Asmara chiede riunione di urgenza dell'Igad su crisi somala (PeaceReporter, 14/12/06)
Il governo eritreo ha chiesto oggi una riunione d'urgenza dell'Intergovernmental Agency for Development, l'agenzia che raggruppa i Paesi dell'Africa orientale, per discutere della crisi somala. L'Eritrea ha colto l'occasione per smentire qualsiasi sostegno all'invio in Somalia di una forza Igad e la presenza di propri combattenti in territorio somalo. In un recente rapporto dell'Onu, l'Eritrea è accusata di aver violato più volte l'embargo sulle armi in vigore in Somalia per sostenere le Corti islamiche. Intanto, la situazione rimane tesa a Baidoa, sede delle istituzioni di transizione, con le milizie delle Corti che avrebbero circondato la città in vista di una possibile offensiva. (PeaceReporter,14/12/06)
Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha incontrato ieri, 4 dicembre 2006, il Presidente dell'Eritrea, Isaias Afwerki, in questi giorni in Italia in visita privata. Oggetto del breve incontro, e' stato, in particolare, lo stato delle relazioni bilaterali. Il presidente del Consiglio ha espresso - informa una nota - la sua piu' viva preoccupazione per l'evoluzione politica in atto in Eritrea che sta portando il governo di Asmara ad assumere orientamenti sempre piu' rigidi che ostacolano la tutela dei legittimi interessi dell'Italia. Prodi ha sottolineato l'aspettativa italiana per una sollecita e concreta azione eritrea per la soluzione delle questioni bilaterali tuttora pendenti, che da tempo ostacolano lo sviluppo delle relazioni tra i due paesi (tra cui i titoli di proprieta' degli immobili di nostri connazionali, il rilascio dei permessi di lavoro per i cittadini italiani residenti e delle autorizzazioni ad operare per le Ong italiane). Il presidente del Consiglio ha manifestato la disponibilita' italiana a rilanciare le relazioni tra i due paesi, invitando a passare dalle parole ai fatti. Il colloquio si e' concluso con uno scambio di valutazioni sulle principali crisi in atto nel Corno d'Africa. Il presidente del Consiglio ha poi fortemente auspicato che la decisione arbitrale della Commissione sui confini possa trovare pronta applicazione per arrivare al superamento della disputa tra l'Etiopia e l'Eritrea e che entrambi i Paesi facciano la loro parte per facilitare il dialogo tra le autorita'
federali transitorie e l'Unione delle corti islamiche in Somalia. (AGI,
05/12/06)
A fine ottobre è stata rilasciata la cantante gospel Helen Berhane dopo due anni di reclusione. Berhane era stata arrestata dopo l'incisione del suo ultimo album poiché appartenente alla Chiesa Evangelica, dichiarata fuorilegge dal governo eritreo. Da quanto riferito da Amnesty International, come riportato dal sito della BBC, Berhane è stata arrestata nel maggio 2004 ed ora, a due anni dall'arresto, è costretta alla sedia a rotelle a causa delle violenze subite. Vittima di torture ripetute per costringerla al ripudio della sua fede. Le religioni ammesse in Eritrea sono quelle cristiane, luterana, cattolica, ortodossa, e Musulmana. Gli altri culti sono proibiti. Oggetto di persecuzioni e spesso costretti a fuggire dal paese, ad esempio i membri delle chiese Pentecostali - Evangeliche e i Testimoni di Geova. Il governo, come riporta il sito della BBC, teme che queste "nuove" religioni possano destabilizzare l'equilibrio fra cristiani e musulmani nel paese. I rapporti di Amnesty International più volte hanno portato alla luce casi di detenzioni arbitrarie ai danni di appartenenti a chiese minori con lo scopo di far abbandonare la propria fede. Intanto il 5 novembre scorso il presidente Afewerky, come riportato da Reuters, ha fatto sapere alle organizzazioni umanitarie International Rescue Committe e Samanitarian Pursue che " i loro permessi di lavoro non sarebbero più stati validi a partire dal 15 novembre" e che avrebbero dovuto lasciare il paese. Episodi analoghi si erano già verificati la scorsa estate. (Valentina Fabbri , War News, 20/11/06)
Rapporto di Amnesty International sulla persecuzione religiosa (ICN, 14/11/06)
“Non riceverai visite e rimarrai qui a marcire fino a quando non firmerai quel pezzo di carta”. È la minaccia rivolta da un comandante militare a Helen Berhane, una cantante gospel della chiesa di Rema, detenuta in isolamento totale in un container metallico situato all’interno della base militare di Mai Serwa dal 13 maggio 2004. Helen Berhane è una delle numerose persone detenute in Eritrea per la loro appartenenza a una fede religiosa non riconosciuta. Negli ultimi tre anni, secondo un rapporto reso pubblico oggi da Amnesty International, la stessa sorte è capitata ad almeno 26 pastori e sacerdoti, a 1750 membri di chiese evangeliche e a decine di musulmani. Molti di essi sono stati torturati e numerosi luoghi di culto sono stati chiusi dalle autorità. Il rapporto di Amnesty International riferisce di 44 casi di persecuzione religiosa avvenuti a partire dal 2003 e denuncia un aumento delle violazioni del diritto alla libertà di religione, di opinione e di coscienza. Il rapporto descrive anche alcuni casi di fedeli di confessioni religiose non riconosciute condannati ad anni di carcere da comitati segreti per la sicurezza, senza alcuna difesa legale e senza possibilità di ricorso in appello. (…)Il rapporto di Amnesty International denuncia che, nel corso del 2005, il governo ha ulteriormente inasprito la repressione nei confronti delle minoranze religiose. Il giro di vite, lanciato senza alcuna spiegazione nel 2003, fa parte di un generale disprezzo per i diritti umani da parte del governo del presidente Issayas Afewerki, in carica dal 1991, anno dell’indipendenza dell’Eritrea. Nel 2002 il governo aveva improvvisamente ordinato ai gruppi religiosi non registrati di chiudere i loro luoghi di culto e cessare la predicazione fino a quando non fossero stati riconosciuti. In seguito, sono state riconosciute solo quattro fedi: l’ortodossa, la cattolica, la luterana e l’islamica. Da allora, a nessun altro gruppo religioso è stata accordata la registrazione. Nell’ultimo decennio la persecuzione ha colpito anche i Testimoni di Geova: 22 di essi sono ancora in carcere. (ICN,
14/11/06)
Liberata ma invalida dopo torture e prigionia, cantante gospel evangelica(L'Unità,06/11/06)
Una cantante gospel della chiesa evangelica eritrea, dichiarata fuorilegge nel paese, è stata rimessa in libertà dopo oltre due anni di detenzione. Si chiama Helen Berhane è stata rilasciata alla fine di ottobre, riferisce Amnesty International. Alla Bbc Amnesty International ha dichiarato che Berhane è oggi costretta su una sedia a rotelle a causa delle ferite riportate alle gambe e ai piedi. «Le sue condizioni di salute non sono buone, ma almeno è stata liberata», ha detto il ricercatore dell'organizzazione per la regione del Corno d'Africa, Martin Hill. Berhane venne arrestata ad Asmara nel maggio del 2004, poco dopo l'uscita di un suo nuovo album di canti gospel. «Ha trascorso gran parte della sua prigionia in condizioni disumane e degradanti, all'interno di un container metallico da imbarco utilizzato come cella - si legge nel comunicato di Amnesty – è stata torturata più volte al fine di farle ripudiare la sua fede». Oltre il 90% della popolazione eritrea appartiene a una delle quattro chiese riconosciute dallo Stato: islam, cattolicesimo, luteranesimo e chiesa ortodossa. La chiesa evangelica è stata invece dichiarata fuorilegge. Lo scorso settembre, il Dipartimento di Stato Usa ha inserito l'Eritrea tra gli otto paesi dove si registrano le più gravi violazioni alla libertà religiosa insieme a Iran, Myanmar
(ex Birmania), Cina, Corea del Nord, Arabia Saudita, Sudan e Vietnam.(L’unità,
06/11/06)
Rilasciata dopo 2 anni cantante evangelica (Peacereporter, 05/11/06)
Helen Berhane è di nuovo in libertà. Lo ha fatto sapere ieri sera Amnesty International, che segue il suo caso da due anni. La Berhane è una cantante gospel eritrea che, nel 2004, pubblicò una raccolta di canzoni ritenute offensive della fede in quanto lei è uno dei circa 2mila membri della Chiesa Evangelica, illegale in Eritrea. La ragazza ha scontato due anni di carcere, senza processo, ma adesso è tornata libera. (Peacereporter,
05/11/06)
I vescovi invitano i due popoli a riconciliarsi (Radio Vaticana,
21/10/06)
“Aiutateci a costruire fiducia reciproca, speranza, comprensione, cooperazione e sviluppo nei nostri rispettivi Paesi”: è l’esortazione dei vescovi di Etiopia ed Eritrea alle popolazioni dei due Stati africani, nel comunicato finale della loro Assemblea plenaria, conclusasi ieri in Vaticano. “Vi esortiamo – affermano i presuli – a impegnarvi e a pregare per la pace e la riconciliazione, in modo da guarire le ferite che ci siamo causati reciprocamente, alla ricerca di una soluzione giusta, che metta fine al conflitto tra le nostre nazioni sorelle”. “Tutti noi – continuano – sappiamo benissimo che ci sono più cose in comune radicate nelle nostre culture, storie e fedi, che differenze, che possono aver portato a incomprensioni e a grandi sofferenze”. Secondo i due episcopati, la prospettiva di una convivenza pacifica porterebbe “grandi vantaggi per entrambe le società e i singoli cittadini, come quel progresso e quella prosperità di cui noi siamo affamati”. “Le nostre energie migliori – precisano i vescovi – dovrebbero essere indirizzate a lavorare in armonia, per ridurre la povertà, le malattie, alleviare le sofferenze che derivano da tutti i tipi di calamità e combattere la pandemia di HIV/AIDS”. I presuli ricordano, poi, che la Chiesa cattolica africana sta preparando la seconda Assemblea continentale dei vescovi proprio sui temi della riconciliazione della giustizia e della pace tra tutti i popoli e i Paesi dell’Africa, centrati sul messaggio di Cristo. “Qui riuniti vicino alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo – concludono – ci affidiamo all’intercessione della Vergine Maria,
madre di Dio e di tutti noi, perché ci dia la grazia del dono della vera pace”.
(Radio
Vaticana, 21/10/06)
Asmara nega di aver inviato armi a corti islamiche in Somalia
(AGI, 20/10/06)
L'Eritrea respinge l'accusa di aver fornito armi alle milizie delle Corti islamiche somale per alimentarne la 'guerra santa' dichiarata da queste contro l'Etiopia. Ieri Jendayi Frazer, assistente del Segretario americano di Stato per l'Africa, aveva denunciato una fornitura di armi partita da Asmara e diretta ai porti somali controllati dalle milizie islamiche. Il ministero degli esteri eritreo ha liquidato l'accusa come "pura invenzione" il cui obiettivo e' "nascondere il fallimento della politica americana in Somalia". Washington, ha sottolineato il governo eritreo, vuole "creare un pretesto per invadere la Somalia attraverso il suo agente, l'Etiopia". Asmara ha sempre negato un proprio coinvolgimento nella crisi somala, segnata dalla tensione crescente tra le Corti islamiche, che hanno sotto controllo Mogadiscio e gran parte del sud, e il governo transitorio che ha sede a Baidoa. lo scorso mese di maggio un rapporto dell'Onu confermava il traffico di armi tra Asmara e le Corti. Di contro, Addis Abeba avrebbe inviato truppe in Somalia nel tentativo di sostenere il governo di Baidoa presieduto da Abdullahi
Yusuf. (AGI,
20/10/06)
La polizia eritrea ha torturato a morte due cristiani, deceduti a due giorni dall'arresto avvenuto il 15 ottobre mentre tenevano un servizio di culto in una casa privata a sud di Asmara. Secondo quanto riferito da testimoni oculari a Compass Direct, Immanuel Andegergesh, 23 anni, e Kibrom Firemichel, 30 anni, sono spirati il 17 ottobre nel campo militare nei pressi della città di Adi-Quala a seguito delle violenze e della grave disidratazione. I militari hanno seppellito i loro corpi in una località al confine con l'Etiopia, dove i due avevano prestato servizio di leva. Insieme a loro erano stati arrestati anche tre donne e sette uomini, membri della chiesa evangelica "Rema", tutti sottoposti a "furiosi maltrattamenti", stando alle fonti di Compass. Al momento si ignora la loro sorte. All'inizio del mese anche la cantante cristiana Helen Berhane è stata condotta nuovamente in un carcere militare, dove ha già trascorso 29 mesi di detenzione rinchiusa in un container di metallo. Era stata ricoverata per tre giorni presso l'ospedale Halibet di Asmara per cure mediche, in particolare a una gamba, che si sono rese necessarie a causa dei maltrattamenti subiti in prigione. Dal 4 ottobre risultano trattenuti presso la Stazione di Polizia 5 di Asmara anche un cittadino statunitense di origini eritree, Aregahaje Woldeselasie, e il suo assistente, un uomo non sposato di cui si conosce solo il nome, Mushie. Difficile anche la situazione delle istituzioni cristiane: lo scorso 10 ottobre il Ministero dell'Educazione eritreo ha intimato alla scuola missionaria finlandese di consegnare l'amministrazione e ogni bene immobile al governo; anche una scuola elementare anglicana è sotto pressione e rischia la chiusura. Simile sorte è toccata anche ad altre istituzioni religiose private. È di 1918, al momento, il numero ufficiale dei cittadini eritrei detenuti per motivi religiosi; a questi viene negato l'accesso ai procedimenti penali, prolungando senza termine la loro detenzione.
(Evangelici.net,
20/10/06)
Il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha esortato l'Eritrea a ritirare immediatamente le sue truppe dalla zona di separazione dall'Etiopia. Il Consiglio dei 15 ha espresso "preoccupazione profonda" pr le notizie relative all'ingresso di 1.500 soldati e 15 carri armati eritrei nella zona provvisoria, e ne ha chiesto il ritiro, sollecitando entrambe le parti a cessare la loro disputa di vecchia data sui confini che ha generato una guerra biennale nel 1998. Il Consiglio ha inoltre esortato i due governi a collaborare in modo "completo ed incondizionato" con la missione delle Nazioni Unite in Etiopia ed Eritrea (UNMEE), la quale ha il compito di controllare la zona e disegnare la linea di confine, ed ha invitato entrambe le parti "ed astenersi da ogni minaccia o uso della forza" e ad evitare "qualunque azione che possa condurre ad un'escalation delle tensioni fra i due Paesi, aderendo agli impegni presi precedentemente". Nel suo ultimo rapporto sul conflitto, il segretario generale Kofi Annan - che pure aveva piu' volte ammonito i due Paesi che impedivano l'opera della missione UNMEE - ha ribadito le sue preoccupazioni sul fatto che l'Etiopia non ha accettato le decisioni della Commissione e che l'Eritrea ha rifiutato di continuare a cooperare con il corpo dell'ONU. (…)(Carla Amato, Osservatorio sulla legalità,
18/10/06)
Truppe Asmara penetrano in zona cuscinetto (Swisspolitics,
17/10/06)
Circa 1.500 soldati eritrei, coperti da una dozzina di mezzi blindati, sono penetrati della zona cuscinetto di frontiera con l'Etiopia, larga 25 km. lungo tutti i circa 1.000 di confine tra i due paesi. Lo denuncia in un comunicato l'Onu, i cui soldati sono i soli che possono pattugliare la zona di sicurezza. Per l'Onu, si tratta di una fragrante violazione degli accordi di pace di Algeri del dicembre 2.000. La prima reazione di Addis Abeba era stata abbastanza dura, ma poi in serata un messaggio del premier ed uomo forte Meles Zenavi ha stemperato la tensione. "Non risponderemo militarmente -ha detto - a queste provocazioni minori". (Swisspolitics, 17/10/06)
Asmara ordina esplusione di caschi blu accusati di spionaggio
(BF., Misna, 06/09/06)
Entro oggi cinque dipendenti della missione di pace delle Nazioni Unite dovranno lasciare il paese, secondo quanto intimato loro dal governo di Asmara. Lo ha riferito ieri la radio di stato eritrea, precisando che i cinque, originari di Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Sudafrica, Liberia e Trinidad e Tobago, sono accusati di spionaggio e di reclutamento di spie. Il portavoce della Unmee (United nation’s mission in Ethiopia and Eritrea) ha confermato all’emittente britannica ‘Bbc’ di essere a conoscenza della richiesta del governo e che si sta indagando sull’accaduto. Non è chiaro quale siano le circostanze contestate al personale del Unmee, ma il comunicato della radio eritrea ha fatto riferimento all’arresto la settimana scorsa di un numero imprecisato di ‘caschi blu’, scoperti mentre cercavano di far espatriare illegalmente cittadini eritrei. Fonti della Unmee contattate in quell’occasione dalla MISNA avevano precisato che, da loro verifiche, si trattava di un solo dipendente della missione, di origine congolese, sulla cui auto la polizia eritrea aveva scoperto persone nascoste che cercavano di fuggire dal paese; sia il ‘peacekeeper’ sia i passeggeri sono stati arrestati. In passato si erano verificati episodi simili e l’Eritrea aveva già protestato per quella che definisce una violazione della missione di pace. Decine di migliaia di persone fuggono con ogni mezzo dal regime del presidente Isaias Afewerki, dove gran parte degli uomini, ma anche donne, tra i 18 ai 40 anni, sono obbligati a una lunga leva nell’esercito, così come il resto della popolazione vive in un contesto militarizzato. La missione di pace dell’Onu tra Eritrea ed Etiopia è composta da oltre 2000 uomini che pattugliano il confine tra le due nazioni mentre si attende una soluzione definitiva sulla demarcazione della frontiera dopo la guerra del 1998-2000.
(BF., Misna, 05/09/06)
La polizia eritrea ha arrestato lunedì alcuni membri della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite in Etiopia ed Eritrea (Unmee) con l'accusa di aiutare uomini e donne ad uscire dal paese in modo illegale, nascondendoli nei loro veicoli. Pare che membri dell'Unmee si facessero corrompere e, in cambio di denaro, si prestassero a trasportare persone fuori dal confine eritreo. Pare che gli uomini delle Nazioni Unite fossero in grado anche di trasportare diversi generi di beni materiali al di fuori dell'Eritrea.
(Peacereporter,
01/09/06)
Soldi da ragazze per espatriare: arrestati membri missione Onu
(l’Unità, 30/08/06)
La polizia eritrea ha arrestato alcuni membri della missione di pace delle Nazioni Unite in Etiopia e Eritrea (Unme) mentre tentavano di varcare il confine trasportando merci e ragazze nascosti nei loro veicoli. La notizia è apparsa mercoledì sul sito del Ministero dell'Informazione, dove si legge che secondo il rapporto delle autorità, le persone coinvolte avrebbero ricevuto denaro dalle passeggere. «Alcune azioni commesse da membri della missione delle Nazioni Unite in violazione del mandato, rappresentano un grave crimine - si legge nel comunicato del dicastero eritreo - e saranno giudicate da un tribunale».
(l’Unità, 30/08/06)
A Milano il congresso del partito democratico eritreo
(Basilicatanet/Ansa,
26/07/06)
Si è aperto ieri apre a Milano il secondo congresso internazionale del Partito Democratico eritreo, formazione della diaspora che si oppone al regime del presidente Isayas Afeworki. Lo riferisce lo stesso partito in una nota fatta pervenire all'Agenzia di stampa missionaria Misna in cui si precisa che il Congresso si pone l’obiettivo di costituire un tavolo di dialogo aperto per concordare una linea comune e delineare le prospettive della transizione verso la democrazia in Eritrea.
“Questa iniziativa politica, che va oltre i contenuti tecnici del Congresso, ha lo scopo di individuare le comuni soluzioni pacifiche alla conflittualità interna ed esterna che affligge il Paese da troppi anni” si legge nella nota, in cui si sottolinea anche come “l’unica strada per risolvere la crisi in Eritrea sia quella del dialogo e della riconciliazione nazionale”. “La scelta di privilegiare l’Italia come sede per lo svolgimento del Congresso – spiega ancora la nota - ha lo scopo di coinvolgere in maniera diretta le forze democratiche e il governo italiano, perché assumano, in Italia come nella Unione Europea, un ruolo di rilievo nel dibattito sui diritti umani nei paesi del Corno d’Africa”.
(Basilicatanet/Ansa, 26/07/06)
Il Consiglio di sicurezza Onu ha deciso di ridurre dagli attuali 3.373 a 2.300 i Caschi Blu della sua forza di pace in Eritrea ed Etiopia. In una risoluzione approvata all'unanimita' e' stata inoltre prorogato di 4 mesi, fino al 30 settembre, il mandato dell'Unmee, la missione di pace dislocata da circa 6 anni nell'area cuscinetto fra i due stati rivali. Insoddisfatti gli Usa, che avevano proposto una riduzione piu' sostanziosa, non piu' di 1.800 uomini.
(Ansa/Basilicatanet,
01/06/06)
Possibile ritiro dei Caschi blu (Amisnet, 31/05/2006
)
L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha messo in guardia dal pericolo di una riesplosione della guerra tra Etiopia ed Eritrea se il Consiglio di Sicurezza dell'ONU dovesse decidere di ritirare la metà delle truppe di pace stazionate lungo la frontiera tra i due paesi. Secondo l'APM, il ritiro di metà contingente in questo preciso momento sarebbe un segnale irresponsabile a due paesi che evidentemente non sono ancora capaci di risolvere i conflitti reciproci senza una mediazione internazionale. Tra il 1998 e il 2000, l'assurda guerra di posizione tra i due paesi è costata la vita a oltre 100.000 persone. Invece di ritirarsi delusa, la comunità internazionale dovrebbe aumentare le pressioni sui due contendenti in modo da ottenere una soluzione pacifica alle dispute di frontiera. Etiopia e Eritrea non solo combattono per il controllo di alcune zone desertiche ma soprattutto per assicurarsi l'egemonia politica e militare nella regione. Il Consiglio di Sicurezza deve decidere entro domani sul futuro del suo impegno nel Corno d'Africa. In seguito al fallimento dei negoziati del maggio 2006 a Londra, in particolar modo gli USA hanno chiesto una sensibile riduzione delle truppe dell'ONU nella regione e una limitazione del loro mandato. I 3.000 Caschi Blu stazionati nella striscia neutra lunga 24 km lungo i 1.000 km di confine dovrebbero quindi essere ridotti alla metà con il solo status di osservatori. Secondo l'APM, 1.500 soldati non bastano però per effettuare un controllo efficace della frontiera. - Sia l'Etiopia sia l'Eritrea affrontano anche grandi tensioni interne, tant'è che sembrano fondate le preoccupazioni secondo cui i due paesi potrebbero tentare di distogliere l'attenzione sui problemi interni dando inizio a una nuova guerra contro il vicino. Infatti, verso fine aprile 2006 il primo ministro etiope Meles Zenawi aveva pubblicamente accusato l'Eritrea di essere responsabile di circa una dozzina di attentati dinamitardi commessi in Etiopia da gennaio 2006. In entrambi i paesi viene fortemente repressa e perseguitata l'opposizione democratica, la libertà di stampa, di opinione e di libera associazione.
(Amisnet, 31/05/2006)
Dipendenti missione Onu arrestati: primo rilascio (MZ,
Misna, 18/05/06)
Le autorità eritree hanno rilasciato ieri uno degli 11 dipendenti locali della Missione Onu in Etiopia-Eritrea (Unmee) arrestati la scorsa settimana, senza che venisse comunicata loro alcuna accusa formale. Lo riferiscono fonti della stessa Unmee, precisando che il governo di Asmara non ha ancora risposto alla lettera con cui i vertici della Missione delle Nazioni Unite chiedevano spiegazione per il fermo dei propri dipendenti, esprimendo speranze per un pronto rilascio. Nessun commento, per ora, da parte del governo di Asmara, che in precedenza aveva giustificato gli arresti affermando di cercare giovani disertori. Lo scorso febbraio 27 collaboratori eritrei dell’Unmee erano stati fermati e poi rilasciati dopo proteste dei funzionari della missione internazionale. Questi incidenti avvengono nel momento in cui le relazioni tra l’Eritrea e la missione Onu hanno raggiunto il loro punto più basso: già a ottobre 2005 Asmara aveva imposto limiti alle pattuglie dei caschi blu e agli elicotteri impegnati nel monitoraggio dei circa mille chilometri di frontiera con l’Etiopia; personale nordamericano ed europeo dell’Unmee era stato espulso. L’Eritrea accusa l’Onu di non voler applicare la demarcazione del territorio prevista da un’apposita commissione di arbitraggio, il cui esito è stato più volte respinto dall’Etiopia. Nuovi colloqui per risolvere l’annosa controversa e placare le tensioni tra i due governi sono in corso proprio in queste ore a Londra. I due paesi del Corno d’Africa sono stati protagonisti di una sanguinosa guerra nel 1998-2000, al termine della quale è stata stabilita la missione di osservazione internazionale.
(MZ, Misna, 18/05/06)
Il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha esteso il mandato della missione di mantenimento della pace in Etiopia e Eritrea (UNMEE) fino alla fine di questo mese, in attesa fiduciosa che le autorita' dei due Paesi mettano la parola fine ad una disputa sui confini che va avanti da tempo. Con voto all'unanimità, il Consiglio ha deciso che qualora non tutte le parti aderiscano alla risoluzione del novembre 2005 sui confini, alla luce del risultato della riunione della Commissione ad hoc Eritrea-Etiopia, revochera' il mandato ai piu' di 3.000 caschi blu alla fine di maggio. Ma il Consiglio prevede un risultato positivo questa settimana. La risoluzione di novembre chiedeva che l'Etiopia accettasse completamente e senza ulteriore ritardo la decisione vincolante della Commissione per i confini e deplova l'imposizione continuata da parte dell'Eritrea di limitazioni alla liberta' di movimento del contingente ONU, minacciando sanzioni. L'Eritrea aveva infatti vietato i voli dell'UNMEE nel suo spazio aereo, mentre limitava le pattuglie della missione nella zona provvisoria di sicurezza fra i due Paesi. Asmara aveva poi anche colpito la missione ONU con un ordine di espulsione selettivo nei confronti del personale occidentale. Movimenti militari erano stati poi piu' volte notati da ambo i lati della frontiera fra Eritrea ed Etiopia, i due Paesi che hanno combattuto una guerra dal 1998 a 2000. L'odierna risoluzione invita il segretario generale Kofi Annan a fare rapporto entro sette giorni sulla adesione dei due governi alla risoluzione di novembre e a fornire al Consiglio una nuova raccomandazione sulla situazione.
(Carla Amato, Osservatorio sulla
legalita, 16/05/06)
Arrestati 11 funzionari della missione delle Nazioni Unite
(Peacereporter, 12/05/06)
Le autorità del paese hanno arrestato 11 funzionari della Missione delle Nazioni Unite in Etiopia ed Eritrea (Unmee). Lo ha confermato un portavoce della missione, Musi Khumalo. Non sono ancora ufficialmente note le ragioni dell'accaduto. Simili incidenti si erano già verificati a febbraio, quando altre 27 persone dello staff di Unmee furono sequestrate per poi essere rilasciate. Le relazioni fra le Nazioni Unite e l'Eritrea sono ormai giunte al loro picco più basso. Asmara accusa la comunità internazionale di non aver ancora messo in pratica il trattato di pace stipulato nel 2000 dopo due anni di guerra con l'Etiopia per la definizione del confine.
(Peacereporter,
12/05/06)
Eritrea – Espulsione di ONG (Vita, 23-03-2006)
Il governo eritreo ha comunicato ad almeno tre Organizzazioni non governative che debbono lasciare il Paese, essendo stato loro ritirato il permesso di operare. Lo rende noto la Bbc on line, che ricorda come l'Eritrea sia una paese ormai allo stremo (tralasciando la totale assenza di democrazia e liberta' di stampa, e la deriva ormai del tutto autoritaria del regime al potere) sconvolto dalla siccita' come tutto il Corno d'Africa, e da una ormai endemica mancanza di cibo, in conseguenza della quale circa un cittadino su tre -la popolazine non arriva a quattro milioni, anche se non ci sono dati certi- soffre di grave mancanza di cibo. Ed in questo contesto, il governo prosegue nell'opera dell' autoisolamento internazionale. I tre gruppi che dovranno concludere il loro lavoro umanitario
(Mercy Corps, Usa; Concern, Irlanda; ed Acord, Gran Bretagna: tutte queste Ong, che tra l'altro potrebbero non essere le uniche ad essere di fatto espulse, sperano di riuscire a restare convincendo le autorita' a recedere dalla decisione), non sono certo i primi, stessa sorte era toccata in precedenza ad altri gruppi di aiuto. Mentre e' aperta polemica con
l'Onu, le attivita' dei cui operatori sono state drasticamente limitate dall'Asmara; ed anche con i Paesi piu' amici, come l'Italia. Lo scorso otto marzo, ad esempio, il governo eritreo ha espulso il numero due dell'ambasciata italiana all'Asmara Ludovico Serra, dopo averlo fermato e trattenuto a lungo (la sua auto, inoltre, e'
'scomparsa') a Massaua, principale porto dell'Eritrea, dove il diplomatico italiano si era recato per assicurare la tutela di alcuni connazioaeli ai quali erano stati espropriati beni ed immobili.
(Vita,
23-03-2006)
Decisa espulsione per agenzie umanitarie (Adnkronos, 22-03-2006)
Il governo eritreo ha intimato l'espulsione ad una serie di agenzia umanitarie internazionali. Stando a quanto riferisce la
Bbc, ordini di lasciare il Paese ha colpito associazioni come la Mercy Corps, l'agenzia irlandese
'Concern' e la ong britannica Acord, senza fornire le ragioni alla base del provvedimento.
(Adnkronos, 22-03-2006)
Strage di uccelli (La Repubblica,
15-03-2006)
Il cammino dell'aviaria non si arresta e in Eritrea è allarme: nelle regioni del Mar Rosso settentrionale (nord) e di Gash Barka (ovest) sono stati ritrovati numerosi uccelli selvatici e polli periti a causa del virus, e si parla di una vera e propria strage. L'annuncio è stato fatto poche ore fa da Andrew Kosia, rappresentante dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) in Eritrea. "Abbiamo dei campioni sospetti che speriamo di potere inviare presto, probabilmente a Nairobi, per farli analizzare", ha aggiunto Kosia. Due settimane fa il rappresentante aveva dichiarato che "il rischio di un'epidemia di aviaria in Eritrea è molto elevato in quanto ci sono stati dei casi confermati in Egitto e dei sospetti in Etiopia", paese col quale l'Eritrea condivide un confine di oltre mille chilometri. (La Repubblica,
15-03-2006)
Eritrea-Etiopia - La Unmee al muro (M.F.,Peacereporter, 15-03-2006)
Dopo le insistenti pressioni del governo eritreo, che negli ultimi mesi ha creato non poche difficoltà alla Unmee (Missione Onu in Etiopia ed Eritrea), il Consiglio di Sicurezza ha deciso di “riallocare temporaneamente” il personale occidentale della missione a Addis Abeba. (Ndr - Il Consiglio di sicurezza lo ha deciso durante la notte di prolungare di soli 30 giorni - fino al prossimo 15 aprile - il mandato della Unmee). Nel gioco delle parti l’Eritrea continua a alzare il tiro e a fare pressione perché la questione del confine venga risolta al più presto. Mentre non cessano le voci di movimenti di truppe alla frontiera tra i due stati. Sembrava che le recenti aperture dell’Etiopia, le cui autorità si erano dette disposte a ritirare dal confine le migliaia di truppe ammassate nelle ultime settimane, potessero far rientrare l’allarme. L’Eritrea però stavolta sembra decisa a fare più pressione possibile perché la questione del confine, in bilico da ormai 5 anni, venga risolta in tempi brevi. Asmara ha lanciato una sorta di ultimatum all’Unmee, che si è vista costretta a ritirare il personale occidentale nonostante i 3.700 caschi blu rimangano operativi sul territorio. A essere spostate a Addis Abeba sono state 180 persone dello staff civile e militare. PeaceReporter ha contattato l’ambasciatore eritreo a Roma per chiarimenti: “La vera responsabile dell’attuale situazione è l’Etiopia, che dal 2002 rifiuta le conclusioni della Commissione incaricata di tracciare il confine. E’ l’Etiopia che viola la legge internazionale senza che l’Onu faccia nulla, e questo è l’unico modo che abbiamo per premere affinché si trovi una soluzione”. L’ambasciatore si è invece rifiutato di chiarire perché le autorità eritree abbiano chiesto solo la partenza del personale occidentale. L’ufficio stampa della Unmee a Asmara, contattato da PeaceReporter, ha confermato di non aver ricevuto alcuna motivazione ufficiale a riguardo. (…) -
(M.F.,Peacereporter, 15-03-2006)
Eritrea-Etiopia - Primi colloqui per definizione confini (E.B., Misna, 11-03-2006)
Dopo mesi di tensioni e polemiche sono iniziati a Londra su iniziativa dei mediatori internazionali i primi colloqui tra esperti legali di Etiopia ed Eritrea per la definizione dei controversi confini tra i due paesi del Corno d'Africa protagonisti di un sanguinoso conflitto che nel 1998-2000 provocò oltre 70.000 vittime. Una portavoce dell'ambasciata di Addis Abeba in Gran Bretagna ha detto che la discussione proseguirà anche oggi, senza tuttavia aggiungere dettagli sull'andamento della trattativa. Il ministro degli Affari esteri etiope, Tekeda Alemu, ha fatto sapere di aver inviato a Londra una delegazione "per prendere parte ai colloqui in buona fede". Il governo di Asmara ha detto che i suoi inviati partecipano all'incontro senza ripensamenti sulle decisioni già assunte dalla Commissione internazionale per i confini, che nel 2002 aveva già definito le frontiere tra i due Stati, finora però non tracciate. L'Etiopia, in particolare, aveva chiesto nuovi colloqui prima di accettare la definizione dei circa 1.000 chilometri contesi; l'Eritrea, invece, ha sempre insistito sulla necessità di applicare la decisione della Commissione, accusando la comunità internazionale di non voler applicare gli accordi. Per questo nei mesi scorsi il governo di Asmara ha anche introdotto alcune limitazioni alla missione di pace dell'Onu incaricata di sorvegliare i confini tra le due parti, alimentando ulteriori ostilità con Addis Abeba.
(E.B., Misna, 11-03-2006)
Le Ong italiane chiedono luce nelle relazioni tra Roma e l’Asmara
(Inform, 10-03-2006)
Il primo segretario dell’Ambasciata italiana in Eritrea, Ludovico Serra, è stato dichiarato “persona non grata” dal governo di Asmara e ha dovuto lasciare il Paese in 24 ore. Il diplomatico è già rientrato a Roma. Serra aveva chiesto spiegazioni sulla confisca della villa di Massaua appartenente alla famiglia Melotti e occupata della guardia presidenziale di Isayas. L’espulsione di Serra sembra essere il nuovo capitolo del braccio di ferro tra Italia e Eritrea. L'Italia ha adottato “una analoga misura nei confronti di un funzionario eritreo accreditato a Roma”. - La notizia dell’espulsione del diplomatico italiano “non ha colto di sorpresa” le Organizzazioni non governative italiane che operano in Eritrea. Le Ong Italiane ricordano che “già la notizia circolava sui mezzi di comunicazione locali ed era stata pubblicata, ad esempio, dal Sudan Tribune con dovizia di particolari, tra cui l’immediata espulsione, probabilmente per questioni di reciprocità, da parte italiana, di un funzionario dell’Ambasciata eritrea a Roma. Reazione comunque tardiva rispetto a una situazione da tempo fattasi via via sempre più complessa e difficile”. (…) “Solo una decina di giorni fa – sottolineane le ONG in una nota “solidarietà” nei confronti di Ludovico Serra - le Ong Italiane Cosv,Cesvi, Mani Tese, Gvc, Coopi, Nexus-Cgil, presenti nel Paese con progetti di cooperazione e d’aiuto al popolo eritreo, sono state invitate a concludere la loro attività in Eritrea”. (…) Preoccupazioni vengono inoltre espresse per i beneficiari degli interventi e per gli operatori locali delle Ong, a fronte del fatto che alcune Ong “non hanno neppure avuto il tempo di assegnare a partner locali le proprie attrezzature”. Le Ong sollecitano “un chiarimento da parte dei responsabili del Ministero Affari Esteri, anche al fine di non dare per scontata la definitiva rinuncia, da parte italiana, ad aiutare il popolo eritreo”.(Inform, 10-03-2006)
Bellezza eritrea in mostra al Pigorini – Manifestazioni contro
(Adnkronos, 23-02-2006)
''Quella che in Occidente arriva dall'Africa e' quasi sempre un'immagine di poverta', malattia, fame. Con questa mostra, invece, vogliamo diffondere un'immagine positiva, fatta di meraviglie architettoniche e paesaggistiche e di una storia antichissima'', Cosi' Fausto Mazzieri, direttore della ISCOS Marche, l'istituzione sindacale di cooperazione internazionale che porta avanti progetti di sviluppo in Eritrea, illustra all'Adnkronos Cultura ''Colori, ritratti, emozioni'', mostra fotografica presentata oggi presso il Museo Nazionale Preistorico Etnografico ''Luigi Pigorini'', curata dall'ambasciata Eritrea in Italia e aperta al pubblico fino al 23 marzo. - In occasione dell'inaugurazione della mostra, i membri dell'associazione ''Salviamo il popolo eritreo'' in rappresentanza dell'agenzia Habesha per lo sviluppo e la cooperazione, l'associazione ''Immigrati eritrei in Italia'', il coordinamento democratici eritrei in Italia e Mossob-comitato di solidarieta' per l'Eritrea, hanno manifestato davanti al Museo ''L.Pigorini''. A far scattare la scintilla e' stata la scelta, secondo i dimostranti studiata a tavolino, di organizzare l'inaugurazione nello stesso giorno e nella stessa ora della conferenza ''pace e democrazia. Diritti'', presso la sede della provincia di Roma a Piazza Venezia, deviando cosi' l'attenzione della stampa e anche dell'ambasciatore eritreo in Italia su un evento che del Paese trasmette un'immagine di bellezza nel tentativo di non portare alla ribalta i temi ben piu' gravi dibattuti nella conferenza. Volonta' delle 5 associazioni unite nella protesta e' quella di portare all'attenzione dell'opinione pubblica il dramma che sta vivendo l'Eritrea, dove al momento sono 40 mila le persone innocenti chiuse in carcere (tra cui 20 giornalisti ''desaparecidos'' di cui si sono perse le tracce).
(Adnkronos
/Adnkronos Cultura,
23-02-2006)
Espulse sei ong italiane (Reuters, 16-02-2006)
Il governo eritreo ha chiesto a sei Organizzazioni non governative italiane di lasciare il paese, affermando che esse non rispettano la normativa sulle Ong. Lo hanno annunciato oggi gli stessi operatori umanitari. Le sei Ong a cui è stato chiesto di lasciare il paese sono Cesvi, Gvc, Mani Tese, Nexus, Cosva e Coopi. L'Eritrea, uno dei paesi più poveri del mondo, con un Prodotto interno lordo pro capite di circa 130 dollari all'anno, ha ripetutamente espresso il desiderio di rendersi indipendente dagli aiuti stranieri. Ma ha anche manifestato una frustrazione crescente rispetto alla comunità internazionale, che a detta del governo di Asmara non esercita una pressione sufficiente sull'Etiopia affinché si arrivi a una decisione "finale e impegnativa" sui confini. Lo scorso fine settimana, in una dimostrazione di forza legata alle tensioni internazionali, le autorità hanno disposto l'arresto del personale locale che collabora con i peacekeeper dell'Onu. Nel 2005, invece, era stato espulso il personale dell'americana Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (Usaid) e dei paesi occidentali che monitorano per conto dell'Onu il confine con l'Etiopia. La legge May aumenta le condizioni di attività per le Ong locali e straniere, stabilisce dimensioni minime per gli organismi, impedisce il finanziamento diretto dell'Onu e tassa l'importazione di aiuti. Il ministero del Lavoro e del Welfare eritreo ha inviato tutte e sei le Ong una lettera con cui le ringrazia per il contributo allo sforzo di ricostruzione , ma le informa che non rispettano le condizioni di registrazione. "Sì, abbiamo ricevuto la lettera questa settimana, in cui ci si chiede di terminare le nostre attività", ha detto un operatore umanitario. Il governo afferma che la legge serve a garantire i diritti e la trasparenza delle Ong. Numerose altre organizzazioni internazionali - tra cui due italiane - sono state registrate a norma della nuova legge e lavorano normalmente nel paese, hanno detto gli operatori.
(Reuters, 16-02-2006)
Il primo febbraio le autorità militari eritree hanno rinchiuso 75 cristiani, fra i quali 37 donne, nella caserma di Sawa per aver letto la Bibbia e pregato durante il tempo libero. La maggior parte di questi nuovi detenuti sono studenti che prestano il servizio militare obbligatorio a Sawa, una regione montuosa vicino al confine con il Sudan. Le 75 giovani reclute detenute e sottoposte a sanzioni militari non avevano organizzato incontri cristiani e neppure trasgredito la legge militare. «A Sawa non è permesso possedere una Bibbia né pregare», ha dichiarato un cristiano eritreo. Queste cose sono considerate "atti cristiani estremisti". Nello stesso contesto però, le reclute musulmane sono autorizzate a tenere il corano e a pregare cinque volte al giorno. Da maggio del 2002 il regime repressivo del presidente Isaias Afwerki ha ordinato la chiusura delle chiese evangeliche e rifiuta di concedere ai credenti altri luoghi per le riunioni.
(Evangelici,
12-02-2006)
Darfur: Eritrea smentisce accuse di fornitura armi (E.B., Misna, 10-02-2006)
Il governo di Asmara ha respinto le accuse di garantire appoggio e armi ai ribelli del Darfur, formulate da una commissione dell’Onu. In un dettagliato rapporto, gli esperti nominati dal Palazzo di vetro avevano affermato di avere prove che l’Eritrea “ha fornito, e probabilmente continua a fornire, armi, supporto logistico, addestramento militare e sostegno politico” sia agli uomini dell’Esercito di liberazione del Sudan (Sla-m) sia al Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem), i due principali gruppi armati del Darfur, la regione occidentale da 3 anni teatro di un grave conflitto. “Non solo respingo gli addebiti, ma mi interrogo sull’integrità delle Nazioni Unite e della sua dirigenza” ha detto all’agenzia ‘Reuters’ il ministro dell’Informazione di Asmara Ali Abdu, “Le parti dovrebbero concentrarsi per raggiungere una soluzione politica che includa tutti i partiti e che sia attenta agli interessi del popolo sudanese” ha aggiunto. Il dossier degli esperti Onu chiama in causa anche Ciad e Libia che, insieme all’Eritrea, vengono considerati i principali fornitori di armi e munizioni ai ribelli del Darfur; il material bellico, tuttavia, affluirebbe non solo dai Paesi confinanti ma anche da altre regioni interne del Sudan. Il governo di Khartoum accusa da tempo l’Eritrea di sostenere un altro fronte ribelle, quello dell’est del Sudan, dove nelle scorse settimane si sono registrati alcuni significativi passi avanti per un possibile dialogo con le autorità.
(E.B., Misna, 10-02-2006)
Eritrea-Etiopia - Si riducono le tensioni al confine (C.B., Vita, 11-01-2006)
Secondo l'Onu il rischio di un nuovo conflitto sta scemando. Dopo preoccupanti denunce della ripresa delle ostilita' al confine tra Etiopia ed Eritrea, per la prima volta da oltre due mesi la missione dell'Onu parla di una ''drastica riduzione'' delle tensioni tra i due Paesi africani. Per scongiurare il rischio di un nuovo conflitto proprio per la disputa dei confini, questione ancora irrisolta a cinque anni dalla sigla degli accrodi di pace, partira' alla volta di Addis Abeba e Asmara nei prossimi giorni una delegazione americana composta da diplomatici e militari. L'ha annunciato ieri al Consiglio di sicurezza l'ambasciatore americano all'Onu, John Bolton.
(Chiara Brusini,
Vita, 11-01-2006)
Eritrea-Etiopia - Delegazione usa per scongiurare rischio guerra
(Adnkronos, 10-01-2006)
Gli Stati Uniti invieranno una delegazione in Etiopia ed Eritrea per mediare un accordo sulla disputa dei confini e scongiurare il rischio di una nuova guerra tra i due Paesi africani. Guidato dal sottosegretario di stato con delega per l'Africa, il team sara' composto da diplomatici e militari e partira' per la regione la prossima settimana. L'iniziativa e' stata presentata dall'ambasciatore americano all'Onu, John Bolton, al Consiglio di sicurezza. (Adnkronos,
10-01-2006)