L’importanza di un “amico” potente. (LaVoceditalia, 12/12/06)
Pretoria corre in soccorso di Bangui. All’inizio del 2007, il Sudafrica invierà consiglieri militari nella Repubblica Centrafricana. Il governo di Pretoria offre a Bangui addestramento militare, servizi d’intelligence e armi. La decisone è stata presa durante un incontro, tenutosi venerdì scorso nella capitale centrafricana, Bangui, tra il presidente centrafricano, François Bozizé, e il ministro della difesa sudafricano, Mosiuoa Lekota. Pretoria si è offerta di sostenere il governo della Repubblica Centrafricana per arginare la ribellione che, da diversi mesi ormai, divampa in varie regioni del paese. Alcuni gruppi di ribelli sono giunti a occupare alcune città del nord-ovest, spingendosi molto vicini a Bria, importante centro diamantifero. Solo grazie all’immediato intervento di militari francesi, l’esercito nazionale è riuscito a riconquistare le città cadute in mani ribelli. Il ministro della difesa sudafricano ha precisato che l’aiuto prestato dal suo governo alla Repubblica Centrafricana sarà patrocinato dall’Unione africana e vedrà il coinvolgimento anche di altri paesi africani. Ha poi aggiunto: «Si tratta di una scelta che mira sia a riportare stabilità nelle zone che sono teatro del conflitto, sia a fare capire ai dissidenti ribelli gli strumenti leciti per far valere le proprie ragioni sono le trattative politiche, non il ricorso alla forza». Il presidente Bozizé spera che l’aiuto della comunità internazionale gli consenta di porre presto fine alla ribellione. Che vuole soltanto vinta ed eliminata. Ha, infatti, dichiarato che il suo governo non ha alcuna intenzione di trattare con i ribelli. (LaVoceditalia, 12/12/06)
Esercito riprende il controllo del nordest (PeaceReporter, 11/12/06)
L'esercito della Repubblica Centrafricana ha ripreso domenica la città di Ouadda-Djalle, strappando così l'ultimo avamposto nel nordest ancora tenuto dai ribelli dell'Union des forces démocratiques pour le rassemblement. L'esercito sarebbe entrato in città domenica senza colpo ferire, dopo che i ribelli erano stati costretti a fuggire dalla città anche per l'aiuto dato all'esercito dall'aviazione francese di stanza nel Paese. I ribelli non hanno rilasciato dichiarazioni sulla perdita della città. Il nord della Rep. Centrafricana è da mesi teatro di scontri tra esercito e numerosi gruppi ribelli, alcuni dei quali provenienti dai vicini Ciad e Sudan. (PeaceReporter, 11/12/06)
Nuovi combattimenti ieri fra ribelli e esercito (PeaceReporter, 04/12/06)
Scontri fra i ribelli centroafricani e l'esercito sono stati registrati ieri a Ouadda, città situata a circa 700 km da Bangui; Ouadda era ritornata giovedì scorso sotto il controllo delle truppe governative. Secondo quanto riferito da una fonte anonima, un gruppo di ribelli ha tentato di attaccare la zona nord di Ouadda, incontrando però la resistenza delle Forze armate centroafricane, appoggiate dalla Forza multinazionale del Cemac. Il capo militare dei ribelli dell'Union des forces démocratiques pour le rassemblement (Ufdr) ha confermato i combattimenti, ma ha annunciato la riconquista, a opera delle sue truppe, della località di Sam Ouandja, a nord di Ouadda. Fonti vicine alla presidenza centroafricana hanno smentito la perdita di Sam Ouandja. Col sostegno militare della Francia e della Comunità economica e monetaria dell'Africa centrale (Cemac), l'esercito centroafricano ha ingaggiato da una settimana la sua controffensiva ai ribelli dell'Ufdr, che controllano da un mese diverse località nella zona a nord-est della Repubblica Centrafricana. (PeaceReporter, 04/12/06)
Nord-est, aviazione francese sostiene esercito contro ribelli (EB, Misna, 30/11/06)
L’aviazione militare ha affermato di aver aperto il fuoco oggi contro i ribelli nel nord-est del Repubblica Centrafricana, dove da giorni è iniziata una controffensiva delle Forze governative per riprendere il controllo di alcune località conquistate nelle ultime settimane dalla sedicente Unione delle forze democratiche (Ufdr); l’informazione non è stata però confermata da fonti indipendenti. Secondo un portavoce dello Stato maggiore della Difesa di Parigi, citato dall’agenzia ‘Afp’, aerei ‘Mirage’ avrebbero sparato a Ouadda e N’Délé contro i ribelli, impegnati in combattimenti con le forze governative. Secondo la stessa fonte, l’appoggio aereo francese sarebbe stato sollecitato dall’esercito centrafricano, che avrebbe avuto un numero imprecisato di feriti tra i suoi ranghi. Stando a fonti militari locali, l’aeroporto di Ouadda, circa 700 chilometri a nord-est della capitale Bangui, in un’area isolata e non facilmente raggiungibile, sarebbe stato ripreso dalle forze governative e da truppe del contingente internazionale della Comunità economica e monetaria degli Stati dell’Africa Centrale (Cemac), l’organismo regionale che raggruppa alcuni paesi della regione; i ribelli, ben armati (ma non si capisce ancora da chi) avrebbero opposto “forte resistenza”. Già lunedì scorso, l’aviazione francese era entrata in azione per appoggiare l’offensiva governativa a Birao, la prima della città conquistate da questo nuovo gruppo ribelle nelle scorse settimane. Il capo dei miliziani dell’Ufdr ha affermato che anche il giorno successivo gli aerei di Parigi hanno bombardato a nord di Birao, provocando vittime tra i ribelli e la popolazione civile. Anche in questo caso, le notizie non sono ancora verificabili da fonti indipendenti - malgrado i numerosi tentativi della MISNA di raggiungere telefonicamente la regione - e si ignora l’esatto bilancio degli scontri. I ribelli dell’Ufdr hanno conquistato anche la località di Sam-Ouandja che per ora non è ancora stata oggetto di una controffensiva. (EB, Misna, 30/11/06)
Alcuni civili sarebbero morti in un bombardamento aereo dell’esercito francese diretto contro i ribelli dell’Unione delle forze democratiche (Ufdr) nella zona della città settentrionale di Birao. A dichiararlo all’agenzia France Press è un capo militare del gruppo ribelle, il quale aggiunge che cinque dei suoi uomini sono stati uccisi ieri in un’incursione aerea. Da Parigi lo stato maggiore dell’esercito ha smentito l’episodio, precisando che l’unico scontro con i ribelli è avvenuto lunedì: un Mirage F1 ha risposto al fuoco dei ribelli, mentre le Forze armate centrafricane (Faca) riprendevano il controllo dell’aeroporto di Birao, uccidendo sette ribelli e distruggendo due veicoli. Secondo fonti di stampa internazionale, l’esercito centrafricano – aiutato dall’esercito francese e dal contingente africano della Comunità economica e monetaria degli Stati dell’Africa centrale (Cemac) – prosegue la sua controffensiva per riconquistare le località occupate dalla forze antigovernative nel corso del mese di novembre. Birao, 800 chilometri a nord di Bangui, e Mouka sarebbero tornate sotto il controllo delle forrze relolari; i ribelli si troverebbero tuttora a Oadda-Djallé e Sam-Ouandja. Secondo fonti locali della MISNA, la presa delle località da parte dei ribelli il mese scorso è avvenuta senza combattimenti, dal momento che dinanzi all’avanzata dei ribelli l’esercito regolare si era sempre ritirato. Gli abitanti delle località colpite sembrerebbero più preoccupati dei saccheggi e delle vessazioni commesse dai militari durante la loro fuga che dell’arrivo dei ribelli. Nella piccola capitale Bangui – indica una fonte della società civili contattata dalla MISNA – si notano pattuglie dell’esercito centrafricano e francese, ma la tensione non è particolarmente elevata. “Quel che è sicuro, è che i centrafricani sono ancora troppo colpiti dalle violenze di questi ultimi anni (quelle che hanno accompagnato il tentativo di colpo di stato del 2001 e la rivolta condotta dall’attuale presidente, il generale François Bozizé, che ha rovesciato Ange-Félix Patassé nel marzo 2003, ndr) e non vogliono più guerre né insurrezioni” precisa il nostro interlocutore chiedendo di essere coperto da anonimato, aggiungendo: “Alcuni rimproverano a Bozizé una gestione oligarchica del potere e promesse non mantenute, ma la maggior parte lo riconosce come presidente legittimamente eletto e non tollerano più l’idea di una presa di potere per mezzo delle armi”. (RC, Misna,
29/11/06)
Esercito riprende il controllo di Birao (PeaceReporter, 28/11/06)
Le autorità della Repubblica Centrafricana hanno reso noto ieri che l'esercito avrebbe ripreso il controllo della città settentrionale di Birao, a circa 800 km dalla capitale Bangui, conquistata lo scorso 30 ottobre dai ribelli dell'Union des forces démocratiques pour le rassemblement. La riconquista sarebbe avvenuta grazie all'appoggio logistico dei circa 200 militari francesi inviati da Parigi la scorsa settimana per dare sostegno alle Forze Armate locali. Non è chiaro se i militari transalpini abbiano preso parte ai combattimenti, come non si hanno notizie di morti o feriti. Il nord-est della Rep. Centrafricana è teatro ormai da mesi di scontri tra esercito e ribelli, che Bangui ritiene siano appoggiati dal vicino Sudan. (PeaceReporter,
28/11/06)
L´Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha esortato la comunità internazionale a intervenire con urgenza. Non cessano le violenze nel Ciad orientale: una situazione sempre più drammatica ha portato il governo a proclamare lo stato d’emergenza, imponendo un immediato divieto di porto di armi illegali nelle regioni orientali e nella capitale N´Djamena, dove sono state decise anche restrizioni alla stampa privata che diversi organismi internazionali di difesa hanno denunciato come una sorta di “censura”. Il governo ha dotato di ampi poteri alti funzionari locali nelle tre regioni interessate dal conflitto: Ouaddaï, Wadi Fira (ex-Biltine) e Salamat. L’opposizione politica ha denunciato la messa in atto di misure “sproporzionate”. Secondo N´Djamena, al contrario, lo scenario che si presenta nell’est del paese è una “trasposizione del conflitto in Darfur”, la confinante regione sudanese occidentale teatro di scontri e violenze dal febbraio 2003. Non è quindi una coincidenza che le violenze che nelle ultime settimane hanno provocato l’incendio di numerosi villaggi, la distruzione di granai, la fuga di migliaia di persone e l’uccisione di oltre 220 civili, presentino caratteristiche molto simili a quelle del vicino Darfur. Le testimonianze dei fuggitivi si somigliano in modo impressionante: gli aggressori, che talvolta indossano divise militari, sono quasi sempre identificati come appartenenti all´etnia araba e sono spesso conosciuti personalmente dalle vittime (a volte vicini con cui hanno convissuto per generazioni). Sono per lo più armati di sciabole o di mitragliatori Kalashnikov e si spostano a cavallo, cammello o a bordo di camion. Di fatto, la porosa frontiera è abitata da etnie simili da una parte e dall’altra, spesso protagoniste di scontri per il controllo del bestiame, dell’acqua, dei pascoli, e di conflitti tra nomadi e sedentari. Gli attacchi dei villaggi nelle regioni di Ouaddaï, Wadi Fira e Salamat sono una nuova spina nel fianco del presidente Idriss Déby, che è stato già alle prese con una rivolta armata la scorsa primavera e con un’ondata di defezioni nel suo entourage. Alcuni suoi detrattori lo accusano di strumentalizzare i conflitti locali a suo vantaggio e di servirsi di ciò che accade lungo il confine con il Sudan per distogliere l’attenzione dalle critiche contro l’esecutivo.(…) A causa del deteriorarsi della situazione, gli abitanti dei villaggi di Kerfi e Bandicao (rispettivamente 45 e 80 chilometri a sud di Goz Beida), hanno avvertito le agenzie umanitarie che non è sicuro inviare ambulanze per evacuare i feriti, perché‚ la zona è circondata da uomini armati. Per questa ragione pochi giorni fa sono state nuovamente dispiegate le forze governative per trasportare i feriti all´ospedale della città di Goz Beida. Nell’emergenza pesa certamente la mancata applicazione della risoluzione 1706 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che nel mese di agosto aveva sollecitato il dispiegamento di caschi blu in Ciad e nella confinante Repubblica Centrafricana.
(Marco Cochi,Lavoced’italia,
28/11/06)
E' vero che è in corso uno spill-over della crisi del Darfur o si tratta solo di uno spauracchio agitato da due presidenti, Idriss Déby del Ciad e François Bozizé del Centrafrica, messi in grave difficoltà da fronti interni che non riescono a sconfiggere? C'è una vasta regione, al confine tra Sudan, Ciad e Repubblica Centrafricana, che sembra andare in fiamme. Tutta colpa della crisi del Darfur e del governo di Khartoum, dicono a N’djamena e Bangui, che sta cercando di invadere i nostri paesi. Una tesi che pare aver quasi convinto parte della comunità internazionale, a partire dalle Nazioni Unite, disposte sembra a valutare la richiesta avanzata nelle scorse settimane sia dal governo ciadiano che da quello centrafricano per l’invio di una forza di interposizione che vada a pattugliare i confini dei due paesi africani con il Darfur (…) Anche in Repubblica Centrafricana, il vicino meridionale del Ciad, le ultime settimane sono state difficili. Il 29 ottobre, quasi di sorpresa, i ribelli dell’Unione delle forze democratiche per l’unità (Ufdr nell’acronimo francese), hanno preso la città nord-orientale di Birao, vicino al confine con Ciad e Sudan. Da lì, nel giro di due sole settimane, sono riusciti ad avanzare verso la capitale Bangui trovando ben poca resistenza, occupando anche altre città e avvicinandosi pericolosamente al centro diamantifero di Bria. Bozizé ha più volte fatto appello a Parigi affinché intervenga al suo fianco. Intanto, stando alle dichiarazioni rilasciate dai ribelli il 13 novembre, l’Ufdr vorrebbe ora fermarsi nell’attesa che il governo del presidente François Bozizé, arrivato al potere nel 2003 con un colpo di stato, valuti la richiesta dei ribelli di aprire un tavolo negoziale. Per il momento però Bozizé non pensa a negoziare. Ha invece accusato il Sudan di essere dietro ai ribelli, che userebbero anche in questo caso appoggi e basi in Darfur. Che il problema e il pericolo di un diffondersi della “malattia” del Darfur alle regioni vicine, anche per volontà del governo di Khartoum, sia reale è fuor di dubbio. Ma sia lo stato d’emergenza imposto dal governo di Déby che l’accorato appello all’intervento di Parigi di Bozizé nascondono interessi diversi, che i due regimi di N’djamena e Bangui condividono: avere le spalle coperte e un aiuto concreto nel difendersi dai movimenti ribelli che partendo rispettivamente da est e da nord, cioè proprio dalle aree di confine con il Sudan, mettono in pericolo i due fragili regimi. Non a caso in Ciad lo stato d’emergenza, che prevede una forte censura sui tutti i mezzi di comunicazione privati e ampli poteri ai nuovi governatori inviati da Déby nelle varie province, è stato imposto non solo nell’est, ma anche a N’djamena e in alcune parte del sud e del nord. Dal canto suo Bozizé, che come Déby è incapace di far fronte da solo ai seri problemi di stabilità e di legittimazione interna, ha per ora strappato un “ni” a Parigi, che si è detta disposta a fornire sostegno logistico e di intelligence all’ex colonia. Anche N’djamena si è detta disposta a mandare i suoi soldati in aiuto al vicino di Bangui. Resta di chiedersi quali uomini e con quali mezzi, visto che l’esercito di Déby non sembra in grado neanche di difendere il suo stesso governo. (Irene anozzo, Lettera22,21/11/06)
L’appello di fin ottobre del presidente della Repubblica Centrafricana (CAR) Francois Bozizé non è rimasto inascoltato: dal recente meeting tra Denis Sassou-Nguesso, presidente di turno dell’Unione Africana (UA), e JacquesChirac, presidente francese, è emersa la volontà di offrire sostegno militare al regime della CAR, immediatamente ripresa dal governo del Ciad, strettamente legato sia a Parigi che a Bangui. La linea del presidente ciadiano Idriss Déby arriva a suggellare un’alleanza diplomatica esistente fin dal 2003, anno del colpo di Stato di Bozizé, sostenuto da N'Djamena. Tuttavia non è facile stimare quanto davvero l’esercito ciadiano, già in difficoltà contro l’insurrezione nell’est del proprio Paese (in aprile, il ruolo francese nel respingere l’assalto di pochi guerriglieri alla capitale), potrà intervenire nella CAR settentrionale, “ventre molle” da cui si infiltrano guerriglieri dalle proprie retrovie in Sudan. La Francia, principale partner militare di Bangui, le cui forze regolari vanno perdendo terreno davanti l’offensiva dei ribelli dell’Union des Forces Démocratiques pour le Rassemblement (UFDR), risultano già significativamente impegnate nelle missioni in Costa d’Avorio (3.500 uomini) e in Ciad (1.000 uomini). Di conseguenza, il ruolo francese nell’area dovrebbe limitarsi al supporto logistico e d’intelligence alle truppe di Bozizé e alla forza di peacekeeping dell’organizzazione regionale Communauté Économique des Etats de 'Afrique Centrale (CEMAC), che verrà potenziata rispetto a quella di quasi 400 uomini già presente nella CAR. Le dichiarazioni di Chirac e Sassou-Nguesso e di Déby arrivano in un momento in cui le Nazioni Unite (ONU) e Sudan negoziano, non senza incomprensioni, l’assenso di massima per una operazione congiunta ONU-UA nelDarfur. Il focolaio di violenze darfuriano, non senza il supporto del governo centrale, è il fulcro dell’instabilità tracimata nei fragili regimi ciadiano e centrafricano e non a caso il Ministro degli Affari esteri francese Philippe Douste-Blazy era in visita in Sudan mentre si delineava la politica interventista nella regione. Il Gabon è in prima fila nell’invio di mezzi di rinforzo al contingente, ma è poco chiaro il ruolo che ci si attende dai militari della CEMAC: interposizione o difesa attiva del governo centrafricano? Dall’altro lato, l’immagine della Francia si trova una volta di più messa alla prova davanti i propri alleati africani, sempre più corteggiati da Stati Uniti e Cina e memori delle accuse sulla sua condotta nel genocidio ruandese. (Massimiliano Zanghì, Equilibri, Weekly Analysis,
20/11/06)
Il Ciad propone di inviare delle truppe nella vicina Repubblica centrafricana per aiutarla a fermare l'invasione dei ribelli che, sostiene, sono appoggiati dal Sudan, ha detto il governo.Il primo ministro Pascal Yoadimnadji, in un discorso al parlamento citato dal sito del governo oggi, ha fatto appello a una "mobilitazione generale" del popolo del Ciad contro quella che è stata definita "una guerra generalizzata imposta dal governo sudanese".(Reuters, 17/11/06)
10 mila persone in fuga dal nord-est (Peacereporter, 16/11/06)
Secondo dati forniti dall'Onu, circa 10 mila persone sarebbero fuggite dalla città nord-orientale di Bria per timore di possibili scontri tra l'esercito e i ribelli dell'Union des Forces Democratiques, che controllano già due città al confine con il Ciad. Il presidente François Bozizé ha fatto appello alla comunità internazionale per fermare i ribelli, i quali hanno comunicato di voler proseguire alla volta della capitale Bangui vista la mancata volontà di trattare espressa dal capo di stato. La Rep. Centrafricana è stata teatro di una breve guerra civile negli anni 2002 e 2003, in cui alcune migliaia di persone hanno perso la vita. (Peacereporter,
16/11/06)
Nuovi attacchi ribelli, rafforzata sicurezza nelle regioni settentrionali (Peacereporter, 24/10/06)
La Repubblica Centrafricana ha inviato circa mille soldati nelle regioni settentrionali per contrastare le rinnovate attività dei gruppi ribelli, riprese dall'inizio della stagione secca che ha reso nuovamente praticabili le strade. All'inizio di ottobre, due soldati sono rimasti uccisi dai ribelli in un'imboscata avvenuta nella regione di Kaga-Bandoro, a 400 km dalla capitale Bangui. Il nord del Paese continua a rimanere instabile per la presenza di formazioni mai disarmate dopo la fine della guerra civile, che vide l'attuale presidente François Bozize rovesciare l'ex-capo di stato Angle-Felix Patasse, attualmente in esilio in Togo e considerato il finanziatore dei ribelli. (Peacereporter,
24/10/06)
Uranio, primo giacimento sfruttato “su ampia scala” (EB, Misna, 23/10/06)
Lo sfruttamento su ampia scala di un giacimento di uranio è stato avviato dal presidente François Bozizé a Bakouma, circa un migliaio di chilometri a est della capitale Bangui. Lo ha reso noto la radio nazionale, secondo cui l’esportazione del minerale sarà gestita da una società sudafricana. Dall’indipendenza (1960) ad oggi “le risorse del sottosuolo della Repubblica Centrafricana sono inesplorate e sfruttate in modo artigianale e anarchico” ha affermato Bozizé. Parlando nella lingua nazionale sango, ha detto anche che la sfruttamento dell’uranio potrebbe portare benefici “per lo Stato e per gli abitanti di Bakouma”. Non sono mancata però le critiche: dall’approvazione della normativa sullo sfruttamento e sull’esportazione di sostanze radioattive, alcuni elementi dell’opposizione – secondo Bozizé legati al precedente regime – hanno ripetutati fatto notare che la società sudafricana non offrirebbe adeguate garanzie ambientali. Finora hanno invano chiesto la pubblicazione dell’accordo firmato nei mesi scorsi tra il governo e la stessa società mineraria. Non sono nemmeno chiari, finora, i termini economici della concessione né la percentuale spettante alle casse pubbliche. (EB, Misna,
23/10/06)
- Francia fornirà appoggio militare per restaurare sicurezza
(Peacereporter, 14/07/06)
La Francia fornirà appoggio militare alla Repubblica Centrafricana per restaurare la pace e la sicurezza nel nord del Paese, divenuto particolarmente instabile dopo che gruppi ribelli armati hanno attaccato a fine giugno le forze governative nella prefettura di Vakaga. La Francia dovrebbe inviare soldati, personale che si occupi delle questioni logistiche e alcuni aerei caccia. Il Paese europeo ha deciso di intervenire dopo che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu il 7 luglio ha condannato gli attacchi di Vakaga, ma nel nord le tensioni sono scoppiate già nel settembre 2005 e hanno colpito moltissimi civili. Secondo l'Alto Commissario per i Rifugiati dell'Onu, sarebbero almeno 40.000 i rifugiati nel vicino Ciad e altri 50.000 gli sfollati all'interno della Repubblica Centrafricana.
(Peacereporter,
14/07/06)
Attacco dei ribelli ciadiani nel nord del Paese
(Peacereporter, 27/06/06)
Secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa della Repubblica Centrafricana, i ribelli ciadiani riuniti nel Fronte Unito per il Cambiamento avrebbero lanciato un attacco nella parte nord-orientale del Paese, scontrandosi con l'esercito e i peacekeepers africani della Comunità Economica e Monetaria dell'Africa Centrale nei pressi di Am Dafok, vicino al confine con il Sudan. Il bilancio, ancora impreciso, parla comunque di numerose vittime da ambo le parti. I ribelli mirano a rovesciare il presidente ciadiano Idriss Deby. Lo scorso 13 aprile furono protagonisti di un attacco alla capitale N'Djamena, respinto dall'esercito dopo ore di combattimenti. Nel nord della Repubblica Centrafricana sono attivi numerosi gruppi armati, divisi tra ribelli e semplici gang di criminali.
(Peacereporter, 27/06/06)
Situazione dei diritti umani preoccupante (Peacereporter, 23/06/06)
Una delegazione della Federation Internationale des Droits de l'Homme è giunta a Bangui, capitale della Rep. Centrafricana, per incontrare il presidente François Bozizé. La Fidh ha definito 'molto preoccupanti' le continue violenze e gli abusi commessi dai diversi gruppi armati operanti nel Paese, che secondo numerose testimonianze attaccherebbero indiscriminatamente i centri abitati distruggendo case e uccidendo e violentando civili. Le stesse accuse sono state mosse all'esercito. Teatro di una breve guerra civile, durata 5 mesi a cavallo tra il 2002 e il 2003, negli ultimi mesi la Rep. Centrafricana è stata investita da una nuova ondata di gruppi ribelli, che operano principalmente nella parte nord-orientale del Paese, al confine con il Ciad, e mirano a rovesciare Bozizé. (Peacereporter, http://www.peacereporter.net/default_news.php?idn=22837 23/06/06)
Il conflitto nel nord-ovest della Repubblica Centrafricana è uno dei più sconosciuti. Ma che, alimentato sia da ragioni interne che dalle crisi dei vicini Ciad e Sudan, sta peggiorando. A farne le spese la popolazione civile. Sono già 50mila gli sfollati interni che hanno abbandonato i villaggi per sfuggire agli scontri tra le truppe governative e quelle ribelli e che ora vivono nel bush, ricorda oggi il World Food Programme, l'agenzia dell'Onu per le emergenze alimentari. Lanciando l'allarme il Wfp vuole anche chiedere ai paesi donatori maggiori finanziamenti per rispondere anche a questa nuova emergenza, per la quale l'agenzia dell'Onu chiederà 2,7 milioni di dollari. Sebbene le agenzie dell'Onu non possano recarsi nel nord-ovest del paese da parecchi mesi, a causa delle pessime condizioni di sicurezza, il Wfp è presente in alcune aree grazie alla partnership con alcune ong, tra cui l'italiana COOPI. Finora circa 10mila persone hanno ricevuto assistenza alimentare, ma i bisogni sono ben più grandi e urgenti. Oltre alle decine di migliaia di sfollati interni, la crisi del nord della Repubblica Centrafrica ha spinto circa 7mila persone a trovare rifugio dall'altra parte della frontiera, nel sud del Ciad, dove già si trovavano alcune decine di migliaia di profughi centrafricani, scappati dal loro paese a partire dal 2003. I tre campi profughi ciadiani ospitano quindi al momento circa 47mila rifugiati. (Lettera22,
26/05/06
Atterra aereo con uomini armati provenienti dal Sudan
(Peacereporter,
28-04-2006)
Un aereo che portava 50 uomini armati è illegalmente atterrato nella parte settentrionale della Repubblica Centrafricana. Lo ha comunicato il ministro degli Esteri del Paese alla Bbc. Jean Paul Ngoupande ha affermato che il velivolo è arrivato dal Sudan e si sospetta sia legato alla ribellione del Ciad. Gli analisti affermano che la Rep. Centrafricana viene usata dai ribelli sudanesi per entrare in Ciad, dove aumentano le tensioni in vista delle elezioni che dovrebbero svolgersi tra due settimane.
(Peacereporter,
28-04-2006)
60mila a rischio fame (Vita, 19-04-2006)
Peggiora gravemente la crisi alimentare che da due mesi colpisce in Repubblica Centrafricana l'area di Markounda, al confine con il Ciad, e che si estende sempre più rapidamente alle zone limitrofe. Le iniziali 4mila persone coinvolte sono aumentate vertiginosamente (si stima che siano già 60mila), minacciate dalla mancanza di cibo dovuta alla siccità che terminerà verso maggio e che permetterà solo a ottobre di sperare in nuovi raccolti. Come sempre sono i bambini le prime vittime. Per far fronte all'emergenza, Coopi si sta organizzando per ampliare il proprio intervento in collaborazione con il Pam (Programma Alimentare Mondiale dell'ONU). Oltre alla distribuzione di cibo Coopi prevede di assicurare cure mediche che sono sempre più urgenti: la popolazione, fuggita nelle foreste, non può più recarsi agli ambulatori che, fra l'altro, sono spesso rimasti senza personale che e' fuggito per paura degli scontri armati. Si tratta di una situazione umanitaria di massima allerta che sta già muovendo la comunità internazionale.
(Vita, 19-04-2006)
Donne: “La pace non ha prezzo” (LM, Fides, 11-04-2006)
Almeno 2000 donne hanno dimostrato la settimana scorsa per le vie di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana per rivolgere un appello alla pace e all’unità nazionale. “Il nostro obiettivo è quello di mettere in guardia la nazione e la comunità internazionale dalla nuova ondata di disordini che incombono sul Paese” ha detto all’Agenzia IRIN delle Nazioni Unite, Georgette Debale, la studentessa universitaria che ha organizzato l’evento. La dimostrazione si è tenuta sulla scia dell’aumento del banditismo e della ribellione nel nord-ovest del Paese, al confine con il Ciad. Secondo le manifestanti, vi sono 3 gruppi ribelli attivi nella regione. La dimostrazione si è conclusa nei pressi del Palazzo Presidenziale, dove le donne, incluse le impiegate della pubblica amministrazione e i membri delle associazioni femminili e di organizzazioni religiose, hanno consegnato un memorandum al Presidente François Bozizé. “Nel memorandum, abbiamo chiesto alle autorità e ai ribelli di incontrarsi e di negoziare la pace. Dovrebbero sapere che la pace non ha prezzo” ha detto Georgette Debale. La Repubblica Centrafricana sta cercando di uscire con fatica da un periodo di instabilità dopo che l’attuale Presidente, François Bozizé, ha preso il potere nel marzo 2003, al termine di una guerra civile condotta contro l’ex Presidente Ange-Félix Patassé. Il Centrafrica è tra i paesi più poveri del mondo con un reddito pro capite di 260 dollari e un debito estero di 1 miliardo e 325 milioni di dollari. La speranza di vita è di 39,5 anni e più di un bambino su 10 (11,5 percento) muore prima di 5 anni. Meno della metà degli adulti (48,5 percento) sono alfabetizzati. - Gruppi di ribelli sono apparsi nella regione dal settembre 2005, creando seri problemi umanitari. Almeno 10mila persone sono state costrette a fuggire in Ciad.
(LM, Fides,
11-04-2006)
Il Paese sull’orlo di una nuova guerra (Peacereporter, 28-02-2006)
Nell’aprile 2005, le elezioni presidenziali che segnarono la fine della transizione furono salutate come l’inizio di una nuova era. Oggi, a meno di un anno di distanza, la Rep. Centrafricana è sull’orlo di un’altra guerra, dopo quella che ha sconvolto in Paese fino al 2003. Nuovi scontri armati nel nord del Paese, e una situazione economica disperata. Il presidente François Bozizé si appella alla comunità internazionale, che fa orecchie da mercante. - Già da mesi si moltiplicavano gli allarmi per la possibile ripresa della guerra civile. Nelle ultime due settimane circa 5 mila persone hanno abbandonato la parte nord-occidentale del Paese per rifugiarsi nel Ciad meridionale, raccontando di scontri tra l’esercito e gruppi armati non identificati. “Al momento non sappiamo chi ci sia dietro questi scontri” dichiara a PeaceReporter Helene Caux dell’Acnur (Alto Commissariato Onu per i Rifugiati) “ma i profughi raccolti alla frontiera parlano di assalti ai villaggi, saccheggi e di numerosi morti e feriti. Ci stiamo organizzando per trasferirli in campi profughi più sicuri, lontano dal confine, e nelle prossime settimane tenteremo di fornire assistenza anche agli sfollati in Rep. Centrafricana. Ma dipenderà dalle condizioni di sicurezza”. - Una nuova guerra all’orizzonte? Difficile dirlo finché non verrà appurata l’identità di questi nuovi “ribelli”. Che potrebbero essere i sostenitori dell’ex-presidente Angel-Felix Patassé, oppure gli uomini che aiutarono Bozizé a prendere il potere nel 2003 ma che non hanno mai ricevuto il pagamento delle loro “prestazioni”. Intanto i deputati di opposizione del Mouvement de libération du peuple centrafricain accusano il governo di aver ucciso più di cento persone, in maggioranza civili, nel contrattacco lanciato dall’esercito nei pressi della città di Paoua, a circa 500 km dalla capitale Bangui. Accuse non confermate né dalle Ong operanti nella regione né dai diplomatici, che ritengono gonfiati i numeri forniti dall’opposizione. Non conoscendo né l’identità né il numero di questi uomini armati, è difficile capire se l’esercito sarà in grado di riprendere o meno il controllo della situazione. Anche se le condizioni in cui versa l’esercito, come tutto il resto della nazione, non lasciano prevedere nulla di buono. (Peacereporter,
28-02-2006)
Violenze nel nord: molti fuggono in Ciad
(Aise, 22-02-2006)
Continua a crescere il numero di rifugiati in fuga dalla violenza nel nord della Repubblica Centrafricana, con più di 4 mila nuovi arrivati nel confinante Ciad meridionale dall'inizio del mese. È quanto comunica il personale dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) presente nella regione secondo cui i rifugiati continuano ad arrivare con una media di circa 200 al giorno. Oggi l’agenzia Onu trasferirà 300 dei nuovi arrivati centrafricani dall'area di confine al sito per rifugiati di Gondjé, vicino a Goré, la principale città nel Ciad meridionale, mentre, nei prossimi giorni, altre persone saranno trasferite nei campi. Molti rifugiati riferiscono di essere fuggiti a causa degli attacchi da parte delle forze governative a danno di quei civili sospettati di sostenere i gruppi ribelli. I rifugiati parlano anche di raid dei gruppi ribelli che attaccano i loro villaggi per saccheggiare cibo e bestiame, oltre che per reclutare giovani con la forza. Si ha inoltre notizia di attacchi da parte di banditi comuni. Alcuni rifugiati hanno anche riferito di essere vittima di tutti e tre i gruppi. L'UNHCR non è in grado di verificare la veridicità di queste testimonianze, non potendo tenere una presenza fissa nel nord della Repubblica Centrafricana per motivi di sicurezza. Tuttavia sono molte le testimonianze simili riportate dai rifugiati. Secondo i rifugiati, a partire dall'inizio di febbraio, almeno 50 civili sarebbero morti nel corso di attacchi nel nord della Repubblica Centrafricana, ma il numero di vittime potrebbe in realtà essere molto più elevato. Essi riferiscono inoltre che nel nord del paese sono ancora molti i civili nascosti nella boscaglia, che hanno ancora paura di tornare a casa. Pertanto l'UNHCR si aspetta che il flusso di rifugiati verso il Ciad prosegua. La maggioranza dei rifugiati attraversa il confine presso Bekoninga, un villaggio ciadiano di circa 600 abitanti a circa 500 metri dalla frontiera. L'UNHCR ha mobilitato personale aggiuntivo proveniente da altri uffici nel sud e nell'est del Ciad per contribuire a velocizzare il processo di registrazione e per collaborare nell'identificazione dei rifugiati più vulnerabili.
In previsione dei nuovi arrivi dalla Repubblica Centrafricana, l'UNHCR e le autorità ciadiane stanno discutendo la possibilità di aprire un terzo sito per rifugiati, dopo Amboko e Gondjé, vicino a Goré. Attualmente, circa 45mila rifugiati centrafricani risiedono in tre campi nel Ciad meridionale. Il campo di Gondjé - 12 chilometri a ovest di Goré - è stato aperto nel dicembre 2005 con lo scopo di decongestionare il sovraffollato campo di Amboko. Il Ciad ospita inoltre più di 200mila rifugiati provenienti dalla regione sudanese del Darfur, all'interno di dodici campi nella zona orientale del paese.
(Aise,
22-02-2006)
Appello del capo di Stato: “no alla violenza” (FB, Misna, 16/01/2006)
“Vi chiedo di riprendere il controllo, di non cedere alla violenza né alla vendetta né ai regolamenti di conti”: lo ha detto il presidente François Bozizé in un messaggio al paese, paventando nuovi disordini dopo quelli avvenuti dieci giorni fa nella periferia nord di Bangui, durante i funerali di un soldato ucciso da alcuni commilitoni. “Il Tribunale militare permanente farà chiarezza sull’accaduto” ha proseguito Bozizé, riferendosi agli scontri tra i partecipanti alle esequie e le forze dell’ordine, costati la vita a tre persone. “Questa vicenda – ha aggiunto – non deve servire da pretesto a chicchessia per incitare la popolazione alla violenza, all’odio tribale, facendo credere che si tratti di conflitti tra le etnie Mandja e Gbaya. Siamo riusciti a ripristinare l’ordine costituzionale, non ci resta che lavorare con maggiore forza per ricostruire il nostro paese” ha concluso il capo dello Stato, un ex-generale che prese il potere nel 2003 con un golpe. Secondo l’ultimo rapporto sulla Repubblica Centrafricana presentato dal segretario generale Onu Kofi Annan, a quasi tre anni dalla fine della guerra civile la situazione resta “precaria” anche a causa di “bande armate” che continuano ad ostacolare le attività agricole e commerciali costringendo una parte significativa degli abitanti a rifugiarsi in Ciad e Camerun.
(FB, Misna, 16/01/2006)