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GIBUTI - 2007

La strana vicenda di un sacerdote in carcere senza accuse (MZ, Misna, 13/12/2007)

Rischio carestia tra la popolazione rurale (Peacereporter, 06/06/07)

Impegni internazionali e crisi alimentare interna (Ilaria Sosio, Equilibri, 28/03/07)

Firmati vari accordi vantaggiosi per tutti (CO, Misna, 10/03/07)

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La strana vicenda di un sacerdote in carcere senza accuse (MZ, Misna, 13/12/2007)

“L’8 ottobre scorso la polizia si è presentata a casa di don Sandro de Pretis per una perquisizione; pur in assenza di prove e di accuse vere, il sacerdote è stato poi trasferito a Gibuti in stato di fermo per un primo interrogatorio che aveva portato alla libertà su cauzione fino all’istruzione del processo; il 28 ottobre, per un ricorso della procura, don de Pretis è finito in stato di fermo preventivo nel carcere Gabod di Gibuti, dove vive in isolamento”: così monsignor Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e Amministratore apostolico di Mogadiscio, riassume per telefono alla MISNA la vicenda di monsignor de Pretis, unico sacerdote diocesano di Gibuti e vicario generale dello stesso vescovo. La storia di monsignor de Pretis, finora circondata da notevole riserbo, è stata raccontata oggi dal settimanale diocesano di Trento, ‘Vita Trentina’, che ha pubblicato anche passaggi di una lettera scritta nei giorni scorsi dallo stesso sacerdote e che il vescovo di Gibuti aveva consegnato a “Caritas Internationalis”. Secondo il settimanale, nei confronti del sacerdote italiano - che ha preso i voti nel 1993 restando a Gibuti dove già si trovava come dipendente dell’organismo regionale dell’Africa orientale Igad – graverebbero accuse di pedofilia. “Le accuse sono state formulate da un’associazione espulsa diversi anni fa dalla Caritas” sottolinea monsignor Bertin, che è anche presidente di “Caritas Gibuti e Somalia”, precisando che solo di recente la Caritas e l’associazione in questione hanno risolto un lungo contenzioso giudiziario durato circa 10 anni. “Personalmente – dice ancora il vescovo di Gibuti alla MISNA – non ho nessun dubbio sull’innocenza di monsignor de Pretis; le voci e le accuse circolavano già da tempo per cui lo scorso aprile avevo aperto una mia indagine interna, giungendo alla conclusione che De Pretis è del tutto innocente”. Tra le prove contestate al sacerdote anche sue foto con bambini del luogo; scatti che sia il vescovo interpellato dalla MISNA sia il settimanale diocesano ‘Vita Trentina’ ritengono irrilevanti. “Si tratta delle stesse foto – scrive Vita Trentina - che don Sandro, all'inizio dell'estate, portò alla redazione per arricchire l'archivio fotografico, povero di immagini originali del Corno d'Africa". Della vicenda si starebbe ora occupando anche Raffaele de Lutio, ambasciatore italiano in Etiopia (con giurisdizione anche per Gibuti). “Spero solo che lo liberino presto” aggiunge parlando con la MISNA monsignor Bertin, prima di confermare che, pur lavorando per ottenere la scarcerazione con il proscioglimento pieno da ogni accusa , si sta valutando anche l’ipotesi di accettarne l'espulsione dal paese pur di restituirlo alla libertà. In base alla legge di Gibuti, de Pretis potrebbe restare in carcere in stato di fermo preventivo per altri quattro mesi e, se la procura volesse, attraverso una serie di azioni anche per un periodo di tempo ulteriore. Ad oggi, monsignor de Pretis è comparso di fronte ai magistrati di Gibuti una sola volta, il 9 ottobre, e nessun reato gli è ancora stato formalmente contestato. (MZ, Misna, 13/12/2007)

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Rischio carestia tra la popolazione rurale (Peacereporter, 06/06/07)

Le piogge fino ad oggi sono state più scarse del previsto e la popolazione rurale dell'entroterra rischia di essere travolta dalla fame. L'allarme arriva dalla Famine Early Warning Systems Network (Fews) che ha rilevato che la produzione di latte è arrivata quasi a zero e che i prezzi dei generi alimentari sono alle stelle. Con un accesso all'acqua così limitato il rischio di una carestia è pendente. L'Unicef, in un rapporto del 2006, aveva già segnalato che i livelli di malnutrizione infantile erano oltre il livello di emergenza. Secondo la Fews la situazione non migliorerà fino all'inizio della stagione delle piogge, prevista per luglio. (Peacereporter, 06/06/07)

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Impegni internazionali e crisi alimentare interna (Ilaria Sosio, Equilibri, 28/03/07)

Malnutrizione, carenza di acqua potabile e malattie infettive rendono il Gibuti uno dei paesi africani con la più alta mortalità infantile e la più bassa aspettativa di vita: la carestia del 2006 ha lasciato il paese stremato e una nuova ondata di siccità è attesa nei prossimi mesi. Intanto la presenza militari statunitense si fa sempre più massiccia, il paese del Corno d’Africa si appresta ad ospitare la base dell’Us Afric Comand (AFRICOM), un comando militare unificato per le forze armate statunitensi nel continente nero, la cui istituzione è stata annunciata lo scorso febbraio. (…)Per risollevare Gibuti dalla povertà cronica che lo posiziona tra gli ultimi paesi, sulla scala dello sviluppo umano, sembra indispensabile un aiuto che provenga dalla comunità internazionale.Se verrà confermato lo stanziamento della base dell’AFRICOM a Gibuti, Camp Lemonier diverrà il cuore pulsante della presenza militare Usa. E' da verificare se il Pentagono si impegnerà ad intervenire, oltre che nella lotta al terrorismo internazionale, anche nella stabilizzazione politica della regione, nell’incentivazione allo sviluppo economico e nella gestione degli aiuti umanitari, rispettando cioè i punti messi in agenda, prioritari per la ripresa del paese. (Ilaria Sosio, Equilibri,28/03/07)

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Firmati vari accordi vantaggiosi per tutti(CO,Misna, 10/03/07)

Una serie di accordi commerciali con Gibuti – lo stato più piccolo del Corno d’Africa, considerato strategico per la sua posizione all’ingresso del Golfo di Aden – è stata annunciata dal vicepresidente della regione semi-autonoma del Puntland, Hassan Dahir Afqura. Secondo alcune emittenti radiofoniche di Mogadiscio, le due parti avranno “relazioni commerciali in diversi settori” definite in un documento appena sottoscritto. In particolare, un ambito di scambio dovrebbe riguardare l’allevamento: i capi di bestiame esportati dal porto settentrionale di Bosaso, nel nord-est della Somalia saranno controllati dalla società che gestisce anche il porto di Gibuti. La totale mancanza di ispezioni veterinarie sui capi di allevamento somali – dovuti all’assenza di qualsiasi autorità sanitaria dopo i lunghi anni di guerra civile e anarchia – aveva provocato il blocco delle esportazioni di mandrie dalla Somalia verso il Golfo arabo, che ora potrebbero in parte riprendere. Il Puntland – regione nord-orientale da cui proviene anche l’attuale presidente ad interim somalo Abdullahi Yusuf – è da tempo una zona semi-autonoma, non riconosciuta comunque a livello internazionale. Analoga situazione per il Somaliland, già colonia inglese nel nord-ovest della Somalia, dichiaratosi indipendente nel 1991 senza però il riconoscimento della comunità internazionale malgrado la relativa stabilità rispetto al resto del paese. (CO, Misna,  10/03/07)

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