Camerun - Dare maggiore impulso alla Pastorale carceraria (LM, Ag. Fides, 25/11/06)
La Chiesa deve nominare cappellani adeguatamente formati per seguire la pastorale nelle carceri ed essere più attenta alla realtà carceraria in Africa. È quanto emerge dalla conferenza regionale della Commissione internazionale per la pastorale cattolica nelle prigioni (ICCPPI) che si è tenuta a Limbe, in Camerun dal 1° al 5 novembre. All’incontro hanno partecipato 30 delegati provenienti da Camerun, Nigeria e Sudafrica che si sono confrontati sul tema “Scoprire il volto di Cristo in ogni prigione”. (…) La Commissione ribadisce il suo impegno a esercitare pressioni sui governi africani perché migliorino le condizioni delle carceri. In molti Paesi africani la legge non detta limiti alla custodia cautelare; a questo si aggiunge il fatto che le sentenze non vengono pronunciate. Le differenze di ceto sociale contano molto a questo riguardo: chi è ricco paga per avere il giudizio e per uscire. Chi è povero resta in prigione. Questa situazione è aggravata dal fatto che frequentemente le pene non sono assolutamente commisurate ai reati commessi. Spesso provando a conoscere i motivi che hanno causato le carcerazioni, si scopre che alcuni sono detenuti da anni per aver rubato del cibo, del sapone, una gallina, tre fazzoletti. (…)(LM, Ag. Fides, 25/11/06)
Don Patrick Adeso, che è stato vicario parrocchiale nella chiesa di S.Maria Goretti a Frosinone, insigne biblista, consultore presso il Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti e docente presso l'Università Cattolica di Yaoundè (Cameroun), è stato assassinato nella sua stanza presso la stessa università. A ritrovare il corpo del prelato sono state le impiegate della ditta di pulizie dell’Ucac, l’università cattolica della capitale camenurense, che hanno sentito venire dalla stanza del preto ceco degli odori nauseabondi tipici di un corpo in decomposizione. Sembra che Don Patrick fosse stato ucciso sette giorni prima dlesuo ritrovamento. Ora sono in corso da parte delle autorità del paese africano le indagini su chi possa aver commesso questo aberrante gesto dal moento che allo stato attuale non si riesce quali possano essere le recondite motivazioni che hanno spinto l’assassino o gli assassini ad uccidere il povero don Adeso. «Lunedì – spiega don Sergio Antonio Reali, Segretario Generale Diocesano – ci è stata comunicata la notizia della tragica morte del confratello don Patrik Adeso trovato assassinato. Durante il suo soggiorno in Italia per motivi di studio, Don Patrik ha esercitato il suo ministero sacerdotale in questa Diocesi, ricoprendo in particolare l'incarico di vicario parrocchiale presso la Comunità di S. Maria Goretti in Frosinone. Il rapporto tra don Patrik e la nostra Diocesi non si era mai interrotto ed, infatti, risale a due mesi fa la sua ultima visita nel capoluogo. Mons. Salvatore Boccaccio ha inviato al Vescovo di Kumbo un messaggio di cordoglio e l'assicurazione della preghiera di tutta questa nostra Diocesi. Don Patrik - conclude don Sergio - sarà ricordato al Signore durante la celebrazione di una S. Messa prevista per giovedì 3 agosto.
(Il Tempo,
03/08/06)
La Conferenza episcopale nazionale del Camerun (CENC) ha proposto un cambiamento della legge elettorale attualmente in vigore nel Paese. La proposta è riassunta in 67 nuovi articoli discussi ed elaborati nella plenaria del 26 maggio scorso. La presentazione di questi nuovi articoli doveveva avvenire, il primo di giugno, durante la sessione ordinaria dell'Assemblea Nazionale, il parlamento camerunese, a
Yaoundè. Di fatto essa è slittata. I punti più rilevanti della proposta dei vescovi sono la riduzione del mandato presidenziale da 7 a 5 anni, l'istituzione di un protocollo unico per tutti i tipi di elezione e di un apposito ufficio nazionale.
(Radio Vaticana/Dia - Jp
Bodjoko, 07/06/06)
Quando il ritiro della Nigeria dalla penisola di Bakassi ?
(Equilibri.net, 31/05/06)
A quattro anni dal verdetto della Corte di Giustizia Internazionale (CGI), che dichiarò la sovranità del Camerun sulla penisola di Bakassi il 10 Ottobre 2002, con un calendario di ritiro della Nigeria che scadeva a metà settembre 2004, la penisola deve ancora passare completamente nelle mani del “legittimo” proprietario, in linea con la sentenza del CIG. Le manovre dilatorie, la politique politcienne, l’ambiguità delle grandi potenze rischiano di protrarre all’infinito la risoluzione della crisi tra il Camerun e la Nigeria per il controllo di questa regione.
(Equilibri.net, 31/05/06)
È in corso in Camerun una campagna di informazione sul nuovo Codice di procedura penale che, secondo le autorità, rafforzerà lo stato di diritto, trasformando questo paese dell’Africa centrale in un modello per i diritti umani. (…) Il nuovo codice, che dovrebbe entrare in vigore il primo agosto, è il risultato di 30 anni di lavoro della giurisprudenza nazionale, coadiuvata da esperti francesi e inglesi. L’obiettivo è porre fine all’ambiguità culturale e linguistica che ha caratterizzato il Camerun sin dal periodo coloniale. Secondo la legge coloniale, la nazione era divisa in tre regioni, due governate dalla Gran Bretagna (Camerun meridionale e Camerun settentrionale), e l’altra dalla Francia. Il Camerun francese ha ottenuto l’indipendenza nel 1960, dando vita alla Repubblica del Camerun; un anno dopo, il Camerun meridionale ha votato per la federazione con la repubblica, mentre il Camerun settentrionale si è unito alla Nigeria. Nel 1972, la federazione è stata abbandonata in favore dello stato unitario, la Repubblica Unita del Camerun. Tuttavia, all’integrazione politica non è seguita un’integrazione giuridica tra le aree di lingua francese e quelle inglesi, che hanno continuato a osservare codici differenti. (…)“Esisteva pertanto la necessità di unificare i due sistemi, con l’obiettivo di costruire il nostro sistema giudiziario …meno capzioso, meno oppressivo - (e) più efficace e moderno”, ha detto all’IPS Jacqueline Mbassi, magistrato a Yaoundé. (…)Tuttavia, gli abitanti del Camerun sono scettici circa i miglioramenti che potrà apportare il nuovo codice, e temono che le autorità continueranno a non voler rispettare i diritti umani. (…)(Sylvestre
Tetchiada, IPS, 24/05/06)
Le organizzazioni internazionali per i diritti di gay e lesbiche protestano contro il governo del Camerun, che si rifiuta di rilasciare nove uomini gay anche dopo che sono stati giudicati innocenti dal tribunale il 21 aprile. Gli uomini, che erano stati arrestati il 21 maggio 2005 insieme ad altri 8 con l'accusa di "sodomia", sono stati processati e prosciolti per l'assenza di prove e testimoni, riferisce l'ong International gay and lesbian human rights commission. Ma l'ufficio del procuratore ha rifiutato di liberarli.
(Corriere della Sera,
06-05-2006)
Almeno 127 morti in naufragio imbarcazione (Reuters, 23-03-2006)
Almeno 127 persone sarebbero morte al largo del porto di Kribi, in Camerun, nell'affondamento di un'imbarcazione di legno salpata dalla Nigeria e diretta in Gabon. Lo hanno riferito oggi un funzionario locale e i soccorritori. L'imbarcazione, che si è spezzata in una zona di fondali alti, è stata scoperta da un pescatore che ha allertato i colleghi e gli abitanti dei villaggi costieri, giunti nell'area del naufragio per raccogliere i cadaveri a galla ed i sopravvissuti all'incidente. Secondo un dirigente dell'amministrazione locale, la maggioranza ei passeggeri sarebbero morti, e i sopravvissuti sarebbero 23. L'imbarcazione era partita dal porto nigeriano di Oron ed era diretta a Port Gentil, in Gabon. I passeggeri provenivano da Nigeria, Burkina
Faso, Benin, Mali e Niger, ed erano disoccupati in cerca di lavoro. Secondo la Croce Rossa a bordo dell'imbarcazione c'erano 150 persone, ma alcuni sopravvissuti hanno detto che la cifra era doppia.
(Reuters,
23-03-2006)
Caccia alle streghe anti-gay nelle scuole (Corriere della Sera, 21-03-2006)
Nuova ondata di attacchi anti-gay in Camerun, dove le relazioni dello stesso sesso sono punite dalla legge con il carcere da sei mesi a 5 anni. Almeno 30 studenti, per la maggior parte di sesso femminile, sono stati espulsi dalle loro scuole con l'accusa di omosessualita' nel centro finanziario di Douala. Una scuola ha allontanato 10 studenti in un giorno solo. Solo il mese scorso due uomini sono stati condannati a un anno di prigione dopo aver ammesso alla polizia una relazione sessuale. Confessando i due hanno evitato l'ispezione anale, imposta dai tribunali in casi del genere.
(Corriere della Sera,
21-03-2006)
Le sfide per la Chiesa del Camerun - Vescovi in visita ad Limina
(F.S., Radio Vaticana, 18-03-2006)
Una pace che superi le divisioni etniche, una pastorale in grado di fronteggiare la crisi della famiglia, l’offensiva delle sette e l’AIDS: queste le sfide per la Chiesa in Camerun di cui ha parlato il Papa nel discorso ai vescovi del Camerun ricevuti stamane al termine della visita ad Limina. Il contesto economico e sociale sfavorevole, i legami familiari messi a dura prova dalla precarietà e fragilità dei rapporti, l’offensiva delle sette che approfittano della credulità della gente per allontanare da Cristo e dalla Chiesa, differenti pratiche religiose che proliferano nelle comunità, il flagello dell’AIDS: quando il Papa dice ai vescovi del Camerun che li ha attentamente ascoltati nella loro visita ad Limina, sottolinea tutte le sfide che impegnano la Chiesa nel Paese africano. Lo fa incoraggiando i presuli a “perseverare nello spirito di un dialogo sincero e paziente vissuto nella verità e nella carità”. Ricorda che il Paese si trova nella regione dell’Africa centrale martorizzata dalle guerre e chiede di “edificare una pace che superi le chiusure identitarie o etniche, che allontani la tentazione della vendetta e del risentimento e che stabilizzi gli uomini in relazioni nuove fondate sulla giustizia e sulla carità”. (…) Ai sacerdoti va l’incoraggiamento del Papa a “lasciarsi rinnovare dalla carità pastorale”, con parole forti su quanto esige tale carità: una vita casta vissuta nel celibato in conformità con la legge della Chiesa, un sano esercizio dell’autorità, un equilibrato rapporto con i beni materiali (…) La Chiesa sia “casa e scuola di comunione”, raccomanda Benedetto XVI, che pronuncia queste parole passando dal francese all’inglese. Sottolinea infatti che la Conferenza Episcopale del Camerun, composta da vescovi che parlano inglese e da altri che parlano francese, è essa stessa simbolo dell’unità che sperimenta e che serve portando avanti l’evangelizzazione presso un popolo segnato dalle differenze etniche.
(Fausta Speranza, Radio Vaticana,
18-03-2006)
Istituita nuova commissione anti-corruzione (C.O., Misna, 15-03-2006)
Una nuova Commissione nazionale contro la corruzione (Conac) è stata istituita dal presidente del Camerum, Paul Biya, per rimpiazzare l’Osservatorio nazionale della lotta alla corruzione fondato nel 2000. La decisione di costituire un nuovo organismo per far fronte a questo crimine è legata soprattutto alle forti pressioni dei paesi donatori che hanno ripetutamente chiesto di rafforzare la lotta alla corruzione. La commissione dovrà analizzare attentamente le “cause del fenomeno corruzione” ed è autorizzata a compiere tutti gli studi necessari al fine di sradicare un problema che minaccia molti settori pubblici e privati del paese. Gli 11 membri della commissione, scelti direttamente dal presidente camerunese, sono stati selezionati in base a particolari doti di onestà e di “retta moralità”. La commissione è autorizzata ad avviare indagini e verifiche in tutti i casi in cui ci sia un “reclamo” o una denuncia e potrà formulare i provvedimenti disciplinari. Inoltre, la Conac dovrà pubblicare un rapporto annuale da presentare all’intera comunità. Il decreto d’istituzione della commissione giunge a poche settimane dall’arresto per corruzione e appropriazione indebita di fondi di alcuni anziani direttori di imprese pubbliche e di un ex-ministro.
(C.O., Misna, 15-03-2006)
Influenza aviaria, primo caso su un'anatra
(Peacelink, 12-03-2006)
Il primo caso di influenza aviaria si verificato oggi in Camerun. L'animale, un'anatra colpita dal virus H5N1, è stata trovata in un'anatra allevata in una fattoria nel nord del Paese. Lo riferiscono fonti sanitarie
camerunensi.
(Peacelink, 12-03-2006)
Arrestato per aver accusato il ministro di essere gay (Peacereporter, 03-03-2006)
Jean Pierre Amougou Belinga, giornalista camerunense, è stato condannato a 4 mesi di carcere e al pagamento di una multa per aver scritto un articolo dove affermava cge Gregoire Owonail, ministro per gli Affari parlamentari del Camerun, di essere omosessuale. Il ministro è una delle 50 personalità di spicco che il giornale L'Anedocte indicava come omosessuali. L'omosessualità è un reato in Camerun.
(Peacereporter,
03-03-2006)
Quaresima: cristiani e musulmani in campagna contro la violenza
(Apic/Le Messager – Zengarini, Radio Vaticana, 28-02-2006)
In Camerun le organizzazioni cristiane, musulmane e della società civile si sono unite per lanciare una vasta campagna nazionale di sensibilizzazione della popolazione contro la violenza. Alla campagna hanno aderito il Servizio nazionale della giustizia e della pace della Conferenza episcopale, il Consiglio delle Chiese protestanti del Camerun (Cepca), il Servizio ecumenico per la pace (Sep), il Consiglio superiore islamico del Camerun (Csic) e un’organizzazione non governativa laica. L’iniziativa si inserisce nell’ambito della “Settimana per la Pasqua” promossa ogni anno dalle Chiese cristiane camerunesi nel periodo di Quaresima. Il tema scelto per l’edizione 2006 è appunto “Le autorità tradizionali motore della lotta contro la violenza e per la costruzione dlla pace in Camerun”. La Settimana è iniziata con un forum svoltosi dal 24 al 26 febbraio a Ebolowa, nel sud del Camerun. Vi hanno partecipato 300 capi-villaggio che hanno parlato del ruolo dei capi tradizionali nella promozione della cultura della non violenza in Camerun e in Africa. Al centro della riflessione sono state in particolare le violenze contro le donne. Ad ispirare il tema della campagna è stato un grave episodio di cronaca avvenuto qualche settimana fa e che ha suscitato viva emozione in Camerun: il linciaggio di un capo-villaggio da parte di una folla inferocita, fatto inedito in un Paese dove l’autorità tradizionale gode di un particolare rispetto e venerazione e quindi un preoccupante segnale di degrado del tessuto sociale camerunese.
(Apic/Le Messager – Zengarini, Radio Vaticana,
28-02-2006)
Appunti "I gay sono fra di noi". Con questo titolo o con titoli di simile tenore molti tabloid camerunensi hanno visto le copie stampate esaurirsi in tempi record e sono stati costretti a provvedere a numerose ristampe. L'accusa, che pare avere scatenato un'ondata di omofobia in una società comunque tradizionalista, ha travolto parlamentari, ministri, imprenditori e addirittura il vescovo cattolico Victor Tonye Bakot. - "Non possiamo rimanere in silenzio, -ha affermato il direttore del settimanale l'Anecdote alla Reuters- abbiamo il dovere di far suonare un campanello d'allarme. Non siamo pentiti e continueremo a farlo.. a dispetto delle numerose minacce di morte che io e i miei giornalisti abbiamo avuto". I giornali hanno pubblicato una lista con oltre 50 nomi e cognomi di personaggi di spicco accusati di omosessualità affermando di avere prove sufficienti per difendersi in tribunale. Il Cameroon, infatti, l'omosessualità è un crimine punito anche con 5 anni di prigione, e l'invasiva pratica di eseguire ispezioni anali per verificare l'effettiva consumazione di atti "deviati" a cui vengono sottoposti gli imputati è stata più volte al centro delle denunce anche dei gruppi per la difesa dei diritti civili. La reazione ufficiale è stata affidata al ministro Pierre Moukoko Mbonjo, anch'esso nella lista degli accusati, che ha minacciato azioni legali dicendo ai media che, con queste affermazioni, rischiano di rompere delle famiglie. "Sia che siano eterosessuali sia che siano omosessuali, i comportamenti sessuali sono una questione privata che riguardano due persone in un ambiente intimo." ha affermato il ministro delle Comunicazioni. O almeno lo sono quando riguardano personaggi di spicco. Il Cameroon è per il 40% cristiano e per il 20% musulmano, e il sistema legale è basato sul diritto degli ex colonizzatori, i francesi, su cui si inserisce il cosiddetto "diritto consuetudinario" locale.
(A.F., Canisciolti.it,
06-02-2006)
Rischi e interessi di un grande oleodotto (A.F,
Equilibri.net, 23-01-2006)
Il mega oleodotto che attraversa i due paesi africani è tornato al centro del dibattito internazionale dopo la sospensione dei finanziamenti al Ciad da parte della Banca Mondiale, dopo l’emergere delle manovre politiche che si nascondono dietro la sua gestione e dopo l’affiorare delle violazioni dei diritti umani legate alla sua costruzione. Emerge così, in maniera preoccupante, che esso è stato utilizzato sinora anche come strumento attraverso cui i governi hanno attinto nuove risorse per finanziare l’autosuccessione dei loro leader. - Il Presidente della Banca Mondiale (BM), Paul Wolfowitz, aveva già espresso profonda preoccupazione nei confronti del Ciad a fine 2005, quando l’Assemblea Nazionale di N’Djamena aveva votato il 29 dicembre un emendamento alla Legge sulla Gestione dei Redditi Petroliferi (LGRP). Nel giro di circa una settimana, il 6 gennaio, lo stesso presidente dell’organizzazione internazionale, dopo aver «cercato di aprire un dialogo con il governo del Ciad», constatandone la mancanza di collaborazione, ha autorizzato la sospensione dei prestiti concessi al paese africano, compresi quelli hanno finanziato la costruzione dell’oleodotto Ciad-Camerun. Questo provvedimento, che è l’atto più punitivo che l’istituzione finanziaria può prendere nei confronti di un paese membro e che congela circa 124 milioni di dollari per un totale di 297 milioni di dollari già accreditati per gli otto progetti attivi nel Ciad, scaturisce dalla violazione da parte del governo del Ciad del trattato con cui la BM aveva concesso nel 1999 un prestito per il Progetto di oleodotto Ciad-Camerun. In questo trattato, infatti, il governo del Ciad si impegnava a non emendare o derogare alle statuizioni della relativa legge di attuazione (la LGRP) in misura tale da modificare sensibilmente il programma di gestione dei redditi petroliferi. Secondo la BM, il Ciad è incorso con l’emendamento del 29 dicembre in questa infrazione, che si concreta sostanzialmente nello storno dei fondi per lo sviluppo sociale e nella loro destinazione alle spese militari. La querelle che sta animando le relazioni tra i vertici della BM e le istituzioni governative del Ciad, in primis lo stesso presidente Idriss Déby che ha rivendicato il diritto sovrano del suo paese di disporre delle entrate nazionali, permette di ampliare l’orizzonte di discussione uscendo dalle camere della diplomazia ed entrando nel merito della contesa, ossia l’oleodotto Ciad-Camerun e il particolare status giuridico che regola gli impegni cui devono adempiere i due paesi attraversati dall’oleodotto. – Ndr. Per leggere tutto l’articolo, cliccare
su Equilibri.it
(Alessio Fabbiani, Equilibri.net,
23-01-2006)