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NOTIZIE 2006 - UGANDA

Unicef, 150 morti in scontri fra esercito e tribu' karamojong. (Adnkronos/Dpa, 19/12/06)

Benedetto XVI: in Uganda dialogo è “fondamento della pace” (FB, Misna, 14/12/06)

Ombre sulla fine del conflitto di cui il mondo non parla (Carla Amato, Osservatoriosulla legalità, 14/12/06)

Primo contatto tra presidente Museveni e capo Lra (Kataweb, 11/12/06)

Governo – ribelli, accordo parziale dopo telefonata presidente (EB, Misna, 11/12/06)

Bimbi-soldato e i disegni dell’infanzia. (il Giornale, 11/12/06)

Oltre 12.000 profughi in meno 24 ore da Congo (Swisspolitics, 06/12/06)

Nasce una nuova compagnia aerea (Wapa/Avionews, 30/11/06)

Onu accusa esercito di abusi in Karamoja (Peacereporter, 24/11/06)

Arua, Laboratorio ortopedico: «I mutilati in fondo alla lista dei malati» (Susanna Pesenti, L’eco di Bergamo, 21/11/06)

Onu chiede a ribelli Lra la liberazione dei civili (Peacereporter, 17/11/06)

L’esercito ugandese dichiara guerra ai razziatori di bestiame (Peacereporter, 12/11/06)

Inviato Onu vede capo LRA: 2 ore attesa e nulla di fatto (Ap/Tendenze, 12/11/06)

Acqua negata, i passi avanti di Kampala (EB, Misna, 11/11/06)

Accordo per ritiro truppe governative da basi in Sud Sudan (FB, Misna, 03/11/06)

Il cellulare-bancomat (Vincenzo Gentile, Punto-Informatico, 30/10/06)

Odia i diversi. (Daniele Stefanoni, Babilonia, 27/10/06)

Sigarette o zanzare? (M. Fagotto, Peacereporter, 25/10/06)

Rapporto: anche fame e povertà tra cause traffico di minori (BF, Misna, 24/10/06)

Terminato incontro tra Museveni e ribelli Lra (Peacereporter, 22/10/06)

Arriva a Roma la Gulu Walk (Emanuela Citterio, Vita, 20/10/06)

Governo e ribelli Lra ammettono violazione della tregua (Peacereporter, 16/10/06)

Quotazioni caffè (Pino Mencaroni, il Giornale, 13/10/06)

Governo non accoglie richiesta ribelli su mandati di cattura internazionali (Peacereporter, 12/10/06)

Ribelli riprendono negoziati pace. (Swisspolitics, 30/09/2006)

Ribelli Lra hanno lasciato il nord Uganda (BF, Misna, 27/09/06)

Il paese nelle mani di Joseph Kony (Matteo Fagotto, Peacereporter, 19/09/06)

Si è consegnato leader dei ribelli (Emanuela Citterio, Vita, 18/09/06)

Al Toronto film festival, lungometraggio ugandese su AMIN DADA, (RC.Misna, 14/9/2006)

Vice-capo ribelli “ Pronto” a partecipare a colloqui. (EB. Misna, 14/9/2006)

Governo rinvia scadenza ultimatum a LRA (Ticinonline, 12/09/06)

Sant’Egidio: “I passi avanti sono concreti: la pace è possibile (LM, Fides, 12/09/06)

Primi gruppi dell'Lra arrivati nel sud Sudan (Peacereporter, 11/09/06)

Accordo di pace: anche il ‘numero 2’ dei ribelli arriva in Sud-Sudan (EB, Misna, 11/09/06)

Ribelli chiedono revoca mandati arresto Corte criminale (Carla Amato, Osserv. sulla legalità, 06/09/06)

Entra in vigore la tregua (Adnkronos/Ign, 29/08/06)

I ribelli dell'Lra abbandonano le basi in Congo (Peacereporter, 28/08/06)

Dopo vent'anni di conflitto, primo spiraglio per la pace (Joshua Massarenti, Vita, 28/08/06)

Firmata tregua con ribelli Lra (Ticinonline, 26/08/06)

Governo disposto a cessazione ostilità se ribelli LRA disarmano (EB, Misna, 26/08/06)

Il leader dei ribelli chiede asilo alla Repubblica Centrafricana (Peacereporter, 23/08/06)

Respinta richiesta ribelli per mediazione Sudafrica (FB, Misna, 21/08/06)

Ripresi negoziati pace, nessuna mediazione sudafricana (L’Espresso, 19/08/06)

Ribelli sospendono trattative, ma restano a Juba (MZ, Misna, 09/08/06)

I ribelli depongono le armi alla vigilia dei negoziati (Ottavio Pirelli, Warnews, 08/08/06)

Collaboratore di Kony conferma la tregua (Peacereporter, 05/08/06)

I ribelli di Kony annunciano il cessate il fuoco unilaterale (Peacereporter, 04/08/06)

Tre programmi didattico-informatici di AMD (IGN, 04/08/06)

Kony chiede "perdono" ai civili (Joshua Massarenti, Vita, 02/08/2006)

Kony dichiara “cessate-il-fuoco” unilaterale (EB, Misna, 01/08/06)

Kony partecipa per la prima volta ai dialoghi di pace (Peacereporter, 01/08/06)

Riprendono i negoziati tra governo e Lra (Vita, 31/07/06)

Meno acqua nei laghi: perche'? (RC, Misna, 09/06/06)

Trattative governo-LRA in sud Sudan (Swissinfo, 08/06/06)

Nord: sospesa distribuzione cibo in scuole causa epidemia colera (EB, Misna, 06/06/06)

Un libro per commemorare i martiri ugandesi (RC, Misna, 06/06/06)

Lago Albert: scoperti nuovi giacimenti petroliferi (MB, Misna, 31/05/06)

Kony pronto per la pace (Joshua Massarenti, Vita, 24/05/06)

Joseph Kony invia richiesta per colloqui di pace al Presidente (B.G., Warnews, 18/05/06)

Il ghiacciaio Ruenzori non esistera' piu' fra 20 anni (VillaggioGlobale, 17/05/06)

Ugandesi denunciano abusi subiti da soldati americani in Iraq (EB, Misna, 12/05/06)

Aids: restituire i soldi del fondo globale (Lettera22, 09/05/2006)

Piano del governo in soccorso alle vittime della LRA (Carla Amato, Osservatoriosullalegalita, 05-05-2006)

RDC. accusa Uganda di invasione - Onu conferma (AGI, 29-04-2006)

Kampala chiede di sconfinare in Congo per caccia a ribelli lra, (FB, Misna, 19-04-2006)

Emissario ONU fa appello a comunità internazionale (C.A., Osservatorio sulla legalità, 03-04-2006)

That's amore... (Vita, 03-04-2006)

Nel nord si muore tre volte più che Iraq (TicinOnLine, 31-03-2006)

Fiamme in dormitorio, muoiono 20 bambine (AudioNews, 31-03-2006)

Organismi umanitari chiedono intervento Onu (CO, Misna, 31/03/2006)

Museveni minaccia intervento nell’Est contro ribelli Lra (M.Z., Misna, 20-03-2006)

Unite dalla vita, divise dalla legge (Peacereporter, 18-03-2006)

Esercito invia rinforzi al confine con il Congo (B.F., Misna, 14-03-2006)

Esercito: "LRA spezzato in tre" (B.F.Misna, 13-03-2006)

Crolla il tetto di una chiesa, 28 morti (Vita, 09-03-2006)

Siccità: 7 milioni di affamati, interrotto il flusso del Nilo (Peacereporter, 08-03-2006)

La notte fa paura ed i bambini fuggono (M.F., PeaceReporter, 06-03-2006)

Gran Bretagna non rispetta accordo contro vendita d'armi (Peacereporter, 01-03-2006)

L’opposizione non riconosce risultati elezioni (Agenzia radicale, 28-02-2006)

Uganda – Oltre 400 detenuti evadono da varie carceri

Commissione elettorale annuncia vittoria Museveni (Adnkronos/Dpa, 25-02-2006)

Presidenziali, Museveni avviato verso la vittoria (Vita.it, 24-02-2006)

Presidenziali, seggi chiusi (Vita.it, 23-02-2006)

Prime elezioni dopo 26 anni (Peacereporter, 23-02-2006)

Voto cruciale ma forse privo di rinnovamento (Fomeka, 22-02-2006)

Un conflitto che dura da vent’anni (Avvenire, 17-02-2006)

Elezioni presidenziali: invito alla calma (Peacereporter, 16-02-2006)

HRW pessimista per le prossime elezioni (Pana, 14-02-2006)

Uganda -Caccia ai ribelli di Kony, lui scappa sconfinando in due Paesi (Peacereporter, 07-02-2006)

Uganda-Burundi - Siccità e carestia: Kampala raziona elettricità – Morti in Burundi (M.Z. Misna, 04-02-2006)

Museveni favorito alle prossime presidenziali (Peacereporter, 02-02-2006)

I Superiori degli Istituti Religiosi chiedono “Verità e giustizia” (L.M., Agenzia Fides, 01-02-2006)

Appello di Save the Children ai candidati alle prossime elezioni (Vita.it, 01-02-2006)

No alla legalizzazione dell’aborto” scrivono i Vescovi ugandesi (L.M.,Agenzia Fides 26-01-2006)

Dal Kivu (RDCongo) migliaia di profughi cercano rifugio in Uganda (Aise, 25-01-2006)

Migliaia di persone scappano nell’est (B.G., Warnews, 22-01-2006)

Siccità, invasione armati ed animali da Sudan (Ticinoline, 20-01-2006)

Nord: scontri esercito-ribelli (FB, Misna, 18-01-2006)

Presunti ribelli LRA attaccano discoteca: uccisi cinque civili (Misna, 10-01-2006)

Scarcerato capo dell’opposizione (E.B., Misna 02-01-2006)

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Unicef, 150 morti in scontri fra esercito e tribu' karamojong. (Adnkronos/Dpa, 19/12/06)

Almeno 150 persone, fra cui donne e bambini, sono stati uccisi negli scontri avvenuti negli ultimi due mesi fra l'esercito ugandese e la tribu' dei Karamojong, nel nord est del Paese africano. Lo denuncia oggi un rapporto dell'Unicef, che accusa entrambe le parti di violenze e abusi dei diritti umani. (Adnkronos/Dpa, 19/12/06)

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Benedetto XVI: in Uganda dialogo è “fondamento della pace” (FB, Misna, 14/12/06)

“Mentre il popolo della vostra nazione aspira a un futuro di pace e stabilità, il vostro governo affronta l’obbligo pressante di rispondere in modo deciso alle necessità di tutti coloro che soffrono i tragici effetti della prolungata violenza nel Nord. La comunità internazionale è sollecitata a dare la giusta attenzione alla grave crisi umanitaria che colpisce più di un milione di persone nella regione”: lo ha detto il Papa nel suo discorso all’ambasciatore ugandese presso la Santa Sede, la principessa Elizabeth Bagaya, ricevuta in udienza per la presentazione delle lettere credenziali, riferendosi alla guerra ventennale del Nord Uganda, le cui sorti sono legate al processo di pace tra il governo di Kampala e i ribelli dell’Esercito di resistenza del signore (Lra) in corso a Juba, capitale del Sud Sudan. “Molti ugandesi e diverse organizzazioni internazionali hanno lavorato diligentemente, spesso a rischio delle loro stesse vite, per assistere questa popolazione sfollata ed emarginata, ma la situazione richiede una cooperazione crescente per creare un clima di sicurezza e stabilità” ha proseguito Benedetto XVI. Ha poi aggiunto: “L’Uganda può fare progressi verso un autentico sviluppo integrale rimanendo fedele alle proprie radici (...) Una delle chiavi per garantire il successo della democrazia risiede nella partecipazione e nell’incoraggiamento di un dialogo sincero e fruttuoso”. Il Pontefice ha ribadito l’impegno della Chiesa “nell’assistere ogni sforzo per promuovere la pace”; La Santa Sede “auspica che il secondo vertice della Conferenza internazionale sui Grandi Laghi – iniziato oggi – faccia crescere le speranze per un futuro di sicurezza basato sul dialogo e la cooperazione”. (FB, Misna, 14/12/06)

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Ombre sulla fine del conflitto di cui il mondo non parla (Carla Amato, Osservatoriosulla legalità, 14/12/06)

Dovrebbero ricominciare oggi a Juba i colloqui di pace in Uganda, un Paese che ha visto una guerre civile costellata di atrocita' di cui sono state vittime decine di migliaia di donne e di bambini, mutilati, seviziati, violentati e trattati come schiavi, sessuali e non. Artefice di tanti crimini l'Armata di resistenza del Signore del cristiano Joseph Kony, che oggi siede giocoforza al tavolo dei negoziati, condotti per il governo dal negoziatore capo, il ministro degli interni Ruhakana Rugunda. Kony e i suoi principali luogotenenti sono pero' anche ricercati dalla Corte Criminale internazionale, cui Kampala si era rivolta per far comminare loro una sacrosanta punizione. A distanza di alcuni mesi, tuttavia, il governo ugandese ha fatto un passo indietro dato che Kony e gli altri hanno chiesto che la loro non punibilita' sia una condicio sine qua non dei negoziati. Tale mutamento di posizione di Kampala non e' stato confermato ufficialmente a causa dell'opposizione del procuratore della Corte internazionale, Moreno Ocampo. Successivamente uno dei cinque comandanti fuggitivi verso cui la Corte Criminale internazionale aveva spiccato un primo mandato d'arresto ad ottobre 2005 era stato intercettato ed ucciso ufficialmente in uno scontro con le truppe governative iniziato quando i suoi miliziani avevano attaccato e ucciso un soldato regolare. Il 1° novembre, l'LRA ed il governo hanno esteso i termini del cessate il fuoco. Anche se i colloqui di pace riprendono oggi, il capo dei negoziatori della LRA, Martin Ojul, ha dichiarato al quotidiano Daily Monitor di ritenere che non si fara' nulla fino al prossimo anno. La settimana scorsa il governo - per costruire un clima di collaborazione - ha portato in volo l'anziana madre di Kony ad incontrare il figlio che non vedeva da vent'anni, cioe' da quando egli ha iniziato la lotta di ribellione contro il presidente Museveni. La donna avrebbe sollecitato il figlio a dare un senso ai colloqui di pace di Juba ed a tentare di concludere il conflitto nell'Uganda del Nord al pia' presto. Sulla strada della pacificazione si starebbe profilando pero', secondo alcuni, l'ombra della confisca dei terreni che il governo starebbe mettendo in atto a danno di persone che il conflitto ha costretto a spostarsi. Si teme infatti che la LRA possa usare questa argomentazione per far ritardare i colloqui di pace. Si ritiene che diversi ambasciatori, particolarmente quelli degli Stati membri dell'Unione Europea, arriveranno oggi a Juba per valutare il progresso dei colloqui e poterne riferire ai propri governi prima della fine dell'anno. E' una notizia positiva soprattutto per chi - come noi - ha modo di notare il divario di interesse politico e mediatico internazionale sulla vicenda ugandese - rispetto ad esempio a quella del Darfur - nonostante il tasso delle morti violente nella guerra civile dell'Uganda del Nord sia tre volte superiore a quello nell'Iraq ed i crimini commessivi siano agghiaccianti. (Carla Amato, Osservatoriosulla legalità, 14/12/06)

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Primo contatto tra presidente Museveni e capo Lra (Kataweb, 11/12/06)

Il presidente dell’Uganda, Yuweri Museveni, ha avuto una conversazione telefonica con il comandante in capo dell’Esercito di resistenza del Signore (Lra), il primo contatto tra le parti in vent’anni di conflitto. Lo ha riferito un dirigente della guerriglia. “Un significativo passo per creare un clima di fiducia”, ha detto la fonti nel precisare che la telefonata tra Museveni e Vincent Otto ha avuto luogo ieri ed è durata trenta minuti. Il numero due dell’Lra si sarebbe lagnato dell’assedio tenuto dall’esercito nonostante l’avvio dei colloqui di pace. “È la prima volta che vi è stato un contatto diretto. Dimostra che l’Lra è seriamente impegnato alla pace”, ha affermato Martin Ojul, capo della delegazione che rappresenta i ribelli ai negoziati ospitati nel sud del Sudan, il quale è stato contattato con un telefono satellitare nel suo nascondiglio. (Kataweb,11/12/06)

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Governo – ribelli, accordo parziale dopo telefonata presidente (EB, Misna, 11/12/06)

Un parziale accordo per il ritiro da due diverse posizioni dell’Esercito di resistenza del Signore (Lra) e soldati governativi sarebbe stato raggiunto dopo il colloquio telefonico di ieri tra il presidente ugandese e il ‘numero 2’ dei ribelli Vincent Otti. Ne dà notizia oggi la stampa locale, parlando del primo contatto telefonico tra il capo di Stato e la ribellione - protagonista di una ventennale guerra civile nel nord del paese - mentre da mesi sono in corso colloqui di pace dall’andamento altalenante a Juba, in Sud Sudan. Secondo Walter Ochora, responsabile del distretto settentrionale di Gulu, i due si sarebbero parlati per “mezz’ora al telefono”. Nel tentativo di rilanciare la trattativa – sospesa dopo le accuse di reciproca violazione della prima storica tregua siglata a fine agosto – il governo ha organizzato un incontro tra il capo dei ribelli Joseph Kony e sua madre Norah Anek Oting, 83 anni. Secondo John Lachambel, un giornalista di una radio locale presente all’incontro avvenuto nel parco della Garamba - nella Repubblica democratica del Congo al confine col Sudan, dove i vertici dello Lra si nascondono da mesi – la madre di Kony gli avrebbe portato un “messaggio di pace da parte della nostra gente”, chiedendogli un impegno diretto per porre fine al lungo conflitto. Stando a stime dell’Onu, dal 1986 oltre 25.000 minori sono stati arruolati come bambini soldati e circa 100.000 civili sono morti nelle violenze provocate dagli attacchi dello Lra. (EB, Misna,  11/12/06)

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Bimbi-soldato e i disegni dell’infanzia. (il Giornale, 11/12/06)

«Quando i ribelli arrivarono, io uscii dalla nostra casa tremando e con il cuore in gola. I bambini che erano troppo deboli per camminare erano semplicemente tagliati a pezzetti con delle asce e lasciati a morire sulla strada. Questo mi spaventò tanto». Estella, 15 anni, Kitgum, Nord Uganda.Si apre mercoledì 13 dicembre la mostra «Bambini-soldato del Nord Uganda» per riflettere sulle condizioni dell’infanzia negata in Africa. L’esposizione presenta i disegni realizzati dagli ex bambini-soldato del Nord Uganda durante i corsi di recupero psichico e sociale coordinati da Avsi (www.avsi.org), organizzazione non governativa italiana senza fini di lucro presente nel Paese da oltre 20 anni con progetti in sostegno alla popolazione gravemente colpita dalla guerra.Sono oltre 300.000 i bambini-soldato nel mondo, arruolati in eserciti e obbligati con violenza a imbracciare le armi a volte anche più alte di loro. La maggior parte ha 10-14 anni, molti anche di meno. I più fortunati che riescono a fuggire dai ribelli, vengono inseriti in programmi speciali educativi che li aiutano a ritornare a una vita normale. La mostra - voluta da Mariolina Moioli, assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali del Comune di Milano, promossa e realizzata grazie all’impegno della Fondazione Pubblicità Progresso - si divide in tre sezioni: il «Passato» che rappresenta le atrocità subite dai bambini, gli attacchi ai villaggi, il rapimento, l’obbligo di combattere, l’uccisione dei familiari, le mutilazioni, la paura di essere uccisi; il «Presente» che mostra la vita attuale dei bambini, l’accoglienza nei centri socio-educativi, i momenti di svago e la salvezza dopo la fuga; infine il «Futuro» che rappresenta i loro sogni che si focalizzano su aspirazioni come la famiglia, la scuola, la casa, il divertimento e il lavoro. Info: Piazza Duomo, 13 dicembre. Apertura della mostra: 11 -19. Fondazione Pubblicità Progresso www.pubblicitaprogresso.it. Avsi: www.avsi.org. Tel. 02 6749881. (il Giornale,  11/12/06)

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Oltre 12.000 profughi in meno 24 ore da Congo (Swisspolitics, 06/12/06)

Oltre 12.000 profughi congolesi si sono rifugiati in massa nel sud ovest dell'Uganda tra ieri pomeriggio ed oggi. Lo ha reso noto il portavoce locale dell'esercito generale Laurent Nkuda, che ha precisato che a questi ritmi il numero delle persone in fuga potrebbe raggiungere già in giornata i 20.000. L'Onu ha già mandato un team d'emergenza per verificare la portata dell'enorme esodo nella zona. La fuga in massa è dovuta ai violenti combattimenti in corso nella Repubblica Democratica del Congo (l'ex Zaire), tra l'esercito regolare congolese, e le truppe ribelli legate al generale Laurent Nkuda. Gli scontri - che durano da tempo, ma hanno ripreso d'intensità negli ultimi giorni - hanno il loro epicentro nell'area di Runyonyi, ad appena 16 chilometri dal confineugandese. (Swisspolitics,  06/12/06)

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Nasce una nuova compagnia aerea (Wapa/Avionews, 30/11/06)

E' nata una nuova compagnia aerea in Africa: la Victoria International Airlines. Il nuovo vettore ha compiuto ieri il suo volo inaugurale dall'aeroporto internazionale di Entebbe, in Uganda, fino a Nairobi, in Kenya con un Boeing 737/200. Attualmente lo scenario delle compagnie aeree africane vede in prima fila in termini di profitto e volume di traffico-passeggeri la Kenya Airways, della quale la neonata Victoria si propone di diventare diretto competitore, con 21 voli settimanali diretti verso Nairobi, Johannesburg, e Juba. Per il momento la flotta della nuova aviolinea è composta da due Boeing 737/200 in leasing dalla Avstar, ma nei progetti della giovanissima compagnia c'è quello di ampliare presto il proprio parco aerei e acquistarne di proprietà. (Wapa/Avionews, 30/11/06)

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Onu accusa esercito di abusi in Karamoja (Peacereporter, 24/11/06)

Un rapporto dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani dell'Onu ha accusato l'esercito ugandese di abusi sui civili nell'ambito delle operazioni condotte nella regione nordorientale del Karamoja e miranti a disarmare i guerriglieri locali. Secondo il rapporto, nelle operazioni condotte tra il 29 ottobre e il 15 novembre, le vittime sarebbero state almeno 55, tra cui alcuni civili giustiziati sommariamente dall'esercito ugandese. Le autorità ugandesi hanno deciso a settembre di lanciare una vasta offensiva per disarmare i guerriglieri Karamojong, da anni coinvolti in scontri con altre tribù della zona per il controllo del bestiame. (Peacereporter,  24/11/06)

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Arua, Laboratorio ortopedico: «I mutilati in fondo alla lista dei malati» (Susanna Pesenti, L’eco di Bergamo, 21/11/06)

Luigi Cicciò, di Bergamo, guida l'unico laboratorio che produce protesi nel Nord del Paese «I mutilati in fondo alla lista dei malati». La sua storia domani al Collegio Sant'Alessandro «Anche fra gli ammalati poveri c'è una graduatoria, e i nostri sono sempre in fondo alla fila». Il dottor Luigi Cicciò, ex allievo del Collegio Sant'Alessandro di Bergamo, medico volontario in Africa, domani alle 11 incontrerà gli studenti della sua ex scuola per parlare di protesi. Cicciò tre anni fa ha aperto, su progetto del ministero degli Affari esteri, un laboratorio ortopedico ad Arua, nel West Nile in Uganda, per fornire protesi a persone, soprattutto ragazzi, che hanno subito amputazioni: «Vent'anni fa le mutilazioni erano causate da ferite di arma da fuoco, oggi dagli incidenti stradali. In Uganda solo dal 2% al 25% di persone disabili hanno accesso a servizi di riabilitazione». Luigi Cicciò, 46 anni, appartiene alla generazione che ha scoperto l'Africa attraverso il servizio civile internazionale. In Uganda ha lavorato come medico clinico, medico di sanità pubblica e formatore. Dal West Nile, la regione ugandese che confina con Congo e Sudan, va e viene da nove anni. «Ho scelto di restare nello stesso Paese – spiega – per capirne a fondo i meccanismi e l'organizzazione, ed essere così realmente utile. L'associazione per cui lavoro, Medici con l'Africa/Cuamm, non è certamente una di quelle che si conoscono in virtù del presenzialismo televisivo. È, però, l'organizzazione non governativa più vecchia d'Italia tra quelle che si occupano di salute, ha sede a Padova e appartiene alla federazione delle Ong d'ispirazione cattolica». Uno dei progetti attuati tre anni fa, con fondi della cooperazione italiana, riguarda interventi di riabilitazione e di identificazione, supporto e recupero delle persone disabili. «Questa è un'area di intervento urgente e trascurata, perché l'Uganda utilizza le scarse risorse che ha a disposizione per le malattie trasmissibili e la salute materno-infantile, che hanno un ritorno immediato e amplificato sulla salute del resto della popolazione. Invece le persone disabili vengono spesso abbandonate a se stesse, relegate nelle loro squallide abitazioni, con scarso aiuto anche dai familiari, perché la mutilazione taglia fuori dalla possibilità di essere autonomi e di rendersi utili. Negli Anni '90 radunavamo gli amputati in un paio di camion e li portavamo al Lacor Hospital, a Gulu. Era scomodo e costoso, ma era l'unico laboratorio ortopedico che funzionava nel Nord Uganda. Poi la guerra è peggiorata e non era possibile rischiare il viaggio». La disabilità fisica viene catalogata nel Piano nazionale ugandese insieme a malattie di tipo neurologico e a patologie come l'epilessia. Il progetto italiano ha perciò aiutato anche persone con malformazioni genetiche, esiti di poliomielite e lebbra: «Gli epilettici sono ancora considerati più o meno indemoniati, visti con sospetto. Abbiamo identificato finora 1.200 casi di persone sotto i vent'anni. La prevalenza è piuttosto alta, probabilmente legata a traumi da parto che non vengono curati. Abbiamo cominciato un programma di terapia con gli antiepilettici. I farmaci di prima linea non hanno un costo alto, circa 20 euro per curare un paziente un anno, ma, come sempre accade quando le strutture sono poche e la voce si sparge, i casi sono destinati ad aumentare. Per i disabili fisici c'è l'ambulatorio ortopedico con due tecnici specializzati in Tanzania, che lavorano molto bene. Ora però il progetto è finito e mancano i fondi per acquistare il materiale per costruire le protesi». Il laboratorio di Arua offre il suo servizio a una popolazione di più di 2,2 milioni di abitanti. «Si può stimare che il numero delle persone disabili sia di circa 71.000. L'ong Avsi, durante le sue cliniche mobili in West Nile, ha identificato 326 pazienti amputati, 94 dei quali hanno già ottenuto protesi, mentre 220 sono ancora in attesa di un arto artificiale». Il laboratorio ortopedico nell'Ospedale regionale di Arua ha cominciato la produzione di protesi a ottobre 2005. Finora sono state prese le misure a 90 persone per costruire i necessari ausili e 50 sono già stati dimessi. Occorre acquistare componenti e materiali per circa 60 protesi, 10 tutori, 15 corsetti lombari e 15 collari cervicali, per un costo di 14.000 euro. «Cerchiamo anche di riabilitare gli amputati. I fisioterapisti disponibili sono pochissimi, così abbiamo formato degli operatori di comunità su base semi-volontaria, che girano i villaggi e, con mezzi scarsi e ingegnosi, insegnano ai pazienti a muoversi. C'è anche un'associazione di autoaiuto, il gruppo Adac (Arua district amputees community). Un nostro sogno è aprire un laboratorio per la costruzione e la manutenzione delle carrozzelle. Sarebbe un modo di dar lavoro e contemporaneamente di venire incontro a un bisogno».(Susanna Pesenti, L’eco di Bergamo, 21/11/06)

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Onu chiede a ribelli Lra la liberazione dei civili (Peacereporter, 17/11/06)

Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha chiesto ieri ai ribelli ugandesi del Lord's Resistance Army(Lra) di liberare i civili, la stragrande maggioranza dei quali composti da donne e bambini, rapiti durante il ventennale conflitto con l'esercito ugandese. Le Nazioni Unite hanno poi fatto appello alle parti affinché raggiungano un accordo di pace definitivo, che ponga fine a un conflitto che ha provocato almeno 20 mila vittime. Al momento governo e ribelli stanno trattando a Juba, nel Sudan meridionale, ma l'incriminazione di quattro leader del gruppo ribelle da parte della Corte Penale Internazionale dell'Aja sta ostacolando i colloqui di pace. (Peacereporter,  17/11/06)

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L’esercito ugandese dichiara guerra ai razziatori di bestiame (Peacereporter, 12/11/06)

“Non si parla più di razzia di bestiame. I Karamojong sono diventati nostri nemici, e l’esercito si considera in guerra”. Con queste parole un portavoce delle Ugandan People’s Defence Forces, le Forze Armate ugandesi, ha riassunto l’attuale situazione nella regione del Karamoja, dove i guerriglieri stanno creando non pochi problemi al governo. Il quale ha deciso di risolvere la questione una volta per tutte. Oscurata dalla guerra civile contro i ribelli del Lord’s Resistance Army, la ribellione dei Karamojong non è stata mai tra le priorità del presidente Yoweri Museveni. Fino a quando, lo scorso mese, un’imboscata dei Karamojong non ha ucciso 14 soldati, convincendo il governo a imporre la propria autorità su una delle regioni più povere e trascurate del Paese. Al confine con il Kenya, il Karamoja è abitato da decine di comunità pastorali, costrette dalla siccità del suolo a contendersi con le armi i pochi pascoli e corsi d’acqua disponibili. La vicinanza con le abituali rotte del commercio di armi ha ulteriormente peggiorato la situazione, facendo affluire nella regione migliaia di armi leggere con cui i Karamojong attaccano (e si difendono da) le altre comunità pastorali che abitano la zona di confine con il Kenya. Per anni il governo ha lasciato che la regione continuasse ad essere una zona franca per le armi da fuoco, tanto che tutti i programmi di disarmo, l’ultimo dei quali sponsorizzato dallo United Nations Development Programme, sono falliti. Ora, il peggiorare della situazione ha convinto il governo a trattare seriamente il problema. La scorsa settimana, aerei dell’aviazione hanno preso a bombardare la regione, uccidendo, secondo numerosi testimoni, decine di civili. L’azione è stata interpretata come una rappresaglia a séguito dell’attacco di un elicottero dell’esercito da parte di alcuni guerriglieri. Le trattative di pace con il Lra presto potrebbero permettere alle Updf di inviare rinforzi in Karamoja, per spezzare la resistenza dei guerriglieri. Anche a colpi di “guerra sporca”, secondo quanto riferito da numerosi operatori umanitari che lavorano nella zona. (…) (Peacereporter, 12/11/06)

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Inviato Onu vede capo LRA: 2 ore attesa e nulla di fatto (Ap/Tendenze, 12/11/06)

Per la prima volta, un inviato dell'Onu, il coordinatore degli Affari umanitari Jan Egeland, ha incontrato oggi il capo del Lra, l'Esercito di resistenza del Signore sanguinario protagonista della storia recente dell'Uganda. Un appuntamento atteso, che avrebbe potuto aprire la strada alla liberazione delle donne e dei tanti bambini che i ribelli hanno arruolato a forza nei loro ranghi in 20 anni di una delle guerre più dimenticate della terra. Ma senza esito. Joseph Kony, il guerrigliero autodefinitosi 'profeta combattente del Cristianesimo' e ricercato per crimini di guerra dalla Corte di giustizia internazionale, ha lasciato Egeland e la delegazione delle Nazioni Unite in attesa per due ore. Per poi presentarsi sul luogo dell'appuntamento, nella giungla sudanese, circondato da 30 guardie del corpo armate e con le baionette sui fucili: una stretta di mano, e appena dieci minuti di colloquio sotto una tenda. Kony, in divisa da militare e occhiali da sole, ha spiegato così ai giornalisti la sua posizione di fronte alla missione dell'Onu: "Noi non abbiamo bambini. Abbiamo solo combattenti". La sua richiesta è quella dell'impunità di fronte al tribunale internazionale. (Ap/Tendenze,  12/11/06)

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Acqua negata, i passi avanti di Kampala (EB, Misna, 11/11/06)

Pur essendo arretrata di una posizione e trovandosi ora al 145° posto tra i 177 paesi censiti nell’‘Indice di sviluppo umano’ dell’Onu presentato in questi giorni, l’Uganda è il primo paese per i progressi registrati nelle riforme del settore dell’acqua. I livelli di distribuzione delle risorse idriche sono passati dal 39% di dieci anni fa al 51% dei 26 milioni di abitanti registrati nel 2003. “Questo dato equivale a un aumento di accesso all’acqua potabile per 5,3 milioni di ugandesi” si legge nel rapporto del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp), dedicato quest’anno proprio al tema del mancato accesso alle risorse idriche nei paesi poveri. L’Uganda mantiene anche la miglior posizione dell’Africa Orientale: secondo l’indice Undp, i suoi livelli in diversi settori - sanità, speranza di vite, istruzione, mortalità infantile e altri – restano i migliori nella regione. Il rapporto Onu evidenzia la disparita di accesso alle risorse idriche tra nord e sud del mondo e, in particolare, tra fasce di popolazioni benestanti e 2,5 miliardi di persone che vivono in precarie condizioni igieniche per mancanza di un sistema fognario. Una gigantesca disuguaglianza che ha fatto usare al presidente sudafricano Thabo Mbeki l’immagine dura – ma efficace – di ‘apartheid dell’acqua’. (EB, Misna, 11/11/06)

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Accordo per ritiro truppe governative da basi in Sud Sudan (FB, Misna, 03/11/06)

Il presidente ugandese Yoweri Museveni e il suo omologo sudsudanese Salva Kiir hanno concordato di ritirare le truppe di Kampala (Updf) da due basi nella Eastern Equatoria per consentire ai ribelli dell’Esercito di resistenza del signore (Lra) di radunarsi a Owiny-ki-Bul, uno dei due centri di raccolta designati in Sud Sudan. Lo riferisce il quotidiano indipendente Daily Monitor, citando un funzionario del governo di Juba, secondo cui l’intesa “punta a facilitare i colloqui di pace”. Nonostante l’accordo sia strettamente collegato al recente rinnovo della tregua firmata tra le parti nell’agosto scorso, che dà ai ribelli ancora un mese di tempo per raggiungere Owiny-ki-Bul e l’altro campo, quello di Ri-Kwangba, su richiesta dei mediatori è stato affrontato in separata sede. In concreto le Updf dovranno ritirarsi da Palotaka - la loro base principale fin dal marzo 2002, quando furono autorizzate grazie a un salvacondotto, scaduto peraltro lo scorso 30 aprile, a perseguire lo Lra in Sud Sudan nell’ambito dell’operazione ‘Iron Fist’ - e da Tibika, che ospita il più importante centro logistico e di comunicazione dei soldati di Kampala nella regione. Il portavoce dei negoziatori dello Lra, Godfrey Ayo, ha sottolineato che “se le Updf non si allontaneranno, si tratterà di una palese violazione dell’intesa perché i nostri uomini non potranno muoversi per concentrarsi a Owiny-ki-Bul”. (FB, Misna,  03/11/06)

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Il cellulare-bancomat (Vincenzo Gentile, Punto-Informatico, 30/10/06)

Il telefonino può cambiare la vita e non perché lo dice la pubblicità ma perché chi non ha molte altre risorse scova nel cellulare molte diverse possibilità che qui da noi non sono neppure contemplate. In Uganda il cellulare diventa uno sportello automatico: spedire soldi ai parenti lontani evitando giorni di viaggio non è mai stato così semplice. Come? Grazie ad un semplice stratagemma, fatto di ricariche telefoniche e le dovute spese di commissione. Il tutto basato sulla fiducia reciproca. "È sorprendente scoprire come gente con un minore livello di istruzione ed una bassissima disponibilità di denaro sia riuscita ad essere così creativa nell'utilizzo del telefono cellulare" dichiara Jan Chipcase, ricercatore Nokia. Su Smart Mobs racconta cosa ha visto in Uganda. (…) Siamo dinnanzi alla dimostrazione lampante di come la creatività possa sopperire alla mancanza di risorse, utilizzando il cellulare in maniera alternativa e creativa. Per ovviare ai problemi di copertura è stata creata ed espansa una rete di chioschi telefonici fatti in casa, posseduti da imprenditori locali, in ognuno dei quali viene attivato un cellulare. Un filo collegato ad un palo o un albero nelle vicinanze forma un'antenna capace di captare il segnale di una stazione base anche oltre il raggio di copertura ufficiale. Il telefonino si guasta? La necessità di ripararli ha dato vita ad una cultura informale della riparazione, con ingegneri autodidatti che lavorano seduti sui loro teli al mercato. "Quelli che riparano possono disassemblare e ricostruire la maggiorparte dei modelli con poco più di un cacciavite, uno spazzolino e la loro conoscenza", chiosa l'esperto Nokia. Il gestore del chiosco offre anche un servizio chiamato "step messaging": se si vuole mandare un sms a qualcuno che abita nelle vicinanze del chiosco, magari in campagna, il proprietario della stazione telefonica può inviare un messaggero al destinatario del messaggio. Questo utilizzo alternativo e comunitario dell'apparecchio permette anche di trasformare il telefono in un vero e proprio mezzo di trasferimento di denaro. Il sistema, denominato Sente, è alquanto semplice e permette di avere uno sportello telematico per il trasferimento di denaro a portata di mano: il mittente acquista una ricarica pari all'importo che vuole trasferire, la effettua sul numero di cellulare del gestore del chiosco che, previa ritenuta spese, girerà la cifra al gestore del chiosco del villaggio del ricevente. Essendo un sistema basato esclusivamente sulla fiducia reciproca, i rischi sono alti e i soldi potrebbero non arrivare a destinazione, ma come sottolinea Chipcase: "È meglio che dover affrontare un viaggio di due giorni per tornare a casa. Pensate a chi lavora in città e ha bisogno di mandare il denaro ai suoi familiari. Per anni nell'occidente la gente ha ipotizzato l'utilizzo dei cellulari come sportelli telematici: tutto ciò in Africa è già realtà". (Vincenzo Gentile, Punto-Informatico,  30/10/06)

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Odia i diversi. (Daniele Stefanoni, Babilonia, 27/10/06)

L’Uganda sta lì, tra Kenia e Zaire, incuneata nell’Africa nera, povera di cibo e ricca di problemi sociali e politici. L’omosessualità in Uganda è punibile con la prigione. a vita. Per le persone transessuali la situazione è ancora peggiore. Juliet Victor Mukasa racconta di essere stata umiliata fino all’estremo ed infine violentemente stuprata dalla polizia. Come se non bastasse, Juliet Victor è stata costretta a spogliarsi in una Chiesa davanti ad una gran folla di fedeli: «Il pastore ha detto di 'vederè uno spirito di un giovane uomo in me, mi hanno bruciato i vestiti e le scarpe per uccidere lo spirito maschile". Juliet Victor è presidente di Sexual Minorities Uganda: ha chiesto ufficialmente alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite di proteggere le persone transgender ed omosessuali in Uganda dalle violazioni ripetute ed infamanti di cui continuano ad essere vittime. (Daniele Stefanoni, Babilonia,  27/10/06)

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Sigarette o zanzare? (M. Fagotto, Peacereporter, 25/10/06)

Dopo un’attesa durata decenni, l’Uganda potrebbe aver trovato una via per sconfiggere la piaga della malaria. Ma 52 compagnie, guidate dalla British American Tobacco, si oppongono all’adozione di un programma che riduce drasticamente i casi di contagio. Il motivo? Potrebbe danneggiare le colture di tabacco, mettendo così in pericolo un business che in Africa ammonta a 750 milioni di dollari l’anno. La questione, che sta spaccando anche il mondo scientifico, verte sull’adozione dell’Indoor Residual Spraying, un metodo che consiste nello spruzzare annualmente all’interno delle abitazioni soluzioni liquide comprendenti una piccola dose di Ddt per liberarsi dalle zanzare, e i cui risultati nella lotta alla malaria sono impressionanti: in un solo anno, nella regione sudafricana del Kwazulu-Natal, il programma ha ridotto dell’80 percento i casi di malaria. “Se usato nelle giuste dosi, l’Irs ha dimostrato di essere tremendamente efficace, in tutti i Paesi (14 solo in Africa, ndr) dove è stato adottato”, conferma a PeaceReporter Richard Tren, dell’ong Africa Fighting Malaria. “I suoi risultati sono noti già dal 1944, quando fu utilizzato per la prima volta a Napoli per debellare un’epidemia di tifo, tanto che da quest’anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne raccomanda ufficialmente l’uso.” Se l’Irs dovesse ripetere le usuali performance anche in Uganda, risolverebbe i problemi sanitari di un Paese in cui i casi di malaria, secondo cifre dell’Oms, ammontano a 12 milioni l’anno. (…)(M. Fagotto, Peacereporter,  25/10/06)

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Rapporto: anche fame e povertà tra cause traffico di minori (BF, Misna, 24/10/06)

Il traffico di bambini dalla regione del Karamoja, nel nordest del paese, si starebbe estendendo ad altri distretti fino ad arrivare anche in Kenya; lo denuncia la sezione ugandese dell’organizzazione non governativa ‘Save The Children’, in un rapporto pubblicato dal quotidiano indipendente ‘The Monitor’. I trafficanti comprano i bambini karamojong al mercato di Katakwi – nel nord-est del paese - da genitori che li cederebbero per un prezzo compreso tra tremila e 30.000 scellini (da 1,30 a 13 euro), per rivenderli altrove a 300.000 scellini. Fame, siccità e furti di bestiame spingono le famiglie a cedere uno dei figli, molto spesso le femmine, per mantenere intatto il resto del nucleo familiare. L’organizzazione segnala che sono stati individuati bambini in vendita nei mercati in sette nuovi distretti ugandesi, incluso quello della capitale Kampala; un certo numero sono stati portati in Kenya, soprattutto ad Eldoret. I minori vengono sfruttati in lavori occasionali o nei lavori domestici, a volte le bambine “finiscono come concubine o mogli”, si legge sul quotidiano. Interrogato sul problema, il commissario per l’infanzia presso il Ministero per lo Sviluppo sociale, Willie Otim, ha detto che il governo sta lavorando con i parlamentari della regione Karamoja e con i capi tribù locali per affrontare la situazione. (BF, Misna,24/10/06)

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Terminato incontro tra Museveni e ribelli Lra (Peacereporter, 22/10/06)

E' terminato con un sostanziale nulla di fatto l'incontro di ieri, il primo dall'inizio della guerra, tra il presidente ugandese Yoweri Museveni e i ribelli del Lord's Resistance Army, protagonisti di una guerra che in 20 anni ha provocato più di 25 mila vittime. L'incontro, avvenuto a Juba, nel Sudan meridionale, ha evidenziato la lontananza delle posizioni tra le parti, che secondo fonti diplomatiche avrebbero passato più tempo ad insultarsi e a scambiarsi accuse reciproche che a intavolare una vera discussione. Museveni è tornato ieri sera a Kampala, esprimento poi in un messaggio al Parlamento tutta la sua frustrazione per i mancati progressi registrati dai colloqui. In Uganda è attualmente in vigore una tregua tra esercito e ribelli, più volte violata da entrambi. (Peacereporter, 22/10/06)

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Arriva a Roma la Gulu Walk (Emanuela Citterio, Vita, 20/10/06)

Sabato 21 Ottobre 2006 si svolgerà la seconda edizione della GuluWalk in oltre 100 città del mondo, una marcia per la pace a sostegno delle popolazioni Lango e Acholi, vittime della guerra civile tra l'esercito ugandese e i ribelli del Lord's Resistance Army, che da vent'anni insanguina il Nord Uganda. L'iniziativa è promossa Amref Italia, in collaborazione con gli ideatori della marcia (Athletes for Africa & GuluWalk). "Le associazione africane, le Ong, le istituzioni, personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, gli studenti e tutti coloro che saranno raggiunti dal nostro messaggio condivideranno in modo simbolico con i ragazzi ugandesi le difficili notti in cui sfuggono ai rapimenti e alle violenze" si legge nel comunicato dell'iniziativa. "Un evento che inizierà con una marcia per le vie di Roma, e proseguirà con la proiezione di filmati, contributi musicali e letture. Con la Gulu Walk vogliamo trasformare la pace in Nord Uganda in una “causa” anche Italiana, verso cui convogliare le energie di tutti". (Emanuela Citterio, Vita,  20/10/06)

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Governo e ribelli Lra ammettono violazione della tregua (Peacereporter, 16/10/06)

Governo ugandese e ribelli del Lord's Resistance Army hanno pubblicamente ammesso di aver violato i termini della tregua concordata lo scorso agosto. I ribelli non avrebbero infatti completato il loro raggruppamento nei centri di raccolta del Sudan meridionale in attesa di venire disarmati, e il governo ugandese avrebbe spinto l'esercito troppo vicino ai centri, facendo fuggire gli uomini del Lra. Entrambe le parti si sono impegnate in futuro a non violare più la tregua e a proseguire le trattative per un accordo di pace definitivo. La guerra civile in Uganda, cominciata nel 1986, ha provocato almeno 20 mila vittime, devastando i distretti settentrionali del Paese. (Peacereporter, 16/10/06)

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Quotazioni caffè (Pino Mencaroni, il Giornale, 13/10/06)

Il rally delle quotazioni del caffè robusta, più 48% in dodici mesi, potrebbe essere arrivato al capolinea. Infatti, l'Uganda, il maggiore esportatore africano di robusta, si prepara ad aumentare l'offerta di prodotto di circa il 20% rispetto allo scorso anno. Così, i prezzi hanno ceduto circa un punto percentuale riportandosi sotto i 1460 dollari per tonnellata. Sempre deboli sia l'oro (quotato al fixing 575,9 dollari l'oncia), sia il petrolio. Realizzi anche su nickel. (Pino Mencaroni, il Giornale,  13/10/06)

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Governo non accoglie richiesta ribelli su mandati di cattura internazionali (Peacereporter, 12/10/06)

Il governo ugandese ha reso noto oggi, tramite un proprio portavoce, di non aver alcuna autorità per stralciare i mandati di cattura emessi dalla Corte Penale Internazionale nei confronti dei quattro leader dei ribelli del Lord's Resistance Army. I quattro comandanti del Lra sono accusati di crimini contro l'umanità, commessi durante la guerra civile ugandese, che dura da 20 anni ed è costata la vita a 25 mila persone. I ribelli chiedono lo stralcio dei mandati come precondizione per firmare un accordo di pace globale, ma l'Uganda non ha i mezzi legali per bloccare i procedimenti alla Corte, la quale si è più volte dichiarata intenzionata a perseguire i ricercati. (Peacereporter, 12/10/06)

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Ribelli riprendono negoziati pace. (Swisspolitics, 30/09/2006)

I ribelli ugandesi dell'Esercito di resistenza del signore (LRA) hanno ripreso oggi i negoziati di pace con il governo di Kampala. Le trattative sono volte a metter fine a venti anni di guerra civile. L'LRA si era ritirato questa settimana dai negoziati, condotti nel Sudan meridionale, accusando l'esercito ugandese di avere accerchiato i suoi combattenti che si erano arresi, conformemente a un accordo di tregua firmato di agosto, in un punto di raccolta. (Swisspolitics,  30/09/2006)

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Ribelli Lra hanno lasciato il nord Uganda (BF, Misna, 27/09/06)

“Quasi tutti i ribelli dell’Esercito di resistenza del signore (Lra) hanno lasciato i distretti del nord Uganda” e ora sono in Sudan meridionale, lo ha detto a fonti di stampa internazionali il comandante dell’esercito ugandese, generale Aronda Nyakairima, non escludendo comunque che qualcuno dei ribelli possa essere rimasto indietro. “La pace sta lentamente diventato una realtà in questa regione “ ha detto il generale. Secondo alcune fonti sono almeno 1600 i ribelli Lra già arrivati nei campi di Owiny Ki-Bul e Ri-Kwangba rispettivamente nelle regioni sud sudanesi di Equatoria orientale e occidentale, dove, secondo l’accordo provvisorio di pace, dovevano convergere in attesa che i capi del Lra e il governo di Khartoum concludano i negoziati in corso a Juba. (BF, Misna, 27/09/06)

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Il paese nelle mani di Joseph Kony (Matteo Fagotto, Peacereporter, 19/09/06)

E’ stato dipinto, a seconda delle fonti, come un sanguinario assassino che ha mandato al massacro migliaia di bambini-soldato, protagonista di una guerra civile che ha devastato per 20 anni il nord dell’Uganda; o come un visionario, un capo spirituale, a cui Dio ha demandato il compito di liberare la popolazione Acholi dalle vessazioni dei politici di Kampala. Ora, almeno, le visioni dei due campi concordano su una cosa: la sorte dell’Uganda dipenderà dal destino del ribelle più sfuggente d’Africa. Oscurato dai gas tossici della Costa d’Avorio e dagli attentati in Somalia, il dibattito sulla sorte di Joseph Kony è tornato all’ordine del giorno da quando si è sparsa la notizia che il leader del Lord’s Resistance Army si sarebbe consegnato alle autorità del sudanesi. Kony sarebbe arrivato al campo di raccolta di Ri Kwangba, che ospita altri 3 mila ribelli in attesa di smobilitazione, rispettando gli impegni presi con la firma della tregua. Un gesto significativo, se si calcola che per 20 anni di Kony si è saputo poco o nulla: due interviste e una sbiadita foto di quindici anni fa è tutto ciò che si aveva del leader, che durante la guerra non si è mai preoccupato di far conoscere al mondo le ragioni della sua lotta. Ora, il fantasma è riapparso, o almeno così sembra. “Non si hanno certezze sulla presenza di Kony a Ri Kwangba” puntualizza a PeaceReporter Frank Nyakairu, giornalista del quotidiano ugandese Monitor. “Il ministero della Difesa ha smentito la notizia”. Ciononostante, Nyakairu rimane ottimista per la firma di un accordo. “Nelle precedenti trattative, non si era mai arrivati a uno stadio così avanzato: migliaia di ribelli affollano i centri di raccolta, e governo e vertici del Lra si incontrano regolarmente. Le trattative hanno raggiunto un punto di non ritorno. Tanto che oggi, alla scadenza della tregua, i soldati hanno ricevuto l’ordine di non riprendere le ostilità”. Disarmo dei ribelli e loro reinserimento nella vita civile, programmi di recupero per i bambini-soldato: tutto deciso o quasi, per arrivare alla tanto agognata firma. Ultimo ostacolo, ancora una volta, la sorte di Kony. (…)(Matteo Fagotto, Peacereporter,  19/09/06)

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Si è consegnato leader dei ribelli (Emanuela Citterio, Vita, 18/09/06)

Un passo verso la pace per la tormentata regione del Nord Uganda. ll leader dei ribelli ugandesi dell'Esercito di resistenza del Signore (Lra), Joseph Kony, ha lasciato il suo nascondiglio e si e' consegnato in un campo di raccolta per i guerriglieri nel Sudan meridionale, in base ad un accordo concluso con il governo di Kampala. La settimana scorsa si era già consegnato il suo braccio destro, Vincent Otti, che era arrivato la settimana scorsa al campo di Ri-Kwangba, al confine con la Repubblica democratica del Congo. Il campo e' uno dei due centri di raccolta previsti per i ribelli, in base all'accordo per la cessazione delle ostilita' raggiunto il 26 agosto fra il Lra e Kampala. La notizia è stata battuta ieri dalle agenzie. Se venisse confermata, sarebbe un importante passo avanti verso la fine di una guerra civile, nell'Uganda settentrionale al confine con il Sudan, che è durata vent'anni e ha causato decine di migliaia di morti. Almeno due milioni di persone sono sfollate. L'accordo con il governo di Kampala e i ribelli, il cui numero e' stimato fra 500 e 5.000, prevede che i combattenti lascino i loro nascondiglio nel nord dell'Uganda e si consegnino nei due centro di raccolta durante i negoziati. Vincent Otti e Joseph Kony, insieme ad altri tre comandanti del Lra, sono ricercati dalla Corte penale internazionale (Cpi) per crimini contro l'umanità e crimini di guerra. Il nostro settimanale nel 2004 aveva denunciato con un dossier le stragi dimenticate in nord Uganda e organizzato una campagna di sensibilizzazione in Campidoglio. (Emanuela Citterio, Vita, 18/09/06)

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Al Toronto film festival, lungometraggio ugandese su AMIN DADA, (RC.Misna, 14/9/2006)

Presentato alla XXXII edizione del ‘Toronto international film festival’ “The last king of Scotland’, primo film interamente girato in Uganda, è un ritratto del dittatore ugandese Idi Amin Dada al potere dal 1971 al 1979. Fu egli stesso ad autoproclamarsi ‘ultimo re di Scozia’, ma anche ‘conquistatore dell’impero britannico’ o, in tributo ad Adolph Hitler, ‘feldmaresciallo’. Testimone delle stravaganze e delle atrocità di Amin è il medico scozzese Nicholas Garrigan, protagonista del romanzo di Giles Foden cui si ispira il film diretto da Kevin MacDonald: giunto in Uganda pieno di ideali, Garrigan incontra il presidente, da poco al potere con un golpe, e si ritrova ad essere il suo medico personale, dopo averne casualmente conquistata la fiducia. La durezza di Amin appare a intermittenza e in sordina filtrata da Garrigan che alla fine non riesce a vedere e capire quel che veramente accade intorno a lui: le torture degli oppositori politici, l’espropriazione dei beni e l’espulsione di circa 70.000 asiatici per lo più indiani e pachistani, l’uccisione di almeno 300.000 ugandesi (500.000 secondo alcuni). Ciononostante, secondo Mac Donald, per alcuni ugandesi Amin sarebbe stato “un grande statista” e “il migliore presidente che l’Uganda abbia mai avuto” e per questo il film riflette “le contraddizioni inerenti a quest’uomo e a questo regime”. Anche secondo l’attore americano Forest Whitaker, che interpreta il ruolo dell’ex-dittatore, Amin non sarebbe “stato di certo un buon uomo, ma neppure il mostro che qualcuno descrive” non foss’altro per il “suo rifiuto virulento del colonialismo europeo in Africa”. Diversi documentari hanno ricostruito la vita e il regno del dittatore, tra cui ‘Idi Amin Dada’(1974) e ‘L’ascensione e la caduta di Idi Amin’ (1980), ma ‘The last king of Scotland’ è il primo lungometraggio di finzione sull’ex-dittatore che, costretto ad abbandonare il potere, trovò asilo prima in Libia, poi in Iraq e infine in Arabia Saudita, dove morì nel 2003.(Misna, 14/09/2006)

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Vice-capo ribelli “ Pronto” a partecipare a colloqui. (EB. Misna, 14/9/2006)

Il ‘numero 2’ dei ribelli dell’Esercito di resistenza del Signore (Lord’s resistance army, Lra), Vincent Otti, si è detto “pronto” a guidare la delegazione ai colloqui di pace col governo, in corso da mesi a Juba, in Sud Sudan. Lo scrive stamani la stampa di Kampala, citando un intervento dello stesso Otti a un’emittente radiofonica locale. “Se i delegati del governo ugandese vengono a incontrarmi dove mi trovo ora (nella foresta al confine tra Sudan e Repubblica democratica del Congo, ndr), guiderò la nostra delegazione al negoziato” avrebbe detto. Otti è ricercato per crimini di guerra e contro l’umanità dalla Corte penale internazionale (Cpi), insieme al fondato dello Lra, Joseph Kony, e altri tre comandanti. Il governo dell’Uganda ha promesso loro un’amnistia in caso di un accordo di pace definitivo per porre fine al conflitto nel nord del paese. Il termine entro cui sottoscrivere un’intesa, fissato al 12 settembre, è stato poi prorogato dalle autorità ugandesi. Otti ha detto di aver paura di recarsi ai colloqui di pace a Juba temendo l’arresto e l’estradizione. Oggi intanto il quotidiano filogovernativo ‘New Vision’ scrive che le “prospettive di successo” dell’accordo di cessazione delle ostilità – firmato lo scorso 26 agosto – sono cresciute ieri dopo che un “elevato numero” di ribelli ha raggiunto i due campi neutri di assembramento in Sud Sudan (nelle località di Owiny Ki-Bul e Ri-Kwangba), concordati dalle due parti con la mediazione del governo sud-sudanese. .(Misna,  14/09/2006)

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Governo rinvia scadenza ultimatum a LRA (Ticinonline, 12/09/06)

Il governo ugandese ha rinviato, e di fatto "sine die", l'ultimatum per siglare l'intesa di pace intimato ai ribelli dell'LRA (Esercito di Resistenza del Signore, che da 20 anni insanguina crudelmente il nord del Paese), che sarebbe dovuto scadere oggi. Lo rendono noto fonti ufficiali ugandesi a Juba, capitale del Sudan meridionale, dove i negoziati sono in corso. Intanto le milizie dei ribelli stanno radunandosi nei tre campi, sempre nel sud Sudan (per anni il loro "santuario"), dove debbono concentrarsi, come previsto dal cessate il fuoco in corso, per tutto il tempo in cui continueranno i negoziati di pace. (Ticinonline,  12/09/06)

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Sant’Egidio: “I passi avanti sono concreti: la pace è possibile (LM, Fides, 12/09/06)

“Penso che si è finalmente imboccata la strada della pace. Va dato atto al governo del sud-Sudan di offrire un contributo fondamentale per pacificare il Nord Uganda” dice all’Agenzia Fides Vittorio Scelzo, rappresentante della Comunità di Sant’Egidio nella squadra dei mediatori internazionali per il Nord Uganda. Il 26 agosto è stato firmato a Juba (Sud Sudan) l’accordo bilaterale per la cessazione delle ostilità tra il Governo Ugandese e l’Esercito di Resistenza del Signore (LRA, vedi Fides 28 e 30 agosto 2006). Il cessate il fuoco è entrato in vigore il 29 agosto. “Secondo le intese, i combattenti della LRA si stanno radunando nelle aree di raccolta previste, sotto la protezione delle forze di sicurezza del sud-Sudan. Si tratta di un passo fondamentale che dimostra che si è creato un clima di fiducia tra le parti, che fa ben sperare per il proseguimento dei colloqui di pace” dice Scelzo. “Entro il 19 settembre tutti gli appartenenti alla LRA devono aver raggiunto le aree di raccolta. Al momento non è previsto il loro disarmo, che sarà avviato dopo il raggiungimento dell’accordo di pace definitivo. Per questo è importante l’intervento delle Nazioni Unite, promesso dal sotto-Segretario dell’ONU per gli Affari Umanitari, Jan Egeland, per nutrire e offrire alcuni servizi di base a queste persone. Guai infatti se si lasciassero delle persone armate a patire la fame”. (…) Finora circa 500 ribelli della LRA sono giunti in due delle tre località del Sud Sudan dove devono tutti radunarsi mentre - raggiunta anche su questa base l'intesa sul cessate il fuoco - i negoziati di pace tra governo di Kampala e leadership della guerriglia proseguono. Tra loro sembra ci sia il numero due dei ribelli, Vincent Otti. Su cinque dei leader della LRA (uno dei quali, peraltro, intanto è morto) pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra e violazione dei diritti dell'uomo emesso circa un anno fa dal Tribunale Penale Internazionale dell'Aja. La LRA dice che non firmerà la pace se il mandato non sarà formalmente revocato; il Presidente ugandese Museveni, in difficoltà, riafferma che la Corte Penale Internazionale non può bloccare il processo di riconciliazione in Uganda; mentre i responsabili delle Nazioni Unite, stanno cercando altre strade per riaffermare la legislazione del Tribunale, salvaguardando allo stesso tempo il processo di pace. (LM, Fides,  12/09/06)

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Primi gruppi dell'Lra arrivati nel sud Sudan (Peacereporter, 11/09/06)

Il primo gruppo dell'Esercito di resistenza del Signore (Lra) è arrivato oggi nei punti di riunione del sud Sudan, come previsto dagli accordi presi con il governo ugandese il mese scorso. Secondo quanto riferito dal mediatore di pace Riek Machar, almeno 400 ribelli sono arrivati in 2 dei siti previsti, incluso il leader dell'Lra Vincent Otti. (Peacereporter,  11/09/06)

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Accordo di pace: anche il ‘numero 2’ dei ribelli arriva in Sud-Sudan (EB, Misna, 11/09/06)

Vincent Otti, ‘numero 2’ dell’Esercito di resistenza del Signore (Lord’s resistance army, Lra) ha raggiunto uno dei due campi di raccolta dei ribelli del Sud Sudan, come previsto dall’accordo di pace firmato alla fine di agosto con il governo ugandese. Lo ha detto oggi Riek Machar, vicepresidente della regione semi-autonomoma del Sud Sudan, principale mediatore nei colloqui di pace tra lo Lra e le autorità di Kampala. Otti, insieme a numerosi altri esponenti di primo piano della ribellione, si troverebbe nel sito di Ri-Kwangba, alla frontiera tra Sudan e Repubblica democratica del Congo, dove negli ultimi mesi un’ampia formazione di miliziani dello Lra si era accampata. L’accordo firmato lo scorso 26 agosto prevede il raggruppamento dei ribelli in due siti in Sud Sudan entro il 20 settembre. Parlando da Juba, sede dei negoziati, Machar ha anche detto che a poca distanza dal campo vi sarebbe anche il capo dei ribelli Joseph Kony. Ha poi aggiunto che circa 400 miliziani avrebbero raggiunto l’altro campo di raccolta, a Owiny-ki-bul, riservato ai ribelli provenienti dall’Uganda. Kony, insieme a Otti e ad altri 3 comandanti (uno dei quali non è chiaro se sia ancora vivo) è ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi) per crimini di guerra e contro l’umanità commessi dai ribelli in quasi vent’anni di violenze contro i civili del nord Uganda. A Juba è presente anche il coordinatore dell’Onu per gli affari umanitari, Jan Egeland, affermando l’impegno a portare aiuti umanitari nei siti di raggruppamento dei ribelli e all’assistenza di donne e bambini al seguito dei ribelli. Pur sostenendo i colloqui tra le due parti, Egeland ha però escluso un coinvolgimento diretto dell’Onu nei colloqui: “È un processo di pace africano e tale deve rimanere”. Il governo ugandese ha promesso l’amnistia ai vertici della ribellione se verrà raggiunto un accordo definitivo di pace entro la fine di settembre; il presidente Yoweri Museveni nei giorni scorsi si è impegnato a individuare con la Corte penale internazione “soluzioni alternative” ai mandati di cattura in caso di un’intesa con i ribelli. (EB, Misna, 11/09/06)

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Ribelli chiedono revoca mandati arresto Corte criminale (Carla Amato, Osserv. sulla legalità, 06/09/06)

Joseph Kony chiede la revoca del mandato d'arresto da parte della Corte Criminale Internazionale come condizione per sottoscrivere gli accordi di pace con il governo ugandese. Lo ha detto il suo vice, Joseph Otti ieri, aggiungendo critiche alla politica del governo dell'Uganda, parlando di nepotismo, corruzione e mancanza di democrazia. - Il leader della famigerata Armata del Signore ha fatto sapere tramite il suo luogotenente che la revoca del mandato e' il primo punto all'ordine del giorno e questo annuncio mette in dubbio la riuscita dei colloqui di pace condotti a Juba con la mediazione del Sudan. I ribelli potrebbero chiedere anche denaro al governo in cambio della pace, per mettere in piedi iniziative private per il loro futuro. La Corte penale internazionale ha emesso il mandato per Kony, Otti ed altri tre luogoteneti dell'armata, Dominic Ongwen, Okhot Odhiambo e Raska Lukwiya, per crimini di guerra. Essi hanno stuprato, ucciso, tagliuzzato le loro vittime, rapito minori usati come bimbi soldato, servi o schiavi sessuali e seminato il terrore nei villaggi. Lukwiya e' stato ucciso poche settimane fa dall'esercito regolare ugandese, ma gli altri sono in fuga, ricercati dall'Uganda e dal sudan, il cui vicepresidente e leader del sud-Sudan ha dichiarato collaborazione nella ricerca dei criminali. Il cessate il fuoco firmato il 29 agosto dice pero' che tutti i ribelli, compresi i loro comandanti, devono tornare in zone specifiche (e quindi rietrare dall'estero, se vi sono fuggiti). Il ministro ugandese Ruhakana Rugunda, ha affermato che il governo vorrebbe convincere il procuratore capo della Corte Luis Moreno Ocampo a cancellare i mandati. Tuttavia alcune settimane fa un tentativo in tal senso era stato smentito, ed il magistrato aveva dichiarato pubblicamente che non c'erano in programma ipotesi del genere e che l'Uganda non aveva fatto una simile richiesta, condividendo la stessa preoccupazione della Corte per il rispetto dei diritti umani. Adesso e' chiaro che Rugunda sta insistendo perche' la Corte internazionale non ostacoli l'accordo di pace con il LRA, dichiarando che un processo di pace riuscito accoppiato con una pratica tradizionale di riconciliazione Acholi sarebbe abbastanza perche' la Corte receda. Il rituale di Matoput e' stato riconosciuto come meccanismo accettabile di risoluzione dei conflitti, preferito mentre evita il rischio di perdonare l'impunita'. Ma gia' il 29 luglio 2004, il procuratore del Tribunale internazionale aveva determinato che ci fosse una base ragionevole per aprire una inchiesta sulla situazione dell'Uganda del Nord, con il giudice Tuiloma Neroni Slade (Samoa) come presidente e la Corte ha stabilito un ufficio in Kampala. (Carla Amato, Osserv. sulla legalità,  06/09/06)

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Entra in vigore la tregua (Adnkronos/Ign, 29/08/06)

Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha ordinato oggi la cessazione delle ostilità contro i guerriglieri dell'Esercito di liberazione del Signore (Lra), in seguito alla tregua entrata in vigore alle 06.00 di questa mattina. Il cessate il fuoco, concordato sabato scorso a Juba, capitale del Sud Sudan, potrebbe essere il primo passo verso la fine di un conflitto che dura da una ventina d'anni e ha causato migliaia di vittime civili. Museveni, che è anche comandante in capo delle forze armate, ha ordinato ''di interrompere tutte le operazioni di ricerca e di distruzione dell'Lra'', riferisce un portavoce militare citato dall'agenzia stampa missionaria Misna. I soldati governativi non dovranno sparare contro i ribelli ''a meno che non lo esiga la difesa della popolazione'', dovranno tornare alle caserme ''e dedicarsi alla protezione della popolazione sfollata all'interno del Paese''. Un'analoga dichiarazione di cessazione delle ostilità è attesa a Juba dal leader dell'Lra Joseph Koni. I colloqui di pace dovrebbero riprendere alla fine della settimana, per raggiungere un accordo definitivo che potrebbe anche comprendere la trasformazione dell'Lra in partito politico. (…)(Adnkronos/Ign,  29/08/06)

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I ribelli dell'Lra abbandonano le basi in Congo (Peacereporter, 28/08/06)

Ieri i ribelli dell'Esercito di resistenza del Signore (Lra) hanno cominciato a lasciare le loro basi in Congo come richiesto da un accordo di pace stipulato con il governo ugandese. L'armistizio entrerà in vigore domani e concede ai ribelli 3 settimane di tempo per spostarsi verso il Sudan, in specifici punti d'incontro previsti dall'accordo. Il governo ugandese ha assicurato che non attaccherà i ribelli. (Peacereporter,  28/08/06)

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Dopo vent'anni di conflitto, primo spiraglio per la pace (Joshua Massarenti, Vita, 28/08/06)

Un accordo per la cessazione delle ostilita' fra il governo ugandese e i ribelli dell'Esercito di Resistenza del Signore (Lra) e' stato firmato sabato scorso a Juba, capitale Sud Sudan. Si tratta, rende noto la Comunita' di Sant'Egidio che ha preso parte alla mediazione internazionale, di un primo significativo passo avanti verso un accordo di pace per metter fine ad un conflitto durato vent'anni. L'intesa prevede la cessazione delle ostilita' il 29 agosto e il raggruppamento entro tre settimane dei ribelli in due aree protette del Sud Sudan sotto il monitoraggio dell'esercito sud sudanese. L'accordo sara' sottoposto alla verifica di una commissione mista con due rappresentanti di ciascuna delle parti, due dell'Unione Africana e uno dell'esercito del Sud Sudan. La commissione riferira' al team di mediazione guidato dal vice presidente sud sudanese Riek Machar, di cui fa parte anche la comunita' di Sant'Egidio. Il conflitto, che da una ventina d'anni colpisce il nord dell'Uganda, ha provocato oltre un milione e mezzo di sfollati e decine di migliaia di vittime fra la popolazione civile. Guidato dall'ex predicatore laico Joseph Kony, l'Lra si batteva contro il governo di Kampala su tre ffronti: principalmente dal Nord Uganda, ma anche dal Sudan meridionale e dal Congo orientale. L'Esercito di Resistenza del Signore e' accusato di aver ucciso e mutilato migliaia di civili e di aver rapito decine di migliaia di bambini per costringerli a combattere nelle sue fila. I colloqui di pace sono iniziati il 14 luglio. Il presidente ugandese Yoweri Museveni aveva annunciato che avrebbe concesso il perdono alla leadership dell'Lra, compreso Kuoni e altri quattri ricercati dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l'umanita'. (Joshua Massarenti, Vita,  28/08/06)

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Firmata tregua con ribelli Lra (Ticinonline, 26/08/06)

Il governo dell'Uganda ed i ribelli dell'Esercito di Resistenza del Signore (Lra) hanno firmato un accordo per la cessazione delle ostilità, dopo 20 anni di insurrezione e guerra civile che hanno lasciato sul terreno - si stima - 100.000 morti e provocato un 1,6 milioni di sfollati. L'accordo è stato firmato a Juba, nel sud del Sudan, dove dal 14 luglio sono iniziati i colloqui di pace, dal presidente ugandese Yoweri Museveni e dal leader dell'Lra, Joseph Kony. Il patto prevede che le due parti sospendano attacchi ed atti ostili ed anche la propaganda per tutta la durata dei negoziati. A fare da mediatore è stato il vicepresidente sudanese, Riek Machar. I ribelli per il momento si ritireranno in aree prestabilite, sotto la sorveglianza e la protezione delle milizie sudanesi, ex ribelli, del Movimento di liberazione del popolo sudanese (Splm). L'Lra aveva dichiarato una cessazione unilaterale delle ostilità dal 4 agosto. Kampala ha da parte sua offerto un'amnistia ai leader dell'Esercito del Signore, che sono ricercati dalla Corte criminale internazionale e sono nascosti nella Repubblica democratica del Congo. L'Esercito di resistenza del Signore di Joseph Kony predica l'abbattimento dello stato secolare ugandese e la creazione al suo posto di una nazione basata sul rigido rispetto dei precetti biblici, in particolare i dieci comandamenti, anche se nel suo agire nulla c'è di cristiano. In quasi 20 anni di sanguinosa guerra civile ha infatti causato oltre 100.000 morti, rapito e reso schiavi almeno 25.000 bimbi (serve concubine le femmine, baby-miliziani i maschi) e costretto - tra orrori senza fine - quasi tutta la popolazione civile, 1,6 milioni di persone, ad abbandonare villaggi e terre per cercare rifugio in campi profughi dove manca anche l'indispensabile per sopravvivere. (Ticinonline,  26/08/06)

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Governo disposto a cessazione ostilità se ribelli LRA disarmano (EB, Misna, 26/08/06)

Il governo ugandese è pronto alla cessazione delle ostilità se entro 14 giorni i ribelli dell’Esercito di resistenza del Signore (Lord’s resistance army, Lra) si raduneranno in alcune località concordate del Sud Sudan, sotto la supervisione dell’esercito locale composto da ex-combattenti indipendentisti sudanesi. Lo scrive oggi la stampa di Kampala, riferendo che questa è la principale condizione richiesta dalle autorità ugandesi per la firma della cessazione delle ostilità che era attesa ieri pomeriggio a Juba, in sud Sudan, dove sono in corso da alcune settimane i colloqui di pace, ma che sembra non essere ancora stata formalizzata. Ieri una fonte della MISNA aveva parlato di “importanti passi avanti” nei negoziati: per la prima volta il governo ha accettato di discutere la sospensione delle ostilità. La “svolta” decisa dal presidente ugandese Yoweri Museveni sarebbe stata accolta molto positivamente dai ribelli; in precedenza l’Uganda aveva escluso qualsiasi cessate-il-fuoco senza la firma di un accordo di pace complessivo. La “cessazione delle ostilità” – scrive il quotidiano filogovernativo ’The Monitor’ - significa “che la due parti mantengono le posizioni e le armi ma smettono di combattersi e di fare propaganda ostile”. Dall’altra parte, si legge ancora, “significa anche che entrambi hanno interrotto gli attacchi e si avviano alla smobilitazione”. L’intesa prevede che l’esercito di Kampala garantirà un “passaggio protetto” ai ribelli dello Lra ancora presenti in Nord Uganda, che dovranno radunarsi a Owiny Ki bul, circa dieci chilometri all’interno del confine con il Sud Sudan. Gli altri miliziani, che insieme al capo e fondatore del movimento ribelle Joseph Kony si trovano nel Parco della Garamba, nel nord della Repubblica democratica del Congo, dovranno invece recarsi nella località di Rikamkanda, al confine tra i due paesi. (EB, Misna,  26/08/06)

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Il leader dei ribelli chiede asilo alla Repubblica Centrafricana (Peacereporter, 23/08/06)

Il signore della guerra Joseph Kony ha chiesto asilo politico alla Repubblica Centrafricana. Kony, leader dell'Esercito di Resistenza del Signore (LRA), avrebbe fatto richiesta di asilo la settimana scorsa. Il generale Francois Bozize, alla guida della Repubblica Centrafricana, ha inviato il suo capo di stato maggiore in Uganda per avviare trattative con il presidente Yoweri Museveni. Al momento il leader dei ribelli si trova nascosto nella Rep. Dem. del Congo, dove è fuggito all'inizio di quest'anno dopo essere stato scacciato dalle sue basi nel Sudan meridionale. (Peacereporter,  23/08/06)

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Respinta richiesta ribelli per mediazione Sudafrica (FB, Misna, 21/08/06)

“Non possiamo accettare nuovi mediatori. Questi terroristi che si nascondono in Congo telefonano dicendo che non vogliono la mediazione di Riek Machar (vice presidente del Sud Sudan, ndr) e ne pretendono un’altra...Il governo del Sud Sudan è la loro migliore occasione per limitare i danni. Gli abbiamo addirittura garantito l’amnistia se escono dal ‘bush’ ”: così il presidente Yoweri Museveni ha seccamente respinto la richiesta dei ribelli dell’Esercito di resistenza del signore (Lord’s resistance army, Lra) di fare entrare nei colloqui di pace di Juba il Sudafrica in qualità di mediatore. Museveni, che oggi dovrebbe accogliere a Kampala il presidente sudsudanese Salva Kiir proprio per discutere del processo di pace, ha sottolineato che “è stato il Sud Sudan a chiedere al governo ugandese di offrire un ramoscello d’ulivo allo Lra, altrimenti avremo già chiuso il capitolo con loro”. La posizione del presidente è stata confermata anche da Paddy Ankunda, portavoce della delegazione governativa presente a Juba: “Rispettiamo l’esperienza del Sudafrica nella risoluzione dei conflitti ma non vediamo l’urgenza di implicare nuove persone nel dialogo visti i progressi già ottenuti. Confidiamo in Riek Machar”. La risposta del governo non sembra comunque aver cambiato per ora l'atteggiamentoe dello Lra che, in una nota firmata dal suo portavoce Obonyo Olweny, si è detto “d’accordo con Museveni sul fatto che le parti non necessitano di un nuovo mediatore”, ma ha ribadito “la volontà di invitare come co-mediatore il Sudafrica ai negoziati di pace. Tutto quello che chiediamo a Museveni - ha aggiunto Olweny - è di fare il possibile per riportare la pace e la sicurezza nell’intero paese, specialmente nel nord e nell’est”. (FB, Misna, 21/08/06)

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Ripresi negoziati pace, nessuna mediazione sudafricana (L’Espresso, 19/08/06)

Sono ripresi a Giuba, nel Sudan meridionale, i colloqui di pace tra il governo dell'Uganda e i ribelli dell'Lra, il sedicente Esercito di Resistenza del Signore. Il primo atto della delegazione governativa e' consitito pero' nel rifiutare la proposta di una mediazione sudafricana nei colloqui, avanzata dall'Lra. "Non contestiamo al Sudafrica la sua vasta esperienza in fatto di mediazione nei conflitti", ha spiegato il portavoce dei delegati ufficiali dell'Uganda, Paddy Ankuda, "ma rinnoviamo la nostra fiducia nel mediatore sudanese Riek Machar, che sta facendo un buon lavoro". Il concetto e' stato ribadito da Kampala dal presidente Yoweri Museveni: "Un cambio di mediazione in questa fase ritarderebbe solo il processo di pace", ha dichiarato durante una conferenza stampa, "cosa che ora non gioverebbe a nessuno". Museveni ha rinnovato l'appello a costituirsi rivolto al leader dell'Lra, Joseph Kony, e ai suoi piu' stretti collaboratori. In cambio, il presidente ugandse ha promesso loro un'amnistia "totale" per le atrocita' perpetrate nei villaggi del nord del Paese africano durante vent'anni di insurrezione armata. (L’Espresso,  19/08/06)

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Ribelli sospendono trattative, ma restano a Juba (MZ, Misna, 09/08/06)

"I ribelli hanno sospeso le trattative dirette per il momento, ma non hanno abbandonato i colloqui. La delegazione dell’Esercito di resistenza del signore (Lra) è ancora a Juba e domani è previsto che i mediatori incontrino singolarmente le parti in causa”: lo ha detto alla MISNA Vittorio Scelzo, rappresentante della Comunità di Sant’Egidio, uno dei mediatori nei negoziati di pace tra il governo ugandese e i ribelli del Lra in corso da alcuni giorni a Juba, in Sud Sudan. La notizia dell’uccisione di 8 ribelli del Lra in alcuni scontri avvenuti la scorsa settimana in varie zone del nord Uganda (e diffusa proprio oggi da un portavoce dell’esercito ugandese contattato dall’agenzia Afp) ha spinto il portavoce della delegazione del Lra, Obonyo Olweny, a chiedere ancora al governo ugandese di dichiarare una "cessazione delle ostilità” per dimostrare la propria fiducia nel negoziato. Olweny ha posto questa dichiarazione come condizione per proseguire nelle trattative. In realtà, fanno sapere fonti della mediazione, tra le due parti è in corso da giorni un braccio di ferro tipico di una fase di avvio negoziati. L’Lra continua a pretendere che alla generica "cessazione delle ostilità” dichiarata dai suoi vertici nei giorni scorsi (ma che in realtà ha comportato poche novità sul campo, visto che la capacità offensiva del movimento ribelle è ridotta al minimo ormai da diversi mesi) ne corrisponda una analoga da parte del governo. Dall’altro lato, invece, il governo di Kampala pretende che l’Lra sostituisca la generica "cessazione delle ostilità” con un vero "cessate-il-fuoco”, che comporterebbe lo scambio tra le parti di una serie di informazioni riguardo al dispiegamento delle rispettive forze sul territorio. Fonti ben informate fanno sapere che lo stallo potrebbe essere superato già nelle prossime ore, anche alla luce delle aperture annunciate dal presidente ugandese Yoweri Museveni e pubblicate oggi dalla stampa nazionale. (MZ, Misna,  09/08/06)

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I ribelli depongono le armi alla vigilia dei negoziati (Ottavio Pirelli, Warnews, 08/08/06)

Con una mossa a sorpresa arriva il cessate il fuoco unilaterale del Lord's resistence army (Lra), l'ultimo gruppo ribelle ugandese rimasto in attività. L'annuncio è stato dato la settimana scorsa, a pochi giorni dal previsto inizio di una nuova tornata di colloqui di pace a Juba, in Sudan. La Bbc informa che è stato Vincent Otti, vice comandante della milizia, a informare i media della decisione di deporre, almeno per il momento, le armi. Un atto intrapreso senza alcuna sponda governativa, anche se lo stesso Otti ha sottolineato la buona volontà del gesto e si è augurato altrattanta disponibilità da parte delle autorità di Kampala. "Staremo a vedere": questo in sostanza il commento da parte del governo ugandese che, per bocca del ministro degli Interni Ruhakana Rugunda, ha fatto sapere di voler attendere prima di pronunciarsi sulla decisione del Lra. Non è un caso che questo cessate il fuoco sia piovuto all'improvviso, non richiesto e alla vigilia dei negoziati che sarebbero dovuti cominciare ieri nel sud del Sudan. E a Kampala vogliono vederci chiaro prima di rispondere alle mosse di Kony. Intanto, comincieranno oggi con un giorno di ritardo - informa la Misna - i colloqui di pace fra Lra e governo ugandese. Il clima generale a Juba non è però dei migliori. Si respira un'aria di diffidenza che non fa ben sperare per la riuscita del dialogo. (…)(Ottavio Pirelli, Warnews,  08/08/06)

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Collaboratore di Kony conferma la tregua (Peacereporter, 05/08/06)

''Ho ordinato personalmente a tutti i comandanti sul cam