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NOTIZIE 2006 - GUINEA BISSAU

Nuovo porto di partenza per i traffici di clandestini verso l’Europa (Daria Storia, Equilibri.net 11/12/06)

Allarme su condizioni economico-politiche (Peacereporter, 18/07/06)

Navi italiane:interviene D'Alema (Aise,16/06/06)

Sequestrati altri pescherecci marchigiani (Carmine Rozzi, Il Quotidiano, 08/06/06)

Pescherecci italiani sequestrati (Gianni Leoni, Il Resto del Carlino, 04/06/06)

Crisi economica: dipendenti pubblici senza stipendio da mesi (LL, Misna, 24/05/06)

I muli africani della coca (Matteo Fagotto, Peacereporter, 20/05/06)

Allarme siccità per il "granaio della Guinea Bissau" (LM. Fide, 05/05/06)

Da zona combattimenti: “si aggrava crisi umanitaria” (LL, Misna, 13-04-2006)

Casamance: comincia il secondo round (MF, Peacereporter, 06-04-2006)

Scontri esercito-ribelli: presidente apre a mediazione (LL, Misna, 06-04-2006)

Arrestato ex ministro interno per commercio armi (LL, Misna, 04-04-2006)

Esercito assedia base ribelli”: resa dei conti? (LL, Misna, 30-03-2006)

Si ferma l'attacco dell'esercito ai separatisti (Peacereporter, 28-03-2006)

Guinea Bissau - L’esercito regolare contro i ribelli della Casamance (O.P., WarNews, 23-03-2006)

Ribelli Casamance rifiutano negoziati (L.L., Misna, 22-03-2006)

Migliaia di persone lascano le loro case a causa dei combattimenti (Peacereporter, 21-03-2006)

Scontri con separatisti Casamance, 2 morti ( PeaceReporter, 16-03-2006)

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Nuovo porto di partenza per i traffici di clandestini verso l’Europa (Daria Storia, Equilibri.net 11/12/06)

La Guinea Bissau, piccolo stato dell’Africa occidentale con grandi difficoltà economiche e crescenti tensioni sociali, particolarmente negli ultimi mesi a causa del crollo delle vendite di anacardi, la principale esportazione estera, si sta affermando come porto di partenza per i traffici di clandestini provenienti sia da altri paesi africani che dall’Asia, e i traffici di droga gestiti dalle organizzazioni sudamericane. Solo poche settimane fa, nella capitale Bissau sono stati arrestati due sospetti trafficanti asiatici, un indiano e un pakistano. Il loro piano consisteva nel trasportare più di cento loro compatrioti verso l’Europa. Secondo il segretario di Stato per l’Ordine Pubblico Saico Balde, gruppi di clandestini partono dalla capitale Bissau, dal porto di Varela al nord del paese e dall’isola Budaque verso le isole offshore di Bijagos, approfittando dell’incapacità delle autorità locali di pattugliare efficacemente le coste, con destinazione le isole Canarie. Il governo guineano non ha a disposizione le forze e i mezzi necessari a tenere sotto controllo né i 700 chilometri di linea costiera in molti tratti totalmente disabitata, né la zona di confine con il Senegal, dove le reti di trafficanti senegalesi si sono spostate in seguito alle efficaci azioni repressive messe in atto dal governo di Dakar, soprattutto grazie agli aiuti logistici e finanziari provenienti da Unione Europea e Spagna. Per questo motivo, la Guinea Bissau ha lanciato un appello alla comunità internazionale, chiedendo aiuto per contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina che ha iniziato a vederla coinvolta. La sua marina militare è quasi inesistente ed ha urgente bisogno di mezzi per pattugliare le aree a rischio. (…)(Daria Storia, Equilibri.net11/12/06)

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Allarme su condizioni economico-politiche (Peacereporter, 18/07/06)

In occasione di un meeting della Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese, tenutosi ieri nella capitale Bissau, il presidente Joao Bernardo Vieira ha lanciato l'allarme sulle condizioni economiche e politiche in cui versa la Guinea-Bissau. Vieira ha ribadito come il Paese viva ormai dal 1998 un periodo di forte instabilità, cominciata con una guerra civile e una successiva serie di colpi di stato, per proseguire con una congiuntura economica estremamente sfavorevole. Vieira ha poi ribadito che le attuali condizioni impediscono la buona riuscita dei programmi di sviluppo concordati con i Paesi donatori. La Guinea-Bissau è il quintultimo Paese al mondo secondo l'indice di sviluppo umano e il suo Pil è sceso del 25 percento dal 1997 a oggi. (Peacereporter, 18/07/06)

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Navi italiane:interviene D'Alema (Aise,16/06/06)

Dopo il sequestro delle unità da pesca di proprietà italiana da parte dalle Autorità della Guinea Bissau, il Ministro degli Affari Esteri, Massimo D'Alema, ha inviato oggi, 16 giugno, al Presidente della Guinea Bissau, Nino Vieira, un messaggio che gli sarà personalmente consegnato dal nostro Ambasciatore a Dakar. Nel suo messaggio il Ministro D'Alema ricorda che il sequestro dei motopescherecci italiani, provenienti dai porti delle Marche, Abruzzo e Sicilia, si protrae da numerose settimane, assoggettando quanti sono a bordo a condizioni di particolare disagio che suscitano apprensione nelle famiglie e nell'opinione pubblica italiana. D'Alema, richiamandosi alle relazioni di amicizia e collaborazione fra i due Paesi, chiede pertanto al Presidente Vieira di intervenire personalmente affinchè i nostri connazionali possano rientrare quanto prima in Italia e i natanti riprendere la loro attività di pesca. (Aise, 16/06/06)

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Sequestrati altri pescherecci marchigiani (Carmine Rozzi, Il Quotidiano, 08/06/06)

Ai recenti sequestri dei due motopescerecci sanbenedettesi nelle ultime ore sembrano essersi aggiunti anche un pio di Civitanova. I natanti in questione sono dell'armatore civitanovese Domenico Micucci e anche lui ha dovuto fare i conti con i provvedimenti delle autorità della Guinea Bissau, nell'Africa occidentale. Micucci ha dovuto subire il sequestro di due dei suoi pescherecci che da anni operano in quelle acque. Le autorità dello stato africano accusano le imbarcazioni italiane di utilizzare attrezzature per la pesca che non corrispondono a quelle previste per legge. Respinge le accuse Micucci, che è però preoccupato per i due italiani che lavoravano per lui su quelle imbarcazioni e che per ora non possono lasciare il Paese. Mentre si ricorda che a determinare il sequestro delle due navi della Riviera , il "Genevieve" ed il " Marlin" sono stati lo sconfinamento nelle acque territoriali dello stato africano e la pesca di pesce non permesso. Il Sottosegretario alle Regioni ed alle Realtà Locali Pietro Colonnella nella giornata di ieri ha sollecitato il Console onorario della Guinea Bissau per una sollecita risoluzione del caso. Del fatto si è anche attivato il Ministro dell'Agricoltura De Castro il quale ha interpellato il collega Borg Commissario Europeo alla Pesca. Il caso è inoltre seguito e monitorato costantemente dalla Farnesina mentre i famigliari riscono fortunatamente a tenersi in contatto con i marinai rimasti in Africa tramite le connessioni cellulari. (Carmine Rozzi, Il Quotidiano, 08/06/06)

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Pescherecci italiani sequestrati (Gianni Leoni, Il Resto del Carlino, 04/06/06)

Almeno sette le imbarcazioni bloccate. Uno dei comandanti: "Siamo abbandonati da tutti, ci chiedono montagne di dollari come cauzione" - Guardati a vista, nel porto di Guinea Bissau, nell’Africa Occidentale, da una batteria di militari armati di mitra. «Non possiamo ripartire perché ci hanno sequestrato le barche e i documenti», spiega al telefono Franco Marucci, comandante del Marli, un peschereccio con 40 tonnellate di capienza di stiva. (…) Sono almeno sette le barche oceaniche, tutte dotate di moderni impianti per il congelamento del pescato, ferme nel porto africano: due di San Benedetto, due di Mazara del Vallo, una di Pescara e due di «società miste» con personale in parte italiano. La prima è stata costretta a spegnere i motori a fine aprile, l’ultima ha dovuto calare l’ancora una decina di giorni fa. Le irregolarità contestate vanno dall’eccesso di pescato sulle percentuali consentite, al mancato rispetto delle norme sulla cattura dei gamberi, che richiede la licenza più costosa. (…) Per il via libera ci vogliono molti soldi e altrettanta pazienza. «Hanno chiesto 350mila dollari per ogni barca», racconta il comandante Marucci, appena uscito da un’analoga disavventura, sempre in Atlantico, saldata dall’armatore, sembra, con 200mila dollari. – (…) Proprio ieri nuovi sviluppi. «In tribunale si è svolto il dibattito sull’entità della cauzione in vista del processo rimandato a data imprecisata. Per quanto riguarda il peschereccio di cui sono comandante, ritengo che la sentenza sia già scritta. E infatti, per liberare la barca dovremmo pagare 290mila dollari. Gli altri mezzi incontrano le stesse difficoltà. E’ allucinante e nessuno fa niente. Ci sentiamo abbandonati da tutti, anche dalle autorità diplomatiche», spiega Marucci. Fino all’altro giorno erano una decina le barche in sosta forzata nelle acque spesso agitate del porto di Guinea Bissau. A bordo, almeno 15 italiani tra cui Giuseppe Di Fronzo, Renato Scarpantoni e Rodolfo Liberati, oltre ai comandanti Bruni e Marucci. Poi alcuni armatori hanno pagato la cauzione e a quel punto i loro mezzi hanno potuto riprendere il mare. In rada, in attesa di tempi migliori, sono rimaste sette barche con equipaggi misti: comandanti, «vice» e altro personale del nostro Paese e pescatori del Ghana, del Togo e soprattutto del Senegal. (Gianni Leoni, Il Resto del Carlino, 04/06/06)

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Crisi economica: dipendenti pubblici senza stipendio da mesi (LL, Misna, 24/05/06)

Tutte le mattine vado a lavorare, ma alla fine del mese non ricevo nulla; sono ormai nove mesi che non mi viene pagato un solo centesimo. È solo grazie a Dio che riesco ad andare avanti”: Mamadu Toure, insegnante di scuola elementare, lo ha detto all’agenzia dell’Onu ‘Irin’. Toure è solo una delle migliaia di voci di dipendenti pubblici guineani ridotti in povertà dal mancato pagamento del salario. I primi a non essere pagati sono stati gli insegnanti, che da nove mesi non ricevono neppure parte dello stipendio dovuto; ma da tre mesi tutti gli operatori della pubblica amministrazione guineana vivono lo stesso destino. In molti, denunciano i sindacati di categoria, sarebbero stati sfrattati perché non in grado di pagare l’affitto o non saprebbero più come sfamare i loro figli. “Quando un governo non può pagare i suoi dipendenti deve ammettere che la situazione è molto seria. L’unica via d’uscita secondo noi è lanciare un appello alla comunità internazionale per salvare il paese dalla crisi alimentare” ha detto Lima da Costa, capo dell’Unione nazionale dei lavoratori della Guinea Bissau, uno dei principali sindacati. La Guinea Bissau è uno dei cinque paesi africani più poveri; la siccità degli ultimi anni nel sud, con la recente crisi bellica nel nord, hanno privato le casse statali dei pochi introiti derivanti da agricoltura e pesca. Il governo ha recentemente chiesto alla comunità internazionale fondi per circa tre milioni di euro, da destinare innanzi tutto agli sfollati del nord, fuggiti in seguito agli scontri tra esercito e ribelli senegalesi del Movimento delle forze democratiche della Casamance (Mfdc), ma scarsi sono i fondi arrivati finora. (LL, Misna, 24/05/06)

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I muli africani della coca (Matteo Fagotto, Peacereporter, 20/05/06)

Da due anni a questa parte, i Paesi che si affacciano sul Golfo di Guinea sono diventati il crocevia del traffico mondiale di stupefacenti. Merito dei controlli più stretti operati dalle autorità spagnole e olandesi in Europa, che hanno costretto i trafficanti a cercare rotte alternative. Meno sorvegliate e piene di “muli” disperati, che ben volentieri accettano di fare i corrieri per qualche migliaio di euro di ricompensa. (…) L’affare ha attirato anche i gruppi criminali locali. “Il traffico di droga in alcuni casi è organizzato dai network esteri, ma ci sono numerosi esempi di collaborazione con criminali africani”, continua Pothier. Sono pochi, per esempio, a sapere che sono stati i Nigeriani, e non i Colombiani, a inventare il sistema dei “muli”, i famosi corrieri che ingurgitano capsule di droga per sfuggire ai controlli. Non a caso, il numero dei “muli” africani arrestati alle frontiere europee aumenta costantemente: solo nel 2004, in Austria furono fermati più di mille Nigeriani. “Per dare l’idea delle quantità, circa il 40 percento del traffico mondiale di cannabis passa per l’Africa”, secondo Pothier. “Per la cocaina e l’eroina, il fenomeno è troppo recente per avere numeri affidabili”. (...) La comunità internazionale sta lentamente prendendo coscienza del problema. Qualcosa si muove, soprattutto a livello di cooperazione regionale e di operazioni congiunte. “Nel 2004, gli Stati Uniti lanciarono la West Africa Joint Operation, che portò al sequestro di più di 1.300 kg di cocaina in Benin, Ghana, Togo e Capo Verde”, riferisce a PeaceReporter Antonio Mazzitelli, direttore dello United Nations Office for Drug Control and Crime Prevention a Dakar, in Senegal. “Ma sono gocce nel mare, mentre sarebbe necessaria una collaborazione continua, per la quale mancano le condizioni basilari. In Paesi del genere non è facile organizzare reti di controllo efficienti”. Il Grand Hotel sembra destinato a prosperare. I clienti, in patria e all’estero, non mancano di certo. (Matteo Fagotto, Peacereporter, 20/05/06)

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Allarme siccità per il "granaio della Guinea Bissau" (LM. Fide, 05/05/06)

“Una crisi drammatica”. Così il governo della Guinea Bissau ha definito la crisi alimentare nel sud della Guinea Bissau. Le autorità locali hanno lanciato un forte appello alla comunità internazionale per far fronte alla situazione nella regione, che finora era considerata il “granaio” del Paese. Il 3 maggio, il ministro dello Sviluppo rurale, Sola Na Klim ha dichiarato ai partner bilaterali e multilaterali della Guinea Bissau che più di 140 famiglie del sud del Paese soffrono la fame a causa di “una grave crisi alimentare”. La causa della forte riduzione della produzione agricola è legata alla salinità del suolo. Il ministro ha spiegato che l’acqua di mare è progredita verso le terre fertili, impoverendo il loro rendimento. Si tratta di un fenomeno che ha messo in ginocchio, il “granaio della Guinea Bissau”, la parte del Paese dove le piogge sono più abbondanti. La mancanza di cibo, una vera novità per la regione, rischia adesso di estendersi alle altre regioni del Paese. Da tempo nel nord della Guinea Bissau vi è una grave carestia. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM), in collaborazione con la Croce Rossa locale, ha distribuito 85 tonnellate di viveri a 9mila rifugiati, la maggioranza dei quali sono donne e bambini. Queste persone sono state costrette a fuggire dal loro villaggio situato sul confine con il Senegal, a causa dei combattimenti tra l’esercito della Guinea Bissau e una fazione dissidente del Movimento delle Forze Democratiche della Casamance (MFDC). Anche la Caritas è mobilitata per assistere i rifugiati (LM. Fides, 05/05/06)

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Da zona combattimenti: “si aggrava crisi umanitaria” (LL, Misna, 13-04-2006)

“La gente a São Domingos ha paura. Non dei combattimenti, ma dei militari guineani”: lo ha dichiarato alla MISNA una fonte anonima contattata telefonicamente nella città epicentro degli scontri, in corso ormai dallo scorso 14 marzo nel nord-ovest della Guinea Bissau, tra l’esercito guineano e i ribelli senegalesi del Movimento delle forze democratiche della Casamance (Mfdc). São Domingos si trova a una decina di chilometri dal confine con il Senegal e a una quarantina dall’Oceano Atlantico, non lontana dal fiume Cacheu. “La gente si rinchiude in casa e non osa più uscire e alle 7 della sera scatta una sorta di coprifuoco ‘naturale’. Le strade pullulano di militari guineani ubriachi. Sono state molte le violenze, sia fisiche sia psicologiche, patite dai civili, per non parlare dei furti fatti nelle case e nelle stalle. Qui a São Domingos c’è il cibo, a differenza di Suzana, ma la situazione è sempre più drammatica per la popolazione” ha aggiunto l’interlocutore della MISNA. A circa 35 chilometri di distanza da São Domingos, andando verso l’Oceano Atlantico, nella città di Suzana la situazione è esattamente opposta: qui sono presenti una mezza dozzina di militari annoiati ma l’unica strada che collega la città con São Domingos e con il resto del Paese risulta minata e non percorribile. “Ma non siamo più sicuri neppure di questo. C’è chi ha percorso a piedi o in macchina anche una ventina di chilometri di questa strada, che per i militari è pericolosa e minata, ma non è saltato in aria né ha visto o sentito pericoli” spiega una fonte della MISNA a Suzana, aggiungendo che gli effetti della chiusura della strada sulla popolazione civile “sono ormai gravissimi”. “Ormai – prosegue l’intervistato - il cibo trasportato da Programma alimentare mondiale (Pam) e arrivato qui via barca è finito. La gente ha fame, anche perché chi è fuggito dai villaggi vicini e da São Domingos non è stato accolto in campi profughi, ma nelle case della gente di Suzana. Qui funziona così: neppure durante la crisi del 1998 furono montati campi profughi ma i residenti hanno sempre preso con sé in casa chi fuggiva, aiutandolo e facendolo sentire uno della famiglia”. Ora, però, chi sta aiutando ha bisogno a sua volta di aiuto: “Per ragioni che ignoriamo, sembra che il governo di Bissau abbia tolto il permesso al Pam di portare qui gli aiuti e abbia concentrato tutto nelle mani della Croce rossa internazionale, o meglio della sede di Bissau della Cri. Esponenti della Cri hanno già fatto delle ricognizioni nei giorni scorsi a Suzana e pare stiano studiando un modo per arrivare fin qui via nave e poi via fiume, sia per portare cibo sia per allestire un ponte umanitario per coloro che hanno bisogno di cure mediche” ha precisato la fonte della MISNA, ricordando che Suzana non ha un ospedale e che i suoi 20.000 abitanti fanno riferimento a quello, ora irraggiungibile, di São Domingos. Nei giorni scorsi un uomo di sessant’anni è morto per una comune ernia. (LL, Misna,  13-04-2006)

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Casamance: comincia il secondo round (MF, Peacereporter, 06-04-2006)

Ci risiamo: dopo aver combattuto per più di 20 anni contro il governo senegalese, e nonostante la firma del trattato di pace, i ribelli del Casamance sconfinano in Guinea-Bissau. E rischiano di aprire un altro fronte di guerra in uno dei Paesi più instabili di tutta l’Africa. Dissidenti. Nominalmente la guerra nel Casamance, regione del Senegal meridionale separata dal resto del Paese dal Gambia, è terminata con gli accordi di pace del 2004. Il conflitto nella zona è sempre stato a bassa intensità, avendo provocato meno di 4 mila vittime in 24 anni. Ma alcuni gruppi dissidenti del Mouvement des forces démocratiques de Casamance non hanno accettato di deporre le armi. Tra questi, gli uomini di Salif Sadio, trinceratisi dalla metà di marzo presso Sao-Domingos, nella parte settentrionale della Guinea-Bissau, per sfuggire agli attacchi dell’esercito senegalese. I ribelli hanno inoltre minato le strade d’accesso alle loro basi, di fatto impedendo alle Forze Armate della Guinea-Bissau di attaccarli. Risultato, due offensive dell’esercito locale sono fallite sotto i colpi degli ordigni, che hanno provocato almeno 60 morti tra i soldati, oltre a decine di feriti. Ndr – Leggi tutto l’articolo su Peacereporter - (Matteo Fagotto, Peacereporter,  06-04-2006)

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Scontri esercito-ribelli: presidente apre a mediazione (LL, Misna, 06-04-2006)

“Da ormai quasi 24 ore non si avvertono più esplosioni né combattimenti nei dintorni della città di São Domingos” dove, dallo scorso 14 marzo, sono in corso violenti scontri tra l’esercito guineano e i ribelli senegalesi del Movimento delle forze democratiche della Casamance (Mfdc) e dove è situato il campo fortificato dei guerriglieri: lo ha detto telefonicamente alla MISNA una fonte anonima, contattata sul posto, che ha anche confermato la notizia diffusa ieri dalla nostra agenzia, per cui un gruppo di soldati di Bissau sarebbe stato centrato da un potente ordigno sparato dai guerriglieri assediati nel loro campo, provocando la morte e il ferimento di alcune decine di militari. Non si conosce il numero esatto delle vittime, ma altre fonti militari parlano, complessivamente, di molti feriti tra i soldati guineani e di un morale molto basso o addirittura di un rifiuto opposto dai combattenti governativi a continuare l’assalto contro la base fortificata dei ribelli. Non trapelano invece notizie riguardo il numero di vittime e feriti che questi ultimi, rinchiusi nel loro campo o nascosti nel bush, avrebbero patito. Intanto, mentre a Bissau l'uscita di un partito dalla coalizione di maggioranza sta creando problemi al governo, il presidente guineano Joao Bernardo ‘Nino’ Vieira avrebbe aperto formalmente alla mediazione internazionale per la soluzione del conflitto al confine con il Senegal. “Chiedo alle organizzazioni internazionali come la Comunità per paesi di lingua portoghese (Cplp), la Croce rossa internazionale e altre di convincere i ribelli del Mfdc ad abbandonare il nostro territorio così da evitare le conseguenze di una nascente guerra fratricida” ha detto Vieira. Nelle zone di São Domingos e Suzana, intanto, le comunità locali e gli sfollati aspettano per oggi l’arrivo, via fiume, degli aiuti alimentari e medici del Programma alimentare mondiale (Pam) e forse della Croce rossa internazionale. La popolazione sul posto è preoccupata poiché gli aiuti del Pam, arrivati in camion fino a Cacheu e poi da lì caricati su grandi canoe affittate dall’agenzia internazionale, sarebbero dovuti giungere a Suzana nel primo pomeriggio di ieri, in tempo per una prima distribuzione. (LL, Misna, 06-04-2006)

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Arrestato ex ministro interno per commercio armi (LL, Misna, 04-04-2006)

Le forze di sicurezza della Guinea Bissau hanno arrestato l’ex ministro dell’Interno Marcelino Simoes Lopes Cabral, sospettato di fornire aiuto ai ribelli senegalesi del Movimento delle forze democratiche della Casamance (Mfdc) che, dallo scorso 14 marzo, stanno combattendo contro l’esercito guineano lungo il confine con il Senegal. L’ex ministro, arrestato domenica notte mentre si trovava nella sua casa di Bissau, avrebbe respinto ogni addebito. Lopes Cabral era legato negli anni Novanta all’ex capo militare Ansumane Mane che depose l’allora presidente Joao Bernardo Vieira, recentemente rieletto alla massima carica dello Stato, al termine della guerra civile del 1998-1999; già in passato l’ex ministro era stato accusato della vendita di armi a Salif Sadio, il capo dell’ala più estremista dei ribelli del Mfdc attualmente impegnati negli scontri con l’esercito nella zona di São Domingos, a pochi chilometri dal confine con il Senegal. Pochi giorni fa, come riferito dalla MISNA, il capo di stato maggiore guineano – che ha giurato massima fedeltà a Vieira nonostante seri scontri personali in passato - aveva dichiarato durante una conferenza stampa che uomini politici guineani sarebbero collusi a vario livello con i ribelli del Mfdc e aveva promesso di colpirli direttamente, una volta sgominati i guerriglieri, al momento asserragliati sotto i colpi dell’artiglieria guineana in un campo fortificato a pochi chilometri da São Domingos. L’arresto di Lopes Cabral potrebbe essere visto come un primo passo in questa direzione. (LL, Misna,04-04-2006)

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Esercito assedia base ribelli”: resa dei conti? (LL, Misna, 30-03-2006)

Continuano i combattimenti tra l’esercito della Guinea Bissau e i ribelli senegalesi del Movimento delle forze democratiche della Casamance (Mfdc), guidati da Salif Sadio. “L’esercito sta assediando sempre più da vicino il quartier generale dei ribelli. Ormai, secondo le notizie che trapelano dalla zona o che vengono diffuse dalle radio locali, i militari avrebbero circondato completamente l’accampamento, che si trova in territorio guineano non lontano dalla frontiera con il Senegal, e preso anche uno dei pozzi d’acqua da cui si approvvigionano i guerriglieri del Mfdc”. Lo ha appena comunicato telefonicamente alla MISNA una fonte locale, anonima per motivi di sicurezza, secondo cui “l’esercito ha mostrato in televisione alcuni ribelli che si sarebbero arresi. Oggi durante una conferenza stampa il capo di stato maggiore dell’esercito di Bissau ha detto che i prigionieri hanno accettato di parlare, confessando che la loro resistenza, come negli anni passati, sarebbe stata possibile anche grazie all’appoggio avuto da alcuni parlamentari guineani”. Il capo di stato maggiore – prosegue – “ha detto che l’esercito spazzerà via i ribelli sia dalla zona di São Domingos, la città vicino alla quale sorge il quartier generale del Mfdc, ancora oggi sottoposta a un pesante cannoneggiamento, sia da quella vicina di Suzana, dove una parte dei guerriglieri senegalesi si sarebbe rifugiata. Dopo di che, toccherà anche ai parlamentari. Sì, ha detto proprio così: che poi sarà la volta dei deputati che avrebbero sostenuto i ribelli”. Secondo l’interlocutore della MISNA, nel frattempo “la radio ha avvertito la popolazione dei villaggi intorno a Suzana di lasciare le case e cercare scampo altrove, poiché è probabile che nei prossimi giorni l’esercito guineano bombarderà anche lì. Dai villaggi vicino Suzana solo ieri sono scappate almeno 600 persone”. Queste ultime vanno ad aggiungersi alle circa 5.500 che dal giorno in cui sono cominciati i combattimenti, lo scorso 14 marzo, hanno abbandonato le loro case nei pressi di São Domingos per cercare riparo sia in Senegal sia in altre località della Guinea Bissau. “La popolazione di Suzana è molto preoccupata: la radio ha parlato della possibilità che la strada che collega la città con il resto del paese resti chiusa per almeno tre mesi. Per l’economia delle circa 25.000 persone che vivono tra Suzana e São Domingos sarebbe una catastrofe dalla quale difficilmente riuscirebbero a riprendersi”, aggiunge la fonte della MISNA, concludendo che “intanto solo l’opposizione politica parla di questa crisi al confine tra Guinea Bissau e Senegal, chiedendo spiegazioni al nuovo presidente Joao Bernardo Vieira. Quest’ultimo, però, finora è rimasto muto come un pesce”. Intanto, oltre alla cooperazione portoghese e alle Nazioni Unite, anche la Caritas Internazionale avrebbe cominciato a far affluire aiuti alimentari e d’altro genere nella zona interessata dai combattimenti. (LL, Misna,  30-03-2006)

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Si ferma l'attacco dell'esercito ai separatisti (Peacereporter, 28-03-2006)

L'esercito di Guinea Bissau ha posto fine all'offensiva contro i ribelli separatisti del Senegal meridionale dopo che le mine anti uomo hanno ucciso militari di numerose truppe in battaglia per circa una settimana. L'obiettivo era la rimozione di Salif Sadio, leader intransigente dei ribelli separatisti della provincia meridionale di Casamance che superò il confine con Guinea Bissau dopo essere stato attaccato da ribelli di fazioni rivali. (Peacereporter,  28-03-2006)

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Guinea Bissau - L’esercito regolare contro i ribelli della Casamance (O.P., WarNews, 23-03-2006)

E' di cinque morti e oltre 4500 sfollati il bilancio dei combattimenti che proseguono da più di due settimane tra i ribelli della Casamance e le truppe della Guinea Bissau al confine con il Senegal. Secondo le informazioni rese dall'agenzia Onu Irin, truppe regolari della Guinea Bissau sono state dislocate lungo la frontiera per cercare di contenere lo scontro in atto tra due fazioni del Movement of the Democratic Forces of Casamance (Mfdc). Durante gli scontri degli scorsi giorni i miliziani hanno infatti sconfinato nella vicina Guinea Bissau innescando la reazione dell'esercito che tentano tra non poche difficoltà di respingere i ribelli. Il gruppo oltranzista del Mfdc, guidato da Sali Sadio, contrario a qualsiasi accordo con Dakar, si è stabilito nelle vicinanze della città di São Domingos. Gli uomini di Sadio hanno disseminato di mine le strade della zona. Lo scorso giovedì undici persone sono morte in seguito all'esplosione di un ordigno anticarro al passaggio di un bus di linea. Numerosi saccheggi e rapine sono stati effettuati dai ribelli alla ricerca soprattutto di cibo. Tra le persone che in questi giorni hanno abbandonato i loro villaggi per sfuggire ai combattimenti, più di duemila persone si sono dirette a Ziguinchor, principale città della Casamance; 1600 hanno trovato riparo in altre città della Guinea Bissau; e quasi 500 sono stati ospitati nel campo di Bourkadie. La milizia di Sadio, che da vent'anni lotta per l'indipendenza della Casamance all'interno del Mfdc, vive un momento di scontro con il resto del gruppo che ormai da più di due anni è attestato in generale su posizioni moderate. Oggi, riferisce la Misna, Sadio ha rifiutato l'offerta di trattare la pace con le autorità guineane, complicando ulteriormente la situazione. (Ottavio Pirelli, WarNews,  23-03-2006)

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Ribelli Casamance rifiutano negoziati (L.L., Misna, 22-03-2006)

I ribelli senegalesi del Movimento delle forze democratiche della Casamance (Mfdc) e il loro capo, Salif Sadio, hanno rifiutato la proposta di negoziare la pace lanciata ieri dal governo della Guinea Bissau. Lo hanno reso noto le stesse autorità guineane, ricordando che i recenti combattimenti nell’area al confine tra i due Paesi - nella zona di Barraca Mandioca (Nianbalang, Sungutoto, Djacumuno e Bofa) vicino alla città di São Domingos, a circa 25 chilometri dal confine con il Senegal – sono tra i più violenti degli ultimi anni. Intanto l’esercito guineano sta cercando di convincere le migliaia di persone che hanno abbandonato i loro villaggi a fare ritorno a casa, ma l’operazione è complicata, secondo quanto riferito dall’agenzia dell’Onu ‘Irin’, dal fatto che i ribelli starebbero ulteriormente minando zone già in passato disseminate di ordigni anti-persona. Inoltre, la strada di comunicazione tra Sao Domingos e Varala, la più importante della zona, sarebbe completamente chiusa, sia a causa della presenza di mine sia per i pericoli di attacchi portati contro i civili dai ribelli del Mfdc. Almeno 5.000 persone, secondo fonti governative e internazionali, avrebbero lasciato le loro case mentre continua a essere ignoto il numero delle vittime dei combattimenti. (L.L., Misna,  22-03-2006)

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Migliaia di persone lascano le loro case a causa dei combattimenti (Peacereporter, 21-03-2006)

Più di 4.500 persone hanno dovuto lasciare le loro case nel nord-est della Guinea-Bissau a causa di aspre battaglie, quando l'esercito ha cercato costringere i separatisti della Casamance a ritirarsi nel Senegal. L'esercito ha bombardato alcune cittadine occupate da ribelli del Movement of Democratic Forces in the Casamance provenienti dal Senegal. (Peacereporter,  21-03-2006)

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Scontri con separatisti Casamance, 2 morti ( PeaceReporter, 16-03-2006)

La Guinea Bissau ha fatto sapere che almeno due dei suoi soldati sono stati uccisi vicino al confine con il Senegal durante cruenti combattimenti fra fazioni di separatisti della regione del Casamance. Il ministro della Difesa della Guinea Bissau ha affermato in parlamento che altre truppe sono state inviate al confine settentrionale con la regione del Senegal dove è in corso da vent'anni una ribellione separatista del Movimento delle Forze Democratiche del Casamance. ( PeaceReporter,  16-03-2006)

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