Uccisi 4 soldati (Ansa, 27/12/07)
Un gruppo di uomini armati attacca un avamposto nel nord del paese, in pieno Sahara, uccidendo 4 soldati mauritani. L'attentato, ha dichiarato un funzionario governativo, e' avvenuto nella stessa regione del nord est vicino al confine con l'Algeria e il Mali dove militanti islamici legati al Qaida hanno ucciso 15 soldati in un raid nel 2005. Il 24, nel sud est della Mauritania a Aleg, una banda di uomini armati ha ucciso 4 turisti francesi e ferito un quinto.(Ansa, 27/12/07)
Al-Qaeda dietro all'assassinio dei turisti francesi (Euronews, 26/12/07)
Cittadini mauritani legati ad al-Qaeda sarebbero coinvolti nell'attacco della vigilia di Natale contro 5 francesi. Unico sopravvissuto all'aggressione: quest'uomo, gravemente ferito alla gamba. I suoi due figli, suo fratello e un amico sono stati uccisi. Tutte le vittime sono adulti: non ci sono bambini come era sembrato inizialmente. Le autorità della Mauritania hanno dapprima privilegiato la pista del delitto a scopo di rapina. Tre uomini armati hanno in effetti tentato di rubare il denaro dei turisti prima di aprire il fuoco. Ma gli inquirenti a seguito di alcuni interrogatori avrebbero identificato due dei tre membri del commando che, pare, sarebbero fuggiti in Senegal. Sospettati in passato di appartenere a un gruppo terroristico, uno degli attuali fuggitivi era stato arrestato e poi liberato senza che venissero formulati capi d'imputazione, il secondo era stato assolto ma la procura aveva fatto appello.
(Euronews, 26/12/07)
Trovato accordo per il rientro di migliaia rifugiati dal Senegal (Peacereporter, 12/11/2007)
Migliaia di mauritani, rifugiati in Senegal, potrebbero presto tornare a casa, circa venti anni dopo i massacri etnici che li avevano costretti a fuggire. L'accordo è stato firmato oggi dai due stati confinanti dell'Africa occidentale. Centinaia di mauritani furono uccisi nel 1989 per il solo motivo di avere la pelle scura. A innescare gli omicidi di massa fu il governo dell'ex dittatore arabo, Maaouya Ould Sid'Ahmed Taya, che è stato spodestato due anni fa. Fra 60 mila e 80 mila persone furono costette a espatriare, la maggior parte della quali si trasferì nel sud del Senegal, generando una delle più prolungate crisi di rifugiati in Africa. I ministri dell'Interno del Senegal e della Mauritania, con la mediazione dell'Alto commisariato delle Nazioni Unite per i rifugiati hanno trovato l'accordo per un programma di rimpatrio che va dalla prossima settimana, con il previsto rientro di mille mauritani dal Senegal, fino al dicembe 2008. (Peacereporter, 12/11/2007)
50 migranti trovati morti su un barcone (Associated Press Italia, 06/11/2007)
Sono almeno 50 le persone trovate morte su una barcone carico di migranti partito dal Senegal e diretto alle Canarie. Il natante, informa la Guardia civile spagnola, era alla deriva: in viaggio da 18 giorni, è stato intercettato al largo della Mauritania da una motovedetta della marina locale. A bordo, al momento dell'arrivo della motovedetta, c'erano un centinaio di persone (sembra tutte africane, come le vittime) e solo due cadaveri. I corpi delle altre persone morte di fame, sete e stenti sono stati buttati in mare dopo il decesso. (Associated Press Italia, 06/11/2007)
In manette 7 presunti membri di al Qaeda in Maghreb (Peacereporter, 17/10/2007)
La polizia mauritana ha arrestato negli ultimi due giorni 7 persone presunti esponenti di una cellula di al Qaeda nel Maghreb islamico, la nuova formazione terroristica che dall'Algeria cerca di espandersi nel nord Africa. Secondo quanto riferiscono fonti della sicurezza al giornale arabo 'al-Watan', i sette sono stati fermati in due blitz portati a termine in due zone della capitale mauritana su indicazione dei servizi segreti locali, indirizzati dagli apparati d'intelligence marocchini e spagnoli. Gli 007 di questi due paesi avevano segnalato l'ingresso in Mauritania di alcuni esponenti di al-Qaeda nel Maghreb islamico con l'obiettivo di pianificare attentati contro strutture occidentali presenti nel paese africano. (Peacereporter,
17/10/2007)
“9/11” sei anni dopo: nel nome della lotta al terrorismo…la tortura (CC, Misna, 11/09/07)
Il processo noto in Mauritania come ‘l’affare degli islamisti’ è stato “sintomatico degli errori politici, giuridici e giudiziari (…) spesso legati al contesto sensibile e particolare della lotta contro il terrorismo”: lo scrive la Federazione internazionale delle leghe per i diritti umani (Fidh) a conclusione di un’indagine condotta in Mauritania. “La nostra missione – si legge nel rapporto – ha potuto rilevare una legislazione imprecisa e che deroga dal diritto comune in materia di lotta al terrorismo, detenzioni in isolamento, detenzioni provvisorie troppo lunghe, assenza totale di avvocati nella fase preliminare dell’indagine” ma soprattutto “la pratica della tortura per ottenere confessioni”. La Fildh riferisce che ha parlato con 24 detenuti: “tutti hanno detto di essere stati torturati dalle forze dell’ordine durante la detenzione provvisoria. Alcuni – prosegue - dicono di aver subito la pratica del ‘giaguaro’, appesi mani e piedi legati con la testa in giù, altri di aver subito tagli ai muscoli delle cosce, altri numerose bruciature di sigarette”. Tra il 2003 e il 2007, circa 160 persone catalogate come “islamisti” furono arrestate in Mauritania, sotto il vecchio governo di Ould Taya e sotto l’attuale governo militare; le accuse erano di attentato alla sicurezza dello Stato e di “atti di terrorismo”. Tra maggio e luglio scorso, la Corte criminale della capitale Nouakchott, ha assolto la maggior parte degli accusati per mancanza di prove, ritenendo le confessioni estorte sotto tortura e quindi non valide. (CC, Misna, 11/09/07)
Il presidente vorrebbe formare un proprio partito (l'Umanista, 30/08/07)
Sidi Ould Cheikh, eletto presidente della Mauritania nelle prime elezioni democratiche dopo anni di dittatura di Maaouya Ould Taya, ha deciso di formare una propria formazione politica, dopo essersi presentato alle recenti elezioni come indipendente. Elezioni scaturite dal processo avviato nel paese dai militari che hanno rovesciato l'ex presidente Taya: processo scaturito in elezioni libere e democratiche. Il fatto preoccupante è che nella nuova formazione politica confluiranno parecchi esponenti dell'ex regime, compreso un ex ministro. Um politico attualmente in carica nel governo non esita a dichiarare che in questo modo Cheikh tradisce i mauritani che hanno votato per lui nella speranza di un cambiamento e che è un errore coinvolgere nella nuova formazione personalità che si sono rese colpevoli di crimini contro la popolazione e di corruzione.(l'Umanista, 30/08/07)
600mila schiavi: ora la legge prevede 10 anni carcere(Agi, 10/08/07)
Arriva una legge contro la schiavitu' per aiutare a debellare il fenomeno in Mauritania. Secondo quanto riferisce la Bbc, il parlamento dello Stato africano ha approvato all'unanimita' una legge che punisce la riduzione in schiavitu' con il carcere fino a dieci anni. Rischia la galera per due anni anche chi promuove o fa apologia di questa pratica. La schiavitu' e' esistita per secoli in Mauritania, fino al 1981, quando e' stata bandita da un decreto presidenziale. Cio'nonostante, la pratica e' continuata indisturbata fino ad oggi, favorita dal fatto che non c'erano leggi che punissero questo crimine.Gli schiavi in Mauritania sono almeno 600mila, secondo le stime dell'organizzazione per i diritti umani 'Sos Slavery' che si e' a lungo battuta per avere un provvedimento di legge. (Agi, 10/08/07)
Siccita', il presidente chiede di pregare per la pioggia (Corriere della Sera, 30/07/2007)
Preghiere per fare arrivare la pioggia in Mauritania, paese africano minacciato dalla siccita'. Le ha chieste il presidente Ould Abdallahi a tutti gli imam mauritani. Lo riferiscono i media locali, precisando che il rito, risalente all'epoca del profeta Maometto, consiste in una processione in cui i fedeli implorano la generosita' del cielo. Le preghiere avranno luogo ovunque nel Paese esista una moschea o un gruppo di fedeli. (Corriere della Sera,
30/07/2007)
Naufragio alle Canarie, 50 dispersi (Corriere dellaSera, 19/07/2007)
È di una cinquantina di dispersi il bilancio del naufragio di una carretta del mare al largo delle Isole Canarie. A dare la notizie dei dispersi sono le testimonianze di altre 49 persone sopravvissute al naufragio e recuperate dai soccorritori. - Dalla Mauritania - Secondo i testimoni sull'imbarcazione affondata c'erano 105 persone. La maggior degli extracomunitati provenivano dalla Mauritania. Le ricerche continuano in una zona di mare a 60 miglia nautiche da Tenerife. Sono impegnate nell'operazione due navi di SalvamentoMaritinmo, cinque navi mercantili che incrociavano in quella zona, due aerei e due elicotteri. (Corriere della Sera, 19/07/2007)
Mauritania -Legge antischiavitù: 10 anni come pena massima (Peacereporter, 09/07/07)
Il parlamento mauritano ha approvato una nuova legge stabilisce che la riduzione in schiavitù è un reato punibile con al massimo 10 anni di carcere. Una normativa inadeguata secondo molti gruppi politici locali e Anti-Slavery International, che aveva sostenuto il governo mauritano durante l'iter di approvazione. In Mauritania la schiavitù è stata abolita con un decreto presidenziale nel 1981, ma questa è la prima volta che viene approvata una legge in materia.(Peacereporter, 09/07/07)
Ex presidente Taya accusato di tortura e crimini contro l'umanità (Peacereporter, 24/05/07)
Esponenti della società civile mauritana in esilio a New York, hanno presentato oggi una causa contro l'ex presidente Maaouya Ould Sid'Ahmed Taya, accusato di tortura e crimini conto l'umanità, commessi tra il 1989 e il 1991. La notizia è stata diffusa dall'agenzia giornalistica Reuters. Taya ha governato la Mauritania dal 1984 al 2005, quando è stato rovesciato da un colpo di stato militare. Durante il suo regime è accusato di aver messo in atto una politica di pulizia etnica che ha compreso uccisioni, deportazioni e torture ai danni di migliaia di mauritani neri. La causa per violazione del diritto internazionale, è stata presentata alla Corte di Manhattan perché ai querelanti sarebbe stato negati l'accesso alle corti di giustizia mauritane. L'ex presidente, stretto alleato degli Stati Uniti nella guerra al terrorismo, è stato accusato di utilizzare le alleanze internazionali per sopprimere sul fronte interno un gruppo d'opposizione islamico moderato. Oggi vive in esilio in Qatar. (Peacereporter,
24/05/07)
Gli elettori della Mauritania hanno dimostrato “una visione chiara” in un processo elettorale che si è completato con “responsabilità e serenità”: lo ha detto nel suo primo intervento il neo-eletto presidente Sidi Ould Sheikh Abdallahi – primo capo di Stato eletto democraticamente – vincitore del ballottaggio di domenica scorsa con il 52,85% delle preferenze. Parlando nella sua prima conferenza stampa, ha promesso di essere il presidente “di tutti i mauritani senza alcuna discriminazione nè favoritismi”, in un discorso improntato alla riconciliazione e alla tolleranza. I risultati del voto – annunciati lunedì dal ministero – devono essere confermati dal Consiglio Costituzionale per permettere l’investitura del nuovo presidente, che subentra alla giunta militare del colonnello Ely Ould Mohamed Vall, al potere dall’agosto 2005 dopo un golpe incruento. Abdallahi 69 anni, più volte ministro e componente dell’ex-maggioranza presidenziale all’epoca del ventennale regime autoritario di Maaouya Ould Taya – ha chiesto di “rimboccarsi le maniche per costruire la Mauritania”. Sul piano economico il neo-presidente – già vincitore del primo turno lo scorso 11 marzo – ha promesso più posti di lavoro soprattutto per i giovani, garantendo invece che si impegnerà sul piano sociale perchè tutti – “ovunque si trovino nel paese” – possano beneficiare dei servizi di base soprattutto nel settore sanitario e scolastico. Il candidato sconfitto Ahmed Ould Daddah (47,15% di preferenze al ballottaggio, al quale ha partecipato il 67% degli elettori, stimati in circa un millione) ha affermato che è pronto a sostenere il nuovo presidente se “andrà nella direzione del cambiamento, come ha finora promesso”. Abdallahi – insistendo sul rafforzamento dell’unità nazionale – ha garantito nel suo mandato riserverà un “ruolo importante” all’opposizione politica e alle questioni della giustizia. (CO, Misna, 28/03/07)
Abdallahi nuovo capo dello stato. (Euronews, 26/03/07)
Con le elezioni lascia il potere la giunta militare Con l'elezione di Mohamed Ould Cheick Abdallahi alla presidenza della repubblica, la Mauritania torna alla democrazia, dopo due anni di giunta militare. Al secondo turno svoltosi ieri, l'ex ministro Abdallahi ha ottenuto poco meno del 53 per cento dei voti, mentre il suo`concorrente e storico oppositore del regime rovesciato nel 2005, Ahmed Ould Daddah, si è fermato poco al di sopra del 47 per cento. Per il paese africano, fino al 1960 colonia francese, si conclude così la transizione verso un governo civile; transizione resa possibile anche dalla rinuncia a candidarsi di Ely Ould Mohamed Vall, capo della giunta militare uscente. Secondo gli osservatori internazionali, lo scrutinio, che al ballottaggio ha registrato una affluenza del 67 per cento, è stato di gran lunga il più trasparente e democratico dall'indipendenza del paese, e comunque si è svolto senza che si registrasse alcun incidente. (Euronews,
26/03/07)
Secondo turno delle presidenziali che porranno fine alla stagione dei golpe (PeaceReporter, 24/03/07)
Un colpo di stato militare che finisce bene. E' quanto sta per accadere in Mauritiana, quando domani si terrà il secondo turno delle elezioni presidenziali, che includerò anche un procedimento di amnistia dei prigionieri politici, il ritorno degli esiliati, l'avvio di un referenudm su una nuova Costituzione e una legislazione dalla quale restano eslcusi soltanto gli islamici. Tutto è cominciato nel 2005, quando Vall prese il potere destituendo con le armi il dittatore Uld Taya: "Non mi giudicate per quello che dico, ma per quellio che faccio", disse il colonnello golpista agli osservatori stranieri preoccupati per le sorti del paese. E infatti, domani si appresta a lasciare il potere, a sciogliere la giunta che governa il paese, e precisa di aver la sensazione di aver compiuto il suo dovere: "Non ci saranno mai più colpi di stato in Maurotania", ha precisato. (PeaceReporter, 24/03/07)
Presidenziali, in vantaggio Daddah e Abdellahi (Kataweb, 12/03/07)
La partita per la presidenza della Mauritania si gioca tra lo storico leader dell’opposizione, Ahmed Ould Daddah, 65 anni, e lo sceicco Sidi Ould Adbellahi, 69, sostenuto da una coalizione di 18 tra partiti e movimenti politici. Lo hanno reso noto fonti del ministero dell’Interno. Stando ai risultati ancora parziali, Daddah si è aggiudicato il 22 per cento dei voti, mentre Adbellahi il 19; seguono distanziati gli diciassette candidati. Se nessuno dei due riuscirà a superare il 50 per cento delle preferenze, si andrà al ballottaggio tra due settimane. L’affluenza ai seggi è stata superiore al 60 per cento. L’ultimo passaggio per completare la transizione a un regime civile, dopo il sanguinoso colpo di stato militare nel 2005 mise fine alla dittatura di Maaouiya Ould Taya, non si è svolto, però, senza incidenti. Nella notte uomini non identificati hanno sparato davanti a una sezione dove si stavano svolgendo le operazioni di scrutinio e ucciso una guardia della sicurezza. L’assalto, denunciato dagli osservatori dell’Unione europea, ha avuto luogo nella città di Kaedi, nel sud. A quanto riferito dal ministero dell’Interno, si tratterebbe comunque di un episodio isolato. Dopo il referendum costituzionale dello scorso giugno, le elezioni amministrative e parlamentari di novembre e quelle per il Senato a gennaio, con questa consultazione si compie l’ultimo atto della transizione. La riforma costituzionale adottata a stragrande maggioranza ha ridotto da sei a cinque il mandato del presidente per un massimo di due consecutivi. Fonte: repubblica.it (Kataweb,
12/03/07)
File ai seggi per eleggere il nuovo presidente (Apcom, 11/03/07)
Lunghe file ai seggi in Mauritania per eleggere il nuovo presidente attraverso quelle che sono considerate le prime consultazioni democratiche del Paese dal giorno dell'indipendenza dalla Francia, nel 1960. A due anni dal golpe incruento del 2005, che rovesciò il Presidente Maaouya Ould Sid'Ahmed Taya, circa 1,1 milioni di elettori sono chiamati a scegliere il prossimo capo di stato tra 19 candidati. All'apertura dei 2.400 seggi sparsi per il Paese, questa mattina alla 7, nella capitale Nouakchott si sono formate subito lunghe file. Gli uomini vestiti con boubou blu e bianchi e le donne con veli colorati sulla testa hanno formato file distinte davanti ai rispettivi seggi. In provincia è stata registrata una buona affluenza, anche se inferiore a quella delle amministrative di ottobre-novembre 2006. Il capo della giunta militare uscente, colonnello Ely Ould Mohamed Vall, non figura tra i 19 candidati, come promesso, per garantire la neutralità del processo di transizione democratica. Dopo avere votato a Nouakchott, il colonnello ha dichiarato di aver lasciato il potere "con la sensazione di aver compiuto il mio dovere". "Non ci saranno più colpi di stato in Mauritania - ha aggiunto - perché le ragioni dei golpe a ripetizione sono scomparse con il sistema dell'alternanza democratica". Dal giorno della sua indipendenza, infatti, il controllo del paese è sempre stato assunto con la forza, mai con normali consultazioni elettorali, tanto da contare finora 10 golpe o tentati golpe. Sono circa 300 gli osservatori internazionali incaricati di monitorare sulle operazioni di voto. "L'apertura dei seggi è andata bene, c'è grande vigilanza da parte di tutti e non ci sono stati segnalati incidenti", ha dichiarato alla France presse il capo della missione degli osservatori dell'Unione europea, Marie-Anne Isler Beguin. Per ridurre i rischi di brogli, gli elettori ricevono un'unica scheda su cui sono riportati i nomi, in arabo e in francese, la fotografia e i simboli di tutti e 19 i candidati. I seggi verranno chiusi alle 19, ma i risultati si conosceranno solo domani. Se nessuno dei candidati otterrà la maggioranza assoluta, si tornerà a votare il prossimo 25 marzo. (Apcom, 11/03/07)
Si è conclusa la campagna elettorale per le presidenziali di domani quando oltre un milione di elettori su tre milioni di abitanti saranno chiamati a eleggere un presidente civile che, a conclusione del processo di transizione iniziato dopo il golpe incruento dell’agosto 2005, prenda il posto della giunta militare guidata dal colonnello Ely Ould Mohamed Vall ponendo definitivamente fine al ventennio del regime autoritario del presidente Maaouya Ould Taya. “Tutto è pronto per un buon svolgimento delle operazioni di voto. Il materiale elettorale è pronto. Sono state distribuite tra il 50 e il 60% delle carte elettorali, ma chiunque può votare con la propria carta d’identità” ha detto il presidente della Commissione nazionale elettorale indipendente (Ceni) complimentandosi ieri per il sereno svolgimento della campagna elettorale. Le votazioni sono attese come le più libere nella storia dell’ex-colonia francese contrassegnata, sin dall’indipendenza nel 1960, da colpi di stato e passaggi di potere tra militari. In assenza di sondaggi preelettorali, secondo la stampa sono tre i favoriti sui 19 candidati che per due settimane, sino a ieri, sono stati impegnati nella campagna elettorale. Innanzitutto Ahmed Ould Daddah, presidente di turno della Coalizione delle forze del cambiamento democratico (Cfcd), creata lo scorso maggio da partiti dell’ex-opposizione e vincitrice alle legislative dei mesi scorsi, e capo del Raggruppamento delle forze democratiche (Rfd), prima forza politica parlamentare con 15 deputati. Ould Daddah, fratello minore del primo presidente del paese Moctar, è stato arrestato più volte in passato per aver protestato contro Ould Taya e si è presentato senza fortuna anche alle presidenziali del 1992 e del 2003. Sidi Ould Chich Abdellahi, un economista che in passato ha ricoperto vari incarichi ministeriali, gode invece del sostegno della coalizione dell’ex-maggioranza presidenziale. La ‘sorpresa’ potrebbe essere la vittoria del candidato sostenuto dalla società civile: Zeine Ould Zeidane, ex-governatore della banca centrale, il più giovane candidato (41 anni) che si presenta come indipendente. Numerosi osservatori citati dalla stampa locale ritengono probabile tuttavia che nessuno dei 19 candidati riuscirà a ottenere oltre il 50% dei consensi necessari per la maggioranza assoluta e che si dovrà tornare a votare il 15 marzo per il ballottaggio. Le presidenziali di marzo sono l’ultima tappa del processo di transizione democratico segnato dal referendum costituzionale del 25 giugno, dalle elezioni legislative e amministrative del 19 novembre e dalle senatoriali del 21
gennaio.(RC, Misna, 10/03/07)
Finita l'odissea della nave "Marine 1" (Euronews, 12/02/07)
E' finita con l'approdo in un porto della Mauritania, l'odissea della "Marine 1", una carretta del mare intercettata una settimana fa dalla guardia costiera spagnola mentre era alla deriva con 400 migranti a bordo. Per i clandestini, asiatici e africani in maggioranza, si avvicina ora il rimpatrio forzato. L'imbarcazione era salpata da Conakry, in Guinea, diretta verso l'arcipelago delle Canarie. Alla deriva da giorni per una avaria, la nave era stata intercettata dalle autorità costiere spagnole, che dopo aver inviato a bordo dei medici hanno deciso di evacuare alcuni feriti. L'intervento della Mauritania, inizialmente restia a farsi carico dei 400 clandestini, è stato deciso dopo un accordo col governo spagnolo e l'impegno da parte di quest'ultimo di aumentare la cooperazione economica col paese africano. Alcuni dei migranti potrebbero adesso fare domanda di asilo politico. (Euronews, 12/02/07)
Accordo con Spagna per rimpatrio clandestini della nave 'Marine 1 (Aduc, 11/02/07)
Il ministro spagnolo degli Interni Alfredo Perez Rubalcaba, ha annunciato oggi di aver raggiunto un accordo con la Mauritania per regolare la questione di circa 400 immigranti clandestini che erano stati bloccati nei giorni scorsi su una nave al largo del paese africano. Il rimpatrio dei clandestini, dalla Mauritania ai paesi di origine, avverra' al piu' presto possibile, ha detto Perez Rubalcaba. Nello stesso tempo e' stata data la notizia di un aumento degli aiuti spagnoli al paese africano. I clandestini, africani e asiatici in maggioranza, si erano messi in mare con la speranza di raggiungere la Spagna. Gli immigranti si trovano a bordo della nave 'Marine 1' che dopo l'accordo raggiunto sara' rimorchiata oggi nel porto di Nouadhibou, Mauritania. I malati a bordo dell'imbarcazione erano stati trasbordati a terra ieri, le televisioni avevano trasmesso le immagini degli immigrati portati in barella su in'imbarcazione in attesa di salpare per la terraferma. La nave 'Marine 1', che era partita da Conakry, si dirigeva verso le Isole Canarie. Era stata soccorsa in alto mare dalla marina spagnola poiche' si era fermata a causa di un'avaria. Per questa ragione era stata rimorchiata nel porto piu' vicino, quello appunto di Nouadhibou in Mauritania. (Aduc, 11/02/07)
Nave alla deriva, Onu esprime preoccupazione (Corriere della Sera, 08/02/07)
L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha espresso "grave preoccupazione" per la nave 'Marine I', che si trova da giorni al largo delle coste dell'Africa occidentale priva dell'autorizzazione a sbarcare. A bordo ci sarebbero circa 400 persone di diverse nazionalita'. La nave e' stata avvistata il 30 gennaio, alla deriva, dal servizio di soccorso aereo spagnolo, che dal giorno seguente assiste i passeggeri. Non e' ancora stato accertato se a bordo della 'Marine I' vi siano persone che intendono chiedere asilo. La Croce Rossa Spagnola e la Mezzaluna Rossa della Mauritania stanno portando aiuti per far fronte alle immediate necessita' dei passeggeri. George Okoth-Obbo, direttore per la protezione, ha detto che "questo stato di cose puo' seriamente minacciare l'integrita' della tradizione umanitaria dell'Alto commissariato e dell'obbligo giuridico di assistere persone che si trovano in pericolo in mare". (Corriere della Sera, 08/02/07)
Da tre giorni sono in mezzo al mare, al largo delle coste della Mauritania, senza acqua né cibo se non quelli che ieri è riuscita a far recapitare la Croce rossa. Si tratta di circa 400 uomini, perlopiù pachistani, a quanto pare provenienti dal Kashmir. Migranti fermati nel loro viaggio, che sarebbe partito dalla Guinea Conakry, da un’avaria dell’imbarcazione: ora non li vogliono né la Mauritania, né il vicino Senegal, né tanto meno la Spagna, verso cui erano diretti. “Sono naufraghi, dunque tocca alla Mauritania farsene carico, sia per farli attraccare che per il rimpatrio”, ha riferito a un’agenzia di stampa un portavoce del ministero degli esteri spagnolo precisando: “ Vogliamo una soluzione basata sulla legge.” “La Mauritania non ha nulla a che fare con questa barca in avaria, né con le persone a bordo” aveva fatto sapere lunedì un portavoce del ministero degli esteri mauritano. È già accaduto che navi cariche di migranti si siano fermate in acque internazionali e che nessun paese abbia voluto farsene carico, con il timore di creare un precedente. Per questo la Spagna insiste sulla necessità di trovare una soluzione in base alla legge. Il caso più clamoroso fu quello che vide l’Australia, nel 2001, respingere l’ingresso di 433 profughi afghani, soccorsi in alto mare dalla nave norvegese Tampa. Ma un caso del genere ha visto un contenziosa anche tra Italia e Malta, nel 2005, a proposito di 13 richiedenti asilo kurdi nascosti nella nave tedesca Lydia Oldendorff. Per non parlare del ben noto caso della nave umanitaria Cap Anamur, anche questa battente bandiera tedesca, il cui equipaggio è ancora sotto processo in Italia per aver fatto sbarcare 37 migranti raccolti in alto mare. Secondo le prime ricostruzioni, il cargo abbandonato di fronte alla Mauritania sarebbe partito dalla Guinea Conakry. Durante la traversata si è rotto il motore, e l’imbarcazione è stata rimorchiata da una nave spagnola che- per ragioni difficili da ricostruire- l’ha trasportata fino al limitare delle acque nazionali mauritane, a 12 chilometri dal porto di Nouadhinbou. Ieri una spedizione della Croce rossa e della Mezzaluna rossa è riuscita a fare arrivare a bordo un chilo e mezzo di biscotti, formaggio e pane. “non siamo riusciti a salire, ma ci hanno detto che stanno bene e che tra loro non ci sono né donne né bambini”, ha spiegato Ahmedou Ould Haye della Mezzaluna. “Chiediamo che queste persone siano accolte con dignità” è la dichiarazione della Croce rossa. L’unica assicurazione della guardia costiera spagnola è che, alle Canarie, è già pronta una nave-ambulanza, caso mai qualcuno si sentisse male. (Cinzia Gubbini, Il Manifesto/Meltingpot, 07/02/07)
Primi aiuti umanitari per i clandestini bloccati al largo (PeaceReporter, 06/02/07)
Arrivano i primi aiuti umanitari per la nave che trasporta migranti clandestini, che da giorni ormai è ferma a largo delle coste mauritane. Un'altra nave, per conto della Mezzaluna Rossa e della Croce Rossa, ha portato a bordo 1.200 chili di biscotti, pane, formaggio e acqua. Le autorità mauritane si rifiutano ancora di far attraccare l'imbarcazione, che, dopo essersi incagliata a causa di un guasto, è stata trainata in acque sicure da una nave spagnola. I migranti, secondo le organizzazioni umanitarie, verserebbero in buone condizioni di salute, e in maggioranza proverrebbero dal Kashmir e da paesi africani. Non è chiaro se i cittadini kashmiri fuggano dall'India o dal Pakistan. "Non abbiamo avuto modo di salire a bordo e di appurare con i nostri occhi le loro condizioni, ma loro dicono di star bene. Dicono anche che non ci sono né donne, né bambini", ha detto il responsabile della Mezzaluna Rossa Ahmedou Ould Haye (PeaceReporter, 06/02/07)
Opposizione nessun vincitore e nessuna maggioranza al Senato dopo che domenica i consiglieri municipali sono stati chiamati al voto: dai risultati diffusi dal ministero degli Interni emerge un quadro molto frammentato con 23 seggi su 56 conquistati da candidati indipendenti. La Coalizione delle forze del cambiamento democratico (Cfcd), creata lo scorso maggio da partiti dell’ex-opposizione, si è invece aggiudicata a stento 10 seggi, mentre l’ex-formazione al potere, il Partito repubblicano per la democrazia e il rinnovamento (Prdr), ha vinto solo tre seggi. Restano ancora da assegnare 18 seggi: tre senatori verranno eletti dai mauritani residenti all’estero, mentre per decidere i restanti 15 sarà necessario un secondo turno. “Se all’Assemblea nazionale si pone il problema della maggioranza assoluta tra il Cfcd (41 deputati) e il gruppo degli indipendenti (che ne rivendica 39), al Senato no” commenta il quotidiano locale ‘Nouakchott Info’, evidenziando la discrepanza tra il voto popolare degli elettori alle legislative del 19 novembre e del 3 dicembre scorso e quello dei consiglieri della scorsa domenica. Secondo la stampa locale, l’esito delle senatoriali rischia di indebolire la coalizione in vista delle presidenziali dell’11 marzo che dovrebbero concludere il processo di transizione promosso dalla giunta militare che il 2 agosto 2005 rovesciò il presidente Maaouya Ould Taya portando al potere il Consiglio militare per la giustizia e la democrazia (Cmjd).(RC, Misna, 24/01/07)
Allarme terrorismo, tre arresti (Quotidiano, 10/01/07)
Tre persone, che la polizia ritiene affiliate al 'Gruppo salafita per la predicazione ed il combattimento', un movimento algerino vicino ad Al Qaida, sono state arrestate in Mauritania, dove domani e' atteso l'arrivo del rally Dakar 2007. Il timore di attacchi terroristici ha gia' portato all'annullamento delle due tappe previste sul territorio del Mali. Gli arresti dei tre, sospettati di essere legati al movimento salafita vicino ad Al Qaida, risalgono a lunedi' - ha rivelato una fonte della sicurezza - e sono stati eseguiti a Nouakchott.Le loro identita' non sono state rese note, ma si e' appreso che sono tutti originari della Mauritania. La stessa fonte non ha precisato se gli arresti siano da mettere in relazione con il rally della Dakar, che proprio domani e' atteso in Mauritania.(Quotidiano,
10/01/07)