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GABON - 2007

Diga cinese distruggerà la foresta (Mario Porqueddu, Corriere della Sera, 22/11/2007)

Omar Bongo abolisce la pena di morte (Sant’Egidio, 22/10/2007)

Abolita pena capitale (Agenziaradicale,17/09/07)

Pronto ad abolire la pena di morte; sì a moratoria (Agi/Afp, 14/09/07)

L’aumento dei prezzi e la “Sindrome olandese” (LM, Fides, 12/09/07)

Il governo sottoscrive la moratoria Onu delle esecuzioni capitali (Ag. Radicale, 07/05/07)

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Diga cinese distruggerà la foresta (Mario Porqueddu, Corriere della Sera, 22/11/2007)

«Con i piroghieri sono sceso fino alle cascate, trovandomi in paradiso: elefanti e scimpanzé a pochi metri, profumi e silenzi mai sentiti». Giuseppe Vassallo, nato a Milano nel '36, imprenditore e naturalista, raccontava così quel suo primo viaggio lungo il fiume Ivindo, tra le cascate Kongou e Mingoulì, nel nord-est del Gabon. Era il '94 e lui, console onorario del governo di Libreville in Italia, aveva scoperto che quei meravigliosi salti d'acqua nel cuore della foresta tropicale non li conoscevano neanche gli scienziati gabonesi. Lì intorno c'erano solo pigmei. Oggi le terre dei pigmei, anche grazie a quell'italiano visionario, sono area protetta. Eppure da settimane una strada si fa largo fra gli alberi, taglia il parco nazionale, punta alle più belle cascate dell'Africa centrale. La stanno aprendo i cinesi della Cmec (China National Machinary Equipment Import Export Corporation) che ha ricevuto da Libreville la concessione a sfruttare per 25 anni la miniera di ferro di Bélinga, non lontano dall'area protetta. L'intesa prevede anche la costruzione delle infrastrutture necessarie: una ferrovia, un porto, una centrale idroelettrica. La centrale, è stato deciso, si farà con una diga sulla cascata di Kongou. Nel cuore di uno dei 13 parchi nazionali creati dal Gabon nel 2002, senza nessuna valutazione d'impatto ambientale, scavalcando il ministero delle Foreste. Eppure cinque anni fa, annunciando la sua svolta verde, El Hadj Omar Bongo Ondimba, presidente del Gabon, diceva: «Il turismo aiuterà a proteggere l'ecosistema e creerà posti di lavoro». Parole che gli valsero l'applauso della comunità internazionale, un invito alla Casa Bianca e interviste sul National Geographic. (…) Dall'Africa, però, arrivano brutte notizie. «I cinesi sono a pochi chilometri dalla nostra cascata. Anche se uno studio francese del '66 dimostra che è un altro, quello di Tsengué Lélédi, il salto d'acqua più adatto a una diga» dice Marc Onà Essangui, che a Libreville dirige l'Ong «Brainforest» e il cartello di associazioni che si battono perché sia valutata una sede alternativa per il mega progetto. È con loro che il presidente-patriarca Bongo, in carica dal '67 è il più longevo capo di Stato africano, si è arrabbiato a settembre. «Dicano quello che vogliono: il dossier Bélinga non si ferma». Bongo sostiene che gli ambientalisti, ispirati dall'Occidente, vogliano impedire lo sviluppo del Paese. Per lui lo sfruttamento della miniera di ferro di Bélinga — pare nasconda un miliardo di tonnellate di metallo e se fosse vero sarebbe il giacimento più ricco al mondo — è l'«operazione del secolo». Resta da capire per chi. L'accordo fra Gabon e cinesi, per quel che se ne sa, prevede la creazione di una società per lo sfruttamento della miniera che sarebbe controllata all'85% dalla Cmec, forte dell'impegno assunto da due istituti di credito cinesi di coprire tutte le spese, e cioè investire 2,2 miliardi di euro, e dell'assicurazione di Pechino che la Cina comprerà tutto il ferro estratto. Il Gabon, che non chiederà alla Cmec il pagamento di imposte e si è assunto le responsabilità in caso di incidenti o danni ambientali, dovrebbe guadagnarci in infrastrutture e posti di lavoro. Un po' poco, anche per la stampa locale. Due mesi fa l'Echos du Nord attaccava: «Nemmeno le compagnie petrolifere sono trattate così: pagano tasse e concessioni, e dividono la produzione. In nome di cosa vendiamo la nostra immagine di Paese attento all'ambiente?». (Mario Porqueddu, Corriere della Sera,22/11/2007)

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Omar Bongo abolisce la pena di morte (Sant’Egidio, 22/10/2007)

Da Napoli, dove è in corso il meeting della Comunità di Sant'Egidio 'Per un mondo senza violenza', arriva una buona notizia che toglie terreno alla pena capitale: in un messaggio inviato e letto alla cerimonia inaugurale, il Presidente della Repubblica del Gabon Omar Bongo ha annunciato la decisione di abolire la pena di morte nel Paese africano. E' sicuramente un passo avanti per giungere all'abolizione universale della pena capitale e all'arresto immediato di ogni esecuzione dei condannati a morte in ogni parte del mondo. (Sant’Egidio,  22/10/2007)

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Abolita pena capitale (Agenziaradicale,17/09/07)

Su richiesta del presidente Omar Bongo Ondimba, il Consiglio dei Ministri del Gabon ha deciso di abolire la pena capitale, peraltro non praticata nel Paese dell'Africa occidentale da piu' di venti anni. Il Gabon sarà inoltre tra i co-sponsor della risoluzione per la moratoria universale sulla pena di morte, che sarà presentata in apertura della prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, fissata per il 24 settembre. Nel paese sono reati capitali: omicidio, tradimento, spionaggio, colpo di stato e insurrezione. La pena di morte è stata applicata in Gabon per la prima volta il 21 giugno 1974 quando la corte penale di Libreville ha condannato un cittadino per duplice omicidio. L’ultima esecuzione è avvenuta nel 1985. L’ultima condanna a morte è stata pronunciata nel 1988. (Agenziaradicale,  17/09/07)

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Pronto ad abolire la pena di morte; sì a moratoria(Agi/Afp, 14/09/07)

Su richiesta del presidente, Omar Bongo Ondima, il governo del Gabon ha deciso di abolire la pena capitale, peraltro non praticata nel Paese dell'Africa occidentale da piu' di venti anni. Sotto la pressione politica di Spagna, Francia e Unione europea, l'esecutivo di Libreville aderira' alla risoluzione sulla moratoria globale delle esecuzioni, che sara' presentata a fine mese, anche per iniziativa del governo italiano, alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite.(Agi/Afp, 14/09/07)

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L’aumento dei prezzi e la “Sindrome olandese” (LM, Fides, 12/09/07)

Il governo del Gabon ha emesso un’ordinanza per calmierare i prezzi dei prodotti di prima necessità per i prossimi sei mesi. Tra i prodotti vi sono l’olio di palma, il latte concentrato zuccherato, il latte in polvere e alcuni materiali da costruzione, come il cemento. A fine agosto il governo aveva intimato ai commercianti di ribassare i prezzi dopo i recenti aumenti, giudicati “eccessivi”. Il Primo Ministro Jean Eyéghé Ndong aveva qualificato come "discutibili" le motivazioni dei grossisti e dei commercianti per giustificare l’aumento dei prezzi: rialzo del costo dei carburanti e delle materie prime agricole a livello globale, oltre agli aumenti dei salari minimi del Gabon. Al di là dei motivi contingenti, il Gabon sconta la cosiddetta “sindrome olandese”: un’economia eccessivamente dipendente dalle esportazioni petrolifere tende ad abbandonare gli altri settori economici (agricoltura e produzione manifatturiera), perché grazie alla valuta forte (derivante dalle esportazioni di idrocarburi) si preferisce importare le merci e le derrate alimentari per soddisfare le necessità della popolazione. Il nome deriva dal fatto che questo fenomeno economico è stato osservato per la prima volta in Olanda negli anni ’70, quando la scoperta di giacimenti di gas aveva creato la spinta ad abbandonare i settori tradizionali dell’economia e a ricorrere alle importazioni di manufatti. Il Gabon è uno dei più antichi produttori di petrolio africani: la prima petroliera salpò dalle coste gabonesi nel 1957. Da allora il Paese ha sviluppato un’economia che è in gran parte dipendente dall’esportazione di greggio, a detrimento dell’agricoltura e delle altre attività. Il Gabon dispone di terra fertile e di acqua in abbondanza, ma il settore agricolo è stato lasciato in stato di abbandono, preferendo importare dall’estero il cibo, dalle patate francesi ai pomodori sudafricani. Il Paese sconta poi il fatto di dovere a sua volta importare i carburanti raffinati. Non vi sono infatti raffinerie in Gabon. L’aumento dei prodotti petroliferi è così un’arma a doppio taglio: da una parte aumentano le entrate grazie all’incremento del prezzo del greggio, dall’altro si paga di più per benzina, nafta e per le altre merci importate che scontano, tra l’altro, l’aumento dei prezzi di trasporto. La manna petrolifera inoltre è in via di esaurimento. Nel 1998 il Gabon produceva 350mila barili di petrolio al giorno; nel 2001 la produzione era diminuita a 250mila. Questo dato è stato reso possibile dall’aumento del prezzo del greggio che ha reso conveniente sfruttare nuove costose tecniche per riattivare vecchi pozzi che erano stati chiusi negli anni ’70 e ’80. (LM, Fides, 12/09/07)

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Il governo sottoscrive la moratoria Onu delle esecuzioni capitali (Ag. Radicale, 07/05/07)

Nel corso di un Consiglio dei Ministri svoltosi ieri a Libreville il Gabon ha aderito all’iniziativa italiana per la moratoria universale sulla pena di morte decidendo di sottoscrivere la Dichiarazione che ha così raggiunto 91 cosposnorizzazioni. La firma è stata raccolta nel corso della missione condotta da Aldo Ajello per conto del Governo italiano.Di seguito il comunicato del Consiglio dei Ministri nella parte riguardante la decisione sulla moratoria: “... nel proseguo dei lavori, e in risposta all’appello dell’Unione Europea volto a ottenere una moratoria sull’applicazione della pena di morte, il Consiglio dei Ministri ha deciso l’adesione del nostro paese a questa iniziativa umanitaria internazionale, che si inserisce del resto nella logica dell’attuale politica del presidente Omar Bongo Ondimba e del governo gabonese in questo campo ...” (…)(Ag. Radicale,  07/05/07)

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