Amnesty chiede scagionamento dei suoi delegati (Agi, 09/10/2007)
Amnesty International ha chiesto che siano scagionati due suoi delegati e il giornalista gambiano arrestati sabato in Gambia e rilasciati ieri su cauzione. "Ai tre non e' stata notificata alcuna imputazione", si legge in una nota dell'organizzazione per i diritti umani, "ma e' stato loro vietato di lasciare il Paese e ordinato di presentarsi nuovamente alla stazione centrale di polizia della capitale". Secondo Amnesty, i due esponenti dell'organizzazione, Tania Bernath e Ayodele Ameen, "erano in visita pubblica e ufficiale" per indagare sulla situazione dei diritti umani in Gambia e le autorita' del Paese ne erano state informate. "E' inaccettabile", ha dichiarato Erwin van der Borghi, direttore del Programma Africa di Amnesty, "che un governo tenti di impedire il lavoro di chi si occupa di diritti umani e che i nostri colleghi e il giornalista locale non siano stati scagionati". Di questo Amnesty sta discutendo con alti esponenti del governo gambiano. (Agi,09/10/2007)
Lli credono spie, in manette due operatori di Amnesty (Agi/Afp, 08/10/2007)
Due esponenti di Amnesty International e un giornalista locale sono stati arrestati sabato dalle autorita' del Gambia perche' sospettati di essere spie. Lo hanno riferito fonti locali. I due operatori umanitari, l'anglo-statunitense Tania Bernath e il nigeriano Ameen Ayobele sono finiti in carcere dopo aver incontrato, nella cittadina orientale di Basse, il leader dell'opposizione Ousman Jatta, in galera dall'agosto del 2006 senza alcun capo d'imputazione. In manette anche un giornalista del quotidiano pro-opposizione 'Foroyaa', Yaya Dampha, che accompagnava gli esponenti di Amnesty. E' stato proprio il condirettore del giornale, Sam Sarr, a riferire che i tre sono sospettati di essere spie. "Non e' stata contestata loro alcuna accusa", ha spiegato, "ma la polizia li sospetta di spionaggio". Secondo gli agenti i tre, che sono stati trasferiti nella capitale, non avevano avuto l'autorizzazione per incontrare in carcere il leader politico. Un loro collega in Senegal, invece, sostiene che la missione di Bernath e Ayobele era stata autorizzata dallo stesso governo. Eliane Drakopoulos, portavoce dell'organizzazione per i diritti umani, ha fatto sapere che Amnesty sta cercando di chiarire la situazione con le autorita' di Banjul. Da anni le organizzazioni per i diritti umani attive nel piccolo Stato dell'Africa occidentale accusano il governo di usare il pugno di ferro per ridurre al silenzio gli oppositori politici e la stampa non allineata. (Agi/Afp, 08/10/2007)
Sconfiggere l’Aids? Yahya Jammeh, il presidente del Gambia, salito al potere tredici anni fa con un colpo di Stato, sta vantando i meriti della sua ricetta miracolosa per debellare l’Aids. La cura, alquanto singolare, prevede l’applicazione di sette piante tropicali sulla testa del malato e la recitazione di alcuni versetti del Corano. Completato con una dieta a base di banane e di una strana pozione giallastra di cui Jammeh sarebbe l’inventore, il trattamento sradicherebbe il virus dell’Hiv in soli tre giorni. Lanciato nel gennaio scorso, il programma di lotta all’Aids targato “Dottor Jammeh” avrebbe coinvolto 83 pazienti. Con tanto di foto e presunti test clinici sottoposti a un laboratorio senegalese, il sito della presidenza gambiana tesse le lodi di una cura che, secondo quanto afferma il ministro della Sanità, Tamsir Mbowe, avrebbe già guarito dieci malati, mentre per altri diciassette sieropositivi il virus sarebbe quasi scomparso dall’organismo. - La comunità internazionale è preoccupata. In un comunicato congiunto, l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e il Fondo Onu per la lotta all’Aids (Unaids) hanno chiesto al presidente Jammeh “prove tangibili” del suo esperimento, sottolineando che “ricette a base di erbe non possono rimpiazzare un trattamento globale con gli antiretrovirali”. A ruota, l’International Aids society, un’organizzazione mondiale che raggruppa diecimila specialisti impegnati nella lotta all’Aids, ha espresso “forti preoccupazioni” nei confronti delle “affermazioni del presidente Jammeh”, del resto “mai provate”. Per tutta risposta, il capo di Stato gambiano ha affermato di “non dover fornire nessuna spiegazione su ciò che faccio, ancor meno all’Occidente”. Intanto, il braccio di ferro che oppone Jammeh alle Nazioni Unite ha fatto la sua prima vittima: il 27 febbraio scorso, la rappresentante Onu in Gambia, Fadzai Gwaradzimba, è stata espulsa dal paese per aver messo in dubbio l’efficacia del trattamento anti-Aids del capo di Stato gambiano. La vicenda sarebbe esilarante, non fosse che, come ricorda l’ultimo rapporto di Unaids (novembre 2006), l’Africa è il continente con il più alto numero di persone colpite dall’Hiv: 24,7 milioni sui 39,5 recensiti nel mondo. (Joshua Massarenti, Panorama,
29/05/07)
Condannati dieci imputati coinvolti nel tentativo di colpo di stato del marzo 2006 (PeaceReporter, 20/04/07)
Dieci imputati, sospettati di aver preso parte al tentativo di colpo di stato nel marzo 2006, sono stati condannati oggi da una corte militare a dieci anni di prigione. I dieci imputati, ex membri dell'esercito, erano coinvolti nel tentativo di sollevare dall'incarico il presidente Yahya Jammeh, anch'egli salito al potere in Gambia grazie ad un colpo di stato. Dopo che il colpo di stato fallì, la mente del gruppo, l'ex capo dell'esercito Ndure Cham, lasciò il paese. Il mese seguente il governo diffuse la notizia che 19 sospetti fossero riusciti a fuggire dal veicolo che li stava trasportando ad una prigione: da quel momento non si ha più notizia di loro e si sospetta che siano stati uccisi. (PeaceReporter,
20/04/07)
Elezioni legislative: vittoria schiacciante dell’alleanza presidenziale (RC, Misna, 27/01/07)
L’Alleanza per il nuovo orientamento patriottico e la ricostruzione (Aprc), vicina al presidente Yahya Jammeh al potere dal 1994, si è aggiudicata ben 42 seggi su 48 alle legislative di giovedì. Secondo i risultati definitivi diffusi oggi dalla Commissione elettorale indipendente (Iec), l’opposizione ne ha conquistati solo cinque, mentre il seggio rimanente è stato vinto a un candidato indipendente. Pur rimanendo minoritaria, l’opposizione ha conquistato due seggi in più rispetto alla precedente legislatura. Quattro su cinque sono andati al Partito dell’unità e della democrazia (Udp) di Ousainou Darboe, capofila dell’opposizione. Oltre 620.000 aventi diritto su una popolazione di un milione e mezzo d’abitanti erano chiamati a votare nei 989 uffici distribuiti nelle sette regioni dell’ex-colonia britannica dell’Africa occidentale, una striscia di terra larga 40 chilometri racchiusa tra la frontiera senegalese e la costa atlantica, lungo l’omonimo fiume. Il tasso di partecipazione è stato solo del 41,7% contro il 58% registrato alle presidenziali del 22 settembre scorso vinte da Jammeh, sostenuto dall’Amrc, con il 67% delle preferenze. Giunto al potere nel 1994, quando aveva appena 29 anni, deponendo con un colpo di stato l’allora presidente Dawda Jawara, Jammeh è stato successivamente eletto nel 1996, riconfermato nel 2001 e il 15 dicembre si è insediato per il suo terzo mandato quinquennale consecutivo.(RC, Misna, 27/01/07)