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AFRICA DEL NORD 2007  

Nel 2011 una moneta unica per i Paesi del Maghreb (Luca Rolandi, La Stampa, 07/12/07)

Al Zawahiri invita il Maghreb alla ribellione (Corriere della Sera, 05/11/2007)

Sempre meno libertà di stampa (Paolo Della Sala, L'Opinione, 10/10/2007)

Nuova autostrada in Maghreb (Paolo Della Sala, L’Opinione, 23/08/07)

Sahara occidentale: disgelo Algeri-Rabat (Il Denaro, 28/06/07)

Cresce l’informazione in rosa (Il Denaro, 24/05/07)

Marocco e Algeria in allerta terrorismo (Euronews, 12/04/07)

BM: rischio risorse idriche Medio Oriente e Nordafrica (Apcom, 11/03/07)

Cooperazione tra Tunisia e Libia (Nigrizia, 10/01/07)

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Nel 2011 una moneta unica per i Paesi del Maghreb (Luca Rolandi, La Stampa, 07/12/07)

Una moneta unica per favorire gli scambi commerciali tra i paesi dell'area del Maghreb (Africa mediterranea): è il progetto avviato dall’unione degli istituti di credito nazionali di Libia, Marocco, Algeria, Tunisia e Mauritania a margine di un incontro svoltosi ad Algeri sullo “Sviluppo del capitale d’investimento nel Maghreb arabo”. L'Unione del Maghreb Arabo (in arabo : el-ittihad el-maghreb el-araby) indica l'unione politica formata il 17 febbraio 1989, con il Trattato di Marrakech, dai cinque paesi del Grande Maghreb: Libia, Tunisia, Algeria, Marocco e Mauritania. La disponibilità di una moneta unica, per la quale è stata creata una commissione “ad hoc“ costituita da due rappresentanti di ciascun paese, “è prevista nell’ipotesi più rosea tra cinque anni” ha annunciato Othman Benjalloun, presidente dell’Unione delle Banche del Maghreb (Ubm), inaugurando l’inizio di un progetto di scambi interbancari tra i cinque paesi, allo scopo di rafforzare gli scambi commerciali e l’integrazione finanziaria tra i diversi mercati. “I nostri paesi sono accomunati dalla storia e hanno davanti un cammino comune” ha detto Benjalloun, davanti a una platea di 130 tra uomini d’affari e banchieri intervenuti per l’occasione. “Il progetto favorirà lo sviluppo e la modernizzazione del settore economico di tutti i paesi dell'area - gli ha fatto eco il ministro per le riforme finanziarie dell'Algeria, Fatiha Mentouri - e di una svolta importante per le prossime generazioni”. La costituzione di questa zona di libero scambio fino ad oggi non ha portato grandi benefici all’Africa del nord, per questo gli analisi finanziari ed economici prevedono che una moneta unica porterebbe dei vantaggi in termini assoluti. Ad esempio, per quanto riguarda il Marocco, gli accordi successivi alla Conferenza di Barcellona del 2005, con la moneta unica, si sarebbe accelerata la costituzione di una Zona di sviluppo e partecipazione condivisa grazie ad una facilitazione del commercio tra il Maghreb e l’Europa e all’aumento degli investimenti diretti. (Luca Rolandi, La Stampa,  07/12/07)

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Al Zawahiri invita il Maghreb alla ribellione (Corriere della Sera, 05/11/2007)

Il numero due di al Qaida, Ayaman al Zawahri, ha annunciato in un messaggio audio l'alleanza di un gruppo islamico libico con Al Qaeda, l'organizzazione terroristica di Osama Bin Laden, e ha esortato i musulmani del Maghreb a colpire gli interessi francesi, americani e spagnoli nell'Africa settentrionale. Nel messaggio, reso pubblico su un sito Internet usato dall'organizzazione as Sahab, il medico egiziano ha lanciato un appello perchè siano rovesciati i capi di Stato libico, tunisino, algerino e marocchino, definiti «schiavi» degli Occidentali. (…) Il «Gruppo islamico militante in Libia», formato negli anni Novanta in Afghanistan da combattenti libici con lo scopo di rovesciare il colonnello Moammar Gheddafi e costituire uno Stato islamico, è il secondo movimento del Maghreb ad allearsi ad Al Qaeda, dopo il «Gruppo algerino salafita per la predicazione e la lotta», che a gennaio si è ribattezzato «Movimento di Al Qaeda nei Paesi del Maghreb islamico». Numerosi membri del Gruppo libico sono in prigione in Libia. Dal 2001 è nella lista delle Nazioni Unite dei gruppi collegati ad Al Qaeda. La Libia ha posto fine nel 2003 a anni di isolamento e ha promesso di rinunciare ad armi nucleari, chimiche e biologiche. Nella registrazione, che ha la data del mese lunare cominciato a metà ottobre, Zawahri presente anche Abu al Laith, che si può probabilmente identificare con Abu Laith al Libi, un leader libico di al Qaida che si trova in Afghanistan: «Annunciamo che ci uniamo ad al Qaida come leali soldati». «Il tiranno libico spinge il Paese in un nuovo incubo... ha improvvisamente scoperto che l'America, guardiano della Croce, non è un nemico», aggiunge al Laith. Il numero due di Al Qaeda ha esortato a colpire gli interessi di Stati Uniti, Francia e Spagna. La cellula Nord africana dell'organizzazione ha rivendicato un attentato suicida a settembre in Algeria, che ha fatto nove feriti, fra cui un italiano e due francesi. Zawahri ha inoltre esortato i membri di Fatah a ribellarsi contro il loro leader, il presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas), accusato di avere ridotto il movimento a una «appendice della Cia». (Corriere della Sera, 05/11/2007)

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Sempre meno libertà di stampa (Paolo Della Sala, L'Opinione, 10/10/2007)

Vogliamo spezzare lo spaventoso silenzio dei media europei nei confronti della dura lotta dei giornali egiziani contro il regime di Moubarak? Domenica ben 20 quotidiani indipendenti e molti settimanali hanno scioperato contro le strette alla libertà di stampa avviate dal governo. Mubarak appare come il difensore dall’invasione jihadista, ma non è un Difensor fidei e forse non è nemmeno il minore dei mali: i Fratelli Musulmani, per quanto repressi, continuano a espandersi e trafficare verso Gaza; i cristiani copti sono perseguitati, così come i laici liberali. Poco diversa la situazione in Algeria. Come scrive il quotidiano “in esilio” Le Matin, lo stratagemma della “vetrina democratica”, che nel 1999 ha portato al potere Abdelaziz Bouteflika, è fallito. Secondo Freedom House, non solo nelle pagine dedicate alla libertà di stampa, l’Algeria va verso una deriva antidemocratica, mentre diminuiscono ulteriormente gli spazi di libertà in dittature come Libia, Tunisia ed Egitto. (Paolo Della Sala, L'Opinione, 10/10/2007)

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Nuova autostrada in Maghreb (Paolo Della Sala, L’Opinione, 23/08/07)

In Algeria è a buon punto la realizzazione dell’Autostrada est-ovest, che congiungerà la costa dalla Tunisia fino al Marocco, integrando grandemente l’economia del Maghreb, se si considera il programma collegato alla realizzazione dell’autostrada, che comporta investimenti per 80 mld di euro, con 100.000 dipendenti. Nella sola Algeria si prevede il rifacimento di 25.000 km. di strade, la costruzione di porti e aeroporti collegati con la nuova viabilità, e la realizzazione di quattro nuove città. Nonostante l’ostilità degli ambientalisti algerini, dovuta all’attraversamento del parco nazionale di Kala, la nuova autostrada provvederà a integrare e migliorare la crescita dell’UMA (Unione del Maghreb Arabo). L’Algeria ha un’economia impetuosa: Mittal ha investito nell’acciaieria diEl Hadjar, il Pil cresce del 5,3%, anche se l’agricoltura resta in crisi. Domani si aprirà il decimo Forum economico arabo-tedesco, a Berlino. Cinesi e giapponesi hanno fatto businness per 11 mld di $, mentre l’Italia resta a guardare. (Paolo Della Sala, L’Opinione, 23/08/07)

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Sahara occidentale: disgelo Algeri-Rabat (Il Denaro, 28/06/07)

E’ possibile un riavvicinamento fra Algeria e Marocco, i “fratelli nemici” del Maghreb la cui disputa sul Sahara occidentale blocca di fatto ogni progetto di integrazione e sviluppo regionale nel Nordafrica? Sono in molti a porsi la domanda in questi giorni in Marocco. Anzitutto, perché ieri si è aperta alla Fiera di Casablanca una 'Settimana algerina' di contatti economici e commerciali salutata dal quotidiano marocchino L'Economiste come "un avvenimento per nulla banale, giacché costituisce il primo contatto a livello di business franco, aperto e alla luce del sole dopo quasi 15 anni”. Il blocco delle frontiere (deciso dal Marocco nel '94 dopo un attentato a Marrakesh di cui Rabat accusò terroristi provenienti dall'Algeria) si è andato a sommare all'annosa tensione politica fra Algeri e Rabat sul Sahara occidentale, l'ex colonia spagnola che il Marocco si è annessa nel 1975 suscitando immediate proteste ad Algeri che espulse sul campo 45mila marocchini e da allora ha appoggiato il Fronte indipendentista del Polisario. Due pesanti contenziosi che hanno ridotto gli scambi commerciali a livelli infimi: circa 300 milioni di euro nel 2005, e nel primo trimestre del 2007 si registra già una diminuzione dell'11,46 per cento nelle esportazioni dal Marocco verso il vicino. Conseguenza diretta di questa paralisi alle frontiere è il boom del contrabbando, che secondo stime citate da L'Economiste rappresenta il 70 per cento dell’economia della regione Orientale, con un fatturato annuo di circa 600 milioni di euro. Certo questo settore informale fa lavorare circa 6 mila persone, ma secondo gli esperti costa decine di migliaia di posti di lavoro alla regione, bloccando di fatto il suo sviluppo. Ma il costo economico e sociale della situazione di stallo politico va ben al di là delle conseguenze dirette sulle regioni di frontiera. Abdelaziz Meziane Belfkih, consigliere di Mohamed VI, sottolinea che “i nostri paesi non possono arrivare a un buon livello di integrazione senza infrastrutture di qualità, perché è impossibile lo sviluppo commerciale senza una rete logistica solida”. La Commissione economica dell’Onu per lo sviluppo valuta che il principale handicap che deve affrontare il trasporto stradale è la chiusura delle frontiere fra l'Algeria e il Marocco. Il gelo fra le due nazioni maghrebine sterilizza anche i meccanismi di cooperazione politica regionale, in primis l'Unione del Maghreb Arabo, il cui ultimo vertice, voluto dalla Libia, è fallito prima ancora di avvenire a causa della disputa sul Sahara Occidentale. Oggi il nuovo slancio dato al dossier del Sahara dalle trattative sotto l'egida dell'Onu apertesi a Manhasset, fuori New York, due settimane fa, e la consapevolezza del costo economico della mancata integrazione maghrebina, portano a supporre che potrebbe essere arrivata l'ora di quello che Le Matin - testata che riflette le posizioni del governo di Rabat- chiama “una svolta fra il Marocco e l'Algeria”. “Potrà l'economia avere successo dove la politica non lo favorisce?” si interroga il giornale, riferendosi non solo alla Fiera algerina a Casablanca, ma anche alle “banche marocchine, per esempio la Bmce Bank, che sono pronte ad istallarsi in Algeria, al flusso dei prodotti che si è sviluppato, le missioni commerciali e le joint ventures”. La necessità di una effettiva integrazione regionale e l'attrazione fra due apparati produttivi fortemente dinamici e complementari, insomma, riusciranno a sanare le ferite del passato? I 45 mila marocchini espulsi dall'Algeria nel 1975 chiedono ora riparazione al governo di Algeri. A Rabat si pensa che forse un gesto nei loro confronti servirebbe per rafforzare la sensazione di disgelo fra i due Paesi. (Il Denaro, 28/06/07)

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Cresce l’informazione in rosa (Il Denaro, 24/05/07)

Antonella Tarquini, caporedattrice di Ansamed a Napoli che ha a lungo lavorato come corrispondente da molti Paesi mediterranei parla delle donne giornaliste nel mondo arabo: in Marocco i due terzi dei giornalisti sono donne, soprattutto nell’audiovisivo; in Tunisia sono un terzo e hanno gli stessi diritti dei colleghi maschi. Anche in Libia e Algeria sono numerosissime. Le cifre sono imponenti, ma nascondono l’assenza quasi totale di libertà d’espressione, il che è ahimè equamente distribuito tra maschi e femmine. Tuttavia, come sottolinea l’associazione algerina Sos donne in difficoltà, il potere mediatico è fermamente nelle mani degli uomini. Nel mondo arabo è difficile essere giornaliste e poter lavorare per i diritti delle donne. Nella lotta per la riforma del diritto di famiglia in Marocco, alcune emissioni del Katar davano voce solo a rappresentanti islamiste contrarie alla riforma; in Tunisia le giornaliste troppo impegnate nella difesa dei diritti fondamentali sono aggredite anche fisicamente dalla polizia e, nel migliore dei casi accusate di avere una moralità leggera. Spesso, in genere, i media del Magreb danno un’ immagine stereotipata della donna, glorificando le madri e le spose. Urge, come già sottolineato nell’ incontro di Tunisi su la donna e i media , mettere in campo una rete d’informazione che trascenda i confini e le frontiere e la censura dei poteri locali. (Il Denaro,24/05/07)

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Marocco e Algeria in allerta terrorismo (Euronews, 12/04/07)

L'Algeria seppellisce i suoi morti, mentre la comunità internazionale, Onu e Stati Uniti in testa, esprime timori per questa offensiva terroristica, firmata Al Qaida, nel Maghreb. Almeno ventiquattro morti e oltre 200 feriti, ieri ad Algeri, nei due attentati contro il Palazzo del governo, e un commissariato di polizia. Al Qaida per il Maghreb ha rivendicato gli attentati, diffondendo le immagini dei tre kamikaze, dopo aver rivendicato anche gli attacchi, sferrati in Marocco solo il giorno prima. Martedì durante un raid della polizia nei quartieri popolari di Casablanca. Tre kamikaze si sono fatti saltare in aria. E i servizi di sicurezza marocchini sono ancora alla ricerca di alcuni complici dei terroristi. Sia Marocco che Algeria sono in stato di allerta, con controlli e misure di sicurezza eccezionali. Il governo di Rabat ha escluso tuttavia che gli attentati nei due paesi abbiano una matrice comune.(Euronews,  12/04/07)

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BM: rischio risorse idriche Medio Oriente e Nordafrica (Apcom, 11/03/07)

La Banca Mondiale ha messo in guardia da una pericolosa riduzione delle risorse idriche in Medio Oriente e in Nordafrica, invitando i Paesi dell'area a riesaminare i consumi e l'utilizzo del prezioso bene. Secondo la Banca mondiale la disponibilità d'acqua per abitante nell'area diminuirà di almeno il 50% entro il 2050, con conseguenze economiche e sociali devastanti, se i Paesi non correranno ai ripari rendendo più efficiente l'attuale gestione idrica, secondo un rapporto reso noto oggi al Cairo. "Abbiamo bisogno di raddoppiare gli sforzi per garantire l'approvvigionamento di sufficiente acqua di buona qualità a tutti adesso e in futuro per i bambini e nipoti", ha dichiarato il vice-presidente della 'Workd Bank', Daniela Gressani. Già oggi l'area, dove abita il 5% della popolazione mondiale, è una delle più aride al mondo, con l'85% del territorio occupato dal deserto. (Apcom,11/03/07)

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Cooperazione tra Tunisia e Libia (Nigrizia, 10/01/07)

I due paesi del nord Africa stanno progettando insieme la costruzione di uno stabilimento per la raffinazione del petrolio. L’accordo bilaterale è un primo passo verso la realizzazione di un mercato nella regione del Maghreb. Oltre alla raffineria, è in programma la realizzazione di un oleodotto, di un gasdotto e di un villaggio turistico al confine. Un’azione congiunta dei due paesi nordafricani, e di importanti investitori stranieri quali la Qatar Petroleum e la compagnia britannica Petrofac, che dovrebbero portare contributi tecnici, oltre che finanziari, al progetto. I libici e i tunisini, inoltre, saranno presto in grado di trasferire somme di denaro oltre il confine, e di scambiarli nella valuta locale. La decisione, che dovrebbe entrare in vigore il 15 gennaio, si basa su un accordo di libero scambio stipulato nel 2002 tra i due paesi. Dovrebbe portare benefici all’economia, al commercio e agli investimenti. I rapporti tra i due paesi confinanti sono sempre stati buoni: la Tunisia ha sempre fatto da tramite tra la Libia e il resto del mondo durante i duri anni dell’embargo internazionale, e le recenti riforme economiche hanno incrementato notevolmente il commercio bilaterale. Questa cooperazione potrebbe essere l’incipit necessario per la creazione di un mercato comune nella regione. A causa di un clima di reciproco sospetto, dovuto alle differenze nella gestione politica, infatti, il commercio tra i paesi del nord Africa è piuttosto ridotto e il loro mercato di scambio principale rimane l’Unione Europea. (Nigrizia,10/01/07)

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