![]() |
Misure di emergenza per fermare epidemia trasmessa dagli animali (CO,
Misna, 28/12/06)
Il Kenya ha proibito il trasporto e la macellazione degli animali nelle province nord-orientali del paese, colpite da una febbre virale nota come ‘febbre della Rift Valley’, che, secondo le autorità sanitarie locali, nelle ultime due settimane ha provocato la morte di 24 persone. La misura preventiva è stata adottata oggi, dopo l'ultimo decesso e proprio a ridosso di una festività musulmana - Id Al Adha, la Festa del Sacrificio di Abramo che cade il 30 dicembre - per la quale si prevedeva l'abbattimento di circa 20 mila capi. Per trasmettere il virus dal bestiame all'uomo, infatti, basterebbe la puntura di una zanzara oppure il contatto diretto con il sangue degli animali contagiati. Inoltre, tentativo di limitare il diffondersi della malattia, che provoca anche gravi emorragie, i mattatoi sono stati temporaneamente chiusi, almeno fino a quando tutti gli animali non saranno stati vaccinati. Già tra il 1997 e il 1998 centinaia di persone in Kenya restarono vittime dello stesso virus, che dilagò, oggi come allora, nella Rift Valley e che rischia di diffondersi anche nelle altre zone del paese a causa degli spostamenti delle popolazioni nomadi.
(CO, Misna, 28/12/06)
In vista del Forum sociale di Nairobi (Adnkronos, 27/12/06)
Un incontro con i vertici della Rai per mettere a punto un palinsesto straordinario in vista del Forum sociale mondiale, previsto in Kenia, a Nairobi, dal 20 al 25 gennaio. E' quanto chiedono 'La tavola della pace' e Articolo 21, invitando l'azienda radiotelevisiva a riportare in ''prima pagina'' la grande questione africana. ''Sara' una grande occasione -si legge in una nota- per affrontare le piu' delicate questioni connesse al continente africano, dalle cui soluzioni passa anche il nostro futuro collettivo''. ''In questo la Rai, e non solo la Rai, hanno dedicato una rinnovata attenzione a queste tematiche, basti ricordare il Tg2 Dossier curato da Stefano Marroni e Enzo Nucci e la puntata odierna di Uno Mattina. Ci auguriamo che non si tratti di una 'eccezione natalizia', ma che sia -continua il comunicato- soltanto l'inizio di una campagna mediatica tesa a riportare in prima pagina una grande questione rimossa''. ''Nei prossimi giorni -annuncia la nota- 'La tavola della pace' e l'associazione Articolo 21 chiederanno un incontro ai vertici della Rai e alle principali aziende del settore per chiedere che in occasione del prossimo appuntamento di Nairobi, sia predisposto un palinsesto straordinario che consenta agli italiani non solo di seguire l'avvenimento, ma anche di cominciare a conoscere meglio una realta' che non puo' essere ridotta solo e soltanto ad un racconto di guerra e di morte. I problemi dell'Africa sono anche i nostri, abbiamo bisogno di capire quali sono le nostre responsabilita', che cosa possiamo fare per risolverli e comprendere quanto il nostro futuro sia indissolubilmente legato a quello dell'Africa''.
(Adnkronos,
27/12/06)
Unicef, 15.000 bambine costrette a prostituirsi (Agi, 27/12/06)
(NdR – Ritorniamo ancora una volta su questa denuncia già pubblicata il 19 dicembre scorso, riprendendo
un lancio della SwissInfo
perché riteniamo opportuno denunciare a voce alta questa sporca realtà dello sfruttamento dei bambini. Siamo certi che i lettori comprendoneranno. Il Webmaster del sito) - Lo sfruttamento sessuale di bambini e bambine ha raggiunto livelli "terribili" ed e' in aumento nelle zone costiere del Kenya. A lanciare l'allarme e' l'Unicef all'indomani della pubblicazione di un rapporto sulla prostituzione minorile nel Paese condotto in collaborazione del governo keniota. Secondo il rapporto, sono circa 15.000 le bambine e ragazzine tra i 12 e i 18 anni che saltuariamente si prostituiscono nei quattro distretti costieri del Kenya (Mombasa, Kilifi, Malindi e Kwale): in pratica, il 30% della popolazione della zona in quella fascia d'eta'. Si stima inoltre che altri 2-3mila bambini e bambine si prostituiscano a tempo pieno, anche nelle stagioni non "turistiche". Oltre il 10% di loro ha iniziato prima dei 12 anni, il 45% intorno ai 12. Un capitolo dello studio e' poi dedicato ai clienti e mostra come il turismo sessuale coinvolga tutte le nazionalita' che frequentano il Kenya per turismo. Il 38% di loro sono uomini kenioti, mentre piu' della meta' sono stranieri: il 18% italiani, il 14% tedeschi, il 12% svizzeri. Seguono ugandesi, tanzaniani, inglesi e arabi sauditi. "E' un vizio che continua a crescere in dimensioni orrende, soprattutto nella regione costiera", ha detto il vice presidente keniota Moody Awori, presentando lo studio congiunto, condotto nell'ambito di un vasto programma di prevenzione e recupero degli abusi sessuali e del turismo sessuale, portato avanti dall'Unicef con le autorita' locali. "E' duro dover ammettere la realta' di questi fatti di fronte all'opinione pubblica", ha sottolineato Awori, "ma dobbiamo dire la verita' se vogliamo salvare i nostri bambini". Il rappresentante Unicef in Kenya, Heimo Laakkonen, ha ribadito che occorre prevenire e ridurre la "domanda" intervenendo sui potenziali clienti, punendoli e informando l'opinione pubblica dei paesi occidentali coinvolti per bloccare il turismo sessuale.
(Agi,
27/12/06)
Kenya, il primato della vergogna. (Matteo Fagotto, Peacereporter,
21/12/06)
Gli Italiani sono i più numerosi turisti sessuali stranieri del Paese. Turismo sessuale in Kenya? Roba da italiani, secondo un rapporto dell’Unicef pubblicato ieri a Nairobi. Assieme a tedeschi e svizzeri, siamo ai primi tre posti per il favoreggiamento della prostituzione minorile nelle regioni costiere del Kenya. Un problema difficile da sradicare, perché alimenta una fiorente industria che frutta al Paese decine di milioni di dollari all’anno. Una prostituta in un locale notturno di MombasaI dati. I numeri del rapporto dell’Unicef sono impressionanti: nei quattro distretti costieri del Kenya (Mombasa, Kilifi, Malindi e Kwale), 15 mila ragazze tra i 12 e i 18 anni, ossia il 30 percento del totale in questa fascia d’età, si sono prostituite occasionalmente, mentre sarebbero 3 mila quelle che lo fanno in maniera continuata. A foraggiare l’industria del sesso, oltre ai già citati italiani (18 percento), tedeschi (14 percento) e svizzeri (12 percento) ci sarebbe un nutrito numero di locali (38 percento) che hanno fatto scattare l’allarme tra le autorità. L’industria del sesso non è solo roba da turisti, nonostante il loro arrivo abbia dato una decisiva spinta alle attività che girano attorno allo sfruttamento della prostituzione minorile. Attività che contribuiscono ad accrescere i tanti milioni di dollari (648 nel 2005, con un incremento del 15 percento rispetto all’anno precedente) che il Kenya guadagna ogni anno dal turismo. Gli ostacoli. Arginare un fenomeno del genere non è semplice: il miraggio di facili guadagni spinge infatti sulla costa torme di ragazzine provenienti dalle regioni interne del Paese, che in alta stagione riescono a guadagnare fino a 80 dollari a notte. Una somma notevole, con cui riescono a mantenere parte della famiglia. Per questo spesso le ragazze sono spinte dagli stessi genitori a intraprendere l’attività, poi, una volta arrivate a destinazione, vengono “reclutate” da agenti specializzati che le indirizzano nei locali notturni e favoriscono l’approccio tra le ragazze e i clienti stranieri. Le autorità hanno passato negli ultimi anni una serie di leggi che definiscono i diritti dei minori e puniscono il loro sfruttamento sessuale. Provvedimenti che, per essere efficaci, dovrebbero coinvolgere nel monitoraggio dei turisti sessuali (anche keniani) i locali notturni e gli alberghi, che sono tra i soggetti che più si avvantaggiano dall’industria del sesso. Le storie di ragazzine mandate nelle camere degli hotel come gentile “regalo” ai turisti appena arrivati sono piuttosto frequenti. La spiaggia di MalindiCollaborazione. Comprensibile che, in un quadro del genere, le attività di recupero delle ragazze portate avanti da associazioni e Ong locali si rivelino una goccia nel mare. A livello repressivo la situazione non è migliore, visto che i pochi turisti che finiscono nelle maglie della giustizia riescono a cavarsela con sostanziose mazzette elargite a giudici e poliziotti. Il governo di Mwai Kibaki, travolto da scandali finanziari a ripetizione, non si è finora interessato granché alla questione del turismo sessuale, che ha oltretutto favorito lo spaccio di droga e la diffusione dell’Aids nelle regioni costiere. Alla presa di coscienza delle autorità seguirà una collaborazione con i governi europei da cui proviene la gran parte dei turisti? Roma, Berlino e Berna sono avvisate. (Matteo Fagotto, Peacereporter,
21/12/06)
Gruppo nomade ottiene storica rappresentanza in Parlamento (PeaceReporter, 19/12/06)
Il gruppo nomade degli Ilchamus, circa 35 mila persone stanziate nella regione sud-occidentale del Kenya nei pressi del lago Baringo, potranno avere un parlamentare dalla prossima legislatura. Lo ha stabilito con una sentenza la Corte costituzionale, secondo cui finora la definizione dei collegi elettorali avrebbe discriminato gli Ilchamus, i quali non possono godere di servizi di base quali sanità ed istruzione. La sentenza potrebbe costituire un precedente importante per le rivendicazioni delle altre tribù keniane nelle medesime condizioni. (PeaceReporter,
19/12/06)
Unicef: abusi su minori in Kenya (SwissInfo, 19/12/06)
Anche i turisti svizzeri figurano tra i clienti che sfruttano la prostituzione minorile in Kenya, dove secondo una calcolo dell'UNICEF oltre 18mila bambine e bambini sono costretti a vendere il loro corpo. Stando a uno studio dell'organizzazione ONU per l'infanzia, i kenyoti rappresentano il 38% della clientela, seguiti dai turisti italiani (18%), dai tedeschi (14%) e dagli svizzeri (12%). Nei distretti dove l'UNICEF ha realizzato la sua inadgine - Mombasa, Kilifi, Malindi e Kwale - 15mila ragazze dai 12 ai 18 anni (il 30% del totale) hanno rapporti sessuali occasionali dietro compenso, Inoltre da due a tremila ragazzi e ragazze si prostituiscono tutto l'anno, cominciando all'età di 12 anni. Una realtà scioccante secondo il vicepresidente kenyano Moody Awori, che si va sviluppando in maniera orribile in particolare lungo la costa. (SwissInfo,
19/12/06)
Quelle “Creature” che vengono dall’Africa. ((Valerio Balestrieri, La Voced’Italia, 19/12/06)
Debutto da Teatro Creberg di Bergamo per uno degli spettacoli più interessanti della stagione, tra teatro di strada, feste di piazza e drammaturgia. La cultura del Teatro diventa qualcosa di davvero trasversale quando riesce a coniugare più stili e ‘costumi’ in un connubio espressivo di puro ‘rappresentavismo’. Arriva anche a Bergamo “Creature - uno spettacolo di teatro acrobatico africano” di Marcello Chiarenza e Alessandro Serena, che ha conquistato in tutte le tappe della sua tournée un pubblico eterogeneo, di adulti e bambini, ed ha riscosso un grande successo di critica.“Creature” è un progetto di cooperazione internazionale che ha portato gli ideatori di questo lavoro a Nairobi mettendoli in contatto con un gruppo di acrobati della città africana; nasce così una straordinaria commistione tra il teatro di strada, feste di piazza e drammaturgia della festa, già patrimonio dell’esperienza trentennale del regista e scenografo Marcello Chiarenza, unita all’esperienza di Alessandro Serena che proviene da una delle famiglie circensi più famose, gli Orfei. Lo spettacolo è la riscrittura circense del “Cantico delle Creature” di San Francesco d’Assisi. La scena in cui è ambientata la storia è un luogo disseminato di cose abbandonate che sotto la guida della figura di un clown clochard prendono forma e si trasformano a vista, dando vita al gioco della creazione, in cui il deserto iniziale si trasforma in giardino. Sono usati oggetti realizzati con poco ma di grande suggestione, capaci di evocare animali favolosi, barche, culle, la luna, il sole, una porta trasparente che genera le apparizioni di ombre baluginanti e di spiriti della natura. I quattro elementi naturali (Acqua, Fuoco, Aria e Terra) sono celebrati ed esaltati in questo suggestivo e poetico spettacolo in cui la comicità dello stralunato clown si fonde con l’energia vitale di un gruppo di sette acrobati kenioti. Piramidi umane, doppi e tripli salti mortali, coreografie mozzafiato sono accompagnate dalla voce di Carla Nahadi Babelegoto, cantante di origine italo-congolese, e da musiche evocatrici del Continente Nero. Pensato come un vero spettacolo di piazza con il pubblico disposto sui quattro lati della scena e che viene coinvolto direttamente nella vicenda narrata dagli artisti. “Creature” debutta in Kenia, a Nairobi, nel dicembre del 2003: da allora ha affrontato due lunghe tournée estive che hanno toccato otto paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Austria, Ungheria).Accolto con favore da critica e, soprattutto, dal pubblico, lo spettacolo ha totalizzato oltre 90.000 spettatori nei sue due anni di circuitazione.(Valerio Balestrieri, La Voced’Italia,
19/12/06)
Kibaki rifiuta il raddoppio dello stipendio proposto dal Parlamento (PeaceReporter, 14/12/06)
Il presidente keniano, Mwai Kibaki, ha rifiutato l'aumento di stipendio proposto la scorsa settimana dal Parlamento, che aveva votato una legge che avrebbe aumentato da 26 mila a 44 mila dollari al mese la paga del capo dello stato. Nel motivare la decisione, Kibaki ha affermato che l'aumento non rispecchierebbe le condizioni economiche attuali del Paese, dove circa il 60 percento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. La scorsa settimana, alcuni membri dell'opposizione avevano chiesto invece un aumento di stipendio per gli impiegati pubblici, alcuni dei quali ricevono stipendi di 57 dollari al mese. Eletto nel 2002 con la promessa di combattere la corruzione, Kibaki è stato più volte coinvolto in scandali finanziari e di corruzione che hanno minato la credibilità della coalizione di governo. (PeaceReporter, 14/12/06)
Alluvioni; almeno 114 morti, dice Croce Rossa (SwissInfo, 11/12/06)
Almeno 114 morti, oltre 500'000 persone colpite, fiumi in piena che hanno portato via ogni cosa, villaggi cancellati, così come strade e ponti: questo il bilancio delle inondazioni che hanno flagellato il Kenya nell'ultimo mese e mezzo, in particolare nell'est e nel nordest. I dati sono stati resi noti oggi a Nairobi dalla Croce Rossa keniana (il cui bilancio circa una settimana fa parlava di 51 morti), che ha lanciato un appello urgente ad aiuti per 21,9 milioni di dollari per fronteggiare le prime emergenze. In particolare ci sono condizioni igienico sanitarie spaventose, con un aumento grave del già drammatico numero di casi di malaria, e col serio rischio che possa arrivare anche il colera. Ovviamente c'é anche il problema di nutrire tutte le persone colpite. Della ricostruzione, per ora, neanche a parlarne. Sono state le peggiori inondazioni che hanno colpito il Kenya negli ultimi decenni. Un disastro che ha colpito anche Somalia, Etiopia e Ruanda. In Somalia, in particolare, la situazione appare tragica: almeno molte centinaia coloro che hanno perso la vita. Anche se nessuno per ora è in grado di fare un bilancio preciso, appare certo che alla fine il numero dei morti supererà i mille, con almeno 1,5 milioni di persone allo stremo, senza più nulla o quasi. Grosso modo, si tratta delle stesse zone (in particolare il triangolo Kenya-Somalia-Etiopia) sconvolte da una tremenda siccità tra giugno e luglio, che ha causato centinaia di morti, decimando il bestiame. (SwissInfo,
11/12/06)
Tradizione dal Kenia (Il Giornale, 11/12/06)
Mary Njenga era in fiera a Milano con sua madre: sono due donne volitive che dal centro di Nairobi, in Kenya, importano da anni in Europa i manufatti di una tribù locale dove uomini e donne lavorano il legno, realizzano coloratissimi batik e statue etniche «L’artigianato africano si vende piuttosto bene qui da voi, specie le statuette Masai che sono un originale oggetto d’arredamento - osserva -. Partecipo a questa esposizione da molto tempo ed è un’utile vetrina per la nostra attività. Adesso che ha chiuso i battenti, torniamo a Nairobi per organizzare manifestazioni simili in altri Paesi. Se sono stanca di girare? No, affatto. Ma sono molto felice di tornare sotto il sole del Kenya».(Il Giornale, 11/12/06)
Forum Sociale mondiale di Nairobi 2007 (Equologia, 06/12/06)
Il Forum Sociale Mondiale di Nairobi (Kenya), che si svolgerà dal 20 al 25 gennaio 2007, si presenta come un’occasione unica e irripetibile. Un viaggio che ti può cambiare la vita. E quella di molti altri. Sei giorni per incontrare, conoscere e capire l’Africa che nessuno ti ha mai mostrato, ascoltare l’Africa, andare incontro alla società civile africana, dare voce all’Africa. A Nairobi sarà possibile partecipare a centinaia di seminari e dibattiti, ad una grande manifestazione per la giustizia e la pace; visitare la città, Korogocho e le altre baraccopoli; incontrare la gente di Nairobi; innamorarsi dell’arte e della cultura dell’Africa. Sarà possibile discutere di come proseguire la lotta alla miseria e all’ingiustizia, di come affrontare la tragedia infinita delle guerre dimenticate, di come salvare l’ONU e il diritto internazionale, delle responsabilità dell’informazione, del ruolo e della diplomazia delle città e degli Enti Locali, del dramma delle migrazioni, delle responsabilità dell’Europa. Il Forum Sociale Mondiale 2007 è il luogo giusto per costruire e rafforzare le alleanze per il cambiamento. Una grande occasione per riflettere sul nostro mondo. Verranno persone da ogni parte del mondo: la società civile mondiale s’incontra in Africa. Info:info@entilocalipace.it, e segreteria@perlapace.it(Equologia,
06/12/06)
Addio a D'Agostino, medico contro l'Aids. (Emanuela Citterio; Vita, 01/12/06)
Medico italoamericano, gesuita, fondatore del centro "Nyumbani" per bambini sieropositivi, si è spento Angelo D'Agostino. Cordoglianze dal presidente del Kenya. Angelo D'Agostino, Gesuita, Medico psichiatra, fondatore del centro ‘Nyumbani' per bambini sieropositivi a Nairobi è morto lunedì scorso in Kenia, dove era rientrato da un giro in America ed Europa alla ricerca di fondi per continuare l'opera di assistenza del Villaggio e della comunità che serve orfani ed anziani vittime dell'AIDS. Vita l'aveva incontrato a causa della sua lotta per l'accesso ai farmaci nei Paesi africani. Nel 2004 aveva puntato il dito contro le multinazionali dei farmaci: “Almeno 400 persone in Kenya muoiono ogni giorno per l'Aids" aveva detto. “Tuttavia in Europa e America del nord è diventata una malattia cronica. Qual è la differenza? Siamo di fronte a un'azione genocidaria dei cartelli dei farmaci, che rifiutano di rendere le medicine economicamente più accessibili in Africa nonostante abbiano ottenuto profitti di 517 miliardi di dollari nel 2002”. “Attualmente abbiamo 93 bambini ospiti del nostro centro sorto nei primi anni Novanta" raccontava nell'intervista il gesuita, che a Nairobi lavorava a stretto contatto con Msf (Medici senza frontiere). "Si tratta di piccoli sieropositivi, abbandonati dai genitori, che però, grazie anche alle cure e all'alimentazione adeguata, nel 75 per cento dei casi finiscono per diventare siero-negativi e possono essere adottati. Il problema sono i medicinali perché hanno prezzi davvero esagerati per la popolazione locale. Noi in parte li facciamo venire dal Brasile, che ce ne fa dono, ma in parte siamo costretti ad acquistarli sul mercato locale”. La vita di D'Ag, come lo chiamavano gli amici, è un esempio di dedizione al prossimo. Figlio di emigranti italiani, nacque a Providence (R.I). Laureato in Chimica, Filosofia e Medicina, era primario della sezione Urologia alla base aerea Bolling, quando nel 1954 decise di entrare nel seminario dei Gesuiti che però gli chiesero di pensarci su per un anno e poi lo accettarono, consigliandogli di specializzarsi in qualcosa che potesse essere più utile all'Ordine. Ordinato nel 1966, insegnò Psichiatria, fondò il Centro Religione e Psichiatria ed esercitò la professione fino al 1983. Inviato ad amministrare centri profughi in Thailandia e nell'Africa Orientale. rimase colpito dallo stato in cui vivevano in Kenia tanti orfani di genitori morti di AIDS. Si dedicò a loro e fondò l'orfanotrofio ed il villaggio Nyumbani ("casa" in Swayili) dalla cui direzione si ritirò ufficialmente all'età di 80 anni, continuando però nella sua opera. Il Presidente del Kenia, Mway Kibaki, nella sua lettera di condoglianze lo ha definito "un grande cristiano che lavorò con diligenza al servizio dei membri vulnerabili della società e per la propagazione della fede cristiana".(Emanuela Citterio; Vita
01/12/06)
"Giornata sida/aids": proposta amnistia per detenuti sieropositivi (RC.Misna, 01/12/06)
I detenuti contagiati dal virus di immunodeficienza umana (viu/hiv) o malati di sindrome da immunodeficienza acquisita (sida/aids) potranno “vivere una vita migliore con le loro famiglie invece di essere lasciati a morire in prigione”: lo ha detto il vice-presidente Moody Awori illustrando un disegno di legge presentato in parlamento. “È veramente inumano lasciare che i prigionieri che soffrono della pandemia muoiano in prigione, dal momento che vi è la possibilità di lasciarli tornare presso i loro familiari dove potranno trascorrere tempo prezioso con i loro amici” ha detto ancora Awori, precisando che la proposta amnistia – una volta convertita in legge – riguarderà solo i detenuti che non costituiscono una minaccia per la sicurezza della nazione. “I keniani – ha aggiunto il vice-presidente parlando alla vigilia della giornata mondiale della lotta alla sida/aids che si celebra oggi a livello internazionale – devono usare maggiore cura nel trattare con i prigionieri contagiati perché sono vulnerabili e dipendono dal sostegno altrui”. Per questo, il personale medico delle carceri dovrà segnalare alle autorità ogni informazione sullo stato di salute dei prigionieri e sulle cure che necessitano. Awori infine ha espresso perplessità sul fatto che il 60% dei detenuti “sia trattenuto in attesa di processo” e che, nella maggior parte dei casi, si tratti di responsabili di reati minori. “Non possiamo – ha concluso - detenerli per lunghi periodi ma dobbiamo considerare alternative come i servizi comunitari”.(RC. Misna
01/12/06)
Con un ponte aereo l’Unhcr interviene sui campi di Dadaab (Aise, 28/11/06)
È in pieno svolgimento il ponte aereo d'emergenza dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, attraverso il quale vengono trasportati aiuti per le migliaia di rifugiati che si trovano nei campi del complesso di Dadaab, nel Kenya nord-orientale, le cui abitazioni sono state spazzate da un'alluvione nel corso delle ultime tre settimane. Il ritmo dei voli è aumentato: da venerdì tre velivoli sono partiti da Nairobi e altri due voli sono in programma per oggi e giovedì. Il carico comprende soprattutto teli di plastica e scorte di medicinali. Dadaab - un complesso di tre campi che ospita 160mila rifugiati - è stato pesantemente colpito da piogge torrenziali che hanno spazzato via parti della strada fra Garissa e Dadaab, l'unica via di comunicazione che collega il remoto campo alla capitale keniana Nairobi. I ponti aerei costituiscono al momento l'unico mezzo per trasportare aiuti d'emergenza ai campi, dove oltre 100mila rifugiati sono stati pesantemente colpiti dall'inondazione. Nel corso degli ultimi tre giorni non è piovuto e il livello dell'acqua è notevolmente sceso. L'UNHCR continua a trasferire le persone più colpite dal campo di Ifo alle aree più elevate del campo di Hagadera, a circa 20 chilometri di distanza. Finora sono stati trasferiti 4.500 rifugiati. L'UNHCR e le altre agenzie che stanno lavorando a Dadaab hanno iniziato ad allestire un nuovo sito nelle aree più elevate del campo di Ifo, nel tentativo di trovare una soluzione più duratura al problema delle inondazioni. Circa mille rifugiati si sono trasferiti nel nuovo sito. Nell'area verranno poi costruiti servizi temporanei come cliniche, latrine comuni, punti di distribuzione per l'acqua e centri di distribuzione del cibo. È stata inoltre avviata una campagna d'informazione per esortare i rifugiati a lasciare le aree più a rischio di inondazione e trasferirsi nel nuovo sito. Prosegue inoltre la distribuzione di beni alimentari e non alimentari, rivolta in via prioritaria alle persone più colpite. Vi sono preoccupazioni per la possibilità di casi di malaria. Altre zanzariere sono state perciò distribuite agli ospedali. I casi di diarrea e malnutrizione sono in aumento. (Aise,
28/11/06)
Conferenza sui rifiuti tossici si apre a Nairobi (Misna,28/11/06)
Dopo l’e-mail, la tecnologia porta anche l’e-spazzatura: computer, cellulari e televisioni obsoleti il più delle volte imbarcati su aerei e navi e poi scaricati e bruciati all’aria aperta nei paesi in via di sviluppo. Lo smaltimento dei componenti elettronici superati sarà uno dei principali temi trattati durante i cinque giorni di colloqui sui rifiuti tossici tra i delegati di circa 120 nazioni apertisi oggi a Nairobi, in Kenya. “Una delle più grandi sfide del nostro tempo è concordare tutti insieme cosa è un rifiuto e cosa è un prodotto di seconda mano. Questa domanda riguarda sia navi sia beni elettronici” ha detto Achim Steiner, capo del Programma dell’Onu per l’ambiente (Unep), aprendo la conferenza che riunisce gli stati aderenti alla ‘Convenzione di Basel sul controllo del trasferimento e trattamento dei rifiuti pericolosi’ del 1989. Steiner ha poi ricordato lo “sfrontato” caso dei rifiuti tossici riversati lo scorso agosto ad Abidjan, in Costa d’Avorio, che ha provocato la morte di almeno 10 persone: un “triste promemoria” dell’incapacità dei governi di proteggere i propri civili. Oltre a cercare di redigere regolamenti internazionali che prevengano il disastro ivoriano, i delegati discuteranno sulla minaccia incombente dei rifiuti da “iper-mole” come aerei e navi. Secondo l’Unep, circa un terzo dei 25.000 aerei civili ora in servizio verrà smantellato tra i prossimi 10 o 15 anni, oltre 35.000 entro il 2035, mentre entro il 2010 circa 2200 navi che hanno trasportato amianto e altri agenti tossici saranno fuorilegge e altre 1800 verranno demolite in America settentrionale, Brasile e Cina. (Misna,
28/11/06)
È morto p. D’Agostino, il medico gesuita fondatore del centro “Nyumbani” per gli orfani colpiti dall’AIDS. (L.M.Agenzia Fides 21/11/06)
È morto ieri, 20 novembre, a Nairobi, capitale del Kenya, P. Angelo D'Agostino, gesuita e medico di origine statunitense, che da anni si prodigava a favore dei malati di AIDS. Nel 1992 p. D’Agostino aveva fondato la Casa per bambini Nyumbani, a Nairobi, che fornisce sostegno e assistenza sanitaria a orfani colpiti dall'AIDS. Aveva iniziato con tre bambini ma l'impegno era cresciuto in maniera geometrica. Ora gli ospiti sono oltre 2mila, e Nyumbani è il più grande orfanotrofio per bambini sieropositivi dell’intera Africa orientale. Negli ultimi anni, p. D’Agostino si era dedicato alla creazione di un vero e proprio villaggio per i bambini sieropositivi a Kituy, circa 200 km ad est di Nairobi. L'impegno del fondatore e direttore medico di Nyumbani a favore delle persone con HIV e AIDS si manifestava anche nel parlare con forza a loro nome. Sulla base dei notevoli risultati raggiunti dal centro nella sua ricca storia, p. D’Agostino cercava costantemente di portare l'attenzione sui diritti dei bambini sieropositivi. Da tempo era impegnato in una dura battaglia contro quello che chiamava “crimine contro l'umanità in Africa”, cioè la non disponibilità di farmaci anti-retrovirali per i malati di AIDS del continente. Ha ripetutamente fatto appello ai Paesi sviluppati per denunciare “l’avarizia inumana” delle imprese farmaceutiche multinazionali “che rifiutano di produrre medicinali acquistabili in Africa”, e perciò creando le condizioni perché tanti muoiano. Nel 2001, il sacerdote si era detto stanco di aspettare che le aziende rispettassero la promessa di ridurre i prezzi delle cure, che avrebbero migliorato la vita degli allora 70 ospiti del suo centro,. Il progetto poteva solo soddisfare i bisogni di 12 bambini. Il gesuita decise allora di importare antiretrovirali generici dall'India e ricevette una donazione di Azt dal governo brasiliano. “Abbiamo deciso di andare avanti - affermò p. D’Agostino - sono stanco di funerali”. Nato negli Usa nel 1925, padre D'Agostino aveva studiato medicina specializzandosi in chirurgia e in psichiatria. Diventato gesuita, era stato inviato in Kenya circa 25 anni fa come missionario e, prima di fondare Nyumbani, aveva lavorato con il Servizio dei gesuiti per i rifugiati. (L.M.Agenzia
Fides, 21/11/06)
Inondazione costringe migliaia a evacuare campo profughi (Reuters, 20/11/06)
Le Nazioni Unite hanno iniziato oggi a evacuare migliaia di persone da un campo rifugiati nel Kenya nordorientale colpito dalla peggiore inondazione degli ultimi anni. Piogge torrenziali hanno colpito il corno d'Africa nelle ultime settimane, uccidendo centinaia di persone e facendone fuggire migliaia in gran parte del Kenya, Etiopia, Eritrea, Sudan e Somalia. Nel Kenya Nordorientale, l'agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, UNHCR, ha detto che più di 78.000 persone hanno perso la loro casa quando le tempeste hanno spazzato via tre remoti campi vicino al confine somalo. Ora sta convincendo i residenti di uno dei campi più colpiti, Ifo, a spostarsi in un posto situato a una quota più alta. "Questa è un'emergenza che supera le capacità dell'ufficio e le risorse a nostra disposizione per gestire la situazione", ha detto Geoff Wordley, un alto funzionario per le emergenze di UNHCR. In tutta l'Africa orientale, quasi 1,8 milioni di persone sono state colpite dalle alluvioni, che in alcuni casi hanno portato serpenti velenosi e animali pericolosi nelle aree abitate. La Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa Keniane hanno chiesto 7,8 milioni di dollari (6,1 milioni di euro), per aiutare più di 300.000 persone colpite. (Reuters,
20/11/06)
Inondazioni: elicotteri militari distribuiscono gli aiuti
(Avionews/Wapa, 17/11/06)
Il governo kenyota ha inviato aiuti umanitari che sono stati distribuiti da elicotteri militari, mentre l’esercito è stato mobilitato per ricostruire i ponti distrutti: queste le tempestive misure per far fronte all'emergenza nelle province del Kenya colpite da forti piogge, che hanno provocato gravi inondazioni nell’ultima settimana. Nell'area costiera 70 mila persone hanno perso la loro abitazione, mentre le acque hanno distrutto diverse strade e ponti. Nel nord del Paese sono almeno 3 mila gli sfollati. La situazione è aggravata dal fatto che si tratta di popolazioni che erano state interessate dalla forte siccità dello scorso anno, e che si trovavano già in condizioni difficili.
(Avionews/Wapa,
17/11/06)
A Nairobi, Kofi Annan denuncia: politici poco coraggiosi (Corriere canadese, 16/11/06)
«I cambiamenti climatici non avranno solamente ripercussioni ambientali, ma porteranno delle gravissime conseguenze economiche, sanitarie e sociali». L'allarme è stato lanciato ieri da Kofi Annan durante la conferenza mondiale sul global warming a Nairobi, in Kenya. «Mentre è tangibile la preoccupazione dei cittadini - ha dichiarato il segretario generale dell'Onu uscente - a livello politico assistiamo ad una chiara mancanza di lungimiranza e di coraggio». «I cambiamenti climatici - ha aggiunto Annan - potranno scatenare una furiosa lotta per accaparrarsi risorse, con gravissime conseguenze soprattutto per le Nazioni più povere e più fragili politicamente». «Lo scenario che ci è stato prospettato - ha continuato - non è fantascienza, ma quello che ci attenderà da qui a breve se non saremo in grado di assumere provvedimenti efficaci per contrastare l'effetto serra e le emissioni di gas inquinanti nell'atmosfera». «Nessuno - ha concluso - può tirarsi fuori da questa importantissima battaglia». (Corriere canadese, 16/11/06)
Leuenberger ha proposto una misura concreta per contrastare il problema delle emissioni di CO2 (Simon Bradley swissinfo, 16/11/06)
Mercoledì, nel quadro della conferenza mondiale sul clima di Nairobi, il presidente della Confederazione ha lanciato un appello in favore di una tassa mondiale sulle emissioni di anidride carbonica. Leuenberger ha poi compiuto un gesto simbolico piantando un albero nella foresta di Karura in compagnia dell'ecologista e vincitrice del Nobel per la pace 2004 Wangari Maathai. Il presidente della Confederazione Moritz Leuenberger, in un intervento alla conferenza sui mutamenti climatici in corso nella capitale kenyana Nairobi, si è detto favorevole a una «tassa mondiale» sul CO2, i cui proventi dovrebbero servire a combattere cause ed effetti del riscaldamento dell'atmosfera. In un discorso inaugurale pronunciato in occasione dell'apertura dei lavori ministeriali della Conferenza, Leuenberger ha rivolto un appello affinché non vengano deluse le «immense attese» del momento. «Oggi non possiamo più limitarci a combattere le cause del riscaldamento climatico. Dobbiamo anche proteggerci dalle minacce immediate». Leuenberger ha invitato i partecipanti al vertice a riflettere sull'introduzione di una tassa mondiale sul CO2, che inciterebbe i paesi produttori di gas ad effetto serra a ridurre le emissioni e nel contempo permetterebbe di raccogliere le necessarie risorse finanziare per combattere i mutamenti climatici. Il presidente della Confederazione, senza citarli espressamente, ha anche invitato gli Stati Uniti a partecipare allo sforzo comune. «Chi, per qualsiasi ragione, non ha ratificato il protocollo di Kyoto, deve agire se non vuole che un giorno gli si rimproveri di aver deliberatamente tollerato la catastrofe». (…)«Piantare un albero è dare un segno di speranza», ha detto il presidente della Confederazione. «È il segno di un'azione politica attraverso la quale si può salvare il mondo». La Svizzera ha accettato di finanziare un piccolo progetto di rimboschimento – 3000 alberi circa su una superficie di due ettari – nella foresta di Karura che si trova alla periferia di Nairobi e che ha gravemente sofferto dell'opera sconsiderata dei taglialegna. «Apprezziamo molto questo gesto della Svizzera», ha dichiarato Wangari Maathai. «Assume un significato particolare nel contesto della conferenza sul cambiamento climatico».(…) La cerimonia di piantagione nella foresta di Karura, alla quale ha preso parte la delegazione svizzera, seguiva la firma di un accordo, anch'esso riguardante l'opera di riforestazione del Kenya, tra Green Belt e la Banca mondiale. «Se smettiamo di distruggere le nostre foreste e piantiamo degli alberi, potremo compensare una parte importante delle emissioni di anidride carbonica che sono all'origine dei cambiamenti climatici. È qualcosa che ciascuno di noi può fare», ha concluso Wangari Maathai.(Simon Bradley swissinfo,16/11/06)
Kofi Annan accusa i governi "Spaventosa assenza di leadership"(La Repubblica, 16/11/06)
Il segretario generale delle Nazioni Unite alla conferenza sul clima" E' ormai una minaccia pari a povertà, guerre e proliferazione di armi" Il mondo soffre di una "spaventosa mancanza di leadership" nella lotta globale al cambiamento climatico, che è "ormai una delle principali minacce alla pace e alla sicurezza", alla pari di "conflitti, povertà e proliferazione delle armi". Lo ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, prendendo la parola davanti ad oltre 100 ministri dell'Ambiente giunti da tutto il mondo a Nairobi, in Kenya, per la 12ma 'Conferenza sul cambiamento climatico'."La Conferenza di Nairobi deve inviare un forte segnale affinchè la leadership politica mondiale affronti con serietà la questione del cambiamento climatico - ha detto il capo del Palazzo di Vetro -. Nel momento in cui parliamo di andare più lontano rispetto ai primi impegni del Protocollo di Kyoto, persiste una spaventosa mancanza di leadership". Annan ha assicurato che l'Onu giocherà il suo ruolo, sottolineando tuttavia che "la prima responsabilità d'azione spetta agli Stati", tenuto conto che "sono largamente responsaili delle emissioni di diossido di carbonio (Co2) nell'atmosfera".(La Repubblica, 16/11/06)
Ambiente, Kyoto e le belle parole (Primo Mastrantoni, Ag. Radicale, 15/11/06)
Si avvia a conclusione la conferenza di Nairobi (Kenia) sul clima; l'Italia si è presentata con una mozione approvata all'unanimita' dal Parlamento, il che non fa ben sperare perché su una documento di intenti per la salvaguardia del Mondo siamo tutti d'accordo salvo poi comportarci diversamente. I soldi per finanziare le politiche ecologiste nei Paesi in via di sviluppo sono esigui. La Cina fra un paio di anni diverrà il primo produttore di anidride carbonica, surclassando gli Usa. L'Europa ha ridotto le proprie emissioni di uno scarso 3%. L'Italia avrebbe dovuto diminuire le emissioni del 6.5% ma registra un aumento del 13%. E' noto che se si applicasse il protocollo di Kioto la temperatura globale diminuirebbe di qualche frazione di grado tra un centinaio di anni, un po' pochino anche se questo significherebbe una inversione di tendenza rispetto ai ritmi attuali di produzione di anidride carbonica, che è la responsabili principale dell'aumento della temperatura globale. Insomma tra pochi soldi, belle parole e risultati inconcludenti la conferenza di Nairobi si avvia ad approvare l'ennesimo documento di facciata. (Primo Mastrantoni, Ag. Radicale, 15/11/06)
Vietati voli con Somalia: rischio attacchi terroristici (Apcom/Tendenzeonline, 13/11/06)
Il governo di Nairobi ha vietato i voli da e per la Somalia dopo l'allarme lanciato la scorsa settimana dalle Nazioni Unite su possibili attacchi terroristici in Kenya ed Etiopia da parte di "elementi estremistici" provenienti dalla Somalia: è quanto scrive oggi il quotidiano keniota Daily Nation. Anche il sottosegretario agli Esteri britannico, Kim Howells, ha ammonito all'inizio del mese le autorità keniote sul rischio di possibili attacchi a obiettivi britannici nel paese. Il responsabile per l'immigrazione, Ndathi, ha informato i suoi sottoposti che il divieto entra in vigore oggi fino a nuovo ordine. La misura non riguarda i voli charter che dovranno trasmettere una settimana prima della partenza la lista passeggeri, i loro documenti e le ragioni del viaggio. (Apcom/Tendenzeonline,
13/11/06)
Una ‘sfida globale’? Piantare un miliardo d’alberi in un anno (RC. Misna, 09/11/06)
“Chiunque può scavare un buco, chiunque può piantare un albero in quel buco e innaffiarlo. E chiunque può prendersene cura perché l’albero che ha piantato sopravviva” ha detto Wangari Maathai, la prima ambientalista e la prima donna africana ad essere insignita del Premio Nobel per la pace nel 2004, lanciando – in una colorata cerimonia a Nairobi a margine della Conferenza sui cambiamenti climatici – una campagna mondiale per piantare un miliardo di alberi entro il dicembre del prossimo anno . “Siamo sei miliardi di persone. Perciò se anche solo un sesto di ciascuno di noi piantasse un albero, avremmo raggiunto il nostro obiettivo” ha aggiunto la fondatrice del ‘Movimento della cintura verde’ che ha piantato oltre 30 milioni di alberi nel continente africano nel tentativo di arginare l’erosione ambientale e la deforestazione e contemporaneamente combattere la povertà ed evitare i conflitti causati dalla scarsità di legna da ardere o da costruzione. La stessa organizzazione pianterà due milioni di alberi il prossimo anno, ha promesso la Wangari invitando il Programma dell’Onu per l’ambiente (Unep) “a venire e verificare”. Un miliardo di alberi sono in grado d’assorbire circa 250 milioni di tonnellate di diossido di carbonio che potrebbero surriscaldare l’atmosfera: un risultato “più potente di qualsiasi rapporto che possiamo stilare e di qualsiasi comunicato stampa politico che possiamo stilare, è una sfida globale” secondo Achim Steiner, direttore esecutivo dell’Unep, il quale ha poi sottolineato come “mentre i governi negoziano, i cittadini possono agire”. Oltre 13 milioni di ettari di foresta vengono abbattuti ogni anno, la maggior parte dei quali in Africa e America latina. “Infilate la testa in una busta di plastica e inspirate ed espiratevi dentro per almeno cinque volte: sperimenterete la concentrazione di anidride carbonica che vi sarà tra cinquant’anni se non inizieremo a piantare più alberi” è stata la provocazione conclusiva dello scienziato Tony Simons. (RC. Misna,
9/11/06)
Musulmani criticano strano ‘censimento’ degli imam (MZ, Misna, 04/11/06)
I musulmani keniani hanno denunciato e chiesto spiegazioni al governo per una sorta di censimento degli Imam e dei frequentatori costanti delle moschee attualmente in corso in alcune zone del paese. In una conferenza stampa tenuta a Mombasa, il vice-presidente del Consiglio supremo dei musulmani keniani (Supkem), Alhaji Abdillahi Kiptanui, ha chiesto di mettere immediatamente fine alla pratica che da giorni vede funzionari di alcune amministrazioni provinciali (Kwale, Kisauni, Mombasa, Voi, Taita, Taveta) chiedere informazioni ai capi villaggio sul numero e l’identità degli imam delle moschee. Kiptanui ha chiesto al presidente e al ministero degli Interni di spiegare le ragioni di questo tipo di procedura, definita “ingiusta”, e dietro alla quale secondo il Supkem vi sarebbe “lo zampino di qualche straniero”. “È una mossa che disorienta i musulmani e questo non possiamo accettarlo” ha detto il segretario generale del Consiglio, Adan Wachu. (MZ, Misna,
04/11/06)
Processati dieci somali accusati di pirateria (Peacereporter,
26/10/06)
Dieci somali, arrestati all'inzio dell'anno in acque internazionali al largo di coste somale, sono stati accusati di pirateria e di aver dirottato una nave indiana per ottenere un riscatto. Gli uomini, arrestati durante il dirottamento, sono stati condotti al porto più vicino, quello kenyota di Mombasa, dove sotto attualmente sotto processo. I dieci si sono inizialmente dichiarati innocenti, affermando di essere pescatori, ma sono in seguito stati riconosciuti dai marinai della nave da loro assaltata. Le coste somale sono tra i luoghi più colpiti al mondo dalla piaga della pirateria, anche se gli incidenti sono diventati sempre meno frequenti da quando l'Unione delle Corti Islamiche ha preso il controllo del sud del Paese in giugno. (Peacereporter,
26/10/06)
Fifa: sospesa la Federazione kenyota (Leonardo,
25/10/2006)
La Fifa ha sospeso con un provvedimento a tempo indeterminato il Kenya dall'attività calcistica internazionale dopo che nel Paese si sono formate due serie A. I due tornei sono rispettivamente composti da 18 e 20 squadre: al secondo partecipano le stesse 18 del 1° campionato con l'aggiunta di due club. Secondo il massimo organo sportivo l'unico torneo legalmente riconosciuto dovrebbe essere il primo, organizzato dalla Kenya Premier League Limited, ma la federazione kenyota ha creato una nuova società (FFF
PL) affidandole l'organizzazione del torneo a 20. (Leonardo,
25/10/2006)
Calcio. Fifa: il Kenya rischia la sospensione (Sporteconomy, 19/10/06)
La commissione per le federazioni della Fifa riunita a Zurigo, ha minacciato di sospensione da tutte le competizioni il Kenya, se la federazione non risolverà i suoi problemi. Il Kenya non ha rispettato gli accordi già firmati e ha ricorrenti problemi interni, soprattutto per quanto riguarda l'integrità dei campionati. La commissione ha proposto alla disciplinare della Fifa il deferimento dei vertici federali. (Sporteconomy,
19/10/06)
Annunciata chiusura discarica di Koroghoco (EB, Misna,
15/10/06)
La più grande discarica di Nairobi – fonte di inquinamento diretto per centinaia di migliaia di persone che vivono nelle baraccopoli di Korogocho e negli slums della periferia orientale della capitale – potrebbe essere presto chiusa: lo ha promesso il ministro dell’Ambiente del Kenya, che per la prima volta in questi giorni si è recato di persona nella gigantesca montagna di rifiuti di Dandora, che raccoglie tonnellate di spazzatura da tutta la città. Lo ha detto alla MISNA padre Daniele Moschetti, missionario comboniano, impegnato a nome della parrocchia St. John di Kariobangi in un comitato multi-religioso locale che si batte per la salute dei disperati che vivono in questi quartieri di baracche. “Possiamo considerarlo un traguardo storico, perché il ministro ha già impartito indicazioni operative agli uffici governativi per elaborare entro tre mesi un piano di breve, medio e lungo termine con una collocazione alternativa della discarica” spiega al telefono dal Kenya il missionario. “Quando è arrivata la delegazione governativa in visita a Dandora, bruciavano rifiuti da cui salivano vapori densi davvero come la nebbia in Val Padana e quasi non ci si vedeva” scherza il missionario. Che aggiunge serio: “Purtroppo era tutto vero, perché qui da anni ogni giorno la gente respira i fumi di diossina della discarica, che raccoglie gli scarti anche chimici di tutta la città”. Chi l’ha vista sa che si tratta di una sorta di “girone infernale” dove centinaia di ‘scavengers’ (cercatori) sopravvivono col business della spazzatura, riciclando i materiali che bande criminali locali si contendono in un clima insalubre, dove violenze e degrado vanno di pari passo tra miasmi ed esalazioni irrespirabili. Già dal 2001 il sito di Dandora era stato dichiarato al limite delle sue capacità, soprattutto per i danni sulla salute delle 700.000 persone che vivono nei dintorni, soprattutto a Korogocho, che ospita oltre 100.000 abitanti in casupole di lamiera e legno prive di energia elettrica e acqua corrente. “Qui arrivano rifiuti da hotel, ambasciate, aeroporto, centri commerciali: è il luogo della disperazione dove si combatte per accaparrarsi i materiali utili da riciclare” dice ancora alla MISNA padre Moschetti. Lo stesso ministro dell’Ambiente – dopo aver parlato con gli ‘scavatori’ - ha detto che “siamo tutti d’accordo sulla necessità di trasferire la discarica”, anche se sarà necessario prevedere un progetto sostenibile per la comunità locale e per le famiglie che finora hanno vissuto di piccoli lavori legati al gigantesco immondezzaio di Dandora. Il vicesindaco di Nairobi Ferdinand Waititu, che ha partecipato alla visita insieme al ministro, avrebbe però affermato che per ora l’amministrazione non dispone di siti alternativi per una nuova discarica. La zona di Dandora venne creata nel 1977 dalle autorità cittadine e dalla Banca mondiale, che crearono un’area di abitazioni a basso costo: il progetto – concepito probabilmente secondo standard ben lontani dalla realtà – fallì e l’intera zona ha ben presto iniziato ad ospitare alcune delle baraccopoli di Nairobi, dove in totale vivono oltre 2 dei 4 milioni di abitanti della città. Secondo l’agenzia ‘Un Habitat’ dell’Onu, la capitale conta 199 slums, dalla gigantesca Kibera – quasi 800.000 abitanti, la seconda di tutta l’Africa – agli assembramenti più piccoli ma in continua crescita. I missionari comboniani sono impegnati dal 2004 nella campagna internazionale ‘W Nairobi W’ per evitare la demolizione di alcuni slum e lo sgombero forzato di oltre 300.000 residenti. “Per noi – conclude padre Moschetti – la possibile chiusura della discarica è una notizia storica”. Soprattutto se Korogocho, come dice il comboniano Alex Zanotelli che ci ha vissuto 12 anni, è una delle “periferie della storia”. (di Emiliano Bos) (EB, Misna,
15/10/06)
Essere giovani a 50 anni? In Kenya si può (Reuters,
12/10/06)
Se pensate di essere giovani senza badare all'età, dovreste andare a vivere in Kenya. Un ministro ha proposto di cambiare la definizione legale di "giovane" estendendola a tutti coloro di età compresa tra 15 e 50 anni -- un salto di un ventennio rispetto all'attuale soglia di 30 anni. Se approvata in Parlamento, la legge indicherebbe come giovani coloro che hanno solo cinque anni in meno dell'età di pensionamento in Kenya, fissata a 55 anni. Il ministro delle politiche giovanili Muhammad Kuti ha dichiarato ai media locali che il governo intende cambiare la legge per consentire a un maggior numero di persone di accedere a un fondo per i giovani da 1 miliardo di scellini (14 milioni di dollari) istituito quest'anno. La proposta è stata criticata da coloro che ritengono che l'agenda di riforme del presidente Mwai Kibaki, di 74 anni, risenta per la sua lentezza dell'età dei ministri, tutti più o meno coetanei del presidente. "E' un assoluto controsenso", ha detto la consulente Catherine Kagweria. "Abbiamo bisogno di gente più giovane, di leader più svegli al posto di questi vecchietti". (Reuters,
12/10/06)
I profughi somali potrebbero arrivare a quota 80mila (Reuters,
12/10/06)
Il numero di profughi somali che si rifugiano in Kenya potrebbe raggiungere la quota di 80.000 entro la fine dell'anno se le paese del Corno d'Africa le tensioni si inasprissero ancora, ha avvertito oggi un funzionario dell'e Nazioni Unite. "Potenzialmente, siamo seduti su una bomba a tempo, in termini di numero di rifugiati che potrebbero giungere dalla Somalia, se le cose andassero peggio", ha detto ieri sera a Reuters Geoff Wordley, uno dei responsabili delle emergenze dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che dirige i campi profughi di Dadaab, nel Kenya nordoccidentale. "Potremmo dover avere a che fare con qualcosa come 80.000 (persone). C'è una possibilità che dobbiamo avere a che fare con questi numeri se la situazione continua a deteriorarsi... C'è un sacco di gente, un enorme logorio delle risorse in questa zona". Circa 35.000 sfuggiti alla siccità, al dominio della legge islamica e al rischio di guerra sono già giunti quest'anno nei campi di Dadaab, portando con loro racconti di violenze e stenti, mentre regna lo stallo governo appoggiato dall'occidente e le corti islamiche che controllano Mogadiscio e una porzione di territorio nel sud della Somalia. Il flusso di rifugiati è aumentato e la scorsa settimana ha raggiunto la media di oltre 1.000 persone al giorno, rispetto ai 200 di agosto, mentre giungono notizie sull'avanzata delle milizie islamiche e di contrattacchi dei "signori della guerra" e del governo. "La paura di una guerra 'calda', con artiglieria pesante ed eserciti in campo, in particolare quello etiopico, sembra attrarre qui la gente", ha detto Wordley. Gli islamici hanno dichiarato la guerra santa contro l'Etiopia, accusata di invadere la Somalia per sostenere il governo provvisorio. Addis Abeba nega però l'accusa. A Dadaab, che si trova a 100 km dal confine somalo, vivono 162.000 persone. (Reuters,
12/10/06)
Corruzione: chiesta incriminazione per quattro ex ministri (BF, Misna,
03/10/06)
La Commissione anti-corruzione del Kenya (Kacc) ha presentato alla Procura nazionale la richiesta di incriminazione per quattro ex ministri, gli ex segretari generali dei loro dicasteri ed altri funzionari governativi; lo ha reso noto la stessa Kacc, senza fare in nomi degli interessati. Le inchieste riguardano lo scandalo ‘Anglo Leasing’, riguardante appalti statali del valore di 300 milioni di dollari per progetti mai realizzati, in gran parte sistemi di informatizzazione di servizi quali le forze di sicurezza, sistemi postali, di monitoraggio ambientale e altro. Seppure la maggioranza degli illeciti siano avvenuti durante la precedente legislatura guidata dal partito Kanu dell’ex presidente Daniel arap Moi, sempre più spesso la Kaac sta chiamando in causa uomini del nuovo governo, che sta causando un vero terremoto politico in Kenya, essendo stata la lotta alla corruzione uno dei cavalli di battaglia del programma politico che quattro anni fa ha portato al potere l’attuale presidente Mwai Kibaki. Il capo della Kacc, Aaron Ringera, ha fatto appello ai politici perché non strumentalizzino l’inchiesta: “La politicizzazione non aiuta le investigazioni” ha detto. Secondo i giornali, gli ex ministri indagati sono Musalia Mudavadi, capo del dicastero dei trasporti nel 2002, gli ex ministri delle finanze David Mwiraria e Chris Obure, entrambi in carica nel 2003, e l’ex ministro della Sicurezza interna Chris Murungaru, uno degli uomini politici più influenti del paese e già in precedenza coinvolto nell’inchiesta. A febbraio le accuse di corruzione contenute in un dossier compilato dall’ex consigliere presidenziale Jon Githongo, avevano spinto alle dimissioni il ministro Mwiraria e il ministro della giustizia Kiraitu Murungi. Anche il vice presidente Moody Awori era citato nel dossier tra i politici sospettati, ma questi si rifiutò di lasciare il suo incarico negando fermamente ogni addebito. (BF, Misna,
03/10/06)
Rifugiati somali: è emergenza (Alessandra Turchi, Ag.Radicale, 26/09/06)
La situazione dei profughi somali è drammatica; a renderlo noto è il Pam (Programma alimentare mondiale), secondo cui sono 240mila i somali rifugiati nei campi profughi del Kenya. Il numero dei rifugiati è oggi al massimo storico degli ultimi dieci anni. La cifra è divenuta così alta soprattutto a causa degli scontri che, negli ultimi mesi, hanno visto contrapposti i miliziani delle Corti Islamiche e il Governo federale di transizione; da gennaio di quest'anno sono circa 24mila le persone registrate nei campi di Dadaab, nel Kenya nord-orientale, dove la media degli arrivi giornalieri è di circa 300-400 persone cosicchè si prevede che - entro la fine dell'anno - il numero degli sfollati a Dadaab arriverà a toccare la soglia dei 50mila. Proprio la forte instabilità della regione e gli scontri degli ultimi giorni, conseguenti alla presa del porto somalo di Kisimaio, da parte delle Corti Islamiche, fanno temere l'arrivo - a breve - di altri disperati. (…) Per riuscire a fronteggiare la situazione, l'Agenzia dell'Onu ha necessità di reperire circa 8 milioni di dollari per i prossimi sei mesi; se non arriveranno nuove donazioni, a novembre prossimo le razioni giornaliere saranno ridotte del 12% (con conseguente riduzione da 2100 a 1900 delle kilocalorie procapite giornaliere e eventuale ulteriore riduzione - a dicembre - fino a toccare le 1700 kilocalorie al giorno).(Alessandra Turchi, Ag. Radicale,26/09/06)
Trionfo keniota alla Turin Marathon (Gommunity, 25/09/06)
Grande successo per l'edizione del ventennale della Turin Marathon: sono stati circa 9 mila i partecipanti alla maratona e alle due corse non competitive, tra cui i circa 6.000 bambini che hanno preso parte alla Topolino Marathon. Tra i partecipanti alla Maratonando, la 8 chilometri all'interno del parco del Valentino, ha figurato il Sindaco della Città di Torino, Sergio Chiamparino. Per quanto riguarda la gara, due sorprese sui podi maschile e femminile. I primo tre uomini sono Stephen Kibiwot, Kenia, che ha chiuso in 2h10’10’’, seguito dal connazionale Henry Kapkyai, che con il tempo di 2h10’43’’ ha fissato il suo record personale. Al terzo posto una delle due lepri, Eliap Kurgat arrivato al traguardo in 2h 11’45’’. In campo femminile la keniota Jane Ekimat ha vinto in 2h32’18’’ superando una delle favorite, la russa Olesya Nurgalievasi che ha concluso con 2’55’’ di distacco dalla Ekimat. Al terzo posto l’etiope Waynishet Girma Tafa con 2h38’30’’.
(Gommunity, 25/09/06)
UNHCR: proseguono gli arrivi di rifugiati somali (Aise, 20/09/06)
Numerosi rifugiati somali continuano ad arrivare in Kenya. Nella giornata di ieri, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha trasportato a Dadaab, un campo gestito dall'Agenzia in Kenya, 662 rifugiati giunti nel corso del fine settimana nella città keniana di Liboi, al confine con la Somalia. Venerdì scorso erano arrivate in Kenya 442 persone, andate ad aggiungersi alle circa 300 del giorno precedente. Dallo scorso 13 settembre oltre 3.400 somali hanno attraversato il confine tra i due paesi a causa delle crescenti tensioni e dei combattimenti in corso nel proprio paese. Dall'inizio dell'anno oltre 26.300 somali hanno cercato rifugio in Kenya. I rifugiati sono per la maggior parte donne e bambini e riferiscono agli operatori dell'UNHCR di essere fuggiti a causa della crescente tensione e dei combattimenti fra l'Unione delle Corti Islamiche e i signori della guerra. Essi affermano inoltre di essere fuggiti a piedi da Mogadiscio, Kismayo e Baidoa, sede del governo provvisorio. Alcuni di essi riferiscono di essere stati attaccati personalmente da milizie armate, mentre altri dicono di essere fuggiti in seguito all'uccisione dei loro vicini, perché temevano di subire la stessa sorte. In genere le persone che attraversano il confine sono estremamente provate dal viaggio e molti bambini mostrano segni di malnutrizione. L'UNHCR teme che il numero dei rifugiati possa aumentare ulteriormente in seguito ai combattimenti fra milizie armate dello scorso fine settimana a Dolbey, un villaggio a 18 chilometri dal confine nei pressi di Liboi. Due rifugiati sono morti al loro arrivo in Kenya, mentre un uomo ferito è stato trasportato dal centro sanitario di Liboi al campo di Dadaab, per ricevere le cure mediche necessarie. L'UNHCR teme inoltre che il tentato assassinio del presidente del governo provvisorio somalo, ieri a Baidoa, possa provocare ulteriori fughe dal paese. (…)(Aise, 20/09/06)
Scontri tra pastori nomadi, la Chiesa lancia una mediazione
(CO, Misna, 11/09/06)
Cinquanta capi religiosi e tradizionali delle comunità della provincia keniana del Rift Valley hanno lanciato un appello per mettere fine alle violenze legate alle razzie di bestiame che ciclicamente si ripetono nella regione. “Solo la mediazione continua e lo sviluppo e non l’uso della forza possono restaurare la pace tra le nostre comunità” hanno dichiarato esponenti della Chiesa locale, che ha organizzato l’incontro, all’agenzia Cisa di Nairobi la quale ha precisato che durante l’incontro di preghiera tenuto a Suguta Mugie, nel distretto di Samburu, i capi delle comunità di Pokot, Samburu e Turkana (i cui giovani sono i protagonisti di violenti scontri per il controllo di pascoli e bestiame) hanno elaborato un piano per porre fine alle rapine. È stato deciso di tenere incontri periodici per la pace, di cercare di contattare i razziatori per convincerli a desistere dalle loro azioni e di chiedere aiuti ad amministratori governativi e leader politici. “Vogliamo rimanere uniti” hanno affermato i presenti all’incontro che si sono impegnati anche a studiare le cause profonde delle violenze - ignoranza, credenze tradizionali, povertà e mancanza di infrastrutture - per inviare suggerimenti al governo.
(CO, Misna, 11/09/06)
Aperte le frontiere comuni sul Monte Elgon (TTG,
28/08/06)
Kenya e Uganda hanno siglato un accordo per consentire ai turisti la visita completa del Monte Elgon. Il versante ugandese della montagna è posto sotto la tutela dell'Uganda Wildlife Authority, oggi responsabile della gestione di 10 parchi nazionali. Il versante opposto è invece parte del territorio kenyota. Pur avendo acconsentito all'apertura delle frontiere per agevolare il trekking sull'intero massiccio ai visitatori stranieri, i due Paesi hanno comunque tenuto a precisare che i rispettivi governi adotteranno misure di sicurezza per controllare che il passaggio di frontiera sia esclusivamente finalizzato all'escursionismo.
(TTG,
28/08/06)
Ladri etiopi in trasferta in Kenya (Tgcom, 28/08/06)
Una vera e propria battaglia quella avvenuta tra la polizia keniota e 300 uomini armati, forse etiopi. I ladri di bestiame avevano attraversato il confine nord del Kenya. Negli scontri sono stati uccisi 17 banditi. Dopo aver attaccato un villaggio nel distretto di Marsabit, i ladri avevano razziato migliaia di capi di bestiame oltre a pecore e capre. Il bottino, in parte, è stato recuperato dai poliziotti kenioti. Nella mattinata di domenica i ladri di bestiame erano entrati nel piccolo villaggio. Dopo aver ucciso un abitante e ferito altri quattro, hanno iniziato a rubare gli animali. "Nello scontro la polizia ha ucciso 17 banditi e recuperato 21 capi di bestiame e 6mila tra capre e pecore", hanno precisato fonti ufficiali. Le province del nord del Kenya, a lungo trascurate dal governo centrale, sono da tempo terra di nessuno, famose per gli scontri tribali e per gli episodi di violenza. Inutilmente le forze di polizia pattugliano un territorio così vasto e pericoloso.
(Tgcom,
28/08/06)
Banditi armati attaccano campo safari (il Giornale,
23/08/06)
Alcuni uomini armati hanno attaccato nella notte tra ieri e l'altro ieri un lussuoso campo safari nella celebre riserva del Masai Mara, nell'ovest del Kenya, rubando passaporti e denaro a turisti americani e britannici. Lo hanno reso noto fonti della polizia che stanno cercando i responsabili per evitare ripercussioni sul turismo d'élite nel Paese. Pochi minuti dopo la mezzanotte sei uomini armati di Kalashnikov Ak-47 e di machete hanno fatto irruzione nel campo Mara Porini derubando i turisti alloggiati in due delle sei tende che compongono il campo. «Stiamo indagando e seguiamo una pista che potrebbe condurre ad arresti», ha dichiarato Joshua Keyum, capo della polizia di Narok, una città situata a circa 220 chilometri a sud-est della capitale Nairobi. I quattro turisti britannici e i cinque americani si erano recati nel Masai Mara per assistere all'immensa migrazione annuale degli gnu provenienti dalla Tanzania, che di solito avviene nel mese d'agosto. Il campo Mara Porini, dove una stanza costa 330 euro a persona per notte, è uno dei più esclusivi del Kenya.
(il Giornale, 23/08/06)
Elezioni suppletive, partito del presidente: 3 seggi su 5
(RC, Misna, 25/07/06)
La ‘Coalizione nazionale arcobaleno’ (Narc) - con cui l’attuale presidente Mwai Kibaki s’impose alle elezioni del 2002 - ha ottenuto tre seggi su cinque nelle elezioni suppletive svoltesi ieri in cinque circoscrizioni elettorali della Provincia settentrionale per sostituire i parlamentari morti lo scorso aprile in un incidente aereo. L’Unione nazionale africana del Kenia (Kanu) – all’opposizione dopo le ultime elezioni, rimasta al potere dall’indipendenza del paese per 24 anni – ha ottenuto i rimanenti due seggi a Moyale e Laisamis. Il voto era considerato cruciale per verificare la popolarità del presidente Kibaki – compromessa dal rimpasto di governo in seguito al fallito referendum sulla nuova costituzione e dai vari scandali di corruzione – in vista delle elezioni generali del prossimo anno. Secondo alcuni analisti politici locali, i risultati però non sono significativi: i vincitori di questo voto parziale sono in realtà parenti dei deputati deceduti lo scorso aprile durante una missione di pace; non sono state invece elette due vedove dei parlamentari, perché per le comunità settentrionali eleggere una donna è un tabù culturale. Nella città di Nakuru, considerata l’arena politica più interessante, ha vinto per esempio il candidato del Narc William Mirugi, figlio dell’ex-parlamentare Mirugi Kariuki; il Narc ha poi conquistato le circoscrizioni elettorali di Saku e North Horr. Le elezioni si sono svolte perlopiù pacificamente, ma non sono mancati episodi di violenza sulla scia delle polemiche che avevano già preceduto il voto: il governo è infatti ancora sotto accusa per aver utilizzato le risorse statali per sostenere i candidati della coalizione al potere.
(RC, Misna, 25/07/06)
Quattro bambine sbranate dai leoni in un villaggio (Il Resto del Carlino, 24/07/06)
Quattro bambine di età compresa tra i 2 e i 9 anni sono state uccise da alcuni leoni in un villaggio del Kenya orientale. I felini hanno fatto irruzione nel villaggio ed hanno portato via le ragazzine. Inoltre hanno attaccato un ovile uccidendo più di 30 capre. Nei due mesi scorsi altre otto persone sono state uccise dai leoni nel distretto di Garissa e i residenti hanno provato ripetutamente ad avvelenare le belve, ma i tentativi sono stati vani. Non sono mancate le critiche alle autorità, accusate di non fare abbastanza per la popolazione.
(Il Resto del Carlino,
24/07/06)
Inquinamento e povertà. L'emergenza delle baraccopoli di Nairobi (
Mattia Bianchi, 19/07/2006)
Circa un milione di abitanti della zona orientale della capitale del Kenya, Nairobi, sono minacciati dall'inquinamento. La situazione al limite denunciata dai padri Comboniani che fanno sapere: "La nostra lotta continua costante e paziente". Circa un milione di abitanti della zona orientale della capitale del Kenya, Nairobi, sono minacciati dall'inquinamento. La denuncia arriva dall'Agenzia keniana Cisa, secondo la quale le autorità locali "continuano a ignorare le richieste degli abitanti". I residenti dell'area di Dandora, però, non demordono e continuano ad esercitare pressioni per ottenere un ambiente più salubre. Principale responsabile dell'inquinamento dell'aria è la locale discarica, la più grande della città, che è collocata nella zona. I residenti chiedono da anni di ricollocare il deposito di rifiuti in un'area meno densamente popolata. La discarica, che già da 5 anni è stata dichiarata al limite delle sue capacità, è circondata da abitazioni popolari nelle quali vivono 700mila persone. Una petizione degli abitanti del luogo è stata presentata alla Commissione Nazionale per i Diritti Umani, nella quale si presenta nei dettagli la situazione dell'area e si offrono alcune proposte per la recupero del sito. Tra i sostenitori della petizione vi è una coalizione di organizzazioni religiose delle aree di Dandora, Korogocho Kariobangi che comprende anche la locale parrocchia cattolica di S. Giovanni.(…) Per cogliere la dimensione del fenomeno basta qualche dato: Nairobi produce oltre 1.500 tonnellate di rifiuti solidi urbani al giorno, che finiscono per la maggior parte nella discarica municipale di Dandora, a 14 chilometri dal centro della città. "Anni di deposito incontrollato e indiscriminato di rifiuti - si legge in una nota diffusa dai comboniani - ha prodotto montagne enormi di scarti di natura domestica, industriale e medica, per i quali non è stata intrapresa nessuna misura oltre all'incessante e sconsiderata combustione che origina una nuvola di fumo che staziona in permanenza sulle case del vicinato".(…) –
(Mattia Bianchi, Korazym
19/07/06)
Troppe spese militari e poche spese sociali in Africa (Radio Vaticana, 12/07/06)
In Africa si continua a spendere troppo in armamenti e troppo poco per educazione, cibo e salute. La denuncia - non nuova - viene da padre Shirima Val, Superiore Provinciale dei gesuiti dell’Africa Orientale. L’occasione è stata la presentazione nei giorni scorsi a Nairobi di un libro sul ruolo di “peace-building” svolto dalle agenzie umanitarie nelle aree di conflitto in Africa. Il libro si intitola “Making Choices for Peace” (“Fare scelte di pace”) ed è stato scritto da un gesuita kenyota, padre Elias Omondi Opongo. Presentando il volume, padre Shirima ha osservato come, in nome della sicurezza nazionale, vari governi africani continuino ad investire molto più in armamenti che in spese sociali nei propri Paesi. La conseguenza, ha detto, è che “si sceglie la guerra, piuttosto che la pace”. Essi dovrebbero pensare piuttosto a ridurre le spese militari, mentre le Chiese hanno l’obbligo morale di intensificare il loro impegno, peraltro già significativo, per la pace nel Continente. Un contributo in questo senso, ha aggiunto, viene appunto dall’analisi svolta da padre Opongo nel suo libro, da cui emerge il ruolo cruciale di intermediazione e pacificazione svolto dalle agenzie umanitarie nelle aree di conflitto. Un ruolo che, pur non competendogli, supplisce alle carenze dei governi e che deriva dalla particolare natura delle loro attività tra le popolazioni vittime dei conflitti.
(Radio Vaticana,
12/07/06)
Possibile disastro umanitario fra i rifugiati somali (Joyce
Mulama, IPS, 02/07/06)
Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), tra gennaio e maggio 2006 sarebbero arrivati ai campi vicino Dadaab circa 10.000 rifugiati somali, a seguito dei recenti focolai di violenze nel paese, mentre a giugno ne sarebbero arrivati altri 500. La popolazione totale dei campi di Dadaab aveva già raggiunto le 130.000 unità prima dell’ultima ondata, e la maggior parte dei profughi sarebbe somala. “Abbiamo bisogno di altri fondi per gestire i nuovi arrivi. Di fronte ad un eventuale forte afflusso di persone domani, potremmo non riuscire a provvedere a loro secondo gli standard previsti”, ha spiegato all’IPS Niaz Ahmad, ufficiale di campo dell’UNHCR a Dadaab. (…) Le insufficienze di cui parla Ahmad sono evidenti: capanne adattate alla meglio sono ricoperte da pezzi di polietilene, cartoni e vecchi indumenti, tutti materiali che non offrono una protezione adeguata. (…) Fino ad oggi, non si sono verificate epidemie di malaria. Ma il rappresentante dell’UNHCR Nemia Temporal afferma che le risorse insufficienti, insieme al sovraffollamento dei campi, fa aumentare il pericolo di epidemie. L’agenzia ha chiesto 2,5 milioni di dollari per poter provvedere a servizi sanitari, rifugi adeguati, cibo e altri rifornimenti per i nuovi profughi provenienti dalla Somalia. Secondo i dati delle Nazioni Unite, nelle ultime settimane oltre 300 persone sono state uccise in questo paese dell’Africa orientale; 1.500 sono rimaste ferite, mentre 17.000 sono state sfollate in seguito alla ripresa delle ostilità. (…)(Joyce
Mulama, IPS, 02/07/06)
Approvata legge edulcorata contro la violenza sessuale (AprileOnLine, 02/06/06)
In Kenya si calcola che un essere umano di sesso femminile - nel senso anche di bambine - subisca violenza sessuale ogni 30 secondi. Del resto, in tal senso il Paese è tristemente nella media di buona parte dell'Africa subsahariana. In questo contesto sociale mercoledì sera, dopo lunghi dibattiti ed anche marce di deputate intorno al Parlamento, la Camera kenyota ha approvato una legge innovativa sulle offese sessuali. Innovativa, però, soltanto parzialmente perchè se di certo testimonia una evoluzione rispetto all'unica legge esistente in materia e datata al 1930; comunque appare lontana dalle aspettative. Se la casistica viene meglio precisata e si parla anche di prostituzione infantile, turismo sessuale e suo incoraggiamento, prevedendo pene abbastanza certe (dai cinque anni all'ergastolo), rimangono però non trattati due grossi problemi, il che (…) in qualche modo "castra" la stessa nuova normativa. Innanzitutto è stato escluso dal testo, che in precedenza lo prevedeva, il reato di violenza sessuale nel caso che essa avvenga nei confronti della compagna (in Kenya esiste la poligamia) o della moglie: "Ho diritto di fare sesso con lei anche se dorme", ha elegantemente argomentato il deputato Kenneth Merende. Inoltre, non è reato la mutilazione genitale femminile quando essa avvenga su donne maggiorenni. Un altro punto molto dolente è che sono state aggravate le pene nei confronti delle donne che denuncino finte violenze, il che, secondo ogni evidenza, farà diminuire ancora di più il già esile numero di quante a