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NOTIZIE 2006 - NIGERIA 2 - DAL 1 GIUGNO 2006
per le notizie dal 1 gennaio al 31 maggio 2006 clicca qui

Trasferiti e «oscurati» i tre italiani rapiti (Corriere della Sera, 31/12/06)

Eni invia aiuti a vittime esplosione Lagos (La Repubblica, 29/12/06)

Nuovo censimento, popolazione sale a 141 milioni (PeaceReporter, 29/12/06)

Liberati due impianti, Shell riprende produzione (Reuter, 28/12/06)

Eni: liberato impianto Tebidaba (Borsa Italiana, 27/12/06)

Scaroni incontra Obasanjo per tecnici Eni rapiti (Reuters, 27/12/06)

Esplosione oleodotto, vittime seppellite in fosse comuni (Corriere della Sera, 27/12/06)

Crisi istituzionale tra presidente Obasanjo e vice Abubakar (PeaceReporter, 27/12/06)

Oleodotto; Onu valuterà lacune, cordoglio Annan (SwissInfo, 27/12/06)

Esplode oleodotto danneggiato da ladri, 500 morti (Adkronos, 26/12/06)

Ostaggi: «Prima l'Agip deve accettare le nostre richieste» (Corriere canadese, 26/12/06)

Delta Niger, ribelli attaccano due oleodotti (SwissInfo, 23/12/06)

Attentato contro un palazzo governativo (RaiNews24, 23/12/06)

La Santa Sede in campo per la liberazione di tecnici rapiti (Affari Italiani, 22/12/06)

La BM critica la Nigeria e la Svizzera (SwissInfo, 22/12/06)

Attacchi ad Agip e Total, via i tecnici Shell (il Giornale, 22/12/06)

Nuovo attacco contro un impianto petrolifero (Rainews24, 21/12/06)

I rapitori rifiutano denaro «Piuttosto uccidiamo gli italiani» (Fausto Biloslavo, il Giornale, 21/12/06)

Elezioni: vicepresidente si candida con opposizione (EB, Misna, 20/12/06)

Il Mend minaccia di uccidere gli ostaggi (Radionews24, 20/12/06)

Il vice Abubakar accusa il presidente Obasanjo di corruzione (PeaceReporter, 19/12/06)

Elezioni 2007, anche opposizione sceglie candidato presidente (EB, Misna, 19/12/06)

Il Mend rivendica le esplosioni (Ansa, 18/12/06)

Designato per le presidenziali candidato partito al potere (Corriere della Sera, 17/12/06)

Armati occupano piattaforma Shell (Reuters, 15/12/06)

Gli italiani rapiti: «Stiamo bene ma il nostro governo deve muoversi»( Fausto Biloslavo, Il Giornale, 14/12/06)

Primo anniversario del disastro aereo di Port Harcourt (LM, Ag. Fides,13/12/06)

Scontri tra sostenitori di politici rivali, 7 morti (PeaceReporter, 12/12/06)

Mend: terremo ostaggi fino a dopo natale (La Repubblica, 11/12/06)

“Ladri di petrolio, andate via" l’accusa dei rapitori (G.Zaccaria, La Stampa, 11/12/06)

Italiani rapiti, Eni negozia (Corriere della sera, 11/12/06)

Rivendicato il sequestro (Corriere canadese, 10/12/06)

Eni: nessuna novita' di rilievo per i 4 rapiti (Rainews24, 09/12/06)

Attaccato terminal Agip, rapiti tre italiani (Reuters, 07/12/06)

Amnesty chiede interventi contro gli abusi sessuali commessi dai soldati (PeaceReporter, 28/11/06)

Lite in aeroporto per Gheddafi, si e' presentato con 200 guardie armate (Adnkronos, 28/11/06)

Dopo blitz, governo insiste per linea dura (Ticinonline, 23/11/06)

Blitz, petrolio richiama questione sociale (EB, Misna, 22/11/06)

Blitz per liberare gli ostaggi, morto un britannico ferito un italiano (Ansa, 22/11/06)

Truffe hi-tech costano milioni a utenti britannici (Reuters, 20/11/06)

Sventato attentato in volo (Wapa/Avionews, 20/11/06)

Liberato impianto petrolifero Agip, rilasciati ostaggi (Reuters, 20/11/06)

Attaccata la Shell: due morti (Libero, 15/11/06)

Governatori corrotti in fuga (Peacereporter, 14/11/06)

Delta del Niger: uomini armati assaltano raffineria Agip (Reuters, 12/11/06)

Chiesto riscatto per dipendenti Agip sequestrati (Corriere della Sera, 10/11/06)

9 ostaggi fuggono da impianto Agip occupato da militanti (Reuters, 09/11/06)

Eni: trattative in corso fiducia in soluzione positiva (Adnkronos, 07/11/06)

Conferenza mondiale sul cambiamento climatico. Oltre 6000 i delegati (Euronews,07/11/06)

Eni, tutti incolumi, nessuna rivendicazione. (la Repubblica, 06/11/06)

Nuovo sultano Sokoto, guida spirituale islam (La Repubblica, 02/11/06)

C'è stata un'esplosione prima dello schianto (Avionews, 31/10/06)

Incidente aereo, in lutto per sultano Maccido (Corriere della Sera, 30/10/06)

Delta del Niger: uno dei luoghi piu' inquinati al mondo (Tendenzeonline/Apcom, 26/10/06)

Liberi 7 ostaggi stranieri rapiti il 3 ottobre (La Repubblica, 21/10/06)

Il presidente Obasanjo dichiara stato d'emergenza a Ekiti (Reuters, 19/10/06)

Scontri tra polizia e manifestanti a Jos, 2 morti (Peacereporteer, 19/10/06)

Opec: riunione a Doha per bloccare il ribasso de greggio. (Euronews,19/10/06)

Prostituzione e traffico di donne verso l’Europa (Daria Storia, Equilibri, 16/10/06)

Scontri tra polizia e manifestanti a Jos, 2 morti (Peacereporter, 13/10/06)

Arrestate sei presunte spie (Peacereporter, 13/10/06)

Liberati 15 dipendenti Shell ancora in ostaggio. (Corriere della sera, 12/10/06)

Delta Niger, 60 dipendenti Shell tenuti in ostaggio. (Swissinfo, 10/10/06)

Delta del Niger, i ribelli affermano di aver ucciso 17 soldati (Peacereporter, 05.10.06)

Rilasciati lavoratori Shell rapiti giorni scorsi (Swissinfo, 04/10/06)

5 lavoratori stranieri sequestrati (Ticinonline, 04/10/2006)

Delta del Niger: si aggrava il bilancio degli scontri della mattinata (Peacereporter, 03/10/06)

Delta: attacco contro impianto petrolifero, vittime tra militari (FB, Misna, 02/10/06)

C'è ancora confusione sul disastro della diga (Peacereporter, 02/10/06)

Crolla diga vicino a gusau, 40 morti (Adnkronos, 01/10/06)

Vicepresidente Abubakar accusato di colpo di stato(Peacereporter, 29/09/06)

Parlamento approva inchiesta su vicepresidente accusato di corruzione (EB, Misna, 27/09/06)

Scontri tra bande universitarie, due morti (Corriere della Sera, 27/09/06)

A terra 300 aerei per motivi di sicurezza legati all'età dei velivoli (Avionews, 26/09/06)

Arrestati 25 uomini dopo gli scontri tra cristiani e musulmani (Peacereporter, 21/09/06)

Eni costruirà un liquefattore (il Giornale, 21/09/06)

Appello dei vescovi in vista elezioni (FB, Misna, 19/09/06)

10 generali morti in un incidente aereo (Swissinfo, 18/09/06)

Maxi truffa anti-corruzione, vittime numerosi politici (Peacereporter, 15/09/06)

Continua lo sciopero nel Delta del Niger (Peacereporter, 14/09/06)

Sindacati del petrolio proclamano sciopero 3 giorni (Ticinonline, 12/09/06)

Uomo politico sopravvive ad un tentativo di omicidio (Peacereporter, 11/09/06)

La polizia acquista un nuovo arsenale per le elezioni di aprile (Peacereporter, 01/09/06)

Arrestati 15 presunti rapitori di dipendenti compagnie petrolifere (Peacereporter, 30/08/06)

Governo: elezioni ''libere e oneste'' il prossimo aprile (Peacereporter, 30/08/06)

Italiano rapito «presto libero» (Corriere della Sera, 29/08/06)

Elezioni 2007, per governo nessun rinvio (EB, Misna, www.misna.org 28/08/06)

Nessuna notizia dell'italiano rapito (Rainews24, 26/08/06)

Rapiti tre dipendenti Eni. Uno è italiano (Panorama, 25/08/06)

Liberati i sei lavoratori petroliferi rapiti (Swissinfo, 24/08/06)

Scontro a fuoco, uccisi 10 miliziani (Peacereporter, 21/08/06)

Rapito un altro straniero (Ansa, 16/08/06)

Rapiti due imprenditori petroliferi, un belga e un marocchino (Peacereporter, 10/08/06)

L’energia solare in aiuto dei villaggi (Toye Olori, IPS, 10/08/06)

Rapiti due norvegesi e due ucraini (la Stampa, 09/08/06)

Gli abitanti di Bakassi dichiarano l'indipendenza (Daniele Biella, Vita, 08/08/06)

Ritiro delle truppe da penisola contesa con il Camerun (Corriere della Sera, 08/08/06)

Nigeria - Sacerdote ucciso nell’Ebonyi (Radio Vaticana, 06/08/06)

Rapiti tre lavoratori filippini dell'industria del gas (Reuters, 04/08/06)

Dimissioni ministra esteri, ex finanze (Swissinfo, 04/08/06)

Commando rapisce appaltatore petrolifero tedesco (la Repubblica, 03/08/06)

Esteso al 15 agosto il coprifuoco nella città di Onitsha (Peacereporter, 02/08/06)

Più vicina all'acquisizione di energia nucleare ad uso civile (Peacereporter, 01/08/06)

Banca mondiale: 200 mln dollari per Lagos (la Repubblica, 01/08/06)

Delta del Niger: rilasciati dipendenti Agip rapiti settimana scorsa (EB, Misna, 31/07/06)

Italiano rapito e rilasciato da rapinatori (Reuters, 30/07/06)

In corso negoziati per liberare stazione pompaggio Agip (Ag. Grt, 29/07/06)

Emigrazione: una risorsa, non solo per le rimesse ( (MZ. Misna, 28/07/06)

Ucciso politico di spicco a Lagos (Peacereporter, 27/07/06)

Un milione di laptop da 140 dollari (Tommaso Lombardi, Punto informatico, 27/07/06)

Continua il programma di demolizioni ad Abuja (Peacereporter, 26/07/06)

Commando attacca stazione pompaggio Eni (IGN Esteri, 26/07/06)

Delta del Niger, liberati i 5 dipendenti sudcoreani (Peacereporter, 08/06/06)

Ribelli: imminente rilascio ostaggi sud-coreani (La Repubblica, 08/06/06)

Delta del Niger: le ragioni di una crisi (BF, Misna, 08/06/06)

Rivendicato sequestro 5 lavoratori stranieri (AGI, 07/06/06)

Militanti attaccano impianto Shell, 5 morti (Reuters, 07/06/06)

Rapiti sei cittadini sudcoreani (Corriere della Sera, 07/06/06)

Rilasciati 8 tecnici occidentali rapiti (Corriere della Sera, 04/06/06)

Tifoso muore per il fischio dell’arbitro (DataSport, 03/06/06)

Guerriglieri: «Non abbiamo rapito gli otto stranieri» (Unità, 03/06/06)

8 occidentali rapiti da piattaforma petrolifera (Reuters, 02/06/06)

Mondiali 2010: Nigeria rischia esclusione (Calciodoc, 02/06/06)

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Trasferiti e «oscurati» i tre italiani rapiti (Corriere della Sera, 31/12/06)

Roberto Dieghi, Cosma Russo e Francesco Arena, i tre ostaggi italiani rapiti in Nigeria lo scorso 7 assieme ad un altro impiegato libanese dell'Eni sono stati «trasferiti» stamani e sono state interdette loro d'ora in avanti tutte la comunicazioni «con il mondo esterno». Lo ha annunciato il Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger (Mend) in un comunicato diffuso sabato. Gli ostaggi, infatti, sarebbero stati trovato in possesso di un telefono cellulare: un apparecchio che sarebbe stato consegnato loro «clandestinamente» da un responsabile dello Stato di Bayelsa. Nel comunicato il Mend ha ribadito che gli ostaggi non saranno liberati con il pagamento di un riscatto, e ha rivendicato le condizioni politiche necessarie per il rilascio. In particolare viene chiesta alle autorità nigeriane la liberazione dell'ex governatore dello Stato di Bayelsa, Diepreye Alamieyeseigha - in prigione per corruzione - e del leader separatista Mujahid Dokubo-Asari, oltre ad altri detenuti del Delta del Niger. L'altra condizione «politica» per il rilascio degli ostaggi è una migliore perequazione dei profitti dell'estrazione del greggio tra la popolazione poverissima dell'area. La notizia del trasferimento degli ostaggi italiani in Nigeria era giunta anche alla Farnesina attraverso canali giornalistici. Al momento - fanno sapere al ministero degli Esteri - è oggetto di valutazione e di verifica. (Corriere della Sera,  31/12/06)

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Eni invia aiuti a vittime esplosione Lagos (La Repubblica, 29/12/06)

Eni invia aiuti umanitari alle vittime coinvolte nella tragica esplosione di un oleodotto verificatasi a Lagos il 26 dicembre scorso e che ha provocato la morte di 284 persone e il ricovero in gravi condizioni di 42. Domattina alle prime luci dell'alba si alzera' in volo da Milano Linate un secondo aereo - Falcon 900 - diretto in Nigeria, carico di medicinali e apparecchiature indispensabili a supportare l'iniziativa sanitaria di intervento, coordinata da Filippo Uberti, medico della Divisione Eni E&P. Tale intervento, si legge in una nota, prevede l'invio di due equipe provenienti da Pavia e Genova formate da specialisti in chirurgia plastica e anestesia, piu' personale infermieristico da sala operatoria. Sul posto e' gia' presente un'equipe medica di EniMed, partita nei giorni scorsi per unirsi ai medici impegnati sul posto nel difficile compito di cura e assistenza delle vittime del disastro. Inoltre gli Ospedali di Pavia, Genova, Torino e Castellanza hanno messo finora a disposizione 10 posti letto per ricoveri urgenti, con un'attenzione particolare rivolta ai bambini coinvolti nell'incidente. L'iniziativa si inquadra nell'insieme di attivita' di sostegno alle comunita' locali che dagli inizi degli anni '80 Eni porta avanti in Nigeria attraverso la sua consociata NAOC, e che ha visto impegnato in prima persona l'Amministratore Delegato Paolo Scaroni durante la recente visita al Presidente nigeriano Obasanjo. Eni continuera' ad assicurare finche' sara' necessario il completo sostegno al popolo nigeriano, cosi' profondamente colpito. (La Repubblica,  29/12/06)

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Nuovo censimento, popolazione sale a 141 milioni (PeaceReporter, 29/12/06)

I risultati provvisori del primo censimento nigeriano dopo 15 anni hanno evidenziato una crescita della popolazione del 63 per cento dal 1991, che ha portato la più popolosa nazione africana a 141 milioni di abitanti. I dati sono stati pubblicati oggi dalla Commissione per la popolazione nazionale di Abuja. Il conteggio influenza il finanziamento dei diversi partiti politici nigeriani e la rappresentanza politica dei 36 singoli stati, tanto che in passato i risultati del censimento sono stati attaccati da molti con l'accusa di brogli. (PeaceReporter,  29/12/06)

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Liberati due impianti, Shell riprende produzione (Reuter, 28/12/06)

Due diversi gruppi armati hanno liberato due piattaforme di estrazione petrolifera in Nigeria, rilasciando almeno 20 dipendenti tenuti in ostaggio. Lo hanno riferito oggi alcuni portavoce delle società. Circa 18 dipendenti dell'impianto dell'Agip di Tebidaba che produce 40.000 barili di greggio al giorno (bpd) sono stati liberati martedì scorso dopo cinque giorni di sequestro, mentre cinque persone del terminal da 14.000 bpd di Nun River della Shell sono state rilasciate lo stesso giorno dopo 12 giorni di prigionia. Un portavoce di Shell ha detto che la società ha ripreso la produzione a Nun River, ma fonti dell'industria dicono che l'impianto di Tebidaba di Agip, una controllata di Eni, non aveva ancora ripreso le operazioni di estrazione. "Nun River ha riaperto il 26 dicembre e la produzione è ripresa", ha riferito un portavoce di Shell. Altri quattro dipendenti di un impianto petrolifero -- tre Italiani e un libanese -- sono ancora tenuti in ostaggio da un altro gruppo armato che ha attaccato un terminal dell'Agip a Brass River lo scorso 7 dicembre. Ieri l'amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni ha incontrato il presidente nigeriano Olesegun Obasanjio per discutere del caso. Obasanjo ha rassicurato Eni della volontà di proseguire la trattativa con il gruppo che tiene i tecnici in ostaggio senza ricorrere a un intervento armato. (Reuter,  28/12/06)

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Eni: liberato impianto Tebidaba (Borsa Italiana, 27/12/06)

E' stata liberata la stazione di pompaggio di Tebidaba, a sud ovest di Port Harcourt, assalita lo scorso 21 dicembre ad opera di alcuni uomini armati. Lo rende noto l'Eni, aggiungendo che "i dipendenti, tutti locali, sono stati portati nella clinica di Port Harcourt per effettuare accertamenti sul loro stato di salute". Fonti della sicurezza vicine alla societa' italiana fanno sapere alla Dow Jones Newswires che rimane sospesa la produzione di 40.000 barili al giorno in attesa che vengano completati tutti i necessari controlli. "Questa buona notizia si inserisce nel quadro delle relazioni e delle attivita' in corso, seguite in stretto contatto con le Autorita' nigeriane e con l'Unita' di Crisi del Ministero degli Affari Esteri, per la liberazione dei dipendenti", tre italiani e un libanese, per i quali ci sono rassicurazioni sul buono stato di salute. (Borsa Italiana, 0 27/12/06)

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Scaroni incontra Obasanjo per tecnici Eni rapiti (Reuters, 27/12/06)

L'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, si è incontrato In Nigeria con il presidente Olesegun Obasanjo per discutere dei quattro tecnici Eni rapiti i primi di dicembre. Lo riferisce il gruppo in un comunicato, precisando che al centro dell'incontro, "lungo e cordiale", oltre il sequestro avvenuto il 7 dicembre scorso presso il terminale di Brass nei pressi di Port Harcourt, anche la tragica esplosione di ieri a Lagos di un oleodotto in cui hanno perso la vita centinaia di persone. Il Presidente Obasanjo ha rassicurato Eni sulla volontà del governo nigeriano di proseguire le trattative con il gruppo che tiene sequestrati i lavoratori dichiarandosi fortemente convinto di una prossima, positiva soluzione del caso, si legge nel comunicato. La scelta delle autorità nigeriane di procedere in ambito negoziale per la liberazione dei sequestrati, evitando qualsiasi tipo di intervento armato, è stata confermata e corroborata da Scaroni. Intanto Eni fa sapere di essere impegnata all'attivazione delle proprie strutture mediche, sia in Nigeria sia in Italia, per rendere concreto il proprio supporto sociale e sanitario alle comunità colpite dall'esplosione avvenuta ieri a Lagos. Nel corso dell'incontro sono stati affrontati anche i temi della sicurezza dei lavoratori Eni in Nigeria, delle infrastrutture industriali per l'estrazione degli idrocarburi, e degli impianti per la produzione di energia elettrica al servizio del Paese africano, riferisce Eni nel comunicato. (Reuters, 27/12/06)

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Esplosione oleodotto, vittime seppellite in fosse comuni (Corriere della Sera, 27/12/06)

La Croce Rossa nigeriana ha reso noto che la maggior parte delle vittime dell'esplosione di una condotta petrolifera, avvenuta ieri a Lagos, e' stata seppellita oggi in diverse fosse comuni. "Sono stati sepolti 238 corpi", ha precisato Ige Oladimeji, responsabile della Croce Rossa dello Stato di Lagos. Le vittime accertate sono 269, lo stesso bilancio di ieri sera. (Corriere della Sera,  27/12/06)

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Crisi istituzionale tra presidente Obasanjo e vice Abubakar (PeaceReporter, 27/12/06)

Le autorità nigeriane hanno fatto sapere che a breve il presidente Olusegun Obasanjo farà conoscere il nome del proprio vice, dopo che la scorsa settimana lo stesso presidente aveva annunciato le "dimissioni tecniche" del vice Atiku Abubakar. Quest'ultimo aveva infatti partecipato al congresso del partito di opposizione Action Congress, accettando la candidatura per le presidenziali del prossimo aprile. Secondo il partito di governo People's Democratic Party, la Costituzione impone che il vice provenga dalla stessa formazione politica del presidente. Abubakar era già stato sospeso a settembre dal Pdp per accuse di corruzione da cui era stato poi scagionato. (PeaceReporter,  27/12/06)

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Oleodotto; Onu valuterà lacune, cordoglio Annan (SwissInfo, 27/12/06)

L'Onu è pronta a contribuire alla "valutazione delle lacune" nella prevenzione dei rischi e nella risposta alle catastrofi in Africa occidentale, dopo l'incendio di un oleodotto ieri in Nigeria, che ha causato la morte di quasi 300 persone. Il segretario generale uscente Kofi Annan "è profondamente rattristato dalla morte di centinaia di persone, risultante dall'esplosione di un oleodotto nel distretto di Abule Egba, a Lagos, in Nigeria", ha affermato in un comunicato il suo portavoce Stephane Dujarric. "I furti di petrolio dagli oleodotti nigeriani sono diventati incidenti frequenti, spesso con conseguenze tragiche", ha aggiunto il portavoce. "Il segretario generale invita a un esame della gestione delle forniture di petrolio nel Paese, come pure a un esame regionale dell'insieme dei rischi di altre catastrofi ecologiche o tecnologiche in Africa occidentale. Le Nazioni Unite sono pronte a contribuire a quest'impresa e a contribuire alla valutazione delle lacune nella prevenzione dei rischi e nella risposta alle catastrofi nella regione", ha concluso Dujarric. (SwissInfo, 27/12/06)

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Esplode oleodotto danneggiato da ladri, 500 morti (Adkronos, 26/12/06)

Sarebbero centinaia i corpi carbonizzati in seguito all'esplosione di un oleodotto in Nigeria. Le fiamme sarebbero divampate all'alba di questa mattina nel popoloso quartiere di Abule Egba, alla periferia di Lagos. La Croce Rossa nigeriana conferma la notizia e parla al momento di 200 vittime. Si teme, però, che il bilancio possa aggravarsi. Secondo la testimonianza di un fotografo della Reuters, infatti, ci sarebbero almeno 500-700 corpi carbonizzati. Secondo fonti locali l'esplosione sarebbe avvenuta proprio mentre centinaia di persone stavano raccogliendo carburante, approfittando di una falla dell'oleodotto aperta nella notte da alcuni ladri. Negli anni scorsi circa 2000 persone hanno perso la vita in incidenti simili. L'ultimo a maggio, sempre a Lagos, quando i morti furono 150. (Adkronos,  26/12/06)

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Ostaggi: «Prima l'Agip deve accettare le nostre richieste» (Corriere canadese, 26/12/06)

Il gruppo armato del "Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger" (Mend) ha annunciato che, finché non saranno soddisfatte alcune precondizioni, non sarà avviato alcun negoziato per la liberazione dei 4 ostaggi - tre italiani e un libanese - rapiti lo scorso 7 dicembre durante un assalto agli impianti "Agip" di Brass, nello stato di Bayelsa. «Non ci sono trattative in corso per la liberazione degli ostaggi», ha riferito un portavoce del Mend attraverso un comunicato trasmesso via email, sottolineando che prima devono essere «soddisfatte le nostre condizioni». I ribelli nigeriani hanno così inteso smentire alcune informazioni secondo le quali la compagnia petrolifera italiana ha intavolato dei colloqui "diretti" con i rapitori per ottenere il rilascio dei sequestrati. I quattro dipendenti dell'Agip tenuti in ostaggio del Mend sono Franco Arena, Roberto Dieghi, Damiano Russo Cosma e il cuoco libanese Amad Saliba. Nei giorni scorsi il gruppo armato ha affermato che non è sufficiente il pagamento di un riscatto. «Piuttosto li uccidiamo», aveva detto un portavoce del gruppo armato. Il Mend ha fissato varie condizioni per la liberazione dei lavoratori: il rilascio dell'ex governatore dello stato di Bayelsa Diepreye Alamieseigha, in prigione dove sconta una condanna per corruzione, e del leader separatista Mujahid Dokubo-Asari, accusato di tradimento. I ribelli pretendono inoltre una maggiore ridistribuzione dei proventi derivanti dalle attività petrolifere a favore della popolazione del Delta del Niger, nonché il pagamento di un maxi indennizzo per le comunità colpite dall'inquinamento. (Corriere canadese,  26/12/06)

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Delta Niger, ribelli attaccano due oleodotti (SwissInfo, 23/12/06)

Presunti militanti hanno fatto saltare in aria due oleodotti della 'Nigeria National Petroleum Corporation' (Nnpc), la compagnia petrolifera di stato nigeriana, nelle località di Warri e Ekpan, nella regione del Delta del Niger. Secondo fonti locali le esplosioni hanno causato alte colonne di fiamme e fumo. Al momento il duplice attentato non è stato rivendicato da nessun gruppo armato. Truppe regolari nigeriane giunte sul posto hanno assicurato che le fiamme saranno domate nelle prossime ore. Il sabotaggio è stato compiuto con l'impiego di cariche di dinamite. (SwissInfo,  23/12/06)

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Attentato contro un palazzo governativo (RaiNews24, 23/12/06)

In Nigeria una bomba è esplosa a Port Harcourt, il pricipale centro petrolifero del Paese, danneggiando un palazzo governativo. Non si ha notizia di vittime. Poco prima i militanti nigeriani del Mend, il Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger, avevano annunciato di aver piazzato due autobomba in luoghi strategici della regione petrolifera. La notte scorsa a Warri, nella zona del Delta, è stata fatta esplodere una condotta dell'acqua collegata ad una raffineria di petrolio. Non ci sono invece novita' circa la sorte dei 4 rapiti. (RaiNews24, 23/12/06)

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La Santa Sede in campo per la liberazione di tecnici rapiti (Affari Italiani, 22/12/06)

La Santa Sede scende in campo per la liberazione di tre tecnici italiani e uno libanese dell’Eni sequestrati il 7 dicembre scorso dal Mend, il movimento nigeriano per l’emancipazione del Delta del Niger. Sembra che il Santo Padre stesso stia preparando un appello che potrebbe rivolgere nei prossimi giorni ai sequestratori. Un impegno nel solco di quella grande tradizione che è la “diplomazia parallela” esercitata dalla Chiesa nel mondo. Non solo: anche l’Unità di crisi della Farnesina segue la vicenda. Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema monitora costantemente l’evoluzione della situazione, coadiuvato dalla responsabile dell’unità, Elisabetta Belloni. Esiste poi una terza “unità di crisi” che coopera a stretto contatto con il ministero, un comitato guidato dallo stesso Amministratore delegato Eni Paolo Scaroni, in coppia con Salvatore Sardo, capo delle risorse umane. In particolare, Scaroni ieri ha incontrato le famiglie dei sequestrati dopo il vertice al Ministero degli Esteri e le ha rassicurate sull’impegno che Eni sta profondendo per ottenere la liberazione dei suoi tecnici. Ma che cos’è il Mend? È un movimento paramilitare il cui capo, Major-General Godswill Tamuno, è ben determinato a raggiungere la liberazione completa del suo paese dallo “sfruttamento” delle multinazionali petrolifere straniere. Ben nascosto, non rilascia interviste e non permette che la sua voce sia registrata, tant’è vero che alla Bbc ha voluto solo dichiarare di aver lanciato la campagna chiamata “Febbraio nero” proprio per ottenere lo sgombero del Niger da parte degli stranieri. I leader del movimento sono sempre sconosciuti, anche se il Mend godrebbe di una buona popolarità nelle zone in cui opera. (…)(Affari Italiani,  22/12/06)

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La BM critica la Nigeria e la Svizzera (SwissInfo, 22/12/06)

La Banca mondiale ha pubblicato un rapporto critico sulla restituzione dei fondi Abacha alla Nigeria da parte della Svizzera. Il Ministero degli esteri è soddisfatto della pubblicazione, mentre le organizzazioni non governative vedono nel rapporto una conferma alle loro critiche: la restituzione dei fondi è stata pianificata male. Gran parte dei fondi depositati in Svizzera dal defunto dittatore nigeriano Sani Abacha e restituiti da Berna al paese africano sono stati impiegati per progetti di sviluppo. Lo indica venerdì il rapporto "Monitoring" della Banca mondiale (BM), che denuncia però "significative debolezze" nei meccanismi di controllo. Alla pubblicazione hanno reagito sia il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) che alcune Ong umanitarie. Il primo vi vede il riconoscimento di una gestione trasparente del dossier; le seconde, agli antipodi, la conferma delle loro critiche su presunte sottrazioni di capitali. In accordo con i governi nigeriano ed elvetico, la BM l'anno scorso era stata incaricata di verificare l'utilizzazione dei cosiddetti "fondi Abacha", depositati nelle banche svizzere dal despota e dal suo clan. Complessivamente la Svizzera nel biennio 2005-2006 ha restituito alla Nigeria 505 milioni di dollari (615 milioni di franchi) per progetti nei settori sanità, educazione e infrastrutture. Dei 51 progetti sotto esame nel rapporto, 23 sono conclusi e funzionanti, 26 sono in corso e due sono stati sospesi, indica il documento pubblicato ad Abuja. Le lacune nei controlli riguardano i preventivi dei progetti, la fatturazione e le modalità di spesa. Il governo nigeriano ha comunque preso numerosi provvedimenti per porvi rimedio, ma rimangono ancora sforzi da compiere, sempre secondo la BM. Questi programmi non figurano però in modo separato nei conti dello stato nigeriano: questa è stata una delle principali difficoltà incontrate dagli esperti della BM, precisa il "Monitoring". "Abbiamo avuto grossi problemi a compilare una lista esaustiva dei progetti", ha detto all'ATS, al telefono da Abuja, l'economista della BM Lev Freinkman. "Ci sono centinaia di progetti" e negli archivi delle autorità vi sono grosse lacune. Basandosi su questi disfunzionamenti, lunedì, organizzazioni non governative (Ong) nigeriane associate al monitoraggio della Banca mandiale avevano affermato che la popolazione locale non aveva beneficiato a sufficienza dei soldi provenienti dalla Confederazione. Il lavoro dei controllori è stato reso difficile dall'intervento a posteriori della BM. Per questo in alcuni casi non è stato possibile verificare le informazioni fornite dalle autorità di Abuja. Il tardivo inizio dei controlli è la principale critica rivolta alla Svizzera dall'organizzazione terzomondialista elvetica Dichiarazione di Berna (DB). La Confederazione avrebbe peccato di ingenuità rispettando il principio della sovranità nazionale nigeriana. Per la DB, Berna avrebbe dovuto vincolare le restituzioni a un meccanismo di controllo e al finanziamento di progetti precisi. (…) (SwissInfo, 22/12/06)

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Attacchi ad Agip e Total, via i tecnici Shell (il Giornale, 22/12/06)

Giornata di fuoco nel delta del Niger, dove i guerriglieri che hanno messo nel mirino gli impianti di estrazione del petrolio hanno messo a segno due colpi in una sola giornata, uno dei quali ai danni dell’italiana Agip. L’episodio più drammatico ha però riguardato la Total. Tre poliziotti nigeriani sono stati uccisi nell'assalto di un commando di uomini armati agli impianti del gruppo petrolifero francese a Obagi; nessun dipendente della Total è stato ferito. In questa località vengono estratti 35-40mila barili di greggio al giorno, e la Total ha comunicato che nonostante l’attacco il lavoro di estrazione andrà avanti. Nella notte un commando armato di ribelli nigeriani aveva attaccato una stazione di pompaggio della compagnia petrolifera italiana Agip, appartenente al gruppo Eni, a Tebidaba, sempre nello stato di Bayelsa nel sud della Nigeria. «Non so se ci siano delle perdite, dei feriti, o degli ostaggi», ha riferito un ufficiale delle forze di sicurezza nigeriane, confermando che gli impianti sono stati attaccati da un gruppo di uomini armati. Tre cittadini italiani sono ostaggio del gruppo guerrigliero Mend, attivo nella zona petrolifera del delta del fiume Niger, dal 7 dicembre. Intanto la compagnia petrolifera Shell ha fatto evacuare dalla regione circa 400 familiari dei suoi dipendenti dopo l'esplosione di un'autobomba nel compound di Port Harcourt, dove si trovano le residenze dei lavoratori. «Stiamo spostando dipendenti e familiari in altri alloggi. Si tratta di una misura precauzionale, in seguito ai recenti avvenimenti nella regione», ha precisato il portavoce della compagnia. (il Giornale,  22/12/06)

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Nuovo attacco contro un impianto petrolifero (Rainews24, 21/12/06)

Nuovo attacco in Nigeria contro un impianto petrolifero dell'Agip. Uomini armati hanno fatto irruzione in una stazione di pompaggio a Tebidaba, nello Stato di Bayelsa, nel delta del Niger. Per ora non si hanno notizie di morti o di feriti . Sempre oggi era stata presa di mira la Total: una decina di uomini avevano aperto il fuoco contro uno stabilimento della compagna petrolifera francese uccidendo tre lavoratori. Poi un'autobomba e' esplosa vicino agli alloggi dei lavoratori della Shell. Per precauzione, la compagnia anglo-olandese, ha fatto evacuare 400 tra dipendenti e familiari. E l'Agip ha evacuato 80 italiani. Due settimane fa sono stati rapiti 4 dipendenti dell'Agip, 3 italiani ed un libanese e ancora non sono stati rilasciati. (Rainews24,  21/12/06)

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I rapitori rifiutano denaro «Piuttosto uccidiamo gli italiani» (Fausto Biloslavo, Il Giornale, 21/12/06)

Monito dei ribelli del Mend all’Agip: «Non accetteremo mai riscatti» E ripetono le richieste: per il rilascio dei quattro ostaggi devono liberare quattro compagni in prigione. «Non vogliamo il denaro dell’Agip, piuttosto uccidiamo gli ostaggi»: è il monito lanciato ieri dai guerriglieri nigeriani che il 7 dicembre hanno sequestrato quattro tecnici petroliferi, tre italiani e un libanese. Il Mend, Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger, si è fatto vivo con un comunicato inviato per posta elettronica alle agenzie di stampa internazionali. «L’Agip in questi giorni ha offerto a diversi criminali nel Delta (del Niger, ndr) enormi somme come riscatto, e ha persino chiesto il nostro prezzo per il rilascio degli ostaggi», afferma il comunicato dei sequestratori. «Piuttosto che accettare (il denaro, ndr) li uccidiamo. Il rilascio di questi individui è legato alla liberazione di quattro ostaggi, originari del Delta del Niger, nelle mani del governo nigeriano», concludono i guerriglieri. La situazione si complica per Francesco Arena, Roberto Dieghi, Cosma Russo e Salibam Iman, prigionieri nell’impenetrabile regione del Delta dove il Mend ha le sue basi. I sequestratori minacciano di fucilarli. I quattro sono stati rapiti durante un assalto all’impianto Agip di Brass, nello Stato meridionale di Bayelsa. Il 13 dicembre agli ostaggi è stato permesso di parlare brevemente con le agenzie stampa internazionali per assicurare che stanno bene. In quell’occasione avevano espresso preoccupazione per il fatto che le trattative per il loro rilascio si stavano prolungando. Cinque giorni dopo il portavoce del Mend, Jomo Gbomo, ha fatto pervenire al Corriere della sera la foto degli ostaggi italiani, che apparivano in buone condizioni. Gbomo è probabilmente il nome di battaglia di uno dei capi del movimento guerrigliero, che in realtà rappresenterebbe un’organizzazione di diversi gruppi affiliati. Un paio di giorni fa i guerriglieri hanno alzato il tiro facendo esplodere due autobomba a Port Harcourt, che volutamente non hanno provocato vittime civili, ma danni a una zona residenziale della Shell e a un compound dell’Agip.La società dell’Eni, come già in passato, ha offerto denaro per un riscatto, ma dal comunicato del Mend sembra che lo abbia offerto anche a personaggi che si sono spacciati come mediatori, pur non avendone il potere. Il timore è che si possano attizzare gli appetiti di bande criminali o gruppi separatisti rivali, che in cambio di soldi vadano a prendersi gli ostaggi. Il Mend probabilmente sta alzando il prezzo sostenendo che non accetterà alcun riscatto, ma questa volta punta alla liberazione di quattro prigionieri «politici» nelle carceri nigeriane. Di due non si sa nulla, mentre per i più importanti, di cui i guerriglieri hanno rivelato il nome, non sarà facile ottenere la scarcerazione.I sequestratori vogliono il rilascio del leader separatista Al Haji Mujahid Dokubo-Asari, accusato di alto tradimento, e dell’ex governatore della regione nigeriana di Bayelsa, Diepreye Alamieseigha, sotto processo per corruzione. Nella stessa regione è avvenuto il sequestro dei tecnici italiani. I guerriglieri pretendono anche un risarcimento dal colosso anglo-olandese Shell per compensare le comunità del Delta dei 50 anni di «schiavitù» petrolifera. Inoltre il governo nigeriano dovrebbe rinunciare a gran parte dei proventi del petrolio in favore delle amministrazioni locali, in nome del federalismo. Asari è un personaggio controverso, che alcuni considerano un Robin Hood e altri un tagliagole, convertito all’Islam pur continuando a bere alcol. Grazie alla bandiera del federalismo diventò ben presto un signore della guerra, che con la sua Forza volontaria della popolazione del Delta del Niger (Ndpvf), di almeno duemila miliziani armati fino ai denti, lanciò nel 2004 «una guerra totale» contro il governo centrale. Il presidente Olusegun Obasanjo lo convinse a deporre le armi con un’amnistia e acquistando a peso d’oro i fucili dei suoi miliziani. Asari si arricchì, ma continuò a minacciare insurrezioni e separatismo fino al settembre 2005, quando fu arrestato e sbattuto in una cella di isolamento. Pochi mesi dopo nasceva il Mend. Alamieyeseigha, l’ex governatore di cui si chiede la liberazione in cambio degli ostaggi, è un membro dell’etnia Ijaws, come Asari, che si è sempre lamentata di essere stata trattata come popolazione di serie B. I suoi sostenitori giurano che l’accusa di corruzione è un complotto per non permettere al governatore la scalata all’interno del Partito democratico popolare, profondamente diviso, ma attualmente al potere. (Fausto Biloslavo, Il Giornale,  21/12/06

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Elezioni: vicepresidente si candida con opposizione (EB, Misna, 20/12/06)

Il vicepresidente Atiku Abubakar – ex-braccio destro del capo di Stato Olusegun Obasanjo – è stato nominato candidato alla presidenza in vista delle elezioni di aprile 2007 dalla formazione di opposizione Action Congress durante il convegno nazionale del partito a Lagos. La sua nomina arriva all’indomani della scelta dell’altro principale partito anti-governativo (All Nigeria People’s Party – Anpp), che ha scelto l’ex-generale Muhammadu Buhari, al potere dal 1983 al 1985 durante la dittatura militare. A primavera si voterà per il nuovo presidente: dopo i falliti tentativi di modificare la Costituzione, Obasanjo non potrà ripresentarsi per il terzo mandato consecutivo (dopo quelli del 1999 e 2003). Il suo partito (Pdp, People’s democratic Party) nei giorni scorsi ha indicato Umaru Yar’Adua come candidato alla massima carica. Abubakar è stato il principale alleato di Obasanjo per gran parte della legislatura, ma l’impossibilità di un nuovo mandato per il capo di Stato uscente ha provocato tensioni sfociati nelle aperte accuse di corruzione contro il vicepresidente. Ieri lo stesso Abubakar ha denunciato presunti abusi di Obasanjo per l’uso improprio di fondi destinati allo sviluppo del settore petrolifero. Secondo la stampa nigeriana, il Pdp di Obasanjo ha buone possibilità di vincere, ma se i due principali schieramenti d’opposizione decidessero di unirsi, avrebbero ragionevoli possibilità di ottenere la guida del Paese più popoloso dell’Africa con circa 130 milioni di abitanti, 8° produttore al mondo di petrolio, concentrato soprattutto nella regione del Delta del niger, dove le popolazioni locali e alcuni gruppi militanti chiedono una diversa distribuzione delle risorse del greggio, sfruttate dalle principali multinazionali del petrolio. (EB, Misna,  20/12/06)

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Il Mend minaccia di uccidere gli ostaggi (Radionews24, 20/12/06)

Il Movimento per l'emancipazione del delta del Niger (Mend), che lo scorso 7 dicembre ha sequestrato quattro tecnici (tre italiani ed un libanese), ha accusato l'Eni di aver offerto un riscatto per la loro liberazione ma che preferisce ucciderli piuttosto che rilasciarli per soldi. La dichiarazione è giunta ai media tramite una e mail. Il Mend sostiene che l'Eni negli ultimi giorni ha offerto "ingenti somme" di danaro a dei "criminali" che operano nel Delta del Niger e che millantano di poter trattare la liberazione dei quattro ostaggi. Anzi, aggiungono, la compagnia petrolifera "ci ha chiesto quale fosse il nostro prezzo per il rilascio degli ostaggi", ben sapendo che cio' e' "illegale" sia in Nigeria che in Italia. "Piuttosto che rilasciarli per danaro - avvertono - gli ostaggi saranno uccisi... La loro liberazione - ribadisce il Mend - e' legata al rilascio dei quattro ostaggi originari del Delta del Niger nelle mani del governo nigeriano"'. "Consigliamo all'Agip - si legge ancora nel comunicato diffuso dal movimento - di ignorare tutti quelli che pretendono di poter facilitare la liberazione degli ostaggi", altrimenti "al posto di essere rilasciati, gli ostaggi saranno giustiziati. Questa e' una promessa". Il Mend ha reclamato a piu' riprese la liberazione dell'ex governatore dello Stato di Bayelsa, Diepreye Alamieseigha, arrestato per corruzione, e del leader separatista Mujahid Dokubo-Asari. I due altri prigionieri di cui il Mend invoca la liberazione non sono chiaramente identificabili. L'altra richiesta 'politica' del Mend - quella storica - e' invece una migliore perequazione dei proventi delle estrazioni di petrolio operate dalle multinazionali con le poverissime popolazioni locali del Delta. (Radionews24,  20/12/06)

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Il vice Abubakar accusa il presidente Obasanjo di corruzione (PeaceReporter, 19/12/06)

Il vicepresidente nigeriano Atiku Abubakar ha accusato il presidente Olusegun Obasanjo di essere corrotto, e di appaltare dei contratti a suoi fedeli collaboratori. Abubakar ha fatto questi commenti di fronte a una commissione parlamentare che indagava anche su di lui per corruzione. Secondo il suo vice, che è accusato di aver stornato a suo favore circa 125 milioni di dollari da fondi pubblici per lo sviluppo del settore petrolifero, Obasanjo ha pagato 1,9 milioni di dollari (1,45 milioni di euro) a un avvocato per la registrazione di un compagnia, una cifra di nove volte superiore a quella pagata di solito in questi casi. L'anno scorso Abubakar ha sostenuto una campagna per impedire ad Obasanjo di candidarsi per un terzo mandato presidenziale. Ora il vice cercherà probabilmente di candidarsi alle elezioni del prossimo anno tra le fila del partito di opposizione Action Congress. (PeaceReporter, 19/12/06)

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Elezioni 2007, anche opposizione sceglie candidato presidente (EB, Misna, 19/12/06)

Muhammadu Buhari, ex-generale al potere dal 1983 al 1985 durante la dittatura militare, esponente della comunità Hausa-Fulani del nord della Nigeria, sarà il candidato alle presidenziali dell’All Nigeria People’s Party (Anpp), principale partito di opposizione. È stato scelto ieri sera ad Abuja da circa 5.000 delegati, dopo il ritiro di altri sei aspiranti alla massima carica in vista delle presidenziali di aprile 2007. La sua nomina arriva all’indomani di quella di Umaru Yar’Adua, scelto come candidato dal Pdp (People’s Democratic Party), la formazione al potere del presidente Olusegun Obasanjo, che in base alla Costituzione non potrà ricandidarsi per un terzo mandato consecutivo dopo essere stato eletto nel 1999 – il primo dopo la dittatura – e nel 2003. In quell’anno fu proprio Buhari il suo sfidante, ma venne nettamente sconfitto. Accettando la candidatura, Buhari ha promesso un governo di unità nazionale in caso di vittoria elettorale. L’altro principale partito di opposizione (Action Congress, che ha formato un’alleanza con l’Anpp di Buhari) dovrebbe scegliere domani il suo candidato, che potrebbe essere il vicepresidente uscente Atiku Abubakar, ex-stretto alleato di Obasanjo. Stamani la stampa locale concede ampio spazio ad Abubakar, che ieri parlando a una commissione parlamentare ha detto di essere vittima di una cospirazione politica orchestrata contro di lui dal Pdp di Obasanjo per impedirgli di presentarsi alle elezioni. Ha anche affermato che finanziamenti del ‘Fondo per lo sviluppo della tecnologia petrolifera’ sarebbero stati usati per sostenere il progetto di modifica costituzionale per garantire il terzo mandato di Obasanjo, ipotesi però respinta nei mesi scorsi dal Senato. (EB, Misna,  19/12/06)

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Il Mend rivendica le esplosioni (Ansa, 18/12/06)

I quattro rapiti lo scorso 7 dicembre da una stazione di pompaggio dell'Agip nel delta del Niger - tre italiani e un libanese - "stanno bene", ma i sequestratori sembrano non avere fretta di stringere il negoziato; anzi, con una efficace prova di forza, hanno attaccato due strutture petrolifere occidentali, una dell'Agip e la seconda della Shell, senza provocare alcuna vittima e con il dichiarato obiettivo di tenere alta l'attenzione sulle loro richieste. Con una strategia mediatica ben studiata, i sequestratori del Mend (Movimento per l'emancipazione del delta del Niger) hanno prima annunciato tre attacchi a strutture petrolifere occidentali, quindi ne hanno eseguiti due, per poi concludere la giornata rivendicando gli attacchi e, contestualmente, inviando al Corriere della Sera le foto dei quattro ostaggi tuttora nelle loro mani (gli italiani Francesco Arena, Cosma Russo e Roberto Dieghi; e il libanese Imad S. Abed). Una accelerazione che però non significa che il Mend abbia fretta: tutt'altro. Le foto dei quattro sequestrati - appaiono in buone condizioni fisiche - sono state accompagnate da una mail che conferma una serie di richieste, tutte politiche e, quindi, ben più complesse da soddisfare. "Si tratta di un gruppo ben organizzato e che ha tempo; bisogna quindi aspettare che concretizzino meglio le loro richieste. Purtroppo - ha spiegato all'Ansa una fonte che sta lavorando per la soluzione del caso - ci sono anche dinamiche preelettorali nigeriane". Ieri ci sono state le primarie per il candidato alla vicepresidenza e il prossimo 21 aprile la Nigeria andrà alle elezioni. Se per i quattro tecnici dell'Eni diventa sempre più concreta la possibilità di passare le feste natalizie lontano dai loro familiari, anche l'Agip si viene a trovare in una posizione poco rassicurante: "Le compagnie petrolifere straniere, tra cui l'Agip, sono responsabili del degrado della Nigeria; hanno corrotto i governanti, sono colluse con i dittatori e hanno provocato lo scempio ecologico che è sotto gli occhi di tutti", si legge nella mail del Mend, firmata dal rappresentante del movimento separatista Jomo Gbomo. L'Agip, ma anche la Shell, sembra così essere nel centro del mirino del Mend, che però sottolinea la volontà di non voler ancora provocare vittime: "Per ora non vogliamo stragi di innocenti, non abbiamo ancora raggiunto questo stato di disperazione. Noi vogliamo - si precisa nella mail - cacciare le compagnie petrolifere dalla nostra terra, non intendiamo creare vedove". "Non so quando potranno essere rilasciati, tutto dipende - si legge ancora - dalla buona volontà del governo nigeriano, che deve liberare i detenuti nostri fratelli incarcerati senza nessun motivo". Richieste strettamente politiche che fanno pensare ad una lunga trattativa anche se l'Eni sta silenziosamente lavorando per facilitare il negoziato su basi economiche e cercando di favorire compensazioni locali. Cresce così la preoccupazione per un sequestro che era stato previsto veloce e che invece si sta allungando pericolosamente nonostante il Mend anche oggi abbia confermato di "non voler fare del male a nessuno". Una preoccupazione che in serata ha ben espresso Annamaria Russo, la moglie di Cosma Russo, uno dei tre italiani rapiti: "Ho visto mio marito abbattuto, mi sembra il più abbattuto dei quattro". (Ansa,  18/12/06)

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Designato per le presidenziali candidato partito al potere (Corriere della Sera, 17/12/06)

E' stato scelto il candidato del Partito democratico del popolo, attualmente al potere, per le prossime elezioni presidenziali in Nigeria. Si tratta di Umaru Yar'dua, 55 anni, governatore dello Stato musulmano di Katsina, candidato quindi alla successione di Olusegun Obasanjo, cui la Costituzione non permette di correre per un terzo mandato. Il Pdp ha vinto le elezioni generali del 1999, quando i militari hanno ceduto il potere ai civili dopo quasi tre decenni. (Corriere della Sera, 17/12/06)

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Armati occupano piattaforma Shell (Reuters, 15/12/06)

Un gruppo di uomini armati ha occupato un impianto petrolifero della Shell nel Delta del fiume Niger, all'interno dei confini dello stato di Bayelsa, a hanno preso in ostaggio diverse persone, ha reso noto oggi un portavoce. Si tratta del secondo attacco contro interessi petroliferi occidentali nello stesso stato in poco più di una settimana, dopo che alcuni militanti hanno cercato di distruggere un importante terminale petrolifero e hanno rapito quattro lavoratori stranieri, tra cui tre italiani, il 7 dicembre scorso. "Un gruppo di uomini armati ha occupato la base logistica e una stazione di pompaggio sul fiume Nun. Non ci sono feriti o morti", ha detto un portavoce della Shell. Il portavoce ha spiegato che il governo statale è in trattative coi sequestratori e che solo una piccola parte delle 40 persone che si trovavano nell'impianto è tenuta ancora in ostaggio. Una fonte della Shell ha detto che l'impianto consente l'estrazione di circa 12.000 barili di petrolio al giorno, e che gli assalitori lo hanno occupato fin da ieri sera. Il 10 ottobre scorso l'impianto era stato già occupato da uomini armati per un paio di giorni, durante i quali 60 lavoratori petroliferi erano stati presi in ostaggio a causa di una disputa finanziaria tra la società petrolifera e la comunità locale. "Sembra che sia un problema della comunità. La comunità ha detto che Shell le deve 120 milioni di naira (937.000 mila dollari)", ha detto una fonte militare. Ogni tanto i capi villaggi organizzano delle occupazioni armate di impianti per esercitare pressione sulle società e costringerle a sborsare più denaro, posti di lavoro o investimenti. Crisi di questo tipo vengono risolte di norma in pochi giorni grazie a negoziati in cui interviene anche il governo. (Reuters, 15/12/06)

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Gli italiani rapiti: «Stiamo bene ma il nostro governo deve muoversi»( Fausto Biloslavo, Il Giornale, 14/12/06)

«Stiamo tutti bene, ma siamo preoccupati perché i negoziati si stanno trascinando a lungo», spiega al telefono Francesco Arena, uno degli ostaggi italiani nelle mani dei guerriglieri del Delta del Niger. La voce è calma, ma parla velocemente, perché sa che ha pochi secondi a disposizione prima della fine della telefonata con l’agenzia di stampa Reuters. I rapitori temono di venire individuati, ma Arena riesce ad aggiungere: «Siamo nella giungla già da sei giorni e non abbiamo idea» di come stiano andando avanti le trattative per il rilascio dei tre tecnici italiani rapiti giovedì scorso assieme a un collega libanese. Durante la breve comunicazione aveva detto che gli ostaggi vivono in mezzo alla giungla sotto una tenda, guardati a vista da miliziani armati di kalashnikov. Arena, Roberto Dieghi e Cosma Russo sono stati presi in ostaggio giovedì scorso, durante un assalto dei guerriglieri del Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger (Mend) a una stazione di pompaggio dell’Agip a Brass, nel sud della Nigeria. Un’altra agenzia di stampa internazionale, la France Press, è riuscita, ieri mattina, a raggiungere telefonicamente gli ostaggi. «Siamo tutti a posto, ma a me manca moltissimo la famiglia», ha detto Dieghi, 64 anni. «Ho tre figli e nipoti. Non hanno mie notizie. Per favore chiamateli per avvisarli che sto bene e che li amo tanto», ha ripetuto l’ostaggio prima che la telefonata si interrompesse di colpo. «Siamo pressoché liberi», aveva detto durante la comunicazione, nel senso che non sono incatenati o legati. D’altro canto fuggire dalla zona impenetrabile del Delta del Niger è praticamente impossibile. «In passato non era così», ha osservato Dieghi riferendosi alle condizioni di lavoro nel Delta. «È chiaro che abbiamo paura, perché siamo trattenuti da molto tempo e non sappiamo nulla di quello che succede. La società, il governo italiano devono fare qualcosa», ha scongiurato Dieghi. Il portavoce del Mend, che usa il nome di battaglia Jomo Gbomo, aveva già detto che agli ostaggi sarà permesso di chiamare le famiglie il giorno di Natale e poi le comunicazioni verranno interrotte fino al rilascio. Il più lungo sequestro operato dal gruppo è stato quello di due americani e un britannico, che sono stati rilasciati il 27 marzo scorso dopo cinque settimane di prigionia. «Oggi è una giornata bellissima. Ora so che mio marito è vivo e sta bene. In questo momento è l’essenziale», ha commentato la moglie di Dieghi. Della telefonata al marito è venuta a conoscenza direttamente dall’Unità di crisi della Farnesina, con la quale rimane in costante contatto. «La confusione permane, ma a noi interessa che stiano bene e che tornino presto a casa», ha aggiunto la signora Dieghi. Questa volta i ribelli hanno alzato la posta rispetto alle solite richieste di riscatto, che in passato avevano risolto molti casi simili. Il Mend vuole scambiare i rapiti italiani e il libanese «con gli ostaggi che sono nelle mani del governo nigeriano», anche a costo di «trattenere per anni» i quattro stranieri ha fatto sapere l’enigmatico portavoce. I guerriglieri pretendono la scarcerazione del leader separatista Al Haji Mujahid Dokubo-Asari, accusato di altro tradimento, e dell’ex governatore della regione nigeriana di Bayelsa, Diepreye Alamieseigha, sotto processo per corruzione. Inoltre i guerriglieri vogliono un risarcimento dal colosso anglo-olandese Shell per compensare le comunità del Delta dei danni ambientali causati dallo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi. Asari è un personaggio controverso, a metà fra Robin Hood e Al Capone, convertitosi all’Islam pur continuando a bere alcol. Negli anni ’90 si recò in Libia per essere addestrato e catechizzato politicamente, ma poi si staccò da Gheddafi. Utilizzando la bandiera del federalismo diventò ben presto un signore della guerra, che con la sua Forza volontaria della popolazione del Delta del Niger (Ndpvf), composta da duemila miliziani armati fino ai denti, lanciò nel 2004 «il conflitto totale» contro il governo centrale. Il presidente Olusegun Obasanjo lo convinse a deporre le armi con un’amnistia, e pagando 1.000 dollari per ogni fucile consegnato dai suoi e 10mila dollari per ogni mitragliatrice. Non a caso Asari appese al chiodo l’uniforme e si comprò una grande villa a Port Harcourt. Almeno a parole continuò a minacciare insurrezioni e separatismo fino al settembre 2005, quando fu arrestato e sbattuto in una cella di isolamento. Pochi mesi dopo cominciava ad assestare i primi colpi il Mend, che si spaccia come un’organizzazione-ombrello sotto la quale agiscono diversi gruppi. Tra questi potrebbe esserci anche l’Azione militante del Delta del Niger (Coma), composta da estremisti islamici contattati da esponenti di Al Qaida, che offrivano addestramento e armi. ( Fausto Biloslavo, Il Giornale,14/12/06)

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Primo anniversario del disastro aereo di Port Harcourt (LM, Ag. Fides,13/12/06)

Sono stati ricordati domenica 10 dicembre, i 60 studenti del Loyola Jesuit College di Karu, Abuja (Nigeria) morti nell’incidente aereo di Port Harcourt, avvenuto il 10 dicembre 2005. Nella disgrazia perirono 117 persone, 60 erano studenti del collegio dei Gesuiti. Ad Abuja, in occasione del primo anniversario della tragedia, Mons John Onaiyekan, Arcivescovo della capitale, ha presieduto la Messa di suffragio che è stata seguita dalla benedizione e dalla dedicazione di un nuovo memoriale per ricordare gli studenti morti nel disastro aereo. È seguita la presentazione di “The Concerned Youth”, un gruppo di studenti che, per ricordare la tragedia, si dedicherà a scrivere e pubblicare rapporti e promuovere discussioni e dibattiti sulle problematiche chiave della Nigeria, come la sicurezza stradale ed aerea, la diffusione del virus HIV/AIDS, la qualità educativa, la corruzione, ecc… A Port Harcourt, teatro della tragedia, i familiari e gli amici delle vittime si sono raccolti in preghiera e hanno partecipato a un dibattito pubblico sulle problematiche delle sicurezza aerea. In gennaio, Mons. Renzo Fratini, Nunzio Apostolico in Nigeria, terrà una Messa di suffragio nel collegio. P. Peter Schineller, Preside del Loyola College, ha affermato che “il primo anniversario è molto difficile da affrontare per i genitori e i fratelli di coloro che sono morti. Possa l’amore di Dio e la consolazione dello Spirito essere con loro”. Ma la tragedia invece che gettare nello sconforto e nell’inazione gli insegnanti e gli studenti del collegio, è servita da sprone per nuove iniziative, anche grazie ai fondi raccolti in tutto il mondo per ricordare le vittime. Tra questi vi è la creazione di un nuovo collegio gesuitico a Port Harcourt, simile al Loyola College. (LM, Ag. Fides, 13/12/06)

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Scontri tra sostenitori di politici rivali, 7 morti (PeaceReporter, 12/12/06)

Almeno sette persone sono morte e diverse case sono state bruciate in una serie di scontri avvenuti sabato scorso tra sostenitori di candidati rivali alle prossime elezioni nello stato nigeriano di Benue. Lo hanno riferito alcuni residenti locali. Gli scontri sono avvenuti nella città di Aliade, 40 km a sud della capitale statale Makurdi, dopo che il People's Democratic Party (Pdp) ha ribaltato il risultato delle elezioni primarie tenute una settimana prima. Il vincitore delle primarie del Pdp ha poi grandi possibilità di prevalere anche nelle elezioni vere e proprie. (PeaceReporter, 12/12/06)

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Mend: terremo ostaggi fino a dopo natale (La Repubblica, 11/12/06)

Passeranno il Natale nelle mani dei loro sequestratori i tre tecnici italiani e il libanese sequestrati il 7 dicembre in una stazione di pompaggio dell'Agip a Brass, in Nigeria. Ad annunciarlo sono stati gli stessi rapitori, membri del Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger (Mend). Finora ai quattro e' stato consentito mantenere un canale di comunicazione con il mondo esterno, ma il Mend ha deciso di cambiare linea. "Dopo questa settimana intendiamo far interrompere loro tutti i contatti con il mondo esterno fino a Natale, quando a ciascuno sara' permesso chiamare i propri famigliari", si legge in una e-mail inviata dal Mend alla Reuters, poi "probabilmente nessuno li sentira' piu' fino al loro rilascio". Tuttavia i sequestratori sono stati rassicuranti. "Ci prenderemo cura di loro al meglio che possiamo", hanno detto. Nella mani del Mend si trovano Francesco Arena, area manager di Swamp, Cosma Russo e Roberto Dieghi, contrattisti Naoc di Plantgeria, e S. Imad della societa' di catering Abed. Il quotidiano 'Times of Nigeria' ha riferito di aver parlato ieri con Arena che ha assicurato che gli ostaggi sono in buone condizioni di salute. Il tecnico avrebbe fatto appello ai governi italiano e nigeriano affinche' si adoperino per la loro liberazione. Il Mend sostiene di battersi per una piu' equa distribuzione dei proventi dell'industria petrolifera a vantaggio delle comunita' locali, in particolare di quella poverissima degli Ijaw. Da quando e' emerso, a inizio 2006, questo gruppo ha rivendicato diversi attacchi armati contro impianti petroliferi - in particolare contro il gigante anglo-olandese Shell - e ha chiesto a tutti gli stranieri di abbandonare la regione. (La Repubblica,  11/12/06)

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“Ladri di petrolio, andate via" l’accusa dei rapitori (G.Zaccaria, La Stampa, 11/12/06)

Il rapimento dei tre tecnici italiani potrebbe durare a lungo. Il sequestro dei tre lavoratori italiani in Nigeria rischia di protrarsi molto a lungo, a giudicare almeno dai ripetuti comunicati via Internet con cui ieri i «combattenti del Movimento per l’emancipazione del delta dei Niger» hanno rivendicato l’impresa ponendo dure condizioni per il rilascio. Il primo messaggio giunge durante la notte, il secondo in mattinata via e-mail all’ufficio di Lagos della «France Presse» e dall’esordio i comunicati paiono voler dare un’impronta mediatica alla trattativa: «Il nostro prezzo per la cessazione delle ostilità contro l’industria petrolifera resta l’emancipazione del delta del Niger e del suo popolo. Combattenti del «Mend» hanno attaccato e distrutto una installazione Agip a Brass e quest’attacco rientra nell’obiettivo di far cessare le esportazioni di petrolio greggio dalla Nigeria». Per liberare gli ostaggi (il dirigente Francesco Arena, «swamp area manager» dell’Eni, gli specialisti Cosma Russo e Roberto Dieghi, contrattisti alla «Naoc» e il libanese Abed Imad, della società di catering «Abed») i guerriglieri chiedono la liberazione di alcuni «prigionieri politici» e soprattutto dell’ex governatore dello stato di Bayelsa, Diepreye Alameyeseigha, in carcere per corruzione, e del leader separatista Alhaj Dokubo Asari. Non basta ancora, i guerriglieri pretendono che la «Shell» e le altre società che operano nella zona risarciscano le popolazioni locali «per i cinquant’anni di saccheggi e di asservimento da parte del governo nigeriano e delle compagnie», nonché «la rinuncia completa del governo nigeriano ai suoi interessi petroliferi a beneficio delle comunità del Delta». Se queste condizioni non venissero esaudite «ulteriori attacchi avranno luogo nei giorni a venire». I guerriglieri sostengono anche di aver dato alle fiamme una piccola caserma dell’esercito nigeriano all’interno dell’impianto Eni e di essersi impadroniti di armi ed esplosivi. La conclusione suona ultimativa: «Non discuteremo la liberazione dei nostri ostaggi, essi saranno scambiati contro l’accoglimento di una parte delle nostre richieste, questo è il nostro prezzo per la cessazione delle ostilità contro le industrie petrolifere». Quasi sempre finora i sequestri di tecnici stranieri si sono conclusi col pagamento di un riscatto e nonostante i toni del messaggio esistono forti probabilità che una trattativa si possa intavolare, anzi secondo l’agenzia missionaria «Misna» un funzionario governativo di Port Harcourt avrebbe già stabilito un primo contatto. Nello stesso tempo però i toni del comunicato e il momento politico che la Nigeria si appresta a vivere invitano alla cautela. «Il vostro incubo è appena incominciato - si legge ancora nel comunicato - Gli ostaggi stanno bene, ma siamo pronti a tenerli per anni». (G.Zaccaria, La Stampa,11/12/06)

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Italiani rapiti, Eni negozia (Corriere della sera, 11/12/06)

''Siamo al lavoro e stiamo sostenendo le attivita' che si stanno svolgendo sul terreno''. E' quanto ha detto un portavoce dell'Eni. L'azienda si e' attivata per ottenere la liberazione dei quattro dipendenti dell'Eni (tre italiani ed un libanese) rapiti in Nigeria giovedi' scorso in una stazione di pompaggio dell'Agip a Brass, nello stato di Bayelsa. L'Eni - sempre in stretto contatto con l'Unita' di crisi della Farnesina - ha fatto sapere che persiste una certa ''preoccupazione''. (Corriere della sera,  11/12/06)

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Rivendicato il sequestro (Corriere canadese, 10/12/06)

Gli italiani rapiti due giorni fa in Nigeria dal Mend, il Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger potrebbero rimanere "per anni" nelle mani dei sequestratori se non saranno soddisfatte le condizioni chieste per il rilascio. La minaccia è contenuta in una e-mail di rivendicazione del rapimento inviata dal Mend ai media, insieme alla notizia che i nostri connazionali e il libanese rapito insieme ad essi «sono in buona salute e stanno tutti bene». Una minaccia che la Farnesina - che segue costantemente gli sviluppi della vicenda lavorando «in stretto coordinamento con l'Ambasciata d'Italia ad Abuja e con le autorità locali» - non commenta, anche perché l'attendibilità della rivendicazione, diffusa attraverso fonti giornalistiche, è tutta da verificare. Anche l'Eni, da parte sua, valuta con estrema prudenza la rivendicazione e sembra propendere per la più classica estorsione per finalità economiche. In ogni caso ha fatto sapere che segue con preoccupazione l'evolversi del rapimento dei suoi quattro tecnici in Nigeria e non esclude che ci possa essere una soluzione veloce della situazione. Sembra quindi reggere la pista di un sequestro a scopo di estorsione analogo ai molti altri ai danni di dipendenti delle compagnie petrolifere che estraggono greggio nel Delta del Niger, anche se le richieste dei rapitori per la liberazione degli ostaggi - che lavorano a una stazione di pompaggio gestita dall'Agip - seguono il copione della rivendicazione politica. «Il nostro prezzo per la cessazione delle ostilità contro l'industria petrolifera resta l'emancipazione del Delta del Niger e del suo popolo», afferma il Mend, sottolineando che «il tempo degli avvertimenti è finito» e che «l'incubo (per le compagnie petrolifere) non è ancora cominciato». Il Movimento, chiedendo la liberazione di alcuni detenuti politici, annuncia che «ulteriori attacchi avranno luogo nei giorni a venire» mentre l'Eni, attraverso il responsabile della comunicazione Gianni Di Giovanni, si è detta «assolutamente sorpresa» dalle minacce. Il pericolo di nuovi attacchi non è passato inosservato e ha avuto immediate ripercussioni sul prezzo del petrolio che nel pomeriggio è iniziato a salire. (Corriere canadese, 10/12/06)

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Eni: nessuna novita' di rilievo per i 4 rapiti (Rainews24, 09/12/06)

In un comunicato , l'Eni informa che "non risultano novità di rilievo riguardo le condizioni dei 4 colleghi trattenuti in Nigeria nella zona di Brass, nel Delta del Niger". L'azienda, prosegue il comunicato, continua a seguire l'evoluzione della situazione in costante collegamento con le autorità locali e l'unità di crisi della Farnesina. L'Eni aggiunge "in relazione ad alcune indiscrezioni di stampa pubblicate oggi", che "le attività relative alla sicurezza dei propri dipendenti nell'area sono svolte esclusivamente da manager Eni. In questa zona, la società Saipem è, quindi, totalmente estranea alla gestione di qualsiasi tipo di attività legata alla sicurezza". Ieri, il rapimento dei tre tecnici italiani e del nigeriano e l'assalto di giovedì alla piattaforma Eni nel delta del Niger sono stati rivendicati in toni minacciosi e con un susseguirsi di comunicati dal Mend, il Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger. "Li abbiamo noi", ha fatto sapere il gruppo, chiedendo per il rilascio la liberazione di alcuni esponenti separatisti nelle carceri nigeriane, il pagamento delle compensazioni alla popolazione del Delta per lo "sfruttamento" cinquantennale, la rinuncia da parte del governo di Lagos ai profitti derivanti dall'estrazione. Altrimenti, hanno detto, "siamo pronti a trattenerli per anni", aggiungendo nuove minacce indirizzato a "tutte le compagnie petrolifere" operanti nella regione: i lavoratori nigeriani non tornino sulle piattaforme attaccate, o saranno giustiziati. "Il vostro incubo è appena cominciato". (Rainews24,  09/12/06)

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Attaccato terminal Agip, rapiti tre italiani (Reuters, 07/12/06)

Uomini armati nigeriani a bordo di sette motoscafi hanno attaccato alle prime ore di oggi un terminal per l'esportazione petrolifera dell'Agip nel Delta del Niger e hanno rapito tre lavoratori italiani e uno libanese, hanno detto le autorità e l'Eni. Gli assalitori hanno cercato di irrompere nel terminal Brass dell'Agip, che esporta circa 200.000 barili al giorno, alle cinque del mattino, ma sono stati respinti dopo uno scontro a fuoco con i soldati di guardia all'impianto, nel lontano stato del Bayelsa. "Non sono riusciti ad entrare nel terminal, quindi l'hanno superato e si sono diretti nella zona residenziale dove hanno rapito tre stranieri", ha detto Alfred Ilogho, comandante delle forze armate nella regione. La Farnesina ha detto che i tre sequestrati sono italiani e che l'Unità di crisi del ministero degli Esteri è attivata sul loro caso, ma non ha fornito dettagli. L'Eni ha aggiunto attraverso un comunicato che nell'attacco è morto un lavoratore libanese ed è stata rapita una quarta persona anch'essa libanese, insieme agli italiani. Dopo che si è diffusa la notizia dell'attacco, l'Eni ha detto che la produzione del terminal Agip non ha subito contraccolpi dal raid. In una nota la Farnesina ha fatto sapere di aver contattato le autorità nigeriane alle quali ha raccomandato di adottare tutte le precauzioni "affinché gli italiani rapiti possano ritornare in libertà evitando azioni che potrebbero metterne a repentaglio l'incolumità". Secondo le autorità del governo locale dello stato di Bayelsa, le trattative per la liberazione degli ostaggi sarebbero già iniziate. I sequestri a scopo di estorsione sono frequenti nel Delta del Niger. Gli ostaggi vengono solitamente rilasciati illesi dopo il pagamento di un riscatto, anche se quest'anno un ostaggio britannico e uno nigeriano sono stati uccisi durante il tentativo dei soldati di liberarli. L'ottavo esportatore al mondo di petrolio sta perdendo oltre 500.000 barili al giorno -- un quinto circa della sua capacità produttiva -- dal febbraio scorso, quando i militanti che chiedono un maggiore controllo locale della ricchezza petrolifera hanno iniziato una serie di raid contro l'industria estrattiva.(Reuters,07/12/06)

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Amnesty chiede interventi contro gli abusi sessuali commessi dai soldati (PeaceReporter, 28/11/06)

Amnesty International ha chiesto oggi alla Nigeria di emettere provvedimenti atti a impedire le violenze sessuali contro le donne, inclusi gli stupri compiuti dalle forze di sicurezza e dalla polizia. Per Amnesty gli abusi sessuali sarebbero incoraggiati dalla debolezza del sistema giudiziario e dalle mancanze, a tutti i livelli, delle autorità nigeriane. Corruzione e incompetenza consentirebbero umiliazioni alle vittime e intimidazioni alle indagini: solo il 10 percento dei casi verrebbe perseguito con successo. I soldati nigeriani starebbero continuando a godere di un'ampia immunità, nonostante la nuova amministrazione dello stato affidata al presidente Olusegun Obasanjo, in carica dal 1999, fosse stata accolta come una svolta democratica del paese. (PeaceReporter,  28/11/06)

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Lite in aeroporto per Gheddafi, si e' presentato con 200 guardie armate (Adnkronos, 28/11/06)

Il leader libico Muammar Gheddafi e' stato coinvolto in quello che puo' essere definito come un ''incidente diplomatico'' al suo arrivo nell'aeroporto della capitale nigeriana Abuja, dove giovedi' partecipera' al summit dei ministri degli Esteri di Africa e America Latina. Funzionari nigeriani hanno riferito che il colonnello libico e' sceso dall'aereo seguito da una scorta di ben 200 guardie del corpo armate. Nel giro di pochi istanti e' scoppiata una lite, andata avanti per oltre un'ora, tra la delegazione libica e gli agenti della sicurezza nigeriani, che invitano gli ospiti a deporre le armi. (Adnkronos, 28/11/06)

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Dopo blitz, governo insiste per linea dura (Ticinonline, 23/11/06)

Cordoglio, ma anche la determinazione a stroncare il fenomeno dei rapimenti di tecnici del settore petrolifero sono stati espressi oggi da politici e militari in Nigeria all'indomani del blitz delle forze di sicurezza contro un gruppo di sequestratori, in cui un ostaggio britannico è morto. Ieri uno scontro a fuoco al largo dello Stato di Rivers tra una pattuglia della Marina e i sequestratori che cercavano di fuggire con sette ostaggi della Saipem, ha provocato la morte dell'ostaggio britannico ed il ferimento di un italiano. Il portavoce della Marina nigeriana ha espresso rincrescimento per la morte del britannico, ma ha sottolineato che "l'operazione di ieri è in linea con le direttive del governo per sradicare i criminali ed i terroristi dal Delta del Niger". (Ticinonline, 23/11/06)

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Nigeria - Blitz, petrolio richiama questione sociale (EB,Misna, 22/11/06)

(…)L’aggressione alla struttura della società italiana – l’ultima di una lunga serie – riporta l’attenzione sui gruppi attivi nella regione petrolifera del Delta del Niger, che da tempo chiedono al governo centrale e alle multinazionali straniere una diversa distribuzione dei proventi del greggio, di cui la Nigeria è il principale produttore dell’Africa sub-sahariana. “Non siamo criminali, vogliamo la pace: ma dite al governo nigeriano e ai dirigenti di queste società petrolifere che stanno commettendo un grave crimine ottenendo proventi solo per se stessi e con il loro comportamento provocano grande frustrazione tra le comunità locali. Siamo stanchi di vivere come mendicanti sulla nostra terra” ha detto – citato da un quotidiano locale - Johnson Biboye, capo del 'Iduwini volunteer Force', uno dei diversi gruppi militanti nel Delta del Niger. Nella zona – vera cassaforte del greggio nigeriano (circa 2,4 milioni di barili prodotti al giorno ) – sono attivi altri gruppi, alcuni dei quali hanno adottato tecniche violente assaltando gli impianti delle multinazionali petrolifere, costringendole anche a diminuire la produzione di alcune decine di migliaia di barili al giorno. Altri movimenti civili locali – senza ricorrere alle armi – chiedono da tempo che le popolazioni della regione siano coinvolte nello sfruttamento del greggio, sia in termini di posti di lavoro che di migliori condizioni sociali e di rispetto dell’ambiente. (EB, Misna,  22/11/06)

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Blitz per liberare gli ostaggi, morto un britannico ferito un italiano (Ansa, 22/11/06)

Un blitz delle forze di sicurezza nigeriane ha portato alla liberazione di sei dei sette tecnici petroliferi presi in ostaggio nel delta del Niger. Nel blitz è rimasto ucciso l'ostaggio britannico, mentre e' rimasto ferito quello italiano, ma non e' in pericolo di vita. Il bilancio dell'operazione e' stato dato da fonti militari nigeriane, secondo le quali durante l'operazione sono rimasti uccisi anche due dei sequestratori. I tecnici erano stati sequestrati ieri da una imbarcazione ancorata sul giacimento di Okono, a circa 55 chilometri a largo di Port Harcourt, Tra di essi c'e' un italiano (gli altri sono di nazionalita' filippina, finlandese, britannica, polacca e rumena) dipendente dell' Eni. I sette erano a bordo di una nave-piattaforma della Saipem, la FPSO Mystras, che e' stata circondata da un gruppo di uomini armati avvicinatisi a bordo di piccole imbarcazioni e che hanno preso d' assalto la struttura, sulla quale si trovavano 83 persone, tra membri dell' equipaggio e tecnici. (Ansa, 22/11/06)

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Truffe hi-tech costano milioni a utenti britannici (Reuters, 20/11/06)

Truffe via Internet, carte di credito falsificate e operazioni di lavaggio di danaro sporco, realizzate in Nigeria, sono costate ai cittadini britannici milioni di sterline, secondo quanto accertato da uno studio diffuso oggi. Il problema è diventato così evidente che i nigeriani in Gran Bretagna rischiano di essere considerati dei truffatori o dei corrotti, dice lo studio realizzato dal gruppo di studio Chatham House. Ma né la Gran Bretagna né la Nigeria stanno prendendo seriamente il problema, dice ancora il documento. "Truffatori del settore privato e funzionari pubblici corrotti e società britanniche hanno approfittato del fatto che l'Occidente sia concentrato sul finanziamento del terrorismo, sul traffico di droga e di persone", dice lo studio. I britannici ora collegano automaticamente il Paese africano alla cosiddetta frode "pagamento anticipato" in cui le persone sono contattate via e-mail sentendosi offrire guadagni di milioni di dollari. Il destinatario si sente proporre il guadagno di una commissione in cambio di un aiuto al mittente per il trasferimento fondi. La vittima deve inviare dettagli bancari o anche contanti, chiaramente per pagare funzionari corrotti, dopo di che il conto bancario della vittima viene svuotato. "Le frodi sono straordinariamente fantasiose e realizzate su scala industriale", dice lo studio. Tra le varianti, quella di offrire alla vittima una quota dei risparmi della famiglia di Saddam Hussein o anche di danaro "saccheggiato" dalle macerie del World Trade Center dopo gli attentati dell'11 Settembre. Secondo il rapporto di Chatham House, della società di consulenza con sede in Olanda Ultrascan, il totale delle frodi hi-tech a società e privati britannici ha toccato nel 2005 i 275 milioni di sterline (406 milioni di euro). Solo negli Usa il danno è superiore, toccando i 560 milioni di euro. (Reuters,  20/11/06)

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Sventato attentato in volo (Wapa/Avionews, 20/11/06)