ALLE NEWS

LISTA PAESI

HOME PAGE

ERITREA - 2007

Nuovi attacchi al confine, preoccupazione onu (Apcom/Alice, 27/12/07)

Preoccupazione dell'Italia per nuovo conflitto (Vita, 18/12/2007)

Nuovi scenari di guerra (Giorgio Trombatore, Equilibri, 22/11/2007)

Espulsi missionari cattolici . Critiche e proteste (Mauro W. Giannini, Oss. Sulla Legalità, 19/11/2007)

Visto d'uscita per 13 missionari, preavvisati due anni fa (MZ, Misna, 09/11/2007)

Rapporto Onu, allarme scontri al confine (SwissInfo, 07/11/2007)

Prigione a cielo aperto per reporter (La Stampa, 26/10/2007)

Eritrei in Italia solidali con il popolo birmano (Oss. Sulla Legalità, 30/09/07)

Asmara: l'Etiopia deve rispettare la regolamentazione sul confine (Peacereporter, 26/09/07)

Etiopia pronta a venir meno ai patti sulle zone di confine (Peacereporter, 25/09/07)

UE esprime preoccupazioni su prigionieri politici in Eritrea (Gabriella Mira Marq, Osserv. Sulla legalità, 20/09/07)

Le autorità eritree torturano a morte cristiana di 33 anni (Icn-News, 17/09/07)

Nuovo “no” di Addis Abeba su tracciato confine (CC, Misna, 10/09/07)

Il presidente Afeworki accusa gli Usa di strategia di monopolio e di dominio (Cani sciolti, 21/08/07)

Gli Usa chiudono il consolato ad Asmara (Peacereporter, 13/08/07)

Ue: 11mln per le emergenze umanitarie. Gestione affidata ad Ong dell'Onu e della Cri (Ansa, 30/07/07)

L’incontro del presidente Isaias Afwerky con i media (Stefano Pettini, Paginedidifesa,13/06/07)

Onu preoccupata per empasse processo di pace (Peacereporter, 09/05/07)

In carcere 80 membri della chiesa presbiteriana (ICN-News, 07/05/07)

Autosospensione da Igad (Ansa, 22/04/07)

Al bando la circoncisione femminile (Reuters, 05/04/07)

Forza di pace UA lasci il paese (Agi, 03/04/07)

Turisti rapiti: sarebbero in mani ribelli etiopici Afar (La Repubblica, 07/03/07)

Locuste del deserto. Allerta della Fao – (Savonanotizie, 27/02/07)

Un altro cristiano muore in carcere (Evangelici, 23/02/07)

Liberati 3 giornalisti arrestati a novembre (PeaceReporter, 22/02/07)

RSF: "giornalista Fessehaye morto in carcere" (Corriere della Sera, 08/02/07)

Onu; Ban, processo pace in grave stallo (SwissInfo, 25/01/07)

TO ALL NEWS

Nuovi attacchi al confine, preoccupazione onu (Apcom/Alice, 27/12/07)

La missione delle Nazioni Unite per l'Etiopia e l'Eritrea (Unmee) ha espresso la sua preoccupazione per uno scontro a fuoco avvenuto ieri lungo il confine tra i due paesi. Lo riferisce l'agenzia Misna. In un comunicato diffuso oggi, l'Unmee ha precisato che "osservatori dislocati nell'area di Tsorena, all'interno della zona temporanea di sicurezza lungo la frontiera hanno udito ieri colpi d'arma da fuoco e detonazioni in direzione di Gerbera (sud-est di Asmara)". Sull'accaduto è stata aperta un'inchiesta. L'Onu chiede "alle due parti di dimostrare il massimo controllo". Questa mattina, l'Eritrea ha accusato l'Etiopia di aver lanciato diversi attacchi contro le forze di sicurezza, "nell'ambito di una strategia di provocazione nei confronti delle truppe dislocate sulle zone di confine", oggetto di una lunga disputa tra i due paesi. In un comunicato diffuso ieri sera, il governo di Asmara parla di "attacchi di bassa intensità" portati a termine contro soldati dell'esercito regolare e milizie alleate nella regione meridionale di Tsorona. "Gli attacchi di ieri sono solo gli ultimi da parte dell'Etiopia, che continua a sistemare mine sul nostro territorio, organizzare incursioni e bruciare campi coltivati, in particolare nella regione meridionale di Gash Barka" prosegue il comunicato. Il ministero degli Esteri di Addis Abeba ha subito rigettato le accuse, ammettendo che si sarebbe verificato un incidente nella zona indicata, ma che la responsabilità è da attribuirsi al governo di Asmara. "L'incidente è probabilmente frutto dell'incontro di due missioni di ricognizione, ma le accuse di un attacco da parte etiope sono fabbricate" ha affermato il ministero, ribadendo che Addis Abeba è pronta a riprendere i negoziati per dirimere la questione dei confini. Dopo due anni di guerra, Etiopia ed Eritrea firmarono nel 2000 un accordo di pace che prevedeva la creazione di una commissione internazionale incaricata di tracciare la frontiera tra i due paesi; il risultato dei lavori della commissione, espresso nel 2002, è stato contestato da Addis Abeba che ha più volte chiesto una revisione, bocciando in particolare la decisione di assegnare la città di Badme ai rivali. (Apcom/Alice,  27/12/07)

TTorna ai titoli...


Preoccupazione dell'Italia per nuovo conflitto (Vita, 18/12/2007)

Le relazioni fra Etiopia ed Eritrea non fanno sperare in buoni sviluppi. A esprimere preoccupazione per la tensione crescente fra i due Paesi del Corno D'Africa è stata la viceministra degli Esteri Patrizia Sentinelli che oggi, riferendo alla Commissione Esteri del Senato, ha ricordato la rioccupazione, da parte dell'Eritrea, della fascia smilitarizzata di 25 chilometri lungo il confine fra i due Paesi, che ha indotto anche l'Etiopia a rafforzare la presenza delle proprie truppe. "Gli sviluppi delle ultime settimane non inducono a sperare in buone prospettive per la situazione al confine tra Etiopia ed Eritrea'' ha detto la Sentinelli secondo quanto riferisce l'Ansa. ''Sul piano diplomatico non ci sono progressi'', ha denunciato il vice ministro, precisando che ''come governo siamo preoccupati. Nei contatti bilaterali non perdiamo occasione di richiamare le parti al loro senso di responsabilita'. La nostra posizione e' chiara a entrambe le capitali''. Sentinelli ha avvertito sui rischi di carestia che nei prossimi mesi potrebbero aggravare la situazione nella regione di frontiera tra i due Paesi, e ha confermato il mantenimento degli impegni della cooperazione italiana con l'Eritrea ''su base umanitaria. Per ora non e' stata individuata invece la possibilita' di una cooperazione piu' strutturale a causa della situazione''. Per quanto riguarda l'Etiopia,ha sottolineato con forza Sentinelli, ''il rapporto non e' buono, e' ottimo. Al punto che abbiamo rappresentato chiaramente al governo etiopico la nostra criticita', un anno fa e poi successivamente, sull'intervento in Somalia. Manteniamo un rapporto di grande apertura e collaborazione e stiamo elaborando un nuovo programma Paese''. (Vita, 18/12/2007)

Torna ai titoli...


Nuovi scenari di guerra (Giorgio Trombatore, Equilibri, 22/11/2007)

A fine novembre la “Boundary Commission”, commissione istituita con gli accordi di Algeri firmati il 12 dicembre del 2000, cesserà le sue funzioni. In realtà già due anni dopo la sua istituzione, nell'aprile del 2002, un comunicato ufficiale aveva reso noto che il villaggio di Badme era da considerarsi territorio eritreo. La situazione attuale sul terreno è ben lontana dall'auspicata risoluzione della Commissione. I due regimi hanno schierato lungo il confine oltre 220.000 uomini in stato di guerra. Secondo gli osservatori dell'ONU, in alcune zone del confine le truppe si trovano ad una distanza di qualche centinaio di metri. Entrambi i governi in questi sette anni hanno spesso violato gli accordi di Algeri ed ostacolato il lavoro dei circa 1.700 osservatori dell'ONU. Il governo del Presidente Isaias Afwerki infatti è accusato dalla controparte etiope di avere costantemente ostacolato il lavoro degli osservatori dell'ONU e di aver violato la cosiddetta TSZ (Temporary Security Zone) che prevedeva una zona demilitarizzata di 25 km. Osservatori americani hanno reso noto che il governo di Isaias ha schierato circa 4.000 uomini all'interno dell'area demilitarizzata creando postazioni di artiglieria.Molti analisti del Corno D'Africa danno per imminente un nuovo conflitto nella regione, a meno che gli Stati Uniti e il Consiglio di Sicurezza dell'ONU non intervengano nel risolvere la questione prima della scadenza del mandato. Il Governo eritreo da parte sua chiede che la decisione presa dalla Commissione nel 2002, che prevede l'assegnazione del villaggio di Badme all'Eritrea, venga accettata senza termini da parte dell'Etiopia. Dietro alle rivendicazioni territoriali su Badme, ci sono le posizioni di due regimi che negli ultimi anni hanno visto sempre di più crescere all'interno dei loro rispettivi paesi un ondata di protesta e di mobilitazione da parte di avversari politici spesso finanziati dai regimi di Asmara ed Addis Abeba. (…) Migliaia di persone fuggono dal Paese, raggiungendo l'Etiopia attraverso le montagne dopo tre giorni a piedi. Dall'Etiopia passano per Gondar e poi entrano in Sudan. In Sudan esiste un vero e proprio network di Eritrei che lavorano per fare giungere i loro concittadini illegalmente in Europa. (…) L'imminente scadenza del mandato della Commissione incaricata di vigilare sul confine potrebbe contribuire ad aumentare il livello di tensione tra i due Paesi, già fomentato dal contemporaneo supporto che i Governi di Asmara e Addis Abeba forniscono ai gruppi ribelli operanti in Etiopia e Eritrea. La situazione di crisi economica, quasi endemica, sofferta dall'Eritrea e un prolungato mantenimento dello stato di tensione ai confini con l'Etiopia, non mancheranno di incidere sul morale di una popolazione in gran parte ridotta allo stremo e costretta all'esodo verso i Paesi limitrofi e le coste europee. (Giorgio Trombatore, Equilibri,  22/11/2007)

Torna ai titoli...


Espulsi missionari cattolici . Critiche e proteste (Mauro W. Giannini, Oss. Sulla Legalità, 19/11/2007)

Un gruppo di religiosi cattolici di diversa nazionalita' che operavano come missionari in Eritrea sono stati espulsi la scorsa settimana dal Paese nordafricano. Tecnicamente ai religiosi, fra cui alcune suore, non sono stati rinnovati i permessi. I missionari - di cui diversi sono Comboniani italiani - sono giunti a Roma dopo aver lasciato il Paese il 16 novembre. L'Agenzia Habeshia, che rappresenta un gruppo di Eritrei in Italia, condanna "questo atto deprecabile del regime eritreo contro i missionari stranieri espulsi senza una reale ragione. Questo tentativo di bloccare le attivita' della chiesa cattolica - afferma l'organizzazione guidata da Mussie Zerai - ricade sul popolo eritreo, perché questi missionari erano lì per sostenere, curare, istruire la popolazione del paese". Zerai spiega che "Le varie congregazioni presenti in Eritrea da sempre hanno contribuito allo sviluppo e al progresso del nostro paese, quindi il regime espellendo loro commette un atto di grande inciviltà daneggiando la popolazione che per anni ha ricevuto aiuti dalle varie famiglie religiose alle quali appartengono gli 11 missionari espulsi. Siamo di fronte ad un regime allo sbando, non sa con chi prendersela, perché ormai la Chiesa Ortodossa è stata adomesticata, cosi anche le altre confessioni cristiane o musulmane, l'unica che non sta al gioco è la Chiesa Cattolica, con questi atti il regime vuole intimidire la gerarchia cattolica". "Noi riteniamo queste ingerenze del regime negli affari religiosi un vergognoso e disperato tentativo per incamerare i beni ecclesiastici", conclude il presidente di Habeshia, che chiede alla comunità Europea "di condannare quest'atto del regime eritreo" e di sospendere ogni forma di aiuto al governo eritreo. Chiede inoltre alla comunità internazionale "di porre fine alla questione irrisolta del confine conteso tra Eritrea ed Etiopia, che da sette anni ormai è l'alibi, che il regime eritreo usa, per non rispettare ogni forma di libertà, di giustizia e di democrazia". (Mauro W. Giannini, Oss. Sulla Legalità,  19/11/2007)

Torna ai titoli...


Visto d'uscita per 13 missionari, preavvisati due anni fa(MZ, Misna, 09/11/2007)

Un ‘visto d’uscita’ è stato consegnato dalle autorità eritree a 13 missionari e missionarie stranieri attivi da anni in Eritrea. La MISNA lo ha appreso da fonti certe, le quali precisano che il documento, consegnato il 6 novembre scorso, include un invito a lasciare l’Eritrea entro 14 giorni. Destinatari dell’ordine di espulsione sono quattro missionari Comboniani (due messicani, un filippino e un keniano), due Comboniane, due Pavoniani, due Maestre Pie Filippine, due suore appartenenti a un’altra non meglio precisata congregazione e una missionaria laica. Quest’ultima, di nazionalità italiana, sarebbe la volontaria che lavora come segretaria del vescovo di Barentu, Eritrea sud-occidentale. Due dei 13 missionari, un comboniano e una suora della stessa congregazione, si trovavano già, per ragioni personali, fuori dall’Eritrea. Non sono ancora chiare le ragioni della consegna del visto d’uscita. Fonti della MISNA precisano però che due anni fa il governo eritreo aveva consegnato ad alcuni istituti missionari una lettera nella quale si chiedeva di preparare il personale locale allo svolgimento delle funzioni del personale internazionale, in vista, 24 mesi più tardi, dell’uscita dal paese degli stranieri.(MZ, Misna,  09/11/2007)

Torna ai titoli...


Rapporto Onu, allarme scontri al confine (SwissInfo, 07/11/2007)

Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon è "seriamente preoccupato" per le crescenti tensioni tra Etiopia ed Eritrea dopo i recenti scontri a fuoco al confine tra i due Paesi. "La tensione tra le parti" e "il rafforzamento degli schieramenti militari lungo la frontiera" tra Etiopia ed Eritrea sono "fonti di seria preoccupazione", ha scritto Ban in un rapporto indirizzato al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Nel documento pubblicato oggi, il segretario generale chiede nuovamente ai due Paesi di usare la "massima moderazione" e di rispettare gli accordi di Algeri che fermarono la guerra di confine nel 2000 in cui morirono circa 70 mila persone. Ban invita a mantenere l'integrità della cosidetta zona di sicurezza temporanea, un'area-cuscinetto stabilita dalle Nazioni Unite dove è stata dispiegata una forza per il mantenimento della pace, la Unmee. Il segretario generale ha chiesto a Etiopia ed Eritrea di trovare un'intesa affinché la commissione per i confini tra i due Paesi (Eebc) possa procedere a tracciare una linea di demarcazione condivisa. (SwissInfo, 07/11/2007)

Torna ai titoli...


Prigione a cielo aperto per reporter (La Stampa, 26/10/2007)

Secondo l’ultima inchiesta di reporter senza frontiere, l’Eritrea è diventata una prigione a cielo aperto per i giornalisti. Il paese africano indipendente dal 1993, stretto tra Etiopia e mar Rosso, governato da un partito unico ultranazionalista che considera la democrazia una minaccia alla sicurezza nazionale. Centinaia i prigionieri politici, almeno 13 i reporter in carcere da 6 anni e più. Tre giornalisti sono morti, in cella, proprio a causa delle dure condizioni di detenzione. (…) Oggi, l’Eritrea vive in pace, i suoi abitanti cercano di ricostruire le infrastrutture e un sistema economico. Con l’Etiopia resta un vecchio contenzioso motivato dal fatto che, divisi i due paesi, l’Etiopia non ha più accesso al mare. Ma i problemi maggiori sono economici: l’Eritrea non riesce a dare da mangiare a tutti i suoi abitanti, due terzi dei quali dipendono dagli aiuti umanitari, anche perché buona parte della forza lavoro presta servizio nelle forze armate. Nel 2001 il partito unico ha chiuso i giornali privati per aver minacciato la sicurezza nazionale e arrestato i giornalisti dissidenti. Insomma, non esistono mezzi di informazione indipendenti, né giornali, né radio né tv indipendenti. La libertà di espressione non esiste. Gli Stati Uniti ipotizzano di mettere l’Eritrea sulla lista nera, insieme a Iran-Corea del Nord e Cuba. Perché il paese sosterrebbe il terrorismo e avrebbe mandato armi e denaro ai militanti islamici in Somalia, dove combattono contro le truppe etiopi. (…)(La Stampa, 26/10/2007)

Torna ai titoli...


Eritrei in Italia solidali con il popolo birmano (Oss. Sulla Legalità, 30/09/07)

La nostra associazione esprime solidarietà al popolo Birmano, oppresso dalla giunta militare da 45 anni. Siamo sconcertati di fronte al comportamento della Cina e Russia al consiglio di sicurezza, che hanno messo il veto ad una possibile sanzione contro il regime birmano, motivandolo con la non ingerenza nei affari interni. Noi uniti al popolo Birmano gridiamo al mondo basta! non sostenete i dittatori! Il mondo non puo essere prigioniero di pochi stati che hanno il diritto di veto, che lo esercitano non per il bene della comunità internazionale ma per interesse dei loro singole nazioni, paralizzando l'azione dell'ONU. L'ONU non e stato in grado a imporre niente all'Etiopia che non attua la risoluzione del Aprile 2002 sulla delimitazione dei confini tra Eritrea ed Etiopia, anche in questo caso che non e' un affare interno di un paese, l'onu non e' in grado di procedere ad eventuali sanzioni contro l'Etiopia perché ci sarebbe il veto del USA. Cosi dove andiamo a finire? l'ONU e prigioniera del sistema poco democratico del consiglio di sicurezza, il mondo intero non conta quasi nulla tranne quelle 5 nazioni? Siamo di fronte ad un sistema aberrante, un consiglio di sicurezza che non e' in grado di punire dei criminali al potere da 45 anni in Birmania, tenendo la popolazione soggiogata, affamata, ma questo non basta per mettere a repentaglio l'interesse della Cina e Russia nella regione, quindi la popolazione birmana e' condannata a soffrire ancora chi sa per quanto tempo ancora. Questo il punto di forza dei dittatori, tanto nessuno interviene anche di fronte alle evidenti violazioni di diritti umani e civili delle popolazioni in Brimania come in Eritrea. Incoraggiamo il popolo Birmano a continuare la sua lotta pacifica per la Libertà e la Democrazia. - Il Presidente dell'A.H.C.S, Mussie Zerai Yosief. (Oss. Sulla Legalità,30/09/07)

Torna ai titoli...


Asmara: l'Etiopia deve rispettare la regolamentazione sul confine(Peacereporter, 26/09/07)

L'Etiopia deve rispettare il diritto internazionale sulla delimitazione del confine con l'Eritrea. Ecco ciò che oggi ha dichiarato il ministro dell'Interno eritreo, Ali Abdu, dopo le minacce dell'Etiopia di revocare l'accordo di pace stipulato dopo la guerra tra i due Paese, terminata nel 2000 e che ha provocato 70.000 vittime. Le relazioni tra le due nazioni, sono precipitate quando l'Etiopia ha rifiutato la linea di confine stabilita nel 2002 da una commissione indipendente. Negli ultimi mesi l'Etiopia aveva riferito che i suoi soldati si trovavano a pochi metri dalle truppe eritree che si stavano muovendo in una zona cuscinetto considerata neutrale. Gli analisti e i diplomatici dicono che nessuno dei due paesi vuole arrivare alla guerra. Rimane, però, la preoccupazione che una scaramuccia possa dare il via al conflitto.(Peacereporter, 26/09/07)

Torna ai titoli...


Etiopia pronta a venir meno ai patti sulle zone di confine (Peacereporter, 25/09/07)

L'Etiopia ha fatto sapere di essere pronta a rivedere la propria posizione sui patti con l' Eritrea, che riguardano la regolamentazione delle zone di confine e che hanno messo fine agli scontri che fino al 2000 hanno causato 70 mila vittime. Le autorità governative etiopi accusano infatti il paese vicino di infrangere continuamente gli accordi che regolamentano i reciproci rapporti, anche coordinando attività terroristiche. (Peacereporter,  25/09/07)

Torna ai titoli...


UE esprime preoccupazioni su prigionieri politici in Eritrea (Gabriella Mira Marq, Osserv. Sulla legalità, 20/09/07)

Il 18 settembre la presidenza UE ha espresso profonda preoccupazione sulla situazione dei prigionieri politici in Eritrea ed ha reiterato le linee principali della dichiarazione fatta il 18 settembre 2006, dal momento che la situazione "non ha visto alcun positivo sviluppo". Il 18 settembre 2001 un gruppo di 11 di importanti membri del parlamento e del Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia - il solo partito politico in Eritrea - furono arrestati e dieci giorni dopo anche 10 giornalisti indipendenti furono incarcerati. Da allora - sottolinea la presidenza portoghese dell'UE, altre persone sono state arrestate e sono detenute senza poter comunicare, senza accuse e senza soddisfazione del loro diritto ad un processo. Nonostante i ripetuti appelli della Comunita' internazionale, inclusa la UE, e di alcuni corpi per i diritti umani governativi e non, tali prigionieri rimangono in detenzione, senza essere stati accusati di alcun reato e senza processo giusto, al contrario di quanto previsto dalle leggi eritree, che dispongono l'incontro con un magistrato entro le 48 ore. L'Unione Europea parla di "gravi violazioni dei diritti umani fondamentali" e chiede al governo dell'Eritrea di fornire informazioni sul luogo della detenzione, sulle condizioni di carcerazione e sullo stato di salute dei detenuti e di consentire alle famiglie, ai medici ed agli avvocati di incontrarli. Chiede inoltre di rendere note le accuse agli internati e di disporre per loro processi equi con adeguate rappresentanze legali, o in alternativa di liberarli senza condizioni. L'UE - che ha chiesto alla sua missione di Asmara di far presente la sua preoccupazione al governo eritreo - ricorda che il trattamento dei prigionieri e' regolato dalla risoluzione dell'ONU del 14 dicembre 1990. (Gabriella Mira Marq, Osserv. Sulla legalità, 20/09/07)

Torna ai titoli...


Le autorità eritree torturano a morte cristiana di 33 anni (Icn-News, 17/09/07)

Mercoledì 5 settembre scorso le autorità eritree hanno torturato a morte una donna cristiana che si era rifiutata di rinnegare la propria fede. E' il quarto caso in un anno. La notizia è stata diffusa dall'associazione per i diritti umani Open Doors (in Italia Porte Aperte), secondo la quale la 33enne Nigsti Haile è stata uccisa per essersi rifiutata di firmare una lettera in cui dichiarava di abiurare. Detenuta presso il Centro di Addestramento Militare di Wi'a, a 32 km a sud del porto di Massawa, Haile era una delle 10 donne arrestate nel corso di una riunione a Keren e che hanno trascorso 18 mesi di detenzione in condizioni pesanti. Nel mese di maggio del 2002, l'Eritrea ha dichiarato "illegali" le chiese protestanti indipendenti impedendo loro di riunirsi in casa. Haile era membro di una chiesa pentecostale. (Icn-News, 17/09/07)

Torna ai titoli...


Nuovo “no” di Addis Abeba su tracciato confine (CC, Misna, 10/09/07)

Il governo di Addis Abeba “non può accettare il tracciato” della commissione ONU (Eebc) incaricata di porre fine alla disputa che oppone l’Etiopia all’Eritrea sul confine comune tra i due paesi del Corno d’Africa. Dopo una riunione tra esponenti dei due stati e della commissione tenutasi all’Aja il 6 e 7 settembre scorso, l’Etiopia ha ribadito che “le coordinate (del tracciato di demarcazione della commissione, Ndr) sono state stabilite arbitrariamente” ; l’Etiopia considera che le decisioni della commissione favoriscono l’Eritrea, attribuendole la sovranità sulla piccola località contesa di Badme. All’Aja, i rappresentanti di Asmara si erano invece impegnati a sostenere i lavori di preparazione all’istallazione del confine a condizione che “l’Etiopia cooperi con la commissione”. Dopo la fine di due anni di guerra che oppose i due paesi vicini fino agli accordi di Algeri del 18 giugno 2000, la commissione ONU stabilì nel 2002 un tracciato, da allora contestato dal governo etiope di Meles Zenawi, che ha ripetutamente chiesto una revisione della demarcazione. L’Eebc dovrà essere sciolta a novembre prossimo e in assenza di un accordo tra le due parti, il confine verrà delimitato secondo l’attuale tracciato. Il 20 novembre scorso, la commissione internazionale diede un anno a Addis Abeba ed Asmara per esaminare le loro posizioni e cercare di raggiungere un accordo sul confine. e (CC, Misna,  10/09/07)

Torna ai titoli...


Il presidente Afeworki accusa gli Usa di strategia di monopolio e di dominio (Cani sciolti, 21/08/07)

"La strategia di monopolio e di dominio" degli Stati-Uniti tesa a "fomentare confronti tra popoli, porta il mondo su una strada pericolosa" ha detto Issaias Afeworki, presidente dell'Eritrea in un comunicato diffuso oggi, in cui si aggiunge:“Affinché la situazione cominci a cambiare, è necessario che i responsabili dell'amministrazione americana mutino il loro quadro di pensiero e pongano fine a questi atti di avventurismo e di creazione di complotti per minare i nostri interessi nazionali". Le parole di Afeworki costituiscono una risposta all'annuncio fatto venerdì da Jendayi Frazer, sottosegretario agli Affari africani, secondo il quale Washington ha intenzione di inserire l’Eritrea nella lista degli stati che sostengono il terrorismo a causa del suo presunto sostegno ai militanti islamici in Somalia. Frazer aveva sostenuto che il suo paese - che ha ordinato la settimana scorsa la chiusura del consolato eritreo a Oakland in California - approva un recente rapporto di esperti dell'ONU in base al quale l'Eritrea sarebbe la principale fonte clandestina e il principale canale di approvvigionamento d'armi agli insorti somali contro le truppe governative appoggiate da militari etiopici. L'Eritrea è stata in guerra con l’Etiopia per una disputa sulle frontiere dal 1998 al 2000; attualmente le tensioni tra i due vicini non si sono completamente calmate. Il paese africano nega ogni forma di sostegno ai militanti islamici in Somalia e ribadisce le sua accuse a Washington di sostenere l'Etiopia. (Cani sciolti, 21/08/07)

Torna ai titoli...


Gli Usa chiudono il consolato ad Asmara (Peacereporter, 13/08/07)

Gli Stati Uniti hanno dato oggi la comunicazione ufficiale della chiusura del consolato eritreo, che Asmara aveva recentemente segnalato come "il più ingiusto operato statunitense nelle sempre più critiche relazioni diplomatiche fra i due paesi". L'Eritrea aveva già avuto modo di denunciare le strette relazioni che intercorrono fra gli Stati Uniti e l'Etiopia, paese con cui Asmara intrattiene rapporti problematici a causa della contesa riguardante i confini. Dal canto loro gli Stati Uniti, affiancati dalle Nazioni Unite, rifiutano la responsabilità di un'errata gestione dei rapporti diplomatici, e anzi segnalano i contatti ripetuti fra Eritrea e ribelli islamici di Mogadiscio, a cui il paese fornirebbe regolarmente armi per combattere il governo somalo. Contemporaneamente, fonti statunitensi confermano la notizia della sparizione di un giornalista eritreo, Johnny Hisabu, probabilmente arrestato mentre cercava di fuggire oltre il confine etiope. Attualmente quello eritreo è considerato nello scenario internazionale uno dei regimi più ostili alla libertà di stampa e di espressione.(Peacereporter, 13/08/07)

Torna ai titoli...


Ue: 11mln per le emergenze umanitarie. Gestione affidata ad Ong dell'Onu e della Cri (Ansa, 30/07/07)

Bruxelles ha stanziato complessivamente 11 milioni di euro per sostenere le emergenze umanitarie in Eritrea ed Etiopia. L'Eritrea ricevera' 6 milioni, che vanno ad aggiungersi agli altri 10,6 accordati dal 2005 ad oggi. Oltre un milione le persone che beneficeranno direttamente dei fondi europei, 500mila in Eritrea e 750mila in Etiopia. La gestione sul campo e' affidata a Ong internazionali, agenzie dell'Onu e Croce rossa internazionale. (Ansa, 30/07/07)

Torna ai titoli...


Lincontro del presidente Isaias Afwerky con i media (Stefano Pettini, Paginedidifesa,13/06/07)

Il presidente eritreo Isaias Afewerki, come gia annunciato da diversi giorni, domenica 10 giugno ha rilasciato una articolata intervista ai sistemi di informazione eritrei, incentrata sulla situazione interna in Etiopia e su altre questioni regionali. Nel suo discorso alla nazione in occasione del sedicesimo anniversario della liberazione del paese festeggiato il 24 maggio, il presidente Isaias aveva diffusamente parlato dell’Eritrea tracciando una sorta di bilancio generale delle attività svolte, sia negli anni precedenti che nello stesso ultimo anno, e i derivanti progressi del paese nel conseguimento della autosufficienza alimentare e di altri obiettivi primari; nella conferenza del 10 giugno diversamente i temi trattati hanno riguardato la grave situazione politica in corso nel Corno d’Africa e l’aspetto diplomatico delle attività del governo eritreo, con i suoi relativi riflessi, nel processo di pace che sta promuovendo nel Corno d’Africa. La situazione interna dell’Etiopia non poteva quindi non costituire il tema centrale della conferenza nello svolgimento della quale il presidente eritreo ha ripercorso le tappe del processo di allontanamento della amministrazione di Melles Zenawe da quei principi di pace e di armonia fra le etnie e le religioni, indispensabili per il progresso sociale ed economico dell’area, e della pericolosa deriva violenta ed espansionistica impressa alla politica dell’Etiopia. Il presidente Isaias ha ricordato come, fin dai tempi della lotta per la liberazione dell’Etiopia e la indipendenza dell’Eritrea, quella che ha definito la “cricca” di Melles Zenawe puntasse alla indipendenza del solo Tigray promuovendo di fatto una separazione su base etnico-religiosa, e di come solo in una fase successiva a fronte di una oggettiva impossibilità di attuare un simile programma, quella idea si sia sviluppata nel concepimento di una diversa idea che prevedeva non solo la liberazione del Tigray dalla dittatura del Derg di Menghistu Haile Mariam, ma di tutta l’Etiopia nonostante all’inizio non volesse farsene carico. Una volta però liberata l’Etiopia, ha sottolineato il presidente Isaias, il progetto subì una ulteriore evoluzione sfociando in una forma di federalismo regolata sul principio del “Divide et impera”. Del resto il nome stesso del gruppo al potere in Etiopia Tplf (Tigray popular liberation front, Fronte popolare di liberazione del Tigray) reca in se la sintesi del suo programma e della sua vocazione. Continuando nella sua esposizione il presidente ha voluto ricordare come negli ultimi sedici anni la amministrazione etiopica abbia commesso tre grossolani errori storici: provando a controllare la gente etiopica attraverso la discriminazione e il confronto etnico, cercando obiettivi esterni per distrarre la attenzione dai problemi interni e cercando alleanze esterne non avendo avuto fiducia nella sua stessa gente. Tutto questo, attuato in rappresentanza del popolo del Tigray, ha raggiunto il solo scopo di alimentare un forte sentimento di odio da parte di tutto il resto della popolazione etiope nei confronti di quella gente che il presidente Iaias ha definito “vittima dei misfatti del Tplf”. Prima di passare all’approfondimento delle tematiche riguardanti le aspettative e i progressi in campo diplomatico nelle altre importanti questioni regionali, il presidente ha ricordato i metodi con i quali il Tplf ha controllato i risultati elettorali nel corso delle elezioni tenute nel 2005 nonostante la gente avesse testimoniato con il suo voto l’alto grado di sofferenza e disaffezione raggiunto tanto da costringere il regime a prendere contromisure energiche. Il risultato, ha detto, è stato un ricorso sempre maggiore alla assistenza internazionale e agli aiuti umanitari con il conseguente aumento della spaccature fra gente povera e gente ricca, e che affermare che l’Etiopia ha mostrato una “economia in crescita” è pura propaganda. Concludendo il presidente Isaias ha affermato che le ripetute accuse prive di fondamento mosse dal regime del Tplf all’Eritrea, una volta con il pretesto del “terrorismo”, un’altra volta con quello del “sostegno a forze di opposizione”, hanno dimostrato essere null’altro che diversivi per celare la sua pochezza, la sua profonda preoccupazione e il suo fallimento assoluto che sta portando il paese sull’orlo di un baratro. (Stefano Pettini, Paginedidifesa, 13/06/07)

Torna ai titoli...


Onu preoccupata per empasse processo di pace (Peacereporter, 09/05/07)

L'Onu ha chiesto all'Etiopia di rispettare i confini con l'Eritrea e di seguire le decisioni della commissione che ha stabilito la linea di demarcazione tra i due Paesi africani. Il presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, l'ambasciatore americano Zalmay Khalilzad, leggendo un documento approvato dai quindici membri del Consiglio ha espresso "profonda preoccupazione" per l'impasse del processo di pace tra Etiopia e Eritrea e per le crescenti tensioni tra i due Paesi del Corno d'Africa, che dal 1998 al 2000 hanno combattuto una sanguinosa guerra al confine. Nella dichiarazione il Consiglio invita i due Paesi africani a ritirare le truppe dalla "zona di sicurezza temporanea" al confine e di collaborare con la missione di pace dell'Onu (Unmee). (Peacereporter,  09/05/07)

Torna ai titoli...


In carcere 80 membri della chiesa presbiteriana (ICN-News, 07/05/07)

Amara conclusione del culto di domenica 29 aprile nella Chiesa Evangelica Presbiteriana "Mehrete Yesus" di Asmara: la polizia ha arrestato 80 persone, in gran parte donne. In carcere è finita pure una coppia d'insegnanti americani, che è stata rilasciata quattro giorni dopo con l'ingiunzione di non insegnare e di non predicare. L'arresto dei presbiteriani, fra questi il pastore Zecharias Abraham e l'anziano di chiesa Mikias Mekonnem, è avvenuto cinque giorni dopo l'annuncio, da parte del governo eritreo, dell'elezione del vescovo Dioskoros di Mendefera a nuovo patriarca della chiesa ortodossa. Il sito internet dell'opposizione www.asmarino.org aveva così commentato l'evento: "Il popolo eritreo dovrebbe rendersi conto che i diritti e le credenze della chiesa ortodossa forte di 2 milioni di membri sono stati vistosamente violati ancora una volta". Su You Tube, nei commenti al filmato che vi proponiamo, un lettore, con linguaggio scurrile avverte i Pentecostali eritrei: "Voi.....Pentecostali non siete riconosciuti e non lo sarete neanche domani". (ICN-News, 07/05/07)

Torna ai titoli...


Autosospensione da Igad (Ansa, 22/04/07)

L'Eritrea ha deciso di autosospendersi dall'Igad, l'organismo che raggruppa i Paesi dell'Est Africa. Ciò in polemica con le sue scelte regionali, quelle sulla Somalia in specie. Lo rende noto radio Nairobi citando un comunicato diffuso dal governo eritreo sul suo sito web shabait.com. Asmara, che era stata messa in dura minoranza - dopo una polemica violenta- nel corso dell'ultimo vertice Igad svoltosi due settimane fa a Nairobi, accusa l'organismo regionale "di irresponsabili e ripetute scelte che minano la pace e la sicurezza regionale", e -più in particolare- Etiopia ed Usa per "inaccettabili interferenze in Somalia". Dal canto loro, i governi locali ed internazionali accusano l'Eritrea di appoggiare le Corti islamiche somale, soprattutto in funzione tattica contro l'Etiopia. Nelle ultime settimane, inoltre, aD Asmara si sta creando una sorta di controgoverno somalo: un'organizzazione a cui sono associate anche personalità di rilievo quale Mohammad Aidid, che pur formalmente ancora vicepremier del governo in carica (ne era anche ministro dell'interno, ma è stato rimosso) ha accusato l'Etiopia di genocidio a Mogadiscio, e numerosi parlamentari, tra cui l'ex presidente della Camera. La scelta dell'Eritrea può, se possibile, rendere ancora più drammatico lo scacchiere centro-est africano. Mentre tende ancor di più la situazione somala (a Mogadiscio anche oggi combattimenti violenti: in pochi giorni oltre 200 morti), riposizione in maniera preoccupante altri scenari. Truppe di Asmara, infatti, con quelle libiche si stanno schierando come forze 'di interposizioni lungo l'incandescente frontiera tra Ciad e Sudan. Ma erano previste quelle dell'Onu: e la differenza non è secondaria. Dell'Igad fanno parte: Gibuti, Etiopia, Kenya, Somalia, Sudan Uganda e -appunto- l'Eritrea, che si è appena autosospesa. (Ansa,  22/04/07)

Torna ai titoli...


Al bando la circoncisione femminile (Reuters, 05/04/07)

L'Eritrea ha vietato la circoncisione femminile -- la clitoridectomia--, una pratica tradizionale che mette a rischio la vita di chi la subisce e che i gruppi di cooperazione dicono colpisca circa il 90% delle donne eritree. Un breve comunicato pubblicato oggi su un sito web del governo dice che chiunque richieda, prenda parte o favorisca la pratica subirà una multa o una condanna in carcere. "La circoncisione femminile è una procedura che minaccia gravemente la salute delle donne, causa loro molto dolore e sofferenze minacciando le loro vite", si legge. "Chiunque richieda, istighi o promuova la circoncisione femminile... sarà punibile con una multa e con la prigione". Il divieto è entrato in vigore dal 31 marzo, dice la nota, senza dare ulteriori particolari. La clitoridectomia è molto diffusa nel Corno d'Africa e comporta l'asportazione del clitoride e di altre parti dei genitali femminili. Ci sono diversi gradi di gravità e molti praticanti non sono esperti e usano strumenti rozzi. Sono fino a 140 milioni nel mondo le donne che si stima abbiano subito la clitoridectomia, e le agenzie delle Nazioni Unite stimano che ci siano altri tre milioni di donne che ogni anno vengono sottoposte a questa pratica. (Reuters,  05/04/07)

Torna ai titoli...


Forza di pace UA lasci il paese (Agi, 03/04/07)

Per l'Eritrea l'invio in Somalia dei 'caschi verdi' ugandesi dell'Unione africana (Ua) e' stato "un passo affrettato" e i peacekeeper devono lasciare il Paese, dove la situazione sta peggiroando di giorno in giorno. Lo ha detto il presidente eritreo Isaias Afwerki al collega ugandese Yoweri Museveni, durante un vertice a due avvenuto a Massawa. Per Asmara, infatti, i 'caschi verdi' sono solo 'bersagli' per le milizie islamiche e "nessuna forza di pace straniera puo' portare la stabilita' nel Paese". L'Uganda e' l'unica nazione africana ad aver inviato in Somalia un contingente di 1.200 uomini della forza di pace della Ua, che a regime dovrebbe contare 8.000 unita'. Lo scorso weekend un militare ugandese e' rimasto ucciso, dilaniato da colpi di mortaio sparati contro il complesso di Villa Somalia, dove ha sede la presidenza della Repubblica. L'Eritrea e' stata accusata piu' volte di rifornire di armi le milizie responsabili nell'ultimo mese di scontri e attentati a Mogadiscio, ma Asmara ha negato ogni responsabilita'. La guerriglia urbana tra che da settimane sconvolge la capitale somala ha provocato centinaia di morti. La citta' e' presidiata dalle forze governative e dai carri armati etiopici. Dall'altra parte della barricata ci sono le milizie dei clan di Mogadiscio, molte delle quali legate alle Corti islamiche e spesso assoldate dalla popolazione per garantire la sicurezza nei quartieri. (Agi, 03/04/07)

Torna ai titoli...


Turisti rapiti: sarebbero in mani ribelli etiopici Afar (La Repubblica, 07/03/07)

Sarebbero nelle mani di ribelli afar, un'etnia nomade che vive nelle regioni desertiche dell'Etiopia a ridosso dei confini con Eritrea e Gibuti, i cinque turisti europei rapiti una settimana fa nel Paese africano. Lo ha riferito una portavoce del Foreign Office di Londra, che nel pretendere l'anonimato si e' peraltro rifiutata di fornire dettagli in proposito. Tra gli ostaggi c'e' anche un'italiana con doppia nazionalita', Rossana Piani, moglie del direttore del British Council di Addis Abeba; gli altri sono tre cittadini britannici e una francese. Sono stati sequestrati insieme ai loro accompagnatori etiopici, che fungevano da autisti e interpreti. Per il momento comunque continuano a non risultare rivendicazioni o richieste di riscatto ne' si hanno conferme di un possibile coinvolgimento di miliziani di 'al-Qaeda', ipotizzato ieri dal quotidiano inglese 'The Independent' sulla base delle prime risultanze delle indagini. Frattanto l'agenzia di stampa ufficiale etiopica 'Ena' ha ribadito che i cinque si troverebbero attualmente in Eritrea, come avrebbero indicato anche alcuni anziani capi tribu' dello Stato degli Afar, dove sono stati ritrovati i veicoli degli stranieri, dai quali peraltro non sarebbero stati asportati beni di valore. Un ufficiale della polizia di Mekele, nell'area del sequestro, ha addirittura espressamente accusato le truppe governative di Asmara di aver catturato i cinque. Il governo britannico ha invece fatto sapere di ritenere che gli ostaggi si trovino tuttora in Etiopia.(La Repubblica,   07/03/07 )

Torna ai titoli...


Locuste del deserto. Allerta della Fao – (Savonanotizie, 27/02/07)

La vigilanza è un elemento fondamentale per tenere sotto controllo le locuste del deserto, in particolare nelle pianure costiere del Mar Rosso, dopo le infestazioni registrate in Eritrea nel dicembre 2006, secondo quanto afferma la Fao. Nel mese di gennaio le concentrazioni di locuste hanno continuato a crescere lungo le costa tra Massaua e la frontiera con il Sudan, dove di recente sono state segnalate infestazioni nelle aree costiere confinanti. Altri paesi lungo il Mar Rosso ed il Golfo di Aden potrebbero subire infestazioni di rilevo questo inverno a causa delle piogge insolitamente abbondanti e di situazioni ambientali generalmente favorevoli. Nelle zone costiere dell’Arabia Saudita e dello Yemen gli insetti si stanno riproducendo su piccola scala e la Fao ha ricevuto anche segnalazioni di concentrazioni di locuste nel nord ovest della Somalia. In Eritrea ed in Sudan è in corso una seconda stagione riproduttiva, che potrebbe far incrementare rapidamente il numero di locuste. “Quando la vegetazione comincia a rinsecchire, le locuste possono formare bande e sciami di esemplari giovani (cavallette) che possono spostarsi nei paesi vicini”, dice l’esperto della Fao Keith Cressman. L”agenzia ONU mantiene alta la guarda, perché le prolungate piogge potrebbero far peggiorare ulteriormente la situazione sino a rappresentare una grave minaccia per tutti i paesi della zona del Mar Rosso nei mesi di aprile/maggio. Continuano le operazioni di controllo nelle zone dove si sono verificate le infestazioni lungo le coste eritree. Equipe eritree hanno trattato oltre 15.000 ettari lungo la costa settentrionale del Mar Rosso, dove sin dallo scorso dicembre cavallette ed insetti adulti hanno continuato ad aggregarsi. La maggior parte delle attività ha interessato le coltivazioni di miglio sulla costa vicino a Shelshela ed a Sheib. Il governo sudanese e quello yemenita hanno mobilitato altre equipe per monitorare le pianure costiere dei loro paesi e tenere sotto controllo qualsiasi infestazione che possa mettere a repentaglio i raccolti. Un aeroplano è in standby sulla costa sudanese, pronto ad intervenire per spruzzare pesticidi. I bio-pesticidi sono sostanze derivate da materiali organici come animali, piante, batteri e da certi minerali. Essi aiutano a lottare contro i parassiti minimizzando i rischi per la salute umana e per l'ambiente. Il potenziale del bio-pesticida Green Muscle ® è stato ampiamente dimostrato in numerosi test sul campo in Africa. I risultati degli esperimenti sono stati di recente resi noti in un convegno internazionale sul futuro dei bio-pesticidi nella gestione delle locuste del deserto, che la Fao e l’Ifad hanno organizzato insieme in Senegal dal 12 al 15 febbraio. Nel corso dei lavori si è evidenziata la crescente accettazione di bio-pesticidi nel controllo delle locuste e delle cavallette. Come primo risultato pratico del convegno, la Fao condurrà nel prossimo mese test sul campo lungo le pianure costiere del Mar Rosso, in Sudan, in collaborazione con il Centro nazionale della Locusta del deserto e con il Centro internazionale di Fisiologia ed Ecologia degli insetti (Icipe la sigla in inglese). (Savonanotizie, 27/02/07)

Torna ai titoli...


Un altro cristiano muore in carcere (Evangelici, 23/02/07)

Un cristiano eritreo è morto in prigione dopo quattro anni e mezzo di detenzione. Magos Solomon Semere aveva scontato una precedente condanna a 18 mesi per aver evangelizzato e condotto culti con altri sei credenti ed era stato liberato da appena tre mesi quando, nel luglio del 2002, è stato nuovamente arrestato con un gruppo consistente di cristiani per aver partecipato a un culto in una chiesa protestante considerata illegale dal regime eritreo. Dalla città di Assab, un porto dell'Eritrea meridionale, i cristiani locali hanno confermato la morte del trentenne Semere, avvenuta giovedì 15 febbraio nella prigione della base militare Adi-Nefase, appena fuori Assab. Secondo una nostra fonte, la morte di Semere è stata causata dalle torture e da una persistente polmonite, per la quale gli erano state negate le cure mediche. Quello di Semere è il terzo decesso conosciuto di cristiani per motivi di fede, da ottobre dell'anno scorso. Sono duemila i cristiani eritrei in carcere per motivi di fede. (Evangelici,  23/02/07)

Torna ai titoli...


Liberati 3 giornalisti arrestati a novembre (PeaceReporter, 22/02/07)

Sono stati rilasciati oggi Getachew Asfaha e Asmerom Berhe, giornalisti di Eri-TV, e Temesghen Abay, cronista di Radio Dimtsi Hafash, arrestati a novembre dello scorso anno ad Asmara. Lo ha reso noto Reporter senza Frontiere, l'organizzazione non governativa che si batte per il rispetto della libertà d'informazione. RsF ha denunciato però che i tre giornalisti, dal momento del loro rilascio, sono sotto stretta sorveglianza, auspicando per i tre professionisti la possibilità di lasciare il Paese. (PeaceReporter, 22/02/07)

Torna ai titoli...


RSF: "giornalista Fessehaye morto in carcere" (Corriere della Sera, 08/02/07)

Lo scrittore e giornalista eritreo Yohannes Fessehaye, soprannominato 'Joshua', del settimanale 'Setit', sarebbe morto in un carcere in Eritrea. Lo ha reso noto a Milano Reporter Senza Frontiere. La morte risalirebbe all'11 gennaio scorso. Rsf riferisce anche che continuano ad essere detenuti in Eritrea altri giornalisti. Affetto da difficolta' motorie e con una mano paralizzata, Fessehaye sarebbe morto per i maltrattamenti subiti in prigione dopo il suo arresto, avvenuto nel settembre 2001. Il giornalista era da tempo nel centro di detenzione di Eiraeiro, in una zona desertica nord-orientale del Paese. Fessehaye si era consegnato alla polizia il 18 settembre 2001, dopo l'arresto di una decina di suoi colleghi e di numerosi oppositori politici, e dopo la 'sospensione della stampa privata' decisa dalle autorita'. (Corriere della Sera, 08/02/07)

Torna ai titoli...


Onu; Ban, processo pace in grave stallo (SwissInfo, 25/01/07)

Il processo di pace tra Etiopia ed Eritrea è in una "impasse pericolosa", da cui deriva una situazione "profondamente preoccupante". Lo afferma il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon, in un rapporto al Consiglio di sicurezza pubblicato ieri sera. Per uscire dallo stallo, Ban invita il governo etiopico ad accettare infine il tracciato della frontiera con l'Eritrea fissato nel 2002 da una commissione indipendente; e Asmara a ritirare le truppe dalla zona temporanea di sicurezza lungo il confine, oltre che a revocare le restrizioni imposte alla Forza Onu sul posto (Unmee), di cui raccomanda al Consiglio di sicurezza la proroga per sei mesi del mandato (scade a fine gennaio). (SwissInfo,25/01/07)

Torna ai titoli...