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Nato pronta a presenza limitata in Darfur (Reuters, 28-04-2006)
La Nato è pronta ad aumentare gli aiuti nella regione del Darfur in Sudan, anche se i ministri dell'Alleanza hanno concordato oggi che ogni tipo di presenza nella zona sarà limitata e offrirà supporto solamente alle truppe di Africa e Nazioni Unite. Nella sua prima operazione nel continente africano, Nato ha già disposto aiuti in fatto di addestramento e trasporti alle truppe dell' Unione Africana che si trovavo in difficoltà nel sedare la violenza presente nell'area. Alcune nazioni come gli Stati Uniti vorrebbero che l'alleanza si adoperi nella zona in maniera più massiccia. Ieri il segretario di stato Usa Condoleezza Rice ha detto che la Nato dovrebbe avere un ruolo più importante in Darfur. "Ognuno riconosce che la missione dell' UA (Unione Africana), sebbene abbia avuto successo fino ad ora, non è abbastanza forte alla base da resistere ai continui episodi di violenza nel Darfur e in particolare ai problemi che stanno emergendo nella zona ovest", ha detto Rice durante una conferenza stampa tenuta in un incontro dei ministri di Nato in Bulgaria. Tuttavia altri membri della Nato si sono dimostrati più cauti, prendendo in considerazione il fatto che il governo sudanese si oppone a un intervento internazionale e che il leader di al Qaeda Osama bin Laden si sta rivolgendo ai sentimenti anti-occidentali per accusare Europa e Usa di voler lanciare una crociata nella regione.
(Reuters,
28-04-2006)
Darfur: USA, Bush congela beni responsabili (Swissinfo, 27-04-2006)
Il presidente americano George W. Bush ha ordinato oggi il congelamento dei beni di qualsiasi persona sospettata di costituire una minaccia per il processo di pace o la stabilità della regione del
Darfur, in Sudan. Bush spiega, nel documento, di avere deciso tale provvedimento a causa della "minaccia insolita e straordinaria rappresentata per la sicurezza nazionale e per la politica estera degli Stati Uniti dal persistere della violenza nella regione sudanese del
Darfur, specie contro i civili". Nel fine settimana sono previste a Washington massicce manifestazioni, con la partecipazione anche dell'attore premio Oscar George
Clooney, per sollecitare la comunità internazionale a por fine al genocidio in corso nel
Darfur. (Swissinfo,27-04-2006)
Darfur: Bashir avverte, nessuna missione Onu (P.R., Vita, 20-04-2006)
Il Darfur potrebbe diventare un secondo Iraq se la missione di pace oggi condotta dalle forze dell'Unione africana venisse affidata alle Nazioni Unite: è quanto ha dichiarato oggi il Presidente sudanese, Omar al Bashir, ribadendo la sua contrarietà a tale ipotesi. Stando a quanto riportato dall'agenzia di stampa sudanese Suna, al Bashir ha affermato che sarebbero le vaste riserve di petrolio, uranio e di minerali presenti in Darfur a motivare l'interesse dei paese stranieri. Quindi ha ribadito la volontà del suo governo di collaborare con la comunità internazionale che non abbia ambizioni affaristiche. In Darfur, regione occidentale del Sudan, è in corso da oltre tre anni un conflitto civile che ha causato 180.000 morti e oltre due milioni di sfollati, stando alle stime Onu. (Paul Ricard, Vita,
20-04-2006)
Darfur: 30.000 profughi sul Jabel Marra (B.F., Misna, 20-04-2006)
La presenza di almeno 30.000 profughi nelle aree montagnose nella regione del Jabel Marra (Darfur Centrale), isolate da mesi per i combattimenti, è stata contestata da operatori umanitari nella regione occidentale del Sudan. “Abbiamo contato circa 64.000 persone di cui la metà si sono uniti solo recentemente alla popolazione locale” per fuggire dagli scontri, ha detto il coordinatore per il Sudan del Comitato internazionale della Croce Rossa (Icrc), Paul Conneally. Si tratta solo di una parte dei profughi del Jabel Marra che “sulla base dei numero dei villaggi attaccati, potrebbero essere complessivamente 80-100.000” ha aggiunto Conneally, citato dalla rete d’informazioni dell’Onu, ‘Irin News’. A gennaio le organizzazioni umanitarie sono state costrette a lasciare quelle zone dopo la ripresa degli scontri tra i ribelli dell’Esercito di Liberazione Sudanese (Sla-m) e le forze governative e le milizie arabe (Janjaweed), considerate alleate di Khartoum. Da allora nessuna organizzazione ha ripristinato le attività in loco, ma la Croce rossa ha inviato alcune missioni di controllo che raggiungono le zone montagnose in sella a muli e cammelli. Da queste si è saputo che nel mese di marzo “ci sono stati sistematici e violenti combattimenti, in particolare con il coinvolgimento delle milizie arabe”. Gli ultimi attacchi si sono verificati nelle aree circostanti gli abitati di Pidoh e Diya. Gli inviati della Croce Rossa hanno inoltre constatato che i villaggi nel sudovest del Jabel Marra sono rimasti completamente tagliati fuori dagli aiuti. Fortunatamente, conclude Connelly, il raccolto del 2005 è stato piuttosto buono scongiurando così problemi di insufficienza di cibo, mancano invece beni di prima necessità coperte e materiale da cucina.
(B.F., Misna, 20-04-2006)
Inchiesta sulla morte di Garang, ex capo ribelli: colpa del pilota
(Peacereporter,
18-04-2006)
Un'inchiesta internazionale sull'incidente aereo che ha ucciso il vice presidente sudanese John Garang, ex capo dei ribelli del Spla, ha stabilito che la colpa è stata del pilota e non si sarebbe trattato di un atto volontario. Secondo l'inchiesta, l'aereo non volava all'altitudine richiesta. Garang stava volando verso la base dei guerriglieri dopo essersi incontrato con il presidente igandese Museveni, quando l'aereo è caduto a 20 chilometri dall'arrivo. (Peacereporter,
18-04-2006)
Primi casi di influenza aviaria (Vita, 18-04-2006)
Primi casi di influenza aviaria in Sudan. Le autorita' di Khartoum hanno confermato la presenza del virus H5N1 nel pollame in un allevamento nei pressi della capitale e annunciato un caso sospetto tra gli uomini. In particolare "i test di laboratorio hanno dimostrato la presenza dell'influenza aviaria nelle regioni di Khartum e Gezira", ha spiegato il ministro delle Risorse Animali Ahmed Mustafa Hassan. Il ministro ha aggiunto che il proprietario dell'allevamento contagiato e' stato ricoverato con sintomi sospetti. La stampa sudanese aveva gia' dato notizia di focolai di H5N1 ma questa volta la conferma viene da fonti ufficiali del governo di Khartum. Hassan ha spiegato che il governo ha fatto abbattere a titolo precauzionale "oltre 100.000 polli di 15 allevamenti nei dintorni della capitale". Ancora non sono state avanzate ipotesi sull'origine dei focolai di infezione ma il Sudan confina a nord con l'Egitto, che finora ha registrato 12 casi di contagio umano da H5N1, di cui quattro mortali.
(Vita, 18-04-2006)
N'djamena ritira delegazione negoziati Darfur (Agi, 16-04-2006)
Il governo del Ciad ha ritirato la propria delegazione dal tavolo delle trattative di pacificazione del Darfur. La decisione, ha detto il capo delegazione, Habib Doutum, segue "la rottura delle relazioni diplomatiche tra Ciad e Sudan. E' tutto finito", ha aggiunto, "presto torneremo a casa". N'Djamena e' tornata ad accusare il Khartum di voler utilizzare la crisi nel Darfur per poter destabilizzare l'intera regione e alimentare le azioni dei ribelli che nei giorni scorsi sono arrivati dentro la capitale ciadiana e hanno minacciato da vicino la permanenza al potere del presidente Idriss Deby. "L'Unione Africana e' incapace di risolvere la crisi nel Darfur", ha detto il ministro del Territorio ciadiano, Ali Abdallah Nassour, che ha chiesto alla comunita' internazionale di assumere il controllo della regione sudanese ponendo quest'ultima "sotto il mandato delle Nazioni Unite". Nel Ciad vivono circa 200.000 rifugiati provenienti dal Darfur. Deby ne aveva minacciato nei giorni scorsi l'espulsione, con un'iniziativa che ha suscitato la preoccupazione della comunita' internazionale. (Agi,
16-04-2006)
Ribelli negano coinvolgimento del Sudan (Adnkronos, 15-04-2006)
I ribelli del Fronte unito per il cambiamento hanno negato qualunque coinvolgimento del Sudan nel tentato golpe di due giorni fa in Ciad e nella lotta per destituire il presidente Idriss Deby. "A seguito delle accuse molto gravi rivolte al Sudan da Idriss Deby, respingiamo categoricamente ingerenze da parte dei Paesi vicini", fanno sapere oggi i milizia, che il regime di N'Djamena ritiene siano sovvenzionati e armati da Khartoum.
(Adnkronos,
15-04-2006)
Relazioni diplomatiche interrotte (Reuters, 15-04-2006)
Il presidente del Ciad Idriss Deby ha interrotto i rapporti diplomatici con il vicino Sudan e ha minacciato di non dare più ospitalità a migliaia di rifugiati sudanesi. All'indomani degli scontri tra esercito e ribelli nella capitale, il governo ha esibito ieri in piazza dell'Indipendenza a N'Djamena 160 rivoltosi catturati e 14 veicoli militari. Deby accusa il governo sudanese di appoggiare la rivolta e ha ritratto il suo paese come la vittima del conflitto etnico e politico nella regione sudanese del Darfur, che finora ha spinto oltre 200.000 profughi al suo confine. "Abbiamo preso la decisione di rompere i nostri rapporti diplomatici con il Sudan e di procedere alla chiusura delle frontiere", ha detto Deby ieri, indossando un abito e occhiali scuri. Il Sudan, che ha respinto l'accusa di appoggiare la rivolta anti-Deby, ha risposto preannunciando l'espulsione dell'ambasciatore del Ciad. Il Ciad ha anche minacciato di fermare la produzione di 160.000-170.000 barili al giorno dell'oleodotto gestito da un consorzio a guida Usa, se la Banca Mondiale non accetterà un accordo che pone fine a tre mesi di dispute sull'impiego delle entrate petrolifere. La Banca Mondiale ha sospeso i prestiti al Ciad a gennaio dopo che il governo di Deby ha modificato la legge che regolamentava l'utilizzo dei proventi petroliferi. L'esercito è riuscito a respingere l'attacco dei ribelli di giovedì, che ha provocato un centinaio di morti e circa 200 feriti secondo le stime ufficiali. Un generale ha però citato 300 morti e 400 feriti tra i ribelli. L'attacco alla capitale è stato il più audace da parte dei ribelli che vogliono la caduta di Deby, al potere da 16 anni, e chiedono l'annullamento delle elezioni presidenziali previste il 3 maggio. Gli oppositori di Deby denunciano un regime autocratico e accusano il presidente di corruzione. (…)
(Reuters, 15-04-2006)
Darfur: vietato chiudere gli occhi (Internazionale.it
,13-04-2006)
La stampa statunitense torna a parlare della crisi in atto in Sudan, esortando l'amministrazione Bush ad agire. Per il New York Times, "non c'è più tempo da perdere". "Mentre noi ci gingilliamo, il Darfur brucia": va dritto al punto il titolo dell'editoriale che il New York Times dedica al conflitto in corso dal 2003 nella regione occidentale del Sudan. "Bisogna riconoscere che l'amministrazione Bush si è finalmente smossa, e sta provando a spingere le Nazioni Unite nella direzione giusta". Il quotidiano si riferisce alla proposta di sostituire il contingente dell'Unione africana con una missione dell'Onu: ma dopo un primo momento d'interesse, il governo di Khartoum è tornato indietro. "E così aspettiamo", riprende il quotidiano newyorchese. "Ma il tempo è una di quelle cose che la popolazione del Darfur non può permettersi di sprecare. Siamo felici della manifestazione prevista per il 30 aprile a Washington. E apprezziamo anche il fatto che il vicesegretario di stato Robert Zoellick abbia invitato alcuni profughi del Darfur al Dipartimento di stato. Ora il presidente Bush deve fare la stessa cosa. Una foto di questi profughi alla Casa bianca metterebbe in imbarazzo non solo il governo sudanese, ma anche quei membri del Consiglio di sicurezza – Cina, Qatar, Ghana e Tanzania – che difendono Khartoum". (Internazionale.it ,
13-04-2006)
Scontri nell'est, otto morti (PeaceReporter, 12-04-2006)
Sei civili e due ribelli sono stati uccisi nel Sudan orientale quando i miliziani hanno attaccato le postazioni dell'esercito governativo. Nella parte orientale del Paese si trovano l'unico porto e il principale oleodotto. I ribelli hanno accusato il governo di favorire una milizia locale che causa una situazione instabile. I ribelli hanno attaccato Tanay e Wag, nello stato di Kassala. Si sono ritirati dopo che l'esercito, aiutato dall'aviazione, è riuscito a ricacciarli.
(PeaceReporter,
12-04-2006)
Darfur: consiglio sicurezza Onu in missione (Vita, 11-04-2006)
Il Consiglio di sicurezza dell'Onu si e' detto a favore di un'accelerazione dei preparativi per l'invio di caschi blu nella regione sudanese del Darfur. Durante la sessione di oggi, il Consiglio ha chiesto al segretario generale Kofi Annan, di inviare una missione di osservazione entro il 30 aprile per valutare l'avvicendamento con i peacekeeper dell'Unione africana, che dovrebbe avvenire dopo il 30 settembre, quando cioe' scade il mandato del contingente africano. In una nota ufficiale, il Consiglio di sicurezza sottolinea come l'operazione Onu nel Darfur debba avere ''una forte partecipazione africana'', rispondendo indirettamente alle critiche del regime di Khartoum, favorevole al rifinanziamento di una missione africana. Il governo sudanese ha di recente impedito l'accesso nella regione al coordinatore per gli Aiuti umanitari dell'Onu, Jan Egeland, ed espulso un'agenzia umanitaria norvegese, che presta assistenza ai profughi del Darfur. Nella regione e' in atto da oltre tre anni un violento conflitto interetnico che ha provocato centinaia di migliaia di morti e circa 2 milioni di sfollati.
(Vita,
11-04-2006)
Annan: escalation degli scontri nell’est del Ciad
(Radio Cina Int. 12-04-2006)
L'11 aprile il Segretario generale dell'ONU Kofi Annan ha rilasciato una dichiarazione attraverso il suo Portavoce, in cui ha espresso profondo sconcerto per l'aggravamento degli scontri armati sul confine fra la zona orientale del Ciad e Darfur in Sudan, esprimendo forte condanna verso gli attacchi nei confronti dei campi dei profughi all'interno del confine del Ciad. Annan ha reso noto che l'esclation delle violenze aggraverà la tensione politica all'interno del Ciad, e la tendenza all'estensione dei conflitti all'estero sta distruggendo gli impegni della comunità internazionale per il mantenimento della stabilità della regione del Darfur in Sudan e della Repubblica Centrafricana.
(Radio Cina Int.,
12-04-2006)
Darfur: Ue chiede a Onu di prorogare embargo armi (Agr/Corriere della
Sera, 06-04-2006)
L'Unione europea chiede al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di prolungare l'embargo alla vendita di armi al Darfur ed estenderla a tutto il Sudan. La richiesta e' contenuta in una risoluzione votata questo pomeriggio dal Parlamento europeo. Nel testo i deputati dei 25 stati dell'Ue invitano, inoltre, l'Onu ad appoggiare ''gli sforzi fatti dall'Unione africana per essere pienamente operativa nel Darfur, criticano il governo del Sudan per aver impedito la visita nella regione del segretario generale aggiunto dell'Onu Jan Egeland". Nella risoluzione il Parlamento europeo definisce la violenza nel Darfur ''assimilabile al genocidio'' e accusa Russia e Cina di ''ostacolare gli sforzi del Consiglio di sicurezza dell'Onu'' per pacificare la regione.
(Agr/Corriere della Sera,
06-04-2006)
Darfur: Onu chiede pressioni sul governo (Agr/Corriere della Sera, 05-04-2006)
PARIGI - Il Sottosegretario generale dell'Onu, Jan Egeland, ha esortato oggi la comunita' internazionale ad esercitare 'pressioni' sul Sudan affinche' permetta che le organizzazioni non governative 'operino liberamente' nella regione sudanese del Darfur. A Egeland ieri non era stato permesso di recarsi nei campi profughi della regione sudanese devastata dalla guerra civile in cui sono morte migliaia di persone e che ha causato la fuga di milioni di abitanti dai villaggi.
(Agr/Corriere della Sera,
05-04-2006)
Darfur, autorità vietano a responsabile Onu sorvolo (TicinOnLine,
04-04-2006)
Le autorità sudanesi hanno impedito oggi a Jan England, segretario generale aggiunto delle Nazioni Unite e responsabile per gli affari umanitari, di sorvolare la regione del
Darfur, teatro da tre anni di una guerra civile, per recarsi nel Ciad. Già ieri England si era visto rifiutare dalle autorità sudanesi l'accesso a Khartoum e nel Darfour nell'ambito del suo viaggio in Sudan e nell'Africa orientale. England ha dovuto annullare la sua visita in Ciad dopo che il ministro degli esteri sudanese, che ha incontrato a
Rumbek, una città del sud del paese, gli ha comunicato il divieto di sorvolo. Secondo l'inviato
dell'Onu le autorità sudanesi stanno cercando di evitare che l'attenzione della comunità internazionale si concentri sulle condizioni delle popolazioni del Ciad e del
Darfur, una tesi sostenuta anche dal governo norvegese che oggi ha protestato contro la decisione del governo sudanese di ritirare l'autorizzazione ad operare in un campo profughi del Darfur ad una ONG norvegese. Raymond
Johansen, segretario di stato del Ministero degli Esteri norvegese, si è detto "molto preoccupato per la situazione che considera del tutto inaccettabile". Oggi il presidente egiziano Hosni Mubarak e quello sudanese Omar al-Bachir hanno parlato della crisi nel Darfur a Khartoum dove il presidente egiziano ha ribadito il suo appoggio ai colloqui in corso ad Abuja sotto l'egida dell'Unione africana
(Ua). Nei colloqui si sta tentando di trovare una via d'uscita al conflitto che dal febbraio 2003 ha provocato circa 300.000 morti e 2,4 milioni tra sfollati e rifugiati. Il Sudan non vuole alcun intervento delle Nazioni Unite nella crisi ritenendo che truppe africane
dell'Ua siano le più adatte alla crisi. L'Ua ha già dispiegato 7.000 uomini che non dispongono però di mezzi logistici efficaci e il 10 marzo ha accettato in via di principio di trasferire la sua forza
all'Onu. (TicinOnLine,
04-04-2006)
La forza di pace in Darfur (Adnkronos /
China Radio
Int, 04-04-2006)
Il governo egiziano si e' detto pronto ad inviare personale civile e militare in rinforzo al contingente di peacekeeping dell'Unione africana nel
Darfur, regione sudanese da tre anni teatro di violenze contro la popolazione civile. Parlando con i giornalisti al termine di un incontro a Khartoum tra il presidente Hosni Mubarak ed il suo omologo sudanese Omar al
Bashir, il ministro degli Esteri egiziano Ahmed Abul Gheit ha in particolare spiegato come il suo Paese sia ''pronto ad inviare osservatori civili e militari in sostegno alle forze
dell'Ua'' nel Darfur per monitorare un cessate il fuoco siglato nell'aprile dello scorso anno ma sistematicamente violato da entrambe le parti.
(Adnkronos/Xin,
04-04-2006) - Il 3 aprile, il gruppo avanzato della forza cinese per il peace keeping in Sudan è volato verso la capitale del Paese
Khartoum. Le truppe cinesi per il peace keeping, su invito dell'organizzazione interessata
dell'Onu sono composte da 435 persone, si impegnano principalmente nella costruzione di strade, ponti, aeroporti e opere in campo aperto ed altre assistenze del genere per le truppe nelle zone del peace
keeping; inoltre, assumono anche i lavori di salvaguardia e cure mediche dei feriti, sanità e trasporto delle personalità, materiale, acqua bevande e benzina.
(China Radio
Int., 04-04-2006)
Campagna Unicef per favorire ritorno a scuola bambini (TicinOnLine, 01-04-2006)
Quest'anno centinaia di migliaia di bambini del Sud Sudan andranno a scuola per la prima volta nella loro vita. Attraverso una campagna di massa per il "Ritorno a scuola",
l'Unicef mira a più che raddoppiare il numero di bambini nella scuola primaria nel corso dell'anno scolastico, che avrà inizio lunedì. La Campagna per il ritorno a scuola sostenuta
dall'Unicef sarà lanciata oggi a Juba, la capitale del Sud Sudan. Intervenendo alla celebrazione d'apertura dell'iniziativa, cui hanno partecipato tanto membri di spicco del Governo del Sud Sudan quanto semplici scolari, il Vice Direttore Generale
dell'Unicef, Rima Salah, ha affermato che l'istruzione è la chiave per la pace e la prosperità futura della regione, devastata da decenni di guerra civile, terminata con l'accordo di pace del 2005. Il sistema dell'istruzione del Sud Sudan è stato sconvolto dalla guerra civile.
L'Unicef stima che solo il 22% di circa 2,2 milioni di bambini in età scolare siano iscritti alla scuola primaria. Attualmente, i bambini a scuola sono 4 volte tanto le bambine, e solo l'1% di queste porta a termine l'istruzione primaria. Circa 8.600 maestri, la maggior parte dei quali sono volontari privi di formazione adeguata, coprono le esigenze di oltre 2.000 scuole. Molte di queste "scuole" consistono in poco più di una lavagna appoggiata ad un albero.
(TicinOnLine,
01-04-2006)
Rimpatrio di rifugiati sudanesi (Aise, 31-03-2006)
Questa mattina, circa 500 rifugiati sudanesi hanno lasciato il campo di Bonga, in Etiopia occidentale, nell'ambito del primo convoglio di rimpatrio dall'Etiopia verso il Sudan meridionale. Il convoglio viaggerà per più di 800 chilometri ed è atteso per domenica nella regione del Nilo Blu, in Sudan meridionale. Altri tre convogli sono in programma per il mese di aprile. In Etiopia occidentale, vivono circa 79mila rifugiati provenienti dal Sudan meridionale all'interno di cinque campi: Bonga, Dimma, Fugnido, Sherkole e Yarenja. La maggior parte dei rifugiati è giunta in Etiopia nel 1983 e negli anni '90 a causa della guerra civile in Sudan meridionale. Lo scorso 27 febbraio l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, l'Etiopia e il Sudan hanno firmato un accordo tripartito che apre la strada al rimpatrio in Sudan meridionale. I rifugiati provenienti dal Sudan meridionale nei paesi vicini sono circa 358mila, gli sfollati all'interno del paese circa 4 milioni.
(Aise,
31-03-2006)
La Dichiarazione di Khartum (CRI, 29-03-2006)
Il 29 marzo a Khurtum in Sudan si è chiusa la riunione al Vertice della Lega Araba della durata di due giorni, durante la quale è stata approvata "La dichiarazione di Khurtum", sottolineando che i Paesi arabi s'impegneranno nella realizzazione dell'obiettivo dell'unità e dell'unificazione della nazione araba. La dichiarazione dice che la Lega Araba ha deciso di partecipare al reparto arabo delle truppe dell'Unione Africana in modo che queste ultime continuino il peacekeeping a Darfur in Sudan. La dichiarazione sottolinea l'opposizione alle operazioni unilaterali israeliane e afferma che l'Autorità nazionale palestinese è un partecipante completo al processo di pace. La dichiarazione ribadisce che il mondo arabo e il popolo iracheno e il suo governo eletto dagli iracheni si uniranno strettamente.
(CRI,
29-03-2006)
L'Ue stanzia 50 milioni di euro per la missione africana in Darfur
(Peacereporter, 29-03-2006)
L'Unione Europea ha deciso di stanziare 50 milioni di euro per aiutare l'Unione Africana (Ua) a finanziare l'estenzione di sei mesi della sua campagna per fermare le violenze nel Darfur. Sotto pressioni del Sudan l'Ua ha votato a favore dell'estensione della missione fino a settembre, rendendosi però disponibile a lasciare il campo, alla fine, a una forza comandata dalle Nazioni Unite. Le truppe dell'Ua, scarsamente equipaggiate, non sono state in grado di fermare la violenza nel Darfur, dove sono morte decine di migliaia di persone e 2 milioni hanno dovuto lasciare le loro case negli ultimi tre anni.
(Peacereporter,
29-03-2006)
No a truppe stranerie nel Darfur, afferma il presidente (Peacereporter, 28-03-2006)
Il presidente sudanese Omar al-Beshir ha affermato in un discorso al summit arabo che Karthoum non accetterà il dispiegamento di truppe straniere nella regione del Darfur. "Le forze dell'Unione Africana (Ua) sono capaci di completare la missione nel Darfur senza alcun intervento straniero", ha affermato al-Beshir a proposito della pressione internazionale per permettere l'impiego dei Caschi Blu. Invece, il presidente ha chiesto alle nazioni arabe e alla comunità internazionale di finanziare la truppe dell'Ua.
(Peacereporter,
28-03-2006)
Karthoum potrebbe ricorrere all'energia nucleare per uso civile (Peacereporter, 27-03-2006)
Il Sudan sta pensando di ricorrere a un "programma nucleare per fronteggiare la carenza di risorse energetiche nei prossimi 25 anni". L'agenzia missionaria Misna ha riportato un'intervista alla televisione del Kuwait del presidente Omar al-Bashir. Il Sudan non è uno dei maggiori produttori di greggio, nonostante gli enormi giacimenti di petrolio, e potrebbe non riuscire a fronteggiare la crescente richiesta di energia elettrica. La dichiarazione di al-Bashir avviene alla vigilia del vertice della Lega Araba nella capitale Khartoum durante il quale sarà anche discussa la situazione umanitaria nella regione del Darfur e il possibile invio di altri Caschi Blu in sostituzione dei peacekeeper dell'Unione Africana. (Peacereporter,
27-03-2006)
Darfur-Elaborata la bozza di risoluzione sul problema
(CRI, 27-03-2006)
Si è concluso il 26 marzo a Khartoum, capitale del Sudan, il convegno dei ministri degli Esteri dei paesi della Lega araba, della durata di due giorni. Durante il convegno è stata elaborata la bozza di risoluzione sulla questione del Darfur e le relazioni tra Palestina e Israele. La documentazione sarà consegnata per essere esaminata e ed approvata al vertice dei paesi arabi che si terrà alla fine del mese corrente. La bozza elaborata nel corso del convegno ha reso noto esplicitamente l'opposizione all'invio di truppe internazionali appoggiate dagli Usa e dalla Nato, senza l'autorizzazione del governo del Sudan, nella regione del Darfur, regione occidentale del Sudan. La bozza, inoltre, fa appello affinchè i paesi della Lega araba forniscano appoggio e servizio logistico alle forze di peacekeeping dell'Unione africana che stanno esercitando il compito di peacekeeping nella regione di Darfur in Sudan.
(CRI,
27-03-2006)
Vertice arabo a Khartoum (CRI - Corriere della Sera, 25/26-03-2006)
ChinaBroadcasting,
25-03-2006: Il 25 marzo a Khartoum, capitale del Sudan, si è tenuta la Conferenza dei Ministri degli Esteri dei Paesi arabi. Durante la conferenza, si è deciso di istituire il Consiglio della pace e della sicurezza araba, e si sono approvate alcune bozze di risoluzione intorno ai problemi della pace mediorientale, iracheno, del Darfur in Sudan e degli altri problemi focali regionali. (…) -
Agr/Corriere dellla sera,
26-03-2006, 04:32: Il vertice arabo che si aprira' martedi' prossimo a Khartoum in Sudan, rischia di fallire per le numerose defezioni che si stanno registrando. Al centro dei lavori del summit saranno il Darfur, l'Iraq e il conflitto israelo-palestinese. Hanno gia' annunciato che non saranno nella capitale del Sudan l'egiziano Hosni Mubarak, il tunisino Zine el Abidine Ben Ali, re Maometto VI del Marocco, re Hamad Ben Issa del Bahrain, il sultano dell'Oman Qabus. Ancora incerta anche la partecipazione del leader libico Muammar Gheddafi e del re saudita Abdallah ben Abdel Aziz. (CRI - Corriere della Sera, 25/26-03-2006)
Darfur: negli USA marcia di Sudanesi chiede intervento internazionale
(C.A., Osservatorio sulla
legalita, 23-03-2006)
Stanno marciando per tutta l'America per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'emergenza
Darfur, un'emergenza che dura da anni ed ha prodotto migliaia di stupri, centinaia di migliaia di morti, milioni di sfollati, fame e violenza. Alla testa della marcia Simon
Deng, un ex schiavo sudanese, e Manute Bol, un ex star del basket. In realta' i due testimonial dell'iniziativa sono originari del sud Sudan, dove un'altra guerra civile e' stata formalmente da poco conclusa con un accordo patrocinato dall'ONU. La "marcia della
liberta'" percorrera' oltre 480 chilometri - da New York a Washington - per chiedere un'azione urgente che metta fine al conflitto nella travagliata regione del Sudan. Il governo americano non e' insensibile alla situazione del
Darfur, anche perche' le peggiori atrocita' sono attribuite alla milizia araba filogovernativa
Janjaweed, ma fino ad ora l'intervento della comunita' internazionale nel Paese africano ricco di petrolio era stato frenato dall'Unione Africana cui Khartoum si era appellata riuscendo ad ottenere che l'invio di peacekeepers vedesse solo presenze africane. Ma le truppe di pace dell'Unione Africana hanno terminato i fondi per l'operazione (mentre le violenze non sono cessate) e quindi subentrera' l'ONU, come gli USA avevano chiesto fin dall'inizio. La decisione del Consiglio di Sicurezza non ha prodotto fino ad ora reazioni negative della Lega Araba, cui pure il governo sudanese - che rigetta ogni responsabilita' sull'azione delle truppe a lui fedeli - aveva fatto appello per evitare l'arrivo di truppe ONU, paventando un nuovo Iraq. (…)
(Carla Amato, Osservatorio sulla
legalita, 23-03-2006)
Darfur: Onu insiste per inviare caschi blu (LM,
Misna, 23-03-2006)
Un altro invito ad accettare i 'caschi blu' in Darfur, forza di pace dell’Onu è stato indirizzato a Khartoum da Jan
Egeland, coordinatore delle operazioni umanitarie delle Nazioni Unite; nella regione occidentale del Sudan, teatro dal febbraio 2003 di scontri e violenze, sono attualmente dispiegati circa 7.000 tra soldati e osservatori militari dell’Ua (Unione africana). “Alle Nazioni Unite dovrebbe essere consentito di farsi carico della sicurezza in Darfur – ha detto Egeland – semplicemente perché la comunità internazionale non è in grado di equipaggiare le forze dell’Ua come dovrebbe”. Solo due giorni fa il presidente sudanese Omar al-Beshir aveva respinto la proposta di un intervento straniero in
Darfur, mentre lo scorso 10 marzo l’Unione africana aveva deciso di estendere almeno fino al prossimo 30 settembre l’attuale missione di osservazione militare. In quell’occasione il ministro degli Esteri sudanese Lam Akol aveva sostenuto che la forza militare inviata dall’organismo continentale, accusata di inadeguatezza, stava invece facendo un “buon lavoro” e che il denaro da spendere per la missione
dell'Onu andrebbe invece dirottato sugli uomini dell’Ua già presenti in
Darfur.
(LM, Misna, 23-03-2006)
Attacco a sede Onu nel sud: morti 3 ribelli ugandesi (Agi/Reuters,
22-03-2006)
I ribelli ugandesi hanno attaccato una sede dell'Onu a Yambio, nel sud del Sudan, e ingaggiato con la forza di pace un conflitto a fuoco: tre ribelli hanno perso la vita mentre tra le fila del contingente delle Nazioni Unite due soldati del Bangladesh sono rimasti feriti. L'attacco, ha riferito il comandante della forza
Onu, Jasbir Singh Lidder, segue quello gravissimo dell'inizio del mese, quando in un agguato nella regione di Abyei furono uccisi dodici ex ribelli sudanesi. Sia
l'Onu che l'Esercito di liberazione del popolo sudanese (Spla/m), che siglo' un accordo di pace con il governo nel 2005, chiedono che le Nazioni Unite siano parte di una commissione d'inchiesta in grado di far luce sul presunto coinvolgimento di Khartum nell'imboscata. L'ultimo attacco ha spinto l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati
(Unhcr) a sospendere il rimpatrio dei profughi sudanesi dalla Repubblica Centrafricana (RCA), dall'Uganda e dalla Repubblica Democratica del Congo
(RDC). Inoltre, l'Unhcr, considerata la situazione di estrema instabilita', ha deciso di trasferire i suoi due operatori mentre altre agenzie umanitarie operative a Yambio hanno ritirato il proprio personale per trasferirlo a
Juba, la capitale del Sudan meridionale, o a Rumbek.
(Agi/Reuters,
22-03-2006)
La Nato pronta a intervenire nel Darfur se l’Onu chiama
(Pagine di Difesa/Ansa, 21-03-2006)
L'Alleanza Atlantica è pronta ad assumersi in futuro responsabilità in una missione di pace nel Darfur, la regione del Sudan teatro d'orrendi massacri, se l'Onu gliene darà mandato. Lo ha detto a Washington il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer, in una conferenza stampa dopo essere stato ricevuto alla Casa Bianca dal presidente Usa George W. Bush e avere incontrato il segretario di Stato Condoleezza Rice e il suo assistente Nicholas Burns e il capo del Pentagono Donald Rumsfeld. Nell'incontro con de Hoop Scheffer Bush ha ricordato di essere favorevole a una strategia "che permetta alla Nato di prendere la guida (delle operazioni) nel Darfur". Quando l'attuale missione dell'Unione Africana (Ua) si trasformerà in una missione dell'Onu - ha spiegato il presidente - "la Nato potrà muoversi con l'aiuto degli Stati Uniti per fare capire al governo del Sudan che abbiamo intenzione di garantire la sicurezza della gente (nel Darfur) e di premere per una accordo di pace duraturo". Facendo eco a Bush, de Hoop Scheffer si é detto sicuro che, una volta ottenuto il via libera dell'Onu, "gli alleati saranno pronti a fare più di ora, costituendo una forza delle Nazioni Unite nel Darfur". Nei suoi colloqui a Washington, il segretario generale dell'Alleanza Atlantica ha discusso, fra l'altro, i progetti di rafforzamento e di trasformazione della Nato per fare fronte alle nuove sfide e rafforzare la partnership transatlantica. (…)(Pagine di Difesa/Ansa,
21-03-2006)
Attaccata sede Unhcr nel sud del paese
(Swissinfo, 16-03-2006)
Due uomini armati hanno attaccato la sede nel Sud del Sudan dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr): nell'aggressione, è rimasto ucciso un agente di polizia, mentre un funzionario dell'Agenzia e un altro agente sono in condizioni critiche, ha comunicato l'Unhcr oggi a Ginevra. L'attacco risale a ieri sera è si è evolto a Yei. I dettagli non sono ancora completamente chiari. È noto che alle 20.30 (ora locale) la sede dell'Unhcr è stata attaccata da due sconosciuti armati. Una guardia e uno degli aggressori sono rimasti uccisi, mentre un operatore dell'Unhcr, colpito all'addome, e un'altra guardia, colpita alla gamba, sono entrambi in gravi condizioni nell'ospedale di Juba. Altri sei addetti dell'Unhcr erano presenti al momento dell'attacco. Uno degli aggressori è stato catturato ed è detenuto a
Yei. (Swissinfo,
16-03-2006)
Darfur: urge una “tregua umanitaria” (Fides, 14-03-2006)
Nel Darfur, dove si continua a morire di guerra e di fame, urge una “tregua umanitaria”: lo hanno chiesto i negoziatori dell’Unione Africana, impegnati nel tavolo di colloqui per il Darfur, in corso ad Abuja (Nigeria). “Il destino di due milioni di persone che soffrono è nelle vostre mani. Il mondo ha gli occhi puntati su di voi ed è arrivato il tempo di mettere fine a questo inutile bagno di sangue”, si legge in una nota dell’Unione Africana indirizzata ai movimenti ribelli e al governo di Khartoum. Se l’appello al “cessate il fuoco” per permettere massicci interventi umanitari non verrà ascoltato, l’Unione Africana, secondo quanto ritengono gli osservatori, sarebbe pronta a chiedere l’intervento militare dell’Onu nella regione, ipotesi non gradita ai governi della regione. La situazione umanitaria in Darfurm continua a deteriorarsi, anche a causa di ristrettezze economiche: occorre una mobilitazione internazionale per sostenere le operazioni umanitarie Onu (in corso in Darfur e in Sud Sudan) per un ammontare di 1,3 miliardi di dollari. - Intanto proseguono gli spostamenti di popolazione attraverso il confine che separa il Ciad dal Sudan: attualmente tra i 100 e i 125 rifugiati sudanesi arrivano ogni giorno nel Ciad orientale. Ma, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur) a causa dell'insicurezza in Ciad, anche diversi cittadini ciadiani stanno attraversando il confine per cercare rifugio nella regione sudanese del Darfur, causando un flusso di profughi che rende la condizioni di sicurezza e di assistenza umanitaria sempre più difficili. (Fides,
14-03-2006)
Investitori del Kuwait in Sudan (Arab Monitor, 13-03-2006)
Il Kuwait annuncia il lancio di tre progetti simultanei nel sud del Sudan per assistere la ricostruzione del Paese, dopo 20 anni di guerra civile. Come riferito da al Jazeera, Munzir al-Issa, l’ambasciatore del Kuwait a Khartoun, ha accompagnato una delegazione di investitori a Juba per inaugurare l’apertura di un progetto di 70 milioni di dollari con l’obiettivo di sviluppare il porto sul Nilo e avviare un progetto di albergo a cinque stelle a Juba. I kuwaitiani sono i primi ad investire nell'area con una spesa di circa 40 milioni di dollari e altri 10 milioni destinati all'industria della pesca. La Lega Araba denuncia che solo pochi Stati hanno destinato una somma di denaro al fondo istituito per il supporto al sud del Sudan.
(Arab Monitor, 13-03-2006)
Arrestati 5 funzionari del partito Beja nell'Est del Paese
(Peacereporter, 11-03-2006)
Arrestati nei giorni scorsi cinque dirigenti del principale gruppo di opposizione al regime di Khartum nella regione orientale del Sudan; lo ha detto oggi alla stampa internazionale il segretario generale del partito 'Beja Congress', rappresentante delle popolazioni omonime, Abdallah Moussa Abdallah. "Questo potrebbe compromettere i rapporti con il governo e rendere ancora più difficili eventuali colloqui di pace", ha detto Abdallah. Due alti dirigenti locali del partito, il presidente e il tesoriere, sarebbero stati arrestati tre giorni fa nella regione di al-Gadaref senza motivo, mentre tre altri negoziatori di pace del partito Beja, sono stati fermati e interrogati dalla polizia nella città di Kassala venerdì.
(Peacereporter,
11-03-2006)
Darfur: via soldati UA, entrano caschi blu ONU (Radio Capital, 10-03-2006)
L'Unione Africana (UA) passa la mano sul Darfur e consegna ai caschi blu dell'Onu il ruolo di peacekeeping finora avuto nella regione sudanese dove ha dispiegato settemila soldati. La decisione e' stata presa nel corso del vertice dell'UA ad Addis Abeba. L'Unione africana manterra' il mandato nel Sudan fino al prossimo 30 settembre. Fino a quel momento, afferma un comunicato rilasciato al termine del vertice, la "comunita' internazionale ha l'obbligo di finanziare la missione di peacekeeping". Il Sudan, da parte sua, ha ribadito la posizione espressa in precedenza nei colloqui a Bruxelles con l'Unione Europea e cioe' che potrebbe accettare l'intervento dell'Onu solo nell'ambito delle trattative tra i ribelli e il governo di Khartum che si tengono ad Abuja.
(Radio Capital,
10-03-2006)
Esteri: l'U.A non ha l'autorità di far entrare l'Onu nel Darfur
(ArabMonitor, 09-03-2006)
L'Unione africana non ha l'autorità di invitare l'Onu ad assumere un ruolo nel Darfur sudanese. Se l'Onu intende essere presente nel Darfur, ne deve discutere con il governo di Khartoum e non attraverso l'Unione africana. Lo ha detto il ministro degli Esteri sudanese Lam Akol. Il Sudan avrebbe chiesto all'Unione africana di rinviare la decisione, originariamente prevista per domani, di affidare all'Onu la gestione del contingente di pace africano schierato nella martoriata provincia sudanese. Khartoum non vuole che l'Onu interferisca nel Darfur, perché questa costituisce la princiaple richiesta dei gruppi ribelli locali, i quali vantano buone entrature in diversi Paesi occidentali.
(ArabMonitor,
09-03-2006)
«Darfur: truppe ONU al posto del contingente africano»
(Il tempo, 09-03-2006)
Rafforzamento a breve termine della missione dell'Unione africana in Darfur e, in seguito, passaggio all’Onu del comando del contingente per far fronte alla «grave emergenza umanitaria» della regione del Sudan occidentale. Sono le proposte che Unione europea e Stati Uniti hanno avanzato ieri alle autorità sudanesi nel corso di un mini-vertice a Bruxelles. «Ci piacerebbe poter aiutare nei prossimi giorni l'Unione africana a rafforzare la missione in Darfur», ha detto l'alto rappresentante dell'Ue per la politica estera e di sicurezza Javier Solana al termine di un incontro con il vicepresidente del Sudan Ali Osman Mohamed Taha. «In Darfur la popolazione ha bisogno di un aiuto addizionale», rispetto al contingente di circa 7.000 uomini già schierato, ha osservato in una conferenza stampa con Solana il vice segretario di stato americano Robert Zoellick. «Crediamo che l'Ua debba continuare il suo lavoro, ma anche con l'aiuto di Usa e Ue sotto l'ombrello dell'Onu», ha aggiunto Zoellick. Secondo i piani occidentali la missione dell'Ua sarebbe rafforzata con altre truppe africane, che rappresenterebbero la gran parte del contingente, e con altre asiatiche. Non ci sarebbe soldati europei e americani coinvolti. Domani ad Addis Abeba il consiglio per la pace e la sicurezza dell'Unione africana si riunirà per decidere se accettare le proposte occidentali, ma è necessario il sì di Kartoum. Dagli incontri avuti ieri, Taha non ha ancora espresso chiaramente la posizione del Sudan. (Il tempo,
09-03-2006)
Interrotta la pace, dodici soldati uccisi (Peacereporter, 08-03-2006)
Le forze paramilitari alleate dell'esercito sudanese hanno ucciso almeno 12 soldati, ex-ribelli del sud, nei primi scontri da quando le due parti hanno firmato un trattato di pace l'anno scorso per porre fine alla più lunga guerra civile dell'Africa. La pace siglata nel 2005 tra il governo islamico del nord e il Sudan People's Liberation Army/Movement (Spla/M) si è risolta in una disputa tra nord e sud, in cui sono morte 2 milioni di persone.
(Peacereporter,
08-03-2006)
Manifestazione contro missione Onu in Darfur (Vita, 08-03-2006)
Migliaia di persone hanno manifestato oggi a Khartoum contro il dispiegamento di caschi blu dell'Onu nel Darfur, regione occidentale sudanese teatro di violenti scontri interetnici. I manifestanti, tra cui numerosi esponenti delle famigerate Janjaweed, le milizie arabe sospettate di essere alle dipendenze del governo, hanno scandito slogan come 'truppe Onu portatevi le bare con voi'' e lanciato anatemi contro l'Occidente ed il presidente americano George Bush. La folla, fomentata da organi di stampa islamici, si schiera con il regime di Khartoum, che si e' detto contrario all'invio di forze ''straniere'' e chiesto di rifinanziare la missione di peacekeeping dell'Unione africana, il cui mandato scade a breve, minacciando di uscire dall'organizzazione panafricana in segno di protesta. L'Ua si esprimera' venerdi' prossimo sull'avvicendamento con i caschi blu. In vista di tale decisione, e' stato avviato, su iniziativa dell'Alto responsabile della politica estera e di sicurezza Ue Javier Solana, un tavolo di negoziati a Bruxelles, cui partecipano il vice segretario di Stato americano, Robert Zoellick, il vice presidente sudanese Ali Osman Taha ed il presidente della commissione dell'Ua, Alpha Omar Konare.
(Vita, 08-03-2006)
Oms: epidemia di colera, già 127 morti (TicinOnLine, 05-03-2006)
Un'epidemia di colera è scoppiata nel sud del Sudan ed ha già provocato la morte di 127 persone. Lo ha annunciato un comunicato dell'Oms (Organizzazione mondiale per la Sanità) diffuso al Cairo. L'Oms, insieme alle autorità sanitarie sudanesi, ha già accertato ufficialmente 5.634 casi di colera, una malattia altamente contagiosa e, se non curata in modo tempestivo, potenzialmente mortale, che provoca forti diarree. (TicinOnLine,
05-03-2006)
Sudan-Ciad - Una frontiera a rischio (Vita, 03-03-2006)
Proseguono gli spostamenti di popolazione attraverso l'insicuro confine che separa il Ciad dal Sudan: attualmente tra i 100 e I 125 rifugiati sudanesi arrivano ogni giorno al campo di Gaga, nel Ciad orientale. Martedì scorso, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha appreso che, a causa dell'insicurezza in Ciad, anche diversi cittadini ciadiani stanno attraversando il confine per cercare rifugio nella regione sudanese del Darfur. Cresce dunque l'instabilità di una regione in cui rifugiati attraversano il confine in entrambe le direzioni. - Nel Ciad orientale, dal mese di gennaio sono stati registrati complessivamente 3.600 nuovi arrivi al campo di Gaga, 1.500 dei quali nel solo mese di febbraio. Gli operatori dell'UNHCR riferiscono che due terzi dei nuovi arrivati provengono da villaggi situati su entrambi i lati del confine nei pressi della città ciadiana di Adré. Gli altri provengono invece dai campi per sfollati del Darfur occidentale e meridionale. I sudanesi recentemente arrivati a Gaga affermano di aver lasciato il Darfur o la zona di confine nel timore di attacchi da parte delle milizie janjaweed o di altri gruppi armati attivi su entrambi i lati della frontiera. Dal confine, i rifugiati arrivano a Gaga su asini, a piedi o a bordo di camion. La maggior parte di loro ha scorte di cibo per 3-5 giorni, alcuni portano con sé il bestiame che non è stato loro rubato. - A Gaga l'UNHCR sta collaborando con il governo ciadiano, con il Programma Alimentare Mondiale (WFP) e con altre agenzie partner per espandere e potenziare l'area di accoglienza e per rendere più efficaci il controllo medico e la distribuzione degli alloggi. Una volta registrati, infatti, i rifugiati ricevono una tenda e altri beni di prima necessità come coperte, zanzariere, materassi, taniche per l'acqua e set di utensili per cucinare. Il campo di Gaga ha una capienza massima di 20mila persone e al momento ne ospita 10mila. I circa 200mila rifugiati sudanesi che sono fuggiti dal Darfur a partire dal 2003 vivono in 12 campi allestiti dall'UNHCR nel Ciad orientale. - Nel frattempo si è appena conclusa la visita dell'Assistente Alto Commissario Judy Cheng-Hopkins in Ciad meridionale, dove si trovano attualmente 47mila rifugiati provenienti dalla Repubblica Centrafricana. Si è trattato della prima missione da quando la Cheng-Hopkins ha assunto l'incarico, due settimane fa. Questa missione testimonia l'attenzione che l'UNHCR sta prestando alla preoccupante crisi che ha investito l'intera regione. L'Assistente Alto Commissario, che all'inizio della settimana ha osservato di persona le operazioni dell'UNHCR nel Ciad orientale, si trova oggi nella capitale ciadiana N'Djamena per incontrare le autorità ciadiane, rappresentanti delle Agenzie ONU, delle organizzazioni non governative partner, nonché i membri della comunità diplomatica, prima di rientrare a Ginevra questo fine settimana. Nel Ciad meridionale, l'UNHCR sta continuando a trasportare i rifugiati provenienti dalla Repubblica Centrafricana al riparo dall'insicura area di confine. Quasi mille rifugiati sono stati trasferiti al campo di Amboko, situato in prossimità della città di Goré. Da quando, il 22 febbraio scorso, sono iniziate le operazioni 1.800 persone sono state complessivamente trasportate nei campi di Amboko e Gondjé. Si tratta di parte degli oltre 5mila rifugiati che dall'inizio di febbraio hanno abbandonato la Repubblica Centrafricana settentrionale a causa delle aggressioni dei banditi e delle ostilità fra gruppi ribelli e forze governative. - Nel frattempo, in seguito alle informazioni fornite dalla Croce Rossa ciadiana a proposito di ulteriori arrivi in Ciad di rifugiati centrafricani nel villaggio di Békan, 30 chilometri a ovest di Békoninga, l'UNHCR ha organizzato una missione per verificare la situazione. È stato riscontrato che almeno mille rifugiati si trovano a Békan. La prossima settimana l'UNHCR avvierà le attività di controllo e monitoraggio, in collaborazione con le autorità ciadiane. Per il momento l'organizzazione non governativa Medici Senza Frontiere - Olanda ha inviato una clinica mobile a Békan.
(Vita, 03-03-2006)
Darfur: Annan chiede agli Usa assistenza aerea (C.B., Vita, 03-03-2006)
Con una lettera all'ambasciatore usa all'Onu, John Bolton, il segretario generale ha chiesto sostegno alla missione africana già attiva nel paese. I paesi dell'Onu dovrebbero valutare l'ipotesi di fornire assistenza aerea alle forze di pace dell'Unione africana presenti in Darfur, regione occidentale del Sudan, in eventuali situazioni di conflitto: è quanto scrive il Segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, in una lettera inviata all'ambasciatore Usa all'Onu, John R. Bolton, e riportata oggi dal Washington Post. "Visto il progressivo e grave deteriorarsi delle condizioni di sicurezza in Darfur - scrive Annan - forse il sostegno alla missione africana (Amis) dovrebbe prevedere nuove e ulteriori strutture, tra cui uno stretto appoggio aereo. Sarei grato se i governi in grado di fornire tale sostegno in tempi rapidi potessero prendere in considerazione tale eventualità". La richiesta di Annan fa parte dell'iniziativa delle Nazioni Unite di rafforzare la missione africana già operativa in Darfur per garantire il rispetto del cessate il fuoco tra ribelli e forze governative. L'Onu ha chiesto ai paesi membri di fornire assistenza logistica, d'intelligence e aerea ai peacekeeper impegnati nella regione. In un'intervista rilasciata ieri, Bolton ha dichiarato di non ritenere la lettera di Annan una "esplicita" richiesta di assistenza aerea Usa e ha definito prematuro parlare di un futuro ruolo Usa in Darfur, almeno fino a quando il Consiglio di Sicurezza non valuterà le varie opzioni militari. Un funzionario militare americano ha comunque dichiarato che il Pentagono sta valutando l'ipotesi di fornire assistenza nella regione, con l'Unione africana sempre al comando di tutta l'operazione. Da parte sua, Bolton ha distribuito ai paesi membri del Consiglio di sicurezza una bozza di risoluzione che prevede l'autorizzazione di una nuova missione Onu nella regione che fornisca protezione ai civili a rischio e rafforzi il divieto di volo all'aviazione sudanese in Darfur. Il documento prevede inoltre la possibilità di lanciare attacchi preventivi contri gruppi considerati un pericolo.
(Chiara Brusini, Vita,
03-03-2006)
Sudan-Ciad – Darfur: preoccupanti movimenti alla frontiera (Vita, 01-03-2006)
(…) Oltre ai 200mila rifugiati provenienti dalla regione sudanese del Darfur che hanno cercato rifugio nel Ciad orientale, vi sono anche segnalazioni di cittadini ciadiani che fuggono nella direzione opposta, verso il Darfur. In Darfur occidentale, ad esempio, tra le 8mila e le 10mila persone - tra cui un numero imprecisato di ciadiani - si sono concentrate in cinque campi improvvisati intorno ai villaggi di Galu ed Azaza, circa 35 a nord-ovest di El Geneina, la principale città della regione. Secondo le prime valutazioni dell'UNHCR e delle agenzie partner, questi insediamenti spontanei sarebbero sorti negli ultimi due mesi a seguito di sanguinosi attacchi avvenuti lo scorso dicembre nella città ciadiana di frontiera di Adre. L'UNHCR e le autorità sudanesi sono attualmente impegnati nell'attività di determinazione dello status della popolazione che si trova nei cinque insediamenti spontanei, costituita in maggioranza da donne e bambini. (…) Nelle interviste con il personale dell'UNHCR, i ciadiani hanno indicato un attacco sferrato da gruppi ribelli sulla città di Adre lo scorso 18 dicembre come ragione della loro fuga verso il Darfur. Gli scontri tra ribelli e forze governative ciadiane ad Adre avrebbero anche provocato la morte di oltre 100 persone. Diverse altre aggressioni si sono successivamente verificate in villaggi a nord della città, costringendo alla fuga altre persone. Alcuni dei ciadiani in fuga si sono recati direttamente nell'area di Galu, dove hanno parenti, mentre altri hanno vagato per un periodo nell'area di frontiera prima di dirigersi a piedi agli insediamenti spontanei. (…) La conferma del fatto che cittadini ciadiani hanno varcato la frontiera per cercare rifugio in Darfur costituisce certamente un preoccupante segnale del deteriorarsi delle condizioni di sicurezza delle aree lungo la frontiera. L'Alto Commissario per i Rifugiati António Guterres ha ripetutamente espresso profonda preoccupazione per una possibile ulteriore destabilizzazione della regione. Attualmente all'interno del Darfur vi sono 1,8 milioni di sfollati, mentre sono 200mila i rifugiati provenienti dal Darfur che si trovano in 12 campi del Ciad orientale. Nel frattempo, è cominciata ieri la missione di una settimana in Ciad dell'Assistente Alto Commissario Judy Cheng-Hopkins, con una visita al campo di Oure Cassoni, il più grande del Ciad orientale con 29.600 rifugiati sudanesi. Nel campo la signora Cheng-Hopkins ha incontrato rappresentanti dei rifugiati. I rifugiati hanno espresso all'Assistente Alto Commissario il desiderio di tornare a casa, ma solo quando in Darfur sarà tornata la pace. Hanno inoltre chiesto l'accesso all'istruzione secondaria peri propri figli. Oggi Judy Cheng-Hopkins ha in programma la visita ad altri due campi del Ciad orientale, Farchana e Gaga, per poi dirigersi nel sud del paese, dove ha luogo un nuovo flusso di rifugiati provenienti dalla Repubblica Centrafricana.
(Vita, 01-03-2006)
Juba: L'epidemia si sposta (V.G., Peacereporter, 27-02-2006)
L'epidemia di colera ha avuto inizio a Yei, città di Bahar Al Jebel state (di cui fa parte anche Juba), a circa un centinaio di chilometri da Juba e quasi al confine con la Repubblica Democratica del Congo. Da qualche mese era stata aperta la strada di collegamento tra le due città, un grosso stimolo per la ripresa degli scambi commerciali, con la possibilità di avere più cibo e di maggiore varietà e di consentire anche un collegamento con l'Uganda, senza necessariamente doversi approvigionare da Khartoum (con un conseguente abbassamento dei prezzi). Yei è stata quindi la prima città a riportare casi gravi di diarrea e di sospetto colera e ci sono stati diversi morti proprio per gli effetti debilitanti causati dalla diarrea. Ora la situazione a Yei sembra essere sotto controllo e nel frattempo l'epidemia si è spostata a Juba. La causa potrebbe essere legata al flusso di mercanti che da Yei si spostano a Juba per i loro traffici.
(Vincenzo Grauso, Peacereporter,
27-02-2006)
Sudan-Etiopia - Presto un accordo di rimpatrio per rifugiati (Aise, 24-02-2006)
Lunedì prossimo è in programma ad Addis Abeba, in Etiopia, la firma da parte dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e dei governi di Etiopia e Sudan di un accordo tripartito che definirà il quadro legale per il rimpatrio dei 73mila rifugiati sudanesi che si trovano attualmente in Etiopia. In vista dei primi rimpatri, attesi per la fine di marzo, gli operatori dell'UNHCR stanno ultimando la preparazione di stazioni intermedie lungo il tragitto e organizzando l'assistenza ai futuri rimpatriati. L'accordo giunge ad un anno dalla firma dell'accordo di pace, il 9 gennaio del 2005 a Nairobi (Kenya), che ha segnato la fine dell'ultraventennale guerra civile in Sudan. - In Etiopia i rifugiati sudanesi vivono in cinque campi: Bonga, Dimma, Fugnido, Sherkole e Yarenja. La maggior parte dei rifugiati è arrivata in Etiopia nel 1983 e nel corso degli anni '90 a causa della guerra civile allora in corso in Sudan. L'Etiopia aveva già ospitato migliaia di rifugiati sudanesi negli anni '70, quando un precedente conflitto interno aveva provocato un prima ondata di persone in fuga. La maggior parte di loro aveva poi fatto ritorno in Sudan in seguito alla firma di un accordo nel 1972. - Su un totale di 73.774 rifugiati sudanesi presenti nei cinque campi nell'Etiopia orientale, circa 14mila hanno chiesto all'UNHCR di essere assistiti nel rimpatrio il prima possibile. Questi rimpatri dovrebbero aver luogo prima dell'inizio della stagione delle piogge in maggio o giugno. Complessivamente l'Etiopia ospita oltre 100mila rifugiati provenienti da Sudan, Somalia ed Eritrea. L'accordo tripartito conterrà una clausola sulla natura volontaria dei rimpatri, che costituisce un principio d'importanza cruciale per tutte le operazioni di rimpatrio. Il Sudan dovrebbe impegnarsi ad assicurare che tutti i rifugiati potranno rimpatriare in condizioni di sicurezza e dignità; l'Etiopia, da parte sua, si impegnerà a continuare a salvaguardare i diritti di quei rifugiati che hanno deciso di rimanere per il momento in Etiopia. Il trattato prevede inoltre la possibilità di visite esplorative nel Sudan meridionale da parte di rappresentanti dei rifugiati, le cosiddette "go-and-see visits". Tali visite, che avranno inizio a partire dalla seconda settimana di marzo consentiranno ai rifugiati che si trovano nei campi in Etiopia di essere informati sulle condizioni in Sudan. Il trattato affida all'UNHCR il compito di monitorare la natura volontaria dei rimpatri e le fasi successive ai rimpatri in Sudan meridionale. (…)(Aise,
24-02-2006)
Bush insiste: la Nato deve intervenire (Centomovimenti, 23-02-2006)
Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush torna a chiedere un intervento urgente delle forze armate della Nato in Sudan. La scorsa settimana l'inquilino della Casa Bianca ne aveva parlato sia con il segretario generale dell'Onu Kofi Annan che con il segretario generale della Nato Yaap de Hoop Scheffer, ieri ha affrontato l'argomento anche nel corso di un colloquio telefonico con il presidente francese Jacques Chirac. Il leader dei repubblicani ha sollecitato "una risposta internazionale e decisa a questa crisi". L'invio di un contingente internazionale in Sudan sembra ormai inevitabile. Lo scorso gennaio Annan aveva chiesto agli Stati Uniti e all'Unione europea di prepararsi ad una azione di forza e all'inizio di febbraio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, presieduto dall'americano John Bolton, aveva dato il via libera al Palazzo di Vetro per la elaborazione di un piano di intervento nella regione. L'Onu ha già varato negli scorsi mesi delle sanzioni contro il Sudan ed ha appoggiato l'intervento nella zona di una forza multinazionale di pace dell'Unione Africana. Ma è stato tutto inutile: lo stesso Annan ha dovuto ammettere che solo un vero esercito può fermare il massacro quotidiano di innocenti che si consuma ormai da anni nella regione occidentale del Darfur, dove è in atto un vero e proprio genocidio (Annan lo ha definito "l'inferno in terra") da parte delle milizie arabe Janjawid appoggiate dal Governo di Khartoum.
(Centomovimenti,
23-02-2006)
Darfur: Bush chiede maggiore coinvolgimento Nato (Corriere della sera, 23-02-2006)
Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush chiede un maggior coinvolgimento della Nato nella crisi del Darfur. Bush, nel corso di un colloquio telefonico con il presidente francese Jacques Chirac, ha parlato di un impegno dell'Alleanza nel quadro di "una risposta internazionale e decisa a questa crisi". Dall'inizio del conflitto, nel 2003, nel Darfur si sono registrati 180mila morti mentre 2 milioni di persone hanno abbandonato la regione dove le milizie arabe combattono contro i ribelli di etnia africana.
(Corriere della sera,
23-02-2006)
MSF interviene a Juba (MSF, 22-02-2006)
Medici Senza Frontiere (MSF) ha avviato un intervento d’urgenza nel sud del Sudan per rispondere a una grave epidemia di colera nella città di Juba. I primi casi sospetti sono stati segnalati alla fine di gennaio nella città di Yei, a sud ovest di Juba, e da quel momento la malattia si è diffusa rapidamente. Il 6 febbraio, il primo caso sospetto è stato identificato a Juba, e pochi giorni dopo l’epidemia di colera è stata confermata. Dopo 15 giorni, il 21 febbraio, sono stati già registrati 1,864 casi e 45 morti. Dopo avere allestito un programma a Yei, il nuovo intervento d’urgenza di MSF si concentrerà su Juba, una città di oltre 250,000 abitanti, designata come la capitale del Sudan meridionale in seguito agli accordi di pace firmati tra nord e sud nel 2005. L’obiettivo di questo intervento è ridurre la mortalità tra i casi infetti e interrompere la diffusione della malattia. Un’equipe sta già lavorando in un centro di trattamento del colera (CTC) che è stato realizzato all’ospedale pediatrico di Al Shaaba. L’equipe garantirà un trattamento adeguato nel CTC, formerà lo staff sanitario locale, realizzerà un chiaro protocollo d’intervento e assicurerà rifornimenti regolari.
(MSF,
22-02-2006)
Epidemia di colera: 45 morti e più di 1.800 infetti (Peacereporter, 22-02-2006)
L'esplosione di un'epidemia di colera ha causato nelle ultime due settimane 45 morti. Secondo l'organizzazione sanitaria internazionale Medici Senza Frontiera (Msf), sarebbero già almeno 1.800 i casi di infezione già confermati nella città di Juba, nel sud del Sudan. I primi casi di colera sono stati registrati alla fine di gennaio a sud di Juba, ma nel giro di meno di un mese l'epidemia si è estesa rapidamente.
(Peacereporter,
22-02-2006)
Darfur: Bolton all'Onu: "non premete solo sugli Usa" (Vita.it, 21-02-2006)
Gli Stati Uniti accusano l'Onu di non fare abbastanza per mobilitare i paesi africani ed arabi per arginare la violenza nel Darfur, la regione del Sudan in preda alla guerra civile, e di fare pressioni soltanto su Usa ed Europa. Il rappresentante permanente americano John Bolton ha detto ai giornalisti che ''sarebbe utile, penso, se il segretario generale (Kofi Annan), oltre a premere sugli Usa, si mettesse a parlare con l'Unione Africana e con la Lega Araba, e se si decidesse a parlare con i suoi peacekeeper sull'importanza di andare avanti'' nel Darfur. Annan si e' rifiutato di rispondere alle accuse di Bolton, ma il suo portavoce Stephane Dujarric ha detto che ''il processo di pianificazione sta andando avanti a velocita' sostenuta''. Annan era stato ricevuto nei giorni scorsi alla Casa Bianca e il presidente George W. Bush, piuttosto riluttante ad inviare truppe Usa in loco, ha suggerito un'operazione sotto l'ombrello della Nato. Cioe' con militari essenzialmente europei, ma mezzi soprattutto americani. Attualmente circa 7mila militari dell'Unione Africana, male armati e poco efficienti, si trovano in Sudan, ma il loro mandato scade alla fine di marzo. Secondo il rappresentante speciale di Annan per il Darfur, Jan Pronk, occorrono circa 22mila militari -ben armati, ben addestrati ed appoggiati da elicotteri-, per ottenere qualche risultato. Il Sudan non e' favorevole alla presenza di truppe non africane sul suo territorio e chiede l'invio di forze delle Nazioni Unite. Un fatto che blocca l'eventuale approvazione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, presieduto a febbraio da Bolton, perche' Khartoum ha l'appoggio di diversi paesi arabi ed africani.
(Vita.it, 21-02-2006)
Khartoum: no a forze onu nel Darfur (Adnkronos/Dpa, 21-02-2006)
Il Sudan continua ad opporsi al dispiegamento dei caschi blu dell'Onu nel Darfur ma la decisione spetta all'Unione africana. Lo ha affermato Jamal Ibrahim, portavoce del ministero degli Esteri di Khartoum, intervenendo su una questione che ha creato frizioni in seno all'Ua, presente da due anni nella regione occidentale sudanese con un contingente di peacekeeping, ma senza i finanziamenti per estendere il mandato.
(Adnkronos/Dpa,
1 21-02-2006)
Allarme FAO: 7 mln di persone avranno bisogno di aiuti (Adnkronos, 17-02-2006))
Sono circa 7 milioni le persone in Sudan che avranno bisogno di aiuti alimentari nel corso dell'anno. E' l'allarme lanciato dalla Fao e dal Pam in una nota congiunta, dalla quale emerge come moltissime persone siano state costrette ad abbandonare la propria casa a causa del conflitto nel sud, e si apprestano adesso a farvi ritorno, dopo la firma degli accordi di pace a gennaio del 2005. Una situazione drammatica nonostante le buone prospettive del raccolto nella stagione 2005-2006.
(Adnkronos,
17-02-2006)
Darfur: per Bush, necessario doppio truppe e forse NATO
(Ticinonline, 17-02-2006)
Per far fronte alla situazione in Darfur è necessario un numero di forze militari di pace doppio rispetto all'attuale e forse il coinvolgimento della Nato: lo ha detto il presidente americano George W.Bush, parlando in Florida. "Sto lavorando con una varietà di persone - ha detto Bush, commentando la crisi nella regione sudanese - per incoraggiare la presenza di più truppe, probabilmente sotto il controllo delle Nazioni Unite". Ma il presidente ha aggiunto che sarà necessario con ogni probabilità un intervento "di pianificazione, facilitazione e organizzazione" da parte della Nato, nonché un numero doppio di forze di peacekeeping. Attualmente è l'Unione Africana, con 7000 uomini, a cercare di tenere sotto controllo la regione e impedire violenze. Bush ha discusso nei giorni scorsi alla Casa Bianca la situazione in Darfur insieme al segretario generale dell'Onu, Kofi Annan. Prima di parlare in Florida, Bush ha avuto sempre sul Darfur un colloquio telefonico con il segretario generale della Nato Yaap de Hoop Scheffer. "Hanno discusso - ha detto il portavoce della Casa Bianca Trent Duffy - i passi che la Nato ha già compiuto per assistere nel mettere a freno la violenza e quali azioni ulteriori la Nato potrebbe prendere in futuro".
(Ticinonline, 17-02-2006)
Darfur: Rice, "il genocidio non si ferma" (J.M., Vita, 17-02-2006)
Il Segretario di Stato americano Condoleeza Rice si è detta "estremamente preoccupata" della situazione in Darfur, sottolineando che la posizione degli Stati Uniti nei confronti del conflitto che sevizia dal febbraio 2003 nella regione occidentale del Sudan "rimane incambiata. Dal nostro punto di vista, in Darfur è stato perpetrato un genocidio che nei fatti sta continuando". Riportate davanti alla Commissione degli affari esteri della Camera dei rappresentanti statunitense, le parole suonano come un monito durissimo, seppur espresso in via indiretta, nei confronti del regime di Khartum. Per gli analisti che seguono l'evoluzione del conflitto sudanese, la denuncia di Condoleeza Rice non è sorpredente. Da mesi, l'Unione africana (Ua), responsabile della Missione di pace in Darfur, ha espresso il desiderio che i caschi blu delle Nazioni Unite sostituissero i soldati dell'Ua. Presidente di turno del Consiglio di sicurezza, gli Stati Uniti hanno appoggiato con forza questa presa di posizione della Commissione per la pace e la sicureza dell'organizzazione africana. Riprendendo a suo conto le accuse formulate in passato dal suo predecessore Colin Powell, la Rice non ha esitato a definire i massacri perpetrati in Darfur dalle milizie arabe janjaweed (a loro volta appoggiate dall'esercito regolare sudanese) un genocidio, termine che sul piano giuridico impone alla Comunità internazionale l'obbligo di intervenire in Darfur contro il governo del Sudan, qualora quest'ultimo risultasse responsabile. Ora, c'è da chiedersi se le accuse del Segretario di Stato americano siano il presagio di un futuro intervento militare multilaterale capeggiato da Washington. Un'ipotesi ritenuta da molti specialisti poco credibile.
(Joshua Massarenti,
Vita, 17-02-2006)
Paura per diarrea e colera (D.L., Korazym, 16-02-2006)