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MALAWI - 2007

Sussidi agricoli per uscire dalla fame (LM, Fides, 04/12/2007)

Nuovo slancio per l'industria del caffè (Pilirani Semu-Banda, IPS, 22/11/2007)

Fumo etico. Ma una sigaretta potrà mai essere equa e solidale? (Greenplanet, 09/11/2007)

Malawi e Congo imboccano la strada dei bio-carburanti (GB, Misna, 19/10/2007)

Eccedenze nei raccolti di mais, Lilongwe in aiuto dei paesi a rischio fame (CO, Misna, 22/08/07)

Crisi politica, giovani ‘assediano’ il parlamento (MZ, Misna, 07/08/07)

Aids: governo a popolazione, "Fate il test" (Corriere della Sera, 16/07/2007)

19 enne costruisce un impianto eolico con una bici (Futuroprossimo, 08/07/07)

Dibattito sull’apertura di una miniera di uranio (LM, AG, Fides, 19/05/07)

Le difficoltà di superare le sfide economiche (Serena Grassia, Equilibri, 24/04/07)

Le eccedenze agricole per sfamare lo Zimbabwe (LM, Ag. Fides, 19/04/07)

Vice-presidente Chilumpha processato per alto tradimento (PeaceReporter, 31/01/07)

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Sussidi agricoli per uscire dalla fame (LM, Fides, 04/12/2007)

Il Malawi ha compiuto due miracoli: è riuscito a diventare un esportatore di derrate alimentari, mentre fino al 2005 la sua popolazione era alla fame, e ha convinto un importante organo di stampa internazionale a interrogarsi sulla validità dei dogmi del liberismo assoluto, che prevedono l’abolizione di ogni forma di sussidio statale. In un articolo significativamente intitolato “Ending famine, simply by ignoring the experts” (“Uscire dalla carestia, semplicemente ignorando gli esperti”), la giornalista del New York Times, Celia W. Dugger, descrive l’enorme progresso compiuto dal piccolo Paese dell’Africa sud-orientale da quando il governo ha deciso di sovvenzionare la distribuzione di fertilizzanti e sementi ai contadini locali. Il Malawi è così passato rapidamente da Paese bisognoso di assistenza umanitaria a fornitore di cereali per il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite. L’articolo (ripreso anche dell’International Herald Tribune del 1° dicembre) sottolinea che “negli ultimi 20 anni, la Banca Mondiale e alcune nazioni ricche dalle quali il Malawi dipende per gli aiuti, avevano esercitato periodicamente delle pressioni affinché questo piccolo Paese, senza accesso al mare, aderisse alle politiche del libero mercato e riducesse o eliminasse le sovvenzioni per i fertilizzanti, anche quando gli Stati Uniti e l’Unione Europea sovvenzionavano abbondantemente i propri agricoltori. Ma dopo il raccolto del 2005, il peggiore degli ultimi 10 anni, il nuovo Presidente del Malawi, Bingu wa Mutharika, decise di seguire quello che l’occidente praticava, non quello che predicava”. La nuova politica agricola, fondata sui sussidi, sull’educazione degli agricoltori, sui crediti ai contadini e la ricerca agraria, ha permesso al Malawi di uscire dalla drammatica crisi alimentare (vedi Fides 23/9/2005) e di diventare un esempio per gli altri Paesi africani. Grazie anche alle abbondanti piogge, la produzione cerealicola del Paese è passata da 1,2 miliardi di tonnellate del 2005, ai 2,7 miliardi del 2006 e ai 3,4 miliardi del 2007. Un risultato che ha portato la Banca Mondiale, paladina del liberismo, a riflettere sulle proprie “ricette” economiche. (LM, Fides, 04/12/2007)

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Nuovo slancio per l'industria del caffè (Pilirani Semu-Banda, IPS, 22/11/2007)

Nonostante il boom del consumo di caffè in diversi mercati, il Malawi ha lottato negli ultimi anni per trovare dei compratori per il suo caffè di produzione locale. Su un volume totale di 2.500 tonnellate metriche prodotte lo scorso anno per il mercato internazionale, gli agricoltori locali sono riusciti ad esportarne solo 1.307. C'è stata una tendenza al ribasso nella produzione del chicco di caffè del Malawi ogni anno sin dal 1991, quando il paese aveva raggiunto un picco di 7.720 tonnellate metriche di chicchi di caffè. I coltivatori di caffè hanno prodotto solo 3.703 tonnellate metriche nel 2001, scendendo a 2.500 tonnellate metriche nel 2006. L'Associazione del caffè del Malawi (CAMAL), che rappresenta cooperative e grandi e piccoli agricoltori commerciali, attribuisce il progressivo declino nella produzione all'abbandono dell'industria da parte dei coltivatori, e alla riduzione degli ettari di terra destinati alle coltivazioni. CAMAL vuole invertire la tendenza negativa cercando mercati di maggiore valore per il suo caffè. “Il Malawi deve cercare dei compratori invece di continuare a fare affidamento su uno o due acquirenti che comprano qui da sempre”, secondo Njikho. I tradizionali compratori del paese sono Olanda, Regno Unito, Germania e Sud Africa. Ma quest'anno, il caffè del Malawi ha il potenziale per raggiungere altri mercati in Svizzera, Usa, Canada e Giappone. CAMAL è riuscita ad attirare nuovi acquirenti da questi paesi. Una delle peculiarità del caffè del Malawi è che tende ad avere un gusto più morbido, e una minore acidità rispetto allo stesso prodotto africano. Per promuovere una maggiore consapevolezza del mercato sulla qualità del caffè del Malawi, CAMAL ha unito le sue forze a quelle dell'Agenzia per lo sviluppo investimenti del Malawi (MIPA), del Growing Sustainable Business (GSB) del Programma Onu per lo sviluppo e dell'Agenzia Usa per lo sviluppo internazionale (USAID). Secondo il broker della GSB Jan Willem van den Broek, i produttori di caffè sono sempre più consapevoli dell'alta qualità dei loro chicchi, e del loro potenziale di vendita sui mercati del caffè più esclusivi. (…) Il Malawi, ha proseguito, ha sia il clima sia l'altitudine adatte per produrre un caffè di alta qualità, ma la maggior parte del caffè del paese viene esportato sotto forma di chicchi di caffè verde non lavorati. Grazie a questa nuova iniziativa, CAMAL ha cominciato a dedicarsi alla lavorazione di miscele ed etichette locali proprie. Una di queste è il Caffè di Mzuzu, che viene prodotto nel Nord del paese dall'Unione cooperativa dei coltivatori di caffè di Mzuzu. (…)(Pilirani Semu-Banda, IPS,22/11/2007)

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Fumo etico. Ma una sigaretta potrà mai essere equa e solidale?(Greenplanet, 09/11/2007)

Il commercio equo e solidale si prende cura degli aspetti legati alla coltivazione, alla costruzione, alla commercializzazione e vendita di un prodotto, più che della sua natura stessa. Ma se il prodotto in sé uccide, come per esempio il tabacco, potrà mai ottenere una certificazione etica? Lo spunto paradossale, ma poi non così tanto, è il tema di un articolo comparso in un blog collegato al quotidiano inglese theGuardian, che racconta la storia di un marchio di sigarette. L'intuizione imprenditoriale è di un americano ( poteva essere altrimenti?), Andre Rieksta, per l'esattezza un nativo americano, un Mohicano. Il tabacco viene acquistato ad un prezzo più alto del valore di mercato da una cooperativa di agricoltori africani Malawi, garantendo loro un buon livello di sostentamento. Con i soldi ricevuti per il tabacco sono riusciti a sviluppare progetti di coltivazione diversificata ed hanno finanziato l'acquisto della attrezzatura necessaria ad incrementare le coltivazioni di noccioline. Il tabacco viene coltivato senza l'utilizzo di sostanze chimiche. La riserva indiana Mohawk è tutta impiegata nella produzione di queste sigarette e grazie alla nuova attività nessuno dei suoi componenti è disoccupato, costituendo una positiva eccezione tra le comunità di nativi. Ma a dispetto delle aspettative la marca di sigarette dei mohicani non è riuscita ad ottenere nessuna certificazione o riconoscimento etico. Nonostante i ripetuti contatti di Andre Rieksta con enti legati al commercio equo e solidale in Usa, Germania, Inghilterra e Italia, nessuno finora è sembrato interessato a concedere questo riconoscimento. Ma allora ci chiediamo: il mercato equo e solidale potrebbe mai essere interessato ad entrare in questo settore?(Greenplanet,  09/11/2007)

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Malawi e Congo imboccano la strada dei bio-carburanti (GB, Misna, 19/10/2007)

Bio-combustibili e automobili brasiliane pensate per circolare sia con benzina che con etanolo: il Malawi ha deciso di trovare una alternativa locale all’importazione di petrolio, affidandosi alla tecnologia in uso in Brasile e alle sue produzioni di canna da zucchero da cui si ricava l’etanolo. I primi veicoli importati dal Sudamerica sono stati presentati agli inizi del mese nel corso di una cerimonia a Blantyre, nel sud del paese: società private e istituzioni si stanno ora impegnando in un’opera di sensibilizzazione con l'obiettivo di diminuire la dipendenza del paese dalle importazioni di petrolio e di creare nuovi posti di lavoro. Più a nord, nel Congo Brazzaville, il governo sta seguendo una linea simile e ha già firmato alcuni accordi con Brasilia per acquisire tecnologie, professionalità e ottenere finanziamenti al fine di produrre sul posto bio-carburanti. “Attraverso questi progetti, l’Africa ha una reale una opportunità di sviluppo; anche le società che producono olio hanno pensato di seguire questa strada” ha detto Sassou Nguesso, presidente del Congo. (GB, Misna,  19/10/2007)

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Eccedenze nei raccolti di mais, Lilongwe in aiuto dei paesi a rischio fame (CO,Misna, 22/08/07)

Dopo anni di carenze produttive e allarmi nutrizionali, il Malawi quest’anno ha registrato un surplus di produzione di mais pari a 1.5 milioni di tonnellate ed ha così annunciato di aver destinato 10.000 tonnellate di cereale da inviare come aiuti gratuiti a Swaziland e Lesotho, colpiti da una preoccupante crisi alimentare. "È giusto poter aiutare i nostri amici dello Swaziland e del Lesotho che si trovano in difficoltà" ha detto a un giornale locale il presidente Bingu Wa Mutharika. Dopo un periodo di siccità che ha colpito il paese nel 2005 il Malawi ha registrato negli ultimi due anni una crescita della produzione del mais, con un incremento del 22% nel 2007. I 12 milioni di abitanti necessitano di circa 2 milioni di tonnellate annue per il proprio sostentamento. "Abbiamo abbastanza mais per dar da mangiare a tutti fino alla prossima stagione" ha aggiunto Mutharika. Oltre alle donazioni a favore di Lesotho e Swaziland, il governo di Mutharika ha anche sottoscritto un accordo con quello dello Zimbabwe per vendere sottocosto ad Harare 100.000 tonnellate di mais. All'origine dello sviluppo agricolo del Malawi si troverebbe un programma di sostegno governativo che ha aumentato la diffusione e l'utilizzo di fertilizzanti nella lavorazione dei terreni. Il programma, tuttavia, rischia di essere interrotto, se il Parlamento non provvederà all’approvazione della nuova finanziaria. La discussione del bilancio 2007-2008 infatti è ferma da mesi a causa di alcune controversie fra i partiti di opposizione e il partito di governo. (CO, Misna,  22/08/07)

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Crisi politica, giovani ‘assediano’ il parlamento (MZ, Misna, 07/08/07)

Gruppi di giovani studenti hanno assediato ieri per alcune ore il parlamento di Lilongwe, costringendo i deputati a restare asserragliati all’interno nel timore di essere colpiti dalle pietre che a lungo sono state lanciate contro l’edificio. La protesta dei giovani, durata alcune ore, rientra nel clima di tensione politica in corso nel paese. Il Parlamento, ormai in mano all’opposizione che controlla 105 seggi su 193, ha infatti deciso nei giorni scorsi di sospendere la discussione della nuova finanziaria per dare la precedenza a un disegno di legge che permetterebbe al presidente del parlamento di espellere dall’Assemblea Nazionale, qualunque deputato decida di cambiare schieramento nel corso della legislazione. La legge, che intende prevenire la fuga di parlamentari dalle file dell’opposizione per unirsi allo schieramento governativo impegnato in una intensa ‘campagna acquisti’, rischia di portare il paese di fronte a un’inevitabile crisi di governo e ad elezioni anticipate. Il presidente Bingu Wa Mutharika nei giorni scorsi ha ordinato ai deputati di discutere l’approvazione della finanziaria, denunciando che la sospensione del dibattito sul provvedimento incide profondamente sulla gestione economica del paese e sulla capacità del governo di svolgere i propri compiti. Un giudice dell’Alta Corte ha definito illegale l’ordine dato dal presidente e ieri la polizia ha fatto irruzione nella sua abitazione per compiere una perquisizione.(MZ, Misna,  07/08/07)

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Aids: governo a popolazione, "Fate il test" (Corriere della Sera, 16/07/2007)

Il presidente della Repubblica del Malawi, Bingu wa Mutharika, ha lanciato un appello alla popolazione del suo Paese affinche' si sottoponga al test dell'Hiv, un flagello che "blocca la lotta alla poverta'". Nel Malawi, secondo le stime piu' recenti, ci sarebbero 12 milioni di sieropositivi, vale a dire il 14% della popolazione. Da qui la campagna di informazione lanciata dal presidente e riportata oggi dal sito internet della Bbc. (Corriere della Sera, 16/07/2007)

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19 enne costruisce un impianto eolico con una bici(Futuroprossimo, 08/07/07)

Quando si dice "ecco chi può garantire un futuro alla sua gente" ecco a voi William Kamkawamba, un giovane 'ecopirata' di 19 anni che ha rubato il vento di Kasungu, il suo villaggio del Malawi, costruendo un generatore di energia per la sua comunità utilizzando materiali di fortuna. Il sistema funziona con l'energia prodotta dal vento e per adesso fornisce elettricità ad alcune costruzioni del suo villaggio: presto, però, william 'farà luce' dapertutto, grazie a diverse migliorie che farà alla sua costruzione. Il papà di William si è sacrificato in nome della collettività, dando al ragazzo la sua bicicletta: il giovane scienziato l'ha sistemata sulla cima di un traliccio costruito completamente a mano e l'ha agganciata a delle pale di plastica. Detto così sembra facile, e invece. L'apparecchio di Kamkawamba produce elettricità che viene poi convogliata alle abitazioni. Le future modifiche prevedono l'installazione di pannelli termici sulle pale e sul traliccio, per catturare anche l'energia solare. Il blog di Kamkawamba è raggiungibile a questo indirizzo www.williamkamkwamba.typepad.com/ e c'è la possibilità di contribuire alla sua formazione scientifica, o di fargli tutti i complimenti che merita questo ragazzo che ha dato uno schiaffo morale a tutti i suoi coetanei che invece di una bici ai genitori gli succhiano ogni risorsa.(Futuroprossimo, 08/07/07)

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Dibattito sull’apertura di una miniera di uranio (LM, Ag. Fides, 19/05/07)

Anche la Commissione Episcopale “Giustizia e Pace” del Malawi si è unita a un’azione legale promossa da diverse Organizzazioni Non Governative per bloccare l’apertura di una miniera di uranio nel Paese. Le ONG e rappresentanti della società civile contestano il piano ambientale elaborato in vista dell’apertura, nel settembre 2008, della miniera di Kayelekera, nei pressi del confine con la Tanzania. Una società australiana ha ottenuto la concessione dello stabilimento. Intervistato dalla rivista cattolica “The Lamp” il Commissario per le Mine e i Minerali del Ministero delle Risorse Naturali e le Miniere, Charles Kaphwiyo, ha ricordato quali sono i rischi associati all’estrazione dell’uranio: “Il primo pericolo in una miniera di uranio è il gas radon, che in ogni caso è un elemento che si trova dovunque. Il radon può essere però facilmente controllato. Il secondo pericolo deriva dai liquidi che sono usati per estrarre l’uranio dalle rocce. Come saranno smaltiti questi acidi? Siamo ben consapevoli che le attività estrattive non possono distruggere l’ambiente”. Secondo Kaphwiyo, la società australiana prevede la costruzione di due bacini per la raccolta degli acidi e di altri materiali di scarto delle attività estrattive, mentre il governo dovrà creare un organismo per controllare il rispetto delle normative ambientali nazionali e internazionali. Gli abitanti locali guardano con interesse alle prospettive economiche dell’impianto ma, allo stesso tempo, sono preoccupati del suo impatto sull’ambiente. Da un lato vi sono gli 800 posti di lavoro che saranno creati durante la costruzione dell’impianto e i 200 che verranno impiegati nelle attività estrattive. La società si è inoltre impegnata a contribuire alla costruzione di una scuola primaria e di una secondaria, oltre che di un centro medico. Le nuove entrate fiscali derivanti da tasse e royalties saranno usate, secondo Kaphwiyo, “per costruire ospedali e altre infrastrutture nel Paese”. Altri benefici deriveranno dall’indotto e dagli acquisti sul mercato locale effettuati dai gestori dell’impianto . Inoltre, grazie alla miniera, il cui sfruttamento è finanziato da un gruppo di banche internazionali, il Malawi come dice il Commissario per le Mine e i Minerali, “entrerà nella mappa mondiale”, aprendo la porta a ulteriori investimenti stranieri. Gli oppositori del progetto mettono invece l’accento sui suoi rischi ambientali, in particolare sul pericolo che i liquami di lavorazione finiscano nel fiume North Rukuru, le cui acque sfociano nel lago Malawi, il polmone economico del Paese. Il Malawi infatti dipende dall’omonimo lago per le sue risorse idriche e ittiche e per il turismo.(LM, Ag. Fides,  19/05/07)

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Le difficoltà di superare le sfide economiche (Serena Grassia, Equilibri, 24/04/07)

Le gravi difficoltà economiche che il Malawi vive quotidianamente, l’ingente debito con i paesi esteri e le condizioni climatiche avverse, causa di continue e pericolose siccità, rendono piuttosto ardua la possibilità che il Malawi possa raggiungere i famosi otto obiettivi del Millennio (Millennium Development Goals 2015). - La forte corruzione delle istituzioni, la vorticosa crescita della popolazione, la crescente pressione sulle terre coltivabili e la conseguente insicurezza alimentare, peggiorata dalle recenti siccità e ulteriormente aggravata dall’alta incidenza dell’HIV, sono tra i maggiori problemi attuali del paese. Il Malawi risulta essere tra i più poveri al mondo, nonché tra i maggiormente indebitati con l’estero: il 42% della sua popolazione vive con meno di un dollaro al giorno e il 65% degli abitanti delle campagne vive sotto la soglia della povertà. La sua economia è prevalentemente agricola e il 90% della popolazione vive nelle aree rurali. Le gravi siccità del 2005 e del 2006 hanno costretto il governo ad accrescere le imposte per sostenere la crisi economica. Il Malawi vive, dunque, una grave emergenza umanitaria, una crisi complessa che necessita di interventi congiunti in più settori: tra i settori più critici, l’insicurezza alimentare e la crescente vulnerabilità della popolazione, soprattutto delle donne e dei bambini. L’attuale crisi alimentare è acuita dall’alto indice di HIV/AIDS che contagia il 14% della popolazione tra i 15 e i 49 anni, colpendo intere generazioni in età lavorativa e rendendole inabili al lavoro. La trasmissione dell’HIV da madre a figlio (TMF), inoltre, minaccia di contagiare tra i 20.000 e i 40.000 neonati ogni anno ed attualmente oltre 83.000 bambini sotto i 15 anni sono sieropositivi. I servizi sanitari di base, sovraffollati per l’aumentare delle malattie endemiche, sono compromessi dalla mancanza di infrastrutture, strumenti e medicine e dalla carenza di personale medico e paramedico. I tassi di mortalità neonatale e sotto il quinto anno sono tra i più alti al mondo (rispettivamente 112 e 178 per ogni 1.000 nati vivi). Malaria, diarrea, infezioni respiratorie acute e carenze nutrizionali sono tra le principali cause. I tassi di mortalità materna sono raddoppiati rispetto agli anni novanta: oggi più di una donna su cento muore di parto. l’analfabetismo è molto diffuso, soprattutto tra le donne, ad un livello pari al 58% della popolazione adulta. Le percentuali di iscrizione alla scuola secondaria sono molto basse a causa della mancanza di insegnanti, libri di testo e strutture sanitarie. L’abuso, lo sfruttamento sessuale e il traffico di minori colpisce più di un milione di bambini nel Malawi, soprattutto bambine, più soggette a discriminazioni e violenze. (Serena Grassia, Equilibri, 24/04/07)

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Le eccedenze agricole per sfamare lo Zimbabwe (LM, Ag. Fides, 19/04/07)

Il Malawi fino a pochi anni fa era costretto a ricorrere all’aiuto internazionale per sfamare la propria popolazione. Quest’anno invece, grazie a un raccolto eccezionale, esporterà una parte delle sue eccedenze di mais (1 milione 100mila tonnellate) nel vicino Zimbabwe, un tempo il granaio dell’Africa Australe, ed ora, a causa della politica del Presidente Robert Mugabe, costretto a importare derrate alimentare dall’estero. (…) Un fatto significativo se si pensa che nel 2005 il Malawi era stato colpito da una gravissima siccità che aveva costretto il governo locale a importare 400mila tonnellate di cereali per un valore di 100 milioni di dollari. Nel 2006, grazie alle migliori condizioni climatiche e al ricorso a fertilizzanti sovvenzionati dallo Stato, il Paese è riuscito a produrre 2 milioni 200mila tonnellate di mais, più che sufficienti per soddisfare le necessità alimentari dei suoi 12 milioni di abitanti. Nel 2007 il raccolto di mais, che avviene tra aprile e maggio, è di 3,15 milioni di tonnellate, un incremento del 22% rispetto all’anno precedente. È previsto anche un buon raccolto di riso: 107.797 tonnellate con un incremento del 17%. Il governo del Malawi ha finanziato il 70% dei sussidi per fornire ai contadini 150mila tonnellate di fertilizzante ad un costo di 60 milioni di dollari, e semi migliori per un valore di 6 milioni di dollari. Grazie all’eccellente raccolto degli ultimi anni, il Malawi ha ridotto le importazioni di cereali, in gran parte grano, riso, mais, a beneficio delle regioni meridionali del Malawi, che hanno ancora un deficit alimentare. Si tratta di sole 175mila tonnellate di cereali provenienti dalle eccedenze agricole del Mozambico settentrionale. (…)(LM, Ag. Fides, 19/04/07)

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Vice-presidente Chilumpha processato per alto tradimento (PeaceReporter, 31/01/07)

E' cominciato ieri, nella capitale Blantyre, il processo nei confronti del vice-presidente Cassim Chilumpha, accusato di aver complottato con un uomo d'affari locale per uccidere il presidente Bingu wa Mutharika. Chilumpha respinge le accuse, e sostiene di essere vittima di un complotto politico per essersi rifiutato di entrare nel nuovo partito creato dal presidente, il Democratic Progressive Party. Il processo è stato aggiornato al prossimo 7 febbraio. Nonostante le pesanti accuse, Chilumpha non è decaduto né si è dimesso dalla carica di vice-presidente. (PeaceReporter,31/01/07)

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