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LIBERIA - 2007

Commissione per la verità e la riconciliazione scopre fosse comuni (Peacereporter, 28/12/07)

Fmi, raggiunto l'accordo per cancellare il debito (l’Unità, 13/11/2007)

Commissione per la riconciliazione riprende indagini (AdL, 25/10/2007)

ONU, appello per la crescita del ruolo della donna nella promozione della pace (BB, RadioVaticana, 25/10/2007)

Violenti proteste di ex militari per mancato pagamento pensioni (GB, Misna, 19/09/07)

ONU , violenze sessuali sulle donne devono cessare (Carla Amato, Oss. Sulla legalità, 30/08/07)

Polizia femminile dell'ONU da' ottimi risultati (Carla Amato Osserv. Sulla legalità, 21/08/07)

Taylor richiede: le vittime della guerra civile non devono testimoniare (Peacereporter, 20/08/07)

Processo Taylor aggiornato a gennaio 2008 (Adnkronos, 20/08/07)

Da lunedì fine moratoria sui diamanti (CdT, 29/07/07)

Prima udienza lampo del processo a Charles Taylor (Euronews, 03/07/07)

Taylor boicotta processo all'aja: avvocato lascia aula (Tendenzeonline.info,10/06/07)

Taylor boicotta processo all'Aja: avvocato lascia aula (Ap, 04/06/07)

Charles Taylor, il dittatore con dietro di sé 200.000 morti e 14 anni di orrori (Euronews, 04/06/07)

Inaugurato il primo Centro informatico dell’Università di Monrovia (LM. Agenzia Fides, 10/05/07)

Fuga di testi per gli esami, annullate tutte le prove scritte di fine anno (Peacelink, 08/05/07)

Firestone accusata di contaminare il fiume Farmington (Peacelink, 04/05/07)

Un diamante per futuro (M.Fagotto, Peacelink, 03/05/07)

Firestone accusata di contaminare il fiume Farmington (Peacelink, 03/05/07)

Onu: fine embargo sui diamanti (Unimondo, 02/05/07)

ONU decide sui diamanti del sangue (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità, 28/04/07)

Per una libertà di accedere allo studio (Amis, 20/04/07)

Caschi rosa in soccorso dell'Africa (Carlo Reschia, La Stampa, 18/03/07)

Mandato di arresto per ex presidente Bryant (La Repubblica, 13/03/07)

Tutta femminile l'unita' di polizia dell'ONU (Carla Amato, Osservatorio sulla legalita, 26/02/07)

Ex-militari protestano per arretrati non ricevuti, disordini a Monrovia (MZ, Misna, 08/02/07)

Grande attesa per la visita di Hu in Sudan, ma poche illusioni (AsiaNews, 01/02/07)

La prima unità di peacekeepers interamente femminile (SwissInfo, 30/01/07)

Premiate le imprese "colpevoli" (La nuova ecologia, 25/01/07)

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Commissione per la verità e la riconciliazione scopre fosse comuni (Peacereporter, 28/12/07)

La Commissione per la verità e la riconciliazione liberiana ha annunciato di aver scoperto fosse comuni in tutte le contee delle sei regioni (su 15) finora visitate dai suoi membri. Incaricata di far luce sugli abusi compiuti dal 1979 al 2003, anno di conclusione della guerra civile, la Commissione non avrà poteri giudicanti se non per quanto riguarda alcuni tipi di crimini, quali le esecuzioni sommarie, gli stupri e la corruzione. Al momento non si ha un dato preciso sul numero dei cadaveri rinvenuti. (Peacereporter,  28/12/07)

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Fmi, raggiunto l'accordo per cancellare il debito (l’Unità, 13/11/2007)

Il Fondo monetario internazionale (Fmi) è pronto a cancellare il debito multilaterale della Liberia, che ammonta a 1,5 miliardi di dollari, su un totale di 3,7 miliardi. Lo hanno stabilito i Paesi membri del Fmi, che hanno raggiunto un accordo per saldare il debito di Monrovia. Stando a quanto reso noto dall'istituzione finanziaria, i Paesi donatori hanno messo a disposizione 842 milioni di dollari per saldare gli arretrati di pagamento del Paese dell'Africa. Il Presidente del Fmi Dominique Strauss-Kahn ha definito tale accordo «una tappa importante per consentire alla Liberia di saldare tutto il debito». Una volta appianato tutto il debito, la Liberia potrà ottenere nuovi prestiti. La Liberia è uscita nel 2003 da oltre un decennio di guerra civile. (l’Unità, 13/11/2007)

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Commissione per la riconciliazione riprende indagini (AdL, 25/10/2007)

La Commissione per la verità e la riconciliazione (Cvr) della Liberia ha annunciato oggi che riprenderà le sue indagini sulle atrocità commesse nel corso della guerra civile (1979-2003), dopo quasi un anno di interruzione. Creata nel quadro degli accordi di pace del 2003, sul modello della Commissione per i crimini commessi durante il regime dell’apartheid in Sudafrica, la Commissione liberiana ha cominciato ad operare solo nel 2006, qualche settimana prima di essere bloccata per mancanza di fondi. Una donazione da parte dell’agenzia americana per lo sviluppo (Usaid) e del Programma per lo sviluppo dell’Onu (Undp) permetterà di indagare sui crimini commessi in 24 anni di conflitto che avrebbero fatto, secondo stime correnti, 270.000 vittime. (AdL, Misna, 25/10/2007)

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ONU, appello per la crescita del ruolo della donna nella promozione della pace (BB,RadioVaticana, 25/10/2007)

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha sollecitato i Paesi membri ad incrementare la partecipazione femminile nelle posizioni di potere e nella promozione della pace e della sicurezza. Nel discorso di apertura della seduta di ieri, il segretario generale Ban Ki-moon ha evidenziato la necessità di nominare un numero maggiore di donne per dirigere le operazioni di pace dell’ONU. A questo proposito ha ricordato la recente nomina dell’ambasciatore danese Ellen Margrethe Løj, come rappresentante speciale per la Liberia: “Sarà l’esempio lampante del tipo di qualità che sono necessarie ai nostri dirigenti sul terreno”, ha detto il segretario generale dell’ONU.(BB,RadioVaticana,  25/10/2007)

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Violenti proteste di ex militari per mancato pagamento pensioni (GB, Misna, 19/09/07)

Caschi blu dell’Unmil (Missione delle Nazioni Unite in Liberia) e poliziotti liberiani hanno pattugliato le strade di Monrovia dopo una violenta protesta organizzata ieri sera da centinaia di ex militari dell’esercito, ex poliziotti ed ex membri delle forze di sicurezza. I dimostranti hanno chiesto il pagamento delle pensioni arretrate e hanno bloccato le strade con barricate, lancio di pietre e roghi. Caschi blu e polizia hanno disperso i dimostranti e, secondo fonti della polizia, tre persone sono state arrestate. “Qualunque individuo ignori i principi della legge, sentirà tutto il peso della legge; non possiamo consentire che qualcuno disturbi la pace in questo modo” ha ammonito il vice-ministro dell’Informazione Gabriel Williams. In Liberia, secondo la Commissione nazionale per disarmo, smobilitazione, riabilitazione e reintegro (Nvddrr) sono circa 23.000 gli ex combattenti nel conflitto del 1989-2003, costato la vita a oltre 200.000 persone, che non hanno avuto accesso a nuove professioni, costituendo così una potenziale minaccia per il futuro della Liberia. In totale, secondo l’Unmil (che in Liberia è presente con 14.000 caschi blu e 1180 agenti di polizia) sono 101.495 i combattenti disarmati e “smobilitati” alla fine dello scorso novembre con 300 dollari ciascuno e la garanzia di poter partecipare a corsi di formazione e qualificazione professionale. Di questi, però, solo 75.000 avrebbero potuto seguire a tutt’oggi questi corsi; altri, i più giovani, sarebbero iscritti alle scuole secondarie, ma all’appello mancherebbero 20.000 persone, attualmente lasciate senza alcun tipo di assistenza. (GB, Misna,19/09/07)

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ONU , violenze sessuali sulle donne devono cessare (Carla Amato,Oss. Sulla legalità, 30/08/07)

L'inviato speciale del segretario generale ONU in Liberia, Alan Doss, ha chiesto la cessazione della violenza contro le donne nel Paese travagliato fino a due anni fa da una brutale guerra civile durata 14 anni. Il rappresentante delle Nazioni Unite ha espresso la sua preoccupazione il 28 agosto, consegnando ai Liberiani di un Paese al confine con la Costa D'Avorio e molto distante dalla capitale Monrovia una nuova stazione di polizia costruita dalla missione ONU UNMIL. Parlando della necessita' di provvedere alla sicurezza dei cittadini ovunque e della cessazione delle violenze sulle donne, Doss ha anche invitato tutti a segnalare qualsiasi avvenimento ai danni di donne e bambini all'apposita unita' costituita nella nuova stazione di polizia. La guerra civile della Liberia fu caratterizzata da violenze sessuali collettive, su donne adulte e su ragazze minorenni, provocando una vera emergenza fisica e psicologica dopo la fine del conflitto, in quanto non vi erano sufficienti servizi sanitari per fronteggiare le conseguenze. Le tre fazioni che furono impegnate nel conflitto erano ugualmente interessate dai crimini, la maggior parte dei quali sono rimasti impuniti. Secondo una denuncia dello scorso anno dell'associazione Save the children, il crescente sfruttamento sessuale delle rifugiate liberiane minorenni che stanno rientrando nelle proprie case dopo la cessazione della guerra civile, avrebbe coinvolto in molti casi anche personale dell'ONU. Secondo la replica dell'ONU, sugli 8 casi segnalati nella missione in Liberia (UNMIL), solo uno era stato trovato fondato e il funzionario coinvolto era stato immediatamente sospeso. L'ONU ha comunque continuato le indagini, sottolinenando che "le Nazioni Unite in Liberia si impegnano per impedire, identificare e sanzionare" questa pratica, definita "ripugnante" e fra le componenti messe in campo per la lotta agli abusi sessuali, istituirono una unita' di polizia interamente femminile. (Carla Amato,Oss. Sulla legalità,  30/08/07)

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Liberia - Polizia femminile dell'ONU da' ottimi risultati (Carla AmatoOsserv. sulla legalità, 21/08/07)

Sono in gamba, sono professionali, portano la pace e la legalita', aiutano lo sviluppo. Sono le donne indiane dell'unita' di polizia dei caschi blu dell'ONU distaccate in Liberia, complimentate ieri dallo speciale rappresentante delle Nazioni Unite aMonrovia. Il corpo, il primo tutto femminile delle Nazioni Unite, e' arrivato in Liberia a gennaio diquest'anno per contribuire a ricostruire il Paese dopo una una guerra civile di 14 anni. Esso era gia' stato salutato da diverse alte autorita' dell'ONU come particolarmente indicato per le operazioni di polizia nell'ambito della missione di peacekeeping per via della capacita' delle donne di sedare i conflitti facendosi ascoltare dai contendenti e l'attitudine maggiore a prevenire gli abusi sessuali sulle giovani donne dei campi di rifugiati spesso vittime degli stessi soldati dei contingenti internazionali operanti sotto la bandiera dell'ONU. Il rappresentante speciale del segretario generale ha appuntato delle medaglie a membri del corpo e si e' congratulato con le donne per il loro lavoro di risposta alle situazioni di emergenza, alla prevenzione di crimine e di supporto alla polizia nazionale della Liberia. Secondo Alan Doss, l'unita' femminile indiana in Liberia, non solo dimostra l'uguaglianza di genere ma funge anche da promozione del servizio in polizia per le donne liberiane. Egli ha sottolineato che non si trattava solo di celebrare nell'occasione l'uguaglianza di genere, ma le prestazioni del corpo, che ha risposto alle massime aspettative. (Carla Amato Osserv. sulla legalità,  21/08/07)

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Taylor richiede: le vittime della guerra civile non devono testimoniare(Peacereporter, 20/08/07)

Il team di difesa del Capo di Stato africano Charles Taylor ha fatto sapere di ritenere ingiustificabili e irrilevanti ai fini del processo le testimonianze delle vittime mutilate durante la guerra civile in Sierra Leone. A richiedere la sospensione di tali testimonianze è Courtenay Griffiths, l'avvocato difensore dell'ex presidente liberiano accusato di crimini di guerra e contro l'umanità compiuti durante il decennale conflitto terminato nel 2002. L'accusa ha al contrario sottolineato la necessità cruciale della presenza in veste di testimoni di dieci vittime, perchè sia fornita alla corte una base evidente su cui valutare le atrocità dei delitti perpetrati. Taylor è il primo Capo di Stato africano chiamato a sostenere un processo di fronte a un tribunale internazionale. Il presidente aveva già tentato di ostacolare l'iter giudiziario, affermando in un primo momento di non volersi avvalere di avvocati difensori.(Peacereporter, 20/08/07)

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Processo Taylor aggiornato a gennaio 2008 (Adnkronos, 20/08/07)

Il tribunale speciale per la Sierra Leone (Tssl) ha aggiornato al 7 gennaio 2008 il processo contro Charles Taylor, l'ex presidente della Liberia alla sbarra dal 4 giugno all'Aja per crimini di guerra e crimini contro l'umanita'. I giudici hanno accolto le richieste dei nuovi avvocati del collegio della difesa, rinviando di quattro mesi la ripresa delle udienze allo scopo di consentire ai legali l'esame delle carte processuali.(Adnkronos, 20/08/07)

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Da lunedì fine moratoria sui diamanti (CdT, 29/07/07)

Il governo liberiano ha tolto la moratoria durata sei anni sullo scavo, la vendita e l'esportazione di diamanti imposto nel pieno della guerra civile. Lo scrive la Bbc nel suo notiziario on-line. Il settore diamantifero cadde sotto sanzioni Onu nel 2001 quando l'ex presidente Charles Taylor fu accusato di utilizzare il commercio di diamanti per finanziare le guerre dell'Africa Occidentale e in particolare nella confinante Sierra Leone. A seguito delle sanzioni, la Liberia fu indotta a decidere la moratoria. Il 27 aprile scorso l'Onu ha tolto le sanzioni sui diamanti liberiani prendendo atto degli sforzi del governo di Monrovia per adeguarsi alle disposizioni internazionali per la certificazione d'origine dei diamanti. La presidente Ellen Johnson-Sirleaf, eletta (la prima donna in un paese africano) due anni fa dopo la fine della guerra, ha detto di voler usare i proventi dei diamanti per finanziare gli sforzi di ricostruzione del paese, uno dei più poveri del continente nero, e non per alimentare conflitti. (CdT,29/07/07)

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Prima udienza lampo del processo a Charles Taylor (Euronews, 03/07/07)

Per la prima volta dall'apertura a inizio giugno del processo per crimini di guerra, l'ex Presidente liberiano Charles Taylor è comparso davanti ai giudici del tribunale speciale per la Sierra Leone, a L'Aja. Un'udienza lampo. L'ex signore della guerra salito al potere nel 1997 si era finora rifiutato di presentarsi di fronte ai giudici perchè riteneva di non beneficiare di una adeguata difesa. Giudici e avvocati hanno convenuto per un nuovo rinvio al 20 agosto, dopo che l'imputato si è dichiarato non colpevole. Su Taylor gravano pesanti capi d'accusa: in cambio di diamanti, avrebbe sostenuto i guerriglieri del Fronte Unito per la liberazione della Sierra Leone, autori di massacri, saccheggi, stupri. E' a lui poi che si imputa di aver istituzionalizzato - per così dire - il ricorso a soldani bambini. Le stime parlano di oltre 400.000 morti durante gli anni della sua dittatura. Nel 2003, cedendo alle forti pressioni internazionali, fugge in Nigeria. Ma nel 2006 viene arrestato su mandato delle Nazioni Unite. (Euronews, 03/07/07)

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Taylor boicotta processo all'aja: avvocato lascia aula (Tendenzeonline.info,10/06/07)

L'ex Presidente liberiano Charles Taylor ha disertato questa mattina la prima udienza del processo che lo vede imputato per crimini di guerra e contro l'umanità e il suo avvocato, nominato dalla corte, ha abbandonato l'aula dopo aver dato lettura di una missiva in cui l'ex capo di stato spiega i motivi della sua assenza. Il legale della difesa, Karim Khan, ha prima riferito alla corte la decisione di Taylor di ritirarle il mandato e di rappresentarsi da solo, quindi si è scusato e ha lasciato l'aula. La corte ha deciso di proseguire i lavori e il Procuratore capo, Stephen Rapp, ha cominciato a illustrare la strategia dell' accusa. L'ex presidente liberiano, 59 anni, è chiamato a rispondere di 11 capi di imputazione, tra cui crimini di guerra, crimini contro l'umanità, terrorismo, omicidio, stupro, schiavitù sessuale, mutilazione e arruolamento di bambini soldato. I reati contestati si riferiscono alla guerra civile combattuta in Sierra Leone dal 1991 al 2002. Il tribunale speciale per i crimini in Sierra Leone ha sede a Freetown, ma il processo di Taylor è stato trasferito all'Aja per motivi di sicurezza. L'ex capo di stato rischia di essere condannato al carcere a vita. In apertura di udienza, il legale ha dato subito lettura della lettera di Taylor, nonostante le continue interruzione del giudice che presiede la corta, l'ugandese Julia Sebutinde, che chiedeva solo una breve spiegazione per il comportamento dell'imputato. "Non siamo interessati ai discorsi politici", ha detto il giudice. E' con grande rammarico che devo rifiutare di prendere parte a ogni altra udienza di questo caso - ha scritto Taylor nella missiva - avevo fiducia in questa corte e nella sua capacità di fare giustizia, ma con il passare del tempo è parso chiaro che la mia fiducia era mal riposta. Non avrò un processo equo". Ex signore della guerra eletto alla presidenza della Liberia nel 1997, Taylor è stato incriminato nel 2003 e costretto a lasciare la guida del paese, trovando rifugio in Nigeria. L'ex presidente è stato arrestato nel marzo 2006 mentre tentava di fuggire in Camerun dopo la decisione del presidente nigeriano, Olusegun Obasanjo, di estradarlo in Liberia dietro richiesta delle autorità di Monrovia. (Tendenzeonline.info, 10/06/07)

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Taylor boicotta processo all'Aja: avvocato lascia aula (Ap, 04/06/07)

L'ex Presidente della Liberia, Charles Taylor, non si è presentato oggi in aula all'Aja per l'apertura del processo che lo vede imputato per crimini di guerra e contro l'umanità compiuti in Sierra Leone, durante la guerra civile combattuta dal 1992 al 2002, perchè ritiene che il processo non sarà equo. E' con grande rammarico che devo rifiutare di prendere parte a ogni altra udienza di questo caso", ha scritto Taylor in una lettera di cui ha dato lettura il suo legale, Karim Khan, in apertura di udienza. L'ex presidente afferma di non voler essere "una foglia di fico per legittimare questo processo". Nella missiva precisa di non ritenere equo un procedimento "con accuse predeterminate" e con l'imputato difeso da un solo legale contro la squadra dei procuratori. L'ex Presidente liberiano è il primo capo di Stato africano a comparire davanti a un tribunale internazionale. Il tribunale speciale per i crimini in Sierra Leone ha sede a Freetown, ma il processo di Taylor è stato trasferito all'Aja per motivi di sicurezza. L'ex capo di stato, 59 anni, si è dichiarato non colpevole dei 11 capi di accusa ascrittigli, tra cui crimini di guerra, crimini contro l'umanità, terrorismo, omicidio, stupro, schiavitù sessuale, mutilazione e arruolamento di bambini soldato. Il processo dovrebbe durare 18 mesi. Se riconosciuto colpevole, Taylor rischia il carcere a vita. L'accusa sostiene che Taylor finanziò e armò i ribelli della Sierra Leone in cambio dei diamanti estratti illegamente nel paese. (Ap, 04/06/07)

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Charles Taylor, il dittatore con dietro di sé 200.000 morti e 14 anni di orrori (Euronews, 04/06/07)

Prima sanguinario signore della guerra durante il conflitto civile liberiano cominciato nel 1989 come capo del gruppo ribelle del Fronte nazionale patriottico della Liberia. Poi dittatore da quando, dopo aver fatto uccidere il presidente Samuel Doe, una lunga scia di sangue lo porta al potere nel 1997. Charles Taylor lascia dietro di sé un milione di profughi e duecentomila morti, tra cui tantissimi bambini-soldato, prima di essere arrestato nel marzo dell'anno scorso in Nigeria, dove si rifugia nel 2003 quando è condannato per crimini di guerra e contro l'umanità dal tribunale speciale della Sierra Leone. Taylor è eletto presidente nel 1997. Lo slogan della campagna elettorale è: "Ha ucciso mio padre. Ha ucciso mia madre. Voterò per lui". Instaura subito un sistema dittatoriale. La polizia speciale si occupa degli ex oppositori del Movimento Unito di Liberazione. A centinaia sono arrestati, torturati e uccisi. La Liberia oggi è un Paese in pace, ma i segni di 14 anni di guerre civili restano. "Charles Taylor è stato la causa di tutto - dice Afhaji Jufm Jarka, presidente delle vittime della guerra civile in Sierra Leone - . Ha acceso la miccia del conflitto che ha portato le forze ribelli a destabilizzare il potere in tutta la regione". Ma, oltre ad attribuire le responsabilità, le vittime hanno anche il problema di come continuare a vivere. E come assicurare un futuro ai loro figli. (Euronews, 04/06/07)

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Inaugurato il primo Centro informatico dell’Università di Monrovia (LM. Agenzia Fides, 10/05/07)

Lo sviluppo dei Paesi africani passa non solo attraverso la costruzione di strade, ponti e acquedotti ma anche e soprattutto attraverso l’educazione. È quanto è stato sottolineato alla cerimonia di inaugurazione del Centro informatico dell’Università di Monrovia, la capitale della Liberia. Il centro è il primo passo concreto del “Digital Bridge Project”, un programma che ha lo scopo di colmare il “digital divide”, la “frattura digitale”, che divide gli atenei liberiani da quelli dei Paesi più avanzati. Le nuove tecnologie, quando sono disponibili, possono colmare lacune, che altrimenti con i mezzi tradizionali avrebbero bisogno di anni e onerosi investimenti per essere colmate. L’università di Monrovia, ad esempio, dispone di una modesta biblioteca con libri vecchi di almeno 20 anni. Ma grazie alle connessioni informatiche del nuovo centro digitale i suoi studenti possono ora avere accesso agli archivi digitali della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti e del prestigioso MIT (Massachusetts Institute of Technology). “Il Centro digitale è il risultato di un duro lavoro, partnership e dedizione da parte di un gran numero di persone. Sono convinta che il Centro può aiutare la Liberia a fare un salto decisivo nei suoi sforzi per ridurre la povertà e accelerare la transizione in una nazione prospera” ha detto alla cerimonia di inaugurazione la Presidente della Liberia, Johnson Sirleaf. Il centro è stato realizzato in 4 mesi, dispone di 200 computer collegati in una rete intranet, con un archivio digitale e una connessione satellitare VSAT (Very Small Aperture Terminal) a Internet. Il centro è stato realizzato da una società fondata da un membro della diaspora nigeriana negli Stati Uniti. Questa società ha lo scopo di fare entrare nell’era digitale le università africane e attualmente dà lavoro a 300 persone in diversi Paesi: Nigeria, Ghana, Kenya, Sierra Leone, Liberia e Uganda. La società, che ha trasformato il modo di vivere e studiare di migliaia di africani, intende estendere le proprie attività in Asia a iniziare da India, Pakistan e Sri Lanka. (L.M. Agenzia Fides, 10/05/07)

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Fuga di testi per gli esami, annullate tutte le prove scritte di fine anno (Peacelink, 08/05/07)

Il governo liberiano ha deciso di annullare tutti gli esami scolastici scritti di fine anno, a causa della circolazione delle tracce per i test alcuni giorni prima l'inizio delle prove, secondo quanto riferito dalle autorità. Alcuni ufficiali del West African Examinations Council avrebbero "venduto" in anticipo le tracce delle prove scritte, invalidando così i test. La decisione presa dalle autorità colpirà 14.000 studenti. La corruzione è uno dei problemi principali della Liberia, da poco uscita da una guerra civile durata 14 anni e costata la vita ad almeno mezzo milione di persone. (Peacelink, 08/05/07)

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LFirestone accusata di contaminare il fiume Farmington(Peacelink, 04/05/07)

La multinazionale della gomma Firestone è stata accusata da alcune associazioni liberiane di aver inquinato a tal punto il fiume Farmington da renderne inutilizzabile l'acqua. Lo stabilimento della Firestone, presente nel Paese da circa 80 anni, si trova 50 km a sud-est della capitale Monrovia. Secondo una portavoce della compagnia, il livello di inquinamento delle acque, a causa del materiale di scarto riversatovi, non sarebbe maggiore che in altri Paesi quali la Malesia o l'India. La Firestone avrebbe inoltre installato una serie di pozzi nei pressi del fiume per permettere alla popolazione di procurarsi acqua potabile.(Peacelink,  04/05/07)

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Un diamante per futuro (M.Fagotto, Peacelink, 03/05/07)

"Siamo veramente felici. Per due anni abbiamo lavorato duro per rispettare tutti le condizioni poste dalla comunità internazionale e ci siamo riusciti. Questa è la nostra ricompensa". La soddisfazione espressa a PeaceReporter da Nathaniel Barnes, ambasciatore liberiano all'Onu, è quella di tutti i liberiani: venerdì scorso, le Nazioni Unite hanno tolto l'embargo sul commercio di diamanti, prima risorsa economica del Paese, aprendo la strada alla rinascita economica di uno stato ancora martoriato dall'eredità della guerra civile. L'eliminazione dell'embargo, presa all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza, è stata accompagnata dal riconoscimento dei progressi fatti dalla Liberia negli ultimi due anni, e coincidenti con la transizione politica che ha portato alla presidenza Ellen Johnson-Sirleaf, primo capo di stato africano donna. Entro 90 giorni, il Consiglio riesaminerà la decisione, per vedere se la Liberia è in grado o meno di monitorare il commercio di pietre preziose verso l'estero. Per questo, a breve il Paese dovrebbe entrare nel Kimberley Process (Kp), un organismo di controllo internazionale che comprende 71 stati e diverse organizzazioni internazionali e che ha il compito di controllare che i diamanti commercializzati non provengano da zone teatro di conflitti. Questo per evitare che la vendita delle pietre preziose foraggi eserciti e gruppi ribelli e contribuisca alle guerre civili che, dall'Angola alla Sierra Leone passando per la Liberia, hanno devastato l'Africa negli ultimi decenni. Per celebrare la notizia, la Sirleaf ha partecipato sabato all'inaugurazione del primo dei dieci centri statali per la vendita dei diamanti che sorgeranno nel Paese. (…)(M.Fagotto, Peacelink, 03/05/07)

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Firestone accusata di contaminare il fiume Farmington (Peacelink, 03/05/07)

La multinazionale della gomma Firestone è stata accusata da alcune associazioni liberiane di aver inquinato a tal punto il fiume Farmington da renderne inutilizzabile l'acqua. Lo stabilimento della Firestone, presente nel Paese da circa 80 anni, si trova 50 km a sud-est della capitale Monrovia. Secondo una portavoce della compagnia, il livello di inquinamento delle acque, a causa del materiale di scarto riversatovi, non sarebbe maggiore che in altri Paesi quali la Malesia o l'India. La Firestone avrebbe inoltre installato una serie di pozzi nei pressi del fiume per permettere alla popolazione di procurarsi acqua potabile. (Peacelink,  03/05/07)

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Onu: fine embargo sui diamanti (Unimondo, 02/05/07)

Dopo sei anni, nei giorni scorsi il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha tolto il bando sull'esportazione dei diamanti della Liberia, istituito per impedire che la vendita dei cosiddetti "diamanti di guerra" continuasse ad alimentare la guerra civile. La risoluzione, approvata all'unanimità, prevede che il Consiglio riesamini comunque la decisione dopo 90 giorni, ha detto il presidente dell'organismo, l'ambasciatore britannico Emyr Jones Parry. Dopo 14 anni di sanguinosa guerra civile, nell'agosto 2003 un trattato di pace ha posto fine al conflitto, esiliando l'allora Presidente Charles Taylor. Dopo due anni di governo provvisorio, nel 2005 si sono svolte in un clima pacifico democratiche elezioni. La presidenza di turno del Consiglio dei 15 ha dichiarato che l'odierna decisione promette che la Liberia si unisca presto al Processo di Kimberley. Il processo di Kimberley, iniziato nel 2000 su pressione delle associazioni e delle campagne internazionali, ha condotto all'approvazione nel novembre 2002 dello schema internazionale di certificazione per i diamanti africani che permette di risalire al percorso della pietra dall'estrazione alla vendita. La campagna internazionale Global Witness "saluta positivamente la decisione" in quanto "il governo della Liberia ha compiuto progressi nei controlli e per prevenire che i diamanti servano ad alimentare conflitti". Ma sottolinea che "l'effettiva implementazione del Processo di Kimberley" e "l'accurato monitoraggio della produzione e del commercio sarà cruciale per assicurare che i diamanti non finanzino le guerre" -riporta un comunicato di Global Witness. "Il governo della Liberia deve assicurare che i suoi sistemi di controllo siano rigorosamente attuati e che ha assunto pieno controllo di tutte le miniere di diamanti". "La cooperazione con altri Paesi produttori di diamanti è essenziale per l'effettiva attuazione del Processo" - conclude Global Witness. "Il commercio miliardario dei diamanti provenienti da zone di guerra ha finanziato e finanzia ancora oggi guerre civili che in Africa dall’inizio degli anni ‘90 hanno provocato più di 3,7 milioni di vittime e milioni di rifugiati in Angola, Liberia, Sierra Leone, Repubblica Democratica del Congo e Costa d’Avorio" - segnalava un comunicato di Amnesty International del febbraio scorso. "Il denaro ottenuto con il commercio dei diamanti ha permesso ai gruppi ribelli in questi paesi di acquistare illegalmente armi e finanziare conflitti devastanti, con la complice indifferenza dell’industria dei diamanti e degli Stati coinvolti". Ancora oggi, seppure in quantità minore, i 'diamanti di sangue' raggiungono le vetrine delle gioiellerie di tutto il mondo sfruttando l’inefficacia degli strumenti di controllo attualmente in atto. (GB, Unimondo,02/05/07)

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ONU decide sui diamanti del sangue (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità, 28/04/07)

Il Consiglio di sicurezza ha votato ieri sul rnnovo del divieto di esportazione dei diamanti dalla Liberia introdotto sei anni fa per fermare il ricavato della vendita dei cosiddetti "diamanti del sangue", che foraggiano le guerre nell'Africa occidentale. In una risoluzione adottata all'unanimita', il Consiglio ha stabilito che la Liberia ha realizzato abbastanza progressi verso la stabilizzazione dell'autorita' interna per rispondere alle esigenze minime del processo di Kimberley tali da giustificare la conclusione dell'embargo, ma ha deciso di rivedere, se necessario, la sua decisione di proseguire l'embargo nei prossimi 90 giorni. L'ambasciatore liberiano all'ONU ha detto che la decisione riconosce il progresso della Liberia, ma che il governo era felice di continuare con il processo di controllo sul suo commercio dei diamanti. Dopo 14 anni di sanguinosa guerra civile, nell'agosto 2003 un trattato di pace ha posto fine al conflitto, esiliando l'allora Presidente Charles Taylor. Dopo due anni di governo provvisorio, nel 2005 si sono svolte in un clima pacifico democratiche elezioni. La presidenza di turno del Consiglio dei 15 ha dichiarato che l'odierna decisione promette che la Liberia si unisca presto al processo di Kimberley. Il processo di Kimberley, iniziato nel 2000 dagli Stati sudafricani, ha condotto all'approvazione nel novembre 2002 ad Interlaken, in Svizzera, dello schema internazionale di certificazione per i diamanti africani che permette di risalire al percorso della pietra dall'estrazione alla vendita.(Carla Amato, Osservatorio sulla legalità, 28/04/07)

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Per una libertà di accedere allo studio (Amis, 20/04/07)

In Liberia gli studenti protestano a gran voce per le cattive condizioni degli istituti e le richieste economiche giudicate eccessive. Varie le cause della protesta tra cui il recente aumento delle tasse di iscrizione, l’obbligo di pagare diversi dollari di contributi per ll’utilizzo di Internet e della biblioteca in realtà indisponibili, la qualità scadente del cibo della mensa e la pressoché totale mancanza di servizi igienici. Tra le manifestazioni di protesta vi è stata anche la minaccia di uccidere il bestiame del campus per nutrirsi adeguatamente, atto che, sommato all' aumentare delle recriminazioni studentesche, ha portato alla chiusura della Cuttington Universityy’ di Suakoko, nella contea di Bong. (Amis,  20/04/07)

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Caschi rosa in soccorso dell'Africa (Carlo Reschia, La Stampa, 18/03/07)

Gli uomini deludono e l'Onu decide di affidarsi alle donne. (…) È arrivato a Monrovia, la tormentata capitale della Liberia, il primo nucleo di peacekeeping delle Nazioni Unite composto solo ed esclusivamente da donne. Nella loro compagnia gli uomini, una ventina, per una volta sono confinati al ruolo di personale ausiliario. Resteranno sei mesi e cercheranno, insieme ai 15 mila colleghi di ambo i sessi dell'Unmil, la missione Onu in Liberia, di tenere sotto controllo una situazione difficile sotto più di un aspetto: il Paese sta emergendo da una lunga e atroce guerra civile durata 14 anni, la capitale Monrovia è preda di violentissime gang di minorenni sbandati e drogati e, causa la perenne mancanza di liquidi, la ricostruzione dell’esercito regolare procede assai ai rilento. - Finora le compagnie di sicurezza private, con l’aiuto dell’Unmil sono riuscite ad addestrare poco meno di 3 mila uomini, per di più non ancora autorizzati a portare armi. Tanto che il ministero della giustizia, con un gesto che a taluni è parso di impotenza e ad altri di realismo, ha invitato la popolazione civile a organizzarsi da sé, formando gruppi di vigilantes armati. A carico dei peacekeepers restano così, oltre all’incarico istituzionale di «contribuire al mantenimento della pace e alla realizzazione del Paese», i compiti quotidiani e ad alto coefficiente di rischio personale del pattugliamento. Considerando che i mercenari liberiani sono autori, secondo Amnesty, di alcuni fra i più efferati atti di violenza sessuale messi in atto nella confinante Costa d’Avorio (dove partecipano al conflitto civile in atto nel Paese a fianco dell’opposizione), la Liberia sembra il posto peggiore per mettere in pratica la parità dei sessi. Ma i «caschi rosa», tutte di nazionalità indiana, dovrebbero essere all’altezza del compito. È un corpo scelto di poliziotte, che ha prestato servizio nell'area infuocata del Kashmir e nei sobborghi delle metropoli indiane, pericolosi almeno quanto quelli di Monrovia. Inoltre, parola di Alan Doss, rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, «dall’esperienza della polizia nel mondo si sa che gli agenti donne sono brave a gestire le situazioni potenzialmente violente». (…)Nella stessa Liberia brucia ancora il ricordo della denuncia della Organizzazione non gorvernativa Save the Children. Nel maggio 2006 i volontari dell’associazione avevano rivelato che nei campi degli sfollati i caschi blu in missione nel paese alimentavano un fiorente commercio sessuale di minori di ambo i sessi, comprese bambine di otto anni, vincolando i loro aiuti umanitari a forme di prostituzione. Tutti episodi che hanno minato l’immagine delle Nazioni Unite nel mondo, nonostante l’impegno solenne a fare pulizia. E allora l’operazione «caschi rosa» potrebbe proprio rappresentare l’inizio di una nuova fase dell’impegno dell’Onu nel mondo. (Carlo Reschia, La Stampa, 18/03/07)

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Mandato di arresto per ex presidente Bryant (La Repubblica, 13/03/07)

Mandato di arresto per l'ex presidente della Liberia, Gyude Bryant, accusato di aver sottratto al governo 1 miliardo di euro tra il 2003 e il 2005, quando era alla guida del governo di transizione che porto' alle elezioni democratiche dell'anno scorso. Lo ha riferito il portavoce del ministero della Giustizia, Charles Mataley. Bryant, facoltoso uomo d'affari di 58 anni, accusato di corruzione e appropriazione indebita, e' all'estero per motivi di lavoro e il suo ritorno e' previsto per oggi. Ad attenderlo davanti alla porta di casa ci saranno due funzionari di polizia. La corruzione continua a essere una delle principali piaghe del Paese dell'Africa occidentale, nonostante le drastiche misure adottate dalla presidente Ellen Johnson Sirleaf. Memorabile la sua decisione, appena rilevata la guida del Paese, di licenziare tutto il personale del ministero delle Finanze e di sottoporre ad accertamenti fiscali gli esponenti del precedente vecchio governo, pena il divieto di viaggiare all'estero. (La Repubblica,13/03/07)

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Tutta femminile l'unita' di polizia dell'ONU (Carla Amato, Osservatorio sulla legalita, 26/02/07)

E' tutto femminile il nuovo corpo di polizia inviato dall'ONU in Liberia. Sono 105 agenti donne con 20 uomini in qualita' di personale ausiliario. Il capo della missione delle Nazioni Unite nel Paese ha accolto favorevolmente il contributo al mantenimento della pace, sottolineanso i contributi che soprattutto le donne possono dare alla realizzazione della stabilita' nel Paese. Il rappresentante speciale del segretario genarale dell'ONU Ban Ki-moon, Alan Doss ha detto che dall'esperienza della polizia nel mondo si sa che gli agenti donne "sono brave a gestire le situazioni potenzialmente violente". Il Paese sta emergendo da una lunga e atroce guerra civile e l'UNMIL, la missione delle nazioni unite in Liberia, mira a controllare l'ordine pubblico senza ricorrere ogni volta ad una risposta militare. Doss ha detto agli agenti donne di essere sicuro che con il loro aiuto si potra' realizzare un ambiente pacifico, stabile e libero dalla violenza ed ha sottolineato come UNMIL desideri aiutare la Liberia a sviluppare una efficace polizia nazionale, in modo che i problemi di ordine pubblico possano essere gestiti autonomamente senza violenza inutile e senza interventi dell'esercito. Non e' dato sapere se la scelta di una unita' tutta femminile della polizia ONU sia anche un modo per scongiurare le accuse e i fatti di abusi sessuali da parte dei caschi blu gia' avvenuti nel Paese ed in altre missioni di pace. (Osservatorio sulla legalita, 26/02/07)

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Ex-militari protestano per arretrati non ricevuti, disordini a Monrovia (MZ, Misna, 08/02/07)

Centinaia di ex-soldati sono scesi in strada oggi nel quartiere di Paynesville, la zona nord della capitale liberiana Monrovia, chiedendo il pagamento degli arretrati a loro dovuti in base al programma di disarmo, smobilitazione e reintegro. Il corteo ha causato problemi nel quartiere, dove numerosi esercizi commerciali sono stati chiusi così come è stata interrotta la strada che porta all’aeroporto cittadino. I manifestanti hanno poi fatto irruzione nell’edificio che ospita gli studi della radio di stato dove poco prima era stata ospite la presidente Ellen Johnson Sirleaf che aveva tenuto una conferenza stampa. Gli ex-militari, quasi tutti appartenenti all’allora esercito governativo (fedeli cioè all’ex-presidente Charles Taylor), hanno fatto sapere che avrebbero voluto incontrare la presidente e presentarle direttamente le loro rimostranza. Alla fine è intervenuta la polizia che, con gas lacrimogeni e cariche, ha disperso la manifestazione. Secondo le informazioni a disposizione non vi sarebbero stati feriti gravi e le forze di sicurezza hanno fermato solo quattro persone. (MZ, Misna, 08/02/07)

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Grande attesa per la visita di Hu in Sudan, ma poche illusioni (AsiaNews, 01/02/07)

Oggi Hu è arrivato in Liberia. Si ferma poche ore prima di andare domani in Sudan, dove tutti aspettano novità positive per fermare il genocidio nel Darfur. Per la prima volta anche Pechino non dà speciale enfasi ai vantaggiosi accordi economici che intanto conclude, ma insiste sull’importanza della pace in Africa. In Liberia sono previsti accordi per aprire la via agli investimenti delle ditte cinesi. La Liberia vuole istituire una zona economica speciale vicino al porto di Buchanan, dove spera di attirare centinaia di industrie estere per creare lavoro. La Cina ha anche rinunciato a crediti verso la Liberia per 15 milioni di dollari. Il debito estero complessivo del Paese è di 3,5 miliardi. In Camerun (dove la Cina ha offerto prestiti e finanziamenti a tasso agevolato e discusso la realizzazione di case economiche e di un programma per l’acqua potabile, in cambio di materie prime come petrolio, ferro, bauxite), Hu ha ripetuto che “la Cina e l’Africa non hanno mai cercato di imporre i loro modelli di sviluppo sociale ed economico ad altri Paesi”. Il presidente Paul Biya ha insistito che le imprese e gli investimenti cinesi sono benvenuti. In Sudan la Cina ha posto un sistematico veto a sanzioni mirate a costringere il governo ad accettare la forza di pace delle Nazioni Unite ed è stato impossibile fermare il sempre più grave genocidio nel Darfur (200mila civili morti, 2,5 milioni di sfollati dal febbraio 2003). Ora si spera che la Cina ottenga l’ingresso di una forza di pace internazionale, ma non ci sono illusioni che la pressioni di Pechino giungano a compromettere i suoi estesi interessi economici nella Nazione. (AsiaNews, 01/02/07)

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La prima unità di peacekeepers interamente femminile (SwissInfo, 30/01/07)

Il primo contingente esclusivamente femminile delle forze Onu per il mantenimento della pace, costituito da un centinaio di poliziotte indiane, è giunto oggi a Monrovia per portare aiuto alla Liberia, devastata dalla guerra civile tra il 1989 e il 2003. Lo ha constatato un giornalista della France Presse. E' la prima volta - ha rilevato il capo della polizia della Missione dell'Onu in Liberia, Mohamed Alhassan - che le Nazioni Unite utilizzano un contingente di Caschi blu formato unicamente da donne. "E' un momento importantissimo perché è la prima forza di polizia esclusivamente femminile nella storia delle Nazioni Unite", ha dichiarato Alhassan accogliendo le poliziotte. Esse hanno prestato servizio nei luoghi più pericolosi dell' India, in particolare nel Kashmir e nel nordest del Paese.. (SwissInfo,30/01/07)

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Premiate le imprese "colpevoli" (La nuova ecologia, 25/01/07)

Il premio dell'impresa più irresponsabile è stato assegnato oggi a Davos in Svizzera a Bridgestone/Firestone, fabbricante giapponese di pneumatici. Il riconoscimento Public Eye Awards è attribuito ogni anno dalle organizzazioni non governative (ong) Dichiarazione di Berna e Pro Natura alle imprese che si sono contraddistinte per la loro politica commerciale socialmente ed ecologicamente poco responsabile. La “vincitrice” Bridgestone/Firestone ha meritato il premio per le "condizioni prossime alla schiavitù " subite dai dipendenti in Liberia. Il gruppo è in particolare accusato di far lavorare bambini nelle piantagioni di alberi per l'estrazione del caucciù e di aver un bilancio ecologico catastrofico. Al gruppo farmaceutico elvetico Novartis è invece spettato il Public Eye Award dell'impresa svizzera più irresponsabile a causa degli ostacoli posti dalla gigante farmaceutico alla produzione di medicinali generici in India e altri paesi in via di sviluppo. La catena di distribuzione elvetica Coop ha invece ricevuto la versione positiva del premio per il suo contributo alla protezione dell'ambiente, in particolare tramite l' offerta di prodotti biologici nei suoi supermercati. I tre premi sono stati attribuiti a Davos nel corso del contro-forum organizzato dalle organizzazioni non governative 'The Public Eye on Davos”. La manifestazione critica si svolge contemporaneamente all'incontro annuale del Forum Economico Mondiale, cominciato oggi ed in programma fino a domenica. (La nuova ecologia, 25/01/07)

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