Maya Jribi è stata eletta leader del Partito Democratico Progressista (PDP, opposizione) ed è così diventata la prima donna a guidare un partito politico legale in Tunisia. Lo si è appreso da un comunicato emesso dallo stesso partito. Nell'Africa del Nord è la seconda donna ad assumere un incarico di questo livello. La prima è stata l'algerina Louisa Hanoun, carismatico segretario generale del Partito dei Lavoratori. Biologa di formazione, carattere deciso, Maya Jribi, 46 anni, é stata eletta dal congresso del suo partito. Succede all'avvocato Nejib Shebbi, capo storico del partito da lui fondato 23 anni fa. Le donne sono metà dei dieci milioni di abitanti della Tunisia e costituiscono un quarto della popolazione attiva nel paese.
(SwissInfo, 25/12/06)
Sarà liberalizzato il traffico aereo (Il Denaro, 30/11/06)
Il Marocco e la Tunisia hanno deciso di liberalizzare il traffico aereo fra i due paesi per promuovere lo sviluppo del settore e contribuire ad intensificare il flusso di scambi economici e turistici bilaterali. La decisione - informa l'agenzia di stampa locale Map citando un comunicato del ministero marocchino dei Trasporti - è stata presa al termine delle consultazioni aeronautiche tenutesi a Tunisi e presiedute dal direttore dell'aviazione civile marocchina, Abdelouahab Yaalaoui ed il suo omologo tunisino, Mohamed Chérif, al fine di attualizzare l'accordo aereo firmato fra i due paesi nel 1958. Tenendo conto dell'evoluzione del settore del trasporto aereo a livello internazionale - prosegue la stessa fonte - le due parti hanno deciso di aprirsi al mondo della libera concorrenza adottando una strategia che rientra anche nell'ambito del programma di liberalizzazione fra i paesi arabi lanciato durante il Vertice di Beirut nel 2002. (Il Denaro, 30/11/06)
Campagna contro Tunisi di Al Jazeera (Peacereporter, 25/10/06)
Il ministero degli Esteri di Tunisi ha annunciato la chiusura dell'ambasciata tunisina a Doha, in Qatar. Alla base della decisione una presunta campagna ostile della rete televisiva satellitare "Al Jazeera" contro Tunisi. "Al Jazeera" ha infatti la sua sede proprio in Qatar. (Peacereporter,
25/10/06)
Il vescovo di Tunisi accoglie la fiaccola agostiniana del dialogo (Radio Vaticana, 25/10/06)
La fiaccola del dialogo e della pace di Sant’Agostino è arrivata oggi a Tunisi, l’antica Cartagine: qui il Santo ha studiato e, da vescovo di Ippona, nel 411, è stato l’anima della riconciliazione fra cattolici e donatisti riportando la pace e l’unità nella Chiesa in Nord Africa. Tiziana Campisi ha incontrato il vescovo di Tunisi, mons. Maroun Lahham, al quale è stato anche consegnato un ramoscello d’ulivo proveniente da Tagaste, la città natale di Sant’Agostino, risalente proprio all’epoca del Santo. (Radio Vaticana,
25/10/06)
Giunta Aïn Draham la fiaccola agostiniana del dialogo (Radio Vaticana, 24/10/06)
Prosegue il viaggio della fiaccola del dialogo tra le sponde del Mediterraneo. Mentre il mondo islamico festeggia la fine del Ramadan, la torcia, partita ieri dall’Algeria e diretta verso l’Italia per recuperare il pensiero di Sant’Agostino come ponte fra le culture, oggi ha varcato la frontiera con la Tunisia. “E’ titolo più grande di gloria uccidere la guerra con il dialogo, anziché uccidere gli uomini con la spada, e procurare o mantenere la pace con la pace e non già con la guerra”: così scriveva Sant’Agostino nella lettera 229. E a sottolineare il suo invito alla concordia, nell’atmosfera festosa del giorno della Id al-Fitr, la fine del Ramadan, è il passaggio della fiaccola del dialogo dall’Algeria in Tunisia. Accesa ieri a Souk-Ahras, l’antica Tagaste, che ha dato i natali a Sant’Agostino, la fiaccola che vuole ricordare agli uomini il messaggio di pace del vescovo di Ippona, oggi giunge dove un tempo sorgeva Cartagine,
città degli studi del presule africano. Una delegazione italiana sta
accompagnando la fiaccola. (…)(Radio
Vaticana, 24/10/06)
Un'esplosione innescata da un incendio in un oleodotto nella città tunisina di Biserta ha provocato oggi la fuga di centinaia di residenti della città. Lo riferiscono testimoni e operatori dei servizi di soccorso. Non si segnalano morti. A Biserta, 70 chilometri da Tunisi, si trova l'unica raffineria di petrolio del paese e l'esplosione, secondo un comunicato del governo, ha colpito il tratto di oleodotto che porta al terminal della raffineria della Stir, la società tunisina dell'industria di raffinazione. Il fuoco e l'esplosione hanno causato danni ma nessuna vittima. Le squadre di soccorso sono riuscite a controllare le fiamme. I residenti nella zona sono rimasti scioccati dall'esplosione e uno di loro ha riferito che oltre 200 famiglie hanno lasciato le loro case
(Ticinonline,
20/10/06)
Governo ribadisce il divieto del velo per le donne (Peacereporter,
16/10/06)
Le autorità tunisine hanno ribadito nel weekend il divieto per le donne di indossare il velo nei luoghi pubblici, secondo una legge entrata in vigore nel 1981. Secondo il presidente Zine El Abidine Ali, l'uso del velo tradisce un atteggiamento settario e favorisce i gruppi islamici radicali, banditi dall'attività politica negli anni '90 a séguito della guerra civile scoppiata nella vicina Algeria. La rinnovata applicazione della legge ha suscitato le proteste delle associazioni per i diritti umani, secondo cui la proibizione viola la libertà di opinione delle donne garantita dalla Costituzione. (Peacereporter,
16/10/06)
Il quotidiano francese "Le Figaro" e' stato vietato in Tunisia perche' offenderebbe i musulmani. Secondo le autorita' tunisine, nell'edizione di ieri c'era un testo considerato "offensivo" nei confronti dell'Islam. A febbraio scorso, le autorita' avevano messo all'indice un altro giornale transalpino, "France Soir", che aveva pubblicato le vignette su Maometto.
(Corriere della Sera, 20/09/06)
Preghiera indispensabile per suscitare il desiderio della giustizia e della riconciliazione.
(R.G. Agenzia Fides, 24/07/06)
A partire da lì si possono trovare le soluzioni più giuste per la soluzione dei conflitti": la testimonianza di un missionario per la Giornata di Preghiera per la pace. Anche in Tunisia hanno aderito alla Giornata di Preghiera e Penitenza per la pace in Medio Oriente indetta dal Santo Padre per domenica 23 luglio. Secondo quanto dice all'Agenzia Fides il missionario Padre Eugenio Elías, dell'Istituto del Verbo Incarnato, in Tunisia la comunità cattolica è molto piccola, formata quasi esclusivamente da stranieri, molti dei quali provengono dall'Africa subsahariana e pertanto "sanno bene cosa siano i conflitti e le guerre, e non sono per niente insensibili a quello che succede". Ieri la segreteria dell'Episcopato ha ricordato ai parroci la richiesta del Santo Padre di consacrare domenica prossima alla preghiera per la pace, sebbene "l'intenzione di preghiera per la pace, nella Cattedrale e nelle altre chiese, è presente fin da quando ha cominciato ad aggravarsi la situazione in Medio Oriente" ricorda il missionario. “Diventa necessario - continua P. Elías citando le parole del Santo Padre - nel contesto in cui viviamo, spiegare brevemente le gravi condizioni delle popolazioni colpite, in modo che i fedeli capiscano la ragione di pregare perché cessi immediatamente il fuoco tra le Parti, si instaurino subito corridoi umanitari per poter portare aiuto alle popolazioni sofferenti e si inizino poi negoziati ragionevoli e responsabili, per porre fine ad oggettive situazioni di ingiustizia esistenti in quella regione. (…)
(RG.- Agenzia Fides
24/07/06)
Sviluppi in vista sul fronte ferroviario (Guidaviaggi, 21/07/06)
Sviluppi sul fronte dei collegamenti ferroviari tra la Tunisia e la Libia, a questo mira la nascita di una società mista tunisino-libica atta al miglioramenti dei collegamenti tra i due Paesi. Questo il risultato dell’accordo scaturito a seguito dell’incontro dell’alta commissione tunisino-libica, secondo quanto riporta il giornale tunisino Le Quotidien. Compito della nuova società sarà non solo quello di realizzare progetti per nuovi collegamenti ferroviari, ma anche volti al miglioramento delle linee che sono già esistenti. Tra i progetti che sono stati approvati anche la costruzione di un’autostrada ed il rafforzamento del traffico aereo con una nuova rotta aerea diretta
Sfax-Tripoli.
(Guidaviaggi, 21/07/06)
Impedito congresso Lega diritti umani (SwissInfo, 27/05/06)
La polizia ha impedito oggi alla Lega tunisina per i diritti umani (Ltdh) di tenere il suo congresso nazionale previsto a Tunisi. La motivazione ufficiale é una decisione del tribunale che sospende le attività dell'organizzazione. La notizia è stata data alla stampa dal presidente della Ltdh, Mokhtar Trifi. Intanto la polizia impedisce ai militanti della Lega, agli invitati esteri (tra cui diplomatici europei e americani) e alla stampa, l'accesso alla sede della Ltdh, al centro della capitale. La sede è stata circondata da un imponente dispositivo di sicurezza.
(SwissInfo,
27/05/06)
L'attivista è di cittadinanza svizzera. Espulso per aver criticato violazioni diritti umani del governo tunisino. - Un attivista di Amnesty International di nazionalita' svizzera e' stato espulso dalle autorita' tunisine. Arrestato ieri nella capitale al termine dell'assemblea generale della sezione tunisina, Yves Steiner e' stato trasferito a Parigi prima di rientrare a Zurigo. La notizia dell'arresto di Steiner era stata confermata ieri dal Dipartimento federale degli Affari Esteri (Dfae). Nel 2005, il militante elvetico aveva criticato le autorita' tunisine per le violazioni dei diritti umani durante il vertice mondiale sull'informazione tenutosi nel Paese magrebino.
(Vita, 22/05/06)
Riparte il Monitoring group (amisla, 19-04-2006)
Non si esaurisce con la chiusura del Wsis (Vertice Mondiale sulla Società dell'Informazione) l'azione del Tunisia Monitoring Group, la coalizione di Ong impegnata per la promozione delle libertà fondamentali nel paese magrebino. In questi giorni nuovi incontri a Tunisi. Accora criptati AMISnet e Lettera22. Il 3 maggio sarà la giornata mondiale della libertà di stampa, questione cocente in molti Stati, come ad esempio la vicina Tunisia dove ad un anno di distanza si è riunito nuovamente il Tunisia Monitoring Group (TMG), nato per la fase tunisina del Wsis, ma che ha deciso di continuare le sue missioni di monitoraggio anche dopo il summit Onu. Sono previsti incontri ufficiali con rappresentanti sia del governo che della società civile. Il TMG incontrerà anche i giovani internauti di Zarzis - liberati recentemente e per cui era stata avviata una petizione online per la loro liberazione - ed anche l'avvocato tunisino Mohamed Abbou, ancora detenuto per reato d'opinione. Risultano ancora oscurati molti siti d'informazione indipendente come il nostro, quello di Amisnet e quello dei nostri "gemelli"
(amisla, 19-04-2006)
Tunisia - 50 anni di indipendenza (da
Le Monde, trad. Africa, 21-03-2006)
La Tunisia ha celebrato ieri 20 marzo il 50^ anniversario della sua indipendenza. In tutto il paese si sono tenute delle manifestazioni per commemorare la proclamazione dell’indipenza, il 20 marzo 1956, dopo 75 anni di protettorato francese. Il presidente Zine El Abidine Ben Ali ha partecipato ad una grande manifestazione popolare nel complesso polisportivo di Radès, nei pressi di Tunisi. Domenica, aveva assistito ad una cerimonia commemorativa di Habib Bourguiba a Monastitir, la città natale dle “padre dell’indipendenza”, cui Ben Ali è succeduto nel 1987. Una grande sfilata prevista a Tunisi per oggi, Festa tradizionale della Gioventù, metterà in rilievo le grandi realizzazioni del paese durante questi 50 anni soprattutto nel campo dell’educazione, dell’emancipazione della donna, dello sviluppo economico e sociale, e nella politica di apertura e di cooperazione (da
Le Monde, trad. Africa, 21-03-2006)
Fnalmente liberi gli internauti di Zarzis (F.N., Vita, 01-03-2006)
Dopo ore di incertezza è ufficiale la liberazione dei nove internauti tunisini in carcere dal 2004 con l'accusa di aver scaricato da siti sotto osservazione governativa materiale ritenuto terroristico. “Finalmente liberi”, titola il sito dell'organismo che si è battuto per la liberazione dei giovani, rimasti vittime dell'attacco incondizionato ai diritti di espressione, informazione e comunicazione attuato dal governo tunisino. Le porte delle carceri si sono aperte ieri alle 14.30 come comunicano, dopo un tira e molla di conferme e smentite, le famiglie dei ragazzi e il Comitato di sostegno la cui portavoce, Térésa Chopin, è tra l'altro madre di Omar Chlendi uno dei condannati. Una vicenda che ha catturato l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale e italiana, mobilitatasi in un appello per la liberazione promosso dall'associazione indipendente di giornalisti “Lettera22”, dall'agenzia di servizi radiofonici Amisnet e dal Secolo della Rete, testate telematiche successivamente oscurate dai tunisini per aver ricordato la vicenda. Secondo l'agenzia France Press, il rilascio degli internauti, condannati in appello a 13 anni di carcere, rientrerebbe in un intervento più ampio del presidente Ben Ali, che avrebbe graziato oltre 1.600 prigionieri, tra cui una settantina di islamisti, come segnale di distensione in un periodo particolarmente caldo per le piazze musulmane.
(Francesca Naboni, Vita,
01-03-2006)
Ben Ali apre le porte delle carceri (Amisnews, 01-03-2006)
(…) Il 25 febbraio 1298 detenuti tunisini sono stati scarcerati e altri 359 potranno usufruire della libertà condizionata. Tra i liberati molti "dissidenti" politici. Resta in carcere Maitre Abou, l'avvocato dei diritti civili. (…) La maggior parte di coloro che hanno beneficiato della liberazione dalle galere della terra di Annibale -la stampa locale riferisce di 1298 detenuti scarcerati e359 permessi di libertà condizionata - avevano subito condanne per reati di opinione e associazione non riconosciuta. Il gesto è certamente un segnale di distensione da parte del presidente Zine El Ben Ali in un periodo particolarmente caldo per le piazze musulmane, ma vogliamo credere anche che siano valse a qualcosa le proteste interne al paese magrebino che videro il loro climax durante il summit della società dell'informazione (Wsis) organizzato a Tunisi dall'Onu lo scorso novembre. - Nei giorni del Wsis, oltre alla conclusione di un mese di sciopero della fame di sette tra avvocati e giornalisti tunisini per sensibilizzare sul caso dei numerosi prigionieri politici e il mancato riconoscimento dei fondamentali diritti sanciti dalla stessa costituzione tunisina -quello di libera associazione, parola ed assemblea, si registrarono altre importanti proteste. Quelle di molte testate giornalistiche europee per la dilagante censura tunisina -come l'impedimento al congresso del sindacato locale della stampa e l'oscuramento di svariati siti internet “ostili” al governo- e il disappunto dell'Associazione Nazionale dei Magistrti tunisini per le pressioni fatte dal governo nello svolgimento delle loro assemblee. (…) Dalla notizia apprendiamo anche il dato dei reati di opinione nel paese magrebino, che fino ad oggi non aveva mai avuto una quanificazione precisa: praticamente tutti i 1600 detenuti liberati. L'atto presidenziale prende le mosse dalle conclusioni dei lavori della commissione di grazia che ha esaminato 260 domande competenti. (…) Tra i liberati del 25 febbraio non c'è invece Maitre Abou, avvocato per la cui liberazione si sono spese più energie in Tunisia, un uomo che per amore del diritto sta scontando tre anni e mezzo di detenzione in condizioni particolarmente dure per reati di opinione e associazione non riconosciuta, come denuncia il Tunisa Monitor Group il cartello di organizzazioni non governative che ha decisono di non spegnere i riflettori sul caso Tunisia.
(Amisnews, 01-03-2006)