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NOTIZIE 2006 - MOZAMBICO

9º Congresso del FRELIMO, confermati gli impegni governativi (Massimo Corsini, Equilibri, 22/12/06)

I Vescovi preoccupati per il clima di violenza nel Paese (LM, Fides, 07/12/06)

Espulsi 4500 minatori tanzaniani illegali (Peacereporter, 09/11/06)

Assassinati un sacerdote e una volontaria laica (ZENIT, 07/11/06)

Uccisi un padre gesuita brasiliano e una volontaria portoghese (Radiovaticana, 06/11/06)

Il governo affida ai Salesiani la Formazione Professionale (Zenit, 25/10/06)

Chiesta a Sudafrica inchiesta su morte Samora Machel (BF, Misna, 20/10/06)

Dopo 20 anni bonificata da mine linea ferroviaria (Peacereporter, 18/10/06)

Presidente Guebuza chiede chiarezza su morte Samora Machel (Peacereporter, 27/09/06)

CUAMM: seconda fase con l'ostetricia (News Italia Press, 27/09/06)

Minori migranti predati fra Zimbabwe e Mozambico (La Repubblica, 24/05/06)

Caso Cardoso: accusato figlio ex presidente Chissano (LL, Misna, 12/05/2006)

Vecchi pesticidi: un altro passo per l’eliminazione (Ladysilvia/Misna, 23-03-2006)

Terremoto: 2 morti e 13 feriti (Ansa/Basilicata.net, 23-02-2006)

Riaperta l’inchiesta sulla morte di Samora Machel (M.F., Peacereporter, 16-02-2006)

Inondazioni: danni gravissimi, una decina di morti (Swissinfo, 03-01-2006)

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9º Congresso del FRELIMO, confermati gli impegni governativi (Massimo Corsini, Equilibri, 22/12/06)

Nonostante l’economia mozambicana rimanga ancorata agli aiuti internazionali allo sviluppo, negli ultimi anni, sulla base delle numerose riforme governative, si sta verificando un mutamento nella struttura sociale ed economica del paese che potrebbe verosimilmente portare, nel medio termine, ad uno sviluppo autonomo ed indipendente. Step necessari alla stabilità economica, la corretta implementazione del piano di crescita PARPA-II ed il mantenimento dell’attuale trend macroeconomico, attraverso il decentramento dell’azione governativa e lo sviluppo dei settori sanitario ed industriale. (…)(Massimo Corsini, Equilibri,  22/12/06)

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I Vescovi preoccupati per il clima di violenza nel Paese(LM, Fides, 07/12/06)

I Vescovi mozambicani lanciano l’allarme sul “clima di violenza che si va estendendo dalle città alle zone dell’interno e si manifesta nel banditismo, negli assalti a mano armata, nelle rapine alla luce del giorno, negli atti di vendetta”, in un documento, inviato all’Agenzia Fides, pubblicato al termine della loro Assemblea Plenaria (7-11 novembre). Nella loro analisi dei problemi sociali ed economici del Paese, i Vescovi notano che il forte tasso di disoccupazione che costringe “i giovani al vagabondaggio, a vivere di furti e a cadere vittime della droga”. Anche la corruzione dei funzionari pubblici, secondo i Vescovi, contribuisce a indebolire la coesione sociale e a minare la pace della nazione. Negli ultimi mesi diversi sacerdoti, missionari e missionarie sono stati vittima del clima di insicurezza nel quale vive il Mozambico. Lo scorso 6 novembre presso la Residenza di Angone, nella Provincia di Tete erano stati uccisi il gesuita brasiliano, P. Waldyr dos Santos, e la volontaria portoghese Ilda Neto Gomes (vedi Fides 7 e 20 novembre 2006). - Per quanto riguarda i rapporti tra Stato e Chiesa, la Conferenza Episcopale si felicita per le buone relazioni che si sono stabilite in alcuni diocesi come quella di Beira, dove si è affermato un dialogo costruttivo tra la Chiesa e le istituzioni locali sulla legge di famiglia e una proficua collaborazione nel campo educativo. Allo stesso tempo però, i Vescovi ribadiscono il loro diritto a intervenire su tematiche come la legislazione sulla famiglia, sull’aborto e il divorzio per “urlare contro le leggi civili che offendono gravemente la verità e la giustizia”. - Sul piano ecclesiale, nel documento si afferma che “dalle lettura delle relazioni e delle statistiche di ciascuna diocesi si ha l’impressione di una crescita notevole nella fede, frutto del lavoro incessante di sacerdoti, religiosi e religiose, animatori e catechisti”. I Vescovi si felicitano perché alcune parrocchie e comunità sono sulla buona strada dell’autosostenibilità, ma chiedono un maggiore impegno vocazionale, facendo riferimento alle iniziative delle Pontificie Opere Missionarie, come la Giornata Mondiale delle Missioni e della Santa Infanzia. (…)(LM, Fides 07/12/06)

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Espulsi 4500 minatori tanzaniani illegali (Peacereporter, 09/11/06)

Il governo mozambicano ha deciso di espellere 4500 minatori tanzaniani dalla città di confine di Lupiliche, sede di importanti miniere di oro. Secondo le autorità, gli espulsi sarebbero minatori illegali che contribuiscono alla vendita clandestina di oro nella vicina Tanzania. La decisione rischia di colpire l'economia della città, i cui abitanti offrono numerosi servizi ai minatori. Le autorità hanno comunque fatto sapere che lanceranno un programma di sussidi e aiuti per aiutarli ad "assorbire" il colpo. (Peacereporter, 09/11/06)

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Assassinati un sacerdote e una volontaria laica (ZENIT, 07/11/06)

Un sacerdote gesuita brasiliano di 69 anni, padre Waldyr dos Santos, e una laica volontaria dell’Associazione portoghese “Laici per lo Sviluppo” – Idalina Neto Gomes, di 30 anni – sono morti all’alba di lunedì in Mozambico per mano di alcuni rapinatori. Il provinciale della Compagnia di Gesù del Portogallo ha comunicato l’accaduto: un gruppo di uomini armati aveva assaltato la residenza di Angonia, nella provincia mozambicana di Tete, assassinando il sacerdote e la volontaria, secondo quanto ha diffuso da Roma il servizio di informazioni dei Gesuiti. Nel corso dell’attacco sono rimasti feriti padre Mario J. de Almeida, portoghese di 37 anni, e fratel José Araújo de Andrade, mozambicano di 76. I malviventi sono fuggiti sull’automobile della Comunità. Secondo quanto ha reso noto all’agenzia “Ecclesia” – dell’episcopato portoghese – il Presidente di “Laici per lo Sviluppo”, António Hilário David, è la prima volta nei due decenni di esistenza dell’organizzazione che si registra un attacco di questo tipo, anche se in precedenza si erano verificati casi di assalti a missioni. Idalina Neto Gomes, che si trovava da un anno in missione nel Paese africano, era avvocato; sarebbe andata in vacanza in Portogallo e progettava di tornare in Mozambico per trascorrere un altro anno di missione. (…) Nella residenza c’erano anche alcuni volontari della suddetta Associazione. “Una volontaria ha tentato di fuggire, ma uno degli aggressori l’ha colpita con un coltello, uccidendola”. C’è stata una richiesta di maggiore sicurezza per i missionari e i religiosi impegnati nella provincia nord-occidentale di Tete, conferma “Misna”. Fonti locali e religiose hanno spiegato che il tragico episodio di lunedì è avvenuto in una zona di frontiera – con Malawi, Zambia e Zimbabwe –, in cui la delinquenza negli ultimi mesi ha colpito ripetutamente missioni cattoliche e residenze di religiosi. (ZENIT,  07/11/06)

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Uccisi un padre gesuita brasiliano e una volontaria portoghese (Radiovaticana, 06/11/06)

Il padre gesuita Waldyr dos Santos, 69 anni, brasiliano, e la volontaria portoghese Idalina Neto Gomes, 30 anni, dell'associazione “Laici per lo sviluppo”, sono stati assassinati nella notte in Mozambico da uomini armati non ancora identificati, nel corso di una rapina alla missione gesuita di Angone, nella provincia di Tete. Lo riferisce una nota della Compagnia di Gesù, secondo cui nell'attacco sono rimasti feriti anche il padre Mario J. de Almeida, portoghese di 37 anni, e il Fratello José Araujo de Andrade, 76 anni, mozambicano. Gli assalitori sono poi fuggiti a bordo delle auto della comunità. (Radiovaticana, 06/11/06)

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Il governo affida ai Salesiani la Formazione Professionale (Zenit, 25/10/06)

Il Governo del Mozambico ha affidato ai Salesiani la gestione, programmazione, direzione e sviluppo delle attività volte a formare i docenti di Formazione Professionale di tutto il Paese. Lo ha fatto attraverso la creazione, il 17 ottobre, dell’“Istituto Superiore di Formazione per la docenza e la gestione dell’insegnamento professionale Don Bosco”, un centro statale il cui titolare è la Congregazione Salesiana. L’Agenzia Internazionale Salesiana d’Informazione (ANS) ha confermato che questo centro è l’unico con queste caratteristiche e che si prevede entro il giugno 2007 l'inizio delle lezioni. Il nuovo centro mozambicano è il risultato della collaborazione tra “Cooperación Española” – dipendente dal Ministero degli Esteri –, il Governo del Mozambico, l’ONG “Jóvenes del Tercer Mundo” (JTM) e gli stessi Salesiani. La rete delle scuole salesiane della Spagna ha collaborato con i centri salesiani del Mozambico nell’istituzione e nello sviluppo della Formazione Professionale, offrendo la sua lunga esperienza in questo settore dell’educazione. (…)(Zenit, 25/10/06)

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Chiesta a Sudafrica inchiesta su morte Samora Machel (BF, Misna, 20/10/06)

Il presidente del Mozambico Armando Guebuza ha nuovamente sollecitato l’apertura di un’inchiesta sull’incidente aereo in cui morì il primo presidente mozambicano Samora Machel; lo si legge oggi sulle pagine della stampa sudafricana, che descrive la cerimonia di commemorazione di ieri, a venti anni dalla morte. Centinaia di persone da Mozambico e Sudafrica si sono radunate presso il monumento eretto sul luogo del disastro aereo, poco fuori la città sudafricana di Mbuzini, al confine tra i due paesi. Guebuza ha chiesto l’impegno del governo di Pretoria a scoprire la verità sulle cause dell’incidente in cui persero la vita anche altre 34 persone: “Le risposte dell’inchiesta non interessano solo il Mozambico. Machel era un cittadino del mondo intero” ha detto il capo di Stato, che in altre occasioni ha più volte espresso il convincimento che il padre dell’indipendenza del Mozambico fu assassinato dai servizi segreti di Pretoria. La figlia di Machel, Josina, ha detto di attendersi la riapertura del caso nel prossimo anno: “Credo che il governo del Sudafrica abbia avuto finora altre priorità, ma ora è pronto ad affrontare la cosa”. Alla commemorazione erano presente la vedova Graca Machel, oggi moglie di Nelson Mandela, e il presidente sudafricano Thabo Mbeki, che in passato si è detto favorevole ad un’inchiesta. All’epoca dell’incidente nel 1986, gli inquirenti sudafricani dissero che l’aereo su cui viaggiava Machel, di ritorno da una visita in Zambia, era caduto a causa di un errore del pilota; ma altri indizi suggerirebbero che il radar del mezzo fu disturbato e messo fuori rotta da un sabotaggio. Già guida della ribellione contro i colonialisti portoghesi, Samora Machel continuò anche da capo di Stato il suo sostegno contro governi razzisti e segregazionisti appoggiando tra l’altro l’African National Congress (Anc) in Sudafrica e i guerriglieri nell’ex-Rhodesia, divenuta Zimbabwe nel 1980. (BF, Misna, 20/10/06)

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Dopo 20 anni bonificata da mine linea ferroviaria (Peacereporter, 18/10/06)

La linea ferroviaria Sena, che collega la città portuale di Beira all'interno del Paese, ha riaperto dopo più di 20 anni di inattività. La linea è stata bonificata dalle mine, eredità della guerra civile, grazie a un contributo del Dipartimento di Stato americano di 13 milioni di dollari. Le autorità sperano così di poter sfruttare appieno le esportazioni di risorse naturali di cui il Paese è ricco, in particolare diamanti, oro e rame. Secondo le autorità statunitensi, la ripresa della ferrovia dovrebbe inoltre creare almeno 2 mila posti di lavoro. (Peacereporter, 18/10/06)

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Presidente Guebuza chiede chiarezza su morte Samora Machel (Peacereporter, 27/09/06)

In un discorso pronunciato in occasione della festa annuale delle Forze Armate, che segna l'inizio della guerra di indipendenza dal Portogallo, il presidente mozambicano Armando Guebuza ha chiesto chiarezza sulla morte di Samora Machel, il presidente morto assieme ad altre 34 persone in un incidente aereo avvenuto il 19 ottobre del 1986. Secondo la versione ufficiale, l'aereo di Machel si sarebbe schiantato sulle montagne al confine con il Sudafrica per un errore del pilota, ma negli ultimi anni ha guadagnato campo la tesi che a mandare fuori rotta l'aereo sarebbero state false segnalazioni appositamente inviate al velivolo dall'aviazione del Sudafrica, a quel tempo governato dal regime bianco dell'apartheid. Le autorità sudafricane hanno promesso collaborazione a Guebuza per accertare la verità. (Peacereporter,27/09/06)

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CUAMM: seconda fase con l'ostetricia (News Italia Press, 27/09/06)

Le ostetriche di Alua in Mozambico, vanno di nuovo a scuola. E' infatti iniziata la seconda parte del programma di formazione realizzato in loco dall'associazione Medici con l'Africa Cuamm. Avviato nel 2003, dopo la riabilitazione del Centro e la formazione di 56 ostetriche elementari, il porgetto torna a rispondere a un'istanza del Governo mozambicano: preparare ostetriche che abbiano competenze di livello superiore. "Finora possiamo fare un bilancio positivo del progetto - spiegano Tina Pelanda e Daniela Zardini, le due volontarie impegnate nel primo periodo -, perché siamo riusciti a preparare figure professionali molto utili che possono incidere sulla riduzione della mortalità materna in ambiente rurale. I dati raccolti infatti dicono come nell'arco di due anni, in questa zona, il numero dei parti assistiti sia aumentato dal 12%. Il lavoro è stato suddiviso in due fasi: prima la ristrutturazione degli alloggi per gli insegnanti e del centro stesso, chiuso da anni, la costruzione del refettorio, del magazzino, della cucina e della dispensa. Poi l'attivazione e la gestione dei corsi". Molte le difficoltà affrontate nella formazione, anche perché tante donne sono poco motivate, spinte "solo" dalla ricerca di un posto di lavoro sicuro, di uno stipendio per sfuggire alla povertà e rendersi autonome dai mariti. Quali i bisogni, le priorità della regione? "Migliorare la formazione, di sicuro, perchè l'istruzione è molto lacunosa – riprende Tina; aumentare l'accessibilità dei sistemi sanitari; ridurre la mortalità infantile... anche l'acqua è un grosso problema". Ma i progetti rivolti alle donne servono a "percorrere la strada dell'educazione - affermano le volontarie - per superare certe barriere culturali che costringono la donna a pratiche e usanze senza senso, come quella del partorire per forza in casa!". Ora la sfida principale per Medici con l'Africa Cuamm è riuscire a rendere autonomo il centro sia autonomo, nella convinzione che l'assistenzialismo bisogna investire sulle capacità del personale locale. (News Italia Press,  27/09/06)

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Minori migranti predati fra Zimbabwe e Mozambico (La Repubblica, 24/05/06)

I bambini che attraversano il confine dallo Zimbabwe al Mozambico finiscono, per la gran parte, nelle reti dello sfruttamento sessuale o nelle mani di imprenditori senza scrupoli. A lanciare l'allarme e' Save the Children che ha messo a punto il primo studio sul fenomeno dei minori africani che si recano da un Paese all'altro in cerca di lavoro. Molti di questi sono orfani oppure 'non accompagnati' e percio' particolarmente vulnerabili. Una volta in Mozambico, i bambini sono impiegati soprattutto in agricoltura, nell'edilizia e nel piccolo commercio con retribuzioni inferiori a quelle dei coetanei mozambicani e senz'alcuna protezione sul lavoro. Il destino delle bambine e' piu' drammatico: molte di loro trovano solo nella prostituzione un mezzo di sopravvivenza e non hanno accesso ne' all'istruzione ne' ai servizi sanitari di base. "Il fenomeno dei minori che varcano i confini tra uno Stato e l'altro per sfuggire a fame, poverta' e guerre e' poco conosciuto e indagato', ha spiegato Carlotta Sami, direttore dei programmi di Save the Children Italia, "in realta' si tratta di un problema molto serio che non e' certo limitato allo Zimbabwe e al Mozambico ma riguarda migliaia di bambini che passano le frontiere dei paesi del Sud dell'Africa. Sono minori privi di qualsiasi protezione e punti di riferimento, quindi facili vittime delle tante forme di sfruttamento e abuso". La ricerca di Save the Children e' stata condotta nella provincia di Manica ed e' la prima di una serie di approfondimenti sulla questione dei minori migranti che varcano il confine. E' molto difficile intervistarli e determinarne il numero. Alcune stime indicano che 10-15 bambini al giorno entrano in Mozambico. Complessivamente, sarebbero 2-3 mila le persone che ogni giorno clandestinamente varcano la frontiera. (La Repubblica, 24/05/06)

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Caso Cardoso: accusato figlio ex presidente Chissano (LL, Misna, 12/05/2006)

Nyimpine Chissano, uomo d’affari e figlio maggiore dell’ex-presidente del Mozambico Joaquim Chissano, è stato accusato dall’ufficio del pubblico ministero di Maputo di responsabilità nell’omicidio di Carlos Cardoso, uno dei più famosi giornalisti investigativi del Mozambico ucciso nel 2000. Il primogenito di Chissano è ritenuto dalla giustizia “uno degli autori morali” dell’omicidio che ha scosso il Paese e per il quale, fino a oggi, ha pagato solo Anibal dos Santos Junior, conosciuto come ‘Anibalzinho’, che lo scorso gennaio il tribunale penale della capitale condannò come il principale responsabile materiale (insieme ad altre cinque persone) dell’uccisione del reporter, a 30 anni di reclusione. Secondo fonti contattate dall’‘Agenzia di informazione del Mozambico’ (Aim), Nyimpine Chissano sarebbe anche indagato per non meglio precisati “reati economici”. Al momento dell’omicidio, Cardoso stava indagando sulla più grande frode bancaria compiuta in Mozambico, che scosse profondamente il Paese. Nelle sue indagini il giornalista aveva più volte denunciato la corruzione dilagante e pericolosi collegamenti con il traffico internazionale di stupefacenti, andando a toccare anche importanti personaggi pubblici. Non è ancora chiaro se il procuratore capo di Maputo, Virginia Maria, abbia già spiccato un mandato di cattura contro il figlio dell’ex capo dello Stato, che tutti conoscono come affetto da precarie condizioni di salute, per le quali sembrerebbe esclusa l’ipotesi di una sua prossima incarcerazione. La giustizia mozambicana indaga dal 2002 su possibili responsabilità di Nyimpine Chissano nella morte di Cardoso; il reporter fu ucciso all’uscita dalla redazione di ‘Medical’, giornale indipendente di cui era anche direttore. (LL, Misna, 12/05/2006)

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Vecchi pesticidi: un altro passo per l’eliminazione (Ladysilvia/Misna, 23-03-2006)

Il governo del Mozambico ha avviato la seconda, decisiva fase della campagna per l’eliminazione dei pesticidi agricoli più vecchi e dannosi; nella prima fase si è proceduto al rilevamento e alla catalogazione dei pesticidi presenti nel paese - soprattutto al sud, dove si trovano le grandi piantagioni di canna da zucchero di Maragra e Xinavane. La seconda consiste nella raccolta delle sostanze chimiche in capannoni e nella loro successiva eventuale distruzione, probabilmente all'estero. Mentre la prima fase, costata 900.000 dollari, è stata realizzata in collaborazione con la Fao, ente dell’Onu per l'alimentazione e l’agricoltura, la seconda è interamente finanziata dal governo giapponese. Dovrebbero seguire altre tre fasi: la terza, che consiste nello studio dell’eventuale inquinamento del suolo provocato dai pesticidi e nel risanamento; la quarta, per adottare e insegnare a usare nuovi prodotti chimici meno nocivi; la quinta, per informare la popolazione ed evitare che pesticidi pericolosi continuino a essere utilizzati. (Ladysilvia/Misna,  23-03-2006)

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Terremoto: 2 morti e 13 feriti (Ansa/Basilicata.net, 23-02-2006)

Almeno due persone sono morte e 13 sono rimaste ferite nel terremoto di magnitudo 7,5 della scala Richter che ha colpito il Mozambico.Lo ha annunciato all'Afp un responsabile della direzione di geologia e mine del Mozambico. 'Per il momento il bilancio e' di due morti e 13 feriti a Machaze, ma credo che la situazione peggiorera'', ha detto Severino Marcos, della direzione di geologia e mine. Machaze si trova in provincia di Manica, nel centro del paese, vicino all'epicentro del sisma. (Ansa/Basilicata.net,  23-02-2006)

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Riaperta l’inchiesta sulla morte di Samora Machel (M.F., Peacereporter, 16-02-2006)

E’ la notte del 19 ottobre 1986. Alle ore 21, un Tupolev 134 si schianta sulle Lebombo Mountains, in territorio sudafricano, al confine con Mozambico e Swaziland. Nell’impatto muoiono 33 persone, tra cui l’allora presidente e padre dell’indipendenza del Mozambico, Samora Machel. Incidente o sabotaggio? La morte di Machel scatena subito una ridda di ipotesi, accuse e contraccuse che si trascinano fino ai giorni nostri. La riapertura del dossier Machel, preannunciata venerdì scorso dal presidente sudafricano Thabo Mbeki, è stata confermata dal Ministro per la Sicurezza Charles Nqalula. Un’equipe congiunta di Sudafricani e Mozambicani lavorerà al caso, per far luce sulla morte di uno dei personaggi che hanno lasciato un segno indelebile nella recente storia africana. La morte di Samora Machel fu un incidente? A torto o a ragione, per perplessità legittime o semplicemente per il gusto del mistero, sono in pochi a crederlo. Soprattutto perché l’eliminazione del presidente mozambicano fece comodo a molti: in primis ai Sudafricani dell’apartheid, stanchi di un vicino ostile e inaffidabile. E, forse, anche all’establishment politico mozambicano, che dalla morte di Machel detiene ancora il potere. In pochi hanno invece indagato sulle responsabilità di Urss e Mozambico. Fin dall’indipendenza l’Unione Sovietica è stata un partner piuttosto pressante, “(…) e nell’86 a Mosca Machel non andava più a genio” riferisce a PeaceReporter una fonte mozambicana. E’ possibile che l’Urss abbia deciso di cambiare cavallo, abbandonando Machel e appoggiando il più affidabile Joaquim Chissano, che ha retto il Paese dalla morte di Machel fino al 2004. (…) Per ora, tutto rimane a livello di congetture, tanto che la tesi dell’errore umano potrebbe rivelarsi paradossalmente corretta. Forse poco affascinante, ma di certo meno gravida di conseguenze per il futuro del Paese. E di chi l’ha governato negli ultimi decenni. (…)(Mario Fagotto, Peacereporter, 16-02-2006)

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Inondazioni: danni gravissimi, una decina di morti (Swissinfo, 03-01-2006)

Danni gravissimi, molte migliaia di sfollati e numerosi morti in Mozambico, la cui parte centrale e settentrionale è stata sconvolta da vere e proprie alluvioni nell'ultima settimana. Otto morti accertati, secondo le fonti ufficiali - riferisce radio Nairobi - almeno 13 stando a numerose altre fonti: ma il timore è che il bilancio alla fine possa rivelarsi ben più pesante. Comunque non meno di 2.000 nuclei famliari hanno già dovuto lasciare i loro villaggi travolti dalle acque, mentre i fiumi esondano e numerose strade, o piuttosto sentieri, sono ormai completamente cancellate. Ci sono preoccupazioni diffuse per la sorte delle popolazioni che sono rimaste isolate, mentre in molti ricordano che nel 2.000 una vera e propria alluvione sconvolse il Paese, causando circa 700 morti, e molte decine di migliaia di senzatetto. (SDA-ATS/Swissinfo,  03-01-2006)

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