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Il sacerdote Seromba condannato a 15 anni di carcere (Joshua Massarenti, Vita, 13/12/06)
Il Tribunale Penale Internazionale per il Rwanda ha condannato a quindici anni di carcere un sacerdote cattolico per coinvolgimento nei massacri dei civili di etnia tutsi e degli hutu di tendenze moderate, che sconvolsero il paese africano durante il genocidio del 1994. Padre Athanase Seromba è stato quindi riconosciuto colpevole di "genocidio e sterminio", due dei quattro capi d'imputazione a suo carico. Il verdetto contro il religioso, il primo a essere processato dal Tpir per l'eccidio rwandese, e' stato letto in aula da Andrefia Vaz, presidente del collegio dei tre giudici che hanno pronunciato la sentenza. Le accuse contro Seromba si rifanno al massacro della chiesa di Nyange (provincia di Kibuye, ovest del paese), uno degli episodi più efferati del genocidio: nella prima metà di aprile, 2mila persone furono sepolte vive sotto le macerie dell'edificio, demolito con le bombe a mano e le ruspe. Secondo l'atto d'accusa del Tpir, "Padre Seromba, si sarebbe messo d'accordo con diverse autorità locali, per la preparazione e l'esecuzione di un piano di sterminio contro la popolazione tutsi" locale. All'indomani dell'eccidio, padre Anathase Seromba, riuscì a fuggire e si rifugiò clandestinamente in Italia nel 1997 grazie alla complicità di alcune personalità del Vaticano, cercando di farsi dimenticare. Sotto il falso nome Padre Atanasio Sumba Bura", Seromba fu accolto dall'arcidiocesi di Firenze, dove svolse le sue funzioni sacerdotali , prima nella Parrocchia dell'Immacolata e di San Martino a Montughi, poi in quella di San Mauro a Signa. Nel 2001, l'ex procuratore del Tpir Carla del Ponte spiccò un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti, ma l'Italia si oppose. Poi la svolta nel febbraio 2002 con l'arresto del prete rwandese e il suo trasferimento ad Arusha. (Joshua Massarenti, Vita, 13/12/06)
Genocidio, nuove testimonianze contro francesi (CO, Misna, 12/12/06)
Soldati francesi avrebbero assistito al massacro di tutsi durante il genocidio del 1994, secondo le affermazioni di due testimoni, di cui non sono state rese note le generalità, chiamati a deporre di fronte alla Commissione nazionale indipendente di Kigali incaricata di comprovare l’eventuale ruolo di Parigi negli eccidi di massa di 12 anni fa. “Alla metà dell’aprile 1994, dopo la morte del presidente (Juvenal Habyarimana, ndr), abbiamo incontrato tre autobus e due camion con a bordo 150 tutsi scortati da militari francesi a Kamira; il convoglio si è diretto verso il campo militare di Gisenyi dove i tutsi sono stati uccisi alla presenza dei militari francesi” ha detto il primo teste, ex-membro delle milizie estremiste hutu Interahamwe. “Soldati francesi si trovavano nelle prefetture di Gisenyi e Kibuye dopo l’inizio del genocidio. Hanno lasciato Gisenyi attorno al 10 luglio, mentre noi abbandonavamo il paese” gli ha fatto eco un ex-membro delle Forze armate ruandesi (Far), secondo il quale “molti tutsi, rinchiusi nelle prigioni del campo, furono uccisi dalle ex-Far di fronte ai soldati francesi”. Le udienze, iniziate alla fine di ottobre, sono riprese ieri dopo una sospensione di un mese, con testimonianze contro la Francia per la fornitura di armi per il genocidio; sulla carta, dovrebbero proseguire fino al 18 dicembre con la convocazione di una trentina di testimoni. I lavori della Commissione si riaprono dopo la rottura, il 24 novembre scorso, dei rapporti diplomatici tra Kigali e Parigi decisa dal governo ruandese dopo gli ordini di cattura internazionali emanati dal giudice francese Jean-Louis Bruguière contro nove stretti collaboratori del presidente ruandese Paul Kagame; Bruguière ha anche raccomandato la citazione di Kagame – che in quanto capo di Stato in carica non può essere deferito alla giurisdizione ordinaria - davanti al Tribunale penale internazionale per i crimini in Rwanda (Tpir) con sede ad Arusha, in Tanzania, per aver presumibilmente pianificato “a fini politici” l’abbattimento dell’aereo di Habyarimana che diede il via al genocidio. (CO, Misna,12/12/06)
Ex-soldati Hutu accusano Francia di complicità nel genocidio Tutsi (PeaceReporter, 11/12/06)
Isidore Nzeyimana e Jean Damascent Kaburare, due ex-istruttori dell'esercito Hutu ruandese nel 1994, hanno testimoniato ieri davanti alla commissione d'inchiesta sul genocidio Tutsi istituita dalle autorità di Kigali. I due avrebbero confermato la presenza di istruttori militari francesi nei campi di addestramento degli Interahamwe, le milizie Hutu responsabili del genocidio che, in 100 giorni, portò alla morte di almeno 800 mila persone tra Tutsi e Hutu moderati. Ruanda e Francia sono da settimane ai ferri corti, dopo le accuse di complicità nel genocidio lanciate da un giudice francese contro il presidente ruandese Paul Kagame. (PeaceReporter, 11/12/06)
I rapporti con la R. D. Congo (Alessandra Ferlesch, Equilibri, 30/11/06)
In occasione di una conferenza stampa all’Università delle Nazioni Unite a Tokyo, in Giappone, il Presidente ruandese Paul Kagame ha dichiarato apertamente che nel caso in cui il suo paese sia attaccato da milizie ribelli o da chiunque altro, esso avrà il diritto e la capacità di reagire, con l’invio di truppe nei Kivu. Tale affermazione preoccupa Kinshasa dove la situazione sul piano della sicurezza è ancora fragilissima, a seguito delle elezioni presidenziali che hanno designato vincente il Presidente in carica Kabila. La scelta di Kagame di fare tale dichiarazione non è casuale, anzi essa mira a testare la capacità del futuro Presidente congolese nel risolvere la perenne questione degli Interahamwe, le milizie responsabili del genocidio del 1994. Kagame rimane così fedele alla sua strategia, quella della “pressione” di cui si è servito, in particolare negli ultimi tre anni, ogni qual volta che nella RDC si è verificato un evento politico di rilievo, nel caso in specie le elezioni presidenziali, per poter attirare l’attenzione della Comunità internazionale sul suo paese. Bisogna ammettere che finora la sua tecnica ha portato personalità politiche importanti a colpevolizzare la RDC per non essersi impegnata a fondo nella risoluzione della questione del genocidio. (…)La Regione dei Grandi Laghi è tristemente nota per il genocidio del 1994 e per la continua destabilizzazione politica degli stati che ne fanno parte. La RDC potrebbe avviarsi verso un processo di pacificazione con le prime elezioni presidenziali democratiche, ma i recenti scontri e le minacce del presidente ruandese rendono la situazione estremamente instabile. Tra i fattori che concorrono a minare la sicurezza nell’area è da notare la campagna mediatica del generale tutsi, Laurent Nkundabatware, che ha scelto il momento delle elezioni nella RDC per pubblicare una lunga dichiarazione in cui non soltanto rivendica il legame tra le milizie del Rassemblement Congolais pour la Démocratie, di cui egli è membro, e il Ruanda, ma tenta anche di resuscitare i problemi interetnici ruandesi in Congo. Dall’altra parte Kagame ha optato ancora una volta per la sua politica di pressione verso la vicina RDC, minacciando di invadere le regioni di Kivu Nord e Kivu Sud, non solo per cercare di controllare il potere a Kinshasa, ma anche perché teme che il Congo non riesca a risolvere una volta per tutte le sue difficoltà. Il Ruanda dispone già adesso di una rete operativa a Kinshasa, tra cui alcuni personaggi che operano negli ambiti più vicini ai collaboratori del Capo di Stato congolese, mentre l’attuale Ministro della Difesa nella RDC è considerato addirittura come un agente del Ruanda. (…) – (Tutto ciò, mentre) il magistrato esperto di antiterrorismo Jean-Louis Brugière ha iniziato un procedimento contro il presidente Kagame di fronte al Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda (TPIR) di Arusha in Tanzania, per la complicità nell’attentato del 6 aprile del 1994 contro il suo predecessore Juvénal Habyarimana. La morte di quest’ultimo è considerato l’elemento scatenante del genocidio ruandese che fece quasi un milione di vittime, per la maggior parte Tutsi, ma anche numerosi Hutu moderati. Il genocidio terminò solo alla fine del luglio 1994 dopo la vittoria militare del Fronte patriottico Ruandese (FPR), di cui il generale Kagame era uno dei capi. (…) Oltre a Kagame, il magistrato Brugière ha proceduto ad indagare altri nove membri dell’entourage del Presidente ruandese, tra cui l’attuale Capo di Stato Maggiore dell’esercito ruandese James Kabarebe. Brugière si avvia ormai a firmare i mandati d’arresto nei prossimi giorni coinvolgendo diversi dirigenti storici sia del FRP che dell’APR, Armée Patriottique Rwandaise, ovvero del braccio armato del partito del Presidente ruandese. (…)(Alessandra Ferlesch,
Equilibri, 30/11/06)
25° anniversario della prima apparizione della Vergine Maria a Kibeho. (L.M.Agenzia Fides, 30/11/06)
“La Vergine di Kibeho è un faro di speranza che illumina tutta l’Africa e il mondo. Lo dimostra la partecipazione di almeno 10mila persone che hanno sfidato la pioggia per partecipare alla cerimonia di apertura dell’Anno Giubilare di Kibeho” dice all’Agenzia Fides Mons. Augustin Misago vescovo di Gikongoro, in Rwanda, dove ieri, 28 novembre, è stato inaugurato l’Anno giubilare in occasione dei 25 anni della prima apparizione della Vergine Maria a Kibeho. “Sono molto contento perché ho visto con quanto fede le persone che hanno preso parte alla processione alla successiva Messa” continua Mons. Misago. “Alle celebrazioni vi hanno partecipato l’intero collegio episcopale di Rwanda e Burundi, e migliaia di sacerdoti, religiosi e religiose e laici provenienti oltre che da tutto il Rwanda, da Burundi, Repubblica Democratica del Congo (Kivu), Tanzania e Uganda. Vi erano persino alcuni europei che venivano dal Belgio, dalla Polonia e della Germania”. Nel corso della Messa il Nunzio Apostolico, Mons. Anselmo Guido Pecorari, ha letto il messaggio di Papa Benedetto XVI nel quale si annunciava che la Penitenzieria Apostolica ha accordato l’indulgenza plenaria ai pellegrini che si recheranno a Kibeho durante l’Anno giubilare. Le apparizioni di Kibeho sono state riconosciute ufficialmente dalla Chiesa cattolica il 29 giugno 2001 dopo 20 anni di studio da parte di 2 commissioni, una medica e l’altra teologica, stabilite dal Vescovo locale. Sono state dichiarate valide solo le apparizioni a tre veggenti: Alphonsine Mumureke, Nathalie Mukamazimpaka e Marie Claire Mukangango. La Vergine si è presentata con il nome di “Nyina wa Jambo”, che nella lingua locale significa “la Madre del Verbo”. (L.M.Agenzia Fides,
30/11/06)
25’ Anniversario apparizioni mariane “Nyina wa Yambo” (Il Giornale, 28/11/06)
Con le parole “Nyina wa Yambo” si presentò, nel 1981, la Madonna alla giovane Alphonsine Mumureke che le chiedeva chi fosse. Si tratta delle apparizioni mariane di Kibeho, in Rwanda, riconosciute ufficialmente dalla Chiesa e di cui oggi si celebra il venticinquesimo anniversario. “Nyina wa Yambo” significa “Madre del Verbo”. Nel dormitorio del collegio femminile in cui si era manifestata la prima di queste apparizioni, un gruppo di allieve e insegnanti, appartenenti al movimento ecclesiale Rinnovamento nello Spirito, indisse una novena per vederci chiaro. Le apparizioni si ripeterono e coinvolsero altre veggenti, Marie Claire Mukangango e Natalie Mukamazimpaka. Durate in tutto due anni, dopo questo periodo determinarono una specie di proliferazione di veggenti e apparizioni, che però la Chiesa non ha riconosciuto come autentiche. La Vergine chiese la costruzione di una cappella sul luogo. In una delle apparizioni, la Madonna mostrò una scena orribile: mucchi di cadaveri mutilati, sangue, omicidi. Ci si ricordò di questa visione nel 1994,quando cominciò il terribile genocidio nel quale perirono quasi un milione di persone (con la radio che incitava al massacro). La stessa Kibeho fu teatro di ben due eccidi a sfondo razziale a distanza di un anno l'uno dall'altro: aprile 1994 e aprile 1995. Una delle veggenti perse la vita nel corso di queste uccisioni di massa. La giornata in cui ebbero luogo le visioni spaventose, poi rivelatesi profetiche, fu quella del 15 agosto 1982, festa dell'Assunzione di Maria. Kibeho èl'ultima apparizione mariana riconosciuta dalla Chiesa. (Il Giornale, 28/11/06)
Francia: rottura dei rapporti diplomatici (RadioVaticana, 28/11/06)
Si aggravano di giorno in giorno i rapporti tra Ruanda e Francia, dopo la rottura delle relazioni diplomatiche e l’espulsione dell’ambasciatore francese a Kigali. All’origine della controversia i fatti avvenuti a ridosso del terribile genocidio del ‘94 e che causò oltre 800mila morti in poco meno di tre mesi. Sulle origini di questa nuova crisi diplomatica Stefano Leszczynski ha intervistato Daniele Scaglione, autore di un libro sulla storia del genocidio ruandese e attualmente responsabile comunicazione dell’ONG Action Aid International. (RadioVaticana,28/11/06)
Sviluppi dopo rottura relazioni con la Francia (RC, Misna, 27/11/06)
“Non sono il risultato di una decisione politica del governo francese” i mandati d’arresto emessi la scorsa settimana contro nove stretti consiglieri del presidente ruandese Paul Kagame per la loro “presunta partecipazione” all’attentato del 1994 contro l’aereo su cui si trovava l'allora capo di stato ruandese, Juvenal Habyarimana. Lo ha detto il ministro degli Esteri francese Philippe Douste-Blazy, dopo che lo stato africano venerdì ha rotto le relazioni diplomatiche con Parigi. “Si tratta di una decisione giudiziaria che appartiene al giudice Jean-Louis Brughiere” ha aggiunto il ministro in un’intervista all’emittente francese Radio-J. Sabato, “conformemente alla decisione del consiglio dei ministri ruandese del 24 novembre”, l’ambasciatore francese in Ruanda Dominique Decherf ha lasciato il paese, mentre oggi la scuola internazionale francese ‘Antoine de Saint-Exupéry’ di Kigali ha chiuso “in attesa di nuove direttive”. Sono state sospese inoltre le trasmissioni di Radio France Internazionale (Rfi), in onda su banda Fm dal 2002 in Ruanda. Anche il Centro culturale francese – come tutte le istituzioni francesi in Ruanda - venerdì scorso ha ricevuto l’ordine di chiudere e tutto il personale di abbandonare il paese entro 72 ore. (RC, Misna, 27/11/06)
Il Tribunale internazionale smentisce il giudice Bruguière (Joshua Massarenti, Vita, 25/11/06)
Il portavoce del Tribunale penale internazionale per il Rwanda (Tpir), incaricato di processare i pianificatori del genocidio in cui morirono un milione di persone, ha ricusato l'inchiesta del giudice Jean Louis Bruguière. Lo rende noto l'agenzia Hirondelle. Due giorni fa, il magistrato francese era stato protagonista di nove mandati di cattura internazionale contro l'entourage del presidente rwandese Paul Kagame, tutti accusati di aver perpetrato l'attentato contro l'aereo dell'ex presidente rwandese Juvénal Habyarimana il 6 aprile 1994. Attentato all'indomani del quale l'apparato amministrativo e militare rwandese controllato dalla maggioranza hutu diede il via alla campagna di sterminio contro la minoranza tutsi e al massacro di hutu moderati. Secondo Everard O'Donnell, le prove del Tpir dimostrano che i missili che hanno abbattuto l'aereo presidenziale sono stati lanciati dalla zona controllata dalle forze armate rwandesi e non dai ribelli dell'attuale presidente Kagame. Una tesi contraria a quella portata avanti da Bruguière, convinto invece che a uccidere Habyarimana furono i ribelli del Fronte patriottico rwandese (Fpr), il partito del presidente Kagame al potere dal 2002. Il portavoce del Tpir ha poi denunciato la posizione presa dagli avvocati del tribunale definendo "fantasiosi" le loro dichiarazioni a favore del giudice Bruguière. Infine, O'Donnell ha sottolineato che "non è stato l'attentato ad aver provocato il genocidio" e che non spetta al Tribunale penale internazionale processare ad Arusha il presidente Kagame. "L'omicidio di individui non rientra nelle categorie di massacri prese in considerazione dal tribunale" ha detto O'Donnell. Ma le frecciate al giudice Bruguière non finiscono qui. Sempre O'Donnell ha conluso la sua conferenza stampa rammentando che il procuratore del Tpir non ha mai ricevuto nulla da Bruguière e che riguardo le sue inchieste il Consiglio di sicurezza "non aveva nulla da dirgli". (Joshua Massarenti, Vita, 25/11/2006)
Rompe con Francia, rischia equilibrio regionale (Ticinonline,
24/11/06)
Come ormai era nell'aria da qualche giorno, ed era apparso imminente in mattinata, il Ruanda ha formalizzato nel pomeriggio di oggi la rottura delle relazioni diplomatiche con la Francia. Lo ha reso noto il ministro degli esteri ruandese Charles Murigande, che ha dato all'ambasciatore francese 24 ore per lasciare il Paese, e 72 ore agli altri diplomatici di Parigi. Una mossa grave, quella del Ruanda, che rischia di compromettere ulteriormente la già delicatissima - se non drammatica - situazione nella regione africana dei Grandi Laghi. Prima dell'annuncio formale della rottura delle relazioni, Murigande aveva dichiarato: "La Francia cerca di distruggere il nostro governo, ci è ostile da 12 anni, non vediamo alcuna necessità di conservare rapporti dilomatici con un Paese che ci è ostile". Immediata la reazione del ministero degli esteri francese: "Esprimiamo rammarico per questa decisione. Prenderemo tutte le necessarie contromisure" ha detto stasera un suo portavoce. La decisione ruandese - preceduta ieri sera da una grande manifestazione di piazza, forse 25.000 persone, a Kigali contro la Francia- è maturata dopo che la procura della repubblica di Parigi aveva avallato mercoledì scorso la richiesta del giudice antiterrorismo francese Jean-Louis Bruguiere di chiedere che il presidente ruandese Paul Kagame fosse processato dinanzi al Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda (organismo Onu con sede ad Arusha, Tanzania), emettendo inoltre mandato di cattura nei confronti di nove tra i suoi più stretti collaboratori, tra cui l'attuale capo delle forze armate. Secondo l'accusa, tali persone sarebbero quanti decisero l'attentato mortale contro l'allora presidente ruandese Juvenal Habyarimana (un hutu, etnia largamente maggioritaria, ma da sempre emerginata dal potere dalla minoranza tutsi), fortemente appoggiato dalla Francia. Un missile abbatté l'aereo che lo riportava in patria in fase di atterraggio a Kigali il 6 aprile del '94. A bordo c'era anche l'allora presidente burundese Cyprien Ntaryamira, molte autorità regionali e numerosi francesi, tra cui i componenti l'equipaggio: tutti morti. In effetti, fin da subito l'impressione fu che l'attentato fosse opera del Fronte Patriottico Ruandese, movimento ribelle tutsi di cui Kigame era leader. La sera stessa (e quindi secondo l'accusa ad innescarlo fu proprio l'attentato) si scatenò lo spaventoso genocidio: in 100 giorni furono massacrate, letteralmente fatte a pezzi, da bande scatenate di hutu almeno 800.000 persone, di fatto tutte tutsi. Un vero e proprio genocidio, la peggiore mattanza degli ultimi decenni dopo quella dei kmer rossi cambogiani. Favorita, inoltre, dalla fuga ingloriosa dei soldati dell'Onu di stanza in Ruanda. All'epoca, responsabile per la operazioni militari dei Caschi Blù in Africa era l'attuale segretario generale (uscente) delle Nazioni Unite Kofi Annan. Al termine della strage, nel luglio del 2004, Kagame - da sempre in pessime relazioni con Parigi - prese di fatto il potere, che ancora mantiene. Le accuse contro di lui vennero fuori già nel marzo del 2004: sempre da parte del giudice Bruguiere. Le anticipò, senza smentite, il quotidiano francese 'Le Monde'. Ma la cosa non andò avanti, mentre Kagame contrattaccò subito (stavolta lo ha fatto attraverso il governo, e con un atto di rottura senza precedenti) con estrema violenza. Non solo negò di essere "l'ideologo" dell'attentato, ma accusò reiteratamente la Francia di aver attivamente partecipato alla strage fornendo ogni tipo di aiuto alle bande scatenate ruandesi. Naturalmente la Francia ha sempre negato, ma poco più di tre anni fa a Dominique de Villepin, allora ministro degli esteri francese, poi divenuto premier, che aveva detto: " Ma se abbiamo salvato decine di migliaia di ruandesi", Kagame replicò secco: "Sì, ma erano gli assassini, non le vittime". (Ticinonline,
24/11/06)
Kigali richiama ambasciatore a Parigi (AGI/AFP, 24/11/06)
Il governo del Ruanda ha richiamato oggi il proprio ambasciatore in Francia e non esclude la rottura delle relazioni diplomatiche con Parigi. La decisione e' maturata in seguito ai mandati di arresto internazionali spiccati da un magistrato francese nei confronti del presidente Paul Kagame e di altri nove collabotatori in relazione al genocidio del 1994. "Abbiamo richiamato il nostro ambasciatore a Parigi. A questo punto non si capisce perche' dovremmo tenerlo", ha affermato il ministro degli Esteri ruandese, Charles Murigande. "La Francia sta tentando di distruggere il nostro governo. Non vedo perche' dovremmo mantenere relazioni con un Paese ostile", ha aggiunto. Ieri oltre 25.000 persone sono sfilate per le vie di Kigali per manifestare contro la Francia, che accusano di complicita' nel genocidio, e contro il magistrato dell'antiterrorismo francese, Jean-Luis Bruguiere, che vuole processare il presidente Kagame e altri suoi nove collabotatori in relazione alla morte di Juvenal Habyarimana. L'allora presidente ruandese e il suo omologo del Burundi, Cyprien Ntaryamira, morirono nell'esplosione dell'aereo su cui viaggiavano. Fu l'inizio di una mattanza che fece oltre 800.000 morti. Kagame ha piu' volte accusato la Francia di avere addestrato e appoggiato le milizie hutu, principali responsabili delle stragi.
(AGI/AFP,
24/11/06)
Morte Habyarimana: confermati mandati di cattura per collaboratori presidente (MZ, Misna, 23/11/06)
Sono diventati operativi, grazie alla firma apposta oggi dal giudice francese Jean-Louis Bruguière, che aveva ottenuto l’avallo della Procura della Repubblica francese, i nove mandati d’arresto emessi due giorni fa nei confronti di altrettanti stretti consiglieri del presidente ruandese Paul Kagame per la loro “presunta partecipazione” all’attentato del 1994 contro l’aereo su cui si trovava l'allora capo di stato ruandese, Juvenal Habyarimana. Lo ha fatto sapere l’agenzia francese Afp, che ha rivelato anche i nomi dei nove - James Kabarebe (capo di Stato maggiore della Difesa), Faustin Nyamwasa-Kayumba (ambasciatore in India), Charles Kayonga (capo di Stato maggiore dell’Esercito), Jackson Nkurunziza (membro della guardia presidenziale), Samuel Kanyemera (deputato del partito di maggioranza Fronte patriottico ruandese, Fpr) Rose Kabuye (direttore del protocollo di Stato), Jacob Tumwine (ufficiale militare in pensione), Franck Nziza e Eric Hakizimana – ai quali verrebbero contestati reati quali “omicidio”, “complicità in omicidio” e “associazione a delinquere” di stampo terroristico. L’inchiesta francese era stata aperta negli anni scorsi in seguito alla denuncia dei familiari del pilota e co-pilota (entrambe di nazionalità francese) del Falcon 50 su cui viaggiava l’ex-presidente ruandese Habyarimana che venne abbattuto in circostanze mai chiarite il 6 aprile del 1994. Un avvenimento considerato da molti storici come la scintilla che accese il genocidio iniziato subito dopo nel paese delle mille colline e in cui persero la vita tra le 500.000 e le 800.000 persone. Oltre ai nove mandati di cattura, il giudice Bruguière nei giorni scorsi aveva anche raccomandato il rinvio a giudizio di fronte al Tribunale penale internazionale per il Rwanda (Tpir) dell’attuale presidente del Rwanda Paul Kagame, che, in quanto capo di Stato, gode di immunità di fronte alla giustizia francese. Dopo il fermo rifiuto delle accuse francesi compiuto nelle ultime 48 ore dalle autorità ruandesi, oggi migliaia di persone (alcune fonti parlano di 25.000 persone) sono scese in strada per protestare contro la Francia, accusando a loro volta il paese europeo delle responsabilità nel genocidio. (MZ, Misna, 23/11/06)
Governo:"totalmente infondate" accuse a Kagame (Corriere della sera, 21/11/06)
"Totalmente infondate". Cosi' il governo ruandese ha definito le accuse del giudice francese Jean-Louis Bruguiere che ieri aveva chiesto l'incriminazione del presidente ruandese Paul Kagame, davanti al Tribunale penale internazionale, per la sua "presunta partecipazione" all'attentato contro l'aereo del suo predecessore, Juvenal Habyarimana, nel 1994: l'episodio diede il via al genocidio. (Corriere della sera, 21/11/06)
Processare Kagame per assassinio, affermazione giudice francese.(Ticinonline, 21/11/06)
Il giudice antiterrorismo francese Jean-Louis Bruguiere ha detto oggi che bisogna processare il presidente del Ruanda Paul Kagame e intende far arrestare nove suoi aiutanti per l'attentato del 1994 in cui fu ucciso l'allora presidente del Paese africano JuvenalHabyarimana, la scintilla che scatenò il genocidio in cui furono uccise circa 800.000 persone. Lo ha scritto oggi la Bbc nline. Il giudice Bruguiere indaga sull'attentato, compiuto il 6 aprile 1994 a Kigali abattendo con un razzo l'aereo Falcon con a bordo Habyarimana, che aveva un equipaggio francese. Per questo attentato alcuni sospettati sono attualmente processati da un tribunale internazionale.Kagame, in quanto presidente di uno Stato, è coperto dall'immunità e non può essere oggetto di un mandato di arresto francese. Ma secondo la Associated Press, citata dalla Bbc, Bruguiere dovrebbe spiccare nei prossimi giorni nove mandati di arresto internazionali per altrettanti aiutanti diKagame, tra cui due fra i più importanti generali, il capo delle forze armate Kabarebe e il capo di stato maggiore dell'esercito Charles Kayonga. .(Ticinonline, 21/11/06)
Morte Habyarimana: giustizia francese accusa presidente e collaboratori (MZ, Misna, 20/11/06)
Nove mandati d’arresto sono stati emessi questa sera dalla procura di Parigi contro altrettanti stretti consiglieri del presidente ruandese Paul Kagame, per cui è stato raccomandato il ricorso di fronte al Tribunale penale internazionale per il Rwanda (Tpir), per la “presunta partecipazione” all’attentato del 1994 contro l’aereo su cui si trovava il l’ex-capo di stato ruandese, Juvenal Habyarimana. I nove mandati d’arresto internazionali sono stati spiccati in serata dalla procura della capitale francese che si è occupata dell’inchiesta sull’omicidio dell’ex-presidente ruandese, ucciso in un misterioso incidente e la cui morte, secondo molti storici, può essere considerata la scintilla che accese il genocidio avvenuto qualche mese più tardi nel paese delle mille colline e in cui persero la vita tra le 500.000 e le 800.000 persone. Tra i destinatari del provvedimento figura anche il capo di Stato maggiore dell’esercito ruandese, nonché strettissimo collaboratore del capo di Stato Kagame, James Kabarebe. Parallelamente, il giudice francese Jean-Louis Bruguière, in una nota, si è raccomandato perché Kagame venga chiamato a rispondere dalla giustizia internazionale delle sue “presunte” responsabilità nell’attentato al suo predecessore. Nel documento, il giudice precisa che intende informare il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, degli elementi emersi durante l’inchiesta e che chiamerebbero in causa il presidente ruandese. (MZ, Misna,
20/11/06)
Processo ex-cappellano accusato di genocidio (Peacereporter, 16/11/06)
Prosegue il processo dell'ex-cappellano militare Emmanuel Rukundo aperto ieri davanti ai giudici del Tribunale penale internazionale a Arusha, in Tanzania. Il sacerdote è accusato di genocidio, omicidio e sterminio per il suo ruolo durante i massacri di massa del 1994 in Ruanda che provocarono tra mezzo milione e 800.000 vittime. Secondo il tribunale, il sacerdote avrebbe svolto un ruolo decisivo nel rapimento e nel massacro di Tutsi nella regione di Kabgayi di cui è originario e avrebbe avuto anche responsabilità nell'uccisione di numerosi religiosi. (Peacereporter,
16/11/06)
Cinque sospettati di genocidio arrestati in Inghilterra (MZ, Misna, 13/11/06)
Il governo inglese ha arrestato cinque cittadini ruandesi sospettati di essere tra gli organizzatori del genocidio compiuto nel 1994 in Rwanda. Lo scrive oggi il quotidiano governativo di Kigali, New Times, precisando che i cinque, fermati in periodi diversi, si trovavano in Inghilterra dal 1998 come richiedenti asilo. Tutti gli arrestati, si legge nel giornale, dovrebbero comparire nei prossimi giorni di fronte alla giustizia inglese che dovrà decidere se concedere o meno l’estradizione richiesta dalle autorità ruandesi. Se l’invio dei cinque sospettati in Rwanda appare improbabile, dal momento che nel paese vige ancora la pena di morte, Londra potrebbe accogliere una seconda richiesta di estradizione per un paese terzo, depositata dalla giustizia ruandese. L’Inghilterra, infatti, sottolinea il New Times, non sarebbe dotata di una legislazione specifica per i casi di genocidio e i cinque potrebbero dunque essere trasferiti in Olanda. (MZ, Misna,
13/11/06)
Suora condannata a 30 anni per genocidio
(Peacereporter, 10/11/06)
Una corte Gacaca locale in Ruanda ha condannato una suora cattolica a 30 anni di prigione per aver aiutato le milizie a uccidere centinaia di Tutsi nascosti in un ospedale durante il genocidio ruandese del 1994. Le corti Gacaca sono dei tribunali locali la cui origine risale alla tradizione precoloniale. A differenza della giustizia ordinaria, i tribunali Gacaca non possono comminare la sentenza di morte ma solo, come massimo della pena, il carcere. Questa tipologia di corti è stata scelta, in Ruanda, per facilitare lo smaltimento dei casi di genocidio arretrati. Secondo quanto dichiarato da Jean Baptiste Ndahumba, presidente della corte Gacaca che ha condannato la suora, la donna avrebbe selezionato i Tutsi e li avrebbe condotti fuori dall'ospedale per consentire alle milizie di ucciderli. Dalla suora non sarebbero stati risparmiati donne e bambini.
(Peacereporter,
10/11/06)
Presidente Kagame torna a minacciare di invadere il Congo (Peacereporter, 08/11/06)
Il presidente ruandese Paul Kagame è tornato sulla questione delle milizie ancora presenti nell'est della Repubblica Democratica del Congo, dichiarando che il Ruanda sarebbe pronto a reinvadere il suo vicino se venisse attaccato. Kagame, che ha rilasciato queste dichiarazioni in occasione di una visita a Tokyo, ha comunque specificato che l'opzione del dialogo con le autorità congolesi è ancora quella preferita da Kigali. Il Ruanda ritiene che tra i ribelli delle Forces démocratiques de libération du Rwanda di stanza in Kivu siano presenti numerosi miliziani Hutu che avrebbero partecipato al genocidio Tutsi del 1994, in occasione del quale 800 mila persone hanno perso la vita. Le Fdlr hanno rinunciato nel 2005 alla lotta armata, ma da allora nessun passo avanti è stato fatto per assicurarne il disarmo e il ritorno in Ruanda. (Peacereporter,
08/11/06)
Annunciato un anno giubilare per ricordare i 25 anni della prima apparizione della Vergine a Kibeho.(Agenzia Fides, 06/11/06))
Le apparizioni della Vergine a Kibeho con il loro messaggio sono senza dubbio una fonte di benedizione del Cielo per la Chiesa, e una possibilità per una nuova evangelizzazione della società odierna” afferma un comunicato della diocesi di Gikongoro, in Rwanda, che presenta l’avvio dell’anno giubilare in occasione dei 25 anni della prima apparizione della Vergine Maria a Kibeho. Nel comunicato, inviato all’Agenzia Fides, si ricorda che le apparizioni della Vergine iniziarono il 28 novembre 1981 e terminarono il 28 novembre 1989. “Le due date limite sono considerate come un riferimento storico importante per tutti coloro che desiderano conoscere le apparizioni di Kibeho con il loro messaggio” precisa il comunicato firmato da don Eugène Dushimurukundo, Cancelliere della diocesi di Gikongoro. Le apparizioni di Kibeho sono state riconosciute ufficialmente dalla Chiesa cattolica il 29 giugno 2001 dopo 20 anni di studio da parte di 2 commissioni, una medica e l’altra teologica, stabilite dal Vescovo locale. Sono state dichiarate valide solo le apparizioni a tre veggenti: Alphonsine Mumureke, Nathalie Mukamazimpaka e Marie Claire Mukangango. La Vergine si è presentata con il nome di “Nyina wa Jambo”, che nella lingua locale significa “la Madre del Verbo”. Nel suo messaggio dell’8 settembre 2006, il Vescovo di Gikongoro, Mons. Augustine Misago, ha annunciato che le celebrazioni per il 25esimo anniversario della prima apparizione di Kibeho inizieranno il 28 novembre, festa di Notre-Dame di Kibeho, secondo un programma proposto dal comitato pastorale del santuario, che era stato inaugurato ufficialmente il 31 maggio 2003 dall’allora Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, il Cardinale Crescenzio Sepe. Mons. Misago, nel suo messaggio, ricorda che “per celebrare degnamente l’anno giubilare dobbiamo offrire atti concreti alla luce del messaggio di Kibeho”. Tra questi vi sono: “pregare secondo le intenzioni del Papa durante l’anno; rafforzare la partecipazione alla Messa con la comunione eucaristica; ricevere il sacramento della Riconciliazione; riconciliarsi con colui che consideriamo un nemico, chiedere perdono a coloro che abbiamo offeso, e perdonare quelli che ci hanno offeso; rispettarsi gli uni e gli altri, dando prova di tolleranza reciproca in famiglia, tra i vicini, al lavoro, nelle riunioni e in altre circostanze sociali; operare con coraggio per la verità e la giustizia per tutti, soprattutto nelle condizioni attuali dove la questione dei tribunali Gacaca (le corti popolari e tradizionali incaricate di giudicare le persone coinvolte nel genocidio del 1994), che devono essere ben gestiti per evitare che siano trasformati in forum d’ingiustizia e di regolamento di conti con la copertura della legge; moltiplicare gli atti di carità e di misericordia, soprattutto durante la Quaresima, sostenendo associazioni umanitarie come la Caritas e altre che perseguono scopi simili”. (L.M. Agenzia Fides,
06/11/06)
Genocidio: commissione d'inchiesta per stabilire le responsabilità francesi (Euronews, 24/10/06)
A Kigali sono iniziate le audizioni pubbliche presso la commissione d'inchiesta per il Ruanda per definire il ruolo che ebbe la Francia prima, durante e dopo il genocidio nel piccolo stato africano. Si trattò del genocidio più rapido della storia: si consumò dall'aprile al luglio del 1994. Circa un milione di ruandesi, in prevalemza d'etnia Tutsi, vennero brutalmente finiti. Vennero uccisi anche i ruandesi di etnia hutu, che non obbedivano e denunciavano gli squadroni della morte. Nel 2004, in occasione del decimo anniversario del genocidio, l'atto d'accusa del presidente ruandese Paule Kagame, contro i francesi non giunge inaspettato. “Il ruolo dei francesi in Ruanda è chiaro. Scientemente armarono e addestrarono i militari e la milizia che avrebbero ucciso. E i francesi sapevano". Il coinvolgimento francese nei fatti di 12 anni fa, comincia con un'amicizia. Quella fra Francois Mitterand, allora presidente e Juvenal Habyarimana, dal 1973 padre padrone del Ruanda, che fomenta l'odio contro l'entia tutsi. Il suo assassinio, in circostanze sospette, fu il detonatore della mattanza. Le responsabilità francesi vengono fatte risalire a due anni prima, 1991, 1993, quando i militari dell'esagono addestrarono gli uomini della milizia. Ma non è tutto. Le ombre si allungano anche sulla operazione umanitaria Turchese, missione inviata da Parigi di fronte all'inerzia internazionale. Testimonianze invece inchiodano i francesi a pesanti responsabilità. La commissione d'inchiesta dovrà appurare anche questi fatti. Le conclusioni saranno rese note entro sei mesi. Il caso potrebbe arrivare alla Corte internazionale di giustizia. (Euronews, 24/10/06)
Le donne intrecciano la pace (Rollo
Romig, IPS notizie, 20/10/06)
In Ruanda, le vedove del genocidio intrecciano cestini accanto alle mogli dei criminali di guerra, modellando il loro cammino verso la riconciliazione - e verso la ripresa economica - mentre i tribunali lottano per fare giustizia. I cestini intrecciati sono stati per centinaia d’anni il principale prodotto artigianale del Ruanda, fondamentale per le comunità. Oggi, queste ceste stanno avendo grande successo nei grandi magazzini degli Stati Uniti, riavvicinando tutsi e hutu come i tribunali non potrebbero mai fare. Nel grande magazzino Macy’s di New York, la settimana scorsa, alcune donne ruandesi hanno presentato una nuova linea di ceste, e spiegato la complessa tecnica di intreccio davanti a un pubblico entusiasta. A presentare le donne c’era Willa Shalit, un’artista e donna d’affari statunitense, punto di contatto tra Macy’s e le artigiane con il suo programma “Rwanda Path to Peace” (il cammino del Ruanda verso la pace). (…) Grazie al progetto Rwanda Path to Peace, oggi ci sono 2.500 donne che fabbricano ceste in tutto il Ruanda. Il Fondo di sviluppo delle Nazioni Unite per le donne (UNIFEM), che offre supporto tecnico a questi gruppi di artigianato, sostiene il programma registrando una riduzione degli abusi domestici, poiché le donne sono in grado di provvedere alla famiglia e spesso coinvolgono anche i mariti. Gli artigiani positivi all’Hiv possono ora permettersi gli alimenti e le medicine fondamentali, e hanno acquisito maggiore rispetto da parte della comunità. (…)Nato grazie agli sforzi di alcuni mastri artigiani in Ruanda, il programma delle ceste ha assunto oggi una portata internazionale. Quello che i loro creatori cercano non è solo il successo economico, ma un cammino verso la risoluzione laddove la giustizia ha fallito. (…) La rete ruandese di artigiani si rivela efficace dove i Gacaca falliscono. La riconciliazione faceva parte del piano sin dall’inizio. Adesso, ogni gruppo di artigiani del programma Path to Peace comprende donne sia hutu che tutsi. (…)(Rollo
Romig, IPS notizie, 20/10/06)
Paul Kagame sosterrà il disegno di legge per l’abolizione della pena capitale (a cura di NtC, Ag. Radicale,
16/10/06)
Il bureau politico del Fronte Patriottico Ruandese (RPF), presieduto dal presidente ruandese Paul Kagame, ha deciso che il partito sosterrà “il disegno di legge per l’abolizione della pena capitale per tutti i reati” - lo rende noto un portavoce del Fronte, Servilien Sebasoni, precisando che “gli esperti stanno già lavorando al disegno di legge, che presto verrà presentato in parlamento”. Con oltre il 70% dei seggi, l’RPF controlla entrambe le camere del Parlamento ruandese. “Abbiamo condotto un dibattito approfondito all’interno del partito, giungendo alla posizione comune secondo cui la pena di morte non è di alcuna utilità al Ruanda. Con la sua abolizione, non perderemmo nulla”, ha detto il portavoce. L’eliminazione della pena capitale aprirebbe la strada per l’estradizione in Ruanda di persone sospettate per il genocidio del 1994, da parte del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda e di diversi paesi occidentali. Il portavoce nega che il suo partito abbia preso la decisione per facilitare le suddette estradizioni: “Non ci hanno mai chiesto l’abolizione completa della pena di morte, chiedono solo garanzie affinché le persone sospettate non vadano incontro alla condanna capitale, e questa è una condizione che si può accogliere anche senza abolire completamente la pena di morte”. “La nostra decisione è stata presa esclusivamente per ragioni di interesse generale”. (a cura di NtC, Ag.
Radicale, 16/10/06)
I progetti del Politecnico di Lodi e del MLFM (Agendalodi, 13/10/06)
Promuovere l’alfabetizzazione informatica, ma anche creare opportunità di lavoro per i giovani e aprire nuovi canali di interazione culturale, ad esempio per avere informazioni “non filtrate” dai governi dittatoriali locali. Se nel Lodigiano vivere nel “Digital Divide” significa perdere opportunità di sviluppo, in Africa le ripercussioni sono ancora più gravi, e possono portare all’isolamento da quasi tutti i canali di informazione. E avere alternative, se si nasce in Etiopia o in Rwanda, è ancora più difficile. Proprio in Etiopia, Rwanda e nella Repubblica democratica del Congo sono stati avviati quattro progetti di contrasto del Digital Divide da parte del Movimento per la lotta alla fame nel mondo (in sigla MLFM, una ONG lodigiana) e dalla divisione Metid del Politecnico di Milano che, come dice l’acronimo, si occupa di “Metodi e tecnologie innovative per la didattica”. In altre parole, segue tutte le attività di formazione a distanza avviate dall’ateneo milanese. I primi frutti dei progetti sono on line al sito ufficiale dell’organizzazione, www.mlfm.it, e sul sito del Politecnico di Milano ( www.metid.polimi.it, sotto progetti internazionali) che collabora attivamente con il gruppo lodigiano grazie all’impegno diretto della struttura e di alcuni ricercatori.(…) A Wolisso, in Etiopia, il progetto prevede invece di creare un laboratorio di informatica nella scuola primaria. Il laboratorio sarà costituito da 11 calcolatori collegati in rete WiFi e ad Internet tramite connessione satellitare. Una stampante, un proiettore e una web cam verranno installati a partire dal computer-cattedra, per consentire le attività didattiche e di web-conference fruibili da tutti gli studenti presenti in aula. La previsione è di formare circa mille persone all’anno. La collaborazione tra MLFM e Politecnico era nata nel 2003, quando l’associazione lodigiana aveva avviato il primo progetto anti-Digital Divide in Rwanda, grazie al contributo della Fondazione Cariplo. “Ho incontrato per caso i responsabili del Movimento per la lotta contro la fame nel mondo, e ho parlato dei loro progetti ai referenti del dipartimento Metid del Politecnico”, spiega Stefano Scotti, anello d’unione tra le due realtà lodigiana e milanese. Ora il progetto in Rwanda può dirsi concluso: a Humure funziona un internet cafè grazie al quale, ad esempio, riesce a collegarsi con l’Italia Edoardo Chiappa, un volontario lodigiano trapiantato in Rwanda. “Il nostro intervento teoricamente è terminato, ma restiamo sempre in collegamento con la comunità locale, per qualsiasi nuova esigenza e per l’eventuale sostegno di cui potrebbero avere bisogno”, conclude Scotti. (Agendalodi, 13/10/06)
Casi di corruzione nei “tribunali popolari” per reati connessi a genocidio
(EB, Misna, 29/09/06)
Una serie di episodi di corruzione all’interno dei ‘gacaca’ – i tribunali popolari che affiancano la magistratura ordinaria dei casi dei reati meno gravi connessi al genocidio del 1994 – rischia di minacciare l’intero sistema di giustizia parallela. Lo ha detto Domitille Mukatangazwa, direttrice del servizio nazionale per la giurisdizione dei gacaca (pronuncia ‘gaciacia’, che significa ‘assemblea sull’erba’, come le riunioni di villaggio che si svolgevano all’aperto). Al quotidiano locale ‘New Times’, ha detto che la scorsa settimana sei giudici di una corte ‘gacaca’ sono stati arrestati per corruzione a Nyamasheke, nella provincia orientale. Altrove, nel distretto di Rulindo, la polizia ha fermato per lo stesso motivo tre persone tra cui il presidente di una ‘corte popolare’. Simili casi, scrive il giornale, “si stanno verificando un po’ ovunque”, mentre alcuni giorni fa i sopravvissuti ai massacri di massa di 12 anni fa ha minacciato una manifestazione per denunciare pratiche corrotte all’interno dei gacaca. Il governo, per voce della direttrice del servizio, ha promesso “accurate misure” per fermare il fenomeno. Dalla sua creazione nel 2001 – anche se l’effettiva operatività risale all’anno scorso - la giurisdizione dei gacaca ha finora investigato su circa 700.000 casi; le autorità ruandesi hanno detto che almeno 55.000 persone riconosciute colpevoli di aver partecipato al genocidio del 1994 dai tribunali popolari sono state condannate a svolgere servizi socialmente utili, per evitare l’ulteriore sovraffollamento delle carceri ruandesi. Stime ufficiali sul numero dei detenuti nel ‘Paese delle mille colline’ non esistono, ma secondo alcune fonti, 50-60.000 persone si trovano nelle prigioni statali e nei ‘cachot’, le piccole case di reclusione provinciali.
(EB, Misna, 29/09/06)
Sotto processo il Michael Jackson ruandese (M.Alberizzi, Corriere della Sera, 20/09/06)
Di solito le canzoni parlano d’amore. Le sue, invece, parlavano di odio. Simon Bikindi era famosissimo in Ruanda prima del genocidio. Lo chiamavano il Michael Jackson di Kigali (la capitale) e vendeva un sacco di dischi. Ora è accusato, con le sue liriche di aver incitato al genocidio, la mattanza che nel 1994, in 100 giorni, nel piccolo Paese africano provocò poco meno di un milione di morti tra tutsi e hutu moderati. Bikindi, che ora ha 47 anni, dopo il feroce macello si era rifugiato all’estero. Arrestato in Olanda nel luglio 2001 era stato poi estradato ad Arusha, in Tanzania, dove ha sede il Tribunale Penale Internazionale dell’Onu che si occupa dei crimini commessi in Ruanda durante quei tragici tre mesi. Il processo è cominciato lunedì. Sui documenti presentati dall’accusa c’è scritto che «il suo stile era un abile miscuglio di vecchie canzoni folk accostate a nuovi ritmi e idee. Ha scritto pezzi rap, in un misto di inglese francese e kinyarwanda (la lingua locale) utilizzando però musiche tradizionali». (…)(M.Alberizzi, Corriere della Sera, 20/09/06)
Genocidio; ex ministro assolto da Tpi (Ticinonline, 20/09/06)
André Rwamakuba, 56 anni, già ministro dell'educazione primaria e secondaria, è stato assolto oggi dall'accusa di complicità in genocidio, sterminio, omicidi e crimini contro l'umanità che avrebbe commesso nell'aprile del '94 in Ruanda. La decisione è stata presa all'unanimità dal Tribunale penale internazionale per i crimini in Ruanda, a cui ha dato vita l'Onu, che ha sede ad Arusha, in Tanzania. La Corte ha anche deciso l'immediata liberazione dell'accusato, che era stato arrestato in Namibia nell'ottobre del 1998. Lo rende noto un comunicato della Corte diffuso anche a Nairobi. Il tribunale di Arusha - creato dall'Onu alla fine del '94 - ha per mandato quello di giudicare i principali responsabili del genocidio avvenuto nel '94 in Ruanda, quando in 100 giorni furono sterminate circa 800.000 persone, nella stragrande maggioranza di etnia tutsi, minoritaria, ma da sempre al potere. Finora ha emesso 26 sentenze di condanna e cinque assoluzioni.(Ticinonline, 20/09/06)
Si dimette avvocato accusato di genocidio (Peacereporter, 18/09/06)
L'avvocato rwandese Callixte Gakwaya, ricercato con l'accusa di genocidio, si è dimesso dal tribunale internazionale istituito per processare i colpevoli del genocidio stesso. Il governo del Rwanda aveva minacciato di tagliare i rapporti con il tribunale se Gakwaya non fosse stato licenziato. Nel frattempo, il cantante Simon Bikindi è apparso di fronte alla corte con l'accusa di aver usato le sue canzoni per incitare gli Hutu ad uccidere i Tutsi. Circa 800mila persone furono massacrate durante il genocidio del 1994.
(Peacereporter,
18/09/06)
Kigali accusa Corte Penale di Arusha di impiegare 'genocidaires'
(Peacereporter,
15/09/06)
Il governo ruandese ha accusato la Corte Penale per i crimini commessi in Ruanda, con sede ad Arusha, in Tanzania, di impiegare come avvocati d'ufficio 14 persone ricercate dal Ruanda per crimini commessi durante il genocidio del 1994. Le autorità di Kigali si riferiscono in particolare a Callixte Gakwaya, un avvocato già arrestato dalle autorità tanzaniane, ma rilasciato prima che il Ruanda potesse presentare una domanda di estradizione. Le autorità ruandesi hanno minacciato di interrompere 'qualsiasi forma di collaborazione' con il Tribunale, se quest'ultimo non consegnerà alla giustizia ruandese i sospetti criminali. Durante il genocidio, dalle 500 alle 800 mila persone furono massacrate dalle milizie
Hutu. (Peacereporter,
15/09/06)
Arrestato in Danimarca ricercato per genocidio (Ticinonline, 08/09/06)
La Danimarca ha arrestato un immigrato ruandese accusato di aver partecipato nel 1994 al genocidio del Paese africano. Lo hanno annunciato oggi gli inquirenti danesi. Sylvaire Ahorugeze - questo il nome dell'uomo che all'epoca gestiva l'aeroporto di Kigali e che ha vissuto in Danimarca per sei anni - è stato accusato di avere ucciso 25 persone durante il primo giorno del genocidio. "Lo abbiamo trovato scorrendo l'elenco dei ricercati di primo livello" del Ruanda "per verificare la presenza di qualcuno di loro in Danimarca", ha dichiarato Birgitte Vestberg, pubblico ministero dell'ufficio danese per i crimini internazionali. Il Ruanda classifica come criminali di primo livello le persone che hanno pianificato, istigato o supervisionato il genocidio. Un giudice danese valuterà all'inizio della prossima settimana se convalidare l'arresto di
Ahorugeze. (Ticinonline,
08/09/06)
Belgio: fissato processo per assassino premier ruandese
(Swissinfo, 07/09/06)
Sarà processato dalla Corte d'assise del Belgio l'ex ufficiale delle forze armate ruandesi, Bernard Ntuyahaga, accusato di aver assassinato -sia pure indirettamente- il primo ministro del Ruanda Agathe Uwililgiymana a Kigali, il 7 aprile 1994. Il processo a Ntuyahaga, detenuto da oltre due anni in Belgio, dovrebbe iniziare nel primo semestre del 2007, ma la data non è ancora stata fissata. L'ex militare è accusato anche della morte dei dieci caschi blu impegnati nella protezione di Uwililgiymana. In particolare, Ntuyahaga avrebbe provocato la morte di Uwililgiymana privandolo della protezione dei caschi blu a lui assegnati. Infatti, poche ore dopo un attentato che costò la vita al presidente ruandese, Juvenal Habyarimana, i caschi blu belgi accorsi sul posto per soccorrere il presidente furono catturati e portati da Ntuyahaga nel 'campo Kigali', per essere tutti uccisi da militari ruandesi. Allo stesso tempo, le milizie ruandesi uccisero anche il primo ministro Uwililgiymana, che a quel punto era rimasto solo. Per l'accusa, Ntuyahaga sarebbe quindi responsabile anche della morte del primo ministro. L'uccisione del presidente Juvenal Habyarimana diede il via al genocidio ruandese, che costò la vita a più di 800 mila persone, soprattutto tra l'etnia dei tutsi. Il processo si svolgerà nella capitale belga per effetto della legge belga del 1993 sulla "competenza giudiziaria universale", che autorizza Bruxelles a procedere per reati contro l'umanità commessi in qualunque parte del mondo.
(Swissinfo,
07/09/06)
Abolirà pena morte ma arresta membro Corte ONU criminale
(Carla Amato,
Osserv. sulla legalità, 06/09/06)
Il governo del Ruanda ha reso noto che approvera' una legge per l'abolizione, nel dicembre 2006, della pena capitale. Lo scopo e' ottenere che gli Stati europei estradino i sospetti leader del genocidio avvenuto nel Paese nel 1994. Da oltre dieci anni, infatti, il governo ruandese ha chiesto senza successo la restituzione dei sospetti che vivono all'estero, in Belgio, Paesi Bassi, Danimarca e Svizzera, Paesi che hanno rifiutato l'estradizione dei sospetti temendone l'esecuzione, ed hanno preferito processarli essi stessi. Soltanto gli Stati Uniti, che permettono la pena di morte, hanno esradato un sospetto di genocidio, Enos Kagaba, nel 2005, dopo ver stabilito che era entrato illegalmente nel Paese. La decisione abilizionista e' stata ben accolta dai governi stranieri, dall'ONU e dalle organizzazioni non governative, ma lascia l'amaro in bocca a parte dell'opinione pubblica, ancora scossa dallo sterminio di 800.000 Tutsi e Hutu moderati ad opera degli Hutu, e dalle conseguenze che vedono tanti scomparsi, invalidi o contagiati dall'AIDS. Il ministro della giustizia, Tharcisse Karugarama, ha ammesso sulla stampa che la maggior parte della popolazione non vorrebbe abolire la pena di morte, ma ha detto che l'abolizione e' ora necessaria per realizzare un senso di chiusura, in quanto diversamente il Paese non potra' portare davanti alla giustizia i mandanti del genocidio. Il Tribunale criminale internazionale delle Nazioni Unite per il Ruanda sta esaminando 57 casi di sospetti detenuti in una prigione appositamente costruita in Tanzania. Tale Tribunale e' stato istituito dall'ONU, in nome del quale e con la cui immunita' opera, ma ha avuto di recente alcuni problemi con le autorita'. L'Ufficiale di stato civile del tribunale, Adama Deng, ha infatti espresso ieri la sua preoccupazione per l'arresto di uno dei suoi avvocati da parte delle autorita' della Tanzania. Calixte Gakwaya, uno dei principali consulenti legali della difesa nel processo di Yusuf Munyakasi, e' stato preso nella custodia venerdì nella citta' di Arusha, sede del Tribunale. Deng ha chiesto una spiegazione alle autorita' locali, sottolineando che il Tribunale non ha ricevuto alcuna informazione in anticipo di un'intenzione di arrestare Gakwaya, del cui benessere si sta occupando la Corte dal momento in cui e' venuta a conoscenza dell'arresto. I membri della sicurezza lo hanno visitato e parlato con lui parecchie volte ed il capo della sicurezza della Corte ha incontrato le sue controparti della polizia tanzaniana per discutere il caso. Deng ha sottolineato che l'ONU e la Tanzania si sono accordate su determinate immunita' per gli avvocati che rappresentano gli accusati davanti al tribunale ed ha osservato che i membri del tribunle esercitano le loro funzioni indipendentemente dagli interessi delle parti o da pressioni esterne. criminale
(Carla Amato,
Osserv. sulla legalità, 06/09/06)
Inchiesta sul ruolo controverso della Francia nel genocidio (Misna,
25/08/06)
Sono terminate le “inchieste preliminari” della commissione d’inchiesta sul ruolo controverso della Francia nel genocidio del 1994, iniziate lo scorso aprile. Lo ha riferito il presidente della Commissione, aggiungendo che sono stati avviati “sopralluoghi sul terreno” ma che probabilmente “non termineranno” entro la scadenza fissata al 16 ottobre. La Commissione è ufficialmente “incaricata di raccogliere le prove del coinvolgimento nel genocidio della Francia”, accusata dall’attuale governo del presidente Paul Kagame di avere addestrato e armato le milizie responsabili dei
massacri. (Misna, 25/08/06)
Sostituito ministro della giustizia (MZ,
Misna, 05/08/06)
È l’ex-giudice dell’Alta Corte di Kigali, Tharcisse Karugarama, il nuovo ministro della giustizia del Rwanda. Lo ha fatto sapere in nottata la Radio di Stato leggendo un decreto del presidente Paul Kagame in cui si informa che “con effetto immediato, Edda Mukabagwiza (fino a ieri a capo del dicastero) si può considerare sollevata dai suoi incarichi al ministero della Giustizia”. Non sono ancora chiare le ragioni che hanno portato alla sostituzione della signora Mukabagwiza, alla guida del dicastero della Giustizia per tre anni. Solo due settimane fa, era stata proprio lei ad annunciare l’apertura dei processi dei 1545 ‘gacaca’, tribunali popolari simili ai tradizionali consigli di villaggio, reintrodotti dal governo per affiancare la magistratura ordinaria ed esaminare crimini meno gravi commessi durante il genocidio del 1994. Secondo alcuni, dietro il licenziamento potrebbe trovarsi proprio la spinosa questione dell’alto numero di casi relativi al genocidio ancora non giudicati dalla giustizia
ruandese. (MZ, Misna, 05/08/06)
Partner statunitense nella Regione dei Grandi Laghi? (Massimiliano
Zanghì, Equilibri.net, 05/06/06)
Collocando il Ruanda su un’ideale spartiacque geopolitico, con da un lato il tradizionale allineamento franco-belga e dall’altro l’area d’influenza anglo-americana, gli ultimi segnali politici ed economici confermano che è verso quest’ultima che il Paese si sta muovendo. Dopo le gravi accuse lanciate dal presidente Paul Kagame a Parigi per le sue presunte responsabilità nel genocidio del 1994, la crescita esponenziale di investimenti statunitensi nel piccolo Stato dell’Africa centrale, l’accordo che prevede un addestramento “a stelle e strisce” per l’esercito ruandese, il calore del presidente USA George W. Bush nel ricevere alla Casa Bianca il suo omologo Kagame il 31 maggio e l’appoggio incassato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) suggellano un quadro di relazioni più che cordiale, che fanno degli Stati Uniti il primo donatore internazionale bilaterale per le casse ruandesi (80 milioni i dollari nel 2005).- Gli Stati Uniti vedono nella piccola nazione un alleato incastonato in una regione altamente strategica, che sta dando i primi segnali di rinascita energetica dopo decenni di perifericità: le enormi riserve di metano sotto il Lago Kivu, lo sviluppo di oleodotti che colleghino il centro del continente con Mombasa e le previsioni di nuovi giacimenti di greggio tra Uganda e Repubblica Democratica del Congo potrebbero aver attirato l’attenzione di Washington nella prospettiva di una crescente domanda energetica mondiale. A ciò si aggiunge il ruolo di primo piano delle forze armate ruandesi nell’operazione di peacekeeping in Darfur, non molto lontane da divenire interlocutrici preferenziali degli USA in un momento in cui il mondo occidentale, con la forza impegnato in Afghanistan e Iraq e con la testa occupato dall’Iran, pare lontano dall’impegnarsi direttamente in un nuovo teatro operativo sudanese.
(Massimiliano Zanghì,
Equilibri.net, 05/06/06)
Genocidio: condannato direttore della ‘radio dell’odio’
(MZ, Misna, 05/06/06)
È stato condannato a sei anni di carcere dal Tribunale penale internazionale per il Rwanda (Tpir) l’ex-direttore dell’emittente radiofonica e televisiva ruandese ‘Mille Collines’, diventata famosa in tutto il mondo per aver incitato all’odio etnico durante il genocidio del 1994 in Rwanda. Joseph Serugendo, direttore tecnico di ‘Radio milles collines’ ed esponente del comitato nazionale Interhamwe (le milizie civili che presero parte ai massacri), era stato arrestato lo scorso settembre in Gabon; in un primo momento si era dichiarato “colpevole” delle accuse di genocidio e incitazione al genocidio contestatigli, salvo poi ritrattare l’ammissione una volta aperto il processo. Fino a oggi il Tribunale internazionale per il Rwanda, istituito per punire i responsabili principali del genocidio del 1994, ha condannato 22 indagati e ne ha prosciolti tre. Durante i massacri di undici anni fa, l’emittente Rtlm svolse un ruolo determinante nella diffusione di messaggi che incitavano alla violenza e che portarono, secondo le stime più diffuse, all’uccisione di circa 800.000 persone.
(MZ, Misna,05/06/06)
Condanna per "propagazione ideologia del genocidio” (EB, Misna, 01/06/06)
È stato condannato a 12 anni di carcere con l’accusa di “propagazione dell’ideologia del genocidio” Helson Manikariza, l’uomo che telefonando a un’emittente radiofonica un mese e mezzo fa aveva minacciato di riprendere i massacri del 1994. Lo si apprende dalla stampa locale, che cita l’ufficio del procuratore generale del Rwanda. La sentenza, decisa da una corte nel sud-est del paese, “poteva essere più pesante” secondo il portavoce della procura Jean-Bosco Mutagena, il quale ha ricordato che l’attuale legislazione consente condanne fino a 20 anni per reati simili. L’uomo venne rintracciato dalla polizia dopo una telefonata anonima con il suo telefono cellulare a ‘Radio ‘Contact’ della capitale Kigali ad aprile, in una trasmissione dedicata al 12° anniversario del genocidio, nella quale avrebbe detto “Finiremo di uccidervi”. Nel 1994 in pochi mesi, vennero uccisi centinaia di migliaia di ruandesi tutsi e hutu moderati (tra mezzo milione e 800.000 secondo le stime più diffuse, 937.000 secondo il governo di Kigali); la radio svolse un ruolo di sostegno decisivo nel diffondere le idee degli estremisti. Secondo molte testimonianze, anche il Fronte patriottico ruandese (Fpr) comandato all’epoca dall’attuale presidente Paul Kagame, avrebbe commesso un numero imprecisato di uccisioni dopo aver preso il potere nel luglio 1994.
(EB, Misna, 01/06/06)
Un libro con le immagini della speranza (AGE, 25/05/06)
Comincia allora - sotto gli occhi impassibili della comunità internazionale - uno dei più feroci genocidi della storia: in soli tre mesi sono state uccise circa un milione e mezzo di persone. Centinaia di migliaia di giovani sono stati coinvolti in una carneficina che ha fatto cessare di vivere chi è stato trucidato con il machete e tolto l’anima a chi lo ha brandito verso inermi. A dodici anni di distanza da quell’efferato crimine contro l’umanità il nuovo libro fotografico di Francesco Florenzano, Uno sguardo sul Rwanda (Edup) – verrà presentato domani alla Libreria Rinascita di via delle Botteghe Oscure a Roma - ci restituisce le immagini di un dolore non ancora sopito ma anche le immagini della speranza in un futuro migliore. Dodici anni dal genocidio sono pochi per dimenticare. Ogni ruandese ha un parente, un figlio, un genitore, un amico coinvolto nel genocidio, chi perché è morto trucidato, chi perché ha massacrato. Tuttavia, molte persone in Rwanda sperano in un mondo migliore e gli sguardi dei volti ritratti in questo libro testimoniano la speranza di molti nella ricostruzione e nella pace. Alla presentazione del volume - domani alle 17.00 – ci saranno Alfonso Alfonsi, vicepresidente del Cerfe , Alberto D'amato, medico delegato del Sindaco ASL Roma A, Sergio Marelli, Presidente Associazione ONG italiane, Rita Rocca, inviata speciale di Ballarò, Gemma Ukunba, cittadina rwandese, presentano il libro del presidente dell’Upter Francesco Florenzano, Uno sguardo sul Rwanda, Edup
(AGE,
25/05/06)
Bambini di strada detenuti illegalmente (Lettera22, 16/05/06)
A Kigali, nel quartiere di Gikondo, esiste un centro di detenzione non ufficiale, dove sono incarcerati - illegalmente e in condizioni deplorevoli - centinaia di persone, soprattutto bambini di strada. E' dal 1997 che le autorità cittadine fanno regolarmente delle retate per "ripulire" le strade dai bambini, dai mendicanti e dagli ambulanti. Dal 2005, denuncia Human Rights Watch nel briefing paper "Swept away: street children illegally detained in Kigali" pubblicato oggi, è iniziata la detenzione di chi incappava nelle retata in un ex magazzino di Gikondo, a poca distanza dagli hotel di lusso dove scendono i turisti stranieri. La richiesta dell'organizzazione di tutela dei diritti umani è chiara: il centro deve essere chiuso. "Arrestare i bambini solo perchè sono poveri, sporchi e non hanno nessuno che si prenda cura di loro è una violazione dei loro diritti", sottolinea Alison Des Forges, consigliere per la sezione Africa di Human Rights Watch. "In base alle leggi internazionali e a quelle ruandesi lo stato dovrebbe proteggere questi bambini, non pensare di risolvere il problema eliminandoli dalla vista".
(Lettera22,
16/05/06)
In Gb due ricercati per genocidio (SwissInfo, 13/05/06)
Due uomini i cui nomi sono inclusi nella lista dei 100 maggiori ricercati per il genocidio del 1994 in Ruanda, vivono indisturbati nel Regno Unito nonostante il governo del loro Paese abbia fatto pressioni affinché vengano estradati. Lo riferisce il quotidiano britannico The Guardian. Secondo fonti interne al governo britannico, il mandato di cattura internazionale non avrebbe alcun valore perché la Gran Bretagna non ha alcun accordo sulle estradizioni con il Ruanda. Charles Munyaneza, 48 anni e Celestin Ugirashebuja, 55, due ex sindaci accusati di aver organizzato il genocidio nelle province meridionali del Ruanda, vivono con le loro famiglie rispettivamente in un sobborgo di Bedford e nella contea di Essex. Il Guardian scrive che tre mesi fa il governo del Paese africano aveva emesso un mandato internazionale per la cattura di Munyaneza ed aveva chiesto che venisse deportato per poter essere processato per i suoi crimini in Ruanda. L'ex sindaco, padre di quattro figli, non ha tuttavia ricevuto alcuna visita dalla polizia o dai funzionari dell'immigrazione britannici. Funzionari del ministero degli esteri ammettono che Munyaneza e Ugirashebuja non sono gli unici sospettati di genocidio in Ruanda che da tempo vivono nel Regno Unito. L'ambasciatore ruandese a Londra, Claver Gatete, ha espresso l'auspicio che si possa arrivare al loro arresto e alla loro estradizione.
(SwissInfo,
13/05/06)
La fame minaccia migliaia di persone nel sud e nell’est
(RC, Misna 13/05/06)
A causa della siccità perdurante da due anni e della perdita di tre raccolti consecutivi, circa 294.000 persone nel sud e nell’est del Rwanda patiscono la fame o la patiranno presto: lo ha detto Maarit Hirvonen, direttore regionale del Programma di alimentazione mondiale (Pam/Wfp), intervistato dal quotidiano ruandese ‘The new times’. È necessario “fornire assistenza a breve e medio termine alle popolazioni afflitte data la possibilità di un altro povero raccolto tra giugno e luglio di quest’anno” spiega la Hirvonen, precisando che bisogna distinguere tra “quanti verseranno in condizioni misere a causa della prossima crisi, circa 250.700 persone, e le 43.600 persone che vivono nell’insicurezza alimentare anche durante tempi normali”. Proprio per valutare questa precedente crisi alimentare, lo scorso mese il Pam, in collaborazione con l’Istituto nazionale di statistica (Nis), ministeri locali e altre agenzie umanitarie, ha avviato una Stima dell’emergenza della sicurezza alimentare (Efsa, Emergency food security assessment): la crisi alimentare è stata riscontrata nei distretti meridionali di Gisagara, Kirehe e Huye e in quelli orientali di Bugesera e di Kayonza. La zona più colpita è Bugesera, dove le condizioni agro-ecologiche sono poco favorevoli alla coltivazione del grano e la povera rete stradale isola molte famiglie da mercati, ospedali e scuole.
(RC, Misna 13/05/06)
Radio Okapi: il progetto radiofonico della Fondazione Hirondelle (rondine)
(JM, Vita, 11/05/06)
In quattro anni di attività, Radio Okapi, frutto di un accordo tra le Nazioni Unite e la Fondazione svizzera Hirondelle (ong specializzata dal 1994 nella creazione di media in zone di conflitto), è diventata la stazione radiofonica più ascoltata della Repubblica democratica del Congo (Rdc). Stravolto da un conflitto fra i più sanguinosi del dopo Guerra Fredda (circa 3,5 milioni di morti tra il 1998 e il 2004), la Rdc è approdata a una pace fragile in parte grazie all'impegno della Comunità internazionale. Tra le innumerevoli iniziative umanitarie e politiche delle Nazioni Unite, Okapi spicca per il successo impressionante riscontrato tra i cittadini congolesi e il timore che ha saputo infondere nella leadership del Paese attraverso un'informazione rigorosa e imparziale. Questo successo non è sfuggito ai media occidentali. Da Radio France Internationale al Frankfurter Allgemeine, passando per Libération e la Radio Svizzera Italiana, molti hanno saluto un progetto radiofonico in grado di riunificare un paese per anni diviso in due dalla guerra che ha opposto il regime della famiglia Kabila e gruppi ribelli congolesi sostenuti nell'est della Rdc da potenze straniere (tra cui Rwanda e Uganda). Ora, l'attenzione su Radio Okapi si sposta in Tv e teatro. - Tra il 5 e il 10 giugno, al Theatre Paris Villette, l'incredibile avventura di Okapi verrà rappresentata in una pièce teatrale firmata da un giovane coreografo congolese, Faustin Linyekula. "Radio Okapi" è il titolo naturale di uno spettacolo di danza che il regista ha voluto dedicare a "una radio in grado di tessere attraverso la magia delle onde i legami fragili che sussistono tra amici e parenti in un territorio" grande come l'Europa Occidentale. - E' in programma invece oggi, sempre a Parigi, l'anteprima del documentario realizzato da Pierre Guyot. Presentato nel marzo scorso all'ultimo Festival internazionale del Grande Reportage di Le Toucquet, "Radio Okapi, radio de la vie" ripercorre con passione e rigore la nascita e le vicissitudini di Okapi in Congo. Salutato dai colleghi come un documentario avvincente sull'umanitario, il film di Guyot sarà diffuso su Tv5 Monde il 7 giugno prossimo.
(Joshua
Masserenti, Vita, 11/05/06)
Sotto esame richiesta di clemenza di ex presidente Bizimungu
(Peacereporter, 08/05/06)
Il presidente del Rwanda Paul Kagame ha dichiarato che sta considerando la richiesta di clemenza ricevuta da parte di Pasteur Bizimungu, il primo presidente post-genocidio del paese, incarcerato per crimini che includono l'incitamento alla violenza etnica e il dirottamento di fondi pubblici. Bizimungu, che in febbraio è stato condannato a 15 anni per crimini commessi dopo le sue dimissioni, rassegnate nel 2000, ha scritto in una lettera pubblicata dai giornali locali che il suo rilascio avverrebbe per "il bene della nazione".
(Peacereporter,
8/05/06)
Incitava al genocidio, arrestato un uomo (Peacereporter, 20-04-2006)
La polizia ruandese ha arrestato un uomo che, in diretta su una radio privata, aveva minacciato di riprendere il genocidio. Il 12 aprile, durante la settimana di lutto nazionale per ricordare il genocidio del 1994, un uomo ha detto in lingua kinyarwanda "noi vi uccideremo ancora", durante una trasmissione di Radio Contact dedicata al ricordo del genocidio. L'uomo sarà perseguito secondo la legge ruandese che vieta espressamente l'incitazione al genocidio, se sarà ritenuto colpevole potrà avere una pena che va dai 10 ai 20 anni di reclusione. (Peacereporter,
20-04-2006)
Genocidio: condannato a 15 anni un ex sindaco (Agr/Corriere della
Sera, 14-04-2006)
E' stato condannato a 15 anni di carcere per istigazione e favoreggiamento al genocidio del Ruanda Paul Bisengimana, l'ex sindaco di Gikoro, un villaggio rurale vicino alla capitale ruandese, Kigali. L'ex primo cittadino ha proclamato il proprio "rimorso per non essere riuscito a salvare vite innocenti". Fra le accuse contestategli: avere provveduto al trasporto di soldati e miliziani di etnia hutu, con armi e combustibile per loro, durante il massacro perpetrato nella parrocchia di Musha, dove furono trucidate migliaia di persone che vi avevano cercato un rifugio.
(Agr/Corriere della Sera,
14-04-2006)
La difficile ricostruzione di un paese lacerato (Amisnet, 11-04-2006)
A 12 anni dall'efferato genocidio del 1994, in Rwanda sono ancora in atto i processi agli indagati per omicidio. Dal governo critiche ai lavori del Tribunale penale Internazionale di Arusha. Da Amnesty denunce ai tribunali popolari. E' un percorso democratico difficile quello che dovranno affrontare i ruandesi. Le lotte che hanno lacerato il paese, culminate con lo spietato eccidio del 1994, che costò la vita a un milione di persone, continuano a separare, dividere, alimentare contrasti. Attualmente, a giudicare sugli eventi del 1994, ci sono i tribunali ordinari, ma non solo. Nel 2001 sono stati istituiti i tanto discussi tribunali popolari: i Gacaca. E accanto alla struttura nazionale si affianca ormai da 10 anni il Tribunale Penale Internazionale sui crimini in Rwanda, istituito per condannare i colpevoli. Da più fronti le critiche alla struttura giudiziaria. I tribunali popolari, contrariamente alla giustizia ordinaria, non possono emettere sentenze di morte; ma sono stati più volte denunciati, anche da Amnesty, di non rispettare gli standard internazionali minimi per un processo equo. L'amministrazione delle giurisdizioni Gacaca ha riconosciuto che già decine di persone si sono tolte la vita dopo il giudizio dei tribunali popolari. Il Tribunale Internazionale Penale, con sede ad Arusha, in Tanzania, è invece accusato di lentezza nello svolgimento dei processi, e di aver fatto troppo poco, considerando che i suoi lavori dovrebbero concludersi nel 2008. Una riconciliazione complessa quindi quella del paese dimenticato dell'Africa. Complicata dagli aspri contrasti interni, aggravata dalla difficoltà di dialogo internazionale.
(Amisnet, 11-04-2006)
Arrestato in Germania capo ribelli hutu (Swissinfo, 08-04-2006)
Il capo dei ribelli hutu ruandesi delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr), Ignace Murwanashyaka, sottoposto a divieto di viaggiare dalle Nazioni Unite, è stato arrestato a Mannheim, in Germania, paese dove risiede abitualmente. Lo rende noto la polizia del Land Baden-Wuerttemberg, e lo confermano da Kinshasa fonti diplomatiche. Il capo dei ribelli hutu ruandesi, accusato di aver violato l'embargo di armi alla Repubblica democratica del Congo (Rdc), dal 2005 è sottoposto a sanzioni del Consiglio di sicurezza, che hanno congelato i suoi beni e gli impediscono di viaggiare. Benché abitualmente residente in Germania, Murwanashyaka dal settembre del 2005 si trovava nelle foreste montagnose di Kivu-Nord, nella Rdc. Secondo fonti diplomatiche, sarebbe rientrato in Germania riuscendo a guadagnare Entebbe e da lì a prendere un volo per il Belgio. Molti elementi dell'Fdlr, che ora si trovano nel nord dell'Rdc, sono accusati di aver partecipato nel 1994 al genocidio perpetuato in Ruanda dagli hutu sulla rivale etnia dei tutsi, che costò la vita, secondo stime approssimative, a oltre 800.000 persone.
(Swissinfo, 08-04-2006)
Uganda/Rwanda - That's amore... (Vita, 03-04-2006)
La stampa ugandese sbatte in prima pagina la storia d'amore tra un diplomatico rwandese e la moglie di un uomo d'affari di Kampala. Tanto per alimentare relazioni già tesissime tra i due Paesi… (…) - Ovvio che si e' trattato di un colpo basso dell'Uganda nei confronti del Ruanda: ''ora -ha detto in tono apparentemente serio una fonte ufficiale ugandese- dovra' essere il suo governo a giudicarlo: noi, in quanto diplomatico, non possiamo
perseguirlo''. Tra i due paesi le relazioni si sono fatte sempre piu' tese dai tempi della guerra in Repubblica democratica del Congo (a partire dal 1998: dapprima gli eserciti operarono di concerto, quindi si scontrarono tra di loro) e comunque Kampala accusa
Kigali, e viceversa, di appoggiare militarmente gli oppositori interni. Eppure i due presidenti, Yoweri
Museveni, ugandese, e Paul Kagame sono stati strettissimi alleati e collaboratori. Non solo hanno frequentato, in tempi diversi - il ruandese e' molto piu' giovane - la stessa scuola, che si trova piu' o meno al confine tra i due Paesi, ma Kagame fu capo dell'intelligence di Museveni durante la lunga e sanguinosa guerra civile
ugandese. E dal leader ugandese fu a sua volta fortemente appoggiato quando prese il potere nel '94, dopo l'orribile genocidio avvenuto in Ruanda: almeno 800.000 persone, quasi tutte di etnia tutsi
(qualla di Kagame) massacrate in meno di tre mesi. Passaggio da 'vaudeville', dunque, per quello che appare uno dei punti piu' 'sensibili' nel drammatico scacchiere dei Grandi Laghi: appunto le relazioni - ma non certo quelle extramatrimoniali - tra Uganda e Ruanda.
(Vita, 03-04-2006)
Aereo SN Brussels bloccato a Kigali (Wapa, 24-02-2006)
I funzionari dell’agenzia aeronautica civile del Ruanda hanno impedito a un aereo della belga SN Brussels Airlines di decollare dall’aeroporto di Kigali, capitale del Paese africano, nonostante più di 200 passeggeri fossero pronti per l’imbarco. Il direttore dell’agenzia, Aimabe Mbaraga, ha dichiarato ieri che, a seguito di un’ispezione effettuata dai suoi dipendenti, l’Airbus A-330/300 è risultato non idoneo al volo, essendo presenti diversi difetti: una perdita idraulica, nessuna documentazione di osservanza della manutenzione e cinture dei piloti senza targhetta con data. Il responsabile della SN Brussels per il Ruanda ha commentato che i problemi riscontrati nel velivolo erano minimi e comunque non giustificavano la proibizione a volare; tra l’altro, ha specificato, la cancellazione del volo ha causato disagi non indifferenti ai passeggeri, 100 dei quali sono stati dirottati allo scalo di Nairobi, capitale del Kenia, da dove sono
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