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SOMALIA 2 - NOTIZIE dal 1 luglio al 31 dicembre 2006
Clicca qui SOMALIA 1 (1 genn - 30 giu 2006)

Gedi: a Chisimaio nascosti attentatori ambasciate Usa (Ap/Tendenzeonline, 31/12/06)

Nazioni Unite riprendono voli umanitari (SwissInfo, 29/12/06)

Gli Usa a fianco degli Etiopi (Gianandrea Gaiani, Panorama, 29/12/06)

Islamici via da Mogadiscio. Scontri (Corriere della Sera, 29/12/06)

Da Barre alle Corti, un paese nel caos – cronologia (AGI, 28/12/06)

Zenawi, forze etiopiche via tra giorni o settimane (SwissInfo, 28/12/06)

Primo ministro conferma truppe governo a Mogadiscio (SwissInfo, 28/12/06)

Premier etiopia, 'caccia a capi corti islamiche' (L’Espresso, 28/12/06)

Naufragio profughi in fuga: 17 morti, 140 dispersi (Tendenzeonline, 28/12/06)

Stati Uniti ribadiscono appoggio a Etiopia (Corriere della Sera, 27/12/06)

Corti in rotta, ma spallata finale impossibile (SwissInfo, 27/12/06)

I governativi riconquistano Jowhar (Radio Vaticana, 27/12/06)

Onu, mancato accordo in Consiglio sicurezza (SwissInfo, 27/12/06)

Controffensiva 'corti'. wfp sospende operazioni (Agi, 27/12/06)

Il Kenya chiede lo stop dei combattimenti all'Etiopia (Corriere della Sera, 26/12/06)

Il punto sulla guerra (PeaceReporter, 27/12/06)

Unhcr, si teme spostamento massiccio popolazione (SwissInfo, 26/12/06)

E' guerra; riunione urgente consiglio onu (AGI, 26/12/06)

Premier etiopico, uccisi almeno 1.000 islamici, ma non vogliamo prendere Mogadiscio (TicinOnLine, 26/12/06)

Ua: Etiopia aveva diritto a intervenire (Swisspolitics, 26/12/06)

Corti islamiche in ritirata da posizioni fronte (SwissInfo, 26/12/06)

Nuovi bombardamenti etiopici, Africa orientale a rischio (TicinOnLine, 25/12/06)

Ancora scontri tra miliziani islamici e forze del governo di transizione (Il Tempo, 24/12/06)

E’ guerra aperta (Joshua Massarenti, Vita,22/12/06)

In guerra con l'Etiopia (Vita, 21/12/06)

Si' a colloqui di pace (Ansa, 20/12/06)

Governo, a Baidoa uccisi centinaia di miliziani (Swisspolitics, 20/12/06)

Usa, allarme Dipartimento Stato, al Qaida al potere (SwissInfo, 18/12/06)

Tamburi di guerra (PeaceReporter, 15/12/06)

Ultimatum delle milizie islamiche all'Etiopia: via le truppe entro 7 giorni (Ranews24, 12/12/06)

Corti islamiche e truppe etiopi si ammassano presso Tiyeeglow (PeaceReporter, 11/12/06)

Ancora violenti combattimenti vicno a Baidoa (Kataweb, 09/12/06)

Corti Islamiche: l'arrivo delle forze Onu scateneranno nuova crisi (Rainews24, 07/12/06)

Invio forza africana, “una barzelletta” secondo presidente Eritrea (Massimo Zaurrini, Misna, 07/12/06

Governo, appello internazionale contro Corti islamiche (SwissInfo, 06/12/06)

Corti islamiche, una realtà dal doppio volto (Guido Olimpio, Corriere della Sera, 04/12/06)

Incontro fra Etiopia e Unione delle Corti islamiche (PeaceReporter, 04/12/06)

Fermato e rilasciato Massimo Alberizzi, inviato del Corriere (La Stampa, 03/12/06)

Corti islamiche conquistano Dinsor (Corriere della Sera, 02/12/06)

La risoluzione Onu sostenuta dagli USA rischia di estendere il conflitto (Jim Lobe, IPS, 30/11/06)

Primi scontri tra Etiopia e Corti islamiche (PeaceReporter, 28/11/06)

Guerra alle porte: possibili scontri violenti tra Corti islamiche e truppe etiopi (Corriere canadese, 28/11/06)

"Siamo noi governo, andremo a Mogadiscio", premier (TicinOnLine, 27/11/06)

L'Etiopia avverte Occidente, pronti alla guerra (La Repubblica, 26/11/06)

Corti: USA hanno dato a Etiopia via libera per attaccarci (Aki, 24/11/06)

Gli islamici alla nazionale somala: «Battete l'Etiopia o non tornate» (Goal.com, 24/11/06)

Il rischio di conflitto (Daria Storia, Equilibri.net, 23/11/06)

La resa dei conti: primi scontri tra Etiopia e Corti islamiche (MF, Peacereporter, 20/11/06)

Attacco a convoglio militare etiopico, islamici (Ticinonline, 19/11/06)

Emergenza inondazioni per 1,5 mln di persone (La Repubblica,19/11/06)

Disordini a Mogadiscio, imposto coprifuoco (Adnkronos, 16/11/06)

Islamisti armati da Siria e Iran (Ticinonline, 15/11/06)

Offensiva nel Puntland, le Corti conquistano Bandiradley (Peacereporter, 13/11/06)

Battaglia nel nord. Almeno 13 morti. Truppe islamiche avanzano (Peacereporter, 12/11/06)

Onu: 'Paesi africani e mediorientali offrono supporto a milizie islamiste' (Peacereporter, 10/11/06)

Corti islamiche accettano dialogo con governo (Swisspolitics, 05/11/06)

Fallita mediazione per la pace (Vita, 02/11/2006)

A un passo dalla guerra (Il Velino, 31/10/06)

In forse colloqui di pace di oggi a Khartoum (Adnkronosinternational, 30/10/06)

Cresce la tensione tra Corti islamiche e il governo di transizione (Canisciolti, 26/10/06)

Premier Etiopia, "Siamo tecnicamente alla guerra" (Corriere della Sera, 24/10/06)

Islamici rientrano a Burhakaba (Ticinonline, 23/10/06)

Si apre anche un secondo fronte (M.A.Alberizzi, Corriere della Sera, 22/10/06)

Mogadiscio: da quartiere a quartiere cambiano regole corti islamiche (Adnkronos, 22/10/06)

Scontri fra esercito e milizia filoislamica (AGI, 21/10/06)

Corti islamiche, vogliamo pace duratura (Ticinonline, 19/10/06)

Bruciate mille copie di un giornale locale (Ag. Radicale, 18/10/06)

Seconda esecuzione capitale in meno di un mese (Ag. Radicale, 17/10/06)

Afflusso di nuovi rifugiati dalla Somalia al Kenya (Aise, 17/10/06)

Mogadiscio, omicida fucilato dagli islamici (Corriere canadese, 15/10/06)

Una Jihad contro Addis Abeba? (Il Legno Storto,13/10/06)

Onu ritira personale da zone islamiche (Swissinfo, 12/10/06)

Bur Hakaba, truppe etiopi assumono controllo (Corriere della sera, 09/10/06)

Truppe governative conquistano città pro-Islamica (Reuters, 09/10/06)

Corti islamiche contro l'Etiopia (Amismc, 09/10/06)

Le corti islamiche dichiarano jihad contro l'Etiopia. (Ilsole24ore, 09/10/06)

Il nuovo fronte dello scontro militare tra Etiopia ed Eritrea (Luca de Fusco, Paginedidifesa, 06/10/06)

Milizia armata: ''Riprenderemo Kismayo con la forza'' (Peacereporter, 03/10/06)

Scontri per l'acqua, 20 morti (Adnkronos/Dpa, 01/10/06))

Baidoa, atterra aereo militare da Uganda (EB, Misna, 27/09/06)

Giustiziato a Mogadiscio dalle corti islamiche (a cura di NtC, Ag. Radicale, 27/09/06)

Cade Chisimaio. L'appello del premier: aiutateci contro Al Qaeda (Massimo A. Alberizzi, Corriere della Sera, 26/09/06)

Le Corti islamiche pronte a difendere l'integrità territoriale del Paese (ArabMonitor, 26/09/06)

Manifestazioni anti-Corti, 20 donne arrestate a Kismayo (Peacereporter, 26/09/06)

Etiopia nega sue truppe abbiano attraversato confini (Ap/Tendenzeonline, 25/09/06)

Proteste a Chisimaio (Ansa, 25/09/06)

Milizie islamiche occupano Chisimaio (La Repubblica, 24/09/06)

Segnalati movimenti dei miliziani delle Corti islamiche (Arab Monitor, 22/09/06)

Suor Leonella: immensa folla a funerali Nairobi (Ticinonline, 21/09/06)

Le corti islamiche pronte a chiudere il confine con il Kenya (Peacereporter, 21/09/06)

Le Corti islamiche aprono il primo campo di addestramento per studenti (Ag. Radicale, 20/09/06)

Attesi a Baidoa agenti CIA per prevenzione autobombe (Aki, 20/09/06)

Suor Leonella «Prima di morire ha chiesto perdono» (Corriere Canadese, 19/09/06)

Al Qaeda dietro l'attentato al presidente (Libero, 19/09/06)

Attentato presidente: stessa matrice suor Leonella (Repubblica, 18/09/06)

Presidente illeso dopo attentato, 6 morti (Reuters, 18/09/06)

Suora uccisa: corti islamiche somale, "legame con parole papa" (AGI, 17/09/06)

Suora uccisa: “Non ne facciamo una questione di islam” (MZ, Misna, 17/09/06)

Mogadiscio, suora italiana uccisa in un agguato (Mattia Bianchi, Korazym, 17/09/06)

Minacce di morte a Benedetto XVI (la Repubblica, 16/09/06)

Appello della Ifj per la libertà di stampa (Amisfd, 15/09/2006)

Movimenti di truppe e polemiche intorno a Kismayo (MZ, Misna, 13/09/06)

Oggi vertice per missione di pace (La Stampa, 13/09/06)

Corti islamiche chiedono a agenzie umanitarie di rientrare nel Paese (Peacereporter, 10/09/06)

Nuovo accordo tra governo e Corti islamiche (Peacereporter, 05/09/06)

Battaglia per controllo aeroporto Baidoa,10 morti (la Repubblica,04/09/06)

Scontri all'aeroporto di Baidoa, 12 morti e 11 feriti (Peacereporter,04/09/06)

Mobilitate le milizie per l’attacco a Mogadiscio (Il Denaro, 30/08/06)

Delegazione governo a Khartoum per riprendere colloqui con corti islamiche (MZ, Misna, www.misna.org 29/08/06)

Etiopia ha inviato istruttori non truppe, dice il premier (Swissinfo, 29/08/06)

Leader corti islamiche in Sudan per colloqui di pace con governo (Aki-Adnkronos, 28/08/06)

Prima donna frustata in pubblico dalle Corti Islamiche (Peacereporter, 25/08/06)

Corti Islamiche riaprono porto Mogadiscio dopo 11 anni (Peacereporter, 24/08/06)

Corti islamiche, "Etiopia si ritiri o guerra" (Il Corriere della Sera, 24/08/06)

Arrestati 23 giovani appartenenti alle Corti islamiche (La Stampa, 23/08/06)

Un governo, o forse due (Angela Zanella, Peacereporter, 23/08/06)

Nominato nuovo governo… (MZ, Misna, 21/08/06)

Altre truppe etiopiche passano confine (Reuters, 20/08/06)

Corti islamiche non vogliono forza di pace africana (MZ, Misna, www.misna.org, 18/08/06)

Guerriglieri islamici prendono città, avanzano su altra (Guled Mohamed, Reuters, 09/08/06)

Nuove tensioni interne al governo transitorio di Baidoa (Aki, 09/08/06)

Governatore Puntland ammonisce islamici contro ingresso a Galkaciyo (Aki, 10/08/06)

Somalia - Maxi-governo sarà sciolto, continua caos (Reuters, 07/08/06)

Arrestati dalla Marina Usa, 10 somali saranno processati per pirateria (Peacereporter, 03/08/06)

Baidoa, governo chiede disarmo dei civili (Aki, 02/08/06)

Altri otto ministri lasciano il governo (Swissinfo, 02/08/06)

Altri quattro ministri lasciano il governo (TicinOnLine, 01/08/06)

Il premier conquista la fiducia (Corriere Canadese, 31/07/06)

Corti Islamiche invitate a riprendere negoziati con governo,( MZ. Misna, 28/7/2006)

Eritrea chiede ritiro truppe etiopiche (EB, Misna, 27/07/06)

Si dimettono 18 membri del governo (Basilicatanet/Ansa, 27/07/06)

Onu conferma presenza truppe etiopi (AprileOnLine, 27/07/06)

“Chiunque può ucciderti…” (Joyce Mulama, IPS, 27/07/06)

Le Corti islamiche non vogliono trattare: «Prima fuori le truppe etiopi» (Corriere canadese, 26/07/06)

Il Governo torna al tavolo dei negoziati con gli islamici (Il Denaro, 26/07/06)

Grande cargo atterra a Mogadiscio - Per governo contiene armi (Swissinfo, 26/07/06)

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Gedi: a Chisimaio nascosti attentatori ambasciate Usa (Ap/Tendenzeonline, 31/12/06)

I responsabili dell'attentato all'ambasciata degli Stati Uniti in Kenya e Tanzania del 1998 si nascondono a Chisimaio, ultima roccaforte delle Corti islamiche in Somalia. Lo ha denunciato il primo ministro somalo, Mohamed Ali Gedi. "Sappiamo che si trovano a Chisimaio", ha affermato Gedi, "Proveremo a catturare o uccidere queste persone a ogni costo. Sono la radice del problema". "Stiamo dando la caccia alle persone note per le responsabilità negli attentati terroristici in Kenya e Tanzania nel 1998", ha dichiarato Gedi all'Associated Press, "Se li catturassimo vivi li consegneremmo agli Stati Uniti". I tre uomini - Fazul Abdullah Mohammed (Isole Comore), Saleh Ali Saleh Nabhan (Kenya) e Abu Taha al-Sudani (Sudan) - sono sospetti membri di al Qaida tutti incriminati dagli Stati Uniti per le esplosioni nelle ambasciate in Kenya e Tanzania che uccisero centinaia di persone. Gedi ha detto di aver parlato oggi con l'ambasciatore Usa in Kenya, Michael Ranneberger, sulla messa in sicurezza della frontiera tra Somalia e Somalia per scongiurare una fuga di tre. "Li prenderemo", ha promesso. (Ap/Tendenzeonline,  31/12/06)

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Nazioni Unite riprendono voli umanitari (SwissInfo, 29/12/06)

Le Nazioni Unite hanno annunciato di aver ripreso oggi i voli umanitari in Somalia con un aereo inviato ad Hargeisa, nel nord del paese, dopo aver ricevuto l'autorizzazione del governo somalo. Lo ha annunciato Peter Smerdon, portavoce del Programma alimentare mondiale (Pam). L'Onu ha previsto un secondo volo per sabato: sarà diretto a Wajid, nel sud, a circa 100 chilometri da Baidoa. Il portavoce ha precisato che il governo federale di transizione somalo (Tfg) ha autorizzato la ripresa dei voli dopo che lunedì aveva decretato la chiusura di tutte le frontiere terrestri, marittime e aeree "per ragioni di sicurezza". Il Pam, che opera in Somalia per aiutare in particolare le vittime delle recenti inondazioni, aveva annunciato mercoledì la sospensione dei voli a causa del divieto. (SwissInfo, 29/12/06)

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Gli Usa a fianco degli Etiopi (Gianandrea Gaiani, Panorama, 29/12/06)

Nel determinare il successo conseguito dall'alleanza somalo-etiopica un ruolo chiave lo hanno svolto i consiglieri militari americani. Spaventati dall'ipotesi che la Somalia diventasse un nuovo Afghanistan. Una cannoniera volante AC-130 dell’aeronautica statunitense ha sorvolato a lungo Mogadiscio il 27 dicembre, il giorno prima della fuga dei leaders e di molti miliziani delle Corti Islamiche verso sud. Due giorni dopo due Mig etiopici hanno effettuato numerose missioni di ricognizione su Chisimaio, la città più grande del sud della Somalia divenuta nelle ultime ore la roccaforte dei jihadisti braccati dalle truppe governative e dai militari di Addis Abbeba.La disfatta subita nella guerra lampo condotta dalle forze etiopiche (affiancate non ufficialmente da consiglieri militari americani) non ha solo ridimensionato i piani delle Corti Islamiche che sembravano lanciate verso la conquista dell’intera Somalia ma ne ha addirittura minato irreparabilmente l’organizzazione politica e militare. - Tra i 3.000 miliziani uccisi annunciati dal presidente etiopico Melles Zenawi vi sarebbero anche molti volontari della brigata islamica di al-Qaeda che in Somalia aveva raccolto tra i 3.000 e i 6.000 combattenti provenienti dai paesi arabi ma anche da Cecenia, Pakistan, Afghanistan e da numerosi paesi europei. (…) Benché la vera sfida per la stabilizzazione di una Somalia che da venti anni è in preda ad anarchia e violenza sia ancora tutta da giocare, il successo conseguito dall’alleanza somalo-etiopica rappresenta per Washington uno dei più eclatanti successi dall’inizio di “Enduring Freedom”. Dalla fine del 2002 gli USA schierano a Gibuti una task force di 2.000 marines proprio con il compito di tenere sotto controllo la Somalia. Nonostante le smentite ufficiali, pare certo che una parte di questi soldati abbiano svolto un ruolo di primo piano nell’addestrare e accompagnare le truppe etiopiche nell’offensiva che in una settimana ha sbaragliato le Corti Islamiche. (Gianandrea Gaiani, Panorama,  29/12/06)

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Islamici via da Mogadiscio. Scontri (Corriere della Sera, 29/12/06)

L' esercito etiopico, che sostiene il governo somalo, resterà in Somalia tutto il tempo che le autorità somale riterranno «necessario». Lo ha dichiarato a Mogadiscio il premier somalo Ali Mohamed Gedi al termine di una giornata caratterizzata dalla «liberazione» di Mogadiscio dalle truppe delle Corti islamiche che la controllavano. (…) L'intervento dell'esercito di Addis Abeba non ha però incontrato i favori di tutta la popolazione. In migliaia hanno manifestato a Mogadiscio contro l'Etiopia. I dimostranti, secondo alcune testimonianze, si sono concentrati in particolare nei quartieri settentrionali di Tawfiq e Suuqaholaha. Molti hanno dato alle fiamme pneumatici e scandito slogan contro la presenza delle truppe etiopiche nella città. Ci sono stati anche lanci di pietre contro alcuni negozi per costringere i commercianti ad unirsi alle manifestazioni. Questi ultimi, a loro volta hanno sparato colpi in aria per difendersi. Nonostante il ritiro dalla capitale, del resto, i combattenti islamici non si danno per vinti. Dopo avere parlato di ritirata strategica, hanno ora annunciato l'avvio di operazioni di guerriglia in tutto il Paese. (…) Nella mattina di venerdì le truppe governative avevano definitivamente ripreso il pieno controllo di Mogadiscio senza particolari scontri a fuoco con le milizie islamiche in ritirata. Queste ultime si sono asserragliane in particolare nel sud del Paese, nei pressi del porto di Chisimaio. Secondo fonti non confermate, però, riportate da Al Jazira, ci sarebbero stati nella notte sparatorie e saccheggi. Soldati governativi si sono schierati lungo le strade mentre vengono occupati i principali edifici pubblici, il porto e l'aeroporto, così come l'ex ambasciata americana. Il premier ad interim Ali Gedi ha fatto sapere di voler imporre da sabato la legge marziale per almeno un mese nell'intera Somalia. - Il Kenia, intanto, ha chiuso la frontiera con la Somalia, consentendo l'ingresso solo ai profughi. Militari e poliziotti sono stati posti in stato di massima allerta lungo i 1.500 chilometri di confine con l’ordine di non consentire l’ingresso a nessun gruppo armato. Da Nairobi la Commissione internazionale della Croce rossa (Cicr) si prepara a inviare i primi aiuti. Secondo stime della Cicr sarebbero centinaia le persone rimaste uccise nei combattimenti, migliaia quelle costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e circa 800 i feriti ricoverati in strutture mediche e ospedaliere somalie. (Corriere della Sera,  29/12/06)

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Da Barre alle Corti, un paese nel caos – cronologia (AGI, 28/12/06)

Dalla fuga del dittatore golpista Siad Barre proprio in seguito a un rovinoso conflitto con l'Etiopia, nel 1991, la Somalia e' precipitata nel caos e in un vuoto politico e istituzionale che e' stato finora impossibile colmare. Questi i fatti piu' significativi: *Novembre 1991 - Esplode la lotta di potere per il dopo-Barre tra i clan dei signori della guerra Mohamed Farah Aidid e Ali' Mahdi, migliaia di morti. *Dicembre 1992 - Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu autorizza un intervento internazionale per fermare gli scontri. Una settimana dopo i marines sbarcano sulle coste di Mogadiscio e danno il via all'operazione "Restore Hope". *Luglio 1993 - In un'imboscata al Checkpoint Pasta di Mogadiscio vengono uccisi tre militari italiani e altri 22 rimangono feriti. *Ottobre 1993 - 18 soldati americani e un malese vengono uccisi dalle milizie somale. Vengono anche abbattuti due elicotteri statunitensi (episodio ricostruito nel film "Black Hawk down"). Le forze Usa uccidono migliaia di miliziani africani. *Marzo 1994 - Si completa il ritiro dei soldati americani. *Ottobre 2004 - In Kenia viene nominato un governo transitorio della Somalia. Abdullahi Yusuf e' il nuovo presidente e Mohamed Ali Gedi il primo ministro. *Febbraio 2005 - Il presidente e il primo ministro arrivano in Somalia per la prima volta. *Giugno 2006 - Le Corti Islamiche somale prendono il potere a Mogadiscio. Tornano in scena i signori della guerra che assumono il controllo della parte sud del Paese. *9 ottobre - Le Corti islamiche proclamano la guerra santa contro l'Etiopia, accusata di sostenere il governo centrale. *7 dicembre - Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu approva una risoluzione che prevede l'invio di caschi blu africani in Somalia. *24 dicembre - Il primo ministro etiope Males Zenawi si dice pronto ad attaccare la Somalia per difendere il proprio Paese dalla minaccia somala. *25 dicembre - Gli aerei etiopi colpiscono gli aeroporti di Baledogle, il piu' importante militarmente, e di Mogadiscio. *28 dicembre – Truppe governative entrano in Mogadiscio mentre si ritirano le Corti islamiche (AGI,  28/12/06)

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Zenawi, forze etiopiche via tra giorni o settimane (SwissInfo, 28/12/06)

I soldati etiopici dispiegati in Somalia lasceranno il paese "nei prossimi giorni o settimane... e sicuramente non tra mesi": lo ha dichiarato il premier etiopico Meles Zenawi oggi a Addis Abeba. Nel corso di una conferenza stampa Meles Zenawi ha specificato di sperare che il ritiro possa avvenire nel giro di pochi giorni o al massimo settimane. Meles Zenawi ha anche detto che "L'Unione delle corti islamiche è semplicemente sparita completamente, ha abbandonato Mogadiscio ieri e questa mattina presto, distribuendo fucili a dei giovani per provocare guasti".. Il premier etiopico ha infine ribadito che sua intenzione è aiutare il governo transitorio a stabilizzare Mogadiscio. (SwissInfo, 28/12/06)

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Primo ministro conferma truppe governo a Mogadiscio (SwissInfo, 28/12/06)

Le truppe governative somale, sostenute dall'Etiopia, sono entrate in "numerosi settori" di Mogadiscio, abbandonata dalle truppe islamiche. Lo ha dichiarato il primo ministro del governo transitorio federale sonalo Ali Mohamed Gedi. "Siamo già a Mogadiscio, in numerosi settori", ha detto Gedi che si trova a Afgoye, a circa 20 chilometri dalla capitale, dove si appresta a incontrare i capi delle comunità locali. Le forze governative sono entrate a Mogadiscio dopo che le corti islamiche, che controllavano la città da giugno, avevano annunciato il loro ritiro. (SwissInfo, 28/12/06)

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Premier etiopia, 'caccia a capi corti islamiche' (L’Espresso, 28/12/06)

Primo commento sulla conquista di Mogadiscio da parte di Meles Zenawi, premier dell'Etiopia che ha fornito alle forze governative somale il sostegno decisivo per la vittoria nella controffensiva sulle milizie delle Corti Islamiche: Meles ha confermato che le truppe regolari della Somalia e quelle inviate oltre confine dal suo Paese sono entrate alla periferia della capitale, di cui si faranno carico onde evitare che ripiombi nell'anarchia. Ha inoltre avvertito che sara' data la caccia ai dirigenti del movimento guidato dalle Corti e ai comandanti dei miliziani, i quali saranno inseguiti e catturati, anche se cercheranno di mettersi in salvo per mare; poco prima della caduta di Mogadiscio, in effetti, costoro sarebbero fuggiti verso il sud, raggiungendo il porto di Chisimaio. "Stiamo discutendo sul da farsi perche' Mogadiscio non precipiti nel caos", ha spiegato il premier etiopico. "Non permetteremo che bruci. I capi dell'Unione delle Corti Islamiche, gli eritrei e i jihadisti internazionali stanno scappando, ma noi continueremo a inseguirli. Ecco il nostro programma", ha concluso Meles. L'Eritrea, insieme a Gibuti e ad alcuni altri Stati, si sarebbe schierata con gli integralisti somali, che stando a piu' fonti avrebbero inoltre goduto dell'appoggio di 'al-Qaeda'. (L’Espresso,  28/12/06)

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Naufragio profughi in fuga: 17 morti, 140 dispersi (Tendenzeonline, 28/12/06)

In fuga dalla guerra in Somalia diciassette persone sono morte e 140 sono date per disperse, dopo il naufragio di due imbarcazioni, al largo delle coste yemenite. Lo ha reso noto l'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite. Quattro imbarcazioni, con a bordo complessivamente 515 tra somali ed etiopi, erano partite dalla Somalia e stavano attraversando il golfo di Aden, quando sono state intercettate dalle forze di sicurezza yemenita. Secondo alcuni testimoni, i soldati hanno aperto il fuoco per cercare di bloccare gli scafisti. Due dei battelli, ancora in mare aperto, si sono capovolti, provocando la morte di 17 persone. Stando a quanto riferito dalle autorità yemenite, 357 clandestini sono stati accolti nel centro profughi di Mayfa'a, altre 140 persone sono date per disperse, bloccati invece 17 scafisti. Intanto le forze governative somale sostenute dall'Etiopia sono entrate nella capitale Mogadiscio. Lo ha annunciato il primo ministro somalo, Ali Mohamed Gedi. Il Consiglio delle Corti islamiche è semplicemente scomparso totalmente", si è rallegrato Zenawi, "Ha abbandonato Mogadiscio ieri e questa mattina presto. Hanno distribuito tutti i loro fucili a persone giovani, disoccupate per creare danni. Abbiamo informazioni secondo cui questi giovani disoccupati hanno partecipato a saccheggi". La ritirata delle corti islamiche questa mattina presto, una scelta definita strategica dai loro vertici per scongiurare un bagno di sangue, è stata seguita dai saccheggi di alcuni miliziani. I combattimenti hanno probabilmente provocato "tra i 2.000 e i 3.000 morti" dalla parte islamica. E' il bilancio del primo ministro etiope Meles Zenawi. Il primo ministro ha inoltre garantito che le forze etiopi in Somalia lasceranno il Paese "nei prossimi giorni (...) o settimane", "ma certamente non tra mesi". Dopo oltre una settimana di violenti scontri tra integralisti islamici somali e forze governative sostenute dalla vicina Etiopia, le corti islamiche si sono quindi arrese. Gli islamici erano riusciti a prendere il controllo della parte principale del centro e del sud della Somalia e le loro milizie si erano impossessate della capitale a giugno, dopo molti mesi di combattimenti contro un'alleanza di signori della guerra sostenuta finanziariamente dagli Stati Uniti. (Tendenzeonline,  28/12/06)

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Stati Uniti ribadiscono appoggio a Etiopia (Corriere della Sera, 27/12/06)

Gli Stati Uniti hanno ribadito oggi l'appoggio alle truppe etiopi, che hanno sferrato un'offensiva in Somalia contro il potere delle Corti islamiche. Secondo l'amministrazione statunitense, le autorita' di Addis Abeba hanno tutte le ragioni per sentirsi minacciate dagli scontri in atto nello Stato somalo. "Abbiamo chiesto, e continuiamo a chiedere, che l'Etiopia dia prova della massima moderazione nel suo intervento e ad assicurare la protezione dei civili", ha dichiarato Gordon Johndroe, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca. "In ogni modo nessuna delle fazioni in lotta dovrebbe prendere attori esterni come una scusa per evitare il dialogo". (Corriere della Sera,  27/12/06)

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Corti in rotta, ma spallata finale impossibile (SwissInfo, 27/12/06)

Militarmente la tragedia somala è regolata. Le forze etiopiche, inarrestabili per uomini, mezzi e copertura aerea, hanno travolto in un paio di giorni i miliziani islamici. Sul campo non c'era competizione. Sono ormai alla periferia di Mogadiscio: potrebbero, volendo, entrarci quando vogliono. Ma non possono farlo. Perché una cosa è la vittoria militare, scontata; un'altra quella politica. E dunque a precipizio, e in batteria, sono giunti gli "appelli", che sono molto più di appelli, di Lega Araba, Unione Africana ed Igad (raggruppa i sette Paesi dell'Est Africa) perché "le truppe straniere" si ritirino immediatamente dalla Somalia. L'Onu esita: Washington e Londra -alleati ad Addis Abeba- non accettano per ora un testo che parli di ritiro delle truppe straniere senza un qualche 'bilanciamento' che condanni anche le Corti. Posizione complessa, ma, intanto, al di là dello stallo al Palazzo di Vetro, Kofi Annan, segretario generale uscente, ha chiesto alle parti di bloccare l'escalation della violenza, e tornare al negoziato. Che sta ritrovando spazio: anche perché reali alternative non ve ne sono. Sarebbe l'esplosione del Corno d'Africa, a partire dalla ripresa del conflitto tra Etiopia ed Eritrea; il tutto condito da guerriglia e terrorismo e senza contare l'emergenza umanitaria, che è già molto grave. (SwissInfo, 27/12/06)

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I governativi riconquistano Jowhar (Radio Vaticana, 27/12/06)

La città di Jowhar, 90 km da Mogadiscio, è stata conquistata stamani dalle truppe governative sostenute dai soldati etiopici. La località era controllata finora dalle forze delle corti islamiche. Mentre il Programma alimentare mondiale ha temporaneamente spostato il suo personale dalla Somalia al Kenya per motivi di sicurezza, dopo giorni di offensiva dell’aeronautica di Addis Abeba i combattenti islamici si sono ora ritirati da diverse postazioni sulle linee del fronte. Ma il rischio di un allargamento del conflitto anche all’Eritrea è sempre grande. Sulla situazione in queste ore in Somalia, ascoltiamo mons. Giorgio Bertin, amministratore apostolico di Mogadiscio, intervistato da Christopher Altieri: “La situazione è purtroppo precipitata in questi ultimi giorni con l’intervento delle forze etiopiche. I soldati dell’Etiopia, soprattutto in questo ultimo anno, erano già presenti in Somalia. Erano presenti, ufficialmente, come istruttori per l’esercito somalo che si stava riformando. La situazione è precipitata perché da entrambe le parti non si è voluto cercare una vera mediazione. Ognuno ha voluto tutto il potere per sé stesso e, quindi, non ci si poteva aspettare altro che l’attuale situazione. Ora la comunità internazionale può sempre giocare un certo ruolo ed è quello di convincere le parti ad incontrarsi veramente e a discutere avendo come ‘agenda’ il bene della popolazione somala. Purtroppo, quelli che hanno il potere o quelli che cercano il potere sia in nome personale, del clan o di un’ideologia, hanno proprio il potere come primo loro obiettivo. Dovrebbero invece mettere questo potere a servizio della ricostruzione del Paese e della pace. Penso che la comunità internazionale può cercare di spingere ulteriormente le parti in conflitto a sedersi intorno ad un tavolo e a discutere con un chiaro obiettivo: la pace in Somalia.” (Radio Vaticana,  27/12/06)

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Onu, mancato accordo in Consiglio sicurezza (SwissInfo, 27/12/06)

Il Consiglio di sicurezza dell'Onu, riunito a porte chiuse per esaminare la situazione in Somalia, non è riuscito a raggiungere un accordo su una dichiarazione che chiedeva il ritiro delle forze straniere, in particolare quelle etiopiche, I Quindici si sono riuniti d'urgenza per oltre tre ore, dalle 21 di ieri (ora svizzera), dopo che il primo ministro etiopico Meles Zenawi aveva detto che, dal 20 dicembre, i combattimenti tra le forze dei tribunali islamici e quelle del governo nazionale di transizione (Tng), appoggiate dall'Etiopia, avevano fatto più di 1000 morti e 3000 feriti. Un progetto di dichiarazione non vincolante presentato dal Qatar, presidente di turno del Consiglio di sicurezza per dicembre, chiedeva all'Etiopia il ritiro "immediato" delle sue truppe e la cessazione di ogni operazione militare in Somalia. Il teso sollecitava inoltre il ritiro di "tutte le forze straniere" dalla Somalia, "la fine immediata delle ostilità" e la ripresa "senza indugio" dei negoziati di pace. Nonostante numerosi emendamenti, non è stato possibile raggiungere il consenso sul testo. Diverse delegazioni, tra cui quelle di Stati Uniti e Gran Bretagna, erano contrarie al paragrafo che chiedeva che "tutte le forze straniere si ritirino immediatamente dai territori in Somalia e cessino le loro operazioni muilitari in Somalia. Diversi membri del Consiglio di sicurezza hanno fatto notare che le truppe etiopiche sono intervenute su richiesta del governo di transizione somalo. Gli Usa hanno dato il loro appoggio all'Etiopia contro le milizie della Corti islamiche in Somalia, pur chiedendo al governo di Addis Abeba di dar prova della "massima moderazione" nel suo intervento. Secondo fonti diplomatiche, il Consiglio di sicurezza ha sospeso i suoi lavori fino a oggi pomeriggio (la sera in Svizzera). (SwissInfo,  27/12/06)

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Controffensiva 'corti'. wfp sospende operazioni (Agi, 27/12/06)

Le Corti islamiche in ritirata hanno lanciato una controffensiva, per fermare l'avanzata delle truppe somalo-etiopiche verso Mogadiscio. Di fronte al degenerare senza controllo della situazione, il Programma alimentare mondiale (Wfp) ha deciso di sospendere tutte le operazioni e di ritirare il proprio staff dal Paese del Corno d'Africa. (Agi,  27/12/06)

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Il Kenya chiede lo stop dei combattimenti all'Etiopia (Corriere della Sera, 26/12/06)

Dopo il Consiglio di Sicurezza dell'Onu anche il Kenya chiede all'Etiopia l'immediata cessazione delle operazioni militari in Somalia. Lo ha fatto sapere il viceministro degli Esteri keniano Moses Wetangula. Contestualmente Nairobi ha annunciato di lavorare a una riunione straordinario dell'Igad, l'Autorita' intergovernativa di sviluppo che riunisce sette Paesi del Corno d'Africa. La maggior preoccupazione del Kenya e' il probabile arrivo in massa di profughi. (Corriere della Sera,  26/12/06)

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Il punto della guerra (PeaceReporter, 27/12/06)

Dopo più di una settimana di violenti combattimenti e due giorni di bombardamenti aerei, le truppe etiopi che sostengono il governo di transizione somalo hanno conquistato diverse città che erano controllate dalle Corti islamiche e avanzano verso Mogadiscio, dove le milizie integraliste si sono ritirate. Domenica, i caccia-bombardieri e gli elicotteri da guerra di Addis Abeba hanno sganciato bombe e missili sulle città di confine di Beledweyne, nel centro del Paese, e di Galcaio, più a nord. Lunedì l'aviazione etiope ha colpito più in profondità, bombardando l'aeroporto di Mogadiscio e quello di Balidogle. E martedì è inizata la marcia su Mogadiscio dei 15-20mila soldati che l'Etiopia ha segretamente inviato in Somalia nei mesi scorsi a protezione del governo di transizione, stanziato a Baidoa. - A fianco delle forze musulmane somale, ora in fuga dalle città riconquistate dagli etiopi e dal governo, combattono invece alcune migliaia di soldati eritrei clandestinamente inviati dal governo di Asmara nel tentativo di contrastare quella che l’Eritrea – storia nemica dell’Etiopia – definisce la politica “imperialista” di Addis Abeba nel Corno d’Africa. Il rischio, tutt’altro che remoto a questo punto, è la regionalizzazione del conflitto somalo con la riesplosione della guerra tra Etiopia ed Eritrea, finita nel 2000. - Gli Stati Uniti, che dopo l’11 settembre 2001 hanno rafforzato il proprio sostegno all’Etiopia (unico Paese cristiano e filo-occidentale della regione), accusano le Corti Islamiche di voler instaurare in Somalia un regime integralista di tipo “talebano” e di avere contatti con al-Qaeda. La loro vittoria, secondo Washington, trasformerebbe la Somalia in un nuovo pericoloso santuario del terrorismo internazionale, per giunta in una regione assai delicata per la sia vicinanza alle rotte del petrolio mediorientale. (PeaceReporter,  27/12/06)

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Unhcr, si teme spostamento massiccio popolazione (SwissInfo, 26/12/06)

L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Antonio Guterres ha messo oggi in guardia contro un nuovo massiccio spostamento della popolazione in Somalia in seguito ai combattimenti tra forze governative e milizie islamiche. In un comunicato Guterres precisa che i combattimenti, che si accompagnano ad un intervento dell'esercito etiopico, ha innescato dal 20 dicembre l'esodo di "diverse migliaia di persone" all'interno della Somalia. "Faccio appello a tutte le parti combattenti a rispettare i principi umanitari e a proteggere le popolazioni civili", chiede Guterres. "I soccorsi si trovano già di fronte a ostacoli enormi nella regione, in particolare l'insicurezza e le catastrofi naturali. L'ultima cosa di cui i somali e noi stessi abbiamo bisogno - ha aggiunto - sarebbe un nuovo spostamento massiccio della popolazione". (SwissInfo, 26/12/06)

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E' guerra; riunione urgente consiglio onu (AGI, 26/12/06)

Sette giorni di guerra in Somalia tra Alleanza delle Corti islamiche da una parte, e forze del governo transitorio di Baidoa e truppe etiopiche dall'altra hanno lasciato sul campo almeno 1.000 caduti e provocato 3.000 feriti. A dirlo in conferenza stampa due giorni dopo avere ammesso la presenza di un contingente etiope nel Paese e' stato il primo ministro di Addis Abeba, Meles Zanawi, che finora aveva sempre negato di avere inviato truppe in Somalia. La cifra non e' stata confermata da fonti islamiche, che pero' hanno parlato di centinaia di morti tra i soldati nemici. E mentre Addis Abeba festeggia per "avere spezzato la schiena" alle milizie islamiche "in piena ritirata", lo sceicco Hamed al-Ali, leader delle Corti ed ex segretario generale dei Fratelli Musulmani in Kuwait, ha lanciato su internet il "jihad contro gli invasori etiopi". "L'Etiopia ha dichiarato apertamente guerra a un paese islamico", ha tuonato Hamed in un comunicato diffuso sul web, "Tutti i musulmani devono scendere in campo per difendere la Somalia". Hamed e' sulla lista dei cinque super-finanziatori del terrore: per il ministero del Tesoro statunitense, dalle casse dello sceicco escono milioni di dollari per finanziare i militanti di al-Qaeda. Intanto, un riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dedicata al caso Somalia e' stata convocata per le 15.00 ora di New York, le 21.00 in Italia. Su richiesta del segretario generale uscente, Kofi Annan, riferira' l'inviato speciale nell'area, Francois Lonseny. (AGI, 26/12/06)

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Premier etiopico, uccisi almeno 1.000 islamici, ma non vogliamo prendere Mogadiscio (TicinOnLine, 26/12/06)

Almeno 1.000 miliziani islamici sarebbero stati uccisi, ed oltre 3.000 feriti negli ultimi giorni nel corso dell' offensiva terrestre e aerea condotta contro di loro dalle forze etiopiche. E' quanto ha dichiarato oggi ad Addis Abeba il premier ed uomo forte dell'Etiopia Meles Zenawi. Lo riferisce radio Nairobi. 'obiettivo dell'Etiopia non è quello di prendere Mogadiscio o altre città della Somalia. Lo ha detto, secondo radio Nairobi, il premier etiopico Meles Zenawi. Secondo il primo ministro, Addis Abeba si ritirerà appena conclusa l'operazione terrestre e aerea in corso, scattata domenica, il che potrebbe avvenire entro pochi giorni. Meles ha confermato che le truppe etiopiche, insieme a quelle del governo di transizione somalo, sono a circa 100 chilometri da Mogadiscio, base delle Corti islamiche. Meles ha anche affermato che la grande maggioranza delle milizie islamiche è composta da cittadini non somali, e che un paio di centinaia di combattenti da loro catturati hanno passaporto britannico. (TicinOnLine,  26/12/06)

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Ua: Etiopia aveva diritto a intervenire (Swisspolitics, 26/12/06)

L'Etiopia aveva il diritto di intervenire militarmente in Somalia sentendosi minacciata dall'avanzata delle milizie delle Corti islamiche somale. Questo il parere dell'Unione Africana (Ua), stando a quanto dichiarato dal vicepresidente della Commissione Patrick Mazimhaka. Egli ha detto che "è diritto di ogni Paese prendere le misure necessarie per difendersi contro quanto arrechi minaccia alla sua sovranità", riferisce oggi la Bbc on line. Mazimhaka, inoltre, compie una sorta di autocritica ammettendo che l'Ua non ha reagito né in tempo né adeguatamente nel far fronte al deteriorarsi della situazione in Somalia, e questo malgrado i continui moniti e richiami in tal senso avanzati dal governo di Addis Abeba. Una riunione dell'Unione Africana con all'ordine del giorno il problema somalo (e non è certo che ci sia una totale concordanza sulla decisa posizione del vicepresidente della Commissione) è prevista tra domani e dopodomani; mentre a fine mese ci sarà il summit dei capi di Stato e di governo dell'organizzazione panafricana. (Swisspolitics,  26/12/06)

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Corti islamiche in ritirata da posizioni fronte (SwissInfo, 26/12/06)

I combattenti delle Corti islamiche si sono ritirati oggi da diverse postazioni sulle linee del fronte in Somalia, dopo sei giorni di violenti scontri con le forze governative appoggiati dall'aeronautica etiopica. Lo rendono noto responsabili islamici e testimoni, secondo i quali le milizie islamiche si sono ritirate in particolare dalle città di Dinsoor (120 km a sud-ovest di Baidoa, la città che ospita il governo provvisorio, sotto assedio), e di Burhakaba (60 km a sud-est di Baidoa). "Si tratta di tattica militare, è una sorta di ritirata strategica", ha dichiarato all'agenzia di stampa francese Afp un comandante militare delle Corti islamiche, che ha chiesto l'anonimato. "C'è molta pressione su tutte le linee del fronte e con il fine di vincere questa guerra, i mujaheddin (combattenti islamici) hanno evacuato diverse posizioni, fra cui Dinsoor e Burhakaba", ha aggiunto il comandante della milizia islamica, che finora controlla gran parte della Somalia, compresa la capitale Mogadiscio. (SwissInfo, 26/12/06)

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Nuovi bombardamenti etiopici, Africa orientale a rischio (TicinOnLine, 25/12/06)

Mig dell'aviazione etiopica hanno effettuato oggi due incursioni in Somalia, bombardando l'aeroporto internazionale di Mogadiscio e quello militare - strategicamente di grande rilievo - di Baledogle, circa 100 chilometri ad ovest della capitale, tutti e due, come buona parte della Somalia, sotto il controllo delle milizie islamiche. I raid aerei di oggi fanno seguito a quelli di ieri, quando i Mig etiopici avevano effettuato quattro missioni, sempre in aree sensibili. Si tratta di un ulteriore avvitamento della crisi, anche se oggi, a differenza degli ultimi dei giorni, non si segnalano combattimento di rilievo sul terreno. Il rischio è che l'innalzamento del conflitto - dopo l'ufficializzazione dell'intervento etiopico "a difesa della sicurezza e dei confini nazionali" - sfoci in una guerra totale con quasi certo effetto domino sull'intera Africa occidentale. A cominciare da una possibile ripresa del conflitto Etiopia-Eritrea; ma con potenzialità anche più drammatiche. Le Corti, infatti, due giorni fa hanno chiamato tutti i combattenti islamici del mondo a schierarsi al loro fianco nella "guerra santa" per sconfiggere "l'invasore etiopico". Già ne sono arrivati molti: per Ali Gedi, premier del governo provvisorio somalo, 8000, cifra improbabile. Quanti che siano o che saranno, di certo non si limiteranno a tornare a casa in caso di rovescio militare. Un appello, quello delle Corti, che stando ad Addis Abeba è la prova che essi sono nelle mani di estremisti che fanno capo ad Al Qaida. Analisi condivisa da Washington. Truppe etiopiche, per altro, sono presenti in massa in Somalia, 15-20'000 uomini, già da mesi. Senza di loro il governo somalo - internazionalmente riconosciuto, ma politicamente di peso nullo, oltre che diviso - sarebbe già stato spazzato via. Ma per Addis Abeba una repubblica islamica ai confini farebbe saltare i suoi già delicatissimi equilibri interni: di quì il forte impegno bellico. (TicinOnLine, 25/12/06)

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Ancora scontri tra miliziani islamici e forze del governo di transizione (Il Tempo, 24/12/06)

Proseguono i combattimenti tra i miliziani dell'Unione delle Corti Islamiche (Uci) e le forze fedeli al governo di transizione somalo (Tfg), appoggiate dalle truppe inviate in Somalia dall'Etiopia. Gli scontri si concentrano nella parte meridionale della pronvicia di Baidoa, dove hanno sede le fragili istituzioni dell'esecutivo ad interim, l'unico riconosciuto dalla comunità internazionale. «La battaglia continua su due fronti», ha confermato il ministro dell'Informazione somalo. Raffiche d'artiglieria sono state segnalate nei pressi di Idale, mentre violenti scontri sono in corso anche a Dooynuunaay. (Il Tempo,  24/12/06)

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E’ guerra aperta (Joshua Massarenti, Vita,22/12/06)

In Somalia la guerra è ormai ufficiale. Da ormai tre giorni, sono in corso scontri armati violentissimi a sud di Baidoa, la "capitale" provvisoria delle istituzioni transitorie somale dove, assieme all'esercito etiope, le truppe governative si stanno opponendo alle forze dei tribunali islamici. Ieri il governo somalo ha affermato che nuovi scontri sono scoppiati nella città di Dinsoor, a circa 120 km a sud di Baidoa, controllata dagli islamisti dall'inizio di dicembre. Se la notizia fosse confermata, saremmo di fronte ad una vera e propria escalation bellica che giunge all'indomani della dichiarazione di guerra contro l'Etiopia da parte di cheikh Hassan Dahir Aweys, il capo dei tribunali islamici somali. Gli scontri di Dinsoor sarebbero inoltre la prova che le forze regolari della Somalia stanno riconquistando terreno dopo i rovesci inflitti negli ultimi mesi. Ma la battaglia tra i due campi prosegue anche su due altri fronti: il primo a Idale (60 km a sud di Baidoa) e a Deynunay (una trentina di km dalla capitale transitoria). Il 20 dicembre scorso, gli abitanti di Baidoa hanno visto un convoglio di carri armati etiopi dirigersi verso Deynunay dove sono in corso dei bombardamenti intensi per proteggere questa importante base militare del governo di transizione. Da questi scontri, non si riesce a capire quale delle due forze in campo abbia la meglio. Entrambi le fazioni assicurano "perdite importante" tra i ranghi del nemico. (Joshua Massarenti, Vita,  22/12/06)

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In guerra con l'Etiopia (Vita, 21/12/06)

I leader islamici somali hanno dichiarato guerra all'Etiopia dopo i violenti scontri verificatisi vicino alla sede del governo. Ne dà notizia la Bbc. I leader dell'Unione delle Corti islamiche, che controllano la maggior parte della Somalia meridionale, hanno dichiarato che la nazione è in stato di guerra con l'Etiopia. Ne dà notizia la Bbc. Pesanti combattimenti si sono verificati per il secondo giorno consecutivo a circa 20 chilometri dalla sede del governo di Baidoa. Si teme che il conflitto potrebbe far precipitare l'intero Corno d'Africa in una difficile crisi. Gli abitanti del luogo hanno confermato che le truppe etiopi hanno combattuto contro le milizie islamiche, mentre l'Etiopia nega che le proprie forze si siano impegnate in combattimenti contro gli islamisti. I due paesi hanno una lunga e tormentata storia alle spalle, fatta di relazioni spesso difficili, e da tempo i leader islamici stanno chiamando i militanti alla guerra santa contro le truppe etiopi presenti a Baidoa. Sia i leader islamici che il governo provvisorio avevano acconsentito a una tregua e a colloqui bilaterali senza condizioni mercoledì scorso, dopo aver incontrato l'inviato dell'Unione Europea. Tuttavia sul terreno la tregua non c'è mai stata, e colpi di mortaio eed artiglieria pesante sono riecheggiati nei giorni scorsi a Daynunay, gove il governo ha una base militare. I media locali hanno riferito di cadaveri disseminati per le strade. Entrambe le parti in lotta affermano di aver inferto decine di perdite al nemico, ma non è possibile per ora avere conferme. Le Nazioni Unite stimano che almeno 8000 soldati etiopi schierati in Somalia potrebbero appoggiare il governo, mentre la vicina Eritrea ha messo in campo crica 2000 uomini a sostegno delle milizie islamiche. Si teme che altre nazioni potrebbero avere interesse a entrare nel conflitto, fornendo armi a una delle due fazioni. (Vita,  21/12/06)

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Si' a colloqui di pace (Ansa, 20/12/06)

Entrambe le parti hanno ribadito l'impegno per una soluzione politica alla crisi della Somalia. Questo il risultato strappato al termine della sua missione dal commissario Ue per lo sviluppo e l' aiuto umanitario, Louis Michel.Il dialogo riprende senza condizioni ma c'e' ancora pessimismo.Intanto,nel paese, continuano gravi scontri che vedono opposti il leader islamico sheikh Hassan Dahir Aweys e il governo federale transitorio asserragliato a Baidoa. (Ansa, 20/12/06)

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Governo, a Baidoa uccisi centinaia di miliziani (Swisspolitics, 20/12/06)

Il governo di transizione somalo ha annunciato che "centinaia" di miliziani delle Corti islamiche, il movimento integralista che controlla gran parte del paese, sono rimasti uccisi negli scontri avvenuti oggi nella zona di Baidoa con le forze governative appoggiate da truppe etiopi. Secondo un comunicato diffuso in serata, "il governo federale di transizione conferma che l'attacco delle Corti islamiche e dei terroristi loro alleati è stato respinto" e che "centinaia di miliziani sono morti e diverse altre centinaia sono rimasti feriti". La zona di Baidoa, città dove ha sede il governo provvisorio, oggi è stata teatro di duri scontri, iniziati poco dopo la scadenza dell'ultimatum decretato dalle Corti per il ritiro delle truppe etiopi dal territorio somalo. Le due parti si sono comunque impegnate a riprendere i colloqui di pace in incontri con Louis Michel, il commissario europeo per lo sviluppo e l'aiuto umanitario, che ha visitato sia Baidoa sia Mogadiscio. La capitale somala è attualmente controllata dalle Corti islamiche. (Swisspolitics, 20/12/06)

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Usa, allarme Dipartimento Stato, al Qaida al potere (SwissInfo, 18/12/06)

Al Qaida sta conquistando un sempre maggior potere a Mogadiscio, dove esponenti della rete terroristica controllano le Corti Islamiche che comandano nella capitale somala. E' il giudizio del Dipartimento di Stato americano, al quale l'amministrazione Bush ha affidato il compito di gestire in prima persona la crisi somala sei mesi fa, dopo che erano falliti gli sforzi segreti della Cia di impedire ai fondamentalisti islamici di prendere il potere. L'analisi del Dipartimento di Stato, cui dedica ampio spazio oggi il Washington Post, non raccoglie giudizi unanimi nella capitale americana. Il Direttore nazionale dell'intelligence, John Negroponte, si è detto più cauto sulla presenza di Al Qaida e ha aggiunto di "non aver visto una buona risposta per ora" agli interrogativi degli Usa sulla possibilità che la Somalia divenga l'equivalente dell'Afghanistan dei taleban. "Il Consiglio delle Corti islamiche - è invece il giudizio del sottosegretario di Stato per l'Africa, Jendayi Frazer - è adesso controllato da individui della cellula di Al Qaida dell'Africa orientale". (SwissInfo, 18/12/06)

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Tamburi di guerra (PeaceReporter, 15/12/06)

Le Corti islamiche accerchiano Baidoa, truppe etiopi al confine: è la fine del negoziato. Ora che il presidente somalo Abdullahi Yusuf ha ufficialmente escluso ogni possibilità di negoziato con le Corti islamiche, in Somalia si chiude in maniera definitiva la porta della pace e si spalanca quella della guerra civile. Con la presa del villaggio di Salagie, nella regione del Medio Juba, avvenuta ieri, le milizie islamiche dello sceicco Sharif Ahmed controllano tutto il sud del Paese. L'unica eccezione rimane Baidoa, sede del governo di transizione, una roccaforte accerchiata e - secondo molti - prossima a cedere. Gli scenari che vanno delineandosi in questa regione-polveriera del Corno d'Africa, i cui sfumati confini attraversano tre Stati (Somalia, Etiopia e Kenya), fanno pensare che il definitivo scontro tra i militari governativi, appoggiati dalle truppe etiopi, e i guerriglieri delle Corti, sostenuti dai militari eritrei, sia ormai alle porte. "Può accadere in ogni momento", ha detto Yusuf, mentre il responsabile delle politiche africane per il Dipartimento di Stato Usa, Jendayi Frazer, continua a ripetere che il dialogo è l'unica soluzione alla crisi somala, a dispetto dei movimenti di truppe etiopi nella zona di confine e dell'ultimatum lanciato dalle Corti ("via gli etiopi dal Paese entro martedì o scateneremo una guerra santa"). A questo si aggiungono poi le continue esitazioni dell'Unione Africana, che in applicazione di una risoluzione approvata dall'Onu la scorsa settimana, deve mandare i suoi peacekeeper nell'area, ma ancora nessuno si è mosso. I Paesi membri dell'Ua sono consapevoli che inviare un contingente straniero nell'area equivarebbe a mandare al massacro i propri soldati. Le Corti sono infatti contrarie a qualsiasi ipotesi di intervento straniero nell'area. (…)(PeaceReporter,  15/12/06)

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Ultimatum delle milizie islamiche all'Etiopia: via le truppe entro 7 giorni (Rainews24, 12/12/06)

Il movimento militante islamico somalo ha minacciato di attaccare le truppe etiopi a meno che non lascino il paese entro sette giorni. E' questo l'ultimatum diffuso da Sheikh Yusuf Mohamed Siad, capo della difesa delle Corti islamiche. Nonostante le smentite dell'Etiopia, che sostiene di aver inviato solo consiglieri militari in appoggio al governo provvisorio somalo (che ontrolla solo una parte minoritaria del Paese), le milizie islamiche denunciano da tempo la presenza di truppe da combattimento. Secondo un rapporto confidenziale dell'Onu, sarebbero 8.000 i soldati inviati da Addis Abeba in Somalia o nei pressi del confine. (Rainews24, 12/12/06)

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Corti islamiche e truppe etiopi si ammassano presso Tiyeeglow (PeaceReporter, 11/12/06)

Movimenti di truppe si segnalano oggi nei pressi di Tiyeeglow, città a circa 150 km da Baidoa, sede delle istituzioni di transizione somale. Secondo fonti locali, le Corti islamiche e l'Etiopia avrebbero ammassato centinaia di effettivi nei pressi del centro abitato, in vista di una possibile battaglia per il controllo della città. Già lo scorso weekend Corti e truppe etiopi si erano scontrare nei pressi del centro di Dinsoor, successivamente occupato dalle Corti. L'Etiopia continua a smentire la presenza di proprie truppe in Somalia, accusando di rimando l'Eritrea di aver inviato clandestinamente in Somalia migliaia di soldati in supporto alle Corti. La Somalia sta faticosamente tentando di uscire da 15 anni di guerra civile che hanno provocato mezzo milione di morti. (PeaceReporter, 11/12/06)

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Ancora violenti combattimenti vicno a Baidoa (Kataweb,09/12/06)

Violenti combattimenti tra truppe regolari e milizie fedeli alle Corti Islamiche sono tornati a scoppiare oggi vicino a Baidoa, nella Somalia centrale, dove ha sede il fragile governo transitorio. Lo ha reso noto lo sceicco Osmail Addo, comandante dei miliziani islamici per la regione di Bay, della quale la città è capoluogo. “Gli scontri sono ripresi, e stanno divampando nella stessa area dove si è combattuto ieri”, ha precisato Addo. Denunciando un attacco alle proprie unità da parte dei governativi e dei loro “alleati etiopici” nei pressi di Dinsoor, 110 chilometri a sud di Baidoa, 24 ore prima l’Unione delle Corti Islamiche aveva annunciato un’offensiva contro il quartier generale dell’esecutivo; quest’ultimo e le autorità di Addis Abeba avevano peraltro respinto le accuse, e l’Etiopia aveva anzi ribadito di nuovo di di non avere soldati schierati nel Paese confinante. Le Corti controllano ormai Mogadiscio e gran parte del centro e del sud.(Kataweb, 09/12/06)

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Corti Islamiche: l'arrivo delle forze Onu scateneranno nuova crisi (Rainews24, 07/12/06)

Il dispiegamento di una forza di pace dell'Onu in Somalia - approvato ieri dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu - potrebbe provocare "una nuova crisi" nel Paese. Queste le parole del portavoce delle Corti Islamiche, Abdurahim Muddey. "Non accetteremo mai la presenza di truppe straniere", ha ribadito Muddey rinnovando la promessa di condurre una jihad contro qualunque forza estera sul suolo somalo. Al contrario il governo di transizione somalo ha accolto con soddisfazione la decisione del Consiglio di Sicurezza: "Facciamo appello a un dispiegamento di una missione di pace africana il più presto possibile, per permettere all'esecutivo di svolgere i suoi compiti ed assistere il popolo indonesiano", ha dichiarato il ministro dell'Informazione, Ali Jama. La Somalia vive in una situazione di guerra civile dal 1991, dopo il rovesciamento del dittatore Siad Barre, e non dispone di un governo centrale dotato di autorità effettiva: l'Esecutivo di transizione, creato nel 2004, si è dimostrato incapace di porre fine al caos e contrastare l'ascesa dei gruppi islamici, che controllano la maggior parte del centro e del sud del Paese. I negoziati fra le due parti sono stati sospesi sine die dalla fine di ottobre; a completare il quadro la minaccia di intervento armato dell'Etiopia; stando alla risoluzione dell'Onu alla forza internazionale non potranno partecipare truppe dei Paesi vicini.(Rainews24,  07/12/06)

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Invio forza africana, “una barzelletta” secondo presidente Eritrea (Massimo Zaurrini, Misna, 07/12/06)

“Una barzelletta”: così il presidente dell’Eritrea, Isaias Afewerki, ha definito la risoluzione approvata ieri notte dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e in cui si da il via libera al dispiegamento di una forza africana in Somalia a sostegno del governo di transizione somalo, riconosciuto internazionalmente ma con scarsissimo controllo del territorio. “Questa risoluzione non ha alcuna base legale, non c’è alcuna legittimità a questa decisione che è sbilanciata” ha ripetuto per ben 5 volte il presidente eritreo ai pochi giornalisti che hanno partecipato a un’improvvisata conferenza stampa tenuta in serata a Roma, dove Afewerki si trova in visita “personale”. (…) “Non si può sostenere una parte e dichiarare guerra all’altra” dice il presidente eritreo sottolineando come il documento Onu permette al governo di transizione con sede a Baidoa di armarsi (facendo un’eccezione all’embargo alle armi imposto nel 1992) senza dare la possibilità alle Corti di fare altrettanto. “Nella risoluzione, inoltre, non si fa mai riferimento alla presenza di soldati etiopi in territorio somalo e all’occupazione in corso” ha aggiunto ancora il presidente eritreo, che addossa soprattutto agli Stati Uniti la responsabilità del documento presentato all’Onu. Un documento che, sottolinea Afewerki, ha “il solo scopo di continuare a mantenere la Somalia divisa”. “La Somalia è stata abbandonata per 15 anni dalla comunità internazionale e anche dall’Onu. Una situazione che risponde a un disegno ben preciso con cui si intende mantenere la Somalia divisa. Una divisione influenzata soprattutto da fattori esterni. Il principale obiettivo di quest’ultima risoluzione è proprio quello di mantenere l’instabilità in Somalia”, ha detto il presidente (…) (Massimo Zaurrini, Misna,  07/12/06

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Governo, appello internazionale contro Corti islamiche (SwissInfo, 06/12/06)

Il governo somalo ha lanciato oggi un appello alla comunità internazionale sul rischio di una nuova guerra nel Corno d'Africa. In allarme per gli attacchi terroristici del 30 novembre a Baidoa, quando due autobombe uccisero nove persone, e per gli scontri avvenuti a ieri a Dinsoor - presa dai miliziani delle Corti islamiche e poi riconquistata dall'esercito - il governo presieduto dal primo ministro Ali Mohamed Gedi ha sollecitato le potenze occidentali a occuparsi di quanto accade nel paese perchà la regione potrebbe precipitare in "un devastante conflitto le cui gravi ripercussioni si avranno nel resto del mondo". (SwissInfo,  06/12/06)

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Corti islamiche, una realtà dal doppio volto (Guido Olimpio, Corriere della Sera, 04/12/06)

Le Corti islamiche sono una realtà dal volto doppio. Da un lato si presentano come una forza che punta a ristabilire ordine e moralità in Somalia, un paese con 9 milioni di abitanti da troppi anni senza pace. Dunque fanno guerra ai pirati, introducono regole di vita talebane (proibizione per bevande, spettacoli), si richiamano ai principi jiahdisti, combattono i «governativi» sostenuti dall’Etiopia. Dall’altra vogliono sottrarsi all’etichetta di formazione legata al qaedismo, di regime pronto ad dare rifugio a pericolosi terroristi. La verità rimbalza tra i due campi. E bisogna sottolineare che le Corti rappresentano solo uno dei gruppi che si contendono il potere. Tutte fazioni che cercano ed hanno supporto esterno. Recenti rapporti parlano di aiuti consistenti dall’Iran, di rapporti con la movenza jihadista. Sicuramente un buon numero di dirigenti della formazione vengono dal gruppo Al Ittihad, schierato su posizione islamiste radicali. E informazioni di origine Nato hanno segnalato la presenza in Somalia di alcuni super-ricercati, coinvolti nelle stragi anti-americane nel 1998 (Kenya e Tanzania) come di un attentato anti-israeliano a Mombasa. Una tra le figure più importanti delle Corti, Hassan Dahir Aweys, naviga in questa area grigia e pericolosa. Per questo c’è il timore che alla lunga la Somalia si affermi davvero come un santuario fondamentalista. (Guido Olimpio, Corriere della Sera, 04/12/06)

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Incontro fra Etiopia e Unione delle Corti islamiche (PeaceReporter, 04/12/06)

Tekeda Alemu, vice-ministro degli Affari esteri etiope, ha dichiarato ieri di aver partecipato a colloqui diretti con i maggiori rappresentanti dell'Unione somala delle corti islamiche (Uic). Secondo quanto riferito dal ministro etiope, tale scelta non sarebbe in contrasto con la volontà, più volte manifestata in passato dall'Etiopia, di fornire appoggio al governo di transizione somalo. Ai colloqui avrebbero preso parte anche i rappresentanti delle nazioni vicine, così come l'ambasciatore keniota in Somalia. Il conflitto che da mesi vede contrapporsi il governo di transizione somalo all'Uic aveva schierato anche le rivali Etiopia ed Eritrea, la prima a sostegno del governo e la seconda dell'Unione delle corti islamiche. E' di questi giorni il dibattito sull'impiego di truppe regionali e internazionali in Somalia: mentre il governo somalo si è pronunciato a favore di un intervento straniero, l'Uic si oppone fermamente a ogni presenza straniera sul suolo somalo. I colloqui in atto potrebbero costituire l'ultima opportunità di arrestare il crescente conflitto nel Corno d'Africa. (PeaceReporter, 04/12/06)

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Fermato e rilasciato Massimo Alberizzi, inviato del Corriere (La Stampa, 03/12/06)

È stato rilasciato ed è atterrato a Nairobi. Adesso sta bene, ma sa sono state ore di paura per l’inviato del Corriere della Sera in Somalia, Massimo A. Alberizzi. Il giornalista era stato infatti fermato a Mogadiscio da alcuni miliziani e trattenuto per ore in albergo. Alberizzi, come riporta il Corriere on line, si trovava nella capitale somala in compagnia del collega di Liberazione, Emanuele Piano. «Avevano avuto autorizzazione dalle Corti Islamiche di girare per le strade di Mogadiscio, ma mentre si trovavano in città i due sono stati bloccati. Piano è stato liberato ma è rimasto in zona e ha avvertito la redazione del suo giornale e quella del Corriere, mentre Alberizzi è stato trattenuto. Anche la Farnesina è stata allertata e ha preso contatto con il giornalista, il quale ha comunicato di stare bene avvertendo però di non richiamarlo», si legge sul sito on line del Corriere della Sera. La notte scorsa Alberizzi è rimasto in albergo sotto il controllo dei miliziani, mentre le Corti Islamiche si riunivano per decidere se arrestarlo o meno. Alla fine ha prevalso la linea del non-arresto e dell’espulsione di fatto. Questa mattina è stato portato in aeroporto e alle 15 e 30 ha preso un volo per Nairobi. «In questi due giorni di paura e tensione Alberizzi-si legge sul Corriere on line- ha avuto momenti di terrore soprattutto ieri pomeriggio, quando un gruppo di uomini armati lo ha portato in aeroporto, su una pista deserta, e il giornalista ha temutoche si trattasse di un’esecuzione. Per fortuna la tensione si è stemperata». Alberizzi è stato interrogato sui motivi per cui si trovava in Somalia, è stato riaccompagnato in albergo e tenuto sotto controllo. Quasi agli arresti domiciliari. Poi è stato portato di nuovo in aeroporto. Da qui è partito con un volo Onu verso Nairobi, dove è atterrato poco dopo le 18 ora italiana. (La Stampa, 03/12/06)

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Corti islamiche conquistano Dinsor (Corriere della Sera, 02/12/06)

Le milizie dell'Unione delle Corti islamiche avrebbero occupato la citta' di Dinsor, nel sud-ovest della Somalia, a circa 170 chilometri da Baidoa, sede del governo somalo di transizione (Ifg). Lo riferisce l'agenzia Misna citando fonti giornalistiche locali. I miliziani islamici da giugno controllano Mogadiscio e ampie zone delle regioni meridionali del Paese. Il governo, sostenuto dalla comunita' internazionale, e' di fatto confinato a Baidoa. (Corriere della Sera,  02/12/06)

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La risoluzione Onu sostenuta dagli USA rischia di estendere il conflitto (Jim Lobe, IPS, 30/11/06)

Nel timore che le forze islamiche trasformino la Somalia in un porto sicuro per al Qaeda, l’amministrazione del presidente Usa George W. Bush sta facendo pressioni per una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che secondo gli esperti rischia di innescare un conflitto ancora più esteso nel Corno d’Africa. La risoluzione, che esenterebbe la prevista forza di “sostegno per la pace” africana dal lungo embargo sulle armi in Somalia, dovrebbe essere approvata dal Consiglio questa settimana, nonostante gli avvertimenti dell'Unione delle Corti islamiche (ICU), che si opporrà a qualsiasi spiegamento di forze straniere a sostegno del governo federale di transizione (TFG) sostenuto dall’Etiopia. “La bozza di risoluzione che gli Usa intendono presentare al Consiglio di sicurezza dell’Onu potrebbe scatenare una vera guerra in Somalia, destabilizzando l’intera regione del Corno d’Africa, con una escalation del conflitto tra Etiopia e Eritrea verso livelli sempre più pericolosi”, ha ammonito l’International Crisis Group con sede a Bruxelles. Secondo altri analisti, l’approvazione di una risoluzione verrebbe oggi certamente considerata una grave provocazione dalle corti, che hanno assunto il controllo di quasi tutta la Somalia dopo aver cacciato dal paese la scorsa estate i signori della guerra sostenuti dagli Usa, accusate dagli stessi Stati Uniti di aver ospitato diversi responsabili degli attacchi suicidi nelle proprie ambasciate in Kenya e Tanzania nel 1998. (…)(Jim Lobe, IPS, 30/11/06)

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Primi scontri tra Etiopia e Corti islamiche (PeaceReporter, 28/11/06)

Secondo quanto riferito dal leader delle Corti islamiche, Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, stamane truppe etiopi avrebbero circondato e bombardato la città settentrionale somala di Bandiradley. La notizia non è stata confermata né da fonti indipendenti né dall'Etiopia, che mantiene nutriti contingenti di truppe in Somalia a supporto del governo di transizione di stanza a Baidoa. Le Corti hanno più volte accusato l'Etiopia di ingerenze negli affari interni somali, mentre Addis Abeba accusa l'Eritrea di sostenere le Corti. La Somalia sta tentando di uscire da 15 anni di guerra civile, che ha provocato almeno mezzo milione di morti. (PeaceReporter, 28/11/06)

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Guerra alle porte: possibili scontri violenti tra Corti islamiche e truppe etiopi (Corriere canadese, 28/11/06)

La Somalia sembra ormai a un passo dalla guerra totale. Che non avverrebbe tra Corti islamiche e Governo di transizione nazionale (Tng, che è politicamente debole e diviso, e militarmente inesistente), ma tra Corti ed Etiopia, le cui truppe sono da tempo massicciamente schierate all'interno del territorio somalo a difesa del Tng. Addis Abeba, infatti, non potrebbe accettare una Repubblica islamica ai suoi confini: salterebbero i suoi già delicati equilibri interni; e in tal senso il premier ed uomo forte etiopico Meles Zenawi ha già dichiarato che tutto è pronto per la guerra, e non c'è bisogno di alcuna autorizzazione, poiché è in gioco la sicurezza nazionale. Ma agli osservatori tutti non sfugge che una guerra tra islamici ed Etiopia in Somalia farebbe esplodere l'intero Corno d'Africa. Oltre, infatti, a dare la stura di fatto certa all'insorgenza del jihaidismo in tutta la regione, secondo ogni evidenza darebbe la possibilità all'Eritrea (che non a caso appoggia tatticamente le Corti di Mogadiscio fornendo armi e istruttori) di attaccare l'Etiopia, laddove le truppe di tale Paese fossero massicciamente impegnate su un altro fronte. E su questa situazione già esplosiva si aggiunge un rischio ulteriore. Gli Usa, malgrado il parere diverso della gran parte delle cancellerie internazionali impegnate nella mediazione in Somalia, hanno deciso di appoggiare con forza la decisione di una missione militare regionale in Somalia. Ipotesi su cui dovrebbe esprimersi l'Onu fra due giorni. Se mai ci fosse il via libera delle Nazioni Unite e la missione (approvata da tempo dai paesi regionali, e dall'Unione Africana, ma prudentemente mai avviata in concreto) prendesse corpo, l'esplosione di una guerra sarebbe probabilmente inevitabile. Soprattutto se dal Palazzo di Vetro non giungesse l'indicazione, data dai Paesi regionali, che comunque di tale missione non dovrebbero far parte i Paesi frontalieri, messaggio rivolto specialmente all'Etiopia. Per gli islamici, è fuori questione che truppe straniere, seppur africane, operino in Somalia. E hanno già dichiarato la "jihad", guerra santa, contro "l'invasore etiopico". Ma, più in generale i somali non accetterebbero questa scelta; soprattutto considerando l'inimicizia storica - derivata da lunghe e sanguinose guerre, ferite non ancora cicatrizzatesi- tra loro e gli etiopici. In proposito è significativo che il Gruppo di crisi internazionale ha emesso un preoccupato documento. Una decisione Onu in favore dell'invio di una forza di pace, vi si legge, «piuttosto che rinforzare il Tng ssuadere gli islamici da nuove espansioni territoriali e incoraggiare il dialogo e la pace potrebbe avere l'effetto inverso: innescare una guerra generalizzata in Somalia, destabilizzando l'intero Corno d'Africa. (…) (Corriere canadese, 28/11/06)

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"Siamo noi governo, andremo a Mogadiscio", premier (TicinOnLine, 27/11/06)

"Siamo il legittimo governo del Paese, dunque ci recheremo a Mogadiscio: non chiederemo permesso agli islamici, noi siamo l'autorità, e dobbiamo farlo". È uno dei passaggi centrali delle dichiarazioni rilasciate oggi a Nairobi dal premier del Governo Nazionale Federale di Transizione, (TNG), internazionalmente riconosciuto, ma quasi inesistente sul territorio. Gedi non ha parlato di attacchi militari, ma è ovvio che nelle sue intenzioni si tratta di una sorta di anomala dichiarazione di guerra. Il TNG, infatti, non ha di fatto un esercito utile, mentre le milizie islamiche controllano parte (sud e centro in specie) del territorio della Somalia. Ma l'Etiopia, che appoggia il governo "ufficiale", si è ormai dichiarata - attraverso le parole, reiterate negli ultimi giorni, del suo premier ed uomo forte Meles Zenawi - pronta alla guerra senza la necessità di via libera internazionali. Ciò perché l'avanzata delle Corti in Somalia, ovvero la creazione di una repubblica islamica alle sue frontiere, compromette i suoi già molto delicati equilibri interni. Ma la situazione è più complessa. Il potente presidente del Parlamento del TNG (con dietro la grande maggioranza dell'assise) Sharif Hassan Sceikh Aden continua a raggiungere intese con le Corti, ne ha sottoscritta un'altra sabato scorso, per poi partire verso lo Yemen, mediatore storico tra le parti somale. Ciò mentre Gedi e l'ala radicale del governo - di fatto di poco peso, ma forti del sempre più massiccio appoggio militare etiopico - dicono che lo fa a titolo personale. Intanto le truppe islamiche (mentre alle sue milizie si aggiungono sempre più volontari disposti a morire per la "Jihad", la guerra santa) sono sempre più prossime alle frontiere dell'Etiopia, i cui soldati vi sono schierati in massa, e si parla di almeno 5-6000, addirittura 8-10'000 secondo altre fonti - di uomini dislocati nella stessa Somalia,