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Rientrano in Francia condannati Arche de Zoe (Euronews, 28/12/07)
Faranno rientro oggi in Francia i sei componenti dell'Ong l'Arca di Zoè condannati in Ciad per il tentato sequestro di 103 bambini. Lo ha reso noto un portavoce del ministero della Giustizia di Ndjamena, che ha citato l'accordo bilaterale tra la Francia e il Ciad sottoscritto nel 1976. All'arrivo in Francia i sei compariranno davanti a un magistrato che dovrà commutare la condanna a otto anni di lavori forzati, una pena non contemplata dall'ordinamento francese. Per una rapida soluzione della vicenda il presidente Sarkozy era intervenuto personalmente sul suo omologo ciadiano Deby. Secondo l'accusa l'Ong avrebbe tentato di far adottare illegalmente in Francia i piccoli, facendoli passare per orfani sudanesi. (Euronews, 28/12/07)
Reazioni e polemiche per la condanna dei francesi (Euronews, 27/12/07)
Suscita reazioni contrastanti la condanna, in Ciad, a 8 anni di lavori forzati per i 6 membri dell'Ong francese "Arca di Zoè", accusati di sequestro di 103 bambini ciadiani che dovevano essere portati in Europa come orfani del Darfur. "Siamo contenti d'essere riusciti a proteggere i nostri concittadini - dice Philippe Houssine, avvocato ciadiano -. E' la vittoria del popolo, lo Stato ne è soddisfatto". "Ci attendevamo un vero processo - dice il legale francese Mario Stasi -. Invece è stata emessa una sentenza che risponde a esigenze politiche". In Francia la notizia è su tutte le prime pagine. Ci si attende ora che, in base a un accordo tra i due governi, i condannati possano scontare la pena nel loro Paese. Arrestati nell'ottobre scorso, i 6 francesi si dichiarano innocenti. Affermano di essere stati ingannati sulla vera identità dei bambini da intermediari locali. Due imputati africani sono stati assolti, altri 2 condannati a 4 anni. (Euronews, 27/12/07)
Processo "Arche de Zoé": 8 anni di lavori forzati ai 6 francesi (Euronews, 26/12/07)
Otto anni di lavori forzati per i 6 francesi imputati al processo "Arche de Zoé". Il tribunale di N'Giamena, in Ciad, ha dunque condannato i 6 membri della ONG francese. Due loro collaboratori, uno del Ciad e un sudanese, dovranno scontare 4 anni. Altri due sono stati assolti. Gli imputati sono stati condannati per il sequestro di 103 bambini, che l'associazione intendeva portare in Francia. La procura aveva chiesto fra i 7 e gli 11 anni per i francesi e il pagamento di indennizzi alle famiglie per l'equivalente complessivo di poco più di 6 milioni di euro. La difesa aveva invece chiesto l'assoluzione. Sosteneva che i sei avevano avuto un obiettivo esclusivamente umanitario. Sarebbero stati imbrogliati dai loro intermediari locali e quando hanno prelevato i bambini credevano davvero che fossero orfani e originari del Darfur, mentre è stato appurato che quasi tutti sono del Ciad e hanno ancora una famiglia. Il caso ha suscitato vivo scalpore internazionale, perché ha posto in primo piano i rischi legati alla cosiddetta "ingerenza umanitaria", mettendo anche in dubbio la professionalità di certe organizzazioni non governative. (Euronews, 26/12/07)
Presidente Deby preannuncia azioni pesanti contro i ribelli dell'est (Peacereporter, 20/12/2007)
Il presidente ciadiano, Idriss Deby Itno, ha annunciato oggi che sarebbe in preparazione una pesante offensiva nei confronti di tre gruppi ribelli dell'est del Paese, che la scorsa settimana si sono federati in un'Alleanza Nazionale per rovesciare il presidente. Secondo Deby i ribelli, che solo lo scorso mese avevano firmato un accordo di pace con il governo diventato subito lettera morta, sarebbero sostenuti e finanziati dal Sudan. Nel 2006, i ribelli giunsero fino alle porte della capitale N'Djamena, dove vennero respinti con l'aiuto dell'aviazione francese al termine di una battaglia che provocò la morte di centinaia di persone. (Peacereporter,
20/12/2007)
Bambini; a giudizio francesi Arche de Zoé (Swissinfo, 10/12/07)
I sei francesi dell'Ong Arche de Zoé, tre cittadini del Ciad e uno del Sudan sono stati rinviati a giudizio dal magistrato del Ciad incaricato dell'inchiesta del tentativo di trasportare 103 bambini in Francia. Rischiano tutti delle pene di 5-20 anni di lavori forzati. Ai sei francesi - ha riferito un avvocato difensore - vengono contestati i reati di "rapimento di minorenni in vista di compromettere il loro stato civile", "truffa" e "falso in scrittura pubblica". I tre cittadini del Ciad e quello del Sudan sono stati accusati di complicità in rapimento di minorenni e truffa. Sono stati invece prosciolti i tre giornalisti francesi e i sette membri dell'equipaggio spagnolo che avrebbe dovuto trasportare i bambini in Francia. (Swissinfo,
10/12/07)
Detenuti francesi in sciopero della fame (Peacereporter, 09/12/2007)
I sei detenuti francesi, membri della Ong francese "Arche de Zoé" arrestati in ottobre con l'accusa di rapimento di 103 bambini, hanno cominciato venerdì uno sciopero della fame per protestare contro il modo in cui la giustizia ciadiana starebbe affrontando il caso. La prostesta è rivolta anche alla Francia, che a detta dei legali della difesa avrebbe abbandonato i propri assistiti. Il processo dovrebbe cominciare nei prossimi giorni. Gli imputati sostengono che i 103 bambini sarebbero profughi di guerra darfurini, destinati a finire in adozione temporanea in Francia. Una versione però contraddetta dalle autorità ciadiane e dalle agenzie Onu, secondo cui la maggioranza dei bambini sarebbe ciadiana e non orfana. (Peacereporter,
09/12/2007)
Il Sudan chiude il confine (Mwinda, 07/12/07)
Il governo di Khartoum ha deciso di chiudere il confine con il Ciad. La decisione è stata presa dopo che nelle ultime settimane il conflitto tra i diversi gruppi ribelli ciadiani e l'esercito regolare sono ripresi con forza. Gli scontri hanno avuto luogo nella regione orientale del Ciad, quella a ridosso del confine sudanese. Dall'altra parte della frontiera, un'altra guerra continua, quella del Darfur. Il governo del Ciad ha ripetutamente accusato Khartoum di sostenere con armi e appoggio logistico i ribelli ciadiani che combattono contro N'djamena. Accusa che anche ieri il sottosegretario agli esteri sudanese, Samani al-Wasila, ha rispedito al mittente. Negli ultimi due anni le relazioni tra i due paesi sono peggiorate, con scambi reciproci di accuse relative al presunto sostegno fornito alle rispettive ribellioni interne. Nelle intenzioni di Khartoum, la chiusura del confine dovrebbe prevenire l’ingresso di gruppi armati in Sudan, oltre ad essere prevista dagli accordi siglati a Tripoli tra i due governi. Intanto la situazione sul terreno nell'Est del Ciad appare critica. Mentre l'esercito governativo annuncia di aver vinto, tracce delle battaglie delle scorse settimane rimangono nei camion e nei villaggi bruciati e nei corpi del morti lasciati sotto il sole cocente. (Mwinda, 07/12/07)
Esercito francese chiede 2.000 euro al mese alle famiglie dei detenuti dell'Arca di Zoe (Peacereporter, 06/12/07)
L'esercito francese ha chiesto alle famiglie dei sei connazionali membri dell'Ong "Arca di Zoe", arrestati in Ciad in ottobre per un presunto traffico di bambini, 2.000 euro al mese ciascuno per le spese alimentari dei detenuti. In caso contrario, d'ora in poi ai sei verranno serviti i pasti comuni a tutti gli altri detenuti delle carceri ciadiane. Le famiglie hanno già fatto sapere di non essere in grado di pagare tale somma, definendo "volgare e indecente" la richiesta delle autorità francesi. I sei sono in carcere assieme a cinque ciadiani e un sudanese per aver tentato di far espatriare illegalmente 103 bambini, secondo le autorità locali. (Peacereporter,
06/12/07)
Si combatte nell’est: una testimonianza da Abeche (CC, Misna, 05/12/2007)
“Il peggioramento delle condizioni di sicurezza dovuto agli scontri ci preoccupa molto: non dimentichiamoci che qui la situazione è già delicata perché ci sono molti rifugiati e sfollati” dice alla MISNA Ferran Puig del Servizio gesuita per i rifugiati (Jrs) contattato ad Abeche, una delle principale città dell’est del Ciad, dove negli ultimi dieci giorni sono ripresi, in vari luoghi, scontri armati tra forze ribelli e governative. “Come molti altri operatori umanitari, temiamo che lo scenario si aggravi” ha proseguito Puig, riferendosi anche alle recenti minacce della Concordia nazionale ciadiana (Cnt), il quarto gruppo ribelle firmatario degli accordi di pace di Sirte (25 ottobre) che ha annunciato una possibile rottura del cessate il fuoco. Oggi un altro dei gruppi ribelli firmatari degli accordi, l’Ufdd-Fondamentale, ha riferito di aver occupato la località di Adé, al confine col Sudan “dopo violenti combattimenti”; secondo alcune fonti, il movimento armato si starebbe unendo al Raggruppamento delle forze per il cambiamento (Rfc), protagonista di combattimenti ieri nell’area di Biltine. “L’insicurezza complica condizioni di vita già precarie per tutti i civili a causa della mancanza di molti servizi e infrastrutture di base, come le scuole. Il tasso di scolarizzazione nella regione non supera il 7% e il livello di analfabetismo è bassissimo” dice ancora l’operatore del Jrs, che si occupa di formazione di insegnanti nei 12 campi profughi e sostiene la creazione di 11 scuole elementari destinate a circa 12.500 bambini sfollati attorni a Goz-Beida e di Koukou. Intanto l’appello al dialogo dell’Unione delle forze per la democrazia e lo sviluppo (Ufdd), primo gruppo ribelle ad aver ripreso la battaglia una decina di giorni fa e ad averla interrotta nelle ultime 48 ore, non sembra ancora essere stato recepito: “Noi vorremmo dialogare con il presidente Idriss Deby Itno ma nessuno è disposto a fare da mediatore” ha detto alla MISNA Hassan Boulmaye, portavoce del movimento, aggiungendo: “Secondo noi, i più indicati per la mediazione potrebbero essere gli europei. Invece di precipitarsi ad inviare truppe sul terreno potrebbero piuttosto favorire il dialogo”. (CC, Misna,
05/12/2007)
I ribelli dichiarano guerra alla Francia, accusata di sostenere Deby (Peacereporter, 30/11/2007)
I ribelli ciadiani dell'Union des Forces pour la Democratie et le Developpement hanno dichiarato oggi guerra alla Francia, accusata di sostenere il governo del presidente Idriss Deby. La dichiarazione è stata allargata a tutte le truppe straniere che comporranno la prossima missione di pace guidata dall'Unione Europea, che sarà composta da 3.500 uomini e si stanzierà al confine con la Repubblica Centrafricana. In un comunicato, i ribelli hanno accusato la Francia, che mantiene circa mille soldati in Ciad nell'àmbito di un accordo militare bilaterale, di fornire informazioni all'esercito ciadiano sorvolando le postazioni dell'Ufdd nell'est del Paese. Lo scorso anno, le forze francesi furono fondamentali per respingere i ribelli, arrivati fino alle porte della capitale N'Djamena dopo aver attraversato tutto il Paese. Parigi rimane uno dei pochi alleati del presidente Deby, salito al potere nel 1990 grazie a un colpo di stato e rieletto alla presidenza l'anno scorso, a séguito di elezioni boicottate dall'opposizione. Firmatari di un accordo di pace appena un mese fa, esercito e ribelli si sono tornati a scontrare per tre volte da lunedì scorso, in combattimenti che hanno provocato diverse centinaia di vittime.(Peacereporter, 30/11/2007)
Ribelli minacciano la forza di pace dell'Unione Europea (Peacereporter, 29/11/07)
I ribelli del Rassemblement des Forces pour le Changement, una delle formazioni armate che operano nell'est del Ciad, hanno minacciato oggi la forza di peacekeeping dell'Unione Europea, che dovrebbe monitorare il confine tra Ciad e Rep. Centrafricana dalla fine dell'anno. I ribelli hanno avvertito i 4.000 peacekeepers che, se la forza di pace si schiererà con le Forze Armate ciadiane, sarà vista come un esercito occupante passibile di attacco. I ribelli, che a fine ottobre avevano firmato con il governo un accordo di pace già decaduto, lottano per rovesciare il presidente Idriss Deby. (Peacereporter,
29/11/07)
Nuovi scontri contro ribelli (Ansa, 29/11/07)
Violenti combattimenti sono esplosi oggi nel Ciad tra l'esercito e gruppi di ribelli a est del paese al confine con il Sudan. Gli scontri seguono di tre giorni la battaglia che aveva infranto l'accordo raggiunto un mese fa. Lo si e' appreso da fonti dell'esercito e dei ribelli. I combattimenti sono ripresi dopo che una colonna dell'esercito e' avanzata dalla citta' di Guereda ed ha attaccato le roccaforti ribelli nelle montagne a Hadjer-Marfaine. (Ansa,
29/11/07)
Centinaia di morti negli scontri con i ribelli (Lorenzo Mezzone, Ag. Radicale, 27/11/2007)
L’esercito del Chad ha affermato alla televisione di stato di aver ucciso oltre cento ribelli negli scontri avvenuti lunedì al nella regione est del paese centrafricano al confine con la regione sudanese del Darfur. Gli scontri sono avvenuti nelle cittadine di Forchana e di Hadjer Hadid a 70 chilometri dalla città di Abeche. I ribelli dell’UFDD (Unione delle Forze per la Democrazia e lo Sviluppo) e del RFC (Assemblea delle Forze per il Cambiamento) avevano rotto domenica il cessate il fuoco firmato nel mese scorso con il governo del presidente del Chad Idriss Deby con la mediazione del leader libico il Colonnello Muammar Gaddafi. Il ministro delle comunicazioni Hourmadji Moussa Doumgor, ha accusato il regime del vicino Sudan di aver appoggiato l’entrata nel territorio nazionale dei ribelli. Il Chad ed il Sudan si accusano frequentemente di appoggiare i gruppi ribelli operanti nei due paesi del centrafrica, in particolare negli ultimi due anni, da quando cioè opera la rivolta armata nel Chad orientale contro il regime quasi ventennale di Deby. In particolare il Chad afferma che Karthoum aiuta i ribelli dell’UFDD e facilita le razzie nei villaggi di frontiera del paese da parte delle milizie Janjaweed. Il Sudan dal canto suo sostiene che il regime di Deby appoggia il Fronte di Redenzione Nazionale del Darfur. È proprio sul confine dei due paesi che dovrebbe schierarsi nelle prossime settimane una forza di peacekeaping dell’Unione Europea di 4000 uomini. Di questi circa la metà saranno forniti dalla Francia che ha un contingente già presente nella sua ex colonia e saranno di rinforzo alla forza di peacekiping dell’ONU composta da soldati africani. Notizie da fonti indipendenti al regime non sono ancora pervenute in riguardo agli scontri, ma di certo è che l’attenzione sulla regione non può essere abbassata a causa delle centinaia di migliaia di rifugiati del Darfur presenti in Chad orientale. (Lorenzo Mezzone, Ag. Radicale,
27/11/2007)
Scontri esercito-ribelli: rotta la tregua firmata un mese fa (SwissInfo, 26/11/2007)
Combattimenti sono esplosi oggi nel Ciad orientale tra l'esercito ciadiano e il gruppo ribelle Unione delle forze per la democrazia e lo sviluppo (UFDD), che un mese fa avevano raggiunto, sia pure con poca convinzione, un accordo di pace con le autorità di N'Djamena. Lo si è appreso da fonti concordanti. I combattimenti sono cominciati questa mattina e proseguono, ha dichiarato il presidente dell'UFDD, Mahamat Nouri. La notizia é stata confermata dall'esercito regolare. I combattimenti sono in corso in una zona a meno di cento chilometri da Abeché, principale città del Ciad orientale, vicino al confine col Sudan. Si tratta dei primi importanti combattimenti dall'aprile scorso. L'UDFF aveva firmato il 25 ottobre a Sirte un accordo di pace con il governo del Ciad insieme ad altri tre gruppi ribelli. Accusa però ora il presidente Idriss Deby di non avere rispettato i termini di quell'accordo e di avere attaccato i campi della guerriglia. (SwissInfo,
26/11/2007)
Oil for nothing: le promesse mancate della BM e di ExxonMobil (Veronica Fernandes , Peacereporter, 21/11/2007)
“Definire l'oleodotto Ciad-Camerun un progetto per lo sviluppo é stato un errore”, ha detto Ron Royal, presidente di Esso Ciad durante la visita di un gruppo di parlamentari tedeschi. “E noi cosa dovremmo dire, allora?” si chiede Durrell Halleson, avvocato di Yaoundé e membro del Ced (Centre pour l'environement et le developpement), che combatte per ottenere dalla Banca Mondiale gli indennizzi che aveva promesso. “Sono venuto negli Usa per questo, per raccontare alle università cosa sta succedendo nei nostri Paesi: l'economia non ha visto nessun miglioramento, ci hanno confiscato terre agricole senza risarcimenti, la foresta pluviale é attraversata dall'oleodotto e per I Baka, I Bagyeli e I Bakol, diverse tribù di pigmei, é diventato pericoloso viverci. - “Garantiamo che i profitti petroliferi serviranno a ridurre la povertà in Ciad e che la popolazione e l'ambiente vengano rispettati”, si legge nella dichiarazione d'intenti della Banca Mondiale. “In realtà – ricorda Halleson – la compagnia leader del progetto, la ExxonMobil, lo aveva chiesto come precondizione perché i nostri governi erano instabili. Gli stessi a cui ha affidato la gestione dei programmi di protezione del territorio e della nostra gente”. Un progetto da 4.2 miliardi di dollari, il più grande in tutta l'Africa: 1.050 km di oleodotto per collegare i giacimenti ciadiani di Doba al porto di Kibri, in Cameron. A pieno regime un colosso da 225.000 barili al giorno, che ha fatto scomparire 98 villaggi lungo il suo percorso. Il giorno in cui i delegati di ExxonMobil, Shell, Petrobras e i governi di N'Djamena e Yaoundé hanno dato il via ai lavori, il Ciad ha dichiarato il lutto nazionale. “Il profitto annuo di ExxonMobil é pari a 40 volte il Pil del Ciad e avevamo già visto l'operato di Shell nel delta del Niger: un ecosistema distrutto, per non citare il resto”. (…)(Veronica Fernandes , Peacereporter,
21/11/2007)
Arca di Zoe: governo annuncia controlli preliminari sulle ong (AdL, Misna, 19/11/2007)
Il governo del Ciad ha annunciato che condurrà indagini preliminari su tutte le organizzazioni non governative (ong) operative nel paese, per prevenire il ripetersi di situazioni simili a quella in cui è stata implicata l’associazione francese Arca di Zoe. Il tentativo dell’organizzazione, di trasferire illegalmente 103 bambini dal Ciad all’Europa, facendoli passare per ‘orfani del Darfur’ in cerca di famiglie adottive (informazione risultata falsa dopo le indagini della polizia locale) ha sollevato forti polemiche nel paese sull’affidabilità di alcune organizzazioni che operano nel settore del no-profit. “Riteniamo nostro diritto fare un censimento delle associazioni che operano sul territorio e chiedere a chi non ha le carte in regola di andarsene” ha aggiunto il ministro per gli Affari Esteri, Ahmad Allam Mi. Intanto, sono arrivati oggi a N’djamena i parenti dei 103 bambini coinvolti; non è chiaro tuttavia se saranno ascoltati dai magistrati come “persone informate sui fatti”. “Vogliamo che lo stato faccia rispettare i nostri diritti e che giudichi queste persone – ha detto ai giornalisti uno dei familiari, confermando che il loro arrivo nella capitale era stato richiesto dalle autorità governative. In seguito allo scandalo ‘Arca di Zoe’, sei francesi e quattro ciadiani sono detenuti nel carcere di N'djamena, con l’accusa di sottrazione di minori. Una decina di altri europei (francesi, spagnoli e un belga) sono invece incriminati per complicità e in libertà provvisoria nei rispettivi paesi. (AdL, Misna, 19/11/2007)
Arca di Zoe: i magistrati denunciano pressioni francesi (Peacereporter, 13/11/2007)
I magistrati del Ciad protestano per le pressioni politiche subite dalla Francia nell'affare dell'ong Arca di Zoe. L'ultimo affronto, secondo i giudici, è la liberazione venerdì scorso dei tre membri spagnoli dell'equipaggio che doveva prelevare illegalmente 103 bambini africani destinati alle adozioni in Francia. Il sistema giudiziario nel Paese africano sarebbe stato così definitivamente esautorato. La sensazione di intromissione è stata rafforzata dall’arrivo in Ciad, domenica, di una commissione d'inchiesta governativa francese. (Peacereporter,
13/11/2007)
Tensione con la Francia per il caso “Arca di Noè” e il decisionismo di Sarkozy (Sergio Porcu, Equilibri, 12/11/2007)
E’ in una fase di stallo la trattativa tra Francia e Ciad per la liberazione dei sei cittadini francesi incarcerati nel paese africano per la vicenda “Arca di Noè”, dal nome dell’associazione d’oltralpe che aveva cercato di portare a Parigi 103 bambini, facendo credere che fossero orfani del Darfur.Il 4 novembre scorso, con una visita lampo in Ciad, il presidente francese, Nicolas Sarkozy, era riuscito a ottenere la liberazione dei tre giornalisti francesi e di quattro hostess spagnole: un vero successo diplomatico per l’inquilino dell’Eliseo, che aveva ottenuto un ringraziamento ufficiale dal premier spagnolo Zapatero. Nei giorni scorsi, Sarkozy ha annunciato di essere pronto a tornare in Ciad per cercare di riportare a casa gli altri compatrioti. Il compito del Capo di Stato è di “prendersi cura di tutti i cittadini francesi” – ha detto il leader francese. Parigi pretende l’applicazione della Convenzione d’estradizione tra i due paesi, siglata nel 1976, in base alla quale i francesi detenuti in Ciad dovrebbero essere processati in Francia. Ma è su questo punto che il presidente del Ciad, Idriss Déby, ha manifestato forti riserve: preferirebbe un processo in Africa per i responsabili dell’organizzazione “Arca di Noè”, soprattutto dopo aver rilasciato tutti coloro che non sono risultati direttamente coinvolti nell’affaire: i giornalisti francesi, le hostess spagnole, i cittadini belgi e gli altri spagnoli. L’intricata vicenda giudiziaria è sorta, inoltre, in un delicato momento: proprio alla vigilia dello stanziamento in Ciad della forza di pace internazionale Nazioni Unite-Unione europea, sul quale la Francia ha giocato un ruolo decisivo. Secondo gli analisti, il caso “Arca di Noè” si concluderà con l’estradizione dei responsabili, con la rassicurazione che verranno processati dalla giustizia francese. Ancora una volta, Sarkozy dovrebbe uscire vittorioso, incassando un nuovo successo a livello internazionale. (Sergio Porcu, Equilibri, 12/11/2007)
Arche de Zoé: ancora 10 persone in carcere (Euronews, 10/11/2007)
Restano ancora in carcere in Ciad 10 persone arrestate dalla polizia a Abeché, nell'Est del Paese. Sei sono cittadini francesi volontari dell'associazione Arche de Zoé, accusati di truffa e rapimento. Quattro sono ciadiani accusati di aver collaborato all'operazione. Rischiano pene dai 5 ai 20 anni di lavori forzati. Intanto, dopo l'intervento lampo del Presidente francese Nicolas Sarkozy che domenica ha permesso la liberazione di tre giornalisti francesi e quattro hostess spagnole, cresce l'indignazione in Ciad. Manifestazioni di protesta con slogan del tipo "Sarkozy il colonialista" sono in atto a N'Djamena. Le autorità giudiziarie denunciano come la loro sovranità stia subendo una grave delegittimazione. Il Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati del Ciad ha dichiarato: in questa vicenda la mobilitazione di un capo di Stato è indebita e ingiustificata.(Euronews, 10/11/2007)
Affare "L'Arche de Zoé", liberati anche gli spagnoli e il pilota belga(Euronews, 09/11/2007)
Le autorità ciadiane hanno rimesso in libertà il pilota, il secondo pilota e lo steward spagnoli accusati di concorso in sequestro di persona di 103 bambini africani. Secondo l'accusa i piccoli avrebbero dovuto raggiungere la Francia per entrare nel circuito delle adozioni. Nei giorni scorsi grazie a un intervento diretto del capo dell'Eliseo, Sarkozy, erano tornati liberi quattro hostess spagnole e tre giornalisti francesi. "Voglio ringraziare tutti", ha detto uscendo dal tribunale il pilota Agustin Rey. "Sappiamo della solidarietà ricevuta dalla Spagna, grazie davvero". Subito dopo Rey e i suoi tre colleghi sono partiti alla volta di Madrid. Rilasciato anche il belga Jacques Wilmart, 74 anni, pilota di un piccolo bimotore, che in base alle accuse avrebbe avuto un ruolo nel trasporto dei bambini. Ieri sera Wilmart era stato ricoverato all'ospedale militare francese di Ndjamena per problemi cardiaci. Restano in prigione invece i sei operatori dell'Organizzazione non governativa L'Arche de Zoé. Insieme a dei cittadini ciadiani, i sei devono rispondere del tentativo di rapire 103 bambini ciadiani, presentati falsamente come minori in fuga dal Darfur. Tutti rischiano condanne fino a 20 anni di lavori forzati.(Euronews, 09/11/2007)
Bambini; Onu, Ban Ki-moon sostiene governo Deby (SwissInfo, 08/11/2007)
Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, appoggia il governo del Ciad guidato da Idris Deby, impegnato a "trovare una soluzione al tentato rapimento di 103 bambini" da parte dell'organizzazione non governativa francese Arche de Zoé. Lo ha detto oggi una portavoce di Ban, Marie Okabe, spiegando che per Ban l'episodio "evidenzia l'urgente necessità per individui, organizzazioni e istituzioni di rispettare pienamente gli atti giuridici per proteggere i bambini". Il segretario generale "assicura che le Nazioni Unite continueranno a offrire assistenza umanitaria ai civili in difficoltà in Ciad, comprese le migliaia di rifugiati" ed è convinto che il governo del Paese africano "continuerà a lavorare con l'Onu e gli altri partner". (SwissInfo, 08/11/2007)
Spuntano parenti dei bambini di ‘l’Arche de Zoe’ (CC, Misna, 06/11/2007)
Diversi adulti, presentandosi come parenti, sono giunti negli ultimi giorni presso l’orfanotrofio di Abeche (est) dove alloggiano i 103 bambini che l’organizzazione non governativa francese ‘l’Arche de Zoe’ (L’arca di Zoe) voleva, in un’operazione dai contorni ancora non del tutto chiariti, portare in Europa per, presumibilmente, farli adottare. “Qui nella regione le voci corrono veloce e la notizia che un centinaio di bambini erano ad Abeche ha avuto anche grande eco alla radio. Così, sono giunte persone che dicono di essere le famiglie e chiedono di riavere i piccoli” ha detto alla MISNA Annette Rehrl, dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr/Acnur), impegnata insieme a volontari e ad agenti di Unicef e Croce Rossa nell’assistenza ai bambini e nella ricerca dei famigliari. “Oggi stesso dobbiamo avere una riunione con esponenti delle autorità per mettere a punto un sistema di verifica. Anche se non abbiamo molti dubbi, non possiamo affidare i bambini senza essere sicuri che chi li reclama è effettivamente un parente” prosegue la portavoce. Saranno probabilmente condotte interviste per verificare se le versioni dei bambini e quelle dei genitori combaciano. Nel frattempo, alcuni racconti riferiti dagli adulti agli umanitari sul posto rendono ancora più confusa la dinamica del caso che da giorni occupa gran parte dei media francesi e ciadiani: ad alcuni sarebbe stato detto che i bambini dovevano essere condotti ad Abeche, dove sarebbe stata costruita una scuola nella quale sarebbero stati iscritti; altri dicono di non aver mai autorizzato la partenza dei bambini. Mentre ad Abeche si tenta con fatica di capire quale sorte attendeva e attende ancora i 103 minori, nella capitale N’Djamena, dove è incarcerato per rapimento e truffa insieme ad altri 9 europei e 4 ciadiani, il presidente dell’Arca di Zoe, Eric Breteau, ha detto alla stampa che si considera “innocente” e che è stato “l’unico ad aver tentato di fare qualcosa per il Darfur”, la regione sudanese teatro di una grave crisi umanitaria e che era stata inizialmente indicata come zona di provenienza dei bambini, peraltro presentati come orfani. Questa mattina, il presidente francese Nicolas Sarkozy, che ha già fatto nel fine settimana una visita lampo in Ciad per riportare a casa tre giornalisti francesi e quattro hostess spagnole arrestati per complicità, ha detto che tornerebbe per riportare "tutti quelli che restano, qualunque cosa abbiano fatto”, dopo che aveva espresso il desiderio di vedere i suoi connazionali processati in Francia. La reazione di N’Djamena è arrivata poco dopo : “Sulla base della convenzione giuridica del 1976, se un’infrazione è commessa sul suolo ciadiano non è possibile l’estradizione” ha detto l’avvocato Houssiné, che rappresenta il governo di N’Djamena; per il ministro dell’Interno e della Sicurezza, Ahmat Mahamat Bachir, i “banditi” devono essere giudicati in Ciad e “un processo in Francia sarebbe un insulto per il popolo del Ciad”. In attesa dei prossimi sviluppi, la portavoce dell’Unhcr dice alla MISNA che la sua squadra si appresta a riprendere il lavoro quotidiano presso gli sfollati e i rifugiati che si trovano nell’est del Ciad. “La vicenda di questi 103 bambini, che certo avevano bisogno di aiuto, ci ha preso tante energie ultimamente – conclude Rehrl – ma non dobbiamo dimenticarci, il mondo non si deve dimenticare, che nella regione quasi mezzo milione di profughi hanno bisogno di assistenza. E tra loro anche tanti bambini”. (CC, Misna, 06/11/2007)
Riprese le udienze per i membri dell'"Arca di Zoè" (Euronews, 05/11/2007)
Dopo il ritorno in patria dei giornalisti francesi e delle hostess spagnole accompagnati dal presidente Sarkozy, in Ciad continuano le udienze dei volontari dell'associazione "Arca di Zoè", detenuti con l'accusa di rapimento e traffico di bambini. Domani riceveranno la visita dei loro avvocati francesi che dovranno cominciare a studiare le carte per preparare la difesa dei loro clienti. L'associazione "Arca di Zoè" aveva affittato un aereo e con tre giornalisti al seguito si era recata al confine tra Ciad e Sudan, per portare in Europa 103 presunti orfani del Darfur. In realtà quasi tutti i minori sono del Ciad e hanno almeno un genitore. Marc Garmirian, reporter dell'agenzia Capa, ha passato dieci in giorni in cella in compagnia dei volontari dell'associazione. "Sono ancora convinti della bontà della loro missione, che era salvare orfani del Darfur. Hanno agito con dilettantismo, il che ha prodotto conseguenze drammatiche per i bambini", ha detto Garmirian. Sui giornali francesi di questa mattina si sottolinea l'interventismo di Sarkozy e i dubbi che ancora persistono sulle finalità dell'associazione. Sarkozy ha chiesto al Ciad che tutti i propri connazionali siano giudicati in Francia. (Euronews,
05/11/2007)
‘Arche de Zoe’: stampa denuncia “pressioni” (CC, Misna, 05/11/2007)
Sono stati riportati nei rispettivi Paesi a bordo dell’aereo presidenziale di Nicolas Sarkozy, pur restando incriminati, i tre giornalisti francesi e le quattro assistenti di volo spagnole arrestati il 25 ottobre scorso nell’est del Ciad, ad Abeche, perché ritenuti coinvolti nella vicenda dei 103 bambini ciadiani che l’associazione francese ‘Arche de Zoe’ stava cercando di portare in Francia illegalmente. Restano, invece, in carcere nella capitale N’Djamena i sei volontari dell’arca di Zoe, un pilota, un copilota e uno stewart spagnoli, un pilota belga (membri dell’equipaggio del volo charter noleggiato dall’associazione francese) e quattro cittadini ciadiani. Di fronte ad un caso che stava assumendo dimensioni politiche e diplomatiche sempre più ampie, con una mossa a sorpresa Sarkozy si è personalmente recato in Ciad per negoziare con il suo omologo Deby la sorte dei connazionali e degli europei accusati di rapimento, truffa o complicità per aver tentato di imbarcare verso l’Europa, dove sarebbero stati adottati, 103 bambini presunti orfani del conflitto sudanese del Darfur. In una breve conferenza stampa a N’Djamena, Sarkozy ha espresso l’augurio che gli imputati francesi ancora detenuti in Ciad possano essere processati in patria. Diversi magistrati ciadiani, secondo la stampa locale, hanno protestato contro gli ultimi sviluppi della vicenda, denunciando “pressioni politiche dai vertici dello Stato”. Esponenti dell’opposizione ciadiana in esilio, citati dalla testata Alhwida, hanno criticato la visita di Sarkozy, che “aggrava i sentimenti di dolore delle popolazioni dei nostri remoti villaggi, umiliate in questa vicenda, a causa della complicità e dell’indifferenza dei loro governanti sulle questioni di buon governo politico e dei diritti socio-economici e culturali”. Intanto, un reportage di Marc Garmirian, uno dei tre giornalisti riportati in Francia, rivela chiaramente che il responsabile di l’Arche de Zoe, Eric Breteau, sapeva che l’operazione che stava conducendo era illegale e che si aspettava un possibile arresto all’atterraggio in Francia. (CC, Misna,
05/11/2007)
Traffico bambini, arrestiato pilota belga e altri 18(SwissInfo, 31/10/2007)
Sedici europei incriminati per rapimento minori(Apcom, 30/10/2007)
Firmato in Libia accordo "definitivo" di pace tra governo e ribelli (MB, Misna, 26/10/2007)
Un "accordo definitivo di pace" - che prevede un cessate il fuoco immediato, l'assoluto rispetto della Costituzione, la liberazione di tutti i prigionieri e l'insediamento di un organismo per l'integrazione dei ribelli nelle istituzioni statali - è stato firmato poche ore fa,nella tarda serata di ieri, a Sirte (Libia) dal governo del Ciad e dai quattro principali gruppi di ribelli del nord-est del paese:Ufdd, Ufdd-F, Rfc e Cnt ; oltre al presidente del Ciad, Idriss Deby, erano presenti il colonnello Muhammar Gheddafi e il presidente sudanese Omar el Bashir per i quali l’intesa costituisce un cospicuo successo politico. Gheddafi si è dichiarato “garante dell’accordo” e si è augurato che costituisca un passo decisivo in direzione della pace, invitando i ribelli a dar vita a regolari partiti politici. Sia da Tripoli che da N'Djamena fonti ufficiali hanno confermato che per il governo del Ciad la firma è stata apposta dal ministro delle infrastrutture Adoum Younousmi. Un’intesa preliminare era stata raggiunta già ai primi del mese, ma la settimana scorsa, oltre al rinvio della firma, era stato deciso uno stato d’emergenza di 12 giorni per il nord-est del Ciad in cui continuano violenze definite di tipo ‘tribale’. A metà del prossimo mese, nella zona - che confina con il Sudan e ospita profughi in fuga dalla quadriennale guerra civile del contiguo Darfur - dovrebbero giungere dai 3.000 ai 4.000 ‘peacekeepers’ dell’Unione Europea.(MB,Misna, 26/10/2007)
Nove francesi arrestati per traffico bambini da Darfur (SwissInfo, 25/10/2007)
Nove francesi che si apprestavano a far partire illegalmente da Abeché, nell' est del Ciad, 103 bambini originari del Darfur e del Ciad, sono stati arrestati oggi dalla polizia del Ciad. I bambini, di età compresa tra i 3 e gli 8 anni, si trovano ora in un centro sociale, proprio ad Abeché, protetti dalle autorità del posto. L'aereo che avrebbe dovuto trasportarli in Francia era atteso oggi all'aeroporto di Vatry, a 160 chilometri da Parigi. Secondo alcune fonti tra i francesi arrestati c'é anche un dirigente di un'organizzazione non governativa francese, che promuove l'adozione di bambini del Darfur da parte di famiglie francesi. Secondo l'emittente radiofonica Radio Europe 1 i bambini sarebbero stati rapiti in Sudan e poi trasportati nel Ciad nell'ambito di un traffico di adozioni. Circa 300 famiglie, in maggior parte francesi, avrebbero versato dai 2.800 euro ai 6.000 euro per adottare uno di questi bambini, ha aggiunto l'emittente. Il ministro ciadiano della giustizia, Abderaman Djasnabaille, ha confermato che i nove francesi sono stati incarcerati e messi a disposizione della procura di Abeché "perché si faccia piena luce su questa vicenda". I bambini che si apprestavano a far partire sono stati affidati ad un centro sociale della città. La radio chadiana ha riferito che Eric Bretau, il presidente della Ong francese 'Arca di Noé', che è fra gli arrestati, ha affermato che i 103 bambini originari del Darfur e del Ciad, dovevano essere oggetto di una "evacuazione sanitaria verso la Francia". Ma secondo l'emittente "questi bambini non sono affatto malati. (SwissInfo, 25/10/2007)
Non è missionario lo statunitense fermato dai ribelli del nord (CC, Misna, 18/10/2007)
Un cittadino americano, Cash Steve Goldbold, è detenuto dal 10 ottobre scorso nella regione settentrionale del Tibesti, in Ciad, dai ribelli del Movimento per la democrazia e la giustizia (Mdjt). Lo hanno fatto sapere oggi gli stessi ribelli e la notizia è stata successivamente confermata anche da fonti governative di N'Djamena. In Ciad dal 1992, Goldbold è membro della Chiesa evangelica e ufficialmente lavora per l’Associazione per lo sviluppo del Tibesti, una presunta organizzazione non governativa con finalità umanitarie. Secondo le informazioni in circolazione sulla stampa, l’uomo doveva partecipare a Bardai, dove ha vissuto per cinque anni, a un progetto di prospezione di bacini idrici finanziato dall’ambasciata statunitense in Ciad. L’Mdjt, che in una nota rassicura sul buono stato di salute dello statunitense, si dice pronto a liberare e consegnare al suo Paese l’ostaggio, dopo aver accusato Goldbold di “essere al servizio di N’Djamena per creare divisione in seno al movimento”. Il gruppo ribelle, uno tra i tanti attivi nel nord e l’est del Paese, ha chiesto agli stranieri di “non avventurarsi” nei territori controllati dai suoi uomini. (CC, Misna, 18/10/2007)
Stato di emergenza nel nord e nell'est (Peacereporter, 16/10/2007)
Il governo del Ciad ha dichiarato lo stato di emergenza nelle regioni orientali di Wadi Fira e Ouaddai, al confine con il Darfur, e nell'area desertica settentiornale del Bet, a causa degli scontri etnici tra le comunità Tama e Zaghawa. Nell'ultimo episodio, nel Wadi Fira, 20 persone hanno perso la vita in un attacco di ribelli Tama. In concreto il provvedimento di emergenza prevede restrizioni per la mobiità di persone e vicoli e controlli sui media. (Peacereporter,
16/10/2007)
Ribelli ciadiani disertano e si dirigono verso il Sudan (Peacereporter, 12/10/2007)
Un gruppo di circa mille ribelli ciadiani, appartenenti al Front Uni pour le Changement, facente capo al ministro della Difesa Mahamat Nour, ha disertato oggi fuggendo dalla città occidentale di Guereda verso il confine con il Sudan. Nour, che lo scorso dicembre ha siglato un accordo di pace con il governo ciadiano, entrando a farvi parte, ha esortato i suoi uomini alla calma, assicurando loro che il disarmo previsto dagli accordi di pace verrà concordato tra le parti prima di avere luogo. La scorsa settimana, il presidente Idriss Deby ha siglato un altro accordo di pace con due formazioni ribelli operanti sempre ai confini con il Sudan. (Peacereporter, 12/10/2007)
Spiragli di pace dopo gli accordi tra governo, guerriglia e partiti di opposizione (LM, Fides, 09/10/2007)
Mentre l’Unione Europea si appresta a inviare una forza di pace in Ciad e nella Repubblica Centrafricana, gli osservatori internazionali si interrogano sulla portata degli accordi tra il governo di N’Djamena e 4 gruppi ribelli ciadiani recentemente sottoscritti in Libia. Mentre il governo ciadiano afferma che si tratta di un accordo definitivo, i ribelli preferiscono definirlo un “accordo quadro” che dovrà preparare il terreno alle intese definitive. L’accordo prevede il cessate-il-fuoco fino alla fine di ottobre, l’amnistia, l’entrata dei ribelli nel governo e l’integrazione dei loro combattenti nell’esercito regolare. Rimangono però da chiarire le modalità di applicazione delle intese, in particolare, le procedure di disarmo dei ribelli. Su questo punto però le posizioni del governo divergono da quelle dei ribelli. Il primo insiste che i guerriglieri dovranno essere disarmati nelle loro basi, all’interno del Sudan, mentre i guerriglieri affermano che le loro truppe si trovano in Ciad (solo la dirigenza si trova in Sudan) dove dovranno essere integrate subito nell’esercito, senza cedere le armi. Un altro punto ancora in discussione è relativo all’entità della somma da donare ai ribelli che preferiscono non essere integrati nell’esercito ed essere smobilitati. La Libia ha affermato che intende continuare a mediare tra le parti per arrivare al più presto a un accordo. Il governo ciadiano sembra essere intenzionato a proseguire sulla strada del dialogo, dopo che nella serata di ieri, 8 ottobre, ha firmato a Cotonou (Benin) un accordo con i tre principali partiti di opposizione in esilio. Le intese prevedono un’amnistia generale per gli appartenenti ai partiti politici “eccetto coloro che si sono macchiati di gravi violazioni del diritto comune”, la partecipazione dei partiti politici in esilio alla gestione della cosa pubblica e l’integrazione nell’amministrazione pubblica di giovani quadri provenienti dell’opposizione. I principali partiti di opposizione avevano boicottato le elezioni presidenziali del 2006, che avevano visto la vittoria del Presidente uscente, Idriss Deby, giunto al potere nel dicembre 1990 dopo aver rovesciato il precedente governo. Nell’est del Paese sono attivi una serie di gruppi ribelli che minacciano la stabilità del Paese e hanno costretto alla fuga una parte della popolazione locale. La crisi nell’est del Ciad si intreccia con quella nel Darfur e nel nord del Centrafrica. (LM, Ag. Fides, 09/10/2007)
C'è un inizio di accordo di pace tra ribelli e governo (Peacereporter, 04/10/2007)
Quattro gruppi ribelli del Ciad hanno annunciato di aver raggiunto un inizio di accordo di pace con il governo durante gli incontri tenutisi mercoledì in Libia. La dichiarazione giunge dopo settimane di colloqui, resi più urgenti dalla decisione dell'Unione Europea di inviare una forza di pace nella zona orientale del Paese, ai confini con il Darfur, per evitare la diffusione della violenza dalla tormentata regione sudanese e fermare la guerriglia a bassa intensità intrapresa dai ribelli ciadiani contro il governo del presidente idriss Deby. Mahamat Nouri, leader del principale gruppo di ribelli coinvolto nell'accordo, l'Unione delle Forze per la democrazia, è però molto dubbioso riguardo alla soluzione definitiva del conflitto, in quanto ci sarebbero ancora "molti, molti, molti" punti controversi. (Peacereporter, 04/10/2007)
Un ‘SOS’ per salvare il lago Ciad (CO,Misna, 14/09/07)
Un appello alla mobilitazione per salvare il Lago Ciad è stato lanciato da Ban Ki-Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, che in occasione della sua ultima visita in Africa a inizio mese si è recato a ispezionare uno dei più grandi bacini d’acqua dolce del continente. "Sono venuto qui per vedere e constatare di persona le conseguenze della desertificazione e del riscaldamento climatico" ha detto Ban Ki-Moon. In meno di trent'anni la superficie del bacino - uno dei simboli più evidenti del deterioramento ambientale in Africa - è passata da 25.000 a 2000 chilometri quadrati, come ha potuto constatare il segretario generale secondo il quale "il problema dovrà essere oggetto di un programma internazionale. La nostra speranza è di coinvolgere le Nazioni Unite e la comunità internazionale per promuovere la tutela del lago". Dal 2003 i paesi membri della commissione del bacino del lago Ciad - Camerun, Nigeria, Ciad e Niger - con l'aiuto finanziario della comunità internazionale, stanno cercando di trasferire le acque dell' Oubangui, un fiume regionale, attraverso un canale navigabile per risanare il lago. Nel frattempo circa 25 milioni di persone, la cui sopravvivenza è strettamente legata al lago Ciad, sono costrette impotenti a guardare le barche arenate e le terre incolte, un tempo ricopertedall'acqua. (CO, Misna, 14/09/07)
Spostate al 2009 le elezioni legislative (Peacereporter, 14/08/07)
Le elezioni legislative in programma per la fine di ques'anno sono state spostate al 2009 grazie ad un accordo politico fra la maggioranza e l'opposizione. Le autorità, nel frattempo, potranno lavorare alla costituzione di un aggiornato archivio degli elettori che porterà alla creazione di uno schedario informatizzato. Anche il mandato presidenziale di Idriss Deby Itno, è stato proprogato di 24 mesi. L'accordo fra le parti prevede anche la creazione di una commissione elettorale formata da 31 membri: 15 rappresentanti della maggioranza, 15 dell'opposizione e un presidente nominato dalle due parti in comune accordo. L'intesa arriva dopo sei mesi di negoziati.(Peacereporter, 14/08/07)
Onu chiede : chiesta forza per Ciad e Repubblica centraficana (Corriere della Sera, 14/07/2007)
Un incontro a Bruxelles, la prossima settimana, per discutere l'invio di forze congiunte Onu-Ue in Ciad e nella Repubblica centrafricana: lo ha annunciato il sottosegretario generale per il mantenimento della pace delle Nazioni Unite, Jean-Marie Gue'henno. Nel nord della Repubblica centrafricana sono in corso da almeno due anni incursioni di ribelli, ostili al presidente Francois Bozize'. Le truppe Onu ai confini di Sudan, Ciad e Repubblica Centrafricana, sarebbe volta a proteggere anche i civili dal conflitto nel Darfur. (Corriere della Sera, 14/07/2007)
Negoziati: ribelli chiedono un primo ministro “di consenso” (MZ, Misna, 03/07/07)
La riforma della Costituzione, un governo d’unione nazionale e la nomina di un primo ministro di consenso, o nominato dall’opposizione, che affianchi il presidente alla guida del paese: sono le tre richieste avanzate nelle ultime ore dalle delegazioni dei movimenti armati anti-governativi attivi in Ciad nel corso dei colloqui che da due settimane si stanno svolgendo a Tripoli in Libia. Lo riferiscono fonti vicine ai ribelli, precisando che la piattaforma contenente le proposte è stata presentata in maniera congiunta da tutte le quattro sigle presenti al tavolo del negoziato. I colloqui, che torneranno nel vivo solo al ritorno del leader libico Muhammar Gheddafi attualmente ad Accra per il IX vertice dell’Unione Africana, stanno proseguendo a livello di delegazioni. Agli incontri partecipano anche osservatori dell’Unione Africana e dell’Unione Europea. Secondo indiscrezioni in circolazione sulla stampa ciadiana contraria al governo, il presidente Idriss Deby starebbe valutando di cambiare la delegazione governativa attualmente impegnata nei negoziati. Tra i nuovi rappresentanti di N’djamena al tavolo dei colloqui di Tripoli figurerebbe anche quello dell’ex-primo ministro Nagoum Namassoum. Le delegazioni ribelli presenti a Tripoli sono guidate da Mahamat Nouri, capo delle Ufdd (Unione delle forze per la democrazia e lo sviluppo), Abdelwahid Aboud Makkay (rappresentante di un’altra fazione delle Ufdd), Timane Erdimi (ex-consigliere presidenziale per il petrolio e oggi capo della Coalizione delle forze per il cambiamento, Rfc) e Hassan Saleh al-Djinedi (dirigente della Concordia nazionale ciadiana, Cnt). Negli incontri preliminari avuti con le formazioni che dallo scorso anno intendono rovesciare il presidente Deby, Gheddafi aveva ripetutamente chiesto loro di rinunciare alla lotta armata e di trasformarsi in partiti politici d’opposizione. Le tensioni e gli scontri tra forze regolari e movimenti ribelli nell’est del Ciad sono calati d’intensità nelle ultime settimane soprattutto a causa dell’arrivo della stagione delle piogge che rende molto più difficili gli spostamenti. (MZ, Misna, 03/07/07)
Est: attacco a convoglio umanitario (MZ, Misna, 19/06/07)
Un gruppo di uomini armati non identificati ha attaccato un convoglio di tre veicoli appartenenti ad almeno due organizzazioni umanitarie internazionali attive nell’est del Ciad. Lo riferisce Oxfam, organizzazione non governativa inglese tra le più impegnate nell’est del Ciad, in una nota nella quale precisa che nell’attacco (avvenuto lunedì) sono rimasti feriti tre suoi dipendenti internazionali. Secondo la ricostruzione fornita dall’ong inglese, uomini armati hanno fermato il convoglio (composto da due macchine di Oxfam e dalla terza appartenente a un’altra non precisata ong internazionale) mentre procedeva sulla strada che collega Abeché (principale città dell’est del Ciad) con Guereda, 150 chilometri più a nord. Dopo aver intimato agli operatori di scendere, gli aggressori hanno aperto il fuoco, ferendo in modo leggero un cittadino ugandese, un indiano e in francese. I passeggeri dei tre veicoli sono stati poi abbandonati in mezzo alla foresta dagli aggressori fuggiti con le tre auto. Tanto in Darfur, quanto in Ciad, il furto di veicoli appartenenti alle organizzazioni umanitarie, indipendenti o legate all’ONU, è ormai diventata una attività redditizia. Dall’inizio del 2007 nel confinante Darfur sono caduti in imboscate, secondo un rapporto Onu diffuso oggi, 68 mezzi appartenenti a varie organizzazioni umanitarie. (MZ, Misna,19/06/07)
Ministro Esteri francese in Ciad (.Kataweb.it, 09/06/07)
Il neo-ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner è giunto in Ciad, seconda tappa dopo il Mali della missione che sta compiendo in Africa, per colloqui incentrati sulla crisi nel Darfur e in particolare sugli aiuti umanitari da garantire alle vittime del sanguinoso conflitto nella regione occidentale sudanese. In giornata Kouchner, co-fondatore dell’organizzazione non governativa ‘Medici senza Frontiere’, si recherà nella parte est del Paese a visitare i campi profughi dove sono ospitati circa 250.000 rifugiati da oltre frontiera e 150.000 sfollati locali. Domani è previsto un colloquio con il presidente ciadiano Idriss Deby Itno a N’Djamena; Kouchner passerà inoltre in rassegna le truppe di Parigi, forti di un migliaio di uomini. Lunedì il capo della diplomazia francese proseguirà per Khartoum, dove sarà ricevuto dal presidente del Sudan, Omar el-Beshir. Kouchner si è impegnato a fare del conflitto in Darfur la massima priorità del suo programma di intervento. Al vertice del G8, conclusosi ieri nella cittadina tedesca di Heiligendamm, il presidente della Francia, Nicolas Sarkozy, ha annunciato per il 25 giugno prossimo a Parigi una conferenza internazionale sul problema. Gli Otto grandi nella loro dichiarazione comune finale hanno invitato ad agire contro i “responsabili delle atrocità” nel Darfur, e si sono detti pronti ad appoggiare iniziative delle Nazioni Unite contro il regiome sudanese e contro i gruppi insurrezionali che vi si oppongono, qualora le ostilità non cessassero. (.Kataweb.it, 09/06/07)
Firmato accordo per la smobilitazione dei bambini soldato (Peacereporter 10/05/07)
Il governo del Ciad ha siglato un accordo con il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (Unicef) per la smobilitazione dei bambini soldato dall'esercito nazionale. La convenzione rappresenta una netta svolta nell'atteggiamento del governo, che fino ad oggi aveva sempre negato di utilizzare bimbi come combattenti. Un recente rapporto dell'Unicef aveva documentato la presenza, in una sola città, di circa 300 bambini soldato. Il ministro per le Relazioni Esterne, Djidda Moussa Outman, aveva in quella occasione dichiarato che il governo non ha mai volontariamente reclutato bambini. "Se vengono da noi per arruolarsi mentendo sulla loro età, noi non possiamo saperlo", aveva detto. Negli scorsi giorni però, secondo quanto riferito da Outman alla Bbc, l'esercito ha smobilitato tra i 200 e i 300 bambini tra gli 8 e gli 11 anni nella sola città di Mongo. "Questo è già un segno della nostra buona volontà", ha dichiarato il ministro. Outman ha anche assicurato di aver iniziato un progetto per far comprendere alla gente l'immoralità dell'arruolare bambini. Ma anche convincere gli stessi ragazzini a disarmarsi e abbandonare la loro quotidianità è un processo complicato. Il contributo delle Ong in termini di competenze ed esperienza, secondo quanto raccontato da Steve Adkisson, operatore Unicef, è essenziale. Cruciale è in primo luogo poter garantire ai bambini un posto dove tornare, soprattutto considerato che gran parte di loro provengono da zone ancora fortemente instabili. (Peacereporter10/05/07)
Combattimenti nell’est: quasi 300 vittime, secondo un bilancio dei ribelli
(MZ, Misna, 12/04/07)
Sarebbe di quasi 300 morti il bilancio finale dei combattimenti avvenuti lunedì scorso a Ndjirema (nell’estremo est del Ciad, non lontano dal confine col Sudan) tra l’esercito regolare ciadiano e i ribelli della Convenzione nazionale ciadiana (Cnt). Lo sostiene lo stesso movimento anti-governativo in una comunicato, di cui la MISNA ha preso visione, nel quale si precisa che le perdite tra le file dei ribelli contano “10 morti, 13 dispersi e 19 feriti”, mentre le conseguenze sul fronte governativo sarebbero, il condizionale è d’obbligo vista la provenienza del bilancio, ben più gravi con “268 soldati deceduti”, inclusi alcuni generali e colonnelli. Impossibile verificare l’attendibilità di questo bilancio dal momento che la zona teatro dei combattimenti è una delle più remote del paese. Nello stesso documento, i ribelli sostengono di trovarsi ancora nei dintorni di Ndjirema, anche se il centro abitato sarebbe sotto controllo governativo. Nella nota il Cnt sembra poi confermare che i militari ciadiani entrati lunedì in territorio sudanese, dove successivamente si sono scontrati con reparti dell’esercito regolare di Khartoum innescando una crisi diplomatica ancora in corso, facevano parte del contingente governativo impegnato nei combattimenti di Ndjirema, durati oltre sei ore. Il Cnt smentisce che le sue forze abbiano ripiegato in territorio sudanese e precisa che “una delle quattro colonne dell’esercito ciadiano” ha abbandonato il campo di battaglia per essere “dispiegata verso la città sudanese di Khor Baranga”. Il governo ciadiano non ha ancora commentato le dichiarazioni dei ribelli.
(MZ, Misna, 12/04/07)
Scontri al confine, decine di morti (Swissinfo, 10/04/07)
N'DJAMENA - La tensione e' salita al confine tra il Ciad e il Sudan, dove vi sono stati violenti sconti militari che avrebbero lasciato sul terreno decine di morti. N'Djamena ha affermato di aver respinto un'offensiva di circa duecento ribelli provenienti dal Sudan. Nella battaglia sono morti almeno otto soldati ciadiani e numerosi miliziani. Dal canto suo, Khartum lamenta un'offensiva dei ciadiani che, superata la frontiera con blindati, hanno sferrato un attacco contro l'esercito sudanese e ucciso almeno diciassette soldati di Khartum. I due Paesi circa due mesi fa firmarono un patto di non aggressione. Ndjamena ritiene che i ribelli che operano nel Ciad orientale siano finanziati da Khartum che, inoltre, foraggia le milizie arabe 'janjaweed'; il governo sudanese accusa quello ciadiano di sostenere i ribelli nel Darfur, le cui migliaia di profughi si sono riversati negli ultimi anni nel territorio del paese confinante. (Swissinfo,
10/04/07)
Respinto convoglio da Sudan di 250 veicoli (SwissInfo, 09/04/07)
E' tensione tra Sudan e Ciad: il Governo del Ciad ha reso noto di aver respinto ieri un gruppo di ribelli a bordo di un convoglio di 250 veicoli proveniente dal Sudan ed ha precisato che nello scontro a fuoco sono morti otto soldati e numerosi ribelli. "Il Ciad - afferma in una dichiarazione ufficiale il ministro dell'Interno, Hormadj Mussa Dumgur - si aspetta una condanna inequivocabile da parte della comunità internazionale di questa aggressione guidata dal Sudan contro il Ciad e prende misure adeguate per costringere il governo sudanese ad abbandonare i suoi piani di espansione volti a destabilizzare il Ciad". (SwissInfo,
09/04/07)
Nordest: nuovi combattimenti, precipita un Mirage francese (RC, Misna, 05/04/07)
Nuove tensioni tra le forze governative e i movimenti armati antigovernativi che dallo scorso anno tentano di rovesciare il presidente Idriss Deby al potere dal 1990 sono state segnalate nell’est del paese. Secondo una nota diffusa oggi dai ribelli della Convenzione nazionale ciadiana (Cnt), uno dei principali movimenti anti-governativi attivi nell’est, ieri mattina un elicottero “pilotato da mercenari al soldo di Deby” avrebbe “bombardato indiscriminatamente” le posizioni dei ribelli a Dogdore e Njirema. L’attacco, sempre secondo la nota dei ribelli, avrebbe “provocato morti e feriti tra la popolazioni civile”. Le vittime, sulle quali non vengono comunque forniti ulteriori particolai, sarebbero “donne e bambini vulnerabili”. Intanto il bilancio degli attacchi compiuti nel fine settimana nei villaggi orientali di Tiero e Marena continua a salire e un ultimo bilancio fornito alla stampa internazionale da una fonte governativa parla di “un centinaio di morti da una parte e dall’altra”. La stessa fonte precisa che il duplice attacco sarebbe una rappresaglia compiuta da presunti miliziani arabi a cavallo (noti come Janjaweed) contro una milizia dell'etnia africana dadjo per l'uccisione di due loro membri. Stamani intanto, “durante una missione di ricognizione pianificata nel nord del paese”, un aereo da combattimento francese, un Mirage F1, si è schiantato per “ragioni accidentali indeterminate” in una zona disabitata a sud della città di Faya-Largeau, nel nord est del paese. Lo ha reso noto il ministro della Difesa francese, precisando che il pilota è riuscito a catapultarsi prima dell’incidente ed è stato ricoverato “sano e salvo”. Circa 1110 soldati francesi e sei Mirage F1 sono dislocati nell’ex-colonia nel quadro dell’operazione ‘Sparviero’ in corso dal 1986 in base agli accordi di cooperazione militare tra Parigi e N’djamena. (RC, Misna,
05/04/07)
Attacchi nell’est, decine di morti e migliaia di sfollati (RC, Misna, 03/04/07)
Sono almeno 65 i civili uccisi in uno dei due villaggi orientali attaccati nel fine settimana dai janjaweed (‘diavoli a cavallo’), le milizie arabe accusate di violazioni dei diritti umani nel vicino Darfur sudanese. “Le autorità militari ciadiane hanno riportato almeno 65 morti nel solo villaggio di Tiero” ha riferito il portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Acnur/Unhcr) Ron Redmond durante una conferenza stampa a Ginevra, aggiungendo che in tarda giornata verrà diffuso il bilancio delle vittime a Marena, il secondo villaggio attaccato sabato nella regione orientale di Wadi-Fira al confine con il Sudan. Secondo l’Acnur, almeno 2000 persone hanno raggiunto il campo profughi di Goz Amir vicino a Kokou, circa 45 chilometri a ovest dei due villaggi, dove sono ospitati già oltre 19.000 sudanesi fuggiti dalla vicina regione occidentale sudanese del Darfur teatro dal 2003 di un conflitto civile. Una settantina di questi erano feriti, metà dei quali gravemente, e sono stati ricoverati nell’ospedale di Goz Beida. “La maggioranza della popolazione civile arrivata a Goz Amir è costituita da donne e bambini. Hanno detto che molte persone sono tuttora nascoste nella boscaglia, temendo che i loro assalitori possano essere ancora in zona” ha precisato Redmond, mentre ieri il governo di N’djamena in un comunicato stampa aveva detto che “tra 6000 e i 8000 persone sono all’addiaccio, senza un riparo e privati di ogni cosa”. Le testimonianze delle vittime sinora raccolte indicano che l’attacco è stato guidato dalle milizie ‘janjaweed’ che sono state respinte dalle milizie locali di autodifesa e da alcuni soldati dell’esercito nazionale” ha aggiunto Redmond, precisando che gli assalitori – dopo avere circondato i villaggi a bordo di cavalli, cammelli e veicoli a motore, alcuni dei quali equipaggiati con armi pesanti – hanno cominciato a sparare indiscriminatamente prima di fuggire verso il confine sudanese. (RC, Misna,
03/04/07)
Attacchi e combattimenti nell’est (MZ, Misna, 02/04/07)
Sarebbero almeno 29 i civili uccisi nel fine settimana nel corso di due differenti attacchi lanciati contro altrettanti villaggi nell’est del Ciad dalle milizie di predoni arabi (note come Janjaweed) attive nel conflitto in corso in Darfur, la regione occidentale del Sudan teatro dal 2003 di un conflitto interno, lungo cui corre gran parte della frontiera tra Ciad e Sudan. Lo ha detto lo stesso governo ciadiano in una nota diffusa oggi dalla stampa locale e internazionale, in cui si precisa che i Janjweed (ritenuti alleati del governo sudanese nel conflitto interno del Darfur) hanno attaccato le località di Tiero e Morina, nella zona di Wadi Sira, riducendo in cenere i due villaggi e uccidendo 29 dei loro abitanti. I Janjaweed avrebbero successivamente ingaggiato una sparatoria con le forze di sicurezza presenti nell’area, e nella quale avrebbero perso 25 miliziani. Sempre secondo la nota del governo, le violenze, avvenute sabato scorso, avrebbero causato lo sfollamento di alcune migliaia di persone (6000 o 8000). L’episodio è stato utilizzato dal governo ciadiano per lanciare nuove accuse contro il Sudan. Ma mentre il governo di N’djamena accusava i Janajweed, fonti giornalistiche locali, molto vicine al fronte anti-governativo del Ciad (e con buoni collegamenti con i movimenti ribelli attivi nell’est del paese), rilanciavano accuse simili mosse però, in questo caso, contro l’esercito governativo. Secondo l’emittente radiofonica Alwihda, infatti, le forze armate regolari ciadiane e i loro alleati del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem, uno dei movimenti ribelli attivi nel Darfur) avrebbero attaccato giovedì scorso le località di Marena e Aradibalsab-a, nella regione di Dar-Sila nell’est del paese. Al momento non è stato ancora possibile capire se le violenze denunciate dal governo e dalla stampa ciadiano siano avvenute nella stessa area e i nomi delle località (che in alcuni casi sembrano assomigliarsi) non aiutano, dal momento che le trascrizioni, spesso dall’arabo da altre lingue locali, sono quantomeno approssimative. Secondo le informazioni diffuse dall’emittente ciadiana, comunque, l’esercito di N’djamena avrebbe fatto irruzione contro i due villaggi, colpendo duramente i civili e lasciandosi alle spalle un numero imprecisato di vittime. Il duplice attacco avrebbe causato la risposta di alcune milizie di autodifesa create dagli abitanti della zona di Dar Sila che, sabato, hanno preso di mira un accampamento militare dell’esercito nell’area. Negli scontri un numero imprecisato di persone, tra cui un alto ufficiale dell’esercito ciadiano, sarebbero morte. L’insicurezza nella zona orientale ciadiana è andata aumentando sempre di più negli ultimi mesi, da quando cioè si sono moltiplicati i gruppi armati presenti nell’area. I molti operatori umanitari attivi nella zona (dove si trova la maggioranza dei campi profughi in cui vivono da anni oltre 200.000 rifugiati sudanesi fuggiti dal Darfur) denunciano da tempo le difficoltà in cui sono costretti a lavorare e le violenze in corso nell’area. (MZ, Misna,
02/04/07)
Governo, no a caschi blu - Chiesto intervento forze civili e non militari (Ansa, 28/01/07)
Il Ciad ha comunicato che rifiuta il dispiegamento di una forza militare dell'Onu sul suo territorio alla frontiera col Sudan. Lo afferma un comunicato del governo. Il Ciad chiede non un intervento di forze militari ma di forze civili composte da gendarmi e poliziotti 'che abbiano come scopo la sicurezza dei campi dei profughi sudanesi, gli sfollati e gli operatori umanitari in attivita''. (Ansa,28/01/07)
I ribelli attaccano la città di Fada: ''Uccisi 63 soldati''(PeaceReporter, 19/02/07)
I ribelli ciadiani dell'Union des forces pour la démocratie et le développement (Ufdd) hanno attaccato questa mattina Fada, città natale del presidente Idriss Deby, a circa 900 chilometri a nord-est della capitale N'Djamena. Un portavoce dei ribelli ha dichiarato che le forze dell'Ufdd hanno inferto un duro colpo all'esercito ciadiano, tracciando un bilancio di "63 morti, 45 feriti e 34 prigionieri" tra le fila delle forze armate di N'Djamena. Un portavoce dell'esercito, invece, si è limitato a confermare l'attacco a Fada, senza fornire ulteriori dettagli sugli scontri.(PeaceReporter, 19/02/07)
Prove di genocidio in Ciad (politica e società, 16/02/07)
Il Ciad potrebbe diventare il teatro di un nuovo genocidio news.bbc.co.uk/2/hi/africa/6367545.stm sul modello Rwanda. Motivo? La possibile messa in scena del copione Darfur. Pare che le milizie arabe Janjaweed - che hanno rastrellato le zone est del Sudan (il Darfur, appunto) e ucciso i non musulmani incontrati sulla loro strada - stiano inseuendo in Ciad i profughi per terminare l'opera. Anche se da altri ribelli del Darfur vengono incoraggianti segnali di pace. Secondo il rappresentante dell'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR), Matthew Conway, «stiamo notando elementi molto simili al genocidio del Rwanda nel 1994, e penso abbiamo l'occasione di evitare che un'analoga tragedia accada di nuovo». (politica e società, 16/02/07)
UNHCR, urge forza internazionale di pace nell'est (AGI, 05/02/07)
Nuovo appello dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) perche' nel Ciad orientale venga inviata una forza internazionale per fermare le violenze e garantire la sicurezza di centinaia di migliaia di rifugiati sudanesi e sfollati interni. Nella regione sono concentrati 110mila sfollati, oltre a 230mila rifugiati sudanesi, alloggiati in 12 campi. Nel sud sono ospitati 46mila rifugiati della Repubblica Centrafricana. "L'insicurezza dilagante", si legge in una nota dell'Unhcr, "continua ad ostacolare le attivita' umanitarie in Ciad orientale e impedisce l'accesso ai rifugiati e alla popolazione sfollata, ponendo ulteriori pressioni sugli operatori umanitari, il cui numero e' gia' stato ridotto per motivi di sicurezza". L'Agenzia Onu ha sollecitato ancora una volta le autorita' ciadiane e gli stessi rifugiati a preservare il carattere "esclusivamente civile" dei campi. I combattimenti tra le forze antigovernative e l'esercito ciadiano ad Adre hanno provocato, nei giorni scorsi, 12 morti e almeno 40 feriti. A causa dei pesanti scontri, i rappresentanti delle agenzie umanitarie presenti a Farchana, a circa un'ora di auto da Adre, non hanno potuto recarsi nei tre campi di Farchana, Treguine e Breidjing che ospitano complessivamente 62mila rifugiati sudanesi provenienti dalla confinante regione del Darfur. Nel frattempo, le ostilita' in corso a Guereda tra gli appartenenti alle comunita' Tama e Zaghawa, nel sud-est, rischiano di ostacolare le operazioni delle agenzie umanitarie impegnate a fornire assistenza ai campi di Kounoungou e Mile, che ospitano rispettivamente 23mila e 15.500 rifugiati sudanesi. L'Unhcr ha deciso di trasferire una parte del personale a Guereda fino a quando la situazione non si sara' calmata. Alcuni giorni fa due bambini sono rimasti gravemente feriti mentre giocavano con un ordigno inesploso e dovranno subire l'amputazione delle gambe. (AGI, 05/02/07)
Il presidente accusa il mondo di cecità sulla tragedia del Darfur (PeaceReporter, 30/01/07)
Il presidente del Ciad, Idriss Deby, ha accusato nuovamente il Sudan di condurre una guerra a sfondo razziale nel Darfur, criticando l'atteggiamento dei politici africani e internazionali che si sono sempre relazionati in maniera timorosa col governo di Khartoum. In un'intervista rilasciata alla radio francese Rfi, Deby si è scagliato contro quella che ha definito "l'attitudine del mondo a mettere la testa sotto la sabbia" sulle azioni del governo sudanese in Darfur, dove almeno 200 mila persone sono state uccise dal 2003. Il Ciad, che ha minacciato di abbandonare l'Unione Africana se il Sudan ne avesse assunto la presidenza, accusa Khartoum di utilizzare miliziani arabi, conosciuti come Janjaweed, per combattere i ribelli non arabi in Darfur. (PeaceReporter, 30/01/07)
Dirotta aereo da Khartum, arrestato giovane sudanese (Agi, 24/01/07)
Un aereo sudanese adibito a voli interni e' stato dirottato questa mattina da Khartum verso la capitale del Ciad, N'djamena. Il dirottatore, un giovane sudanese uomo armato di una pistola e di un coltello, ha chiesto invano asilo alla Francia e poi e' stato arrestato dai militari ciadiani. Nessuno tra i 95 passeggeri, tra cui un italiano, e' stato ferito. L'uomo aveva intimato al piolota di dirigersi verso la Gran Bretagna m l'aereo ha dovuto ripiegare sul N'djamena pe mancanza di carburante. Il dirottatore ha detto di essere perseguitato dalle autorita' sudanesi. (Agi, 24/01/07)
Africa Centrale, possibile invio di forze ONU (A.R., la Voce d'Italia, 20/01/07)
Esperti ONU sono arrivati sabato in Ciad e nella Repubblica Centrafricana per preparare un possibile dispiegamento di caschi blu lungo i confini dei due paesi con il Sudan, martoriati da continue violenze a seguito dell' estendersi del conflitto in Darfur. I circa trenta membri della delegazione, che domenica saranno a Ndjamena, capitale del Ciad, nelle prossime due settimane riprenderanno le fila dei colloqui avviati lo scorso Novembre, quando lo stesso team si incontrò con esponenti di governo dei due paesi, ma, a causa degli scontri di frontiera, non ebbe la possibilità di visitare le aree di crisi. Una missione essenzialmente tecnica, il cui obiettivo sarà quello di verificare le reali condizioni di sicurezza e logistiche per l' invio di una forza di pace. La scorsa settimana il Consiglio di Sicurezza aveva respinto la raccomandazione dell' ex segretario generale Kofi Annan - contrario al dispiegamento dei caschi blu nella regione fino a quando tutti i partiti non avessero concordato un cessate-il-fuoco - chiedendo al nuovo segretario, Ban Ki-moon, di preparare entro metà febbraio “raccomandazioni complete e aggiornate sulle dimensioni, la struttura e il mandato per una presenza multi dimensionale dell' ONU”. Annan, nonostante l' ostilità verso la missione, in uno dei suoi ultimi report aveva previsto due opzioni di intervento: l' invio di una forza di circa 5000 uomini, con il compito di monitorare le aree di frontiera e fornire i primi aiuti alla popolazione, oppure di un contingente più numeroso - si parla di 11.000 soldati – che avrebbe dovuto, oltre a sorvegliare la regione, impedire nuovi attacchi e proteggere i civili. Il governo sudanese, fermamente contrario all' ingresso di t