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NOTIZIE 2006 - CIAD

Almeno 40 morti in attacchi di miliziani janjaweed (Adnkronos/Dpa, 19/12/06)

Msf: "rifugiati e sfollati sempre più soli" (Vita, 19/12/06)

Est: vittime e nuovi sfollati per violenze contro comunità locali (EB, Misna, 18/12/06)

Est: fonti sanitarie, “cresce flusso di feriti militari” (CO, Misna, 13/12/06)

Aspra battaglia, centinaia i morti (SwissInfo, 09/12/06)

Il Programma alimentare mondiale taglia gli aiuti a 5600 civili (PeaceReporter, 06/12/06)

Cresce il rischio di ìnternazionalizzazione del conflitto (Sergio Porcu, equilibri, 04/12/06)

N’Djamena, il giorno più lungo (Matteo Fagotto, PeaceReporter, 28/11/06)

Colonna ribelli ripiega verso Sudan (SwissInfo, 27/11/06)

Situazione confusa, colonna ribelli verso capitale(SwissInfo, 26/11/06)

Violenze nell’est: condanna unione africana (EB, Misna, 25/11/06)

90mila sfollati nell'est del paese (Vita, 24/11/06)

Continuano gli attacchi; allarme di Msf per 5mila sfollati, (Unimondo, 22/11/06)

Violenze nell’est: decine di vittime incluso collaboratore MSF (MZ, Misna, 20/11/06)

Violenze nell’est : “manca l’acqua”, parla un operatore umanitario (MZ, Misna, 17/11/06)

Nuovi attacchi nel sud-est del Paese (Vita, 14/11/06)

Governo dichiara stato di emergenza dopo scontri fra civili (Reuters, 13/11/06)

Villaggi attaccati, molte vittime e persone in fuga (Aise, 09/11/06)

Scontri tra comunità nel sud-est: più di 100 morti (Peacereporter, 07/11/06)

Ribelli annunciano presa città e continuano ad avanzare (MZ, Misna, 23/10/06)

Flussi di profughi e testimonianze di nuovi attacchi a confine con Darfur (BF, Misna, 19/10/06)

Ribelli dell’est contro invio contingente onu al confine con Darfur (EB, Misna, 12/10/06)

Duri combattimenti al confine tra Sudan e Ciad. L’esercito di Khartoum utilizza aerei ed artiglieria pesante. Oltre 80 i feriti.( Giulio Albanese - Radiovaticana, 09/10/06)

Ancora scontri nell’est tra ribelli e forze governative (EB, Misna, 20/09/06)

Scontri armati nell'est - (Peacereporter, 11/09/06)

Petrolio: ora presidente vuole maggioranza dei proventi del greggio (EB, Misna, 30/08/06

Petrolio, espulsione società straniere: arrivano i cinesi? (EB, Misna, www.misna.org 28/08/06)

Consegnati all’UA capi gruppo ribelle del Darfur (FB, Misna, 24/08/06)

Ciad – Pechino riprende i legami diplomatici con il Ciad (Rainews24, 07/08/06)

Ancora scontri: 32 morti e 50 feriti (Peacereporter, 06/06/06)

Unhcr: proseguono attacchi janjaweed (Swissinfo, 06/06/06)

Primi bilanci di nuovi combattimenti con ribelli (MZ, Misna, 06/06/06)

N’djamena accusa Sudan di “ingerenza”. Khartoum nega e apre a dialogo (EB, Misna, 31/05/06)

Milizia Sudan ha ucciso 100 persone (Ansa, 25/05/06)

Nuova alleanza anti Deby spalleggiata dal Sudan (Peacereporter,16/05/06)

Campi profughi serbatoi per ribelli sudanesi (Vita, 16/05/06)

L'opposizione non riconosce la vittoria di Deby (Peacereporter, 15/05/06)

Rieletto presidente Idriss Deby (TicinOnLine, 15/05/06)

Presidenziali, riconfermato Deby ma discrepanze sull'affluenza (Peacereporter, 05-05-2006)

Terminate le operazioni di voto, nessun disordine (peacereporter, 04-04-3006)

Presidenziali: seggi aperti ma opposizione boicotta (RadioCapital, 03-05-2006)

Morte di quattro civili nei pressi del campo di Goz Amir (Aise, 02-05-2006)

Presidenziali: commissione elettorale invita a voto “massiccio” (EB, Misna, 29-04-2006)

Vescovi: “Cessate il fuoco e rinvio elezioni per il bene del paese” (MZ, Misna, 28-04-2006)

Ancora tensione: si teme per le elezioni presidenziali (LM, Agenzia Fides, 20-04-2006)

Deby: "Riarmerò il Paese" (Vita, 19-04-2006)

N'djamena ritira delegazione negoziati Darfur (Agi, 16-04-2006)

Il presidente Deby non rinvia le elezioni (Euronews, 19-04-2006)

Déby: senza elezioni rischio di guerra civile (Vita, 18-04-2006)

Ribelli negano coinvolgimento del Sudan (Adnkronos, 15-04-2006)

Relazioni diplomatiche interrotte (Reuters, 15-04-2006)

Situazione sempre più preoccupante (Euronews, 14-04-2006)

Scontri con i ribelli nella capitale (Corriere della Sera, 13-04-2006)

Ribelli alle porte della capitale (Euronews-Swissinfo, 13-04-2006)

Annan: escalation degli scontri nell’est del Ciad (Radio Cina Int. 12-04-2006)

Nuovo attacco a campo profughi (Vita, 11-04-2006)

Continuano gli attacchi dei ribelli (Peacereporter, 10-04-2006)

Reclutamento forzato di rifugiati sudanesi nel ciad orientale (Aise, 31-03-2006)

Presidenziali: solo quattro candidati sfideranno Deby (FB, Misna, 28-03-2006)

Rumori colpo di stato a N'Djamena – Smentiti (Peacereporter, 22-03-2006)

Governo annuncia distruzione base 'golpisti' nell’est-Ribelli smentiscono (F.B., Misna 22-03-2005)

Ondata di arresti tra i militari (B.F., Misna, 21-03-2006)

Offensiva contro i ribelli al confine col Sudan (Vita, 21-03-2006)

I golpisti volevano abbattere l'aereo presidenziale (AGI, 15-03-2006)

Sventato colpo di Stato, rientrato presidente Deby (SwissInfo, 15-03-2006)

L'insicurezza impedisce all’Unhcr di raggiungere i profughi centrafricani (Aise, 15-03-2006)

I golpisti volevano abbattere l'aereo presidenziale (AGI, 15-03-2006)

Sventato colpo di Stato, rientrato presidente Deby (SwissInfo, 15-03-2006)

L'insicurezza impedisce all’Unhcr di raggiungere i profughi centrafricani (Aise, 15-03-2006)

Ciad-Sudan - Una frontiera a rischio (Vita, 03-03-2006)

Ciad-Sudan – Darfur: preoccupanti movimenti alla frontiera (Vita, 01-03-2006)

Ciadiani si rifugiano in Darfur per fuggire a scontri con ribelli (M.Z., Misna, 28-02-2006)

Elezioni presidenziali fissate per maggio (Peacereporter, 27-02-2006)

Ciad/Rep.Centraficana – Violenze nel nord: molti fuggono in Ciad (Aise, 22-02-2006)

Ciad-Sudan - Firmato accordo di pace a Tripoli (Swissinfo/SDA-ATS, 09-02-2006)

Ciad-Sudan - Mini-vertice a Tripoli (F.B., Misna, 07-02-2006)

Dopo quelli del Darfur, arrivano i rifugiati dalla Repubblica Centrafricana (Fides, 30-01-2006)

Ciad-Camerun - Rischi e interessi di un grande oleodotto (A.F, Equilibri.net, 23-01-2006)

Arruolamenti forzati per combattere nell’est? (FB, Misna, 19-01-2006)

Blocco fondi del petrolio, “inammissibile”, dice il governo (MZ, Misna, 17-01-2006)

Il presidente ratifica la contestata legge sul petrolio (M.Z. Misna, 12-01-2006)

Banca mondiale sospende maxi-prestito (SwissInfo, 07-01-2006)

Sfida alla Banca mondiale (IRIN, 03-01-2006)

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Almeno 40 morti in attacchi di miliziani janjaweed (Adnkronos/Dpa, 19/12/06)

Almeno 40 persone sono rimarte uccise nel corso di scontri nel Ciad orientale fra le milizie Janjaweed e le forze governative. Lo ha annunciato il ministero della Comunicazione di N'Djamena, precisando che i militanti hanno dato alle fiamme diverse case in due villaggi e hanno mutilato molti cadaveri nel corso degli attacchi avvenuti fra sabato e domenica scorsi. (Adnkronos/Dpa,  19/12/06)

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Msf: "rifugiati e sfollati sempre più soli" (Vita, 19/12/06)

Il 5 dicembre le agenzie delle Nazioni Unite e molte ONG loro partner hanno deciso di ridurre in maniera drastica lo staff presente nel Ciad orientale a causa dell'aumento dell'insicurezza. MSF teme le conseguenze che tale ritiro avrà sulla popolazione rifugiata dal Darfur, che dipende completamente dagli aiuti. Finora, gli sfollati ciadiani hanno ricevuto solo un'assistenza minima, e adesso rischiano di vederla ulteriormente ridotta. Nonostante le difficili condizioni di sicurezza, MSF sta rinforzando il suo programma di aiuti in tutto il Ciad orientale a favore dei rifugiati, della popolazione residente e degli sfollati. Dal 2003, circa 200mila sudanesi si sono rifugiati nel Ciad orientale, vicino al confine con il Sudan. Hanno vissuto in campi rifugiati per tre anni. Tuttavia, dalla fine dello scorso anno, questa regione è diventata teatro di scontri tra l'esercito governativo e diversi gruppi ribelli ostili al presidente del Ciad, Idriss Deby. I ribelli stanno usando il Sudan come una base per sferrare i loro attacchi. Questo violento conflitto sta aumentando di intensità in tutta la regione orientale del paese e molte persone (principalmente militari) sono state ferite. Inoltre, gli attacchi stanno colpendo sempre più in maniera diretta la popolazione civile del Ciad, particolarmente nella regione del Quadrai. Gli attacchi possono essere di diversa intensità e grandezza e vanno dal furto di bestiame all'incendio di villaggi, all'uccisione della popolazione. La maggior parte degli sfollati incontrati da MSF descrive gli assalitori come “Janjaweed” (letteralmente, “ladri a cavallo”) o come “nomadi arabi”. Di fatto, questo termine comprende una gran quantità di attori armati e include ribelli, banditi, milizie, ecc. Questi diversi attori si appoggiano a diversi gruppi etnici in un periodo di difficili relazioni tra i nomadi e le popolazioni sedentarie, che stanno lottando per l'accesso alla terra, all'acqua e alle risorse agricole. Circa 50mila persone sono scappate dalle loro case e sono state accolte da parenti o hanno costruito capanne nei dintorni dei villaggi considerati più sicuri. Non vi sono dati precisi, ma sappiamo che alcune migliaia sono scappati in Darfur (2mila sono arrivati a Habila in novembre dopo l'attacco a Koloye). Le autorità ciadiane e il sistema di aiuti internazionali hanno dimenticato queste persone: nessuna protezione, nessuna assistenza. A parte MSF, pochissime organizzazioni umanitarie stanno portando loro soccorso. Poiché le persone hanno abbandonato le loro case e non possono più coltivare la terra, le due principali preoccupazioni, nel breve-medio periodo, sono l'accesso al cibo e all'acqua. (Vita, 19/12/06)

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Est: vittime e nuovi sfollati per violenze contro comunità locali (EB, Misna, 18/12/06)

Almeno 14 civili sono stati uccisi e circa 25 feriti in due attacchi compiuti sabato e domenica da uomini armati a cavallo nei villaggi di Haradid e Habileh, a un centinaio di chilometri dalla frontiera con il Sudan, non lontano da un campo di rifugiati provenienti dal vicino Darfur: la MISNA lo ha appreso oggi da fonti locali. “Oggi pomeriggio sono arrivati altri 700 sfollati da altri villaggi circostanti a Goz Amir” spiega una fonte locale - che chiede l’anonimato per motivi di sicurezza - secondo cui nelle ultime ore non sono avvenuti ulteriori attacchi anche se la situazione resta tesa. “Si tratta di scontri inter-etnici tra diversi gruppi arabi non nuovi in queste zone, tanto che un mese fa analoghi incidenti provocarono circa 5.000 sfollati” dice ancora alla MISNA l’interlocutore, raggiunto per telefono vicino al confine con il Sudan (che peraltro in tutta la regione non è tracciata né facilmente riconoscibile a parte i passaggi di frontiera). Il ministro della sicurezza pubblica del Ciad, Routouang Yoma Golom, ha attribuito gli attacchi ai ‘Janjaweed’, le milizie arabe accusate di violazioni di diritti umani in Darfur che godrebbero dell’appoggio dell’esercito sudanese. “È difficile stabilire se questi gruppi armati sono Janjaweed, perché da queste parti incidenti simili sono avvenuti spesso anche in passato tra gruppi nomadi e sedentari” dice ancora alla MISNA l’interlocutore locale. Secondo questa fonte, l’intervento dell’esercito governativo avrebbe impedito nuovi attacchi; oggi i militari hanno pattugliato la zona di Goz Amir. Gli scontri non avrebbero apparenti legami con la battaglia che da settimane sta impegnando le forze regolari contro numerosi gruppi ribelli attivi in tutto l’est del Ciad (alcuni con basi in Darfur), accomunati dall’obiettivo di abbattere il regime del presidente Idriss Deby. Ieri il capo di Stato avrebbe incontrato un esponente ribelle – Mahamat Nour Abdelkerim – nella città orientale di Guereda, vicino al confine col Sudan, per un presunto colloquio di riconciliazione, che però è stato definito un “non-evento” dagli altri comandanti ribelli, secondo cui “la rivolta continuerà fino al cambio di regime”. Il Ciad accusa il Sudan di sostenere le formazioni armate anti-governative dell’est, il governo di Khartoum ritiene invece che Deby sostenga i gruppi armati del Darfur. (EB, Misna,18/12/06)

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Est: fonti sanitarie, “cresce flusso di feriti militari” (CO, Misna, 13/12/06)

“C’è un flusso continuo di feriti militari provenienti dall’est del Paese: da alcuni giorni il loro numero è andato crescendo e non accenna a diminuire, tanto che le strutture sanitarie dell’esercito sarebbero ormai sature”: lo dice alla MISNA una fonte sanitaria locale, contattata oggi per telefono nella capitale N’Djamena. “I feriti vengono trasferiti soprattutto da Abeché”, la principale città dell’est del paese, spiega la fonte, di cui per motivi di sicurezza si mantiene l’anonimato. “Dalle ferite riportate dai militari si capisce che ci sono stati scontri e combattimenti violenti anche con armi pesanti, ma è difficile comprendere cosa stia davvero accadendo nelle zone orientali del Ciad, in particolare intorno al distretto di Biltine. L’elevato numero di soldati feriti è solo un indicatore, ma è comunque significativo” dice ancora alla MISNA l’interlocutore, specificando che per ora il numero di feriti civili sembra limitato. “Questo – aggiunge – sembra confermare che i combattimenti per ora avvengono in prevalenza nelle zone rurali all’esterno dei centri abitati”. Da sabato scontro gli scontri tra ribelli e soldati governativi sono continui nella regione al confine con il Sudan, dove sono attivi ribelli di svariati gruppi armati, alcuni dei quali si sono recentemente raggruppati. In un comunicato del sedicente “Alto comando unificato” - di almeno 4 formazioni ribelli - si afferma che l’esercito ha lanciato una grande controffensiva e che ieri pomeriggio avrebbe subìto gravi perdite; informazioni difficili da verificare in modo indipendente anche se ieri le forze armate governative avevano ammesso nuovi combattimenti. Secondo lo stesso documento - di cui la MISNA ha preso visione - le ultime azioni militari congiunte dei ribelli rappresenterebbero “un passo decisivo verso l’unificazione politico-militare” delle forze anti-governative, finora sparpagliate in una serie di formazioni armate diverse e non sempre identificabili. Al punto che l’inviato di ‘Tchadactuel’, un sito di informazione locale, ha scritto ieri sera nella sua corrispondenza da Guerara, nell’est: “Scende la notte, è difficile fare un bilancio: ci sono talmente tanti combattenti da queste parti che non si riesce nemmeno a distinguere tra ribelli e soldati governativi”. Gli stessi ribelli hanno ammesso perdite tra i propri ranghi e la morte del generale Seby Aguid, un ex-alto ufficiale dell’esercito che aveva diserato per unirsi ai gruppi armati dell’est; sembra che le forze governative abbiano radunato a Biltine circa 20.000 elementi per lanciare la controffensiva che per ora si svolgerebbe nella zona di Hadjer Marfaïne; colonne governative – sempre stando all’inviato di ‘Tchadactuel’ - avrebbero riparato verso Adré e Abeché, le due principali città a ridosso del confine con il Ciad. Secondo il ministro della comunicazione Houmradji Moussa Doumgor – che si inserisce in una ridda di voci impossibili da verificare – l’esercito avrebbe invece “totalmente annientato” i ribelli negli scontri iniziati sabato scorso. (CO, Misna,  13/12/06)

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Aspra battaglia, centinaia i morti (SwissInfo, 09/12/06)

Aspri scontri nell'est del Ciad hanno opposto oggi per diverse ore reparti dell'esercito a formazioni ribelli con un bilancio di centinaia di morti. Lo hanno detto fonti della due parti, ognuna delle quali si è attribuita la vittoria. La battaglia è avvenuta a circa 50 chilometri da Biltine, conquistata giovedì dai ribelli dell'Unione delle Forze per la democrazia e lo sviluppo (Ufdd) e poi subito ripresa dalle forze regolari. Il leader dei ribelli Mahamat Nouri ha detto che tre colonne di veicoli dell'esercito hanno stretto in un angolo le sue truppe attaccandole da due lati. Secondo Nouri, dopo quattro ore di combattimenti le sue formazioni sono riuscite a respingere l'attacco uccidendo 200 soldati e perdendo 50 uomini nelle loro file. 'E' stata una disfatta dell'esercito nazionale ciadiano e la battaglia più sanguinosa da settembre", ha detto l'esponente ribelle. Una fonte militare ciadiana ha da parte sua confermato la battaglia, precisando che è cominciata alle 6:00 e che è durata diverse ore. Secondo la fonte i ribelli alla fine si sono ritirati. "C'é stata una vera ecatombe tra i ranghi nemici con 200-300 morti e 50 tra i soldati", ha aggiunto. Nell'ultimo anno vari movimenti ribelli hanno cercato di destituire il presidente Idriss Deby, al potere dal 1990, combattendo nel deserto e sulle montagne del Ciad orientale. In aprile i ribelli sono riusciti a raggiungere N'Djamena, ma sono stati respinti con pesanti perdite. Deby ha accusato il Sudan e l'Arabia Saudita di aiutare i ribelli. I combattimenti hanno costretto le agenzie dell'Onu e numerose Ong attive nella zona a ridurre le operazioni di aiuto ai 200.000 rifugiati del Darfur e ai 90.000 ciadiani sfollati che gremiscono i campi della regione.(SwissInfo, 09/12/06)

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Il Programma alimentare mondiale taglia gli aiuti a 5600 civili(PeaceReporter, 06/12/06)

Il Programma alimentare mondiale (Pam) ha tagliato aiuti a circa 5.600 persone, a causa delle crescenti violenze nell'est del paese. Qui, da settimane, gruppi armati hanno lanciato attacchi nelle zone di Guereda e di Abeché, principale città orientale, ubicata a settecento chilometri circa dalla capitale N'Djamena. Il Pam ha comunque precisato che garantirà la distribuzione di cibo ai rifugiati darfurini, provenienti dalla regione del confinante Sudan e raccolti in dodici accampamenti. Ieri hanno annunciato un parziale ritiro del proprio staff anche alcune organizzazioni non governative. Lo riferisce la Misna, che riporta anche la decisione della Croce rossa internazionale (Cicr) che, invece, ha deciso di rafforzare l'intervento ad Abeché. "Abbiamo inviato un'equipe chirurgica dell'ospedale di Abeché in vista di un possibile flusso di feriti a causa dei combattimenti", ha spigato all'agenzia di stampa missionaria il portavoce della Cicr Anahita Kar. "Per il momento sono ricoverati più militari che civili, anche perché gli scontri si sono svolti all'esterno della città e non ci sono stati attacchi deliberati contro la popolazione", ha spiegato a Misna al telefono dalla capitale N'Djamena. Tra i feriti anche dei bambini scesi in strada durante i combattimenti per guardare da vicino la guerra e rimasti feriti da proiettili vaganti. In tutto l'est del Ciad sono in corso scontri e violenze. Gruppi di ribelli vogliono rovesciare il presidente eletto Idriss Deby. Molte città sotto tiro. In questa zona africana continua dunque quella che gli analisti hanno definito "guerra delle tre frontiere" e che include appunto gli scontri in Ciad, quelli nel nord-est della Repubblica centrafricana, scoppiati in ottobre, e la situazione di stillicidio che da anni sta vivendo il Darfur, regione sudanese teatro in questi ultimi giorni di ennesimi sanguinosi attacchi.(PeaceReporter, 06/12/06)

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Cresce il rischio di ìnternazionalizzazione del conflitto (Sergio Porcu, equilibri, 04/12/06)

Novembre è stato un mese ad alta tensione in Ciad. Nell’ultima settimana, si sono intensificati i violenti scontri tra le truppe regolari dell’esercito e i ribelli dell’Unione delle Forze per la democrazia e lo sviluppo (UFDD). Si è temuto che i ribelli potessero occupare la capitale N'djadema, dopo l’assalto alla città di Abeché. Mentre l’opposizione accusa il Presidente Deby di aver adottato misure sproporzionate, il governo ribatte che si sta correndo il rischio della “trasposizione del conflitto in Darfur”. La Francia, che sostiene la linea dura del Presidente Deby, si è espressa a favore dell’invio di truppe internazionali per fronteggiare l’emergenza. L’area di crisi riguarda il triangolo alle frontiere tra Repubblica Centrafricana, Sudan e Ciad, interessato da numerose violenze fomentate sia da gruppi autonomi di ribelli, sia da sommosse di matrice inter-comunitaria. L’instabilità attuale, secondo gli analisti, è un chiaro segnale del rischio di regionalizzazione del conflitto. E’ in corso una vera e propria osmosi bellica tra Ciad e Sudan, tanto che le autorità ciadiane accusano lo Stato confinante di alimentare i disordini. Pesanti accuse sono state mosse anche contro l’Arabia Saudita, che vorrebbe instaurare in Ciad l’Islam militante. Il Paese sarebbe, in questo senso, teatro di una guerra di destabilizzazione decisa dai governi di Khartoum e Riyadh. La posizione di potere del presidente Deby (Cfr. Ciad: il pugno di ferro del Presidente Deby contro i ribelli e le compagnie petrolifere) è quotidianamente messa in discussione dall’avanzata delle truppe dei rivoltosi, che sembrano muoversi in ordine sparso, con un unico obiettivo: far sprofondare il Paese nel caos. La destabilizzazione del Ciad – fattore comune dell’intera area del Sahel – rende sempre più probabile lo scenario di un’implosione dalle dimensioni catastrofiche. Si attendono le prossime mosse della comunità internazionale. (Sergio Porcu, equilibri,  04/12/06)

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N’Djamena, il giorno più lungo (Matteo Fagotto, PeaceReporter, 28/11/06)

Centinaia di truppe schierate per le strade della città, ministeri evacuati e forze dell’ordine in stato d’allerta. Così la capitale ciadiana N’Djamena si prepara a un possibile attacco dei ribelli dell’est, che negli ultimi giorni sono tornati all'offensiva. E se da una parte il governo ostenta fiducia, assicurando che la città non è in pericolo, dall’altra i ribelli promettono a breve la caduta del presidente Idriss Deby. Fino a lunedì, la confusione nel Paese regnava sovrana. Le notizie su un possibile attacco alla capitale si susseguivano, tanto da indurre l’ambasciata francese a non escludere un'offensiva contro N’Djamena nelle successive 24 ore. A destare preoccupazione erano soprattutto le notizie sulla posizione dei due gruppi ribelli: stando alle fonti francesi, il Rassemblement des forces démocratiques dei fratelli Tom e Timan Erdimi si trovava a Batha, a poche centinaia di km dalla capitale. Una notizia smentita dalle autorità ciadiane in serata con una nota ufficiale che ha fatto tirare un sospiro di sollievo alla capitale. Ma ciò non significa che il presidente Deby possa dormire sonni tranquilli. - Secondo le ultime notizie, confermate sia dall’esercito che dai ribelli, il Rafd e l'Union des forces pour la démocratie et le développement, l’altro gruppo ribelle guidato dal generale Mahamat Nouri, avrebbero ripiegato dirigendosi verso le loro basi alla frontiera con il Sudan. Stando all’esercito, i ribelli sarebbero stati ripetutamente sconfitti sul campo, mentre questi ultimi parlano solo di un ripiegamento tattico. Domenica, la città orientale di Abéché, a circa 150 km dal confine sudanese, è stata ripresa dall’esercito dopo una breve occupazione da parte delle truppe dell’Ufdd. Nella confusione, la popolazione avrebbe approfittato per saccheggiare i magazzini delle agenzie umanitarie, prima fra tutte l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, che avrebbe perso buona parte degli aiuti destinati ai campi profughi situati al confine con il Sudan.- La rinnovata attività dei ribelli mette nuovamente in discussione la stabilità del regime di Deby, già sopravvissuto lo scorso aprile a un attacco alla capitale che provocò la morte di centinaia di persone. Dopo quella sanguinosa battaglia, i ribelli hanno deciso di cambiare tattica, come ammesso recentemente dallo stesso Nouri: niente più grandi scontri campali, ma una serie di attacchi “mordi-e-fuggi” per logorare le già deboli forze ciadiane, come dimostrano le numerose e brevi occupazioni di città portate avanti dai ribelli nell’ultimo periodo.- A livello diplomatico si è registrata negli ultimi giorni un’importante novità. Oltre alle consuete accuse contro il Sudan, che secondo Deby fornirebbe armi e rifugi ai ribelli, sul banco degli imputati è finita anche l’Arabia Saudita, colpevole di voler esportare la propria visione di “islamismo militante”. Dall’altra parte, il presidente può ancora contare sull’appoggio della Francia, molto più propensa a sostenere il regime ciadiano ora di quanto lo fosse ad aprile, quando la sconfitta di Deby, data quasi per certa, aveva indotto Parigi a prendere contatti anche con i ribelli. Stavolta, Parigi è in prima linea nel promuovere l’invio di una forza di pace ai confini tra Ciad, Repubblica Centrafricana e Sudan, per controllare una terra di nessuno in cui operano almeno cinque formazioni armate. Un’iniziativa apprezzata a N’Djamena, ma che difficilmente eviterà a Deby l’ennesima resa dei conti militare. (Matteo Fagotto, PeaceReporter, 28/11/06)

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Colonna ribelli ripiega verso Sudan (SwissInfo, 27/11/06)

Una colonna di ribelli ciadiani, segnalata ieri nella regione di batha a est di N'Djamena, sta ripiegando oggi in direzione del Sudan. Lo hanno detto fonti militari e governative del Ciad. Le fonti hanno detto che ale truppe ribelli, avvistate ieri a circa 400 km a est di N'Djamena, sono state viste oggi in movimento verso est, in direzione della frontiera con il Sudan. Si tratta di combattenti della coalizione guidata dal Raggruppamento delle forze democratiche (Rafd) dei gemelli Tom e Timan Erdimi, due personalità un tempo vicine al presidente ciadiano Idriss Deby Itno. Le truppe di questo "coordinamento militare" che riunisce il Rafd e altri tre gruppi ostili al presidente Deby, hanno anche abbandonato la città di Biltine, a circa 150 km dalla frontiera con il Sudan, di cui sabato le forze ribelli avevano rivendicato la conquista. Ieri l'ambasciata francese in un comunicato aveva annunciato che "una grande colonna ribelle" era stata avvistata nella regione di Batha mentre avanzava "in direzione dell'ovest del Paese". "Per questo, non è esclusa la prospettiva di combattimenti nella grande periferia di N'Djamena nelle prossime ore", aveva avvertito l'ambasciata. Poche ore dopo, l'informazione era stata "categoricamente" smentita dal governo ciadiano, secondo cui "N'Djamena (non è) affatto minacciata". La stessa ambasciata ieri sera aveva segnalato che la colonna ribelle aveva cessato la sua avanzata. (SwissInfo,27/11/06)

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Ciad - Situazione confusa, colonna ribelli verso capitale(SwissInfo, 26/11/06)

Sembra essere sfuggita ormai al controllo del governo centrale la situazione che si è determinata nel Ciad, dove formazioni ribelli si sono rese protagoniste di attacchi a importanti centri abitati e, secondo fonti diplomatiche francesi, si starebbero muovendo in direzione della capitale, N'Djamena. A dirigersi, da est, verso la capitale sarebbe una colonna di insorti che si troverebbe già a circa 250 chilometri da N'Djamena. Al moltiplicarsi di attacchi da parte delle formazioni degli insorti, il governo del Ciad ha reagito oggi accusando il Sudan e, per la prima volta, anche l' Arabia saudita di sostenere i ribelli e affermando che le istituzioni legittime del Paese sono obiettivo di una "guerra per la promozione dell' islam militante". Le accuse del Governo di N'Djamena, presieduto da Idriss Deby Itno, sono state formulate a conclusione di una giornata che ha visto le truppe governative riconquistare, senza essere costrette al combattimento, la città di Abeché, a 700 chilometri ad est della capitale, abbandonata dai ribelli. La presa della città da parte dei guerriglieri, avvenuta sabato, avrebbe avuto - stando a fonti sanitarie - un bilancio di una sessantina di persone ferite. (SwissInfo,26/11/06)

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Violenze nell’est: condanna unione africana (EB, Misna, 25/11/06)

Il presidente della Commissione dell’Unione Africana Alpha Oumar Konaré ha espresso oggi “ferma condanna” per gli attacchi dei ribelli ad Abeché, principale città dell’est, che da alcune ore sarebbe sotto controllo dell’Unione delle forze per la democrazia e lo sviluppo (Ufdd). In un comunicato, Konaré si dice “gravemente preoccupato” per i movimenti dei ribelli nei dintorni di Abeché e chiede “ai gruppi armati di porre fine immediatamente ai loro attacchi”. Le operazioni dei ribelli, di cui la MISNA ha avuto conferma diretta, secondo il presidente della Commissione Ua costituiscono “una violazione flagrante dei principi dell’atto costitutivo dell’Unione Africana, tra cui il rispetto dell’integrità e dell’unità degli Stati membri e un tentativo inaccettabile di presa del potere attraverso metodi anticostituzionali”. Nel testo, Konaré condanna anche gli attacchi condotti dalla fine di ottobre da ribelli nel nord-est della Repubblica Centrafricana. Da alcune settimane il triangolo che comprende le frontiere tra Centrafrica, Sudan e Ciad è scosso da diverse violenze – alcune rivendicate da gruppi ribelli, altre di matrice inter-comunitaria – che hanno provocato nuove tensioni soprattutto tra il governo di N’Djamena e quello di Khartoum, i quali si accusano a vicenda per il sostegno ai ribelli. Già ieri l’Unione Africana aveva invitato questi due paesi a un “dialogo permanente”. Di fronte ai perduranti attacchi sui diversi fronti, il capo dell’esecutivo dell’Ua ha chiesto a tutti i paesi aderenti all’organismo panafricano “per mostrare solidarietà attiva e urgente verso Ciad e Centrafrica”. (EB, Misna, 25/11/06)

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90mila sfollati nell'est del paese (Vita, 24/11/06)

Nonostante questa settimana non siano stati registrati attacchi nell'instabile regione sud-orientale del Ciad, vicino al confine con la regione sudanese del Darfur, milioni di sfollati hanno ancora troppo timore di far ritorno ai loro villaggi, per la presenza di alcuni gruppi armati nella regione. I pochi ciadiani che hanno provato a ritornare per mettere in salvo i propri averi sono stati, in alcuni casi, feriti o addirittura uccisi. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) sta collaborando con la polizia ciadiana per accompagnare quei piccoli gruppi di sfollati che vogliono ritornare ai villaggi per prendere i propri beni; tra questi, i 23 villaggi che sono stati distrutti durante i recenti attacchi a sud e ad est della città di Goz Beida. Dozzine di altri villaggi sono stati abbandonati ancora prima di essere attaccati. L'UNHCR stima che al momento più di 90mila persone sono sfollate nel Ciad orientale, di cui almeno 15mila dagli inizi di novembre nel sud-est del paese, vicino al confine con il Darfur; di questi ultimi, circa 7mila si sono assemblati nei dintorni di Goz Beida, dove hanno cercato riparo sotto gli alberi o dove possibile. Secondo l'ufficio dell'UNHCR nell'area, la distribuzione di viveri di sussistenza prevista per oggi è stata sospesa a seguito della notizia di possibili attività militari nei pressi di Goz Beida. L'UNHCR prevede di trasferire i ciadiani sfollati in un sito temporaneo sulla via per Kerfi, a sud di Goz Beida. Questo sito accoglierà le persone fino a quando esse non potranno ritornare ai propri villaggi - il che non sembra essere molto plausibile al momento. Molti degli sfollati ciadiani hanno dichiarato all'Agenzia che ritorneranno solo nel momento in cui il governo renderà sicura la zona. (Vita,  24/11/06)

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Continuano gli attacchi; allarme di Msf per 5mila sfollati, (Unimondo, 22/11/06)

Bambini ed anziani bruciati vivi nelle loro case, uomini cui sono stati estratti gli occhi a colpi di baionette: sono atroci le testimonianze raccolte dall'Onu tra i superstiti degli attacchi dei famigerati predoni a cavallo contro i villaggi del Ciad sud-orientale, contagiato dalle violenze etniche del vicino Darfur. "Continuiamo a ricevere informazioni di attacchi violentissimi contro villaggi nel sud est del Ciad" - ha riferito Ron Redmond, portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). "Le informazioni fornite dai superstiti di recenti attacchi al sud di Goz Beida (Ciad sud orientale) sono simili: i villaggi sono circondati da uomini armati - alcuni in uniforme militare - che si muovono a cavallo o su cammelli. In alcuni casi, gli aggressori usano anche razzi per lanciare granate, hanno riferito i testimoni. I villaggi sono quindi completamente dati alle fiamme e gli abitanti freddati mentre tentano di fuggire. I superstiti descrivono i loro aggressori come arabi nomadi, provenienti dal Ciad e dal Sudan. Nei giorni scorsi il governo del Ciad ha annunciato di aver proclamato lo stato di emergenza in gran parte del Paese dopo i violenti scontri dei giorni scorsi fra comunità arabe e non arabe al confine con il Darfur sudanese. - Medici Senza Frontiere (Msf) è allarmata per la sorte di 5mila sfollati e alcuni membri del suo staff dispersi in seguito a un attacco nell'est del paese, dove continua ad aumentare la violenza. "Il 20 novembre un'equipe di Msf si è recata a Adé, dove si trovano 6mila sfollati, ma ancora non ha potuto appurare quanti di questi sono giunti da Koloye. Apparentemente, residenti di altri villaggi che sono stati attaccati e bruciati si sono uniti a quanti fuggivano da Koloye" - riporta una nota dell'associazione. Sia il Ciad che la Repubblica Centrafricana devono fare fronte all’avanzata di gruppi di guerriglia che agiscono come i guerrieri a cavallo filo-governativi che operano in Sudan. I governi di Ciad e Centrafrica accusano il Sudan di appoggiare questi movimenti. Khartoum però respinge le accuse. (…) (Unimondo,  22/11/06)

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Violenze nell’est: decine di vittime incluso collaboratore MSF (MZ, Misna, 20/11/06)

Almeno 23 persone, tra cui un collaboratore ciadiano dell’organizzazione umanitaria internazionale Medici senza frontiere (Msf), sono state uccise nel corso dell’attacco lanciato mercoledì da milizie di uomini armati a cavallo contro il villaggio di Koloy, nel sud est del Ciad a un centinaio di chilometri dal capoluogo Goz Beida. La MISNA lo ha appreso da fonti della stessa ong, le quali hanno precisato che nell’attacco, avvenuto tra mercoledì e giovedì scorsi, sono morti, oltre al collaboratore di Msf (“un’operatore saltuario e non un dipendente” precisano fonti di Msf alla MISNA), almeno 6 civili e 16 membri delle milizie di autodifesa, create proprio per respingere aggressioni come quelle in corso nella zona intorno a Goza Beida, dalla fine di ottobre. In una nota diffusa venerdì, la stessa organizzazione si era detta preoccupata per la sorte dei quasi 5000 civili che si trovavano nella zona e di 37 dei suoi dipendenti, tutti presenti nel villaggio al momento dell’attacco e di cui successivamente si era persa ogni traccia. Nelle ultime ore però circa 1800 civili sono stati rintracciati dalla Croce Rossa internazionale (Icrc) che li ha individuati nella zona di Ade, e 30 dei 37 dipendenti di Msf scomparsi sono stati ritrovati. Sono stati proprio loro a riferire al personale internazionale dell’ong della morte di un collega nel corso dell’attacco. Un altro operatore dell’ong è stato gravemente ferito e si trova al momento ricoverato presso l’ospedale di Goz Beida. Non si hanno ancora notizia di circa 3200 civili e di 7 dipendenti di Msf. (MZ, Misna, 20/11/06)

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Violenze nell’est : “manca l’acqua”, parla un operatore umanitario (MZ, Misna, 17/11/06)

“La situazione è molto confusa. Non è chiaro cosa stia accadendo in queste ultime settimane in Ciad, ma quello che è certo è che se la situazione non migliora rapidamente ci troveremo di fronte a una gravissima crisi umanitaria”: lo ha detto alla MISNA Roland Van Hauwemeiren, capo missione di Oxfam International in Ciad, raggiunto telefonicamente ad Abeché, la principale città nell’est del Paese. “Le principali agenzie internazionali e quelle dell’Onu già da tempo lavorano al limite delle loro possibilità per assistere i 280.000 profughi sudanesi scappati dal Darfur e riparati nell’est ciadiano. L’afflusso di nuovi rifugiati interni, ormai sono quasi 60.000 i ciadiani fuggiti alle violenze degli ultimi mesi, sta facendo precipitare la situazione. Le risorse sono limitate e siamo chiamati a metterle a disposizione di un numero di persone che continua ad aumentare” spiega ancora Hauwemeiren, il quale cita l’esempio della scarsità di acqua . “Le pompe e i generatori che abbiamo stanno lavorando già al massimo della loro capacità per rispondere ai bisogni esistenti, ma l’acqua è un bene prezioso da queste parti perché ce n’è sempre troppo poca” dice Hauwemeiren alla MISNA. L’arrivo di migliaia di sfollati a Goz Beida - dopo che nei giorni scorsi i villaggi circostanti sono stati sistematicamente distrutti da bande di predoni arabi appartenenti ad alcune comunità locali – sta mettendo in crisi il sistema di consegna degli aiuti alimentari e, sottolinea il capo missione di Oxfam, nei prossimi giorni potrebbero essere ridotte le razioni di acqua e di aiuti garantite finora ai profughi sudanesi per aiutare anche i rifugiati interni ciadiani. Ma l’insicurezza generale che si respira da giorni in molte zone dell’est e del sud-est del Ciad sta rendendo difficile anche i movimenti degli operatori umanitari. Fonti locali contattate dalla MISNA fanno sapere che ancora “non vi è una presenza militare visibile” nella zona di Goz Beida -epicentro delle violenze che dall’inizio di novembre ad oggi avrebbero provocato, secondo il governo, almeno 400 vittime – nonostante la promessa del governo ciadiano di inviare rinforzi nell’area per garantire la sicurezza. Secondo le poche informazioni in circolazione, le nuove violenze che da settimane stanno scuotendo il sud-est del Ciad sarebbero da ricollegare agli scontri “interetnici”, come li hanno definiti fonti Onu, tra alcune comunità di popolazioni afro (sedentarie e dedite all’agricoltura) e altre arabe (nomadi e dedite alla pastorizia) che proprio in questo periodo, spiegano fonti ciadiane, sarebbero in fase di transumanza. Ma sono sempre di più quelli che collegano le nuove violenze ciadiane con il recente riacutizzarsi del conflitto in corso subito oltre frontiera, ovvero in Darfur, la regione occidentale sudanese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno. “Da queste parti c’è un proverbio che recita più o meno così: se piove in Darfur, anche nell’est del Ciad ti bagnerai i piedi” dice Hauwemeiren alla MISNA, precisando però che per il momento non vi sono elementi chiari che per collegare gli ultimi sviluppi ciadiani con la crisi sudanese, d’altronde in corso già da quasi quattro anni. Della stessa idea, però, sembra essere anche l'Alto commissario dell'Onu per i rifugiati, Antonio Guterres, il quale, in una conferenza stampa tenuta oggi a Roma dopo aver incontrato il Papa, ha detto: "Il Darfur è l'epicentro del terremoto, ma l'effetto si sente e le onde si propagano nei Paesi vicini". (MZ, Misna,  17/11/06)

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Nuovi attacchi nel sud-est del Paese (Vita, 14/11/06)

A seguito delle notizie giornaliere di nuovi attacchi nel sud-est del Ciad, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è fortemente preoccupato che la situazione nella regione, già molto instabile, continui a deteriorarsi. Ieri il governo del Ciad ha dichiarato lo stato di emergenza ed ha affermato che sta elaborando una strategia per gestire la situazione. L'UNHCR resta preoccupato per la grave situazione umanitaria e per le difficoltà che sta affrontando nel tentativo di assistere in modo appropriato la popolazione locale, gli sfollati e i rifugiati. Le violenze, che hanno causato oltre 220 morti, presentano caratteristiche simili a quelle nella vicina regione sudanese del Darfur. L'UNHCR teme che le ostilità tra le comunità divengano ingestibili e possano minacciare l'intera regione sud-orientale del Ciad. Dal 7 novembre, circa 5mila nuovi sfollati ciadiani sono arrivati in un insediamento di sfollati ad Habile, 45 chilometri a sud-est di Goz Beida. L'UNHCR sta effettuando un censimento degli altri sfollati che stanno cercando rifugio in altre parti della stessa area, ma i dati non sono ancora disponibili. In totale, sono circa 68mila le persone sfollate in Ciad orientale a causa degli attacchi verificatisi nell'ultimo anno. (…) Dal 4 novembre, almeno 20 villaggi sono stati attaccati nella regione a sud di Goz Beida. L'area è considerata molto insicura. Ieri una missione congiunta guidata dall'UNHCR per valutare le condizioni del villaggio di Louboutigue attaccato di recente, è dovuta fuggire quando uomini nascosti hanno sparato, probabilmente in segno di avvertimento. Non vi sono stati feriti, ma si tratta di un esempio del terrore che decine di migliaia di ciadiani vivono quotidianamente nel sud-est del paese. Le testimonianze degli sfollati ciadiani si somigliano in modo impressionante: gli aggressori sono quasi sempre identificati come appartenenti all'etnia araba e sono spesso conosciuti personalmente dalle vittime, in quanto vicini con cui hanno convissuto per generazioni; sono per lo più armati, soprattutto di Kalashnikov; si spostano a cavallo, cammello o a bordo di camion; talvolta indossano divise militari, talvolta abiti civili. (…)(Vita, 14/11/06)

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Governo dichiara stato di emergenza dopo scontri fra civili (Reuters, 13/11/06)

Il Ciad ha dichiarato oggi lo stato di emergenza per la capitale N'Djamena e per le regioni orientali, ha riferito un portavoce del governo. La misura speciale è stata applicata in seguito ai violenti scontri avvenuti nelle scorse settimane fra etnie diverse, in cui sono morte centinaia di persone. Il governo, che è già impegnato a combattere una ribellione armata, ha accusato le milizie arabe provenienti dal Sudan di aver provocato gli scontri tra i cittadini del Ciad di origini arabe e quelli di altre etnie, attraverso frequenti raid eseguiti fra i confini orientali del Ciad con la regione sudanese del Darfur. (Reuters,  13/11/06)

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Villaggi attaccati, molte vittime e persone in fuga (Aise, 09/11/06)

Sulla base di informazioni ricevute dall'Unhcr, diversi remoti villaggi del Ciad sud-orientale nei pressi del confine con la regione sudanese del Darfur sono stati attaccati, saccheggiati e dati alle fiamme durante la settimana scorsa da uomini armati a cavallo. Queste incursioni hanno provocato oltre 200 morti e costretto centinaia di persone a lasciare le proprie abitazioni. Dopo aver appreso di diversi brutali attacchi nella regione, un team di operatori dell'Unhcr si è diretto ieri, 8 novembre, nell'area di Kerfi, 40 chilometri a sud dell'ufficio dell'Agenzia nella città di Goz Beida. Abitanti del luogo hanno riferito agli operatori delle Nazioni Unite che gli attacchi sono cominciati sabato 4 novembre ed hanno finora colpito i villaggi di Bandicao, Badia, Neweya, Kerfi, Agourtoulou, Abougsoul e Djorlo. Vi sono informazioni che ieri sarebbero stati attaccati anche i villaggi di Tamadjour e Loubitegue. Oltre mille persone fuggite da una decina di villaggi della regione sono arrivate ieri a Koukou Angarana e nel vicino campo di sfollati di Habile. Altri sfollati continuano ad arrivare man mano che lasciano i propri nascondigli nella boscaglia. Il campo di Habile già accoglie 3.500 ciadiani sfollati a causa della violenza dell'ultimo anno. L'Unhcr sta inoltre verificando le informazioni sull'arrivo di altre persone nei pressi del campo di rifugiati di Djabal, nell'area di Goz Beida, la principale città del Ciad sud-orientale. Dal quartier generale dell'Unhcr a Ginevra, l'Alto Commissario per i Rifugiati António Guterres ha esortato la comunità internazionale ad intervenire urgentemente e a fornire sostegno al fine di fermare la violenza crescente. (…) Gli operatori dell'Unhcr in Ciad sud-orientale stanno ancora raccogliendo informazioni, i primi rapporti indicano che 220 persone sarebbero rimaste uccise e 12 ferite nella serie di attacchi verificatasi nell'ultima settimana. Molti dei feriti si trovano ancora nei loro villaggi o nelle loro vicinanze, poiché non hanno mezzi per essere trasportati nel più vicino centro medico nel villaggio di Kerfi o a Goz Beida. (…)(Aise, 09/11/06)

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Scontri tra comunità nel sud-est: più di 100 morti (Peacereporter, 07/11/06)

Secondo quanto riferito dalle autorità ciadiane, la scorsa settimana scontri avvenuti nel sud-est del Paese tra diverse comunità avrebbero provocato più di 100 morti. Le violenze avrebbero avuto come protagonisti Arabi e Kibet, ma non è chiaro quale sia stato il motivo scatenante del conflitto. La situazione sarebbe tornata calma nella giornata di sabato. (Peacereporter, 07/11/06)

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Ribelli annunciano presa città e continuano ad avanzare (MZ, Misna, 23/10/06)

Combattimenti tra gruppi ribelli e truppe governative ciadiane sono avvenuti ieri nell’est del Ciad, dove da mesi sono presenti un’infinità di sigle e formazioni anti-governative accomunate dalla volontà di estromette il presidente in carica Idriss Deby. Come al solito, le informazioni che giungono dall’est del Ciad sono scarse, confuse e contraddittorie, con poche possibilità di compiere verifiche indipendenti. Secondo le ricostruzioni in circolazione, ieri i ribelli avrebbero attaccato la città di Goz Beida, nell’est del Ciad. I ribelli sostengono di aver preso il controllo del centro abitato, senza incontrare troppa resistenza, mentre il governo di N’djamena dice di aver respinto l’attacco. Fonti giornalistiche ciadiane stamani fanno sapere che l’attacco a Goz Beida sarebbe stato sferrato dagli uomini dell’ex-ministro della Difesa (uno dei tanti esponenti di punta dell’esercito e della politica che nei mesi scorsi hanno lasciato il presidente Deby e la capitale per darsi alla clandestinità nell’est del paese e dar vita a movimenti anti-governativi armati) col supporto di elementi del Fuc (Fronte unito per il cambiamento), il gruppo protagonista lo scorso aprile di un fallito attacco alla capitale. Secondo le stesse fonti i ribelli starebbero ora proseguendo la loro avanzata verso Amtimane, la quinta città del paese. A Goz Beida si trova un campo profughi in cui vivono circa 17.000 sudanesi, tutti fuggiti dal confinante Darfur, la regione occidentale sudanese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno. (MZ, Misna, 23/10/06)

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Flussi di profughi e testimonianze di nuovi attacchi a confine con Darfur (BF, Misna, 19/10/06)

Con l’arrivo della stagione secca, si sono intensificati gli attacchi contro civili in Ciad, a pochi chilometri dal confine con il Sudan, da parte di milizie arabe Janjaweed e ribelli dello stesso Ciad provenienti da oltre frontiera; lo hanno denunciato fonti dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur) e del governo locale, riferendo che dal 4 ottobre almeno 10 villaggi sono stati attaccati, provocando circa 3.000 sfollati e – secondo testimonianze ancora in parte prive di riscontri indipendenti - un centinaio di morti, inclusi donne e bambini, e decine di feriti. “Sono arrivati a cavallo sparandoci contro con fucili M14. Siamo riusciti a contrattaccare per qualche giorno, ma poi sono arrivati I ribelli sulle Toyota e armi pesanti come i bazooka. Hanno ucciso tante persone” ha raccontato alla ‘Reuters’ uno dei sopravvissuti, fuggito con gli altri nel campo profughi Goz Amir nei pressi di Kokou Angarana, 90 chilometri dal confine con il Sudan. Non è possibile stabilire il numero preciso delle vittime che secondo il capo amministrativo locale, Mahamat Ibrahim Bahit, sarebbero più di 100; presso i centri sanitari gestiti da organizzazioni umaniarie sono stati contatati almeno 36 feriti, ma si ritiene che complessivamente potrebbero essere molti di più. Sembra che gli aggressori abbiano raggiunto i villaggi approfittando della stagione secca, quando si prosciugano i ‘wadi’, corsi d’acqua stagionali altrimenti avrebbero ostacolato o impedito il passaggio di cavalli e jeep usate dai Janjaweed. Le incursioni in Ciad delle milizie arabe e dei ribelli locali, che trovano rifugio in Darfur, hanno creato gravi tensioni tra il governo di N’Djamena e quello di Khartoum, accusato dal presidente del Ciad Idriss Deby di orchestrare le violenze per destabilizzare il suo paese. Secondo un recente rapporto dell’Onu, inoltre, i ribelli del Ciad sarebbero i nuovi protagonisti delle violenze contro i civili anche in Darfur, dove combattono al fianco dell’esercito sudanese e delle milizie filo-governative Janjaweed. (BF, Misna,  19/10/06)

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Ribelli dell’est contro invio contingente onu al confine con Darfur (EB, Misna, 12/10/06)

I ribelli attivi nell’est del Ciad si sono detti contrari all’invio di una forza dell’Onu al confine con la regione sudanese del Darfur, perché questo ostacolerebbe i loro piani di “rovesciare il presidente Idriss Deby”. Lo afferma un sedicente portavoce del Fronte unito per il cambiamento democratico (Fuc o Fucd), il gruppo armato che da oltre un anno raccoglie dissidenti dell’esercito e forze anti-governative nelle regioni orientali del Ciad. In una conferenza stampa a Dakar (Senegal), Albissaty Saleh Allazan – affermando di parlare a nome del ‘comando militare’ del Fuc – ha affermato che lo schieramento di una missione di peacekeeping in Darfur “ci impedirebbe di avanzare” verso N’Djamena, distante oltre 800 chilometri. Ad aprile i ribelli del Fuc attaccarono la capitale ma furono respinti dall’esercito. Contrasti su base di appartenenza a comunità e clan hanno creato divisioni all’interno della stessa ribellione, che oggi appare indebolita. Un rapporto presentato poche ore fa al Palazzo di Vetro a New York evidenzia palesi violazioni all’embargo sulle armi imposto dall’Onu in Darfur, dove dal 2003 è in corso un conflitto. Il documento accusa i ribelli del Ciad di essere diventati negli ultimi mesi i nuovi protagonisti del dramma che si consuma quotidianamente in Darfur, precisando che questi elementi agiscono (soprattutto negli Stati del Darfur settentrionale e occidentale) a fianco dell’esercito sudanese e delle milizie filo-governative di predoni arabi note col nome di Janjaweed. (EB, Misna,12/10/06)

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Duri combattimenti al confine tra Sudan e Ciad. L’esercito di Khartoum utilizza aerei ed artiglieria pesante. Oltre 80 i feriti.( Giulio Albanese - Radiovaticana, 09/10/06)

Violenti combattimenti sono avvenuti nella notte tra sabato e domenica al confine tra Sudan e Ciad. Lo hanno riferito fonti indipendenti, precisando che le truppe di Khartoum hanno ingaggiato uno scontro frontale contro le milizie ribelli. Il bilancio delle vittime è drammatico: circa 80 i feriti, ma potrebbero esserci molti morti. .( Giulio Albanese - Radiovaticana,  09/10/06)

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Ancora scontri nell’est tra ribelli e forze governative (EB, Misna, 20/09/06)

Notizie contraddittorie giungono dall’est del Paese su nuovi scontri tra esercito e ribelli, che già mesi scorsi hanno più volte cercato di rovesciare il presidente Idriss Deby. Secondo un comunicato del gruppo ‘Concordia nazionale del Ciad’ di cui la MISNA ha avuto visione, gli insorti avrebbero respinto un attacco “di grande portata” delle forze governative, affermando inoltre di aver provocato gravi di perdite tra i militari e il ferimento di due generali. Una fonte anonima dell’esercito ha invece detto all’agenzia di stampa ‘Reuters’ che i soldati governativi avrebbero scacciato i ribelli dalla località di Hadjer Marfaine, tra Adre e Birao, non lontano dal confine con il Sudan. Stando alla stessa fonte, i combattenti anti-governativi sarebbero in fuga, mentre un sedicente portavoce dei ribelli detto che l’operazione dell’esercito è stata condotta da circa 3.000 militari con l’appoggio di elicotteri d’attacco. Al momento non vi sono comunque conferme indipendenti. Una decina di giorni fa altri combattimenti sono avvenuti tra forze governative e gli uomini del Fronte unito per il cambiamento democratico (Fuc), la ribellione che raggruppa numerosi ex-ufficiali governativi e membri dello stesso clan del presidente Deby. Ad aprile di quest’anno il Fuc ha lanciato un assalto alla capitale, represso dalle forze di sicurezza alla vigilia delle presidenziali, vinte da Deby malgrado il boicottaggio dell’opposizione e accuse di brogli. Il Ciad ha di recente ripreso le relazioni diplomatiche con il Sudan dopo aver accusato Khartoum di sostenere la ribellione. Nell’est del Ciad vi sono circa 200.000 profughi della confinante regione sudanese del Darfur, dove dal 2003 sono in corso violenze. (EB, Misna, 20/09/06)

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Ciad - Scontri armati nell'est - (Peacereporter, 11/09/06)

Nell'est del Ciad si sono verificati scontri tra militari governativi e ribelli. Riporta la notizia l'agenzia stampa missionaria 'Misna' citando fonti dei ribelli e dell'esercito. Secondo un portavoce del Fronte unito per il cambiamento democratico (Fuc), circa 2 mila combattenti sarebbero partiti diretti nella capitale N'Djamena. Secondo fonti di stampa internazionale, gli scontri sarebbero avvenuti ad Aram Kolle, 65 chilometri a est della città di Biltine. Nell'est del Ciad vi sono circa 200 mila profughi provenienti dalla confinante regione sudanese del Darfur, dove dal 2003 sono in corso violenze. (Peacereporter,  11/09/06)

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Petrolio: ora presidente vuole maggioranza dei proventi del greggio (EB, Misna, 30/08/06)

Il governo deve avere “ragionevolmente il 60%” delle azioni del consorzio internazionale che sfrutta il petrolio del Ciad: lo ha detto il presidente Idriss Deby a tre giorni dal decreto di espulsione di due società straniere – la malese Petronas e la statunitense Chevron-Texaco – accusate di non aver versato le imposte relative ai proventi del greggio. Le due società attualmente controllano rispettivamente il 35% e il 25% del consorzio che ha pagato 3,7 miliardi di dollari per la realizzazione dell’oleodotto indispensabile a trasportare l’oro nero dal Ciad all’Oceano Atlantico attraverso il Camerun, con una produzione stimata al momento di 160.000 barili al giorno, che però potrebbe aumentare. Il restante 40% della società è controllato dal gigante americano Exxon-Mobil, che controlla gran parte degli impianti. Il contratto per lo sfruttamento del petrolio del Ciad – che la stampa locale definisce “particolarmente leonino” – prevede che il governo di N’Djamena riceva solo il 12,5% dei proventi, ma le autorità non hanno partecipazione diretta nel consorzio. Deby, però, ha dichiarato di voler cambiare, chiedendo che il Ciad detenga il 60% delle azioni, cioè la maggioranza. Ieri, in un discorso all’esterno del palazzo presidenziale della capitale, ha detto che le due società straniere devono pagare imposte per circa 1 miliardo di dollari; un suo consigliere ha poi corretto l’importo, affermando che il presidente si è sbagliato e la quota è di mezzo miliardo di dollari. Secondo fonti di stampa, Deby avrebbe accusato il consorzio di aver già guadagnato 5 miliardi di dollari, lasciando al Ciad solo 588 milioni. L’iniziativa di Deby – al potere con un golpe dal 1990 e fortemente indebolito negli ultimi mesi da ribellioni armate interne – è stata duramente criticata dall’opposizione politica, secondo cui il regime starebbe solo cercando di mettere le mani sul petrolio. (EB, Misna, 30/08/06)

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Petrolio, espulsione società straniere: arrivano i cinesi? (EB, Misna,  28/08/06)

Il primo ministro della Malesia ha ordinato oggi un’inchiesta interna dopo l’espulsione della società petrolifera nazionale ‘Petronas’ dal Ciad, accusata – insieme all’americana Chevron – di non avere pagato le imposte per lo sfruttamento di greggio nel paese africano. Sabato scorso il presidente del Ciad, Idriss Deby, aveva intimidito la chiusura degli uffici da oggi a due delle tre società petrolifere straniere impegnate in un consorzio che gestisce in loco l’estrazione e la distribuzione dell’‘oro nero’, insieme alla società statunitense ExxonMobil. “Per me è una grande sorpresa, perché non accade spesso che un’azienda come la Petronas si implicata in una simile disputa” ha affermato il premier malese Abduallh Ahmad Badawi, citato dai quotidiani del suo paese. Sabato Deby aveva anche annunciato la rimozione di tre suoi ministri – tra cui il responsabile del dicastero del petrolio - accusati di aver garantito l’esenzione delle tasse alle due compagnie straniere. La gestione dello sfruttamento del petrolio rimarrà per ora alla statunitense ExxonMobil, che di fatto controlla l’oleodotto principale per il trasporto del greggio verso il Camerun e l’Oceano Atlantico. Secondo la corrispondente della ‘Bbc’ da N’Djamena, la decisione di Deby non dovrebbe provocare conseguenze sulla produzione di petrolio. Il presidente del Ciad nei giorni scorsi aveva chiesto al Parlamento di rivedere l’accordo in base al quale il governo locale ottiene solo il 12,5% dei proventi della vendita del greggio ma non partecipa al Consorzio con le società petrolifere; Deby ha detto chiaramente che il suo Paese vuole entrare in modo diretto nella gestione della sua principale risorsa. Nei mesi scorsi Deby aveva avuto contrasti con la Banca Mondiale, che ha finanziato l’oleodotto chiedendo al governo di destinare i proventi petroliferi alle “future generazioni” e alla lotta contro la povertà. Secondo alcune fonti, non si esclude che l’allontanamento delle due società anglo-malesi possa preludere all’ingresso di compagnie cinesi – già presenti nello sfruttamento petrolifero tra l’altro in Angola e Sudan – dopo che il Ciad ha ripreso di recente le relazioni diplomatiche con Pechino. (EB, Misna,  28/08/06)

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Consegnati all’UA capi gruppo ribelle del Darfur (FB, Misna, 24/08/06)

Sono stati consegnati a una rappresentanza dell’Unione Africana (Ua) i sette capi del Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (Jem), uno dei gruppi ribelli attivi nella regione sudanese occidentale del Darfur, arrestati nei giorni scorsi in circostanze non ancora chiare in Ciad: lo ha riferito il ministro della Sicurezza, Routouang Yoma Golom, sottolineando che “si tratta di un gesto del governo ciadiano che testimonia la sua vera volontà di pace per il Darfur”. Già ieri il capo del Jem, Khali Ibrahim, aveva rivolto un appello al presidente Idriss Deby chiedendogli di rilasciare i suoi uomini e assicurando che il movimento “non ha alcun soldato presente in territorio ciadiano”. Fonti della polizia hanno precisato che gli esponenti del Jem, contrari all’accordo di pace siglato nel maggio scorso ad Abuja, in Nigeria, erano stati catturati a N’Djamena e ad Abeché, villaggio dell’est del paese, al confine con il Darfur. Di fatto finora i ribelli avevano potuto circolare liberamente nella capitale ciadiana dove avevano alcune residenze e per un periodo di tempo si erano stanziati nella locale ambasciata sudanese. In base all’intesa raggiunta lo scorso 26 luglio i governi di N’Djamena e Khartoum si sono impegnati a non dare più ospitalità ai rispettivi movimenti ribelli e a creare una commissione militare congiunta incaricata di controllare la lunga frontiera (1000 chilometri) che divide i due paesi. (FB, Misna, 24/08/06)

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Ciad – Pechino riprende i legami diplomatici con il Ciad (Rainews24, 07/08/06)

La Cina punta sull'Africa. È di domenica l'annuncio da parte del Ciad della ripresa dei proprio legami diplomatici con il gigante asiatico. È il terzo Paese africano, dopo Liberia e Senegal, dal 2000 a normalizzare i propri rapporti con la Cina e a rompere con Taiwan, considerata da Pechino una provincia rinnegata. Segno del crescente interesse politico ed economico che il continente nero riveste per l'Impero celeste. Secondo gli analisti, questa nuova svolta nelle relazioni sino-africane riflette una tendenza che appare irreversibile nel breve periodo: le nazioni africane, infatti, hanno l'urgenza economica di riavvicinarsi alla Cina, nonostante stretti legami finanziari con Taiwan. (…) Per la Cina, l'Africa non è solo un campo di battaglia diplomatico con Taiwan: gli obiettivi di Pechino sono anche economici. "I cinesi hanno inviati in Africa per reperire risorse naturali e sbocchi per i loro prodotti", sottolinea Barry Sautman, professore all'Università delle scienze e delle tecnologie di Hong Kong. Non a caso, il commercio bilaterale tra Africa e Cina è quintuplicato nei cinque anni passati. Il primo interesse di Pechino è assicurarsi il rifornimento di petrolio. Ma i cinesi non sono in Africa solamente per fare "shopping". Le numerose visite dei funzionari e diplomatici dell'Impero celeste preparano il campo all'alto ruolo politico e diplomatico che Pechino pretende di giocare, in proporzione con le sue dimensioni economiche. Dal canto loro, i Paesi africani, di solito destabilizzati da guerre civili e conflitti regionali, hanno necessità dell'appoggio cinese al Consiglio di sicurezza dell'Onu - e del suo diritto di veto - per evitare sanzioni internazionali. Nel caso del Ciad, il governo di N'Djamena spera che Pechino potrà aiutare a votare una risoluzione che faccia desistere il Sudan dall'armare i ribelli presenti sul proprio territorio. (…)(Rainews24,  07/08/06)

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Ancora scontri: 32 morti e 50 feriti (Peacereporter, 06/06/06)

Ancora combattimenti in Ciad: 32 morti, 50 feriti. Gli scontri si sono svolti nel fine settimana vicino a Tiné, al confine col Sudan, fra ribelli e esercito. Secondo fonti del governo, negli scontri sono rimasti uccisi 10 soldati e 22 ribelli, definiti "mercenari al soldo di Khartoum". A questi scontri, i primi confermati ufficialmente dopo l'attacco alla capitale avvenuto il 13 aprile scorso, avrebbe partecipato il Socle pour le changement, l'unité e la democratie (Scud), che assieme con il Fronte unito per il cambiamento (Fuc) - responsabile dell'attacco di aprile - è considerato uno dei principali movimenti di ribelli nati negli ultimi tempi allo scopo di cacciare il presidente in carica, Idriss Deby. Nello Scud sarebbero coinvolti alti esponenti dell'esercito e del partito dello stesso Deby, che gli si sono rivoltati contro. Anche lo Scud avrebbe la propria roccaforte in Sudan. (Peacereporter, 06/06/06)

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Unhcr: proseguono attacchi janjaweed (Swissinfo, 06/06/06)

Gli attacchi dei ribelli sudanesi janjaweed contro le popolazioni del Ciad orientale sono diventati "sistematici", sempre più violenti e mortali, ha denunciato oggi a Ginevra l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). "L'Unhcr è estremamente preoccupato per i continui attacchi delle milizie janjaweed nel Ciad orientale. Rischiano di provocare nuovi sfollati interni nella regione. La violenza - ha affermato il portavoce Ron Redmond - minaccia inoltre i circa 213mila profughi sudanesi", fuggiti dal Darfur e giunti nel vicino Ciad. "Nulla sembra indicare che queste violenze prenderanno fine. E' necessaria maggiore sicurezza", ha aggiunto Redmond. L'Unhcr stima in 50mila il numero di sfollati nel Ciad orientale fuggiti dai loro villaggi negli ultimi mesi a causa degli attacchi sferrati dai janjaweed, ribelli sudanesi accusati di atrocità nel conflitto del Darfur (Sudan occidentale) che in tre anni ha causato decine di migliaia di morti ed oltre due milioni di profughi. Negli ultimi tre mesi, gli attacchi dei janjaweed contro la popolazione del vicino Ciad "sembrano essere diventanti più sistematici e mortali", ha detto Redmond. Nell'ultimo attacco, 350 capi di bestiame sono stati rubati. Non sono segnalati morti o feriti, ma in aprile cento uomini erano stati massacrati a Djawara, circa 60 km dal confine sudanese. L'Unhcr ha più volte condannato con forza le infiltrazioni dei ribelli sudanesi armati all'interno dei campi di rifugiati nel Ciad orientale. (Swissinfo, 06/06/06)

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Primi bilanci di nuovi combattimenti con ribelli (MZ, Misna, 06/06/06)

Sarebbero almeno 32 le persone morte e 50 quelle rimaste ferite nei combattimenti avvenuti nel fine settimana tra ribelli e l’esercito ciadiano nei pressi della città di Tiné, al confine con il Sudan. Lo riferiscono fonti dello stesso governo ciadiano, precisando che negli scontri - i primi su cui si è avuta conferma dal fallito attacco lanciato da alcuni ribelli contro la capitale N’djamena il 13 aprile scorso – sono rimasti uccisi 10 soldati governativi e 22 ribelli, che il governo, nella nota con cui ha reso noto il bilancio dei combattimenti, definisce “mercenari al soldo di Khartoum”. Questi ultimi episodi di violenza avrebbero coinvolto lo Scud ('Socle pour le changement, l’unité et la démocratie'), che, insieme al Fronte unito per il cambiamento (Fuc), è considerato uno dei principali movimenti ribelli nati nei mesi scorsi con lo scopo di cacciare il presidente Idriss Deby. Secondo molti osservatori, proprio questo movimento sarebbe quello più pericoloso per il futuro del presidente, dal momento che in esso sono raccolti importanti esponenti dell’esercito e del partito di Deby (nonché appartenenti al suo stesso clan familiare) che nei mesi scorsi gli hanno voltato le spalle. Si ritiene che lo Scud, così come il Fuc (il gruppo che guidò l’attacco sulla capitale lo scorso aprile), abbia le proprie roccaforti al confine col Sudan. Deby, che è riuscito a ottenere un terzo mandato consecutivo vincendo le ultime elezioni, deve fare i conti da mesi con una forte opposizione sia politica che armata. (MZ, Misna,06/06/06)

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N’djamena accusa Sudan di “ingerenza”. Khartoum nega e apre a dialogo (EB, Misna, 31/05/06)

Una richiesta di esercitare pressioni perché il Sudan “sospenda il suo sostegno ai ribelli che vogliono rovesciare il governo del Ciad” è stata rivolta oggi ai Paesi della Comunità degli stati del Sahel-Sahara (Cen-Sad) dal ministro degli esteri di N’Djamena, Ahmat Allami. “Il Sudan ha superato i limiti, ci aggredisce e noi siamo le vittime” ha detto il capo della diplomazia del Ciad a margine della riunione dei ministri degli esteri dell’organismo regionale a Tripoli, in Libia. Il suo omologo sudanese, Lam Akol, ha tuttavia negato ogni ingerenza, spiegando che le autorità di Khartoum “sono pronte a risolvere il contenzioso”. Dal 2003 la guerra nella confinante regione sudanese del Darfur ha esacerbato i rapporti tra i due paesi, anche perché oltre 200.000 rifugiati sono da tempo ospitati nell’est del Ciad. Khartoum e N’Djamena si accusano a vicenda di sostenere le relative ribellioni; nei mesi scorsi le tensioni hanno provocato la rottura delle relazioni diplomatiche. Il Ciad è stato a lungo mediatore nel conflitto del Darfur, ma ha poi abbandonato il tavolo della trattativa accusando il Sudan di sostenere i ribelli ciadiani attivi nell’est del paese, che a metà aprile tentarono di rovesciare il presidente Idriss Deby, da poco riconfermato al potere dopo una consultazione boicottata dall’opposizione. (EB, Misna, 31/05/06)

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Milizia Sudan ha ucciso 100 persone (Ansa, 25/05/06)

Miliziani sudanesi Janjawid assieme a reclute ciadiane hanno ucciso piu' di cento persone nel Ciad orientale il mese scorso. Lo ha denunciato l'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch. Citando testimoni oculari e indagini sul posto, Hrw ha detto che i massacri, fatti anche a colpi di machete, sono avvenuti il 12 e 13 aprile in quattro villaggi vicini mentre i ribelli ciadiani si stavano spostando verso ovest per attaccare la capitale Ndjamena. (Ansa, 25/05/06)

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Nuova alleanza anti Deby spalleggiata dal Sudan (Peacereporter,16/05/06)

Il Ciad ha accusato il Sudan di oganizzare una nuova alleanza di ribelli ciadiani per tentare di rovesciare il governo del presidente Idriss Deby e ha sollecitato la comunità internazionale ad intervenire. Il ministro dell'Informazione Hourmadji Moussa Doumgor ha dichiarato che la coalizione appoggiata da Khartoum annovera tra le sue fila un comandante ribelle ciadiano che il mese scorso con le sue milizie ha attaccato la capitale N'Djamena e due fuoriusciti dall'amministrazione di Deby. Non sono ancora giunte smentite dal Sudan, che sistematicamente nega le accuse di spalleggiare i ribelli anti Deby. (Peacereporter, 16/05/06)

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Campi profughi serbatoi per ribelli sudanesi (Vita, 16/05/06)

I campi di rifugiati nel Ciad orientale e provenienti dal Darfur (Sudan Occidentale) sono diventati serbatoi di manovalanza per i gruppi ribelli sudanesi. Lo ha denunciato l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr). Nel mese di marzo all'interno dei campi di Breidjing e Treguine sono stati forzatamente o volontariamente reclutati da alcuni gruppi ribelli sudanesi circa 4.700 tra uomini e ragazzi. Nel mese di aprile sarebbero avvenuti episodi simili anche nel campo di Goz Amir e l'Unhcr teme che il reclutamento possa diffondersi anche in altri insediamenti di rifugiati in Ciad orientale. L'Onu ha chiesto al governo di N'djamena che venga mantenuta la natura civile dei campi. Una loro militarizzazione li rende bersaglio di tutte le parti in gioco, mettendo in pericolo tutti i rifugiati. I giovani rifugiati che riescono a ritornare nei campi riferiscono di essere stati portati in campi di addestramento improvvisati lungo il confine tra Sudan e Ciad e di aver imparato, tra le altre cose, come si puliscono le armi. Quelli che si rifiutavano venivano picchiati. Veniva loro detto che dopo l'addestramento sarebbero stati mandati a combattere. Di diverse centinaia di giovani uomini e di ragazzi provenienti dai campi di Breidjing e Treguine si sono perse le tracce e si ritiene che possano trovarsi in qualche campo di addestramento lungo il confine tra Sudan e Ciad e quelli che sono riusciti a fuggire e a tornare nei campi adesso temono che i gruppi ribelli ritornino a prenderli. L'Unhcr ha di nuovo fatto appello al governo ciadiano affinche' faccia tutto il possibile per garantire la natura civile dei campi profughi e la sicurezza dentro e fuori da essi. (Vita, 16/05/06)

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L'opposizione non riconosce la vittoria di Deby (Peacereporter, 15/05/06)

In Ciad l'opposizione respinge i risultati delle elezioni con cui il Presidente Idriss Deby è stato rieletto per la terza volta. Secondo i risultati ufficiali annunciati domenica, Deby ha vinto le elezioni del 3 maggio ricevendo il 77,5 per cento delle preferenze. La sua elezione è stata in sostanza una pura formalità, visto che i partiti di opposizione hanno rinunciato a candidarsi definendo la consultazione una farsa. L'ex presidente Lol Mahamat Choua, capo oggi della coalizione di opposizione, il Coordinamento dei Partiti Politici a Difesa della Costituzione, ha dichiarato a proposito dell'elezione di Deby: "E' una macchinazione grottesca. Non riconosciamo il risultato". (Peacereporter,  15/05/06)

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Rieletto presidente Idriss Deby (TicinOnLine, 15/05/06)

Idriss Deby Itno, 54 anni, al potere dal 1990, è stato riconfermato presidente del Ciad al primo turno delle elezioni presidenziali svoltosi il 3 maggio. Ne ha dato notizia ieri sera la commissione elettorale nazionale indipendente. Eletto con il 77,53 per cento dei voti, Deby era arrivato al potere dopo un golpe nel 1990; era stato poi eletto presidente nel 1996 e rieletto nel 2001. Ha potuto ripresentarsi per un terzo mandato dopo una revisione costituzionale controversa approvata nel 2005. Il tasso di partecipazione alle elezioni, che sono state precedute da vivaci polemiche tra governo e opposizione, è stato del 61,49 per cento, su 5,7 milioni di elettori. Contro Deby si erano presentati candidati l'ex primo ministro (dal 1993 al 1995) Kassiré Cumakoye, che ha ottenuto l'8,81 per cento, ed il ministro dell'agricoltura Albert Pahimi Padacké (5,35%). (TicinOnLine, 15/05/06)

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Presidenziali, riconfermato Deby ma discrepanze sull'affluenza (Peacereporter, 05-05-2006)

Il team di 81 osservatori africani, provenienti da Burkina Faso, Costa d'Avorio e Togo, ha affermato che l'affluenza alle urne in occasione delle presidenziali ciadiane, che hanno visto la scontata riconferma di Idriss Deby, è stata del 70 percento circa. Secondo fonti diplomatiche riportate dalla Bbc invece l'affluenza non sarebbe stata superiore al 10 percento. I partiti d'opposizione non hanno partecipato, invitando i propri sostenitori al boicottaggio . (Peacereporter,  05-05-2006)

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Terminate le operazioni di voto, nessun disordine (peacereporter, 04-04-3006)

Sono terminate le operazioni di voto nelle elezioni presidenziali in ciad, dove il presidente idriss deby cerca la terza riconferma consecutiva. I partiti di opposizinoe hanno boicottato le elezioni e l'affluenza è risultata essere estremamente bassa. I gruppi ribelli non hanno condotto operazioni di disturbo, nonostante il paese permanga diviso, con le elezioni dominate da forti preoccupazioni per la sicurezza. (peacereporter,  04-05-2006)

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Presidenziali: seggi aperti ma opposizione boicotta (RadioCapital, 03-05-2006) 

A poche settimane dal fallito assalto dei ribelli alla capitale N'Djamena, e dalla rottura delle relazioni diplomatiche con il Sudan accusato di fomentare la rivolta per impadronirsi dei giacimenti d'idrocarburi situati oltre confine, in Ciad si sono aperti i seggi per le elezioni presidenziali che, secondo tutte le previsioni, dovrebbero confermare in carica il capo dello Stato uscente, Idriss Deby Itno, al potere dal '90. La consultazione e' pero' boicottata dalle forze di opposizione, che imputano a Deby la volonta' di restare in sella a ogni costo. Le operazioni di voto si concluderanno alle 18, con inizio immediato dello spoglio delle schede in serata; i primi risultati ufficiali non saranno peraltro resi noti fino ad almeno il 14 maggio prossimo. L'eventuale ballottaggio e' previsto per l'8 giugno. (RadioCapital,  03-05-2006) 

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Morte di quattro civili nei pressi del campo di Goz Amir (Aise, 02-05-2006) 

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati esprime profondo rammarico per la morte di quattro civili ciadiani e per il ferimento di altri cinque, nell'attacco avvenuto ieri nei pressi del villaggio di Dolola, nel Ciad sud-orientale, a pochi chilometri dal campo rifugiati di Goz Amir. Ieri mattina, un gruppo di 150 uomini armati ha circondato gli abitanti del villaggio ed ha aperto il fuoco su di loro. I feriti sono stati trasportati nel campo di Goz Amir e poi nell'ospedale di Goz Beida. Gli aggressori hanno anche portato via mille capi di bestiame. Quello di Goz Amir è uno dei dodici campi che l'UNHCR gestisce in Ciad orientale ed ospita attualmente 17.700 rifugiati provenienti dalla regione sudanese del Darfur. Nelle ultime settimane, anche diverse centinaia di sfollati ciadiani si sono insediate nei pressi del campo, nella speranza di trovare un rifugio dagli attacchi dei miliziani. La crescente quantità di attacchi nell'area di Goz Amir desta seria preoccupazione nell'UNHCR. Negli ultimi mesi, l'Alto Commissario António Guterres ha più volte espresso la propria preoccupazione per la sempre maggiore insicurezza delle remote aree di confine di Sudan, Ciad e Repubblica Centrafricana. - Nonostante intorno ad ogni campo di rifugiati del Ciad orientale siano già presenti 18 guardie ciadiane, è necessario accrescere ulteriormente la sicurezza. La popolazione locale ciadiana in tutta la regione riferisce agli operatori dell'UNHCR di essere molto spaventata, sostenendo che se le agenzie umanitarie fossero costrette a lasciare a ritirarsi dall'area, anche loro dovrebbero andarsene per cercare un luogo più sicuro. I team dell'UNHCR in Ciad continueranno a seguire da vicino gli sviluppi della situazione e a collaborare con le autorità ciadiane nell'assicurare che la protezione dei civili resti una priorità assoluta. L'UNHCR continuerà inoltre a svolgere campagne di sensibilizzazione mirate al mantenimento del carattere civile dei campi che ospitano rifugiati e a scoraggiare qualsiasi tentativo di coinvolgere i rifugiati nel conflitto armato. Nei dodici campi in Ciad orientale si trovano oltre 200mila rifugiati provenienti dal Darfur, mentre 46mila rifugiati centro-africani si trovano nella parte meridionale del paese. (Aise,  02-05-2006) 

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Presidenziali: commissione elettorale invita a voto “massiccio” (EB, Misna, 29-04-2006)

Dopo aver confermato le presidenziali del 3 maggio, il responsabile della Commissione elettorale indipendente Mahamat Bachir è tornato oggi a difendere la sua scelta affermando di avere “l’obbligo” di organizzare il voto entro la scadenza prevista; ha rivolto anche un appello ai suoi connazionali per un’adesione “massiccia” all’appuntamento con le urne. A livello locale – opposizione, società civile e vescovi – e internazionale – Unione Africana, tra gli altri - era stato chiesto un rinvio del voto, che ieri è stato invece confermato per mercoledì prossimo dai responsabili governativi. Parlando ai giornalisti, Bachir ha ricordato le norme costituzionali secondo cui l’elezioni del nuovo presidente ha luogo entro 35 giorni dalla scadenza del mandato”. Già il mese scorso, la coalizione dei 20 partiti di opposizione ('Coordination des partis pour la défense de la Constitution', Cpdc) aveva annunciato il boicottaggio del voto contro la “sceneggiata” delle presidenziali voluta dal presidente Idriss Deby. Contro l’attuale capo di stato si sono schierati anche i movimenti ribelli attivi soprattutto nell’est del paese; uno di questi – il sedicente Fronte unito per il cambiamento (Fuc) – lo scorso 13 aprile, in circostanze ancora non del tutto chiare, ha attaccato la capitale N’Djamena per rovesciare Deby. Oggi si apprende che il Fuc avrebbe annunciato – stando almeno ad alcuni siti vicini a una parte della ribellione – una accorpamento con un’altra formazione anti-governativa, denominata Scud (e guidata da due nipoti dello stesso Deby). L’obiettivo annunciato è di rimuovere l’attuale presidente, che prese il potere nel 1990 e vinse due elezioni successive tra sospetti di brogli e frodi su ampia scala. Al voto, che a questo punto sembrerebbe non più rinviabile, sono attesi circa 5,8 di elettori su un totale di 8,8 milioni di abitanti, suddivisi in 11.800 seggi. Il presidente della Commissione ha spiegato che voto dei cittadini nomadi all’interno del Ciad e dei residenti all’estero inizierà già domani, mentre il 3 maggio vota il resto degli aventi diritto; risultati sono attesi dopo la metà del mese. (EB, Misna, 29-04-2006)

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Vescovi: “Cessate il fuoco e rinvio elezioni per il bene del paese” (MZ, Misna, 28-04-2006)

Un appello al dialogo nel nome “dell’interesse generale” del paese è stato lanciato dalla Conferenza episcopale ciadiana a governo e ribelli. In una nota, di cui la MISNA ha ottenuto copia, firmata da tutti i vescovi, i presuli ciadiani chiedono un “cessate il fuoco” dei ribelli a cui dovrebbe corrispondere “una sospensione del calendario elettorale” da parte governativa. “La pace non ha prezzo – proseguono i vescovi – per questo chiediamo a tutti di utilizzare ogni risorsa a disposizione per evitare al popolo ciadiano la catastrofe nazionale verso la quale rischia di precipitare il paese”. “La situazione del paese è estremamente grave. Dobbiamo constatare con dolore che la situazione politica, contrassegnata dalla rottura del dialogo nazionale, si è considerevolmente degradata negli ultimi tempi a causa di vari elementi” prosegue la nota. Tra le cause di questo degrado, i vescovi evidenziano “la proroga dei mandati presidenziali attraverso le modifiche alla Costituzione”, “i cambiamenti apportati alla legge sul petrolio”, “la volontà di andare alle elezioni presidenziali malgrado le proteste dell’opposizione politica e della società civile” e “l’assenza di dialogo”. “In conseguenza di tutti questi fattori –scrivono i vescovi in una dichiarazioni che loro stessi definiscono “delicata” – abbiamo assistito a ondate di diserzioni dall’esercito che hanno trasformato i movimenti politici in movimenti militari e hanno contribuito a rinforzare le ribellioni già esistenti”. “Questa politicizzazione di una parte delle forze di sicurezza ha reso ancora più complicata la ricerca di un dialogo nazionale”, che per i vescovi è l’unica via d’uscita alla crisi in corso. “È in gioco il bene superiore della nazione, che esige che tutti si siedano intorno a un tavolo per negoziare” conclude la Conferenza episcopale ciadiana. (MZ, Misna,28-04-2006)

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