Il peso della politica americana nel Corno d'Africa (Stefano Pettini, Pagine di difesa, 04/12/2007)
Chi segue le vicende del Corno d'Africa ha potuto notare in questi ultimi tempi alcuni segnali di un cambiamento in atto che potrebbe portare l'opinione pubblica internazionale a riesaminare in maniera più critica e consapevole una problematica fino a ora mai del tutto chiarita nei suoi reali contorni, ma di importanza fondamentale per il suo ruolo nella pace del mondo. L'ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite John Bolton nel suo libro di memorie pubblicato pochi giorni fa negli Stati Uniti, fa per la prima volta e sorprendentemente una importante ammissione circa le pesanti interferenze messe in atto dall'Assistente Segretario di Stato Usa per gli affari africani Jendayi Frazer a riguardo della applicazione legale del verdetto di una apposita commissione internazionale istituita per decidere sui confini Etiopia Eritrea. Nella sua circostanziata testimonianza John Bolton spiega come Jendayi Frazer nonostante fosse a conoscenza del carattere definitivo e immodificabile del verdetto sui confini, ritenendolo non conforme alle istanze presentate dall'Etiopia, prese l'iniziativa di richiedere un meccanismo di riapertura dei lavori della Commissione al fine di ottenere la assegnazione all'Etiopia stessa di una maggiore porzione di territorio contestato. Spostando l’attenzione su un altro fronte caldo della stessa area africana, si nota che il 22 novembre scorso il Parlamento Europeo ha emesso una risoluzione riguardante la questione somala in cui al punto 6 chiede che: "sia posto termine a ogni intervento militare straniero in Somalia", riconoscendo quindi in modo implicito il ruolo negativo svolto dall'Etiopia che dopo aver annunciato pubblicamente un anno fa di essere in grado di pacificare la Somalia in due settimane, si ritrova ora impastoiata in una situazione senza via di uscita dopo aver causato danni umani e materiali incalcolabili a un paese che di fatto ha invaso militarmente. La giornalista britannica Michela Wrong, corrispondente della Reuter, della BBC e del Financial Times, in un suo recente articolo dal titolo "I più recenti errori americani in Africa" ha fatto di più tracciando un preciso profilo della gestione fallimentare della politica della amministrazione americana nel Corno d'Africa, la quale viene definita senza mezzi termini la maggiore responsabile della gravissima instabilità politica e sociale dell'Africa Orientale. Secondo l’analisi di Michela Wrong, alla base della rovinosa politica americana in Africa vi sarebbe un modo sbagliato di scegliere i partner secondo un criterio che soddisfa solo i propri antiquati metodi di approccio alle relazioni internazionali, e la tendenza ad appoggiare questi partner in maniera incondizionata andando anche oltre i limiti imposti dalle leggi, con il risultato di esacerbare gli animi, peggiorare conflitti e creare le basi a reazioni di tipo estremistico. Con queste premesse tutti i testimoni e i garanti del rispetto degli Accordi di Algeri sulla questione etiopico-eritrea, primo fra questi il segretario generale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e la amministrazione Usa, dovranno urgentemente affrontare una nuova importante questione costituita dalla massiccia presenza di strutture militari e truppe in assetto di guerra etiopiche all'interno di territori a sovranità eritrea. Questo dipende dal fatto che il 30 novembre è scaduto il termine ultimo che la Commissione Confini Etiopia Eritrea si era dato dopo che per cinque anni aveva dovuto confrontarsi senza successo con la indisponibilità dell'Etiopia a farsi carico dei suoi impegni consentendo la demarcazione dei confini con appositi capisaldi in cemento, e quindi, in conformità con quanto annunciato precedentemente, contestualmente assumono valore legale definitivo i confini così come tracciati sulle mappe approntate dalla stessa Commissione avvalendosi di riferimenti satellitari. Dal punto di vista del diritto internazionale e secondo le regole che si sono date le Nazioni Unite, questa presenza etiopica oltre i confini eritrei costituisce un deliberato atto di ostilità non più giustificabile con labili pretesti sempre meno credibili quali la necessità di prevenire eventuali attacchi eritrei, e tutta la questione non può più essere semplicisticamente presentata come si è fatto sinora come il risultato di intemperanze ingiustificabili. Il sottile velo di nebbia che fino a ora aveva coperto le vere responsabilità nella gestione della politica africana comincia lentamente a levarsi e sta restituendo una immagine diversa da quella alla quale si era creduto prima, fatta di precise alleanze e scopi specifici per raggiungere i quali alcuni non si sono fatti scrupolo di mettere a repentaglio la pace mondiale addossando le colpe ad altri. (Stefano Pettini, Pagine di difesa,
04/12/2007)
Uganda, Kenya e Tanzania: migliorano amministrazione e economia (LucaRolandi, La Stampa, 29/08/07)
Il continente africano riserva sorprese e realtà non solo negative. Guerre dimenticate, Darfur, fame e la piaga dell’Aids sono le situazioni che dominano molte aree e nazioni, ma fortunatamente vi sono anche notizie confortanti dall’Africa. L’agenzia Misna riporta alcune valutazioni positive della Banca mondiale sulle amministrazioni di Kenya, Tanzania e Uganda che sono diventati più efficienti. Il dato emerge dall'ultimo rapporto della Banca Mondiale che, ogni dieci anni, misura i progressi compiuti dai governi di 212 paesi basandosi su sei indicatori principali: stabilità politica e assenza di soprusi, efficienza del governo, stato di diritto, controllo della corruzione, qualità normativa, diritti e responsabilità civile.
Il Kenya dal 1998 ha migliorato cinque dei sei indicatori chiave, ma ha registrato un leggero peggioramento dal 2002 per lo stato di diritto. Il miglioramento più significativo, sostiene la Banca Mondiale, è stato registrato per l'assetto normativo e l'efficienza delle istituzioni.
La Tanzania, rispetto agli altri due paesi, registra il record nel controllo della corruzione e nello stato di diritto; mentre
l'Uganda segnala una debole stabilita politica, Kenya e Tanzania ottengono un buon punteggio sotto la voce “diritti e responsabilità civile”. La valutazione si basa sull'opinione fornita dai cittadini, su parametri economici e su altri risultati monitorati negli ultimi dieci anni. Daniel Kaufmann, co-autore del rapporto, sostiene tuttavia che “mentre da molte zone dell'Africa arrivano novità di miglioramento, in media non esistono prove che la gestione delle amministrazioni nel mondo sia migliorata negli ultimi anni. Il panorama è eterogeneo. Alcuni paesi, compresi alcuni fra i più poveri dell'Africa, portano avanti delle politiche per limitare la corruzione e migliorare l'apparato statale. Altri sono fermi o addirittura peggiorano, come la Costa d'Avorio e lo Zimbabwe”.(Luca Rolandi, La Stampa, 29/08/07)
SN Brussels guarda all'Africa orientale (Ttg Italia, 06/07/07)
Piani di espansione sull'Est dell'Africa per il vettore belga Brussels Airlines. Dal prossimo dicembre, infatti, Entebbe, Uganda, aggiungerà due frequenze settimanali con Bruxelles, da tre a cinque, una da Kigali, Ruanda, da due a tre, e una in più da Bujumbura, Burundi, che passerà da uno a due voli. Solo Nairobi subirà una contrazione dei voli, da 6 a 5. Mwanza e Arusha, in Tanzania, servite ad oggi da Sn Brussels attraverso un accordo con la locale Precision Air da Entebbe, sarebbero le destinazioni nel mirino del vettore quando riceverà il suo quinto aeromobile lungo raggio nel 2008(Ttg Italia, 06/07/07)
Povertà: una road map per sconfiggere la fame nel Corno d'Africa (Vita, 26/06/07)
Sei governi africani e le Nazioni Unite hanno concordato oggi una road map per affrontare le cause della fame crescente nel Corno d'Africa, regione soggetta a ripetute siccità. E' stato anche lanciato un allarme: la prossima grave crisi potrebbe indurrre oltre 20 milioni di persone ad avere bisogno di assistenza d'emergenza. La road map rappresenta il risultato di mesi di lavoro programmatico conclusosi oggi con i due giorni di colloqui di Nairobi che hanno visto la partecipazione di: rappresentanti dei governi di Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenia, Somalia e Uganda, istituzioni regionali, donatori, istituzioni finanziarie internazionali, istituti di ricerca, settore privato, organizzazioni non governative e Nazioni Unite. (…) Oltre 70 milioni di persone, il 45 per cento della popolazione della regione, vive in Corno d'Africa in condizioni di estrema miseria e con poco cibo a disposizione. Negli ultimi sei anni, quattro gravi siccità hanno colpito la regione. Il risultato delle consultazioni, condotte dai governi con il sostegno dell'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) e del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM), è una road map per aumentare gli interventi prioritari nei sei paesi. Le consultazioni a livello nazionale, cominciate nel gennaio 2007, hanno prodotto una lista di 170 progetti di successo, una grande quantità di interventi che possono essere estesi e ampliati nella lotta contro la fame. (…) I 170 migliori progetti identificati dai sei paesi includono, tra gli altri, crescita di alberi, riabilitazione del terreno, servizi veterinari per le comunità pastorali colpite dalla siccità, servizi di assistenza agricola, apicoltura, sviluppo di prodotti caseari, zone di pesca, piccole imprese, ecoturismo, scavo di pozzi per l'acqua, sistemi d'irrigazione e creazione di orti. (Vita, 26/06/07)
Sospetto membro di Al Qaeda arrestato nel Corno d’Africa (Peacereporter, 07/06/07)
Secondo quanto riferito dal Pentagono, un uomo sospettato di essere membro di al-Qaeda è stato arrestato nel Corno d'Africa e trasferito alla prigione militare statunitense di Guantanamo. Con lui sale a 385 il numero di detenuti a Guantanamo. L'uomo, Abdullahi Sudi Arale, sarebbe stato descritto in una nota come un "sospetto terrorista estremamente pericoloso", uno dei capi dell'Unione delle Corti Islamiche che ha controllato Mogadiscio e il sud del Paese per più di sei mesi, lo scorso anno. Abdullahi Sudi Arale avrebbe fatto da corriere tra il Pakistan e l'Africa orientale, vendendo armi ai militanti africani. Le autorità statunitensi accusano l'Unione delle Corti Islamiche di dare rifugio a membri di al-Qaeda, alcuni dei quali sarebbero coinvolti negli attentati contro le ambasciate Usa in Kenya e Tanzania. (Peacereporter, 07/06/07)
Ue: Parlamento chiede conferenza globale per sicurezza Corno d'Africa(ASG, 11/05/07)
"L'UE deve impegnarsi di piú a favore della pacificazione e dello sviluppo socio-economico del Corno d'Africa". È quanto chiede il Parlamento, proponendo la convocazione di una conferenza globale per la sicurezza, la pace e lo sviluppo nella regione. I deputati sollecitano poi ogni sforzo possibile per tutelare la popolazione del Darfur dal disastro umanitario e condannano gli interventi stranieri in Somalia. Etiopia a Eritrea devono liberare i prigionieri politici(gm/ASG, 11/05/07)
Corno d'Africa - Acnur denuncia nuova tragedia nel Golfo d'Aden (Vita, 26/03/07)
L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha affermato oggi che sono almeno 29 le vittime accertate e altri 71 i dispersi tra le 450 persone di nazionalità somala ed etiopica costrette da trafficanti armati a gettarsi nelle acque burrascose al largo delle coste yemenite. L'episodio, l'ultimo di una serie di tragedie che coinvolgono imbarcazioni di trafficanti che dalla Somalia trasportano persone attraverso il Golfo di Aden, è avvenuto giovedì scorso lungo un remoto tratto di costa dello Yemen, in località Ras-Alkab. Il totale di vittime e dispersi di quest'anno al largo dello Yemen sale così a 262. (…) Alcuni dei 293 sopravvissuti e altri testimoni riferiscono che giovedì mattina quattro imbarcazioni di trafficanti con a bordo 450 passeggeri si sono avvicinate alla costa, in un mare agitato e con forti correnti. I trafficanti hanno costretto i passeggeri a gettarsi in acqua, quando erano ancora lontani dalla costa. Secondo alcuni sopravvissuti, coloro che hanno opposto resistenza sono stati accoltellati, picchiati con bastoni di legno o di ferro e infine gettati in acqua, dove alcuni sono anche stati attaccati dagli squali. Diversi corpi recuperati mostravano segni di gravi mutilazioni. I sopravvissuti hanno aggiunto che diverse donne etiopiche e almeno una somala sono state stuprate e abusate dai trafficanti durante la traversata, partita dal porto di Bosaso nella regione somala del Puntland. Secondo i sopravvissuti, alcuni agenti delle forze di sicurezza yemenite avrebbero confiscato il loro denaro una volta giunti sulla costa. In base alle stime delle autorità, in questa sciagura 74 etiopi e 26 somali hanno perso la vita o sono ancora dispersi. Altri 57 etiopi avrebbero raggiunto le coste e si sarebbero poi rapidamente dileguati, nel timore di essere arrestati. Gli altri 293 sopravvissuti sono stati condotti nel centro d'accoglienza dell'Unhcr a Mayfa'a, dove hanno ricevuto cure mediche e altra assistenza. In base alle cifre dell'Unhcr, nel 2006 ben 26mila persone hanno compiuto la pericolosa traversata del Golfo di Aden, durante la quale almeno 330 sono morte e altre 300 risultano disperse e sono ritenute morte. Dall'inizio di quest'anno, inoltre, 4.400 persone sono sbarcate sulle coste yemenite, almeno 166 persone hanno perso la vita e molte altre sono disperse. Altre due imbarcazioni con a bordo 330 persone di nazionalità somala ed etiopica sono arrivate sulle coste del paese sabato scorso, ma non si sono registrati incidenti. (…)(Vita,26/03/07)
Una recente epidemia di meningite si è diffusa nel campo di Rhino, nell'Uganda settentrionale, propagandosi verso nord e raggiungendo la città di Nimule nel Sudan meridionale. Da quest'ultimo focolaio sono state registrate cinque vittime, mentre altre 60 persone versano tuttora in gravi condizioni. Tutti quelli che hanno contratto l'infezione hanno un'età compresa tra gli 8 e i 20 anni. Vaccini specifici sono stati distribuiti dal ministro della salute sudanese al personale medico ma, a causa della generale mancanza di questo strumento di prevenzione, il numero dei contagiati cresce di giorno in giorno. Non è stata, questa, l'unica epidemia diffusasi a Nimule nelle ultime due settimane. Il 5 febbraio, cinque persone sono state contagiate dal colera. In 48 ore, il numero dei malati è salito a 84, e il 9 febbraio la cifra era più che raddoppiata. Nonostante si siano allestite tende per ospitare gli ammalati, molti pazienti vengono curati fuori. Le scuole e i ristoranti rimarranno chiusi e saranno vietati i raduni pubblici. Inoltre sono previste sanzioni per le famiglie che non costruiscono latrine nelle proprie abitazioni. Nel campo di Rhino, oltre 70 persone, locali e rifugiati, sono state colpite, nel mese di gennaio, da una violenta epidemia di meningite. Di quattro si è avuta notizia del decesso; le altre sono state identificate e sottoposte a cure mediche in tempo utile. A breve dovrebbe avere inizio nel campo di Rhino un programma di vaccinazione di massa che riguarderà 150.000 persone. (AP, Ag.Fides, 23/02/07)
Afrcom, l’occhio di Washington (La Stampa, 11/01/07)
I blitz contro Al Qaeda in Somalia hanno inaugurato l’anno nel quale il Pentagono affiderà a un nuovo comando militare la gestione delle crisi africane. Afrcom, come si chiamerà la struttura, può già contare su una significativa presenza nel continente. L’aeroporto di Entebbe, Uganda, ha una zona dedicata al transito dell’Us Air Force al pari di quello di Dakar, in Senegal. Si tratta di due nazioni alleate di Washington destinate a diventare basi di operazioni nel Corno d’Africa e nel Golfo di Guinea. Altre basi già operative sono quelle negli scali di Mombasa, Embakasi e Nanyuki, in Kenya, e sull’isola di Sao Tomé e Principe ma il comando è a Gibuti, dove dall’indomani dell’11 settembre venne posizionata la «Combined Joint Task Force-Horn of Africa» con oltre mille uomini delle truppe speciali per operazioni anti-terrorismo da decidere con preavvisi brevi. Ma la vera consistenza della presenza Usa sta negli accordi militari - a cominciare dall’addestramento truppe - siglati con almeno 42 nazioni dell’Africa sub-sahariana ai quali bisogna aggiungere la cooperazione anti-terrorismo con cinque nazioni del Maghreb - Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco e Mauritania - legate alla Nato da accordi di partnership. La crescente presenza militare è destinata a intensificare la pressione sui gruppi islamici - che in Africa dell’Ovest si finanziano con il traffico di clandestini e nel Corno d’Africa mantengono le basi operative - come anche sugli Stati messi all’indice dall’amministrazione Bush, primi fra tutti il Sudan accusato di genocidio in Darfur e lo Zimbabwe, colpito da sanzioni internazionali. È quest’ultimo scenario che paventa il rischio di attriti con Pechino, la cui crescente influenza economica in Africa ha i cardini politici nel sostegno proprio ai regimi di Sudan e Zimbabwe. Il rischio di confronti a distanza fra consiglieri americani e cinesi è negli scenari del Pentagono, anche se David Kang, docente di Studi asiatici alla Stanford University, prevede che non porteranno a crisi aperte «perché l’approccio di Pechino è molto pragmatico e punta soprattutto ad assicurarsi fonti energetiche per alimentare la propria crescita». (La Stampa, 11/01/07)