Bubanza : attaccate posizioni dell’esercito, paura tra la popolazione (CC, Misna, 28/12/07)
Un attacco simultaneo contro tre posizioni militari da parte di presunti ribelli delle Forze nazionali di liberazione (Fnl), ultimo gruppo armato attivo nel paese, si è concluso con la morte di un soldato e diversi altri feriti a Musigati, nella provincia di Bubanza, nell’ovest del paese. Secondo fonti dell’esercito, alcune decine di ribelli hanno attaccato all’alba con colpi di mortaio e mitragliatrici. La popolazione locale spaventata - riferisce la stampa burundese - è fuggita dalle proprie abitazioni, saccheggiate poco dopo dagli assalitori. L’amministratore del comune di Musigati ha chiesto al governo di Bujumbura e ai dirigenti delle Fnl di riprendere i negoziati di pace, arenati da diversi mesi. Per Natale, anche il vescovo di Bujumbura, Monsignor Evariste Ngoyagoye, aveva chiesto “una tregua” per il bene del popolo burundese. Ai primi di dicembre, i dirigenti della regione dei Grandi Laghi avevano dato alle Fnl fino al 31 dicembre per tornare al tavolo dei negoziati, pena sanzioni quali il divieto di circolare nei paesi dell’aera, un embargo sulle armi e l’iscrizione sulla ‘lista nera’ delle ‘forze negative’ (gruppi ribelli) della regione.
(CC, Misna, 28/12/07)
Vescovo di Bujumbura chiede tregua tra governo e ultima ribellione (CC, Misna, 27/12/07)
"Una tregua sarebbe il più bel regalo natalizio per il popolo burundese": l’appello, rivolto al governo e all’ultimo gruppo ribelle ancora in attività nel paese, il Fronte nazionale di liberazione (Fnl), è stato formulato da Monsignor Evariste Ngoyagoye, vescovo della capitale, Bujumbura. Nella sua omelia pronunciata il giorno di Natale nella cattedrale Regina Mundi, il presule ha sottolineato che questo periodo dovrebbe "permettere di fare un esame di coscienza" sui comportamenti politici, individuali, famigliari e sociali di tutti i giorni. L’accordo di cessate il fuoco firmato il 7 settembre 2006 è stato più volte violato e negli ultimi mesi, il processo di pace ha subito una battuta d’arresto con il boicottaggio da parte delle Fnl delle riunioni del comitato di monitoraggio e di verifica di tale processo; i dirigenti del movimento ribelle, seguiti dalla maggior parte dei parlamentari e di una parte della società civile, chiedono la sostituzione del principale mediatore nel processo di pace, il sudafricano Charles Nkaqula, considerato troppo vicino alle posizioni di governo. Ai primi di dicembre, i dirigenti della regione dei Grandi Laghi avevano dato alle Fnl fino al 31 dicembre per tornare al tavolo dei negoziati, pena sanzioni quali il divieto di circolare nei paesi dell’aera, un embargo sulle armi e l’iscrizione sulla ‘lista nera’ delle ‘forze negative’ (gruppi ribelli) della regione. (CC, Misna, 27/12/07)
Consegnata petizione per disarmo popolazione civile (CC, Misna, 14/12/2007)
Il Centro giovani Kamenge di Bujumbura, gestito dai missionari saveriani, ha consegnato al presidente Pierre Nkurunziza e ad altri 27 rappresentanti locali, una petizione con 20.000 firme per chiedere il disarmo della popolazione civile. Secondo fonti di polizia, circa 100.000 armi, residuo della guerra del 1993-2003, sono ancora in circolazione tra i sette milioni di cittadini; "negli anni della guerra il traffico delle armi aveva raggiunto un livello incontrollabile, i trafficanti si sono riempite le tasche e le armi sono rimaste” sostengono al Centro Kamenge. Negli ultimi mesi, sono aumentate le aggressioni spesso letali compiute da banditi armati ed è stato imposto un divieto di circolazione notturna sulle strade nazionali.(CC, Misna, 14/12/2007)
Università chiusa per nonnismo, scontri durante evacuazione campus (CC, Misna, 10/12/07)
È stata chiusa per una settimana l’Università di Bujumbura, unico ateneo pubblico del Paese, su ordine di Saiki Kibeya, ministro dell’Educazione e della Ricerca scientifica; il provvedimento è stato adottato a causa di una ripresa dei corsi, nelle ultime settimane, caratterizzata da pratiche degradanti a cui sono stati sottoposti gli iscritti al primo anno. Qualche settimana fa, anche un professore era stato malmenato da un gruppo di giovani per aver fotografato atti di nonnismo; ne era seguito uno sciopero proclamato da diversi insegnanti universitari nella capitale. Nell’applicare il provvedimento di chiusura, le forze dell’ordine incaricate di evacuare il campus universitario di Mutanga (2.700 studenti) si sono scontrate con dei giovani: il bilancio, secondo fonti della polizia, sarebbe di un morto tra gli agenti e cinque feriti tra gli studenti. I giovani del campus hanno accusato la polizia di aver sparato, dopo aver forzato l’ingresso del luogo e lanciato gas lacrimogeni; un portavoce della polizia ha negato, aggiungendo che gli studenti avrebbero lanciato una granata, sparato con pistole e lanciato pietre in direzione degli agenti. (CC, Misna,
10/12/07)
Centro "Jeunes Kamenge”: verso il Natale lottando contro la violenza (RR, RadioVaticana, 25/11/2007)
Sono terminate oggi, in Burundi, dopo una settimana di sensibilizzazione, le attività promosse per la Giornata Internazionale contro gli abusi sui bambini. Tornei di calcio, basket e pallavolo hanno animato i vari Quartieri Nord, insieme al concorso di danze tradizionali di Kinama. Due grandi attività, inoltre, hanno coinvolto 45 Scuole Elementari: un torneo di calcio lungo un mese, a cui hanno aderito 36 istituti, e la proiezione di 5 film di disegni animati con relativa discussione al Centro "Jeunes Kamenge”. Due settimane di proiezione su grande schermo, mattina e pomeriggio, a cui hanno partecipato 6.500 bambini. Grazie all’Academy for Educational Development, organizzazione non governativa americana, sono stati raccolti fondi per garantire l’istruzione a 200 bambini. La mobilitazione, però, non si ferma. Il prossimo 27 novembre, verrà presentato al Centro “Jeunes Kamenge”, un fumetto sulla violenza contro le donne in collaborazione con la Cooperazione Svizzera; il 1° dicembre, invece, si terrà un grande concerto per la Giornata internazionale di lotta contro l’AIDS con diversi artisti. Importanti inoltre, saranno la consegna delle firme sul disarmo e gli otto giorni di formazione per ex militari ed ex ribelli. (RR, RadioVaticana, 25/11/2007)
Ribelli ‘dissidenti’ fonte di tensione a cibitoke (CC, Misna, 14/11/07)
Tre persone che viaggiavano a bordo di un camion su una strada della province di Cibitoke, nel nord-ovest del paese, sono state uccise lunedì sera in un’imboscata condotta da uomini armati. L’attacco, confermato oggi alla MISNA da una fonte locale, avrebbe fatto anche quattro feriti e sarebbe attribuito ai ribelli delle Fnl (Fronte nazionale di liberazione), unico gruppo armato ancora attivo in Burundi. Un clima di tensione sta crescendo nella zona di Cibitoke dove, in piena città, a soli 50 metri dal liceo locale, sono stati raggruppati in un ex-campo dell’Onu circa mille presunti dissidenti delle Fnl, decisi ad abbandonare l’ala radicale del movimento guidato da Agathon Rwasa. “Lunedì, gli allievi del liceo hanno protestato perché alcuni di questi dissidenti avevano rubato il loro cibo. Oggi i giovani hanno deciso di lasciare la scuola” riferisce alla nostra agenzia una fonte locale, precisando che la presenza di ex-ribelli, tra cui alcuni armati, con pochi soldi e senza viveri, spaventa la popolazione che teme furti o aggressioni; inoltre, cresce la paura di possibili attacchi da parte dell’ala cosiddetta 'dura' delle Fnl. Secondo fonti di stampa burundese, un’altra imboscata avvenuta sempre lunedì sera nel sud del paese avrebbe fatto un morto e otto feriti, mentre vicino alla capitale Bujumbura la stessa sera alcuni uomini in divisa militare hanno fermato un veicolo che trasportava un deputato, Gérôme Nicayenzi, del partito di opposizione Frodebu, e un senatore; gli aggressori hanno rubato passaporti, soldi, computer e telefoni cellulari e uno dei passeggeri del veicolo sarebbe stato rapito. Fonti della MISNA riferiscono che il governo ha chiesto ai funzionari statali di non circolare dopo le ore 17:00. (CC, Misna,
14/11/07)
Dimissioni primo vice-presidente: eletto sostituto (CC, Misna, 08/11/2007)
Il deputato Yves Sahinguvu è stato scelto dal Parlamento per sostituire al posto di primo vice-presidente il dimissionario Martin Nduwimana. Come il suo predecessore, Sahinguvu è membro del partito di opposizione Uprona (Unità per il progresso nazionale, ex-partito unico), che aveva sfiduciato Nduwimana accusandolo di non aver saputo difendere gli interessi del gruppo. Oftalmologo di formazione, il nuovo primo vice-presidente è anche uomo d’affari e ex-senatore. Sahinguvu era stato designato a luglio ministro della Sanità, ma al momento del giuramento, aveva rifiutato il posto. L’avvicendamento di oggi fa parte del dialogo politico tra il partito del presidente Pierre Nkurunziza, il Cndd-Fdd, e i partiti d’opposizione (in particolare Uprona e Frodebu); potrebbe essere il preludio alla formazione di un nuovo governo di unità nazionale che ponga fine ad una crisi politica che ha paralizzato finora le attività legislative. (CC, Misna, 08/11/2007)
Scontro tra fazioni ribelli, nove morti (Peacereporter, 22/10/2007)
Nove miliziani sono rimasti uccisi in uno scontro tra due fazioni dell'ultimo gruppo di ribelli attivo in Burundi, le Forze hutu per la liberazione nazionale (Fnl) avvenuto ieri nel distretto di Kabezi, a sud della capitale Bujumbura. I miliziani fedeli al comandante storico del Fnl Agaton Rwasa hanno attaccato un campo in cui si rifugiavano almeno 400 membri di una fazione scissionaria contraria alla sua leadership, con cui già c'erano stati scontri nel settembre scorso. Il portavoce del Fnl Pasteur Habimana ha più volte accusato il governo e i mediatori di sostenere il gruppo rivale per indebolire la leadership di Rwasa, da sempre contrario al cessate il fuoco. (Peacereporter,
22/10/2007)
Amnesty e Acat: nessuna protezione contro lo stupro, né in guerra né in pace (ConfiniOnLine, 17/10/2007)
(…) Amnesty International e ACAT - Burundi (Association des Chrétiens pour l’Abolition de la Torture - Associazione Cristiana per l’abolizione della tortura) chiedono al governo del Burundi di intraprendere azioni immediate ed efficaci per proteggere le donne e le bambine dallo stupro e da altre forme di violenza sessuale. Sebbene lo stupro sia gravemente diffuso su tutto il territorio nazionale, le autorità del Burundi hanno sistematicamente mancato di prendere misure efficaci per prevenire, perseguire e punire questi crimini. Con il risultato che i responsabili regolarmente sfuggono ai processi e alle condanne dello Stato e le vittime sono lasciate sole senza alcuna protezione. La diffusione dello stupro e di altre forme di violenza sessuale è particolarmente elevata in Burundi. Le bambine e le giovani donne sono particolarmente a rischio: il 60 per cento degli stupri denunciati sono infatti commessi contro minori. (…) Lo stupro era un fenomeno endemico durante il conflitto armato ma continua anche ora nonostante la fine delle ostilità. Tra il 2004 e il 2006 circa 1346 donne all’anno hanno denunciato uno stupro o una violenza sessuale a Medici Senza Frontiere, una media di 26 a settimana. "Questi dati statistici sullo stupro in Burundi sono purtroppo parziali e rappresentano solo la punta di un iceberg; infatti non includono tutte quello donne che non possono raggiungere i presidi medici dopo essere state violentate" – ha affermato Arnaud Royer, ricercatore di Amnesty International. "Un gran numero di donne e bambine soffre in silenzio". La situazione creata dall’attuale sistema giuridico per le vittime di stupro scoraggia le donne a iniziare e perseguire un’azione legale. Il sistema è particolarmente carente per le donne delle zone rurali che non sanno spesso come intraprendere un’azione legale e sono tagliate fuori da ogni assistenza psicologica e medica, fornita in Burundi da alcune Organizzazioni non governative. Inoltre le donne sono stigmatizzate dalla loro comunità per aver reso pubblica la violenza di cui sono state vittima. Le testimonianze raccolte da Amnesty International e dall’ACAT sono concordi nell’affermare che la vittima di stupro è generalmente emarginata dalla comunità e anche la sua posizione all’interno della famiglia è notevolmente compromessa: la donna viene derisa e umiliata e di solito ha ben poche possibilità di trovare un marito o un compagno. “Parecchie donne riferiscono del senso di vergogna provato dopo lo stupro. La convinzione prevalente nella società burundese è che la colpa sia in qualche modo della vittima, per il suo comportamento o per il modo di vestire” – ha aggiunto il ricercatore dell’associazione. (…) La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani e non può essere tollerata. Lo stupro è un crimine e i responsabili vanno assicurati alla giustizia e alle donne offerti aiuto e risarcimento” – ha concluso Royer. (ConfiniOnLine,
17/10/2007)
Ribelli rifiutano di partecipare ai colloqui di pace (Peacereporter, 16/10/2007)
Il portavoce delle Forze di liberazione nazionale (Fnl) del Burundi, ultimo gruppo di ribelli attivo nel Paese, ha dichiarato che l'organizzazione non parteciperà ai colloqui previsti per sabato prossimo a Pretoria (Sudafrica) perché il mediatore locale Charles Nqakula si sarebbe dimostrato inadatto al ruolo e non imparziale. Il capo delle Fnl, Agathon Rwasa, sarebbe però disponibile a recarsi a Dar es-Salaam, capitale della Tanzania, su invito del governo locale, per discutere gli impedimenti al processo di pace. Il Sudafrica e la Tanzania sono entrmbi impegnati nello sforzo di portare la pace in Burundi, dove la guerra civile in corso dal 1993 ha già fatto almeno 300mila vittime. (Peacereporter,
16/10/2007)
Sostieni la campagna per il disarmo (Vita, 11/10/2007)
Il Centre Jeunes di Kamenge, a Bujumbura, protagonista di una campagna contro la circolazione delle armi nel paese africano. Ecco il comunicato - Nonostante l'arrivo della democrazia nell'agosto 2005, le armi leggere che circolano in Burundi sono ancora moltissime. Si stimano oltre 100.000 le armi in possesso delle famiglie o nascoste nelle foreste! Esse vengono usate da bande armate e piccoli gruppi che circolano di notte per rubare, oppure da ex-militari e ribelli che tornati a casa dalla guerra non trovano lavoro, oppure ancora da ragazzi disorientati e psicologicamente provati dalle atrocità vissute nella guerra civile dalla quale il Burundi sta uscendo. I massacri, le atrocità dei macete ed i 14 anni di guerra “a bassa intensità” hanno impoverito la popolazione burundese a tal punto che oggi le armi leggere si rivelano spesso un mezzo scelto per uscire dall'estrema povertà. Si incrementano così la violenza, la piccola criminalità e la corruzione e rallenta ulteriormente il processo di pace e democratizzazione del Paese. Ora che la guerra è terminata, è fondamentale che il Governo burundese si impegni nell'eliminazione delle armi per dare un segno forte alla popolazione burundese nell'istituzione di una vera democrazia basata sulla fiducia tra i cittadini e tra cittadini e politici. Chiediamo dunque: * che le operazioni di disarmo totale della popolazione civile burundese, iniziate con la supervisione dell'ONU già nel 2005, vengano portate a termine; * e che un controllo costante sulle azioni di compra-vendita di armi in Burundi. sia effettuato.- Padre Claudio Marano e i 28mila Giovani del Centre Jeunes di Kamenge - Bujumbura (Vita, 11/10/2007)
Governo sudafricano rifiuta richiesta dei ribelli di sostituire negoziatore (AdL, Misna, 20/09/07)
Il governo di Pretoria ha rifiutato la richiesta dei ribelli delle Forze Nazionali di Liberazione (Fnl) burundesi di sostituire Charles Nqakula, il mediatore sudafricano incaricato di negoziare tra gli insorti e il governo di Bujumbura. “Rigettiamo queste richieste perché ci sono strutture apposite a cui le Fnl e altri possono sollevare domande e proposte, incluse quelle relative ai facilitatori” ha detto il viceministro degli Esteri Aziz Pahad, aggiungendo che "se i ribelli hanno lamentele da fare dovrebbero rivolgerle ai vertici regionali, che hanno scelto Nqakula, e non certo ai mezzi di informazione". “Riteniamo che questo sia solo un tentativo di bloccare il processo in corso” ha aggiunto il ministro. Una decina di giorni fa le Fnl, l’ultimo gruppo ribelle attivo in Burundi, si erano rifiutate di tornare a sedere nella commissione per il monitoraggio della tregua che ha messo fine a una guerra civile lunga più di 10 anni, in cui sono morte oltre 300.000 persone, a meno che Nqakula – accusato di pregiudizio nei loro confronti – non fosse stato sostituito. L’Unione Africana ha più volte ammonito i ribelli e il governo di completare i negoziati entro il 31 dicembre prossimo, data entro la quale dovrà essere firmato un accordo di pace. Nelle ultime settimane, le Fnl, protagoniste di violenti combattimenti contro l’esercito regolare, hanno accusato il governo di aver “violato il cessate il fuoco, e di appoggiare, fornendogli armi, munizioni e viveri, branche dissidenti della ribellione. (AdL, Misna,20/09/07)
4 mila persone in fuga dai saccheggi dei ribelli (VF, RadioVaticana, 13/09/07)
Sono 4 mila gli abitanti della provincia di Bubanza, nel nord-ovest del Burundi, fuggiti dalle loro case in seguito agli attacchi delle milizie ribelli delle Forze Nazionali di Liberazione (FNL). La parrocchia locale li ha accolti ed ogni giorno dopo il lavoro nei campi, gli sfollati tornano a rifugiarsi nei suoi locali. L’agenzia Fides riferisce che, secondo il governatore della provincia, Pascal Nyabenda, i guerriglieri hanno saccheggiato le abitazioni dopo essere usciti dai loro nascondigli nei pressi della foresta. Il governatore accusa anche gli insorti di non aver rispettato un accordo che prevedeva il loro raggruppamento in tre campi di raccolta. Il portavoce del movimento ribelle non ha negato che membri delle forze ribelli abbiano commesso saccheggi, ma ha accusato la comunità internazionale di non aver rispettato l’impegno di “fornire cibo, vestiario e medicine” al gruppo. Le FNL hanno firmato con il governo un'intesa per la tregua nel settembre 2006, ma non si sono ancora chiusi i negoziati per il disarmo e la smobilitazione dei guerriglieri. Il 3 settembre, intanto, anche i 5 mila abitanti di un quartiere della capitale, Bujumbura, erano stati costretti alla fuga durante i combattimenti tra due fazioni rivali delle FNL. Durante gli scontri, scoppiati per la designazione di un leader del gruppo, 21 persone sono rimaste uccise. Circa due terzi dei quasi otto milioni di abitanti del Burundi sono cattolici e la Chiesa è attiva sul territorio con programmi di sostegno. Nel corso della guerra civile, durata dal 1993 al 2003, hanno perso la vita l’allora arcivescovo di Gitega, Joachim Ruhuna ed il nunzio apostolico in Burundi, l’arcivescovo Michael Courtney. (VF, RadioVaticana, 13/09/07)
Gli attacchi dei ribelli nel nord-ovest provocano migliaia di sfollati (LM, Fides, 12/09/07)
Circa 4mila persone hanno abbandonato le loro case nella provincia di Bubanza, nel nord-ovest del Burundi, a causa degli attacchi commessi dai ribelli delle Forze Nazionali di Liberazione (FNL), l’ultimo gruppo di guerriglia a non aver ancora sottoscritto un accordo di pace definitivo con le autorità di Bujumbura. Secondo il Governatore della provincia di Bubanza, Pascal Nyabenda, i guerriglieri hanno saccheggiato le case subito dopo essere usciti dai loro nascondigli nei pressi delle foreste di Kibira e di Rukoko. Gli sfollati sono stati accolti dalla locale parrocchia, dove hanno trascorso la notte. Queste persone escono solo in pieno giorno per andare a lavorare nei campi per poi rientrare nei locali parrocchiali prima del calare del sole. Il Governatore accusa inoltre i ribelli di non aver rispettato un accordo che prevedeva il loro raggruppamento in tre campi di raccolta. Il 3 settembre gli abitanti di Buterere, un quartiere della capitale Bujumbura, erano stati costretti a fuggire a causa dei combattimenti tra due fazioni rivali delle FNL che hanno provocato una ventina di morti (vedi Fides 4 settembre 2007). Secondo il Governatore di Bubanza, una parte degli uomini coinvolti nei combattimenti di Buterere proveniva dalla sua provincia. Da allora regna una calma precaria. Le FNL hanno firmato con il governo un accordo di tregua nel settembre 2006, ma i negoziati per raggiungere un’intesa definitiva, che preveda il disarmo e la smobilitazione dei suoi guerriglieri segnano il passo. L’ultimo incontro tra il Presidente burundese Pierre Nkurunziza e il capo delle FNL, Aghaton Rwasa, risale al 17 giugno di quest’anno, quando i due leader si sono incontrati in Tanzania, Paese che svolge un attivo ruolo di mediazione nella crisi burundese che si trascina dal 1993. In quella occasione il Capo dello Stato si è impegnato a rispettare i termini dell’accordo provvisorio e a liberare i prigionieri delle FNL detenuti nelle carceri burundesi. Il portavoce del movimento ribelle, Pasteur Habimana, non ha negato che appartenenti alle FNL abbiano commesso dei saccheggi, ma ha accusato la comunità internazionale di non “aver rispettato l’impegno di fornire cibo, vestiario e medicine” al gruppo ribelle, in conformità all’accordo del 2006. Habimana ha chiesto di sostituire l’equipe di mediatori guidata dal Ministro sudafricano per la Sicurezza. Una richiesta che è stata respinta dall’Unione Africana. (LM, Fides,12/09/07)
Ordinato il nuovo Vescovo di Bururi (LM, Fides, 10/09/07)
Una folla festante ha accolto il nuovo Vescovo della Diocesi di Bururi, in Burundi. Mons. Venant Bacinoni è stato ordinato sabato 8 settembre, nello stadio di Kabuye. All’ordinazione hanno partecipato le più alte autorità dello Stato tra le quali vi erano il Presidente della Repubblica Pierre Nkurunziza, il Vicepresidente Martin Nduwimana, gli ex Capi dello Stato Jean-Baptiste Bagaza, Pierre Buyoya, Sylvestre Ntibantunganya e. Domitien Ndayizeye). L’Arcivescovo di Gitega, Mons. Simon Ntamwana ha salutato le autorità burundesi e le delegazioni inviate dai Paesi limitrofi: Tanzania, Rwanda e Repubblica Democratica del Congo. Mons. Evariste Ngoyagoye, Arcivescovo di Bujumbura, che presiedeva la liturgia, ha ricordato che il Vescovo ha il compito prioritario di portare alle genti la Buona Novella. Mons. Ngoyagoye ha chiesto ai fedeli della diocesi di Bururi di accogliere con amore e con gioia il loro nuovo Vescovo. Il Presidente della Repubblica, Nkurunziza, ha ringraziato Dio per aver donato ai fedeli di Bururi un nuovo Pastore e ha invitato Mons. Bacinoni a operare per la pace in Burundi. Mons. Venant Bacinoni, è nato il 20 febbraio 1940 a Kirisi, diocesi di Bururi. Il 20 aprile 1965 ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale. È stato nominato Vescovo di Bururi da Papa Benedetto XVI il 25 giugno 2007 (vedi Fides 25 giugno 2007). La diocesi di Bururi ha una superficie di 6.500 km2, con una popolazione di 966.39 abitanti. I cattolici sono 413.960 distribuiti su 20 parrocchie serviti da 76 sacerdoti. (LM, Fides, 10/09/07)
Leader opposizione fugge ad arresto(Agi/Reuters, 22/08/07)
Raid della polizia del Burundi a casa di Pancrace Cimpaye, portavoce del Frodebu (Fronte per la democrazia in Burundi), il principale partito di opposizione hutu. L'esponente politico, datosi alla macchia, e' ora ricercato con l'accusa di essere una minaccia alla stabilita' politica del Paese. Dietro l'azione governativa ci sarebbero le accuse che Cimpaye ha lanciato contro il presidente Pierre Nkurunziza, ritenuto il mandante degli assalti dello scorso weekend alle residenze di quattro parlamentari del Frodebu e di un deputato dello schieramento di governo Cndd-Fdd. Quattro dei politici presi di mira erano nella lista dei 69 parlamentari che la settimana scorsa inviarono una lettera aperta al presidente Nkurunziza per chiedere con urgenza la formazione di un governo di unita' nazionale dopo il recente rimpasto deciso dal capo dello Stato. Per protesta, nelle ultime settimane i lavori del Parlamento sono rimasti bloccati. Il rischio di una nuova fase di destabilizzazione in Burundi preoccupa la comunita' internazionale perche' minerebbe la sicurezza dell'intera regione dei Grandi Laghi. Uscito due anni fa da un sanguinoso conflitto etnico tra hutu e tutsi, che ha fatto 300.000 morti, oggi il Burundi vive una situazione di relativa stabilita' politica, offuscata pero' da denunce di corruzione e di violazione dei diritti umani.(Agi/Reuters, 22/08/07)
Granate contro opposizione, si acuisce crisi politica (Agi/Reuters, 20/08/07)
Lanci di granate a Bujumbura, capitale del Burundi, contro cinque abitazioni di altrettanti uomini politici del piccolo Stato della regione del Grandi Laghi. Lo hanno riferito fonti locali, precisando che gli attacchi simultanei, avvenuti sabato notte, sono stati compiuti da ignoti e hanno provocato almeno tre feriti. Bersaglio degli attentati sono stati quattro parlamentari del partito d'opposizione Frodebu (Fronte per la democrazia in Burundi) e un deputato dello schieramento di governo Cndd-Fdd. Secondo le vittime, gli attacchi sono da ricollegare alla crisi politica che negli ultimi mesi ha interessato il Paese. Quattro dei politici presi di mira sono nella lista dei 69 membri del Parlamento che la settimana scorsa hanno inviato una lettera aperta al presidente Pierre Nkurunziza per chiedere con urgenza la formazione di un governo di unita' nazionale. Dopo l'arresto nei mesi scorsi dell'ex delfino del presidente Nkurunziza e capo del Cndd-Fdd, Hussein Radjabu, e di 17 parlamentari al suo seguito, colpevoli di aver tentato di destabilizzare il Paese, il recente rimpasto di governo operato dal capo dello Stato non e' piaciuto ai partiti d'opposizione, marginalizzati dalla nuova formazione. Per protesta, nelle ultime settimane i lavori del Parlamento sono rimasti bloccati. Un eventuale ritorno dell'instabilita' politica del Burundi preoccupa la comunita' internazionale perche' minerebbe la sicurezza dell'intera regione. Uscito dal sanguinoso conflitto etnico tra Hutu e Tutsi che ha fatto 300.000 morti, il Burundi da due anni vive una situazione di relativa stabilita' politica, offuscata pero' da denunce di corruzione e violazione dei diritti umani.(Agi/Reuters, 20/08/07)
Posticipato l'invio di truppe in Somalia, mancano i mezzi di trasporto di Francia e Usa (Peacereporter, 07/08/07)
Il Burundi ha posticipato l'invio di 2.000 soldati in Somalia perché le forze francesi e statunitensi che dovevano occuparsi del trasporto sono in ritardo nella tabella di marcia. Appena possibile, ha detto il portavoce dell'esercito, i suoi uomini si uniranno alle forze dell'Unione Africana per sedare gli attacchi delle corte islamiche soprattutto nella capitale Mogadiscio. Fino ad ora sono stati inviati in Somalia solo 1.600 ugandesi, nonostante il piano dell'Unione Africana preveda un contingente di 8.000 soldati.(Peacereporter, 07/08/07)
Ribelli Fnl chiedono vertice regionale per rilancio processo di pace (FB, Misna, 27/07/07)
“Abbiamo chiesto ai mediatori del Sudafrica di organizzare un incontro regionale in cui il presidente Pierre Nkurunziza e il nostro capo, Agaton Rwasa, possano risolvere questioni rimaste sospese”: lo ha detto il portavoce delle Forze nazionali di liberazione (Fnl), Pasteur Habimana, confermando la disponibilità dell’ultimo gruppo armato ancora attivo in Burundi a riprendere le trattative di pace con il governo di Bujumbura. I ‘nodi’ ancora da sciogliere per il riavvio del negoziato, secondo Habimana, riguardano “il rilascio dei prigionieri delle Fnl, un accordo per riorganizzare le forze armate e un’intesa politica per definire il ruolo delle Fnl nelle istituzioni statali”. Da mesi i ribelli si erano ritirati dal negoziato in stallo dopo la firma, nel settembre scorso, di un accordo di tregua con il governo; recentemente 28 esponenti delle Fnl, membri del Comitato congiunto di verifica e monitoraggio del cessate il fuoco erano tornati nel ‘bush’, facendo temere una ripresa delle violenze. Le Fnl sono ancora formalmente in guerra contro il governo e rifiutano di deporre le armi; malgrado la posizione dei ribelli, sembra comunque ormai archiviato il lungo conflitto civile del 1993-2005, che ha provocato oltre 300.000 vittime, in gran parte civili.(FB, Misna, 27/07/07)
Le Comunità di Sant'Egidio aiutano le regioni colpite dalla carestia (Sant’Egidio, 26/07/07)
Da circa un anno una grave carestia ha colpito alcune zone del Burundi, in particolare cinque province: Muyinga e Cankuzo nel nordest, Ngozi e Kirundo nel nord; Rutana nel sudest. Una grave siccità lo scorso anno e poi violente alluvioni hanno danneggiato irrimediabilmente i raccolti. Il Burundi è un paese che si sta lentamente risollevando dopo la terribile guerra civile durata 10 anni (1993 - 2003), e la sua economia si regge prettamente sull'agricoltura. A causa della carestia si sono registrate centinaia di morti per fame, e nelle aree vicine al confine. Migliaia di persone si sono spostate in Ruanda o Tanzania per cercare aiuto presso parenti o nei campi profughi dell'Onu. Secondo il Ministero dell'Agricoltura burundese, il 30% degli abitanti delle province colpite ha bisogno di aiuto alimentare. Le Comunità di Sant'Egidio del Ruanda e del Burundi hanno organizzato una prima distribuzione alimentare nella collina di Rubura, distretto di Kayanza, provincia di Ngozi , una delle aree più colpite. Sono stati distribuiti riso, fagioli, farina di mais, olio di palma, sale e sapone. Tra i destinatari degli aiuti, le famiglie dei bambini della Scuola della Pace ed a un gran numero di persone anziane e malate. (Sant’Egidio, 26/07/07)
"Viviamo con i rifiuti dei ricchi" (IRIN/ICN, 17/07/07)
Ancilla Riziki ha 38 anni e vive con i suoi nove figli a Buterere, uno dei bassifondi più poveri di Bujumbura, capitale del Burundi. E' alla ricerca disperata di un impiego stabile in assenza del quale, con una famiglia così grande, non le rimane che andare a scavare tra le montagne di spazzatura, tutto il giorno, senza alcuna protezione ai piedi ed alle mani. "Veniamo da Gisenyi nel nord di Bujumbura ma nel 1993 ce ne siamo andati a causa della guerra. Kamenge stava diventando un campo di battaglia; distruggevano tutte le case. Se ne andavano tutti e così ce ne andammo anche noi. Qui però non appello per il pastore zaur ho alcun lavoro. Con nove figli da sfamare e da vestire non è facile. Ho due mani con cui lavorare ma non ci sono impieghi. Farei qualsiasi lavoro, pur di andarmene da questo luogo, ma non riesco a trovarne uno. Guardami gli occhi [Gli occhi della donna sono rossi ed infiammati per il fumo che brucia sui rifiuti]. Un operatore umanitario mi ha portato degli occhiali, ma sono rotti. No c'è scelta; viviamo con i rifiuti della gente ricca. Ogni mattina aspetto i camion della spazzatura. Arrivano di solito alle otto ed è allora che cominciamo a scavare e scavare la montagna di rifiuti, tutto il giorno. Molte di noi sono vedove o semplicemente molto povere. Viviamo di rifiuti. Ci sono pure uomini, ragazzi e bambini. Ognuno gruppo cerca una cosa diversa: borse di plastica, oggetti metallici, cibo. Anche qui c'è un campo di battaglia, in particolare fra i ragazzi; vincono i più forti. Di solito riesco a trovare del carbone del valore di 200 franchi (16 centesimi di euro) al giorno. Guadagniamo poco perché il carbone è già usato. Con i soldi che guadagno, compro patate dolci per i miei figli. Ma non basta per una famiglia grande come la mia. Nella maggior parte dei casi, vanno a letto senza aver mangiato. Qualche volta trovo anche qualche vestito. Con quello che guadagno non posso permettermi di comperarli. Farò di tutto perché i miei figli non finiscano qui. Vanno tutti a scuola, eccetto i più piccoli. La figlia più grande sta terminando le superiori grazie all'aiuto di un padrino che le paga le spese. Gli altri sono alle elementari. Siamo fortunati che non dobbiamo pagare rette scolastiche; inoltre, ogni anno le organizzazioni umanitarie ci danno il materiale scolastico". (IRIN/ICN, 17/07/07)
Il ritorno di 150mila rifugiati burundesi in Tanzania (LM, Fides, 21/06/07)
La questione dei rifugiati burundesi ancora presenti in Tanzania è stata al centro della visita in Burundi che il Presidente della Tanzania, Jakaya Kikwete, conclude oggi, 21 giugno. Il Presidente Kikwete è stata accolto con calore dalla popolazione burundese che ricorda l’importante ruolo che la Tanzania ha avuto e continua ad avere nel riportare la pace del Paese. Il governo di Dar es Salaam intende rinviare in Burundi entro il 31 dicembre 2007 circa 150mila rifugiati che da almeno un decennio vivono in Tanzania, a seguito della guerra civile scoppiata nel 1993 e conclusa con gli accordi di pace firmati proprio nella capitale tanzaniana nel 2003. Il Capo di Stato tanzaniano afferma che in Burundi si sono ormai create le condizioni politiche e di sicurezza che permettono il ritorno dei rifugiati. L’annuncio del Presidente tanzaniano ha però suscitato preoccupazione in Burundi. Secondo il Presidente del Fronte per la Democrazia del Burundi (FRODEBU, il principale partito d’opposizione), Léonce Ngendakumana, il ritorno di centinaia di migliaia di persone nel giro di pochi mesi potrebbe innescare una nuova crisi sociale e politica in un Paese che è appena uscito da una guerra civile decennale. Il problema principale è costituito dai potenziali conflitti per il possesso della terra. I rifugiati andandosene dal Paese hanno lasciato le loro proprietà fondiarie sulle quali, nella maggior parte dei casi, si sono insediate nuove famiglie. Secondo il capo dell’opposizione, un rimpatrio massiccio e improvviso, condotto senza la necessaria preparazione, rischia di far esplodere un vero e proprio conflitto per il controllo delle terre contese. Un altro politico burundese, il leader dell’Unione per il Progresso Nazionale (UPRONA, l’ex partito unico) ha auspicato un “ritorno su base volontaria e organizzato” dei rifugiati, come previsto dalle convenzioni internazionali in materia. In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, che si è tenuta ieri, 20 giugno, il Ministro burundese dell’Interno e della Sicurezza Pubblica, Evariste Ndayishimiye, ha pubblicato una dichiarazione nella quale si chiede alla Tanzania di dare ancora prova di pazienza affinché il Burundi sia in grado di accogliere i rimpatriati “nella dignità, nella sicurezza, nella giustizia e nella fraternità”. La Tanzania accoglie 276mila rifugiati, la maggior parte dei quali proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo e dal Burundi. Dopo le elezioni del 2005 vinte dagli ex ribelli, il Burundi ha visto consolidarsi la pace raggiunta grazie agli sforzi della comunità internazionale. Il Burundi intende integrarsi nelle strutture regionali e continentali per migliorare la propria economia. La povertà è infatti un terreno fertile per far esplodere tensioni e conflitti. Proprio in questi giorni il Burundi, insieme al Rwanda, è entrato nella Comunità dell’Africa Orientale, che comprende anche Kenya, Uganda e Tanzania. (LM, Fides, 21/06/07)
Presidente incontra capo ribelle, accordo per liberazione prigionieri (RC, Misna, 18/06/07)
Verranno liberati “il prima possibile” tra i 2000 e i 3000 prigionieri politici e di guerra dell’unica formazione ribelle a non aver deposto le armi dopo la fine nel 2005 della guerra civile che in 12 anni aveva provocato oltre 300.000 morti, in gran parte civili. Lo hanno concordato ieri, al termine di un faccia a faccia a Dar es-Salaam, in Tanzania, il presidente burundese Pierre Nkurunziza e Agathon Rwasa, il capo dell’ultimo movimento ribelle ancora attivo in Burundi, le Forze nazionali di Liberazione (Fnl). Il partito di liberazione del popolo hutu (Palipehutu), l’ala politica delle Fnl, “presenterà una lista” di prigionieri politici da liberare al ministro burundese della Giustizia e alla ‘Missione congiunta di verifica e monitoraggio', la commissione di monitoraggio dell’applicazione del cessate-il-fuoco siglato il 6 settembre dai ribelli e dal governo di Bujumbura. “Il rilascio dei prigionieri politici e l’impegno della direzione delle Fnl di ritornare in Burundi per ricominciare il processo di pace” sono stati definiti “un’importante pietra miliare” da “Jeff Radebe, ministro dei Trasporti sudafricano e capo mediatore, in una conferenza stampa al termine dell’incontro tra Nkurunziza e Rwasa, il primo dopo la sigla della tregua. Il faccia-a-faccia era stato preceduto da incontri separati tra i due e Radebe e il presidente tanzaniano Jakaya Kikwete. (RC, Misna, 18/06/07)
Uganda - Ruanda e Burundi entrano nella Comunità dell'Africa Orientale (Peacereporter, 18/06/07)
I tre attuali membri della Comunità dell'Africa Orientale (Cao) accoglieranno oggi, in un incontro a Kampala, capitale ugandese, l'adesione di due nuovi membri: Ruanda e Burundi. L'associazione avrà effetto a partire dal prossimo primo luglio. Sono in corso colloqui per valutare la possibilità di rendere la Cao, nata nel 1999, una vera a propria unione politica. Fino ad ora il ruolo rilevante, all'interno della Comunità, è stato giocato principalmente dall'unione doganale, che ha permesso ai paesi membri di commerciare senza l'imposizione di tasse, incrementando notevolmente gli introiti. Per il futuro si sta discutendo di creare entro il 2010 un vero e proprio mercato unico, con la possibilità di coniare anche una sola moneta. (Peacereporter, 18/06/07)
Ribelli Fnl tornano nella commissione per monitorare la tregua (Peacereporter, 28/05/07)
I ribelli Hutu delle Forces Nationales de Liberation sono tornati oggi nella commissione per il monitoraggio della tregua, con una mossa che potrebbe segnare una svolta nel processo di pace. Le Fnl avevano abbandonato la commissione lo scorso mese, accusando l'esercito di non essersi ritirato da alcune zone contese, come promesso dai termini della tregua. Presto il presidente Pierre Nkurunziza e il leader ribelle Agathon Rwasa potrebbero incontrarsi per un nuovo round di colloqui sull'integrazione dei ribelli nell'esercito. Le Fnl sono l'ultimo gruppo ribelle ancora attivo in Burundi, teatro di una guerra civile che, dal 1993, ha provocato almeno 300.000 morti. (Peacereporter,
28/05/07)
“Progressi” verso tribunale speciale per crimini guerra (FB, Misna, 23/05/07)
Sarebbero usciti dallo stallo in cui versavano da tempo i negoziati tra il governo di Bujumbura e l’ONU per la creazione di un tribunale speciale incaricato di giudicare i crimini più gravi commessi nel piccolo paese dei Grandi Laghi dall’indipendenza del 1962, in particolare durante la ventennale guerra civile scoppiata nel 1993: lo ha detto oggi nella capitale burundese l’alto commissario ONU per i diritti umani Louise Arbour concludendo una visita iniziata sabato che ha incluso anche un incontro con il presidente Pierre Nkurunziza. “Abbiamo fatto progressi. Esiste oggi un consenso sul principio della non applicabilità dell’impunità per i crimini di genocidio, contro l’umanità e di guerra” ha detto Arbour. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU aveva votato il 20 giugno 2005 una risoluzione per l’istituzione di una commissione per la verità e la riconciliazione e di un tribunale speciale. Il governo nazionale è al momento ancora impegnato in negoziati con l’ultima formazione ribelle in attività – le Forze nazionali di liberazione (Fnl) – che ha sottoscritto finora solo un ‘cessate-il-fuoco’, lo scorso settembre. Le Fnl sono l'ultimo gruppo armato a non aver sottoscritto gli accordi di pace complessivi che nel 2005 hanno posto fine al conflitto interno, con un bilancio di circa 300.000 morti. (FB, Misna,
23/05/07)
Al termine di sei giorni di dibattiti, una quarantina di rappresentanti di differenti fazioni del Burundi si sono impegnati a continuare il dialogo in vista di una riconciliazione nazionale. L'incontro, che si è svolto a Caux, sopra Montreux (VD), era organizzato dell'Associazione Internazionale Iniziative e Cambiamento, scrive quest'ultima in una nota odierna. La riunione è stata possibile grazie ai buoni uffici del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). "Si trattava di offrire un contesto informale così da creare relazioni di fiducia, come chiesto dai burundesi", precisa il comunicato. Ai dibattimenti hanno partecipato tre ex capi dello Stato, diversi deputati, dirigenti politici, esponenti del movimento ribelle di etnia hutu delle Forze nazionali di liberazione (FNL), rappresentanti delle confessioni religiose e membri della società civile.
(SwissInfo,
27/04/07)
Il governo del Burundi e l’ultima formazione ribelle attiva nel paese – le Forze nazionali di liberazione (Fnl) – si sono accordati per una nuova tornata di colloqui: lo ha detto oggi il mediatore sudafricano, precisando che nel corso dei negoziati verranno affrontate le nuove richieste avanzate nei giorni scorsi dal gruppo armato e inizialmente respinte dalle autorità di Bujumbura. Le due parti “hanno concordato ulteriori consultazioni relative al futuro dei dirigenti e dei combattenti delle Fnl” ha detto senza aggiungere altri dettagli Kingley Mamabolo, inviato in Burundi del governo sudafricano, principale mediatore del conflitto burundese. I ribelli – che hanno sottoscritto solo un cessate-il-fuoco a settembre 2006 – nei giorni scorsi avevano abbandonato la commissione di verifica della tregua, accusando le truppe governative di non essersi ritirate dalle aree sotto controllo delle Fnl. I miliziani avevano poi avanzato nuove richieste relative alla loro partecipazione nelle istituzioni, ma due giorni fa il presidente Pierre Nkurunziza aveva escluso qualsiasi nuova concessione non prevista dal cessate-il-fuoco. Il mediatore ha aggiunto che ora si tratta solo di definire “dove e quando” si svolgeranno queste nuove discussioni. Le Fnl sono l'ultimo gruppo armato a non aver sottoscritto gli accordi di pace complessivi che nel 2005 hanno posto fine a dodici anni di guerra civile, con un bilancio di circa 300.000 morti. (CO, Misna,
05/04/07)
Governo respinge richieste dei ribelli Fnl (PeaceReporter, 03/04/07)
Le autorità burundesi hanno respinto le richieste dei ribelli delle Forces Nationales de Liberation, l'ultimo gruppo armato del Paese erede della guerra civile. I ribelli, che lo scorso settembre siglarono una tregua con l'esercito, si sono ritirati la scorsa settimana dal comitato per il rispetto del cessate-il-fuoco, sostenendo che i soldati burundesi non si sarebbero ritirati dalle aree sotto controllo dei ribelli come previsto dagli accordi. I ribelli hanno inoltre chiesto di rinegoziare la loro integrazione nelle Forze Armate, nella polizia e nel Parlamento, tutte richieste che le autorità hanno respinto. La guerra in Burundi, scoppiata nel 1993, ha provocato finora 300.000 vittime. (PeaceReporter,
03/04/07)
Accorciare le distanza con l’Uganda – principale partner commerciale – e facilitare l’accesso dei cittadini ai principali uffici pubblici del paese: il presidente ed ex-ribelle Pierre Nkurunziza sposterebbe per questi motivi la capitale da Bujumbura a Gitega, seconda città di un paese che sta uscendo da una lunga guerra civile durata 12 anni; ne ha parlato in un’intervista a un settimanale ugandese, senza però indicare né tempi né altri particolari sull’eventuale spostamento della capitale. Finora il centro amministrativo del Burundi è stato a Bujumbura (circa un milione di abitanti), sulle acque del lago Tanganika, su cui si affacciano anche Repubblica democratica del Congo e Tanzania. Secondo Nkurunziza, invece, i servizi della capitale sarebbero più accessibili a Gitega (oltre 250.000 residenti), nel centro del paese, tra l’altro meglio collegata ai principali centri urbani del Burundi rispetto a Bujumbura. Con la fine del conflitto interno, l’attuale capitale è ridiventata una città commerciale e da oltre un anno si assiste all’arrivo di investitori, in realtà ancora troppo pochi però per risollevare l’economia distrutta dalla guerra. Nkurunziza ha detto di ritenere necessari ulteriori investimenti, ricordando anche le opportunità in settori come “micro-finanza, acqua, trasporti pubblici e industria delle costruzioni”; con l’aggiunta del settore scolastico: “Abbiamo bisogno – ha detto il presidente – di assistenza per l’arredamento delle scuole e materiale per gli studenti. Ma anche per la stesura di nuovi libri di testo”, forse per ‘riscrivere’ la storia del Burundi dopo quasi tre lustri di violenze. (CO, Misna,
28/03/07)
Ostacoli all'accordo di pace (CO, Misna, 27/03/07)
Sono stati di nuovo sospesi i lavori della commissione di applicazione dell'accordo di pace tra governo e Forze di liberazione nazionale (Fnl) - l'ultimo gruppo ribelle del Burundi - iniziati il mese scorso e già interrotti più volte. Oggi i delegati del movimento armato hanno abbandonato il cosiddetto 'Meccanismo congiunto di verifica' per il monitoraggio dell'effettiva applicazione sul terreno del cessate-il-fuoco firmato a settembre 2006. "Le truppe del governo avrebbero dovuto ritirarsi dalle zone occupate dai nostri combattenti ma non l'hanno fatto" ha detto il portavoce delle Fnl, Pasteur Habimana, aggiungendo che i ribelli non riprenderanno i lavori se questa condizione non verrà rispettata. Le Fnl "sollevano questioni che non rientrano nell'accordo di pace" ha replicato un portavoce governativo, secondo cui si tratterebbe solo di un "pretesto". In un comunicato diffuso in serata i mediatori internazionali definiscono per ora "inconciliabili" le posizioni delle due delegazioni, annunciando nuove consultazioni con il principale negoziatore, il ministro sudafricano della sicurezza Charles Nqakula. Secondo la stessa fonte, i ribelli farebbero solleverebbero questioni "che comportano una nuova discussione delle disposizioni dell'accordo di pace". Le Fnl sono l'ultimo gruppo armato rimasto fuori dagli accordi di pace del 2005 che interruppero una guerra civile durata dieci anni con un bilancio di circa 300.000 morti, in gran parte civili. (CO, Misna,27/03/07)
Rifugio negli Usa per 35 sopravvissuti al massacro di Gatumba (PeaceReporter, 19/03/07)
L'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) ha reso noto oggi che un primo gruppo di 35 persone sopravvissute al massacro del 2004 nel campo profughi di Gatumba, in Burundi, ha lasciato lo Stato africano per cominciare una nuova vita negli Stati Uniti. Nel 2004 alcuni ribelli Hutu avevano attaccato il campo profughi uccidendo e massacrando circa 160 rifugiati della Repubblica Democratica del Congo. A perdere la vita durante l'attacco sono stati soprattutto donne e bambini. Grazie a un programma delle Nazioni Unite e del governo Usa, a circa 500 rifugiati sopravvissuti al massacro è stata data la possibilità di ricominciare una nuova vita negli Stati Uniti. (PeaceReporter,
19/03/07)
HRW: violazioni dei diritti dei bambini nelle carceri, un “fardello” pesante (F.C., AG. Radicale, 18/03/07)
Human Rights Watch, ha lanciato l’allarme sulle condizioni dei minori detenuti nelle prigioni burundesi con un rapporto intitolato “Un fardello pesante da portare: le violazioni dei diritti dei bambini in stato di detenzione in Burundi.” Gli osservatori dell’organizzazione internazionale per i diritti dell’uomo hanno visitato 10 delle 11 carceri del Burundi ed hanno raccolto numerose testimonianze tra bambini, procuratori e personale penitenziario, che hanno permesso loro di stilare una descrizione dettagliata delle violenze e dei soprusi dei quali sono vittime i minori implicati in procedimenti giudiziari. “In alcuni casi i bambini sono torturati per strappargli delle confessioni e la maggior parte non ha accesso ad un’assistenza o ad una rappresentazione giuridica” ha denunciato Alison Des Forges, consigliere principale della divisione Africa di HRW. “Per mesi, addirittura anni, i bambini vengono detenuti preventivamente insieme agli adulti in prigioni sovraffollate ed in condizioni deplorevoli, in attesa di un processo.” Il documento pone l’accento sulle violenze fisiche e sessuali di cui sono vittime i bambini ad opera degli altri detenuti, sulla penuria di cibo, le cattive condizioni sanitarie e l’assenza totale di programmi educativi organizzati nelle carceri. Alla fine del 2006, più di 400 bambini tra i 13 ed i 18 anni, si trovavano nelle prigioni burundesi e molti altri erano detenuti nei commissariati locali. Il Burundi non ha un sistema giudiziario per i minori. La legislazione attualmente in vigore pone il limite per la responsabilità penale a 13 anni. I ragazzi tra i 13 ed i 18 anni riconosciuti colpevoli di un delitto possono beneficiare solamente dell’eventuale riduzione di pena che si accorda agli adulti condannati per gli stessi reati. Oggi nel paese non esiste alcuna alternativa all’incarcerazione dei minori, né alcun servizio di sostegno che li aiuti dopo il periodo di detenzione. Proprio mentre il Parlamento di Bujumbura discute su possibili emendamenti alla legge penale, Human Rights Watch ha voluto richiamare le organizzazioni nazionali e internazionali che operano nel settore – in particolare DFID e la Comunità europea – affinché “forniscano un aiuto concreto stanziando dei fondi speciali che assicurino l’adozione e l’applicazione integrale di un nuovo sistema penale in cui sia migliorato il trattamento dei minori, e che abbia come cardini un’alternativa concreta alla prigione, un programma di riabilitazione, ed il reinserimento sociale.” (fonte Burundi Réalité) - (Francesca Colasanti, AG. Radicale,18/03/07)
E' guerra aperta tra il presidente della Repubblica burundese, Pierre Nkurunziza, e il suo ex delfino Hussein Radjabu. Riepiloghiamo: stratega delle operazioni militari del Forze democratiche durante la guerra civile (1993-2005), Radjabu era il capo incontestato del partito presidenziale (Cndd-Fdd) fino a quando, nel settembre 2006, la vice presidente Alice Nzomukunda si è dimessa per protestare contro i metodi repressive del presidente del Cndd-Fdd. Da allora, una pioggia di contestazioni di è abbattuta su Radjabu, poi costretto a rifugiarsi presso l'ambasciata sudafricana di Nujumbura (la capitale) nel gennaio scorso in seguito alla sua destituzione dal partito (decisa peraltro da Nkurunziza). Da allora è in corso una vera e propria epurazione interna al Cndd per eliminare tutti i fedeli di Radjabu. Dopo l'espulsione di due ministri (Karenga Ramadhani e Jean Bigirimana), entrambi coinvolti in un giro di affari riguardante la vendita di un Falcon 50 della presidenza della Repubblica, l'epurazione ha colpito la deputata Pascaline Kampayano, fedelissima di Radjabu. A breve dovrebbe saltare Immaculée Nahayo, presidente dell'Assemblea nazionale e accusata di nutrire simpatie nei confronti dell'ex presidente del Cndd-Fdd (nonostante quest'ultimo sia sospettato di averne ucciso il marito). Secondo informazioni racolte dal sito internet Burundi Réalités, Nahayo avrebbe tentato di riunire due terzi dei parlamentari per rovesciare il presidente Nkurunziza. Sulla scia di Ramadhani e Bigirimana, il campo di Nkurunziza ha messo fuori gioco Jean Petit, il temutissimo presidente della Lega giovanile del Cndd-Fdd, accusato da Human Rights Watch e Amnesty International di aver ucciso degli oppositori politici e civili burundesi. Al suo posto si è installato Jean Paul Mpawenayo. "Ma coloro che hanno orchestrato l'epurazione di Radjabu sanno che la partito non è ancora vinta" sostiene Burundi réalités. "Hussein Radjabu è lungi dall'aver utilizzato tutti gli strumenti di pressione a disposizione. La sua strategia è del resto sempre più chiara: impedire con tutti i mezzi Nkurunziza di governare e incoraggiare l'insicurezza su tutto il territorio nazionale per spingere il Burundi e la Comunità internazionale a esigere da Nkurunziza una spartizione dei poteri. Nelle sue lettere destinate ai capi di Stato della regione, Radjabu avrebbe sollevato il problema dell'insicurezza, lasciando intendere che la sua esplusione dal partito presidenziale rischia di mettere la parola fine alla stabilità del paese". Non a caso, "Radjabu starebbe passando dalle parole ai fatti. Le informazioni raccolte a Bujumbura lasciano intuire che l'ex presidente del Cndd-Fdd avrebbe mobilitato ex soldati dell'ala militare del partito di Nkurunziza e dei mercenari di origine somala". (Joshua Massarenti, Vita,
26/02/07)
Domenica 18 febbraio, una rappresentanza della Forza di liberazione nazionale (Fnl), il più importante gruppo ribelle di etnia hutu che da 14 anni combatte in Burundi, sarebbe giunta nella capitale Bujumbura per discutere gli accordi relativi al cessate-il-fuoco. La notizia, diffusa dalla Bbc, precisa che all’arrivo in aeroporto, i 17 membri della delegazione sono stati accolti dal ministro dell’Interno Evariste Ndayishimiye e da centinaia di sostenitori festanti. I mediatori di Sud Africa, Unione Africana e Nazioni Unite si uniranno al vertice entro lunedì. Rubin Tubirabe, il capo della delegazione, ha dichiarato che la Fnl, unico gruppo ribelle a non aver ancora accettato gli accordi di pace firmati nel 2001, vuole definitivamente porre fine alla guerra civile che dal 1993 ha già causato più di 300 mila vittime. La formazione guidata da Agathon Rwassa, che può ancora contare su tremila combattenti, sarebbe inoltre favorevole all’implementazione del processo di disarmo, la cui realizzazione dovrebbe comunque avvenire sotto l’egida dell’Onu e dell’Unione Africana, che dal 31 dicembre scorso ha preso il posto della missione di pace delle Nazioni Unite in Burundi (Onub). La Bbc inoltre riferisce che Rubin Tubirabe avrebbe lamentato la scarsa collaborazione dimostrata dal governo burundese nella realizzazione degli accordi firmati nel settembre scorso a Dar es Salama, in Tanzania. Infatti, entrambi le parti in conflitto hanno più volte denunciato la violazione del cessate-il-fuoco e i ribelli della Fnl, che aveva chiesto l’immunità per tutti gli appartenenti alla formazione e la liberazione dei prigionieri, continuano a reclamare quanto previsto dalla costituzione entrata in vigore nel 2005: la ristrutturazione delle forze armate e un governo allargato, in modo da riflettere la distribuzione etnica della popolazione burundese (85% hutu e 14% da tutsi). Attualmente, la politica interna del Burundi sta attraversando un momento estremamente delicato. Nell’agosto dello scorso anno, sarebbe stato sventato un colpo di stato, mirato ad assassinare il presidente Pierre Nkurunziza e Hussein Radjabu, capo del partito di governo. Del complotto, scoperto dai servizi segreti di Bujumbura, sarebbero stati accusati sia politici della opposizione che militari, tra cui: l’ex presidente Domitien Ndayizeye, poi assolto dalla Corte Suprema del Burundi; il vice presidente nella seconda fase del processo di transizione post bellico e membro dell’opposizione, Alphonse Kadege, anche lui assolto; Alain Mugabarabona, ex capo ribelle delle Fnl-Icanzo, condannato a 15 anni di carcere. Vista la situazione, la ratifica dell’accordo di pace con l’Fnl sarebbe un’ottima vittoria politica per il presidente Nkurunziza e placherebbe le turbolenze che si stanno creando all’interno dello stesso partito di maggioranza. (ERV) - (Pagine di Difesa, 20/02/07)
Destituita la vicepresidente della repubblica (PeaceReporter, 09/02/07)
Il presidente della repubblica burundese Pierre Nkurunziza ha indetto una seduta parlamentare speciale per eleggere un nuovo vicepresidente, dopo la destituzione, avvenuta ieri, di Marine Barampama. La vicepresidente, infatti, è stata destituita per "insubordinazione e irresponsabilità", per aver boicottato la riunione per eleggere il nuovo segretario generale, il colonnello Jeremy Ngendakumana, indetta dal Consiglio nazionale per la difesa e la democazia-Forze di difesa della democrazia. Già lo scorso mese, Barampama aveva firmato una petizione contro la necessità di indire un congresso straordinario di partito per sostituirne il segretario. (PeaceReporter, 09/02/07)
Polemico avvicendamento ai vertici del partito di governo (MZ, Misna, 08/02/07)
È il colonnello Jérémy Ngendakumana il nuovo segretario generale del partito di governo burundese, Consiglio nazionale per la difesa e la democrazia–Forze di difesa della democrazia (Cndd-Fdd), nonché ex-principale formazione combattente durante la guerra civile. Lo hanno deciso i delegati riunitisi ieri a Ngozi, nel nord del paese, nel corso del congresso straordinario indetto per adottare un nuovo statuto, un nuovo regolamento e anche per trovare un sostituto all’ormai ex-segretario generale dello schieramento, Hussein Radjabu, fortemente contestato nelle ultime settimane. Il colonnello Ngendakumana, considerato un moderato e un uomo di dialogo e fino a ieri ambasciatore del Burundi in Kenya, ha ottenuto 1060 voti sui 1075 delegati iscritti al voto. Il presidente Pierre Nkurunziza, presente a Ngozi in quanto membro del Cndd-Fdd, ha reso omaggio al segretario generale uscente Radjabu “per il suo contributo alla lotta che ha portato il partito al governo” anche se quest’ultimo, grande assente dell’incontro, nei giorni scorsi ha definito il congresso straordinario “illegale”. Secondo alcuni Radjabu sarebbe stato privato della guida del partito perché considerato il principale responsabile di alcuni errori commessi dal governo nei mesi scorsi, secondo altri perché rischiava di ‘mettere in ombra’ il capo di Stato. (MZ, Misna, 08/02/07)
Il ministro degli Esteri a Roma (Radio Vaticana, 07/02/07)
La riconciliazione tra Hutu e Tutsi e il rafforzamento delle istituzioni democratiche sono oggi le sfide più importanti della neonata democrazia del Burundi. A testimoniarlo il ministro degli Esteri di Bujumbura, la signora Antoinette Batumubwira (BATU-MUBUIRA), che ha partecipato ieri a Roma ad un incontro sul Burundi organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, in prima linea nelle trattative tra governo e ribelli, prima, e negli accordi di pace di Arusha, dopo. Il servizio è di Salvatore Sabatino (Radio Vaticana07/02/07)
Scoperto secondo deposito di armi in meno di una settimana (PeaceReporter, 05/02/07)
La polizia burundese ha reso noto di aver rinvenuto domenica un grande quantitativo di dinamite in un'abitazione privata a circa 150 km dalla capitale Bujumbura. Il proprietario della casa è stato arrestato. Quello di domenica è il secondo rinvenimento di armi ed esplosivi in meno di una settimana, circostanza che ha fatto nuovamente salire la tensione in un Paese scioccato dal processo tenutosi contro l'ex-presidente Domitien Ndayizeye, accusato di aver organizzato un golpe contro l'attuale capo di stato Pierre Nkurunziza. Ndayizeye è stato assolto la settimana scorsa. Il Burundi è da poco uscito da una guerra civile durata 13 anni, che ha provocato almeno 300 mila vittime. (PeaceReporter,05/02/07)
Inondazioni: oltre 800mila persone a rischio (LM, Ag. Fides,22/01/07)
La Chiesa è mobilitata per portare aiuto alle popolazioni colpite dalle gravissime inondazioni che stanno interessando il Burundi. “Dalla Conferenza Episcopale a Caritas Burundi fino alla più piccola delle parrocchie, tutte le realtà della Chiesa cattolica sono attivamente impegnate nell’opera di soccorso” dicono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa locale. “Le parrocchie in particolare hanno aperto le porte dei propri locali alla persone che hanno perso la casa. Si tratta di migliaia di persone, famiglie intere, che hanno perso tutto in pochissimo tempo”. Sono 7 su 19 le province maggiormente colpite dalla furia delle acque: Muramzya, Bubanza, Karuzi, Kayanza, Cimbtoke, Ngonzi, Ruyigi. Il governo ha decretato lo stato d’emergenza e ha chiesto aiuto alla comunità internazionale, il corpo diplomatico è stato invitato a visitare alcune delle zone danneggiate dalle piogge. “Il governo sta procedendo all’analisi dei danni per poi rivolgere richieste specifiche alla comunità internazionale” dicono le fonti di Fides. Secondo il Programma Alimentare Mondiale (PAM) le alluvioni delle ultime settimane in Burundi potrebbero provocare una grave crisi alimentare per oltre 800mila persone. “Il rischio è serio”, ha detto il portavoce del PAM nel Paese, Guillaume Folliot, “le forti piogge e lo straripamento dei fiumi hanno distrutto tra il 50 e l’80 per cento delle colture”. (…)(LM, Ag. Fides,22/01/07)
Su banchi di scuola anche inglese e swahili (RC, Misna, 17/01/07)
L'inizio del secondo semestre ha riservato una sorpresa agli alunni al primo anno delle scuole elementari: oltre alle lingue ufficiali francese e kirundi, dovranno imparare anche inglese e swahili. Il provvedimento – apparentemente insolito in un paese orientato verso la francofonia e dove lo swahili è parlato solo lungo le coste del lago Tanganika e in qualche zona della capitale Bujumbura – è stato annunciato dal ministro dell'Istruzione, con l'obiettivo di abbattere le barriere linguistiche con gli altri stati membri della Comunità dell'Africa orientale (Eac). Dopo 10 anni di attesa, infatti, lo scorso novembre il Burundi è entrato a far parte insieme al Rwanda della Comunità fondata nel 2000 da Uganda, Tanzania e Kenya dove si parla prevalentemente inglese e swahili. Le due nuove lingue sono state recentemente introdotte anche nei programmi e nei giornali diffusi dalla rete televisiva nazionale burundese. “Grazie alla loro padronanza, la nostra popolazione potrà interagire con le loro controparti dell'Africa Orientale” ha commentato Christian Nkengurutse, Incaricato d'Affari del Burundi nella capitale ugandese Kampala, in un'intervista all'East african business week. “Siamo africani – ha aggiunto – che si appoggiano su lingue importate. Comunicare in inglese o in francese deriva dal nostro passato coloniale, ma abbiamo una lingua comune nella nostra regione, che è lo swahili”. Lo swahili è oramai diventato la lingua franca dell'Africa orientale e delle zone confinanti: oltre che nei paesi membri dell'Eac, è parlato come seconda, terza o quarta lingua in Repubblica democratica del Congo, Somalia, Comore, Mozambico, Malawi, Zambia e Repubblica Centrafricana. Secondo le stime, sono circa 5 milioni gli swahili madrelingua e altri 50 milioni gli africani che lo usano come seconda lingua. (RC, Misna,
17/01/07)
Presunto golpe, assolto ex presidente (BF, Misna, 15/01/07)
La Corte Suprema del Burundi ha assolto l’ex presidente Domitien Ndayizeye, e quattro dei sei altri imputati accusati di aver ordito un colpo di Stato contro il governo del presidente Pierre Nkurunziza, eletto nel 2005. La corte ha invece condannato a venti anni di reclusione l’ex capo ribelle Alain Mugabarabona e a 15 anni Tharcisse Ndayishimiye. Finisce così, almeno sul piano del procedimento giudiziario, una controversa vicenda iniziata a giugno dello scorso anno quando la polizia annunciò la scoperta di un complotto per uccidere il presidente Nkurunziza a cui seguirono una serie di arresti di esponenti politici e dell’esercito. Ad agosto fu arrestato anche Domitien Ndayizeye già capo di Stato ad interim nel 2003 al 2005, quando il paese, uscito da una decennale guerra civile, andava verso nuove elezioni. Negando ogni addebito Ndayizeye, come pure l’opposizione politica, aveva bollato il processo come una montatura della nuova dirigenza del paese per distrarre la popolazione dalle sue mancanze. (BF, Misna, 15/01/07)