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NOTIZIE 2006 - MALI

Dakar 2007: annullate la 10.a e 11.a tappa (Datasport, 23/12/06)

Festival au Desert: settima edizione (Michele Traversa, Musicalnews, 12/12/06)

Il cammino democratico e l’intesa commerciale con gli Stati Uniti (Sergio Porcu, Equilibri, 24/11/06)

I Tuareg dichiarano guerra ai salafiti algerini (Peacereporter, 03/11/06)

Seydou Keita. Mostra di ritratti: Bologna 21 set > 30 ott 06 (Arte.go, 19/09/06)

Politiche agricole: la caciotta del Mali (Amismc, 13/09/2006)

Kanoute: No a Satana sulla maglia. (La Gazzetta dello Sport, 04/09/06)

"Forum dei popoli" africano, l’ “altro g8” (EB, Misna, 17/07/06)

Secondo governo è vicino l'accordo con ribelli Tuareg (Peacereporter, 27/06/06)

Colloqui tra governo e Tuareg in Algeria (RC, Misna, 22/06/06)

Governo pronto a trattare con ribelli tuareg (Peacereporter, 13/06/06)

Il nord del paese fra prospettive petrolifere e ribellione Tuareg (Equilibri.net, 08/06/06)

Esercito riprende controllo di Kidal (Peacereporter, 25/05/06)

Kidal: arrivate in città truppe governative (MZ, Misna, 24/05/06)

Bono ai coltivatori di cotone: ‘Non vi rispettano’ (Rockol, 24/05/06)

La rivolta degli uomini in blu (Peacereporter, 24/05/06)

Uomini armati occupano basi militari e città di Kidal (Peacereporter, 23/05/06)

Sarkozy contestato difende nuova legge sull'immigrazione (Aduc, 18/05/06)

Addio ad Ali Farka Toure, custode della ricchezza d'Africa (E.C., Vira, 08-03-2006)

È deceduto Ali Farka Toure (amadeusonline, 07-03-2006)

Più di 1.200 donne alla conferenza sulle mutilazioni femminili (Metropoli/Repubblica, 21-02-2006)

L’oscar della musica a due cantori della tradizione maliana (C.O., Misna, 14-02-2006)

Tratti in salvo immigrati dispersi nel deserto del Sahara (Ansa/Basilicata.net, 22-01-2006)

Il forum alternativo di Bamako (amismc, 18/01/2006)

Slow food: “Terra Madre” per salvare lo storico mercato di Missira (AGE/Com-Gif, 18/01/2006)

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Dakar 2007: annullate la 10.a e 11.a tappa (Datasport, 23/12/06)

La 10.a e l’11.a tappa della Lisbona-Dakar 2007 sono state annullate. Le prove, che si sarebbero dovute svolgere tra la Mauritania e il Mali, sono state soppresse in seguito alle raccomandazioni del ministero degli Affari Esteri locale, decisamente contro il passaggio della carovana nel paese, come annunciato sabato dagli organizzatori in un comunicato. Queste due tappe, la Nema (MAU) - Tombouctou (MAL) e Tombouctou - Nema, erano previste il 16 e il 17 gennaio e dovevano attraversare una zona a rischio tra l’est della Mauritania e il nord del Mali. La 10.a tappa sarà rimpiazzata da una frazione Nema-Nema, che comprenderà una parte cronometrata di 376 chilometri, il 16 gennaio. (…) Il 13 novembre i servizi segreti francesi avevano difeso il governo dalle minacce del gruppo salafisa per la predicazione e il combattimento (GSPC). (…) Il GSPC è il solo gruppo islamista armato algerino ancora attivo dopo lo smantellamento dei servizi di sicurezza del gruppo islamico armato (GIA). (Datasport,  23/12/06)

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Festival au Desert: settima edizione (Michele Traversa, Musicalnews, 12/12/06)

La kermesse maliana quest'anno prenderà il via il prossimo 11 per terminare il 14 gennaio 2007 a Essakane, ormai dimora fissa dell'evento, a due ore da Timbuktu (Mopti e Gao gli aeroporti più vicini). Fra i tanti musicisti che hanno preso parte alla woodstock africana il compositore italiano Ludovico Einaudi. Un happening musicale per celebrare la cultura tamashek, quella dei tuareg ovvero i popoli nomadi stanziati nel sud del Sahara. Che dal 2001 s'incontrano, assieme ad artisti internazionali per esibirsi a suon di worldmusic sul palco del deserto. (…) La giornata tipo potrebbe essere divisa in due tranche: quella più tradizionale, durante il giorno, con corse di cammelli, tindes (canti femminili tipici) e sfilate, e quella più spettacolare, legata all'esibizione degli artisti sul paloscenico che inizia con le prime luci del tramonto. Da sempre i tamashek (o tuareg) si riuniscono nel deserto per trasmettere, da una generazione all'altra, il sapere della vita, la loro cultura, le loro radici, attraverso la musica. Ma negli ultimi decenni le regioni desertiche del nord del Mali sono state scontro di guerre civili, dure repressioni e carestie che hanno rischiato di distruggere la tradizione dei raduni. In soccorso anche il Festival au desert. (…)Per questa edizione ci sarà una notte speciale in onore dello scomparso chitarrista maliano: Ali Farka Touré con dediche, interpretazioni, proiezioni, consegna di un premio. Il costo dell'ingresso al mega concerto afro-occidentale è di 149 euro. Inoltre alcune agenzie di viaggio, in accordo con il Festival, organizzano un servizio di trasporto jeep da Mopti e Bamako sino al sito di Essakane, il pernottamento in tenda e i pasti.(…) (Michele Traversa, Musicalnews,12/12/06)

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Il cammino democratico e l’intesa commerciale con gli Stati Uniti (Sergio Porcu, Equilibri, 24/11/06)

E’ stato siglato nei giorni scorsi, a Washington, un accordo con il Paese africano che prevede lo stanziamento di 461 milioni di dollari, nell’arco dei prossimi cinque anni, per la lotta alla povertà. Saranno finanziati progetti per lo sviluppo, così da rinforzare il piano democratico, avviato da diverso tempo dalle autorità di Bamako. Apprezzamenti, nei confronti del Presidente Touré, sono stati espressi dal Segretario di Stato americano, Condoleezza Rice. Il Mali cerca di mantenere il livello di stabilità democratica, finora raggiunto, così da attrarre gli investimenti stranieri. - Il piccolo Stato rappresenta un’eccezione nel panorama africano: dopo decenni di dittatura, il Paese ha intrapreso un cammino democratico, ricevendo in questo modo gli elogi della comunità internazionale. Il merito va riconosciuto alla figura politica del Presidente Amani Toumani Touré, meglio conosciuto con l’acronimo di ATT. Privo del sostegno dei principali partiti politici, si è presentato come l’uomo della riconciliazione, vincendo la sfida. Al potere dal 2002, il Presidente ha adottato il metodo della democrazia partecipativa, in cui il dialogo, il confronto e la concertazione rappresentano gli elementi vincenti di una strategia politica che, col tempo, sta dimostrando di dare i suoi frutti. A Touré è riconosciuto peso politico anche a livello internazionale. In questo senso, indicativa la recente elezione a Segretario generale dell’International Telecommunications Union (ITU). Il leader africano – nel corso delle votazioni durante la diciassettesima conferenza dell’organizzazione tecnica-internazionale, svoltasi in Turchia nelle scorse settimane – ha ottenuto 95 voti tra i 155 Paesi aderenti, imponendosi sul tedesco Mathias Kurth. La vittoria di ATT è un chiaro segnale delle sue capacità diplomatiche e degli appoggi di cui gode tra i leader dei Paesi occidentali, che insieme alle organizzazioni internazionali, rappresentano i principali finanziatori dei progetti di sviluppo in Mali. (Sergio Porcu, Equilibri,  24/11/06)

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I Tuareg dichiarano guerra ai salafiti algerini (Peacereporter, 03/11/06)

"Siamo obbligati ad attaccarli. Non possiamo permettere che portino la violenza nel nostro territorio e, considerato che con loro è impossibile trattare, non ci resta altra scelta: andare in guerra". Queste le dichiarazioni rilasciate ieri da Eglasse Ag Idar, portavoce dell'Alleanza Democratica per il Cambiamento, un gruppo di Tuareg che controlla la regione del Mali al confine con l'Algeria. E Idar si riferisce al Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, l'ultimo gruppo armato che non ha accettato gli accordi con il governo algerino dopo la guerra civile. I salafiti continuano a sconfinare, utilizzando il Mali come retrovia di sicurezza, mettendo a repentaglio al sicurezza della zona. (Peacereporter,  03/11/06)

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Seydou Keita. Mostra di ritratti: Bologna 21 set > 30 ott 06 (Arte.go, 19/09/06)

La Galleria Marabini e' lieta di presentare una mostra di ritratti eseguiti da Seydou Keita, fotografo africano di fama internazionale (1923-2001). La mostra e' costituita da un gruppo di fotografie in bianco e nero eseguite durante gli anni Cinquanta e Sessanta e mai esposte in Italia prima d’ora. Le opere sono state selezionate attentamente in accordo con la Fondazione Seydou Keita, istituita per la conservazione, la promozione e lo studio dell’opera di Keita e avente sede nel Mali, a Bamako, citta' natale dell’artista. Sebbene le pose dei soggetti siano formali, i ritratti realizzati nello studio di Seydou Keita non sono artefatti o pretenziosi. Keita si avvaleva spesso di tessuti stampati e di altri materiali di facile reperibilita' come sfondi per le sue fotografie. Usava inoltre una vasta gamma di costumi, accessori e di arredi scenici per i suoi modelli: uomini, donne e bambini. Molte persone ritratte giungevano con l’abito della domenica, qualcuno indossava il costume tribale tradizionale, altri adottavano l’abbigliamento degli uomini d’affari occidentali, la maggior parte coniugava elementi indigeni con dettagli occidentali. I ritratti di Keita non catturano solamente l’aspetto delle persone in posa, ma anche il modo in cui esse stesse si vedevano e in cui volevano essere viste dagli altri. Oltre a costituire uno spaccato storico e sociologico della vita di allora nel Mali, le fotografie colgono con immediatezza ed intimita' la bellezza e l’umanita' dell’individuo. (…) - L’inaugurazione della mostra avra' luogo il 21 settembre dalle ore 18 alle ore 20. Galleria Marabini, vicolo della Neve, 5 – Bologna - http://www.galleriamarabini.it (Arte.go, 19/09/06)

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Politiche agricole: la caciotta del Mali (Amismc, 13/09/2006)

L'Africa può nutrire se stessa. Questo è il punto di partenza su cui sta lavorando il Forum delle donne del Roppa. Un gruppo di donne è in questi giorni in Italia per promuovere un'agricoltura solidale e confrontarsi con gli agricoltori italiani. Gli incontri sono stati organizzati nell'ambito della campagna "Europafrica-Terre contadine", al suo secondo anno di attività. La campagna offre un canale di solidarietà fra donne africane e italiane attraverso scambi concreti tra imprenditrici agricole in Italia e in Africa intorno a comparti presenti in ambedue le zone: il latte nel Lazio e nel Mali, il riso in Piemonte e Burkina Faso. Le protagoniste africane di questa iniziativa fanno parte del Roppa, la rete di organizzazioni contadine e di produttori agricoli dell'Africa occidentale. In primo piano tra gli obiettivi del Roppa, la riqualificazione dell'agricoltura familiare, aiutando le aziende familiari a trattenere più valore aggiunto passando dalla semplice produzione di materie primarie alla trasformazione e la commercializzazione su una scala di piccola e media impresa. (Amismc, 13/09/2006)

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Kanoute : "No a Satana sulla maglia" (La Gazzetta dello Sport, 04/09/06)

"Le scommesse sono la sporca opera di Satana, io quella maglia non la indosso. Il Corano lo proibisce". Frederic Kanoute è un attaccante del Siviglia, il club spagnolo che ha come sponsor '888.com', una delle più note società britanniche di scommesse online. La partnership porta denaro in abbondanza alla società spagnola, che punta a confermarsi ai vertici nazionali e internazionali dopo l'eccellente stagione 2005-06. (…) L'attaccante del Mali, arrivato al Siviglia dal Tottenham Hotspur un anno fa, contro il Barcellona ha indossato una maglietta "oscurata". Il logo dello sponsor, infatti, era parzialmente coperto dal nastro adesivo. Uno stratagemma che Kanoute non ha intenzione di adottare ancora in futuro. Il calciatore, di religione musulmana, chiede al suo club una maglia "pura", senza sponsor legati a comportamenti contrari ai precetti del Corano. "Le scommesse - dice l'attaccante 29enne - sono tali e quali alle bevande alcoliche. Sono il risultato dell'opera malvagia di Satana. Il Corano è chiaro, non ammette dubbi. Queste cose sono proibite". (…)(La Gazzetta dello Sport, 04/09/06)

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"Forum dei popoli" africano, l’ “altro g8” (EB, Misna, 17/07/06)

Quasi un anno dopo “l’altisonante annuncio” dei paesi più industrializzati del mondo – che al vertice del ‘G8’ dell’anno scorso a Gleneagles promisero la cancellazione del debito per i paesi più poveri del pianeta - “la Banca Mondiale si è limitata a rivelare le modalità dell’annullamento dei crediti che detiene nei confronti dei 17 paesi più indebitati”: lo ha detto Barry Aminata Touré, presidente delle ‘Alternative africane per l’annullamento del debito’ (Cad) al V Forum dei popoli a Gao, nel nord del Mali. L’iniziativa – di cui riferisce oggi la stampa locale - viene organizzata ogni anno in una diversa località del paese dalla società civile africana in contemporanea con il ‘G8’, che in queste ore sta chiudendo a San Pietroburgo, in Russia. Barry ha denunciato che la Banca Mondiale avrebbe dovuto annullare il debito di questi 17 paesi lo scorso 1° luglio, ma invece si è limitata “con grande sorpresa di tutti” ad annunciare che le procedure di cancellazione delle somme dovute sono dilazionate in 40 anni. La Banca mondiale “è ben lontana dall’aver compiuto uno sforzo finanziario significativo, ma questo non le impedisce di proclamare una generosità infondata e usurpata” ha aggiunto Touré, a nome delle associazioni promotrici dell’incontro collegato ad altri eventi contrari alla ‘globalizzazione senza regole’ come il ‘Forum sociale mondiale’. Davanti a centinaia di delegati di numerose organizzazioni africane, Touré ha detto che l’istituzione finanziaria di Washington “in 10 anni ha speso solo 2,6 miliardi di dollari per la riduzione del debito dei Paesi altamente indebitati, mentre il suo capitale supera i 38 miliardi di dollari. L’edizione di quest’anno si tiene a Gao - circa 1.200 chilometri dalla capitale Bamako – una città di “frontiera” sul fiume Niger, che pur non trovandosi sul confine rappresenta il crocevia di una delle principali rotte dell’immigrazione. (EB, Misna,  17/07/06)

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Secondo governo è vicino l'accordo con ribelli Tuareg (Peacereporter, 27/06/06)

Secondo quanto dichiarato dalle autorità maliane, il governo sarebbe vicino a raggiungere un accordo con i ribelli Tuareg, protagonisti di due rivolte negli anni '60 e '90 e responsabili dell'attacco ad alcune caserme nella città settentrionale di Kidal, lo scorso mese. Il Ministro per il Territorio Kafougouna Kone dovrebbe tornare la prossima settimana in Algeria per proseguire i colloqui con i ribelli, in vista della firma di un vero e proprio accordo di pace. Il presidente maliano ha intanto annunciato il varo di una serie di investimenti, per l'ammontare di 71 milioni di dollari, nella regione di Kidal, mentre è probabile che ai Tuareg venga concessa uno speciale statuto autonomo, per venire incontro a parte delle loro richieste. (Peacereporter, 27/06/06)

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Colloqui tra governo e Tuareg in Algeria (RC, Misna, 22/06/06)

Una delegazione governativa guidata dal ministro dell’Amministrazione territoriale, generale Kafoungouna Kone, giungerà oggi in Algeria per i colloqui con i rappresentanti dei ribelli tuareg che un mese fa avevano attaccato due caserme di Kidal – la principale città dell’omonima regione nord-occidentale – e che poi hanno chiesto la mediazione algerina. Lo riferiscono fonti di stampa internazionale, citando una fonte governativa. A condurre i recenti attacchi sono stati perlopiù ex-militanti dell’insurrezione tuareg del 1990-96 che avevano disertato l’esercito del Mali nel quale erano stati integrati dopo l’accordo di pace che pose fine alla rivolta grazie al ruolo decisivo giocato proprio dalla confinante Algeria. Una missione algerina guidata dall’ambasciatore di Algeri a Bamako lunedì si era recata nella capitale del Mali per illustrare alle autorità locali le richieste dei nomadi tuareg. La più importante tra queste è che alla regione attorno a Kidal venga concesso uno statuto speciale di autonomia, domanda avanzata dai tuareg già in occasione delle precedenti rivolte negli anni Sessanta e Novanta. Il presidente del Mali Amadou Toumani Toure per il momento ha detto che il suo governo stanzierà 58 milioni di euro per finanziare lo sviluppo della regione per strutture sanitarie, idrauliche e altre infrastrutture. (RC, Misna, 22/06/06)

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Governo pronto a trattare con ribelli tuareg (Peacereporter, 13/06/06)

Le autorità maliane sarebbero pronte a trattare con i ribelli tuareg che tre settimane fa avevano attaccato alcune installazioni militari nella città di Kidal. E' quanto emerso da un incontro informale tenutosi nel weekend tra governo maliano, ribelli e mediatori algerini. I tuareg hanno fatto sapere di aver bisogno di almeno una settimana di tempo per prepararsi ai colloqui ufficiali. Protagonisti di ribellioni armate negli anni '60 e '90, i tuareg rivendicano una maggiore autonomia, ma allo stesso tempo accusano il governo centrale di non aver tenuto vede agli impegni presi con il trattato di pace firmato nel 1992 per quanto concerne gli investimente nelle regioni sahariane. (Peacereporter, 13/06/06)

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Il nord del paese fra prospettive petrolifere e ribellione Tuareg (Equilibri.net, 08/06/06)

Il nord del Mali è oggetto in questi mesi di mire contrastanti che rischiano sul medio-lungo periodo di incendiare la situazione nell’area. Da una parte, le esplorazioni petrolifere preludono ad un futuro sfruttamento delle risorse locali; dall’altra parte, i Tuareg che abitano le province settentrionali denunciano un’irrequietezza politica sfociata di recente in una serie di episodi (ndr. a Kidal e Menaka) di aperta ribellione all’autorità del Governo di Bamako. La sovrapposizione di questi fattori potrebbe portare ad un aumento sensibile dell’instabilità nel Mali, col rischio di mettere in discussione la commercializzazione delle risorse nel nord del Paese. (…) I fatti di Kidal e Menaka non delineano una ripresa delle ostilità fra i Tuareg e il Governo centrale, ma rappresentano un campanello d’allarme che potrebbe dare luogo in futuro ad un’escalation nel conflitto se Bamako si rifiuterà di trovare un canale di dialogo con i ribelli. La vera partita però si gioca nel medio-lungo periodo, quando la probabile scoperta e lo sfruttamento delle risorse petrolifere nel nord del Paese rischia di accendere la miccia dell’insoddisfazione latente fra i Tuareg, in uno scenario che potrebbe avvicinarsi al livello di instabilità presente nel delta del Niger, in Nigeria, o addirittura alla guerra civile sudanese, fatte le debite proporzioni e le distinzioni del caso. Per il Presidente ATT tutto si gioca sulla sua capacità di trovare un dialogo con i ribelli e nel proseguimento di quelle opere mirate alla rottura dell’enclave settentrionale e ad un più forte collegamento fra Bamako e il resto del Paese, fattore che indubbiamente porterebbe ad un rilassamento della tensione e del contrasto identitario nord/sud. (Equilibri.net, 08/06/06)

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Esercito riprende controllo di Kidal (Peacereporter, 25/05/06)

L'esercito ha ripreso il controllo della situazione a Kidal (la principale città dell'omonima regione nel nordest del paese), dopo che i ribelli ieri l'avevano lasciata all'indomani degli attacchi lanciati contro almeno due caserme locali. I soldati arrivati da Gao e Timbuktu presidiano le principali vie d'accesso alla città. Fonti del luogo precisano che questa mattina, benché sia stato riaperto il mercato, i soldati avrebbero chiesto ai commercianti di non aprire i negozi, probabilmente per motivi di sicurezza. (Peacereporter, 25/05/06)

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Kidal: arrivate in città truppe governative (MZ, Misna, 24/05/06)

Sono arrivati a Kidal, la principale città dell’omonima regione nell’estremo nord est del Mali, i militari inviati ieri dal governo per riprendere il controllo del centro abitato dopo gli attacchi lanciati ieri dai ribelli contro almeno due caserme. La MISNA lo ha appreso da fonti locali, le quali hanno precisato che i militari governativi, partiti ieri da Gao (180 chilometri a sud di Kidal), sono arrivati intorno alle 14:30 di oggi e, dopo aver visitato i due campi attaccati dai ribelli, si sono sistemati negli edifici del governatorato. Secondo le informazioni raccolte, gli ufficiali delle truppe inviate dal governo sono rimasti per alcune ore in riunione col governatore. La ‘presa’ di Kidal è stata pacifica, dal momento che il gruppo di ex-ribelli tuareg protagonista degli attacchi di ieri aveva già lasciato il centro abitato questa mattina presto per sistemarsi, dicono fonti locali, in una zona non molto lontana. Malgrado manchino ancora conferme ufficiali, si ritiene che almeno due militari siano morti nei combattimenti di ieri, in cui sarebbero rimasti feriti anche due civili. Un numero ancora imprecisato di persone, invece, si trova ancora nei dintorni di Kidal, abbandonata ieri nel timore di nuovi combattimenti. (MZ, Misna, 24/05/06)

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Bono ai coltivatori di cotone: ‘Non vi rispettano’ (Rockol, 24/05/06)

A Dafara, un villaggio del Mali a due ore d’auto dalla capitale Bamako, Bono ha incontrato i capi e gli anziani locali ed ha parlato, alla presenza anche di alcuni giornalisti, della situazione del mercato del cotone. Il Mali, con Ciad, Benin, Burkina Faso e Senegal è tra le cinque nazioni africane che più produce cotone; il problema è la concorrenza non equa. I produttori di cotone degli USA ricevono infatti forti incentivi, e ciò deprime i prezzi. “In America ci sono coltivatori di cotone che hanno bisogno di incontrarvi”, ha detto Bono. “Questo è il mio desiderio più grande perché penso che così vi capirebbero meglio. Penso che i produttori americani rispetterebbero molto il fatto che voi siete capaci di lavorare la terra con così poca acqua. La ragione per la quale non ottenete più soldi per il vostro cotone è che il commercio mondiale, la gente seduta al tavolo, non rispetta la vostra situazione. E noi cercheremo di rappresentarvi nei colloqui di commercio ai quali non vi lasciano partecipare”. Nel 2004-2005 i produttori USA di cotone hanno ricevuto 4,2 miliardi di dollari in sussidi federali; Mali, Ciad, Benin, Burkina Faso e Senegal hanno chiesto all’amministrazione Bush di ridurre i sussidi. (Rockol, 24/05/06)

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La rivolta degli uomini in blu (Peacereporter, 24/05/06)

Dopo due anni di silenzio, gli uomini in blu tornano a colpire. Ieri mattina, alcune decine di Tuareg hanno attaccato la città nordorientale di Kidal, nel Mali, conquistandola dopo aver preso possesso di due caserme occupate dall’esercito maliano. I morti accertati al momento sono solo due, ma lo spettro della ribellione armata, che ha insanguinato il Paese negli anni ’90, rischia di tornare d’attualità. L’attacco. L’offensiva su Kidal sarebbe cominciata martedì mattina: dopo aver occupato due campi militari a ridosso della città, prendendo in ostaggio una ventina di soldati, i Tuareg avrebbero conquistato l’intero centro abitato. A guidarli, il tenente colonnello Hassan Fagaga, che aveva già abbandonato l’esercito maliano all’inizio di febbraio per poi tornare nei ranghi poche settimane dopo. Le vittime degli scontri a fuoco sarebbero almeno due, mentre cinque persone sarebbero state ferite gravemente. PeaceReporter ha più volte provato a contattare gli uffici di polizia e il municipio di Kidal, ma senza successo. Anche la Agence Malienne de Presse et de Publicité, raggiunta a Bamako, non è riuscita a fornire ulteriori informazioni, a parte confermare l’attacco. La Bbc riporta inoltre attacchi nelle città di Tessalit e Menaka. Il municipio di Tessalit, contattato da PeaceReporter, ha però smentito la notizia, riferendo che "al momento la situazione in città è tranquilla". E mentre l’esercito dichiara di aver riconquistato Kidal dopo un'intera notte di combattimenti, il Mali si interroga sul proprio futuro. (Peacereporter, 24/05/06)

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Uomini armati occupano basi militari e città di Kidal (Peacereporter, 23/05/06)

Uomini armati, che si ritiene appartenere alla comunità tuareg, hanno preso d'assalto questa mattina due basi militari prima di 'occupare' la città di Kidal, nella parte nordorientale del Mali. Stando a quanto riferito da testimoni oculari, gli assalitori indossavano turbanti ed erano alla guida di pick-up. Al momento non si ha notizia di vittime, anche se fonti dell'esercito del Paese africano riferiscono di aver sentito colpi d'arma da fuoco. Kidal è situata lungo una delle principali vie che attraversano il deserto del Sahara, utilizzate soprattutto dai contrabbandieri (Peacereporter,23/05/06)

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Sarkozy contestato difende nuova legge sull'immigrazione (Aduc, 18/05/06)

Il ministro dell'Interno francese Nicolas Sarkozy, autore di una legge per un'immigrazione 'selezionata', ha difeso oggi a Bamako - dove e' stato contestato da alcune centinaia di manifestanti- il suo operato, affermando che, se non si fosse fatto nulla, sarebbero aumentati il razzismo e la xenofobia. 'Se non facevamo nulla, sarebbero stati la xenofobia e il razzismo ad aumentare, sarebbero stati gli estremi a prendere il sopravvento', ha dichiarato Sarkozy, dopo essersi incontrato con il capo del governo maliano, Ousmane Issoufi Maiga. Maiga ha rilevato che l'immigrazione 'è un soggetto altamente sensibile per un popolo migratore come il nostro', aggiungendo tuttavia: 'Siamo aperti al dialogo e alla concertazione'. 'L'unico modo per garantire la dignita' e' capire che il primo nemico del maliano in situazione regolare in Francia e' colui che e' in situazione irregolare', ha replicato Sarkozy. 'Ho preso impegni che saranno mantenuti: ammodernamento dello stato civile, aumento dei crediti per lo sviluppo congiunto, agevolazioni per i visti di quelli che vogliono ricongiungersi alle loro famiglie, studiare o lavorare. In cambio, ho chiesto (al Mali) la cooperazione, affinche' possiamo smantellare i vergognosi trafficanti che sfruttano la miseria umana', ha aggiunto. Arrivato la notte scorsa in Mali, Sarkozy raggiunge in serata il Benin, dove si tratterra' fino a domani sera. (Aduc,  18/05/06)

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Addio ad Ali Farka Toure, custode della ricchezza d'Africa (E.C., Vita, 08-03-2006)

«Se John Lee Hooker è i rami e le foglie, io sono le radici e il tronco. Il blues è la musica che l'America ha fatto propria senza riconoscere il suo debito verso l'Africa». Sono parole di Ali Farka Toure, il grande musicista maliano scomparso ieri a Bamako. Da Radio Mali al Grammy vinto con Ry Cooder, fino al recente "In the hearth of Moon", la sua musica è diventata un simbolo della ricchezza culturale del continente africano. «Ali non ha disperso le doti magiche che nel suo paese sono legate alla musica: le note penetrano in profondità, toccano i nervi della vita, evocano spiriti» scriveva su Vita Enrico Barbieri in occasione della decisione di Toure ha deciso di abbandonare la musica per coltivare la sua terra, e dell'uscita di Red & Green, ripubblicazione di due fra i capolavori con cui ha iniziato a farsi conoscere in Europa. (…) Nato nel 1939 a Kanau, in Mali, ha scoperto la musica a 10 anni, imparando a suonare il gurkel, specie di chitarra a corda unica. Nel 1956, a un concerto dell'artista guineano Fodera Keita, si rende conto che la musica sarà la sua strada. Scopre e si apre al mondo della musica che lo porterà a diverse collaborazioni, fra le quali quella con Ry Cooder, "Talking Timbuctu" che gli farà vincere il Grammy nel 1995. L'anno scorso, ne ha vinto un altro, nella categoria "world music" , per la sua collaborazione con il suonatore di kora Toumani Diabaté per il loro album "In the Heart of the Moon". La sua morte ha dato il via ad un periodo di lutto in Mali dove la regolare programmazione musicale è stata interrotta per essere sostituita dalla sua musica. I funerali si sono svolti stamattina a iafunké, il suo villaggio nella zona di Tombuctu, sulla frontiera fra Sahel e Sahara. «Toure era parecchio orgoglioso di conoscere ben nove delle lingue parlate in Africa occidentale e di portarle sempre con sé in giro per il mondo, avvolte in una canzone, un proverbio, trascinate dalla corrente dei ricordi», scrive Marco Boccito su "Il Manifesto", che oggi dedica una pagina intera al grande musista africano e ricorda anche l'impegno civile assunto nei confronti della sua gente. «Ma oltre agli idiomi conosceva bene gli usi, le filosofie, le sfumature espressive che ci sono dietro. La disinvoltura con cui parlava e cantava il tamashek, la lingua dei Tuareg, a un certo punto ne hanno fatto anche un naturale mediatore quando, negli anni '90, la situazione fra il governo centrale e gli "uomini blu" del nord stava pericolosamente scivolando nella guerra civile». Nella sua casa a Niafunké riceveva chiunque bussava alla sua porta. «Non bisogna essere egoisti con i propri saperi» diceva. «Anche se uno viene da un Paese ricco, qui scopre un altro concetto di ricchezza. Però non amo troppo svelare i segreti: non è consigliabile permettere a qualcuno di puntarti contro le tue stesse armi». (Emanuela Citterio, Vita,  08-03-2006)

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È deceduto Ali Farka Toure (amadeusonline, 07-03-2006)

È con infinita tristezza che annunciamo la scomparsa del leggendario musicista del Mali Ali Farka Toure, deceduto nel sonno la mattina di oggi, 7 marzo 2006, presso la sua casa di Niafunké. Solo oggi è stato reso noto che Ali era da tempo malato di cancro alle ossa. Ali Farka Toure era un vero fuoriclasse. Chitarrista eccezionale, ha saputo assorbire la musica tradizionale della sua terra, il nord del Mali, per forgiare uno stile unico e personalissimo denominato dalla critica "desert blues" e diffonderlo in tutto il mondo. Il mese scorso Ali era stato insignito di un secondo Grammy Award per l'album In the Heart of the Moonâ realizzato lo scorso anno in compagnia di Toumani Diabaté (il precedente riconoscimento gli era stato attribuito per l'album inciso con Ry Cooder Talking Timbuktu, pubblicato nel 1994). Ali aveva da poco terminato di incidere un nuovo album da solista la cui pubblicazione era già stata precedentemente annunciata nelle scorse settimane dalla World Circuit per l'autunno 2006. Ali si è sempre considerato primariamente un contadino e solo secondariamente musicista; gran parte della sua esistenza è stata dedicata, per tempo e risorse, a migliorare la situazione agricola e sociale di Niafunké, il suo villaggio natale situato in una regione semidesertica del nord del Mali. Il suo instancabile lavoro fu riconosciuto ufficialmente nel 2004 quando fu nominato dalle autorità maliane sindaco di quella regione. Ali Farka Toure è stato un vero gigante della musica africana e la sua scomparsa ha creato un vuoto incolmabile per i fan della Grande Musica sparsi in tutto il mondo. (amadeusonline,  07-03-2006)

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Più di 1.200 donne alla conferenza sulle mutilazioni femminili (Metropoli/Repubblica, 21-02-2006)

Emma Bonino, deputata europea della Rosa nel Pugno, ha aperto oggi a Bamako, insieme alla First Lady del Mali, Touré Lobbo Traoré, la conferenza sub-regionale su “Le mutilazioni genitali femminili e l’attuazione del Protocollo di Maputo”, organizzata dal governo del Mali e dall’associazione radicale ‘Non c’è Pace senza Giustizia’, con il sostegno finanziario della Cooperazione italiana e dell’Unicef. (…) All’apertura si sono registrate oltre 1200 presenze, “un segnale fortissimo”, ha detto Emma Bonino, “di una vera alleanza transnazionale che sta prendendo forma sulla base delle migliori strategie da attuare per sconfiggere le mutilazioni genitali femminili.” (…) La conferenza di Bamako si focalizza, nel corso dei lavori di oggi e domani, sull’attuazione delle disposizione del Protocollo di Maputo, prima vera e propria ‘Carta dei diritti’ delle donne africane. Il Protocollo, adottato da 53 paesi dell’Unione Africana, è entrato in vigore nel novembre 2005 grazie al raggiungimento delle 15 ratifiche necessarie. All’articolo 5 proibisce esplicitamente, sia civilmente che penalmente, la pratica delle MGF in quanto violazione dei diritti fondamentali della persona umana. “Oggi possiamo affermare”, ha proseguito Emma Bonino, ”che le cose stanno evolvendo rapidamente. Ma il fatto di aver percorso tanta strada, in così poco tempo, non deve farci smarrire la destinazione finale. Sarebbe un errore pensare che la partita sia vinta. Gli studi più recenti sono sufficienti per misurare l’immensa distanza ancora da percorrere”. Solo nel Mali, e nonostante una lotta avviata da molto tempo, le mutilazioni riguardano ancora più di 90% delle donne. Per Emma Bonino “a quelli che vogliono ancora attribuire le MGF ad un fattore religioso, rispondiamo che c’è un consenso negli ambienti religiosi che respinge queste pratiche che rimontano alla notte dei tempi, precedendo il Cristianesimo e l’Islam; a quelli che ci parlano di tradizioni, rispondiamo che, grazie al Protocollo di Maputo, le MGF sono oramai considerate una violazione dei più elementari diritti della persona, come quella dell’integrità fisica”. (Metropoli/Repubblica,  21-02-2006)

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L’oscar della musica a due cantori della tradizione maliana (C.O., Misna, 14-02-2006)

La stampa africana “celebra” in questi giorni due dei suoi musicisti più famosi: Ali Farka Touré e Toumani Diabaté vincitori del prestigioso Grammy Awards, il premio musicale americano giunto alla sua 48ma edizione. I due musicisti del Mali hanno ricevuto ‘l’Oscar della musica’, come viene spesso definito il Grammy, nella categoria World Music (musica etnica). Ali Farka Touré, chitarrista di fama mondiale, cantante e compositore e Toumani Diabaté, famoso suonatore di kora (lo strumento a corde tipico della tradizione musicale maliana), hanno conquistato il pubblico internazionale con l’ album “In the Heart on the moon”. Se per Diabaté il premio rappresenta un tassello nuovo per la sua carriera musicale, Touré quest’anno ha sperimentato l’emozione del “bis”. Considerato uno dei più grandi bluesman africani, famoso anche per l’interpretazione nel documentario di Martin Scorsese “The Blues: from Mali to Mississipi”, Touré ha vinto il Grammy Awards già nel 1995 con l’album “Talkin Timbuctu”. Prima di lui nel continente il premio è stato conseguito dal musicista senegalese Youssou Ndour nel 2005 con l’album “Sant Yalla” e qualche anno prima dalla cantante di Capoverde, Cesaria Evora. (C.O., Misna,  14-02-2006)

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Tratti in salvo immigrati dispersi nel deserto del Sahara (Ansa/Basilicata.net, 22-01-2006)

Un gruppo di 55 immigrati, bloccato nel Sahara per un guasto al bus con il quale era diretto in Marocco, e' stato salvato da gente del luogo. Appena avuta notizia dell'incidente, alcuni abitanti di Kidal, nel Mali, hanno avviato le ricerche che sono state coronate da successo. I dispersi erano stremati dalla fame e dalla sete e alcuni di loro erano completamente disidratati. Probabile loro destinazione, le enclavi spagnole di Ceuta o Melilla. (Ansa/Basilicata.net,  22-01-2006)

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Il forum alternativo di Bamako (amismc, 18/01/2006)

Inizia domani, 19 gennaio, il Forum Sociale Mondiale 2006, in ricorrenza del 50°anniversario della Conferenza di Bandung a Bamako, Africa. Un importante avvenimento, la "Giornata internazionale per la ricostruzione dell'internazionalismo dei popoli", dà il via all'ormai consueto Forum Sociale. Quest'anno l'agenda è ricca di novità. Primo cambiamento epocale, l'assemblea si riunirà in tre diverse città, per dare voce a tutti i popoli del mondo: dal 19 al 23 gennaio a Bamako, nel Mali; dal 24 al 29 a Caracas, in Venezuela; e in una data ancora non definita a Karachi, in Pakistan. La scelta delle sedi non è stata casuale. Si inizierà in Mali, per ricordare ancora una volta che l'Africa sta morendo, e che circa il 60 per cento della popolazione dell'Africa sub-sahariana vive sotto la linea della miseria, e si proseguirà in Venezuela, per toccare con mano i segni della rivoluzione bolivariana e per discutere questioni sociali di estrema importanza nel continente sudamericano che è ultimamente piattaforma di riforme epocali, dall'elezione di Evo Morales in Bolivia, alla recente vittoria di Mar de la Plata. (…) Sindacati, ONG, associazioni si sono date appuntamento per discutere sui problemi derivanti da una globalizzazione che sembra logorare sempre più rapidamente le economie più povere. Rovescio della medaglia del Forum economico mondiale di Davos in Svizzera, vertice economico dei politici che qualcuno chiama “nuovi padroni del mondo”, l'FSM avrebbe avuto sede a Sud e avrebbe avuto in agenda temi sociali anziché economici. Per quattro anni consecutivi a fine Gennaio si sono aperti i dibattiti e gli incontri. L'FSM del 2005 però si è concluso con un diverso proposito per il nuovo anno: meno parole e più fatti. Lo scontento di chi ne aveva abbastanza di dibattiti e arringhe prive di proposte concrete ha dato il via alla ricerca di nuove soluzioni realmente in grado di rafforzare il fronte altermondialista. Quest'anno un nuovo Forum avrà inizio. Sono previste diverse tavole rotonde su questioni mondiali. Tra le tante, costruire un effettivo internazionalismo dei popoli del Nord e del Sud, lavorando sulla costruzione di un diritto internazionale efficace soprattutto sul tema del lavoro; difendere la diversità culturale democratica; lottare per lo smantellamento delle basi Usa fuori dal loro territorio. Ma il primo epocale cambiamento del Fsm 2006 consisterà in una maggiore specificazione di temi e territori, ai fini di una concreta individuazione di soluzioni efficaci. Per questo anche la scelta di tre diverse sedi. In trepidante attesa dei risultati dell'edizione del Forum più alternativo nella storia dei Forum sociali, non possiamo far altro che augurarci un buon procedimento dei lavori! (amismc,  18/01/2006)

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Slow food: “Terra Madre” per salvare lo storico mercato di Missira (AGE/Com-Gif, 18/01/2006)

Slow Food parteciperà al Forum sociale mondiale. Roberto Burdese, vicepresidente di Slow Food, condurrà il 21 gennaio a Bamako il seminario dal titolo “Terra Madre e il ruolo delle comunità di piccoli produttori nella creazione di un modello sostenibile di produzione alimentare”. Dal 19 al 23 gennaio infatti nella capitale del Mali si aprirà la prima tappa del WSF, cui seguiranno gli appuntamenti di Caracas (Venezuela), di Karachi (Pakistan) e di Atene (Grecia). Quella di Bamako sarà la prima tappa di avvicinamento a Terra Madre, a Torino dal 26 al 30 ottobre 2006, e la partecipazione di Slow Food avviene nell'intento di estendere e rafforzare sempre più la rete mondiale di contatti tra coloro che intendono il cibo come un valore culturale imprescindibile per la salvaguardia dell'ambiente e delle identità locali. La portata internazionale dell'associazione Slow Food, che conta circa 85 000 iscritti in 107 Paesi, la realizzazione nell'ottobre 2004 del primo meeting Terra Madre, che ha messo a confronto tra loro 5.000 operatori del settore agroalimentare rappresentativi di modi di produzione ecosostenibili da 150 nazioni, la creazione dal 2002 ad oggi di circa trecento iniziative di aiuto e promozione per cibi e coltivazioni a rischio di scomparsa nei cinque continenti, i Presidi Slow Food; tutto ciò rende la partecipazione di Slow Food al Forum un passo obbligato e un contributo di ulteriore crescita per la rete sociale che si oppone agli effetti più deleteri e disumanizzanti della globalizzazione. La partecipazione al Forum sarà l'occasione per avviare anche un progetto concreto, nello stile che caratterizza da sempre l'azione di Slow Food. Roberto Burdese incontrerà infatti Aminata Traoré, ex ministro della cultura maliana, per definire il sostegno da parte della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus alla ristrutturazione del mercato di Missira, a Bamako. Si tratta di uno storico mercato ortofrutticolo della capitale con una bella struttura in pietra rossa maliana, il cui recupero è stato avviato da poco grazie all'intervento di Aminata e sotto la supervisione di Assétou, docente di biologia dell'Università di Bamako e leader delle comunità maliane di Terra Madre. L'obiettivo è quello di restituire agli agricoltori uno spazio per la vendita diretta dei loro prodotti, per assicurare guadagni dignitosi e preservare la tipicità delle coltivazioni locali, contribuendo nello stesso tempo alla ristrutturazione di un complesso architettonico espressione del patrimonio culturale maliano. (AGE/Com-Gif,  18/01/2006)

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