Un progetto che prevede l'autonomia del Sahara occidentale marocchino è stato presentato oggi a Rabat da Khali Henna Oul Errachid, presidente del Consiglio reale consultivo per gli affari del Sahara Occidentale (Corcas) creato da re Mohammed VI. Secondo gli osservatori internazionali, la presentazione del piano è destinata ad alimentare nuove tensioni con il Fronte Polisario, che chiede l'indipendenza del Sahara occidentale, e con l'Algeria, che sostiene le richieste del Fronte. Nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Rabat, Errachid ha sottolineato che il piano rappresenta "l'unica soluzione che soddisfa le rivendicazioni del Sahara occidentale in conformità con le norme internazionali", precisando anche che si tratta di un momento storico importante che coinvolge vari attori della scena politica e civile del paese. La proposta, approvata all'unanimità dal consiglio, dovrà essere presentata al re, che, a sua volta, dovrà esaminarla e, in un secondo momento, ratificarla. I punti principali del piano sono: autonomia delle province sotto la sovranità del Marocco, competenze esclusive in materia legislativa, giudiziaria ed esecutiva, rispetto dei diritti dell'uomo in conformità con le normative internazionali. Errachid ha annuncia che la seconda lingua delle province del sud sarà lo spagnolo, seguita dal francese.
(TicinOnLine,
06/12/06)
Polisario chiede indagine onu su morte migranti (LL, Misna, 04/12/06)
Il presidente dell’auto-proclamata Repubblica araba saharawi democratica, Mohamed Abdelaziz, ha inviato oggi una lettera al segretario generale uscente dell’Onu, Kofi Annan, chiedendo l’apertura di un’indagine sulla morte di circa 50 cittadini saharawi avvenuta la settimana scorsa, allorché un gruppo di migranti tentava di raggiungere clandestinamente a bordo di un barcone l’arcipelago spagnolo delle Isole Canarie. “Il Fronte Polisario chiede un’indagine internazionale urgente” sulla morte dei migranti, si legge nella lettera, nella quale Abdelaziz accusa il governo marocchino di adottare “una politica genocida che pretende di liquidare i saharawi e di svuotare il Sahara occidentale dai suoi abitanti autoctoni attraverso il terrore e l’oppressione”. L’incidente di cui parla il rappresentante del Fronte Polisario è avvenuto in circostanze ancora misteriose al largo delle coste del Sahara occidentale e in un primo momento le autorità marocchine avevano parlato di una quindicina di vittime. Successivamente il Fronte Polisario aveva reso noto che a bordo della fatiscente imbarcazione viaggiavano esponenti di spicco della lotta politica saharawi per l’indipendenza e per i diritti umani. Secondo i saharawi, un incidente simile, con la morte di una quarantina di attivisti, si era già verificato tra luglio e agosto scorsi. Nel frattempo, più di 200 migranti irregolari saharawi sono giunti negli ultimi giorni alle Canarie, dove hanno chiesto formalmente asilo politico alla Spagna. Il Sahara occidentale, ex-colonia spagnola, è stato occupato militarmente dal Marocco nel 1975 e da allora è considerato da Rabat parte integrante del reame; fino al 1991 le parti hanno dato vita a una guerra a bassa intensità; da allora è stato impossibile raggiungere un accordo sul destino dell’arida ma ricca regione africana. Il Marocco è pronto a concedere l’autonomia alla regione; i saharawi vogliono la convocazione di un referendum per l’autodeterminazione. (LL, Misna,
04/12/06)
Almeno 31 profughi saharaui morti a largo di El Ajun (SwissPolitics, 28/11/06)
Almeno 31 clandestini sono morti nel naufragio di due barche al largo di El Ajun, nel Sahara Occidentale. Lo rende noto la Commissione spagnola per gli aiuti ai rifugiati (Cear) confermando le accuse del Fronte Polisario al Marocco. Secondo un comunciato della Cear, fra i morti, tutti giovani, vi è lo studente universitario Naji Dohatem, di 30 anni, "noto attivista per i diritti umani". La Commissione denuncia "l'esodo di centinaia di giovani saharaui che fuggono dalle sistematiche violazioni dei diritti umani commesse dalla polizia marocchina". (SwissPolitics,
28/11/06)
Dopo 5 mesi di stop, sono riprese oggi le visite organizzate dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati tra le famiglie saharawi divise dal muro che il Maroccco ha costruito negli anni Ottanta per delimitare la parte del Sahara Occidentale conquistata. Dopo l'invasione delle truppe marocchine, migliaia di profughi saharawi fuggirono in Algeria, dove vivono tuttora in 5 campi profughi nei pressi di Tindouf. I primi voli organizzati dalle Nazioi Unite per permettere brevi visite a parenti che sono rimasti divisi dalla linea del fronte diventata poi un muro, sono avvenuti nel 2004.
(Peacereporter,
03/11/06)
Il Marocco e il Frente Polisario dovrebbero cominciare le trattative per provare a trovare una soluzione durevole al loro conflitto di vecchia data nel Sahara occidentale. Lo ha dichiarato il segretario generale Kofi Annan in un rapporto al Consiglio di sicurezza per un'estensione di sei mesi della missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite (MINURSO) nel territorio disputato. Il Marocco chiede che sia riconosciuta la sua sovranita' sul Sahara occidentale , mentre il Frente Polisario chiede che ci sia un referendum che preveda l'opzione dell'indipendenza. A giudizio di Annan questi punti possono essere discussi all'interno delle trattative che pero' "non decolleranno a meno che il Consiglio di sicurezza dichiari assolutamente che l'esercitazione dell'autodeterminazione sia l'unico scopo accettabile delle trattative". Secondo il segretario generale, poi, anche i Paesi limitrofi Algeria e Mauritania dovrebbero essere invitati a partecipare a tutti i colloqui di pace. Dato il ruolo giocato dalla missione ONU nell'effettuazione del cessate il fuoco, Annan suggerisce che suo relativo mandato si estenda al 30 aprile 2007, sei mesi oltre l'attuale data di scadenza. MINURSO e' stata istituita nel 1991 per controllare il cessate il fuoco e per organizzare un referendum sull'autodeterminazione nell'ex colonia spagnola che il Marocco ha occupato e dove il Frente Polisario ha combattuto per l'indipendenza. (C. Amato, Oss. Sulla legalità,
19/10/06)
Il Marocco reagisce con durezza alla condanna delle Nazioni Unite. Tutto è cominciato domenica scorsa, quando il Marocco ha respinto con sdegno le conclusioni del rapporto di Louise Arbour, Alto Commissariato delle Nazioni unite per i diritti dell'uomo (Hchd), nel quale si riaffermava il diritto inalienabile del popolo saharawi all'autodeterminazione. Benché segreto, il documento è stato diffuso da quotidiano spagnolo El Pais sabato scorso. Il governo marocchino l’ha definito “compiacente” verso il Fronte Polisario, organizzazione politico militare dei saharawi, e l'Algeria, storico alleato di quest’ultimo e contendente del Marocco per il ruolo di Paese leader del Maghreb. (…)(
Peacereporter,10.10.06)
Il Marocco ha respinto un rapporto dell'Alto commissariato dell'Onu per i diritti umani, secondo cui la situazione nel Sahara occidentale è "preoccupante", definendolo "parziale" e "compiacente" versol'Algeria e il Fronte Polisario. Tale rapporto è stato di recente consegnato dall'Onu al Marocco, al Polisario e all'Algeria, che appoggia il movimento indipendentista armato Sahraoui. Il suo contenuto è stato rivelato ieri dal quotidiano francese 'Le Monde'. (Swisspolitics,
08.10.06)
Onu chiede autodeterminazione subito (Ticinonline, 07/10/06)
L'Alto Commissariato dell'Onu per i diritti umani ha chiesto che si "applichi senza ulteriori indugi il diritto all'autodeterminazione" del popolo saharaui. In un rapporto non destinato alla pubblicazione, ma diffuso dall'agenzia del Fronte Polisario che si batte per l'indipendenza del Sahara Occidentale, l'Alto commissariato afferma che l'autodeterminazione delle popolazioni saharaui è "un diritto fondamentale" dalla cui violazione dipendono tutte le altre violazioni dei diritti umani nella regione. Violazioni, da parte di Rabat, la cui denuncia è anche inclusa nel documento. "Il diritto all'autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale deve essere garantito e applicato senza ulteriori indugi" afferma il rapporto redatto da una delegazione che ha compiuto una missione sul posto. Un referendum per il Sahara Occidentale, previsto originalmente ed accettato dal Marocco è ora respinto da questo duramente criticato dal Fronte Polisario che ha anche rivolto accuse a Madrid per la sua posizione al riguardo che gli appare di riavvicinamento a Rabat. (Ticinonline,
07/10/06)
Arresti e pestaggi di attivisti saharawi a El Aaiun (Peacereporter,
30/09/06)
Più di quaranta giovani saharawi sono stati fermati da domenica a mercoledì scorsi, durante le manifestazioni, chiedendo la fine dell'occupazione marocchina del Sahara Occidentale. Diversi gruppi di giovani, tra cui alcune ragazze, hanno manifestato pacificamente nelle vie principali di El Aaiun, a partire dalla piazza Smara. I manifestanti avevano bandiere saharawi e scandivano slogan a favore dell'indipendenza del Sahara Occidentale. La polizia ha caricato la manifestazione ed ha arrestato una quarantina di giovani manifestanti. Secondo un primo bilancio, undici persone sono state identificate e torturate nei centri di detenzione marocchini. (Peacereporter, 30/09/06)
Almeno ventuno subsahariani che tentavano di raggiungere via mare le isole Canarie sono morti affogati a largo delle coste africane. Lo rivelano fonti ufficiali citate dalla Efe da Rabat. I cadaveri dei clandestini sono stati ripescati ieri a largo di El Aiun, nel Sahara Occidentale. Si teme che il numero di vittime possa aumentare considerato che i sopravvissuti sono sette, e sull'imbarcazione, secondo uno di essi, si trovavano 37 persone.
(Basilicatanet/Ansa,
04/07/06)
Saharawi - Aiuti per la popolazione (AGE,16/06/06)
Un cargo carico di aiuti umanitari destinati alle popolazioni Saharawi partirà domenica 18 giugno (ore 10) dall'aeroporto militare di Pisa. Nella carlinga dell'aereo viaggeranno undici tonnellate di materiali raccolti dalla Protezione civile, le associazioni di volontariato e le Ong dell'Emilia-Romagna e della Toscana. Medicinali e sussidi sanitari, viveri, coperte e vestiti, deflussori e mezzi per la disinfezione dei pozzi per un totale di oltre quattro tonnellate di materiali è quanto è stato raccolto e messo a disposizione dal Servizio della Protezione civile della Regione Emilia Romagna, dall'ex municipalizzata Enia di Reggio Emilia, dalle associazioni Help for Children di Parma, Jaima Saharawi di Reggio Emilia e dall'Ong Cisp Emilia-Romagna di Granarolo Emilia (Bologna). Le Regioni Emilia-Romagna e Toscana vengono così in soccorso alle popolazioni del Saharawi, i cui campi profughi situati nel Sahara occidentale, sono stati devastati nel febbraio scorso da una violenta alluvione che ha raso al suolo o danneggiato oltre la metà delle strutture esistenti. Alla prima richiesta di aiuto da parte delle popolazioni colpite, la macchina degli aiuti umanitari regionale si era attivata immediatamente attraverso il coordinamento del Tavolo-Paese Saharawi dell'Emilia-Romagna e, a fine febbraio, erano stati già forniti farmaci per un valore di quasi seimila euro. A causa dell'alluvione molte famiglie sono rimaste senza rifugio, mentre le comunità hanno perso alcuni degli edifici adibiti a scuola e a presidi sanitari del territorio. Per questo la Regione Emilia-Romagna si è impegnata nella ricostruzione di nove scuole, nell'ambito di un progetto finanziato dall'Unione Europea, e nel ripristino della funzionalità di sei dispensari (ambulatori), per un investimento complessivo di 50mila euro. La Protezione civile regionale si sta inoltre occupando dell'acquisto di tende per i profughi. Alla missione in partenza da Pisa - resa possibile anche grazie al ponte aereo gratuito concesso dai Ministeri della Difesa e degli Esteri - parteciperà anche un rappresentante della Protezione civile regionale che presidierà la consegna degli aiuti alla Mezzaluna
Saharawi.
(AGE, 16/06/06)
Saharawi - Amnesty condanna la repressione della polizia marocchina
(Peacereporter,24/05/06)
Decine di persone sono state ferite e centinaia arrestate, secondo il rapporto annuo di Amnesty International, nel Sahara Occidentale, in seguito a manifestazioni represse dalla polizia "con un uso eccessivo della forza". Le persone fermate hanno affermato di essere state "vittime di atti di tortura o di maltrattamenti per costringerli a firmare delle 'confessioni', e dissuaderli dal partecipare ancora a manifestazioni o punirli per avere difeso l'indipendenza del Sahara occidentale". Intanto, Mariam Chabbar, saharawi di circa trent'anni, è stata pestata sabato scorso nella città di Smara. A seguito delle percosse ricevute, la donna ha subito un aborto.
(Peacereporter,
24/05/06)
Il deserto s'infiamma: continuano gli scontri e le violenze
(Peacereporter, 23/05/06)
L’ultima settimana in Sahara Occidentale è stata caratterizzata da manifestazioni dei saharawi e dalla repressione da parte della polizia marocchina. Il giorno più caldo, il 18 maggio scorso, quando sono stati almeno 70 i dimostranti arrestati e altrettanti quelli feriti. La scintilla che ha scatenato le violenze è stata la visita a El Aaiun, la capitale del Sahara Occidentale, di una commissione delle Nazioni Unite inviata da Kofi Annan per una verifica della situazione sul territorio. Il corteo voleva sensibilizzare i membri della commissione Onu al rispetto dei diritti umani dei saharawi e all’organizzazione del referendum, atteso da 30 anni, per stabilire il destino del Sahara Occidentale, ex colonia spagnola occupata dal Marocco nel 1975. Il corteo è stato subito affrontato dalla polizia marocchina (anche se alcuni arresti ‘preventivi’ erano avvenuti il giorno prima), che ha trascinato via alcuni dei leader saharawi. I dimostranti si sono dispersi in varie zone della città, ma non sono tornati a casa, cercando di ottenere un incontro con la commissione Onu che, vista la situazione, si era barricata in albergo. Alla fine alcuni portavoce dei saharawi sono stati ricevuti, e hanno denunciato che molti agenti marocchini erano infiltrati nel corteo, con abiti tradizionali saharawi e con bandiere marocchine, per dare una visione distorta agli ispettori Onu della situazione. (…)
(Peacereporter,
23/05/06)
Polisario chiede a Annan di chiudere questione
(TicinOnLine,
20/05/06)
Mohamed Abdelaziz, capo del Polisario e presidente della Rasd (repubblica araba saharaoui democratica, autoproclamata e appoggiata da Algeri), ha chiesto al segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, di "chiudere definitivamente la questione del conflitto del Sahara occidentale" prima della fine del suo mandato, che scade a fine 2006. Il conflitto è cominciato nel 1975, quando Rabat si annesse unilateralmente l'ex colonia spagnola, provocando l'esodo di migliaia di sahrawi che si sono rifugiati nella regione di Tindouf in Algeria. Da allora il Polisario continua a reclamare l'indipendenza, mentre il Marocco rimane fermo sulle sue posizioni: il Sahara occidentale (ricco di petrolio e fosfati) è marocchino. In un'intervista all'agenzia algerina Aps, Abdelaziz invita Annan "a chiedere alla comunità internazionale di aiutarlo per far pressione sul Marocco e indurlo a rispettare gli accordi" che ha firmato. Cioé il piano di pace del 1991 - accettato dal Marocco e dal Polisario mettendo fine a 26 anni di conflitto armato - successivamente arricchito dal piano Baker che prevedeva un periodo di autonomia di cinque anni seguito da un referendum di autodeterminazione. Oggi l'ipotesi è completamente scartata dal re del Marocco, Mohamed VI, che propone solo un'autonomia sotto sovranità marocchina. "Gli strumenti adeguati per risolvere il conflitto esistono, per noi non può esserci alternativa al di fuori dei piani dell'Onu", ha detto Abdelaziz, auspicando inoltre la creazione di un "meccanismo dell'Onu" per proteggere i diritti umani del popolo sahrawi. Un campo in cui è stato fatto qualche passo avanti con la visita di una delegazione dell'Alto commissariato dell'Onu ai campi profughi vicino a Tindouf. La delegazione, attesa in serata, e guidata da Christophe Giraud, proviene da el-Ayoun, nel Sahara occidentale a ovest del muro eretto dai marocchini, dove ha incontrato un centinaio di sahrawi indipendentisti e unionisti.
(TicinOnLine,
20/05/06)
Pesca: la Svezia guida il fronte del no (Il Denaro, 07-04-2006)
L’accordo sulla pesca fra la Ue e il Marocco, firmato 9 mesi fa, non è ancora entrato in vigore perché la Svezia, appoggiata da Danimarca, Irlanda, Regno Unito e Paesi Bassi, ha chiesto che parte dei benefici della pesca in acque del Sahara occidentale sia destinata al popolo saharaoui. Nel darne notizia, fonti diplomatiche riferite ieri dal quotidiano “El Pais” sottolineano che la Spagna e la Francia si oppongono alla proposta di Stoccolma, perché ritengano possa mettere a rischio l’accordo. Il documento presentato dalla Svezia raccoglie la dichiarazione di Hans Correll, segretario generale aggiunto dell’Onu che già nel 2002 sostenne che la presenza marocchina nel Sahara occidentale “manca di base legale” e che lo sfruttamento delle risorse della ex colonia spagnola può essere fatto solo in beneficio della popolazione. Il documento ricorda, inoltre, che gli Stati Uniti hanno escluso il Sahara dall’accordo di libero scambio col Marocco. La questione - secondo le fonti - sarà nuovamente discussa oggi in una riunione degli ambasciatori comunitari a Bruxelles. Da parte sua Rabat segue con interesse il dibattito in corso e, in colloqui informali, i diplomatici marocchini hanno lasciato intendere che la presa di posizione della Svezia potrebbe essere intesa come un’intromissione negli affari interni.
(Il Denaro,
07-04-2006)
Il Marocco darà autonomia al Sahara (Il Giornale,
26-03-2006)
Rabat. Al termine di cinque giorni di visita nel Sahara Occidentale, il re del Marocco, Mohamed VI, ha rilanciato ieri la proposta di concedere una ampia autonomia alla contesa regione (l'ex Sahara spagnolo), avvertendo però che il suo Paese non intende cedere «un solo pollice, un solo grano di sabbia, del nostro caro Sahara» agli indipendentisti saharaoui del Fronte Polisario. Il Marocco, ha precisato, si è sempre detto disposto «a lavorare per la ricerca di una soluzione politica che garantisca agli abitanti della regione la possibilità di gestire i loro problemi, nel quadro dell'integrità territoriale inalienabile del nostro Paese».
(Il Giornale, 26-03-2006)
Re Marocco grazia 216 detenuti saharawi (SwissInfo, 26-03-2006)
Re Mohammed VI del Marocco ha graziato 216 detenuti saharawi, tra cui una trentina di attivisti politici. Lo si è appreso da fonti del ministero della giustizia secondo le quali i prigionieri erano detenuti nel carcere di al-Ayun, capoluogo del Sahara Occidentale. Tra i detenuti di diritto comune c'erano anche - hanno spiegato le fonti - una trentina di militanti dei diritti umani e per l'autodeterminazione del Sahara Occidentale, che erano stati arrestati dopo violente dimostrazioni nel maggio e nell'ottobre dello scorso anno con l'accusa "manifestazioni non autorizzate e violenze contro pubblici ufficiali". Tra gli attivisti liberati figura anche Ali Salem Tamek - condannato in appello a 10 mesi di carcere - che in più occasioni si era espresso pubblicamente per l'indipendenza del Sahara Occidentale. (SwissInfo,
26-03-2006)
Tregua a rischio (AprileOnLine,
21-03-2006)
Il Fronte Polisario per la liberazione del Sahara Occidentale denuncia che la visita prevista per domani nel territorio sahariano del re del Marocco Mohammed VI rappresenta di fatto ''una violazione della tregua del 1991 e, minaccia un ritorno alla guerra''. Il Fronte Polisario in un comunciato pubblicato dall'agenzia Sahara Press Service afferma che:'' mentre il governo saharawi non ha risparmiato nessuno sforzo per preservare la tregua e instaurare un clima favorevole alla decolonizzazione, Rabat mette ora in atto un'iniziativa bellicosa che aumenta e aggrava la tensione e minaccia seriamente la sicurezza regionale''. Mohammed VI ha annunciato ieri una visita nel Sahara, la quarta da quando al potere, per rivendicare la sovranità marocchina sul territorio e dar forza ad un progetto di autonomia che deve essere presentato in aprile al Consiglio di sicurezza dell'Onu.
(AprileOnLine,
21-03-2006)
Da Bologna una radio parla al popolo del Sahara (F.M., il Ducato, 23-02-2006)
Per un’ora alla settimana la voce che entra dentro le tende dei Saharawi, il popolo senza terra del Sahara occidentale arriva direttamente da Bologna. Dal capoluogo emiliano corre attraverso l’etere come segnale satellitare, oltrepassa il Mediterraneo e il deserto e arriva fino a Tindouf, dove da trent’anni vivono oltre 200mila rifugiati in quattro enormi tendopoli. Una voce che, mezz’ora in arabo e mezz’ora in spagnolo racconta ai Saharawi in esilio gli avvenimenti nel Sahara Occidentale, l’attualità internazionale ma che fornisce anche informazioni di utilità sociale per la buona amministrazione delle tendopoli. Perché una radio, nel deserto dove non esistono né pali del telegrafo, né copertura telefonica, né tanto meno rete fissa, è il solo strumento di comunicazione diretto ed efficace. È l’unica voce che può arrivare fin dentro le tende. “L’obiettivo del nostro progetto – spiega la responsabile Gabriella Podobnich – è di creare un network satellitare in tutto il bacino del Mediterraneo che consenta a tutte le ong impegnate nella cooperazione decentrata di far conoscere le proprie attività. E nelle aree dove abbiamo già stretto contatti, come nel Sahara Occidentale, produciamo anche un notiziario pensato e prodotto da e per le popolazioni locali”. Con questa formula la cooperazione entra nella produzione giornalistica. Infatti Gabriella dirige da Bologna una redazione mista composta da due cronisti italiani, due traduttori e due giornalisti saharawi. “Il montaggio lo realizziamo noi a Bologna – spiega ancora Gabriella – raccogliamo via telefono i contributi audio dei nostri corrispondenti e registriamo la trasmissione”. Tutti i venerdì dalle 10 alle 11 il programma è diffuso sulle frequenze satellitari, ed è raccolto dall’emittente partner del progetto, Radio Nationàl, che lo trasforma in segnale in analogico, sia in modulazione di frequenza, grazie a ponti radio con le piccole emittenti nate nei campi profughi, sia in onde corte.
(Francesco Magnani, il Ducato,
23-02-2006)
Saharaoui/Algeria – Gli aiuti i rifugiati sahrawi colpiti dalle inondazioni
(Aise, 21-02-2006)
Durante lo scorso weekend, aerei cargo italiani e portoghesi hanno trasportato circa 20 tonnellate di tende nella regione di Tindouf, in Algeria occidentale, nell'ambito dell'operazione mirata a fornire alloggi d'emergenza in tre campi agli oltre 50mila rifugiati sahrawi rimasti senza casa a seguito delle recenti piogge torrenziali e delle inondazioni. I due voli hanno complessivamente trasportato a Tindouf e Orano, in Algeria occidentale, 440 tende leggere per famiglie provenienti dal deposito regionale dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Giordania. Da queste località le tende sono poi state trasportate su camion algerini nei campi colpiti dalle inondazioni, dove team di operatori dell'UNHCR hanno avviato ieri la distribuzione. In precedenza erano state distribuite altre tende fornite dal governo algerino. In totale l'UNHCR ha in programma di consegnare nei campi colpiti oltre 200 tonnellate di aiuti d'emergenza provenienti da vari depositi, operazione per la quale è essenziale il trasporto aereo. L'Agenzia pertanto continua a rivolgere un appello per un maggiore sostegno finanziario. Per trasportare tutti gli aiuti * che comprendono duemila tende, oltre a decine di coperte, materassi, teloni di plastica e taniche per l'acqua - saranno necessari più di 25 voli. L'Ufficio della Commissione Europea per l'Assistenza Umanitaria (ECHO) sta fornendo 500mila euro per contribuire alla fornitura di tende, coperte e altri aiuti alla popolazione colpita. Per alcuni anni l'ECHO è stato una delle principali agenzie a fornire assistenza ai rifugiati sahrawi. Oltre la metà delle abitazioni nei campi di Awserd, Smara e Laayoune, vicino a Tindouf, è stata distrutta dalle inondazioni e un altro 25 per cento è stato gravemente danneggiato. Anche le infrastrutture dei campi hanno subito gravi danneggiamenti, tra cui il collasso di edifici pubblici. Nessun ambulatorio al momento è utilizzabile e anche gli ospedali, compresi i depositi di farmaci e l'equipaggiamento medico, sono stati gravemente colpiti. Nei tre campi sono state distrutte anche tutte le scuole.
(...)(Aise,
21-02-2006)
Ue in soccorso degli alluvionati saharaoui (Avvenire, 15-02-2006)
La Commissione europea ha stanziato 900.000 euro per intervenire d'urgenza in aiuto dei profughi saharaoui nell'Algeria occidentale i cui campi sono stati devastati dalle piogge torrenziali che hanno colpito la regione. L'intervento consentirà di far fronte ai bisogni più urgenti delle persone colpite, in particolare attraverso la distribuzione di cibo, tende, teloni di plastica, materassi e generi di prima necessità. Sono circa 12mila le famiglie rimaste senza un tetto, senza riserve alimentari e medicinali.
(Avvenire, 15-02-2006)
Saharawi - Diluvio sui profughi (Peacereporter, 13-02-2006)
“Chiediamo l’aiuto di tutta la comunità internazionale, da soli non possiamo farcela. Abbiamo bisogno di tutto: coperte, medicinali, tende da campo e generi alimentari. Superata l’emergenza, dovremo lavorare per ricostruire quello che è stato distrutto”. Al telefono Omar Mih, il rappresentante della Rasd (Repubblica Araba Saharawi Democratica) in Italia, illustra con dignità una situazione drammatica. Il signor Mih rappresenta il popolo saharawi che attende la liberazione del Sahara Occidentale occupato, a metà degli anni Settanta, dal Marocco. Da allora, tutti i profughi saharawi in fuga dai bombardamenti dell’aviazione marocchina sono fuggiti e vivono in 5 grandi campi profughi nei dintorni di Tindouf, nell’Algeria orientale. Le condizioni di vita, in mezzo al deserto del Sahara, sono molto dure, ma una vera e propria catastrofe è arrivata a complicare la vita dei saharawi. (…) Racconta Mih, “ha cominciato a piovere giovedì scorso all’alba e non ha più smesso fino a sabato notte. Le strutture dei campi profughi non hanno nessuna possibilità di resistere alla forza di una massa d’acqua del genere. In poche ore, la metà delle strutture scolastiche, mediche e amministrative dei campi è andata distrutta”. Oltre ai danni alle scarse infrastrutture, il problema più urgente è quello degli sfollati. “Sono 12mila le famiglie che hanno perso tutto: le tende sono state spazzate via, con tutto quello che contenevano. Non abbiamo nulla per offrire un riparo a questa gente”, racconta il portavoce della Rasd in Italia, “tutte le nostre costruzioni sono fatte di mattoni e sabbia. Potete immaginare l’effetto cha ha avuto su queste il diluvio che ci ha colpito. Adesso che il sole è tornato, si stanno solidificando dei veri e propri fiumi di fango e la situazione è disperata”. Anche perché, come accade sempre in casi del genere, e in particolare in un campo profughi, si è subito presentato il rischio di epidemie. “Abbiamo il terrore che si diffonda la malaria”, spiega Mih, “non abbiamo farmaci e non sappiamo come affrontare l’emergenza dei virus: ci sono già i primi casi di dissenteria e temiamo che la situazione possa degenerare, anche perché non abbiamo i mezzi per affrontare tutto questo”
(Peacereporter,
13-02-2006)
Polisario: 'Per la pace solo la via del referendum'
(Peacereporter, 04-02-2006)
Il fronte Polisario, gruppo politico-militare del popolo Saharawi, ha respinto la proposta di autonomia per il Sahara occidentale, avanzata dal segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan. Lo ha fatto con una lettera indirizzata anche all'ambasciatore statunitense presso l'Onu, John Bolton, in cui il fronte afferma che "solo la ripresa dell'organizzazione del referendum sull'indipendenza offre possibilita' reali per una soluzione giusta e duratura al conflitto del Sahara occidentale".
(Peacereporter,
04-02-2006)