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Antoine Gizenga è il nuovo primo ministro (PeaceReporter, 31/12/06)
Antoine Gizenga, leader del Partito Lumumbista Unificato e storica figura dell'opposizione, è il nuovo primo ministro congolese. L'82enne leader è stato nominato ieri premier dal presidente Joseph Kabila, secondo un accordo raggiunto alla fine del primo turno delle presidenziali, secondo cui Gizenga avrebbe appoggiato Kabila al ballottaggio in cambio del premierato. Gizenga si è detto "estremamente gratificato" dalla nomina. Le elezioni tenutesi quest'anno in Congo sono le prime negli ultimi 40 anni di storia del Paese. (PeaceReporter,
31/12/06)
Designato nuovo presidente Assemblea nazionale (FB,
Misna, 29/12/06)
Vital Kamerhe, 47 anni, segretario generale del partito del presidente Joseph Kabila – ‘Partito del popolo per la ricostruzione e la democrazia’ (Pprd) – è stato eletto al primo turno nuovo capo dell’Assemblea nazionale (Parlamento) con 388 suffragi su 465 votanti. Il suo diretto avversario, il deputato indipendente Ngoy Mukanku, ha ottenuto 41 preferenze; 36 parlamentari si sono astenuti. Originario del Sud Kivu, nell’est, laureato in scienze economiche all’Università di Kinshasa, Kamerhe aveva già ricoperto gli incarichi di ministro dell’Informazione e portavoce del governo, prima di guidare il Pprd a partire dal luglio 2004. Sarà affiancato da Christophe Lutundula Apala, capo di un altro partito della coalizione di Kabila, l’Alleanza per la maggioranza presidenziale (Amp) – e da Marc Mvuama Anedu del ‘Partito lumumbista unificato’ (Palu) dell’ex-oppositore Antoine Gizenga, eletti rispettivamente primo e secondo vice-presidente dell’Assemblea, uscita dalle prime elezioni libere e democratiche in 41 anni del 30 luglio scorso.
(FB, Misna, 29/12/06)
Nord-Kivu: nuovi scontri tra esercito e miliziani ex-generale dissidente
(MZ-BF, Misna, 28/12/06)
Almeno 18 persone sono morte nei violenti scontri tra l’esercito regolare e i miliziani fedeli al generale dissidente Laurent Nkunda avvenuti ieri a nord di Goma, il capoluogo della provincia del Nord Kivu nell’est della Repubblica democratica del Congo. Lo hanno riferito fonti della missione Onu in Congo (Monuc), precisando che il bilancio è ancora provvisorio e che tra le vittime per ora figurano solo ribelli agli ordini di Nkunda. Secondo le informazioni in circolazione, i combattimenti sono iniziati ieri mattina quando gli uomini di Nkunda hanno lanciato alcuni colpi di mortaio contro alcune postazioni dell’esercito regolare nella zona di Jomba (Yomba, secondo altre diciture), una settantina di chilometri a nord di Goma. La MISNA ha appreso da fonti locali che colpi di arma da fuoco sono risuonati anche nei pressi dei villaggi di Kasebeya, Nyarubara e Kabasanza, tutte località del territorio di Rutshuru a ridosso della triplice frontiera tra Congo, Rwanda e Uganda. Negli scontri, che hanno visto anche l’intervento dei caschi blu della Monuc, sarebbero rimasti feriti anche 6 militari governativi e un civile. Un numero ancora imprecisato di civili (pare qualche centinaio di persone) da ieri ha abbandonato l’area, trovando rifugio nei villaggi circostanti e soprattutto a Chengerero. Dai primi di dicembre, gli uomini di Laurent Nkunda occupano alcune colline intorno a Rutshuru. Dopo i combattimenti di fine novembre - quando i miliziani del generale dissidente avevano tentato un’avanzata verso Goma respinta dalle forze Onu e dall’esercito regolare congolese - la situazione si era fatta più tranquilla e i due schieramenti si erano attestati a pochi chilometri di distanza proprio nella zona dove ieri sono ripresi gli scontri. La missione Onu nei giorni scorsi aveva fatto sapere di aver avviato trattative col generale Nkunda - legato alla comunità banyamulenge sostenuta dal vicino Rwanda e destinatario di un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra – per arrivare a un accordo negoziato e alla resa del suo gruppo armato. - Migliaia di persone sono in fuga dai combattimenti (…) in corso tra ieri e oggi nei dintorni di Jomba, 70 chilometri a nord di Goma, capitale del Nord Kivu; lo riferiscono fonti militari. La maggior parte fugge da Jomba che ha una popolazione di 20-30.000 persone e dai villaggi vicini. La gente “è ancora in marcia, forse diretta a Bunagana e Rutshuru, a nordest di Goma, verso il confine con l’Uganda” ha detto il portavoce dell’esercito congolese, aggiungendo che per ora “non è possibile soccorrere i profughi; saranno accolti dai parenti o cercheranno rifugio negli edifici pubblici”.
(...)(MZ-BF, Misna, 28/12/06)
Iniziato il processo per crimini di guerra a 14 soldati
(PeaceReporter, 27/12/06)
E' iniziato oggi a Kinshasa il processo a 14 soldati congolesi accusati di crimini di guerra, un mese dopo che gli ispettori dell'Onu hanno scoperto tre fosse comuni con 30 corpi, all'interno di un campo militare nella regione orientale dell'Ituri. I 14 accusati erano di base a Bavi, 40 km a sud della capitale distrettuale Bunia. Solo 10 di loro si son presentati in aula, mentre gli altri sono latitanti. Il processo è stato aggiornato al 2 gennaio, e si prevede che il verdetto arriverà a metà febbraio. I 14 soldati rischiano l'ergastolo.
(PeaceReporter,
27/12/06)
Esercito riprende possesso di sei città in Ituri (PeaceReporter,
27/12/06)
L'esercito congolese ha ripreso oggi il controllo di sei città situate nella provincia nord-orientale dell'Ituri e precedentemente occupate dai miliziani del Fronte Nazionalista Integrazionista, che nelle settimane passate avevano accettato di entrare nel programma di disarmo post-bellico. Nell'àmbito dell'accordo Peter Karim, ex-leader del Fni, è stato nominato colonnello dell'esercito congolese. L'Ituri è stato per anni alla mercè delle milizie operanti nella regione, che hanno continuato a combattere anche dopo la firma degli accordi di pace che posero fine alla guerra nel Paese.
(PeaceReporter, 27/12/06)
Ituri: dopo accordo di pace, smobilitazione ultimo gruppo ribelle (RC, Misna, 15/12/06)
Come previsto dall’accordo di pace siglato il 28 novembre, si è consegnato all’esercito Matata Wanaloki, meglio noto col nome di battaglia ‘Cobra Matata’, capo del Forze di resistenza patriottica dell’Ituri (Frpi), l’ultimo dei cinque gruppi ribelli ancora attivo nella provincia nord-orientale del paese. Secondo il generale Vainqueur Mayala, comandante distrettuale delle forze armate congolesi (Fardc), “Cobra Matata si è arreso mercoledì alle Fardc insieme a 114 combattenti del suo gruppo” ad Aveba, 45 chilometri a sud di Bunia, capoluogo provinciale, e – in base all’accordo - ha ricevuto il grado di colonnello nell’esercito regolare. Si tratta della “prima smobilitazione” di questa fazione armata, dopo l’accordo di fine novembre che in cambio di un’amnistia generale prevede il disarmo, la smobilitazione e un’eventuale integrazione nell’esercito regolare dei ribelli dell’Frpi, circa un migliaio. Teatro di violenze e scontri anche dopo la fine della guerra 1998-2003, la ricca regione mineraria dell’Ituri è tuttora una delle zone più instabili del paese: oltre 15.000 ex-combattenti hanno partecipato al programma di disarmo tra il 2005 e l’inizio del 2006. Altri due capi miliziani che lo scorso luglio hanno firmato un accordo di pace ma non si sono ancora consegnati, rispettando però la tregua. Un altro “passo avanti importante” per la pace e la riconciliazione è avvenuto nella regione orientale del Sud-Kivu, dove 47 soldati congolesi dissidenti – che probabilmente lo scorso giugno 2004 parteciparono alla presa del capoluogo provinciale Bukavu guidata dal generale Laurent Nakunda e che da più di un anno vivevano trincerati sugli altipiani a sud del capoluogo – si sono recati in un campo militare in vista della loro reintegrazione nelle forze regolari. (RC, Misna, 15/12/06)
Katanga: aperto processo per crimini di guerra. (CO.Misna, 13/12/06)
Si è aperto ieri davanti alla corte marziale di Lumumbashi il processo contro nove militari dell’esercito e tre dipendenti stranieri di una compagnia mineraria australiana accusati di “crimini di guerra” e “complicità” per reati commessi nell’ottobre 2004 in Katanga, nel sud-est del Paese. Presenti in aula solo sette soldati (altri due sono sfuggiti all’arresto), mentre i dipendenti della compagnia mineraria ‘Anvil Mining’ non sono comparsi davanti ai giudici. I capi di imputazione comprendono esecuzione sommaria di 26 civili, saccheggi, stupri e arresti arbitrari commessi durante una rivolta a Kilwa. I tre stranieri – due sudafricani e un canadese – sono dipendenti di una società titolare di una concessione mineraria vicino alla città di Kilwa: secondo la Procura militare, avrebbero “facilitato” le violenze, “omettendo volontariamente di ritirare i veicoli messi a disposizione dell’esercito” durante la repressione delle proteste. L’udienza è stata rinviata giovedì prossimo su richiesta dei legali della difesa, che chiedono più tempo per visionare i fascicoli. Sulla base di testimonianze, organizzazioni per la difesa dei diritti umani avevano stilato un bilancio di una settantina di vittime. Il Katanga è una delle zone più ricche di rame dell’intero continente e gran parte delle sue miniere sono state cedute a società straniere in concessioni definite da alcuni “patti leonini”, che di fatto garantiscono enormi guadagni agli stranieri e scarse rendite allo Stato.(CO.Misna,13/12/06)
Nord Kivu: segnalati nuovi combattimenti (EB,Misna, 09/12/06)
Scontri a fuoco sono stati segnalati oggi sulle colline circostanti Saké, nella provincia orientale del Nord Kivu, dove nei giorni scorsi l’esercito governativo aveva respinto un attacco dei ribelli dell’ex-generale dissidente Laurent Nkunda: lo si apprende da fonti di Radio Okapi, l’emittente radiofonica della missione dell’Onu in Congo (Monuc). Secondo gli abitanti della zona che stamani hanno cercato rifugio presso un campo di militari della Monuc a Mubambiro, a pochi chilometri da Saké, gli scontri sarebbero avvenuti nelle località di Kimoka, Mushaki e Karuba. Un ufficiale dell’esercito governativo – citato dalla stessa fonte – ha detto che si tratta di un’offensiva lanciata dalla 14a Brigata con l’obiettivo di allontanare i miliziani di Nkunda ancora presenti in zona. Secondo l’emittente dell’Onu sarebbero per ora finiti i combattimenti in un’altra località del Nord Kivu, (Runyoni, vicino al confine con Uganda e Rwanda), dove nei primi giorni della settimana gli scontri avevano spinto oltre 12.000 congolesi a cercare riparo oltre la frontiera ugandese. Sembra tuttavia che le bande armate dell’ex-generale – legato alla comunità banyamulenge sostenuta dal vicino Rwanda e destinatario di un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra – siano ancora presenti a Runyoni, vicino a Bunagana (una cinquantina di chilometri a nord del capoluogo regionale Goma), mantenendo il controllo di un’area strategica anche per il passaggio verso i confini con gli altre due paesi. Altre fonti militari sostengono invece che l’esercito governativo abbia recuperato in gran parte le proprie posizioni. (EB, Misna, 09/12/06)
A Kinhasa il presidente Kabila presta giuramento (Euronews, 06/12/06)
A Kinshasa migliaia gli invitati per assistere al giuramento di Joseph Kabila. Eletto lo scorso 29 ottobre presidente della Repubblica democratica del Congo con il 58% dei voti, è il più giovane presidente africano. La sua elezioni rappresenta una svolta storica per l'ex Zaire: è il primo Capo di Stato eletto a suffragio universale dall'indipendenza dal Belgio nel 1960. Dietro un sorriso appena abbozzato, si cela una personalità, che molti analisti, definiscono misteriosa. Niente si sa sui suoi anni di esilio fino al ritorno alla guida della rivolta appoggiata dal Ruanda che permise al padre di prendere il potere. Nominato presidente all'indomani dell'assassinio del padre, nel 2001, Joseph Kabila promette ai suoi cittadini di portarli a elezioni libere e democratiche. Con le quali alla fine di ottobre ha ottenuto la legittima investitura elettorale, battendo l'avversario Jean PierreBemba. (Euronews, 06/12/06)
Messaggio dei vescovi al nuovo governo (BF,Misna, 06/12/06)
“Dopo le elezioni è urgente riconciliare i congolesi e rispettare l’opposizione democratica: riconciliazione tra il popolo e i suoi dirigenti, tra i dirigenti medesimi e tra il popolo stesso” : sono tra le prime riflessioni della Conferenza episcopale della Repubblica democratica del Congo (Cenco) contenute nel messaggio alla nazione redatto al termine della conferenza plenaria chiusasi oggi a Kinshasa. Nel documento, di cui la MISNA ha ricevuto una copia, i vescovi si congratulano con il presidente Joseph Kabila, oggi insediatosi ufficialmente nel ruolo di capo dello Stato, con “gli sconfitti per la dignità e responsabilità di cui hanno dato prova nell’accettare i risultato” e con “tutti gli eletti” a cui chiedono di “servire il bene comune e lo sviluppo integrale solidale del popolo”. La nota prosegue con un lungo paragrafo rivolto al nuovo governo. Tra le urgenze del paese, la conferenza episcopale segnala la liberazione dei prigionieri politici, come concreto gesto di riconciliazione e la ricerca delle persone scomparse perché siano riunite alle loro famiglie. “È anche il momento di esigere per la Rdc la creazione di un fondo internazionale per la ricostruzione, in forma di riparazione per i danni delle guerre di aggressione succedutesi. Inoltre è imperativo che gli Stati delle regione si impegnino solennemente nella pace firmando un patto di non aggressione”. Al nuovo governo si chiede di “prendere a cuore” alcune priorità tra cui: la “creazione di un esercito nazionale che garantisca stabilità al paese, poiché l’integrità territoriale e la sovranità nazionale non sono negoziabili”; il problema dell’alto tasso di analfabetismo, la lotta alla povertà e l’urgente bisogno di ricostruire le vie di trasporto, ferroviarie navali e stradali, distrutte dalla guerra, problema che ha lascito “popolazioni completamente isolate, tagliate dal resto del paese e ignorate dallo Stato”. I vescovi inoltre sollecitano la creazione, “entro il primo anno della nuova legislatura”, del ‘Consiglio economico e sociale’, l’organismo previsto dall’art. 208 della Costituzione, con uffici sia a livello centrale sia provinciale, che dovrebbe aiutare ad affrontare alcuni dei maggiori mali del paese: “le condizioni di estrema povertà e le strutture economiche ingiuste che sono all’origine di grandi diseguaglianza”. (BF, Misna, 06/12/06)
Tre milizie dell'Ituri accettano il programma di disarmo (PeaceReporter, 30/11/06)
Tre gruppi miliziani ancora attivi in Ituri, la regione nordorientale congolese al confine con l'Uganda, hanno raggiunto un accordo con le autorità per entrare nel programma di disarmo, secondo quanto riferito da fonti dell'Onu. Secondo l'accordo, i comandanti delle milizie riceveranno posti nell'esercito e nell'amministrazione in cambio del disarmo dei propri uomini, tra i quali figurano almeno 700 bambini soldato. La Monuc, la missione Onu nel Paese, ha definito "storico" l'accordo, nonostante in passato simili patti siano stati sistematicamente violati. In Ituri sono rimaste attive negli ultimi anni numerose milizie, nate durante la guerra congolese. Nel solo Ituri, il conflitto ha provocato almeno 70 mila vittime. (PeaceReporter,30/11/06)
Quarto giorno di scontri nell'est, 3 morti e 50 feriti (PeaceReporter, 29/11/06)
Sono entrati nel quarto giorno gli scontri che da sabato oppongono l'esercito congolese e la Monuc, la missione Onu nel Paese, ai dissidenti guidati dal generale Laurent Nkunda. Secondo fonti dell'esercito, nell'ultima giornata i combattimenti attorno al centro di Sake, nel Kivu, hanno provocato almeno 3 morti e 50 feriti, costringendo alla fuga centinaia di civili. I dissidenti di Nkunda, staccatisi dall'esercito due anni fa, lanciano sporadici attacchi contro l'esercito. L'est del Congo è teatro di frequenti scontri tra numerose forze armate che non hanno accettato il programma di disarmo, lanciato dalle autorità al termine della guerra conclusasi nel 2003 e che ha provocato 4 milioni di vittime. (PeaceReporter,
29/11/06)
Vittoria Kabila, Bemba promette opposizione politica (SwissInfo, 28/11/06)
Jean-Pierre Bemba, sconfitto al secondo turno delle elezioni presidenziali nella Repubblica democratica del Congo da Joseph Kabila, ha accettato oggi i risultati e si è impegnato a continuare "nel quadro di un'opposizione repubblicana" la sua "lotta per il cambiamento". Ieri sera la Corte suprema di giustizia ha proclamato la vittoria del Capo dello Stato uscente Kabila al secondo turno delle presidenziali del 29 ottobre scorso. Diplomatici e analisti avevano espresso il timore che tale decisione potesse portare a nuove violenze dopo che soldati leali ai due contendenti si erano combattuti a più riprese durante il processo elettorale, ultima trappa di un processo di pace per porre fine alla sanguinosa guerra (1998-2003) che ha devastato il paese provocando un disastro umanitario che fa moltissime vittime ancora adesso. (SwissInfo,
28/11/06)
Segnalati ancora combattimenti in kivu (BF, Misna, 28/11/06)
Combattimenti sono continuati oggi in nord Kivu (nordest della Repubblica democratica del Congo) coinvolgendo i villaggi di Bambo e Kishanga; lo hanno riferito fonti della MISNA contattate a Goma. Le forze dei soldati dissidenti avrebbero attaccato Bambo, situata a una ventina di chilometri a nord di Goma e a una trentina a nord di Sake, nel tentativo di prenderne il controllo, mentre a Kishanga sono stati i governativi ad attaccare la località già nelle mani dei ribelli. Violenze sono state segnalate anche a Bitongo, a una ventina di chilometri a nord ovest di Sake, città quest’ultima che sembrerebbe oggi tornata alla normalità dopo gli intensi scontri degli ultimi tre giorni tra soldati dissidenti e governativi con l’intervento anche dei caschi blu della missione Onu in Congo (Monuc) a sostegno dell’esercito congolese. Non è chiaro quante siano le vittime dei nuovi combattimenti, ma una fonte della MISNA contattata a Goma riferisce di aver visto trasportare numerosi corpi senza vita all’obitorio dell’ospedale locale; inoltre si segnala l’arrivo a Masis, situata a metà strada tra Bambo e Kishanga, di persone in fuga dalle due località. All’indomani della proclamazione ufficiale e definita della vittoria di Joseph kabila alla presidenza congolese, gli abitanti di Goma preferiscono non uscire di casa temendo sia per i combattimeni in corso nella zona sia per eventuali disordini a sfondo politico. Mercoledì scorso, violenze e atti di vandalismo seguiti a una prematura diffusione dei risultati elettorali hanno provocato almeno due vittime. (BF, Misna,28/11/06)
Caschi blu fermano avanzata ribelli (Carla Amato, Osservatorio sulla legalita, 28/11/06)
I caschi blu sono intervenuti nella Repubblica democratica del Congo, sostenuti da elicotteri da attacco, per aiutare l'esercito congolese ad arrestare l'avanzata delle truppe dei dissidenti sulla citta' di Goma, nella zona orientale del grande Paese africano, che sta emergendo da anni di guerra civile. La missione ONU nel Congo (MONUC) ha rafforzato le sue truppe nella regione ed ha richiesto un cessate il fuoco immediato ed incondizionato mentre una delegazione ad alto livello, compreso il delegato speciale del segretario generale dell'ONU Kofi Annan e' giunta a Goma per stabilire il cessate il fuoco. La delegazione include esperti umanitari dell'ONU per valutare i bisogni di parecchie migliaia di persone spostatesi a causa dei combattimenti scoppiati sabato quando i soldati condotti dal generale dissidente Laurent Nkunda hanno attacato l'undicesima brigata dell'esercito nella citta' con armi leggere, mitragliatrici e granate, forzando le truppe governative a ritirarsi ed abbandonare la loro posizione. MONUC ha fatto sapere di star aiutando il governo della repubblica congolese negli sforzi per risolvere pacificamente e politicamente questi confronti e le loro cause ed approntera' tutte le misure necessarie a garantire la protezione dei civili contro ogni attacco. Nel frattempo, la Corte suprema era impegnata a sciogliere il nodo sui ricorsi riguardanti i risultati delle elezioni in cui competevano Jean-Pierre Bemba e Joseph Kabila, una competizione elettorale che avrebbe dovuto rappresentare un importante passo avanti nel processo di democratizzazione del Paese ma che e' stata contestata. I peacekeepers di MONUC hanno fino ad oggi effettuato soprattutto operazioni di pace e di controllo dello svolgimento tranquillo del voto, ma il loro mandato include l'uso di armi per proteggere i civili e mantenere la pace nel Paese. (Carla Amato, Osservatorio sulla legalita, 28/11/06)
Investitura popolare per erede Cabila (TicinOnLine, 27/11/06)
Joseph Kabila, designato presidente della Repubblica democratica del Congo (Rdc) nel 2001, è stato proclamato oggi ufficialmente vincitore del secondo turno delle elezioni presidenziali del 29 ottobre, diventando il primo presidente eletto a suffragio universale del paese, ex colonia belga indipendente dal 1960. Accreditato del 58,05% dei suffragi contro il 41,95% del suo avversario, il vice presidente Jean-Pierre Bemba, il più giovane capo di stato al potere in Africa (ha 35 anni) ha così ottenuto una legittimità elettorale per "proseguire" la ricostruzione del paese, messa timidamente in moto in tre anni di transizione. La Corte suprema di giustizia ha confermato questa sera i risultati provvisori della commissione elettorale, respingendo il ricorso in cui si chiedeva l'annullamento dello scrutinio presentato da Bemba. Durante la campagna elettorale, Kabila si è presentato come un riunificatore del paese, e ha presentato il suo bilancio: la pace ritrovata, la riunificazione appunto, ma soprattutto la promessa mantenuta di "portare il popolo congolese" alle sue prime elezioni libere dopo 41 anni. (TicinOnLine,
Instabilità più probabile (Massimiliano Zanghì, Equilibri, 27/11/06)
Il campo dello sfidante Jean Pierre Bemba, l’Union pour la Nation (UPN), ha immediatamente rifiutato il risultato delle urne, sebbene dichiarando di voler percorrere tutte le vie legali possibili per ribaltare il verdetto. La sensazione di una nuova dialettica politica e civile tra le forze in gioco si è invece infranta con le fiamme appiccate dai sostenitori di Bemba alla sede della Corte Suprema, riunita proprio per esaminare il ricorso del loro leader. La risposta del presidente Joseph Kabila è stata intimare alla milizia personale di Bemba di abbandonare entro 48 ore Kinshasa. Dal canto suo, la Missione delle Nazioni Unite in Congo (MONUC) ha dichiarato che avrebbe sostenuto eventuali operazioni delle forze regolari congolesi (FARDC) in tal senso. L’ultimatum ha ottenuto qualche risultato: le truppe di Bemba hanno iniziato un lento trasferimento verso Maluku, città portuale sul fiume Congo dove il leader dell’ex formazione ribelle Mouvement de Libération du Congo (MLC) ha la propria residenza. Il ripiegamento, tuttavia, ha interessato al momento dai 50 ai 100 uomini, una piccola scorta che dovrebbe mettere in sicurezza il nuovo alloggio, mentre nella capitale restano ancora un migliaio di miliziani che hanno già dimostrato la propria combattività. Bemba potrebbe star preparando la sua uscita dalla città in vista della guerriglia urbana che potrebbe insorgere con l’imminente pronunciamento della Corte Suprema sui fondamenti delle accuse d’irregolarità, già escluse dagli osservatori. Eventuali violenze vanificherebbero lo sforzo democratico compiuto finora, demolendo la flebile fiducia in un ritorno a uno Stato di diritto e, in termini più concreti, ritardando l’insediamento di Kabila, probabile vincitore, e del suo governo, che se anche fosse d’unità nazionale perderebbe credibilità già in partenza. All’incertezza interna si affianca quella procurata indirettamente dalla nuova crisi Ruanda-Francia, incentrata sul supposto ruolo di Paul Kagame nell’assassinio dell’ex presidente Habyarimana. Essa potrebbe sfociare in azioni di ribelli nell’est del Paese, volte a fomentare un’instabilità che ribadisca il ruolo di Kigali nel destino congolese. Potrebbe rientrare proprio in tale disegno l’attacco degli uomini dell’ex generale Laurent Nkunda, ammutinato e filoruandese, che sabato nel Nord Kivu è costato la vita a due soldati delle FARDC. (Massimiliano Zanghì, Equilibri, 27/11/06)
Truppe ONU contrattaccano nell'est (SwissInfo, 27/11/06)
I militari dell'ONU sono al contrattacco per fermare l'avanzata in corso da due giorni di un forte gruppo ribelle nell'Est della Repubblica democratica del Congo, l'ex Zaire, nell'area di Sake, molto vicina ai confini del Ruanda, dove hanno costretto l'esercito (peraltro molto volatile) a retrocedere. Particolarmente incisiva, informa la BBC on line, è stata l'azione di un elicottero da combattimento che ha mitragliato i ribelli, a loro volta solidamente armati, probabilmente dal Ruanda. In effetti tali ribelli fanno capo ad un famoso generale, Laurent Nkuda, che lasciò l'esercito regolare dopo la creazione del governo di unità nazionale (2002) che a suo avviso emarginava l'etnia tutsi: minoritaria, ma sostanzialmente da sempre al potere in Ruanda. Si tratta dei combattimenti più gravi degli ultimi mesi; mentre nella capitale Kinshasa - ma non solo - la situazione è molto tesa. Si attendono forse i giornata i risultati ufficiali, li proclamerà la Corte Suprema, del ballottaggio presidenziale avvenuto alla fine dello scorso mese. Appare certo che sarà proclamato vincitore Joseph Kabila (presidente uscente, ma non eletto: queste sono state le prime elezioni democratiche nell'ex Zaire) a cui secondo la Commissione elettorale indipendente sono andati poco più del 58 per cento dei voti. Ma il suo rivale, Jean Pierre Bembo, uno dei quattro vicepresidenti, ed ex capo di un forte gruppo ribelle, ha già dichiarato che il voto, così come annunciato "non rispetta la volontà del popolo". (SwissInfo,27/11/06)
Ribelli conquistano città nell'est (SwissInfo, 26/11/06)
Soldati congolesi fedeli ad un generale ribelle hanno conquistato la città orientale di Sake dopo un breve scontro con truppe dell'ONU e combattimenti con forze dell'esercito governativa che hanno provocato cinque morti e decine di feriti. L'81.ma e l'83.ma brigata, che rispondono al generale Laurent Nkunda e che si sono rifiutate di unirsi al nuovo esercito nazionale dopo la guerra conclusasi nel 2003, hanno attaccato ieri la città di Sake con armi pesanti spingendo migliaia di persone a fuggire. Alle prime ore di oggi il governo ha lanciato una controffensiva, ma dopo aspri combattimenti le forze regolari non sono riuscite a scacciare i ribelli. Nella città si trova anche un contingente del Monuc, la più importante missione di pace dell'Onu nel mondo. Il maggiore dell'Onu Ajay Dalal ha precisato che nei dintorni della città ci sono tra i 400 e i 600 ribelli. In precedenza elicotteri da guerra dell'Onu avevano sparato colpi di avvertimento sulla strada che porta a Goma, la città più importante nella regione, a 20 chilometri dal confine con il Rwanda dove sono stati visti dirigenrsi alcuni degli uomini di Nkunda. La Repubblica Democratica del Congo ha tenuto quest'anno le prime elezioni libere da 40 anni, conclusione di un processo di pace dopo la guerra durata cinque anni, che ha provocato la morte di 4 milioni di persone. Ma combattimenti proseguono nelle regioni orientali e, secondo operatori umanitari, la fame e la malattia uccidono 1200 congolesi l'anno. (SwissInfo,26/11/06)
Onu scopre una fossa comune in Congo (Reuters, 24/11/06)
Investigatori delle Nazioni Unite hanno trovato una fossa comune contenente circa 30 cadaveri in un campo militare nel distretto congolese orientale di Ituri. Tra i cadaveri sono stati trovati donne e bambini, che sembrano vittime di un esecuzione, ha reso noto oggi un portavoce dell'ONU. "La nostra divisione per i diritti umani si è recata sul posto per verificare il fatto e ha confermato che si tratta di una fossa comune di circa 30 persone", ha detto a Reuters Kemal Saiki, portavoce per la missione dell'ONU nella Repubblica Democratica del Congo. "Sembra che le persone siano state giustiziate, tra loro ci sono donne e bambini. La fossa comune è stata trovata in un campo militare situato nella località di Bavi, nell'Ituri", ha continuato Saiki. "Ci sono testimoni che accusano direttamente la Prima Brigata, che ha le proprie basi in quella zona, di essere responsabile del delitto". La Prima Brigata è una delle tante brigate dell'esercito congolese che annovera tra le sue file soldati provenienti dalla pletora di fazioni ribelli e governative che hanno combattuto nella guerra del Congo tra il 1998 e il 2003. L'esercito congolese è stato spesso accusato di violazioni dei diritti umani nella zona orientale del Congo, anche dopo l'accordo di tre anni fa che ha messo formalmente fine a una guerra che, con i suoi circa 4 milioni di vittime, aveva causato una vera e propria tragedia umanitaria. "Il procuratore militare ha avviato un'inchiesta e due militari sono stati arrestati", ha detto Saiki. A fine ottobre si sono tenute in Congo le prime elezioni democratiche in 40 anni. Ma la violenza, la rabbia e il disagio uccidono ancora 1.200 congolesi ogni giorno e nella capitale Kinshasa la tensione cresce ogni giorno di più, a causa delle contestazioni da parte dell'ex leader dei ribelli, Jean Pierre Bemba, dello scrutinio dei voti provvisorio che darebbe vincente il presidente JosephKabila. (Reuters,
Kinshasa, ultimatum contro miliziani del candidato sconfitto (Eb, Misna, 23/11/06)
Gli elementi “incontrollati” della milizia del candidato sconfitto alle presidenziali Jean-Pierre Bemba, ex-capo ribelle, devono essere “neutralizzati”: lo ha detto il ministro dell’Interno Denis Kalume, mentre il presidente Joseph Kabila – riconfermato in via provvisoria dopo la vittoria al ballottaggio – ha concesso al suo avversario 48 ore di tempo per allontanare da Kinshasa le sue guardie personali. Secondo il ministro è necessario “adottare disposizioni per evitare che questi elementi armati mettano la città a ferro e fuoco”. Secondo fonti diplomatiche citate dalla stampa, Bemba avrebbe accettato di inviare i suoi circa 600 uomini nella zona di Maluku, un'ottantina di chilometri dalla capitale. Martedì scorso i miliziani di Bemba – che è anche uno dei 4 vicepresidenti uscenti - hanno sparato contro agenti di polizia che disperdevano suoi sostenitori davanti alla Corte Suprema, durante la seduta per valutare il ricorso presentato dallo stesso candidato sconfitto. I manifestanti hanno anche appiccato un incendio ai locali della Corte, distruggendo materiale elettorale. Ieri il Ciat – il comitato internazionale che accompagna la transizione – ha definito l’assalto alla Corte Suprema un “atto criminale”, mentre è stato annunciato il rinvio e il trasferimento in altra sede dell’udienza sul ricorso di Bemba, che non ha accettato la vittoria assegnata a Kabila con il 58,05% dei voti lo scorso 29 ottobre. Ieri William Swing, capo della missione Onu in Congo (Monuc), ha incontrato sia Kabila che il suo rivale per trovare una soluzione pacifica. Nelle scorse settimane i due si erano pubblicamente impegnati a “sottomettersi” al verdetto delle urne. La milizia di Bemba è stata coinvolta in incidenti a Kinshasa anche lo scorso 11 novembre (4 vittime); ad agosto, gruppi armati dei due candidati si sono scontrati nella capitale provocando non meno di 23 morti. (EB, Misna, 23/11/06)
Elezioni, rinviato verdetto su ricorso candidato sconfitto (BF, Misna, 22/11/06)
Dopo i gravi disordini avvenuti ieri a Kinshasa, è stata rimandata “a data da destinarsi” la seduta della Corte Suprema di giustizia sul ricorso per presunte frodi elettorali presentato dal vice-presidente ed ex capo ribelle Jean-Pierre Bemba, sconfitto al ballottaggio presidenziale del 29 ottobre vinto da Joseph Kabila; lo ha reso noto Azarias Ruberwa, un altro dei quattro vicepresidenti del Congo, anch’egli ex-comandante di una milizia ribelle. Secondo i termini di legge la Corte aveva dieci giorni di tempo dalla presentazione del ricorso per emettere il suo verdetto, e il termine scadrebbe domani. Ruberwa ha detto che la scadenza è stata posticipata e che le sedute si svolgeranno in un'altra sede. Intanto “Costernazione e forte preoccupazione” sono state espresse dal Comitato internazionale di accompagnamento della transizione in Congo (Ciat), per gli scontri tra polizia e sostenitori di Bemba, inclusa la sua guardia personale avvenuti ieri davanti la sede Corte Suprema di Giustizia, mentre all’interno i magistrati erano in seduta per valutare il ricorso di Bemba. Durante i disordini, sono state appiccate fiamme agli uffici, distruggendo materiale elettorale. “Questi atti criminali sono estremamente gravi” si legge oggi nel comunicato diffuso dal Ciat, che chiede “di identificare e perseguire senza indugi sia gli autori che i mandanti”. Nella nota si fa appello alle autorità congolesi, alla Monuc e alle forze dell’Eufor per adottare “tutte le misure necessarie per assicurare la protezione delle istituzioni pubbliche”. A tutti i responsabili politici locali, il Ciat – che comprende gli ambasciatori di membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu, delegati di Unione Africana ed Europea e altri – chiede di “condannare senza ambiguità né riserve questi atti criminali, e di richiamare, in modo chiaro, i loro sostenitori e la popolazione alla calma e al rispetto delle istituzioni”. Oggi la giornata è stata tranquilla, ma mezzi blindati della missione Onu in Congo (Monuc) e un numero imprecisato di ‘caschi blu’ e soldati governativi hanno presidiato la sede della Corte Suprema. Il governatore di Kinshasa, Admiral Mata Liwanga, ha rivolto un appello pubblico alle missioni Onu e Eufor perchè disarmino le guardie personali di Bemba, i quali - ha accusato Liwanga - hanno incitato gli scontri, camuffati in abiti civili e mischiati tra gli altri sostenitori del candidato sconfitto, ma un portavoce della Monuc ha ricordato che tale disarmo spetta principalmente alle forze congolesi e non rientra nel mandato della missione Onu. (BF, Misna, 22/11/06)
Rischio guerra civile dopo il voto (Massimo A.Alberizzi, Corriere della sera, 22/11/06)
Le elezioni presidenziali hanno dato la vittoria a Kabila, ma i seguaci dello sfidante Bemba non accettano il verdetto. Fiato sospeso in Congo. Lunedì a Kinshasa c’è stata una battaglia tra i dimostranti che contestano i risultati elettorali da una parte e le forze di polizia soccorse dai caschi blu dell’Onu dall’altra. Alcune stanze del palazzo della Corte Suprema di giustizia sono state date alle fiamme dai manifestanti. Il rischio che scoppi una guerra civile, magari per un banale incidente che potrebbe accadere se gli animi non si placheranno, è forte. I risultati del secondo turno delle storiche elezioni presidenziali, svoltosi il 29 ottobre scorso, hanno promosso, con il 58 per cento dei suffragi, il presidente uscente Joseph Kabila, che ha sconfitto lo sfidante Jean Pierre Bemba. Quest’ultimo ha fatto ricorso alla Corte Suprema e dichiarato più volte che le sue contestazioni del risultato si limiteranno alle azioni legali, ma i suoi uomini, che nelle ultime settimane hanno ricevuto un bel po’ di armi leggere, sono intenzionati a impugnare il risultato anche sul piano militare.(…) La battaglia ha provocato 23 morti. Nella Repubblica Democratica del Congo ci sono 17 mila caschi blu. E’ la più imponente missione al mondo. Kabila ha vinto il secondo turno delle elezioni ma il risultato del voto ha mostrato un Paese spaccato a Metà. Bemba ha ottenuto la maggioranza nella parte occidentale del Paese e il presidente uscente nella parte orientale. Bemba ha stravinto nella capitale Kinshasa e lì può contare su un buon numero di miliziani a lui fedeli. (Massimo A.Alberizzi, Corriere della sera, 22/11/06)
Sostenitori Bemba sparano, Corte Suprema a fuoco (Kataweb, 21/11/06)
Il centro di Kinshasa è piombato di nuovo nel caos quando sostenitori di Jean-Pierre Bemba, l’ex ‘signore della guerra’ e vice presidente uscente sconfitto nel ballottaggio presidenziale del 29 ottobre scorso, hanno aperto il fuoco all’esterno della sede della Corte Suprema, chiamata a esaminare il ricorso presentato tre giorni fa dallo stesso Bemba contro i risultati elettorali. Lo hanno riferito fonti giornalistiche presenti alla ascena, secondo cui ne è scaturita una furiosa sparatoria che ha coinvolto le forze di polizia, e in seguito alla quale un vasto incendio è divampato nel palazzo che ospita la Corte Suprema. In breve tempo l’edificio è stato avvolto da colonne di denso fumo nerastro, mentre all’interno le fiamme si estendevano: la brigata dei pompieri della Monuc, la Missione delle Nazioni Unite, è dovuta intervenire in soccorso della locale brigata dei vigili del fuoco, rimasta senz’acqua. Nel frattempo i blindati del contingtente dell’Onu, facilmente riconoscibili per la corazza verniciata in bianco, esplodevano cannonate di avvertimento per tenere a bada i fedelissimi di Bemba, decisi a impadronirsi della Corte Suprema e ad appiccare le fiamme anche ai camion della polizia. Nella Repubblica Democratica del Congo la situazione è tornata a precipitare dopo che lo sfidante ha denunciato “brogli sistematici”, solo grazie ai quali sarebbe riuscito a restare in carica il presidente Joseph Kabila, che pure nel secondo turno di voto si è imposto con ampio margine, come già era avvenuto nella tornata iniziale, il 30 luglio. (Kataweb,21/11/06)
Presidenziali: Bemba ricorre contro la sconfitta (Rainews24, 18/11/06)
Bemba ha presentato ricorso contro la sconfitta Kinshasa, 18 novembre 2006 L'ex vice presidente della Repubblica Democratica del Congo, Jean-Pierre Bemba, ha presentato formale ricorso contro i risultati del ballottaggio presidenziale del 29 ottobre, che ufficialmente lo ha visto soccombere rispetto all'altro candidato, il presidente uscente Joseph Kabila. Lo ha annunciato Delly Sessanga, un dirigente dell'Unione per la Nazione, il partito dello sconfitto; è stato lui a impugnare l'esito della consultazione. Bemba, già 'signore della guerra' coinvolto per anni in un'interminabile serie di carneficine nella regione orientale dei Grandi Laghi, a caldo si era subito rifiutato di riconoscere la sconfitta, e aveva preannunciato che si sarebbe servito di "tutte le vie legali" disponibili per opporsi, così da "vedere rispettata la volontà del popolo". Tre giorni fa la Commissione Elettorale Indipendente dell'ex Zaire aveva proclamato Kabila vittorioso con il 58,05 per cento dei suffragi a fronte del 41,95 per cento totalizzato dal suo avversario. Con analogo scarto il capo dello Stato in carica era prevalso nel primo turno del 30 luglio scorso, senza peraltro arrivare alla metaà più uno dei voti. La legge congolese ssegna a entrambi i contendenti la facoltà di ricorrere alla Corte Suprema entro tre giorni, prima che i dati siano omologati. (Rainews24,18/11/06)
Kabila eletto al secondo turno, è presidente (La Stampa, 16/11/06)
Joseph Kabila ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali del 29 ottobre nella Repubblica Democratica del Congo, conquistando il 58,05% dei voti. Lo ha annunciato ieri sera la Commissione elettorale indipendente (Cei). Il più giovane capo di Stato africano (35 anni) ha superato il suo avversario, il vice presidente Jean Pierre Bemba, che ha ottenuto il 49,95% delle preferenze. La partecipazione al voto è stata del 65,36% degli aventi diritto. Lo scarto tra i due candidati è stato di 2.616.957 voti. «Avendo raccolto la maggioranza assoluta dei suffragi espressi al secondo turno, è dichiarato presidente della Repubblica Democratica del Congo Kabila Kabange Joseph», ha detto il presidente della Commissione Elettorale, Apollinare Malu Malu.
(La
Stampa, 16/11/06)
Elezioni: osservatori confessioni religiose soddisfatti (FB,
Misna, 16/11/06)
“Il popolo congolese ha dimostrato la sua determinazione a promuovere uno Stato di diritto attraverso le elezioni, la sua maturità e la sua volontà di aprire il paese a una gestione democratica”: in questi termini il ‘Reseau d’observation des Confessions religieuses’ (Roc) si è pronunciato sull’esito del lungo iter elettorale congolese, concluso mercoledì sera con la diffusione dei risultati definitivi e l’annuncio della vittoria del presidente uscente Joseph Kabila con il 58,05% dei suffragi. Il Roc – costituito dalle sette principali chiese della Repubblica democratica del Congo, inclusa quella Cattolica – ha diffuso un bilancio del ballottaggio delle presidenziali e delle elezioni provinciali del 29 ottobre, elencando i pro e i contro sulla base delle verifiche effettuate sul terreno dai suoi 40.000 osservatori in tutto il paese. (…) Il Roc ha elogiato la Cei, “che ha dimostrato la volontà di organizzare le elezioni per porre fine alla lunga transizione politica” e ringraziato la comunità internazionale per il suo appoggio, “senza il quale il processo elettorale avrebbe faticato a raggiungere il livello attuale”. L’organismo ha anche esortato i dirigenti eletti ad “accettare la volontà popolare sulla base dei principi democratici”, “evitando trionfalismi”, e a rispettare gli impegni presi a favore della pace sociale e della ricostruzione nazionale. Anche gli osservatori dell’Unione Europea (Ue) hanno apprezzato “l’indiscutibile” sforzo profuso dalla Cei per assicurare la trasparenza del voto, ma hanno rilevato “l’uso a volte fraudolento” del voto “per deroga”. “Su un totale di 16,5 milioni di elettori che si sono recati alle urne, sembra che 1,1 abbia beneficiato delle disposizioni per votare per deroga. Un numero relativamente elevato che si spiega in parte grazie al successo degli appelli alla partecipazione rivolti ai testimoni delle parti e agli osservatori nazionali, ma si traduce, in alcuni casi, in abusi manifesti di cui stiamo studiando la rilevanza” si legge in una nota della Ue. (FB, Misna,
16/11/06)
Presidenziali, Kabila si impone al secondo turno (Ticinonline, 15/11/06)
L'attuale presidente uscente della Repubblica del Congo (ex Zaire) Joseph Kabila si è imposto al secondo turno delle elezioni per la scelta del capo di Stato. Stando ai risultati pubblicati oggi, Kabila ha ottenuto il 58% delle preferenze, il suo rivale Jean-Pierre Bemba il 42%. La partecipazione è stata del 65%. L'insediamento del nuovo presidente è previsto per il 10 di dicembre. I sostentori di Bemba hanno messo in dubbio la regolarità del voto. A causa della situazione tesa nel paese, da Nairobi dove è in corso la Conferenza internazionale sul clima il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha chiesto ai due contendenti di comportarsi sportivamente. Egli ha detto di sperare che sia Bemba che Kabila rispettino l'esito dello scrutinio e si attengano alle regole Solo così sarà possibile portare la pacificazione nel paese, ha aggiunto Annan. "Per risolvere i loro problemi i leader africani devono tirare la corda nella stessa direzione". Da parte sua Kabila ha fatto un apello alla calma. Ieri i sostenitori di Bemba avevano annunciato la vittoria del loro beniamino. Bemba ha messo in dubbio l'imparzialità della commissione elettorale. Al primo turno, tenutosi il 30 di luglio, Kabila aveva ottenuto il 44,8% dei suffragi e Bemba il 20%. Dopo l'annuncio dei risultati erano scoppiati tafferugli tra i sostenitori dei due candidati che hanno lasciato sul campo 23 morti. (Ticinonline, 15/11/06)
Il Congo tra elezioni e guerra (Peacereporter, 14/11/06)
(Peacereporter, 14/11/06)
Il risultato non è ancora ufficiale, ma i giochi sembrano ormai fatti. Stando ai dati pubblicati dalla Commissione Elettorale Indipendente congolese, con il 90 percento delle schede scrutinate il presidente uscente Joseph Kabila conserva un vantaggio di dieci punti sul rivale Jean-Pierre Bemba nel ballottaggio presidenziale tenutosi a fine ottobre. Ma lo sfidante promette battaglia, e in un comunicato ha reso noto di "non riconoscere un verdetto che mira a sottrarre la vittoria al popolo congolese". Il rischio di una resa dei conti armata si fa più concreto. L’affluenza alle urne è stata del 66 percento, poco se si calcola l’importanza dell’evento. Gli osservatori delle Nazioni Unite le hanno definite come le elezioni più importanti dell’Africa, dietro solo a quelle sudafricane che, nel 1994, sancirono la vittoria di Nelson Mandela. Rimangono ormai poche schede da scrutinare, e il vantaggio di Kabila (60 a 40 percento) sembra incolmabile. Se i dati provvisori venissero confermati, si dimostrerebbe la buona tenuta dell’alleanza vicina al presidente uscente, che è riuscito a conservare quasi immutato il vantaggio del primo turno, quando Kabila si impose con il 44 percento delle preferenze contro il 20 percento di Bemba. Negli ultimi giorni, Bemba ha fatto parlare di sé per le numerose accuse di brogli che ha lanciato contro la Commissione, fino al comunicato di martedì pomeriggio. Dopo aver presentato cinque ricorsi, Bemba ha dichiarato apertamente di non riconoscere i risultati resi noti dalla Commissione. Gli osservatori internazionali non hanno comunque registrato gravi violazioni nella giornata elettorale, rendendo improbabile che la Commissione invalidi il voto: il gap tra i due candidati rimane infatti così ampio da rendere praticamente impossibile che eventuali brogli possano rovesciare il verdetto delle urne. (…)(Peacereporter,
14/11/06)
Risultati presidenziali, vantaggio di Kabila diventa decisivo (Peacereporter, 13/11/06)
La commissione elettorale congolese ha reso noti gli ultimi risultati del ballottaggio presidenziale tenutosi lo scorso 28 ottobre: con circa il 90 percento di schede scrutinate, il presidente uscente Joseph Kabila conserverebbe un cospicuo vantaggio sullo sfidante Jean-Pierre Bemba, con il 59,6 percento dei voti contro il 40,4. Ma Bemba è pronto a dare battaglia: il suo partito ha infatti presentato centinaia di denunce per presunte irregolarità. La scorsa settimana, scontri tra sostenitori dei due candidati hanno provocato 4 morti a Kinshasa. (Peacereporter,
13/11/06)
Scontri a Kinshasa, colpi vicino a residenza Bemba
(Ticinonline, 11/11/06)
Due civili sono morti in scontri a fuoco a Kinshasa tra i sostenitori del presidente uscente della Repubblica democratica del Congo, Joseph Kabila, e lo sfidante nel ballottaggio delle presidenziali, Jean Pierre Bemba, svoltesi il 29 ottobre scorso. "Due civili sono stati uccisi da pallottole vaganti", ha detto l'ufficiale di polizia Dominique Mandjenga. Altre due persone, un diciottenne e un poliziotto, sono rimaste ferite. Gli scontri, durante i quali sono stati uditi rumori di colpi di mortaio e di razzi, sono avvenuti per circa tre ore nell'area in cui si trova la residenza di Bemba. Le nuove violenze si sono verificate proprio mentre la Commissione Elettorale Indipendente si appresta a ufficializzare i risultati parziali della consultazione; stando ai dati gia' noti, e relativi a poco meno di un terzo delle schede, Kabila avrebbe ottenuto il 60,7 per cento dei suffragi contro il 39,3 per cento del rivale. Anche nel primo turno di voto, il 30 luglio, il presidente in carica ottenne un vantaggio notevole rispetto all'avversario, peraltro insufficiente ad assicurargli l'immediata vittoria. Il rischio adesso e' che Bemba non accetti la probabile sconfitta: sia lui sia Kabila si sono impegnati a rispettare l'esito delle presidenziali, ma avevano anche promesso di non anticiparne le conclusioni; invece entrambi, solo pochi giorni dopo la chiusura dei seggi, hanno cominciato a rivendicare il rispettivo successo. (Ticinonline,
11/11/06)
Bambini soldato, il processo Lubanga (Marco Guidi,
IFG, 10/11/06)
Ragazzi, ma anche ragazze e perfino bambini di 10 anni. Più di 30 mila, secondo l’accusa del magistrato Luis Moreno Ocampo, strappati alle famiglie, rinchiusi in campi “rieducativi”, sottoposti a un continuo lavaggio del cervello e addestrati alla guerra contro il nemico. Per la prima volta la Corte internazionale di giustizia dell’Aia ha deciso di aprire un’azione penale contro questi abusi. Sul banco degli imputati potrebbe salire presto Thomas Lubanga Dyilo, leader dell’Unione dei patriottici del Congo. Basterà che il giudice Claude Jorda ritenga sufficiente il materiale raccolto dall’accusa per portare a processo il signore della guerra congolese. E pare scontato che sarà proprio così. I fatti contestati a Lubanga Dyilo si riferiscono al conflitto tribale nella provincia dell’Ituri, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. A fronteggiarsi per quattro anni, dal 1999 al 2003, l’Ucp e il Fronte nazionale Lendu. Lubanga Dyilo avrebbe organizzato un vero e proprio sistema per reclutare bambini sotto i 15 anni da scagliare contro il nemico. Uno degli accusatori, Ekkehard Withoppf, ha chiamato quattro testimoni (tra cui un bambino sfuggito all’addestramento) per descrivere quale fosse il “metodo Lubanga” per costringere i bambini a combattere. “Migliaia di ragazzini sono stati trascinati a forza in cinque campi di rieducazione in Congo. Qui si insegnava loro a marciare, prendere posizione, combattere con bastoni e machete. Poi venivano martellati tutto il giorno con canzoni da guerra dove l’etnia Lendu era pesantemente insultata. Chi si ribellava veniva ucciso”. In udienza Lubanga Dyilo si è limitato a pronunciare il suo nome e cognome e a sentenziare che “il carcere non è un bel posto dove stare”. Il suo avvocato Jean Flamme, invece, ha parlato in una conferenza stampa: “Il mio cliente non ha fatto altro che seguire una pratica che nella Repubblica Democratica del Congo è di uso comune già da 40 anni fa. Lui non è un militare, è un uomo politico e il suo partito rappresenta una fetta del paese democratico”. Sarà, ma per Lubanga Dyilo sembrano arrivati tempi difficili.
(Marco Guidi,
IFG, 10/11/06)
Elezioni, coalizione di Bemba denuncia “errori” in dati parziali (EB, Misna, 09/11/06)
“Errori sistematici” sono stati denunciati dallo schieramento del candidato alla presidenza Jean-Pierre Bemba dopo la diffusione dei primi dati parziali che vedono il capo di Stato uscente Joseph Kabila in netto vantaggio. Secondo una portavoce dell’‘Unione per la nazione’ – la coalizione che sostiene Bemba – i risultati finora pubblicati sono “sistematicamente” diversi da quelli rilevati dal partito al ballottaggio dello scorso 29 ottobre, che secondo tutti gli osservatori si è svolto in un clima di serenità e correttezza. Dal 5 novembre la Commissione elettorale indipendente (Cei) sta pubblicando i dati parziali dello scrutinio: l’ultimo – relativo a 73 distretti su 169 – vede Kabila in vantaggio con il 65,7% delle preferenze rispetto al 34,3% assegnato temporaneamente al vicepresidente uscente Bemba. Lo stesso Bemba ieri ha scritto alla Commissione chiedendo verifiche soprattutto in alcune circoscrizioni, dove – secondo l’ex-signore della guerra riconvertito alla politica – vi sarebbero significative “discrepanze”; critiche anche al fatto che i dati sarebbero relativi soprattutto all’est del paese, considerato roccaforte di Kabila. Il presidente della Cei, il sacerdote Apollinaire Malu Malu, ha risposto che “non abbiamo la bacchetta magica: stiamo lavorando e stiamo verificando. Risponderemo, ma ci vorrà un po’ di tempo”. I risultati provvisori dovrebbero essere annunciati il 19 novembre, entro la fine del mese la Corte Suprema dovrebbe poi confermarli. Ieri la missione dell’Onu in ex-Zaire (la più grande del mondo, con oltre 17.000 caschi blu) ha ribadito che non intende “tollerare” violenze dopo l’annuncio dell’esito del ballottaggio. Ad agosto, i miliziani di Bemba e Kabila si affrontarono con violenza provocando decine di vittime a Kinshasa in seguito alla diffusione di risultati parziali del primo turno. In un faccia-a faccia due giorni fa, i due candidati hanno comunque dichiarato di voler rinunciare all’uso della forza e di “inchinarsi” davanti al verdetto delle urne. (EB, Misna,
09/11/06)
Bambini-guerrieri, cominciato processo contro (Ticinonline, 09/11/06)
E' cominciato oggi davanti alla Corte penale internazionale (Cpi) il processo preliminare contro Thomas Lubanga Dyilo, importante capo della milizia della regione dell'Ituri, nella repubblica democratica del Congo. Lubanga, 45 anni, è accusato di crimini contro l'umanità, crimini di guerra e genocidio, tra cui l'aver reclutato ed armato bambini-guerrieri per utilizzarli negli scontri interetnici nel nord-est del paese tra le varie milizie per il controllo delle miniere d'oro e che, secondo organizzazioni umanitarie internazionali, hanno provocato circa 60 mila morti negli ultimi sette anni. E' il primo imputato contro cui è stato emesso un mandato d'arresto e che ora compare in giudizio nell'ambito dell' inchiesta sul Congo. (Ticinonline,
09/11/06)
CPI: le accuse contro Lubanga (RadioRadicale, 09/11/06)
Il conflitto armato che dal 2000 al 2003 vede la regione congolese nord-orientale l’Ituri al centro di violenze e saccheggi perche’ ricca di oro, metalli e legnami pregiati, avrebbe in Thomas Lubanga uno dei maggiori responsabili di crimini di guerra commessi nella fase di escalation tra il luglio 2002 e dicembre 2003. Nella regione vivono 18 gruppi etnici (in realta’ si tratta di “gruppi” la cui identita’ e’ stata connotata piu’ dall’intervento esterno dei missionari cattolici belgi che da reali differenze etnico-culturali) per un totale di 3,5 milioni di persone. Il gruppo piu’ numeroso e’ quello degli Hema seguito dai Lendu. Il conflitto a bassa intensita’ iniziato nel 1999 si sviluppa in un vero e proprio conflitto armato nel giro di pochi mesi. Secondo l’accusa, fin dall’inizio del 2000 l’Union Patriotique Congolaise, fondata da Lubanga stesso aveva armi e soldati; nel 2002 anche per scollegare il comando politico da quello militare le milizie vengono denominate Front pour la libération du Congo (FPLC), e vengono impiegate per contrastare gli attacchi crescenti da parte di altre fazioi. Allo stesso tempo, l’altro “gruppo etnico” maggioritario, i Lendu, inizia a organizzarsi in orgnizzazione armata, le ostilita’ si intensificano ampliando le ripercussioni del conflitto locale a livelli regionale e nazionale arrivando a interessare anche attori stranieri coinvolti nel commercio d’armi, nel training e sostegno logistico che dal 2000 al 2002 provengono dall’Uganda e nella fase finale 2002-2003 dal Ruanda. Vittime del conflitto triennale circa 8000 congolesi, oltre 60000 gli abitanti dell’Ituri forzati ad abbandonare le loro case. Tale era divenuta la magnitudine dei crimini, che nel 2001 il Consiglio di sicurezza invia una missione militare che nel 2003 viene rafforzata secondo il capitolo 7 della Carta dell’ONU divenendo la piu’ grande missione di peacekeeping delle Nazioni unite. Il Procuratore della Corte penale internazionale Luis Moreno Ocampo sostiene che Lubanga sia responsabile in particolare di tre crimini di competenza dello Statuto della Corte e tutti riguardano i cosiddetti bambini soldato (sotto i 15 anni): reclutamento forzato, sfruttamento e loro utilizzo in azioni di guerra. Per dimostrare le proprie accuse il team di investigatori ha raccolto le testimonianze di numerose vittime e testimoni tra cui quelle di alcuni bambini, tre maschi e tre femmine, che all’eta’ di 10, 11 e 13 anni erano stati forzati ad unirsi alle milizie di Lubanga per la campagna di pulizia etnica contro i Lendu. (RadioRadicale,
09/11/06)
Kabila e Bemba invitano popolazione alla calma (Peacereporter, 08/11/06)
Joseph Kabila e Jean-Pierre Bemba, i due contendenti alla presidenza congolese, si sono incontrati nuovamente oggi nella capitale Kinshasa. Al termine del vertice, i due hanno emesso un comunicato stampa in cui invitano la popolazione alla calma e si impegnano a non scatenare disordini a séguito della pubblicazione dei risultati elettorali. La Commissione elettorale indipendente ha reso noto che i risultati verranno resi noti al più tardi il 19 novembre. Finora, con 11 percento delle schede scrutinate, il presidente uscente Kabila avrebbe ottenuto il 70 percento delle preferenze contro il 30 di Bemba, anche se i dati al momento sono troppo ristretti per proiettarli a livello nazionale. Il ballottaggio in Congo, tenutosi la scorsa settimana, è stato il primo nel Paese dall'indipendenza ad oggi. (Peacereporter,
08/11/06)
Presidenziali, Kabila in testa (Joshua Massarenti, Vita, 07/11/06)
Seconda girandola di risultati parziali. Questa volta portano sull'11% dei voti scrutinati. Di nuovo, il presidente uscente Joseph Kabila sconfigge il suo rivale Jean-Pierre Bemba. E di molto. Se entro il 19 novembre, periodo in cui la Comissione elettorale indipendente (Cei) dovrebbe dare i risultati provvisori del secondo turno delle presidenziali congolesi, le cose non dovessero cambiaro, con quasi il 70% delle preferenze Kabila diventerebbe il primo presidente democraticamente eletto nella storia del paese. Ma il cammino è ancora lungo. Intanto, la Cei ha espresso grande soddisfazione sull'affluenza alle urne. Nelle 28 circoscrizioni scrutinate, il tasso di partecipazione al voto supera il 65%. Riguardo la ripartizione geografica del voto, Kabila trionferebbe nell'est, mentre Bemba avrebbe la meglio nella provincia dell'Equatore (suo feudo) e nel Kasai. Nonostante i timori paventati alla vigilia del secondo turno, finora non si sono segnalati episodi di violenza. Sia la Cei che la Comunità internazionale hanno chiesto ai due candidati di far rispettare l'ordine tra i loro sostenitori e di accettare i risultati definitivi che saranno comunicati il 30 novembre dalla Corte suprema di giustizia. (Joshua Massarenti,
Vita, 07/11/06)
Sospetta peste polmonare (Peacereporter, 07/11/06)
Casi sospetti di peste polmonare sono stati segnalati nella Repubblica Democratica del Congo, nella parte nordorientale del Paese. I morti sono stati finora 50, su 1174 casi riportati. Sono ancora in corso le analisi su oltre 50 campioni provenienti dai casi sospetti, per confermare la diagnosi. La peste è diffusa in diversi Paesi dell'Africa, nell'ex Unione Sovietica, nelle Americhe e in Asia, ma oltre il 98,7 percento dei casi e il 98,9 percento dei morti si verificano in Africa. (Peacereporter,
07/11/06)
In vantaggio Kabila alle presidenziali (Swissinfo, 05/11/06)
Secondo i primi dati provvisori delle elezioni nella Repubblica democratica del Congo, il presidente uscente Joseph Kabila è in testa, davanti al suo avversario e vicepresidente Jean-Pierre Bemba. Kabila ha ottenuto il 68,46% contro 31,54% di Bemba, mostrano i dati esposti in 12 delle 189 circoscrizioni del paese che rispecchiano il 5,2% dei 25 milioni di cittadini aventi diritto al voto.
(Swissinfo,
05/11/06)
Dieci anni dopo, rimane ancora da chiarire l’assassinio di Mons Munzihirwa
(Zenit, 02/11/06)
A dieci anni dal crimine, migliaia di persone hanno voluto ricordare il 28 ottobre scorso l’Arcivescovo di Bukavu (Repubblica Democratica del Congo), monsignor Christophe Munzihirwa Mwene Ngabo, S.I., assassinato a 70 anni in circostanze ancora da chiarire. Il presule – ricorda l’agenzia missionaria “Misna” – ha perso la vita il 29 ottobre 1996 durante un attacco militare sferrato contro quesa città africana all’inizio del conflitto che avrebbe sconvolto per anni la regione. “Nel decimo anniversario dell’assassinio di monsignor Christophe Munzihirwa la popolazione di questa Provincia, di questo Paese e di tutta l’Africa, ha diritto di conoscere l’autore e l’arma del crimine”, scrive la Commissione locale Giustizia e Pace. Sabato è stato benedetto un monumento per ricordare il Vescovo che “ha versato il suo sangue sull’esempio di Cristo a favore di tutti i senza voce”. Originario di Kabare, dove era nato nel 1926, il presule assassinato era stato ordinato sacerdote (gesuita) all’età di 32 anni. Aveva ricevuto la consacrazione episcopale a 60. Era stato designato alla guida dell’Arcidiocesi di Bukavu il 14 marzo 1995; vi è morto poco più di un anno e mezzo dopo. Quando era arrivato a Bukavu (capitale del sud Kivu, nella zona est del Paese), dall’altro lato della frontiera si era consumato il genocidio ruandese. In un’epoca particolarmente grave per la regione dei Grandi Laghi, monsignor Munzihirwa – sottolinea “Misna” – fece sentire spesso la sua voce in difesa dei più deboli, come i profughi ruandesi, e a favore della democrazia. Sabato 28 ottobre, migliaia di persone [l’evento è stato anticipato di un giorno per non coincidere con il secondo turno delle elezioni presidenziali] hanno partecipato ad una marcia e a una celebrazione nella Cattedrale per il presule. Si calcola che nella Repubblica Democratica del Congo siano morti più di quattro milioni di persone, la maggior parte per fame e malattie, a causa dell'infuriare della guerra nella regione dal 1998 al 2003. Anche dopo la fine del conflitto il sud Kivu è rimasta una regione estremamente tormentata dalla violenza. Il Cardinale Bernardin Gantin – attualmente ottantaquattrenne –, Prefetto emerito della Congregazione vaticana per i Vescovi, in una occasione riconobbe che per gli Africani il martirio di alcuni loro pastori era diventato un segno di rinascita spirituale. A tal proposito, citò l’assassinio, tra gli altri, dell’Arcivescovo congolese Christophe Munzihirwa.
(…) (Zenit, 02/11/06)
Usa: annunciato blocco beni contro capi ribelli e trafficanti di armi
(EB, Misna, 31/10/06)
È datato 27 ottobre ma è entrato in vigore solo alla mezzanotte di lunedì scorso – curiosamente a poche ore dalla chiusura dei seggi per il ballottaggio presidenziale in Congo – il provvedimento del presidente degli Stati Uniti George W. Bush che impone il congelamento di beni finanziari di personaggi militari e civili coinvolti nella guerra dell’ex-Zaire, tra cui ex-capi ribelli e “uomini d’affari” che di fatto sono coinvolti nel traffico di armi internazionale. In un testo articolato in 9 punti, il capo della Casa Bianca scrive che la situazione in Repubblica democratica del Congo “costituisce un inusuale e straordinaria minaccia alla politica estera degli Stati Uniti” e perciò dichiara come “emergenza nazionale” la necessità di affrontare il conflitto, che tra l’altro è terminato formalmente nel 2003 e che le elezioni di domenica scorsa dovrebbe archiviare in modo democratico. L’elenco dei destinatari del blocco dei beni e delle proprietà negli Usa comprende finora sei personaggi (di cui due capi ribelli e un generale congolese dissidente già oggetto di un blocco di beni e divieto di espatrio deciso un anno fa dall’Onu) e “ogni altro soggetto deciso dal Segretario del Tesoro, dopo consultazioni con il Segretario di Stato”. Il provvedimento è diretto a chi ha ostacolato il disarmo, reclutato bambini-soldato, commesso violazioni di diritti umani, venduto armi o garantito assistenza militare a gruppi armati congolesi o stranieri. Tra i destinatari emerge tra tutte la figura di Viktor Anatolijevitch Bout, più conosciuto come Viktor Bout, 39 anni, nato probabilmente in Tajikistan, ex-ufficiale dell’aviazione russa. Sul suo conto esistono in rete centinaia di documenti che indicherebbero un coinvolgimento diretto nella fornitura di armi provenienti soprattutto dall’ex-Urss e dall’Europa dell’est in molti conflitti africani (Liberia, Congo, Sierra Leone e Angola) ma anche nelle Filippine e in Afghanistan. Secondo il ‘Washignton Post’, con le sue compagnie aree avrebbe lavorato con i talebani dal 1996 e anche successivamente, dopo la loro caduta con l’arrivo del contingente internazionale guidato proprio dagli Usa nel 2001. Stando a numerose fonti e non poche inchieste giornalistiche, Bout ha lavorato anche con committenti americani in Iraq, garantendo servizi con le sue compagnie aeree private. Il suo nome – insieme a quelli degli altri due destinatari del provvedimento di Bush, probabilmente assistenti e collaboratori dello stesso Bout – compare in diversi rapporti dell’Onu su violazioni all’embargo di diamanti in Sierra Leone e Congo. Secondo fonti di intelligence citate dal quotidiano francese ‘Le Monde’, Bout ha garantito affari “a così tante persone che ha sempre qualche potente che lo protegge”. Nel 2002 – ricorda l’agenzia ‘Afp’ – gli Usa si opposero a sanzioni contro Bout, già considerato un elemento-chiave nella fornitura di armi alla Liberia. A dare ascolto a molti materiali su Internet – alcuni affidabili, altri di cui è tuttavia difficile garantire l’assoluta certezza - Bout avrebbe goduto di appoggi bancari in Texas grazie a un ex-agente della Cia. La principale agenzia di sicurezza Usa viene accostata al nome di Bout - ora individuato da Bush come “minaccia alla politica estera” degli Stati Uniti – anche perché le cosiddette ‘reddition’ di presunti terroristi, a bordo di aerei della Cia transitati in Europa Orientale, hanno usato gli stessi scali usati dalle compagnie aree del trafficante.
(EB, Misna, 31/10/06)
Inizia conteggio, non diffondere falsi risultati (Unimondo, 31/10/06)
Mentre ancora giungono da tutto il mondo i messaggi di congratulazioni al popolo congolese per la prova di democrazia dimostrata al ballottaggio di domenica scorsa – pacifico in tutto il paese, tranne isolati incidenti – la Commissione elettorale indipendente (Cei) ha denunciato oggi la diffusione di risultati “falsi e prematuri”. Esprimendo preoccupazione, il presidente della Cei, il sacerdote Apollinaire Malu Malu, ha tra l’altro biasimato la diffusione di un documento su internet che annuncerebbe alcuni risultati, che anche la Misna già alla vigilia del voto aveva ricevuto scegliendo però di non darne notizia. Il documento conteneva un dettagliato conteggio diviso per province dei voti raccolti dai due candidati, il presidente uscente Joseph Kabila e uno dei suoi vice, Jean-Pierre Bemba - riporta l'agenzia
Misna. (Unimondo,
31/10/06)