Scontri, il Camerun invia aiuti ai suoi cittadini rifugiati nelle ambasciate (Peacereporter, 10/12/07)
Il Camerun invierà cibo e medicinali a circa 8.000 suoi cittadini rifugiati da cinque giorni nelle sedi diplomatiche camerunensi in Guinea Equatoriale, dopo una caccia all'uomo scoppiata da mercoledì a Bata, la seconda città del Paese. I disordini erano nati dopo una rapina in banca effettuata da uomini armati fuggiti in barca verso il Camerun. Nell'episodio era stato ucciso un passante. Secondo la radio statale, 3.000 camerunensi sono rifugiati nell'ambasciata nella capitale Malabo, mentre altri 5.000 hanno trovato rifugio a Bata. Gli incidenti hanno provocato in risposta un tentativo di linciaggio di cittadini guineani in Camerun. A Buea, circa 150 studenti hanno dovuto trovare rifugio in una stazione di polizia per sfuggire alla folla. (Peacereporter,
10/12/07)
Proibita la caccia alle scimmie (Greenreport, 09/11/2007)
La Guinea Equatoriale, un’ex colonia spagnola diventata nel 1968 uno dei più piccoli Stati indipendenti africani, ha proibito la caccia, il consumo ed il possesso di scimmie. Il governo di Malato ha preso questo drastico provvedimento per proteggere i primati ormai minacciati in gran parte di estinzione, sia nell’isola di Bioko che a Mbini, nella parte continentale del Paese. Secondo la radio nazionale della Guinea Equatoriale questa misura ha anche ricadute sulla popolazione, visto che è stata adottata «per proteggere le famiglie e garantire la salute delle persone, perché le scimmie ed altri primati sono portatori di patologie pericolose». In Guinea Equatoriale, come praticamente in tutti i Paesi dell’Africa centrale ed in particolare in quelli ricchi di foreste della fascia equatoriale, l’esistenza di scimmie, scimpanzé e gorilla è minacciata dalla caccia, visto che la loro carne è ritenuta una prelibatezza costosa, ma anche dalle malattie e dal prelievo a scopo “zoologico” o per collezionismo. Tutte le infrazioni alle nuove disposizioni del governo della Guinea Equatoriale verranno punite con multe tra i 100 mila e i 500 mila franchi Cfa, tra i 222 ed i 1.111 dollari al tasso corrente, un’enormità per i poveri locali ma cifre che certo non spaventano gli acquirenti stranieri di scimmie.(Greenreport, 09/11/2007)
Da onu critiche su situazione diritti umani nelle carceri (CC, Misna, 18/07/07)
Con “prove convincenti” di casi di detenzione clandestina, di maltrattamenti di prigionieri e di persone incarcerate per motivi che si possono definire “politici”, è stata definita “molto preoccupante” la situazione nelle strutture penitenziarie in Guinea Equatoriale da una missione dell’Alto commissariato dell’ONU per i diritti umani. Dopo la visita a diversi case circondariali, commissariati, caserme di polizia e interviste a circa 200 prigionieri, gli esperti internazionali hanno rilevato “l’assenza di un adeguato registro per l’identificazione dei detenuti (…), di cruciale importanza per prevenire sparizioni di persone o violazioni dei diritti umani”. Secondo la spagnola Manuela Carmena Castrillo, capo della missione, alcuni prigionieri “sono stati trasferiti da paesi vicini senza rispetto delle procedure legali formali”. Guidata da Teodoro Obiang Nguema, arrivato al potere con un golpe 28 anni fa, la Guinea Equatoriale è uno dei più piccoli Stati africani (28.000 chilometri quadrati, 550.000 abitanti) ma la sua posizione sul Golfo di Guinea ne fa il terzo produttore di greggio dell’Africa sub-sahariana. Il paese possiede anche altre pregiate risorse naturali, come oro, diamanti, bauxite o gas naturale e può contare su importanti redditi del settore ittico. Secondo organizzazioni non governative, i buoni risultati nel campo economico non vanno però di pari passo con quello dei diritti umani, le cui violazione sono denunciate da anni dalla commissione ONU e da diversi associazioni locali e internazionali. (CC, Misna, 18/07/07)
Malabo assicura la non esecuzione di Simon Mann (PeaceReporter, 20/04/07)
Le autorità equatoguineane hanno assicurato che Simon Mann, in carcere attualmente in Zimbabwe per aver organizzato nel 2004 un golpe contro il presidente della Guinea Equatoriale, non verrà giustiziato se estradato. Le autorità di Malabo chiederanno invece all'Unione Africana di scegliere un giudice imparziale per giudicare Mann, che dopo aver trascorso tre anni in una prigione dello Zimbabwe potrebbe venire spedito in Guinea per un nuovo processo. Mann è stato giudicato colpevole di aver guidato un gruppo di 70 mercenari, assoldati per rovesciare il presidente Teodoro Obiang Nguema. Nel fallito golpe fu implicato anche Mark Thatcher, figlio dell'ex-premier britannico Margareth, colpevole di aver fornito soldi ai golpisti. (PeaceReporter,
20/04/07)
Si riapre la scena sul tentato golpe in Guinea Equatoriale (Paginedidifesa, 22/02/07)
Le autorità dello Zimbawe potrebbero estradare in Guinea Equatoriale Simon Mann, ex ufficiale dei servizi segreti britanni accusato di aver preso parte al tentato golpe che nel 2004 avrebbe dovuto rovesciare il presidente Theodore Obiang Nguema. Ne dà notizia la Bbc, che precisa che al momento Mann si trova nelle carceri di Harare, dove sta scontando una pena di sette anni inflittagli dalla corte di giustizia dello Zimbawe per acquisto di armi illegali. Oltre a Simon Man, nel 2004 le autorità di frontiera di Harare arrestarono più di 60 persone che si trovavano a bordo dello stesso velivolo dell’ex ufficiale britannico e tutte riconosciute colpevoli di violazione delle norme sull’immigrazione e condannate a pene minori. Dei fatti e dei personaggi che fino ad oggi sono stati coinvolti nel presunto golpe se ne è ampiamente occupata la stampa internazionale. La storia ha inizio nel marzo 2004, quando nello Zimbawe, le autorità aeroportuali della capitale Harare fermano un Boeing 727 pronto al decollo. A bordo Simon Mann, ex agente del Sas (Special Air Service), e una sessantina di mercenari provenienti da ogni angolo del mondo. Nonostante il tentativo di depistare le indagini, i passeggeri dell’aeromobile vengono arrestati e tradotti in carcere dove, dopo alcuni giorni, rilasciano le prime ammissioni di colpa che parlano di un tentato golpe in Guinea Equatoriale, organizzato per rovesciare il regime di Nguema. Mentre in Zimbabwe veniva fermato il grosso del gruppo che avrebbe dovuto eseguire il colpo di mano, nella capitale della Guinea Equatoriale, Malabo, le autorità procedevano all’arresto di quella che può essere la testa di ponte dell’operazione, una decina di militari tra cui il sudafricano Nick Du Toit, ex compagno d’armi di Simon Mann nella famigerato battaglione Buffalo e un manipoli di mercenari tristemente famosi per le sanguinose azioni portate in Angola e Namibia. Qualche mese più tardi, spunta sulla scena il nome di Mark Thatcher, figlio dell’ex premier britannico che sarebbe accusato di aver preso parte alla operazione. Le indagini parlano inoltre di un presunto coinvolgimento degli Stati Uniti. Secondo il settimanale americano Newsweek, ci sarebbero stati rapporti confidenziali tra un responsabile per gli affari africani del Pentagono e un uomo d’affari londinese che risulterebbe coinvolto nel complotto. Dopo le voci, secondo le quali Mann potrebbe essere estradato in Guinea Equatoriale, la situazione si complica. Johannesburg si è già rifiutata di chiedere l’autorizzazione a processare tutti gli imputati di nazionalità sudafricana e, nel caso in cui l’ex spia britannica cadesse nelle mani della giustizia equatoguineana, il rischio sarebbe la condanna a morte. Come riportato dalla Bbc, il rappresentante legale di Mann, Jonathan Samkange, ha chiesto il rigetto della domanda, asserendo che non ci sono i presupposti sufficienti a garantire un giusto processo e mancano le condizioni di sicurezza necessaria alla detenzione. Uno dei prigionieri arrestati a Malabo, è infatti morto nonostante Amnesty International ne denunciasse le torture.(Paginedidifesa,22/02/07)