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Accordo con l’Italia per fronteggiare l'emergenza clandestini (Adnkronos/Ign, 30/12/07)
Il ministro dell'Interno Giuliano Amato e il ministro degli Esteri libico Abdurrahman Mohamed Shalgam hanno siglato oggi a Tripoli un Protocollo per la cooperazione tra l'Italia e la Libia per fronteggiare il fenomeno dell'immigrazione clandestina. In base all'intesa, informa una nota del Viminale, "le due parti intensificheranno la collaborazione nella lotta contro le organizzazioni criminali dedite al traffico degli esseri umani e allo sfruttamento dell'immigrazione clandestina". In particolare, "l'accordo prevede l'organizzazione di pattugliamenti marittimi congiunti davanti alle coste libiche. In questo modo -si sottolinea al Viminale- sarà possibile contrastare efficacemente la partenza dei natanti e bloccare il tragico traffico degli esseri umani. Il Governo italiano si impegna, altresì, a sostenere con l'Unione Europea i programmi di cooperazione con la Libia, con particolare riferimento ai controlli sull'immigrazione clandestina". "Quello che oggi si conclude è un lungo e riservato negoziato con la Libia", sottolinea Amato, per il quale "sarà ora possibile un pattugliamento con squadre miste a ridosso delle coste libiche, davanti ai porti e alle baie da cui escono le imbarcazione dei trafficanti di uomini. In questo modo, sarà possibile contrastare con molta maggiore efficacia questi traffici, salvando molte vite umane e sgominando le bande criminali che li gestiscono". Il titolare del Viminale ricorda che "è ciò che è stato fatto sulle coste dell'Albania, azzerando di fatto l'afflusso dei clandestini attraverso quella rotta. Ora sarà possibile farlo anche con la rotta dalla Libia. L'Italia è uno dei maggiori sostenitori di 'Frontex' -ricorda ancora Amato- Con la Francia siamo il Paese che ha fornito più mezzi per il pattugliamento del Mediterraneo e delle coste atlantiche. Ma ho sempre sostenuto che pattugliare in alto mare è più efficace come soccorso che come deterrente". Perciò, osserva il ministro dell'Interno, "questo accordo è un grande passo in avanti. Siamo grati alle autorità di Tripoli per lo spirito di collaborazione dimostrato. Si confermano i buoni rapporti tra i due Paesi che hanno dato e daranno altri frutti, anche nell'ambito dei programmi dell'Unione Europea che noi abbiamo contribuito e contribuiremo ulteriormente ad aprire a Tripoli". (Adnkronos/Ign, 30/12/07)
Investimenti esteri per 100 mld $, il premier: Pronto il fondo sovrano (E.V., Il Denaro, 18/12/2007)
La Libia dispone di 100 miliardi di dollari per investimenti all'estero e di 155 miliardi di dollari da destinare a progetti locali di infrastrutture, grazie agli introiti petroliferi, rafforzati dal rincaro del greggio. Lo ha detto il primo ministro, Baghdadi Mahmudi, a Bloomberg News. Il Paese nordafricano sta valutando investimenti in azioni estere, obbligazioni e immobili nei Paesi sviluppati ed emergenti, ha spiegato Mahmudi, intervistato nei giorni scorsi a Tripoli. "Ora ci stiamo preparando a investire oltre 100 miliardi di dollari fuori della Libia, in vari settori", ha sottolineato, senza precisare in quali comparti o Paesi. La nazione che detiene le maggiori riserve petrolifere dell'Africa ha costituito un fondo sovrano a beneficio delle future generazioni, quando i giacimenti petroliferi saranno prosciugati, ricalcando l'esempio di Abu Dhabi, Kuwait e altri Stati arabi del Golfo Persico, che investono parte delle loro ricchezze all'estero. La Libia, secondo produttore di petrolio in Africa dopo la Nigeria, esporta greggio per 135 milioni di dollari al giorno, con il petrolio a 90 dollari al barile, secondo la compagnia di Stato National Oil Corp. (…)(E.V., Il Denaro,
18/12/2007)
Gheddafi a Madrid ricevuto da re Juan Carlos (Ansa, 17/12/2007)
Gheddafi e' stato ricevuto oggi da re Juan Carlos al palazzo del Pardo dove risiedera' durante la sua prima visita ufficiale a Madrid.Il leader libico e' stato accolto con una salva di 21 colpi di cannone e insieme a Juan Carlos ha passato in rivista una compagnia della Guardia Reale. Gheddafi incontrera' questa sera il premier Zapatero. Il colloquio, secondo fonti del governo, sara' dedicato a questioni bilaterali a sfondo economico e petrolifero e alle questioni relative al Mediterraneo. (Ansa,
17/12/2007)
Gheddafi: "mai parlato di diritti umani con Sarko" (Associated Press Italia, 11/12/07)
Muhammar Gheddafi smentisce Nicolas Sarkozy: contrariamente a quanto affermato ieri sera dal presidente francese, i due non avrebbero evocato la questione dei diritti umani in Libia durante il loro incontro di ieri pomeriggio. Il leader libico si e' espresso durante un'intervista alla televisione pubblica France 2 che andra' in onda stasera. Interrogato sul fatto che Sarkozy aveva dichiarato ieri sera durante un punto stampa di aver chiesto a Gheddafi di "fare progressi sulla via dei diritti umani", Gheddafi ha risposto "anzitutto ne' io ne' il presidente Sarkozy abbiamo evocato questi argomenti. Siamo abbastanza vicini, cooperiamo". Gheddafi è a Parigi da ieri pomeriggio per una visita di cinque giorni, la prima da 34 anni. La presenza del leader libico ha provocato le proteste delle associazioni per i diritti umani e dell'opposizione di sinistra, ma anche alcuni malumori in seno alla stessa maggioranza. In particolare viene rimproverato a Sarkozy un eccesso di realismo e di aver messo da parte le promesse fatte in materia di promozione dei diritti umani fatte in campagna elettorale in nome del business. (Associated Press Italia,
11/12/07)
Dieci miliardi di contratti per le imprese francesi (Attilio Geroni, Il Sole 24 ore, 11/12/07)
Pioggia, vento, freddo e polemiche hanno accolto a Parigi il leader libico Muhammar Gheddafi, ospite scomodo e imprevedibile della capitale francese per ben cinque giorni. Lo sdoganamento del colonnello, un tempo paria della comunità internazionale, è cosa fatta per il presidente Nicolas Sarkozy, che ieri pomeriggio l'ha ricevuto - e in nome della realpolitik economica ha preannunciato contratti da 10 miliardi di euro per le imprese francesi in Libia - in serata ha organizzato una cena in suo onore all'Eliseo e domani lo vedrà ancora. La sinistra è indignata, le associazioni umanitarie pure, un viceministro (Rama Yade, responsabile dei Diritti Umani) ha avuto parole pesantissime nei confronti della "guida" della rivoluzione libica, ma anche in questo caso, come in quello dell'Algeria visitata nei giorni scorsi, il capo di Stato francese preferisce credere alle conversioni, rompere tabù e convenzioni e guardare avanti. Certo, Sarkozy ha ricordato al suo ospite «che sul rispetto dei diritti umani deve ancora fare dei progressi», ma più che indignazione, la critica tradiva il tono di un rimprovero di circostanza, un atto dovuto per sedare i malumori nel Governo e tenere a bada l'opinione pubblica. «La Francia - ha detto il presidente - ha accolto un capo di Stato che ha rinunciato definitivamente all'arsenale nucleare, che ha scelto di rinunciare definitivamente al terrorismo e che ha scelto di risarcire le vittime». Il credito a Gheddafi non è incondizionato, ma è molto forte, soprattutto dopo che in luglio Sarkozy è riuscito a portare a casa le infermiere bulgare da Tripoli. Un aspetto sul quale ha voluto insistere per rispondere alle critiche della sinistra, degli intellettuali, e in particolare di Bernard-Henri Levy, sempre pronti «a dare lezioni di diritti umani dal caffè Flore (uno dei locali storici di Boulevard Saint Germain, ndr)». Ancora una volta il presidente francese ha dimostrato di voler infrangere gli schemi del politicamente corretto e di curarsi fino a un certo punto delle convenzioni diplomatiche. Il gusto iconoclasta, applicato spesso ai problemi interni, esce dai confini e non per la prima volta. L'opposizione socialista ha voluto ricordare il curriculum del colonnello, le sue responsabilità dietro due dei più odiosi atti di terrorismo internazionale (l'attentato di Lockerbie nel 1988 e quello contro un Dc10 della compagnia francese Uta in Niger, nell'89), la mancanza di libertà di espressione e di pluralismo in Libia, i prigionieri politici. Ancora più indignata però, si è mostrata la giovane (30 anni) Rama Yade, viceministro dei Diritti Umani e pupilla di Sarkozy: «La Francia - aveva detto - non è uno zerbino sul quale un dirigente, terrorista o no, possa venire a pulire le scarpe dal sangue dei suoi misfatti». Una bomba che le è subito costata una convocazione all'Eliseo e, sembra, una benevola paternale del presidente, che nel gioco delle parti e delle grandi piccole ouvertures quotidiane, non l'ha sconfessata, dicendosi anzi in parte d'accordo con la sua posizione di principio. Imbarazzato anche il capo della Yade, il ministro degli Esteri Bernard Kouchner, sollevato dal fatto di essere «per un caso fortunato» a Bruxelles. Parigi ha comunque voluto sancire in grande stile la fine dell'isolamento internazionale della Libia, riconoscendo gli sforzi compiuti da Gheddafi a partire dal 2003, con la rinuncia all'arsenale nucleare e il risarcimento delle vittime di Lockerbie e del Dc10 dell'Uta. Era dal 1973 che il colonnello non veniva in Francia. Ieri si è presentato con una delegazione di 400 persone e ha piazzato la sua tenda nel prato dell'Hotel Marigny, residenza che l'Eliseo riserva agli ospiti stranieri. I contratti miliardari riguardano la fornitura «di uno o più reattori nucleari» (c'è l'ok americano) destinati ad alimentare gli impianti per la desalinizzazione dell'acqua e per il «sostegno alle attività di prospezione e sfruttamento dei giacimenti di uranio», la vendita di 21 Airbus (15 alla compagnia di bandiera Lybian Airlines e sei alla Afriqiyah), la possibile vendita di 14 Rafale, i caccia del gruppo Dassault che non hanno ancora trovato un acquirente estero, e 35 elicotteri. Una partita da 5,4 miliari di euro. (Attilio Geroni, Il Sole 24 ore,
11/12/07)
Francia: accordo cooperazione per nucleare civile (Swissinfo, 10/12/07)
La Francia e la Libia hanno siglato questa sera un "accordo di cooperazione per lo sviluppo dell'utilizzazione pacifica dell'energia nucleare". La firma è avvenuta nel corso di una cerimonia all'Eliseo, presenti il capo dello stato francese Nicolas Sarkozy e il leader libico Muammar Gheddafi. L'accordo prevede fra l'altro, secondo l'Eliseo, "la formazione, la sistemazione del punto di vista legislativo, regolamentare ed amministrativo, la fornitura di uno o più reattori nucleari per la desalinizzazione dell'acqua marina e il sostegno allo sfruttamento dell'uranio". Durante la cerimonia la Libia ha anche annunciato l'acquisto di 21 aerei Airbus per le compagnie Afriqiyah e Libyan Airlines. Per la prima sono stati acquistati sei Airbus A350, per la seconda quattro A350, quattro A330 e sette A320. L'ammontare del contratto non è stato reso noto. (Swissinfo,
10/12/07)
Nuovo giacimento a Ghadames (Il Denaro, 05/12/2007)
La compagnia petrolifera canadese Verenex annuncia di aver scoperto un nuovo giacimento di petrolio nel bacino di Ghadames, a circa 250 km a Sud Est di Tripoli. Secondo fonti della Compagnia nazionale libica del petrolio (Noc), le analisi effettuate presso i pozzi di esplorazione situati nel bacino di Ghadames hanno rivelato una profondità di circa 3 km ed una media di erogazione di circa 2.500 barili di petrolio e di 2,41 milioni di metri cubi di gas al giorno. (Il Denaro,
05/12/2007)
Gheddafi andra' all'eliseo, con la sua tenda e forse cammelli (Apcom, 04/12/2007)
Per la prima volta dopo 34 anni, il Colonnello Moammer Gheddafi arriverà a Parigi il 10 dicembre prossimo per una visita ufficiale che durerà 3 giorni. E a corredo si porterà dietro guardie del corpo, forse cammelli, e certamente una tenda gigante, senza la quale si rifiuta di ricevere ospiti: lo scrive stamani il quotidiano kuwaitiano Aljarida. La notizia ripresa subito con grande risalto dalle tv satellitari arabe è destinata a suscitare molta curiosità. Secondo il quotidiano kuwaitiano, Gheddafi avrebbe preteso e ottenuto dai francesi che sia installata una tenda nei giardini del palazzo che lo ospiterà "nelle adiacenze dell'Eliseo". Dove "non si esclude" che si porti dietro alcuni cammelli. Mentre sarebbe certa la presenza di 40 guardie del corpo donne, che vigileranno sulla sicurezza del leader libico. Per evitare una "crisi diplomatica", "la questione della tenda", avrebbe "impegnato a lungo" gli addetti al protocollo dell'Eliseo che alla fine avrebbero ceduto al desiderio del colonnello. La tenda, che arriverà da Tripoli, sarà utilizzata dal rais libico "solo per ricevere gli ospiti" e non per dormire. Secondo quanto riferisce Aljarida, fonti dell'Eliseo avrebbero giustificato "l'anomalia del protocollo", ricorrendo a 5 precedenti. Una sarebbe quella della regina Elisabetta, che nei suo viaggi fuori del Regno Unito "usa portarsi dietro l'acqua e il tè" da casa (non si sa mai). Secondo le fonti 'libiche' del giornale arabo, Gheddafi arriverà con un "seguito di 400 persone" a "bordo di 5 aerei". Per la propria sicurezza, il Colonello libico sarà guardato a vista da "40 ragazze guardie del corpo" e "si sposterà con auto blindate" portate direttamente dalla Libia. Anzi, desiderio di Gheddafi sarebbe stato "raggiungere Parigi a bordo della sua auto percorrendo tutta la Spagna". Un vero corteo trionfale attraverso l'Europa. Bocciato dai francesi che avrebbero spiegato: "Il tragitto è troppo lungo e rende difficile il lavoro degli uomini della sicurezza". La 'storica' visita del capo di stato libico in Francia si profila come un vero incubo logistico per Parigi. Ma ne vale la pena: il viaggio, preceduto da fitte trattative, dovrebbe portare alla firma di importanti contratti tra i due paesi in campo degli armamenti. Secondo fonti militari del quotidiano, Tripoli dovrebbe acquistare "13 aerei da combattimento Rafale" e "elicotteri Tiger", oltre a firmare un contratto per "la costruzione di un reattore nucleare" per usi pacifici. Secondo il giornale arabo a condurre le trattative per i contratti militari da parte libica, sarebbe stato il capo dell'intelligence libica per l'estero Moussa Koussa. Uno dei sei condannato in contumacia dalla giustizia francese per l'attentato all'aereo di linea francese esploso nel cielo del Niger nel 1989: il Dc-10 Uta precipitò sul deserto del Sahara, provocando la morte delle 170 persone a bordo. (Apcom,
04/12/2007)
Lo Iom lancia un appello per i migranti (Peacereporter, 26/11/2007)
Decine di migliaia di migranti sono bloccati in Libia in disperato bisogno di aiuto. Lo ha affermato l'Organizzazione internazionale della migrazione (Iom), che ha lanciato un appello urgente in cui si chiedono 3 milioni di euro per aiutare i migranti a tornare a casa. La Libia è uno dei punti di transito principali per molti africani che dalle regioni subsahariane tentano di raggiungere l'Europa. Lo Iom ha aiutato circa 1.300 migranti a rientrare a casa negli scorsi anni. "Lavoriamo su un arco di 4.000 chilometri di deserto e 2.000 chilometri di costa dove il pattugliamento è estremamente complesso", ha affermato il capo dello Iom in Libia, Laurence Hart. "Con i fondi richiesti potremmo aiutare molti migranti a tornare a casa e ricominciare una nuova vita". (Peacereporter,
26/11/2007)
Libia - Stop al negoziato Italia-Libia, ma la firma arriverà presto (Corr. Canadese, 16/11/07)
Il negoziato con la Libia per chiudere il lungo contenzioso sui risarcimenti postcoloniali chiesti dal colonnello Gheddafi continua, ma la missione della delegazione libica che sarebbe dovuta venire a Roma questa settimana per chiudere alcune questioni ancora in sospeso è per il momento rimandata. Si tratta comunque di un rinvio temporaneo e, ha annunciato il capo ufficio stampa della Farnesina Pasquale Ferrara nel consueto briefing settimanale, la missione si farà “in tempi ravvicinati”, appena possibile. La delegazione libica che sarà “di livello adeguato” dovrà continuare la trattativa che il 10 novembre scorso a Tripoli ha visto il raggiungimento di una “intesa di massima e di principio” tra il leader libico e il ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Il negoziato, ha ricordato Ferrara citando il capo della diplomazia italiana, è “complesso e presenta molti aspetti in fase di definizione. La missione non è stata confermata perché devono essere definite questioni ancora in sospeso, ma ovviamente si continua a negoziare». E, come aveva specificato il capo della diplomazia italiana al termine dell’incontro con Gheddafi, la trattativa tocca “questioni diverse e sensibilità diverse”. Sui temi “oggetto di negoziato” il riserbo è totale per ovvie ragioni. Ma quello che il capo ufficio stampa della Farnesina ha tenuto a evidenziare è che «si sta lavorando a un accordo di carattere globale che consideri tutti gli aspetti delle relazioni bilaterali, a cominciare dalla chiusura del contenzioso del passato fino ai temi che possono rappresentare un momento di rilancio su nuove basi delle relazioni bilaterali». Tutte le questioni, ha detto Ferrara, «sono sul tappeto e tutte devono trovare una soluzione che sia soddisfacente per entrambe le parti proprio perché si tratta di un accordo che serve a riprendere le relazioni con un Paese che noi consideriamo importante anche nel contesto dei rapporti con gli altri Paesi del Mediterraneo». (Corr. Canadese, 16/11/07)
Ribadita la posizione sui passaporti in lingua araba (TTG, 14/11/07)
Dopo che a centinaia di passeggeri europei è stato negato l'ingresso in Libia, Tripoli ha confermato l'introduzione della norma che impone a chi vuole visitare il Paese l'obbligo di avere i dati sul passaporto tradotti in arabo. "La Libia non riconsidererà la sua decisione, nè terrà conto delle reazioni internazionali - ha avvertito un funzionario libico -. La misura è stata adottata per difendere la lingua araba. I Paesi occidentali ci chiedono la traduzione in inglese dei nostri passaporti e noi dobbiamo adeguarci, è normale. I viaggiatori che arrivano con passaporti in lingue straniere creano problemi alle nostre guardie di frontiera, che non conoscono le lingue straniere" (TTG,
14/11/07)
Nuova normativa sulla traduzione in arabo dei passaporti (Virgilio, 12/11/2007)
La compagnia aerea Air Mediterranee rimpatrierà quest'oggi gli 83 passeggeri francesi bloccati da ieri, domenica, a Tripoli, a causa dell'entrata in vigore di una nuova normativa sulla traduzione in arabo dei passaporti. "Abbiamo ricevuto dal Quai d'Orsay l'autorizzazione ad inviare un aereo in Libia per rimpatriarli", ha assicurato l'ad della compagnia, Antoine Ferretti. L'Airbus A 321 decollerà alle 15 da Charles de Gaulle e rientrerà a Roissy questa sera per mezzanotte. Un volo per la Libia proveniente da Parigi era stato costretto ieri a fare marcia indietro con i suoi 172 passeggeri, cui era stato vietato di scendere dall'aereo poiché i loro passaporti non avevano la traduzione in lingua araba. Ugualmente le autorità libiche avevano negato il permesso di partire ad 83 cittadini francesi presenti all'aeroporto di Sebha che dovevano rientrare nella capitale francese. Quanto ai 172 passeggeri che sono stati costretti a rientrare in Francia "la situazione per loro è assolutamente bloccata, poiché i libici non rilasciano più visti", ha spiegato l'ad di Air Mediterranee. "Siamo in un pasticcio che non sappiamo sbrogliare", ha aggiunto. Le autorità libiche esigono d'ora in poi che i passaporti dei cittadini europei siano tradotti in arabo, in nome di una nuova normativa entrata in vigore domenica, all'insaputa delle compagnie aeree. Fonte Apcom (Virgilio,
12/11/2007)
Svolta internazionale per il trasporto aereo (Ttg, 08/11/2007)
Sarà il motore dello sviluppo del trasporto aereo in Libia. Il Paese nordafricano ha tenuto a battesimo Libyiah Afriqiyah Aviation Holding Company; la società sarà la principale azionista nel settore dell'aviazione libica, con un capitale di un miliardo di dinari libici (circa 560 milioni di euro). Libyiah Afriqiyah sarà la capogruppo di una rete di società come Afriqiyah Airways, Libyan Airline, United Aviation Company, Libyan Handling & Aircraft Maintenance Services. La nuova realtà ha come obiettivi lo sviluppo dell'aviazione libica e l'espansione del network dei voli, che oggi si ferma a 10 destinazioni regionali e 60 internazionali. (Ttg,08/11/2007)
Comitato Onu denuncia uso sistematico della tortura (.Instablog, 02/11/07)
Intervista con i rifugiati detenuti a Zawiyah (ICI, 31/10/2007)
Libia - Deportati e deportanti: a un passo dalle scuse dell'Italia, la Libia deporta migliaia di migranti(Christian Elia,Peacereporter, 29/10/2007)
Libia - Nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Anita Borselli, Equilibri, 26/10/2007)
Pestati 500 migranti detenuti a Zawiyah (Meltingpot, 26/10/2007)
Onu: Libia e Vietnam eletti al Consiglio di Sicurezza (L’Occidentale, 17/10/2007)
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite vedrà la presenza di due vecchi nemici degli Usa durante la guerra fredda: la Libia di Gheddafi e il Vietnam sono infatti stati sorprendentemente eletti martedì dall'Assemblea Generale. Il voto espresso nella giornata di ieri dai rappresentanti dell'Assemblea Onu fa capire quanto siano cambiate le relazioni diplomatiche nel corso degli ultimi vent'anni. Risale infatti al 1986 l'incidente diplomatico fra il governo di Washington e quello di Tripoli. A Berlino due americani vennero assassinati da sicari libanesi e a seguito di ciò gli Stati Uniti bombardarono la capitale del Libano. Per quanto riguarda il Vietnam, la guerra contro i viet-cong ha lasciato profonde ferite nell'opinione pubblica americana, influenzata dal movimento dei reduci. Ad oggi Washington sta invece organizzando accordi commerciali e petroliferi con i suoi ex-nemici. (L’Occidentale,
17/10/2007)
Amnesty a UE, ottenere garanzie su tutela diritti umani (Agi, 15/10/2007)
La cooperazione con la Libia non puo' crescere senza garanzie sul rispetto dei diritti umani. In una lettera inviata ai ministri degli Esteri dell'Unione europea, Amnesty International chiede che ogni futuro accordo con il Paese faccia esplicito riferimento a queste garanzie, e li invita a non affidare alla Commissione europea il mandato di negoziare con Tripoli se la tutela dei diritti umani non verra' tenuta in debita considerazione. Gia' a luglio, Amnesty aveva fatto notare come il Memorandum d'intesa tra Ue e Libia, siglato all'indomani del rilascio delle infermiere bulgare e del medico palestinese che rischiavano l'esecuzione capitale, non contenesse alcun riferimento ai principi internazionali in materia. "Se c'e' una lezione da apprendere da quel caso", ha commentato Dick Oosting, direttore dell'ufficio di Amnesty presso la Ue, "e' proprio che i diritti umani devono essere alla base di ogni accordo con la Libia". A preoccupare Amnesty e' soprattutto la cooperazione nel contesto dell'immigrazione irregolare. La Libia, ricorda ancora una volta l'organizzazione, non e' Stato parte della Convenzione sui rifugiati del 1951 e l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati non puo' operare liberamente nel Paese. Inoltre, la legge libica non contiene alcuna norma che consenta ai richiedenti asilo politico di sottoporre alle autorita' il proprio caso, e Amnesty ritiene "deplorevoli" le condizioni di detenzione dei migranti irregolari. (Agi,
15/10/2007)
Gheddafi critica la democrazia: tratta cittadini come "scimmie" (Reuters, 08/10/2007)
Muammar Gheddafi, al governo della Libia da 37 anni, ha affermato che la democrazia basata su un pluralismo di partiti è una truffa promossa dai governi, che trattano i loro cittadini "come scimmie" e negano loro il vero potere. Le dichiarazioni del leader libico, riportate oggi dall'agenzia stampa ufficiale libica Jana, seguono il discorso pronunciato la settimana scorsa, quando Gheddafi ha sostenuto che il suo Paese non abbandonerà mai il sistema dello "Stato delle masse", che si regge sui congressi popolari. "Parlano dell'alternanza del potere (da un partito all'altro) -- ha scritto Jana citando Gheddafi -- Cosa significa? Significa che le persone vengono trattate come scimmie". "Il mondo è stanco di partiti ed elezioni. Persino l'intelligentsia occidentale è disgustata dal sistema partitico e dalla farsa delle elezioni. Ammettono essi stessi che non si tratta di democrazia ma di falsificazione", ha aggiunto Gheddafi, che da tempo auspica l'adozione del suo modello da parte dei governi nel mondo. "Il mondo potrebbe un giorno scegliere l'autorità del popolo, spazzando via tutti questi vecchi sistemi". Gheddafi ha preso il potere in Libia con una rivoluzione nel 1969 e nel 1977 ha istituito la "Jamahiriyah" (lo Stato delle masse) un sistema di governo popolare che segue i principi del Libro verde, che combina aspetti del socialismo, dell'Islam e del pan-arabismo. Gli oppositori sostengono che il sistema della Jamahiriyah, l'unica forma di governo conosciuta da gran parte della popolazione libica, celi un sistema autoritario che ha lasciato il Paese nella povertà. (Reuters, 08/10/2007)
Ban Ki-Moon in Libia per colloqui con Gheddafi (AGI/REUTERS/AFP, 10/09/07)
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, e' giunto oggi in Libia per colloqui con Muammar Gheddafi incentrati sul ruolo di mediazione assunto dal Paese maghrebino nel conflitto in Darfur, specie in vista della nuova tornata di negoziati di pace tra delegati del governo di Khartoum e rappresentanti dei ribelli attivi nella tormentata regione occidentale sudanese, in programma proprio in territorio libico il 27 ottobre prossimo. Ban, che in origine era atteso nella capitale Tripoli, e' invece poi atterrato a Sirte, citta' natale di Gheddafi situata 500 chiloometri piu' a est, su richiesta delle autorita' locali. Per l'ex ministro degli Esteri sud-coreano si tratta della terza tappa di una missione di sei giorni che lo ha condotto dapprima nello stesso Sudan e poi nel confinante Ciad. Fonti dell'Onu hanno riferito che dall'incontro con il leader libico Ban si ripropone di ottenere garanzie sul successo delle trattative a venire, che potrebbero porre fine a una carneficina in atto da quattro anni e costata gia' almeno duecentomila morti. "Insieme alle Nazioni Unite e all'Unione Africana lavoreremo sodo per riuscire a conseguire la pace", ha dichiarato a sua volta Ali Treiki, ministro per gli Affari Africani di Tripoli. "La nostra stessa sicurezza e' collegata anche a quella di Sudan e Ciad, siamo loro vicini, e inoltre in Libia lavorano oltre 750.000 persone originarie del Darfur". Ban spera altresi' in un contributo fattivo da parte di Egitto ed Eritrea, oltre che dallo stesso Ciad, dove sono ospitati circa duecentomila profughi dal Darfur nonche' centocinquantamila sfollati interni, in fuga dalle aree orientali per sottrarsi agli scontri in atto oltre confine. (AGI/REUTERS/AFP, 10/09/07)
Anniversario rivoluzione, amnistia a duemila detenuti (Swissinfo, 31/08/07)
Le autorità libiche hanno amnistiato 2.091 detenuti di diritto comune in occasione del trentottesimo anniversario della rivoluzione del 1 settembre 1969 che ha portato al potere il colonnello Muammar Gheddafi. La decisione è stata presa dal Consiglio superiore delle istanze giudiziarie, un organismo che dipende dal ministero della giustizia. Nel dare la notizia, la Tv libica ha precisato che il provvedimento riguarda anche detenuti stranieri. L'emittente ha aggiunto che l'amnistia è stata concessa ai condannati che hanno espiato metà della pena e che in carcere si sono distinti per una buona condotta.(Swissinfo, 31/08/07)
Accordo militare con la Francia dopo la liberazione delle infermiere bulgare(Rainews24, 29/08/07)
Francia e Libia hanno concluso un accordo segreto di cooperazione nel campo della difesa, che va dall'acquisizione di materiale militare all'addestramento delle forze speciali libiche, afferma il settimanale satirico francese 'Le Canard Enchaine' in edicola oggi, che pubblica un faxsimile del testo. Secondo la rivista questo "accordo di cooperazione nel settore della difesa e di partenariato industriale di difesa" è stato firmato lo scorso 25 luglio a Tripoli all'indomani della liberazione delle infermiere bulgare. Il documento porta la firma dei ministri degli esteri francese e libico Bernard Kouchner e Abderrahmane Chalgam. Il ministero francese della Difesa si è rifiutato di commentare, ma una portavoce del Quai d'Orsay, Pascale Andreani, ha confermato l'esistenza di questi documenti indicando che Kouchner "ne ha reso conto in occasione dell'audizione parlamentare" e sottolineando che "non è usanza che gli accordi di cooperazione in materia di difesa siano resi pubblici". La Libia, precisa il giornale, punta all'acquisizione di "materiale di sicurezza" per la sorveglianza dei suoi porti e delle frontiere terrestri, di "veicoli militari di ogni genere", di equipaggiamenti logistici, di navi e ricognitori, di "sistemi di difesa aerea", di aerei da guerra e da trasporto, oltre che di "sistemi spaziali". L'accordo riaccende le polemiche sull'esistenza- smentita dalla presidenza francese- di eventuali contropartite alla liberazione delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese di origine bulgara. I sei hanno trascorso in carcere a Tripoli quasi otto anni con l'accusa di aver volontariamente inoculato il virus dell'aids a oltre 400 bambini dell'ospedale di Bengasi. Condannati a morte, la sentenza era stata commutata in ergastolo ma una volta rientrati in Bulgaria il presidente bulgaro ha concesso loro la grazia rimettendoli in libertà.(Rainews24, 29/08/07)
Libia - Figlio di Gheddafi favorevole a introdurre Costituzione(Agi/Afp, 21/08/07)
In futuro la Libia dovra' pensare all'introduzione di una carta costituzionale che garantisca lo stato di diritto e la separazione dei poteri. E' l'opinione di Saif al-Islam, figlio trentacinquenne del leader libico Muammar Gheddafi, in un discorso pronunciato davanti a 40.000 persone a Bengasi. "La nostra prossima sfida", ha detto Saif, indicato da molti come il successore del 'colonnello' "e' creare un pacchetto di leggi, che potremmo chiamare Costituzione o contratto sociale, che oraganizzino la vita dei libici". L'introduzione di una carta costituzionale andrebbe nella direzione indicata da Gheddafi con le recenti aperture alla possibile creazione di "comitati del popolo", ma sarebbe una novita' assoluta per il Paese, dove 38 anni fa lo stesso colonnello prese il potere rovesciando la monarchia. Comunque, ha subito precisato al-Islam, "ci sono linee rosse su cui dobbiamo trovare un accordo", vale a dire su "Islam, applicazione della sharia, sicurezza e stabilita' in Libia, unita' nazionale e Muammar Gheddafi". In ogni caso, ha continuato il figlio del leader libico, un'eventuale Costituzione servirebbe a garantire l'indipendenza della Banca centrale, dell'Alta corte, dei media e della societa' civile. Per questo al-Islam ha fatto appello per l'avvio "di un dialogo nazionale che coinvolga tutta la popolazione libica per arrivare il prima possibile a una formula ideale". Saif al-Islam rappresenta oggi il volto moderno e progressista della Libia, per anni considerata un nemico dell'Occidente. Ha studiato alla prestigiosa London School of Economics e attualmente presiede la Fondazione libica per lo Sviluppo e gli aiuti umanitari che ha mediato per la scarcerazione delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese. Al-Islam e' stato tra i protagonisti del riavvicinamento della Libia all'Unione europea. (Agi/Afp, 21/08/07)
Tripoli guiderà il comitato Onu per i diritti dell’uomo (La Voce d’Italia, 20/08/07)
Il rappresentante permanente della Libia a Ginevra, signora Najat Al-Hajjaji, è il nuovo presidente del Comitato Onu per i diritti dell’uomo, organismo che ha il compito di preparare la prossima conferenza internazionale contro il razzismo. Il comitato si riunirà per la prima volta il prossimo 24 agosto e lavorerà per organizzare a Ginevra, “probabilmente verso la seconda metà del 2009”, il follow-up della conferenza delle Nazioni Unite sulla conferenza. Gheddafi così porta a casa un altro passo importante nella sua politica di pieno reintegro nella comunità internazionale. Era il 2003 quando Tripoli presiedeva tra le polemiche dei paesi occidentali, la Commissione Onu dei diritti dell’uomo, una fallimentare esperienza. Dopo pochi anni, la Commissione è stata infatti soppressa per essere sostituita dal Consiglio dei diritti umani, senza però risultati apprezzabili. Oggi la storia sembra ripetersi: una vittoria d’immagine per Gheddafi e una sconfitta per l’Occidente. Ma Gheddafi non punta solo all’immagine. Tutta la vicenda delle infermiere bulgare ha dimostrato quanto Gheddafi, il 1 settembre saranno 38 anni di potere a Tripoli, sappia maneggiare le leve della diplomazia senza alcuna remora etica e morale tipica delle politiche estere dei paesi europei. Gheddafi ha liberato le infermiere ma in cambio ha ottenuto parecchio, nonostante le prime notizie avessero fatto pensare ad un gesto di clemenza di Gheddafi. Tripoli e l'Unione Europea hanno firmato un accordo che sdogana definitivamente Gheddafì dopo la sua lunga infatuazione per i terroristi. Le esportazioni libiche verso l'Europa vengono favorite, e saranno forniti aiuti nella lotta contro l'immigrazione illegale. Inoltre sono previsti finanziamenti per il patrimonio archeologico libico e facilitazioni nel rilascio dei visti.(La Voce d’Italia, 20/08/07)
Sarkozy: no vendita centrale a Libia (Ansa, 13/08/07)
Dagli Usa, dove si trova in vacanza, Nicolas Sarkozy smentisce il progetto di vendita di una centrale nucleare alla Libia. E' la risposta del presidente francese alle accuse del quotidiano Le Parisien-Aujourd'hui, secondo cui il governo di Tripoli, che il mese scorso ha firmato con Parigi un accordo sul nucleare civile (ma solo per dissalare l'acqua di mare), vorrebbe ottenere in realta' un reattore di terza generazione, di tipo Epr, del valore di tre miliardi di euro circa. (Ansa, 13/08/07)
Infermiere bulgare torturate. Gheddafi jr: "Così hanno confessato"(Tgcom, 10/08/07)
Le infermiere bulgare e il medico palestinese che hanno ammesso di avere contagiato con l'Aids centinaia di bambini libici sono stati torturati. Lo ha detto, Saif Al Islam, figlio del leader Muammar Gheddafi. "Sono stati torturati con l'elettricità. Ci sono state anche minacce di vendicarsi sulle loro famiglie", ha raccntato Gheddafi jr, aggiungendo che il contagio è stato un terribile disastro dovuto a negligenza. In un primo momento gli accusati erano stati condannati a morte. Tutti sono stati liberati il 24 luglio e hanno sempre detto di essere stati torturati: questo è uno dei motivi per cui la comunità internazionale si è mobilitata per ottenerne la scarcerazione. La Libia aveva trasformato in ergastolo la prima sentenza per i sei, che poi sono stati estradati in Bulgaria e lì graziati. Tripoli, invece, si è accontentata di un risarcimento di 460 milioni di dollari (oltre 336 milioni di euro), circa un milione ciascuno per le famiglie delle 400 giovanissime vittime.(Tgcom, 10/08/07)
Reazioni negative alla grazia in Bulgaria per le infermiere (Euronews, 29/07/07)
Reazioni energiche e formali in Libia alla decisione delle autorità bulgare di concedere la grazia alle infermiere e al medico condannati per aver diffuso il virus dell'Aids a 400 bambini. Il primo ministro del governo di Tripoli, Baghdadi al-Mahmudi ha convocato i giornalisti per annunciare le proteste del suo paese nei confronti dell'Unione europea, della Francia e degli altri organismi coinvolti come la Lega Araba, per quello che ha definito "il tradimento bulgaro, che rappresenta un pericoloso precedente sulla via degli accordi giudiziari". Accuse naturalmente respinte da Sofia, dove si fa notare che il gesto di clemenza deciso dal presidente della Repubblica è del tutto legittimo. "I libici devono rispettare la decisione del presidente bulgaro ancora più di quanto il governo bulgaro ha rispettato la condanna a morte", dice il medico di origini palestinesi imputato con le infermiere. La svolta nella vicenda, iniziata nel 1999, è arrivata nelle scorse settimane con la mediazione della consorte del presidente francese Sarkozy. (Euronews, 29/07/07)
Tripoli chiede a Lega araba di sospendere rapporti con Sofia(Adnkronos, 27/07/07)
Dopo la grazia concessa alle infermiere bulgare appena rimpatriate dalla Libia dove erano state condannate prima alla pena di morte e poi all'ergastolo, Tripoli vorrebbe che i Paesi arabi interrompessero ogni rapporto diplomatico ed economico con la Bulgaria(Adnkronos, 27/07/07)
Tripoli protesta con Sofia per liberazione delle infermiere (Reuters, 26/07/07)
La Libia ha detto oggi che la decisione della Bulgaria di concedere la grazia ai sei operatori sanitari accusati di aver deliberatamente infettato centinaia di bambini libici con il virus dell'Hiv è una chiara violazione dell'accordo fra i due Paesi. Dopo più di otto anni di carcere in Libia, cinque infermiere bulgare e un infermiere palestinese che di recente ha acquisito la nazionalità bulgara sono stati liberati martedì scorso in seguito ad un accordo di cooperazione fra Tripoli e l'Unione europea. Il presidente bulgaro Georgi Parvanov ha concesso la grazia ai sei appena arrivati a Sofia. "La grazia concessa agli operatori sanitari da parte delle autorità bulgare è una chiara violazione dell'accordo raggiunto il 23 luglio", ha detto un funzionario di Tripoli. La nota inviata oggi dalla Libia alla Bulgaria, riferisce il funzionario, aggiunge che "la Bulgaria ha violato un accordo del 1984 sull'estradizione di prigionieri". Il ministero degli Esteri bulgaro non ha voluto commentare. Il procuratore capo bulgaro Boris Velchev ha detto di non aver preso visione della protesta ufficiale della Libia e ha precisato che Sofia non ha violato l'accordo. (Reuters, 26/07/07)
Accordo con la Francia su progetto di energia nucleare (Euronews, 26/07/07)
Liberate le infermiere bulgare e il medico palestinese, il presidente francese Nicolas Sarkozy si è affrettato a recarsi in Libia per firmare un accordo commerciale. La Francia si è detta disponibile a fornire un reattore nucleare per la potabilizzazione dell'acqua di mare. Ma a fremere non è solo la diplomazia di Parigi: alla volta di Tripoli è partito anche il viceministro degli esteri britannico Kim Howells mentre il segretario di Stato americano Condoleezza Rice spera di poterci andare presto. La Libia possiede grandi giacimenti di petrolio e di gas. Interpretando la rabbia delle famiglie dei 460 bambini libici infettati dall'Hiv, il governo di Tripoli ha convocato l'ambasciatore bulgaro per protestare contro la grazia concessa ai sanitari appena rientrati in patria. Le cinque infermiere e il medico, che erano stati condannati prima a morte e poi all'ergastolo per quei fatti, ieri hanno di nuovo reclamato la loro innocenza e hanno detto che potrebbero denunciare i presunti torturatori che avrebbero estorto le loro confessioni iniziali. Per ottenere la liberazione dei sei sono stati pagati risarcimenti per 460 milioni di dollari. (Euronews, 26/07/07)
Proteste dopo la liberazione medici (Ansa, 25/07/07)
Esplode la rabbia tra i parenti degli oltre 400 bambini libici che hanno contratto il virus dell'Aids all'ospedale di Bengasi alla notizia della liberazione delle cinque infermiere e del medico bulgari, graziati subito dopo il loro arrivo a Sofia dal presidente della Bulgaria, Georgi Parvanov. I familiari hanno diramato oggi un comunicato contro "lo spregio del capo di stato bulgaro verso il diritto internazionale e il sangue dei bambini" e "reclamano l'arresto delle infermiere (e del medico) perché scontino il resto delle loro pena". La liberazione dei sei, detenuti per otto anni nelle carceri di Tripoli e condannati a morte per tre volte con l' accusa di aver deliberatamente iniettato il virus Hiv ai bambini, "dimostra che è vera l'affermazione di Osama bin Laden, secondo cui l' Occidente disprezza il sangue dei musulmani". I parenti dei piccoli che dopo il pagamento del cosiddetto "prezzo del sangue", 460 milioni di dollari, un milione per ogni vittima, avevano rinunciato alla richiesta di condanna a morte permettendo al Consiglio superiore delle istanze giudiziarie libico di commutare la pena capitale in ergastolo, nel comunicato "chiedono al governo libico di rivolgersi all'Interpol affinché i sei vengano nuovamente arrestati", ma anche "di rompere ogni relazione con la Bulgaria e di espellere i cittadini e le società bulgare" dal territorio libico. "La Libia e la Bulgaria hanno siglato anni fa un accordo di estradizione. La questione non riguarda più Tripoli ma Sofia", ha detto all'ANSA, Saleh Abdu Salam, direttore della Fondazione Gheddafi, sottolineando di "non essere informato sulle decisioni prese dalle famiglie". "I parenti delle vittime sono cittadini", ha commentato Othmane Al-Bizanti, uno degli avvocati difensori dei sei bulgari, "non possono dire ad uno Stato, la Libia, come comportarsi". Idriss Lagha, rappresentante delle famiglie, aveva detto subito prima della liberazione delle infermiere e del medico, che "la cosa importante è la salute dei bambini. Quello che conta è l'accordo siglato dall'Europa che garantisce la modernizzazione dell'ospedale di Bengasi e cure in Europa per tutta la vita ai bambini malati".(Ansa,25/07/07)
Infermiere bulgare: firmato accordo cooperazione UE (AGI/REUTERS, 24/07/07)
Le cinque infermiere bulgare e il medico di origini palestinesi loro connazionale sono stati rilasciati dalla libia dopo aver sottoscritto un accordo di cooperazione con l'Unione Europea: lo ha dichiarato in conferenza stampa il ministro degli Esteri libico, Mohammed Abdel-Rahman Shalgam. "Tra la Libia e l'Unione Europea e' stato firmato un accordo di cooperazione per sviluppare ed espandere la collaborazione tra le due parti, comprendente una piena cooperazione e associazione", ha dichiarato Shalgam. L'Unione attualmente non ha in vigore alcuna intesa bilaterale con Tripoli, sebbene sia intenso l'interscambio commerciale diretto tra quest'ultima e diversi Stati membri; furono tutti congelati nell'ambito delle sanzioni Onu imposte nei confronti del regime libico in seguito all'attentato dell'88 a Lockerbie, in Scozia, contro l'aereo della compagnia aerea americana 'Pan Am', nel quale persero la vita 270 persone. L'embargo e' stato revocato quattro anni fa, ma l'Ue non ha mai intrapreso negoziati per ripristinare la precedente situazione. Il capo della diplomazia libica ha precisato che l'accordo contempla tra l'altro finanziamenti e assistenza sanitaria a favore di centinaia di bambini affetti dall'Aids, in particolare per quelli ricoverati in ospedali europei con diagnosi a vita. Prevede altresi' finanziamenti per il risanamento dell'ospedale pediatrico di Bengasi, lo stesso dove dilago' l'epidemia infantile da virus Hiv imputata ai sei operatori sanitari bulgari, di un altro centro medico della medesima citta' e di un diverso nosocomio, situato nella localita' di Hwari. L'Ue ha poi offerto aiuti nei settori della pubblica istruzione, della ricerca archeologica e della lotta all'immigrazione clandestina; quest'ultima in particolare comprende la creazione di una rete infrastrutturale lungo la frontiera occidentale libica e nel deserto del Sahara, "cosi' da proteggere i nostri confini dall'immigrazione illegale", ha specificato Shalgam. A detta del ministro, l'Unione nel suo complesso e la Francia singolarmente hanno anche contribuito a elargire i fondi per gli indennizzi pagati di recente alle famiglie dei piccoli pazienti infettati dall'Hiv, del cui versamento formalmente si fece carico la fondazione intitolata al leader libico Muammar Gheddafi; un apposito fondo era stato istituito nel 2005 dic concerto tra le autorita' di Tripoli e di Sofia, sotto il patrocinio comunitario. "Tutti hanno versato denaro per il fondo, compresi l'Unione Europea e la Francia", ha sottolineato Shalgam. "Sono loro che hanno coperto le somme corrisposte finora, e a esse ne aggiungeranno altre". A detta di fonti della Fondazione Gheddafi, ammonterebbe a un milione di dollari, pari a oltre 720.000 euro, il risarcimento andato ai familiari di ciascun bambino ammalatosi di Aids, per presunta colpa delle infermiere e del medico stranieri. L'ente, che ha partecipato ai colloqui per la soluzione della crisi, e' guidato da Seif al-Islam, figlio di Gheddafi. La circostanza del pagamento di qualsivoglia cifra in denaro era peraltro stata in precedenza categoricamente smentita dal presidente francese Nicolas Sarkozy, la cui consorte Cecilia ha ricoperto un ruolo di primo piano nella vicenda, recandosi di persona a Tripoli per due volte in dieci giorni, l'ultima delle quali domenica scorsa; ieri la 'first lady' era stata ricevuta dal colonnello insieme al braccio destro del marito e segretario generale dell'Eliseo, Claude Gueant, e all'ex ministro degli Esteri austriaco, Benita Ferrero-Waldner, attuale eurocommissario alle Relazioni Esterne. Per Sarkozy, non sarebbe stata versata "la benche' minima compensazione economica, neppure un euro". Piu' in generale, le autorita' libiche hanno definito la conclusione della vicenda non tanto un vero e proprio rilascio dei sei condannati (cui in origine era stata inflitta la pena di morte, poi commutata in ergastolo dal Consiglio Superiore per le Istanze Giudiziarie), quanto piuttosto una "estradizione", che implicherebbe il loro effettivo assoggettamento in patria alle sanzioni ricevute. All'arrivo a Sofia, invece, i sei bulgari sono stati graziati dal presidente Georgy Parvanov. "Abbiamo ricevuto garanzie per la normalizzazione dei rapporti con i Paesi europei", hanno riferito fonti governative riservate, "e per un accordo di collaborazione con l'Unione Europea". Lo stesso presidente della Commissione di Bruxelles, Jose' Manuel Durao Barroso, al pari di Ferrero-Waldner ha in effetti annunciato che lo sbocco positivo della vicenda rendera' possibile normalizzare pienamente le relazioni con lo Stato arabo, dove domani Sarkozy arrivera', accompagnato dal ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, per quanto ha descritto senza mezzi termini come un "viaggio politico".(AGI/REUTERS,24/07/07)
Migranti: Lampedusa, donne raccontano maltrattamenti in Libia (Agi, 24/07/07)
Storie di maltrattamenti e violenze in Libia, prima di imbarcarsi per la traversata del Canale di Sicilia alla ricerca di una vita diversa in Europa. A raccontarle sono le donne sbarcate nelle ultime ore a Lampedusa, dove non si ferma il flusso migratorio che mantiene il centro di accoglienza dell'isola in condizioni di emergenza permanente con una media di 500 ospiti a fronte di soli 190 posti. Frammenti di vicende personali durissime, raccolti da Laura Boldrini, dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr), a Lampedusa per seguire la situazione. Alcune delle migranti, soprattutto eritree, hanno riferito di essere state costrette a lavorare in Libia come braccianti agricole fino a che la loro famiglia non e' stata in grado di pagare per "riscattarle" e permettere cosi' la loro partenza. Una di loro ha sostenuto di essere stata violentata in un carcere, altre hanno parlato di abusi sessuali da parte dei padroni delle terre dove venivano sfruttate come contadine. Tra queste, una ha detto di essere stata vittima di violenza nonostante fosse segregata assieme al marito, che non ha potuto far nulla per aiutarla. "Dai racconti emerge una sofferenza tale che per noi non e' possibile nemmeno immaginare", dice Laura Boldrini, che aggiunge: "E' comprensibile l'esigenza di controllo delle frontiere, ma la vera sfida per l'Europa e' quella di onorare il diritto di asilo delle persone che fuggono dalla miseria e dalla violenza". Nel Centro di primo soccorso e smistamento di Lampedusa tutti lavorano al massimo delle loro capacita' per mantenere gestibile una situazione drammatica per il sovraffollamento, il caldo, la scarsita' d'acqua, le difficolta' logistiche di ogni genere nell'accoglienza di centinaia di persone dentro un struttura inadatta a contenerle tutte.(Agi,24/07/07)
Liberate le infermiere bulgare (la Stampa, 24/07/07)
È decollato dalla Libia - con destinazione Sofia - un aereo francese con a bordo le infermierlas, il Commissario alle relazioni esterne dell’Ue, Benita Ferrero-Waldner e il segretario della presidenza della Repubblica francese, Claude Gueant. L’annuncio della liberazione è stato dato dall’eliseo, in un comunicato in cui si precisa che Sarkozy e il presidente della Commissione europea Jose-Manuel Barroso, «si rallegrano per l’accordo che ha finalmente permesso tale liberazione e il ritorno in Bulgaria delle infermiere e del medico detenuti da oltre otto anni, nonchè la messa a punto di un accordo in base al quale possano essere curati i bambini affetti da Aids in Libia». Inoltre, Sarkozy e Barroso «rendono omaggio al gesto di umanità della Libia e del suo leader (Muammar Gheddafi, ndr) e si impegnano a fare di tutto per aiutare i bambini contagiati dall’Aids». Il presidente francese ed il Commissario Ue «esprimono la loro profonda gratitudine all’emiro ed allo stato del Qatar, la cui mediazione ha permesso questa felice soluzione» del caso. Nello stesso comunicato, si rileva che lo sviluppo odierno «non sarebbe stato possibile senza gli sforzi e la determinazione della Commissione europea, e più particolarmente del membro della Commissione, Benita Ferrero-Waldner, nel corso di tutta la vicenda, e senza l’impegno di Cecilia Sarkozy». Estremamente felice e sollevato anche il presidente bulgaro Paranov. «Questo caso drammatico con al centro dei cittadini bulgari innocenti è finalmente giunto alla fine», ha dichiarato Parvanov sottolineando tuttavia che Sofia «è sensibile anche alla tragedia dei bambini libici contagiati dal virus dell’Hiv».(la Stampa, 24/07/07)
Libia - Si tratta per il rimpatrio delle infermiere bulgare (Euronews, 23/07/07)
Cecilia Sarkozy, moglie del neopresidente della repubblica francese, e Benita Ferrero-Waldner, commissario per le Relazioni esterne dell'Unione europea, hanno raggiunto la città di Tripoli. Le due donne starebbero tentando di ottenere la liberazione delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese condannati all'ergastolo con l'accusa di aver infettato volontariamente 438 bambini libici con il virus dell'Hiv. Per il rimpatrio delle infermiere la Francia sarebbe disposta a modernizzare l'ospedale di Bengasi. Fanno inoltre ben sperare i contatti telefonici nella notte di domenica tra il presidente francese Sarkozy e quello della Commissione europea Barroso.(Euronews, 23/07/07)
Infermiere bulgare: Sarkozy chiede immediato rimpatrio (Corriere della Sera, 23/07/2007)
Il presidente francese Nicola Sarkozy ha parlato nella notte al telefono con il numero uno della Commissione euorepa Jose' Manuel Barroso chiedendo "la liberazione delle 5 infermiere bulgare e del medico palestinese, oltre al loro rimpatrio immediato". Lo ha fatto sapere l'Eliseo con un comunicato. La moglie di Sarkozy e' da ieri mattina in Libia per perorare la causa. Sarkozy avrebbe promesso alla Libia in cambio di modernizzare le strutture dell'ospedale di Bengasi, dove lavoravano le infermiere e il medico. I sei, inizialmente condannati a morte, sono stati poi graziati e la pena e' stata commutata in ergastolo, dopo che le famiglie dei bambini morti per aids hanno accettato una somma a risarcimento danni. (Agr) -Corriere della Sera, 23/07/2007)
443 rifugiati eritrei detenuti a Misratah rischiano l’espulsione (Meltingpot, 19/07/07)
Tratto da: Fortress Europe - All’indomani dei tragici naufragi al largo di Lampedusa e in acque libiche, costati la vita ad almeno 16 persone, di cui 11 disperse in mare, Fortress Europedenucia: 443 richiedenti asilo politico eritrei detenuti in condizioni allarmanti in Libia rischiano l’espulsione. Tra loro anche 60 donne, di cui una incinta all’ottavo mese; e 7 bambini, il più piccolo di soli tre mesi, nato in carcere ad aprile. L’osservatorio sulle vittime dell’immigrazione clandestina, insieme all’associazione eritrea Habeshia, è riuscita a stabilire un contatto all’interno del centro di detenzione di Misratah, dove i 443 sono detenuti da un anno. La fonte ha chiesto l’anonimato per motivi di massima sicurezza. Le testimonianze raccolte sono confermate dai responsabili dell’ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni unite (Acnur) di Tripoli, che a maggio hanno visitato i prigionieri e che in queste ore stanno trattando con le autorità libiche per impedire il rimpatrio dei rifugiati. - La bambina di tre mesi, detenuta con la madre, soffre di dermatite, non ha avuto nessun vaccino e non ha accesso a nessuna assistenza medica. Dorme per terra, come tutti gli altri detenuti. Non ci sono letti. La notte ci si incastra, la testa accanto ai piedi del vicino. Ammassati fino a settanta persone in stanze di sei metri per otto. Entro quattro settimane, dovrebbe nascere un secondo bambino, la madre è incinta all’ottavo mese. Nelle celle il caldo è insopportabile, non ci sono ventilatori, e l’aria è appesantita dalle fetide esalazioni che salgono dagli scarichi dei bagni, che quando si intasano riversano liquami sui pavimenti. I principali problemi di salute dei detenuti, oltre a scabbia e dermatiti, sono malattie polmonari, attacchi asmatici, problemi intestinali, e gastriti. Durante le prime settimane di detenzione alcune donne sono state struprate dagli agenti. Almeno sette persone sono state ricoverate per esaurimento nervoso. Nel centro di detenzione diMisratah, 250 chilometri a est di Tripoli, ormai sono rimasti soltanto gli eritrei. Somali, etiopi, sudanesi, sono stati trasferiti, a Kufrah e a Sebha sostiene l’Acnur, nel deserto al confine con il Niger e il Sudan. Qui, dicono le testimonianze dei sopravvissuti sbarcati sulle coste siciliane - e raccolte nel libro “Mamadou va a morire”, Infinito edizioni - da anni continuano le espulsioni in pieno Sahara, dalle quali ci si salva soltanto acquistando, anche direttamente dalla polizia, un nuovo biglietto per Tripoli e poi per l’Italia. (…)(
Infermiere bulgare, Sofia richiede l'estradizione (Swissinfo, 19/07/07)
La Bulgaria ha inviato a Tripoli una domanda ufficiale di estradizione per le cinque infermiere bulgare e il medico palestinese con cittadinanza bulgara, dopo che la loro condanna a morte è stata commutata in ergastolo martedì scorso. Lo ha annunciato il portavoce del ministero degli esteri bulgaro Dimitar Tsantchev. Nella domanda, la Bulgaria ha fatto riferimento ad un accordo bilaterale di aiuto giudiziario firmato dai due Stati nel 1984 e ratificato nel 1985 che prevede la possibilità di estradizione, ma solo su richiesta immediata. Le autorità bulgare hanno spiegato che intendevano procedere tempestivamente con la domanda, ma hanno detto di essere state ritardate da contrattempi amministrativi nella preparazione dei documenti ufficiali. Le cinque infermiere ed il medico erano stati condannati a morte per aver volontariamente inoculato nel 1998 il virus dell'Aids a 426 bambini libici nell'ospedale al Fateh diBengasi, 52 dei quali sono poi morti.(Swissinfo,19/07/07)
«Atteso Sarkozy» per intervenire sul caso delle infermiere bulgare (Il Sole 24 ore, 18/07/07)
Il presidente francese Nicolas Sarkozy avrebbe intenzione di recarsi «nei prossimi giorni» in Libia, a quanto ha riferito ieri sera l'agenzia di stampa libica Jana. Secondo l'agenzia ufficiale di Tripoli, il capo dello stato francese avrebbe preannunciato la sua visita in questo paese nordafricano nel corso di un colloquio telefonico con il leader libico MuammarGheddafi. Per la fonte, Sarkozy comincerebbe dalla Libia un giro in alcuni paesi africani. L'annuncio di un'eventuale visita del presidente francese in Libia è stata data poche ore dopo la decisione della magistratura tripolina di commutare nell'ergastolo la pena di morte emessa n precedenza contro cinque infermiere bulgare ed un medico palestinese, accusati di aver contagiato con il virus dell'Aids 438 bambini libici - 56 dei quali sono deceduti - in un ospedale di Bengasi. L'Eliseo si era ieri «rallegrato per la decisione della Giustizia libica, che apre la via ad una soluzione del caso delle infermiere e del medico». La consorte del capo dello stato francese, Cecilia Sarkozy si era recata, giovedì scorso, a Tripoli, dove aveva incontrato Gheddafi, le infermiere, il medico e le famiglie dei bambini infettati dall'Aids. Dal canto suo, il ministro degli esteri francese, Bernard Kouchner, si era rallegrato per la decisione della magistratura tripolina, rilevando che "è importante la liberazione effettiva" delle infermiere e del medico. (Il Sole 24 ore, 18/07/07)
Ancora nessuna data per il rimpatrio delle infermiere bulgare (Euronews, 18/07/07)
La Bulgaria attende il ritorno delle cinque infermiere e del medico processati in Libia. Anche se la pena di morte è stata commutata in ergastolo, per Sofia la vicenda non è conclusa finché non saranno rimpatriati le cinque donne e il palestinese cui la Bulgaria ha concesso nel frattempo la nazionalità. Il presidente bulgaro GeorgiParvanov, commentando la sentenza, afferma: "Questa decisione suscita sensazioni contrastanti, ma l'importante è che siano state cancellate le condanne a morte." Tutti a Sofia sono convinti che i sei non abbiano infettato oltre 400 bambini col virus dell'Aids, come sostiene Tripoli. E avrebbero preferito veder riconosciuta la loro innocenza anziché sapere che sono sfuggiti alla pena di morte solo grazie a un accordo sui risarcimenti alle famiglie delle vittime. L'Unione Europea ha sempre rifiutato di parlare di indennizzi, che potevano essere interpretati come un'ammissione della colpevolezza degli imputati. La commissaria europea per le relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner precisa: "Noi non abbiamo versato somme. Quello che abbiamo fatto è stato in termini di sostegno ai progetti, di assistenza tecnica." Le famiglie delle vittime hanno ricevuto circa un milione di dollari l'una. Ma la Libia chiede all'Europa ulteriori garanzie sugli aiuti per le cure dei bambini infettati, prima di concedere l'estradizione delle cinque infermiere e del medico. Il futuro dei sei rimane incerto. (Euronews, 18/07/07)
Infermiere; Sofia, chiederemo sollecito rimpatrio (Swissinfo, 17/07/07)
La portavoce della procura generale della Repubblica bulgara, Margarita Popova, ha dichiarato stasera a Sofia, subito dopo la notizia della commutazione della condanna a morte delle infermiere libiche in ergastolo, che le autorità bulgare si muoveranno subito per far rientrare il prima possibile le donne in patria. In dichiarazioni riportate dall'agenzia Bta, la Popova ha detto che una strada far rientrare le cinque infermiere è attivare l'accordo bilaterale per l'assistenza giuridica firmato nel 1984 fra Bulgaria e Libia che prevede la possibilità di scontare le condanne in un carcere in Bulgaria. La tv pubblica ha d'altra parte sottolineato che nei confronti delle infermiere pendono altre tre cause civili in Libia e ciò potrebbe far ritardare il loro rientro. (Swissinfo, 17/07/07)
Infermiere bulgare: commutata la pena di morte in ergastolo (AGI, 17/07/07)
Il Consiglio superiore delle istanze giuridiche ha commutato in ergastolo la pena di morte cui erano state condannate le cinque infermiere bulgare e il medico palestinese per aver contagiato con il virus dell'Hiv 438 bambini dell'ospedale pediatrico di B