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Emergenza rifugiati eritrei (Osservatorio sulla legalità, 28/12/06)
Riceviamo e pubblichiamo - Signore e Signori, Ci e giunta la notizia dai profughi eritrei che si trovano in Libia, nella carcere libico di CUFRA, circa 400 eritrei uomini e donne con bambini, rischiano di essere espulsi, rimandati in eritrea, con il rischio, al loro rientro vengano incarcerati, mandati ai lavori forzati. Tra questi 400 ci sono alcuni uomini e donne che il dittatore eritreo ha interesse a riaverli per il ruolo politico che ha avevano, queste persone rischiano la pena di morte, senza passare per nessun tribunale, chiediamo a tutti di fare pressione presso l'ambasciata libica a Roma, a finché venga fermata la procedura di espulsione nei confronti di cittadini eritrei rifugiatisi in Libia. Già nel 2003 il governo libico ha rimandato in eritrea 181 persone, su richiesta del dittatore eritreo Iseya Afewerki, fino ora di queste persone non si ha notizia, sono stati trattati da traditori alloro rientro. Per evitare tutto ciò, la comunità di rifugiati eritrei in Italia chiede appoggio di tutti, a breve ci sarà una manifestazione davanti all'ambasciata libica in Italia, per chiedere di fermare, questo atto grave che mette in pericolo tante vite umane. Un cordiale saluto. A nome dell'A.H.C.S - Il Presidente Mussie Zerai (Osservatorio sulla legalità,
28/12/06)
Petrolio: compagnia Taiwan vince diritti estrazione in Libia (SwissPolitics, 21/12/06)
Accordo petrolifero Libia-Taiwan. Il colosso petrolifero statale Chinese Petroleum Corp ha vinto i diritti per l'estrazione di petrolio dal giacimento Murzuq 162 situato nel territorio libico. Lo ha reso noto la stessa compagnia energetica asiatica, precisando che il giacimento ha una capacità di 500 milioni di barili di petrolio. Il contratto con tra CPC e la National Corp, controllata dal governo di Tripoli, verrà firmato a gennaio. CPC ha aggiunto che costituirà una succursale in Libia che verrà chiamata 'Overseas Petroleum and Investment Corp'. L'accordo raggiunto tra Libia e Taiwan rientra nel piano del governo di Taipei di diversificare le fonti di approviggionamento energetico. Lo scorso 16 settembre il governo di Tripoli, rompendo un isolamento decennale, ha invitato gli investitori stranieri a presentare le domande per la concessione di estrazione di 41 blocchi. (SwissPolitics,
21/12/06)
Infermiere condannate, duri attacchi a reazioni occidente (Swisspolitics, 20/12/06)
I principali quotidiani della Jamahirya libica sostengono con fervore oggi la condanna a morte delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese colpevoli, secondo il Tribunale di Tripoli, di aver inoculato volontariamente il virus dell'aids a 426 bambini dell'ospedale pediatrico di Bengasi, 52 dei quali morti e altri 50 in gravi condizioni. "Un crimine imperdonabile", titola 'El Shams' (Il Sole) sottolineando che "l'affare dei bambini contaminati ci spinge a perseguire tutti i criminali e tutti i responsabili giuridici e politici che devono essere denunciati all'opinione pubblica". "I servizi segreti e i partiti sono dietro alla campagna che tenta di mettere in dubbio la giustizia dell'affare dei bambini vittima". Attaccando le 'reazioni occidentali', il quotidiano El Jamahirya (la repubblica) scrive che "la popolazione libica ha espresso il suo scontento per le reazioni avute ieri in Occidente in seguito al verdetto di condanna a morte. I libici considerano queste reazioni provocatrici e ostili" e, continua El Jamahirya, sono il segno "dello sguardo dall'alto degli occidentali, come se loro fossero esseri umani e gli altri non avessero questa qualita". La stampa libica è da sempre in favore della condanna a morte degli imputati e alla vigilia del verdetto di ieri a lanciato un virulenta campagna contro le cinque infermiere e il medico in carcere dal 1999. (Swisspolitics,
20/12/06)
Sdegno nel mondo per la condanna a morte delle infermiere bulgare e del medico palestinese (Radio Vaticana, 20/12/06)
Cresce lo sdegno della comunità internazionale, dopo che la giustizia libica ha condannato a morte le cinque infermiere bulgare e il medico palestinese accusati di aver inoculato nel ’98 il virus dell’AIDS a 426 bambini dell’ospedale di Bengasi, 52 dei quali sono poi morti. Perizie di esperti internazionali hanno dimostrato che le infezioni furono conseguenza delle pessime condizioni igienico-sanitarie della struttura ospedaliera. Intanto alla notizia della sentenza emessa dal tribunale di Tripoli, la Bulgaria ha respinto la condanna. Una doccia fredda per Sofia, che il 1° gennaio entrerà ufficialmente nell’Unione Europea. Stefano Leszczynski ha intervistato Riccardo Noury, portavoce in Italia di Amnesty International:. – Noi ci aspettiamo che l’Unione Europea prenda una posizione ferma – lo ha già fatto ieri nelle parole di Frattini – ma che la prenda in maniera duratura e che faccia l’impossibile perché queste condanne a morte non vengano eseguite. Dopodiché rimane un problema che Amnesty constata con preoccupazione, cioè il desiderio quasi bramoso da parte dell’Unione Europea di individuare la Libia come partner politico per fermare i flussi di migranti. E aggiungo anche una cosa: che la Bulgaria sta per entrare nell’Unione Europea. Ci troveremmo nella paradossale e spiacevole situazione per cui i cittadini dell’Unione Europea vengono condannati a morte ... D. – In ambito internazionale, sembrava che la Libia avesse molto ammorbidito i propri atteggiamenti negativi nei confronti dell’estero. Quello che sta succedendo oggi indica un passo indietro? R. – Certamente è un sistema giudiziario che presenta numerose imperfezioni; sono stati fatti dei passi avanti nel corso degli ultimi anni, con la scarcerazione di alcuni prigionieri politici. Però, il punto è che sui diritti umani c’è ancora molta strada da fare e il pieno rispetto dei diritti umani è la precondizione che l’Unione Europea e altri soggetti dovrebbero instaurare per proseguire i rapporti con Tripoli. D. – Come mai tanto accanimento sull’accusa nei confronti di questi infermieri e invece nessuna autocritica verso il proprio sistema sanitario? R. – Evidentemente, mettere in luce le imperfezioni del sistema sanitario sarebbe stata una forma di ammissione della propria colpevolezza: è molto più semplice, più rapido e più sbrigativo accusare cittadini stranieri di avere causato una strage di bambini. (Radio
Vaticana, 20/12/06)
Reazioni alla condanna a morte infermiere (Adnkronos/Dpa,
Dpa, 19/12/06)
USA - Il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha detto che gli Stati Uniti sono ''molto delusi'' dal verdetto di condanna a morte emesso da un tribunale della Libia nei confronti di cinque infermiere bulgare e un medico palestinese, riconosciuti colpevoli di aver infettato deliberatamente con il virus dell'Hiv circa 400 bambini libici. - Europa - Il Consiglio d'Europa esprime una ''condanna particolarmente energica e senza equivoci'' per la sentenza di morte nei confronti delle cinque infermerie bulgare e del medico palestinese accusati di aver infettato con i virus Hiv centinaia di bambini di Bengasi . ''Il Consiglio d'Europa- si legge in una nota- denuncia le esecuzioni in ogni circostanza ma la condotta delle autorita' libanesi in questa tragedia richiede una condanna particolarmente energica e senza equivoci''. (Adnkronos/Dpa,
Dpa, 19/12/06)
Condanna a morte per le infermiere bulgare e il medico (AdnKronos, in Yahoo notizie, 19/12/06)
Un tribunale libico ha confermato oggi la condanna a morte contro cinque infermiere bulgare e un medico palestinese, accusati di aver infettato con il virus dell'Hiv 400 bambini libici ricoverati in ospedale. I sei imputati erano già stati condannati a morte in un primo processo a Bengazi nel 2004, ma la Corte Suprema libica aveva annullato la sentenza e ordinato un secondo processo. Le infermiere e il medico, in carcere dal 1999, sono stati portati fuori dall'aula subito dopo il nuovo verdetto, mentre all'esterno i parenti dei piccoli contagiati manifestavano chiedendo l'esecuzione capitale. Più di 50 dei bambini infettati nell'ospedale di Bengazi sono già morti di Aids. Durante il processo esperti stranieri hanno insistito sul fatto che il contagio si era diffuso nell'ospedale prima dell'arrivo dei sei imputati. L'intero processo è stato contestato all'estero come un tentativo di fare del medico e delle infermiere il capro espiatorio di gravi negligenze, imputabili invece al sistema sanitario libico. ''Deluso e scioccato'': così si è definito il vicepresidente della Commissione Europea Franco Frattini per la decisione della magistratura libica di confermare in appello la condanna a morte delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese già condannati alla pena capitale in prima istanza. ''Sono molto deluso e scioccato da questa decisione'', ha dichiarato Frattini, nel corso di un'audizione davanti alla commissione d'indagine sulle carceri Cia del Parlamento Europeo a Bruxelles. Secondo Frattini, che è anche Commissario europeo per Giustizia, libertà e sicurezza, ''le autorità libiche dovrebbero ripensarci al più presto''. Frattini ha ricordato che ''la Bulgaria dal primo gennaio è membro dell'Unione Europea'' e che dunque la sentenza ''sarebbe un ostacolo alla nostra cooperazione con la Libia''. Quindi, pur ribadendo il suo ''rispetto per l'autorità del tribunale libico'', si è augurato che si giunga a una soluzione: ''Le possibilità di annullare la sentenza esistono'', ha concluso. L'Unione Europea, lamentando gravi irregolarità nel processo e nella difesa degli imputati, ha più volte chiesto una revisione della prima sentenza, invano. Il processo ai sei è uno degli elementi che ostacola una più stretta cooperazione tra l'Ue e la Libia, l'unico paese mediterraneo dell'Africa a non far parte del Processo di Barcellona. medico (AdnKronos, in Yahoo
notizie, 19/12/06)
Processo Aids: analisi virus scagiona imputati (Ansa, 06/12/06)
L'analisi molecolare dei virus coinvolti nei casi di Hiv/Aids di oltre 400 bambini ricoverati nell'ospedale pediatrico di Bengasi in Libia scagiona i sei operatori sanitari che, accusati di averli volontariamente infettati nel 1998, rischiano la pena di morte . Resi noti sulla rivista Nature, i risultati di quest'analisi, condotta dall'italiano Carlo Federico Perno del Dipartimento di Medicina Sperimentale e Scienze Biochimiche dell'universita' di Roma Tor Vergata in collaborazione, tra gli altri, con Giovanni Rezza dell'Istituto Superiore di Sanita', Vittorio Colizzi, Guido Castelli Gattinara dell'ospedale Bambino Gesu', mostrano infatti che i ceppi virali responsabili delle infezioni erano gia' circolanti nell'ospedale libico e avevano gia' cominciato a infettare molti anni prima dell'arrivo delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese. Secondo lo studio scientifico i sei imputati, che aspettano il verdetto finale per il 19 dicembre, sarebbero cosi' innocenti e la speranza degli autori e' che le autorita' libiche tengano conto di queste prove. a href="http://it.news.yahoo.com/06122006/2/aids-processo-libia-nature-analisi-virus-scagion.html">Ansa, 06/12/06)
Nuovo terminal container merci per il porto di Tripoli (Il Denaro, 05/12/06)
Le compagnie Tarros, Messina e Brointermed, già operanti in Libia da circa 20 anni, dovrebbero istituire un consorzio che, in alleanza con la locale Germa Shipping Agency, dovrebbe costruire un terminale per Container presso il porto di Tripoli. Il progetto mira ad agevolare le manovre di carico, scarico e movimento Containers, all'interno del porto di Tripoli che si trova proprio al centro della città. Il costo dell'intero progetto si aggirerebbe attorno a 25 milioni di Euro; l'area coinvolta sarà di 150 mila metri quadrati. L'esecuzione del progetto sarà curata dalla Portic
Co. di Singapore, che ha già realizzato terminali simili ad Algeri e a Malta. (Il
Denaro, 05/12/06)
Circa 800 i marocchini detenuti per aver tentato di partire per Italia
(Aduc,24/11/06)
(…)Sono 800 i marocchini detenuti in Libia per aver tentato di emigrare clandestinamente verso l'Italia partendo dalle sponde libiche. Lo rivelano fonti marocchine citate dal giornale arabo 'al-Zaman'. Il dato è emerso dopo che decine di familiari di questi immigrati clandestini hanno chiesto alle autorità di Rabat di intervenire presso il governo libico per ottenere il loro rilascio. Secondo la fonte, questi clandestini si troverebbero in condizioni di detenzione molto dure e tra loro ci sarebbero 19 donne. La notizia è stata confermata anche dal ministero dell'Interno libico, secondo il quale i marocchini presenti nei centri di detenzione libici perché intenti ad emigrare clandestinamente verso l'Italia sono 763. Il 40% di loro ha meno di 40 anni. Nei giorni scorsi i rappresentanti del ministero della Giustizia hanno discusso di questo caso con alcuni diplomatici marocchini ai quali hanno annunciato che al momento sono 167 i loro connazionali sotto processo e tra loro ci sono 19 donne. L'immigrazione clandestina è stata inoltre il principale tema discusso ieri a Tripoli nel corso dell'incontro tra il colonnello Gheddafi, il ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema e quello degli interni Giuliano Amato.
(Aduc, 24/11/06)
Amato da Gheddafi: «Via al pattugliamento delle coste» (La Stampa, 23/11/06)
Via libera a Frontex. Il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, al termine di un faccia a faccia con il leader libico Muammar Gheddafi, oggi a Tripoli, ha riferito ai giornalisti che il progetto di pattugliamento delle coste partirà a pieno ritmo, dopo l'avanguardia dello scorso ottobre e «dovrà essere affidato a Malta, Italia e con la collaborazione della Libia». Si tratterà, ha precisato il titolare del Viminale, di un'iniziativa «a carico dell'Unione europea» che dovrà essere combinata a strategie di contrasto alla criminalità e al traffico di esseri umani nel deserto nordafricano. Con i libici, gli italiani e i maltesi vogliono cooperare perché i controlli possano avvenire «più vicino alle coste» del paese di Gheddafi. «Quanto più vicino - ha valutato Amato - per il momento non è stato ancora definito, ma è già un passo avanti che ci sia da parte libica questa maggior disponibilità». Prosegue intanto la costruzione dei centri di accoglienza in Libia: uno è già pronto, ha assicurato il ministro dell'Interno, «sul secondo si sta lavorando». Amato ha poi spiegato di aver insistito con il colonnello per il coinvolgimento dell'Organizzazione internazionale per la migrazione e delle agenzie Onu per i diritti dei rifugiati nell'ambito della gestione del fenomeno migratorio. «Sull'Oim Gheddafi ha reagito positivamente» ha reso noto il capo del Viminale.
(La
Stampa, 23/11/06)
Al via lavori ministeriali Ue-Africa (Aduc, 22/11/06)(Aduc, 22/11/06)
E' iniziato con un messaggio di benvenuto del ministro degli Esteri libico, Mohamed A. Shalgam, il vertice Ue-Africa sull'immigrazione di Tripoli. Per l'Italia, sono presenti il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema e quello dell'Interno, Giuliano Amato. Per l'Unione Europea, il capo della diplomazia finlandese Erkki Tuomioja, alla presidenza di turno del Consiglio, il vicepresidente della Commissione, Franco Frattini, e il commissario Ue allo Sviluppo, Louis Michel. La Conferenza, che si concluderà con una dichiarazione politica congiunta Europa-Unione Africana sui vari aspetti delle tematiche migratorie, si inserisce nell'ambito dell'Approccio Globale alla gestione delle migrazioni', adottato un anno fa dal Consiglio europeo e basato sulla promozione di un partenariato strategico tra paesi di origine, transito e destinazione. L'iniziativa trae ispirazione anche dalla 'Strategia dell'Ue per l'Africa', frutto dello stesso Consiglio. L'appuntamento di Tripoli ha un'importanza notevole, nell'ottica italiana, soprattutto perché gran parte dei flussi clandestini che approdano sulle nostre coste arrivano proprio dalla Libia. Secondo stime informali di Bruxelles, gli immigrati illegali approdati sulle coste meridionali europee in provenienza dal paese nordafricano, sono stati circa 41mila dall'inizio del 2005 all'agosto del 2006, di cui circa 38mila sono arrivati in Italia e 3mila a Malta. Attribuire alla Libia un ruolo politico in chiave europea e africana è quindi per l'Italia fondamentale, soprattutto perché Tripoli, a differenza degli altri paesi del Nord Africa, non ha stipulato nessun accordo di cooperazione o di associazione con l'Ue, non essendo parte a pieno titolo del Processo di Barcellona. Il coinvolgimento di Bruxelles può aiutare notevolmente l'Italia nel dialogo bilaterale con la Libia, che vede da parte di Tripoli l'opposizione a pattugliamenti ravvicinati delle coste e una richiesta sempre più insistente di assistenza, nonostante il sostegno tecnico, logistico e materiale già fornito dal Viminale.
(Aduc, 22/11/06)
Arrivano i container (Trasportoeuropa, 14/11/06)
La politica di apertura di Gheddafi sta dando i primi risultati anche nell'ambito del trasporto. Secondo quanto riferito dall'Ansa, tre società italiane che operano da lungo tempo nel Paese nordafricano - ossia Tarros, Messina e Brointermed – avrebbero stilato un progetto per un nuovo porto container a Tripoli. L'opera verrebbe costruita e gestita da un joint venture al cinquanta percento con la società libica Germa Shipping. Il progetto operativo è stato realizzato dalla Portek di Singapore e si svilupperebbe su un'area complessiva di 150mila metri quadrati, richiedendo un investimento di 25 milioni di euro. L'agenzia giornalistica non riporta ulteriori dettagli sulla capacità di movimentazione del nuovo porto. Inizialmente servirebbe per decongestionare l'attuale scalo, che non ha possibilità d'espansione essendo situato al centro della città. (Trasportoeuropa,
14/11/06)
400 tartarughe provenienti dalla Libia sequestrate a Malpensa (WWF, 08/11/06)
406 tartarughe terrestri della specie "Testudo kleinmanni" sono state sequestrate all'aeroporto della Malpensa e affidate in via provvisoria all'Oasi WWF di Vanzago, vicino Milano. Ad effettuare il sequestro gli uomini del Nucleo Cites del Corpo Forestale dello Stato. Il carico di testuggini egiziane proveniva dalla Libia: l'intera partita sul mercato illegale avrebbe fruttato almeno 300 mila euro: si tratta del più vaso sequestro del genere avvenuto in Italia negli ultimi anni. L'operazione arriva a seguito di un'intensa attività investigativa coordinata dall'Ufficio Centrale Cites del Corpo Forestale dello Stato di Roma, che nell'ottobre del 2005 aveva portato al sequestro di 275 esemplari di rettili della stessa specie all'aeroporto di Fiumicino. Si tratta di una specie molto rara (e di piccole dimensioni: 10-15 cm.), inserita nell'Appendice I della Convenzione di Washington che regola il commercio internazionale di fauna e flora e nella Lista Rossa delle specie in via di estinzione: il loro commercio è assolutamente vietato.
(WWF, 08/11/06)
Arrestati 709 immigrati clandestini a fine ottobre (Reuters, 07/11/06)
La polizia libica ha arrestato 708 migranti clandestini che tentavano di imbarcarsi per l'Europa dalla Libia a fine ottobre. Lo ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale Jana. Nel corso dello stesso periodo dal 22 al 31 ottobre le autorità libiche hanno anche trattenuto 1.213 clandestini di varie nazionalità. Le ultime espulsioni portano pertanto ad almeno 6.800 il numero di persone rimandate a casa da metà settembre, secondo le cifre libiche. La Libia ospiterà una conferenza europeo-africana sull'immigrazione a novembre. L'Europa ha lanciato un appello ai paesi nordafricani affinché si impegnino di più per fermare il flusso di migranti illegali che cercano di raggiungere l'Europa tramite l'Italia e la Spagna. I governi africani hanno esortato una collaborazione allargata fra Europa e Africa, sostenendo che le misure restrittive per combattere l'emigrazione non sono efficaci se non si accompagnano ad aiuti allo sviluppo nei paesi di partenza. (Reuters,
07/11/06)
Parola alla difesa nel processo per il contagio di Hiv (Euronews, 31/10/06)
Le infermiere bulgare e il medico palestinese non hanno iniettato il virus Hiv negli organismi dei bambini libici, ma sono le precarie condizioni d'igiene dell'ospedale di Bengasi ad averne provocato la morte. E' la linea della difesa del processo in corso a Tripoli: il secondo contro i 6 accusati di avere deliberatamente infettato 426 bambini alla fine degli anni Novanta. Nel primo procedimento, gli imputati vennero condannati a morte per fucilazione. Ma l'Alta corte libica si pronunciò per la ripetizione del processo. Nel frattempo era scattata una trattativa diplomatica per la liberazione dei 6, conclusa con un nulla di fatto. Gli imputati si sono dichiarati innocenti e affermano di essere stati torturati per confessare la loro colpevolezza.
(Euronews, 31/10/06)
Rivista inglese diffonde i documenti sul processo alle infermiere bulgare (Peacereporter,
26/10/06)
La rivista scientifica inglese Nature è riuscita a ottenere i documenti relativi al processo che, da otto anni, vede imputati cinque infermiere bulgare e un medico palestinese, accusati dalla magistratura libica di aver deliberatamente infettato 400 bambini con il virus dell'Hiv nell'ospedale di Bengasi, dove lavoravano. Nature li ha tradotti in inglese e pubblicati, dopo averli fatti analizzare e commentare da una esperta che ha ribadito quanto sostenuto da molti specialisti nel corso degli anni: l'epidemia si propagò a causa delle cattive condizioni igieniche dell'ospedale, e non per un deliberato sabotaggio degli imputati. Gli accusati vennero condannati a morte due anni fa, ma l'anno scorso il processo di appello annullò la sentenza. A quel punto sembrava che gli imputati sarebbero stati rilasciati, ma ad agosto scorso un magistrato ha chiesto nuovamente la condanna a morte per tutti e sei. Il processo dovrebbe riaprirsi nei prossimi giorni. (Peacereporter,
26/10/06)
Morto un bimbo contagiato da Aids (Corriere della sera,
26/10/06)
Morto due giorni fa a Bengasi uno dei 426 bambini malati di Aids in Libia. I piccoli, secondo le autorita', sarebbero stati contagiati da cinque infermiere bulgare e da un medico palestinese. La morte e' stata comunicata solo ieri sera dall'associazione delle famiglie dei bambini vittime del virus. Sono in tutto 52 i piccoli morti in seguito al caso di contagio da Hiv. Il 31 ottobre riprendera' il processo contro le 6 persone accusate di aver iniettato il virus. Sono in carcere dal 1999 e si dichiarano innocenti. (Agr.Corriere
della sera, 26/10/06)
Accordo per la distribuzione di computer. (A cura di F. Guido, Datamanger,
16/10/06)
Con un accordo siglato con un'associazione no-profit statunitense, il governo fornirà ai propri studenti un computer laptop. Secondo quanto riportato dal New York Times, in Libia sono più di 1,2 milioni gli studenti presenti nel Paese e la distribuzione dei primi computer inizierà già a partire dal prossimo novembre. La società incaricata dal governo libico per la produzione dei laptop è la Quanta Computer e la società taiwanese inizierà a luglio 2007 la produzione di massa dei dispositivi destinati agli studenti presenti sul territorio libico. Il progetto dovrebbe concludersi nel 2008 e secondo quanto dichiarato dal presidente del progetto "One Laptop per Child", Nicholas Negroponte, la Libia sarà il primo Paese in cui tutti i ragazzi di età scolare saranno connessi ad Internet. Oltre ai 1,2 milioni di computer distribuiti, il progetto che costerà 250 milioni di dollari, assegnerà: un server in ogni scuola, una squadra di consulenti tecnici, un servizio internet satellitare ed altre strutture. Sono molti i Paesi che stanno aderendo al progetto fortemente sostenuto dalle Nazioni Unite, infatti anche Argentina, Brasile, Nigeria e Thailandia si stanno organizzando per distribuire a tutti gli studenti dei Paesi poveri i computer al costo di 100 dollari ciascuno.
Sempre secondo quanto dichiarato da Negroponte, il leader libico Moammar Gheddafi sarebbe disposto a finanziare il progetto per distribuire i computer anche in Niger, Ciad e Rwanda. (A cura di F. Guido, Datamanger,
16/10/06)
Rivolta di detenuti islamici con un morto e diversi feriti. (Arabmonitor,
11/10/06)
Tripoli, 11 ottobre - C'è stata una rivolta nel carcere libico di Abu Salim, a Tripoli, il 4 ottobre scorso in cui un detenuto è morto e 17 persone sono rimaste ferite, tra cui 14 guardie. Nel corso degli incidenti, militanti islamici detenuti si sono scontrati con gli agenti e le forze di polizia. Lo ha affermato il procuratore capo libico in un comunicato pubblicato dall'agenzia Jana. (Arabmonitor,
11/10/06)
Petrolio, presto nuove scoperte saranno annunciate (la Repubblica, 27/09/06)
Prossimo l'annuncio di nuove scoperte petrolifere in Libia: e' quanto afferma il presidente della Noc (National Oil Corporation) ed ex primo ministro libico Shokri Ghanem, ricordando che sono al momento piu' di ventisei le compagnie impegnate in attivita' di ricerca nel paese: "Come risultato, ci sono segnali di scoperte che saranno presto annunciate - ha spiegato Ghanem - qualora ricevessero conferma. Con la presenza di queste compagnie, si sta investendo molto denaro nell'esplorazione. Speriamo che presto si faranno grandi scoperte di petrolio". Ghanem ha aggiunto che il nuovo Consiglio per gli Affari del Petrolio e del Gas aiutera' il Governo ad amministrare meglio l'industria degli idrocarburi. L'organismo e' stato costituito proprio "per supportare il Governo nelle sue decisioni di politica energetica". La Libia mira a raddoppiare la produzione portandola a oltre tre milioni di barili al giorno nel prossimo futuro.
(la Repubblica,
27/09/06)
Frattini: tre milioni alla Libia per contrastare l'immigrazione(Ansa, 21/09/06)
"In pochi giorni potrò sbloccare un finanziamento di 3 milioni di euro destinati alla Libia per comprare dieci autovetture specializzate, visori notturni ed equipaggiamenti" per il contrasto dell'immigrazione clandestina. Lo ha annunciato il vice commissario europeo Franco Frattini, a Tampere per il vertice informale dei ministri degli Interni e della Giustizia Ue. Si tratta ovviamente, ha sottolineato Frattini, prima di tutto di "un segnale politico" per la Libia ed è importante che "per la prima volta ha ottenuto il consenso di tutto il Consiglio". I tre milioni sbloccati, ha spiegato Frattini, sono un "primissimo inizio". Ed ha aggiunto: "Troveremo poi una data entro la quale potremo riunirci all'inizio di ottobre a livello di ministri con la Libia, il ministro Amato e il collega maltese. Una riunione che rappresenterà il seguito dell'incontro tecnico svolto due settimane fa a La Valletta". "Si è inoltre considerata seriamente - ha proseguito - l'idea di un aiuto al controllo della frontiera Sud della Libia sotto il coordinamento di Frontex, nella frontiera cioé del deserto tra Libia e Ciad e tra Libia e Niger". "I libici - conclude Frattini - mi autorizzano a dire che sono disposti ad accettare il coordinamento Frontex in azione di pattugliamento congiunto, vedremo poi esattamente dove, perché non abbiamo ancora valutato la distanza dalla costa. Ma in ogni caso l'idea che Frontex possa coordinare un lavoro comune fatto da Italia, Malta e Libia è una novità piuttosto importante".(Ansa, 21/09/06)
Immigrazione clandestina, investigatori italiani in Libia
(Corriere Canadese,
14/09/06)
Funzionari italiani forniranno il loro supporto alla polizia libica «anche per consentire l'immediato sviluppo di ogni utile spunto investigativo» per il contrasto dell'immigrazione clandestina e l'individuazione dei responsabili del traffico. Lo rende noto il Viminale al termine dell'incontro tecnico con alti funzionari di Tripoli organizzato ieri al Ministero. Nel corso della riunione, dedicata alla collaborazione con le autorità di polizia libiche, sono state definite le modalità di partecipazione di funzionari della polizia italiana alle operazioni attualmente in corso sulla costa libica, dove sta iniziando ad operare una speciale task force costituita ad hoc dalle autorità di Tripoli allo scopo di bloccare la partenza di imbarcazioni cariche di clandestini e di individuare i responsabili del traffico. - L'incontro è anche servito per mettere a punto la collaborazione contro le organizzazioni criminali implicate nella tratta degli esseri umani. Sulla scorta delle iniziative intraprese nelle scorse settimane dal ministro dell'Interno Giuliano Amato, riferisce il Viminale, è stato inoltre definito l'imminente arrivo a Roma di un esperto della polizia libica che fungerà da ufficiale di collegamento, rafforzando così la cooperazione investigativa già avviata grazie alla presenza a Tripoli di un ufficiale di collegamento della polizia italiana. Amato incontrerà, inoltre, il ministro libico Salah El Musmari per fare il punto sulla cooperazione. (…)(Corriere Canadese, 14/09/06)
Italia-Libia, l’asse della vergogna (Peacereporter,
13/09/06)
Torture, pestaggi e violenze sessuali. E’ solo una parte del campionario di abusi che i migranti catturati dalle autorità libiche subiscono ogni giorno, secondo un rapporto pubblicato oggi da Human Rights Watch. Abusi di cui il governo Berlusconi si è reso complice, con il rimpatrio forzato da Lampedusa di quasi 3 mila clandestini, a cui sarebbero stati negati i più elementari diritti sanciti dalla Convenzione per i Rifugiati. Secondo il rapporto pubblicato dall’organizzazione con sede a New York, focalizzato soprattutto sulla politica libica nei confronti dei clandestini, le responsabilità dell’Italia nella vicenda sarebbero più che evidenti. In particolare, sotto il precedente governo di Silvio Berlusconi, le autorità italiane avrebbero rispedito da Lampedusa in Libia almeno 2.800 migranti senza dare loro la possibilità di richiedere asilo politico, come previsto dalla Convenzione Onu per i Rifugiati del 1951. Lasciandoli alla mercé di uno stato che della suddetta Convenzione non è neanche firmatario, e che negli ultimi anni ha accettato di buon grado di diventare lo sbirro dell’Europa sulle coste mediterranee, accollandosi il lavoro sporco che gli stati dell’Unione Europea sono restii a compiere direttamente. (….)
(Peacereporter,
13/09/06)
Gravi violazioni su migranti africani (Vita, 12/09/06)
Ieri mattina al CIR è stato presentato in anteprima alle associazioni il rapporto "Arginare i Flussi: abusi contro migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Libia" redatto da Human Rights Watch, una delle più autorevoli organizzazioni per la tutela dei diritti umani nel mondo con sede a New York. Il CIR giudica molto allarmanti le informazioni fornite dal rapporto, anche in considerazione del fatto che fino ad aprile di quest'anno l'Italia ha respinto circa 3.000 stranieri in Libia dopo il loro sbarco in Sicilia. Ritiene infatti fondamentale che la Libia ponga fine agli abusi, che includono anche maltrattamenti fisici, cui sono sottoposti i migranti subito dopo l'arresto e durante il regime di detenzione. Si auspica, inoltre, che la Libia sviluppi un sistema d'asilo nel pieno rispetto del principio di non refoulment e aderisca alla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati. Infine, il CIR è convinto che l'Unione Europea debba con forza adoperarsi affinché il rispetto dei diritti umani sia precondizione per ogni forma di cooperazione con la Libia. Per leggere il rapporto (da domani), vai
sul sito di HRW. (Vita,
12/09/06)
Chiesti risarcimenti record alle infermiere bulgare (Euronews, 12/09/06)
Le cinque infermiere bulgare e il medico palestinese sotto processo in Libia con l'accusa di aver intenzionalmente contagiato col virus dell'Aids centinaia di bambini, potrebbero essere condannati a risarcire le vittime con oltre dieci milioni di euro a testa. E' la richiesta delle parti civili, avanzata nell'uidienza di martedi, nel corso della quale è stato proiettato in aula il video della perquisizione nelle residenze degli imputati. Secondo il verbale sarebbero state rinvenute fiale con il virus dell'Aids. La vicenda cominciata nel 1999, tiene col fiato sospeso la Bulgaria, paese d'origine delle infermiere. Il capo dello stato, Giorgi Parvanov, intervistato da Euronews si è mostrato tuttavia ottimista. "E' importante aver stabilito un dialogo diretto con le autorità libiche. Sono certo che in qualche settimana, forse in qualche mese, ma non oltre, saremo in condizioni di riportare le infermiere a casa loro". Secondo l'accusa, i sei imputati avrebbero contagiato con l'HIV 426 bambini ricoverati nell'ospedale di Bengasi. Una sentenza di condanna a loro carico, nel 2005, è stata annullata dalla Corte suprema che ha disposto un nuovo processo.
(Euronews, 12/09/06)
Immigrazione: incontro Italia-Libia su task force (Il Corriere della Sera, 12/09/06)
Prende corpo il progetto di una task force italo-libica per contrastare l'immigrazione clandestina. Responsabili del ministero dell'Interno hanno incontrato oggi a Roma alti funzionari di Tripoli per definire un piano di controllo e prevenzione nei porti nordafricani. Agenti della Polizia italiana dovrebbero affiancare i colleghi libici. La task force avra' il compito di impedire le partenze dei barconi, individuare gli scafisti e le rotte delle organizzazioni criminali che stanno dietro il fenomeno.
(Il Corriere della Sera,
12/09/06)
Gheddafi: la Coca-Cola ha origini africane, risarciteci
(AGI, 11/09/06)
La Coca-Cola e altre bibite affini sono africane e quindi le multinazionali americane devono risarcire le popolazioni dell'intero continente. Lo ha affermato il leader libico Muammar Gheddafi, che, durante le manifestazioni per il settimo anniversario della nascita dell'Unione africana, ha rivendicato le origini africane di una delle icone del 'made in Usa'. Gheddafi, secondo quanto riportato dall'agenzia libica Jana, ha affermato che le sostanze utilizzate per la realizzazione della celebre bevanda "provengono da piante" africane e, di conseguenza, Coca-Cola ma anche "Pepsi-Cola e Kiti-Cola" sono africane. "Le multinazionali ci devono risercire", ha insistito il colonnello.
(AGI,
11/09/06)
Immigrazione: Libia apre negoziato (Ansa,
06/09/06)
Con la Libia si apre la prospettiva di un accordo di cooperazione per combattere l'immigrazione clandestina. Tripoli collabora al pattugliamento nel Mediterraneo e l'Europa coopera per vigilare nel deserto. Il vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini ha accolto in modo molto positivo le ultime dichiarazioni del viceministro degli esteri libico, Abdulati Alobidi sui termini di una cooperazione.
(Ansa,
06/09/06)
Ue non puo' pattugliare nostro mare (Aduc, 06/09/06)
"La Libia non accettera' mai il pattugliamento del mare all'interno dei propri confini. Per combattere l'immigrazione clandestina l'Europa deve darci mezzi e apparecchiature adeguate". Lo ha dichiarato Abdulati Alobidi, viceministro degli Esteri con delega agli Affari Europei della Libia, in un'intervista a 'Il Corriere della Sera', in visita in Italia per incontrarsi con il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, e il commissario Europeo, Franco Frattini. "Dobbiamo sorvegliare oltre 4mila chilometri di frontiere terrestri e dunque abbiamo bisogno di aiuto - ha aggiunto Alobidi - Non abbiamo problemi di uomini devono darci elicotteri, fuoristrada attrezzati per il deserto, visori notturni, motovedette. Questa e' la collaborazione che vogliamo: aiuto logistico e di intelligence per combattere i trafficanti. Sul nostro territorio ci sono gia' circa un milione di clandestini e noi non siamo piu' in grado di fronteggiare questo problema. Quello con il ministro Amato - ha proseguito - e' stato un dialogo molto proficuo, perche' l'Italia gia' collabora con noi". "Ma a questo punto - ha spiegato il rappresentante libico - e' il commissario europeo a dover intervenire con i fatti e non soltanto con le parole. Frattini dovra' dare qualcosa invece di prendere decisioni unilaterali. La soluzione non puo' essere affidata soltanto alle misure di repressione, bisogna seguire un programma di prevenzione impedendo a queste persone di superare i confini terrestri". In un'altra intervista a 'La Stampa', il viceministro afferma: "Avevano fissato la data dell'inizio dei pattugliamenti, il 7 settembre, senza neppure consultarci. Sono dovuto andare a Roma per chiarire la nostra posizione al commissario Ue Franco Frattini. Anche il governo Prodi vuole garantire gli impegni assunti da Silvio Berlusconi. Il grande gesto riparatore, l'autostrada costiera, si fara'. La discussione e' aperta sui tempi e i modi di realizzazione".
(Aduc, 06/09/06)
Scontro tra Gheddafi e il figlio sul futuro della rivoluzione
(Centomovimenti, 01/09/06)
Il dittatore libico Muhammar Gheddafi ha festeggiato il trentasettesimo anniversario del golpe che lo ha portato al potere assicurando che la rivoluzione continuerà a qualunque costo. "Chi vuole le riforme ritiene che il popolo sia ignorante e immaturo - ha tuonato - ma grazie a Dio i nostri nemici sono stati stroncati e bisogna essere pronti a ucciderli se rialzano la testa. Non possiamo permettere che indeboliscano il potere del popolo e della rivoluzione, perché la rivoluzione garantisce libertà, sovranità e ricchezza a tutti". Ma il primo "nemico" dal quale il colonnello dovrà guardarsi sembra essere proprio suo figlio. Per Seif al Islam, infatti, la rivoluzione è finita e la Libia necessita di una trasformazione che la porti a diventare un paese simile a quelli occidentali. "Smettiamola di prenderci in giro, quello in cui viviamo non è un paradiso - ha dichiarato - serve la privatizzazione delle imprese, delle principali compagnie telefoniche e delle banche. Il Paese dovrà poi aprire le porte all'insediamento di banche straniere". Ndr – Vedi anche l’articolo su
la Stampa del 02/09/06
- (Centomovimenti,
01/09/06)
Immigrazione, prime aperture a collaborare (Il Corriere della Sera, 01/09/06)
Prime aperture da parte della Libia in tema di immigrazione clandestina. La Libia sarebbe disposta ad accettare la proposta di partecipare ai pattugliamenti misti nel Mediterraneo, ma chiede in cambio collaborazione per il controllo della frontiera sud del Paese nordafricano, quella che confina con il deserto. Lo ha detto il vicepresidente della Commissione europea, nonche' commissario alla Giustizia, Liberta' e Sicurezza, Franco Frattini, al termine del suo incontro con il segretario per gli Affari europei del ministero degli Esteri libico, Abdulati Ibrahim Alobidi.
(Il Corriere della Sera,
01/09/06)
Procura chiede pena di morte contro medici su caso Hiv (Reuters, 29/08/06)
Un procuratore libico ha chiesto oggi la pena di morte per le cinque infermiere bulgare e il medico palestinese accusati di aver volontariamente inoculato il virus dell'Hiv, che causa l'Aids, in più di 400 bambini. "Fu un atto crudele, criminale e inumano. E' una catastrofe umana", ha dichiarato il procuratore Omar Abdulkhaleq davanti al tribunale di Tripoli, aggiungendo che 53 dei 430 bambini contagiati sono poi deceduti. "Chiediamo la pena di morte per gli imputati". In occasione del loro primo processo, le infermiere e il medico erano stati riconosciuti colpevoli di aver intenzionalmente inoculato alla fine degli anni 90 il virus dell'immunodeficienza umana (Hiv) in 426 bambini, all'epoca in cui lavoravano all'ospedale di Bengasi. Condannati a morte, i sei erano sfuggiti all'esecuzione grazie a una sentenza della Corte suprema che aveva ribaltato la sentenza, rinviando il processo a un secondo tribunale, che ha iniziato i suoi lavori a maggio. Le cinque infermiere bulgare, Snezhana Dimitrova, Nasya Nenova, Valentina Siropolu, Christiana Valcheva e Valia Cherveniashka, e il medico palestinese Ashraf Alhajouj, detenuti dal 1999, hanno costantemente respinto le accuse a loro carico. Il procuratore Abdulkhaleq ha sostenuto in aula che i sei avevano commesso anche altri reati, come l'acquisto e la vendita di alcol e rapporti sessuali extraconiugali, illegali in Libia. Accuse respinte dagli imputati. Il procuratore ha aggiunto, senza fornire dettagli, che 20 mamme avrebbero contratto il virus allattando i bambini sieropositivi. Gli imputati hanno affermato, durante il secondo processo, che le loro confessioni erano state loro estorte sotto tortura, accusa sostenuta dalla Bulgaria e dai paesi a essa alleati. Un responsabile del settore sanitario di Bengasi aveva affermato che circa 1.500 casi di Hiv erano stati registrati prima dell'epidemia all'ospedale. Ma il tribunale ha respinto la richiesta della difesa di chiamare questo funzionario al banco dei testimoni. Tripoli ha suggerito che le infermiere potrebbero essere liberate, se la Bulgaria accettasse di risarcire i bambini e le famiglie, che reclamano 4,4 miliardi di euro di danni. Il governo di Sofia ha rifiutato di pagare, ma si è unito agli Stati Uniti e all'Unione europea che si sono messi d'accordo con la Libia per la creazione di un fondo di sostegno alle famiglie. Al termine della requisitoria, il processo d'appello è stato aggiornato al 5 settembre prossimo.
(Reuters, 29/08/06)
Arresti in Giappone per esportazione materiale sensibile
(Articolo21, 25/08/06)
La polizia giapponese ha arrestato stamani cinque dirigenti di un'azienda accusata di aver esportato illegalmente in Libia, nel 2001, materiale sensibile potenzialmente utilizzabile per assemblare armi nucleari, poco prima che il Paese nordafricano rinunciasse al programma sulle armi atomiche nel 2003. La compagnia in questione, Mitutoyo Corporation, e' specializzata nella produzione di strumenti per misurazioni ad alta precisione. Secondo la stampa, l'azienda avrebbe esportato senza le necessarie licenze due strumenti, che, opportunamente modificati, avrebbero potuto essere usati nel processo di arricchimento dell'uranio. Il tipo di macchinari prodotto dalla Mitutoyo e' soggetto, in caso di esportazione, all'autorizzazione da parte del ministero dell'Economia e del Commercio nipponico, in quanto puo' essere utilizzato anche per finalita' militari. I dirigenti dell'azienda avrebbero deliberatamente falsificato i documenti doganali per esportare due unita' tra ottobre e novembre 2001. Stando alle prime ricostruzioni, i due macchinari sarebbero stati dapprima trasportati nella filiale a Singapore della Mitutoyo per poi giungere in Malaysia, dove sarebbero stati ritirati dalla 'Scomi', una compagnia sospettata di essere invischiata nel mercato nero delle armi nucleari. Uno dei due strumenti era stato ritrovato nel 2003 in un laboratorio nucleare in Libia, durante le ispezioni svolte dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA). La Mitutoyo e' inoltre sospettata di aver esportato illegalmente i macchinari anche in Iran: per questo la polizia ha messo sotto inchiesta una compagnia di import-export iraniana con base a Tokyo accusata di implicazioni nella vicenda
(Articolo21, 25/08/06)
Immigrazione: dietro gli sbarchi la mano di Gheddafi (Visti da lontano, 25/08/06)
Continuano gli sbarchi di immigrati clandestini a Lampedusa (7 nelle ultime 12 ore come riportato da
La Stampa
che parla di "assalto") mentre il problema non investe solo l'Italia: dall'inizio dell'anno più di 18.000 immigranti clandestini sono giunti alle Canarie dall'Africa occidentale(1.400 solo nell'ultimo weekend), prevalentemente dal Senegal, inducendo Spagna, Senegal e Mauritania a trovare un accordo per collaborare nella lotta a questo fenomeno. - Accordo che, nel caso italiano, si sta rivelando quasi impossibile con il governo libico come sottolinea
The Economist nel suo articolo "Affondati"
, occhiello "Più barche, più annegamenti e sospetti sul ruolo libico". La prima riflessione del settimanale sui recenti drammatici affondamenti è amara, "Fossero morti durante attacchi terroristici, sarebbero stati su tutte le prime pagine. Lo scorso weekend 79 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo meridionale. Ma erano immigrati che sono annegati cercando di raggiungere l'Europa a bordo di imbarcazioni inadatte. La loro morte non ha fatto notizia al di fuori dei confini italiani". Secondo The Economist "sta crescendo il sospetto che vi sia la mano del colonnello Gheddafi dietro all'aumento di partenze dalla Libia. Non si tratterebbe del primo caso di leader africani che vedono nella immigrazione illegale un'opportunità per forzare la mano ai ricchi europei". L'effetto mediatico degli affondamenti e degli sbarchi mette sotto pressione il governo, pur trattandosi, come fa notare l'articolo di una ridotta porzione del vastissimo mondo dell'immigrazione clandestina verso l'Italia, "solo il 4% dei clandestini è arrivato nel 2004 via mare". Ed è proprio su questo effetto mediatico e sulla crescente pressione da parte dell'opinione pubblica che si potrebbe basare il gioco di qualche leader africano senza scrupoli alla ricerca di accordi favorevoli. E The Economist aiuta a ricordare come nel caso di Gheddafi tutti i tentativi fatti dal governo Berlusconi di raggiungere un accordo siano falliti di fronte alle richieste di risarcimenti per i danni dovuti alla colonizzazione italiana. - Su questo punto ritorna anche la rivista africana
Jeune Afrique ("L'Italia tenta di reagire ai drammi dell'immigrazione clandestina")
che riferisce delle critiche del Ministro Bianchi in merito alla assoluta "assenza di dialogo con Tripoli in un campo che vede folle di disperati gettati sulle carrette del mare" e sottolinea gli sforzi italiani "per la cooperazione da parte della Libia per lottare contro l'immigrazione clandestina in un quadro ostacolato da alcuni importanti contenziosi come quelli dei risarcimenti per l'occupazione italiana". Un nuovo tentativo sarà fatto nei prossimi giorni con un summit tra Libia, Malta ed Italia a La Valletta ad inizio settembre.
(Visti da lontano, 25/08/06)
Gheddafi: 'Eravamo a un passo dalla bomba nucleare' (Il Resto del Carlino, 25/07/06)
La Libia era sul punto di costruire una bomba atomica prima dell'abbandono, nel 2003, del suo programma di armi di distruzione di massa, a quanto ha rivelato personalmente lo stesso leader libico, colonnello Muammar Gheddafi. A quanto scrive l'agenzia libica Jana, parlando davanti ad un gruppo di ingegneri riuniti a Tripoli, Gheddafi ha ammesso "la Libia era sul punto di fabbricare una bomba nucleare" e che "ciò non è più un segreto", dal momento che "ne erano al corrente gli americani e l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea)". "Abbiamo speso molti soldi in progetti militari - ha quindi aggiunto il leader libico - per la realizzazione delle nostre speranze di dar vita ad una comunità di paesi arabi", e ha ammesso poi che "sfortunatamente tutto ciò è fallito". Gheddafi ha ricordato di aver sostenuto i movimenti di liberazione in Africa, in America, in Asia ed anche l'esercito rivoluzionario irlandese (IRA). "Ma tutto ciò è acqua passata e ne abbiamo pagato le conseguenze", ha continuato il leader libico. Nel dicembre 2003, Gheddafi aveva sorpreso il mondo annunciando che Tripoli avrebbe rinunciato ufficialmente al suo programma di armi di distruzione di massa. E tale decisione aveva in larga parte contrbuito al miglioramento delle relazioni della Libia con l'Occidente e con gli Stati uniti. Washington ha annunciato, il 15 maggio scorso, la ripresa delle relazioni diplomatiche con la Libia e, quindi, la cancellazione di tale paese dalla lista degli stati che sostengono il terrorismo.
(Il Resto del Carlino,
25/07/06)
Sviluppi in vista sul fronte ferroviario (Guidaviaggi, 21/07/06)
Sviluppi sul fronte dei collegamenti ferroviari tra la Tunisia e la Libia, a questo mira la nascita di una società mista tunisino-libica atta al miglioramenti dei collegamenti tra i due Paesi. Questo il risultato dell’accordo scaturito a seguito dell’incontro dell’alta commissione tunisino-libica, secondo quanto riporta il giornale tunisino Le Quotidien. Compito della nuova società sarà non solo quello di realizzare progetti per nuovi collegamenti ferroviari, ma anche volti al miglioramento delle linee che sono già esistenti. Tra i progetti che sono stati approvati anche la costruzione di un’autostrada ed il rafforzamento del traffico aereo con una nuova rotta aerea diretta
Sfax-Tripoli.
(Guidaviaggi, 21/07/06)
Usa: sospese sanzioni su voli da e per la Libia (Corriere della Sera, 13/07/06)
Gli Stati Uniti hanno revocato oggi le sanzioni imposte precedentemente imposte al traffico aereo da e con la Libia, un'ulteriore riprova della distensione tra i due Paesi. Le retrinzioni ai voli libici erano una ritorsione per l'attentato di Lockerbie dell'88 contro un velivolo della compagnia Pan Am, in cui morirono 270 passeggeri, di cui 189 americani. La sospensione delle sanzioni e' stata annunciata a margine di una visita ufficiale a Tripoli di una delegazione americana guidata da Paula Dobrianski, alto funzionario del Dipartimento di Stato di Washington.
(Corriere della Sera,
13/07/06)
Amato: Libia ha diritto a chiedere risarcimenti (Nelson
Graves, Reuters, 03/07/06)
La Libia ha il diritto di chiedere che l'Italia paghi per i danni causati nel corso di oltre 30 anni di "insensato" dominio coloniale. Lo ha detto oggi il ministro dell'Interno Giuliano Amato. "Dobbiamo accettare il fatto che eravamo un paese imperiale che ha invaso la Libia all'inizio del 20esimo secolo", ha detto Amato in un'intervista a Reuters, parlando in inglese. "Se ci fosse un conto da pagare, non c'è una legge di prescrizione con la storia". A febbraio 11 persone furono uccise quando una folla inferocita cercò di invadere il consolato italiano di Bengasi, durante le proteste contro le vignette danesi che avevano preso in giro l'Islam e il profeta Maometto. Il leader libico Muammar Gheddafi affermò successivamente che le manifestazioni non erano state causate dalle cosiddette "vignette blasfeme", ma dall'odio dei libici per gli ex colonialisti italiani e dalla richiesta di risarcimenti per l'occupazione del paese, cominciata nel 1911. Nel 2004, in occasione dell'inaugurazione di un gasdotto trans-Mediterraneo, Gheddafi aveva già detto l'Italia era pronta a pagare un risarcimento: ma il Colonnello non aveva precisato l'ammontare richiesto e le autorità italiane non avevano fornito dettagli sull'accordo, non ancora ratificato. "Dobbiamo essere coscienti che c'è una richiesta legittima di indennizzo da parte di un paese che è stato occupato da un altro per nessun'altra ragione che le proprie aspirazioni imperialistiche, qualcosa che non ha alcun senso", ha detto il ministro. L'Italia è in prima linea per la ripresa dei contatti tra Occidente e Tripoli, da quando nel dicembre 2003 il regime libico ha annunciato lo stop al tentativo di produrre armi nucleari, chimiche e batteriologiche. Ma le relazioni bilaterali tra i due Paesi sono state messe a dura prova a causa dell'afflusso di immigrati clandestini dalle coste libiche al sud dell'Italia, e dell'assenza, finora, di un risarcimento anche parziale. Amato ha detto che l'Italia deve proseguire i negoziati con la Libia, che riguardano anche una possibile autostrada per il paese nordafricano. E ha ipotizzato che in mancanza di risarcimenti l'arrivo di immigrati sulle coste italiane potrebbe aumentare. (…)(Nelson
Graves, Reuters, 03/07/06)
Usa esorta Tripoli a pagare per Lockerbie (Swissinfo,
28/06/06)
Il Dipartimento di Stato americano ha esortato la Libia a versare la terza e ultima tranche del risarcimento alle famiglie delle 270 vittime dell' attentato del dicembre 1988 al volo Pan Am 103, caduto su Lockerbie in Scozia. Tripoli ha fatto sapere in questi giorni di ritenere di non dover pagare più niente. "Sosteniamo ovviamente la giustizia per le famiglie del volo Pan Am 103 e i loro sforzi per ricevere le ricompense dovute", ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato, Adam Ereli. La Libia sarà rimossa formalmente domani dalla lista americana degli stati sponsor del terrorismo: un passaggio che, in base agli accordi sottoscritti dal governo di Tripoli, dovrebbe far scattare il versamento della terza e ultima tranche del risarcimento alle vittime. Gran parte dei 2,7 miliardi di dollari di risarcimenti sono già stati versati, ma manca un ultimo versamento di 2 milioni di dollari per ciascuna famiglia. Secondo notizie arrivate in questi giorni dalla Libia, il governo di Muammar Gheddafi ritiene che l'accordo sia scaduto nel 2004 e da allora ha provveduto a chiudere i conti bancari che servivano per i risarcimenti. Siamo attivamente coinvolti - ha detto Ereli - nell' incoraggiare il governo libico a estendere gli accordi, così che possa essere eseguito il pagamento finale".
(Swissinfo, 28/06/06)
Creato nuovo canale Tv per i Mondiali (SportEconomy, 17/06/06)
Il leader libico Muammar Ghaddafi ha annunciato la creazione di un nuovo canale satellitare. "Al Masar al riadiyà", è un canale dedicato ai Mondiali di calcio in svolgimento in Germania, al termine dei quali trasmetterà soltanto sport. Il canale, dal 9 giugno, data d'inizio della manifestazione in terra tedesca, sta trasmetendo in chiaro tutte le partite di Germania 2006.
(SportEconomy, 17/06/06)
Rinviato il processo alle infermiere bulgare e al medico palestinese
(Euronews, 14/06/06)
Appena riaperto, è stato rinviato al 20 giugno il processo contro le infermiere bulgare e il medico palestinese, accusati in Libia di avere inoculato il virus dell'Aids a centinaia di bambini. Il giudice ha voluto concedere tempo per raccogliere le prove, prima di riprendere le udienze, promettendone una a settimana. La difesa si è lamentata del ritardo, ricordando che gli imputati sono in carcere dal '99. "Oltre 7 anni di detenzione - ha detto - sono sufficienti". All'uscita del tribunale le famiglie delle vittime hanno chiesto gridando la pena di morte per gli accusati.
(Euronews,
14/06/06)
L'odissea giudiziaria delle infermiere bulgare (Euronews,
14/06/06)
Nel febbraio del 2002 la speranza di una conclusione positiva per gli imputati del processo di Benghasi. Dopo tre anni i giurati popolari, in mancanza di prove di un complotto contro lo stato libico, si dichiarano non idonei a pronunciarsi sulla sorte delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese. Per l'Occidente le accuse di un'azione di sabotaggio orchestrata dal Mossad e dalla Cia provano piuttosto la fervida immaginazione del colonnello Gheddafi. Solo due infermiere, che hanno confessato sotto tortura per poi ritrattare, hanno ammesso la loro colpevolezza. - Nel maggio del 2004 la giustizia penale emette pero' una sentenza molto negativa: pena di morte per tutti e sei gli imputati, che avrebbero deliberatamente contagiato i bambini. Un verdetto assurdo per la Bulgaria, tanto piu' che un'equipe di esperti guidati da Luc Montagner (uno dei due scienziati che hanno identificato il virus dell'HIV), dimostro' che il contagio nell'ospedale risaliva a un periodo precedente l'assunzione dei cittadini stranieri incriminati. Che ricorrono infatti in appello. - L'Unione Europea fa capire a Tripoli che le condanne a morte rappresentano un ostacolo insormontabile alla normalizzazione delle relazioni col regime di Gheddafi. Deciso a riprendere posto sulla scena internazionale il rais aveva proclamato nel 2004 la rinuncia al terrorismo da parte della Libia e aveva versato milioni di dollari di risarcimento per gli attentati di Lockerbie e del DC-10 dell'Uta. - La commissario per le relazioni esterne dell'Unione Europea, Benita Ferrero Waldner, parla chiaro al Colonnello: "Gli abbiamo detto che l'autonomia della magistratura libica non è in discussione mentre abbiamo seri dubbi sulle prove su cui è stato istruito questo processo." - Le famiglie dei bambini contagiati chiedono l'equivalente di nove milioni di euro di risarcimento per ciascun minore infettato. La Bulgaria, che insiste sull'innocenza delle imputate, ha rispedito la richiesta al mittente, accettando pero' di finanziare in Libia un programma di lotta contro l'Aids.
(Euronews,
14/06/06)
Nasce mercato azionario per attrarre investimenti (AGI,
10/06/06)
La Libia intende creare un mercato azionario per attrarre investimenti. Lo riferisce il ministro dell'Economia e del Commercio libico, Tayeb Essafi, dopo la decisione del governo di Tripoli di privatizzare 375 societa' pubbliche. "Il governo ha adottato una legge per istituire un mercato azionario - ha detto Essafi - in modo da preparare il terreno agli investimenti e incoraggiare i cittadini libici a indirizzare il loro impegno verso progetti economici che perseguano obiettivi di sviluppo sociale ed economico". La futura borsa libica avra' sede a Bengasi - ha aggiunto il ministro - e altre sedi a Tripoli e in altre citta'. L'istituzione di un mercato azionario, ha proseguito Essafi, "diventa necessaria per stabilire rapporti di cooperazione con i mercati mondiali e rafforzare la fiducia degli investitori nell'economia libica".
(AGI,
10/06/06)
Il nuovo porto sicuro per le compagnie petrolifere? (Libero
Irpino, SoldiOnline, 07/06/06)
In una fase di turbolenze, incertezze e oscillazioni nella maggior parte dei paesi produttori di commodities – la Bolivia è solo l’ultimo episodio -, una nazione fino a ieri considerata ‘appestata’ da tutto il mondo, sta rompendo gli schemi. Archiviate le accuse di terrorismo mosse dalla CIA al colonnello Gheddaffi per la strage di Lockerbie e l’embargo internazionale, i nuovi accordi di riconciliazione stanno trasformando il leader libico in un socio sempre più affidabile per le grandi corporate occidentali. Il nono posto occupato dalla Libia nella classifica dei paesi che possiedono le più ricche riserve petrolifere (unito alla disponibilità di enormi disponibilità di gas naturale), sono ragioni più che convincenti per fare business e guadagnare posizioni in Libia. Inoltre, il paese nordafricano sta sperimentando un netto miglioramento del quadro legislativo e della politica economica. (…) Numerosi esperti credono che sia finalmente arrivata l’ora della svolta per la Libia. Anche se l’economia continua ad essere bloccata dalla statalizzazione delle società, si assiste ad una progressiva apertura agli investimenti esteri. Dopo la liberalizzazione del 2003, il governo libico ha appena deciso di ridurre da 50 a 5 milioni di dollari l’ammontare minimo richiesto per realizzare nuovi investimenti dall’estero. (…) La Libia continua ad essere il paese dei paradossi. I suoi abitanti non sono ricchi, ma non è facile incontrare un mendicante. Il salario medio raggiunge i 250 dollari al mese, ma il costo della vita è bassissimo e i beni di consumo beneficiano di forti sovvenzioni statali. C’è disoccupazione, ma quasi la metà della manodopera proviene dai paesi confinanti. Il paese si presenta complesso, ma anche l’attitudine dei paesi occidentali verso la Libia è molto complessa. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a numerosi incontri tra il colonnello e numerosi leader occidentali che fino a poco tempo fa definivano il leader libico un terrorista. Come sempre, il business non guarda in faccia a nessuno.
(Libero
Irpino, SoldiOnline, 07/06/06)
Frattini incontra Gheddafi (M.C.
Coccoluto, Sabaudia, 27/05/06)
All'esito dell'incontro con il leader libico Gheddafi, tenutosi a Tripoli ,il vice presidente della Commissione europea, Franco Frattini, rientrato a Bruxelles, ha espresso soddisfazione per i contenuti di una visita che non si è limitata alle materie della sicurezza e dell'immigrazione. Particolarmente con il leader libico - Frattini aveva in precedenza incontrato anche il ministro degli Esteri - si è tracciata una road-map di una rinnovata e rafforzata cooperazione, anche economica, tra Unione europea e Libia. Il tema di un rapporto con l'Unione africana e l'attenzione anche alle problematiche connesse all'immigrazione legale hanno completato l'agenda migrazione che il vice presidente aveva preparato per la sua visita a Tripoli.
Infine, presso l'Islamic College di Tripoli, Frattini ha tenuto una lezione dedicata ad un ripensamento delle relazioni tra mondo islamico e occidente. Ad ascoltarlo, studenti e corpo diplomatico accreditato presso la capitale libica.
(M.C. Coccoluto,
Sabaudia, 27/05/06)
Immigrati: «Libia pronta a collaborare» (Corriere della Sera, 24/05/06)
La Libia intende cooperare con l'Italia per il controllo dell'immigrazione clandestina, anche in considerazione del fatto che, «in un recente passato», tale cooperazione ha «prodotto effettivi e visibili risultati». L'assicurazione è arrivata dall'ambasciatore libico presso la Santa Sede Hbdulhafed Gaddur durante un incontro al Viminale con il Ministro dell' Interno Giuliano Amato.
(Corriere della Sera,
24/05/06)
Gheddafi telefona a D'Alema, collaborazione amichevole (Adnkronos, 23/05/06)
Il vice premier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha ricevuto questa mattina una telefonata dal leader libico Muammar Gheddafi, che gli ha espresso rallegramenti ed auguri di buon lavoro. Gheddafi si e' rivolto a D'Alema con accenti di estrema cordialita' e si e' detto sicuro della prospettiva di ''una collaborazione fattiva ed amichevole'' con il nuovo governo italiano per un ulteriore approfondimento dei rapporti fra Italia e Libia, tanto sul piano bilaterale, quanto su quello della cooperazione nell'area mediterranea.
(Adnkronos,
23/05/06)
Frattini soddisfatto per incontro con Gheddafi (Aki/Adnkronos,
22/05/06)
Il vicepresidente della Commissione Europea, Franco Frattini, ha espresso "soddisfazione" per il fruttuoso incontro, avuto oggi a Tripoli, con il leader libico Moammar Gheddafi. E' quanto si legge in una nota diffusa a Bruxelles dallo stesso esecutivo Ue. Frattini, che riveste anche la carica di commissario per Libertà, Sicurezza, e Giustizia, "esprime soddisfazione per i contenuti di una visita - spiega la nota - che non si è limitata alle materie della sicurezza e dell'immigrazione" ma si è estesa anche alla possibilità di "una 'road-map' per una rinnovata e rafforzata cooperazione, anche economica, tra Unione Europea e Libia". Un tema, quest'ultimo, che il vicepresidente aveva del resto già affrontato con il ministro degli Esteri libico, Abdel Rahman. Tra gli altri argomenti al centro dei colloqui, vi è stato inoltre "il tema di un rapporto con l'Unione Africana (Ua) e l'attenzione alle problematiche connesse all'immigrazione legale" . In mattinata, all'Islamic College di Tripoli, Frattini ha inoltre tenuto una lezione presso la World Islamic Call Society. All'incontro, dedicato ad "un ripensamento delle relazioni tra mondo islamico e occidente", hanno soprattutto partecipato studenti e il corpo diplomatico della capitale nordafricana.
(Aki/Adnkronos,
22/05/06)
Chavez, dopo l'Algeria, arriva in Libia (Arab
Monitor, 17/05/06)
Dopo l'Algeria, visitata ieri, il presidente venezuelano Hugo Chavez è giunto in Libia, dove è stato accolto dal leader libico Muammar Gheddafi. I colloqui sono strettamente legati al progetto venezuelano di creare un migliore coordinamento tra i Paesi grandi produttori di petrolio. - Continua intanto a tenere banco la notizia dell'eventuale vendita all'Iran da parte di Caracas degli aerei da caccia americani F16 in possesso del Paese latino americano, dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato due giorni fa il blocco delle vendite di armi al Venezuela, impedendo così che Caracas possa accedere ai pezzi di ricambio già ordinati per i velivoli e sembra anche pagati. Stando all'agenzia Ap, la rappresentanza diplomatica iraniana a Caracas ha tuttavia smentito che ci siano trattative in proposito.
(Arab Monitor,
17/05/06)
Tripoli: nessuna concessione per ripresa relazioni (AGI, 16/05/06)
La Libia ha espresso oggi tutta la sua soddisfazione per la ripresa dei rapporti diplomatici con gli Stati Uniti, annunciata ieri, ma ha anche assicurato che non e' il frutto di concessioni a Washington. La decisione apre "una nuova pagina" nei rapporti tra i due paesi, ha detto il ministro degli Esteri libico Abdel Rahman Shalgam che ha affidato al suo portavoce il compito di rivelare i dettagli dei contatti che hanno portato alla svolta. La riapertura dell'ambasciata americana, chiusa dal 1979 quando fu distrutta da una folla di dimostranti, e' il frutto di "diversi incontri" tra rappresentanti dei due paesi ed e' stata decisa "qualche giorno fa", ha fatto sapere il ministero degli Esteri libico. Di certo Tripoli "non ha fatto concessioni" a Washington, ha assicurato il portavoce Hassuna al Shawesh nel corso di una conferenza stampa, e i rapporti "saranno basati sul reciproco rispetto e sulla parita', senza interferenze negli affari interni". Il vicesegretario di Stato americano David Welch ha annunciato che la rappresentanza diplomatica americana a Tripoli sara' elevata entro 15 giorni al grado di ambasciata. Attualmente nella capitale libica c'e' un ufficio di collegamento, aperto nel 2004, poco la decisione del leader libico Muammar Gheddafi di rinunciare ai programmi per la realizzazione di armi di sterminio. Shawesh ha poi spiegato che la Libia si aspetta presto una visita dagli Stati Uniti e in particolare del segretario di Stato Condoleezza Rice: "Ne saremmo felici", ha detto. Gli Usa non hanno escluso questa ipotesi. Per il resto, il portavoce di Shalgam ha assicurato che tutte le divergenze tra i due governi sono state appianate e che la ripresa delle relazioni "dara' un grosso impulso ai legami politici ed economici tra i due paesi". E non solo. "E' un passo destinato a rafforzare i rapporti bilaterali negli intesse della pace, della stabilita' e della sicurezza mondiali", ha assicurato il ministero.
(AGI,
16/05/06)
Gli Stati Uniti ristabiliscono le relazioni diplomatiche con Tripoli
(Radio24News, 15/05/06)
Gli Stati Uniti hanno deciso di ristabilire piene e normali relazioni diplomatiche con la Libia e di aprire presto un'ambasciata a Tripoli. La Libia e' stata, inoltre, tolta dalla lista degli Stati che 'sponsorizzano' il terrorismo internazionale: una mossa che non ha applicazione immediata perche' debbono trascorrere 45 giorni prima che diventi effettiva. Avallate dal presidente George W. Bush, prese dal segretario di Stato Condoleezza Rice e annunciate dal sottosegretario David Welch,