Onu, proroga 6 mesi su embargo diamanti (Milano finanza,21/12/06)
Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha deciso di prorogare di altri sei mesi l'embargo contro la Liberia sul commercio di diamanti, ritenendo che il paese dell'Africa occidentale non abbia ancora preso le misure necessarie per garantire di non immettere sul mercato pietre preziose provenienti da miniere illegali. Il bando è in vigore dal 2001 e la presidente liberiana Ellen Johnson-Sirleaf aveva chiesto di rimuoverlo perchè i proventi sono indispensabili per il suo paese. Ma un rapporto presentato al Consiglio di sicurezza ha indicato che non sono stati centrati tutti gli obiettivi previsti all'epoca in cui i diamanti furono sottoposti a embargo, perchè servivano a finanziare la guerra civile e, secondo alcune accuse, anche il terrorismo internazionale. La risoluzione dà ora anche mandato a una commissione di quattro esperti indipendenti di valutare i progressi della Liberia e di riferire entro il 6 giugno 2007 all'Onu,
per stabilire se l'embargo potrà essere rimosso. (Milano
finanza, 21/12/06)
ONU: “39mila ex guerriglieri ancora da integrare nella società civile” (LM, Fides, 20/12/06)
Senza la creazione di una politica di sicurezza nazionale la Liberia non sarà capace di far a meno delle forze delle Nazioni Unite dispiegate nel Paese per garantire la protezione dei propri cittadini. È questo il senso di un rapporto recentemente presentato dal Segretario uscente delle Nazioni Unite, Kofi Annan, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Dopo la firma dell’accordo di pace nel 2003 ad Accra (Ghana) che ha messo fine alla guerra civile, le Nazioni Unite hanno dispiegato un contingente di Caschi Blu per assicurare il disarmo delle diverse milizie che si erano combattute e per garantire la sicurezza del Paese, nell’attesa della creazione del nuovo esercito e delle nuove forze di polizia. In base agli accordi, infatti, una parte dei vecchi combattenti deve essere integrata nelle nuove forze di sicurezza, che sono create con l’appoggio della comunità internazionale e di una compagnia militare privata americana. Il rapporto presentato da Kofi Annan afferma che l’obbiettivo di avere 3.500 nuovi poliziotti addestrati entro luglio 2007 potrà essere raggiunto, ma sottolinea che il nuovo esercito non sarà totalmente operativo prima del 2008, se non più tardi. Vi sono inoltre gravi ritardi nel processo di disarmo degli ex combattenti; secondo il rapporto più di 39mila degli oltre 100mila miliziani non hanno ancora avuto accesso ai programmi di integrazione nella società civile. Il rapporto sottolinea che il governo ha l’obbiettivo di creare un esercito di 2mila uomini, ma con ben 39mila guerriglieri ancora da integrare nella società, la stabilità del Paese non potrà essere garantita ancora per diversi anni. Finora solo 106 militari hanno ricevuto un addestramento minimo. Ma il rapporto sottolinea pure che i ritardi nella creazione di un minimo di Stato sociale (educazione e sanità) contribuiscono a creare rischi sul piano della sicurezza. “L’estensione limitata dei servizi sanitari nel Paese rimane un problema cruciale. Al momento il Paese dipende dalle organizzazioni non governative, che provvedono al 90% delle cure primarie e dei servizi ospedalieri”. (LM,
Fides, 20/12/06)
A seguito della parziale cancellazione dell'embargo sulle armi, imposto dall'Onu durante la guerra civile, la polizia liberiana potrà nuovamente dotarsi di armi. Per ora, la Nigeria ha donato armi e munizioni per un contingente di elite di 300 uomini, ma presto tutti i corpi di polizia dovrebbero essere dotati di pistole. La mancanza di armi per le forze di sicurezza ha provocato nei mesi scorsi un'ondata di criminalità nella capitale Monrovia, costringendo il governo a fare appello alla popolazione perché si dotasse di vigilantes.
(PeaceReporter,
01/12/06)
Molti bambini sono stati violentati e costretti a prostituirsi da truppe di pace Onu ad Haiti e in Liberia. Questa la sconvolgente scoperta di un'inchiesta della Bbc. Alcune ragazzine hanno parlato di regolari incontri con soldati in cambio di cibo o denaro. Un ufficiale interno all'organizzazione ha ammesso che queste accuse sono «credibili». Le Nazioni Unite hanno già affrontato diversi scandali che riguardano le proprie truppe negli anni recenti, come per esempio casi di pedofilia scoppiati nella Repubblica democratica del Congo e tratta di prostitute in Kosovo. E il vicesegretario generale con delega alle operazioni di peacekeeping ha dovuto riconoscere che casi di abusi sessuali sono diffusi. «Abbiamo avuti questi problemi dall'inizio delle operazioni di pace». ha dichiarato Jane Holl alla Bbc. «Mi riferisco a problemi di sfruttamento di popolazioni vulnerabili. La mia attuale convinzione è che questo rappresenti un problema in atto, o a un problema potenziale, di tutte le nostre missioni». Le Nazioni Unite dovrebbero tenere una conferenza speciale il prossimo 4 dicembre a New York per affrontare l'argomento. L'inchiesta della Bbc è partita all'interno di un programma che si occupa di giovani sotto i 18 anni, "Generation Next". Il conduttore Mike Williams ha intervistato alcuni ragazzini ad Haiti. Una baby prostituta di 11 anni, in particolare, ha affermato di avere subito abusi sessuali da parte di militari in missione di pace all'esterno del palazzo presidenziale di Port-au-Prince. Un'altra, di 14 anni, ha raccontato di essere stata rapita e violentata all'interno di una base navale Onu due anni fa. Nonostante riscontri circostanziati, anche di tipo medico, l'accusa è stata respinta dalle Nazioni Unite per insufficienza di prove, e il militare incriminato ha potuto far ritorno al proprio paese di origine. (Gabriella Meroni, Vita, 30/11/06)
Legali di Taylor si appellano contro la Commissione di Verità e Riconciliazione (Peacereporter, 25/10/06)
I legali dell'ex-presidente liberiano Charles Taylor hanno presentato un esposto alla Corte Penale Internazionale dell'Aja per tentare di bloccare l'audizione di alcuni testimoni davanti alla Commissione per la Verità e la Riconciliazione liberiana, che indaga sulle vicende della guerra civile nel Paese, durata 14 anni e costata la vita a centinaia di migliaia di persone. I legali ritengono infatti che le testimonianze potrebbero influenzare il processo all'Aja, dove Taylor è imputato di crimini di guerra e contro l'umanità nell'àmbito della guerra civile in Sierra Leone. Si ritiene che Taylor abbia favorito il conflitto, armando i ribelli del Revolutionary United Front in cambio di diamanti. (Peacereporter,
25/10/06)
Commissione per la Verità e la Riconciliazione al via. (Peacereporter,
11/10/06)
Sono cominciati oggi a Monrovia i lavori della Commissione per la Verità e la Riconciliazione, che avrà il compito di far luce sulla guerra civile liberiana, durata dal 1979 al 2003, le cui vicende si sono più volte intrecciate con il conflitto in Sierra Leone. Centinaia di vittime delle violenze, ex-guerriglieri e semplici testimoni saranno chiamati a deporre davanti alla Commissione, che potrà investigare sui crimini, ma non processare gli eventuali colpevoli. I lavori della Commissione, aiutata nella raccolta di prove dal personale dell'Unmil (la missione Onu in Liberia), dureranno due anni. Si calcola che le vittime della guerra civile siano almeno 200 mila. . (Peacereporter,
11/10/06)
Terra di vigilantes: la popolazione civile prende le armi (Peacereporter,
04/10/06)
Cresce la criminalità a Monrovia, e la polizia liberiana non riesce a far fronte al problema. Tanto che il ministero della giustizia, con un comunicato che ha fatto scalpore, ha invitato la popolazione civile a organizzarsi da sé, formando gruppi di vigilantes armati. Una clamorosa ammissione di impotenza secondo alcuni, una presa di posizione realistica secondo altri. Quello delle gang armate non è un problema nuovo in Liberia. Specie nella capitale le bande, costituite per buona parte da minorenni, hanno una lunga tradizione, e la nuova amministrazione guidata dalla presidente Ellen Johnson Sirleaf non è finora riuscita ad affrontare con la dovuta energia il fenomeno. Colpa soprattutto delle casse dello stato, perennemente in rosso, e della formazione del nuovo esercito che va a rilento. Finora, le compagnie di sicurezza private, con l’aiuto dell’Unmil (la missione Onu nel Paese) sono riuscite ad addestrare poco meno di 3 mila uomini, non ancora autorizzati a portare armi. E così, i pattugliamenti rimangono a carico dei caschi blu. (…) (Peacereporter,
04/10/06)
Sette morti per la febbre di Lassa (Peacereporter,
30/09/06)
Un'epidemia di febbre di Lassa nel nord della Liberia ha fatto registrare finora dieci casi di infezione, di cui sette mortali. La febbre di Lassa fa parte delle febbri emorragiche virali e viene trasmessa da roditori malati o da uomo a uomo, a seguito del contatto con sangue o liquidi provenienti da una persona infetta. Il nome Lassa deriva dalla città della Nigeria dove sono stati segnalati nel 1969 i primi casi mortali della malattia, prima non nota. (Peacereporter,
30/09/06)
Il presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf e' intervenuta oggi al parlamento europeo. La Liberia e' un membro degli accordi UE-ACP (Stati caraibici e africani) che riguardano il commercio e lo sviluppo. I parlamentari delle due organizzazioni si incontrano due volte all'anno per discutere i temi internazionali. Il primo presidente donna dell'Africa, che ha vinto le elezioni del novembre 2005 con quasi il 60% dei voti, e' espressione di un progetto di pace e di stabilita', dopo 14 anni di guerra civile da cui il Paese e' uscito con quasi l'80% di abitanti disoccupati e condizioni di vita sotto la soglia di poverta'. Inoltre anni di guerra hanno costretto gran parte della popolazione a spostarsi, con conseguenze mortali per i bambini. Sempre i bambini sono stati fra e vittime dei reclutamenti della guerra condotta dal precedente presidente, Charles Taylor, che ha gestito il paese come un signore della guerra negli anni '90, in cui ha fatto anche uso di bimbi soldato. Ha inoltre interferito a lungo nella guerra civile nel confinante Sierra Leone. (…)(Carla Amato, Oss. Sulla legalità, 26/09/06)
Il processo contro l'ex-presidente liberiano Charles Taylor dovrebbe cominciare il 2 aprile prossimo secondo le dichiarazioni del giudice Julia Sebutinde. Taylor sarà processato all'Aja dal Tribunale Speciale per la Sierra Leone, per undici capi di accusa relativi a crimini contro l'umanità ordinati o compiuti dall'ex-capo di stato durante la decennale guerra che ha visto contrapposte Sierra Leone e Liberia. Il difensore di Taylor ha però affermato che chiederà un ulteriore rinvio del procedimento a causa del volume delle prove a carico del suo assistito da analizzare.
(Peacereporter, 22/09/06)
Il governo chiede aiuto alla gente per combattere l'ondata di criminalità
(Peacereporter, 07/09/06)
Il governo liberiano ha ammesso che le forze dell'ordine non sono in grado di gestire la recente ondata di rapine a mano armata e ha chiesto alla gente di formare gruppi di vigilanza per fermare i criminali. La delinquenza quotidiana e la totale mancanza di legge, inclusi omicidi e rapine, hanno sopraffatto la polizia, come riferisce il ministro della Giustizia. Si crede che molti tra i membri di queste bande criminali siano stati combattenti durante la guerra civile terminata nel 2003.
(Peacereporter,
07/09/06)
Arrivato l'ultimo convoglio dell’unhcr con i rimpatriati liberiani dalla Guinea (Aise, 05/09/06)
È giunto a destinazione la scorsa settimana l'ultimo convoglio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) del programma di rimpatrio volontario per i rifugiati liberiani dalla regione guineana di Kissidougou. La chiusura dell'ufficio dell'UNHCR a Kissidougou, in programma per la fine del mese, rappresenterà una tappa importante per il conseguimento degli obiettivi dell'Agenzia in Guinea e porrà fine a diciotto anni di presenza al fianco dei rifugiati liberiani nella regione. Organizzato dall'UNHCR in collaborazione con le autorità locali dei distretti di Kissidougou and Gueckedou, l'ultimo convoglio è partito venerdì scorso dai campi di Kountaya e Télikoro ed ha riportato in Liberia 119 famiglie, per un totale di 297 persone. Questo 61° convoglio ha concluso l'operazione di rimpatrio a beneficio dei rifugiati che si trovavano nella regione guineana di Kissidougou, lanciata il 10 maggio 2005. Dall'inizio del programma di rimpatrio dalla Guinea, avviato nel novembre 2004, oltre 38 mila rifugiati liberiani hanno fatto ritorno nel loro paese con l'assistenza dell'UNHCR. Fra di essi sono compresi anche circa 16mila rifugiati liberiani che hanno vissuto in campi nella regione di Kissidougou. La maggior parte di essi sono tornati nelle contee di Lofa, Bong, Montsserado e Nimba. Gli spostamenti da Kissidougou hanno presentato molte difficoltà, dovute principalmente alle avverse condizioni meteorologiche ed a complicazioni logistiche.- Nella giornata di ieri l'UNHCR ha avviato le operazioni di trasferimento dei 3 mila rifugiati liberiani che sono rimasti nel campo di Kountaya perché non hanno potuto o voluto fare ritorno in Liberia. I liberiani originari delle contee di Lofa e Nimba verranno trasferiti nei campi di Kouankan and Lainé entro il 15 settembre. Restano al momento in Guinea oltre 33 mila rifugiati liberiani, la maggior parte dei quali vivono in campi sorti nei pressi del confine guineo-liberiano. Complessivamente nell'intera regione si trovano ancora 142.720 rifugiati liberiani, principalmente in Guinea, Costa d'Avorio, Sierra Leone e Ghana.
(Aise, 05/09/06)
A Monrovia, capitale liberiana, si registra un improvviso aumento di casi di colera. Per questo Medici Senza Frontiere (MSF) ha deciso di riprendere a supportare all'unità per il trattamento del colera nell'ospedale cittadino JFK e sta incrementando le sue attività. "La settimana scorsa abbiamo ammesso 125 casi gravi al centro per il trattamento del colera, rispetto ai 46 della settimana precedente" ha detto Tom Quinn capo missione per MSF in Liberia. In seguito a una richiesta da parte del Ministero della Salute, MSF a fine luglio ha ripreso a sostenere l'unità per il trattamento del colera all'ospedale JFK, quando il numero di casi ha iniziato a salire e l'ospedale non era più in grado di far fronte all'afflusso di pazienti. Entro la fine di questa settimana l'unità sarà al massimo della sua capacità. La causa specifica dell'epidemia non è ancora stata identificata e i casi continuano ad arrivare da aree diverse della città. Il colera è endemico in Liberia. Nel corso degli anni scorsi Monrovia ha visto il susseguirsi di epidemie in coincidenza con la stagione delle piogge. La mancanza di accesso all'acqua potabile e le scarse condizioni igieniche contribuiscono al ripetersi e alla gravità dell'epidemie. (…) Se il numero di casi dovesse superare la capienza dell'unità per il trattamento del colera al JFK, MSF sarà pronta ad attivare un altro centro all'ospedale Benson nella prossima settimana. MSF sta inoltre rispondendo all'epidemia di colera nella contea di Frand Bassa. Fino ad ora sono stati riportati 190 casi e tre morti. Le attività includono il trattamento della malattia, educazione sanitaria e clorinazione dei pozzi e dell'acqua utilizzata per bere. (…)(MSF,
29/08/06)
Incendio nel palazzo presidenziale, nessuna vittima (Peacereporter, 26/07/06)
Uno spiacevole imprevisto ha turbato oggi pomeriggio i festeggiamenti per il 159esimo anniversario dell'indipendenza liberiana. Un incendio si è sviluppato nel palazzo presidenziale, mentre la presidente Ellen Johnson-Sirleaf era a colloquio con i suoi omologhi di Ghana, Costa d'Avorio e Sierra Leone. I pompieri starebbero ancora tentando di spegnere le fiamme, ma al momento non si hanno notizie di vittime o di feriti. In occasione della festa dell'indipendenza in alcune zone della capitale Monrovia sono state riallacciate elettricità e acqua, mancanti ormai da 15 anni a causa della guerra civile.
(Peacereporter,
26/07/06)
(…)Il 26 luglio di 159 anni fa, la Liberia diventava indipendente. Nata per ospitare gli schiavi affrancati provenienti dall’America, il Paese che sarebbe dovuto diventare un simbolo dell’emancipazione nera si è invece trasformato in uno degli stati più disastrati del continente. Dalla lotta tra l’elite nera proveniente dall’America e le popolazioni indigene, passando per i colpi di stato e le guerre civili degli ultimi decenni, la Liberia tenta ora di rifarsi un’immagine. Grazie a Ellen Johnson-Sirleaf, la prima donna a diventare capo di stato in Africa, che ha il difficile compito di ricostruire lo stato dalle fondamenta. (…) I simboli sono importanti. Per questo, alla cerimonia in programma a Monrovia, verrà attivata una piccola centrale elettrica che fornirà luce a parte della capitale, per la prima volta in 15 anni. Una goccia nel mare, rispetto a quanto promesso dalla stessa Sirleaf durante la campagna elettorale: riattivare la luce in tutta la città in sei mesi. Solo il 3 percento di Monrovia verrà illuminato, ma a livello simbolico sarà comunque un risultato molto importante. La mancanza di luce e acqua (che verrà riattivata oggi, assieme all'elettricità, in parte della capitale) era diventata infatti l’emblema della guerra civile liberiana, costata centinaia di migliaia di vittime in 15 anni. Il gesto aiuterà il Paese a voltare pagina e chiudere i conti col passato, oltre che a proiettarsi verso il futuro: la priorità per l’illuminazione è stata data infatti a scuole e ospedali. A presenziare alla cerimonia, il presidente ghanese John Kufuor, leader di un Paese che da più di dieci anni è diventato l’icona della stabilità e della democrazia nell’Africa occidentale, e che ha aiutato in maniera sostanziale la Liberia a portare a termine i lavori della centrale elettrica. Salvo imprevisti, dovrebbero essere presenti anche Laurent Gbagbo e Ahmad Tejan Kabbah, presidenti rispettivamente di Costa d’Avorio e Sierra Leone, due Paesi con una storia recente molto simile a quella liberiana. Quasi a simboleggiare quello che la Liberia è oggi, e quello che vorrebbe diventare. A fare gli onori di casa anche un piccolo contingente di soldati, embrione del nuovo esercito nazionale che sta nascendo sotto l’occhio vigile delle compagnie di sicurezza incaricate dell’addestramento.
(Matteo Fagotto,
Peacereporter, 26/07/06)
Al via lavori ‘commissione verità e riconciliazione’
(EB, Misna, 07/06/06)
Dopo l’annuncio della sua costituzione lo scorso febbraio, ha iniziato i lavori la ‘Commissione per la verità e la riconciliazione’ che dovrà raccogliere testimonianze sulle violazioni dei diritti umani commesse tra gennaio 1979 e ottobre 2003. “Questa commissione è la nostra speranza” ha detto la presidente Ellen Johnson-Sirleaf, esprimendo pieno sostegno all’organismo voluto dal suo governo, insediatosi all’inizio dell’anno. In un comunicato, la nuova Commissione afferma che raccoglierà informazioni su “violazioni dei diritti umani di qualsiasi tipo da vittime e testimoni, in relazioni a massacri, uccisioni, saccheggi o stupri”. L’ampia inchiesta comprenderà anche crimini economici e corruzione, con l’obiettivo di stabilire il ruolo di attori internazionali “sia individui che istituzioni” nel conflitto in Liberia. Malgrado una crescente richiesta dell’opinione pubblica locale di creare un tribunale di guerra per giudicare i responsabili della tragedia liberiana – con questo obiettivo di recente è stato creato anche un apposito Forum della società civile – la presidente Johson-Sirleaf ha finora escluso tale ipotesi, affermando che per chiudere i conti di 14 anni di conflitto civile (1989-2003) e rilanciare la riconciliazione è sufficiente la neonata Commissione. Il modello di riferimento di questo organismo – similmente ai casi in Sierra Leone e poi in Burundi – resta quello del Sudafrica, dove una commissione voluta da Nelson Mandela fu presieduta dall’arcivescovo anglicano Desmond Tutu per sanare le ferite aperte dalla segregazione razziale.
(EB, Misna, 07/06/06)
Guardie carcerarie ‘diplomate’ in diritti umani (BF, Misna, 01/06/06)
Per garantire il rispetto dei diritti umani anche tra i detenuti, un gruppo di 25 guardie carcerarie liberiane ha completato la formazione sul trattamento dei prigionieri grazie a un progetto tra il governo di Monrovia e la missione Onu in Liberia (Unamil). Sono in tutto una cinquantina gli agenti che finora hanno seguito il corso della durata di un anno. “Per creare una società stabile e sicura, coloro che sono stati incriminati o condannati devono ricevere un trattamento adeguato. È a questo scopo che siete stati addestrati” ha detto ai neodiplomati il procuratore generale della Liberia, Tiawon Gongloe, già avvocato e attivista per i diritti umani che nel 2002, quando il paese era ancora governato dal deposto presidente Charles Taylor, venne arrestato e torturato. Il progetto di formazione dedicato alle guardie penitenziarie fa parte di una serie di programmi finalizzati a migliorare le condizioni del sistema carcerario liberiano, mentre il paese continua i suoi sforzi per superare i deficit in diritti umani ereditati dalla lunga guerra civile. (BF, Misna,
01/06/06)
I’intervento umanitario rischia di indebolire il governo?
(R.F., University.it, 15/05/06)
L’organizzazione non governativa Save the Children ha denunciato in un recente rapporto sulla Liberia lo sfruttamento sessuale da parte di Cachi Blu e operatori umanitari di bambine e bambini liberiani ospiti nei campi profughi ovvero appartenenti alle comunità di sfollati che stanno rientrando nei villaggi di origine. Non è la prima volta che denunce di questo genere coinvolgono nel continente africano le missioni delle Nazioni Unite dirette a portare la pace e la stabilità in paesi usciti dalla guerra. Ma il rapporto della ONG britannica, se inquadrato nel contesto storico-politico del paese, rappresenta un detonatore per il governo. Con l’elezione nel 2005 di Ellen Johnson-Sileaf la Liberia ha cominciato una nuova fase di ricomposizione delle fratture etniche e politiche che nel passato hanno trovato sbocco in lunghi periodi di guerra. Questa ricomposizione si basa, oltre che su un programma politico e sociale mirato a ripulire la società liberiana dai cascami della vecchia classe dirigente corrotta e autoreferenziale, anche sugli aiuti internazionali e sui finanziamenti dei donatori. La vicenda dello sfruttamento sessuale potrebbe alienare la società liberiana dalle speranze di un riscatto attraverso l’aiuto esterno, già traballante dopo la riduzione da quest’anno del numero di Caschi Blu in un paese non ancora stabilizzato. Questa alienazione sarebbe nociva soprattutto per il governo attuale, perché convoglia un’immagine delle istituzioni lesa dall’incapacità di proteggere i cittadini e perché rischia di alimentare lo scontento di quelle frange politiche e sociali che non si riconoscono nel programma governativo. Questi uomini, venuti da altri paesi, che usano le proprie posizioni di potere per fini personali non si differenziano agli occhi di molti dalle pratiche predatrici diffuse durante il taylorismo. Del resto alla base dello sfruttamento sessuale c’è la povertà. L’arretratezza economica unita a una sensazione diffusa di sfruttamento potrebbero formare una miscela esplosiva per il governo di Monrovia.
(Alessio
Fabbiano, University.it, 15/05/06)
Liberia - Imprenditore olandese accusato di crimini di guerra (R.C.,
Misna, 10/05/06)
Rischia vent’anni di prigione e 450.000 euro d’ammenda Guus Kouwenhoven, detto ‘Mister Gus’, l'imprenditore olandese arrestato nel marzo 2005 con l'accusa di crimini di guerra e violazioni dell'embargo sulla vendita d’armi alla Liberia. “Noi riteniamo che egli sia colpevole di crimini di guerra e di vendita d’armi, solo e in collaborazione con altri, poiché era consapevole delle morti, degli abusi e dei saccheggi” che devastavano il paese, ha detto il procuratore olandese John Lucas durante la sua requisitoria. Titolare dell'Hotel Africa nella capitale Monrovia e proprietario di compagnie di esportazione del legno quali la Oriental Timber Company (Otc) e la Royal Timber Corporation (Rtc) e di 3,5 milioni di acri di foresta, l'uomo d'affari 62enne era uno dei principali sostenitori dell'ex-presidente liberiano Charles Taylor, un suo “uomo di fiducia” ha ribadito Lucas. Noto anche come il commerciante di “legname insanguinato”, l’olandese, in cambio di concessioni per l’esportazione di legni pregiati, oltre a fornire armi ai ribelli sierraleonesi del Fronte rivoluzionario unito, (Ruf) alimentando anche il decennale conflitto liberiano, sarebbe stato impegnato nella formazione di mercenari. Le milizie delle sue compagnie, inoltre, sarebbero state coinvolte direttamente nell'uccisione di civili. Nella sua requisitoria, Lucas ha citato la giurisprudenza del diritto internazionale per spiegare che gli atti di cui si è reso colpevole Kouwenhoven sono “corrispondenti a crimini di guerra”. Tra oggi e domani si terrà l’arringa della difesa; il verdetto è atteso per l'inizio o la metà di giugno. L’ex-presidente Taylor, protagonista del conflitto in Liberia (1989-2003) è stato di recente arrestato e trasferito nel carcere del Tribunale per i crimini in Sierra Leone con l’accusa di crimini di guerra per aver sostenuto i ribelli del Ruf nel locale conflitto (1991-2001).
(R.C., Misna, 10/05/06)
Decine di ragazzine e bambine, sarebbero sfruttate sessualmente nei campi profughi in Liberia. La denuncia arriva da Save the Children, Ong che si dedica alla protezione dell' infanzia. Secondo l'organizzazione gli aguzzini delle giovani sarebbero commercianti, forze dell'ordine ma anche lavoratori di associazioni umanitarie che scambierebbero le prestazioni sessuali con cibo o denaro.
(Corriere della Sera,
08/05/06)
Onu possibilista su revoca sanzioni diamanti e legname
(LM, Misna, 12-04-2006)
La presidente del Comitato per le sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu, Ellen Margrethe Loj, ha lodato il governo della Liberia per il suo impegno nel cercare di rispettare i regolamenti sul commercio di diamanti e legname in vista di un’eventuale, futura revoca delle attuali proibizioni. “L’esecutivo sta lavorando duramente per realizzare le condizioni necessarie all’abolizione delle sanzioni – ha detto la danese ai giornalisti, durante una visita nel paese africano – e il prossimo giugno il Consiglio si riunirà per decidere la loro revisione”. Tuttavia ha precisato che “molto lavoro deve essere ancora fatto”. Nei suoi giorni di permanenza a Monrovia, la Loj ha incontrato dirigenti del governo della nuova presidente Ellen Johnson-Sirleaf e vari organismi umanitari, allo scopo di raccogliere informazioni indispensabili per far sì che, nel futuro, i commerci di diamanti e legname vadano a esclusivo beneficio della popolazione locale. La scorsa settimana il ministro liberiano di Terre, Miniere ed Energia, Eugene Shannon, aveva annunciato l’impegno del suo esecutivo ad aderire allo schema di certificazione detto ‘Kimberly process’, sistema internazionale la cui firma è una delle condizioni necessarie per la ripresa dei commerci a Monrovia. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva emesso sanzioni sull’esportazioni di diamanti nel 2001 dopo che, da un’inchiesta del governo britannico, era emerso che l’allora presidente Charles Taylor li acquistava dalla vicina Sierra Leone dando in cambio armi ai ribelli del Ruf (Fronte di liberazione unito) protagonisti della locale guerra civile. La proibizione sul commercio di legname era invece scattata nel luglio 2003, perché movimenti internazionali per i diritti umani avevano accusato le aziende del settore di usare le proprie navi per trasportare armi dentro la Liberia, teatro di un conflitto che tra il 1989 e il 2003 ha causato decine di migliaia di vittime e oltre mezzo milione di sfollati.
(LM, Misna, 12-04-2006)
Dopo 10 anni, tornera' presto l'acqua corrente (E.B.,
Misna, 07-04-2006)
Sono cominciati ieri i lavori di ristrutturazione della rete idrica di Monrovia, rimasta fuori uso per almeno 10 anni durante la guerra civile durata dal 1989 al 2003. “Nei prossimi mesi speriamo di poter garantire l’acqua in città”, ha detto Geoffrey Rudd, responsabile dell’ufficio dell’Unione Europea in Liberia; verrebbe così rispettata la scadenza di 150 giorni indicata dalla presidente Ellen Johnson-Sirleaf che, al momento del suo insediamento a metà gennaio, si era impegnata a garantire acqua corrente ed energia elettrica almeno in alcune zone della capitale entro luglio. Le infrastrutture, gravemente danneggiate nella prima fase del conflitto civile, sono poi rimaste inutilizzate e prive di manutenzione. Da anni, l’approvvigionamento idrico di gran parte degli abitanti della capitale, oltre un milione, avviene attraverso autobotti o taniche da cinque litri; solo alcune decine di migliaia di cittadini nel sobborgo di ‘Bushrood Island', nella zona occidentale di Monrovia, ricevono oggi acqua corrente dalle condutture pubbliche.
(E.B., Misna, 07-04-2006)
Se condannato Taylor potrebbe scontare la pena in Svezia
(Peacereporter, 06-04-2006)
La Svezia sta considerando la richiesta delle Nazioni Unite di accettare l'ex presidente liberiano Charles Taylor come detenuto nel caso venga condannato per crimini di guerra. Taylor è imputato davanti alla Corte Speciale per la Sierra Leone appoggiata dalle Nazioni Unite, che ha chiesto il trasferimento del processo all'Aja per motivi di sicurezza. Il governo olandese ha dichiarato che accetterà la richiesta solo se la Taylor sconterà la pena in un altro Paese.
(Peacereporter, 06-04-2006)
Partito ex presidente Taylor denuncia “estradizione illegale”
(Adnkronos, 04-04-2006)
L'estradizione dalla Nigeria dell'ex presidente liberiano Charles Taylor e il suo trasferimento al Tribunale speciale
dell'Onu per i crimini nella Sierra Leone (Tssl) ''non solo sono illegali'' ma ''rappresentano una palese violazione dei diritti costituzionali di un cittadino liberiano, soprattutto di un ex capo di stato che non e' mai stato incriminato durante il suo
mandato''. Lo hanno affermato da Monrovia i responsabili della formazione politica di
Taylor, il Partito patriottico nazionale (Npp). (Adnkronos,
04-04-2006)
Taylor denuncia, sicurezza Nigeria ha incoraggiato la fuga
(Agr/Corriere della Sera, 03-04-2006)
I collaboratori di Charles Taylor cercano di difendere l'ex presidente liberiano, bloccato dopo un tentativo di fuga dal suo esilio nigeriano. Il consigliere di
Taylor, Kilari Anand Paul, ha dichiarato che l'ex leader africano sarebbe stato "incoraggiato" a fuggire da agenti di sicurezza nigeriani. Confidandosi con il suo collaboratore, Taylor avrebbe inoltre detto di essere stato tradito dal presidente nigeriano Olusegun
Obasanjo. Taylor ha chiesto di essere rappresentato da legali americani e britannici al processo che lo vede imputato per crimini di guerra in Sierra Leone.
(Agr/Corriere della Sera,
03-04-2006)
Onu: forse a l'Aja il processo all'ex presidente Taylor
(Euronews, 01-04-2006)
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite prenderà in esame la bozza di risoluzione britannica per trasferire a
l'Aja, in Olanda, l'ex presidente liberiano Charles Taylor, arrestato martedi scorso in Nigeria e accusato di crimini di guerra compiuti in Sierra Leone. Taylor era in esilio in Nigeria in base agli accordi del 2003 che misero fine alla guerra civile, e al momento dell'arresto avrebbe tentato di fuggire in Camerun. L'ex uomo forte della Liberia è accusato dalla Corte Speciale insediata a Freetown di 17 crimini di guerra, ma si teme che il processo a suo carico possa incendiare gli animi e provocare seri problemi di sicurezza. Da qui l'ipotesi di trasferire le udienze in Olanda, come dice Desmond de Silva, procuratore generale. "In base al regolamento, "possibile che la Corte operi anche al di fuori della Sierra Leone". Secondo l'accusa, Charles
Taylor, al potere per oltre dieci anni, avrebbe alimentato il sanguinoso conflitto civile fornendo armi ai ribelli della Sierra Leone, ricevendo in cambio diamanti. Dal 1991 al 2002 nella regione si calcola siano state uccise almeno 50.000 persone.
(Euronews,
01-04-2006)
L'Onu proroga di 6 mesi la missione dei Caschi Blu (Ansa/Basilicatanet, 01-04-2006)
Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha approvato la proroga di sei mesi della missione internazionale in Liberia. La composizione delle forze e' stata mantenuta allo stesso livello, 15.250 caschi blu. Il Consiglio non ha voluto diminuire il numero delle forze vista la situazione ancora delicata nel paese. E' stato intanto arrestato all'aeroporto di Miami, Charles Emmanuel, figlio dell'ex dittatore liberiano Charles
Taylor. (Ansa/Basilicatanet,
01-04-2006)
Taylor consegnato a tribunale Onu in Sierra Leone
(RadioCapital,
30-03-2006)
Charles Taylor, l'ex dittatore liberiano estradato dalla Nigeria, e' stato consegnato stasera al Tribunale Internazionale per i crimini contro l'umanita', ospitato in un complesso edilizio di Freetown, davanti al quale dovra' rispondere del ruolo da lui avuto nel conflitto civile che ha insaguinato la Sierra Leone negli anni Novanta, con crudeli e sanguinarie atrocita' (vi furono trucidate almeno 200.000 persone). Nel prenderlo in consegna, il procuratore capo del Tribunale Speciale dell'ONU, Desmond Da Silva, ha ricordato che "un giorno Tayulor disse che i sierraleonesi avrebbero sentito l'amaro sapore della guerra. Adesso, forse - ha commentato - assaggerà l'amaro sapore della giustizia". Taylor e' stato portato in elicottero direttamente al Tribunale dell'ONU: e' sceso ancora ammanettato dall'elicottero, e subito gli e' stato fatto indossare un giubbotto anti-proiettile. Portato in cella, vi ha trovato il vice-capo della polizia, che gli ha letto l'atto di incriminazione. Taylor dovra' rispondere dei massacri, mutilazioni, stupri e riduzione in schiavitu' di decine di migliaia di civili, crimini perpetrati dai miliziani del Fronte Rivoluzionario Unito, durante la guerra civile. Taylor e' stato catturato stamane dalla polizia nigeriana, perche' aveva twentato di v arcare clandestinamente la frontiera con il Camerun. Riparato nel 2003 in Nigeria, dopo la fine della guerra civile in Liberia, Taylor viveva in una lussuosa villa a Calabar. Era stata l'elezione alla presidenza della Liberia di Ellen Johnson-Sirleaf, ad avere segnato per lui la fine di un esilio dorato, dopo che il nuovo governo di Monrovia ne aveva chiesto l'estradizione. Il neo presidente Johnson-Sirleaf ha sempre considerato rischiosa, per il processo di riconciliazione appena avviato, una lunga permanenza di Taylor sul territorio liberiano.
(RadioCapital
30-03-2006)
Usa vogliono trasferire Taylor all'Aia (Agr/Corriere della Sera, 30-03-2006)
Gli Stati Uniti puntano a trasferire all'Aia in Olanda il processo contro l'ex presidente della Liberia Charles Taylor, prigioniero nella prigione del tribunale speciale del tribunale per la Sierrra Leone a Freetown. Lo ha detto lo stesso presidente degli Stati Uniti George w. Bush.
(Agr/ Corriere della Sera,
30-03-2006))
Taylor arrestato (l’Unità, 29-03-2006)
Si è presentato alla frontiera nei pressi di Maiduguri, nello Stato nigeriano del Borno, al confine con il Camerun, dentro un'autovettura 4x4 con la targa diplomatica. È riuscito a passare i controlli della polizia, ma non quelli deii doganieri. Che si sono insospettiti. Hanno perquisito il veicolo all'interno del quale hanno trovato una grande somma di dollari. Dopo altri controlli lo hanno scoperto e portato via scortato da due militari. È finita così l'odissea di uno dei più sanguinosi "signori della guerra" africana: Charles Taylor, l'ex presidente della Liberia. Ricercato dalle autorità del suo Paese ma soprattutto dal Tribunale Internazionale dell'Onu per i Crimini di Guerra nella Sierra Leone, che ne ha chiesto la consegna, Taylor era riparato da anni in Nigeria, dove viveva in esilio dal 2003. Sabato scorso, però, il governo nigeriano ha annunciato il via libera all'estradizione dell'ex leader, imputato per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. E martedì scorso, Taylor si era dato alla fuga. Una breve fuga. Durata 24 ore. (…) -
(l’Unità,
29-03-2006)
Onu: Annan preoccupato scomparsa Taylor (SwissInfo, 28-03-2006)
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, si è detto preoccupato dalla notizia della scomparsa dell'ex dittatore della Liberia, Charles Taylor, dalla villa nigeriana in cui viveva in esilio. Incontrando la stampa oggi a New York, Annan ha definito le notizie di stampa "molto preoccupanti" e "deludenti" se verranno confermate, riconoscendo che occorrono "maggiori informazioni" per capire esattamente che cosa è successo.
(SwissInfo, 28-03-2006)
Dato per scomparso, Taylor è in Liberia (Vita, 28-03-2006)
L'ex presidente liberiano Charles Taylor -accusato di crimini contro l'umanità e dichiarato "scomparso", nella notte tra ieri e oggi, dalla sua residenza in Nigeria, dove viveva in esilio- si trova "attualmente" in Liberia, a quanto ha affermato oggi all'agenzia France Presse ad Addis Abeba il suo consigliere spirituale, Kilari Anand Paul. Secondo Paul - che risiede in Etiopia - Taylor è "attualmente ritornato in Liberia". Paul ha quindi aggiunto di averne avuto la conferma "da parte di uno dei suoi assistenti", l'identità del quale non è stata però rivelata. L'ex presidente liberiano era stato dichiarato oggi "scomparso" dalle autorità nigeriane, che aveano ordinato un'inchiesta sulle circostanze della sua fuga dalla residenza di Calabar, nella notte tra ieri e oggi. Per Paul -che è un evangelista- Taylor "si nasconde" e "nessuno sa esattamente in quale parte della Liberia si trovi". Ed ha aggiunto: "E' andato in Liberia perché quel paese per lui è più sicuro di qualsiasi altro, vi ha migliaia di seguaci". - Comunque, ha aggiunto il consigliere spirituale, Taylor "sta cercando di ottenere asilo politico in qualsiasi altro paese, per non destabilizzare la Liberia e la regione". Un paese, ha detto Paul, ha accettato di conferirgli l'asilo politico, senza tuttavia precisare di quale paese si tratti. Inoltre, L'ex presidente liberiano resterà nascosto finchè gli Stati uniti non daranno pubblicamente il loro consenso alla sua partenza verso tale paese, ha sostenuto Paul. In precedenza, il consigliere spirituale aveva affermato che Taylor era pronto a consegnarsi al Tribunale penale internazionale (Tpi) dell'Aia, ma che si rifiutava di consegnarsi alla giustizia della Sierra Leone. Taylor, 58 anni, è accusato dal Tribunale speciale dell'Onu -che opera in Sierra Leone- di aver sostenuto la ribellione durante la guerra civile in questo paese, che si concluse con 120.000 morti e durò dal 1991 al 2001. (…)
(Vita, 28-03-2006)
e Onu chiedono l'arresto del liberiano Charles Taylor
(Corriere della Sera + Ansa, 26-03-2006)
Human Rights Watch, associazione internazionale che si batte per i diritti umani, ha chiesto alla Nigeria di arrestare immediatamente l'ex presidente liberiano Charles Taylor, per scongiurarne la fuga. Ieri Abuja ha annunciato che consegnera' l'ex leader, accusato di crimini di guerra, al governo di Monrovia. In Liberia, diversi sostenitori di Taylor sono stati arrestati nel timore che potessero organizzare una rivolta armata. Taylor e' stato esiliato in Nigeria nel 2003 nell'ambito di un accordo che ha messo fine alla guerra civile nel suo Paese.
(Corriere della
Sera/Agr, 26-03-2006) - Il Tribunale speciale Onu per i crimini di guerra in Sierra Leone ha chiesto alla Nigeria l'arresto di Taylor, ex presidente della Liberia. Taylor e' accusato di crimini di guerra e contro l'umanita' durante le guerre civili in Liberia e nella confinante Sierra Leone. Ieri il presidente della Nigeria, dove Taylor e' in esilio, ha accettato di riconsegnare al governo di Monrovia l'ex presidente. Il Tribunale Onu ne ha chiesto l'arresto per evitare che fugga. (Basilicatanet/Ansa,
26-03-2006)
La Nigeria estraderà Charles Taylor (Vita, 27-03-2006)
La Nigeria ha annunciato oggi che consegnerà alla Liberia l'ex presidente Charles Taylor, in esilio dal 2003 in Nigeria e ricercato per crimini di guerra dal Tribunale delle Nazioni Unite per i crimini in Sierra leone. "Il presidente Olusegun Obasanjo ha informato oggi 25 marzo il presidente Ellen Johnson-Sirleaf che il governo della Liberia è libero di arrestare l'ex presidente Charles Taylor", recita il comunicato diffuso oggi dall'ufficio della presidenza nigeriana. "Il presidente Sirleaf ha formalmente chiesto lo scorso 5 marzo a Obasanjo che Taylor venisse posto sotto la custodia della Liberia", si legge ancora nella nota. Di fronte a tale richiesta, Obasanjo aveva replicato che ne avrebbe discusso con gli altri leader dell'Unione africana e dell'Ecowas (Economic Community Of West African States). Nella nota diffusa oggi non si precisa quando Taylor verrà consegnato alle autorità liberiane. L'ex presidente liberiano potrebbe anche essere consegnato direttamente al tribunale Onu, che ha incriminato Taylor e altre 17 persone per crimini di guerra commessi durante la guerra civile combattuta in Sierra Leone dal 1991 al 2001. Nel comunicato si precisa inoltre che il governo federale della Nigeria ha sempre resistito alle pressioni perchè Taylor venisse consegnato al Tribunale speciale della Sierra Leone, perchè Obasanjo si era impegnato ad accettare un'eventuale richiesta di estradizione soltanto qualora fosse stata presentata da un dirigente liberiano democraticamente eletto. Johnson-Sirleaf si è insediata alla presidenza della Liberia lo scorso gennaio, dopo aver vinto le elezioni di novembre, e ha incontrato il presidente nigeriano all'inizio di marzo. Il presidente liberiano ha dichiarato ufficialmente di aver chiesto alla Nigeria di consegnare Taylor nel corso della sua visita negli Stati Uniti, lo scorso 17 marzo. L'annuncio della consegna di Taylor avviene a pochi giorni dalla visita di Obasanjo a Washington, in programma per mercoledì prossimo. Il leader africano incontrerà il suo omologo americano George W.Bush. Presidente della Liberia dal 1997, Taylor venne condotto in esilio in Nigeria nel 2003 nell'ambito dell'accordo raggiunto dalla comunità internazionale e dai ribelli per porre fine alla guerra civile scoppiata nel 1999 in Liberia e che ha fatto circa 200.000 morti. L'ex presidente è stato accusato dal tribunale speciale per la Sierra Leone di crimini contro l'umanità, massacri, stupri e reclutamento di bambini soldato. Avrebbe inoltre sostenuto i gruppi ribelli della Sierra Leone, accusati di atti di terrorismo, omicidi e mutilazioni, in cambio di diamanti. I 15.000 caschi blu dell'Onu presenti in Liberia hanno l'ordine di arrestare e consegnare Taylor al Tribunale speciale della Sierra Leone qualora dovesse mettere piede nel paese.
(Vita, 27-03-2006)
Nigeria rimpatria ex presidente Taylor (SwissInfo, 25-03-2006)
Sembra avviato a conclusione l'esilio - secondo taluni dorato - in Nigeria dell' ex presidente liberiano Charles Taylor, accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nelle guerre civili che hanno insanguinato nello scorso decennio il suo Paese e la confinante Sierra Leone, causando centinaia di migliaia di vittime. Il presidente nigeriano Olusegun Obasanjo ha infatti accettato oggi di consegnare Taylor a Monrovia, anche se non sono state annunciate data e modalità del trasferimento; nè si sono avute finora reazioni dall'interessato o dallo speciale Tribunale internazionale per la Sierra Leone, appoggiato dall' Onu, che lo vuole processare. (…) Obasanjo, già presidente di turno dell'Unione africana (Ua), aveva detto che avrebbe consultato suoi colleghi - tra i quali l'attuale presidente dell'Ua, il congolese Denis Sassou Nguesso, e il presidente di turno della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas), il nigerino Mamadou Tandja - prima di prendere una decisione. Taylor aveva accettato nel 2003 di andare in esilio in Nigeria nell'ambito di un accordo di pace, con mediazione internazionale, per porre fine a 14 anni di una guerra civile che ha causato, secondo le stime, 250.000 morti in Liberia. - Il comunicato afferma che il governo della Nigeria ha resistito a persistenti pressioni affinchè consegnasse Taylor allo speciale tribunale per la Sierra Leone, perchè ciò avrebbe costituito una violazione dell'accordo in base al quale egli si era dimesso. Tale tribunale ha incriminato Taylor per il la guerra civile nel Paese vicino (1991-2001), imputandogli crimini di guerra e contro l'umanità, nella fattispecie massacri, stupri, altre violenze e abusi, reclutamento di bambini-soldato. Durante la sua presidenza, cominciata nel 1997, l'ex 'uomo fortè della Liberia ha appoggiato gruppi ribelli in tutta la regione. Egli è accusato in particolare di aver addestrato ed equipaggiato la ribellione in Sierra Leone, considerata responsabile di un'ondata di terrore, assassinii, mutilazioni e efferatezze di ogni genere contro civili, in cambio dei cosiddetti “diamanti del sangue”. (…) - Dal canto suo, il portavoce di Taylor in Nigeria ha oggi sottolineato che i leader africani che mediarono l'accordo per le sue dimissioni e la sua partenza per l'esilio, avvenuta l'11 agosto 2003, concordano che egli non può essere consegnato al tribunale internazionale per la Sierra Leone. "I leader africani non possono permettersi di rinnegare quell'accordo, non possono permettersi di dare ai governi occidentali carta bianca per eliminare i governi africani", ha detto il portavoce, Sylvester Passewe. "Ci sono molti leader africani i cui Paesi hanno situazioni di conflitto, come Sudan, Uganda, Congo. Non potrebbero più confidare in una soluzione africana e non potrebbero accettare di dimettersi volontariamente come ha fatto il presidente Taylor", ha aggiunto. - D'altra parte, forse preoccupata per le reazioni che può provocare il rimpatrio dell'ex presidente, Ellen Johnson- Sirleaf, al ritorno a Monrovia da un viaggio di una decina di giorni negli Stati Uniti, ha affermato oggi che "il Paese è più importante di qualsivoglia individuo, tribù o gruppo di persone". "L'avvenire del nostro Paese è radioso e il futuro sarà assicurato se lavoriamo insieme", ha sottolineato. Le ha fatto eco il ministro degli Esteri George Wallace, secondo cui la situazione nel Paese è calma, anche se possono preoccupare alcune voci circolano su possibili azioni sovversive da parte di sostenitori di Taylor. (SwissInfo, 25-03-2006)
Ellen Johnson Sirleaf ricevuta dal presidente Bush (Corriere della Sera, 21-03-2006)
George W. Bush ha ricevuto alla Casa Bianca il presidente liberiano Ellen Johnson Sirleaf, il primo capo di stato donna eletto democraticamente in Africa. "Lei e' la prima donna eletta presidente in una nazione del continente africano e questo richiede coraggio, visione e il desiderio di migliorare la vita del vostro popolo", ha detto il presidente degli Stati Uniti. La Sirleaf ha risposto ringraziando Washington per il suo sostegno finanziario e l'interesse per il futuro della Liberia.
(Corriere della Sera, 21-03-2006)
Chiesta l’estradizione di Charles Taylor (Vita, 13-03-2006)
Il governo della Liberia ha avanzato una richiesta formale alla Nigeria di estradizione di Charles Taylor. Lo ha riferito poco fa l'agenzia Agi. Taylor, accusato di crimini di guerra da un tribunale istituito in Sierra Leone sotto gli auspici delle Nazioni Unite, vive dal 2003 in Nigeria che gli ha afferto asilo politico nell'ambito di un accordo avallato internazionalmente, che ha messo fine a quattordici anni di guerra civile in Liberia. La richiesta di estradizione e' contenuta in una lettera firmata dal presidente liberiano, signora Ellen Johnson-Sirleaf, ha precisato Sylvester Paasewe, collaboratore di Taylor. "So che la lettera e' stata trasmessa qui", ha aggiunto da Calabar, nel sudest della Nigeria. Non e' chiaro se la richiesta l'estradizione e' per la Liberia o per il tribunale istituito in Sierra Leone. Paasewe, nel sottolineare che gli accordi accettati da Taylor lo mettevano al riparo da eventuali procedimenti penali, ha accusato gli Stati Uniti di essere gli ispiratori di questa sortita di Johnson-Sirleaf.
(Vita, 13-03-2006)
Sirleaf, "Taylor dovrà comparire in tribunale" (Vita, 09-03-2006)
Per la prima volta, la Presidente liberiana evoca la necessità che l'ex dittatore risponda dei suoi crimini di fronte alla giustizia "presto o tardi, l'ex presidente della Liberia Charles Taylor sarà chiamato a rendere dei conti alla giustizia". E ' quanto ha dichiarato oggi da Parigi l'attuale presidente liberiana Ellen Johnson Sirleaf. "Ma questa ipotesi", ha poi aggiunto la Sirleaf, non si farà senza consultare la Nigeria (dove Taylor si è esiliato) e senza la garanzia che la traduzione in giustizia dell'ex dittatore liberiano non destabilizzerà la Liberia". Accusato per "crimini contro l'umanità" dal Tribunale speciale per la Sierra Leone, Charles Taylor è fuggito a Calabar, nel sud della Nigeria, nell'agosto 2003, data in cui sotto la pressione dei ribelli e della Comunità internazionale, Taylor è stato costretto a lasciare il potere dopo 14 anni di guerra civile.
(Vita, 09-03-2006)
Chirac: rafforzamento della cooperazione fra Francia e Liberia
(CRIonline, 09-03-2006)
L'8 marzo a Parigi, il Presidente francese Chirac ha avuto un colloquio con il suo omologo liberiano Ellen Johanson-Sirleaf, in visita nel Paese. Chirac ha affermato che la Francia rafforzerà la cooperazione con la Liberia, affiatando ulteriormente i rapporti dei due Paesi. Chirac ha affermato che al fine di rafforzare la cooperazione dei due Paesi e promuovere la stabilità e lo sviluppo della Liberia, la Francia stabilirà entro la fine dell'anno una rappresentanza estera a Monrovia, capitale della Liberia.
(CRIonline, 09-03-2006)
Unhcr: più di 50 mila i rimpatri dal 2004 (Aise, 03-03-2006)
Nel mese di febbraio, il programma di rimpatrio volontario dei rifugiati liberiani che si trovano nei paesi dell'Africa occidentale, svolto dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), ha superato quota 50 mila rimpatri, con una media di 250 rifugiati che ogni giorno decidono di tornare in Liberia. Ad oggi, più di 52 mila rifugiati sono stati assistiti nel rimpatrio da quando l'UNHCR ha avviato l'operazione nel 2004. Molti altri rifugiati hanno fatto ritorno nel paese con mezzi propri. In totale, più di 350mila rifugiati e sfollati interni hanno ricevuto assistenza diretta per lasciare i campi profughi e i centri urbani nei quali si trovavano. Il mese scorso, i positivi sviluppi che si stanno registrando in Liberia hanno indotto l'UNHCR ad un'evoluzione nella propria attività: invece di "facilitare" il rimpatrio, l'Agenzia ora promuove attivamente e organizza il ritorno volontario di circa 180mila rifugiati liberiani che si trovano fuori del loro paese. L'Agenzia prevede che nel 2006 fino a 100mila rifugiati torneranno in Liberia. L'UNHCR trasporta i rifugiati registrati in aereo, via mare e via terra e all'arrivo fornisce loro un contributo per trasporto, cibo e utensili domestici. La reintegrazione duratura e sostenibile rimane la principale priorità. L'Agenzia e i suoi partner stanno realizzando i progetti di reintegrazione per rafforzare la capacità delle comunità locali di accogliere i rifugiati che rimpatriano. Tali progetti includono la ristrutturazione di alloggi, strade, punti di raccolta dell'acqua, scuole ed ospedali, così come programmi di orientamento e formazione.
(Aise,
03-03-2006)
Istituita la Commissione per la Verità e la Riconciliazione
(M.
F., Peacereporter, 22-02-2006)
Un quarto di secolo. Tanto è durata la guerra civile liberiana, facendo qualcosa come 250 mila morti e riducendo il Paese in ginocchio. Ora, il nuovo presidente Ellen Johnson Sirleaf ha deciso di fare i conti col passato, istituendo una Commissione per la Verità e la Riconciliazione in stile Sudafrica, che avrà il compito di far luce su quanto accaduto in Liberia tra il 1979 e il 2003, anno della fine della guerra civile. La Commissione, composta da sette membri e presieduta dall’avvocato per i diritti umani Jerome Verdier, dovrà indagare sui crimini di guerra e sulle violazioni dei diritti umani commessi in 24 anni di conflitto. Il suo principale compito sarà raccogliere le testimonianze delle migliaia di vittime ancora in vita. La Commissione non avrà il potere di perseguire i colpevoli, ma solo la possibilità di consigliare eventuali azioni penali. I finanziamenti necessari al suo funzionamento sono stati stanziati sia dal governo liberiano (350 mila dollari) che dalle Nazioni Unite (500 mila dollari). Il lasso di tempo che la Commissione dovrà coprire coincide con i regimi di Samuel Doe, che nel 1979 rovesciò il precedente governo di William Tolbert, e di Charles Taylor, il signore della guerra diventato negli anni ’90 l’arbitro della politica liberiana. Difficile però che quest’ultimo, al momento in esilio in Nigeria, compaia davanti alla Commissione, anche perché la Sirleaf ha più volte ribadito che giudicare Taylor non è la priorità della Liberia. Più importante, in questo momento, è cominciare a fare i conti con il proprio passato, assumendosi tutta la responsabilità di quanto accaduto nella triste storia liberiana. (…)
(Mario Fagotto,
Peacereporter, 22-02-2006)
Licenziati tutti i dipendenti del ministero delle finanze
(MZ, Misna, 02-02-2006)
Al termine di una visita a sorpresa al ministero delle finanze di Monrovia, il nuovo presidente della Liberia ha licenziato l’intero staff del dicastero economico liberiano. “Tutti gli impiegati di questo ministro sono da questo momento licenziati e dovranno fare apposita domanda per poter ritornare a lavorare qui se lo desiderano” ha detto Ellen Johnson Sirleaf nel corso di una breve conferenza stampa tenuta ieri sera dopo la sua visita lampo nei locali del dicastero. “Coloro che dimostreranno di avere le competenze per essere impiegati in questo ministero saranno accettati e potranno riprendere il loro posto” ha aggiunto. Rispondendo a un impiegato che contestava le modalità del licenziamento, il presidente liberiano ha difeso la sua scelta ricordando che tutti i lavoratori allontanati erano stati nominati politicamente. “Questo ministero ha imbarazzato il nostro paese abbastanza. Le pratiche di corruzione che sono state portate avanti qui dentro hanno gettato il discredito internazionale su questa istituzione” ha ribadito la presidente. Nelle ore precedenti, la Sirleaf aveva invitato gli ex-funzionari pubblici del governo di transizione a non lasciare il paese e restare a disposizione della commissione che sta verificando la gestione dei fondi pubblici durante l’amministrazione degli ultimi 2 anni.
(MZ, Misna, 02-02-2006)
La neo-presidente esorta i rifugiati a tornare (Vita.it, 17-01-2006)
La nuova presidente della Liberia, la signora Ellen Johnson-Sirleaf, ha esortato i rifugiati liberiani a considerare la possibilità di rimpatriare per partecipare all'opera di ricostruzione del proprio paese. In un video per l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), registrato nella giornata di ieri poco prima del suo giuramento, la signora Johnson-Sirleaf ha assicurato che il governo auspica il rimpatrio dei cittadini liberiani che vivono ancora al di fuori del paese. Ha inoltre promesso che il suo governo lavorerà insieme all'UNHCR e ad altri partner per reintegrarli all'interno delle proprie comunità, per individuare opportunità di lavoro e per aiutarli ad ottenere quei servizi primari indispensabili per riavviare una vita normale. Il messaggio registrato della neoeletta presidente farà parte di una campagna di informazione condotta dall'UNHCR e rivolta a circa 190mila rifugiati liberiani residenti in diversi paesi dell'Africa Occidentale. Molti di essi hanno osservato con particolare attenzione il processo politico che sta avendo luogo in patria per avere elementi sufficienti per decidere se e quando tornare a casa. Per molti, le elezioni pacifiche dello scorso novembre hanno rappresentato il segnale che dopo quattordici anni di scontri e violenze la Liberia ha ripreso il cammino verso la pace e la stabilità. Nel video-messaggio dell'UNHCR, la presidente dichiara di comprendere i timori che riguardano la sicurezza, la scarsità di alloggi e di servizi primari come scuole e ospedali, le dispute sulla terra e la mancanza di opportunità economiche. Ciononostante, la presidente Johnson-Sirleaf incoraggia caldamente i rifugiati liberiani a fare ritorno alle proprie case. Al picco massimo del conflitto in Liberia, circa 850mila persone sono fuggite dalle proprie case a causa degli scontri e delle violenze, 500mila delle quali sono rimaste all'interno del paese, mentre le rimanenti si sono sparpagliate in diversi paesi dell'Africa occidentale. A partire dalla firma dell'accordo generale di pace nel 2003, mezzo milione di persone ha fatto ritorno alle proprie comunità, tra i quali 200mila rifugiati e 300mila sfollati interni. Le operazioni di reintegrazione e di ricostruzione rimangono le priorità, poiché nei prossimi messi si assisterà al rimpatrio di altri rifugiati. L'UNHCR continuerà a portare avanti progetti nelle comunità, compresi progetti per ristrutturare e riparare case, strade, pozzi, scuole e ospedali. Gli stessi rimpatriati giocano un ruolo strategico nei lavori di risistemazione e i progetti forniranno loro opportunità di impiego. La presidente Johnson-Sirleaf ha descritto come "enorme" il compito di ricostruire la Liberia, ha anche rivolto un appello alla comunità internazionale affinché continui a sostenere questo sforzo.
(Vita.it,
17-01-2006)
Incontro fra Li Zhaoxing e il Presidente del parlamento
(CRI, 17-01-2006)
Il 16 gennaio scorso a Monrovia, il ministro degli Esteri cinese Li Zhaoxing ha incontrato l'eletto presidente del parlamento liberiano Edwin Snowe. Li Zhaoxing ha affermato che il governo e il popolo cinese si augura che la Liberia possa mantenere la pace e la stabilità, realizzando la prosperità e l'armonia. Egli ha detto che la parte cinese apprezza altamente il governo e il parlamento liberiani per la persistenza nella politica di una sola Cina. Snowe ha detto che nell'agosto del 2005 il parlamento transitorio nazionale liberiano ha approvato una risoluzione di osservare il principio di una sola Cina. Il nuovo parlamento liberiano continuerà a persistere in tale risoluzione e intende rafforzare i contatti con l'Assemblea Popolare Nazionale cinese, promuovendo le relazioni bilaterali.
(CRI,
17-01-2006)
Ellen Johnson Sirleaf ha prestato giuramento (CB, vita, 16-01-2006)
Anche Laura Bush e Condoleeza Rice hanno partecipato alla cerimonia a Monrovia. La nuova presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf, eletta l8 novembre scorso, ha prestato giuramento oggi a Monrovia. Il suo mandato durera' sei anni. Per rendere omaggio alla prima donna eletta a questo incarico in Africa si sono riunite personalita' internazionali tra cui la first lady americana Laura Bush, il segretario di stato Condoleezza Rice, il presidente sudafricano Thabo Mbeki, senegalese Abdulaye Wade, nigerino Mamadou Tandja, del Ghana John Kufour e della Sierra Leone Ahmad Tejan Kabbah. La Sirleaf, economista di 67 anni soprannominata la 'Dama di ferro' per la sua intransigenza, e' stata eletta battendo l'ex campione di calcio George Weah, che oggi non ha partecipato alla cerimonia.
(Chiara Brusini, vita,
16-01-2006)