Ghana - Paese si risveglia "ricco", 3 mld barili petrolio offshore (Apcom/Alice, 22/12/07)
Il presidente del Ghana annuncia che i giacimenti petroliferi scoperti l'estate scorsa in mare aperto ammontano a 3 miliardi di barili. "Il Ghana ha scoperto giacimenti di petrolio in quantità che ne giustificano lo sfruttamento commerciale", ha affermato il presidente John Kufuor, rivolgendosi ai delegati di un congresso del partito al governo nella capitale Accra. "Questo è solo l'inizio. Il futuro è molto luminoso", ha aggiunto con ottimismo. La società di prospezione petrolifera Tullow Oil Plc, che ha sede in Gran Bretagna, aveva reso noto durante l'estate di aver individuato un esteso giacimento al largo delle coste ghanesi, tuttavia senza precisare la vastità. (Apcom/Alice, 22/12/07)
Cinquecento donne marciano nude contro il Governo (Peacereporter, 26/11/2007)
Nel Nord del Ghana 500 donne appartenenti a tribù diverse minacciano di scendere in piazza nude contro il Governo di Osu Castle. Protestano per la rimozione del capo del distretto di Bunkpurugu-Yunyoo, Madame Elizabeth Pigit Poyari. Secondo le donne, le accuse formulate dal governo contro la signora Pigit, costretta a dare le dimissioni, arrivano da un potere maschilista e razzista. (Peacereporter,26/11/2007)
Secam/Ccee: divario economico alimenta le “nuove schiavitù” (MZ, Misna, 21/11/2007)
“Le nuove forme di schiavitù (traffico di esseri umani, lavoro forzato, bambini soldato, prostituzione) sono dovute principalmente all'enorme divario economico tra i Paesi ricchi e poveri, e tra ricchi e poveri in ogni società”: lo sostengono i vescovi africani ed europei nel comunicato finale dei lavori del seminario “Conosco le sofferenze del mio popolo. Schiavitù e nuove schiavitù”, svoltosi dal 13 al 18 novembre a Cape Coast, in Ghana, su iniziativa del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) e del Secam (Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar). Nella nota, diffusa solo ieri, i vescovi hanno sottolineato che “per ridurre questo divario” bisogna “raggiungere un nuovo ordine economico internazionale che garantisca una più equa distribuzione delle risorse del mondo”. Ma soprattutto, “è importante porre fine al desiderio di dominare gli altri e alla cultura di schiavitù e servitù”. I presuli lanciano poi un appello “ad avere maggiore attenzione alle nuove forme di schiavitù che sono forse peggiori della vecchia tratta degli schiavi”. Un messaggio congiunto verrà invece inviato al Vertice di Lisbona dei capi di Stato e di governo dell'Unione europea e dell'Unione africana (8-9 dicembre). Il seminario ha messo a fuoco anche l'aspetto delle migrazioni e la possibilità di promuovere una cultura della vita e della famiglia. Sono stati sottolineati, in particolare, alcuni aspetti che ancora impediscono lo sviluppo dell'Africa. Tra questi: “un ingiusto sistema di commercio tra l'Africa e il resto del mondo; il debito e la necessità di cancellarlo da parte del mondo industrializzato; il traffico di esseri umani e droghe; lo sfruttamento sessuale; il lavoro forzato; la prostituzione forzata; i bambini soldato e i bambini di strada”. Per tutte queste sfide i vescovi fanno appello ad “una cultura del rispetto per i diritti umani”, sottolineando il ruolo della Chiesa nella “cura pastorale dei migranti” e nel “suo dovere di advocacy”. I vescovi dei due continenti si incontreranno di nuovo a Liverpool, in Inghilterra, nel novembre 2008. (MZ, Misna,
21/11/2007)
Seminario sulle nuove schiavitù, si discute sul contributo che Africa ed Europa possono dare insieme per la giustizia e la pace (A.L. Radiovaticana, 17/11/07)
Dal seminario su “Schiavitù e nuove schiavitù”, in corso in Ghana e promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) e dal Simposio delle Conferenze episcopali in Africa e Madagascar (SECAM), emerge una priorità: tracciare nuove vie di collaborazione dando ulteriore impulso al contributo che Europa ed Africa sono chiamate a dare insieme per la giustizia, la pace e lo sviluppo del mondo intero. Nel pomeriggio, i vescovi africani ed europei discuteranno, in particolare, sul documento finale, incentrato secondo anticipazioni di stampa, sugli accordi di partenariato tra Unione Europea ed Unione Africana, sull’impatto ambientale delle industrie estrattive e sulla questione delle migrazioni. Tra le tante richieste ai governi, c’è anche quella di “cambiare il modo con cui l’Europa negozia con l’Africa”, soprattutto per quanto riguarda gli accordi con le ex colonie di Africa, Carabi e Pacifico. “Così formulati – spiega all’Agenzia Sir Firmin Adjahossou, responsabile del Programma ‘Good governance’ del SECAM – costringerebbero a rimanere nella povertà oltre 750 milioni di persone per il resto della loro vita”. Nel documento si chiede poi all’Europa di “cambiare gli stili di consumo delle popolazioni e di promuovere l’utilizzo delle risorse naturali”. Ma, soprattutto, è necessario “elaborare politiche chiare e quadri giuridici per controllare in maniera efficace le industrie estrattive”. Ai governi africani si chiede inoltre di “accordare licenze solo dopo il consenso previo delle comunità locali”. Durante il seminario sono anche state denunciate nuove forme di schiavitù: il vescovo di Xai-Xai, in Mozambico, mons. Lucio Andrice, ha spiegato che migliaia di mozambicani emigrano per lavorare nelle grandi piantagioni in Sudafrica, dove lavorano per sei o sette mesi senza ricevere stipendi. Il vescovo di Lwena, mons. Gabriel Mbilingi, ha detto poi che ogni mese molti migranti si recano in Angola per cercare diamanti. Il presule ha precisato che la polizia, mal pagata, lascia passare i migranti alle frontiere per circa 100 dollari e requisisce eventuali diamanti trovati dagli immigrati. Anche in Europa la schiavitù assume caratteristiche drammatiche: la Chiesa moldava ha lanciato, in particolare, una campagna informativa contro la tratta di donne e bambini. Suor Henriette Adindu, del centro per il rinnovamento spirituale della diocesi di Kumasi in Ghana, ha rivelato infine che, ogni anno, sono almeno 50 mila le donne che partono dall’Africa per arrivare in città europee, dove vengono costrette a prostituirsi. Il seminario si chiuderà domani con una commemorazione del 200.mo anniversario della fine della schiavitù in Africa. (A.L. Radiovaticana, 17/11/07)
Regina in Ghana, lavora come badante in Italia (TicinOnLine, 26/09/07)
C'e' una donna che nella vita di tutti i giorni lavora a Lecco come operatrice sociosanitaria, ma nel suo paese d'origine e' una regina. E ha un grande sogno, realizzare un'azienda agricola in cui impiegare le 400 persone del suo villaggio. Un'organizzazione internazionale ha creduto in questo progetto e la sta aiutando a realizzarlo. E' la storia di Belinda Comfort Damoah, nata nel 1956 in Ghana. Ha fatto l'operaia e la badante, ma non ha mai smesso di occuparsi della sua gente.(TicinOnLine, 26/09/07)
Il governo tedesco accoglie l’appello lanciato dai Vescovi del Ghana(LM, Fides, 21/09/07)
Di fronte alla grave situazione umanitaria creata dalle inondazioni in tre regioni del nord del Ghana, la Chiesa cattolica ha lanciato un appello alla solidarietà internazionale. Uno dei primi Paesi a rispondere è stato la Germania che, attraverso il suo Ambasciatore ad Accra, Dr. Marius Haas, ha consegnato un assegno di 50mila euro a Mons. Charles Palmer-Buckle, Arcivescovo di Accra e Vicepresidente della Conferenza Episcopale del Ghana. (…) La distribuzione degli aiuti viene svolta dalla diocesi di Navrongo-Bolgatanga. (…) Secondo un bilancio provvisorio le alluvioni hanno provocato la morte di 31 persone nell’Upper East Region. La distruzione di 20mila case ha reso 95mila persone senzatetto. Alcuni hanno trovato rifugio presso le scuole e in centri comunitari, altri vivono presso amici e parenti le cui case sono state risparmiate dalle acque. Ma vi sono anche molte persone costrette a vivere all’aperto. Le inondazioni iniziate lo scorso mese hanno provocato danni molto gravi all’agricoltura, alla sicurezza alimentare, alla rete stradale, alla sistema idrico e hanno compromesso seriamente la salute delle popolazione del settentrione del Ghana. Nella sola Upper Region, sono stati distrutti 12mila ettari di terra coltivabile, che producevano 14mila tonnellate di cereali. Sono andati inoltre perduti 11mila armenti tra capre, pecore e bovini. Una delegazione di 20 membri di agenzie delle Nazioni Unite (come il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, il Programma Alimentarie Mondiale e l’UNICEF) e dell’Unione Europea ha visitato le aree interessate dalla inondazioni per valutare i danni e avviare programmi di assistenza, in collaborazione con il governo del Ghana. In Ghana sono 260mila le persone colpite dalle inondazioni che hanno interessato diverse aree dell’Africa (vedi Fides 20 settembre 2007). In tutto il continente le piogge hanno provocato 250 morti e 1 milione e mezzo di persone hanno perduto l’abitazione. Le piogge si sono abbattute nel momento in cui gli agricoltori stavano per intraprendere il raccolto, con conseguenze devastanti per la sicurezza alimentare di diversi Paesi.(LM, Fides, 21/09/07)
Summit dei capi di Stato dell'Unione africana per parlare anche di "Stati uniti d'Africa" (Euronews, 01/07/07)
E' cominciato all'Accra il summit dei capi di stato dell'Unione africana. L'incontro coincide con il cinquantesimo anniversario dell'indipendenza del Ghana, il primo Paese dell'Africa sub-sahariana a conquistarla. Il tema del dibattito è la possibile formazione di un mega stato federale, una specie di Stati Uniti d'Africa". Un'idea lanciata dal leader libico Muammar Gheddafi, che ha rivolto un appello ai popoli d'Africa a unirsi in un solo stato e a mettere fine alle guerre civili. Gheddafi, che non era presente all'apertura, aveva dichiarato: "Dobbiamo costruire uno stato potente, un solo governo africano, un solo esercito, una sola moneta, una identità africana, un solo passaporto". Aggiungendo, però, che l'unità africana dovrà essere decisa dalle masse e non da leader chiusi in una sala. La maggioranza dei Paesi dell'Unione ritengono più opportuno non affrettare i tempi. (Euronews, 01/07/07)
Messaggio di Benedetto XVI al cardinale Ivan Dias, in occasione del suo 25.mo anniversario di episcopato (Alessandro Risotti Radiovaticana, 21/06/07)
Una vita spesa al servizio del Vangelo e della Chiesa: il Papa tratteggia, così, l’impegno del cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in occasione della felice ricorrenza del 25.mo anniversario di episcopato, celebrata il 19 giugno scorso. Benedetto XVI ripercorre le tappe della vita del porporato indiano fin da quando divenne presbitero nell’arcidiocesi di Bombay. Nel 1964, poi, inizia a lavorare nel servizio diplomatico E’ in tale contesto che il cardinale Dias si adoperò per la visita di Paolo VI a Bombay, in occasione del Congresso Eucaristico Internazionale. Il Papa ricorda gli incarichi rivestiti come pro-nunzio apostolico in Ghana, Togo e Benin e la nomina alla dignità arcivescovile. Ancora, nel messaggio si rammentano gli anni a capo della nunziatura presso la Corea del Sud e in Albania, dove - scrive il Pontefice - il cardinale Dias ha “aiutato a restaurare la fede cattolica”. Proprio in Albania, nel 1993, il nunzio Ivan Dias accoglierà con gioia e commozione la visita di Giovanni Paolo II. Nel 2001, si legge nel messaggio, giunge la nomina ad arcivescovo metropolita di Bombay e la berretta cardinalizia. “Pastore sollecito e fedele – sottolinea Benedetto XVI – hai alimentato il tuo gregge con la sana dottrina e hai promosso la nuova evangelizzazione”. Qualità che lo hanno riportato a Roma, l’anno scorso, per reggere la Congregazione dell’Evangelizzazione dei Popoli. Il Papa assicura, dunque, le sue preghiere per il porporato, invocando l’intercessione della Madonna e della Beata Teresa di Calcutta. Dal canto suo, il 19 giugno, il cardinale Ivan Dias ha presieduto una solenne concelebrazione Eucaristica nella Cappella del Pontificio Collegio Urbano. Il porporato, riferisce l’agenzia Fides, ha affermato nell’omelia di “aver imparato tante lezioni”, soprattutto nel suo servizio reso presso le nunziature di diverse parti del mondo e di aver avuto modo di toccare la sofferenza di tante persone che, pur nelle tribolazioni, dimostravano una grande fede nel Signore. (Alessandro Risotti Radiovaticana, 21/06/07)
È finalmente operativa una legge contro il traffico di minori approvata due anni fa per punire i genitori che cedono i propri figli in cambio di danaro, purtroppo stimati in diverse centinaia in tutto il Ghana: lo ha annunciato il ministro per le Pari opportunità e l’Infanzia, Hajia Alima Mahama, precisando che d’ora in poi i responsabili verranno perseguiti d'ufficio. Dal momento dell’approvazione del provvedimento era stato concesso una sorta di “periodo di grazia”, tenendo conto che, in Ghana come in altri paesi africani, la diffusa convinzione che un bambino appartiene all’intera comunità rende più accettabile per i genitori affidarlo a parenti o vicini. Tuttavia, ha sottolineato la Mahama, la crescente povertà ha generato pericolose devianze, per cui alcuni genitori arrivano a vendere i propri figli ad estranei che li trattano come oggetti, schiavizzandoli oppure rivendendoli. In base alla legge in vigore, coloro che cedono illegalmente un bambino per qualsiasi scopo, ma anche quelli che ne incoraggiano la vendita, saranno puniti con un massimo di 10 anni di detenzione. E' comunque impressione diffusa che, per impedire questi traffici occorrerebbero seri interventi per l’occupazione in un paese che, pur ricco di risorse naturali, resta molto dipendente dagli aiuti finanziari internazionali e in cui il 34,1 % della popolazione vive sotto il livello di povertà. (CO,Misna, 31/05/07)
Il ‘Central University College’ (Cuc), importante università del Ghana, introdurrà corsi di lingua cinese a partire dal prossimo anno accademico per “rendere gli studenti più preparati alle regole del mercato mondiale”: lo ha detto il suo presidente, V.P.Y. Gadzekpo, aggiungendo che saranno proposti anche nuovi corsi di scienza e tecnologia e persino una serie di lezioni in “gestione delle frodi”. Soffermandosi sull’insegnamento del mandarino, il capo della Cuc ha garantito la presenza nell’ateneo di un lettore madrelingua e di vari testi per l’apprendimento, che gli sono stati promessi dall’ambasciatore cinese. Il Ghana, in cui si parla inglese come lingua ufficiale oltre a vari idiomi africani (akan, moshi-dagomba, ewe e ga), ha firmato nei giorni scorsi vari accordi con la Cina durante la visita del presidente della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, Jia Qinglin, che comprendono la costruzione della diga idro-elettrica di Bui, un prestito di 30 milioni di dollari per interventi comunitari e la cancellazione di 24 milioni di dollari di debito. (CO, Misna, 28/04/07)
Il presidente, John Kufuor, ha commutato in ergastolo 36 condanne capitali (Ag.Radicale, 10/03/07)
Il presidente del Ghana, John Kufuor, ha commutato in ergastolo 36 condanne a morte, rende noto il Ministero degli Interni ghanese: sono in complesso mille e 206 i detenuti che hanno ricevuto la commutazione della pena o sono stati liberati, in occasione del 50° anniversario dell’indipendenza nazionale. La condanna all’ergastolo di tre prigionieri è stata ridotta a 20 anni di detenzione, mentre sono 1.167 i detenuti che saranno liberati. Il comunicato del Ministero non precisa in che tempi la decisione del Presidente sarà applicata. La popolazione carceraria sfiora in Ghana le 12.000 unità. Nel Ghana non ci sono esecuzioni dal luglio 1993 quando 12 prigionieri condannati per rapina e omicidio sono stati fucilati. Le esecuzioni possono avvenire anche tramite impiccagione ma l’ultima impiccagione del paese risale al 1968. Il 17 settembre 2004, il giudice Felix Michael Lartey, membro della Corte Suprema del Ghana, ha dichiarato che la pena di morte andrebbe abolita dalla costituzione del Paese perché non serve al suo scopo. Il 25 ottobre 2005, anche il Procuratore Generale e Ministro della Giustizia ghanese, Ayikoi Otto, ha proposto l’abolizione della pena di morte, in occasione di un convegno intitolato “Analisi della pena capitale in Ghana”, svoltosi nella capitale Accra. Secondo l’autorità penitenziaria del Ghana, al marzo 2006, erano 152 le persone in attesa di esecuzione. (Ag.Radicale,10/03/07)
Se siete amanti della natura e in particolare delle eclissi e se soprattutto avete 2.000 euro cash da spendere, potreste assistere ad un eclissi totale in grande stile. Per godere appieno del raro evento bisogna però fare le valigie ed andare e viaggiare sino in Ghana, Togo o in Benin. L’eclissi è prevista per il 29 marzo prossimo e alcune compagnie di viaggi hanno già organizzato le partenze da diverse città d’Italia. Ho trovato un’agenzia che offre un pacchetto eclissi inclusa. Qui invece degli appunti per ripassare il fenomeno astronomico.
(Ecoblog, 09/03/07)
Bandiere in ogni dove, caroselli di auto, balli e canti fino a tarda notte: i ghanesi non si sono risparmiati per festeggiare il 50enario dell'indipendenza, alle cui celebrazioni hanno partecipato numerosi capi di stato africani e non. Un'occasione per guardare ai successi e alle speranze di una nazione diventata il faro di tutta l'Africa. "Abbiamo aspettato questo momento a lungo, era da parecchio che non si percepiva un entusiasmo così forte, frutto di un evento unico - riferisce a PeaceReporter Alhaji Aruna Attah, direttore del quotidiano Accra Daily Mail - in questi giorni il Paese è pieno di bandiere, segno che il processo di identificazione nazionale ha fatto grandi passi in avanti. La partecipazione alla coppa del mondo dell'anno scorso e il 50enario hanno cementato molto la società". Ne è passato di tempo da quando, il 6 marzo 1957, l'allora presidente Kwame Nkrumah lesse la dichiarazione di indipendenza dalla Gran Bretagna. Il Ghana diveniva il primo Paese sub-sahariano ad affrancarsi dal colonialismo e il simbolo di un continente. "Siamo orgogliosi della nostra storia e del nostro nazionalismo - prosegue il nostro interlocutore - un nazionalismo che non ha nulla a che fare con quello europeo, che ha portato morte e distruzioni. Il nostro è un modo per guardare ai successi del passato e alle sfide del futuro, un momento di introspezione e di dignità". Tanti sono i motivi per cui questi 50 anni verranno ricordati positivamente. "Il maggior successo è stato quello di avere tenuto insieme il Paese, nonostante i colpi di stato e i periodi di instabilità che abbiamo vissuto - continua Attah - Nigeria, Liberia, Sierra Leone, Costa d'Avorio, tutti Paesi vicini, prima o dopo hanno vissuto guerre civili e distruzione. Noi siamo sempre riusciti a mantenere la pace, fino a diventare un modello per l'Africa tutta". Un modello riconosciuto anche a livello internazionale, visto il peso che ha il Ghana nel continente. Un peso ottenuto con la partecipazione a numerose missioni di pace in giro per il mondo, e sancito con l'elezione di Kofi Annan a Segretario Generale dell'Onu. Ma la storia del successo ghanese non si esaurisce qui. "Abbiamo raggiunto buoni risultati anche in economia - rivela Attah - mantenendo a un livello accettabile inflazione e debito estero, riuscendo nel contempo a crescere. E i progetti per sostenere l'educazione primaria e secondaria sono investimenti importanti per il futuro". Sfide. Il bilancio non è però tutto rose e fiori: la democrazia ha messo radici solo nel 1992, dopo una serie di colpi di stato che non hanno risparmiato neanche Nkrumah, il padre dell'indipendenza. "La mancanza di leadership e di presidenti lungimiranti è stata forse la maggiore pecca del Paese - conclude Attah - troppe volte sono stati privilegiati progetti a breve termine, piuttosto che investimenti sul futuro. Prova ne è il fatto che la Malesia, diventata indipendente nel 1957 come noi, è un Paese economicamente molto più avanzato. Ma siamo fiduciosi: se riusciremo a mantenere stabilità e democrazia, in meno di vent'anni recupereremo il tempo perduto" (M.Fagotto, PeaceReporter,
07/03/07)
Ghana in festa: 50 anni d'indipendenza (Euronews, 06/03/07)
Il Ghana festeggia 50 anni d'indipendenza. La vecchia colonia britannica, paese natale di Kofi Annan, ex Segretario generale dell'Onu, ha organizzato celebrazioni in grande stile. Inviti estesi ai capi di Stato di tutto il continente, per quello che è stato il primo Paese dell'Africa nera a raggiungere il traguardo dell'indipendenza. Fino al 1957 l'attuale Ghana era un insieme di territori e popolazioni eterogenee che la potenza coloniale inglese aveva posto sotto un unico governo con sede Accra, attuale capitale. Il passaggio all'autogoverno arriva il 6 marzo '57 ed è legato al nome di Kwame Nkrumah. E' lui a fondare il Convention People's Party, dopo la rottura con lo United Gold Coast, partito espressione delle elite benestanti. Il suo motto era "autogoverno subito". Il Paese è spesso indicato come modello di stabilità nel panorama geopolitico africano. Ma per l'ex presidente Jerry Rawlings, che in polemica con l'attuale Capo di Stato John Kufuor non prende parte ai festeggiamenti, dietro la facciata del buon governo si celano corruzione e nipotismo. (Euronews,
06/03/07)
Immagini, suoni e sapori dall’Africa per accompagnare momenti di riflessione su integrazione, solidarietà, cooperazione e sviluppo di un intero continente. E’ l’occasione offerta dalle celebrazioni del 50° anniversario dell’indipendenza del Ghana: oltre un mese di appuntamenti con percorsi artistici, culturali e divulgativi che, con lo slogan “Con il Ghana per l’Africa”, appunto, hanno l’obiettivo di valorizzare il protagonismo delle comunità immigrate da tutti i paesi africani. La manifestazione è organizzata da Ghanacoop e dal gruppo cooperativo Oltrelab, con la collaborazione tra gli altri della Provincia di Modena e della Fondazione della Cassa di risparmio di Modena. Tra gli appuntamenti di maggiore richiamo, il concerto dei musicisti italiani e africani dell’Akwaba team (giovedì 15 marzo, alle 21, al Forum Monzani) che avrà Lucio Dalla come ospite d’onore, un’ideale “rivincita” al Braglia della sfida calcistica Italia-Ghana (domenica 25 marzo con gli azzurri del Club Italia e una squadra di campioni africani) e un’intera settimana, da domenica 4 marzo, con prodotti etnici promossi nei negozi modenesi, nei ristoranti menù africani rivisitati per “palati” modenesi e bus dell’Atcm decorati con il logo del 50°. (…) Oltre ai rappresentanti delle istituzioni, fanno parte del Comitato promotore della manifestazione anche esponenti delle comunità di Congo e Zaire, Burkina Faso, Nigeria e Camerun. "Abbiamo voluto che il 50° anniversario dell'indipendenza del Ghana – spiega Thomas McCarthy, presidente di Ghancoop – diventasse un’occasione per parlare di tutta l’Africa coinvolgendo fin dall’inizio le altre comunità africane presenti a Modena". Il Ghana, colonia inglese con il nome di Costa d’Oro fin dalla fine dell’Ottocento, è stato il primo paese dell’Africa subsahariana a ottenere l’indipendenza il 6 marzo del 1957 suscitando grandi speranze in tutto il continente. Informazioni sulla manifestazione: Ghanacoop
. (Bologna2000,
02/03/07)
Unione africana chiede primo ministro “di consenso” (EB, Misna, 12/02/07)
La nomina di un primo ministro “di consenso” in Guinea è stata chiesta oggi dal presidente della Commissione dell’Unione Africana Alpha Oumar Konaré, secondo cui gli ultimi sviluppi della grave crisi politica – con almeno 11 morti oggi e disordini non solo nella capitale Conakry – sarebbe legata alla scelta del nuovo capo del governo da parte del controverso e contestato presidente Lansana Conté, al potere da 23 anni. Un capo del governo “di consenso” – ha detto il capo della Commissione dell’Ua parlando con i giornalisti nella sede di Addis Abeba – “non è di principio ostile al presidente, ma deve essere accettato dalle forze politiche, sociali e dai sindacati”. La nomina, ha aggiunto Konarè, a questo è diventata “indispensabile”, dopo che il bilancio delle vittime – con gli ultimi scontri di oggi – è salito a 97 dall’inizio dello sciopero generale a gennaio. Venerdì scorso il presidente Conté aveva annunciato il nome di un suo stretto collaboratore – Eugene Camara – come nuovo capo del governo in risposta alle forti pressioni di sindacati e opposizione ma la nomina è stata subito respinta e da sabato sono riprese le contestazioni. Secondo Konaré, gli africani “devono fare di tutto per essere solidali con il popolo della Guinea, con i lavoratori, i giovani e le donne di quel paese” e che non è possibile “lasciare solo” il Paese in questo momento. Per l’immediato futuro, chiede che il nuovo capo del governo preveda un periodo di transizione per “valutare e superare questa crisi profonda”. Konaré avverte: dopo tutte queste vittime innocenti “bisogna fare alla svelta”. (EB, Misna, 12/02/07)
Continuano proteste, almeno 11 morti a Conakry (Repubblica, 12/02/07)
E' di almeno undici morti il bilancio degli scontri che oggi hanno opposto a Conakry la polizia ai manifestanti, tornati in piazza nel fine settimana dopo le violente proteste del mese scorso. Il secondo sciopero generale in due mesi in Guinea e' stato indetto dai sindacati in risposta a quella che considerano l'ennesima provocazione del presidente Lansana Conte', e cioe' alla nomina del nuovo primo ministro, Eugene Camara, stretto collaboratore del contestato capo dello Stato. La scelta e' stata contestata dall'opposizione che ha invitato i cittadini a scendere in piazza nel fine settimana. Gli scontri del week end hanno provocato almeno 23 morti e una cinquantina di feriti. Il nuovo premier avrebbe dovuto essere una figura "neutra", in grado di traghettare il governo di unita' nazionale fino alle elezioni presidenziali del 2010. Ma Camara, non e' certo l'uomo dall'ampio consenso che l'opposizione chiedeva per mettere fine alla crisi politica del Paese. Il Consiglio nazionale delle organizzazioni della societa' civile ha invitato i cittadini mobilitarsi a oltranza, fino a un cambio di rotta dell'esecutivo. (Repubblica, 12/02/07)
Annan rientra in patria accolto come un eroe (Ansa, 24/01/07)
E' stato accolto come un eroe l'ex segretario generale dell'Onu Kofi Annan, rientrato in Ghana, suo Paese natale, dopo 10 anni. Annan e' atterrato ad Accra nella notte fra martedi' e mercoledi' e ad attenderlo c'era una schiera di politici, fra cui il presidente Kufuor. Il 31 dicembre, Annan, 68 anni, ha passato il testimone all'ex ministro degli esteri sud-coreano Ban Ki-moon. E' stato il secondo africano a diventare segretario generale dell'Onu, dopo l'egiziano Boutros-Ghali. (Ansa, 24/01/07)