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Incontro tra capi militari per disarmo (BF,
Misna, 27/12/06)
I capi militari della ribellione (Forze Nuove) e dell’esercito governativo si sono incontrati ieri nella capitale Yamoussoukro per riavviare il dialogo sul disarmo, alla presenza del primo ministro Charles Konan Banny e dei rappresenti dei ‘caschi blu’ dell’Onu nel paese. Le parti hanno discusso su come avviare il processo di consegna delle armi prima che le due fazioni siano integrate in un’unica forza di difesa nazionale. “Stiamo ricostruendo la fiducia passo dopo passo” ha detto Banny aggiungendo che la prossima riunione è prevista per la prima settimana di gennaio. Quello di ieri è stato il primo incontro per il disarmo da quando il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato, nel novembre scorso, la risoluzione 1721che estende di un anno il mandato del presidente Laurent Gbagbo e da incarico al primo ministro Banny di organizzare le elezioni entro ottobre 2007. I colloqui sulle procedure di disarmo erano stati interrotti ad Aprile. Il disarmo e la creazione delle nuove liste elettorali, attraverso un censimento nazionale, sono due pilastri del processo di pace, in quanto sono i presupposti indispensabili per arrivare ad elezioni politiche.
(BF, Misna, 27/12/06)
L’opposizione respinge il piano di Gbagbo
(LM. Fides, 21/12/06)
L’opposizione ivoriana ha respinto il piano per uscire dalla crisi presentato dal Presidente Laurent Gbagbo in un discorso televisivo alla nazione. “Si tratta di un tentativo di guadagnare tempo senza preoccuparsi della vera risoluzione” ha detto Alphonse Djédjé Mady, Presidente del Rassemblement des Houphouétistes pour la Démocratie et la Paix (RHDP), la coalizione che raggruppa i principali schieramenti d’opposizione. Nel suo discorso Gbagbo ha sottolineato la necessità che gli ivoriani prendano in mano il proprio destino, dopo i diversi tentativi senza esito della comunità internazionale di risolvere la crisi nella quale era sprofondato il Paese nel 2002. Il Presidente ivoriano ha presentato un piano in 5 punti per uscire dall’impasse negoziale: dialogo diretto con le forze ribelli che controllano il nord della Costa d’Avorio; soppressione della “zona di fiducia” che divide i due contendenti con conseguente ritiro della unità francesi dell’Operazione Licorne e di quelle delle Nazioni Unite che la presidiano; creazione di un servizio civile nazionale dalla durata di 18 mesi per accogliere i giovani che fanno parte delle diverse milizie; amnistia generale eccetto per coloro che si sono macchiati di crimini contro l’umanità e reati economici; istituzione di un programma per aiutare i profughi a rientrare nelle proprie aree d’origine. L’opposizione e una parte della stampa locale obiettano che il piano del Capo dello Stato ivoriano di fatto annullerebbe sia gli accordi di Linas-Marcoussis, del gennaio 2003, che avevano posto fine alle ostilità, sia le Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1633 e 1721, che hanno portato alla creazione di un governo di unità nazionale presieduto da Charles Konan Banny. Se Gbagbo dovesse andare fino in fondo nel suo proposito di “tirare un tratto di penna” su tutto quello che è stato finora prodotto dalla comunità internazionale per risolvere la crisi, allora, secondo i critici della proposta presidenziale, il Primo Ministro Banny sarebbe dimissionato e il Presidente dovrebbe formare un nuovo governo, guidato da un Premier con poteri ridotti (le risoluzioni dell’ONU hanno infatti stabilito poteri maggiori al Capo del Governo di unità nazionale). Sarebbe inoltre messo in discussione un altro risultato ottenuto dalla comunità internazionale: l’applicazione dell’articolo 48 della Costituzione che aveva permesso al principale leader dell’opposizione, Alassane Ouattara, di presentarsi alle elezioni previste il 30 ottobre ma poi rinviate sine die (vedi Fides 9 settembre 2006). In base a leggi che erano in contraddizione con l’articolo 48 della Costituzione, solo le persone i cui genitori erano entrambi ivoriani potevano presentare la propria candidatura alle cariche pubbliche. Mentre l’opposizione politica ha subito reagito negativamente, i ribelli non hanno ancora risposto alle proposte di Gbagbo. Osservatori locali sottolineano, però, che nel discorso del Capo dello Stato non vi era il minimo accenno alla principale richiesta dei ribelli: la distribuzione di documenti d’identità a 3 milioni e mezzo di persone di origine straniera, nate in Costa d’Avorio ma mai registrate all’anagrafe. La soluzione della crisi appare quindi ancora lontana. Come riferito in diverse occasioni all’Agenzia Fides da fonti locali, lo status quo che dura dal 2002 ha creato un’economia illegale (dai pedaggi estorti agli abitanti ai traffici di diamanti) che, di fatto, condiziona il raggiungimento di una soluzione reale. (LM.
Fides, 21/12/06)
Presidente Gbagbo propone piano di pace in cinque punti (PeaceReporter, 20/12/06)
Il presidente ivoriano Laurent Gbagbo ha presentato ieri un piano di pace in cinque punti, che nelle intenzioni del capo di stato dovrebbe permettere al Paese di uscire dallo stallo istituzionale creatosi dopo lo scoppio della guerra civile, nell'ottobre 2002. Il piano prevede colloqui diretti con i ribelli delle Forces Nouvelles e l'eliminazione della zona cuscinetto tra nord e sud, attualmente controllata da 10 mila uomini tra i caschi blu dell'Onuci e militari francesi dell'operazione Licorne. Nel piano è compresa anche un'amnistia per alcuni dei soggetti coinvolti nella guerra civile. Finora, ribelli e opposizione politica non hanno commentato le proposte di Gbagbo. (PeaceReporter,
20/12/06)
Rifiuti tossico: onu chiede sostegno economico per ripulire Abidjan (BF, Misna, 20/12/06)
Servono 15 milioni di euro per completare le operazioni di bonifica ad Abidjan, dove la scorsa estate un nave proveniente dall’Europa ha scarico tonnellate di rifiuti tossici; lo sostengono funzionari dell’Unep, il programma dell’Onu per l’ambiente che ha lanciato un appello internazionale per la raccolta di fondi a favore della Costa d’Avorio. La stima è stata elaborata da esperti internazionali dopo una missione di verifica in loco. Tra il 19 e 20 agosto il cargo greco ‘Probo Koala’ - affittato dalla compagnia europea ‘Trafigura’ e proveniente da Amsterdam - consegnò materiale chimico, forse residui del lavaggio di cisterne petrolifere, a una compagnia ivoriana, la ‘Tommy’, fondata un mese prima, che scaricò illegalmente le sostanze tossiche in almeno 16 siti della città. In pochi giorni le esalazioni uccisero 10 persone e un centinaio rimasero intossicate (100.000 persone in tutto si rivolsero ai medici). Inizialmente stimata in 6.000 tonnellate, secondo l’Unep sono invece 7.500 le tonnellate di rifiuti tossici che deve essere trasportate in Francia per il trattamento in impianti specializzati, in aggiunta a quasi diecimila tonnellate di terreno contaminato - già raccolte e imbarcate su iniziativa delle autorità locali – destinate all’Europa per il trattamento. Buona parte delle sostanze tossiche sono state inviate in Francia a spese dello Stato ivoriano, che ha stimato in 30 milioni di euro i costi complessivi dell’operazione, in parte già spesi. Nei giorni scorsi l’Unep aveva lanciato una campagna speciale in aiuto della Costa d’Avorio con l’invio di propri esperti e l’apertura di un fondo per la raccolta di denaro da parte della comunità internazionale. (BF, Misna, 20/12/06)
Diamanti e armi: il commercio illegale continua (EB, Misna, 18/12/06)
Una quantità imprecisata di diamanti continua a essere smerciata illegalmente all’esterno della Costa d’Avorio attraverso Mali e Ghana in violazione del bando internazionale, mentre armi di piccolo carico entrano nel paese: lo sostiene un rapporto di esperti dell’Onu presentato al Consiglio di sicurezza. In particolare, è stato documentato l’acquisto di gemme preziose nella località di Seguela, nei territori che dal settembre 2002 sono sotto il controllo dei ribelli nel nord del Paese, dove è stata rilevata anche “intensa attività mineraria” durante un sopralluogo lo scorso mese di novembre. Stando al documento, verso il Mali avverrebbe un “significativo contrabbando” di diamanti, che sarebbero usciti dalla Costa d’Avorio anche attraverso il Ghana; quest’ultimo è firmatario del cosiddetto ‘Kimberley Process’, una procedura internazionale che dovrebbe certificare l’origine delle gemme preziose per evitare la commercializzazione di ‘diamanti insanguinati’ provenienti dal mercato nero per alimentare l’acquisto di armi da parte di gruppi armati o ribelli. Secondo il rapporto, il Ghana si sarebbe impegnato a intensificare i controlli nel proprio settore diamantifero, per evitare una possibile sospensione del ‘Kimberley Process’. Gli esperti Onu ritengono che la vendita di diamanti dalla Costa d’Avorio – sempre smentita dai ribelli che controllano il centro-nord da oltre 4 anni – garantirebbe guadagni tra 9 e 23 milioni di dollari. Anche nel settore delle armi proseguono le violazioni dell’embargo: materiali di piccolo calibro sono arrivati in territorio ivoriano attraverso reti criminali. Di fronte a questa situazione che “continua a mettere in pericolo la pace e la sicurezza nella regione”, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha deciso di mantenere il divieto su diamanti e armi, con la proroga delle sanzioni contro le personalità politiche accusate di “minacciare il processo di pace e riconciliazione nazionale” e il rinnovo fino a luglio 2007 dell’incarico agli esperti per ulteriori verifiche. (EB, Misna,
18/12/06)
Esercito annuncia di aver impedito un colpo di stato (Canisciolti, 12/12/06)
L'esercito della Costa d'Avorio ha annunciato di aver sventato un "imminente" tentativo di colpo di stato contro il presidente Laurent Gbagbo. "Per diverse settimane, ufficiali, sottufficiali e militari aggregati alle forze di sicurezza sono stati avvicinati da civili e militari per realizzare un colpo di stato", ha denunciato il portavoce dell'esercito, colonnello Babri Gohourou, in una dichiarazione letta alla tv statale. Secondo i militari della Costa d'Avorio, tale tentativo di golpe sarebbe stato programmato per questa settimana e prevedeva l'assassinio di "autorità politiche e leader militari, tra cui il presidente della repubblica ed il capo di stato maggiore dell'esercito". Il portavoce si è astenuto dal precisare se siano stati effettuati arresti di presunti complottatori o quali iniziative siano state intraprese per sventare il golpe. (Canisciolti, 12/12/06)
Il clero cattolico ivoriano vuole fare il mediatore (Jueneafrique.com, 11/12/06 – Trad. Redazione Africa)
Il clero cattolico ivoriano intraprende, dalla prossima settimana, una serie di consultazioni con i responsabili della società civile e dei partiti, al fine di evitare le tensioni capaci d’ipotecare i processi di pace in Costa d’Avorio, è quanto si è appreso da fonti ufficiali. Il coinvolgimento dei vescovi ivoriani nella gestione della crisi che scuote il loro paese, infatti, è iniziato mercoledì 6 >dicembre, allorché il Cardinale Bernard Agrè, così come i membri della conferenza episcopale della Costa d’avorio hanno incontrato il presidente Laurent Gbagbo. “La patria è malata, non occorre battersi al capezzale della madre malata e non si deve mai ascoltare i nemici esterni che vogliono il male della Costa d’avorio. E’ necessario che noi capiamo che gli uomini politici si organizzino per rigettare gli interessi egoistici, per rifiutare i falsi profeti esterni e per cercare il bene della nazione”, questo è quanto dichiarato dal portavoce del clero ivoriano, Mgr. Barthèlemy Djabla, all’uscita dall’udienza. (…) Il primo ministro ivoriano ha installato il suo quartier generale nella citata, dopo l’inizio del braccio di ferro con il presidente Gbagbo sulla questione della reintegrazione dei responsabili amministrativi chiamati in causa nell’affare degli scarichi nocivi, nell’agosto scorso ad Abidjan. (Jueneafrique.com,11/12/06)
Polizia disperde con i lacrimogeni manifestazione contro il presidente Gagbo (PeaceReporter, 05/12/06)
Una manifestazione nella capitale Abidjan è stata dispersa oggi con l'uso di gas lacrimogeni e con ripetute cariche della polizia. Una moltitudine di giovani dimostranti, dopo aver eretto una serie di barricate nel centro cittadino, hanno chiesto a gran voce al presidente Laurent Gagbo di permettere al primo ministro Charles Konan Banny di svolgere il suo lavoro senza sabotarne le iniziative. (PeaceReporter,
05/12/06)
Rifiuti tossici: oltre al danno la beffa, Abidjan paga la bonifica
(EB, Misna, 24/11/06)
Gli ivoriani “hanno già subito pesantemente le conseguenze di questo atto irresponsabile e ora sono anche costretti a pagarsi il conto”: lo ha detto il coordinatore del Programma Onu per l’ambiente (Unep) Achim Steiner a proposito del mancato aiuto internazionale alla Costa d’Avorio per lo smaltimento e la bonifica dei siti contaminati da rifiuti tossici scaricati da una società europea ad Abidjan lo scorso agosto che provocò 10 vittime e costrinse decine di migliaia di persone a chiedere cure mediche. Da Nairobi, il capo dell’Unep ha detto che malgrado qualche aiuto iniziale, la Costa d’Avorio in questo momento è costretta a usare fondi pubblici per pagare gli interventi di bonifica che potrebbero costare fino a 30 milioni di dollari. Ieri ad Abidjan è stato reso pubblico il rapporto della commissione d’inchiesta nazionale, secondo cui il gravissimo episodio di inquinamento ambientale avvenne anche a causa di disfunzioni, negligenze e complicità amministrative locali. A livello internazionale, sono stati avviati almeno 4 procedimenti giudiziari in corso indagini per individuare le responsabilità finora respinte dalla società Trasfigura, che noleggiò la nave-cargo da cui vennero scaricati i rifiuti tossi; i responsabili della sede della società in Costa d’Avorio sono stati arrestati.
(EB, Misna, 24/11/06)
I diamanti restano insanguinati (Marina Forti, Il Manifesto, 09/11/06)
I diamanti prodotti in Costa d'Avorio continuano a entrare nel commercio mondiale, nonostante siano coperti da embargo perché provengono da un paese in guerra. E questo commercio, scrive un gruppo di organizzazioni internazionali per i diritti umani, «mina gravemente l'efficacia del Kimberley Process», il sistema internazionale di controllo sul commercio dei diamanti grezzi sponsorizzato dalle Nazioni unite. - Il «Processo di Kimberley», così chiamato dal nome della città sudafricana dove si riunirono per la prima volta i paesi e le aziende interessati all'estrazione, lavorazione e commercio di gemme grezze, è un meccanismo di autocontrollo a cui aderiscono 46 paesi più alcuni osservatori (alcune organizzazioni per i diritti umani e l'Onu). Entrato in vigore nel 2003 dopo anni di negoziati, il meccanismo chiede ai governi produttori di certificare i diamanti estratti legalmente nel loro territorio, e ai compratori di acquistare solo gemme certificate. I paesi aderenti sono tenuti a rispettare questo sistema di autocertificazione, e a commerciare solo con paesi che lo rispettino. Questo dovrebbe impedire che gemme estratte in zone di conflitto servano a finanziare milizie e forze armate belligeranti, e dunque a perpetuare la guerra. Il legame tra risorse naturali (in questo caso i diamanti) e le guerre è documentato da fior di rapporti delle Nazioni unite: da tutti gli anni `90 e oltre milizie ribelli, «signori della guerra» e commercianti senza scrupoli hanno finanziato con i diamanti l'acquisto di armi alimentando conflitti sanguinosi. (…) (Ndr: vedi Angola, Congo, Liberia, Sierra Leone). Oggi la storia si ripete in Costa d'Avorio. (…) Approfittando degli scarsi controlli, i diamanti di guerra ivoriani passano per il Ghana e il Mali che ne attestano la regolarità con falsi certificati di pietre «esenti da conflitto». Il fatto è che il «Processo di Kimberley» è solo un meccanismo volontario, basato sull'autocertificazione dei governi e su meccanismi di controllo deboli (e anche questi volontari), che lasciano molte scappatoie. Per questo, in una lettera alla presidenza di turno del Kimberley process (quest'anno è del Botswana, uno dei maggiori produttori mondiali di diamanti di alta qualità), un gruppo di organizzazioni per i diritti umani invita a prendere misure drastiche per mettere fine al contrabbando di diamanti della Costa d'Avorio. E la prima misura è che il Ghana sospenda volontariamente le sue vendite di diamanti (o sia sottoposto a embargo) finché non avrà bloccato il contrabbando dalla Costa d'Avorio, e che si studino ispezioni sulle aziende di intermediazione sospette.
(…)(Marina
Forti, Il Manifesto, 09/11/06)
Presidente avvia consultazioni popolari per uscire dalla crisi.(MZ. Misna, 8/11/06)
Sono iniziate ieri, e proseguiranno fino al prossimo 17 novembre, le lunghe consultazioni tra il presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, e i rappresentanti della società civile ivoriana, chiamati dal capo di Stato per discutere della crisi che tiene in scacco il paese da 4 anni e delle sue possibili soluzioni. Lo riferiscono i media locali, precisando che il presidente Gbagbo ha dato il via alla lunga serie di incontri ricevendo in mattinata le organizzazioni femminili e nel pomeriggio i rappresentanti delle varie confessioni religiose. Nei prossimi giorni al palazzo presidenziale del quartiere Plateau sono attesi i rappresentanti dei principali settori industriali e professionali del paese, i rappresentanti delle confederazioni sindacali, dei giovani e anche alcune delegazioni in rappresentanza “delle popolazioni delle grandi regioni”. Non è la prima volta che Gbagbo ricorre a questo tipo di consultazioni e, parlando alla Nazione dopo l’approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu della nuova risoluzione sulla Costa d’Avorio, aveva anticipato la decisione di avere un nuovo scambio di opinioni con i principali settori del paese al fine di raccogliere proposte, sensazioni e suggerimenti sulla maniera migliore con cui uscire dalla crisi, visto che, aveva detto, “abbiamo già ascoltato tutte le proposte di soluzione formulate dall’esterno”. Al termine di queste consultazioni, il presidente ivoriano potrebbe annunciare “il nuovo quadro di regole per uscire dalla crisi”, annunciato nel suo discorso di qualche giorno fa. I principali partiti dell’opposizione politica hanno criticato le consultazioni avviate ieri, considerandole una mossa propagandistica. Dal settembre 2002 la Costa d’Avorio è divisa a metà: la zona centro-settentrionale è in mano ai ribelli che diedero il via alla crisi con un tentato Golpe ai danni di Gbagbo, la parte meridionale è invece controllata dalle istituzioni. Nonostante accordi di pace e successive integrazioni, governo e ribelli (affiancati in molte delle loro richieste dall’opposizione politica) sembrano ancora molto lontani dal trovare un reale accordo. Le elezioni fissate che lo scorso 31 ottobre avrebbero dovuto mettere fine alla crisi sono state nuovamente rinviate di un anno, prolungando un governo di transizione che vede il presidente affiancato da un primo ministro ad-interim (Konan Banny) scelto e nominato dall’Onu. (MZ.Misna,
8/11/06)
Sacerdote ucciso per rapina (CO, Misna,
07/11/06)
Si svolgeranno domani i funerali di don Pascal Koné Naougnon, ivoriano, 51 anni, ucciso lo scorso 31 ottobre durante un’aggressione armata a scopo di rapina nella parrocchia della “Sacra Famiglia” a Divo, a nord-ovest di Abidjan, dove prestava il suo servizio missionario. La MISNA lo ha appreso solo oggi da fonti dell’arcidiocesi di Gagnoa. Secondo la testimonianza di una fonte religiosa interpellata per telefono, la sera del 31 ottobre il sacerdote si trovava all’interno della casa parrocchiale. Insospettito da alcuni rumori esterni e resosi poi conto che si trattava solo di alcuni giovani, ha creduto di poterli persuadere e si è fatto avanti. Alla vista di don Pascal, i ladri – che avevano già legato i guardiani - hanno sparato verso di lui, ferendolo a morte. “I tentativi di soccorso dei confratelli sono stati purtroppo inutili – ha detto la fonte alla MISNA - e neanche l’intervento chirurgico è riuscito a salvarlo”. Don Pascal era nato nel 1955 a Bouaké, nel centro-nord del paese, oggi roccaforte dei ribelli che dal 2002 controllano le regioni settentrionali della Costa d’Avorio. Inviato a studiare in Perù, dopo il seminario è stato ordinato sacerdote nel 1999 nella diocesi di Callao, dove la notizia della sua morte ha provocato sgomento. Nel 2003 è stato mandato come missionario nel suo paese d'origine, dove era impegnato soprattutto con i giovani che hanno abbandonato la scuola, a cui forniva una formazione tecnica per inserirli nel mondo del lavoro. (CO, Misna,
07/11/06)
ONU , risoluzione e allarme violenze ai bambini
(Carla Amato,
Osserv. sulla legalità, 02/11/06)
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato ieri all'unanimita' l'estensione del mandato del governo di transizione in Costa D'Avorio per un anno ed ha dato nuovi poteri al primo ministro per realizzare un programma di pace e prepararsi per le elezioni, mentre Kofi Annan ha lanciato l'allarme sulla grave situazione dei diritti dei bambini e delle bimbe nel Paese. Il Paese e' diviso da tempo e le elezioni sono state a lungo rimandate, mentre l'ONU ha installato un governo ad interim capeggiato dall'attuale presidente Laurent Gbagbo e dal primo ministro Charles Konan Banny individuato dall'organismo mondiale. Con la risoluzione di prolungarne il mandato, il Consiglio di sicurezza conferma la decisione presa dall'Unione Africana. Il primo ministro ha il compito di cercare un accordo di pace fra le parti in conflitto, ottenere il disarmo e la smobilitazione delle milizie e predisporre le elezioni. A tal fine il primo ministro avra' ora anche autorita' sulle forze armate. La risoluzione ONU chiede anche che tutte le parti in conflitto si astengano dall'uso della forza e che sia garantita la sicurezza e la liberta' di movimento dei movimento di tutti i cittadini ivoriani. Altra richiesta quella di cooperare con la missione ONU in Costa D'Avorio, forte di 9000 unita', il cui compito e' di controllare il cessate il fuoco. L'appello del segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan riguarda invece la situazione dei bambini in Costa D'Avorio. Esprimendo preoccupazione per l'uccisione, gli stupri, il traffico ed altri abusi commessi contro i bambini nel Paese, Annan ha invitato tutte le parti in conflitto a mettere da parte le loro differenze per contribuire a porre un freno a tali crimini. Nel suo rapporto al Consiglio di sicurezza sui bambini e gli effetti del conflitto armato nel Paese, Annan ha invitato alla coesione sociale fra i gruppi etnici, sottolineando che "il conflitto continuo fra loro sta prendendo un tributo tremendo alle vite e al benessere dei bambini e sta impedendo il ritorno volontario dei profughi alle loro case". Il rapporto, che riguarda il periodo dal gennaio 2005 al settembre 2006, nota il recente piano d'azione per far cessare il reclutamento e l'uso dei bimbi soldato da parte dei gruppi filogovernativi ed anche l'impegno dei gruppi ribelli di opposizione, ma sottolinea come occorra fare di piu'. Annan parla di "cultura dell'impunita'" per le gravi violazioni contro i bambini, particolarmente la violenza sessuale contro le ragazze ed invita il governo e le forze di opposizione ad accertare con un'indagine rigorosa e rapida chi siano i perpetratori dei crimini contro i bambini, portandoli davanti ad un tribunale, mentre la Comunita' internazionale ed il Consiglio di sicurezza dovrebbero "approntare misure concrete e mirate contro i partiti e gli individui che commettono sistematicamente tali violazioni gravi contro i bambini".
(Carla Amato,
Osserv. sulla legalità, 02/11/06)
Veleni d'Europa sotto inchiesta (Amisac, 26/10/2006)
Restano ancora motli dubbi sulla catastrofe ambientale genrata lo scorso agosto dallo sversamento in Costa d'Avorio di rifiuti tossici provenienti dall'Europa. Da Abidjan circa mille persone, vittime dell'intossicazione hanno deciso di far causa alla compagnia olandese Trafigura, affittuaria della nave Probo Koala da cui provenivano le sostanze tossiche. In diversi quartieri della capitale ivoriana, l'intossicazione ha provocato la morte di 10 persone oltre al trattamento medico di 100 mila abitanti. L'avvocato di parte civile che assiste le vittime chiederà un risarcimento iniziale di 12 miliardi di dollari come accordo preliminare. Intanto proseguono le indagini internazionali avviate nei diversi paesi coinvolti nello scandalo. Al centro delle inchieste, la nave che ha trasportato i rifiuti: la Probo Koala e la società olandese che l'ha affitta, la Trafigura. In Costa d'Avorio dieci persone si trovano in carcere, tra cui due ufficiali della Trafigura, indagati per corruzione e disastro ambientale. In Olanda si indaga invece sui movimenti della Probo Koala, che avrebbe in un primo momento tentato di scaricare i rifiuti ad Amsterdam, ma dati i costi troppo elevati dell'operazione, si sarebbe diretta verso l'Africa. Una terza inchiesta infine è in corso in Estonia dove la nave è stata bloccata a settembre e messa sotto sequestro per permettere le analisi chimiche necessarie ad accertare le sostanze trasportate. Tra gli elementi su cui non si è ancora riusciti a fare luce c'è proprio la tipologia dei rifiuti e la loro provenienza. Raffinazione in mare? fanghi industriali? residui risultanti dal lavaggio delle cisterne? Le responsabilità della Trafigura possono cambiare sensibilmente a seconda dei risultati delle analisi chimiche, i cui risultati dovrebbero essere resi noti al più presto. (Amisac,
26/10/2006)
Vittime dei rifiuti tossici fanno causa a compagnia olandese (Peacereporter, 24/10/06)
Circa mille persone, vittime dell'intossicazione causata dai rifiuti tossici sversati nella città ivoriana di Abidjan lo scorso 19 agosto, hanno deciso di far causa alla compagnia olandese Trafigura, affittuaria della nave Probo Koala da cui provenivano le sostanze tossiche. Si calcola che l'intossicazione, che ha colpito 16 siti della città, abbia provocato la morte di 10 persone e il ricovero di altre 80, oltre al trattamento medico di 100 mila abitanti. L'avvocato di parte civile che assiste le vittime chiederà un risarcimento iniziale di 12 miliardi di dollari come accordo preliminare. Lo scandalo dei rifiuti tossici ha portato in carcere 10 persone, tra cui due ufficiali della Trafigura. (Peacereporter, 24/10/06)
Si ferma lo sciopero dei lavoratori del cacao (Peacereporter,
19/10/06)
Il principale sindacato dei lavoratori del cacao in Costa d'Avorio ha deciso di sospendere lo sciopero che ha paralizzato l'industria del cacao nel Paese. I lavoratori avevano incrociato le braccia da lunedì per protestare contro le paghe basse. Il sindacato ha detto che se le richieste dei raccoglitori non vengono soddisfatte lo sciopero riprenderà tra una settimana. Il Paese africano è il leader mondiale dell'esportazione di tabacco, con il 40 per cento del totale. (Peacereporter,
19/10/06)
Prime reazioni a proposta prolungamento transizione (FB, Misna, 19/10/06)
La stampa ivoriana è divisa oggi nel commentare l’esito del vertice del Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione Africana (Ua) che martedì ad Addis Abeba, in Etiopia, ha confermato la proposta della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas/Cedeao) di estendere per un altro anno il mandato del presidente Laurent Gbagbo, seppure privandolo di alcuni poteri, e del primo ministro ad interim Konan Banny, che invece acquista la facoltà di firmare ordinanze e decreti legge in materia di Difesa e di organizzazione del processo elettorale. “Gbagbo regna, Banny governa” titola il quotidiano Le Front; gli fanno eco Le Patriote “Gbagbo perde il potere” e 24 Heures “Banny prende i decreti, Gbagbo perde la penna. Per Notre Voie> è invece il “Caos!”, mentre Les Temps sottolinea: “Gbagbo mantenuto al suo posto”. In attesa delle reazioni dell’opposizione politica, i ribelli delle ‘Forze Nuove’ (Fn) hanno già ribadito la loro contrarietà all’estensione del mandato del presidente uscente che sarebbe dovuto terminare il 30 ottobre, con la convocazione il giorno successivo delle attese elezioni poi rinviate per “gravi impedimenti”: “Questa decisione dà a Gbagbo la possibilità di aprire un nuovo anno di stallo e sofferenze per il popolo ivoriano; insistiamo nel chiedere che se ne vada dopo il 30 ottobre” hanno riferito le Fn in un comunicato; i ribelli, che dal settembre 2002 controllano la parte settentrionale del paese, “confidano che le raccomandazioni dell’Ua servano da orientamento alla prossima riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu”. (FB, Misna,
19/10/06)
Rifiuti tossici: isolate oltre 4.500 tonnellate di sostanze contaminate (RC, Misna, 17/10/06)
Da quando il 17 settembre scorso sono iniziate le operazioni di bonifica, sono state raccolte e isolate oltre 4.500 tonnellate di rifiuti solidi estratti da 13 dei 17 siti della capitale Abidjan contaminati dalle sostanze tossiche scaricate a metà agosto. Lo ha detto Safiatou Ba N’Daw, responsabile del Comitato governativo di lotta contro i rifiuti tossici, aggiungendo che restano ancora da raccogliere e rinchiudere in appositi contenitori circa 1000 tonnellate di materiali. “Crediamo di poter finire il prima possibile” ottenendo così il “certificato internazionale di disinquinamento” ha aggiunto la Ba N’Daw, precisando che il governo spera di ridurre dai tre mesi previsti a una settimana il tempo necessario per autorizzare il trasporto delle sostanze verso i paesi europei disponibili a trattarle. Lo scorso venerdì il ministero della Sanità aveva invece diffuso l’ultimo bilancio delle intossicazioni causate dai vapori emanati dai rifiuti: 10 morti, 69 ricoverati e 102.806 consulti medici. Nella notte tra il 19 e il 20 agosto, 528 tonnellate di rifiuti e sostanze tossiche erano state scaricate dalla ‘Probo Koala’, una nave battente bandiera panamense della società ‘Trafigura’ con sedi in Svizzera e nei Paesi Bassi. (RC, Misna, 17/10/06)
Produttori di cacao in sciopero (Peacereporter,
16/10/06)
L'Anaproci, il sincadato che rappresenta circa l'80 percento dei produttori di cacao ivoriani, ha proclamato uno sciopero per protestare contro i bassi prezzi del cacao, dal cui commercio dipendono circa 7 milioni di ivoriani su 18. Solo una minima parte degli 80 cents di dollaro per kg stabiliti come prezzo dal governo ivoriano raggiungerebbe i produttori, che hanno minacciato di bloccare il trasporto della materia prima ai porti meridionali. Il contrabbando e la guerra civile che ha colpito il Paese nel 2002 contribuiscono a mantenere bassi i prezzi del cacao, di cui la Costa d'Avorio detiene il 40 percento delle produzione mondiale. (Peacereporter,
16/10/06)
Emergenza tra i bambini per i rifiuti tossici. (Centunmcellaenews,
11/10/06)
I bambini stanno pagando il prezzo più alto dell’emergenza causata dallo scarico illegale di rifiuti tossici ad Abidjan, in Costa d’Avorio, provocando la morte di 3 bambini di 4, 9 e 15 anni. L’ultimo bambino viveva in un riformatorio nelle vicinanze di uno dei luoghi in cui sono stati scaricati i rifiuti tossici e, come immediata risposta, l’UNICEF ha chiesto al Ministero della Giustizia il trasferimento di tutti i 105 bambini che vi sono detenuti.
L’UNICEF, inoltre, ha immediatamente fornito assistenza nella forma di cibo, kit contenenti prodotti igienici, medicine e coperte. Il numero di bambini che hanno bisogno di cure è compreso tra i 9.000 e i 23.000 bambini.
Molti bambini sono stati portati in ospedale con sintomi come mal di testa, problemi intestinali, irritazioni cutanee e agli occhi. Il problema è che i bambini sanno ben poco delle cause, contribuendo al clima di paura e incertezza. Inoltre, è necessario isolare tutti i siti contaminati, per evitare che i bambini, giocando, vi si possano avvicinare.
Come prima risposta all’emergenza, l’UNICEF ha inviato circa 50.000 dollari di aiuti in medicine, consegnati l’11 settembre al Governo ivoriano. L’UNICEF, inoltre, ha programmato interventi di emergenza in assistenza ai bambini di Akouedo, una delle aree più gravemente colpite, dove circa 250 bambini di solito girovagano intorno a uno dei siti in cui sono stati scaricati i rifiuti tossici.
L’UNICEF opera in Costa d’Avorio tramite un proprio ufficio permanente sul campo, attraverso settori di intervento che comprendono sanità e nutrizione, acqua e servizi igienico-sanitari, istruzione e protezione dell’infanzia. Gli interventi in risposta all’emergenza provocata dai rifiuti tossici avrà carattere intersettoriale, mediante il sostegno all’assistenza medica dei bambini che necessitano cure, la fornitura di acqua potabile e prodotti per l’igiene, l’informazione e la sensibilizzazione sui rischi esistenti e le basilari norme di prevenzione presso le comunità locali e nelle scuole. (Centunmcellaenews,
11/10/06)
Violato embargo Onu su export diamanti.(Terrelibere,
11/10/06)
Continuano ad essere commercializzati, nonostante il divieto imposto dalle Nazioni Unite, i diamanti estratti dalle miniere che si trovano nel nord della Costa d’Avorio, l’area sotto il controllo della ribellione che nel 2002 diede il via alla crisi ivoriana e che da allora ‘governa’ la metà centro settentrionale del paese.(…).(Terrelibere,
11/10/06)
L’impunità favorisce gli abusi sessuali. (Fulgence Zamblé, IPS, 11/10/06)
I crescenti episodi di violenza sessuale in Costa d’Avorio hanno spinto le organizzazioni per i diritti umani a fare un appello per mettere fine alla cultura dell’impunità che, sostengono, avrebbe incoraggiato questa tendenza, in particolare negli ambienti militari.(…) (Fulgence Zamblé, IPS, 11/10/06)
Stavros Dimas:lo scarico di rifiuti tossici è atto criminale
(Aprileonline, 29/09/06)
Un'azione criminale che non ha scusanti. Così il commissario per l'Ambiente dell'Unione europea, Stavros Dimas, ha definito lo scarico di rifiuti tossici provenienti dall'Europa ad Abidjain, capitale della Costa d'Avorio, che dal 20 agosto ad oggi ha ucciso 8 persone e ne ha intossicate altre 80.000. Dimas ha parlato direttamente da Paldiski, il porto dell'Estonia, situato 50 chilometri a ovest della capitale Tallin, in cui la nave cisterna 'Probo Koala', noleggiata dalla societa' 'Trafigura' con sede centrale in Svizzera, è attualmente sotto sequestro. (…) Il commissario europeo ha sottolineato la necessità che gli Stati membri applichino più rigorosamente la legge sullo smaltimento dei rifiuti tossici. (…) Dopo avere ricevuto i risultati delle analisi sui resti dei rifiuti trovati nelle cisterne della cosiddetta 'nave dei veleni', la procura estone ha aperto un'inchiesta. Per il ministero dell'Ambiente di Tallin, nella 'Probo Koala' c'erano sostanze tossiche simili a quelle scaricate ad Abidjan. Prima del suo intervento, Dimas ha voluto fare un salto a bordo della 'Artic Sunrise', l'imbarcazione di Greenpeace che, prima della richiesta ufficiale delle autorita' di Tallin, ha impedito alla nave cisterna di prendere il largo. "Il caso della 'Probo Koala'", ha detto il commissario congratulandosi con gli attivisti, "ha dimostrato come in certe situazioni la società civile faccia la differenza". (Aprileonline,
29/09/06)
La nave dei veleni dalla Costa d´Avorio all´Estonia
(Greenreport, 27/09/06)
Mentre dalla Costa d´Avorio arriva la notizia dell´ottavo morto a causa delle esalazioni prodotte dei rifiuti tossici che in agosto sono stati scaricati nel porto della capitale Abidjan, la nave incriminata, la Probo Koala, torna a far parlare di sé in Estonia. L´imbarcazione europea infatti si trova attualmente nel porto di Paldiski, in Estonia, bloccata dalla protesta degli ecologisti di Greenpeace, che reclamano un´inchiesta europea, mentre la commissione creata ad hoc dalla Costa d´Avorio vuole saperne di più sulla natura e la provenienza dei prodotti chimici trasportati. Per il momento le autorità estoni si sono limitate a ordinare analisi: il colore dei liquami sarebbe molto strano e l´odore insopportabile, ma non si può ancora concludere nulla. Dieci persone sono state arrestate nel paese africano dove gli intossicati risultano essere migliaia. Tra gli arresti anche due dirigenti della società olandese che ha organizzato il trasporto. La compagnia sostiene di aver avvertito che i rifiuti necessitavano di un trattamento speciale e, comunque, nega che si tratti di sostanze velenose.
(Greenreport,
27/09/06)
Greenpeace blocca 'Nave dei veleni' (Corriere della Sera,
25/09/06)
Attivisti di Greenpeace sono riusciti a bloccare la nave Probo Koala, nave-cisterna che avrebbe scaricato sostanze tossiche davanti a Abidjan, capitale della Costa d'Avorio, provocando la morte di 7 persone. Il blocco e' avvenuto in un porto estone. Gli ambientalisti hanno ancorato una loro imbarcazione, la Artic Sunrise, davanti alla 'Nave dei veleni' - di proprieta' di un armatore olandese - impedendole di lasciare il porto di Paldiski. Hanno scritto sulle fiancate: 'Crimine tossico dell'Ue'. Sulla nave pende un'inchiesta in corso in Olanda, e Greenpeace chiede alle autorita' di Tallin e a quelle europee di porre sotto sequestro la Probo Koala.
(Corriere della Sera,
25/09/06)
In vista della seconda transizione (Alessio Fabbiano, Equilibri, 25/09/06)
Si apre per la Costa d’Avorio uno dei periodi più difficili della transizione politica inaugurata quasi un anno fa dalla comunità internazionale. Le Nazioni Unite, in occasione della riunione annuale del 20 settembre, hanno ufficialmente procrastinato le elezioni generali che si sarebbero dovute tenere il 30 ottobre. Questo rinvio, del resto già prefigurato da alcuni mesi dato lo stallo dei colloqui di pace tra i protagonisti della crisi ivoriana, rappresenta il fallimento della road map messa appunto con la risoluzione 1633 dell’ONU e nel contempo una resa nei confronti dei leader politici sia della parte presidenziale sia dell’opposizione. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che terrà un’adunanza alla metà di ottobre, a questo punto non può far altro che estendere la transizione e spostare le elezioni di almeno altri sei mesi. Ma ciò che più solleva le preoccupazioni delle diplomazie africane e occidentali è l’aspro scontro che si sta profilando tra il Presidente Laurent Gbagbo e i leader dell’opposizione riguardo l’ulteriore prolungamento del mandato presidenziale, scaduto nell’ottobre 2005. La questione, oltre a sollevare dispute di carattere giuridico, ha una pregnanza eminentemente politica, visto che da una parte Gbagbo rifiuta di lasciare la propria funzione senza previe elezioni e dall’altra il capo delle forze ribelli, Guillaume Soro, appoggiato dagli altri esponenti del G7 (l’alleanza anti-Gbagbo), rifiuta qualsiasi mediazione che contempli il rinnovo della carica presidenziale. Gbagbo non accetterebbe senza reazione la sua destituzione da parte dell’ONU o una soluzione in cui parte dei suoi poteri verrebbe trasferita al Primo ministro, così come le Forces Nouvelles non aspetteranno a cogliere l’opportunità per mobilitarsi e agitare le piazze. La soluzione del dilemma ivoriano corre sul filo rosso della seconda transizione.
(Alessio Fabbiano, Equilibri,
25/09/06)
Couscous Fest: lo vince la Costa d'Avorio (Agi,
23/09/06)
La Costa d'Avorio ha vinto la nona edizione del Cous Cous Fest, che si chiude domani a San Vito Lo Capo (Trapani). Il cous cous preparato con l'attieke', la tipica semola di manioca ivoriana, da Abibata Konate', conosciuta come Mama Africa, si e' aggiudicata il primo premio della gara gastronomica internazionale alla quale hanno partecipato otto paesi: Algeria, Costa d'Avorio, Israele, Italia, Marocco, Senegal, Palestina e Tunisia. Il cous cous di Abibata, coadiuvata dallo chef Mimmo Castiglia, e' stato il piu' votato dalla giuria di giornalisti (…). Il piatto di cous cous vincitore e' a base di pesce persico, pesce per brodo, pomodori maturi, crostacei, melanzane, peperoni ivoriani e olio di palma. - Abibata Konate' lavora a Palermo dal 2000 in una piccola osteria in piazza Santa Chiara, all'Albergheria, un quartiere popolare della citta', culla dell'immigrazionea. Dalla sorridente Mami ivoriana c'e' sempre un piatto caldo, anche per chi non puo' permetterselo, e cosi' il numero dei suoi "figli" aumenta a dismisura. Lei li chiama "i ragazzi", ed e' in seguito all'ampliarsi di questi "figli" che il suo orizzonte culinario incomincia ad aprirsi verso il Senegal, la Tunisia, il Burkina ed altri paesi dell'area francofona. Chi ha nostalgia di un piatto che mangiava "al paese", lo descrive a Mama Africa e lei ne rintraccia ingredienti e ricetta, lo prepara e poi entra a far parte della sua turnazione settimanale di piatti. "Il cibo - dice Mama Africa, raggiante - rappresenta la pace che dovrebbe regnare in tutto il mondo. Cibo e' condivisione, amore, integrazione". A premiare la delegazione ivoriana, rappresentata dall'ambasciatore Zady Gbaka Richard e dal console onorario, Ferdinando Veneziani, e' stato il sindaco di San Vito Lo Capo, Giuseppe Peraino. A Mama Africa andra' anche il ricavato del piatto in ceramica, premio della gara gastronomica tra giornalisti, Cous Cous Scrivo, messo all'asta durante la cerimonia di premiazione, e acquistato dal sindaco di San Vito per 600 euro. La somma servira' ad Abitata per curare la figlia, in Costa d'Avorio, che ha quasi perso la vista a causa di una malattia. Premio speciale della giuria agli chef del Marocco, Mohamed Bendahou e Mohamed Sarij e un riconoscimento allo chef palermitano Peppe Dell'Oglio.
(Agi,
23/09/06)
Rinviate per “gravi impedimenti” le elezioni generali di fine ottobre
(LL, Misna, 21/09/06)
Non esistono le condizioni per lo svolgimento delle elezioni generali in Costa d’Avorio nella data prevista del 31 ottobre: è quanto hanno concordato a New York - a margine della 61ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite - i membri permanenti dell’Onu, il segretario generale Kofi Annan, gli attori e i mediatori della crisi ivoriana, tra cui il presidente sudafricano Thabo Mbeki e quello nigeriano Olusegun Obasanjo, con l’eccezione del capo di Stato ivoriano Laurent Gbagbo che, come aveva precedentemente annunciato, ha disertato l’appuntamento. “Ad oggi in Costa d’Avorio esistono gravi impedimenti che non permettono lo svolgimento delle elezioni alla data fissata” ha confermato Jean-Marie Guéhenno, capo delle operazioni per il mantenimento della pace dell’Onu, presente con oltre 7.000 peacekeepers in Costa d’Avorio, divisa in due ormai da quattro anni. Secondo Guéhenno, questi impedimenti rappresentano “pericoli per gli ivoriani e per coloro che sono venuti in aiuto degli ivoriani”, dunque per gli stessi caschi blu dell’Onu e per i circa 4.000 soldati francesi. Al rinvio delle elezioni non ha fatto però seguito l’annuncio della nuova data. A questo dovrà pensare “la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao), che si riunirà entro una quindicina di giorni, l’Unione africana (Ua) e, in ultima istanza, il Consiglio di sicurezza dell’Onu” ha precisato Guéhenno. Le elezioni di fine ottobre avrebbero dovuto rappresentare un passo decisivo verso la normalizzazione della Costa d’Avorio. I contrasti tra governo e Forze Nuove (Fn) su questioni basilari come i criteri d’aggiornamento delle liste elettorali, il disarmo e la smobilitazione dei ribelli hanno portato al permanere di un clima di tensione e al rinvio della scadenza elettorale.
(LL, Misna, 21/09/06)
Abidjan, lo scandalo si allarga (M. Fagotto, Peacereporter, 20/09/06)
Due settimane, otto morti e 44 mila contaminati dopo lo scoppio dello scandalo, le indagini sui rifiuti tossici che da un mese avvelenano la città ivoriana di Abidjan sembrano dare qualche risultato. Le autorità hanno arrestato due cittadini francesi, dipendenti della compagnia olandese Trafigura Beheer BV, “proprietaria” delle 400 tonnellate di rifiuti tossici sversati dalla petroliera Probo Koala in 14 siti sparsi per la città, lo scorso 19 agosto. - “L’emergenza continua”, conferma a PeaceReporter un’italiana, abitante da 6 anni ad Abidjan, “e ai problemi si è aggiunta la psicosi. Lo scorso venerdì la popolazione ha bloccato le strade e linciato il ministro dei trasporti, perché si era sparsa la voce di un nuovo scarico di sostanze tossiche”. Vittima della furia popolare anche il direttore del porto di Abidjan, la cui casa è stata data alle fiamme. E mentre la crisi viene strumentalizzata dai giornali di governo e opposizione, la popolazione è alle prese con i problemi quotidiani. “Non sappiamo più di chi fidarci”, continua la nostra fonte. “Alla tv passano spot informativi che assicurano che l’acqua è potabile, e che le sostanze tossiche non sono radioattive. Ma intanto la gente muore per aver mangiato il pesce della laguna, e migliaia di famiglie vivono delle verdure coltivate e degli animali allevati nei pressi dei luoghi di scarico. Come si fa a garantire la loro salute? Ormai non basta più andare in giro con le mascherine, come fanno tutti”. - Visto il silenzio delle autorità, continuano a circolare voci contrastanti sulle sostanze sversate nella laguna. Nei primi giorni si era parlato di emissioni di acido solforico ma la Trafigura, in un comunicato stampa inviato a PeaceReporter, rende noto di aver fatto analizzare un campione dei rifiuti dalla AVR Industrial Waste BV, la quale non avrebbe rilevato acido. La società ha confermato la presenza di soda caustica e residui di petrolio, visto che la Probo Koala trasportava nafta. “Il problema è che non basta curare i contaminati”, fa sapere per telefono Alessandro Rabbiosi di Terre des Hommes. “Chi riceve assistenza, quando torna a casa rientra comunque in un ambiente malsano. Bisognerà aspettare la bonifica dei siti. La gente ha talmente paura che nei giorni scorsi sono stati bloccati anche i camion che trasportavano alle discariche rifiuti normali, così all’emergenza tossica se n’è aggiunta un’altra per l’accumulo dell’immondizia. In più, in ospedale arrivano anche malati cronici che sperano di approfittare dell’assistenza gratuita per farsi curare senza pagare”. (…)(M. Fagotto, Peacereporter, 20/09/06)
Presidente Gbagbo invita truppe Onu a lasciare il Paese
(Peacereporter, 19/09/06)
Il presidente ivoriano Laurent Gbagbo, in un'intervista pubblicata oggi, ha invitato le truppe Onu a lasciare il Paese. Il capo di stato ha poi confermato la sua assenza al meeting sulla Costa d'Avorio, organizzato per domani a New York dalle Nazioni Unite, e ha reso noto che proporrà un piano di pace alternativo alla prossima riunione dell'Unione Africana, vista l'incapacità dell'Onu di risolvere la crisi ivoriana. La Costa d'Avorio è spaccata in due zone: quella settentrionale controllata dai ribelli delle Forces Nouvelles e quella meridionale in mano delle forze governative. In mezzo, una zona cuscinetto è monitorata da forze dell'Onuci e militari francesi. I numerosi accordi di pace firmati tra le parti non sono mai stati rispettati e le elezioni presidenziali, in programma per il 31 ottobre, dovranno essere rimandate per la seconda volta in un anno.
(Peacereporter,
19/09/06)
Scorie: arrestati 2 francesi (Corriere della Sera,
19/09/06)
Il ministro della Giustizia della Costa d'Avorio ha reso noto che sono stati arrestati due funzionari francesi della Trafigura, compagnia olandese proprietaria della nave che ha scaricato i rifiuti tossici responsabili della catastrofe ambientale avvenuta il mese scorso nello Stato africano. I due uomini, il direttore Claude Dauphin e il responsabile per l'Africa occidentale Jean Pierre Valentini, sono stati accusati di aver violato le leggi del Paese in materia di rifiuti tossici. Un mercantile noleggiato dalla Trafigura aveva scaricato un mese fa nel porto di Abidjan sostanze tossiche. Sette persone, a causa dell'intossicazione, sono morte e 30 mila hanno dovuto ricorrere a cure ospedaliere. Il governo del Paese e' stato costretto a dimettersi per le proteste popolari divampate dopo lo scandalo.
(Corriere della Sera,
19/09/06)
Scandalo rifiuti tossici, ministro trasporti assalito da folla
(Peacereporter,
15/09/06)
Una folla inferocita avrebbe assalito stamane l'auto di Innocent Kobenan Anaky, il ministro dei Trasporti ivoriano, linciandolo e dando fuoco alla vettura. Secondo un portavoce del governo, il ministro sarebbe stato ricoverato in un ospedale di Abidjan in gravi condizioni. L'assalto è da ricondurre allo scandalo dei rifiuti tossici scoppiato in città la scorsa settimana, scandalo che ha provocato la morte di 7 persone e la contaminazione di altre 16 mila, oltre a provocare le dimissioni del governo. Le indagini hanno portato finora all'arresto di 6 persone.
(Peacereporter,
15/09/06)
7 morti e 26mila intossicati per rifiuti tossici
(Corriere della Sera,
14/09/06)
L'ultimo bilancio in Costa d'Avorio per i rifiuti scaricati ad Abidjan parla di oltre 26mila persone intossicate dall'acido solfidrico. Oltre venti sono state trattenute in ospedale, mentre sette pazienti sono morti per complicazioni causate dall'intossicazione. In precedenza si era parlato di 16mila persone coinvolte dalle intossicazioni. Le Nazioni Unite si sono unite al coro di richieste al governo ivoriano perche' si apra un'inchiesta approfondita e indipendente sulla vicenda della 'Probo Koala', l'imbarcazione noleggiata dalla multinazionale Trafigura Ltd, da cui e' stato scaricato il materiale nocivo.(Corriere della Sera,
14/09/06)
Rifiuti, esperti Onu in Costa d'Avorio (Nuova ecologia, 12/09/06)
Le Nazioni Unite vogliono stabilire cause e responsabilità della crisi dei rifiuti tossici scaricati ad Abidjan lo scorso agosto e le cui esalazioni hanno da allora provocato la morte di sei persone e l'intossicazione di novemila. L'emergenza sanitaria ha tuttavia la priorità, hanno affermato oggi a Ginevra le agenzie dell'Onu annunciando l'arrivo in Costa d'Avorio di esperti e medicinali. «Il segretariato della Convenzione di Basilea sui rifiuti tossici è pronto ad esaminare le cause e le responsabilità del problema e ad indagare con il governo ivoriano. Per ora la situazione è confusa», ha detto Michael Williams, portavoce del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (Unep). Fare chiarezza è importante. «Con la crescita degli scambi globali e del costo della gestione dei rifiuti, aumentano gli incentivi del traffico illegale e gli eventi di Abidjan potrebbero facilmente ripetersi», ha aggiunto. (…)
(Nuova ecologia,
12/09/06)
Rifiuti tossici, 6 morti e 9000 intossicati (Ticinonline, 11/09/06)
Circa 9000 intossicati e sei morti. Tante, secondo l'ultimo bilancio fornito oggi dal ministero della Sanità, sono le vittime dei rifiuti tossici trasportati a fine agosto da una nave nelle discariche di Abidjan, in Costa d'Avorio. In risposta all'emergenza, la presidenza del Paese africano ha annunciato oggi la costruzione di un bunker per lo smaltimento dei rifiuti e la creazione di una speciale unità di crisi. Secondo il direttore generale aggiunto del ministero Jean Denoman, sono 8887 le persone che, dall'inizio dell'emergenza, si sono fatte visitare presentando sintomi di intossicazione. Le notizie diffuse ieri parlavano di 6000 casi accertati. Il responsabile per le comunicazioni del ministero, intanto, ha annunciato oggi la morte di una sesta persona. Mentre i numeri si aggravano continuamente, le autorità del Paese cercano di lavorare a una soluzione. "Per contribuire a superare il problema dei rifiuti tossici - ha fatto sapere la presidenza ivoriana -, abbiamo deciso di costruire un bunker destinato allo stoccaggio del materiale tossico". La presidenza ha poi annunciato la costituzione di una speciale unità di crisi incaricata di affrontare l'emergenza "in tempo reale" e ha fatto sapere che 36 centri sanitari e due cliniche mobili sono a disposizione della popolazione; per gli intossicati tutte le cure saranno completamente gratuite. Tra le misure prese, anche l'evacuazione del Maca, il penitenziario di Abidjan: alcune decine di detenuti, soprattutto donne e adolescenti, sono stati trasferiti in altri centri di detenzione. Nessuna certezza sul numero esatto, ma secondo le indiscrezioni della stampa locale si tratterebbe di almeno 120 persone. L'emergenza è iniziata dopo che una nave battente bandiera panamense aveva scaricato illegalmente, nella notte tra il 19 e il 20 agosto, dei rifiuti chimici nelle discariche della città.
(Ticinonline,
11/09/06)
Presidente UA prova a rilanciare processo di pace
(EB, Misna, 11/09/06)
Con l’obiettivo di rilanciare il processo di pace, il capo di stato della Repubblica del Congo Denis Sassou Nguesso - presidente di turno dell’Unione Africana (UA) - ha incontrato il suo omologo Laurent Gbagbo e il primo ministro ad interim Charles Konan Banny. “Ci sono ostacoli che impediscono le elezioni del 31 ottobre: se qui esistono difficolta’ tra fratelli e amici, possiamo cercare insieme una soluzione” ha detto Sassou Nguesso al suo arrivo nella capitale commerciale ivoriana Abidjan. La città è ancora scossa per lo scandalo dei rifiuti tossici scaricati illegalmente intorno al 20 agosto in diversi quartieri, provocando finora circa 6000 intossicati e cinque vittime. Il caso ha provocato le dimissioni del governo, pur in assenza di legami accertati tra l’incidente e responsabili dell’esecutivo. Il clima politico si e’ comunque ulteriormente esacerbato in un paese che fatica a ricomporre le divisioni provocate dalla crisi politico-militare del settembre 2002. Il voto del 31 ottobre – previsto in una risoluzione Onu come tappa decisive del processo di pace – e’ stato rinviato per il mancato accordo sulla registrazione elettorale e i continui ritardi del processo di disarmo dei gruppi armati. Da quattro anni il centro-nord del paese e’ sotto il controllo della ‘Forze Nuove’, che non hanno ancora avviato la smobilitazione.
(EB, Misna, 11/09/06)
Rifiuti tossici, cresce bilancio vittime (Ticinonline, 10/09/06)
Il bilancio delle vittime dell'inquinamento da rifiuti tossici ad Abidjan, la capitale della Costa d'Avorio, si aggrava ancora: fonti del ministero della Sanità parlano oggi di cinque morti e seimila intossicati. I rifiuti chimici erano stati scaricati nella notte tra il 19 e il 20 agosto da una nave battente bandiera panamense e trasportati illegalmente nelle discariche della città. Da quel momento e per giorni gli ospedali sono andati in tilt e si è creata nella capitale ivoriana una vera e propria emergenza sanitaria con migliaia di ricoveri al giorno per disturbi polmonari, eruzioni cutanee, vomito, mal di testa e diarrea. Le autorità hanno lanciato un piano per neutralizzare i prodotti tossici e hanno chiesto l'aiuto di esperti internazionali. Nonostante le dimensioni dell'intossicazione, oggi tuttavia le fonti sanitarie ivoriane hanno detto che, rispetto ai giorni precedenti, ieri ed oggi si è assistito ad una piccola diminuzione dei ricoveri.
(Ticinonline,
10/09/06)
Ennesimo nulla di fatto ai colloqui di pace di Yamoussoukro.
(Peacereporter,
07/09/06)
Un film già visto. Al termine del vertice di pace, organizzato lunedì dal premier Charles Konan Banny a Yamoussoukro, i principali protagonisti della crisi ivoriana, tra cui il presidente Laurent Gbagbo, il leader ribelle Guillaume Soro e i capi dell’opposizione, non sono riusciti ad accordarsi praticamente su nulla. Dopo Marcoussis, Accra e Pretoria, anche il palazzo dei congressi della capitale ivoriana diventa testimone di un altro passo falso in un processo di pace sempre più inconcludente. Se qualcuno si era fatto illusioni su una possibile svolta nel processo di pace, le parole di Alassane Ouattara, rilasciate poche ore prima del meeting, avrebbero dovuto fargli aprire gli occhi. Il leader di opposizione si era infatti impegnato a gettare acqua sul fuoco dei facili entusiasmi, dichiarando come l’incontro mirasse più che altro a mostrare all’Onu la buona volontà dei soggetti coinvolti, e suggerendo di non aspettarsi nulla di concreto. Ne è uscito fuori un documento finale annacquato, in cui vengono evidenziati alcuni trascurabili dettagli tecnici raggiunti dalle parti, ma dove mancano all’appello le principali questioni da risolvere in vista delle elezioni. - Niente accordo, quindi, sul programma di disarmo di milizie e ribelli, sull’organizzazione delle elezioni e sul processo di identificazione dei milioni di ivoriani privi di documenti. Se non altro, diversamente dal solito, i portavoce dei vari soggetti presenti alla riunione di Yamoussoukro hanno tenuto un profilo basso nel commentare l’esito del vertice, senza accusarsi a vicenda del fallimento delle trattative, una pratica piuttosto comune dal 2002, anno di inizio della guerra civile, a oggi. Candidamente, Sidiki Konaté, rappresentante delle Forces Nouvelles, ha ammesso che le parti non riescono (e difficilmente riusciranno in futuro) a trovare un accordo che possa far decollare il processo di pace. La riunione si è conclusa con l’augurio delle parti di trovare un accordo nei prossimi due o tre mesi, come recita il comunicato finale, una formula che coincide con la scadenza delle elezioni, previste per ottobre, ma il cui rinvio sembra ormai certo. La palla passa ora all’Onu, che per il 20 settembre ha previsto una riunione di aggiornamento sulla crisi ivoriana; all’ordine del giorno, la possibilità di una revisione delle date del processo di pace. (…)
(Peacereporter,
07/09/06)
Rifiuti tossici ad Abidjan: in cerca dei responsabili della crisi
(MZ, Misna, 07/09/06)
“C’è molta rabbia e grande attesa, la gente vuole che i responsabili di questo disastro vengano puniti”: a parlare è una fonte missionaria contattata dalla MISNA ad Abidjan, dove resta alta la tensione per la “catastrofe” (come l’ha definita ieri l’Onu) ambientale e sanitaria causata dai rifiuti tossici scaricati, nella notte tra il 19 e il 20 agosto, da una compagnia con sede a Lucerna, in Svizzera, la ‘Trafigura Ltd’. La rabbia della popolazione locale, che ieri aveva portato a uno sciopero generale cittadino e a disordini tra gruppi di giovani manifestanti e forze di sicurezza, oggi sembra in parte rientrata. I blocchi posti ieri su alcune delle principali strade della città sono stati rimossi dopo l’invito delle autorità alla popolazione perchè collaborasse a far fronte all’emergenza. Ma la gente attende con ansia la nomina del nuovo governo, dopo che il precedente ieri sera si è dimesso proprio per la vicenda dei rifiuti. Il nuovo esecutivo dovrebbe uscire dall’incontro che il presidente, Laurent Gbagbo, e il primo ministro uscente (a cui è stato comunque riconfermato l’incarico), Konan Banny, terranno verso le 16:00 del pomeriggio ora locale (le 18:00 ora italiana). Secondo le ricostruzioni della stampa locale le responsabilità di quanto accaduto ricadrebbero su alcuni alti funzionari di strutture statali (il porto, l’ente dogana) e anche alcuni ministri. Secondo voci raccolte dalla MISNA ad Abidjan, ma ancora tutte da confermare, la polizia avrebbe già arrestato alcune persone oggi perché ritenute coinvolte nella vicenda. In città, comunque, ci si aspetta che le responsabilità istituzionali nella faccenda vengano rese note nel pomeriggio. Sul versante della lotta all’emergenza sanitaria ed ambientale in corso in città, c’è grande attesa per l’arrivo domani di una squadra di specialisti inviata da Parigi, che dovrebbe affiancare la cellula creata dalla Missione Onu nel paese (Onuci) in collaborazione col ministero dell’Ambiente e l’Organizzazione mondiale della Sanità. La ‘task force’ internazionale è stata incaricata di verificare le sostanze scaricate e di identificare tutti i siti in cui sarebbero stati stoccati i rifiuti. Ambulatori mobili sono stati improvvisati oggi a Treichville e Cocody - i due quartieri a ridosso del porto di Abidjan, maggiormente colpiti dai vapori scaturiti dai rifiuti - dove personale sanitario è a disposizione per fornire informazioni e somministrare prodotti per il trattamento delle infezioni alle vie respiratorie, il principale sintomo verificato tra la popolazione locale. L’ultimo bilancio ufficiale diffuso dal governo risale a ieri sera e parla di 3 morti e 1500 intossicati. Tutta ancora da chiarire, invece, la vicenda della Probo Koala, la nave (appartenente a una compagnia greca, ma battente bandiera panamense) condotta da un equipaggio russo che ha trasportato fino ad Abidjan il carico incriminato. Secondo ‘Greenpeace’ la nave avrebbe caricato i rifiuti in Spagna e navigato per mesi alla ricerca di un ormeggio, rifiutatogli da ben 5 paesi, Nigeria inclusa. Secondo altre fonti, invece, avrebbe puntato direttamente Abidjan, dove, altri ancora riferiscono sia rimasta ormeggiata a lungo prima di effettuare lo scarico. Secondo la società proprietaria dell’imbarcazione – la ‘Prime Marine Management’ (con sede al Pireo) - raggiunti telefonicamente dall’agenzia ‘Afp’, il carico (pare composto da scarti della lavorazione del petrolio e del settore minerario) non era tossico, ma “lo è diventato in seguito a reazioni chimiche”. La ‘Prime Marine Management’, comunque, ha declinato tutte le responsabilità e sostiene che una volta arrivati al porto di Abidjan, i rifiuti sono passati nelle mani di una società ivoriana specializzata nella gestione degli scarti di produzione, la ‘Tommy’, che appartiene all’azienda locale Puma Energy. Quest’ultima a sua volta risulta una consociata della ‘Trafigura Ltd’, un gigante con 55 uffici commerciali in 36 paesi del mondo (con un fatturato che lo scorso anno ha sfiorato i 30 miliardi di dollari) specializzato “nei settori dell’Energia e nel mercato dei metalli di base”, come spiega il sito aziendale. L’azienda ha la sua sede principale in Svizzera ma si autodefinisce un “vero gruppo internazionale”. La ‘Trafigura’, in una comunicazione fatta pervenire a fonti di stampa internazionale, sostiene di “aver informato le autorità sulla natura dei rifiuti” da scaricare, definendo, comunque, “inappropriata” la gestione degli scarti effettuata ad Abidjan.
(MZ, Misna, 07/09/06)
Rifiuti tossici, morti e intossicati ad Abidjan
(Corriere della Sera
e AdnKronos
06/09/06)
Corriere della Sera - Due bambine sono morte ad Abidjan, in Costa D'Avorio, dopo aver respirato i vapori tossici sprigionati dai rifiuti scaricati tre settimane fa da una nave presa a noleggio da una societa' registrata nei Paesi Bassi. Lo rende noto la stampa locale. Circa mille persone sono state visitate nell'ultima settimana nell'ospedale universitario di Cocody. I pazienti presentano mal di gola, emorragie dal naso, seri problemi di respirazione e digestione, con vomito e bruciore di stomaco.
(Corriere della Sera,
06/09/06) – AdnKronos: ''In citta' la tensione e' alta: dopo le manifestazioni di ieri - cui hanno partecipato anche abitanti della discarica di Akouédo - oggi abbiamo visto interi quartieri chiusi da blocchi di polizia ed esercito'': cosi' Damiano Rizzi, presidente della onlus lombarda 'Soleterre', riferisce ad Aki-Adnkronos International la situazione ad Abidjan, capitale della Costa d'Avorio, scovolta da una emergenza ambientale che ha gia' provocato la morte di due bambini e l'intossicazione di centinaia di persone. A causare il disastro ambientale sarebbe stato lo sversamento nella discarica nella notte fra il 19 e il 20 agosto scorso di circa 500 metri cubi di sostanze tossiche scaricate da una nave immatricolata nei Paesi Bassi, la Probo Koala, a bordo di una dozzina di camion. Rizzi, che e' in Costa d'Avorio per seguire uno dei principali progetti di 'Soleterre' dedicato alla riabilitazione delle 'ragazze soldate' arruolate dai ribelli del Nord, spiega che ''il problema e' la fermentazione dei rifiuti tossici che sta generando idrogeno solforoso (H2s), un gas inodore ma mortale anche in piccole concentrazioni''. L'emergenza ambientale - in una delle capitali piu' inquinate dell'Africa (3 milioni di abitanti) - e' stata per giorni tenuta nascosta dalle autorita' e dalla stampa governativa. Tuttavia il moltiplicarsi dei casi di intossicazione - fino ad oggi, ha scritto il giornale '24 Heures', sono state circa 1500 le persone visitate in 10 centri ospedalieri - ha spinto ieri il ministro della Sanita' ad ammettere lo sversamento delle micidiali sostanze in una discarica della capitale. Il ministro ha anche annunciato cure gratuite per le vittime dell'intossicazione ma - spiega Rizzi - ''oggi un medico ci ha confessato la mancanza di medicinali adeguati''. L'idrogeno solforoso provoca diarree, vomito, gola secca, broncospasmi, edema polmonare. La crisi ambientale ha scatenato ieri le proteste di centinaia di persone che hanno eretto barricate in diverse aree della capitale: l'opposizione ivoriana ha accusato di ''lassismo'' il governo, dopo che le autorita' portuali hanno ammessa di essere state a conoscenza dello scaricamento di sostanze pericolose da parte della Probo Koala.
(Aki-Adnkronos
International, 06/09/06)
Disordini all’università di Abidjan (BF, Misna, 01/09/06
Tre studenti sono morti nei disordini avvenuti ieri all’università di Abidijan tra gruppi di giovani studenti e alcuni allievi poliziotti. Non sono ancora chiare le motivazioni che hanno scatenato il caos che ha trasformato il campus universitario di Cocody in un teatro di scontri tra cadetti della polizia, i quali hanno fatto ricorso ad armi da fuoco, e studenti che hanno risposto lanciando pietre e incendiando copertoni per bloccare le strade. Secondo la ricostruzione dei fatti riferita dalla stampa locale, le violenze avrebbero avuto origine da un litigio occorso mercoledì alla stazione Nord della società dei trasporti cittadini dove un gruppo di giovani della federazione dalla Federazione degli studenti della Costa D’avorio (Fesci) ha picchiato due allievi poliziotti che non avevano rispettato la fila per salire su un autobus, i quali il giorno dopo hanno organizzato la rappresaglia. Per riportare l’ordine è stato necessario l’intervento del capo di stato maggiore delle Forze di difesa e di sicurezza, generale Philippe Mangou. Dei tre studenti rimasti uccisi, ne è stato identificato solo uno, un giovane al secondo anno della facoltà di chimica.
(BF, Misna, 01/09/06
L'opposizione chiede all'Onu di fermare Gbagbo
(Peacereporter, 23/08/06)
L'ex presidente Henri Konan Bedie, a capo del partito democratico, e l'ex Primo ministro Alassane Ouattara, presidente della coalizione dei partiti repubblicani, hanno chiesto all'Onu d'impedire all'attuale leader del paese Laurent Gbagbo di prendere qualsivoglia decisione sul futuro del paese. La richiesta dei due leader dell'opposizione è stata fatta nel tentativo di tutelare il delicato processo di pace.
(Peacereporter,
23/08/06)
Ribelli ‘congelano’ partecipazione a colloqui su disarmo
(FB, Misna, 08/08/06)
I ribelli delle 'Forze Nuove' (Fn) hanno sospeso la loro partecipazione al dialogo sul disarmo, per protestare contro quello che a loro dire costituisce “un cambiamento delle regole del gioco” nelle procedure del censimento nazionale, indispensabile per lo svolgimento delle elezioni generali previste il 30 ottobre. “Per il momento, abbiamo chiesto al generale Soumaila Bakayoko (capo di stato maggiore delle Fn, ndr) di soprassedere a ogni tipo di discussione sul disarmo, la smobilitazione e il reinserimento” degli ex-combattenti, ha detto Guillaume Soro, capo del gruppo ribelle. Le Fn contestano quanto affermato domenica scorsa dal presidente Laurent Gbagbo, secondo il quale le audizioni per l’identificazione della popolazione non porteranno direttamente al rilascio di un “certificato di nazionalità ivoriana”, pre-condizione per poter consentire ai cittadini ancora privi di documenti – calcolati in circa 3,5 milioni, molte delle quali immigrati provenienti da Mali e Burkina Faso – di recarsi alle urne in autunno. Iniziate il 18 luglio scorso, con una durata prevista di due mesi, le operazioni di censimento sono state contestate anche dai sostenitori di Gbagbo, che nelle scorse settimane avevano manifestato ad Abidjan e in altre città denunciando il rischio di frodi elettorali. A suscitare polemiche da entrambe le parti è stata peraltro la decisione di censire separatamente gli ivoriani e gli stranieri, in un paese in cui il nodo centrale della nazionalità non è stato ancora sciolto.
(FB, Misna, 08/08/06)
Corsa a ostacoli (Africa
International, riportato da Internazionale, 27/07/06)
Le elezioni presidenziali in Costa d'Avorio, previste a ottobre, sono a rischio nonostante il sostegno della comunità internazionale. Le operazioni di censimento della popolazione e di disarmo dei ribelli, che dovevano partire contemporaneamente, non sono ancora cominciate. I Giovani patrioti, sostenitori del presidente Laurent Gbagbo, hanno creato dei posti di blocco ad Abidjan per impedire il processo di identificazione della popolazione. Temono che sia concessa la nazionalità ivoriana agli "stranieri", considerati vicini agli ex ribelli delle Forze nuove che controllano il nord del paese. Si tratta di cittadini che non dispongono del certificato di nascita o di immigrati che vivono nel paese da decenni e sono ormai ivoriani a tutti gli effetti. Anche il disarmo delle milizie ha incontrato ostacoli. I circa 42mila ribelli e i 5.500 partigiani del presidente Gbagbo chiedono maggiori garanzie in cambio della consegna delle armi. Nel frattempo nessuno dei tre favoriti del voto – Gbagbo, Alassane Ouattara ed Henri Konan Bedié – sta affrontando nella sua campagna elettorale i gravi problemi economici e sociali del paese: i bambini non vanno a scuola, le università sono chiuse e gli ospedali sono in rovina.
(Africa
International, riportato da Internazionale, 27/07/06)
Aassi avanti verso le elezioni di ottobre (MZ,
Misna,
Il programma studiato per mettere fine alla crisi è partito bene; la missione essenziale del governo è cominciata col piede giusto”: lo ha detto il primo ministro ad interim del governo di transizione della Costa d’Avorio, Charles Konan-Banny, in un discorso televisivo alla nazione in cui ha fatto riferimento all’avvio, quasi contemporaneo, delle operazioni di registrazione dei votanti e del processo di disarmo di tutti i gruppi armati presenti nel paese. “Dalle informazioni di cui dispongo i processi di disarmo e identificazione sono cominciati bene (…) affinchè i programmi vengano portati a termine occorre un’atmosfera tranquilla; oggi abbiamo soprattutto bisogno di un clima di fiducia e di un cessate il fuoco” ha aggiunto il primo ministro. Per le elezioni di ottobre restano da completare le operazioni di disarmo e la registrazione degli elettori, rimandate per mesi. Il voto dovrebbe sancire l’uscita della Costa d’Avorio dalla crisi iniziata nel settembre 2002 con un tentato golpe ai danni del presidente Laurent Gbagbo che ha poi portato alla spaccatura in due del paese: il sud sotto io controllo del governo e il centro nord in mano ai ribelli.
(MZ, Misna, 30/05/06)
Passi avanti verso le elezioni di ottobre (MZ,
Misna, 30/05/06)
Il programma studiato per mettere fine alla crisi è partito bene; la missione essenziale del governo è cominciata col piede giusto”: lo ha detto il primo ministro ad interim del governo di transizione della Costa d’Avorio, Charles Konan-Banny, in un discorso televisivo alla nazione in cui ha fatto riferimento all’avvio, quasi contemporaneo, delle operazioni di registrazione dei votanti e del processo di disarmo di tutti i gruppi armati presenti nel paese. “Dalle informazioni di cui dispongo i processi di disarmo e identificazione sono cominciati bene (…) affinchè i programmi vengano portati a termine occorre un’atmosfera tranquilla; oggi abbiamo soprattutto bisogno di un clima di fiducia e di un cessate il fuoco” ha aggiunto il primo ministro. Per le elezioni di ottobre restano da completare le operazioni di disarmo e la registrazione degli elettori, rimandate per mesi. Il voto dovrebbe sancire l’uscita della Costa d’Avorio dalla crisi iniziata nel settembre 2002 con un tentato golpe ai danni del presidente Laurent Gbagbo che ha poi portato alla spaccatura in due del paese: il sud sotto io controllo del governo e il centro nord in mano ai ribelli.
(MZ, Misna, 30/05/06)
Fra tre giorni inizia il disarmo (Carla Amato,
Osserv. sulla legalità, 15/05/06)
Il primo ministro ivoriano Charles Konan Banny ha annunciato ieri che l'inizio delle operazioni di disarmo dei belligeranti avverra' il 18 maggio. Contemporaneamente avverranno le operazioni di censimento della popolazione. E' il primo passo per il rilancio del processo di pace in Costa D'Avorio e verso l'organizzazione delle elezioni generali previste per il 31 ottobre 2006. Il Paese e' stato attraversato dalla crisi dopo un tentativo di colpo di Stato contro il presidente Laurent Gbagbo nel settembre 2002, dopo il quale la Costa D'Avorio e' rimasta divisa in due parti, quella a nord, dominata dai ribelli ed il sud controllato dal governo central