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USA propongono 'gruppo di contatto' (Swissinfo, 09/06/06)
Gli Stati Uniti hanno proposto oggi a Washington la riunione di un 'Gruppo di Contatto sulla Somalia' aperto ai paesi e alle organizzazioni che intendono coordinare gli aiuti al governo provvisorio al potere a Mogadiscio. Gli Stati Uniti hanno annunciato la iniziativa - la riunione é in programma la prossima settimana a New York - mentre le forze islamiche hanno cominciato a stringere d'assedio Mogadiscio dove i clan sostenuti dagli Usa appaiono in grave difficoltà. Gli Stati Uniti hanno fornito praticamene da soli il sostegno negli ultimi mesi, tentando di impedire che la Somalia diventi un altro rifugio per i terroristi, ma i loro sforzi appaiono adesso vacillare.
(Swissinfo,
09/06/06)
Scontro in sede governativa degenera, 6 morti (Reuters, 09/06/06)
Almeno sei persone sono rimaste uccise oggi nella cittadina somala di Baidoa in uno scontro a fuoco fra milizie e guardie del corpo del presidente ad interim. Lo hanno riferito giornalisti locali. Il presidente Abdullahi Yusuf non era presente durante il conflitto a fuoco, hanno detto i cronisti, aggiungendo che lo scontro è scoppiato dopo una lite ad un posto di blocco nella città che ospita il fragile governo provvisorio del paese africano. I giornalisti hanno detto la telefono che lo scontro non sembra collegato ai conflitti per il controllo della capitale Mogadiscio fra milizie islamiche e signori della guerra, alleatisi in un'autoproclamata coalizione antiterorrismo. L'amministrazione ad interim, con sede da febbraio a Baidoa, è troppo debole per insediarsi a Mogadiscio.
(Reuters,
09/06/06)
La Farnesina finanzia 463mila dollari per l'istruzione
(Vita, 09/06/06)
La Farnesina ha concesso un contributo di oltre 463mila dollari alla Somalia. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri, specificando che si tratta della somma disponibile nel fondo bilaterale d'emergenza attivo presso l'Unicef. Il contributo -ha spiegato il responsabile Servizio Stampa del ministero, Pasquale Terracciano, nel periodico briefing con i giornalisti- sara' utilizzato per riattivare l'istruzione nelle regioni della Somalia afflitte dalla siccita'. Gli aiuti della comunita' internazionale infatti si sono finora incentrati nei settori idrici, sanitario e alimentare, mentre nel settore dell'educazione l'assenza di un intervento incisivo ha comportato effetti drammatici sui minori e rischi per la loro sicurezza.
(Vita, 09/06/06)
Prima conferma di contatti per dialogo (ANSA/Basilicatanet,
08/06/06)
Un gruppo di emissari del governo di transizione nazionale e' giunto a Mogadiscio per avviare colloqui con i leader delle corti islamiche.E' la prima conferma delle voci di contatti piu' o meno segreti tra le parti, dopo le reiterate volonta' di dialogo espresse da quando le corti islamiche hanno preso il potere nella capitale,sconfiggendo i signori della guerra. Intanto si segnalano movimenti di truppe intorno a Jowhar,nord di Mogadiscio,gia' sede del governo prima del trasferimento a
Baidoa. (ANSA/Basilicatanet, 08/06/06)
Lettera aperta del capo delle corti islamiche: "Non siamo terroristi"
(Euronews, 08/06/06)
In Somalia i terroristi non sono i benvenuti: così il leader delle Corti islamiche cerca di tranquillizzare la comunità internazionale e gli Stati Uniti in particolare. In una lettera aperta, Sharif Sheikh Ahmed dichiara che gli islamici vogliono solo stabilità e pace in Somalia. Quella del sostegno ad Al Qaida, continua, è una falsa informazione che è stata alimentata dai signori della guerra per ottenere l'appoggio di Washington.La Casa Bianca per ora resta cauta, e preferisce evidenziare le divisioni esistenti all'interno del fronte musulmano.Le milizie islamiche, che nei giorni scorsi hanno conquistato Mogadiscio, si stanno ora radunando nei pressi di Jowhar, una novantina di chilometri a nord della capitale, dove si sono rifugiati alcuni dei signori della guerra.Altri sono fuggiti in Kenya, come Abdirashid Shire Ilqeyte, arrestato ieri a Nairobi. Il ministero degli esteri kenyota ha vietato l'ingresso nel paese a tutti i signori della guerra somali e ai loro alleati.
(Euronews,
08/06/06)
Fronte islamico al bivio (TGCom, 07/06/06)
La vittoria delle Corti islamiche a Mogadiscio ha scatenato i timori occidentali. "Non vogliamo vedere la Somalia diventare rifugio sicuro di terroristi stranieri", hanno fatto sapere dal dipartimento di Stato americano. Washington ha appoggiato gli ultimi signori della guerra, malvisti dai locali e battuti dai miliziani islamici, che ora dovranno decidere quale ala far governare: se i moderati o i fondamentalisti. Gli Usa hanno finanziato l'Alleanza per il ripristino della pace e la lotta al terrorismo: un patto fra quattro signori della guerra che facevano parte anche del governo di transizione somalo. Ma alla fine è arrivata la sconfitta, una sconfitta voluta dalla gente, stufa dei principali responsabili degli ultimi 15 anni di conflitto. Quella statunitense è un'operazione che va avanti dal 1993, quando l'amministrazione Clinton diede il via alla "Restore Hope", che fece più danni che altro, nonostante l'entrata in scena anche dell'Onu. Fallimento totale e rientro senza nessun risultato. George W. Bush non ha ottenuto molto di meglio dal 2003, nonostante abbia stanziato cento milioni di dollari per l'antiterrorismo. Tutto questo non signigifca che Mogadiscio si trasformerà in un emirato talebano. Il futuro dipende da quale anima delle corti prevarrà: se quella politica e moderata, aperta al dialogo internazionale, o quella fondamentalista, favorevole all'applicazione della sharia. E intanto l'Etiopia ha schierato le sue truppe al confine con la Somalia.
(TGCom,
07/06/06)
I "Tribunali islamici" chiamano alla guerra "contro gli infedeli" (Euronews, 07/06/06)
Un appello alla guerra contro gli infedeli, sostenuti e armati dagli Stati Uniti, è stato lanciato, in Somalia, dal principale esponente religioso musulmano, lo sceicco Nur Barud. Secondo molti, potrebbe trattarsi della ripresa del conflitto armato che da mesi contrappone le formazioni dei capi tribali ai miliziani del Tribunale islamico, che si battono per imporre al paese la sharia. Dopo aver conquistato il controllo della capitale Mogadiscio, i fondamentalisti sono radunati vicino Johwar, dove attendono di riprendere il confronto. Preoccupazione per l'accresciuta instabilità del paese africano è stata espressa anche dal presidente Usa George Bush. "La nostra prima preoccupazione è di evitare che quello diventi un covo per al-Qaida", ha detto. Per l'ex colonia italiana, sconvolta negli anni Novanta da una violenta guerra civile, però, il rischio più concreto è quello dell'esplosione del conflitto interetnico. Una possibilità presa in conto anche dai signori della guerra, mai così attivi come in questi giorni. Uno di loro, Abdirashid Shire Ilkeyte, è stato arrestato in Kenia, dove era arrivato qualche giorno fa, dopo la battaglia per il controllo di Mogadiscio.
(Euronews,
07/06/06)
Signori della guerra al bando in Kenya (TicinOnline, 07/06/06)
I signori della guerra di Mogadiscio e i loro collaboratori sono stati posti al bando dal Kenya e dichiarati persone non grate. Lo ha reso noto nella notte il ministero degli esteri precisando che in tal senso né visti di ingresso, né di transito e tantomeno di soggiorno saranno concessi, e chi violasse queste norme affronterà le dure pene previste. Una scelta di campo precisa, e anche più chiaramente spiegata: noi riconosciamo il governo federale di transizione, sul quale abbiamo investito tempo e denari (i negoziati di pace somali si sono svolti en Kenya e sono durati due anni, 2002-2004); ed i signori della guerra (alcuni dei quali, peraltro, sono stati visti in questi giorni a Nairobi) sono un ostacolo al processo di pace. Nessun accenno, nella nota, alle corti islamiche che domenica scorsa - dopo oltre tre mesi di sanguinosi combattimenti - hanno preso il potere a Mogadiscio, scacciandone i signori della guerra e proclamando la Sharia. Anche se tra islamici e governo federale ci sono state subito aperture negoziali.
(TicinOnline,
07/06/06)
Milizie integraliste avanzano verso nord (AGI,
06/06/06)
Dopo avere strappato Mogadiscio ai signori della guerra, le milizie integraliste somale avanzano verso nord nel tentativo di conquistare nuovi territori. Le Corti islamiche (Jic) si stanno avvicinando a Jowhar, roccaforte dell'Alleanza per la pace e contro il terrorismo (Arpct), 90 chilometri a nord della capitale somala. "Le nostre forze sono nel villaggio di Qalimoy, 20 chilometri a sud di Jowhar, aspettiamo ordine dai nostri leader per catturarla", ha dichiarato Siyad Mohamed, leader di una milizia alleata con le Jic. Un miliziano dell'Alleanza ha pero' messo in guardia i rivali dal portare avanti il loro progetto. "Gli anziani dei clan hanno ammonito le corti di non attaccare Jowhar e minacciato di ammassare milizie contro di loro", ha spiegato Ali Nur. La resistenza e' guidata dal sottoclan Abgal, una fazione della tribu' Hawiye cui appartiene la maggior parte della popolazione di Mogadiscio. Il premier ad interim somalo Mohamed Ali' Gedi si e' invece complimentato con le Corti islamiche per aver cacciato i signori della guerra che controllavano Mogadiscio dalla cacciata dell'ex dittatore Mohamed Siad Barre nel 1991. "E' stato un eccellente passo avanti", ha dichiarato a Radio France International, dal momento che l'Arpct "non era pronto a formare un governo, non era pronto per la pace".
(AGI,
06/06/06)
Calma a Mogadiscio, negoziati sottotraccia (Swissinfo, 06/06/06)
C'è calma oggi a Mogadiscio, dopo che le corti islamiche hanno preso la città e la sua periferia a nord. Scarsa la presenza di truppe in città, mentre continua senza incidenti e nella tranquillità la consegna delle armi da parte di miliziani dei warlords, che si erano riuniti nell'Alleanza per la restaurazione della pace e contro il terrorismo, sponsorizzata da Washington, duramente sconfitti dopo oltre tre mesi di battaglia: quasi 400 morti ed oltre 1.500 feriti. Viene segnalata qualche manifestazione, relativamente minore, contro le corti islamiche: ma non si ha notizia di repressioni nei loro confronti. Ci sono alcune voci secondo cui i miliziani islamici (su posizioni largamente integraliste, e sospettate di infiltrazioni di al Qaida) starebbero pensando avanzare verso nord, per prendere Jowhar, fino a qualche mese fa sede provvisoria del governo federale di transizione, poi trasferitosi a Baidoa dove siede il parlamento. Ma appare un'ipotesi improbabile: sarebbe una rischiosa forzatura in un momento in cui sembra essersi aperto un possibile dialogo utile tra corti coraniche e governo federale, che già ieri hanno espresso ampia disponibilità al negoziato. In tal senso il premier Ali Gedi stamane, in un'intervista ad una radio, ha dichiarato che l'aver liquidato i warlords è stata certamente una cosa positiva, poiché si opponevano alla riconciliazione ed ostacolavano la pace nella capitale. Segnali forti di dialogo, dunque, che - si apprende da fonti informate - proseguono senza sosta, seppur per ora sostanzialmente sottotraccia. Ma anche i warlords stanno cercando di ritessere le loro fila: in molti sono a Nairobi, e cercano di giocare le ultime carte per non restare del tutto fuori dalla partita.
(Swissinfo,
06/06/06)
Mogadiscio in mano agli islamismi (CiaoWeb, 05/06/06)
Dopo trattative durate per tutta la notte, Gram Gram, comandante delle truppe del signore della guerra Mohammed Qanyare Afrah, si è arreso senza combattere. Le milizie delle Corti islamiche, che ricevono armi dall'Eritrea mentre gli altri le ricevono dagli Usa, hanno preso all'alba il controllo di Mogadiscio, capitale della Somalia. Gram Gram ha deposto le armi per evitare una sanguinosa sconfitta, ma anche perché Qanyare, vista la mala parata e le continue sconfitte subite dall'Alleanza per la Restaurazione della Pace e contro il Terrorismo, ieri sera si è fatto uccel di bosco, riparando probabilmente a Johar. Alle Corti Islamiche, guidate da Shek Sherif Shek Aden, a metà strada tra un comandante militare e un capo spirituale, non resta che sbaragliare le ultime sacche di resistenza. Successivamente le Corti investiranno probabilmente Johar, controllata dal potente signore della guerra Mohamed Omar Habeb (detto Mohamed Dhere), presso il quale si sono rifugiati Qanyare Afrah e altri signori sconfitti. Venerdì scorso Mohamed Dhere aveva ricevuto una delegazione Usa e sabato era andato ad Addis Abeba per consultarsi con gli alleati etiopi. Sembra però probabile che si arriverà alla capitolazione senza combattimenti anche a Johar, dato che i miliziani dell'Alleanza non sembrano avere più intenzione di combattere, ma di passare nel campo avverso. Presa Johar, gli islamisti dovranno confrontarsi con il Governo Federale di Transizione guidato dal migiurtino Yussuf Abdullahi, che secondo indiscrezioni circolate nelle scorse settimane, ha ricevuto ingenti aiuti militari dall'Italia. A quel punto le possibilità sono sostanzialmente due. Le Corti potrebbero accordarsi con Abdullahi oppure chiedere la resa anche del governo di Transizione. La situazione è tuttavia molto confusa e altri esiti sono possibili. Resta anche l'incognita circa le decisioni di americani ed etiopi. I primi sono convinti che una Somalia in mano alle Corti diventerà un nuovo Afganstan all'epoca dei talebani. Non sembra escluso, quindi, che si possa aprire un nuovo fronte occidentale in Somalia, nell'ambito della "guerra infinita contro il terrorismo". – Ndr: vedi anche: Somalia: dietro lo scontro gli Usa?
Vita del 05/05/2006
- (CiaoWeb,
05/06/06)
Espulsi da governo quattro ministri signori della guerra
(Age,
05/06/06)
Quattro importanti signori della guerra somali sono stati formalmente espulsi dal governo federale somalo di transizione. Lo rendono noto fonti ufficiali a Nairobi, precisando che la decisione è stata presa nella notte, e giustificata con fatto che i quattro si erano resi responsabili di violazioni degli accordi politici, e di aver rotto il cessate il fuoco, aprendo anche il fuoco sui civili. In realtà la decisione è solo formale: i quattro avevano rotto col governo di transizione già nel gennaio del 2005, ritirandosi nel loro feudo di Mogadiscio, di cui controllavano i traffici; per cui le loro cariche ministeriali erano puramente formali, e la spaccatura con l'esecutivo verticale. E per quasi un anno sono stati un reale contropotere, al punto che con loro nella capitale somala c'erano una novantina di deputati, tra cui il presidente del Parlamento, che offrivano loro copertura politica. Ma poi questi, all'inizio dell'anno, hanno ricucito col governo, e il Parlamento si è nuovamente riunito unitariamente, a Baidoa (250 km a ovest da Mogadiscio, dove si è spostato anche l'esecutivo, che prima risiedeva a Jowhar), 90 km a nord dalla capitale. Venuto meno la copertura politica, il potere dei signori della guerra si è immediatamente indebolito, mentre è avanzato quello delle truppe legate ai tribunali coranici, su posizioni integraliste, e sospettate di pesanti infiltrazioni di parte di al Qaida. I warlords a quel punto si sono riuniti nell'Alleanza per il ripristino della pace e contro il terrorismo, fortemente sponsorizzata dagli Usa. Da quel momento, è iniziata una battaglia campale a Mogadiscio: in tre mesi circa 400 morti e 1.500 feriti, in larga parte civili. Conclusasi di fatto ieri, con lo sfondamento delle truppe coraniche a nord, puntano ora su Jowhar, e lo sbandamento di quelle dell'Alleanza. I quattro silurati, che ormai contano poco, sono i ministri della Sicurezza interna Mohamed Quanyare, del Commercio Muse Sudi Yallahow, degli affari religiosi Omar Mohamed Mohamud, del disarmo delle milizie Bootan Isse
Alim.
(Age, 05/06/06)
L'avanzata delle Corti islamiche (Massimo A.
Alberizzi, Corriere della Sera, 04/06/06)
(…) Nel primo pomeriggio di domenica i miliziani del leader delle Corti hanno preso possesso di Balad, roccaforte del signore della guerra Mussa Sudi Yalahow, uno dei leader dell’Alleanza per la restaurazione della Pace e contro il Terrorismo, a una quarantina di chilometri dalla capitale. La prossima tappa dei fondamentalisti, guidati da Sheck Sherif Shek Aden (che per la Somalia sembra essere quello che era il Mullah Omar per l’Afghanistan) sarà Johar, sede del potente signore della guerra Mohamed Omar Habeb (detto Mohamed Dhere), che può contare su una milizia ben armata e ben equipaggiata. Mohamed Dhere venerdì ha ricevuto una delegazione di americani con il quale ha discusso la strategia per bloccare le corti e sabato è volato ad Addis Abeba per consultarsi con i suoi alleati etiopi. La battaglia per la cattura delle posizioni strategiche a Balad (città, tra l’altro, dove aveva sede il comando delle forze italiane durante l’operazione dell’Onu dal '92 al '94) è durata non più di un'ora ed è cominciata quando gli uomini di Mussa Sudi hanno attaccato i rivali delle Corti Islamiche che tentavano di occupare una postazione strategica per bloccare la strada che collega Afgoi con Balad. Un'arteria vitale per i comandanti dell’Alleanza in quanto permette i collegamenti (e i rifornimenti) tra i fedeli di Mohammed Dehere e quelli guidati da Mohammed Qanyare Afrah, che controlla l’aeroporto di Daynile, inutilizzabile perché sotto il tiro delle milizie islamiche. Le posizioni di un altro signore dell'Alleanza, Omar Finish, sembra potrebbero cadere da un momento all'altro. Finish controlla l’aeroporto di Gesira, a sud Di Mogadiscio, l'unico ancora funzionante (anche se a singhiozzo) per rifornire le forze dell'Alleanza nella capitale.
(Massimo A. Alberizzi, Corriere della Sera,
04/06/06)
Nuovi scontri a nord di Mogadiscio, 8 morti (Adnkronos
E' di almeno 8 morti e decine di feriti il bilancio degli scontri ripresi a nord di Mogadiscio tra bande rivali. Lo riferiscono fonti locali, citate dalla Misna, precisando che le violenze sono riesplose anche oggi ad una ventina di chilometri a nord della citta' somala, ormai da settimane teatro di scontri tra le milzie dei signori della guerra riuniti nella sedicente Alleanza per la restraurazione della pace e l'antiterrorismo e i militanti delle cosiddette Corti islamiche.
(Adnkronos,
03/06/06)
Mogadiscio; 5.000 in piazza contro gli Usa (Swissinfo,
02/06/06)
Circa 5.000 persone hanno manifestato oggi a Mogadiscio, dopo la rituale preghiera del venerdì, contro gli Stati Uniti e quelli che sono stati definiti i loro "servitori" locali. Durissimi gli slogan della manifestazione, intervallati da continui "Allah Akbar" (Allah è grande): il presidente americano George W. Bush veniva definito un "nazista", quindi "ci batteremo e moriremo per l'Islam", "via gli infedeli da Mogadiscio"; e via di questo passo, soprattutto condannando con infamia i militanti della fazione avversa, quella legata ai signori delle guerra, accusati di essere servitori al soldo del "grande Satana", cioé gli Usa. Imponente il servizio d'ordine intorno al corteo costituito da miliziani dei tribunali islamici pesantemente armati. A Mogadiscio si confrontano i miliziani islamici (su posizioni integraliste e sospettati di essere fortemente infiltrati, se non completamente controllati, da al-Qaida), i cui leader avevano indetto la manifestazione odierna, e quelli dei signori della guerra. Il 18 febbraio questi ultimi si sono uniti creando l'Alleanza per il ripristino della pace e contro il terrorismo, fortemente sponsorizzata da Washington. E da marzo la capitale somala è ormai un campo di battaglia senza fine: almeno 360 morti (11 solo oggi), molte centinaia di feriti, la popolazione in fuga disperata. Gli "anziani" stanno cercando una tregua tra le parti, ma per ora gli spiragli sono pochi. Spesso i combattimenti si fermano per un paio di giorni, ma le truppe restano schierate, e gli scontri - tutti sono dotati di armi moderne e pesanti - riprendono sempre, e sempre più violenti.
(SwissInfo,
02/06/06)
Ancora vittime a Mogadisho (Francesca
Nugnes, WarNews, 02/06/06)
Nuovi scontri sono scoppiati a Mogadisho, almeno altre 13 le vittime nella sola giornata di ieri. Le Milizie delle Corti Islamiche hanno sferrato un attacco per la conquista di un garage utilizzato come base dall'Anti-Terroris Alliance (ATA) nel nord-est della capitale. All'inizio della settimana i signori della guerra dell'ATA hanno occupato un ospedale nello stesso quartiere, costringendo i feriti ricoverati a fuggire. Il bilancio delle vittime, per la maggior parte civili, sale drammaticamente: almeno 200 dall'inizio degli ultimi combattimenti. (…) L'inviato della BBC a Mogadisho, Mohammad Olad Hassam, testimonia che centinaia di persone continuano a fuggire dalla capitale, abbandonando le loro abitazioni ed i loro pochi averi perché temono un contrattacco da parte dell'Alleanza. Altre persone si sono riunite nelle strade per manifestare contro i combattimenti, alcuni di loro apparentemente schierati contro i signori della guerra.
(Francesca
Nugnes, WarNews, 02/06/06)
Mogadiscio; attacco islamici, molti morti (AGE,
31/05/06)
La tregua che reggeva da sabato a Mogadiscio si è bruscamente interrotta stamane alle prime luci dell'alba. Prima colpi di artiglieria pesante, poi un vero e proprio attacco condotto in forza dalle milizie legate alle scuole coraniche (su posizioni integraliste, e sospettate di infiltrazioni di esponenti di al Qaida, che comunque le appoggerebbe) nel nord est della capitale. Le milizie hanno avuto il sopravvento, costringendo i miliziani dei signori della guerra (riunitisi il 18 febbraio nell'Alleanza per il ripristino della pace e contro il terrorismo, fortemente sponsorizzata da Washington) a ritirarsi, cedendo almeno tre importanti capisaldi. Pesante il bilancio della battaglia: una decina di morti, ed una ventina di feriti. Battaglia, peraltro, molto violenta, ma relativamente breve. Poco dopo le nove e mezza del mattino (le otto e mezza in Italia) è terminata, da allora non si intendono che tiri sporadici. Ma secondo gli osservatori le truppe dei warlord si starebbero riorganizzando, e soprattutto riunendosi per cercare di lanciare al più presto un contrattacco. Tutti i civili dell'area (quella di Sukahola, in particolare la zona di Huriwa) sono fuggiti. Ma da Mogadiscio tutti quelli che hanno potuto se ne erano già andati. Ciò che ha sorpreso gli osservatori è stata l'ampiezza dell'attacco degli islamici, almeno stando a quelli che sono i parametri abituali degli scontri in Somalia: si parla, di circa 300 uomini, con l'appoggio di una trentina di 'tecniche', grandi pick up armati con artiglieria pesanti. La manovra è stata precisa, si cerca di levare ai warlords il controllo della strada che da Mogadiscio porta a Jowhar (95 km a nord), un'area controllata dai signori della guerra, e che a lungo è stata anche capitale provvisoria del governo di transizione nazionale, prima che - sempre provvisoriamente - si trasferisse col riaperto parlamento a Baidoa. Tutto ciò mentre milizie dell'Alleanza controllano ancora l'ospedale di Keysanei, il principale di Mogadiscio nord, occupato l'altra sera, e blindato con artiglieria pesante. Atto condannato unanimemente, in quanto contrario a ogni legge internazionale. Negli scontri scatenatisi da febbraio ad oggi - da quando cioé è avvenuta la rottura tra scuole coraniche e signori della guerra - i morti a Mogadiscio sono stati oltre 350, e molte centinaia i feriti, in larga maggioranza civili.
(AGE,
31/05/06)
L'Onu denuncia una situazione spaventosa (Ansa/Basilicatanet,
30/05/06)
La situazione dei profughi e dei rifugiati somali e' una delle peggiori dell'Africa intera, e sembra visibilmente peggiorare. Lo denuncia il responsabile Onu per gli aiuti umanitari ai profughi, Dennis McNamara, reduce da una settimana di missione in Somalia. I campi di raccolta - afferma - sono al di sotto di ogni standard tollerabile. Manca tutto: acqua, igiene, medicine, e cibo. McNamara ha ricordato che dei 330 milioni di dollari chiesti ne e' arrivato solo il 40%.
(Ansa/Basilicatanet,
30/05/06)
La tregua prima della battaglia finale
(M.A., Corriere della Sera, 30/05/06)
La cruenta battaglia che si sta combattendo a Mogadiscio tra signori della guerra e corti islamiche per il controllo della capitale somala, ha conosciuto una tregua di fatto. Rare le sparatorie ma fervono i preparativi da entrambe le parti per rafforzare le posizioni in vista dello scontro finale e decisivo. Mentre le armi tacevano, una grave violazione della neutralità della Croce Rossa è avvenuta nell’ospedale di Keysaney, nella zona settentrionale della capitale. I miliziani legati a Mussa Sudi Yalahow (l’uomo che qualche anno fa dichiarò al Corriere della Sera: “Voglio essere il primo presidente analfabeta del mondo” e ora uno dei leader dell’Alleanza per la Restaurazione della Pace e contro il Terrorismo, impegnata nella lotta contro le corti islamiche) sono entrati nel centro medico e hanno preso posizione nel giardino, nelle stanze, piazzando sui tetti un paio di mitragliatrici pesanti e sacchetti di sabbia. L’ospedale è stato trasformato di fatto in una base militare. Pur essendoci solo staff locale, l’ospedale è finanziato dalla Croce Rossa Internazionale, che paga i salari e fornisce medicine e attrezzature. Gli anziani e capi tradizionali somali, nonché i dirigenti dell’organizzazione da Nairobi hanno provato a protestare minacciando, questi ultimi, di ritirarsi dalla gestione dell’unico centro medico ancora attivo a Mogadiscio Nord, ma fino a tarda sera i miliziani stavano ben sistemati nelle loro posizioni. (…)Il periodico specializzato Africa Confidential nei giorni scorsi ha rivelato che gli Stati Uniti in gennaio e in febbraio assieme alle valigie cariche di dollari hanno inviato ai signori della guerra una lista di elementi di Al Qaeda che avrebbero trovato rifugio a Mogadiscio. A quanto risulta nessuno di essi è stato ancora catturato. I giornalisti, per altro, cercano di “catturare” quella lista, che conterrebbe nomi dell’alta nomenclatura dell’organizzazione terroristica di Osama Bin Laden. (…)(Massimo A.
Alberizzi, Corriere della Sera, 30/05/06)
Mogadiscio centro di reclutamento per al-Qaeda (Adnkronos
Int, 29/05/06)
La capitale somala Mogadiscio e le zone controllate dalla Corte islamica sarebbero di fatto diventate centri di reclutamento per i volontari di al-Qaeda. Da diverse parti dell'Africa i combattenti islamici raggiungerebbero la Somalia per entrare nell'organizzazione terroristica internazionale.Secondo quanto rivelano fonti somale citate dalla rivista indipendente araba 'al-Manar', alla cellula di al-Qaeda farebbe capo una rete segreta che avrebbe proprie centrali di reclutamento nei paesi mediorientali e africani. Questa stessa rete sarebbe responsabile anche della pianificazione di attentati contro obiettivi occidentali. Per monitorarla i servizi segreti americani avrebbero inviato proprie squadre sul campo. Decine di elementi dei corpi speciali americani starebbero tuttora combattendo al fianco dell'Alleanza tribale anti terrorismo impegnata nei recenti combattimenti contro i miliziani della Corte islamica a Mogadiscio. La rivista parla infine anche di unità militari arabe attive in Somalia sempre con l’obiettivo di monitorare i movimenti dei ricercati di
al-Qaeda. (Adnkronos
Int, 29/05/06)
«Armi italiane ai signori della guerra somali» (M.A., Corriere della Sera, 28/05/06)
Le accuse dell’Onu sono durissime: «L’Italia lo scorso autunno ha fornito materiale militare al Governo Federale di Transizione somalo (Tfg), violando l’embargo imposto dal Consiglio di Sicurezza». Assieme all’Italia il rapporto del gruppo di investigatori incaricato dall’Onu di monitorare le violazioni alle forniture d’armi (di cui il Corriere ha ottenuto una copia) cita Gibuti, Eritrea, Etiopia, Arabia Saudita e Yemen. - Non compaiono invece gli Stati Uniti (ma viene indicato solo un «Paese Terzo»), nonostante una fonte bene introdotta all’interno del gruppo di monitoraggio avesse assicurato al Corriere che le prove contro Washington (massicci finanziamenti ai signori della guerra) fossero schiaccianti. «L’amministrazione Bush ha minacciato di bloccare il rapporto al vaglio del Consiglio di Sicurezza, se non fosse stato cancellato il nome degli Stati Uniti. Sono così rimasti i riferimenti ai finanziamenti ai signori della guerra, ma è stato tolto ogni riferimento preciso», ha sottolineato al Corriere la stessa fonte. Riguardo le forniture da parte dell’Italia, il rapporto è assai dettagliato: cita le date in cui sono state spedite, (tra il 12 e il 16 ottobre 2005 e il 14 dicembre dello stesso anno), il porto e l’aeroporto dove è stata scaricata la merce (El Ma’an e lo scalo di Johar) e il materiale consegnato al Governo Federale di Transizione: 18 camion, «un certo numero di casse lunghe, larghe e sigillate tenute sotto stretta sicurezza», tende e altre casse «con scritte in italiano che attribuivano il contenuto all’esercito italiano». (…) Ai chiarimenti richiesti degli investigatori il nostro governo ha risposta con una lettera nella quale si nega qualunque spedizione di camion al porto di El Ma’an. La comparsa dei veicoli in Somalia «si può spiegare con il possibile acquisto del materiale italiano sul mercato, dove esiste equipaggiamento dismesso dalle nostre forze armate». Effettivamente è risultato che un uomo d’affari di Dubai ha comprato quei camion a Bari e li ha spediti in Somalia, violando, lui sì, l’embargo. Per quel che riguarda invece le casse scaricate a Johar, si tratta di voli organizzati dalla Cooperazione Italiana, in partenza dalla Base delle Nazioni Unite a Brindisi «con carichi umanitari (generatori, tende multi uso, utensili da cucina, contenitori per l’acqua e prefabbricati) procurati in accordo con l’Onu». La circostanza è stata confermata dalle fonti del Corriere all’interno della base di Brindisi.
(Massimo
Alberizzi, Corriere della Sera, 28/05/06)
Mogadiscio: calma apparente dopo la strage (Corriere
canadese, 27/05/06)
Mogadiscio appare più che mai una città morta. Le strade sono vuote, come i negozi, le scuole, le case in fiamme, i ruderi sventrati da colpi di obici. Si vede solo gente - quelli che ancora non l'avevano fatto - fuggire, cercare rifugio lontano: spesso vecchi, spesso donne con torme di bimbi e ragazzini intorno. Ieri non si è sparato, o quasi, dopo i massacri di giovedì (almeno una cinquantina di morti e un centinaio di feriti, a nord e a sud della città): ma -ed è divenuto una specie i leit motiv- se non si spara, neanche si spera. Giovedì sera poco dopo le otto locali la battaglia è terminata. Ma neanche a parlare di cessate il fuoco. Riposizionamenti incessanti per tutta la notte, ed ancora nella giornata, da parte delle milizie, alla ricerca di postazioni migliori. Con le loro armi che appaiono sempre più performanti e moderne: artiglieria pesante, missili, mortai e via dicendo. Nessuno conta più su una tregua che possa durare: i combattimenti non sono ripresi ieri - il venerdì, giorno sacro dei musulmani, di solito non avvengono - ma si teme una ripresa in grande stile per oggi, o per i giorni successivi. Intanto le truppe legate alle scuole coraniche appaiono, dopo gli scontri di giovedì, aver ripreso di nuovo una netta prevalenza territoriale, in particolare dopo aver espugnato nella parte sud della capitale uno storico avanposto degli avversari, i signori della guerra, l'Hotel Sahafi. Le forze in campo sono ben delineate, e con forti protezioni. Da una parte le milizie coraniche, integraliste ed accusate quantomeno di infiltrazioni terroristiche: tra di loro, e ne sarebbero stati ritrovati i resti, combattenti stranieri, probabilmente afghani e pakistani, secondo ogni evidenza esponenti, forse istruttori, di Al Qaeda.
(Corriere canadese,
27/05/06)
Guerra a Mogadiscio (Francesca
Nugnes, WarNews, 27/05/06)
Sono migliaia le persone che cercano di fuggire o si barricano in quello che resta delle loro abitazioni a Mogadiscio dopo che gli scontri tra le Corti Islamiche ed i signori della guerra dell’ATA (Anti-Terrorism Alliance) si sono nuovamente intensificati ed almeno 60 persone hanno perso la vita nelle ultime 48 ore. Le milizie fedeli alle Corti Islamiche hanno isolato l’Alleanza dei signori della guerra al nord ed al sud della cittá. Sono così ricominciati gli scontri, dopo soli 13 giorni dalla sigla dell’ultima tregua tra le fazioni nemiche. (…) Intanto le Corti Islamiche espandono il loro controllo sulla regione e controllano ora le principali vie di comunicazioni tra cui la nota K4 (Kilometer 4) che unisce il nord ed il sud del paese. L’Alleanza dei signori della guerra si trova cosí isolata, riferisce la CNN. Durante gli ultimi scontri, le due fazioni avversarie hanno utilizzato armi pesanti, tra cui missili, artiglieria e mortai. (…)Nel tardo pomeriggio di ieri gli scontri si sono intensificati anche nelle aree di Galgato e Dayniile. Le notizie di oggi non sono rassicuranti. “Nella notte c’è stato un grande movimento delle milizie” riferisce Mumi Ibrahim all’agenzia AFP. “Stanno sicuramente preparando un nuovo attacco. Se non ricominciano oggi, lo faranno sicuramente domani. Non c’è alcun segnale di pace” aggiunge lo stesso.
(Francesca
Nugnes, WarNews, 27/05/06)
Battaglia a Mogadiscio: decine di morti (La Gazzetta del Mezzogiorno,
25/05/2006)
Continua senza sosta, e con sempre maggiore violenza, la battaglia a Mogadiscio esplosa stamane, dopo che prime avvisaglie c’erano state già ieri, con almeno cinque o sei morti ed una dozzina di feriti. Difficile ancora fare il bilancio odierno delle vittime, mentre i combattimenti, con largo uso di armi pesanti, continuano a nord ed a sud della capitale. Testimonianze concordi parlano ormai di almeno 30 morti, e qualcuno avanza la cifra di 50. Centinaia i feriti, mentre i civili sono ormai nuovamente in fuga da stamane, spesso restando vittime di tiri incrociati. L’impressione sul campo e che le milizie legate alle corti islamiche -su posizioni integraliste e sospettate di infiltrazioni terroristiche- stiano prevalendo su quelle dei signori della guerra che hanno dato vita lo scorso febbraio ad un’alleanza per il ripristino della pace e contro io terrorismo fortemente sponsorizzato dagli Stati Uniti. Tra il 7 ed il 13 maggio la battaglia di Mogadiscio aveva causato almeno 150 morti, e 300 feriti: in maggioranza civili. Poi il 13 sera un cessate il fuoco proclamato dai saggi, rispettato di fatto, ma mai formalmente accettato dalle parti. E che ormai sembra completamente saltato, malgrado gli appelli alla tregua che giungono da tutto il mondo.
(La Gazzetta del Mezzogiorno,
25/05/2006)
Ripresi scontri a Mogadiscio, 6 morti (Adnkronos, 24/05/06)
Sarebbero almeno sei le persone rimaste uccise negli scontri ripresi ieri notte a Mogadiscio e proseguiti nella giornata di oggi. Lo riferiscono fonti della Croce rossa internazionale, ma il bilancio resta incerto, mentre altre fonti locali contattate dalla Misna parlano di 11 feriti. ''Gli scontri a fuoco sono iniziati ieri sera e sono proseguiti, anche se in maniera sporadica, anche oggi in giornata con l'uso di artiglieria pesante da entrambe le parti'', ha riferito una fonte della Misna da Mogadiscio.
(Adnkronos,
24/05/06)
Approvata presenza forze di pace da Sudan e Uganda (Misna, 23/05/06)
Forze di pace provenienti da Uganda e Sudan potranno essere dispiegate in Somalia per garantire sicurezza alle istituzioni e facilitare il complesso ritorno alla normalità democratica: lo ha deciso il governo di transizione, accogliendo una proposta in tal senso del parlamento. Lo si è appreso da fonti giornalistiche locali, che non hanno tuttavia indicato i tempi della nuova missione di pace. Già un anno fa l’Unione africana aveva approvato contingente di peacekeeping di circa 1.700 soldati, schierati inizialmente sotto le insegne dell’Igad (l’organismo regionale dell’Africa Orientale). Resta esclusa, per ora, la partecipazione dei paesi confinanti come Etiopia (con cui le relazioni non sono mai state storicamente facili) e Kenya, che per anni hanno ospitato le lunghe conferenze di pace somale. A maggio del 2005 i contrasti sulla partecipazione dei governi confinanti al contingente in Somalia avevano provocato la spaccatura del parlamento di transizione fino a paralizzarne i lavori. La presenza di truppe internazionali – che saranno poi coordinate dall’Unione Africana – era stata invocata anche nei giorni scorsi a causa degli intensi combattimenti che a Mogadiscio hanno provocato circa 150 vittime e almeno 300 feriti. All’inizio della guerra civile somala, tra il 1992 e il 1993, l’Onu inviò due missioni di pace chiamate ‘Restore Hope’ (“Riportare speranza”), che si conclusero con una ritirata dei caschi blu a causa della violenta opposizione dei clan e dei gruppi armati somali.
(Misna, 3/05/06)
Aumentano Somali coinvolti in traffico esseri umani (LL,
Misna, 22/05/06)
Sono state più di 10.500 nei primi quattro mesi dell’anno le persone di cittadinanza somala oggetto di tratta degli esseri umani da parte dei trafficanti di persone attivi sulla rotta illegale che collega la Somalia con lo Yemen: lo riferisce l’Ufficio dell’Onu per il coordinamento delle questioni umanitarie (Ocha), secondo cui in tutto il 2005 le vittime della tratta verso lo Yemen erano state ‘solo’ 13.400. L’ufficio dell’Onu sottolinea anche la durezza dei trafficanti di esseri umani, che spesso costringono le loro vittime a gettarsi in mare al largo della costa yemenita, così da evitare di essere incrociati dai mezzi della guardia costiera di Sana’. I dati dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr/Acnur) confermano le statistiche dell’Ocha, poiché secondo l’Unhcr/Acnur dal settembre 2005 al marzo 2006 sono state illegalmente trasportate dalla Somalia allo Yemen almeno 100 persone al giorno, ciascuna delle quali paga tra i 30 e i 50 dollari per un passaggio di 30 ore (tanto serve per percorrere i circa 300 chilometri del Golfo di Aden) su imbarcazioni spesso fatiscenti, con poco cibo e scarsissima acqua. Molti sono i drammi: l’ultimo è stato registrato all’inizio di maggio, allorché l’Unhcr/Acnur ha denunciato che 39 migranti africani sono annegati e altri 212 sono stati dati per dispersi dopo essere stati costretti da trafficanti di esseri umani ad abbandonare i battelli su cui viaggiavano nelle acque antistanti le coste meridionali dello Yemen. Secondo statistiche dell’Onu, dal settembre 2005 allo scorso aprile 241 ‘carrette del mare’ sono arrivate dalla Somalia nello Yemen; solo dall’inizio del 2006 le vittime accertate per i frequenti incidenti sarebbero quasi 300. Se calcolati dal settembre 2005, i morti arriverebbero a 1.000.
(LL, Misna, 22/05/06)
Gli Usa appoggeranno i Signori della guerra contro al Qaeda
(Peacereporter, 18/05/06)
Continueremo a lavorare al fianco di partner regionali e internazionali, ovunque possibile, per reprimere il terrorismo e tentare di impedire una sua ascesa". E' quanto dichiarato dal portavoce della Casa Bianca parlando in particolare della Somalia. Lo riporta l'agencia di stampa Misna. Così facendo, gli Usa confermano le voci che circolavano da tempo sul fatto che gli Stati Uniti sostengano non meglio definiti "partner locali" per impedire che la rete di al Qaeda stabilisca una "testa di ponte" nel paese africano, che vegeta in un "clima di instabilità". Washington, parlando dei partner, non ha fatto esplicito riferimento all'Alleanza per la restaurazione della pace contro il terrorismo (Arpct), coinvolta negli scontri degli ultimi giorni a Mogadiscio contro i miliziani delle Corti islamiche. Intanto, l'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad) ha messo in guardia i paesi stranieri dal fornire armi alle fazioni rivali: "Un intervento coordinato in Somalia otterrebbe come risultato che i Signori della guerra finiranno fuori controllo. E' un approccio destinato a fallire".
(Peacereporter,
18/05/06)
Gli Usa finanziano segretamente i signori della guerra
(Peacereporter,
17/05/06)
Più di dieci anni dopo il ritiro delle truppe Usa dalla Somalia, i funzionari del governo provvisorio del paese ed alcuni esperti statunitensi di politica africana sostengono che, in realtà, gli Usa sono tornati nel paese per aiutare segretamente i signori della guerra laici che combattono contro i gruppi islamici per il controllo di Mogadiscio. A riportare la notizia è il quotidiano Usa 'Washington Post'.
(Peacereporter,
17/05/06)
Ripresi scontri a Mogadiscio, 7 morti (AGE, 17/05/06)
Almeno sette morti e nove feriti, alcuni in condizioni gravi: questo il bilancio provvisorio di un attacco effettuato stamane alle prime luci dell'alba da truppe islamiche -legate alle scuole coraniche, sospettate di integralismo ed infilitrazioni terroristiche- contro un accampamento di un importante signore della guerra, Mohamed Omar Habeb, noto come Dheere, ad una ventina di km. a nord di Mogadiscio. Secondo testimonianze raccolte sul posto, alcuni soldati del 'warlord' sono stati uccisi da colpi di mortaio durante l'attacco, ed altri sono stati finiti a colpi di arma bianca una volta conquistato l'accampamento, che poi -dopo essere stato devastato- è stato abbandonato dagli attaccanti. Lo stesso accampamento era stato attaccato la notte tra lunedì e martedì da tiri di cecchini, che avevano causato almeno un morto ed un ferito. Per gli analisti si tratta di un durissimo monito a Dheere. Questi, infatti, pur facendo parte dell'Alleanza per il ripristino della pace e contro il terrorismo formata dai signori della guerra in febbraio (e finanziata da Washington), non aveva partecipato con i suoi uomini ai sanguinosi combattimenti della settimana scorsa a Mogadiscio: da domenica sette a sabato 13, almeno 150 morti ed oltre 300 feriti, in grande maggioranza civili. Aveva, invece, preso parte a quelli di marzo, pure sanguinosi, ma non come gli ultimi. Insomma, si tratterebbe di un avvertimento per spingerlo a non rientrare direttamente in campo, come, secondo voci che girano insistenti a Mogadiscio, avrebbe deciso di fare nei giorni scorsi: si era addirittura detto che sabato sera stesse muovendo i suoi uomini verso il centro della capitale, ma poi -essendo scattata la tregua, che ancora, sempre più a fatica tiene- si era fermato. Grande tensione, dunque; manifestazioni per la pace più o meno spontanee, rabbia vera della popolazione, e moltissime iniziative diplomatiche internazionali per fermare la deriva della 'battaglia' di Mogadiscio. Iniziative che vedono in prima linea le proposte italiane avanzate sia all'Igad (che le ha accolte) che all'Ue, che starebbe -stando a fonti diplomatiche attendibili- per varare il documento sulla situazione in Somalia presentato dall'Italia.
(AGE,
17/05/06)
2 morti in un agguato, si teme ripresa scontri (Corriere della Sera,
16/05/06)
Ancora scontri in Somalia. Dopo due giorni di relativa calma, una milizia fedele alle Corti islamiche ha attaccato gli uomini di Mohammed Dheere, signore della guerra coalizzato con l'Arpct, la sedicente Alleanza per il Ristabilimento della Pace e per l'Anti-Terrorismo, in lotta con i fondamentalisti per il controllo di Mogadiscio. Nell'assalto, avvenuto lungo una strada che collega la capitale a Baidoa, due miliziani di Dheere sono rimasti uccisi. Ora si teme per una ripresa degli scontri che finora hanno provocato centinaia di morti.
(Corriere della Sera,
16/05/06)
Signori della guerra bloccano ingressi Mogadiscio (La
Repubblica, 15/05/06)
Mentre Mogadiscio resta presidiata da milizie armate ma sembra tenere la tregua sollecitata sabato dal Consiglio degli Anziani delle 'kabile', i clan somali, una delle parti in lotta ha annunciato che intende bloccare tutti gli ingressi alla citta': cosi' ha deciso l'Arpct, la sedicente Alleanza per il Ristabilimento della Pace e per l'Anti-Terrorismo, una coalizione formata dai vecchi 'signori della guerra' che per anni hanno controllato la capitale, fino all'avvento dei fondamentalisti guidati dalle Corti islamiche, loro nemiche. Fonti dell'Alleanza hanno spiegato che in tal modo intendono impedire agli avversatri di far affluire rinforzi. Gli uomini dei 'signori della guerra' hanno inoltre eretto un nuovo posto di blocco lungo la principale arteria che collega Mogadiscio al sud del Paese dove, a Baidoam, ha sede il governo ad interim; quest'ultimo, sepure fragilissimo e incapace persino di raggiungere la capitale, appare comunque essersi avvicinato alle Corti islamiche, accusando il fronte avverso di essere foraggiato dagli Stati Uniti. Frattanto ambedue i contendenti negano di aver mai sottoscritto alcuna tregua, anche se ostentano rispetto per l'appello lanciato dagli anziani.
(La Repubblica,
15/05/06)
Mogadiscio: tiene il cessate il fuoco (AGE, 15/05/06)
Tiene il cessate il fuoco proclamato da un gruppo di 'saggi' ieri mattina a Mogadiscio, dopo che la capitale somala era stata sconvolta per sette giorni consecutivi dai peggiori combattimenti degli ultimi anni, che hanno causato almeno 150 morti ed un numero doppio di feriti. In maggioranza le vittime sono civili. Le parti in conflitto, peraltro, hanno accettato in linea di principio la tregua, e la rispettano, ma non hanno firmato alcuna intesa formale. I signori della guerra, che hanno formato in febbraio l'Alleanza per il ripristino della pace e contro il terrorismo, fortemente sponsorizzata da Washington, chiedono agli avversari di abbandonare le parti della città conquistate in precedenza, e consegnare gli 'stranieri' che combattono con loro: si tratterebbe di afghani e pakistani legati ad al Qaida. Le milizie legate alle corti islamiche -su posizioni integraliste e sospettate di infiltrazioni terroristiche- non prendono neanche in considerazione questa proposta, ma dichiarano la disponibilità ad accettare il cessate il fuoco, aggiungendo che bisogna fermare la violenza, precisando però che non sono stati loro gli aggressori, ma gli aggrediti. Stallo politico, dunque; ma dalla notte tra sabato e domenica scorsa le armi di fatto tacciono, e la popolazione, che era fuggita in massa dalle abitazioni, comincia a rientrarvi.
(AGE,
15/05/06)
Mogadiscio; tregua dopo i massacri (Swissinfo, 14/05/06)
Un giorno di tregua, infine, a Mogadiscio dopo sette giorni consecutivi di combattimenti violentissimi, che hanno causato oltre 150 morti (qualcuno azzarda la cifra di 200), ed almeno 300 feriti. Civili, in maggioranza, le vittime: spesso donne e bambini. Ad imporre il cessate il fuoco ai contendenti - da un lato le milizie legate alla corti islamiche, su posizioni integraliste e sospettate di infiltrazioni terroristiche; dall'altro quelle dei signori della guerra, negli ultimi mesi appoggiati da Washington - è stato un monito degli 'anziani', cioe' dei saggi e dei capi-clan, diffuso stamani dalle radio locali. I contendenti in realtà non l'hanno firmato, ma rispettato; almeno per oggi. E lo ammette lo stesso portavoce dei saggi, che dice che c'é solo un'accettazione di principio da parte dei miliziani, ma nessuna formalizzazione dell'intesa. Chi però rompesse la tregua, ha aggiunto, ne sarebbe ritenuto responsabile. La situazione, dunque, resta estremamente tesa, e le truppe non si sono ritirate dalle loro posizioni. Un tragico stallo che riguarda quasi tutta Mogadiscio: il nord, in particolare l'area, povera e densamente popolata di Siisii, dove la battaglia è esplosa domenica scorsa, ma anche il centro città, e la parte meridionale della capitale. Gran parte della popolazione è in fuga disperata da giorni e ben pochi sono rientrati oggi nelle case, o in quello che ne è rimasto: tutt'al più vi sono passati velocemente per recuperare qualcosa. L'impressione, infatti, è che questo cessate il fuoco sia tutt'altro che definitivo. D'altronde ieri erano giunti moniti molto duri da parte dell'Onu e degli Usa perché le armi tacessero; mentre il governo di transizione nazionale - che è internazionalmente riconosciuto, e controlla larga parte del Paese, ma nella capitale non può neanche mettere piede, non vi ha nessun appoggio concreto, anzi - ha invocato un intervento militare dell'Onu o di altre forze per bloccare il massacro. Ipotesi che al momento appare quantomeno poco realistica.
(Swissinfo,
14/05/06)
Segretario lega araba: signori della guerra sono terroristi
(AGI,
13/05/06)
Il segretario generale della Lega araba, Amro Moussa, ha auspicato la cessazione immediata dei combattimenti a Mogadiscio. Nella circostanza, ha messo sotto accusa i "signori della guerra", che hanno dato vita a un'alleanza sostenuta dagli Usa per combattere le milizie islamiche che avrebbero dato asilo ai militanti di al Qaeda in fuga. "Ogni politica che porti a uno scontro fra un gruppo di signori della guerra contro altri e' inaccettabile", ha affermato. "I signori della guerra sono terroristi", ha detto. "L'unica soluzione corretta - ha sottolineato - e' quella di appoggiare il governo eletto, aiutare i suoi membri a rafforzare i poteri e a colpire coloro che intendono riportare il paese in un circolo vizioso".
(AGI,
13/05/06)
Settimo giorno di scontri a Mogadiscio: 138 morti (Reuters,13/05/06)
Mortai, mitragliatrici e razzi hanno preso di mira oggi Mogadiscio, capitale della Somalia, nel settimo giorno di aspri scontri tra milizie dei Signori della Guerra e combattenti islamici, che hanno finora provocato 138 morti e che sembrano destinati a intensificarsi. Mentre le battaglie di strada si accendono nei quartieri che circondano la capitale il governo ad interim - che non è in grado di fermare le violenze né di entrare a Mogadiscio - ha chiesto l'intervento estero per porre fine a quelli che risultano essere i più sanguinosi combattimenti da diversi anni a questa parte. Almeno cinque civili sono stati uccisi tra la notte e la mattinata, negli scontri a distanza ravvicinata tra le milizie. "Entrambe le parti stanno continuando a sparare colpi di mortaio. I combattimenti sono continuati nella notte", ha detto a Reuters per telefono Siyad Mohamed, un leader delle milizie islamiche. Per gli analisti quella in corso nel Corno d'Africa è una battaglia per procura per al Qaeda e Washington, che finanzierebbe ampiamente i signori della guerra. I due gruppi stanno continuando ad ammassare miliziani e un altro signore della guerra, Mohamed Dheere, prefigura nuovi combattimenti. "La coalizione ha in programma di attaccare la milizia dei Tribunali islamici da altri fronti", ha detto il signore della guerra Alì Nur. Oggi i combattimenti si sono estesi all'area di Karan, dopo Siisii e Yaqshid. I feriti, centinaia secondo i testimoni, sarebbero in gran parte civili. Gli abitanti stanno fuggendo dalle zone di combattimento.
(Reuters, 13/05/06)
Sesto giorno combattimenti a Mogadiscio (AGI,
12/05/06)
Per il sesto giorno consecutivo e' proseguita a Mogadiscio la sanguinosa battaglia tra i miliziani fedeli alle corti islamiche e quelli dell'Arpct, una sedicente Alleanza Anti-Terrorismo guidata dai vecchi 'signori della guerra' locali, che si batte per fermare l'espandersi nel Paese del Corno d'Africa dell'infuenza degli integralisti, e che secondo il governo transitorio della Somalia sarebbe finanziata dagli Stati Uniti. Dal sobborgo settentrionale di Siisii, dove erano scoppiare in origine le ostilita', e dal centrale quartiere di Huriwa gli scontri si vanno ormai estendendo verso la parte sud della citta', e hanno gia' raggiunto la zona di Waharaade. Nelle ultime ore risultano al momento vi siano stati soltanto due ulteriori feriti, compreso un bimbo di 6 anni, ma il bilancio di meno di una settimana di confronto e' frattanto salito ad almeno 126 morti; stando anzi al portavoce dell'Arpct, Hussein Gutakle Rage, ammonterebbero come minimo a centocinquanta le persone uccise, ma il dato non ha finora trovato conferme da altre fionti. I contendenti si stanno affrontando senza risparmio, ed e' accertato che fanno sistematicamente uso artiglieria pesante, mortai e missili da contraerea.
(AGI, 12/05/06)
I miliziani islamici stanno prendendo il sopravvento
(Il Tempo, 12/05/06)
I miliziani islamici della Somalia stanno prendendo il sopravvento a Mogadiscio di fronte a una milizia che gode anche di appoggi esterni e controllano ormai più dell'80 per cento della città. Lo afferma un rapporto di un gruppo di esperti dell'Onu presentato mercoledì. Il gruppo di esperti, che sorveglia l'applicazione di un embargo sulle armi, ha consegnato il rapporto al consiglio di sicurezza mentre i combattimenti si allargano a Mogadiscio e provocano decine di morti. I combattimenti oppongono militanti islamici delle scuole coraniche alla cosiddetta Alleanza per la restaurazione della pace e contro il terrorismo Arpct, che godrebbe di simpatie anche negli Stati Uniti. Il rapporto afferma che l'Alleanza è seriamente indebolita dopo i combattimenti degli ultimi giorni. Entrambi i gruppi, che ora si combattono ferocemente, sono ostili al governo centrale, che non ha alcun controllo sulla capitale.
(Il Tempo,
12/05/06)
Sale a 120 vittime bilancio scontri tra milizie (Reuters,
12/05/06)
Il numero di morti negli scontri più cruenti degli ultimi dieci anni è salito oggi a più di 120, mentre le milizie combattono per il controllo della capitale con mortai, granate a propulsione razzo ed armi anti-aeree. Centinaia di persone sono state ferite a causa dei proiettili caduti nelle loro abitazioni all'interno della sovraffollata baraccopoli di Siisii, a nord di Mogadiscio. Molti altri sono fuggiti per evitare i combattimenti, che si sono estesi oggi anche alle altre aree densamente popolate vicine. Gli ospedali locali hanno detto che almeno 27 persone sono state uccise negli scontri che sono continuati nella notte. Quest'ultima giornata di combattimenti ha portato il numero di morti ad almeno 121. Gli abitanti hanno detto che altre persone sono morte nel corso degli scontri avvenuti oggi, sebbene il caos a Mogadiscio abbia reso difficile ottenere dettagli. Questa battaglia rappresenta il terzo episodio di combattimenti per strada a Mogadiscio quest'anno tra miliziani alleati delle corti islamiche e uomini armati dell'autoproclamata alleanza anti-terrorista dei potenti signori della guerra, sospettata di essere finanziata da Washington. La maggior parte dei morti sono civili e le ultime vittime sono state una donna incinta e tre bambini, la cui casa è stata distrutta da un colpo di mortaio. In un altro incidente, un testimone ha detto di aver visto dei mortai colpire due volte un'abitazione, uccidendo cinque membri della stessa famiglia, fra cui due ragazzi. "Siisii è stata trasformata in un campo di battaglia. Molte case sono state bombardate e centinaia di residenti sono fuggiti. E' una catastrofe", ha detto Mohamed Siyad, un leader militare legato alle fazioni islamiche. "Il numero di morti è destinato a salire". Farhan Gure, residente nei pressi di Siisii, ha detto: "Molte persone temono che stanotte i combattimenti si inaspriranno... non abbiamo mai visto una battaglia così prima d'ora". Gli analisti vedono i combattimenti come una guerra per procura tra militanti islamisti e Washington, che da tempo considera la Somalia un rifugio per i terroristi. Alcuni diplomatici e funzionari della sicurezza dicono che ci sono attivisti legati ad al Qaeda nei pressi di Mogadiscio, ma i somali in generale non sostengono il fondamentalismo islamico. I tribunali islamici hanno usato la legge coranica per imporre un'apparenza di ordine in questa città di un milione di abitanti, dove il vuoto di potere è stato riempito negli ultimi 15 anni di guerra civile da una violenza endemica.
(Reuters,
12/05/06)
4 giorni di scontri a Mogadiscio (Euronews, 11/05/06)
Quattro giorni di combattimenti a Mogadiscio, in Somalia, hanno provocato almeno 120 morti fra miliziani e popolazione. Nel paese del corno d'Africa che è in preda alla guerra civile dal '91, stanno crescendo in potenza i cosiddetti Tribunali islamici che mirano a imporre la legge coranica e un gruppo armato che sarebbe spalleggiato dagli Stati Uniti, con l'obiettivo di contrastare questi Tribunali. Il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha comunque respinto la raccomandazione di una sua commissione consultiva che chiedeva di rafforzare l'embargo sulle armi già in vigore e che i nuovi signori della guerra violerebbero continuamente. Eritea e Etiopia sono state spesso indicate come probabili fonti di approvvigionamento. La Somalia è un paese senza governo dalla cacciata, 15 anni fa, dell'uomo forte Siad Barre. C'è un esecutivo di transizione che si è recentemente istallato a Jawhar, a nord di Mogadiscio, ma la sua influenza sul paese è praticamente nulla.
(Euronews,
11/05/06)
Salta tregua, battaglia a Mogadiscio (AGI, 10/05/06)
Salta la tregua a Modagiscio e le milizie rivali hanno ripreso a darsi battaglia. Gli ultimi quattro giorni di scontri hanno fatto quasi cento morti e almeno duecento feriti. E' la terza volta dall'inizio dell'anno che i due schieramenti si danno battaglia. A contendersi il controllo della capitale somala sono le milizie delle corti islamiche e quelle della Coalizione antiterrorismo di Mogadiscio, un'alleanza tra "signori della guerra" costituita in chiave anti-islamica lo scorso febbraio. Secondo gli analisti, la nuova spirale di violenza sta a indicare che la Somalia e' diventata il prossimo teatro di scontro tra militanti islamici e gli Stati Uniti che sono ampiamenti indicati come finanziatori dei "signori della guerra".
(AGI,
10/05/06)
Mogadiscio: terzo giorno di battaglia – Si parla di tregua
(Swissinfo, 09/05/06)
Terzo giorno consecutivo di battaglia a Mogadiscio, dove gli scontri tra le fazioni rivali, esplosi domenica, non sono diminuiti neanche oggi. Pesante il bilancio: una cinquantina i morti e più di 100 feriti. Molte le vittime civili. In serata si sono diffuse voci insistenti secondo le quali sarebbe stata raggiunta un'intesa per il cessate il fuoco, che potrebbe, almeno per qualche tempo, fermare la battaglia per il controllo di Mogadiscio. Lo scontro è tra le milizie legate alle corti islamiche (su posizioni integraliste, e sospettate di infiltrazioni terroristiche), e quelle dei signori della guerra. Dapprima sostanzialmente alleate, hanno rotto in febbraio quando i warlords, alleati con i potenti grandi controllori del commercio, hanno dato vita all'Alleanza per il Ripristino della Pace e contro il Terrorismo, che tutti considerano essere finanziata dal governo americano, anche se, ovviamente, non ci sono prove formali. La battaglia per il controllo della capitale - e dei suoi lucrosi traffici - è stata dapprima in favore dei miliziani islamici, che sono riusciti ad occupare gangli strategici della parte nord della capitale, normalmente controllati dai warlords. Ed è lì che è esplosa la battaglia domenica. Le milizie dei signori della guerra sono passate al contrattacco, e sfuggendo dalla tenaglia in cui sembarvano rinchiusi, hanno puntato verso Mogadiscio sud (feudo delle Corti islamiche). Infine, a sud e a nord della capitale, si spara senza sosta. Ci sono edifici in fiamme, la popolazione civile è in fuga da tempo.
(Swissinfo,
09/05/06)
Il ruolo di Washington. (Mario Fagotto,
Peacereporter, 08/05/06)
Gli Usa, che ufficialmente sostengono il processo di pace, avrebbero in realtà optato per una strategia a breve termine, alleandosi con i signori della guerra quale male minore. “Il problema è che un disegno del genere ha poche possibilità di riuscita” dichiara a PeaceReporter Matt Bryden dell’International Crisis Group. “Potrebbe portare qualche risultato iniziale, ma alla lunga l’instabilità del Paese pregiudicherà la vittoria finale”. PeaceReporter ha provato a contattare l’ufficio stampa dell’ambasciata americana a Nairobi, in Kenya, per avere un commento sulle dichiarazioni di Yusuf, ma senza risultato. Sull’argomento le autorità americane sono rimaste abbottonate, non rilasciando dichiarazioni neanche alle maggiori agenzie di stampa internazionali. Un’implicita conferma della fondatezza delle accuse? “Qui a Mogadiscio tutti sono al corrente della faccenda”, rivela Duguf. “Fornitura di armi e fondi americani, ma nessun intervento diretto. Oltre agli elicotteri Usa che pattugliano i cieli di Mogadiscio ogni notte”. - Il Corno d’Africa è una delle nuove frontiere scelte da Washington nella lotta al terrorismo: dal 2003 è attiva a Gibuti la Combined Joint Task Force, una missione militare americana che conta 1.800 unità, e che opera in sette Paesi africani circostanti, Somalia compresa. Compito principale della missione, stanziata nella ex-base della legione straniera francese, è proprio la lotta al terrorismo, sia tramite operazioni militari che attraverso l’assistenza alla popolazione civile. “L’instabilità della regione potrebbe in effetti favorire la crescita del terrorismo”, rivela Bryden. “Al momento sono attivi piccoli gruppi armati, isolati e senza l’appoggio della popolazione. Ma ciò non significa che in futuro non possano diventare una vera minaccia”. Una visione condivisa dall’amministrazione Usa, che nei prossimi anni vorrebbe fare di Gibuti la principale base della Nato nella zona, aumentando gli effettivi a 3 mila unità. Ma che non trova riscontro tra la popolazione civile. (…)
(Mario Fagotto,
Peacereporter, 08/05/06)
Battaglia a Mogadiscio, uccisi molti civili (
Una violenta battaglia, in corso da ieri nella parte nord della citta' somala di Mogadiscio, ha causato la morte di almeno 12 persone e il ferimento di altre 30. Secondo le fonti locali, tra le vittime ci sarebbero numerosi civili. Negli scontri si affrontano truppe legate alle Corti Islamiche (integralisti sospettati di infiltrazioni terroristiche) e una milizia irregolare dei signori della guerra ex alleati degli islamici.
(Corriere della Sera,
08/05/06) –
Peacereporter
- È salito ad almeno 25 morti e 61 feriti il bilancio degli scontri in atto da ieri a Mogadiscio, in Somalia, dove militanti legati ad un'alleanza di signori della guerra ha attaccato il veicolo di un gruppo legato alle corti islamiche. A centinaia le famiglie costrette a lasciare le loro abitazioni per sfuggire ad una vera e propria lotta per il controllo del territorio.
(Peacereporter,
08/05/06)
Guerra tra bande, 6 morti (Corriere della Sera, 07/05/06)
La lotta tra fazioni rivali per il controllo della capitale somala Mogadiscio ha provocato sei morti e almeno venti feriti nella zona settentrionale della citta', secondo fonti mediche. Si affrontano le milizie islamiche e le truppe dei signori della guerra. Una granata ha colpito una casa uccidendo tre persone, fra cui un bambino di due anni.
(Corriere della Sera,
07/05/06)
Presidente Ahmed accusa: "usa finanziano ex signori della guerra" (corriere della sera, 03-05-2006)
Il presidente somalo, abdullahi yusuf ahmed, in visita ufficiale a stoccolma, ha accusato oggi gli stati uniti di finanziare in somalia l'alleanza degli ex signori della guerra nello scontro con gli estremisti islamici per il controllo del paese. Washington ha finora ammesso soltanto di aver incontrato diversi leader somali nell'ambito della lotta al terrorismo internazionale. "gli americani dovrebbero dire ai signori della guerra che dovrebbero sostenere il governo e collaborare con il governo - ha detto ahmed in un'intervista - noi siamo il legittimo governo e noi possiamo collaborare nella lotta al terrorismo". La somalia non ha un governo dal 1991, anno in cui i signori della guerra rovesciarono il dittatore siad barre, finendo poi per combattersi tra di loro e trasformare il paese in una miriade di 'feudi'. Il governo provvisorio e' stato nominato nell'ottobre 2004 nel vicino kenya. Mogadiscio e' ritenuta ancora troppo pericolosa per l'esecutivo.
(corriere della sera,
03-05-2006)
Battaglia a Baidoa, morti e feriti (AGE, 10-04-2006)
Scontro sanguinoso la notte scorsa a Baidoa (Somalia, 250 chilometri ad ovest di Mogadiscio) tra guardie che scortavano un camion di aiuti alimentari del Pam (programma alimentare mondiale), ed un gruppo di banditi che pretendevano soldi per farli passare attraverso il chek point da loro controllato. Si tratta di prassi comune, e in buona misura rispettata: ma, a quanto pare, la 'gabella' in quel posto non era prevista dalla scorta. Pesante, ed ancora provvisorio, il bilancio: almeno tre morti e nove feriti, tra i quali -secondo fonti concordi- anche un deputato. Il Parlamento somalo siede provvisoriamente proprio a Baidoa, capoluogo di una delle regioni somale più colpite dalla siccità (a tali popolazioni erano diretti gli aiuti del Pam), quella di Bay.
(AGE,
10-04-2006)
Centinaia di somali fuggiti in Kenya (L.M.,
Misna, 29-03-2006)
Oltre 900 somali hanno cercato rifugio nel vicino Kenya dopo gli scontri della scorsa settimana a Mogadiscio tra le cosiddette ‘Corti islamiche’, milizie legate ad ambienti radicali, e la sedicente ‘Alleanza’ composta dai principali signori della guerra e da alcuni trafficanti, che hanno provocato almeno una settantina di vittime (90 o addirittura oltre, secondo diverse fonti) e non meno di 250 feriti. Come hanno spiegato le autorità locali, i profughi sono arrivati nel campo delle Nazioni Unite di Dadaab, nel distretto di Garissa, in fuga dal paese d’origine dopo che le loro abitazioni erano state raggiunte da ordigni e colpi di mortaio nei due giorni di combattimenti. Ieri le forze di sicurezza hanno continuato a pattugliare il confine tra Kenya e Somalia per cercare di contenere l’afflusso di profughi. In ogni caso le autorità del posto hanno assicurato che, a partire dallo scorso fine-settimana, la situazione in Somalia è andata normalizzandosi. Il segretario permanente per l’immigrazione keniano, Emmanuel Kisombe, ha precisato che il Kenya continuerà a offrire protezione ai rifugiati, un obbligo che gli deriva dalla firma della Convezione delle Nazioni Unite sulla protezione dei profughi, ma ha sottolineato che “il fardello si sta facendo sempre più pesante a causa del sostegno non continuativo da parte della comunità internazionale dei paesi donatori”.
(L.M., Misna, 29-03-2006)
Somalia - Pirati di nuovo in azione: sequestrata nave (Ansa/Basilicatanet, 30-03-2006)
Una motonave battente bandiera panamense e con a bordo una trentina di marittimi e' stata sequestrata da pirati 200 km a nord di Mogadiscio. Il fatto e' avvenuto ieri sera: la 'Lombieo' aveva appena scaricato il suo carico. Gran parte dell'equipaggio e' composta da marinai filippini. Fenomeni di pirateria sono ormai frequentissimi al largo delle coste somale, al punto di aver reso quasi impossibili i rifornimenti di aiuti, indispensabili per la sopravvivenza delle martoriate popolazioni locali.
(Ansa/Basilicatanet,
30-03-2006)