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Unione Africana accusa Khartoum di nuovi bombardamenti in Darfur
(PeaceReporter, 31/12/06)
L'Unione Africana ha accusato domenica il governo sudanese di aver bombardato le postazioni ribelli nel nord Darfur, il giorno dopo che una missione militare dell'Ua aveva incontrato i ribelli per spingerli a rispettare il cessate-il-fuoco. Lo hanno riferito fonti della missione Ua in Darfur, missione che conta 7 mila uomini. Le accuse sono state respinte da Khartoum, secondo cui il comando generale dell'esercito non avrebbe ordinato alcun bombardamento nella regione. La guerra in Darfur, scoppiata nel febbraio 2003, ha provocato finora 300 mila vittime e 2 milioni di sfollati. Un accordo di pace, firmato lo scorso maggio in Nigeria, è stato respinto da buona parte dei ribelli.
(PeaceReporter,
31/12/06)
Darfur: Khartoum e Onu vicini ad accordo su missione di pace
(MZ, Misna, 27/12/06)
Dopo aver definito il piano messo a punto dalle Nazioni Unite e dall’Unione Africana (Ua) per la creazione di una forza mista una “cornice favorevole per una soluzione pacifica del conflitto del Darfur”, il presidente sudanese Omar Hassan el Beshir ha confermato il proprio sostegno all’iniziativa. In una lettera inviata nei giorni scorsi al Segretario generale uscente dell’Onu, Kofi Annan (e distribuita ieri anche ai membri del Consiglio di Sicurezza), Beshir si è detto favorevole all’implementazione delle prime due fasi del piano (quelle che prevedono un sostegno tecnico, logistico ed economico dell’Onu alla missione Africana presente in Darfur già dal 2004), senza però fare accenni alla terza fase: quella relativa alla gestione delle strutture di comando e controllo, che, in base al piano ufficiale, dovrebbe essere affidata a un funzionario dell’Onu scelto col consenso dell’Ua. Nella missiva il presidente sudanese rilancia solo la proposta, già avanzata in precedenza, di affidare la gestione della missione a una commissione tripartita formata da rappresentanti sudanesi, dell’Ua e dell’Onu. Un’idea già criticata da alcuni osservatori, i quali sostengono che la presenza di Khartoum ai vertici della missione rischierebbe di minarne seriamente l’operatività. Nonostante questo, però, gli esperti concordano oggi nel definire la missiva e i suoi contenuti uno “sviluppo positivo” nel lungo braccio di ferro tra il governo del Sudan e l’Onu per il dispiegamento in Darfur di una forza di pace in grado di garantire realmente la sicurezza della popolazione civile e il rispetto degli accordi di cessate il fuoco siglati da governo e ribelli in questi anni e rimasti sostanzialmente sulla carta. Proprio oggi, l’inviato delle Nazioni Unite a Khartoum, Ahmadou Ould Abdallah, dovrebbe riferire al Consiglio di Sicurezza degli ultimi sviluppi nella vicenda Darfur. Intanto fonti dell’Unione Africana hanno fatto sapere che entro la settimana si completerà il dispiegamento in Darfur dei primi consulenti militari delle Nazioni Unite a fianco dei soldati della missione di pace africana (Amis). Si tratta dell’avanguardia della forza mista di cui parla Beshir nella sua missiva. “Il primo gruppo, composto da nove poliziotti, di questo contingente è già sul posto ed entro la fine della settimana altri 43 consulenti militari e 15 consulenti di polizia arriveranno in Darfur” ha detto ieri il portavoce dell’Ua Nourredine Mezni, precisando che il personale Onu indosserà i caratteristici ‘caschi blu’.
(MZ, Misna, 27/12/06)
Darfur, Khartoum accetta forza di peace-keeping (Voce d’Italia, 24/12/06)
Il contingente internazionale sarà formato da truppe Onu e dell’Unione Africana - Il Sudan si è finalmente detto disposto ad accettare l’invio in Darfur di un contingente internazionale di peace-keeping. Lo ha annunciato un alto funzionario dell’Onu, sottolineando che si tratta solo di un’intenzione espressa a parole, in quanto il governo sudanese non ha ancora inviato la lettera con cui accetta ufficialmente il dispiegamento del contingente. Il portavoce del ministro degli Esteri sudanese, Sadeq al-Magli, ha precisato che la missione vedrà la cooperazione delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana (UA), anche se il comando delle operazioni e la maggior parte delle truppe saranno controllati dalle forze africane, mentre l’Onu si occuperà principalmente di fornire tecnici, consulenti ed esperti militari e di polizia. Ancora una volta quindi il governo di Khartoum si mostra restio ad accettare la possibilità che l’Onu abbia una parte decisiva nella soluzione della crisi che da anni tormenta la regione. La risoluzione 1706, con cui il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva disposto il dispiegamento di 20 mila caschi blu nella regione, è infatti stata respinta per mesi, e anche con questa nuova apertura non è stata accettata in pieno, lasciando alle Nazioni Unite un ruolo marginale nelle operazioni di peace-keeping.
(Voce d’Italia,
24/12/06)
Attacco armato a Gereida, evacuato lo staff umanitario (PeaceReporter, 20/12/06)
Un attacco armato, condotto contro un compound di organizzazioni umanitarie da uomini non identificati lunedì sera nella città di Gereida, nel Darfur meridionale, ha costretto le agenzie umanitarie a evacuare i 71 dipendenti stanziati in città, lasciando la popolazione civile senza assistenza. L'attacco non ha provocato vittime, ma ha portato al sequestro di numerosi veicoli e computer in dotazione alle associazioni. La guerra in Darfur, scoppiata nel febbraio 2003, ha provocato finora 300 mila vittime. (PeaceReporter,
20/12/06)
Il governo sudanese approva la missione Onu (Corriere della Sera, 18/12/06)
Segnali di distensione dal governo del Sudan nei confronti dell'Onu: dopo aver piu' volte rifiutato l'invio di una forza di pace nella regione occidentale del Darfur, il governo di Khartoum ha accettato una missione di esperti del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. A riferirlo e' stato il ministro della giustizia Mohammed Ali al-Mardhi, secondo cui il suo ministero "rimuovera' ogni ostacolo" per facilitare il lavoro degli inviati internazionali che potranno visitare la zona senza limitazioni. Tre giorni fa il Consiglio dei diritti umani dell'Onu aveva deciso l'invio di 47 esperti "altamente qualificati" per valutare la situazione nella regione dove dal 2003 sono in corso violenze tra ribelli, milizie filogovernative
e l'esercito regolare. (Corriere
della Sera, 18/12/06)
La crisi del Darfur si estende a macchia d’olio (Luca de Fusco, Pagine di difesa, 15/12/06)
Dagli inizi di dicembre la situazione in Darfur è precipitata e sta sfuggendo a ogni controllo. Il quartiere centrale di el-Fasher, capitale del Nord Darfur, è stato invaso e saccheggiato da irregolari arabi (janjaweed, evidentemente reclutati in altre zone del Paese), che si sono scontrati con ex ribelli smobilitati e studenti. In sud Darfur, alcuni rifugiati, esasperati dagli attacchi di esercito e irregolari, hanno sequestrato in più occasioni militari della Forza di pace dell’African Union per protestare contro la mancanza di protezione da questi accordata. L’ultima notizia è che tre rifugiati sono stati uccisi dai militari Au sentitisi minacciati. Gli scontri continuano con crescente virulenza tra una nuova coalizione di gruppi ribelli, il Nrf (National Redemption Front), e l’esercito sudanese, coadiuvato da milizie janjaweed. Nrf è una coalizione della maggior parte dei movimenti ribelli non firmatari dell’accordo di pace raggiunto ad Abuja il 5 maggio 2006; ha una grossa componente islamista, costituita dalla formazione Jem (Justice & Equality Movement) e dimostra disciplina ed efficienza bellica. Nrf, che si ritiene assistito dalla Libia, ha inflitto negli ultimi mesi pesanti sconfitte ai regolari sudanesi sia in Darfur che nel contiguo Stato del Kordofan, dove ha attaccato l’importante campo petrolifero di Abu Jabra. La laconica descrizione degli effetti demoralizzanti di tali rovesci sulle truppe sudanesi, comparsa sul blog di Jan Pronk, inviato speciale delle Nazioni Unite, ha provocato le ire del presidente el-Bashir, ufficiale dei parà, ed è costata all’autore l’espulsione dal Sudan senza che il Consiglio di Sicurezza muovesse opposizione. L’aspetto più grave è l’internazionalizzazione del conflitto nei Paesi vicini. In Ciad sono attive almeno due formazioni antigovernative che puntano al rovesciamento del governo di Idris Deby, in sostegno del quale la Francia ha rafforzato la propria presenza militare nel Paese con nuovi reparti e mezzi. La Francia teme che la caduta di Deby riapra scenari di caos,come già negli anni 80 in quel Paese, e si comporta di conseguenza sostenendo però un governo scarsamente popolare che si poggia sulla sola etnia Zaghawa, peraltro divisa al suo interno. Inoltre, irregolari arabi, ciadiani e sudanesi attaccano sia campi di profughi provenienti dal Darfur che villaggi in una evidente replica dei metodi messi in atto dai janjaweed. L’Onu e le organizzazioni non governative (Ong) stanno evacuando la maggioranza del loro personale dall’est, la zona del Paese che ha visto gli scontri più violenti tra una miscellanea di gruppi ribelli e regolari ciadiani con le forze francesi in basso profilo. In Centrafrica, oppositori del presidente Bozize sono entrati dal Sudan e sono riusciti a occupare alcune cittadine nel nord-est del Paese. I francesi hanno fatto pervenire rinforzi ai governativi, ma in questo caso hanno anche preso parte ai combattimenti, contribuendo alla sconfitta dei ribelli. I governi di Bangui e N’djamena accusano il Sudan di interferenza politica mirante a instaurare governi alleati. Francia e Libia si trovano stavolta dalla stessa parte della barricata, risolute a bloccare qualsiasi influenza fondamentalista nella regione. Si sentono sostenute da altri governi, come quello del Niger e del Camerun, dove le tensioni interetniche sono da tempo evidenti. In Niger il governo ha ordinato ad alcune migliaia di nomadi arabi originari del Ciad di rientrare nel loro Paese, minacciandone l’espulsione forzata. Sono accusati di detenzione illegale di armi, di furti e stupri ai danni dei loro vicini africani e di invaderne le zone di pascolo. La cura migliore per il governo di Niamey sembra essere per ora la prevenzione. Il contesto ambientale è difficile, con il Sahara che avanza implacabile da nord, le siccità sempre più frequenti, risorse primarie, come l’acqua e i pascoli, sempre più contese. (…) Ndr – Consigliamo la lettura di tutto l’articolo -
(Luca de Fusco, Pagine di difesa,
15/12/06)
Mons. Tomasi: fermate i massacri nel Darfur (RadioVaticana, 14/12/06)
In tema di Darfur, “l’azione per porre fine ai massacri deve prevalere sugli accordi politici e sugli interessi commerciali”: è quanto ha affermato l’arcivescovo Silvano Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio ONU di Ginevra, nel suo intervento, in questi giorni, alla IV Sessione del Consiglio per i Diritti Umani dedicata alla drammatica situazione nella regione sudanese del Darfur. Mons. Tomasi ha ricordato le terrificanti violazioni dei diritti umani: uccisioni di bambini, abusi sessuali e stupri di donne e ragazze, sradicamenti forzati della popolazione, incendi di villaggi, attacchi ai campi di sfollati, assalti a civili innocenti. E ha sottolineato che “le vittime del Darfur non sono mere statistiche, ma sono persone reali”. (RadioVaticana,14/12/06)
Onu: Ban, per Darfur primo appello da segretario generale (Agi,14/12/06)
Le prime parole di Ban Ki-Moon da nuovo segretario generale delle Nazioni Unite sono state per il Darfur. Il sessantaduenne ex ministro degli Esteri di Seul ha giurato di fronte all'Assemblea generale anche se assumera' formalmente l'incarico il primo gennaio 2007. L'assemblea ha salutato con un ovazione il segretario uscente, il ghanese Kofi Annan, che ha guidato il Palazzo di Vetro per dieci anni e che il ministro degli Esteri francese, Philippe Douste-Blazy, ha definito "uno dei piu' grandi della storia delle Nazioni Unite". Il primo appello di Ban e' stato per la crisi in Darfur, che ha definito "inaccettabile", e per la cui soluzione ha annunciato che si impegnera' personalmente. L'esponente sudcoreano non ha risparmiato una stoccata all'Iran bollando come "inaccettabili" gli appelli alla distruzione di Israele lanciati dal presidente Mahmud Ahmadinejad e la negazione dell'Olocausto. (Agi,14/12/06)
Darfur: Usa e GB valutano possibile no-fly-zone (SwissInfo, 14/12/06)
Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna stanno valutando la possibilità di imporre una no-fly-zone sulla provincia sudanese del Darfur, se il governo di Khartoum non aderisce alle richieste di un piano di pace proposto dall' Onu. Lo ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato, Sean McCormack, sulla scia di indicazioni in questo senso già emerse a Londra. McCormack ha confermato che l'idea è emersa nel corso dell' incontro dei giorni scorsi tra il presidente George W.Bush e il premier britannico Tony Blair, ma ha sottolineato che si tratta soltanto di considerazioni preliminari. "I nostri sforzi sono attualmente concentrati sull' aspetto diplomatico", non su iniziative militari, ha detto McCormack. (SwissInfo,14/12/06)
Sudan - Darfur: consiglio onu diritti umani approva missione (AGI,13/12/06)
Il Consiglio Onu per i Diritti umani ha alla fine trovato un accordo per l'invio di una missione in Darfur, che accerti i massacri e gli abusi compiuti sui civili, soprattutto su donne e bambine, nella regione occidentale del Sudan martoriata dalla guerra civile. I delegati dei 47 Paesi membri dell'organismo Onu, convocati nella sede di Ginevra nella prima sessione speciale sulla crisi umanitaria in Darfur, hanno approvato la proposta di affidare al presidente del Consiglio, Luis Alfonso de Alba, la scelta delle cinque persone "altamente qualificate" che faranno parte della missione guidata dal Relatore speciale Onu per il Sudan. La regione e' teatro dal 2003 di un sanguinoso conflitto che vede le milizie arabe dei janjaweed, sostenute dal governo sudanese, accanirsi sulle popolazioni non musulmane. Il conflitto ha fatto oltre 200.000 morti e due milioni e mezzo di sfollati. Non ha conseguito risultati significativi il contingente di pace dell'Unione africana forte di appena 7.000 uomini. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva deciso l'invio di un contingente di oltre 20.000 caschi blu, ma il governo di Khartum si e' opposto al loro dispiegamento. (AGI,13/12/06)
Darfur: insicurezza e tensione colpiscono anche peacekeeper africani (MZ, Misna, 12/12/06)
Due uomini della missione dell’Unione Africana in Darfur (Amis) sono stati rapiti da elementi armati non identificati nei pressi di El Fasher, capoluogo dello Stato del Darfur settentrionale, uno dei 3 stati che compone l’omonima regione teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno. Lo ha riferito la stessa missione africana in una nota diffusa ieri in cui si precisa che il sequestro è avvenuto domenica scorsa, quando ignoti hanno teso un’imboscata a un veicolo dell’Amis, portandosi via i due soldati presenti all’interno del mezzo. Nella nota la missione chiede “il rilascio immediato e incondizionato del personale e del mezzo”. Ma il personale dell’Ua vive una situazione molto tesa anche nei pressi di El Geneina, capoluogo del Darfur occidentale, dove a garantire l’incolumità dei militari africani è dovuta intervenire la polizia sudanese, dispiegata ieri intorno alla base cittadina dell’Amis, dopo gli incidenti avvenuti domenica e in cui sarebbero rimasti uccisi “due o tre” persone, “civili” secondo alcune fonti, “aggressori” secondo altre. In base a una ricostruzione degli eventi, ancora incerta, una folla di persone (pare composta principalmente dai parenti dei 31 civili uccisi da ignoti sabato scorso in un’imboscata nella zona di Sirba, non lontano da El Geneina) si sarebbe recata alla base della forza africana per protestare contro i peacekeepers, colpevoli di non garantire la protezione della popolazione locale. Ma tra i civili, secondo fonti Onu, si sarebbero infiltrati anche alcuni uomini armati che avrebbero aperto il fuoco contro il personale dell’Ua. “Uomini armati con Rpg (lanciarazzi, ndr) fucili d’assalto e mitragliatori hanno aperto il fuoco contro il compound dell’Amis a El Geneina. Nella sparatoria che ne è seguita almeno due degli aggressori sono rimasti uccisi” si legge nel rapporto quotidiano dell’ufficio Onu di Khartoum pubblicato ieri. Manca ancora un resoconto ufficiale dell’Amis sulla vicenda. Nessuna verifica o conferma indipendente è ancora disponibile anche sull’ultimo attacco denunciato dai ribelli attivi in Darfur, che ieri hanno accusato il governo sudanese di aver bombardato il villaggio di Hashaaba, uccidendo otto persone, tra cui sette bambini, tutti componenti di una stessa famiglia. L’esercito sudanese ha smentito la notizia, bollata come “pura propaganda”. La difficile situazione del Darfur sarà oggi al centro di una sessione straordinaria del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite che ha sede a Ginevra. Durante l’incontro si dovrebbe discutere della possibilità di inviare nella regione occidentale sudanese una missione urgente con lo scopo di verificare e raccogliere informazioni che confermino le accuse diffuse di violazioni dei diritti umani. (MZ, Misna,
12/12/06)
Darfur, attentato: 22 civili uccisi e inquirenti ua sequestrati (Adnkronos/Dpa. 10/12/06)
Almeno 22 civili sudanesi sono rimasti uccisi nel Darfur quanto l'autobus sul quale viaggiavano e' stato presa di mira da un commando di miliziani non ancora identificati che ha aperto il fuoco contro di loro. A renderlo noto e' l'Unione africana, denunciando che un gruppo di otto inquirenti arrivato in elicottero sul sito dell'attentato, che e' avvenuto ieri, per raccogliere elementi utili all'inchiesta e' stato di fatto sequestrato dai residenti del villaggio di Sirba, una roccaforte dei ribelli del Fronte di redenzione nazionale (Adnkronos/Dpa. 10/12/06)
Darfur: attaccato convoglio aiuti, almeno 30 morti (SwissInfo, 10/12/06)
Uomini armati a cavallo hanno attaccato un camion che portava aiuti e medicine nella travagliata regione sudanese del Darfur ed hanno ucciso 30 persone che si trovavano a bordo, alcune delle quali sono bruciate vive. Lo hanno reso noto le Nazioni Unite. L'Unione Africana aveva fissato inizialmente a 22 il numero dei morti, ma una successiva dichiarazione della portavoce dell'ONU Radhia Achouri ha fornito un bilancio più alto. L'attacco è avvenuto vicino a Sirba, 45 chilometri a nord di El Geneina, capitale del Darfur occidentale e vicina al confine con il Ciad. "Gli assalitori sono giunti a cavallo - ha detto la portavoce - non è ancora stato stabilito l'esatto numero delle vittime civili, ma si ritiene che siano morte circa 30 persone. Alcuni sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco, altri sono stati bruciati vivi". La portavoce dell'ONU non ha identificato i responsabili dell'attacco. Nella zona sono attive le milizie Janjaweed, che secondo molti sarebbero sostenute dal governo di Khartoum, le quali attaccano i civili spostandosi a cavallo o a dorso di cammello. Il governo, che ha sempre smentito le accuse di aiutare le milizie, oggi ha indicato i ribelli del Fronte di salvezza nazionale come responsabili dell'attacco. Il governatore ad interim dello stato del Darfur occidentale, Mohammed Youssef al Tulib, ha affermato che questi ribelli, che non hanno firmato l'accordo di pace, "cercano di destabilizzare la parte ovest del Darfur". Il governo sudanese continua a respingere la risoluzione dell'ONU, che ha deciso il dispiegamento di 22'500 uomini delle Nazioni Unite nella regione per porre fine alle violenze, affermando che si tratterebbe di una forza di colonizzazione. (SwissInfo,10/12/06)
Khartoum: 'L'Onu usa due pesi e due misure in Darfur' (PeaceReporter, 09/12/06)
In una conferenza stampa il presidente sudanese Omar al-Bashir ha risposto alle critiche del Segretario generale dell'Onu Kofi Annan che appena due giorni fa, in merito al conflitto nel Darfour, aveva dichiarato: "Il governo sudanese e i suoi dirigenti dovrebbero rispondere su ciò che sta avvenendo". Al-Bashir ha accusato le Nazioni Unite di usare "due pesi e sue musure", chiedendo conto su ciò che sta avvenendo solo al governo di Khartoum, "chiudendo gli occhi" di fronte a ciò che invece sta facendo il Fronte Nazionale Irredentista. "Tutti i problemi del Darfour" -ha detto il presidente Al-Bashir- "sono causati dai ribelli che continuano a ricevere aiuti dal confine Ciadiano. Perché tutto ciò non viene condannato dall'Onu?". Intanto ieri l'ultima ONG che operava nella regione ha lasciato il Sudan dopo che 13 volontari sono stato uccisi negli ultimi mesi e numerosi veicoli sequestrati. Viene lasciata a se stessa una popolazione sconvolta da tre anni di conflitto che ha fatto più di 200 mila vittime.(PeaceReporter, 09/12/06)
Sudan - Darfur: Kofi Annan critica la passività dei leader mondiali(TicinOnLine, 08/12/06)
Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha criticato oggi con tono accorato la "passività" della comunità internazionale davanti al genocidio in corso nella regione sudanese del Darfur, paragonando la tragedia ai massacri avvenuti in passato nel Ruanda e in Bosnia. Intanto una casa usata dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) come residenza del personale a Kutum, nel nord del Darfur, è stato bersagli di colpi di arma da fuoco. Annan, il cui mandato scade a fine anno, ha parlato a New York in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani, ricordando che i leader mondiali avevano concordato in passato il concetto della "responsabilità di proteggere" i popoli minacciati di genocidio. Nella regione sudanese che dal febbraio del 2003 è teatro di scontri e violazioni dei diritti umani, un disastro umanitario ha già causato oltre 200'000 morti. "Come può la comunità internazionale pretendere di difendere i diritti umani permettendo poi che orrori come quelli del Darfur vadano avanti?", ha chiesto Annan con tono appassionato. "A giudicare da quanto sta accadendo nel Darfur le nostre prestazioni non sono migliorate dopo i disastri della Bosnia e del Ruanda - ha aggiunto il segretario generale dell'Onu -. Durante la mia permanenza alle Nazioni Unite ho cercato di fare della difesa dei diritti umani uno dei pilastri dell'operato di questa organizzazione, ma non sono sicuro di avere raggiunto il mio obiettivo". Intanto a Kutum, nel nord del Darfur, uomini armati non identificati hanno sparato ieri sera contro una casa del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR). Non vi sono stati feriti, afferma una nota dell'organizzazione umanitaria, che ha condannato l'attacco, i cui motivi non sono noti. Il CICR ha temporaneamente trasferito i dieci delegati internazionali da Kutum a El Fasher, insieme a un delegato dalla Croce Rossa spagnola. Sul posto restano i membri del personale locale. "L'attacco della scorsa notte mette in pericolo l'azione umanitaria vitale", afferma il CICR in una nota pubblicata presso la sede di Ginevra. Non riuscendo a forzare le serrature, verso mezzanotte, gli uomini armati hanno sparato diversi colpi contro la casa, chiaramente contrassegnata quale edificio del CICR. I due membri del personale che erano all'interno sono incolumi ed hanno potuto contattare i colleghi e dare l'allarme.(TicinOnLine, 08/12/06)
Onu ritira parte dei caschi blu da principale citta' del Darfur(Adnkronos, 06/12/06)
Le Nazioni Unite hanno avacuato decine di caschi blu da El Fasher, principale citta' del Darfur, alla luce del peggioramento della situazione nella regione occidentale sudanese. Il ritiro e' stato deciso a un giorno di distanza dall'annuncio dell'Unione Africana (Ua) che i ribelli potrebbero compiere attacchi a El Fasher entro 24 ore e prendere di mira la stessa base dell'Ua nellacitta'. (Adnkronos, 06/12/06)
Darfur in fiamme, pace regionale scricchiola (TicinOnLine, 05/12/06)
Nuovi combattimenti nel martoriato Darfur, l'ampia regione del Sudan Occidentale. Mentre ci sono scontri, con la ribellione all'attacco, anche nei confinanti Ciad e Repubblica Centrafricana, i cui governi sono tenuti in piedi dagli aiuti militari francesi, anche con ricorso a bombardamenti aerei. Inoltre, e per la prima volta dalla firma della pace, sono stati registrati violenti scontri tra truppe del Nord e del Sud del Sudan che hanno causato oltre 150 morti. Un quadro molto preoccupante per l'equilibrio della regione, mentre ancora viene sbarrata da Khartoum la porta alle truppe Onu, le uniche che forse potrebbero pacificare il Darfur. In quella regione anche gli scenari interni stanno cambiando. Ancora una volta attaccano i "janjaweed", letteralmente "diavoli a cavallo", miliziani arabi e musulmani legati al governo di Khartoum che dall'inizio dell'insurrezione (febbraio 2003) sono scatenati contro le popolazioni locali: stragi e stupri di massa, villaggi incendiati, persone rese schiave e via dicendo. (TicinOnLine, 05/12/06)
Onu: stabilita sessione straordinaria per la crisi in Darfur (PeaceReporter, 05/12/06)
Una sessione straordinaria dedicata al Darfur si terrà al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite il prossimo 12 dicembre. Lo hanno annunciato questa mattina fonti dell'Onu da Ginevra. La proposta è stata approvata da 33 dei 47 paesi membri del Consiglio per affrontare la crisi nella regione occidentale sudanese in corso da oltre 3 anni. La richiesta della sessione speciale era stata formulata nei giorni scorsi dalla Finlandia a nome dell'Unione Europea, ma a chiedere un incontro per affrontare la questione Darfur era stato anche Kofi Annan, Segretario generale delle Nazioni Unite, che aveva evidenziato come le ultime tre sessioni speciali fossero state dedicate tutte alla crisi mediorientale. Il segretario dell'Onu aveva inoltre sottolineato il rischio per il Consiglio di ricevere ulteriori accuse riguardo la scelta di denunciare solo determinate violazioni dei diritti civili e di non trattarne invece alcune che, come nel caso del Darfur, sono "sotto gli occhi di tutti". (PeaceReporter,
05/12/06)
Darfur, ONU ritira personale da aree frontiera Ciad (SwissInfo, 05/12/06)
Verrà ridotta al massimo la presenza dell'ONU nelle aree di frontiera tra il Ciad e il Sudan: lo ha deciso oggi a New York l'Alto Commissariato per i rifugiati, l'UNHCR, e chi resterà nel paese si sposterà nella capitale N'Djamena. Una portavoce dell'Agenzia, Jennifer Pagonis, ha spiegato che le Nazioni Unite, ritenendo la situazione "praticamente insostenibile", hanno deciso di ridurre al minimo il personale dopo le violenze ed i saccheggi perpetrati in questi ultimi giorni nelle aree di frontiera tra i due paesi africani. Una decina di giorni or sono era stata teatro di scontri tra forze ribelli e truppe governative la città di Areche, la quarta più grande del Ciad, oltre ad essere la base operativa delle organizzazioni dell'ONU che assistono i quasi 300'000 rifugiati sudanesi provenienti dal Darfur, la regione del Sudan in preda alla guerra civile. Negli scontri, a quanto riferito, gran parte dei magazzini delle Nazioni Unite sono stati saccheggiati e il personale derubato e seriamente minacciato. (SwissInfo,
05/12/06)
Fondazione Gates, 10milioni di dollari per i rifugiati del sud (Joshua Massarenti, Vita, 04/12/06)
L'alto Commissariato Onu per i rifugiati (Acnur) ha ricevuto 10 milioni di dollari dalla Fondazione Bill e Melinda Gates per facilitare il ritorno e la reintegrazione di circa 400mila persone, tra rifugiati e sfollati, nel Sud Sudan. I finanziamenti raccolti copriranno 28 mesi a sostegno di tre principali settori d'intervento: sanità di base, acqua e infrastrutture. Gli Stati dell'Equatore occidentale e centrale, e l'Alto Nilo sono le aree prescelte ha sottolineato il portavoce dell'Acnur. (Joshua Massarenti,
Vita, 04/12/06)
La pace è in pericolo (Matteo Fagotto,PeaceReporter, 02/12/06)
“Due anni di sforzi per nulla. Gli scontri di lunedì a Malakal rischiano di buttare tutto all’aria”. Le parole di Peter Van der Rohe, operatore umanitario nel Sudan meridionale contattato da PeaceReporter, riassumono l’angoscia per la possibile ripresa della guerra civile tra nord e sud durata 20 anni, costata la vita a 2 milioni di persone e conclusasi solo con gli accordi di pace del gennaio 2005. Tre giorni di scontri e almeno 300 morti. Questo il bilancio dei combattimenti scoppiati lo scorso lunedì a Malakal tra gli uomini del Sudan People’s Liberation Army, l’ex-gruppo ribelle che controlla la parte meridionale del Paese, e le milizie armate sostenute da Khartoum durante il conflitto. Scontri ben presto degenerati quando le milizie si sono rifugiate nelle caserme dell’esercito regolare, facendolo entrare di fatto nella contesa. Secondo le prime ricostruzioni, le principali perdite sarebbero state sostenute proprio dalle Forze Armate sudanesi, mentre centinaia di persone sono fuggite dalla città. Le Nazioni Unite hanno evacuato buona parte del personale dalla città, dove però al momento la situazione sembra essere tornata alla normalità. L’Onu ha immediatamente condannato gli scontri, chiedendo alle parti di mantenere l’ordine per non far naufragare il processo di pace che, in questi due anni, ha tenuto senza grossi problemi. Spla e autorità sudanesi non si sono ancora pronunciati su quanto accaduto, forse in attesa delle conclusioni della commissione d’inchiesta congiunta che sta indagando sull’accaduto. “Speriamo almeno che gli scontri riportino l’attenzione sul disarmo delle milizie – continua Van der Rohe - un problema trascurato da Khartoum, ma che ha sempre causato grossi problemi qui nel sud”. Utilizzate contro il Spla in una sorta di guerra per procura, le milizie sono poi cadute nel dimenticatoio all’indomani della firma degli accordi. I quali prevedevano il loro disarmo e il reintegro nella società civile dei combattenti, impegni però mai rispettati. Il disarmo delle milizie non è l’unica questione da risolvere nella nuova querelle tra nord e sud: più volte infatti, nei mesi scorsi, il Spla aveva denunciato la lentezza di Khartoum nell’applicare gli accordi di pace, che prevedono tra le altre cose la spartizione dei proventi derivanti dallo sfruttamento petrolifero. “Se finora le denunce del Spla non avevano impedito il mantenimento di rapporti tra le due parti - rivela il nostro interlocutore – ora il rischio è che si passi alle vie di fatto. I contingenti dell’Onu nel sud sono impotenti, visto che non hanno il mandato per poter affrontare militarmente la questione. I prossimi giorni saranno fondamentali per capire quale china prenderanno gli avvenimenti. Si vive nell’ansia, sperando solo che la parola non passi alle armi”. (Matteo Fagotto, PeaceReporter, 02/12/06)
Dura battaglia; forse 300 le vittime (SwissInfo, 30/11/06)
Potrebbero essere 300 le vittime - soprattutto militari- della battaglia infuriata tra lunedì e mercoledì tra forze del Nord e del Sud Sudan nell'area di Malakal nel Sud, da sempre zona di fortissime tensioni poiché é la 'porta' verso i vicini enormi giacimenti petroliferi sudanesi. Lo rivelano fonti della cooperazione umanitaria che agiscono nella zona. Oggi la situazione appare calma, e sul posto sono già giunte delegazioni militari di alto livello del Sud e del Nord per bloccare la deriva potenzialmente catastrofica. Si tratta del primo violento scontro tra Nord e Sud dopo la pace firmata nel gennaio del 2005 a Nairobi. (SwissInfo,
30/11/06)
Onu, 2 mln di sfollati in Darfur (Agi, 27/11/06)
Si e' ulteriormente aggravata in questi giorni la crisi umanitaria nel Darfur, la regione occidentale del Sudan devastata dalla guerra civile. Le Nazioni Unite hanno rilevato che mai tanta gente ha abbandonato i luoghi di origine come negli ultimi tre mesi. "Il numero degli sfollati ha ragguinto quasi i due milioni, la cifra piu' alta dall'inizio del conflitto nel 2003, con un aumento di circa 125.000 persone rispetto al precedente rilevamento a luglio", si legge nella presentazione del rapporto trimestrale, "Altri due milioni di darfuriani direttamente colpiti dalla crisi si trovano di nuovo in condizioni di emergenza umanitaria e anche questo e' il numero piu' altro dall'inzio dell'attuale crisi". Il conflitto in Darfur e' scoppiato a febbraio del 2003, quando i ribelli del fur -la minoranza etnica- imbracciarono le armi per rivendicare una piu' equa ripartizione delle risorse del Paese. L'esercito, con l'appoggio della milizia janjawid, fece terra bruciata. Da allora, secondo le stime Onu, 200.000 persone sono morte per la guerra o per la carestia. Altre fonti danno bilanci ben piu' ravi e riferiscono di villaggi rasi al suolo e stupri in massa di cui si sono resi responsabili le cosiddette milizie arabe a cavallo. (Agi, 27/11/06)
Darfur: onu conferma coinvolgimento esercito in recenti violenze
(MZ, Misna, 24/11/06)
Le Nazioni Unite hanno confermato oggi l’attacco contro la località di Sirba, una trentina di chilometri a nord di El Geneina, capitale dell’Ovest Darfur (uno dei tre stati che compone l’omonima regione occidentale sudanese), lanciato il 13 novembre scorso da miliziani arabi e dall’esercito regolare sudanese. La conferma è arrivata stamani da Ginevra, attraverso una portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, Praveen Randhawa, la quale ha detto che l’esercito sudanese avrebbe lanciato un attacco “deliberato e non provocato” contro i civili uccidendo 11 persone e dando alle fiamme molte abitazioni. L’Onu ha anche sottolineato di non aver raccolto prove dell’attacco lanciato due giorni prima (11 novembre) contro un convoglio militare e in cui sarebbero morte 13 persone. Quest’imboscata era stata denunciata da Khartoum e, in qualche modo, avrebbe dovuto spiegare i fatti di Sirba. La portavoce,però, ha precisato che, anche se l’attacco contro i militari sudanesi fosse avvenuto davvero, la risposta dell’esercito regolare è comunque stata “sproporzionata”, ricordando che la distruzione di beni civili è vietata dal diritto umanitario internazionale. La notizia dell’attacco a Sirba era stata diffusa il giorno stesso dell’incursione, il 13 novembre, dai ribelli del Fronte di salvezza nazionale (Nrf, la nuova coalizione che raccoglie i gruppi ribelli attivi in Darfur) secondo cui “almeno 300 miliziani arabi a cavallo e a cammello, supportati da 18 veicoli militari, hanno attaccato il locale campo sfollati, uccidendo 31 persone e ferendone 18, incluse donne e bambini”. Nei giorni successivi, gli osservatori dell’Unione Africana inviati sul posto per verificare le notizie in circolazione e raccogliere maggiori informazioni avevano confermato ufficiosamente l’attacco con un bilancio di 30 morti e 40 feriti. È di oggi invece la notizia dell’uccisione di sei poliziotti e del ferimento di altri sette nel corso di un attacco che non meglio precisati "ribelli" avrebbero lanciato mercoledì notte contro il commissariato di polizia di Manwashy, una settantina di chilometri a nord di Nyala, capoluogo del Darfur meridionale. Lo ha fatto sapere il capo della polizia statale al quotidiano indipendente sudanese Al
Sudani. (MZ, Misna, 24/11/06)
Darfur, corte Aja, pronti atti accusa (Swissinfo, 23/11/06)
Sono quasi concluse all'Aja le indagini avviate tempo fa dalla Corte penale internazionale dell'Aja (Cpi) sui crimini commessi in Darfur: lo ha reso noto il procuratore del Tribunale, Luis Moreno Ocampo, precisando di avere elementi di prova che potranno permettere l'incriminazione di una serie di responsabili. L'inchiesta lanciata tempo fa dalla Corte dell'Aja punta ad appurare le atrocità commesse nella regione del Darfur, dove circa 2,5 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni e decine di migliaia sono state uccise negli scontri degli ultimi anni. L'obiettivo è di verificare se siano state perpetrate gravi violazioni dei diritti umani internazionali. Fra i crimini commessi nel Darfur e dei quali si sta occupando il Tribunale figurano persecuzione, tortura, stupro e omicidio. (Swissinfo,
23/11/06)
Niente accordo tra leader africani su conflitto in Darfur
(Peacereporter, 22/11/06)
Si è concluso con un nulla di fatto il meeting, tenutosi in Libia, tra i leader di Sudan, Ciad, Rep. Centrafricana, Egitto ed Eritrea, mirante a trovare una soluzione ai problemi della regione e in primis al conflitto in Darfur, che in tre anni e mezzo ha provocato la morte di 300 mila persone. I mediatori hanno rifiutato di fare pressioni su Khartoum perché accetti l'invio di un contingente di pace di 17 mila uomini nella regione. Il Sudan si è comunque detto disponibile ad accettare un aumento del contingente di pace dell'Unione Africana fino a 12 mila uomini (attualmente ve ne sono 7 mila), a patto che l'Onu non invii propri uomini e fornisca solo supporto logistico.
(Peacereporter,
22/11/06)
Dal vertice in Libia emerge la richiesta di una soluzione africana per il Darfur
(ArabMonitor, 22/11/06)
In un mini vertice africano tenuto ieri nella capitale libica sulla crisi del Darfur i partecipanti hanno deciso di sostenere "una soluzione africana per il Darfur", come ha dichiarato il ministro libico per gli Affari africani Ali Treki. Treki ha spiegato che i sei Paesi "si sono accordati per appoggiare la presenza africana nel Darfur e per dire che vogliono una soluzione africana ai loro problemi, senza interventi esterni e senza che si esercitino pressioni sul Sudan". All'incontro hanno partecipato i leader di Sudan, Egitto, Eritrea, Chad, Repubblica Centrafricana e Libia.
(ArabMonitor, 22/11/06)
Gheddafi prende posizione contro i caschi blu (Arab Monitor, 20/11/06)
Parlando ieri del Darfur a dei rappresentanti sudanesi, il leader libico Muammar Gheddafi ha detto che l'Occidente e gli Stati Uniti non si stanno adoperando a favore del Darfur "per simpatia per i popoli del Sudan e dell'Africa, ma per il petrolio e il ritorno del colonialismo sul continente africano". Gheddafi ha aggiunto che il Sudan deve rifiutare ogni ingerenza straniera nei suoi affari interni: "Essere occupati dall'esercito sudanese è meglio che essere occupati da forze Onu e sarebbe il più grande disastro se l'Armata atlantica venisse per dispiegarsi sul territorio sudanese". (Arab
Monitor, 20/11/06)
Janjawed attaccano villaggio al nord, almeno 70 morti
(Peacereporter, 19/11/06)
Secondo l'Unione Aficana, le milizie janjaweed, sostenute dal governo sudanese, hanno lanciato una nuova offensiva nel nord, in violazione degli accordi presi con la stessa Unione Africana e con le Nazioni Unite. Secondo la fonte, almeno 70 persone sono state uccise negli ultimi attacchi nel villaggio di Birmaza, dove le milizie hanno bruciato case e ucciso gli abitanti. Solo ieri, il governo sudanese aveva detto di apprezzare il sostegno delle Nazioni Unite alle truppe di pace dell'Unione Africana, negando però l'autorizzazione al comando dell'Onu. (Peacereporter,
19/11/06)
Darfur: offensiva dei governativi, sei morti (Corriere della Sera, 19/11/06)
Vasta offensiva delle truppe governative sudanesi nel Darfur, la regione occidentale del Paese dove e' in corso una sanguinosa guerra civile. L'attacco, condotto dall'aviazione e dalle truppe di terra, e' iniziato nonostante l'accordo per rilanciare i colloqui di pace tra le parti coinvolte nel conflitto. L'esercito sudanese nega di essere intervenuto se non per proteggere i civili, ma l'Unione africana parla di aperte violazioni degli accordi. Almeno sei civili sono rimasti uccisi. (Corriere della Sera, 19/11/06)
Darfur:Annan annuncia accordo, ma conflitto si allarga (Reuters, 17/11/06)
Il conflitto in Darfur si sta estendendo ai paesi confinanti, anche se il Sudan ha acconsentito per la prima volta ai caschi blu dell'Onu di contribuire a porre fine a una delle maggiori crisi umanitarie del pianeta. I governanti occidentali hanno accolto calorosamente l'accordo "di svolta" col Sudan, raggiunto grazie all'uscente segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ma rimangono ancora significative divergenze nella formazione della forza di pace da inviare. Subito dopo l'annuncio da parte di Annan del risultato dell'incontro di Addis Abeba, il Ciad ha reso noti i suoi piani per mandare truppe ad aiutare la Repubblica Centrafricana ad affrontare i ribelli che attraversano la frontiera, in quella che definisce una guerra regionale in espansione finanziata dal Sudan. La notizia segnala una escalation del conflitto nel Darfur, che dura da tre anni e che ha rovesciato una miscela esplosiva di rifugiati, ribelli, milizie e banditi sui confini occidentali del Sudan, fino al Ciad e alla Repubblica Centrafricana. "C'è l'accordo di principio, in attesa di stabilire le dimensioni della forza, che dovremo essere in grado di guidare la missione", ha detto Annan ieri sera alla fine dell'incontro di Addis Abeba. "I soldati dovrebbero provenire dall'Africa per quanto possibile, mentre il comando e la struttura di controllo saranno fornite dalle Nazioni Unite", ha detto il segretario dell'Onu, aggiungendo che la forza sarà costituita da 17.000 soldati e 3.000 poliziotti. Ma è chiaro che c'è ancora da fare prima che la forza possa essere dispiegata, mentre Khartoum non è ancora d'accordo sulle sue dimensioni o su un eventuale comando congiunto Onu-Unione Africana. Le dichiarazioni di Annan sul comando e sulla struttura di controllo sono state messe in discussione dal ministro sudanese degli Esteri, Lam Akol, che a Reuters ha detto: "Non abbiamo trovato l'accordo su questo. Ci siamo accordati per accettare il sostegno delle Nazioni Unite alle truppe dell'Unione Africana". Akol ha anche rivisto i dati forniti dal capo dell'Onu: "Le Nazioni Unite dicono 17.000 (soldati), un numero molto alto. Noi pensiamo 11.000 o 12.000".
(Reuters, 17/11/06)
Darfur: disponibile ad una forza di peacekeeping formata da Nazioni Unite e Unione Africana (Rainews,
17/11/06)
Il Sudan, che si è fortemente opposto allo sbarco delle truppe Onu nel Paese, si è detto favorevole in linea di principio a creare una forza di peacekeeping formata dai soldati dell'Unione africana (Ua) e delle Nazioni Unite nella regione occidentale del Darfur. I rappresentanti del Sudan, che hanno preso parte ad un incontro con altri leader africani, arabi e europei e dell'Onu, hanno affermato però che il via libero definito deve arrivare dal governo. La forza che dovrebbe essere formata da 27mila soldati, inclusi i 7mila dell'Unione africana già dispiegati in Darfur. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha precisato che il personale supplementare comprenderà 17mila soldati e 3mila poliziotti. I leader non hanno ancora fissato una data per il dispiegamento della nuova forza.
(Rainews,17/11/06)
Governo uccide 50 persone in Darfur, dice gruppo ribelli (Reuters, 16/11/06)
Un gruppo ribelle sudanese ha accusato i soldati del governo e le milizie alleate di aver attaccato le sue aree di controllo nel Darfur settentrionale, uccidendo oltre 50 persone. Un portavoce dell'esercito ha respinto le accuse. Abdel Wahed al-Nur, capo di una fazione dell'esercito ribelle di Liberazione del Sudan (Sla), ha raccontato che l'esercito, appoggiato dalle milizie filogovernative janjaweed, ha lanciato ieri un'offensiva nell'area di Deir Mazza. "Fra le vittime dell'attacco ci sono circa tre uomini armati del movimento. Fra i cittadini innocenti rimasti uccisi ci sono donne e bambini", ha detto Nur ieri sera, aggiungendo che nel condurre l'operazione il governo ha impiegato caccia da combattimento. Nur ha detto che l'attacco è il segnale di "una escalation massiccia del governo", aggiungendo che gli uomini dello Sla risponderanno all'offensiva. Un portavoce dell'esercito sudanese che ha chiesto di non venire nominato, ha detto oggi che non è stata condotta nessuna offensiva in quell'area negli ultimi giorni e che le notizie sono "fasulle al 100%". Il Darfur, dove sono circa 200.000 le persone rimaste uccise e più di 2.5 milioni gli sfollati, è teatro nell'ultimo periodo di un'escalation delle violenze in un conflitto che infuria dal 2003. (Reuters,
Darfur: Onu non rinuncia a invio soldati (Swissinfo, 16/11/06)
L'Onu non rinuncia all'idea di inviare un importante contingente di peacekeeper (circa 20'000 uomini), in Darfur, la martoriata regione dell'ovest del Sudan. Lo ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, in margine alla conferenza mondiale sui cambiamenti climatici in corso nella capitale keniana Nairobi. Ma il Sudan, il cui sì è indispensabile all'operazione, continua a rifiutare l'intervento, definito "neocolonialista", dell'Onu. Mentre sembra spianarsi la possibilità di un arrivo in tempi brevi di caschì blù da dispiegare ai confini tra Darfur e Ciad, ed anche quelli della Repubblica centroafricana: nazione i cui equilibri sono sconvolti (insurrezioni militari e scontri etnici) alle radici dal conflitto del Darfur. "Una situazione - ha detto Annan - molto fragile e volatile". Tale ipotesi è fortemente appoggiata dall'Unione africana (Ua), e non rifiutata da Khartum. Ma sul problema del Darfur e del quadro regionale ci sarà oggi ad Addis Abeba una sorta di vertice a cui Annan ha invitato a partecipare rappresentanti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, Unione europea, Ua (che a sua volta ha invitato Libia, Nigeria, Ruanda, Senegal e Sudafrica), Lega araba, Egitto e Gabon. Sul tavolo, probabilmente, anche l'ipotesi di un contingente militare misto composto sia da militari Onu, che da quelli dell'Ua, presenti in circa 7'000 in Darfur da anni, ma senza aver inciso in alcun modo efficace sulla situazione. (Swissinfo,16/11/06)
Darfur: governo sudanese espelle IOM, stampa (Ticinonline, 15/11/06)
Il governo sudanese ha deciso di espellere l'Organizzazione mondiale per le migrazioni (IOM) dal Darfur meridionale. L'esecutivo accusa l'IOM di trattenere 2,5 milioni di persone in campi profughi, scoraggiandole dal tornare nei loro villaggi. Lo hanno affermato oggi media statali. L'IOM, con sede a Ginevra, e l'ONU hanno indicato di non esserne ancora stati informati. (Ticinonline, 15/11/06)
Darfur: vertice oggi ad Addis Abeba (Emanuela Citterio Vita, 15/11/06)
Oggi si svolge ad Addis Abeba un vertice diplomatico che potrebbe sbloccare l'intricata vicenda del Darfur, la regione del Sudan che dal febbraio 2003 è al centro di una grave crisi umanitaria e di un conflitto che ha fatto 300mila morti e oltre 2,5 milioni di sfollati. Il vertice congiunto che vede coinvolti l'Onu, l'Unione Africana, l'Egitto, i rappresentanti della Lega Araba e dell'Unione europea oltre a una delegazione del governo sudanese. Kofi Annan ha dichiarato che intende proporre una forza di interposizinoe ibrida Onu-Unione Africana, per superare l'ostilità di Karthoum alla presenza di un contingente Onu. Nello scorso fine settimana un nuovo raid delle milizie arabe filo-governative ha provocato la morte di una trentina di persone in un villaggio al confine con il Ciad. Finora il governo sudanese ha rifiutato la presenza di un contingente di caschi blu. Ma la mediazione di alcuni Paesi africani e la proposta di una forza congiunta con l'Unione africana potrebbero sbloccare lo stallo. «Karthoum non dice completamente no alle nazioni Unite, cerca solo di limitarne l'intervento» ha detto il presidente del Senegal Abdoulayae Wade. (Emanuela Citterio Vita, 15/11/06)
Darfur: nuova strage di civili, fonti militari (Ticinonline, 13/11/06)
I 'janjaweed', alla lettera diavoli a cavallo, famigerati miliziani arabi distintisi nelle stragi delle popolazioni del martoriato Darfur (Sudan occidentale), hanno messo a ferro e fuoco un altro villaggio della regione, Sirba, nel nord, uccidendo almeno 30 civili, e ferendone una quarantina. Lo rendono noto oggi fonti militari dell'Unione Africana (Ua), da anni impegnata in una missione di peacekeeping in Darfur che non ha cambiato nulla sul territorio, informa Radio Nairobi. E sempre oggi ad Addis Abeba - dove ha sede il quartier generale dell'Ua - al termine di una riunione tripartita con Unione Africana e governo sudanese, l'Onu ha deciso un ulteriore finanziamento - 77 milioni di dollari - alla missione militare africana per porla in condizione quantomeno di terminare il suo mandato, più volte rinnovato, e sempre senza alcuna incidenza sugli eventi, fino alla fine dell'anno. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha deciso in agosto l'invio di una missione militare delle Nazioni Unite (20mila uomini circa) in Darfur. Ma per divenire operativa, l'operazione ha bisogno del sì di Khartoum, che lo nega con decisione, parlando di tentativo di neocolonizzazione del Paese. (Ticinonline,
13/11/06)
Darfur, Onu non manda delegazione a Addis Abeba (Ticinonline, 11/11/06)
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rinunciato all'invio di una delegazione a Addis Abeba per discutere con l'Unione Africana (Ua) della crisi nel Darfur, la vasta regione del Sudan occidentale dilaniata da una guerra civile. Lo ha annunciato il presidente di turno del Consiglio. La delegazione di otto membri, guidata da un britannico, avrebbe dovuto partecipare lunedì a incontri con autorità sudanesi e dell'Ua nel quartier generale dell'organizzazione panafricana nella capitale etiopica. Il viaggio è stato cancellato perché non è stato possibile trovare un accordo sugli argomenti da discutere, ha detto la notte scorsa l'ambasciatore del Perù al Palazzo di Vetro, Jorge Voto-Bernales, che presiede il Consiglio per questo mese. "Non abbiamo potuto metterci d'accordo per partecipare a questa riunione", ha detto il diplomatico. Voto-Bernales ha spiegato che i punti di dissenso hanno riguardato sia "quale mandato che avrebbe dovuto avere la delegazione, quali vincoli, quale messaggio avrebbe dovuto portare"; sia la sua "composizione" ovvero il "numero dei suoi membri". "Una certo numero di Paesi si sono proposti per andare, ma è stato suggerito di inviare un gruppo più ristretto e non abbiamo potuto metterci d'accordo", ha detto il diplomatico peruviano. Secondo fonti diplomatiche, nove Paesi membri del Consiglio di sicurezza si sono offerti di partecipare a questa delegazione, ma gli Usa hanno voluto limitarla a tre diplomatici e a questo si è opposta la Russia. Il Consiglio di sicurezza ha deciso il 31 agostO di inviare nel Darfur una forza di pace di circa 17.000 soldati e 3.000 poliziotti, che dovrebbe rimpiazzare la forza di pace dell'Ua già dispiegata nella regione, ma che per scarsità di uomini, di mezzi e di finanziamenti, si è dimostrata inefficace. ma il presidente sudanese Omar al Beshir ha finora negato il suo consenso, sostenendo che la forza di pace Onu sarebbe in realtà un tentativo di ricolonizzazione del Paese. Si calcola che il conflitto nel Darfur abbia causato, dal suo inizio nel 2003, 2,5 milioni di sfollati e profughi e centinaia di migliaia di morti. (Ticinonline,
11/11/06)
Card. Zubeir Wako: la comunità internazionale sostiene la corruzione in Sudan (Zenit, 09/11/06)
“Si stanno consegnando milioni di dollari ad un Governo corrotto”, ha sostenuto recentemente il Cardinale Gabriel Zubeir Wako ad “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS). Secondo l’Arcivescovo di Khartoum, i fondi si stanno perdendo, anziché essere affidati a persone responsabili preparate a far davvero fronte alle necessità della popolazione. “Chi è realmente consapevole di chi è il destinatario degli aiuti della Chiesa in Sudan? Chi vede la sofferenza della Chiesa e ciò che le hanno tolto? Chiediamo che la Chiesa sia rispettata e che si abbia fiducia in lei, perché lei sì che sta aiutando la popolazione”, ha aggiunto. Il Cardinale Zubeir Wako ha segnalato che centinaia di migliaia di rifugiati continuano a non poter tornare nei propri luoghi d’origine nel sud del Sudan, nonostante l’accordo di pace del 9 gennaio 2005. “Non è lo Stato, ma la Chiesa che si fa carico di queste persone dimenticate da tutti e che vivono in condizioni disumane molto vicino alla capitale del Sudan. Per questo, la comunità internazionale deve sostenere la Chiesa, che anche se è una Chiesa che soffre fa tutto il possibile per alleviare la miseria della gente”, ha osservato. “E anche i musulmani ne sono consapevoli – ha proseguito –. Noi abbiamo subito per decenni la situazione che attraversa oggi la popolazione nel Darfur”. Manifestando la sua preoccupazione per la mancanza di volontà d’azione da parte della comunità internazionale, il porporato ha poi aggiunto: “Continueranno a negoziare o rimarranno in silenzio, per poi dichiarare che il problema è risolto”. (Zenit,
09/11/06)
Avviata la campagna di vaccinazione per quasi 8 milioni di bambini (Arezzoweb,
06/11/06)
Unicef, Oms e Ministero della Sanità sudanese hanno lanciato ieri in tutto il Sudan una campagna per la vaccinazione di massa di circa 7,8 milioni di bambini contro la polio - le Giornate nazionali di vaccinazione - con l'obiettivo di mantenere nel 2006 lo status del Sudan di "Paese libero dalla polio". Tra i maggiori ostacoli alla riuscita della campagna di vaccinazione i problemi legati alla sicurezza, sia nel Nord che nel Sud del paese: "La campagna contro la polio è di vitale importanza non solo per lo sviluppo del Sudan, ma anche come contributo all'eradicazione della malattia su scala mondiale" ha dichiarato il Rappresentante dell'UNICEF in Sudan Ted Chaiban. Durante i 3 giorni della campagna, oltre 40.000 operatori addetti alle vaccinazioni - tra personale della sanità pubblica, delle organizzazioni partner e di associazioni locali di volontariato - si recheranno di casa in casa in ogni comunità locale del paese, per somministrare il vaccino antipolio a tutti i bambini sotto i 5 anni e una dose di vitamina A - fondamentale per rafforzare il sistema immunitario dei bambini e prevenire la cecità infantile - a circa 4,9 milioni di bambini della stessa fascia d'età. Nel Sud Sudan gli operatori sanitari garantiranno anche il monitoraggio della malattia causata dal "verme di Guinea". "La tutela della salute dei bambini deve andare al di là di ogni possibile divergenza politica tra le comunità", ha affermato il Rappresentante UNICEF Ted Chaiban, esortando le comunità locali a garantire la sicurezza degli operatori sanitari addetti alle vaccinazioni: "E' fondamentale che, nelle zone dove continuano i combattimenti, sia garantito accesso sicuro agli operatori per le vaccinazioni e che ai genitori sia permesso di far vaccinare i loro bambini". Le modalità di somministrazione del vaccino antipolio - due gocce per via orale - rendono le operazioni di vaccinazione estremamente semplici e hanno permesso a UNICEF e OMS di formare allo scopo numerosi volontari locali. Durante il 2006, diverse campagne di vaccinazione di entità minore di quella appena avviata hanno permesso la vaccinazione di oltre 1,3 milioni di bambini in Darfur. Nessun caso di polio è stato registrato in Sudan dal giugno 2005 e già nel 2004 il paese era a un passo dall'essere dichiarato "libero dalla polio". Dal momento che molti bambini vivono in aree difficilmente raggiungibili e che sono alti i rischi di contagio da oltre confine, a causa degli spostamenti delle popolazioni sfollate, le Giornate nazionali di vaccinazione costituiscono una fondamentale integrazione dei servizi di vaccinazione di routine, soprattutto in un paese in cui le infrastrutture sanitarie risultano in molte regioni inadeguate. L'Unicef Italia sostiene con un progetto di raccolta fondi ad hoc - 'Aiutare i bambini vittime della guerra' - sia il generale processo di pacificazione del paese sia i programmi d'emergenza dell'Unicef per l'assistenza agli sfollati, l'istruzione, la protezione dell'infanzia, l'accesso all'acqua potabile e a servizi igienici, il supporto nutrizionale e l'assistenza sanitaria, di cui le campagne di vaccinazione costituiscono una componente fondamentale. (Arezzoweb,
06/11/06)
Darfur; Onu denuncia e condanna attacchi, vittime (Swisspolitics, 03/11/06)
Attacchi di milizie contro campi di rifugiati nel Darfur, nell'Ovest del Sudan, hanno causato, questa settimana, molte vittime, fra cui 27 bambini di meno di 12 anni. Lo hanno rivelato le Nazioni Unite. Le milizie hanno attaccato otto campi, fra cui uno grande che ospita circa 3.500 rifugiati. Gli attacchi si sono verificati lunedì e martedì nell'area di Jebel Moon. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha sollecitato tutte le parti in causa a cessare le azioni ostili e ha lanciato un appello al governo del Sudan perché faccia tutto quanto in suo potere per proteggere i civili.
(Swisspolitics,
03/11/06)