. E' stato il secondo giornalista a essere accusato di presunti legami con il gruppo ribelle dei Tuareg, il Movimento del Niger per la giustizia (Mnj), che ha ripreso una campagna nel deserto del nord del Niger.(Peacereporter, 31/10/2007)

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Ribelli del Mnj minacciano la compagnia nucleare francese Areva (Peacereporter, 30/10/2007)

I ribelli del Mouvement des Nigériens pour la Justice hanno attaccato ieri, in un comunicato stampa, la compagnia energetica francese Areva, che gestisce numerose miniere di uranio in Niger. Secondo il Mnj, Areva sosterrebbe il governo nigerino tramite i numerosi contratti firmati con le autorità di Niamey, le quali la scorsa estate avevano accusato sempre l'Areva di sostenere invece i ribelli. Il Mnj ha definito le operazioni dell'Areva "illegali", minacciando di attacchi sia le miniere che i propri dipendenti. Il Mnj, attivo da febbraio, chiede più risorse per le popolazioni che vivono nella zona settentrionale del Paese, ma finora il governo si è rifiutato di trattare, definendo i ribelli dei semplici banditi.(Peacereporter, 30/10/2007)

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Governo invita Msf a fermare i progetti nel paese (Peacereporter, 24/10/2007)

Le autorità nigerine hanno ordinato all'organizzazione umanitaria Medecins Sans Frontières di interrompere i progetti nel nord del paese, dopo che la scorsa settimana tre dei suoi veicoli erano stati assaltati. Lo ha annunciato Malam Boukar, il governatore della regione di Agadez all'agenzia stampa delle Nazioni Unite Irin News. Msf gestisce progetti nella zona di Dagaba, nel nord del paese dove il conflitto è a bassa intensità ma il territorio è infestato dalle mine. (Peacereporter, 24/10/2007)

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Manifestazione di protesta a Niamey contro l'incarcerazione di due giornalisti (Peacereporter, 21/10/2007)

Circa 200 persone tra giornalisti e attivisti dei diritti umani sono sfilate oggi per le strade della capitale Niamey, per chiedere la liberazione di Moussa Kaka e Ibrahim Diallo Manzo, due giornalisti arrestati nelle scorse settimane e accusati di essere vicini ai ribelli del Mouvement des Nigeriens pour la Justice, attivo nel nord del Paese. Dall'inizio dell'insurrezione, la scorsa estate, il governo ha decretato lo stato d'emergenza nel nord, chiudendo il territorio alla stampa. Lo scorso mese, un documentarista francese era stato espulso dopo un mese di prigione per essere entrato illegalmente nel territorio. I ribelli chiedono più diritti per le popolazioni del deserto, ma le autorità non riconoscono il Mnj, accusando i suoi membri di essere semplici delinquenti. (Peacereporter, 21/10/2007)

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Condannato a lapidazione, ottiene stato rifugiato (Agi, 19/10/2007)

La Commissione per i rifugiati ha concesso il permesso di soggiorno per motivi umanitari a Felix Eugenne, cittadino originario del Niger, che nel suo Paese era stato condannato alla lapidazione per avere avuto, lui cattolico, una relazione con una ragazza musulmana. La condanna era stata emessa in base alla legge islamica, che vige il quel Paese. La relazione venne scoperta perche' la ragazza rimase incinta. Felix, 27 anni, venne condannato a scontare 21 giorni di prigione con 21 frustate in pubblico ogni giorno e poi alla lapidazione. Riusci' a fuggire di galera e, imbarcatosi su una nave mercantile, raggiunse l'Italia arrivando prima a Genova e poi a Torino. "Devo ringraziare la commissione -ha detto l'avvocato Anna Rosa Oddone, che ha portato avanti l'istanza per la concessione del permesso di soggiorno - per la sensibilita' dimostrata nel trattare questo caso ed anche i mezzi di comunicazione, che hanno avuto un ruolo straordinario e un'influenza positiva". Felix si trova a Torino, dove ora lavora in un supermercato e, come ha riferito il suo legale, ha accolto, scoppiando in lacrime, la notizia della concessione del permesso di soggiorno. (Agi,  19/10/2007)

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Massacro di Tuareg nel nord (Vita, 09/10/2007)

Sarebbe 32 i caduti. Lo riporta l'Associazione per i popoli minacciati, che chiede indagini indipendenti all'Alto commissariato per i diritti umani dell'Onu. L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è rivolta all'Alto Commissario per i Diritti Umani dell'ONU Louise Arbour affinché vengano verificate le insistenti voci che parlano del massacro di 32 Tuareg nel nord del Niger. Se le voci dovessero risultare confermate il rischio è quello dell'inasprimento del conflitto con i Tuareg nel Niger e nel Mali. Secondo alcuni testimoni, l'1 ottobre 2007 le forze militari del Niger avrebbero fermato cinque macchine in una zona vicina alla frontiera con l'Algeria. Avrebbero poi diviso i dodici Tuareg dalla pelle più chiara dagli altri passeggeri e li avrebbero fucilati sul posto. Il giorno dopo dei soldati avrebbero ucciso altri 20 Tuareg nella loro tenda sulla strada tra Arlit e Assamakka. Le autorità del Niger sostengono che si trattasse di 19 banditi ma secondo i testimoni si trattava di civili disarmati. All'inizio degli anni '90 il conflitto Tuareg in Niger e in Mali si era inasprito in seguito ai massacri compiuti dall'esercito contro la popolazione civile Tuareg. Un accordo di pace del 1995 riuscì a porre fine agli scontri armati, ma in gennaio 2007 il conflitto si è nuovamente riacceso in Niger e in agosto 2007 si è allargato anche al vicino Mali. (Vita,09/10/2007)

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Giornalista arrestato, accusato di connivenza con i ribelli Tuareg (Peacereporter, 22/09/07)

Un giornalista nigerino, direttore di una radio privata e corrispondente della radio francese RF1, è stato arrestato ieri in Niger con l'accusa di intrattenere legami con i ribelli Tuareg nel nord del Paese. Moussa Kaka è accusato di aver ricevuto regali o pagamenti in denaro per le sue notizie sul Movimento Nigerino per la Giustizia (Mnj), che negli ultimi sette mesi ha ucciso decine di soldati. "Se non è completamente al servizio del Mnj, almeno è in connivenza con il movimento, ha detto il procuratore Adama Harouna in un comunicato, parlando di legami "numerosi ed evidenti" del giornalista con i ribelli. I ribelli Tuareg attaccano postazioni militari nel nord del Paese, dove si concentrano le ricchezze nel sottosuolo del Niger, come l'uranio.(Peacereporter, 22/09/07)

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Giovani impiegati per combattere la desertificazione (AZ, Misna, 11/09/07)

Circa 60.000 giovani saranno reclutati nel corso di quest’anno per la salvaguardia dell’ambiente. Lo ha deciso il governo del Niger approvando una misura che andrà anche ad alleviare la disoccupazione giovanile. In questo grande paese del Sahel (1.267.000 chilometri quadrati), la lotta contro la desertificazione è diventata anche “mezzo contro la disoccupazione, costituendo uno strumento fondamentale di lotta alla povertà nelle aree rurali” ha detto Mammadou Tandja, presidente del Niger. Nel 2006, immagini satellitari hanno rivelato che il paese ha strappato al deserto tre milioni di ettari di terra. Un risultato giudicato importante e raggiunto grazie alla costruzione di barriere sugli altopiani che hanno permesso di alimentare le falde acquifere e di favorire la ricrescita della vegetazione e il rilancio dell’allevamento. “Il sostegno della comunità internazionale – ha spiegato Tandja – permetterà di consolidare i risultati ottenuti e di rafforzare la crescita della nostra economia facendo sì che il nostro paese cessi di dipendere dagli altri come avviene da 40 anni a questa parte”. (AZ, Misna,  11/09/07)

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I ribelli del Mjp assaltano base militare e rapiscono 6 soldati (Peacereporter, 07/09/07)

Ieri notte abbiamo assaltato una base militare nella città di Adharous. Abbiamo preso in ostaggio sei soldati e rubato un auto e delle munizioni". A dirlo sono i ribelli del Movimento per la giustizia in Niger (Mnj) sul loro sito m-n-j.blogspot.com. La polizia locale lo ha confermato. Il governatore della regione, Abba Malam Boukar, ha aggiunto che i ribelli hanno anche tentato di tagliare i collegamenti elettrici. Da quando è iniziata la rivolta, a nel febbraio scorso, più di 40 soldati governativi sono stati uccisi dall'Mjp e il presidente nigerino Mamadou Tandja ha dichiarato lo stato di emergenza. (Peacereporter,  07/09/07)

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Ribellione nel nord: coinvolte “ricche potenze straniere”?(MZ, Misna, 21/08/07)

Il governo di Niamey ha di nuovo accusato “ricche potenze straniere” di finanziare i militari disertori che lasciano l’esercito regolare per unirsi alla ribellione esistente nel nord del paese. Il capo del settore Comunicazione del governo ha annunciato dagli schermi della televisione nazionale l’esistenza di prove che dimostrerebbero come non meglio precisate potenze straniere stiano finanziando la ribellione e pagando “mercenari incaricati di piazzare mine anticarro e antipersona” nelle strade del nord del paese. Nei giorni scorsi era stato lo stesso presidente del Niger ad accusare il gruppo francese Areva (numero uno mondiale nel campo del nucleare civile e, fino a qualche settimana fa, detentore in regime di monopolio dei giacimenti di uranio del Niger) di finanziare i ribelli del Movimento nigerini per la giustizia(Mnj). (MZ, Misna,  21/08/07)

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Ribelli rilasciano sei soldati, negoziati in vista(MZ, Misna, 06/08/07)

Sei soldati, dei 72 catturati al termine dell’attacco contro una caserma lanciato il 22 giugno scorso, sono stati liberati dai ribelli del Movimento nigerino per la giustizia (Mnj), la formazione antigovernativa nata lo scorso febbraio per reclamare una maggior redistribuzione dei proventi delle risorse minerarie (uranio e petrolio) della zona a vantaggio della popolazione del nord del Niger. Lo hanno fatto sapere le autorità locali, precisando che nelle mani del Mnj restano ancora prigionieri 33 militari governativi. Alla fine di giugno, infatti, i ribelli avevano consegnato alla Croce Rossa, 33 soldati catturati e feriti durante l’attacco. Secondo alcune fonti la liberazione di ieri potrebbe aprire la strada a una serie di incontri tra governo e ribelli in corso di organizzazione grazie alla mediazione libica.(MZ, Misna,  06/08/07)

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Governo combatte i ribelli censurando i mezzi di informazione (Peacereporter, 25/07/07)

Il governo nigerino sta combattendo per controllare tutte le informazioni a proposito della ribellione che sta crescendo nella zona settentrionale del Paese. Una delle mosse adottate dal governo è stato impedire ai giornalisti stranieri la libertà di movimento nella regione e la sospensione dei media locali accusati di supportare i ribelli che, però, sono muniti di sito internet e telefoni satellitari. Il Movimento per la Giustizia del Niger ha dato inizio, già dai primi giorni dell'anno, a una campagna contro il governo, accusato di non avere rispettato la promessa di maggiori diritti per la minoranza dei Tuareg nella regione. Questa promessa è parte dell'accordo che aveva posto fino alla ribellione precedente, nel 1995. (Peacereporter,  25/07/07)

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Niger - Le donne fanno rivivere la terra...e gli uomini se la prendono (Greereport, 23/07/07)

Il progetto Keita prende il nome da un piccolo villaggio del Niger, in Africa, dove la Fao è intervenuta diciotto anni fa con un progetto contro la desertificazione finanziato dalla Cooperazione italiana, un’iniziativa che si è estesa ed è riuscita a recuperare più di 34 mila ettari di terra, consolidando dune ed aumentando così la superficie coltivabile, i pascoli e le aree forestali. Milioni di alberi che rappresentano anche cibo per gli animali da allevamento ed una risorsa vitale per gli abitanti della regione, ma che contribuiscono anche alla lotta contro il global warming, assorbendo almeno 132 mila tonnellate di anidride carbonica. Qualche volontario italiano ha partecipato e controllato, ma le protagoniste di questo immenso lavoro che ha modificato in meglio ambiente, abitudini di lavoro ed aveva iniziato a cambiare la mentalità tradizionale e misogina sono state le donne Nigerine che si sono impossessate di prerogative e mestieri prima esclusivamente riservati agli uomini. Quando il progetto Keita é terminato, le terre senza proprietario recuperate sull’altopiano del Niger sono state attribuite proprio alle donne, e quel che più conta ed è rivoluzionario, questo è avvenuto con l’iniziale consenso dei capi villaggio che ritenevano quei terreni buoni solo per la transumanza di una stentata pastorizia. Ma appena i cooperanti italiani sono partiti, spiega l’agenzia Syfia International , sono ritornati molti degli uomini emigrati e nuovamente attirati a Keita dal nuovo “benessere” che hanno fatto pressione sulle donne perché gli “rendessero” quei terreni, dicendo che appartenevano ai loro avi e che gli uomini ne hanno bisogno per restare, ora che quella terra non è più improduttiva. Così le agricoltrici, le meticolose e pazienti piantatrici di alberi che hanno fatto rivivere il deserto, oggi si trovano espropriate, risospinte su terre improduttive da questo vero e proprio furto di lavoro e ricchezza. In Niger, che ha una grande tradizione agricola, la terra appartiene agli uomini per lignaggio e le donne possono accedervi solo per eredità, affitto, prestito o acquisto, ma, come dimostra il progetto Keita, non hanno nessuna sicurezza, perché dopo averle coltivate, valorizzate e rese fertili, possono essere espulse in qualsiasi momento dalle loro proprietà.(Greereport, 23/07/07)

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Rivolta tuareg: Burkina Faso offre mediazione per soluzione crisi (CC, Misna, 17/07/07)

Da ieri in visita a Niamey, Djibril Bassolé, ministro degli Esteri del Burkina Faso, ha incontrato il presidente Mamadou Tandja per offrire la disponibilità del suo paese a favore della pace nel nord del Niger, dove da sei mesi sono attivi i ribelli del Movimento dei nigerini per la giustizia (Mnj), a forte componente tuareg. Secondo Radio France internationale (Rfi), si attende ancora la reazione del governo del Niger, che non ammette l’esistenza di un movimento antigovernativo nel nord, qualificando i combattenti dell’Mnj di “banditi”; finora Niamey non ha accennato ad aprire un dialogo con i ribelli, nonostante appelli in questo senso lanciati di recente da diversi partiti politici, anche vicini al governo. Da sei mesi il Movimento denuncia - anche attraverso azioni armate - che le popolazioni delle zone settentrionali dell’Aïr, dell’Azawak, del Manga e del Tillabery hanno immense difficoltà e subiscono ingiustizie in ambito economico, sociale e politico, essendo esclusi dai benefici dello sfruttamento delle risorse naturali, in particolare l’uranio, i cui proventi vanno al governo e alle compagnie straniere. Ouagadougou aveva già ospitato negoziati tra Niamey e precedenti ribellioni tuareg, conclusi con gli accordi del 1994 e del 1995. (CC, Misna,  17/07/07)

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Primo ministro rifiuta dialogo con ribelli tuareg (Peacereporter, 15/07/07)

Il primo ministro del Niger, Seyni Oumarou, ha detto che il suo governo non tratterà con i ribelli tuareg del Movimento dei Nigerini per la Giustizia (Mnj), che oggi hanno liberato un ostaggio straniero rapito il 6 luglio. "Lo Stato non negozierà. Non vi saranno negoziati con chiunque sia, fintanto che un gruppo di uomini armati vorrà confiscare gli interessi del Niger", ha detto Oumarou a Tahoua, citato da radio e tv locali. Il premier aveva parlato prima della liberazione di un dirigente cinese di una compagnia di estrazione dell'uranio. Il Mnj, attivo nel nord del Paese, aveva chiesto che la società interrompesse le sue attività nella regione. A inizio i partiti politici nigerini hanno detto di riconoscere il Mnj come un movimento di ribellione tuareg e hanno chiesto al presidente Mamadou Tanja di fare altrettanto, ma il capo dello Stato ne ha sempre negato l'esistenza e attribuisce la mancanza di sicurezza a fenomeni di 'banditismo'. (Peacereporter,  15/07/07)

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Nord: dopo rapimento, azienda cinese sospende prospezione uranio (CC, Misna, 10/07/07)

Sono state sospese le attività dell'azienda ‘China nuclear engineering and construction corporation’ (Cnec) sul sito di prospezione di uranio di Teguidan Tessoumt (nord); il personale cinese è stato inoltre sfollato verso la località di Ingall in vista del suo trasferimento a Adagez, principale città settentrionale. Lo riferisce la stampa internazionale, citando fonti locali dell’esercito che ha scortato gli impiegati. La decisione è stata presa dopo il rapimento, venerdì scorso, di un responsabile della Cnenc, Zhang Guohua, da parte dei ribelli del Movimento dei nigerini per la giustizia (Mnj), che si sono comunque detti pronti a rilasciarlo a breve. Nel rivendicare il sequestro, i ribelli avevano chiesto alle aziende cinesi - titolari di almeno otto concessioni per la prospezione dell’uranio – e alle altre aziende straniere che lavorano nella regione di sospendere le attività finché non verrà risolta la crisi. Da circa sei mesi i combattenti del Mnj - ‘banditi' secondo il governo di Niamey - si oppongono al presidente Mamadou Tandja, rivendicano una più equa ripartizione dello sfruttamento delle risorse naturali per la popolazione locale, protestano contro i danni ambientali arrecati e denunciano violazioni dei diritti umani da parte dell’esercito. Il Movimento – composto da rappresentanti di diversi popoli nomadi con una maggioranza di tuareg – sottolinea la sua contrarietà all’istallazione di siti di sfruttamento dell’uranio nella zona di Ingall, dove ogni anno i pastori nomadi portano il bestiame a pascolare per tre mesi, verso settembre. La zona di Ingall è particolarmente ricca di sale, che dopo la stagione delle piogge si accumula in superficie e contribuisce a una sana alimentazione per gli animali. (CC, Misna, 10/07/07)

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Ribelli consegnano 30 prigionieri alla Croce Rossa (MZ, Misna, 28/06/07)

Sono stati consegnati al personale del Comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc) trenta soldati governativi feriti e fatti prigionieri dai ribelli del Movimento nigerino per la giustizia (Mnj) nel corso dell’attacco lanciato la scorsa settimana contro una base militare nei pressi di Tezirzayt (non lontano da Agadez, principale località del nord del paese, circa 1000 chilometri a nord della capitale Niamey). La MISNA lo ha appreso da fonti vicine allo stesso movimento, le quali precisano che la Croce Rossa ha già lasciato l’accampamento dei ribelli ed è “sulla strada per Arlit, dove una squadra meglio attrezzata presterà cure mediche e chirurgiche ai prigionieri” che successivamente verranno riconsegnati alle autorità nigerine. “Questo atto umanitario – si legge in una nota dei ribelli – serve ad attirare l’attenzione del governo sul fatto che il diritto esiste e va rispettato”. Nella nota i ribelli del Mnj lanciano anche un appello all’associazione per i diritti umani Amnesty Internationl affinché invii al più presto una missione di verifica nel nord del Niger per documentare i numerosi civili scomparsi o vittime per mano dell’esercito. “Ad oggi abbiamo recensito oltre 253 persone scomparse dopo essere state arrestate dall’esercito” si legge nella nota, che si conclude con “viva la Giustizia, viva l’Unità Nazionale, viva il Diritto Internazionale”. Usciti allo scoperto nel febbraio di quest’anno, con l’attacco a una caserma nel nord del paese, i ribelli dello Mnj rivendicano una ripartizione più equa dei proventi dello sfruttamento delle risorse petrolifere e dei giacimenti di uranio presenti nei territori settentrionali, oltre ad una migliore applicazione dell’accordo di pace che nel 1995 pose fine a cinque anni di rivolta. Paese della regione pre-desertica del Sahel e privo d’accesso al mare, nonostante sia il terzo produttore mondiale di uranio, il Niger – 13 milioni di abitanti – è l'ultimo paese nell’Indice di sviluppo umano del Programma dell’Onu per lo sviluppo (Undp), che classifica la qualità della vita di 177 paesi in base al reddito, all’educazione, alle cure sanitarie e all’aspettativa di vita. (MZ, Misna, 28/06/07)

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CRI raggiunge campo ribelle per soccorrere ostaggi militari (Peacereporter, 26/06/07)

Operatori della Croce Rossa Internazionale hanno raggiunto una remota base dei ribelli Tuareg dove sono tenuti in ostaggio 72 soldati, per distribuire medicine ed assistenza umanitaria. Alcuni dei soldati catturati sono stati feriti quando sono stati attaccati nella loro base militare venerdì scorso. La base dei ribelli si trova nei pressi di Tizerzet nel deserto del Sahara, circa 400 chilometri più a nord della città di Agadez. Un giornalista della Bbc riporta che la gente del luogo non si capacita del fatto che i ribelli siano riusciti a catturare così tanti soldati. Il leader del Movimento per la Giustizia del Niger (MNJ), Agaly Alambo, ha detto che tra gli ostaggi ci sono dei feriti che devono venire evacuati al più presto. Il giornalista della Bbc dice che questo attacco il più grave da quando è iniziata la ribellione, nel 1991. (Peacereporter, 26/06/07)

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Tuareg annunciano attacco a esercito, 15 morti e decine di rapiti (FB, Misna, 22/06/07)

I ribelli Tuareg del Movimento nigerino per la giustizia (Mnj) hanno annunciato oggi l’uccisione di 15 soldati e la cattura di diverse decine di militari nei pressi della località settentrionale di Agadez, 1000 chilometri a nord dalla capitale Niamey, già oggetto nei giorni scorsi di un attacco all’aeroporto rivendicato dallo stesso gruppo armato. In un comunicato pubblicato sul ‘blog’ dei ribelli, intitolato “Risposta ai crimini dell’esercito nigerino”, il Mnj riferisce di aver “intrapreso una grande offensiva nei dintorni di Tezirzayt, per rispondere ai crimini commessi dalle Fans (forze governative) nel nord del Niger”, fornendo il bilancio di “15 militari caduti in combattimento, 43 feriti, e 72 fatti prigionieri”. Il distaccamento militare colpito, affermano i ribelli, “è diretto dal capitano Daouda Nouhou (ferito). Il Mnj deplora la morte di un combattente per la giustizia sul campo di battaglia”. Nello stesso comunicato i ribelli "ribadiscono l’intenzione di rispettare la Convenzione di Ginevra relativa ai prigionieri di guerra e riaffermano il loro impegno per la giustizia in relazione ai crimini commessi dall’esercito nigerino contro la popolazione”. La settimana scorsa il presidente Mamadou Tandja aveva negato l’esistenza di ribelli Tuareg nelle regioni settentrionali, attribuendo l’insicurezza che regna da alcuni mesi nella zona a gruppi di “banditi”. Il Mnj aveva fatto la sua comparsa lo scorso febbraio attaccando una caserma dell’esercito di Iferouane, in segno di rappresaglia contro i voli di ricognizioni effettuati dalle forze governative a partire dall’aeroporto di Agadez e contro il divieto di volare tra le città settentrionali senza scorta militare. I ribelli dello Mnj rivendicano una ripartizione più equa dei proventi dello sfruttamento delle risorse petrolifere e dei giacimenti di uranio – di cui il Niger è terzo produttore mondiale - e una migliore applicazione dell’accordo di pace del 1995. Paese della regione pre-desertica del Sahel e privo d’accesso al mare, nonostante sia il terzo produttore mondiale di uranio, il Niger – 13 milioni di abitanti – è l'ultimo paese nell’Indice di sviluppo umano diffuso lo scorso novembre dal Programma dell’Onu per lo sviluppo (Undp), che classifica la qualità della vita di 177 paesi in base al reddito, all’educazione, alle cure sanitarie e all’aspettativa di vita. (FB, Misna,  22/06/07)

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Nuovo attacco di un gruppo ribelle Taureg in un aeroporto (Peacereporter, 18/06/07)

Secondo fonti militari, alcuni ribelli, sospettati di essere Tuareg, hanno attaccato ieri l'aereoporto della città sahariana di Agadez, in Niger, in uno dei più arditi raid dell'anno contro le autorità e il governo centrale. La sparatoria è andata attenuandosi. Non c'è stata nessuna immediatata dichiarazione delle autorità su feriti o danni. I residenti hanno confermato la sparatoria nella città, che si trova 1000 km a nord della capitale di Niamey ed è il passaggio verso le più remote regioni del Niger che delle compagnie straniere stanno esplorando per l'uranio e il petrolio. I ribelli sono stati identificati da militari come appartenenti al gruppo che si fa fa chiamare il Movimento Nigerino per la Giustizia (MNJ). Il gruppo richiede che i guadagni che arrivano dalle risorse naturali vengano suddivisi in maniera più equa. Il governo del Niger, però, si rifiuta di riconoscere il MNJ e smentisce i dibattiti su una nuova ribellione Tuareg, chiamando i ribelli banditi o trafficanti. (Peacereporter,  18/06/07)

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Cade il Governo per scandalo fondi pubblici(Milanofinanza, 01/06/07)

Il governo del Niger è caduto dopo che in nottata l'Assemblea Nazionale, il Parlamento del Paese africano, aveva approvato con 62 voti a favore e 51 contrari una mozione di sfiducia presentata da un deputato dell'opposizione, Mohammed Harouna. Determinante per l'esito della votazione è stato l'appoggio alla mozione da parte di due tra i partiti della maggioranza. L'intero esecutivo si è immediatamente dimesso, mentre il primo ministro Hama Amadou entro oggi rassegnerà l'incarico nella mani del presidente nigerino, Mamadou Tandja. Il premier, in carica dal dicembre 2000, in passato aveva superato ben quattro censure analoghe, ma questa volta gli è stato fatale uno scandalo per storno di fondi pubblici nel quale sono coinvolti due suoi ex ministri, Ari Ibrahim e Hamani Harouna, entrambi già titolari della Pubblica Istruzione e in carcere da otto mesi per peculato: sono accusati di aver sottratto dalle casse del dicastero oltre un miliardo di franchi Cfa, pari in euro a più di un milione e mezzo. A breve saranno processati dall'Alta Corte di Giustizia diNiamey. (Milanofinanza, 01/06/07)

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Rifiuti radioattivi nelle strade di Akokan (Peacereporter, 24/05/07)

La Commissione di ricerca e d’informazione indipendente sulla radioattività (Criirad, con base in Francia) e l’organizzazione non governativa nigerina Aghir in Man hanno rivolto un nuovo appello al Centro nazionale di radioprotezione e alla società francese di estrazione d’uranio Areva affinché provvedano a rimuovere i rifiuti radioattivi dalle strade della città mineraria di Akokan, nel nord del Niger. Il livello di radiazioni a contatto del suolo davanti all'ospedale della Compagnia mineraria d’Akouta (Cominak, l’altro gruppo francese incaricato di sfruttare le miniere d’uranio del paese africano) avrebbe, secondo l'appello diffuso nei giorni scorsi, dei valori sino a 100 volte superiori a quelli normali. Si tratterebbe probabilmente di minerali sterili generati dalla miniera Cominak e riutilizzati per la costruzione delle strade, ma visto il livello di radiazione riscontrato andrebbero considerati rifiuti radioattivi, che provocano un alto livello di rischio cancerogeno. (Peacereporter, 24/05/07)

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60 milioni di dollari per fronteggiare ribelli Tuareg (Peacereporter, 16/05/07)

Il Parlamento del Niger ha approvato ieri un finanziamento di 60 milioni di dollari per fronteggiare gli attacchi dei ribelli Tuareg nel deserto settentrionale, che minacciano le attività estrattive di uranio e petrolio. Lo ha dichiarato il ministro per le Relazioni Istituzionali Salifou Madou Kelzou, precisando che la sicurezza rappresenta una delle priorità fondamentali del suo governo. Kelzou ha anche aggiunto che le obbligazioni pagate dalle compagnie cinesi che estraggono petrolio e uranio hanno rappresentato un'entrata molto significativa per l'azione governativa. (Peacereporter,  16/05/07)

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Assaltata miniera di uranio (Corriere della Sera, 21/04/07)

Una miniera di uranio nel nord del Niger, terzo produttore mondiale ma poverissimo, e' stata assaltata da un gruppo di uomini armati, con ogni probabilita' ribelli tuareg del Movimento per la giustizia del Niger. Uno dei soldati che era di guardia e' rimasto ucciso. Lo hanno riferito fonti della compagnia francese che gestisce l'impianto. (Corriere della Sera, 21/04/07)

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Dai capi tradizionali una voce contro i matrimoni precoci (BF, Misna, 17/03/07)

I capi tradizionali del Niger hanno fatto appello al governo perché vieti per legge i matrimoni precoci delle bambine. Una tale iniziativa è inedita nella cultura fortemente tradizionalista del paese e prende le distanze dai gruppi radicali musulmani, che invece appoggiano la pratica. Non è raro in Niger che le famiglie diano in spose le proprie figlie molto giovani, qualche volta bambine di dieci anni o meno, a uomini adulti, seguendo una politica matrimoniale indirizzata ad aumentare lo status sociale ed economico della famiglia. Una delle prime conseguenze di tale pratica sono le gravidanze molto precoci, che minacciano la salute delle giovanissime donne, nonché l’alto tasso demografico con una media di 7 bambini a donna (ma alcune hanno anche 20 figli nel corso della loro vita). “A causa della forte crescita demografica che da decenni sta aggravando l’economia, l’ambiente e i problemi sociali (…) raccomandiamo al governo di adottare una legge che fermi i matrimoni precoci” ha detto in una dichiarazione alla televisione i capi tradizionali, i quali sono personaggi influenti e rispettati scelti tra le famiglie più importanti dei villaggi rurali. Il Niger non ha ancora ratificato, nonostante il sostanziale favore del Parlamento, il Protocollo di Maputo sui diritti delle donne africane, allegato alla Carta africana sui diritti dell’uomo e dei popoli, firmato nel 2003 dai capi di Stato africani. Il motivo di tale ritardo è dovuto all'opposizione dei gruppi tradizionalisti musulmani che, interpretando il Protocollo come una direttiva contraria alla legge islamica che in Niger governa il diritto di famiglia, stanno manifestando contro la sua adozione nel Paese. Il protocollo di Maputo, oltre ai matrimoni precoci, vieta anche la pratica della poligamia. (BF, Misna,  17/03/07)

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Bambine spose a 10 anni: richiesta regolamentazione (PeaceReporter, 15/03/07)

I capi tradizionali più influenti del Niger hanno sollecitato l'intervento del governo per redigere una regolamentazione che impedisca che le ragazze siano date in sposa quando sono ancora delle bambine. Si tratta di una decisione che va contro l'ideologia dei gruppi islamici del Niger, nazione africana con la più numerosa comunità musulmana. Le usanze famigliari, in ossequio alla legge islamica, prevedono che le bambine, spesso di età inferiore ai 10 anni, vengano spesso date in sposa: strategia utilizzata dalle famiglie che ricercano attraverso i matrimoni un miglioramento economico e sociale. Una volta sposate le ragazze sono costrette a fare figli molto presto, terminando di concepire quando sono appena ventenni. La popolazione del Niger sta crescendo più che in qualsiasi altra nazione del mondo: ogni donna partorisce, in media, 7 bambini e sempre secondo le statistiche sette donne su 1000 muoiono mentre partoriscono. (PeaceReporter, 15/03/07)

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Ong faranno causa a Usa per vicenda uranio (SwissInfo, 13/01/07)

Una trentina di organizzazioni della società civile del Niger faranno causa e chiederanno danni per l'equivalente di circa 2,4 miliardi di franchi svizzeri agli Stati Uniti, che hanno "accusato ingiustamente" il Paese africano di aver venduto uranio al regime iracheno di Saddam Hussein. "I nostri avvocati stanno per intentare causa contro gli Stati Uniti e per chiedere un risarcimento danni di 1.000 miliardi di franchi Cfa per pregiudizio subito", ha detto alla France Presse Mustafa Kadi, presidente del Collettivo delle organizzazioni nigerine per la difesa del diritto all'energia (Coddae). La querela del Coddae, che raggruppa "una trentina di organizzazioni", sarà "subito depositata da un collettivo di avvocati nigerini", ha precisato. "Lanciamo un vibrante appello a tutte le persone amanti della pace e della giustizia ad appoggiare la nostra lotta, che opporrà il Paese più ricco del mondo alla società civile del Paese più povero del pianeta", ha aggiunto Kadi. Nel gennaio 2003, il presidente americano George W. Bush accusò il presidente iracheno Saddam Hussein di essersi procurato uranio in Niger per fabbricare armi nucleari. (SwissInfo, 13/01/07)

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