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Creata la prima commissione elettorale indipendente (CC, Misna, 14/11/07)
E’ stata promulgata la legge che crea, per la prima volta nel paese, la Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni), con il compito di partecipare alla “concezione, organizzazione e presa di decisione per le elezioni, dalle liste elettorali alla proclamazione dei risultati provvisori”. I componenti della Ceni, la cui nomina per decreto è imminente, sono 25: dieci rappresentanti dei partiti di maggioranza, dieci dei partiti di opposizione, tre della società civile, due dell’amministrazione. Il mandato dell’attuale parlamento, eletto nel 2002 al termine di un voto boicottato dall’opposizione, era scaduto a giugno scorso ma prorogato fino a dicembre. Non si conosce ancora la data del prossimo appuntamento con le urne che dovrebbe essere preceduto, come chiede l’opposizione, da un censimento della popolazione. La creazione della Ceni era una richiesta dei partiti al governo del primo ministro Lantana Kouyate, insediatosi a marzo scorso dopo una profonda crisi politico-sociale. Kouyate, primo capo di governo, era stato scelto come uomo del consenso per bilanciare il potere del presidente Lantana Conte, che dirige il paese dal 1984. (CC, Misna,
14/11/07)
Governo offre amnistia ai soldati per fermare le proteste (Peacelink, 15/05/07)
Il governo guineano di Lansana Conte ha offerto un'amnistia ai soldati che da un mese sono in sciopero nella capitale, Conakry. Le violente proteste, in cui sono morte almeno 10 persone, sono scoppiate a causa degli arretrati nel pagamento di stipendi e aumenti promessi, ma mai effettivamente ricevuti. Il ministro della Difesa Mamadou Bailo Diallo, dopo un incontro a porte chiuse con i leader della protesta, ha esortato i soldati a interrompere le agitazioni. Fonti militari hanno dichiarato che nei prossimi giorni si terranno nuovi colloqui per la conclusione di un accordo definitivo, ma i disordini nel paese sembrano avviarsi a una soluzione.(Peacelink, 15/05/07)
Ancora rinviato incontro tra presidente Conte e soldati (Peacelink, 14/05/07)
L'incontro tra il presidente guineano Lansana Conte e gli esponenti dei soldati in rivolta, previsto per oggi pomeriggio, è slittato per la seconda volta, dopo il rinvio di sabato scorso. Conte non si è presentato all'incontro, che avrebbe dovuto affrontare la questione del mancato pagamento degli stipendi che i soldati reclamano da mesi. Intanto, da oggi pomeriggio sono attive nella capitale Conakry pattuglie misti di militari e civili, che hanno il compito di controllare l'ordine pubblico dopo le manifestazioni dei soldati che, nelle ultime due settimane, hanno fatto sei morti. (Peacelink, www.peacereporter.net/default_news.php?idn=37100 14/05/07)
Soldati di nuovo in piazza a Conakry (Peacelink, 13/05/07)
I militari guineani sono di nuovo scesi in piazza nella capitale Conakry, dopo che il presidente Lansana Conte aveva disatteso un incontro nel quale si sarebbe dovuta affrontare la questione dei salari e quella degli alloggi per l'esercito. Ieri, in città era tornata la calma, dopo che il presidente aveva licenziato il ministro della Difesa e capo delle forze armate, dopo che i militari avevano fatto pressione per chiedere un miglioramento delle loro condizioni lavorative e il ritorno in carica di alti ufficiali, licenziati dopo un colpo di Stato. Oggi, i militari sono tornati in piazza e alcuni colpi di arma da fuoco hanno risuonato nelle strade della capitale, secondo quanto riporta la corrispondente della Bbc Catherine Utley.
(Peacelink,
13/05/07)
Lo spettro di una nuova crisi (LM,Ag.Fides, 04/05/07)
Sale di nuovo la tensione in Guinea dove i militari delle due principali caserme del Paese si sono ammutinati per chiedere stipendi più alti. I militari hanno sparato colpi d’arma da fuoco in aria e hanno saccheggiato i depositi di armi e di generi alimentari nella capitale Conakry e nella città mineraria di Kindia. La rivolta si è poi estesa ad altre località del Paese. Oltre ad un aumento dello stipendio, i soldati chiedono il pagamento dei salari arretrati di 9 anni per un totale di 300 milioni di franchi guineani. I militari della truppa accusano gli alti comandi e alcuni politici di essersi appropriati dei fondi destinati a pagare i loro stipendi. Finora sono solo i militari dell’esercito in rivolta ma si teme l’estendersi della protesta anche alla marina e all’aviazione. La Guinea è appena uscita da una grave crisi politica scoppiata nei primi mesi dell’anno, quando la popolazione si era rivoltata per chiedere la nomina di un Primo Ministro diverso da quello scelto dal Presidente Lansana Conté (vedi Fides 12 e 24 febbraio 2007). Dopo settimane di sciopero generale e di scontri tra dimostranti e polizia, che avevano provocato 137 morti, la crisi era stata risolta il 26 febbraio quando il Presidente aveva affidato l’incarico di Primo Ministro a un ex diplomatico, Lansana Kouyate. Il nuovo Primo Ministro, al quale sono stati conferiti maggiori poteri, si è impegnato a cercare una soluzione alla grave crisi economica e sociale che affligge da tempo il Paese. Il Premier è riuscito di recente ad ottenere 117 milioni di Euro di aiuti finanziari da parte dell’Unione Europea più altri 46 milioni di Euro per rimettere in sesto gli edifici pubblici che cadono in rovina e le strade principali dei centri urbani. Secondo la stampa locale, la rivolta dei militari costituisce la fine del periodo di “luna di miele” accordato al neo Primo Ministro, i cui primi tentativi di riforma hanno messo in discussione consolidate posizione di potere.(LM,Ag.Fides, 04/05/07)
Primo ministro favorevole a rinvio elezioni legislative (RC, Misna, 30/04/07)
“Siamo già a maggio. Se organizziamo le elezioni legislative in queste condizioni, sarà un lavoro affrettato. Ma non spetta solo a me decidere su un rinvio” lo ha detto il primo ministro Lansana Kouyaté durante una conferenza stampa nel fine settimana sulla sua recente missione in Francia e in Belgio, auspicando un rinvio del voto previsto a giugno. Già in Francia, durante un incontro con la diaspora guineana organizzato da Radio France International, il primo ministro aveva ricordato che, dopo le violente proteste di gennaio e febbraio scorso, molti edifici amministrativi e in particolare le prefetture erano stati distrutti e che tutti i prefetti si sono temporaneamente trasferiti nella capitale Conakry. “Manca quel minimo di rappresentatività dello Stato – aveva detto Kouyaté – necessario a organizzare elezioni credibili” per rinnovare il Parlamento, dominato dal Partito dell’unità e del progresso (Pug) del contestato presidente Lansana Conté che detiene 85 seggi, ossia il 61,85%. Il primo ministro designato lo scorso febbraio non ha proposto alcuna nuova data elettorale né durante l’incontro in Francia né durante la conferenza stampa di sabato, aggiungendo che intende incontrare al più presto i rappresentanti dei partiti politici per chiedere il loro parere. Secondo la legge guineana, spetta al ministero degli Interni organizzare le elezioni. I partiti politici hanno concordato di istituire una commissione elettorale indipendente, ma il Parlamento dominato dai fedelissimi di Conté non ha ancora approvato la proposta. Durante la conferenza stampa, è intervenuto anche il ministro dell’Economia e delle finanze Ousmane Doré annunciando che – durante la visita a Strasburgo e Bruxelles – l’Unione europea ha deciso di stanziare 7 milioni di euro in vista delle elezioni, oltre che di accelerare l’erogazione di 117 milioni di euro del 9° Fondo europeo di sviluppo (Fed) e di sbloccarne altri 46 per ristrutturare gli edifici pubblici distrutti e risanare i centri urbani. (RC,Misna, 30/04/07)
Aereo si schianta su sede tv (Ansa, 16/04/07)
Un aereo militare si e' schiantato oggi su un edificio che ospita la sede della Radio-televisione guineana a Conakry. L'impatto ha provocato un incendio, ma per fortuna l'edificio era pressoche' vuoto e al momento non si ha notizia di vittime. La stazione televisiva si trova vicino all'ambasciata Usa. I tre piloti del Mig21 sono riusciti a catapultarsi fuori dall'aereo. 'Il peggio e' stato evitato', ha commentato il ministro dell'Interno, Beau Keita. (Ansa,
16/04/07)
Consiglio dei ministri annuncia revisione accordi minerari e conti pubblici (FB, Misna, 12/04/07)
“Il governo ha deciso che tutti gli accordi minerari saranno rivisti. È stato dato incarico al ministero del Dipartimento di rivedere, negoziare i patti, in modo amichevole, se sarà possibile; in caso contrario, intraprenderemo con legali affidabili la lotta affinché il paese veda tutelati tutti i suoi diritti”: lo ha annunciato, uscendo dalla prima riunione del Consiglio dei ministri tenuto ieri a Conackry, il portavoce del nuovo governo guineano, il ministro dell’Informazione e della Comunicazione Justin Morel Junior. Il setroe minerario è fondamentale per l’economia della Guinea che possiede due terzi delle riserve di bauxite del pianeta, oltre a importanti giacimenti d’oro, diamanti, rame e altri minerali. La cattiva gestione e la corruzione che hanno marcato la gestione di queste risorse – essenzialmente concesse a multinazionali come la russa ‘Rusal’, l’americana ‘Alcoa’ e la canadese ‘Alcan’, colossi nella produzione di alluminio – a scapito della popolazione, è uno dei ‘nordi’ che intende sciogliere il nuovo esecutivo del primo ministro Lansana Kouyaté. Il Consiglio dei ministri ha anche annunciato un rapido miglioramento dell’erogazione di acqua ed energia elettrica a Conakry, con l’istallazione di nuove infrastrutture. Per sanare le finanze pubbliche sarà istituito anche un ‘Comitato della Tesoreria’ che rivedrà i conti di tutti i dicasteri; per contribuire ad evitare lo spreco di risorse pubbliche è stato peraltro proibito ai membri del governo e alle loro consorti patrocinare eventi mondani, una pratica finora largamente diffusa ma malvista da una parte della popolaizone. “Rigore, obiettività, trasparenza, imparzialità” sono state le parole d’ordine emerse nella prima riunione della nuova squadra di governo voluta da Kouyaté, designato sotto le pressioni dei movimenti sindacali e popolari al termine di un mese di scioperi e manifestazioni contro il controverso e anziano presidente Lansana Conté, al potere da 24 anni. (FB, Misna, 12/04/07)
Piroga si capovolge: almeno 60 morti (Quotidiano, 30/03/07)
Un battello carico di passeggeri si è rovesciato in mare. Probabilmente a bordo c'erano più persone di quante l'imbarcazione ne poteva portare - È di almeno sessanta morti il bilancio ancora provvisorio del capovolgimento in mare aperto di un battello carico di passeggeri, in tutto circa il doppio delle vittime finora accertate: lo ha annunciato la televisione statale, citando fonti riservate della polizia, secondo cui la tragedia è avvenuta al largo di Conakry, capitale del Paese africano. Secondo l'emittente, si trattava di una 'piroga', come sono chiamati localmente i pescherecci privi di coperta. Al momento del ribaltamento a bordo c'erano centoventi persone, probabilmente più di quanto consentito, tra le quali i sopravvissuti accertati ammontano ad appena 36. Le fonti di polizia, dal canto loro, hanno riferito di aver recuperato finora 57 cadaveri. Vi sarebbero dunque anche dispersi. Drammatiche le immagini, mostrate in tv, dei superstiti portati a riva. (Quotidiano, 30/03/07)
La fine del tunnel (M.Fagotto,PeaceReporter, 30/03/07)
La nascita del nuovo governo segna la fine della crisi di febbraio. “Potrebbe veramente essere la fine della crisi: tutti i ministri del precedente governo sono stati rimossi, e il nuovo premier ha promesso di affrontare tutti i principali problemi della Guinea”. E' moderatamente fiducioso Ibrahima Nouhou Baldé, giornalista del quotidiano L'Observateur, contattato da PeaceReporter. Ieri sera, il presidente Lansana Conte ha nominato un nuovo governo, mantenendo la promessa fatta a sindacati e opposizione più di un mese fa. La Guinea può voltare pagina, dopo gli scontri che, tra gennaio e febbraio, avevano provocato più di 120 morti. Il nuovo premier Lansana Kouyaté (a destra)Premier. Il nuovo governo, presieduto dal premier “di consenso” Lansana Kouyaté, è formato da tecnici ed economisti che avranno il difficile compito di far ripartire il Paese, vittima di una crisi economica senza precedenti e messo ulteriormente in difficoltà dallo sciopero generale, proclamato a febbraio per chiedere le dimissioni del presidente Conte. Il nuovo esecutivo, il cui capo è un diplomatico di professione, secondo Baldé “ha promesso di porre fine al malgoverno e di restaurare l'autorità dello stato nelle province”. Un compito non facile visto che, se nella capitale Conakry la gente non se la passa bene, in provincia la situazione è anche peggiore: lunedì scorso, 3000 studenti dell'università di Labe, 600 km a nordest di Conakry, sono scesi in piazza per protestare contro le carenze della pubblica istruzione e hanno promesso di rimanere mobilitati finché le loro richieste non verranno esaudite. (…) La fine della tempesta non significa comunque che il presidente Conte possa dormire sonni tranquilli: al potere dal 1984 grazie a un colpo di stato, l'ex-militare non è amato dalla popolazione, che lo giudica il principale responsabile della crisi. “Conte è alla base di tutto – conferma Baldé – e c'è ancora tanta gente che ne chiede le dimissioni e che sta preparando nuove manifestazioni”. “E' veramente un peccato che il nostro Paese sia così malgestito – conclude amareggiata D. – nonostante tutte le sue ricchezze naturali. Se le cose andassero per il verso giusto, non avremmo nulla da invidiare né agli altri Paesi africani né all'Europa”.(M.Fagotto,PeaceReporter, 30/03/07)
Crolla ponte, 65 morti (SwissInfo, 20/03/07)
Sessantacinque persone sono morte nella Guinea sudorientale quando il ponte su cui stavano passando a bordo di un camion è crollato. Lo ha detto un ufficiale dell'esercito. L'incidente è avvenuto quando il camion, diretto ad un mercato carico di passeggeri e di merci, stava passando sul ponte vicino alla città di
Gueckedou, ad oltre 400 chilometri a sudest di Conakry. Secondo la radio francese
Rfi, sette persone sono riuscite a salvarsi. (SwissInfo,
20/03/07)
Lansana Kouyaté nominato nuovo primo ministro (A.Anselmi,University,it - 08/03/07)
Kouyaté è stato scelto tra una lista di nomi redatta dai maggiori gruppi sindacali del paese La settimana scorsa Lansana Kouyaté, diplomatico ed ex-Segretario Esecutivo della CEDEAO (Comunità Economica degli stati dell’Africa Occidentale), è stato nominato primo ministro dal Presidente Lansana Conté. Kouyaté è stato scelto tra una lista di nomi redatta dai maggiori gruppi sindacali del paese. Conformemente a quanto pattuito tra il Capo dello Stato e i sindacati, questa nomina mette fine allo sciopero generale che ha paralizzato il paese per settimane. Da gennaio una serie di intense contestazioni avevano messo alle corde il monopolio del potere di Lansana Conté, presidente della Guinea dal 1984 (Cfr. Guinea: l’impatto politico-economico e gli scenari futuri dell’ultimo sciopero generale). Da anni il panorama politico guineano è caratterizzato dalla inazione dell’Esecutivo e dalla divisione delle forze di opposizione e tutto ciò si riflette nel costante peggioramento delle condizioni di vita della popolazione. Le manifestazioni e lo sciopero generale che hanno preso il via dall’inizio del 2007 erano dunque il frutto dello stallo del sistema politico-economico del paese e dall’assoluta mancanza di spazio di dibattito e di confronto tra le parti. Una prima ondata di proteste, durata quasi 3 settimane, si era placata grazie ad un accordo che prevedeva la nomina di un Primo Ministro super partes. Tuttavia il 13 febbraio, la prima scelta presidenziale, “caduta” sul ministro per gli Affari Presidenziali Eugène Camara, aveva nuovamente scatenato l’ira della popolazione sfociando nella ripresa dello sciopero generale e da una serie di proteste sedate solo dall’intervento dell’esercito e dall’imposizione dello stato d’assedio. Il bilancio finale delle azioni di repressione ha fatto registrare più di un centinaio di morti e decine di abusi su civili. L’instabilità e la tensione presenti nel paese avevano portato alla mobilitazione di numerosi capi di stato dei paesi vicini (in particolare della Sierra Leone e della Liberia) e all’intervento dei leader della CEDEAO, che avevano cercato di riportare le parti al tavolo delle trattative. La nomina di Kouyaté sembra, almeno per ora, riaprire le porte ad un possibile dialogo, ma potrebbe essere soprattutto un primo passo in vista dell’adozione di riforme necessarie per il miglioramento delle condizioni politiche e socio-economiche del paese. Il coinvolgimento di una larga fetta della popolazione nelle manifestazioni anti-Conté ha offerto, d’altra parte, una dimostrazione consistente della volontà di cambiamento che serpeggia nel paese. Tuttavia, adesso la vera incognita sarà capire quali siano i margini di libertà che Kouyaté avrà per portare avanti delle riforme concrete. A livello regionale l’apparente fine della crisi guineana fa tirare un sospiro di sollievo a tutti i paesi vicini, ma l’attenzione rimane sempre alta, così come il rischio di instabilità regionale. (A.Anselmi,University,it
08/03/07)
Raddoppiati stipendi dei militari in seguito a crisi politica (PeaceReporter, 07/03/07)
La Guinea ha più che raddoppiato gli stipendi dei propri militari, cercando così di porre fine al malcontento mostrato dalle Forze Armate negli ultimi mesi. Un ufficiale dell'esercito che ha chiesto di rimanere anonimo a tale proposito ha dichiarato: "Erano soldati insoddisfatti, ma oggi tutti hanno ricevuto il loro stipendio". La Guinea aveva imposto 12 giorni di legge marziale in febbraio per porre fine alle proteste culminate nello sciopero generale contro il presidente Lansana Conte, proteste che hanno provocato la morte di più di cento persone in tre settimane e conclusesi con un accordo politico tra governo e opposizione. (PeaceReporter,
07/03/07)
Commissione UA auspica uscita di scena di Conté (MZ, Misna, 05/03/07)
Il presidente della Guinea, Lansana Conté, “dovrebbe preparare la sua uscita di scena”: lo ha detto oggi il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Alpha Oumar Konaré, parlando a Johannesburg a margine della seconda conferenza internazionale dal tema “sosteniamo la democrazia in Africa” ed esprimendo “la solidarietà” dell’Ua al popolo guineano, protagonista di quasi due mesi di proteste per chiedere le dimissioni del presidente in carica e la nomina, infine ottenuta, di un primo ministro “di consenso” in grado di portare il paese a elezioni democratiche fra 3 anni. “Il popolo della Guinea merita tutta la nostra solidarietà per il suo rifiuto di accettare le derive autoritarie che condanniamo nel nostro continente” ha detto Konaré, rivolgendosi ai partecipanti alla conferenza di Johannesburg. L’Ua, ha proseguito Konaré, “ha chiesto che (nella crisi guineana) venissero privilegiate soluzioni politiche e sono convinto che il paese abbia bisogno di una transizione politica e che il presidente Conté debba preparare la sua partenza”. “Non è più possibile accettare in Africa oggi che un capo di Stato possa affermare di essere lui la giustizia, o di poter fare quello che vuole di fronte al silenzio o all’accettazione silenziosa del resto del continente” ha detto Konaré, tra gli applausi dei presenti, aggiungendo “l’Africa non può più accettare che sul nostro continente regnino dei Bokassa, degli Idi Amin Dada o dei Menghistu. Quei tempi sono definitivamente archiviati”. Il primo marzo scorso, in Guinea si è ufficialmente insediato alla guida del governo il nuovo primo ministro “di consenso” Lansana Kouyaté. Il primo dei compiti che attendono il nuovo primo ministro è “il consolidamento dell’unità nazionale e la salvaguardia della pace”, oltre al “rilancio dell’economia”. In base agli accordi presi tra governo e sindacati alla fine di gennaio, quando la protesta di massa guineana aveva fatto registrare una pausa, il compito principale del nuovo primo ministro sarà quello di guidare un governo di unità nazionale in grado di traghettare il paese fino alle prossime elezioni presidenziali nel 2010, nelle quali dovrebbe essere definitivamente sancita l’uscita di scena dell’anziano e malato presidente Lansana Conté. Ma sono in molti ad aspettarsi che Conté lasci l’incarico prima della scadenza fissata. Oltre 120 persone sono morte e centinaia sono rimaste ferite nella dura repressione attuata dalle forze di sicurezza guineane durante le proteste degli ultimi due mesi. (MZ, Misna,
05/03/07)
Primo santuario degli avvoltoi in Africa (GreenReport, 05/03/07)
In questi giorni la Repubblica di Guinea è all’attenzione delle cronache mondiali per lo sciopero che ha paralizzato il Paese e si è trasformato in una rivolta soffocata nel sangue, ma ha anche avuto il tempo di realizzare un’area speciale protetta per gli avvoltoi, la prima del genere nel continente africano. Il “santuario degli avvoltoi” è stato realizzato su 450 mila ettari negli altopiani di Fouta Djallon, una zona che mantiene una buona popolazione delle 6 specie di avvoltoi dell’Africa occidentale che però, secondo gli ambientalisti, sono in diminuzione. «Il declino dei numeri dei nostri avvoltoi è in forte calo - spiega Mamadou Saliou Diallo di Guinée écologie, che ha un accordo di partneariato con BirdLife international - proteggendo gli avvoltoi in questo modo, stiamo facendo i primi passi verso il loro recupero nella regione». E’ d’accordo Guy Rondeau, dell’Ong Africa nature international: «Gli avvoltoi stanno sparendo dai cieli dell´Africa occidentale soprattutto a causa della persecuzione umana». Infatti, l´avvelenamento degli uccelli è causato soprattutto della carcasse avvelenate lasciate dagli allevatori di bestiame, anche l’uccisione di sciacalli, iene e leoni che svolgevano un’opera di “controllo” sugli erbivori, è un motivo significativo per il declino drastico degli avvoltoi, le carcasse lasciate dai carnivori sono sempre più rare e la disponibilità alimentare per gli avvoltoi diminuisce. Organizzazioni ambientaliste come Fauna and Flora International, Endangered Wildlife Trust, e il comitato olandese dell’Iucn stanno lavorando con Guinée écologie al programma internazionale “Duga” per la conservazione degli avvoltoi che vuole stabilizzare le popolazioni di questi grandi uccelli nei loro attuali rifugi rurali ed ristendere il loro areale. Le indagini più recenti confermano un declino preoccupante delle popolazioni di avvoltoi relitte nel Mali ed in Gambia. «Per il loro ruolo di spazzini – dice Hazell Shokellu Thompson, segretario di BirdLife-Africa – gli avvoltoi sono un componente cruciale della biodiversità dell´Africa. Contribuire a conservarli, proteggendo aree importanti, ha una ricaduta positiva per altre specie di fauna selvatica, molte delle quali stanno affrontando minacce simili». (GreenReport,
05/03/07)
Arriva nuovo primo ministro, “l’uomo della speranza” (FB, Misna, 27/02/07)
Non appena nominato, il nuovo primo ministro Lansana Kouyaté – fino a ieri raprpesentante dell’Organizzazione internazionale della Francofonia (Oif) in Costa d’Avorio – ha voluto rendere omaggio a "tutti coloro che sono caduti nei giorni dei disordini" in riferimento alle violenze avvenute durante le proteste anti-governative di gennaio e febbraio, concluse con oltre un centinaio di vittime. In un’intervista a ‘Radio Onuci’, emittente della missione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio, il cui testo è pervenuto alla MISNA, Kouyaté ha espresso la sua "riconoscenza al popolo della Guinea, ai movimenti sindacali, al presidente Lansana Conté e a tutti coloro che hanno reso posibile" la sua nomina, giunta al termine di difficili negoziati tra le « forze vive » del paese e le istituzioni, intermediarie del contestato Conté. Kouyaté ha precisato che affronterà il suo nuovo incarico con "umiltà e determinazione " per portare a "un cambiamento nella serenità, la fratellanza ritrovata e l’unione di tutta la nazione ". Accolto da un bagno di folla a Conakry, l’uomo che incarna "le speranze di un intero popolo" - come l’ha descrito la stampa guineana – si è intrattenuto brevemente a colloqui con Conté che dovrà cedergli una parte dei poteri conservati gelosamente per 23 anni. Al termine dell’incontro non sono state rilasciate dichiarazioni. (FB, Misna, 27/02/07)
Luci di speranza (Sir.Mancini, Fides,27/02/07)
In Guinea Conakry, dopo la decisione del presidente Lansana Conté di nominare un nuovo primo ministro al posto del contestato Eugène Camara, “si è accesa una luce di speranza”, come dice Don Come Traoré, incaricato per le comunicazioni sociali dell’arcidiocesi di Conakry. L’intesa è stata raggiunta dopo lunghi colloqui tra rappresentanti dei sindacati e della società civile, il presidente e i mediatori della Cedeao/Ecowas (Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale). Venerdì scorso il parlamento aveva votato contro la richiesta presidenziale di prolungare la legge marziale imposta alcuni giorni fa. Gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti avevano causato, nelle ultime settimane, oltre 120 vittime in tutto il Paese. “Chiediamo alla comunità internazionale di tenere viva questa speranza - dice Traoré -. Entro pochi giorni avremo un nuovo governo che dovrà impegnarsi per una politica trasparente che serva il bene comune”. In seguito a questa decisione i sindacati hanno deciso di revocare lo sciopero indetto per oggi. “Oramai il processo di rinnovamento del Paese è avviato – conclude Traoré -. La popolazione è oramai decisa a ottenere un miglioramento delle proprie condizioni di vita attraverso una vera giustizia sociale”.(Sir.Mancini, Fides, 27/02/07)
La guerra della negligenza (Lorenzo De Cicco, .Iniziativa.info, 26/02/07)
120 morti. Almeno. E’ questo il tragico bilancio degli scontri che contrappongono il presidente della Guinea Lansana Contè ai sindacati, un bilancio ancora provvisorio perché il conflitto non pare destinato a concludersi e le vittime continuano ad aumentare di giorno in giorno. La popolazione da mesi chiede insistentemente una svolta nella politica di governo della Guinea, paese che non ha mai potuto godere della democrazia, assoggettato dalla Francia prima, e poi dal regime militare di Sekou Tourè che ha mietuto migliaia di vittime tra gli oppositori e che ha costretto all’esilio oltre un milione di persone, quasi un quarto della popolazione guineana, rimasto in carica fino alla sua morte, avvenuta nel 1984. I sindacati pretendono un capo di governo neutrale, non asservito al regime di Lansana Contè. Il 10 gennaio sono stati uccisi tre giovani dall’esercito guineano e un militare è stato lapidato dai manifestanti a Kankan, città nell’est del paese. La situazione continua ad aggravarsi, e la nomina di un nuovo primo ministro, Eugene Camara, vicino al capo di stato guineano non ha fatto altro che alimentare i contrasti tra le parti. “Non ci si può opporre alla volontà del popolo” ha detto Boubacar Biro Barry, dirigente di uno delle principali confederazioni di lavoratori, “Il presidente ha fatto una scelta che conviene solo a lui, ma che non si accorda affatto con le richieste del popolo”. Pochi giorni fa è stato levato dal governo lo stato d’assedio della capitale, tuttavia i sindacati non demordono e nelle dichiarazioni rilasciate dai principali leader guineani fanno presagire una prosecuzione degli scontri. Per Rabiatou Serah Diallo, segretario generale della CNTG (Confedèration national des travailleurs de Guinèe), uno dei maggiori sindacati del paese, “i contrasti continueranno,finché il presidente Contè non avrà nominato un primo ministro che sia approvato da tutti”. Ibrahima Fofana, esponente di un altro importante sindacato, l’USTG (Union Sindacale des travailleurs) ha affermato: “Fino a quando non dichiareremo terminato lo sciopero, questo proseguirà”. E mentre la Guinea è scossa dalla guerra civile, mentre i manifestanti muoiono per liberare il loro paese dalla dittatura, l’Italia vive nella negligenza della quasi totalità dei mass media; per trovare delle notizie sugli avvenimenti dello stato centrafricano bisogna ricorrere ai quotidiani francesi o all’AFP (Agence France Presse). D’altronde quella guineana è una guerra che non è legata ad interessi economici, e mentre l’Afganisthan e l’Iraq monopolizzano l’attenzione di giornali, radio e televisione, 120 uomini, uomini di serie B, hanno perso la vita per la libertà e la democrazia nel loro paese, una democrazia che, almeno in questo caso, non interessa esportare a nessuno. “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.(Lorenzo De Cicco, .Iniziativa.info, 26/02/07)
Conté apre all'opposizione e lo sciopero generale rientra (PeaceReporter, 25/02/07)
Il presidente della Guinea, Lansana Contè, ha deciso oggi di nominare un nuovo primo ministro scegliendolo dalla lista proposta dall'opposizione. Un'apertura che ha convinto l'opposizione a dichiarare la fine di uno sciopero generale che da due settimane paralizzava il Paese. "Il presidente acconsente al principio che i rappresentanti sindacali, i partiti politici e la società civile propongano cinque nomi fra i quali egli potrà scegliere il primo ministro", ha rivelato un leader sindacale. Un altro leader sindacale poco dopo ha fatto sapere che "lo sciopero è finito. Si tratta solo di stabilire se cesserà da domani o da martedì". Il presidente Contè, da 23 anni al timone del paese, aveva dichiarato il 12 febbraio lo stato di emergenza per contrastare un'ondata di manifestazioni e di violenze di piazza, con un bilancio di molti morti. A sollevare la protesta è stata appunto l'opposizione, sia politica che sindacale, che chiedeva la fine del potere di Contè, o almeno la nomina di un premier indipendente. (PeaceReporter, 25/02/07)
Respinta la richiesta di rinnovare la legge marziale (PeaceReporter, 23/02/07)
Il parlamento guineano ha rifiutato la richiesta del presidente Lansana Conte di prolungare la legge marziale, che scadrà alla mezzanotte di oggi, da lui stesso introdotta il 12 febbraio scorso, per far fronte agli scontri tra esercito e manifestanti. "I deputati dell'assemblea hanno presentato all'unanimità il rifiuto per il rinnovo della legge marziale", ha affermato Aboubacar Sompare, Presidente dell'Assemblea Nazionale, alla quale Lansana si era rivolto per ottenere la proroga della legge.(PeaceReporter, 23/02/07)
Legge marziale nel Paese: la libertà di stampa è la prima vittima (M. Fagotto, PeaceReporter, 22/02/07)
(…) La legge marziale, approvata dal presidente Lansana Conte il 12 febbraio per far fronte agli scontri tra esercito e manifestanti, ha fatto la sua prima vittima: la libertà di stampa. Le radio private sono state chiuse con minacce e intimidazioni, i giornali non escono più e le connessioni internet sono state interrotte dalle autorità. PeaceReporter ha raccolto le testimonianze di tre giornalisti. “Ultimamente non è solo difficile lavorare – riferisce Ibrahima Nouhou Baldé, del quotidiano L’Observateur – sta diventando impossibile anche recarsi sul luogo degli eventi per capire cosa succede. Grazie alla legge marziale le Forze Armate continuano a saccheggiare abitazioni, specie durante la notte, e a chiedere il pizzo, maltrattando chi non è in grado pagare”. (…) “Se all’inizio della crisi i sindacati guidavano la protesta, ora è la popolazione ad essere diventata il soggetto principale – prosegue Baldé – tanto che in 29 prefetture su 33 gli uffici governativi sono stati saccheggiati dai manifestanti infuriati. Ormai partiti e sindacati non hanno più il controllo della piazza”. Accusati di aver fomentato le proteste, i mezzi di informazione privati sono diventati il facile bersaglio della repressione. “Non abbiamo più la possibilità di lavorare – conferma Oumar Yacine Bah, giornalista del quotidiano Le Jour - e se vi sto parlando al telefono è a mio rischio e pericolo, visto che i cellulari dei giornalisti sono controllati dalla polizia”. Neanche gli appelli alla calma e al rispetto dei diritti umani, lanciati dalla comunità internazionale, hanno sortito effetti. “Ieri, nel corso di una visita di stato effettuata dai presidenti di Sierra Leone e Liberia, alcuni giornalisti sono stati picchiati e insultati – prosegue Bah – tanto per far capire come questo governo si interessi della sua immagine all’estero”. E se la situazione è apparentemente calma nella capitale Conakry, lo sciopero generale che prosegue da gennaio per protestare contro l’operato del presidente mostra come la gente sia determinata ad arrivare a una soluzione radicale. “Solo alcuni piccoli commercianti hanno ripreso le attività – conclude Bah – ma per il resto tutto tace: negozi, scuole, uffici…tutto chiuso”. Ad essere particolarmente colpite dalla repressione governativa sono state le radio, che nelle prime settimane di sciopero aggiornavano con tempestività la popolazione su scontri e trattative. “L’esercito è entrato negli studi dell’emittente Liberté FM distruggendo tutto – rivela Caleb Kolié, direttore della radio Familia FM – fortunatamente i miei colleghi mi hanno avvertito in tempo. Ho potuto portar via i macchinari più costosi e chiudere a chiave l’ufficio prima che arrivasse l’esercito. Mi hanno minacciato e insultato, ma almeno non abbiamo subìto danni. Il governo ha anche tagliato le connessioni internet, così a fornire notizie sono rimasti solo gli organi di stampa ufficiali”. Il muro contro muro di presidente e sindacati non lascia presagire nulla di buono. “Da una parte c’è l’esercito, che sostiene a spada tratta Conte – continua Kolié – dall’altra la popolazione, che nonostante le difficoltà è determinata a proseguire lo sciopero generale. D’altronde è inevitabile: sono morte 120 persone finora, un prezzo troppo alto per lasciare che il tutto si risolva con un compromesso di facciata”. (M.Fagotto, PeaceReporter, 22/02/07)
Si aggrava la crisi: l'ultima ondata di scioperi ha provocato 180 morti (LeniSorlini, Vita, 22/02/07)
Si aggrava di giorno in giorno la già drammatica situazione politica della Guinea Conakry (Africa Occidentale), e cresce il numero delle vittime degli scontri in tutte le zone del paese. Una serie di scioperi indetti dai sindacati e dall'opposizione (cominciati nel marzo 2006) è culminata nell'ultimo, ancora in corso, su cui grava il peso di un bilancio provvisorio “ufficiale” (fonti locali parlano centinaia di morti) di circa 180 morti. I rappresentanti dei sindacati e dell'opposizione avevano chiesto al discusso presidente Lansanà Conté (in carica da 23 anni) che venisse nominato un primo ministro “di consenso”, che lo affiancasse in un governo di transizione fino al 2010, data delle prossime elezioni. La nomina a primo ministro di Eugène Camara, stretto collaboratore del presidente-dittatore, ha scatenato l'ira della popolazione, già provata da condizioni di vita rese sempre più precarie dal continuo aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e del carburante e da un'inflazione galoppante. L'anziano presidente guineano ha risposto con la sospensione dei diritti civili: ha imposto lo stadio d'assedio, la legge marziale e il coprifuoco (per circa 18 ore al giorno); ha arrestato i promotori degli scioperi e dato carta bianca ai militari. La situazione è diventata insostenibile: la popolazione fatica ormai a trovare il cibo, la repressione è totale, i saccheggi, le sparatorie e gli scontri all'ordine del giorno. Per quanto tempo ancora durerà il silenzio dei media su questa tragedia che sta cominciando ad avere un peso enorme, in termini di perdite di vite umane? L'Italia, come tutti i paesi della Comunità Europea e gli Stati Uniti, ha grandi interessi economici in Guinea, che è il primo produttore mondiale di bauxite (il metallo da cui si produce l'alluminio); ne possiede un terzo delle risorse mondiali. La Repubblica di Guinea potrebbe essere un paese ricco, ma gli azionari della Cbg (Compagnia della bauxite di Guinea), che gestisce tutti i giacimenti del paese, sono lo stesso governo guineano e i due colossi statunitensi, l'Alcan e l'Alcoa; di tale ricchezza il popolo guineano non vede nemmeno un franco! - (LeniSorlini, Vita, 22/02/07)
Alluminio: export di bauxite in ripresa dopo la crisi politica (Il Denaro, 20/02/07)
Compagnie des Bauxites de Guinee (Cbg), il maggiore esportatore mondiale di bauxite, la materia prima da cui si ricava l'alluminio, avrebbe ripreso ieri le attività dal porto di Kamsar dopo la revoca della legge marziale circoscritta all'area portuale. La notizia, che ancora deve essere confermata, contribuirà ad allentare le pressioni sul prezzo dell'alluminio che la scorsa settimana sale dell'8 per cento sulla scorta dell'imposizione della legge marziale da parte del presidente Lansana Contè, varata per sedare i disordini sociali nel Paese scoppiati a causa della pesante crisi economica. La crisi della bauxite in Guinea è seguita con molta apprensione anche in Occidente per la presenza nel Paese delle due maggiori produttrici mondiali di alluminio: la statunitense Alcoa e la canadese Alcan. La quali, a causa della legge marziale, sospendono la scorsa settimana le attività produttive. Alcoa e Alcan controllano insieme la joint venture Halco, che possiede a sua volta il 51 per cento di Cbg. La quota rimanente è posseduta dal Governo guineano. In tutto il Paese, nel frattempo, la legge marziale rimane in vigore. La Guinea è il maggior produttore mondiale di bauxite con una capacità produttiva di 15 milioni di tonnellate metriche l'anno. La tensione domina ancora la capitale Conakry, dopo dieci giorni di scontri tra dimostranti e forze dell'ordine che fanno almeno 110 morti, dopo la proclamazione della legge marziale e l'imposizione del coprifuoco, decisa da Contè in seguito allo sciopero. (Il Denaro, 20/02/07)
Apprezzamento per l'appello del Papa (RadioVaticana, 19/02/07)
"Le parole del Papa sono di grande conforto per tutta la comunità cristiana della Guinea". Lo ha detto Don Come Traoré, portavoce della arcidiocesi di Conakry, in riferimento all'appello di Benedetto XVI per la Guinea, all'Angelus di domenica scorsa."Ho ricevuto io stesso dal Nunzio in Guinea, mons. George Antonysamy, il testo dell'appello del Santo Padre - aggiunge il portavoce -. L'ho subito tradotto e l'ho trasmesso a mons. Vincent Coulibaly, arcivescovo di Conakry, che era in riunione con i leader delle altre confessioni cristiane locali. Tutti hanno espresso il loro apprezzamento per le parole del Papa e si sono detti confortati dalla vicinanza spirituale del Santo Padre alle sofferenze del poolo guineano". Fonte Fides, - Mancini(RadioVaticana, 19/02/07)
Arresti arbitrari, gli stranieri lasciano il paese (BF,Misna, 19/02/07)
Centinaia di persone sono state arrestate dopo l’imposizione della legge marziale lunedì 12 febbraio: lo ha denunciato il presidente dell’Organizzazione guineana per i diritti dell’uomo Thierno Sow. L’ondata di arresti è stata riferita alla MISNA da una fonte diplomatica contattata a Conakry, sulla base di testimonianze dirette. “Nella capitale i militari hanno arrestato molti giovani, soprattutto nei quartieri popolari da dove sono partite le manifestazioni antigovernative di fine gennaio. Ma il fenomeno non riguarda solo Conakry - aggiunge l’interlocutore - abbiamo notizie di un centinaio di persone arrestate a Mamou, piccola località nel centro del paese” a 275 chilometri a nord-est della capitale. “Con il pretesto di cercare armi - continua la fonte diplomatica che ha chiesto di restare anonima - i soldati passano di casa in casa e rubano tutto quello che trovano: denaro, telefoni cellulari o elettrodomestici”. La parziale revoca del coprifuoco, che permette ora di circolare dalle 6:00 alle 18:00, non rassicura né i guineani né gli stranieri: “Praticamente tutti gli espatriati e il personale diplomatico non essenziale ha ricevuto dalle rispettive ambasciate il ‘consiglio’ di lasciare il paese e molti lo hanno già fatto; lo stesso invito è stato fatto a noi da Roma” ha detto alla MISNA Giuliano Basso, coordinatore del Fondo per la riconversione del debito (iniziativa sostenuta dalla Conferenza episcopale italiana) che lascerà il paese nelle prossime ore. I dirigenti dell’Intercentrale sindacale, che hanno incontrato ieri i capi religiosi mussulmani e cristiani, sono stati invitati questo pomeriggio al Palazzo del Popolo, sede del parlamento, per una riunione con i rappresentanti delle istituzioni, ma non si sa ancora se questo incontro avrà luogo. Domenica i sindacati hanno respinto l’invito, chiedendo prima di revocare lo stato di emergenza e la legge marziale. Il presidente dell’Assemblea nazionale ha fatto intende che quello di oggi è l’ultima riunione possibile in cui poter ricercare un accordo. “Ho notata - ha aggiunto l’italiano - che il linguaggio ora usato dalle televisione per descrivere i fatti in corso è diventato più radicale, una vera e propria propaganda in appoggio al presidnete Conté che colpisce gli oppositori e definisce i giovani dimostranti come dei banditi mentre si sottolinea che l’ordine nel paese è garanti dai soldati. Inoltre ho sentito sia alla radio sia alla televisione messaggi in cui si dice che il movimento popolare è stato ‘manovrato’ da forze straniere attraverso forze destabilizzatici interne che vogliono fomentare una guerra civile”. Iniziato il 10 gennaio come uno sciopero generale contro l’aumento vertiginoso dei prezzi che alimenta la povertà e contro l’ingerenza del presidente negli affari giudiziari, il movimento di protesta lanciato dai sindacati e da gruppi della società civile si è diffuso in tutto il paese trasformando in un sollevazione contro il presidente Conté che detiene il potere dal 1984 e contro il suo entourage; la repressione delle forze dell’ordine ha provocato 120 morti e centinaia di feriti. Un’indagine sulle violenze è stata aperta dalle autorità di Conakry, che ha rifiutato l’avvio di una commissione internazionale d’inchiesta. (BF,Misna, 19/02/07)
Ridotto coprifuoco, ong denunciano centinaia arresti (SwissPolitics, 19/02/07)
Il coprifuoco dalle 18 alle 12, imposto in Guinea nell'ambito dello stato d'assedio decretato dal 12 al 23 febbraio dal presidente Lansana Conté, é stato accorciato ieri di 6 ore, mentre organizzazioni non governative locali hanno denunciato "centinaia" di arresti negli ultimi giorni. "Tenuto conto della disciplina osservata da tutti e del progressivo ritorno della pace, ho deciso di ridurre il coprifuoco su tutto il territorio nazionale dalle 18 alle 6 del mattino", ha annunciato in un discorso radiotelevisivo il capo di stato maggiore dell'esercito, generale Kerfalla Camara. A partire da oggi, "dalle 6 alle 18 i cittadini possono attendere alle loro occupazioni", ha detto. "Questo provvedimento non deve favorire il disordine", ha tuttavia ammonito. La situazione, nella capitale Conakry e nel resto della Guinea, appare generalmente calma. I sindacati, promotori di due scioperi generali e di manifestazioni di protesta durante i quali vi sono stati da gennaio almeno 113 morti, chiedono da giorni la revoca dello stato d'assedio. Sabato hanno interrotto le discussioni avviate in settimana con il governo esigendo come condizione pregiudiziale tale revoca. Durante le ore di coprifuoco - hanno detto alcune Ong - le autorità hanno proceduto ad arresti in massa. "Centinaia di persone sono state arrestate negli ultimi giorni durante la notte", ha dichiarato all'Agenzia France Presse Ben Sekou Sylla, presidente del Consiglio nazionale delle organizzazioni della società civile. A suo avviso, si è trattato di una "vera e propria razzia contro militanti e manifestanti contrari al potere", che sono stati generalmente "portati in campi militari e commissariati della gendarmeria". "Oltre la metà dei nostri responsabili federali e regionali sono stati arrestati o obbligati a andare esuli in altre città", ha confermato l'oppositore Mohammed Diané, del Raggruppamento del Popolo Guineano (RPG). Lo stato d'assedio autorizza le forze dell'ordine a arrestate "qualsiasi persona la cui attività rappresenti un pericolo per la sicurezza pubblica" e a "condurre perquisizioni in qualsiasi luogo, di giorno e di notte". Ieri, all'Angelus, Papa Benedetto XVI ha lanciato un appello per il "rispetto dei diritti umani e civili" in Guinea, auspicando che con il "dialogo" si possa superare la crisi che attraversa il Paese.(SwissPolitics, 19/02/07)
Appello del Papa: 'Assicuro la mia preghiera per la via del dialogo' (Ansa, 18/02/07)
Oggi il Papa ha lanciato un appello preoccupato per la piega che gli eventi stanno prendendo in Guinea Conakri. Dove da qualche giorno e' in vigore la legge marziale per contrastare l'ondata di violente manifestazioni guidate dai sindacati. 'Nel domandare rispetto dei diritti umani e civili assicuro la mia preghiera perche' il comune impegno a percorrere la via del dialogo porti a superare lacrisi', ha detto Benedetto XVI. (Ansa, 18/02/07)
La situazione nella giornata (Misna, 17/02/07)
Ore 14:15 - Diversamente da quanto annunciato i due principali sindacati della Guinea – promotori dello sciopero generale di gennaio e delle proteste anti-governative – hanno annunciato oggi di non riprendere una riunione iniziata giovedì con esponenti istituzionali e dell’esercito per trovare una soluzione alla crisi. Con lo stato d’assedio dichiarato dal controverso presidente Lansana Conté e l’imposizione del coprifuoco introdotto lunedì scorso sono state vietate tutte le riunioni sia in pubblico che in privato: “Per questo non andremo all’incontro” ha detto all’Afp YamoussaTouré, segretario generale aggiunto della Confederazione nazionale dei lavoratori della Guinea (Cntg). “Per ora la riunione è annullata: chiediamo la cancellazione dello stato d’assedio, la sicurezza dei sindacalisti, la fine delle perquisizioni notturne e degli omicidi” ha aggiunto Rabiatou SerahDiallo, segretaria generale dello stesso sindacato. Da gennaio sono state uccise almeno 120 persone negli scontri tra forze di sicurezza e manifestanti. (EB)
Guinea - 22 morti in incendio prigione durante tentativo fuga (SwissInfo, 16/02/07)
Ventidue persone sono morte asfissiate mercoledì a Nzerekore, nella Guinea sudorientale, nell'incendio di un carcere provocato da detenuti che tentavano di evadere. Lo ha detto oggi all'Afp una guardia carceraria. La guardia, che ha chiesto l'anonimato, ha detto che "approfittando della confusione provocata da una manifestazione d studenti che si svolgeva nelle vicinanze, detenuti del carcer civile hanno sfondato una porta, attaccato un secondino e dato fuoco a un tetto di paglia per cercare di fuggire". Secondo la guardia, il carcere ospitava "circa 146 detenuti, di cui alcuni erano sicuramente incatenati". "Il tetto si è incendiato, i detenuti che erano incatenati e altri prigionieri sono rimasti soffocati", ha spiegato. I sopravvissuti sono stati spostati in un altro carcere. A Conakry e in altre città vige da quattro giorni la legge marziale dopo che il presidente Lansana Conte ha decretato lo stato d'assedio per 12 giorni per sedare una rivolta popolare scoppiata sulla scia di uno sciopero generale di protesta contro il suo potere autocratico. Conte è al potere da 23 anni. Dall'inizio di gennaio nelle proteste sono morte più di 120persone. SwissInfo, 16/02/07)
I militari impongono la calma (Euronews, 15/02/07)
Facilitati dalla proclamazione dello stato d'emergenza, i militari hanno ripreso il controllo delle città della Guinea dove da lunedì è cominciata una seconda ondata di scioperi e proteste. Dalla metà di gennaio i violenti disordini - che vedono le forze armate opposte ai manifestanti che contestano il capo dello stato - hanno fatto 120 morti, secondo un'organizzazione per i diritti umani. Bilancio che si avvicina ai numeri ipotizzati dalla stampa. I sindacati vogliono le dimissioni del presidente LansanaConté, salito al potere 23 anni fa con un colpo di stato. Mentre il Paese versa in condizioni di estrema povertà, Conté e gliuomini della sua cerchia sono accusati di essere gli unici beneficiari del remunerativo mercato della bauxite, di cui la Guinea è il primo esportatore mondiale. A gennaio i lavoratori avevano incrociato le braccia per ben 18 giorni fino a quando il presidente aveva promesso di nominare un capo del governo indipendente. Lunedì però Conté ha affidato il mandato a un politico a lui vicino, provocando la ripresa delle proteste. (Euronews, 15/02/07)
Sull'orlo della guerra civile: 60 morti (StefanoArduini, Vita, 15/02/07)
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la testimonianaza di Leni Sorlini, appena rientrata dal paese africano. Alcuni italiani sono ancora bloccati nella capitale. - La drammatica situazione in cui si trova la Guinea Conakry (Africa Occidentale), è progressivamente degenerata negli ultimi mesi. Dopo numerosi scioperi indetti dai sindacati e dall'opposizione per protestare contro lo strapotere del presidente Lansanà Conté (in carica da 23 anni), i continui rincari dei beni di prima necessità e del carburante e per chiedere misure che frenino l'inflazione galoppante, l'ultima grande mobilitazione è tata soffocata nel sangue. Due settimane di sciopero generale in gennaio si erano consluse con un bilancio tragico: una sessantina di morti e centinaia di feriti. I sindacati e l'opposizione chiedevano al presidente la nomina di un primo ministro "di consenso", che lo affiancasse nella gestione del potere fino al 2010, data delle prossime elezioni. La nomina da parte del presidente di Eugène Camarà, un suo stretto collaboratore, ha scatenato l'ira della popolazione, che sabato scorso 10 febbraio si è nuovamente riversata per le strade, in tutte le città del paese, per chiedere che Lansanà Conté lasci definitivamente la presidenza. La risposta è stata di repressione totale: LAnsanà Conté ha chiuso le emittenti nazionali e le sedi dei giornali, estato e incarcerato gli esponenti sindacali e dell'opposizione che hanno guidato la protesta, imposto la legge marziale e venti ore al giorno di coprifuoco. Si ha notizia di numerose vittime, di barricate, saccheggi, assalti e devastazioni. Il rischio che la già tragica situazione degeneri in una lunga guerra civile è molto alto. Testimonianze dirette insinuano, tra l'altro, che gli scontri stiano prendendo anche una connotazione "etnica", di contrapposizione fra sussu epeul. Sul territorio, e soprattutto nella capitale Conakry, sono inoltre presenti numerosi stranieri, fra cui degli italiani, che non riescono a lasciare il paese perché è stata cancellata la maggior parte dei voli internazionali. (Stefano Arduini, Vita, 15/02/07)
Dichiarata la legge marziale (Canisciolti, 14/02/07)
Dopo tre giorni di incidenti e decine di vittime, il presidente della Guinea, Lansana Conté, ha dichiarato la legge marziale e ha ordinato all’esercito di ristabilire l’ordine in tutto il Paese. L’appello dei sindacati alla mobilitazione, conseguenza della nomina a primo ministro di Eugène Camara, uomo vicino agli interessi del presidente e ritenuto incapace dall’opposizione di portare il Paese alle elezioni del 2010, aveva scatenato una nuova onta di violenza con incendi e distruzione di edifici pubblici, alla quale l’esercito aveva risposto senza esitare. La notizia, diramata dall’agenzia Afp, precisa che, parlando alla radio, il presidente ha giustificato il provvedimento con la necessità di evitare nuove vittime e il prosieguo dei gravi fatti accaduti nei giorni precedenti. La legge marziale proibisce riunioni pubbliche e autorizza la polizia ad arrestare chiunque sia ritenuto una minaccia per la sicurezza. Conté ha ribadito che la decisione di dare all’esercito maggiori poteri evita il rischio di una guerra civile e difende gli interessi della popolazione. La massiccia presenza delle forze di sicurezza ha trasformato la capitale in una città fantasma. Militari e polizia presiedono i punti strategici e le principali vie di accesso; i blindati sorvegliano le strade che conducono all’aeroporto; fino al prossimo 23 febbraio, le autorità hanno imposto un coprifuoco di venti ore al giorno. (Eugenio Roscini Vitali, Canisciolti, 14/02/07)
Proteste, 4 morti a Conakry (Ansa, 14/02/07)
Almeno quattro persone sono state uccise, la notte scorsa, dalle forze di polizia nella periferia della capitale della Guinea Conakry.Sale cosi' a 112 il numero dei morti negli scontri tra la polizia ed i manifestanti. La protesta e' ripresa nella ex colonia francese, uno dei Paesi piu' poveri al mondo, venerdi' sera quando Lansana Conte' ha annunciato di aver nominato primo ministro EugeneCamara, suo fedele collaboratore. (Ansa, 14/02/07)
Tensione altissima nella capitale (Vita, 13/02/07)
Il giorno dopo la proclamazione dello stato di assedio e l'imposizione del coprifuoco per venti ore al giorno da parte del contestato presidente Lansana Conte', centinaia di soldati e poliziotti presidiano le strade deserte di Conakry. Vengono controllati soprattutto l'aeroporto, gli edifici istituzionali e le vie del centro cittadino, dove sono stati posizionati alcuni carri armati. Secondo alcune testimonianze, colpi d'arma da fuoco sono echeggiati nelle strade della capitale, ma anche a N'zerekore, nel sud est, Kankan, nell'est, e Mamou, nel centro del Paese dell'Africa occidentale. Cio' significa che probabilmente qualcuno ha cercato di eludere i controlli nonostante il coprifuoco. Per stamattina era in programma l'ennesima manifestazione di protesta indetta dai sindacati. Nascondendosi dietro lo spettro dello scoppio della "guerra civile", l'anziano e autoritario generale Conte' ha ammonito in tv che saranno prese "tutte le misure necessarie per ristabilire l'ordine pubblico e proteggere il popolo guineano contro il rischio di un conflitto guerra civile". Il Paese, 9.4 milioni di abitanti, e' sotto coprifuoco dalle 6 del mattino alle 16, e dalle 20 alle 6 del giorno seguente, fino al prossimo 23 febbraio. Proibita ogni forma di assembramento, marcia, processione o manifestazione. Le forze governative hanno l'autorizzazione a controllare tutte le comunicazioni dei cittadini: verbali, telefoniche, via fax o e-mail. Da gennaio i disordini hanno casuato almeno 110 morti in Guinea. (Vita,13/02/07)
Il caos ostacola l'assistenza ai feriti (Vita, 13/02/07)
Dallo scorso sabato l'organizzazione internazionale di soccorso medico Medici Senza Frontiere (Msf) ha curato circa 80 persone rimaste ferite durante le dimostrazioni e gli scontri a Conakry e Gueckedou. La maggior parte delle ferite sono causate da proiettili vaganti. Prima del fine settimana, in vista di possibili nuove manifestazioni, Msf si era preparata alla possibilità di dover far fronte a una situazione d'urgenza. L'equipe ha messo in piedi strutture nel centro di salute di Matam a Conakry e nell'ospedale di Gueckedou, dove Msf gestisce due programmi di lotta contro l'Hiv/Aids. Il centro di salute di Matam già disponeva di un'unità d'emergenza. Msf ha allestito due tende supplementari per incrementare la capacità di cura dei feriti. Cinque operatori medici supplementari sono arrivati per supportare il team. Le persone con ferite relativamente leggere vengono curate in questo centro di salute, quelle con ferite più serie trasferite all'ospedale diDonka, in grado di fornire un'assistenza chirurgica più avanzata. “A Matam, nell'arco di 24 ore abbiamo ricevuto più di 47 persone con ferite da arma da fuoco”, racconta Sergio Martin, capo missione di Msf in Guinea. “In questo momento siamo particolarmente preoccupati dalle conseguenze della legge marziale che include un coprifuoco per cui gli spostamenti sono autorizzati solo tra le 16 e le 20. Come possiamo trasportare i pazienti che hanno bisogno di cure specialistiche se non abbiamo il permesso di muoverci tra le strutture sanitarie? Stiamo cercan di ottenere un permesso speciale, ma finora non ci è stato garantito nulla”. Ieri sono iniziate violente dimostrazioni anche nella città diGueckedou, situata vicina al confine con la Liberia. Nel pomeriggio sette feriti sono giunti all'ospedale locale. Non è la prima volta che Msf deve intervenire con servizi medici d'urgenza a Conakry. Meno di un mese fa, durante una prima ondata di manifestazioni, Msf aveva fornito al centro di salute di Matam due kit chirurgici, ciascuno sufficiente per trattare 150 persone, bende per 200 ferite e materiale per curare 160 bruciature. (Vita,13/02/07)
Proteste per nomina premier, morti e feriti (AGI, 10/02/07)
Divampa la violenza in Guinea, gia' stremata da uno sciopero generale protrattosi dal 10 al 28 gennaio, dopo che il presidente Lansana Conte' ha designato alla carica di premier Eugene Camara, un suo fedelissimo. A Conakry e sul resto del territorio nazionale si sono intensificati le proteste e i disordini iniziati ieri, dopo che in tv era stato letto decreto presidenziale con la nomina del nuovo premier. Il bilancio provvisorio delle violenze e' di nove morti. Da Kankan, 600 chilometri a est della capitale, e' rimbalzata la notizia che la folla, dopo aver linciato un soldato che aveva sparato sui manifestanti, ha dato il corpo alle fiamme. La scelta di Conte' di promuovere alla caria di premier Camara, ministro per gli Affari presidenziali e esponente di primo piano del partito di governo, e' stata vista come una "provocazione" dai leader dei sindacati, che avevano accettato di sospendere lo sciopero generale. "Non possiamo andare contro la volonta' del popolo. Il presidente ha fatto una scelta che va bene a lui, ma non alla gente", ha affermato Boubacar Biro Barry, fra piu' autorevoli rappresentanti dei sindacati che ha partecipato al negoziato con il presidente. "Contestiamo la scelta", ha detto prima di partecipare a una riunione con i colleghi, e ha aggiunto che la direttiva di riprendere lo sciopero a partire da lunedi' resta valida. (AGI,10/02/07)
Tuttora nessun primo ministro, aumenta il malcontento (RC, Misna, 07/02/07)
Ricomincia a serpeggiare il malcontento in Guinea, come dimostra la manifestazione che ha avuto luogo ieri a Dabola, nel centro del paese, dove liceali hanno manifestato rivendicando la riduzione del costo dei beni di prima necessità. Ma a destare preoccupazioni - riporta la stampa locale - è soprattutto la non applicazione del decreto sulla designazione di un primo ministro di consenso siglato lo scorso 31 gennaio dal presidente Lansana Conté. Se non verrà designato alcun premier entro il prossimo lunedì, i sindacati, appoggiati dalla società civile, riprenderanno lo sciopero. "La gente prende queste minacce di sciopero molto sul serio e comincia a fare provviste" racconta dalla capitale Conakry una fonte della MISNA. "Tutti sperano tuttavia di non rivivere le settimane di gennaio molto difficile" ha precisato la fonte, riferendosi ai 18 giorni di sciopero generale tra il 10 e il 28 gennaio e agli scontri tra forze di polizia e manifestanti costati la vita a decine di persone (tra 60 e 90 secondo le fonti). Il presidente Lansana Conté, gravemente malato, dirige il paese da 23 anni. Le manifestazioni popolari erano seguite al suo intervento personale per liberare due membri del suo entourage accusati di appropriazione indebita di fondi pubblici. (RC, Misna, 07/02/07)
Ultimatum dei sindacati al presidente Conte (PeaceReporter, 06/02/07)
I sindacati guineani hanno lanciato un ultimatum al presidente Lansana Conte, promettendo la ripresa dello sciopero generale se il capo di stato non nominerà un nuovo premier entro il prossimo lunedì. La scorsa settimana, Conte aveva raggiunto un accordo coi sindacati per far cessare lo sciopero, durato 18 giorni, promettendo la nomina di un nuovo primo ministo che tarda però ad arrivare. I sindacati temono che Conte voglia solo prendere tempo per organizzare una repressione dell'opposizione. Negli scontri che hanno accompagnato lo sciopero almeno 90 persone hanno perso la vita. Colpita da una crisi economica e politica senza precedenti, la Guinea è uno dei Paesi più instabili dell'Africa occidentale. (PeaceReporter,
06/02/07)
Sospeso sciopero generale - Il Paese era rimasto paralizzato per 18 giorni (Ansa, 28/01/07)
Le organizzazioni sindacali della Guinea hanno sospeso uno sciopero generale in atto da 18 giorni.I sindacati avevano paralizzato il Paese e alcune manifestazioni erano state duramente represse. Durante l'agitazione sono morte 59 persone, 49 delle quali in una sola giornata, il 22 gennaio.Lo sciopero e' stato sospeso a fronte di un impegno da parte del presidente Lansana Conte a cedere parte dei suoi poteri e a ridurre i prezzi del riso e del carburante. (Ansa, 28/01/07)
Conakry: disordini, 59 morti e centinaia di feriti (MZ, Misna, 25/01/07)
Si aggrava il bilancio di vittime delle violenze che nei giorni scorsi hanno segnato le proteste politiche in Guinea. Secondo l’ultimo bilancio diffuso da fonti del ministero della Sanità di Conakry a fonti giornalistiche internazionali, almeno 59 persone sarebbero morte nella dura repressione attuata da polizia ed esercito nei confronti dei manifestanti scesi in strada per protestare contro il governo e chiedere le dimissioni del presidente Lansana Conté. Secondo le cifre diffuse oggi, 49 persone (34 nella capitale Conakry e 15 in altre città del paese) sarebbero state uccise solo nella giornata di lunedì, il più sanguinoso dei 16 giorni di sciopero generale che hanno accompagnato la protesta. Secondo il ministero della Sanità sarebbero invece 267 i feriti. Un numero di feriti molto più alto è stato fornito alla MISNA da Georg Cunz, coordinatore del Comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc) contattato a Conakry, il quale ha precisato che in totale la Croce Rossa, quella locale e quella internazionale, ha assistito più di 420 feriti, registrando, nelle proprie strutture, ‘solo’ 35 morti. “Si tratta comunque di stime molto prudenti –dice alla MISNA una fonte del governo guineano che ha chiesto di restare anonima – in realtà i morti potrebbero essere di più”. “Lunedì, quando i manifestanti volevano entrare nel quartiere presidenziale, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sulla folla con i mitragliatori” ha aggiunto la fonte. Dopo le tensioni dei giorni scorsi, la situazione è tornata finalmente tranquilla nella capitale guineana, dove sindacati e governo stanno negoziando per la nomina di un nuovo primo ministro di consenso che guidi il paese. In giornata per le strade erano circolati alcuni nomi, ma i sindacati hanno fatto sapere che per ora non vi è ancora nessuna intesa sul futuro premier. Riguardo alle violenze, sia il commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, sia l’opposizione e la società civile locale, hanno chiesto l’apertura di un’inchiesta indipendente internazionale in grado di valutare se le forze di sicurezza hanno fatto un uso eccessivo della forza. (MZ, Misna, 25/01/07)
Onu chiede indagine su violenze durante manifestazioni (MZ, Misna, 24/01/07)
“Deve essere aperta velocemente un’indagine imparziale sugli omicidi commessi e chiunque verrà trovato responsabile di abusi dovrà essere portato di fronte alla giustizia”: lo ha detto l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour, chiedendo l’apertura di un’indagine indipendente sulle violenze avvenute a margine delle proteste dei giorni scorsi in Guinea. Secondo gli ultimi bilanci, almeno 40 persone sarebbero morte, e oltre un centinaio rimaste ferite, negli scontri tra manifestanti e polizia dei giorni scorsi e nella dura repressione attuata dalle forze di sicurezza soprattutto lunedì, quando le strade della capitale guineana sono state teatro della più grande manifestazione che la storia del paese ricordi. La Arbour ha fatto esplicito riferimento a una serie di rapporti che avrebbe ricevuto e da cui emergerebbe a più riprese un eccessivo uso della forza da parte delle forze di sicurezza incaricate di disperdere i manifestanti. Intanto, secondo indiscrezioni giornalistiche ancora tutte da confermare, trapelate a margine dei colloqui tra opposizione e governo in corso da ieri a Conakry, il presidente Lansana Conté, principale bersaglio delle proteste dei giorni scorsi e dello sciopero generale in corso da oltre due settimane, avrebbe accettato la possibilità di nominare un primo ministro di consenso a cui affidare la guida del paese, come richiesto dall’opposizione politica e dai sindacati nazionali. (MZ, Misna, 24/01/07)
Guinea - 30 morti e 150 feriti negli scontri di lunedì (SwissPolitics, 23/01/07)
E' salito a trenta, di cui quattro bambini, il bilancio dei morti negli scontri di ieri fra manifestanti e forze dell'ordine avvenuti a Conakry, in Guinea, mentre i feriti sono 150. Lo rende noto un bollettino rilasciato da fonti ospedaliere della capitale Conakry. Secondo un responsabile dell'ospedale Donka, sette persone, tra cui quattro bambini, sono decedute durante la notte per le ferite riportate negli scontri. Almeno 17 persone sono state invece uccise a colpi d'arma da fuoco dalle forze dell'ordine. Da quando è cominciato lo sciopero generale nel paese, il 10 gennaio scorso, oltre 40 persone hanno perso la vita, ma quella di ieri è stata la giornata in assoluto più sanguinosa. I manifestanti chiedono le dimissioni del presidente Lansana Conte, salito al potere con un colpo di stato nel 1984 e da allora sempre alla guida del paese. (SwissPolitics, 23/01/07)
Guinea - Ricca di bauxite ma derubata dalla corruzione – Scheda (Agi, 23/01/07)
Una miniera ancora inesplorata, il Paese piu' corrotto dell'Africa. Cosi' puo' essere definita la Repubblica di Guinea, dieci milioni di abitanti, paralizzata da uno sciopero dichiarato tredici giorni fa dai sindacati per chiedere le dimissioni del presidente Lansana Conte. Gli scontri che hanno lasciato oggi sul terreno una ventina di morti, tra manifestanti contro il governo di Conakry e poliziotti incaricati della repressione, non sono sicuramente sfuggiti all'occhio dei grandi esportatori di minerali, in particolare la bauxite, della quale la Guinea e' il secondo produttore mondiale. Lo scorso anno la produzione della bauxite frutto' circa 123 milioni di dollari. Nel Paese africano che si affaccia sull'Atlantico operano due colossi dell'alluminio: la canadese Alcan e l'americana Alcoa, che per gli scioperi ha dovuto fermare i rifornimenti via mare. Le entrate del Paese provengono dalla bauxite, in somma parte; soprattutto dopo che gli aiuti occidentali sono stati rallentati in attesa che il governo di Conakry avviasse le riforme in grado di portare il Paese su livelli accettabili di affidabilita' internazionale. Il governo, infatti, si e' mostrato fin qui incapace di fare piazza pulita dei funzionari disonesti che oggi fanno della Guinea, secondo quanto sostiene l'osservatorio Transparency International, il Paese piu' corrotto del Continente. A questo si aggiunge un potere abituato a reprimere il dissenso. L'Unione Europea si trovo' obbligata a congelare nel 2004 aiuti per 18 milioni di euro, condizionandoli all'apertura di un dialogo tra il governo e l'opposizione e alla privatizzazione del settore radiotelevisivo. Lansana Conte' ando' al potere con un golpe nel 1984, dopo la morte di Sekou Toure'. Diverse volte si e' fatto eleggere alla presidenza con un voto che, spesso, l'opposizione ha definito un "colpo di Stato". L'ultima volta fu nel 2003 nelle elezioni che assicurarono a Conte la permanenza nella carica fino al 2010. Negli ultimi mesi le voci di un aggravamento del suo diabete hanno fatto temere per un improvviso vuoto di potere. (Agi, 23/01/07)
20 morti, 150 feriti, si aggrava sciopero anti-governo (SwissInfo, 22/01/07)
Numerosi morti, feriti e arresti. E' stato pesante oggi in Guinea il bilancio delle manifestazioni avvenute nell'ambito dello sciopero generale iniziato in corso da giorni contro il presidente, il 72/enne Lansana Conte, al potere dal 1984: negli scontri con la polizia sono morte oltre 20 persone, mentre i feriti sono circa 150. Lo sciopero è promosso dai partiti dell'opposizione e dai sindacati, che denunciano in particolare la corruzione del governo e l'ingerenza nel potere giudiziario dell'anziano capo dello Stato, che a quanto pare è gravemente malato. In serata, è arrivata la notizia dell'arresto di diversi leader sindacali da parte dei militari della guardia presidenziale: fra gli arrestati, Rabiatou Serah Diallo e Ibrahima Fofana, segretari di due dei sindacati che hanno promosso con forza lo sciopero. Quella di oggi è stata la giornata più sanguinosa dall' inizio dello sciopero (lo scorso 10 gennaio) che ha paralizzato il paese. (SwissInfo,22/01/07)
Proteste a Conakry contro presidente, undici morti (Agi, 22/01/07)
E' finita nel sangue la manifestazione che si e' tenuta a Conakry in occasione dello sciopero generale indetto contro il presidente Lansana Conte. Vi sono stati scontri tra la polizia e i dimostranti in cui almeno undici persone sono morte. A quanto riferito da testimoni, gli agenti hanno aperto il fuoco sulla folla in diversi quartieri della capitale, mentre migliaia di persone tentavano di raggiungere il centro in corteo. Proteste vi sono state anche in altre citta'. A Pita, nel centro del paese, cinquemila persone sono scese in strada per chiede al 72enne presidente di farsi da parte. Lansana Conte, gravemente malato, guida la Guinea dal colpo di stato militare del 1984. L'opposizione, che nel 2003 ha boicottato le elezioni che hanno assegnato un nuovo mandato al capo di Stato, ha sollecitato la Corte suprema a rimuovere il leader per le sue gravi condizioni di salute. Conte soffre di diabete e ha vuoti di memoria; l'anno scorso e' stato ricoverato per due volte in Svizzera.(Agi, 22/01/07)
Si aggrava la crisi. I Paesi vicini decidono di impegnarsi in prima persona (LM, Fides,20/01/07)
Si acuisce la tensione in Guinea sconvolta da 10 giorni da uno sciopero che sta paralizzando il Paese (vedi Fides 17 gennaio 2007). Ieri, 19 gennaio, altre due persone, uno scolaro e un giovane, sono cadute sotto i colpi della polizia. Sul piano politico, il Presidente Lansana Conte ha destituito il Ministro responsabile degli affari presidenziali, Fode Bangoura, che svolgeva le funzioni di Primo Ministro dopo l'allontanamento di Dalein Diallo. Al suo posto è stato messo il ministro per la Pianificazione Eugene Camara. Il provvedimento non è stato accompagnato da alcuna spiegazione, ma è certo che sia in relazione con i gravi incidenti che hanno funestato le proteste indette inizialmente contro la corruzione. I sindacati e l'opposizione che guidano la protesta popolare non ritengono però sufficiente l'allontanamento del Premier ad interim e continuano a richiedere le dimissioni dello stesso Presidente. Lo sciopero generale quindi continua e rappresenta la sfida maggiore al Presidente Conté da quando ha preso il potere con un golpe nel 1984. Nelle strade deserte della capitale Conakry gruppi di giovani continuano a scontrarsi con la polizia, che risponde con il lancio di candelotti lacrimogeni e a volte sparando. Le violenze si sono diffuse anche ad altre zone, come nella città di Kissidougou, 500 km a sud-est della capitale, dove almeno una persona ha perso la vita. La protesta quindi rischia di trasformarsi in una vera e propria rivolta popolare. Gli osservatori internazionali temono inoltre che il deterioramento della situazione dell'ordine pubblico e la protesta popolare aggravino lo scontro tra le diverse fazioni interne al campo presidenziale. Il Capo dello Stato è malato da tempo di diabete, soffre di amnesie e deve essere ricoverato spesso all'estero. Il suo controllo dell'apparato statale è quindi compromesso e i suoi diversi collaboratori aspirano ora a prenderne il posto, senza però tenere conto della volontà popolare di cambiare pagina. Vi è infine da considerare la posizione dell'esercito. Se gli alti ufficiali sono legati a Conté, i quadri intermedi e la truppa sono più propensi a un cambiamento. I Paesi dell'area sono profondamente preoccupati dalla crisi guineana che potrebbe coinvolgere gli Stati confinanti, se non altro con un eventuale afflusso di profughi e rifugiati, nel caso che scoppiasse una vera e propria rivolta. Gli 11 Capi di Stato della Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale (CEDEAO), riuniti in un vertice a Ouagadougou (Burkina Faso) hanno espresso la loro preoccupazione per la crisi in Guinea e hanno incaricato il Presidente del Burkina Faso, Blaise Compaoré, di guidare una delegazione della CEDEAO a Conakry per prendere contatto con tutte le parti coinvolte nella crisi.(LM, Fides, 20/01/07)
Presidente destituisce premier facente funzioni (La Repubblica,19/01/07)
La situazione resta tesa nella Guinea, alle prese da giorni con le proteste a sfondo politico-sindacale che hanno paralizzato il paese e causato delle vittime. Oggi altre due persone, uno scolaro e un giovane, sono cadute sotto i colpi della polizia. In giornata il presidente Lansana Conte ha destituito il ministro responsabile degli affari presidenziali, Fode Bangoura, che svolgeva le funzioni di primo ministro dopo l'allontanamento di Dalein Diallo. Il suo posto sara' preso dal ministro per la Pianificazione Eugene Camara. Il provvedimento non e' stato accompagnato da alcuna spiegazione, ma e' certo che ha che vedere con i gravi incidenti che hanno funestato le proteste indette inizialmente contro la corruzione. Adesso i sindacati e le forze dell'opposizione vogliono la testa del settantaduenne Conte, che non avrebbe piu' i requisiti fisici per fare il presidente. Conte, in carica dal 1984 quando si impadroni' del potere con un golpe incruento, ha il diabete e va soggetto a amnesie. Negli ultimi tempi e' stato ricoverato due volte in Svizzera.
(La Repubblica,
19/01/07)
Continua lo sciopero generale contro il presidente Conte (PeaceReporter, 18/01/07)
Dopo l'uccisione, avvenuta ieri nella città di Conakry, di tre lavoratori che manifestavano contro l'alto costo della vita, migliaia di persone si sono riversate per strada, in tutta la Guinea, sfidando i gas lacrimog
Ore 09:35 - L’appoggio a un’inchiesta nazionale indipendente per “identificare e portare davanti alla giustizia” gli autori delle violenze ed esazioni compiute in Guinea durante le manifestazioni anti-governative di gennaio e febbraio – che hanno provocato non meno di 120 morti – è stato espresso dal Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana (Ua), che ieri si è riunito per discutere della crisi di Conakry. In un documento, il Consiglio ha espresso “ferma condanna” per l’uso eccessivo della repressione contro i manifestanti, allineandosi ad analoghe prese di posizione dell’Unione Europea e dello stesso presidente dell’Ua. Lo scorso 31 gennaio le autorità della Guinea hanno creato un’apposita commissione per far luce sugli incidenti tra manifestanti e forze dell’ordine, accusate da più parti di reazioni sproporzionate contro i civili. Il Consiglio – si legge nella nota – ha chiesto alla Commissione africana dei diritti dell’uomo di “garantire la necessaria assistenza” alla commissione d’inchiesta guineana. Ieri sera le autorità di Conakry – attraverso il ministro della giustizia Alsény René Gomez – avevano invece escluso qualsiasi inchiesta internazionale, come richiesto invece dal Parlamento europeo, sostenendo che è sufficiente l’indagine locale. Dall’inizio di gennaio opposizione, sindacati e società civile stanno manifestando contro l’anziano e malato presidente Lansana Conté, al potere da 23 anni. La scorsa settimana la nomina di un stretto alleato del capo di Stato come primo ministro – che avrebbe invece dovuto essere una figura “di consenso” - ha ulteriormente esacerbato le tensioni. Conté ha introdotto lo stato di emergenza e il coprifuoco. Oggi dovrebbe avvenire un nuovo incontro tra i sindacati e le istituzioni repubblicane (Assemblea nazionale, Corte suprema, Consiglio economico e sociale, Consiglio nazionale della comunicazione); il primo, due giorni fa, è stato definito “un dialogo tra sordi”. (EB)
Ore 7.47 - Mentre la crisi a Conakry resta alta, aumentano i timori sul possibile allargamento delle tensioni anche oltre i confini nazionali. Nelle ultime 48 ore le autorità della Sierra Leone hanno pesantemente rinforzato la sicurezza lungo il confine comune con la Guinea, mentre Conakry ha deciso di chiudere la frontiera con la Guinea Bissau. Fonti di stampa sierraleonesi e guineane hanno descritto il dispiegamento di forze effettuato dal governo di Freetown come “senza precedenti”. Fonti militari sierraleonesi hanno confermato all’agenzia Afp che le misure prese sono puramente precauzionali nel timore, come alcuni centri studi e think tanks internazionali hanno sottolineato, che le violenze dei giorni scorsi possano degenerare in un conflitto interno ancor più profondo, in grado di minacciare anche i paesi circostanti. Alcune centinaia di persone avrebbero già oltrepassato la frontiera tra Guinea e Sierra leone, mentre altre centinaia sarebbero ancora bloccate dal lato guineano del confine dai militari di Conakry. L’ufficio sierraleonese dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur/Unhcr) ha fatto sapere che si stanno mettendo a punto piani d’emergenza per la gestione di un possibile afflusso di profughi, soprattutto nel centro di Kenema, una trentina di chilometri dalla frontiera. Da mercoledì scorso, inoltre, sarebbe stata chiusa anche il confine tra la Repubblica di Guinea e la Guinea Bissau. La decisione, presa inizialmente dal governo di Conakry per impedire la fuga di civili è stata seguita da un provvedimento analogo deciso anche dal governo di Bissau che ha fatto sapere di non essere in grado di gestire l’assistenza ai profughi provenienti dall’altra parte della frontiera. (MZ) – (Misna, 17/02/07)