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NOTIZIE 2006 - ETIOPIA

''Non attaccheremo Mogadiscio'' (Adnkronos, 27/12/06)

Truppe etiopi stanno avanzando verso Mogadiscio (TicinOnLine, 26/12/06)

Menghistu colpevole di genocidio (Rainews24, 12/12/06)

Sì del parlamento ad "azioni necessarie"contro Corti islamiche (SwissInfo, 30/11/06)

Caffè: falliscono i colloqui tra governo e Starbucks (PeaceReporter, 30/11/06)

Chiamata alle armi (M.Fagotto, Peacereporter, 23/11/06)

Alluvioni, 70 morti in 3 giorni (Corriere della Sera, 31/10/06)

L’americana Starbucks blocca copyright etiope su caffe' (Tendenzeonline/Apcom, 26/10/06)

Il Paese è «tecnicamente» in guerra con gli islamici (Corriere.com, 25/10/06)

I vescovi invitano i due popoli a riconciliarsi (Radio Vaticana, 21/10/06)

Espulsi 2 diplomatici UE, un italiano e uno svedese (Ticinonline, 20/10/06)

Arrestati due diplomatici europei (Corriere della Sera, 19/10/06)

Giudice: ci fu un massacro dopo le elezioni (Articolo21, 19/10/06)

Conflitto : Consiglio di sicurezza ammonisce (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità, 18/10/06)

Appello della Chiesa per scontro tra cristiani e musulmani (Corriere della Sera, 18/10/06)

Truppe Asmara penetrano in zona cuscinetto (Swisspolitics, 17/10/06)

Scontri interreligiosi a Jimma, 5 morti (Peacereporter, 16/10/06)

I progetti del Politecnico di Lodi e del MLFM (Agendalodi, 13/10/06)

Oltre 200 morti per diarrea acuta (Peacereporter, 05.10.06)

Scontri fra cristiani e musulmani, diverse vittime (Swissinfo, 04/10/06)

Rilasciati due operatori Cicr rapiti (Ticinonline, 23/09/06)

Rivendicato rapimento operatori Cicr (Ticinonline, 22/09/06)

Rapiti due volontari della Croce rossa nel sud (Agi/Reuters, 21/09/06)

Trovati resti bimba di 3 milioni di anni fa (Tendenzeonline, 20/09/06)

Alluvioni, situazione ancora critica (LL, Misna, 19/09/06)

Nuove diserzioni, altri ufficiali in Eritrea per unirsi ai ribelli (MZ, Misna, 17/09/06)

Commutate undici condanne a morte (a cura di NtC, Ag. Radicale, 16/09/06)

Alluvioni: si aggrava bilancio, oltre 130.000 sfollati (RC, Misna, 14/09/06)

Amnistia per centinaia di prigionieri (Peacereporter, 13/09/06)

Epidemia di dissenteria ha già colpito 15mila persone (Canisciolti, 06/09/06)

Aumenta numero vittime dell'alluvione (la Repubblica, 23/08/06)

Inondazioni: 16.000 persone messe in salvo (Swissinfo, 21/08/06)

Sale a 250 vittime bilancio delle inondazioni (Basilicatanet/Ansa, 10/08/06)

Il numero delle vittime delle inondazioni sale a 211 (Peacereporter, 09/08/06)

Si cercano dispersi dopo alluvione con 197 morti (Reuters, 08/08/06)

Piogge torrenziali e inondazioni, 10mila senza tetto (la Repubblica, 07/08/06)

Più di 200 morti per le inondazioni (Euronews, 06/08/06)

Consiglio sicurezza Onu riduce missione (Ansa/Basilicatanet, 01/06/06)

Possibile ritiro dei Caschi blu (Amisnet, 31/05/2006)

Bombe in citta' a confine con Somalia (Age, 29/05/06)

Manifestazioni anticristiane (Il Giornale, 25/05/06)

La vergogna italiana: mille morti nella foiba abissina (Osservatorio sulla legalità, 25/05/06)

Rinviato verdetto dell'ex dittatore Mengistu (Maria Alvuela Franco, Ag. Radicale, 23/05/06)

Studio in Italia per 20 psicologi etiopi (Carmen Morrone, Vita, 22/05/06)

Onu proroga missione fino a fine maggio (Carla Amato, Osservatorio sulla legalita, 16/05/06)

Scontri fra clan, 11 morti (Corriere della Sera, 16/05/06)

Bombe ad Addis Abeba, almeno 13 i morti (Basilicatanet/Ansa, 13/05/06)

Quattro esplosioni ad Addis Abeba: due morti (AGE, 12/05/06)

Vietato spedire SMS (Punto Informatico, 02-05-2006)

Onu condanna Addis-Ababa sui diritti umani (Vita, 27/04/2006)

Usa verseranno 25 mln dollari in aiuti umanitari (Radio Capital, 20-04-2006)

Trovata la bisnonna di Lucy (Vita, 13-04-2006)

Cambiamenti in modulazione di frequenza (Vita, 03-04-2006)

Rimpatrio di rifugiati sudanesi (Aise, 31-03-2006)

Siccita: 2,5 milioni di persone colpite (Agr/Corriere della Sera, 30-03-2006)

Addis Abeba: bilancio esplosioni, due morti (EB, Misna, 28-03-2006)

Esplosioni ad Addis Abeba, un morto e diversi feriti (Adnkronos/Dpa, 27-03-2006)

151 incriminati per tentativo destabilizzazione (Ansa/Basilicate.net, 21-03-2006)

Etiopia-Eritrea - La Unmee al muro (M.F.,Peacereporter, 15-03-2006)

Triste primato del maggior numero di giornalisti in carcere (Peacereporter, 14-03-2006)

Addis Abeba accusa Asmara degli attentati della scorsa settimana (Peacereporter, 13-03-2006)

Primi colloqui per definizione confini (E.B., Misna, 11-03-2006)

Terza esplosione ad Addis Abeba, nessun ferito (Swissinfo, 07-03-2006)

Sospetta aviaria per 6mila polli morti in un allevamento (Peacereporter, 28-02-2006)

Etiopia-Sudan - Presto un accordo di rimpatrio per rifugiati (Aise, 24-02-2006)

Processo contro l'opposizione per tradimento e tentato genocidio (Peacereporter, 23-02-2006)

Governo: sventato attacco terroristico ad Addis Abeba (Romagnaoggi/Adnkronos, 21-02-2006)

Bimbi venduti a 1 dollaro (Spiritual Search, 16-02-2006)

Primo ministro: “linea dura” contro detenuti politici (E.B., Misna, 10-02-2006)

Spari su processione, almeno due morti (Swissinfo/ SDA-ATS, 20-01-2006)

Leader religiosi cristiani e musulmani uniti contro l'Aids (R.G., Vita, 19-01-2006)

Saranno rilasciati 2252 detenuti (Peacereporter, 16-01-2006)

Si riducono le tensioni al confine (C.B., Vita, 11-01-2006)

Delegazione usa per scongiurare rischio guerra (Adnkronos, 10-01-2006)

Gondar: polizia reprime proteste studentesche (Misna, 03-01-2006)

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''Non attaccheremo Mogadiscio'' (Adnkronos, 27/12/06)

''Le nostre truppe si dirigeranno verso Mogadiscio dopo aver conquistato Jowhar, ma non abbiamo intenzione di attaccarla''. E' quanto ha affermato il ministro dell'Informazione etiope, Berhan Hailu, intervistato dalla radio in lingua araba 'Sawa'. "Dopo aver preso Jowhar - ha spiegato - abbiamo deciso di dare vita a una tregua per permettere alle Corti islamiche e al governo transitorio somalo di ritornare al tavolo delle trattative. Noi incoraggeremo la ripresa dei negoziati tra le parti e vogliamo dare loro la possibilità di porre fine a questa crisi attraverso una via pacifica". Nonostante ciò il governo di Addis Abeba teme che siano gli islamici a violare questa tregua evitando di riprendere i negoziati e conferma l'intenzione di giungere alla presa della città di Chisimasio, a sud di Mogadiscio. In una nota diffusa dall'ambasciata dell'Etiopia a Roma si legge inoltre che ''l'Etiopia attualmente è impegnata in azioni appropriate e commisurate nel rispetto del diritto internazionale volte ad arrestare, contenere e contrastare le azioni che attentano alla propria sicurezza nazionale, pace e stabilità''. ''L'Etiopia non ha alcuna agenda segreta in Somalia e tantomeno intende occupare il Paese - prosegue il comunicato -. Le forze etiopiche lasceranno la Somalia, immediatamente e senza ulteriori rinvii, non appena avranno portato a termine gli obiettivi dichiarati pubblicamente''. Il governo di Addis Abeba, infatti, ha giustificato l'intervento militare di ''autodifesa'' contro i miliziani delle Corti islamiche come una risposta alle ''azioni volte a destabilizzare'' l'Etiopia, dopo che gli islamisti hanno lanciato un ''pubblico appello alla jihad'' contro Addis Abeba. (Adnkronos,  27/12/06)

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Truppe etiopi stanno avanzando verso Mogadiscio (TicinOnLine, 26/12/06)

Truppe etiopi stanno avanzando verso Mogadiscio e potrebbero conquistare la capitale somala entro 24-48 ore. Lo ha detto oggi l'inviato del governo provvisorio somalo ad Addis Abeba, Abdikarin Farah, precisando che "le forze etiopi si trovano a circa 70 km da Mogadiscio". Mogadiscio è ancora in mano alle milizie islamiche, da stamane in ritirata dalle postazioni nel centro e centro ovest della Somalia che avevano conquistato negli ultimi mesi. Le dichiarazioni del rappresentate del governo di transizione della Somalia in Etiopia non hanno ancora conferma di altre fonti ma devono avere qualche fondamento, poiché le Corti islamiche hanno già ammonito che un attacco etiope contro Mogadiscio si tradurrebbe in un disastro per gli attaccanti. (TicinOnLine,  26/12/06)

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Menghistu colpevole di genocidio (Rainews24, 12/12/06)

Al termine di un processo durato dodici anni una corte etiopica ha riconosciuto l'ex dittatore Mengistu Haile Mariam colpevole di genocidio. Il verdetto è stato emesso in contumacia. Mengistu, che vive in Zimbabwe, è responsabile della morte di migliaia di persone, eliminate nei 17 anni del suo regime. L'ex dittatore prese il potere nel 1974 con un colpo di Stato che detronizzò l'imperatore Haile Selassie. (Rainews24,  12/12/06)

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Sì del parlamento ad "azioni necessarie"contro Corti islamiche (SwissInfo, 30/11/06)

Il Parlamento etiopico ha oggi approvato a larghissima maggioranza - 311 sì, 99 no, 16 astenuti - una dichiarazione che concede al governo di disporre di ogni mezzo necessario per contrastare le Corti Islamiche Somale, che hanno dichiarato la 'jihad' contro l'Etiopia, e -dicono- minacciano di invaderla. Lo rende noto Radio Nairobi. Le truppe di Addis Abeba sono schierate in massa oltre che ai confini anche all'interno della stessa Somalia. (SwissInfo,30/11/06)

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Caffè: falliscono i colloqui tra governo e Starbucks (PeaceReporter, 30/11/06)

Sono falliti i colloqui tra il governo etiope e l'azienda statunitense Starbucks, da circa un mese al centro di una querelle sulla proprietà intellettuale di tre tipi di caffè. L'organizzazione inglese Oxfam aveva accusato la Starbucks di aver fatto pressioni sulla National Coffee Association statunitense perché bloccasse la registrazione dei nomi richiesta da Addis Abeba per tre qualità di caffè (Sidamo, Harar e Yirgacheffe) che Starbucks utilizza anche per i propri prodotti. L'azienza si è difesa sostenendo che l'iniziativa sarebbe partita dalla Nca stessa. Nei colloqui di oggi non è stata trovato l'accordo per una compensazione economica tra le parti. (PeaceReporter,30/11/06)

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Chiamata alle armi (M.Fagotto, Peacereporter, 23/11/06)

Addis Abeba si dice pronta a un’eventuale guerra contro le Corti somale. “Quando una nazione si trova ad affrontare una minaccia militare, ha il pieno diritto di difendersi preparandosi a una risposta armata. Il governo comunica di aver completato questa preparazione”. Con queste parole sibilline il premier etiope Meles Zenawi ha comunicato oggi al Parlamento che l’esercito è pronto a un eventuale conflitto con le Corti islamiche somale. Nonostante Zenawi non abbia definitivamente rinunciato alle trattative, Addis Abeba compie un passo avanti verso un possibile conflitto regionale. Il premier etiope Meles ZenawiAccuse. Il discorso di Zenawi, arrivato nel momento di maggior sforzo della comunità internazionale per risolvere la questione somala, è partito dalla constatazione del fallimento delle trattative di pace con le Corti islamiche. Secondo il premier, le milizie vicine alle Corti costituiscono una minaccia reale alla sicurezza etiope, prova ne sia la guerra santa lanciata nei mesi scorsi contro Addis Abeba dai nuovi “signori” di Mogadiscio. Se da una parte Zenawi accusa le Corti di destabilizzare la regione e di voler abbattere il governo somalo legalmente riconosciuto di stanza a Baidoa, le Corti rispondono accusando l’Etiopia di essere il principale ostacolo al raggiungimento di un accordo con le istituzioni somale. Alle Corti, infatti, la presenza delle truppe etiopi in territorio somalo (migliaia stando alle Corti, alcune centinaia per Addis Abeba) proprio non va giù. (M.Fagotto, Peacereporter,  23/11/06)

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Alluvioni, 70 morti in 3 giorni (Corriere della Sera, 31/10/06)

Lo straripamento del fiume Wabe Shabelle, in Etiopia, ha provocato la morte di circa 70 persone. Gli sfollati sono decine di migliaia. Lo hanno reso noto fonti governative. Le acque sono esondate per le piogge torrenziali che si sono abbattute negli ultimi giorni sulla regione dell'Ogaden, mille chilometri a sud-est di Addis Abeba. Il coordinatore dell'Ufficio governativo di prevenzione dei disastri ha dichiarato che la situazione e' "molto delicata" e che tra la popolazione si sta diffondendo il panico,soprattutto nei dintorni delle citta' di Kefalo e Musthale, "completamente inondate". I soccorsi, inoltre, sono ostacolati dalla presenza di centinaia di coccodrilli che avrebbero gia' divorato decine di cadaveri. (Corriere della Sera,  31/10/06)

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L’americana Starbucks blocca copyright etiope su caffe' (Tendenzeonline/Apcom, 26/10/06)

Il colosso americano del caffè, Starbucks, ha bloccato il tentativo degli agricoltori etiopi di proteggere la denominazione di origine dei loro più famosi chicchi di caffè, negando loro un potenziale profitto annuale di 47 milioni di sterline (circa 70 milioni di euro, oltre 88 milioni di dollari): è quanto ha denunciato l'organizzazione per lo sviluppo Oxfam, citata oggi dal Guardian. Stando alla ricostruzione fatta da Oxfam, lo scorso anno il governo di Addis Abeba ha presentato all'Ufficio Usa per il brevetto e il marchio di fabbrica (Uspto) la richiesta per salvaguardare il marchio di registrazione dei nomi dei chicchi più noti, Sidamo, Harar e Yirgacheffe, per controllarne l'utilizzo sul mercato e garantire agli agricoltori una migliore ripartizione dei profitti. La Starbucks sarebbe però riuscita a bloccare la richiesta dell'Etiopia, che si è vista negare il copyright per i chicchi Sidamo e Harar. Il colosso Usa, il cui profitto annuale è pari a tre quarti dell'intero Prodotto interno lordo dell'Etiopia, ha smentito in un comunicato di aver "presentato un'opposizione alla richiesta del governo etiope sul marchio di fabbricazione". Tuttavia, Ron Layton, presidente dell'organizzazione per i diritti di proprietà intellettuale Light Years Ip, ha riferito che il rifiuto opposto dall'Uspto ad Addis Abeba è stato motivato dal fatto che il marchio Sidamo era già stato depositato dalla Starbucks nel 2004. "Il diritto alla proprietà intellettuale frutta oggi una grossa fetta del valore complessivo del mercato globale, ma i paesi ricchi e gli imprenditori hanno già preso possesso della maggioranza di questi diritti - ha detto Layton -. L'Etiopia, il luogo di nascita del caffè e uno dei paesi più poveri del mondo, sta cercando di far valere i propri diritti e ottenere il maggior profitto dal suo prodotto. Dovrebbe essere aiutata non ostacolata". Addis Abeba ha ha fatto sapere che continuerà a sostenere la sua richiesta di copyright negli Usa e che chiederà alla Starbucks e alle altre aziende di sottoscrivere un accordo in cui gli venga riconosciuta la proprietà sul nome del caffè, a prescindere da dove questo abbia ricevuto il marchio di fabbricazione. (Tendenzeonline/Apcom, 26/10/06)

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Il Paese è «tecnicamente» in guerra con gli islamici (Corriere.com, 25/10/06)

Il Sudan rischia di fare da secondo detonatore -dopo la Somalia - nel Centroest africano, che sempre più appare a un passo dall'esplosione. Coinvolti sono quasi tutti i Paesi regionali, partendo dal confinante Ciad. Dove i ribelli, appoggiati dal Sudan, sono di nuovo all'attacco, e l'esercito francese, un migliaio di uomini di stanza intorno alla capitale N'djamena, tenta nuovamente di salvare il presidente Idris Debry, al potere dal '90, come già fece lo scorso aprile. Ma l'effetto domino è imponente. Basta un'occhiata alla carta geografica: Ciad, dunque, che è a ovest del Sudan, e quindi, subito, Eritrea ed Etiopia, ad est. Due Paesi che si sono combattuti una tragica guerra fratricida ('98-2000), e che, se non si guerreggiano più, restano sempre in aperta ostilità, senza riuscire a raggiungere un accordo globale. Appena più a est, la Somalia. In piena guerra civile, con le Corti islamiche che ormai appaiono padrone - e quasi senza colpo ferire - dell'intero Sud e di buona parte del Centro, mentre il governo di transizione nazionale (Tng), pur essendo internazionalmente riconosciuto, sembra essere sempre più diviso e debole. Lo soccorre l'Etiopia, che non potrebbe accettare una repubblica islamica ai suoi confini: salterebbero i già precari equilibri interni. E proprio ieri il premier e uomo forte di Addis Abeba Meles Zenawi ha dichiarato che il Paese è «tecnicamente» in guerra con gli islamici, visto che essi hanno - e più volte - proclamato la guerra santa contro di loro. In realtà, l'hanno dichiarata contro «gli invasori etiopici». La presenza delle cui truppe fino a una decina di giorni fa era negata da Addis Abeba, ma che poi è stata ammessa ufficialmente, e ribadita ieri da Meles, anche se parla «di un paio di centinaia di militari». Ovviamente l'Eritrea entra nel "gioco", e fornisce di armi, pur non avendo nessuna tendenza islamica, le Corti. In mera funzione anti etiopica. Ma è coinvolta tutta la regione - raccolta nell'Igad - che si è impegnata per una missione di "pacificazione" in Somalia. Inaccettabile per le Corti: sarebbe il detonatore finale per una guerra che coinvolgerebbe tutta l'area: vale a dire anche Uganda, Kenya e Tanzania. E probabilmente Gibuti, delicatissima perché da un canto filoislamica, e dall'altro base delle truppe occidentali che operano contro il terrorismo regionale. Non a caso, la diplomazia sta facendo di tutto per "declassare" questa missione di pacificazione (che intanto non parte: sarebbe dovuta iniziare a fine settembre), in azioni di monitoraggio ai confini Somalia-Etiopia, e tra gli schieramenti. C'è poi il problema del Darfur, sempre di più in fiamme, malgrado gli effimeri accordi del maggio scorso. La tragedia delle popolazioni locali, nere ed animiste, che lanciarono nel febbraio del 2003 un'insurrezione contro Khartoum, popolazione musulmana e di etnia araba, sembra non finire mai. Almeno 200.000 morti, 2,5 milioni di profughi, orrori senza fine provocati soprattutto dai "janjaweed", letteralmente "diavoli a cavallo", nomadi arabi e musulmani che fanno da scherani per i "lavori sporchi" governativi. Stragi, stupri di massa, persone rese schiave, villaggi bruciati, violenze senza fine. E il mondo finge di non vedere, lanciando qualche accorato appello. Che lascia Khartoum - già esilio dorato di Osama bin Laden - del tutto indifferente, al punto di non aver esitato ad umiliare l'Onu. Ha, infatti, espulso tre giorni fa Jan Pronk, inviato speciale delle Nazioni Unite per il Sudan (a lungo è stato suo braccio destro un giovane diplomatico italiano ora rientrato a Roma), 66 anni, olandese e "tosto". Le cose le diceva, senza abbellirle: accordi sbagliati, sostanziale impotenza, ed un paio di sconfitte subite dall'esercito sudanese in Darfur. Espulso, su due piedi. Ma dal Palazzo di Vetro sono giunte espressioni di solidarietà, e gli è stato garantito che le sue funzioni restano le stesse. Tranne che in Sudan non potrà più mettere piede. Grande solidarietà anche dall'Unione Africana, di cui fa parte il Sudan. (Corriere.com,  25/10/06)

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I vescovi invitano i due popoli a riconciliarsi (Radio Vaticana, 21/10/06)

“Aiutateci a costruire fiducia reciproca, speranza, comprensione, cooperazione e sviluppo nei nostri rispettivi Paesi”: è l’esortazione dei vescovi di Etiopia ed Eritrea alle popolazioni dei due Stati africani, nel comunicato finale della loro Assemblea plenaria, conclusasi ieri in Vaticano. “Vi esortiamo – affermano i presuli – a impegnarvi e a pregare per la pace e la riconciliazione, in modo da guarire le ferite che ci siamo causati reciprocamente, alla ricerca di una soluzione giusta, che metta fine al conflitto tra le nostre nazioni sorelle”. “Tutti noi – continuano – sappiamo benissimo che ci sono più cose in comune radicate nelle nostre culture, storie e fedi, che differenze, che possono aver portato a incomprensioni e a grandi sofferenze”. Secondo i due episcopati, la prospettiva di una convivenza pacifica porterebbe “grandi vantaggi per entrambe le società e i singoli cittadini, come quel progresso e quella prosperità di cui noi siamo affamati”. “Le nostre energie migliori – precisano i vescovi – dovrebbero essere indirizzate a lavorare in armonia, per ridurre la povertà, le malattie, alleviare le sofferenze che derivano da tutti i tipi di calamità e combattere la pandemia di HIV/AIDS”. I presuli ricordano, poi, che la Chiesa cattolica africana sta preparando la seconda Assemblea continentale dei vescovi proprio sui temi della riconciliazione della giustizia e della pace tra tutti i popoli e i Paesi dell’Africa, centrati sul messaggio di Cristo. “Qui riuniti vicino alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo – concludono – ci affidiamo all’intercessione della Vergine Maria, madre di Dio e di tutti noi, perché ci dia la grazia del dono della vera pace”. (Radio Vaticana,  21/10/06)

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Espulsi 2 diplomatici UE, un italiano e uno svedese (Ticinonline, 20/10/06)

Un italiano e uno svedese sono i due diplomatici dell'Unione Europea espulsi dall'Etiopia: lo ha riferito il commissario Ue allo sviluppo e gli aiuti umanitari, Louis Michel. Il nome del diplomatico italiano - riferiscono alla Farnesina - è Enrico Sborgi. Lo stesso Michel si sta occupando fin da ieri dell' espulsione, nella quale - ha detto - le autorità etiopiche "sono venute meno al rispetto delle più basilari norme di diplomazia". "Abbiamo già convocato l'ambasciatore dell'Etiopia", ha aggiunto Michel, precisando che si tratta di "un'espulsione inaccettabile, anche per le modalità con le quali è avvenuta". Michel ha puntualizzato che "fin da ieri pomeriggio" ha cercato di entrare in contatto con il presidente dell'Etiopia, Meles Zenawi, senza però riuscirci, "pur avendo da tempo un contatto regolare" con il capo dello stato. Michel ha infine "deplorato che la Commissione non sia stata informata sulle ragioni di un'espulsione che è stata fulminante", ricordando inoltre che "i funzionari delle delegazioni della Commissione all'estero hanno status diplomatico". (Ticinonline,  20/10/06)

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Arrestati due diplomatici europei (Corriere della Sera, 19/10/06)

Due diplomatici europei sono stati arrestati dalle autorita' etiopiche con l'accusa di aver fatto attraversare clandestinamente il confine con il Kenia ad alcuni 'criminali'. Lo hanno riferito fonti del ministero degli Esteri dell'Etiopia e fonti vicine all'Unione europea. I due arrestati saranno espulsi a breve. (Corriere della Sera,  19/10/06)

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Giudice: ci fu un massacro dopo le elezioni (Articolo21, 19/10/06)

Un vero e proprio massacro -almeno 193 morti- avvenne nel corso delle grandi manifestazioni popolari che ebbero luogo in Etiopia nel giugno e del novembre dello scorso anno per contestare i risultati delle elezioni tenute il 14 maggio precedente, che avevano visto la conferma del partito al potere, ma anche un'avanzata trionfale dell'opposizione. Che affermo' che i risultati erano stati truccati, e la vittoria era loro. Ad dichiararlo -riferisce oggi la Bbc on line- e' stato, Wolde-Michael Meshesa, un giudice di alto livello che era il vicepresidente della commissione d'inchiesta che lo stesso governo etiopico creo' per indagare sugli avvenimenti. Il giudice, dopo numerose minacce di morte, si e' rifugiato il mese scorso in un Paese europeo -che non viene citato- dove ha chiesto asilo politico. Dunque, stando a Meshesa, che ha compiuto lunghe investigazioni in tutto il Paese, le vittime sarebbero almeno 193 (oltre a sei poliziotti), tra cui una quarantina di adolescenti due dei quali, un ragazzo ed una ragazza, avevano appena 14 anni. Uccisi da colpi d'arma da fuoco, ma anche battuti a morte e perfino strangolati, sempre secondo il giudice. Oltre 750 i feriti, forse 20.000 tra fermi ed arresti. Per il giudice inoltre, i dati potrebbero essere molto piu' pesanti poiche' numerose delle persone con cui ha parlato nel corso delle indagini non avevano voluto riferire quanto avvenuto per tema di rappresaglie. I dati governativi hanno invece indicato in 59 il numero delle vittime, tra cui sette poliziotti. E la linea ufficiale e' che quelle manifestazioni erano un tentativo insurrezionale per rovesciare il legittimo governo. Per questo, tra le persone ancora in galera (qualche migliaio, sembra), ce ne sono un centinaio che rischiano la pena di morte per alto tradimento e tentato genocidio. Tra loro alcuni leader dell'opposizione, tra cui anche deputati, giornalisti ed altri intellettuali. Finora sono state vane le pressioni internazionali sul premier e uomo forte etiopico Meles Zenawi perche' trovasse una soluzione di compromesso sulle persone -in particolare i leader dell'opposizione che rischiano la pena di morte- in galera. Ma Meles e' stato irremovibile. E' stato -confermo' anche in un'intervista esclusiva all'Ansa- un tentativo di colpo di stato, i responsabili vanno giudicati: ne' amnistie, ne' compromessi. E finora, dopo quasi un anno, resta irremovibile. Ma qualche paese donatore cominciata a tagliare gli aiuti, ovvero a non farli passare attraverso il governo. Cio' mentre oltre il 50 per cento della popolazione, piu' di 75 milioni, 'vive' con meno di un dollaro al giorno, e nell'area dell'Ogaden i tamburi insurrezionali rullano sempre piu' forti, anche incoraggiati dagli islamici in Somalia. Contro i quali, e non a caso, l'esercito etiopico e' gia' schierano non solo lungo i confini, ma anche all'interno della stessa Somalia. (Articolo21,  19/10/06)

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Conflitto : Consiglio di sicurezza ammonisce (Carla Amato, Osservatorio sulla legalità, 18/10/06)

Il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha esortato l'Eritrea a ritirare immediatamente le sue truppe dalla zona di separazione dall'Etiopia. Il Consiglio dei 15 ha espresso "preoccupazione profonda" pr le notizie relative all'ingresso di 1.500 soldati e 15 carri armati eritrei nella zona provvisoria, e ne ha chiesto il ritiro, sollecitando entrambe le parti a cessare la loro disputa di vecchia data sui confini che ha generato una guerra biennale nel 1998. Il Consiglio ha inoltre esortato i due governi a collaborare in modo "completo ed incondizionato" con la missione delle Nazioni Unite in Etiopia ed Eritrea (UNMEE), la quale ha il compito di controllare la zona e disegnare la linea di confine, ed ha invitato entrambe le parti "ed astenersi da ogni minaccia o uso della forza" e ad evitare "qualunque azione che possa condurre ad un'escalation delle tensioni fra i due Paesi, aderendo agli impegni presi precedentemente". Nel suo ultimo rapporto sul conflitto, il segretario generale Kofi Annan - che pure aveva piu' volte ammonito i due Paesi che impedivano l'opera della missione UNMEE - ha ribadito le sue preoccupazioni sul fatto che l'Etiopia non ha accettato le decisioni della Commissione e che l'Eritrea ha rifiutato di continuare a cooperare con il corpo dell'ONU. (…)(Carla Amato, Osservatorio sulla legalità,  18/10/06)

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Appello della Chiesa per scontro tra cristiani e musulmani (Corriere della Sera, 18/10/06)

La Chiesa cristiana etiope ha lanciato un appello al governo di Addis Abeba chiedendo di agire tempestivamente contro chiunque fomenti l'odio e la violenza tra musulmani e cristiani nelle zone occidentali del Paese. Gli scontri, avvenuti per lo piu' nella regione di Jimma, hanno gia' causato la morte di quindici persone. L'Etiopia, che ha una popolazione di 79 milioni di abitanti, e' formata per il 60% da una corrente cristiana molto antica che ha sempre difeso la propria indipendenza dai cattolici e dagli ortodossi (Corriere della Sera,  18/10/06)

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Truppe Asmara penetrano in zona cuscinetto (Swisspolitics, 17/10/06)

Circa 1.500 soldati eritrei, coperti da una dozzina di mezzi blindati, sono penetrati della zona cuscinetto di frontiera con l'Etiopia, larga 25 km. lungo tutti i circa 1.000 di confine tra i due paesi. Lo denuncia in un comunicato l'Onu, i cui soldati sono i soli che possono pattugliare la zona di sicurezza. Per l'Onu, si tratta di una fragrante violazione degli accordi di pace di Algeri del dicembre 2.000. La prima reazione di Addis Abeba era stata abbastanza dura, ma poi in serata un messaggio del premier ed uomo forte Meles Zenavi ha stemperato la tensione. "Non risponderemo militarmente -ha detto - a queste provocazioni minori". (Swisspolitics,  17/10/06)

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Scontri interreligiosi a Jimma, 5 morti (Peacereporter, 16/10/06)

La polizia etiope ha reso noto ieri che, a séguito di scontri tra le comunità cristiane e musulmane avvenuti nella città di Jimma, 450 km a ovest della capitale Addis Abeba, 5 persone sarebbero morte. Secondo le prime ricostruzioni, gli scontri si sarebbero verificati dopo che i musulmani avrebbero tentato di impedire la celebrazione di una festa cristiana. Le due comunità religiose convivono pacificamente nel Paese, ma negli ultimi mesi le tensioni sono cresciute anche in conseguenza degli avvenimenti nella vicina Somalia. Lo scorso mese, altre 10 persone erano rimaste uccise in occasione di scontri tra le due comunità, durati 5 giorni. (Peacereporter, 16/10/06)

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I progetti del Politecnico di Lodi e del MLFM (Agendalodi, 13/10/06)

Promuovere l’alfabetizzazione informatica, ma anche creare opportunità di lavoro per i giovani e aprire nuovi canali di interazione culturale, ad esempio per avere informazioni “non filtrate” dai governi dittatoriali locali. Se nel Lodigiano vivere nel “Digital Divide” significa perdere opportunità di sviluppo, in Africa le ripercussioni sono ancora più gravi, e possono portare all’isolamento da quasi tutti i canali di informazione. E avere alternative, se si nasce in Etiopia o in Rwanda, è ancora più difficile. Proprio in Etiopia, Rwanda e nella Repubblica democratica del Congo sono stati avviati quattro progetti di contrasto del Digital Divide da parte del Movimento per la lotta alla fame nel mondo (in sigla MLFM, una ONG lodigiana) e dalla divisione Metid del Politecnico di Milano che, come dice l’acronimo, si occupa di “Metodi e tecnologie innovative per la didattica”. In altre parole, segue tutte le attività di formazione a distanza avviate dall’ateneo milanese. I primi frutti dei progetti sono on line al sito ufficiale dell’organizzazione, www.mlfm.it, e sul sito del Politecnico di Milano ( www.metid.polimi.it, sotto progetti internazionali) che collabora attivamente con il gruppo lodigiano grazie all’impegno diretto della struttura e di alcuni ricercatori.(…) A Wolisso, in Etiopia, il progetto prevede invece di creare un laboratorio di informatica nella scuola primaria. Il laboratorio sarà costituito da 11 calcolatori collegati in rete WiFi e ad Internet tramite connessione satellitare. Una stampante, un proiettore e una web cam verranno installati a partire dal computer-cattedra, per consentire le attività didattiche e di web-conference fruibili da tutti gli studenti presenti in aula. La previsione è di formare circa mille persone all’anno. La collaborazione tra MLFM e Politecnico era nata nel 2003, quando l’associazione lodigiana aveva avviato il primo progetto anti-Digital Divide in Rwanda, grazie al contributo della Fondazione Cariplo. “Ho incontrato per caso i responsabili del Movimento per la lotta contro la fame nel mondo, e ho parlato dei loro progetti ai referenti del dipartimento Metid del Politecnico”, spiega Stefano Scotti, anello d’unione tra le due realtà lodigiana e milanese. Ora il progetto in Rwanda può dirsi concluso: a Humure funziona un internet cafè grazie al quale, ad esempio, riesce a collegarsi con l’Italia Edoardo Chiappa, un volontario lodigiano trapiantato in Rwanda. “Il nostro intervento teoricamente è terminato, ma restiamo sempre in collegamento con la comunità locale, per qualsiasi nuova esigenza e per l’eventuale sostegno di cui potrebbero avere bisogno”, conclude Scotti. (Agendalodi, 13/10/06)

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Oltre 200 morti per diarrea acuta (Peacereporter, 05.10.06)

Una epidemia di diarrea acuta è stata segnalata in Etiopia: oltre 22.100 persone infettate e 219 morti, secondo gli ultimi conteggi riportati dal ministro della Salute. I casi sono stati registrati ad Addis Abeba e in cinque regioni su nove dell'Etiopia. (Peacereporter,  05.10.06)

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Scontri fra cristiani e musulmani, diverse vittime (Swissinfo, 04/10/06)

Diverse persone hanno perso la vita da domenica in scontri fra cristiani e musulmani nell'Etiopia occidentale in seguito ad una festa religiosa ortodossa. "Quattro persone sono rimaste uccise e un centinaio sono fuggite", ha detto all'agenzia stampa Afp un esponente della Chiesa ortodossa a Addis Abeba. (Swissinfo, 04/10/06)

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Rilasciati due operatori Cicr rapiti (Ticinonline, 23/09/06)

I due impiegati del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) rapiti all'inizio di questa settimana nel sud dell'Etiopia sono stati rilasciati e non è stato fatto loro nessun male. Lo riferiscono oggi la Croce Rossa ed il governo irlandese. "E' stato rilasciato ed è tornato al sicuro nella sua base", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri irlandese a proposito del suo connazionale Donald O'Suilleabhain, uno degli operatori rapiti. Anche il suo collega - un etiopico di etnia somala di nome Hadis Ahmed Semater - è stato liberato ed entrambi stanno "molto bene, completamente illesi". Il capo del Cicr in Etiopia Juerg Eglin ha affermato che, nonostante l'organizzazione umanitaria abbia sospeso le sue operazioni in seguito al rapimento, non si è ancora ancora deciso se sospendere completamente le attività nell'area. Il sequestro dei due era stato rivendicato ieri dai guerriglieri separatisti del Fronte unito per la liberazione della Somalia occidentale. (Ticinonline, 23/09/06)

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Rivendicato rapimento operatori Cicr (Ticinonline, 22/09/06)

Il Fronte Unito per la Liberazione della Somalia Occidentale (in questo caso Somalia è inteso come l'ampia regione di tal nome facente parte dell'Etiopia) ha rivendicato il rapimento dei due operatori del Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr) avvenuto la scorsa settimana, e ne ha garantito una liberazione in tempi brevi. Lo ha reso noto a Mogadiscio il portavoce del gruppo (il cui obiettivo è il ricongiungimento dell'ampia regione Somalia attualmente etiopica, con la Somalia vera e propria: obiettivo cavalcato anche dagli islamici) che proprio nella capitale somala ha il suo ufficio centrale. Secondo il portavoce, Abdullahi Osman Gashan, il rapimento -portati via un irlandese ed un etiopico di etnia somala- sarebbe avvenuto per errore. Si era ritenuto che i due facessero parte di un gruppo incaricato di esplorazioni petrolifere, a cui il Fronte si oppone perché sarebbe "sfruttamento della nostra terra". Una volta accertato che i due erano altresì operatori del Cicr, ne è stata decisa la liberazione in tempi brevi, forse 48 ore. Una storia non proprio convincente poiché l'agguato era avvenuto ad un convoglio chiaramente identificato come del Cicr, e solo due persone erano state rapite, gli altri erano stati lasciati andare via sulle loro vetture. (Ticinonline,  22/09/06)

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Rapiti due volontari della Croce rossa nel sud (Agi/Reuters, 21/09/06)

Due volontari del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) sono stati rapiti in Etiopia. Lo ha riferito l'organizzazione umanitaria. Il governo irlandese ha fatto sapere che uno dei due e' un connazionale, Donal 0'Suilleabhain, sequestrato insieme con il collega etiope, come confermato dal Cicr, il 18 settembre. Lunedi' i volontari lavoravano a 50 chilometri da Gode, nella regione sudorientale di Ogaden dove e' attivo il "Fronte di liberazione nazionale dell'Ogaden", un movimento di etnia somala che lotta per l'indipendenza. La Croce Rossa ha detto di essere riuscita a mettersi in contatto con i rapitori: "Non sappiamo chi siano e non abbiamo ricevuto nessuna richiesta di riscatto ma abbiamo chiesto il loro rilascio incondizionato", ha affermato il vicepresidente del Cicr in Etiopia Krug Eglin.(Agi/Reuters, 21/09/06)

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Trovati resti bimba di 3 milioni di anni fa (Tendenzeonline, 20/09/06)

Nel deserto etiopico sono stati ritrovati i resti fossili di un bimbo/a risalente a 3.3 milioni di anni, appartenente all'antica specie umana dell'Australopithecus afarensis, la stessa specie alla quale apparteneva anche Lucy, una "mini ominide" alta un metro e cinque centimetri, in catalogo come AL 288-1, scoperta nel deserto di Afar il 30 novembre 1974. La scoperta, come riferisce Nature di domani, è stata fatta da un gruppo di paleontologi guidata da Zeresenay Alemseged, Max Planck Institute of Evolutionary Anthropology Leipzig, Germania, durante uno scavo effettuato in una località chiamata Dikika. I resti apparterrebbero, con buona probabilità , dicono gli scienziati, a una bambina, che all'epoca del decesso doveva avere circa tre anni. Come commenta Nature, è la prima volta che si trovano resti di ominidi cosà giovani e, senza dubbio, si tratta della bambina più vecchia mai ritrovata. Le caratteristiche dello scheletro confermerebbero la teoria, secondo la quale, A.afarensis camminava eretto, ma le braccia, sorprendentemente simili a quelle di una scimmia, suggerirebbero che questi ominidi avevano anche una grande abilità nel volteggiare tra gli alberi. La scoperta è stata fatta in una regione, che ha una ricca storia di ritrovamenti di antichi fossili umani. Per la prima volta, è stata fatta una mappa fisica dell'area, Hadar Formation, che si trova al centro del deserto di Afar , un antico letto lacustre ora asciutto e colmo di sedimenti. (Tendenzeonline, 20/09/06)

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Alluvioni, situazione ancora critica (LL,Misna, 19/09/06)

Sebbene il livello dell’acqua sia ridisceso a livelli più tollerabili in molte regioni del paese, continua l’emergenza legata alle alluvioni, la cui intensità quest’anno è stata nettamente maggiore rispetto al passato. Dire Dawa, nell’est, è una delle regioni che più preoccupa le autorità: qui ha colpito con particolare violenza l’ondata di maltempo che ha investito l’intero paese tra il 13 e il 14 settembre scorsi, provocando almeno 9 morti accertati (e non gli 8 precedentemente ammessi) e molti dispersi. Gravemente danneggiate le case e le coltivazioni della regione, con almeno 1.000 feriti bisognosi di cure e cibo. L’allerta continua a essere alta anche ad Amhara, nel nord, dove il lago Tana rischia di esondare e in migliaia sono stati invitati ad allontanarsi; almeno 97.000 persone hanno subito gravi danni alle loro proprietà e in 68.000 hanno bisogno urgente di assistenza alimentare. Una situazione molto simile si sta delineando anche nella regione di Sud. Come già anticipato dalla MISNA nei giorni scorsi, per far fronte all’emergenza le autorità etiopi hanno annunciato una nuova campagna di raccolta fondi per far fronte alle necessità delle migliaia di persone colpite dal maltempo. Una commissione appositamente creata si occuperà di raccogliere soldi sia nel paese che a livello internazionale, visto che il precedente appello (erano stati chiesti 27 milioni di dollari) è stato accolto solo in minima parte. (LL, Misna, 19/09/06)

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Nuove diserzioni, altri ufficiali in Eritrea per unirsi ai ribelli (MZ, Misna, 17/09/06)

Due alti ufficiali, un generale di brigata e un colonnello, dell’esercito etiope hanno disertato e dopo essersi recati in Eritrea si sono uniti ai ribelli del Fronte di liberazione degli oromo (Olf), il gruppo secessionista etiope sostenuto proprio dall’Asmara in cui da settimane stanno confluendo elementi disertori dell’esercito di Addis Abeba. Lo riferiscono fonti giornalistiche locali, precisando che i due ufficiali – il generale Hailu Gonfa e il colonnello Gemechu Ayana, comandante dell’ottava brigata meccanizzata – presenteranno la loro posizione ufficiale in un’intervista che verrà pubblicata lunedì dal sito ufficiale del governo eritreo Shabait. In un messaggio inviato all’esercito etiope e di cui sono stati resi i noti i contenuti, i due invitano i loro colleghi in patria a “prendere le distanze dal regime illegale e dittatoriale del Tplf (il Tigray people’s liberatione front, partito al governo in Etiopia a cui appartiene anche il primo ministro Meles Zenawi) e seguire il nostro esempio”. Non è ancora chiaro se i due ufficiali abbiano siano arrivati in Eritrea da soli o se, come avvenuto in un altro caso lo scorso agosto, abbiano portato con loro uomini e mezzi. Le diserzioni delle ultime settimane sembrano interessare soprattutto militari di etnia Oromo - il più grande gruppo etnico del composito mosaico di tribù e comunità dell’Etiopia. Ad aprire le defezioni dall’esercito etiope era stato il 10 agosto scorso, il generale Kemal Getu, comandante della 18esima divisione dell’esercito di Addis Abeba entrato in Eritrea insieme a altri 150 soldati e successivamente unitosi ai ribelli dell’Olf. La vicenda dei disertori che entrano in Eritrea rischia di surriscaldare ulteriormente le già tese relazioni tra i due paesi confinanti, protagonisti di un conflitto (dal 1998 al 2000) trasformatosi oggi in un serrato braccio di ferro politico-diplomatico. (MZ, Misna, 17/09/06)

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Commutate undici condanne a morte (a cura di NtC, Ag. Radicale, 16/09/06)

L’Etiopia ha commutato le condanne a morte di 11 prigionieri, nel quadro di un’amnistia che ha visto la riduzione o cancellazione delle pene detentive di altri 252 detenuti, riportano organi d’informazione statali. L’amnistia – la prima concessa nel paese in 50 anni e dalla quale restano esclusi i condannati per stupro e corruzione - giunge in occasione delle celebrazioni per il Nuovo Anno Etiope. “I prigionieri che ne hanno beneficiato”, hanno detto le autorità, “si sono pentiti e hanno tenuto una buona condotta nel corso della detenzione”. L’ultima esecuzione in Etiopia è avvenuta nel giugno del 1998. Secondo numerosi rapporti, le forze di sicurezza si sono rese responsabili anche nel 2004 di uccisioni illegali, anche nei confronti di oppositori politici, e di casi di tortura e maltrattamenti nei confronti di persone detenute. (a cura di NtC, Ag. Radicale, 16/09/06)

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Alluvioni: si aggrava bilancio, oltre 130.000 sfollati (RC, Misna, 14/09/06)

È salito a 357.000 il bilancio delle persone colpite dalle alluvioni dello scorso mese diffuso dall’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha). Circa la metà – oltre 136.528 – è stata costretta ad abbandonare le proprie abitazioni. La regione più colpita è quella settentrionale di Amhara: 97.000 le persone coinvolte, 37.000 delle quali sfollate, e “vaste aree coltivate sommerse dagli straripamenti”; si tratta di un’area fertile sull’altipiano a nord di Addis Abeba, dove si coltiva tra l’altro il ‘tef’, cereale da cui gli etiopi ricavano l’injera, il ‘pane’ tradizionale usato in tutto il paese. I sei rifugi temporanei allestiti nel distretto Dembia della regione settentrionale di Gondar sono raggiungibili solo a bordo d’imbarcazioni, mentre l’alveo del Lago Tana – principale fonte del Nilo Blu – si è allargato di una cinquantina di metri, aumentando il rischio di ulteriori tracimazioni. Nella regione orientale di Oromia, sono invece 77.000 le persone colpite dalle recenti alluvioni negli otto distretti della zona di Haraghe, dove sono stati sommersi 2.000 ettari di terreno coltivato, mentre nella cosiddetta ‘Regione Somala’ sono 45.000 i civili coinvolti a Mustahil e 32.450 a Hargele. Sei paesi dell’Africa orientale – oltre all’Etiopia, Sudan, Eritrea, Somalia, Kenya Uganda – appena usciti da mesi di siccità che avevano minacciato la vita di oltre 11 milioni di pastori e agricoltori, dall’inizio di agosto sono colpiti da forti piogge e alluvioni che sinora hanno causato almeno 1000 morti e oltre 100.000 sfollati. (RC, Misna, 14/09/06)

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Amnistia per centinaia di prigionieri (Peacereporter, 13/09/06)

Per la prima volta in cinquant'anni, le autorità etiopi hanno concesso l'amnistia a centinaia di prigionieri e commutato le sentenze di molti altri. Un totale di 237 prigionieri sono stati liberati e 26 di cui 11 condannati a morte, si sono visti ridurre la pena. Nonostante le richieste della comunità internazionale, rimangono in carcere 111 oppositori politici, giornalisti ed operatori umanitari arrestati lo scorso novembre durante le violente proteste successive alle elezioni di maggio. Il loro processo riprenderà il 5 ottobre. (Peacereporter,  13/09/06)

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Epidemia di dissenteria ha già colpito 15mila persone (Canisciolti, 06/09/06)

Appunti Secondo quanto annunciato dalle Nazioni Unite, in Etiopia è scoppiata un'epidemia di dissernteria che ha colpito già 15mila persone e ne avrebbe uccise 148. Responsabile dell'epidemia sarebbero le pesanti precipitazioni. Ad essere più duramente colpite sarebbero le regioni meridionali dell'Etiopia e secondo Elisabeth Byrs portavoce dell'Ufficio di Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite c'è forte preoccupazione che questa forma epidemica di diarrea acquosa possa valicare i confini e infettare il Kenia oltre che tutto il sud del paese. Una preoccupazione fondata visto che tutti i tentativi per arginare la malattia sono andati falliti. Questa forma di dissenteria è molto pericolosa soprattutto se abbinata ad altre malattie o alla malnutrizione. Particolarmente a rischio sono i bambini che possono essere soggetti a disidratazione. A causa della mancanza di acqua potabile la gente è costretta a rivolgersi a fonti altamente contaminate dai rifiuti, e in questo contesto le forti piogge non hanno fatto altro che peggiorare una situazione già critica per problemi derivanti dalla fornitura di acqua e problemi di ordine sanitario. Alle piogge non attese di agosto, ne seguiranno altre a settembre, quando inizierà la normale stagione delle piogge. I metereologi hanno già allertato sei aree che si trovano a nord, ad ovest e nel sud dell'Etiopia, che sarebbero minacciate da inondazioni. Inoltre, poiché molti dei fiumi etiopici scorrono anche nei paesi vicini, ora si teme che possano essere inondati insediamenti che si trovano in Somalia, nel Sudan e in Kenia. (Canisciolti, 06/09/06)

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Aumenta numero vittime dell'alluvione (la Repubblica, 23/08/06)

E' destinato a salire il numero delle vittime delle alluvioni che, nelle ultime due settimane, hanno flagellato l'Etiopia e cancellato interi villaggi. L'allarme e' stato lanciato da ActionAid, che avverte: "Alle seicento vittime gia' confermate si devono aggiungere le centinaia di dispersi". A causa delle piogge oltre 50.000 persone hanno perso la casa. "La disastrosa situazione ambientale", si legge in un comunicato stampa dell'associazione, "unita alla mancanza di rifugi e assistenza sanitaria, sta causando malaria, colera e diarrea, aumentando ancora il numero di vittime. La necessita' piu' urgente al momento e' quella di fornire immediato supporto alle popolazioni colpite dalle alluvioni". Da giorni ActionAid, che sta gia' disponendo piani a lungo termine per la ricostruzione delle aree colpite, distribuisce beni di prima necessita' e organizza centri di accoglienza per i senzatetto. (la Repubblica,  23/08/06)

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Inondazioni: 16.000 persone messe in salvo (Swissinfo, 21/08/06)

Le autorità etiopiche hanno messo in salvo 16.000 persone che si trovavano isolate a causa delle inondazioni che da un mese devastano l'Etiopia e hanno causato la morte di quasi 900 persone. Lo ha annunciato la televisione di stato. Nonostante ciò si teme che il bilancio delle vittime possa aumentare a causa del prolungarsi del maltempo e dei ritardi nei soccorsi. "Tredicimila persone, minacciate dal gonfiarsi delle acque del lago Tana (nord), sono state trasferite in aree più sicure", hanno dichiarato i media di Stato, specificando che nel sud altre 3.000 persone sono state messe in salvo in seguito allo straripamento dei fiumi Omo e Beltain. Le autorità etiopiche hanno avvisato la popolazione che in tutto il Paese permane il rischio di nuove inondazioni e che alcune dighe potrebbero presto essere travolte dalle acque in piena. La scorsa settimana l'organizzazione Medici senza frontiere aveva affermato che il numero degli sfollati nella sola regione del lago Tana, alla fonte del Nilo Azzurro, sarebbe potuto arrivare a 35.000. Secondo le stime delle Nazioni Unite sono circa 48.000 le persone rimaste senza un tetto in seguito agli straripamenti in tutta l'Etiopia. (Swissinfo, 21/08/06)

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Sale a 250 vittime bilancio delle inondazioni (Basilicatanet/Ansa, 10/08/06)

E' salito a 250 il numero delle vittime delle inondazioni che hanno colpito nei giorni scorsi la citta' di Dire Daua, in Etiopia. Il secondo nuovo bilancio e' stato reso noto oggi dalla polizia. Le inondazioni di Dire Daua sono state provocate dallo straripamento, domenica intorno alle 2:00 (l'1:00 in Italia), a causa delle piogge torrenziali cadute per piu' di un'ora e mezzo, dei fiumi Dechatu e Dire Daua che attraversano la citta'. (Basilicatanet/Ansa, 10/08/06)

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Il numero delle vittime delle inondazioni sale a 211 (Peacereporter, 09/08/06)

I soccoritori hanno ritrovato altri 11 corpi nelle ricerche dei dispersi dopo lo straripamento dei fiumi Dire Dawa e Dechatu avvenuto sabato notte. Cresce dunque il numero delle vittime, che sarebbero ora almeno 211. Continuano le ricerche di altre 300 persone circa che mancano ancora all'appello. (Peacereporter,  09/08/06)

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Si cercano dispersi dopo alluvione con 197 morti (Reuters, 08/08/06)

Squadre di soccorritori etiopi stanno scavando da tre giorni alla ricerca di 300 dispersi tra le macerie lasciate da un'alluvione che ha provocato la morte di almeno 197 persone. Gruppi di poliziotti e soldati con scavatrici e bulldozer stanno rimuovendo mucchi di fango e sabbia dopo che il fiume Dechatu sabato notte è esondato e ha devastato la cittadina di Dire Dawa. "Il bilancio dei morti a causa dell'alluvione che ha colpito Dire Dawa sabato è fermo a 197, ma ci si aspetta di trovare altri cadaveri oggi", ha detto al telefono a Reuters l'ispettore di polizia Benyam Fikru da Dire Dawa. I soccorritori stanno operando 35 chilometri a valle di Dire Dawa, che si trova 525 chilometri a est della capitale Addis Abeba. Altre squadre stanno posizionando sacchi di sabbia per evitare un'altra alluvione. (Reuters,  08/08/06)

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Piogge torrenziali e inondazioni, 10mila senza tetto (la Repubblica, 07/08/06)

E' salito a oltre 10mila il numero degli sfollati di Dire Dawa, la citta' 525 chilometri a est di Addis Abeba su cui si sono abbattute le violente piogge torrenziali che nel fine settimana hanno provocato almeno 200 morti. I dispersi sono piu' di 300 e, secondo le autorita' locali, i numeri sono destinati a salire. Mentre ancora si scava nel fango per cercare sopravvissuti, in queste ore centinaia tra soldati, poliziotti e volontari stanno rinforzando gli argini del fiume Dechatu, le cui acque hanno inondato Dire Dawa. Secondo le autorita', a causa della pioggia torrenziale che da un mese sta flagellando il Paese, la settimana scorsa decine di villaggi erano stati evacuati e almeno 15mila contadini sono stati trasferiti in zone sicure. Lo scorso anno, durante la stagione delle piogge, circa 200 persone morirono a causa delle inondazioni. Oltre 260.000 persone furono costrette a lasciare le proprie abitazioni. (la Repubblica,  07/08/06)

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Più di 200 morti per le inondazioni (Euronews, 06/08/06)

Nella notte tra sabato e domenica le piogge durate oltre un'ora e mezzo hanno provocato lo straripamento del fiume Dechatu che attraversa la città. Il responsabile locale della Croce Rossa, Kefelwe Alemu, ha definito la situazione un' "enorme catastrofe". Al passaggio delle acque sono state distrutte un centinaio di case, un mercato e negozi, in città e nei dintorni. Animali e autoveicoli sono stati trascinati via. Tra le vittime finora accertate 39 sono bambini di meno di 7 anni. Nella stessa regione, inondazioni analoghe avevano causato l' anno scorso almeno 200 morti e oltre 260.00 sfollati. Il sud e il sudest dell'Etiopia sono colpiti da diversi mesi da una grave siccità, che minaccia almeno 1,7 milioni di persone. (Euronews,  06/08/06)

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Consiglio sicurezza Onu riduce missione (Ansa/Basilicatanet, 01/06/06)

Il Consiglio di sicurezza Onu ha deciso di ridurre dagli attuali 3.373 a 2.300 i Caschi Blu della sua forza di pace in Eritrea ed Etiopia. In una risoluzione approvata all'unanimita' e' stata inoltre prorogato di 4 mesi, fino al 30 settembre, il mandato dell'Unmee, la missione di pace dislocata da circa 6 anni nell'area cuscinetto fra i due stati rivali. Insoddisfatti gli Usa, che avevano proposto una riduzione piu' sostanziosa, non piu' di 1.800 uomini. (Ansa/Basilicatanet,  01/06/06)

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Possibile ritiro dei Caschi blu (Amisnet, 31/05/2006)

L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha messo in guardia dal pericolo di una riesplosione della guerra tra Etiopia ed Eritrea se il Consiglio di Sicurezza dell'ONU dovesse decidere di ritirare la metà delle truppe di pace stazionate lungo la frontiera tra i due paesi. Secondo l'APM, il ritiro di metà contingente in questo preciso momento sarebbe un segnale irresponsabile a due paesi che evidentemente non sono ancora capaci di risolvere i conflitti reciproci senza una mediazione internazionale. Tra il 1998 e il 2000, l'assurda guerra di posizione tra i due paesi è costata la vita a oltre 100.000 persone. Invece di ritirarsi delusa, la comunità internazionale dovrebbe aumentare le pressioni sui due contendenti in modo da ottenere una soluzione pacifica alle dispute di frontiera. Etiopia e Eritrea non solo combattono per il controllo di alcune zone desertiche ma soprattutto per assicurarsi l'egemonia politica e militare nella regione. Il Consiglio di Sicurezza deve decidere entro domani sul futuro del suo impegno nel Corno d'Africa. In seguito al fallimento dei negoziati del maggio 2006 a Londra, in particolar modo gli USA hanno chiesto una sensibile riduzione delle truppe dell'ONU nella regione e una limitazione del loro mandato. I 3.000 Caschi Blu stazionati nella striscia neutra lunga 24 km lungo i 1.000 km di confine dovrebbero quindi essere ridotti alla metà con il solo status di osservatori. Secondo l'APM, 1.500 soldati non bastano però per effettuare un controllo efficace della frontiera. - Sia l'Etiopia sia l'Eritrea affrontano anche grandi tensioni interne, tant'è che sembrano fondate le preoccupazioni secondo cui i due paesi potrebbero tentare di distogliere l'attenzione sui problemi interni dando inizio a una nuova guerra contro il vicino. Infatti, verso fine aprile 2006 il primo ministro etiope Meles Zenawi aveva pubblicamente accusato l'Eritrea di essere responsabile di circa una dozzina di attentati dinamitardi commessi in Etiopia da gennaio 2006. In entrambi i paesi viene fortemente repressa e perseguitata l'opposizione democratica, la libertà di stampa, di opinione e di libera associazione. (Amisnet, 31/05/2006)

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Bombe in citta' a confine con Somalia (Age, 29/05/06)

Almeno tre esplosioni sono avvenute la sera di sabato, intorno alle 20 locali, a Jijiga, capoluogo della regione etiopica Somalia: poco meno di 500 km ad ovest di Addis Abeba, quasi ai confini con la Somalia. Ne dà notizia l'agenzia di stampa etiopica Ena, di cui riferisce radio Nairobi. Le bombe hanno colpito affollati locali del centro della città, causando 43 feriti, di cui 23 sarebbero in condizioni considerate serie. Da qualche mese sono numerosi gli attentati che avvengono in Etiopia, in particolare ad Addis Abeba: all'inizio di maggio ce ne fu una raffica nella stessa giornata (sei o sette, non è stato mai accertato), che hanno causato almeno quattro morti ed una quarantina di feriti. In precedenza ce ne erano state altri, quasi sempre poco più che dimostrativi, ma che in un caso avevano causato almeno un morto. Molti i feriti. Ma situazione si è fatta sempre più tesa dopo il voto del maggio dello scorso anno. L'opposizione ebbe un successo di grande portata, ma non sufficiente -stando ai risultati ufficiali- a rovesciare il partito al potere, che peraltro perse quasi 150 deputati. Ma per l'opposizione si trattò di una frode elettorale, che le avrebbe rubato la vittoria. Dapprima grandi manifestazioni di massa -un centinaio di morti e molte migliaia di arresti-; quindi, in novembre, l'arresto della leadership dell'opposizione stessa: tra loro molti deputati ed il sindaco eletto di Addis Abeba, con accuse gravissime (anche alto tradimento e genocidio) che prevedono fino alla pena di morte. Malgrado le pressioni internazionali, questi dirigenti restano in prigione; e da allora si sono fermate le manifestazioni di massa, e sono iniziati gli attentati. (Age,  29/05/06)

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Manifestazioni anticristiane (Il Giornale, 25/05/06)

Addis Abeba. Manifestazioni anticristiane al grido di «Allah è grande» durate ore e con lanci di pietre sono avvenute ieri a Jijiga, cittadina nell'est dell'Etiopia, un'area ad ampia maggioranza musulmana ai confini con la Somalia. All'origine della manifestazione - stando ad alcune testimonianze non confermate - la circostanza che un ristoratore cristiano sarebbe stato sorpreso nel suo piccolissimo negozio ad usare pagine del Corano per incartare cibo che la gente poi portava via, ed anche a pulirsi le mani sempre con le pagine del testo sacro islamico. Vera o meno questa circostanza, abbastanza strana, per così dire scatenante, quello che è certo è che un centinaio di studenti musulmani hanno iniziato una violenta manifestazione durata ore, lanciando pietre contro le case dei cristiani, e anche contro coloro di questa religione che gli capitava di incrociare. L'Etiopia, che attraversa un periodo politico molto delicato, fino a qualche anno fa vantava una discreta maggioranza religiosa di fede ortodossa; ma ora cristiani e musulmani sono considerati di fatto percentualmente alla pari. (Il Giornale, 25/05/06)

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La vergogna italiana: mille morti nella foiba abissina (Osservatorio sulla legalità, 25/05/06)

Fucilati dopo la resa o avvelenati con i gas nella grotta dove si erano rifugiati. Mille morti, come minimo. (…) Le prove di un efferato crimine italiano riemergono in Etiopia, 70 anni dopo la proclamazione dell´impero, gettano luce sinistra su un conflitto che la nostra memoria ancora rimuove o traveste da scampagnata coloniale. Le ha trovate in queste settimane Matteo Dominioni, 33 anni, dottore di ricerca dell´università di Torino. Prima le carte, documenti inoppugnabili. Poi le ossa umane, nella grotta dell´infamia, ancora avvolte da fosche leggende. La conferma definitiva di quanto avvenne in quelle ore tra il 9 e l´11 aprile 1939. Tutto comincia per caso, con un pacco di telegrammi dimenticati in un faldone dal titolo «Varie» all´ufficio storico dello Stato maggiore dell´Esercito. Dentro, un manoscritto senza firma, con una mappa della zona di Debra Brehan, 100 km a Nord di Addis Abeba, nell´alto Scioa. Il contenuto, confermato da altri documenti, è agghiacciante. Una carovana di «salmerie» dei partigiani di Abebè Aregai, leader del movimento di liberazione, si è rifugiata in una grotta dopo essere stata individuata dall´aviazione italiana, e non accenna ad arrendersi pur essendo circondata da un numero soverchiante di uomini. La sproporzione è totale: le «salmerie» della resistenza etiope sono in prevalenza vecchi, donne e bambini, parenti degli uomini in armi, che garantiscono la cura dei feriti e il sostentamento dei partigiani alla macchia (ad Adua, mezzo secolo prima, dietro ai 100 mila combattenti c´erano 80 mila persone di supporto). L´ordine del Duce è perentorio: stroncare la ribellione che perdura sulle montagne a tre anni dall´ingresso di Badoglio ad Addis Abeba. Ma stavolta stanare i ribelli è impossibile, così il 9 aprile la grotta viene attaccata con bombe a gas d´arsina e con la micidiale iprite che devastò le trincee della Grande Guerra. (Osservatorio sulla legalità, 25/05/06)

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Rinviato verdetto dell'ex dittatore Mengistu (Maria Alvuela Franco, Ag. Radicale, 23/05/06)

E' stato rinviato al 23 gennaio 2007 il verdetto atteso per oggi a carico dell'ex dittatore etiope Mengistu Hailé Mariam, accusato di genocidio ad Addis Abeba; lo ha annunciato la stessa fonte giudiziaria. Il giudice Medhin Kirosha infatti dichiarato "dal momento che abbiamo ricevuto delle prove da parte degli accusati dopo aver annunciato che avremmo emesso il verdetto, abbiamo deciso di rinviare la sentenza per prendere in esame questi nuovi elementi". Il magistrato ha dunque rimandato la sentenza definitiva a13 anni dopo l'avvio del processo, dinanzi all'Alta Corte Federale dell'Etiopia, dove erano riunite migliaia di persone, tra i quali anche i parenti delle vittime. Oltre l'ex dittatore marxista Mengistu, sottoprocesso sono anche i complici, 72 imputati, di cui 26 sono esiliati per genocidio, crimini contro l'umanità e omicidio aggravato commessi durante il periodo del Terrore rosso tra il 1977-1978. Tutti gli imputati rischiano l'ergastolo o la pena di morte se riconosciuti colpevoli di genocidio. Fra le prove contro l'ex dittatore figurano gli ordini di esecuzioni firmate, annotazioni su diari personali evideo di sessioni di torture. (Maria Alvuela Franco, Ag. Radicale, 23/05/06)

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Studio in Italia per 20 psicologi etiopi (Carmen Morrone, Vita, 22/05/06)

I medici seguiranno dal 5 al 17 giugno un corso di perfezionamento per curare i pazienti che hanno subito violenze e torneranno in Etiopia per operare negli ospedali africani. - Il Corso di perfezionamento in diagnosi e clinica dei pazienti affetti da disturbo post-traumatico da stress” si terrà presso l'Università degli Studi Milano Bicocca ed è riservato a 20 psicologi etiopi che saranno ospiti dell'associazione Il Sole. Il corso è il risultato di un importante accordo tra l'Università degli Studi di Milano Bicocca, l'Ethiopian Psycologist Association (EPA) –associazione degli psicologi etiopi- e l'Associazione Il Sole ong onlus, siglato alla fine del 2005 e primo nel suo genere. L'Accordo prevede la formazione di operatori locali nella diagnosi e clinica dei pazienti affetti da PTSD - Post Traumatic Stress Disorder (disturbo post-traumatico da stress), con particolare attenzione alle piccole vittime di stupro e abusi sessuali. (…) I 20 psicologi etiopi selezionati dall'EPA avranno l'opportunità di acquisire competenze diagnostiche e capacità di intervento specifiche nella gestione clinica di soggetti vittime di abuso sessuale. (…) Contenuto principale del Corso sarà la “Psicopatologia del bambino e dell'adolescente” con particolare attenzione al PTSD, mentre un seminario sarà dedicato ai problemi psicopatologici legati all'infezione da HIV, tematica purtroppo assai rilevante nella società etiope. (…)(Carmen Morrone, Vita,  22/05/06)

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Onu proroga missione fino a fine maggio (Carla Amato, Osservatorio sulla legalita, 16/05/06)

Il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha esteso il mandato della missione di mantenimento della pace in Etiopia e Eritrea (UNMEE) fino alla fine di questo mese, in attesa fiduciosa che le autorita' dei due Paesi mettano la parola fine ad una disputa sui confini che va avanti da tempo. Con voto all'unanimità, il Consiglio ha deciso che qualora non tutte le parti aderiscano alla risoluzione del novembre 2005 sui confini, alla luce del risultato della riunione della Commissione ad hoc Eritrea-Etiopia, revochera' il mandato ai piu' di 3.000 caschi blu alla fine di maggio. Ma il Consiglio prevede un risultato positivo questa settimana. La risoluzione di novembre chiedeva che l'Etiopia accettasse completamente e senza ulteriore ritardo la decisione vincolante della Commissione per i confini e deplova l'imposizione continuata da parte dell'Eritrea di limitazioni alla liberta' di movimento del contingente ONU, minacciando sanzioni. L'Eritrea aveva infatti vietato i voli dell'UNMEE nel suo spazio aereo, mentre limitava le pattuglie della missione nella zona provvisoria di sicurezza fra i due Paesi. Asmara aveva poi anche colpito la missione ONU con un ordine di espulsione selettivo nei confronti del personale occidentale. Movimenti militari erano stati poi piu' volte notati da ambo i lati della frontiera fra Eritrea ed Etiopia, i due Paesi che hanno combattuto una guerra dal 1998 a 2000. L'odierna risoluzione invita il segretario generale Kofi Annan a fare rapporto entro sette giorni sulla adesione dei due governi alla risoluzione di novembre e a fornire al Consiglio una nuova raccomandazione sulla situazione. (Carla Amato, Osservatorio sulla legalita, 16/05/06)

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Scontri fra clan, 11 morti (Corriere della Sera, 16/05/06)

Almeno 11 persone sono morte in Etiopia nel corso di scontri fra clan contrapposti di etnia somala. Lo ha reso noto la polizia, precisando che i combattimenti sono avvenuti domenica scorsa nel villaggio di Angelo, presso il confine dell'Etiopia con il Somaliland. Otto i feriti, tra cui una donna e un bambino. (Corriere della Sera,  16/05/06)

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Bombe ad Addis Abeba, almeno 13 i morti (Basilicatanet/Ansa, 13/05/06)

Almeno 13 morti e 41 feriti,alcuni dei quali in serie condizioni, e' il bilancio degli 8 attentati che hanno sconvolto ieri Addis Abeba. Fonti diplomatiche locali ritengono che in realta' il bilancio delle vittime sia molto piu' alto, probabilmente triplicato. Ufficialmente nessun gruppo viene accusato, ma tutto fa pensare che sia stata una micidiale raffica di attentati fatta scattare alla vigilia del primo anniversario delle elezioni. (Basilicatanet/Ansa,  13/05/06)

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Quattro esplosioni ad Addis Abeba: due morti (AGE, 12/05/06)

Almeno due persone sono morte in una serie di ben quattro esplosioni che stamani ha colpito la capitale dell'Etiopia, Addis Abeba, facendo anche almeno 21 feriti. Lo rivela la polizia etiopica. "Le esplosioni sono opera di criminali", ha dichiarato un portavoce della polizia federale, Demsach Hailu, aggiungendo che "due persone sono rimaste uccise, cinque gravemente ferite e due ferite in modo non grave" nella quarta esplosione, avvenuta nel caffé Mercato, nel nord-est di Addis Abeba. La prima esplosione della serie ha colpito, alle 05:00 di mattina locali, la sede della compagnia aerea di bandiera Ethiopian Airlines, alla quale sono seguito nell'arco di alcune ore altre tre. Quello di oggi è l'ultimo episodio di un'ondata di misteriosi attentati, nessuno dei quali rivendicato, che dallo scorso gennaio ha preso di mira edifici pubblici e alberghi soprattutto ad Addis Abeba. Il 27 marzo, in particolare, cinque esplosioni in una sola giornata uccisero una persona e ne ferirono altre 14. A metà aprile sei persone sono inoltre rimaste uccise dall'esplosione di bombe a mano nelle città di Jijiga (nell'est dell'Etiopia) e di Gedo (nell'ovest). (AGE, 12/05/06)

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Vietato spedire SMS (Punto Informatico, 02-05-2006) 

Preoccupanti le notizie giunte in queste ore da Addis Abeba, capitale dell'Etiopia, e riportate fin qui solo da poche fonti : il Governo avrebbe infatti deciso di bloccare l'invio di SMS . Stando a quanto è emerso, infatti, le violente proteste pubbliche che hanno fatto seguito all'annuncio delle autorità di un rinvio della dichiarazione dell'esito delle ultime elezioni sarebbero state organizzate grazie ad un frenetico giro di SMS. Da qui la giustificazione dell'Esecutivo per una misura così drastica. Sebbene gli SMS possano ancora essere ricevuti dagli utenti etiopi se provenienti dall'estero, fino all'8 luglio la comunicazione interna sarà pressoché bloccata: solo in quella data infatti le autorità saranno disponibili a pubblicare l'esito delle consultazioni politiche. Va detto che, al di là della censura attuata in queste ore, l'Etiopia punta sulla telefonia mobile che, come in altri paesi in via di sviluppo, si sta rivelando uno strumento decisivo per accelerare la crescita e dar vita a nuovi mercati. È decisione recentissima della Corporazione etiope alle Telecomunicazioni (ETC), infatti, quella di accreditare sei diversi produttori per la diffusione al pubblico di SIM prepagate. Sul rigido mercato etiope, ancora dominato da logiche monopolistiche e da una fortissima presenza dello Stato nelle questioni economiche, ETC gioca dunque un ruolo fondamentale ma la sua board ha recentemente deciso che il proprio obiettivo prioritario rimane la realizzazione di infrastrutture : da qui la decisione di passare ad altri oneri e onori della vendita delle SIM. (Punto Informatico,  02-05-2006) 

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Onu condanna Addis-Ababa sui diritti umani (Vita, 27/04/2006)

L'Alto Commissario Onu per i diritti umani definisce preoccupante la situ zione in Etiopia. Una dura condanna per la situazione dei diritti umani, definita ''preoccupante'', e' stata espressa dall'Alto Commissario Onu responsabile proprio per i Diritti Umani Louise Arbour, in missione ad Addis Abeba. Lo riferisce oggi la Bbc on line. La signora Arbour ha visitato alcune prigioni, le cui condizioni ha trovato pessime; ha poi denunciato la circostanza che molte persone sono detenute da oltre un anno senza processo, ne' rilascio dietro cauzione, e -soprattutto- si e' soffermata su quello che appare il problema piu' delicato, la detenzione, dallo scorso novembre, dei principali leader dell'opposizione (tra cui numerosi parlamentari), esponenti della societa' civile e giornalisti. Su di loro pendono accuse gravissime: genocidio ed alto tradimento, che prevedono anche la condanna a morte. Accuse di cui la responsabile Onu si e' detta ''molto sorpresa''. Arbour ha peraltro precisato che in un colloquio col premier ed uomo forte etiopico Meles Zenawi non ha ottenuto alcun impegno per un alleggerimento della posizione di tali detenuti. La legge fara' il suo corso, le ha detto Meles; che in un'intervista all'Ansa un mese fa aveva affermato addirittura che ''nessuna pressione occidentale potra' cambiare la loro posizione: se colpevoli pagheranno, se innocenti saranno liberati''. Proprio nei giorni scorsi, le cancellerie occidentali presenti ad Addis avevano ancora rivolto un appello al premier per un gesto di liberalita' nei confronti dei leader dell'opposizione detenuti, sola strada che potrebbe permettere la ripresa di una riconciliazione nazionale. Lo scorso maggio ci furono elezioni generali in Etiopia, le prime multipartitiche. L'opposizione vi ha avuto uno straordinario successo, ma la maggioranza e' rimasta, seppur con grandi perdite, al partito di Meles. Frodi, per l'opposizione, e di li' grandi manifestazioni, con tremende repressioni. Decine di migliaia di arresti (moltissimi sono poi stati liberati) ed un centinaio di morti. Le manifestazioni di piazza non si sono ripetute dopo l'imprigionamento dei leader dell'opposizione, ma la situazione -soprattutto ad Addis e negli altri centri urbani- appare sempre molto tesa. (Vita, 27/04/2006)

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Usa verseranno 25 mln dollari in aiuti umanitari (Radio Capital, 20-04-2006)

Gli Stati Uniti doneranno oltre 25 milioni di dollari in aiuti umanitari all'Etiopia. Il pacchetto di aiuti, ha detto Michael Hess, assistente amministratore dell'Agenzia statunitense per lo sviluppo (USAID), e' ripartito in 17 milioni di dollari di aiuti alimentari e 8,3 milioni di dollari in altro materiale umanitario. Il Paese africano sta vivendo un periodo di carestia che ha ridotto allo stremo delle forze la popolazione, in particolare le comunita' nomadi. Al termine di una visita nel Corno D'Africa, Hess ha sottolineato che gli aiuti decisi oggi si aggiungeranno ai 48 milioni di dollari gia' stanziati da USAID per l'Etiopia. (Radio Capital,  20-04-2006)

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Trovata la bisnonna di Lucy (Vita, 13-04-2006)

Una equipe di paleontologi americani guidati dal professor Tim White dell'Universita' della California, Berkeley, ha trovato un tesoro di reperti fossili - denti, ossa delle mani, piedi e altri frammenti e perfino il primo femore intero - di Australopithecus anamensis, vissuti prima dell'Australopithecus afarensis, cioe' dell'ormai celebre Lucy, la nostra bisnonna ritrovata nel 1973 in Etiopia, ad Hadar, che prese il nome da una canzone dei Beatles. L'importanza della scoperta, come risulta dallo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, sta nel fatto che mentre Lucy (la canzone che stava ascoltando Donald Johanson quando la trovo' era Lucy in the sky with diamonds) vantava qualcosa come 3,4 milioni di anni, l'australopithecus anamensis trovato da Tim White risale a 4,1 milioni di anni fa. Oltretutto la scoperta permette di affermare che in Africa tra il Middle Awash dell'Etiopia del ritrovamento di White e di Johanson e il bacino del Kenya dove e' stato trovato l'Ardipithecus ramidus, che conta 4,4 milioni di anni, si sono trovate le tracce dell'evoluzione degli ominidi. Evoluzione che, ha spiegato White alla Bbc in un'intervista, non solo e' riscontrabile nei dettagli cronologici ma anche nei particolari anatomici. Per esempio lo smalto dei denti dell'anamensis e' circa il doppio dello spessore di quello del rabidus, segno che la dentatura si stava adattato a un'alimentazione fatta di ingredienti piu' duri e resistenti, radici, tuberi. Questi ominidi, considerati dai paleoantropologi i nostri progenitori, bipedi, discendevano a loro volta dai primati quadrumani. L'anamensis non e' una novita assoluta, ma i reperti sono ottimi e - soprattutto - e' la prima volta che si puo' dire: ecco, qui si sono evoluti gli ominidi nostri progenitori. (Vita, 13-04-2006)