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NOTIZIE 2006 - BURUNDI

Richiesto ergastolo per ex presidente (Joshua Massarenti, Vita, 22/12/06)

Un Natale felice pensando al Burundi e ai Pigmei.(B. Marino,Korazym.org,19/12/06)

Processo su presunto golpe, per accusa “anche cospiratori stranieri” (RC, Misna, 14/12/06)

E' scontro tra giornalisti e autorità su presunto golpe estivo (Peacereporter, 23/11/06)

Mediatori chiedono invio di due battaglioni Ua (Peacereporter, 09/11/06)

Fallimento delle Forze Armate sudafricane (Trad.Redazione Africa)

Parlamento approva amnistia per ribelli Fnl (Peacereporter, 03/11/06)

Prorogata detenzione a prigionieri politici accusati di complotto (RC, Misna, 31/10/06)

Primo sciopero dei giornalisti della radiotv nazionale (RC, Misna, 26/10/06)

Opposizione chiede ritorno al negoziato con ribelli Fnl (FB, Misna, 19/10/06)

Direttore di una radio privata scappa dopo le intimidazioni del governo (Peacereporter, 29/09/06)

Comitato francese denuncia Burundi per intimidazioni (Corriere della Sera, 29/09/06)

Scontri tra esercito e ribelli Fnl, un morto e 60 arresti (Peacereporter, 27/09/06)

Colloqui tra governo e opposizione (EB, Misna, 23/09/06)

Giornata in favore del Centro Giovani Kamenge (Ticinonline, 21/09/06)

Giornalista condannato a 5 mesi di carcere per 'dichiarazioni diffamatorie' (Peacereporter, 20/09/06)

Firmata la tregua con i ribelli, il governo è sotto accusa (Peacereporter, 11/09/06)

Accordo ribelli-governo, tregua in vigore da domani (EB, Misna, 09/09/06)

Eletto tra le contestazioni nuovo vice-presidente (Peacereporter, 08/09/06)

Governo e ribelli Fnl firmano ‘cessate-il-fuoco’ (FB, Misna, 07/09/06)

Secondo vice-presidente rassegna le dimissioni (Peacereporter, 05/09/06)

Attentato nella capitale, almeno 36 feriti (Swissinfo, 04/09/06)

‘Incidente diplomatico’ tra onu e Bujumbura (BF, Misna, 30/08/06)

Inchiesta su presunto golpe, Annan chiede di “preservare la pace” (FB, Misna, 23/08/06)

Ex presidente Ndayizeye arrestato per tentato golpe (Peacereporter, 21/08/06)

Arrestate 8 persone sospettate di il tentato colpo di Stato (Peacereporter, 10/08/06)

Parenti di carcerati denunciano torture per mano di 007 (Peacereporter, 04/08/06)

Arrestate 8 persone per presunto colpo ai danni del presidente (Peacereporter, 01/08/06)

Granate esplodono in due pub della capitale (Peacereporter, 31/07/06)

Produzione del caffè trascina crescita economica (RC. Misna, 28/7/2006)

Una delegazione della Comunità di Sant'Egidio all’incontro del CPN (S.Egidio, 26/07/06)

Passi avanti e scivoloni nel cammino verso la pace (Anna Toro, Warnews, 08/06/06)

Colpi di mortaio su Bujumbura, esercito accusa ribelli Fnl (MZ, Misna, 31/05/06)

Al via negoziati tra governo e ribelli hutu FNL (TicinOnLine, 29/05/06)

Esercito attacca ribelli, dieci vittime (MZ, Misna, 24/05/06)

Imboscata dei ribelli, muoiono 4 soldati e un civile (Peacereporter, 22/05/06)

Si aggrava bilancio danni causati dal maltempo (MZ, Misna, 18/05/06)

Abolito il coprifuoco notturno dopo 13 anni (Ansa/Basilicatanet, 15-04-2006)

Coppie cattoliche: test anti-aids prima del matrimonio (DIA/Fomeka, 06-04-2006)

Oltre 800 Caschi blu lasceranno il Paese in vista delle elezioni (Peacereporter, 07-04-2006)

I ministri Frodebu non demissionano (Panapress, trad. Africa, 28-03-2006)

La pace è vicina? (Peacereporter, 21-03-2006)

L'eredità non sarà più un diritto solo maschile (C.O., Misna, 08-03-2006)

Presidente denuncia tentativo di colpo di stato (Peacereporter, 07-03-2006)

Burundi-Tanzania – Burundesi fuggono insicurezza e scarsità di cibo (Aise, 14-02-2006)

La morte di p. Koma: una grave perdita (L.M., Fides, 06-02-2006)

Un padre gesuita ucciso a Bukumbura (Jesuits News Service, 06-02-2006)

Burundi-Uganda - Siccità e carestia: Kampala raziona elettricità – Morti in Burundi (M.Z. Misna, 04-02-2006)

Scontri tra ribelli fnl ed esercito – Apprllo dell’Onu (MZ, Misna, 02-02-2006)

Siccità e carestia: almeno 120 vittime, migliaia in fuga oltre confine (BF, Misna, 21-01-2006)

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Richiesto ergastolo per ex presidente (Joshua Massarenti, Vita, 22/12/06)

Il procuratore della Corte suprema del Burundi ha richiesto la reclusione a perpetuità contro l'ex presidente brundese Domitien Ndayizeye, accusato di aver preparato assieme ad altre sei persone un colpo di Stato. "Gli accusati hanno voluto mettere a rischio la sicurezza interna formando un'associazione malavitosa per fomentare un colpo di Stato e attentare alla vita di alcuni responsabili" politici burundesi ha dichiarato il procuratore Gaudence Ndayizeye. Ancora più inquietante è l'accusa secondo la quale i golpisti sarebbero stati protagonisti assieme a responsabili rwandesi e ugandesi di un complotto regionale contro l'attuale capo di Stato burundese Pierre Nkurunziza. Il golpe prevedeva addirittura l'uccisione del presidente del Burundi, del capo dei servizi segreti e del capo di Stato maggiore dell'esercito. Gli accusati, alcuni dei quali in carcere dal 1 agosto, hanno rigettato le accuse. Sulla stessa scia, una minoranza di partiti politici, ong e radio private accusano il potere di aver inventato il colpo di Stato per mettere al passo l'opposizione. Le tensioni di questi giorni riflettono l'estrema fragilità di un paese afflitto da tredici anni di guerra civile (1993-2005) e un'economia esangue. Purtroppo, dopo un avvio promettente, l'attuale regime di Bujumbura sta sempre più deludente le attese dei cittadini burundesi. Non solo per l'ondata repressiva che si sta abbattendo da almeno un anno su chiunque contesta il regime (il giornalista indipendente Alexis Sinduhije è stato costretto a fuggire il paese tre mesi fa, mentre tre altri suoi colleghi sono alle prese con la giustizia burundese per minaccia all'ordine pubblico), ma anche per il proseguirsi della crisi economica. (Joshua Massarenti, Vita,  22/12/06)

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Un Natale felice pensando al Burundi e ai Pigmei.(B. Marino,Korazym, 19/12/06)

Quest’anno, alla stazione di Roma San Pietro, un gesto d’amore per le popolazioni meno fortunate: un presepe, simbolo per eccellenza delle festività natalizie, per dare vita e dignità agli abitanti di un paese dimenticato dal mondo. Si rinnova dalla stazione di San Pietro il gesto d’amore per le popolazioni meno fortunate. Secondo tradizione, anche quest’anno nella stazione di Roma San Pietro è stato allestito un presepe, simbolo per eccellenza delle festività natalizie. Questa volta, l’iniziativa va a sostegno di padre Hermann Harakandi di Gitega, per dare vita e dignità agli abitanti di un paese dimenticato dal mondo. La cerimonia di inaugurazione e di benedizione del presepe si terrà oggi 19 dicembre alle ore 17. L'incontro sarà presieduto dal cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per la Propaganda della Fede, dicastero della Santa Sede responsabile delle missioni nel mondo.(…) Il Burundi è poco più grande del Lazio, pianeggiante con grandi piantagioni di caffè e di the, grandi laghi a nord, alberi secolari e tanti, tanti bambini.Quasi soffocato dall'estensione delle nazioni che lo circondano - Kenia, Tanzania, Congo - il Burundi sfrutta la sua posizione e si offre come luogo di comunicazione e d’incontro di questi territori. Per anni sconvolto dalla guerra, questo piccolo stato non conosce lo sviluppo del mondo occidentale né, tanto meno, quello turistico tipico delle terre africane. Due grandi gruppi, troppo spesso e per troppo tempo in conflitto tra loro, regnano su questo paese, gli Hutu ed i Tutsi, mentre i Batwa/Pigmei vivono ai margini della società burundese. Poveri fino all'inverosimile, i Batwa/Pigmei non hanno casa, non hanno vestiti né medicine. Vivono in una misera capanna, con un po’ di mais o di fagioli e per raggiungere la sorgente d’acqua più vicina devono percorrere molta strada. Da sempre disprezzati, maltrattati o peggio ancora ignorati, nascere pigmei significa entrare a far parte di un esercito di uomini e donne che non hanno alcun diritto: persone che non esistono e non possono avere documenti. Non ci sono luci nella città, solamente qualche principale centro abitato gode dell'energia elettrica che non è comunque sufficiente. Ogni giorno l'impegno durissimo per la sopravvivenza è come un fardello che fin da bambini i Batwa/Pigmei si caricano sulle spalle. A fine giornata non c’è tempo e neppure voglia di pensare al domani, la vita è talmente difficile che vivono ogni momento, ogni singolo attimo della loro breve vita godendo quello che hanno.(…) Oltre 2 mila ragazzi sono stati integrati nelle scuole; i Batwa, che hanno capito benissimo l’importanza dell’istruzione nel cammino per il riconoscimento dei loro diritti e delle loro dignità, seguono diligentemente le lezioni mettendo così a buon frutto l’aiuto psicologico e materiale offerto. L’opera si completa con l’avvicinamento di tutti i componenti della famiglia a lavori agricoli, allevamento ed edilizia, che poco alla volta sta realizzando l’integrazione dei Pigmei nella società burundese.(B. Marino,Korazym, , 19/12/06)

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Processo su presunto golpe, per accusa “anche cospiratori stranieri” (RC, Misna, 14/12/06)

“Incontri sospetti dentro e fuori il paese”, anche in Uganda e Kenya, si sarebbero svolti tra febbraio e marzo scorsi per ordire l’assassinio dell’attuale presidente Pierre Nkurunziza, ex-capo ribelle al potere dopo la vittoria alle elezioni del 2005: lo ha detto il sostituto procuratore generale presso la Corte Suprema nella requisitoria dell’accusa alla nuova udienza del processo contro l’ex-presidente Domitien Ndayzeye e altri sei coimputati, arrestati ad agosto con l’accusa di un complotto contro lo Stato. Il procedimento è ripreso senza che sia stata accolta la richiesta di ricusazione per “parzialità” di due dei tre giudici della Corte, presentata dagli avvocati della difesa alla prima udienza di fine novembre. Per il procuratore Gaudente Ndayizeye, tra i cospiratori vi sarebbero Salim Saleh, fratellastro del presidente ugandese Yoweri Museveni, l’ufficiale dissidente congolese Laurent Nkunda – peraltro ricercato per crimini di guerra in ex-Zaire - e il generale ruandese James Kabalebe, raggruppati in quello che ha definito il ‘club di Kampala’. La mente del presunto golpe sarebbe però un burundese, Alain Mugabarabona, ex-leader dei ribelli delle Forze nazionali di liberazione (Fnl) e ora esponente politico, il quale avrebbe anche avuto “la missione di reclutare militari e civili per aiutarli nel loro sporco piano”. Secondo il sostituto procuratore, l’ex-capo ribelle avrebbe “confessato” durante diversi interrogatori dinanzi agli agenti dei servizi di sicurezza e al procuratore generale; Mugabarabona ha però smentito affermando di aver firmato “sotto minaccia di morte un documento preparato dai servizi segreti”, aggiungendo che tutte le sue confessioni sono state ottenute sotto tortura. (RC, Misna,  14/12/06)

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E' scontro tra giornalisti e autorità su presunto golpe estivo (Peacereporter, 23/11/06)

Tre giornalisti dell'emittente radiofonica burundese Radio Publique Africaine sono comparsi mercoledì davanti a un tribunale della capitale Bujumbura per rispondere delle accuse lanciate negli ultimi giorni alle autorità. I tre avrebbero infatti denunciato la fabbricazione di prove false, da parte delle forze dell'ordine burundesi, per incriminare alcune personalità politiche detenute da mesi con l'accusa di aver organizzato, la scorsa estate, un fallito golpe ai danni del presidente Pierre Nkurunziza. Il golpe della scorsa estate è ritenuto da numerosi esponenti dell'opposizione un pretesto usato da Nkurunziza per dare un giro di vite alle libertà politiche. Il direttore di Rpa, Alexis Sinduhije, ha lasciato il Paese due mesi fa dopo un breve periodo di detenzione. (Peacereporter, 23/11/06)

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Mediatori chiedono invio di due battaglioni Ua (Peacereporter, 09/11/06)

I mediatori di pace in Burundi hanno chiesto all'Unione Africana l'invio di due battaglioni di berretti verdi, che dovrebbero garantire la sicurezza dei ribelli delle Forces Nationales de Liberation che, secondo i termini della tregua siglata con il governo, si dovranno raccogliere in appositi centri per essere disarmati e smobilitati. Le Fnl sono l'unico gruppo ribelle ancora in guerra, dopo gli accordi di pace firmati nel 2002. La guerra in Burundi, scoppiata nel 1993, ha provocato circa 300 mila vittime. (Peacereporter,  09/11/06)

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Fallimento delle Forze Armate sudafricane (Traduz.Redazione Africa 09/11/06)

Le Forze armate Sudafricane furono inviate in Burundi, per il mantenimento della pace. Tuttavia sembra che la cattiva gestione dell’equipaggiamento e il furto di armamenti sudafricani finiti nelle mani dei ribelli, stiano rinfocolando il conflitto. Veicoli, armi, munizioni e bombe per un valore di più di 27 milioni di rands (circa 3.472.000 di euro), sono scomparsi dall’esercito del Sudafrica dispiegato in Burundi, negli ultimi quattro anni. Mentre le autorità militari hanno dato la colpa a un errore nel fare l’inventario, una investigazione fatta dal Pretoria News ha potuto verificare che almeno 50 grosse bombe in dotazione alle Forze Armate sudafricane, che furono rubate con una Land Rover appartenente all’esercito, furono trovate in un accampamento di Kiriri dei ribelli Hutu, in Burundi. Inoltre, si sono trovate in mano alle truppe del governo del Burundi, munizioni, che nel 2004 appartenevano alle Forze Armate del Sudafrica, per un valore di 1,5 milioni di rands (159.300 euro). E poiché le Forze Armate sudafricane non hanno saputo dire quanti milioni di rands hanno perso in armi e veicoli etc. scomparsi, ciò che inquieta è scoprire che non sanno nemmeno quante armi tengono sotto il loro controllo. (Pretoria News, Sudafrica, 31/10/06)

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Parlamento approva amnistia per ribelli Fnl (Peacereporter, 03/11/06)

Il Parlamento burundese ha passato oggi una legge che garantisce l'amnistia per i ribelli delle Forces Nationales de Liberation, venendo così incontro a una delle due richieste fatte dai ribelli Hutu per arrivare alla firma di un vero e proprio accordo di pace. L'amnistia riguarderà i delitti politici ma non si applicherà in caso di crimini di guerra o contro l'umanità. I ribelli chiedono inoltre la liberazione dei numerosi prigionieri politici ancora in carcere. Le Fnl sono l'unico gruppo ribelle che non ha accettato gli accordi di pace siglati nel 2002. La guerra civile nel Paese, scoppiata nel 1993, ha provocato 300 mila vittime. (Peacereporter,  03/11/06)

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Prorogata detenzione a prigionieri politici accusati di complotto (RC, Misna, 31/10/06)

L’Alta Corte ha confermato la detenzione di sette dei prigionieri politici, tra cui l’ex-presidente Domitien Ndaiyzeye, arrestati all’inizio di agosto con l’accusa di un complotto contro lo Stato. I giudici hanno accolto l’appello del pubblico procuratore “e lo hanno trovato fondato” si legge in un comunicato dell’autorità giudiziaria, che a inizio mese si era invece pronunciata per il rilascio su cauzione dei sette presunti cospiratori. “È una vergogna per l’Alta Corte e per la giustizia burundese” è stato il commento di Francois Nyamoya, difensore del vice-presidente Alphonse Marie Kadege, accusato come l’ex-capo di Stato e gli altri sei politici di aver ordito un piano per assassinare l’attuale presidente Pierre Nkurunziza, ex-capo ribelle al potere dopo la vittoria alle elezioni del 2005. “Non vi è un solo argomento giudiziario per trattenere i detenuti in prigione – ha aggiunto l’avvocato – e sono convinto che il giudice abbia ricevuto ordini dalle autorità nazionali di mantenerli in custodia”. I prigionieri politici si professano innocenti e sostengono che le accuse sono state orchestrate a parte per soffocare le voci di dissenso. (RC, Misna,  31/10/06)

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Primo sciopero dei giornalisti della radiotv nazionale (RC, Misna, 26/10/06)

Un aumento dei salari e migliori condizioni di lavoro: questo chiedono i giornalisti della Radio e televisione nazionale burundese (Rtnb) che hanno aderito al “primo sciopero nella storia della radiotelevisione pubblica” del paese. Circa 300 giornalisti su 400 si sono astenuti dal lavoro e si sono assembrati nel piazzale antistante la sede della Rtnb, nella capitale Bujumbura. “Vogliamo essere pagati per le ore di straordinario e chiediamo un miglioramento del salario o almeno un adeguamento a quello dei colleghi dei quotidiani” ha detto Dismas Ntagahoraho, segretario generale del sindacato dei giornalisti, ricordando che un dipendente della radiotelevisione nazionale – che sia un praticante o abbia 20 anni di esperienza – guadagna 143 euro mensili contro i 413 corrisposti a un giornalista dell’unico quotidiano nazionale, anch’esso statale. “Da quando ha assunto il potere, il governo ha raddoppiato i salari dei parlamentari, dei senatori, dell’esercito, della polizia e dei magistrati. Vogliamo essere sicuri che farà lo stesso per noi” ha concluso Ntagahoraho, aggiungendo che i tre giorni di sciopero indetti dal sindacato sono “un avvertimento alle autorità perché accolgano presto le nostre richieste”. (RC, Misna, 26/10/06)

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Opposizione chiede ritorno al negoziato con ribelli Fnl (FB, Misna, 19/10/06)

Il Fronte per la democrazia in Burundi (Frodebu), principale partito di opposizione, ha esortato governo e ribelli delle Forze nazionali di liberazione (Fnl) a tornare prima possibile al tavolo del negoziato per regolare gli ultimi dettagli che impediscono l’applicazione dell’accordo di cessate-il-fuoco firmato il 7 settembre scorso a Dar-es-Salaam, in Tanzania. Secondo l’agenzia ‘Angola-press’ il presidente del Frodebu, Leonce Ngendakumana, ha reiterato il suo appoggio alle condizioni poste dalle Fnl che chiedono, prima di procedere all’effettiva attuazione della tregua, la liberazione di tutti i prigionieri politici ancora detenuti nelle carceri nazionali. “Un’istanza accettabile e fondata – l’ha definita Ngendakumana - se esiste veramente la buona volontà di entrambe le parti di procedere verso la pace”. Pasteur Habimana, portavoce delle Fnl (ultimo gruppo armato della guerra iniziata nel 1993), ha a più riprese sollecitato anche il rilascio degli esponenti di spicco dell’opposizione arrestati, insieme ad alcuni ribelli, nell’ambito dell’inchiesta sul presunto complotto contro il presidente Pierre Nkurunziza: tra questi, l’ex-capo di Stato Domitien Ndayizeye del Frodebu e il suo ex-vice Alphonse Kadege, del partito Unità per il progresso nazionale (Uprona). L’esecutivo ha finora giudicato inaccettabile la richiesta delle Fnl, sostenendo che “non è una priorità” nell’agenda del negoziato. (FB, Misna, 19/10/06)

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Direttore di una radio privata scappa dopo le intimidazioni del governo (Peacereporter, 29/09/06)

Il direttore di una radio privata del Burundi si è dato alla fuga per la seconda volta in due mesi, dopo le intimidazioni ricevute dal governo, accusato da più parti di sopprimere la libertà di espressione. Lo ha riferito il Committee to Protect Journalists, un'organizzazione con sede a New York. Alexis Sinduhije, della Radio Publique Africaine (Rpa), è scappato in un luogo sconosciuto dopo che il ministro delle comunicazioni Ramadhani Karenga ha paragonato la sua emittente a Radio Mille Colline, la stazione radiofonica del Ruanda nota per aver incitato dalle sue frequenze il genocidio del 1994. "Il governo del Burundi, invocando lo spettro del genocidio, sta scherzando col fuoco. Così intimidisce una radio altamente rispettata, i cui programmi hanno aiutato il Burundi a superare le sue divisioni etniche", ha detto il direttore esecutivo del Committee to Protect Journalists, Joel Simon. (Peacereporter,  29/09/06)

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Comitato francese denuncia Burundi per intimidazioni (Corriere della Sera, 29/09/06)

Il Comitato per la protezione dei giornalisti francese (Cpj) ha denunciato il governo del Burundi di aver organizzato una campagna di intimidazione contro il direttore della radio pubblica africana. Lo ha comunicato l'Organizzazione per la difesa della stampa con sede a New York. "Chiediamo al governo di chiedere pubblicamente scusa alla radio - si legge nel documento - per garantire la sicurezza dei suoi impiegati". (Corriere della Sera,  29/09/06)

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Scontri tra esercito e ribelli Fnl, un morto e 60 arresti (Peacereporter, 27/09/06)

Un ribelle delle Forces Nationales de Liberation è rimasto ucciso oggi in un scontro con le forze dell'ordine a Giko, presso la provincia di Bubanza. L'uomo sarebbe stato ucciso mentre si preparava a lanciare una granata a un posto di polizia. I poliziotti avrebbero in seguito catturato i circa 60 ribelli che lo accompagnavano nell'azione. Secondo la polizia, il ribelle apparteneva a una fazione delle Fnl, facente capo a Jean-Bosco Sindayigaya, che si rifiuta di riconoscere il cessate-il-fuoco siglato a inizio mese tra il governo e la leadership ribelle. La tregua dovrà essere seguita da un vero e proprio accordo tra le parti nelle prossime settimane. La guerra civile in Burundi, scoppiata nel 1993, ha provocato più di 300 mila vittime. (Peacereporter, 27/09/06) 

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Colloqui tra governo e opposizione (EB, Misna, 23/09/06)

Per la prima volta dalla nomina del nuovo governo nell’agosto 2005, il ministro dell’Interno ha incontrato i responsabili di una trentina di partiti politici anche di opposizione, con l’obiettivo di rilanciare il dialogo. L’iniziativa è stata salutata unanimemente in modo positivo dai partecipanti all’incontro, al quale non ha però preso parte il ‘Consiglio nazionale per la difesa’ (Cndd-Fdd), formato dagli ex-ribelli oggi al potere. Per il capo del Frodebu – l’ex-partito al governo e ora all’opposizione – l’iniziativa del ministro è “un passo avanti per avviare una concertazione permanente”. I delegati hanno chiesto al ministro l’immediato rilascio di alcuni esponenti dell’opposizione – tra cui l’ex-presidente Domitien Ndayzeye - arrestati con l’accusa di aver organizzato un tentativo di golpe e detenuti da oltre un mese senza incriminazione. All’inizio di settembre la vicepresidente burundese Alice Nzomukunda si era dimessa in polemica col partito di governo, denunciando “problemi di sicurezza, mancato rispetto della legge e violazioni dei diritti umani”. Malgrado le crescenti critiche, il governo nelle scorse settimane ha però raggiunto un importante risultato: il 7 settembre autorità e ribelli delle Forze nazionali di liberazione (Fnl), l’ultimo gruppo armato ancora in azione, hanno firmato un accordo che prevede il loro disarmo e il parziale reintegro nell’esercito, mettendo fine – almeno sulla carta – al conflitto iniziato nel 1993 e costato oltre 300.000 vittime, in gran parte civili. (EB, Misna,  23/09/06)

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Burundi - Giornata in favore del Centro Giovani Kamenge (Ticinonline, 21/09/06)

Giornata in favore del Centro Giovani Kamenge in Burundi e della pace, domenica 8 ottobre alle 14.00, presso la sala multiuso della clinica psichiatrica del Casvegno. La giornata sarà completamente dedicata alla musica. Si ascolteranno i brani di un cd ”, creato da alcuni giovani burundesi che frequentano il Centro Kamenge, con lettura in italiano dei testi grazie all’aiuto di alcuni giovani sportivi (Krister Cantoni, Alessandro Chiesa, Branko Milicevic, Christian Reber, Lorenzo Rossi). Ci sarà anche un ampio spazio dedicato alla musica di casa nostra con la partecipazione del Coro Carillon, dei Piccoli Cantori di Pura e del Gruppo Jeans. Padrino della manifestazione sarà Alex Pedrazzini, ex-Consigliere di Stato e persona sensibile alle difficoltà del prossimo. Alla fine del pomeriggio sarà organizzata una merenda per tutti e una bancarella, dove chi vorrà potrà acquistare il cd. Ad aiutare nella vendita del cd ci sarà Omar Ahatri, Mister Ticino 2006. - Il Centro Kamenge, che è gestito da missionari saveriani italiani, si occupa di progetti importanti quali l’alfabetizzazione, la prevenzione contro l’Aids, con scopi semplici, forse, a prima vista, ma di importanza vitale per chi vive nel Burundi: la convivenza pacifica, al di là delle differenze etniche o religiose. Fra le tante attività che permettono un incontro fra giovani differenti, c’è la musica, che ha lo scopo di riunire e di veicolare messaggi di fratellanza e di pace.(Ticinonline, 21/09/06)

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Giornalista condannato a 5 mesi di carcere per 'dichiarazioni diffamatorie' (Peacereporter, 20/09/06)

Aloys Kabura, reporter della Burundi News Agency, è stato condannato ieri a cinque mesi di carcere per 'dichiarazioni diffamatorie' e 'ribellione', dopo che lo scorso 20 aprile aveva condannato le autorità per un pestaggio di alcuni colleghi avvenuto durante una conferenza stampa. Kabura, arrestato lo scorso maggio, sarebbe rimasto in carcere fino alla sentenza. Al giornalista sarebbe stato interdetto il rilascio su cauzione, oltre che la possibilità di presenziare al processo. Reporters sans Frontieres ha condannato il fatto. Il governo di Pierre Nkurunziza, ex-leader ribelle eletto presidente lo scorso anno, sta suscitanto forti preoccupazioni sia all'interno del Paese che tra la comunità internazionale, per lo scarso rispetto dei diritti umani dimostrato negli ultimi mesi. (Peacereporter, 20/09/06)

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Firmata la tregua con i ribelli, il governo è sotto accusa (Peacereporter, 11/09/06)

(…) Nelle ultime settimane si sono moltiplicate voci di un possibile colpo di stato, organizzato da Domitien Ndayizeye, ex-presidente durante il periodo di transizione, e da Alphonse-Marie Kadege, ex-vicepresidente e membro dell’Union pour le Progrès National. Oltre ai due, le autorità avrebbero arrestato a fine luglio una decina di persone, tra cui politici e giornalisti dell’opposizione. Cosa che ha fatto temere per una possibile deriva autoritaria dell’amministrazione di Pierre Nkurunziza, ex-ribelle eletto presidente l’anno scorso a furor di popolo. Un ulteriore campanello d’allarme sono state le dimissioni, rassegnate lo scorso martedì da Alice Nzomukunda, ormai ex-vice presidente, che denuncia lo scarso rispetto dei diritti umani e la corruzione dilagante nella nuova amministrazione. Una serie di scandali ha investito negli ultimi mesi il governo burundese, a cominciare dalla vendita poco chiara di un Falcon 50, l’aereo presidenziale, i cui soldi sembrano aver preso una destinazione diversa da quella delle casse statali. L’Unione Europea ha denunciato la scomparsa di circa 5 milioni di euro dai fondi per la ricostruzione del Paese, e sembra che la Banca Mondiale abbia deciso di congelare gli aiuti al Burundi in attesa che venga fatta luce sulle suddette questioni. “Nonostante la pace, la popolazione non è affatto contenta di Nkurunziza”, conferma Hatungimana. “In un anno non è stato fatto nulla per ridurre la miseria”. E Alexis Sinduhije, direttore di Radio Publique Africaine e tra gli arrestati di luglio, rincara la dose: “Onestamente, dopo quello che mi è successo, non mi interessa nulla del processo di pace. L’unica cosa importante è che questa nazione sta cadendo a pezzi”. (Peacereporter,  11/09/06)

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Accordo ribelli-governo, tregua in vigore da domani (EB, Misna, 09/09/06)

Prevederebbe una tregua in vigore da domain e l’integrazione degli ex-ribelli tra le forze armate l’accordo di cessate-il-fuoco sottoscritto giovedi’ scorso in Tanzania tra il governo e le Forze nazionali di liberazione (Fnl), ultimo gruppo ribelle ancora attivo in Burundi. Secondo il documento, la cessazione delle ostilita’ entra in vigore al terzo giorno dalla firma, cioe’ domain, mentre entro due e tre settimane i ribelli dovranno avviarsi verso i centri di smobilitazione dove – entro un mese dagli accordi di pace – verra’ avviato il loro processo di disarmo e reintegrazione. I combattenti delle Fnl potranno scegliere tra la smobilitazione o l’integrazione delle forze governative. A Dar-es-Salaam, in Tanzania, il ‘cessate-il-fuoco’ e’ stato sottoscritto dal presidente Pierre Nkurunziza e dal capo delle Fnl, Agathon Rwasa - alla presenza tra l’altro del presidente sudafricano Thabo Mbeki e di quello della Tanzania, Jakaya Kikwete: l’accordo dovrebbe finalmente mettere fine a 13 anni di sofferenze per il popolo burundese. (EB, Misna,  09/09/06)

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Eletto tra le contestazioni nuovo vice-presidente (Peacereporter, 08/09/06)

Il Parlamento burundese ha eletto ieri Marine Barampama alla vice-presidenza, appoggiando la proposta del presidente Pierre Nkurunziza. La Barampana sostituisce Alice Nzomukunda, dimessasi lo scorso martedì dopo aver accusato l'amministrazione di scarso rispetto dei diritti umani e di corruzione. Sia la Nzomukunda che la Barampana fanno parte del Conseil National pour la Defence de la Democratie, il partito del presidente Nkurunziza. I parlamentari dell'opposizione hanno però contestato l'elezione, che si sarebbe tenuta a porte chiuse e non avrebbe raggiunto il quorum necessario di 78 voti, a causa proprio del boicottaggio dell'opposizione che, in occasione del voto, avrebbe abbandonato l'aula in massa. (Peacereporter,  08/09/06)

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Governo e ribelli Fnl firmano ‘cessate-il-fuoco’ (FB, Misna, 07/09/06)

Le Forze nazionali di liberazione (Fnl), ultimo gruppo ribelle ancora attivo in Burundi, hanno siglato oggi a Dar-es-Salaam, in Tanzania, un ‘cessate-il-fuoco’ col governo per porre fine a 13 anni di lotta armata. L’intesa è stata sottoscritta dal presidente Pierre Nkurunziza e dal capo delle Fnl, Agathon Rwasa, alla presenza dei presidenti sudafricano, Thabo Mbeki, e ugandese, Yoweri Museveni. “Questo dovrebbe finalmente rappresentare la fine di molti anni di sofferenza per il popolo burundese, la guerra è stata troppo lunga e ha provocato troppi morti e migliaia di rifugiati” ha detto il presidente tanzaniano Jakaya Kikwete, partecipando alla cerimonia. “Le armi ora possono tacere” gli ha fatto eco Kingsley Mamabolo, inviato speciale del governo di Pretoria che dal maggio scorso si è adoperato come mediatore tra le parti. L’accordo era atteso fin dal 18 giugno scorso, quando i ribelli avevano annunciato il raggiungimento di un’intesa preliminare a cui sarebbe dovuto seguire entro 15 giorni una vera e propria sospensione formale delle ostilità; divergenze persistenti, in particolare sulla composizione dell’esercito nazionale, avevano ritardato fino a oggi l’attesa firma. (FB, Misna,07/09/06)

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Secondo vice-presidente rassegna le dimissioni (Peacereporter, 05/09/06)

Il secondo vicepresidente burundese, Alice Nzomukunda, ha rassegnato stamani le dimissioni, accusando in un comunicato stampa il governo burundese per la mancata soluzione dei pressanti problemi di sicurezza, la gestione poco trasparente delle finanze statali e il mancato rispetto dei diritti umani. Anche se il comunicato di Nzomukunda non entra nei particolari delle accuse, nelle ultime settimane l'amministrazione di Pierre Nkurunziza, ex-capo ribelle eletto presidente lo scorso anno, è divenuta bersaglio di numerose critiche. Il Burundi è teatro di una guerra civile cominciata nel 1993, che ha provocato finora 300 mila vittime. (Peacereporter,  05/09/06)

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Attentato nella capitale, almeno 36 feriti (Swissinfo, 04/09/06)

Almeno 36 persone sono rimaste ferite, di cui una decina gravemente, in seguito a l'esplosione di alcune granate e da colpi di arma da fuoco in un bar nel quartiere di Nyakabiga, nel centro di Bujumbura, capitale del Burundi. Lo si apprende da fonti concordanti. "Un gruppo di persone non meglio identificate ha attaccato ieri sera verso le 19:00 locali (stessa ora in Svizzera) il bar "La grande ètoile", ha sparato sui clienti e poi sulla folla e ha lanciato quattro granate prima di fuggire", ha dichiarato Richard Niyonkuru, amministratore di Nyakabiga. "Ci sono almeno 36 civili feriti, di cui una decina sono gravi - ha precisato -. Verranno presto ricoverati in tre ospedali della capitale". Molti testimoni che al momento dell'attacco si trovavano nel bar hanno confermato queste informazioni. "Se si osserva la procedura, l'attacco di ieri è uguale come due gocce d'acqua ad altri attentati che hanno colpito Bujumbura recentemente", ha commentato Niyonkuru. Tra il 30 luglio ed il 6 agosto scorso una serie di almeno quattro attacchi è avvenuta nella capitale uccidendo sette persone e ferendone una trentina. L'11 agosto scorso il portavoce della polizia, il colonnello Pierre Claver Gahungu, aveva accusato le Forze nazionali di liberazione (FNL) di essere responsabili di almeno due di questi attentati.Questo nuovo episodio di violenza avviene poche ore prima che il governo del Burundi e le FNL riprendessero i negoziati di pace per arrivare ad un cessate il fuoco che dovrebbe essere firmato nel corso di un summit dei capi di Stato della regione che si terrà giovedì a Dar es-Salaam, in Tanzania. Il Burundi cerca di uscire da 13 anni di guerra civile tra i ribelli di etnia hutu e l'esercito, a maggioranza tutsi. Le FNL sono il solo movimento ribelli che non ha ancora deposto le armi. (Swissinfo,  04/09/06)

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‘Incidente diplomatico’ tra onu e bujumbura (BF, Misna, 30/08/06)

Il governo di Bujumbura ha suggerito alle Nazioni Unite di richiamare l’inviato speciale in Burundi, Nureidin Satti, accusandolo di condotta “poco diplomatica” e di atteggiamento ostile. Dalle dichiarazioni del portavoce del governo si evince che le autorità burundesi non hanno un reclamo specifico contro Satti, se non quello di aver convocato una riunione di diplomatici stranieri per discutere della situazione nel paese dopo la scoperta, da parte della polizia, di un presunto complotto per uccidere il presidente Pierre Nkurunziza, su cui è in corso un’indagine governativa che vede tra le persone arrestate anche l’ex capo di Stato Domitien Ndayizeye. Nei giorni scorsi il segretario generale dell’Onu Kofi Annan era intervenuto esprimendo preoccupazione per gli ultimi sviluppi in Burundi, nazione uscita nel 2003 da una decennale guerra civile, e aveva fatto appello alla popolazione “soprattutto ai dirigenti politici e ai loro partiti affinché lavorino insieme per preservare la pace faticosamente ottenuta e consolidare la fragile democrazia nel paese”. Secondo fonti della MISNA a Bujumbura “è difficile riuscire a capire cosa c’è di vero nelle accuse di complotto”; alcuni non fanno fatica a creder che ci sia un fondo di verità, per altri si tratta invece di una maldestra azione del governo per mettere a tacere un’opposizione che negli ultimi tempi aveva condotto una martellante campagna di accuse di incompetenza e malversazioni per le mancate promesse del governo di traghettare il paese verso la sicurezza e lo sviluppo. Di quest’ultima interpretazione si sono fatti portavoce i mass media privati, che hanno condotto loro inchieste, mentre le autorità continuano a ribadire fermamente che le prove raccolte, scritte e registrate, dimostrano l’esistenza di un complotto. “Tutti si aspettavano la liberazione su cauzione dei nove arrestati, incluso Ndayizeye, come gesto conciliante, ma la Corte suprema ha deciso che restino in carcere in attesa di giudizio. Ciò ha alimentato ulteriori tensioni e malumori” spiega un diplomatico occidentale che ha chiesto di restare anonimo. (BF, Misna,  30/08/06)

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Inchiesta su presunto golpe, Annan chiede di “preservare la pace” (FB, Misna, 23/08/06)

Il segretario generale dell’Onu Kofi Annan ha espresso la sua “profonda preoccupazione per le segnalazioni di un possibile complotto di golpe e il conseguente arresto di alcune persone, incluse figure politiche di spicco tra cui l’ex- presidente Domitien Ndayizeye”; Annan, si legge in una nota del suo portavoce, “esorta il governo del Burundi a garantire un giusto processo e a rispettare i diritti dei detenuti” e fa appello alla popolazione “soprattutto ai dirigenti politici e ai loro partiti affinché lavorino insieme per preservare la pace faticosamente ottenuta e consolidare la fragile democrazia nel paese”. Il segretario generale invita inoltre l’esecutivo e i ribelli delle Forze nazionali di liberazione (Fnl) - unico gruppo armato ancora attivo nel paese – ad accelerare le conclusioni dei negoziati in corso per un accordo di cessate il fuoco”. Dopo l’interrogatorio e il trasferimento in regime di detenzione preventiva di Ndayizeye, lunedì scorso, il Fronte per la democrazia in Burundi (Frodebu) ha accusato il governo di voler “distogliere l’attenzione sui numerosi problemi che sta affrontando” in riferimento, secondo alcune fonti, al momentaneo stallo del negoziato con le Fnl. Il procuratore Jean Bosco Ndikumana ha replicato che “le indagini” su un presunto piano per assassinare il presidente Pierre Nkurunziza “ci hanno condotto a queste persone”, ma senza aggiungere altri dettagli in proposito. Oltre a Ndayizeye sono finiti in carcere, tra gli altri, anche l’ex-politico ed ex-capo ribelle Poppon Mudugu, l’ex-capo delle ‘Forze nazionali di liberazione-Icanzo’, oggi partito politico, Alain Mugabarabona, e Alphonse Marie Kadege, membro del partito d’opposizione ‘Unione per il progresso nazionale’ (Uprona) e vice-presidente di Ndayizeye per pochi mesi durante la fase di transizione post bellica. I familiari di alcune delle persone arrestate hanno denunciato maltrattamenti ai danni dei loro congiunti. (FB, Misna, 23/08/06)

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Ex presidente Ndayizeye arrestato per tentato golpe (Peacereporter, 21/08/06)

La polizia del Burundi ha arrestato l'ex-presidente Domitien Ndayizeye all'uscita del Senato a Bujumbura, la capitale, perchè sospettato di essere coinvolto in un tentato golpe, sventato all'inizio dell'anno. Ndayizeye, in qualità di senatore a vita, gode dell'immunità parlamentare, che gli è stata tolta da Senato per permettere il suo arresto. L'ex presidente è un hutu, e ha guidato il paese dal 2003 alle elezioni dello scorso agosto, vinte da un altro hutu, l'ex leader ribelle Pierre Nkurunziza. (Peacereporter,  21/08/06)

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Arrestate 8 persone sospettate di il tentato colpo di Stato (Peacereporter, 10/08/06)

Otto persone sospettate di aver progettato un colpo di Stato in Burundi, sono state arrestate e incarcerate a Bujumbura dopo aver subito, ieri, un lungo interrogatorio. Tra di loro ci sono due ex alti ufficiali del governo e del capo di una piccola milizia Hutu. Nonostante gli arresti, le indagini continuano, per stabilire che ruolo abbiano avuto gli otto nel piano di assassinio del presidente Pierre Nkurunziza. La scorsa settimana una radio locale sosteneva che il colpo di stato fosse una minaccia inventata dal partito al governo, l'Fdd, per poter attaccare l'opposizione. (Peacereporter, 10/08/06)

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Parenti di carcerati denunciano torture per mano di 007 (Peacereporter, 04/08/06)

Le famiglie della gente arrestata in Burundi questa settimana nell'ambito di un presunto colpo di stato denunciano le torture subite dai loro parenti per mano degli agenti dei servizi segreti del paese. Le mogli dei detenuti sono state intervistate da stazioni radio locali attraverso le quali hanno richiesto l'aiuto della comunità internazionale. Il ministro delle Comunicazioni, Karenga Ramdhan, dice che il governo non è al corrente di nessun rapporto su alcuna tortura e non tollelerebbe nessuna violazione di diritti umani. Si tratta di una cinquantina di persone arrestate in ambito di un presunto colpo di stato progettato in giugno. (Peacereporter,  04/08/06)

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Arrestate 8 persone per presunto colpo ai danni del presidente (Peacereporter, 01/08/06)

I servizi segreti del Burundi hanno arrestato oggi 8 persone, tra cui l'ex vice presidente Alphonse Marie Kadege, membro dell'opposizione, con l'accusa di tramare un colpo ai danni del presidente Pierre Nkurunziza. Di fatto le persone coinvolte sono molte di più ed è per questo che le autorità, pur confermando gli arresti, non hanno dato ulteriori particolari. (Peacereporter,  01/08/06)

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Granate esplodono in due pub della capitale (Peacereporter, 31/07/06)

Alcune granate sono esplose la scorsa notte in due pub a Bujumbura, la capitale del Burundi, uccidendo 3 persone e ferendone gravemente altre 10. La polizia sta indagando su due sospettati, fuggiti tra la folla dopo l'esplosione. All'inizio di luglio cinque razzi erano stati lanciati nella capitale, ma ma non sono stati ancora identificati i responsabili dell'attacco. Il Burundi sta cercando di normalizzare la sua situazione dopo il conflitto che, dal 1993 e per una dozzina d'anni, ha visto scontrarsi la maggioranza Hutu con la minoranza Tutsi, che deteneva il potere. Nel conflitto sono morte circa 250mila persone, per la maggior parte civili. (Peacereporter,  31/07/06)

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Produzione del caffè trascina crescita economica (RC. Misna, 28/7/2006)

Quest’anno la produzione di caffé raggiungerà 35.000 tonnellate, dopo che la siccità degli ultimi sei mesi dello scorso aveva drasticamente ridotto il raccolto a 6.000 tonnellate, contro le 38.000 del 2004: è la stima dell’Ufficio della coltura industriale di caffé del Burundi (Ocibu). Dal momento che i redditi da esportazione del paese dipendono per oltre la metà dalle piantagioni di caffé, secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi) quest’anno la crescita economica del paese si riassesterà intorno al 6,1% dopo essere scesa sino a 0,9% lo scorso anno, grazie anche ai “progressi lodevoli compiuti nelle riforme strutturali in aerea fiscali, monetaria e degli scambi esteri”. Il reddito pro-capite si è ridotto di circa 79 euro l’anno dal 1993, quando è iniziata la guerra civile che ha provocato oltre 300.000 morti, in gran parte civili. Dal 29 maggio sono in corso negoziati tra il governo di Bujumbura e le Forze di liberazione nazionale (Fnl), l’unica formazione ribelle a non aver ancora deposto le armi e a non aver partecipato al processo di pace che nel 2005 ha posto fine ai 12 anni di conflitto civile. (RC. Misna,  28/07/06)

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Una delegazione della Comunità di Sant'Egidio all’incontro del CPN (S.Egidio, 26/07/06)

Dal 26 al 28 luglio si svolge a Bujumbura, in Burundi, un incontro ecclesiale che ha per tema: “Il ruolo della Chiesa nella costruzione della pace nella regione dei Grandi Laghi”. L’incontro organizzato dal Catholic Peacebuilding Network (CPN) della Università di Notre Dame (USA), in memoria del nunzio apostolico Michael Courtney, ucciso in Burundi nel dicembre del 2003, è alla sua terza edizione. La Comunità di Sant’Egidio darà un contributo portando la testimonianza del suo impegno per la pace nella regione con una delegazione proveniente dall’Italia, dal Rwanda e dalla Repubblica Democratica del Congo. (S.Egidio, 26/07/06)

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Passi avanti e scivoloni nel cammino verso la pace (Anna Toro, Warnews, 08/06/06)

Per il Burundi ancora passi avanti nella via di una quanto mai agognata pace definitiva. Il 29 maggio sono finalmente cominciati i negoziati tra il governo e il Fronte di liberazione nazionale (Fnl), l'ultimo gruppo ribelle ancora attivo nel Paese. Obiettivo principale: mettere fine una volta per tutte a 13 anni di guerra civile, una guerra che ha lasciato dietro di sé oltre 300.000 morti. Secondo i dati riportati dal settimanale francese Le Nouvel observateur, a guidare la delegazione governativa è il ministro dell'Interno Evariste Ndayishimiye, mentre per il Fnl è il leader storico Agathon Rwasa. La sede dei colloqui (tutt'ora in corso e mediati dal ministro per la Sicurezza sudafricano Charles Nqakula) è la città di Dar Es Salaam, in Tanzania. E' stato proprio il presidente della Tanzania Kikwete a dare il via ai lavori: «Le battaglie lasciano delle cicatrici sociali, psicologiche e politiche sia nei belligeranti sia negli spettatori innocenti, ma ogni guerra deve finire» ha detto durante il discorso di apertura. Il Fnl fino ad oggi si è sempre rifiutato di negoziare, anche dopo che nel 2003 gli altri gruppi ribelli, ovvero il Cndd (Consiglio Nazionale per la difesa della democrazia) e il Fdd (Forze per la difesa della democrazia) avevano partecipato all'accordo di pace col governo e le forze armate (allora guidate dalla minoranza tutsi). (Anna Toro, Warnews, 08/06/06)

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Colpi di mortaio su Bujumbura, esercito accusa ribelli Fnl (MZ, Misna, 31/05/06)

Colpi di mortaio sono stati sparati durante la notte sulla capitale del Burundi , Bujumbura, da uomini delle Forze di liberazione nazionali (Fnl), l’ultimo gruppo ribelle ancora in attività e che proprio lunedì ha iniziato in Tanzania una nuova tornata di negoziati di pace col governo burundese. La notizia del nuovo attacco è stata data dal portavoce dell’Esercito, e confermata alla MISNA da fonti locali, il quale ha precisato che le Fnl hanno lanciato alcuni colpi di mortaio dalle postazioni sulle colline che circondano Bujumbura colpendo l’estrema periferia nord della città (e precisamente nelle zone di Motanga e Gihosha orientale) e causando il ferimento di almeno un civile. Secondo un portavoce dell’esercito, l’attacco sarebbe collegato proprio ai negoziati in corso in Tanzania e dovrebbe dimostrare la capacità offensiva delle Fnl, recentemente ridimensionate da un’intensa campagna militare lanciata dal governo. “Il processo di pace ormai è irreversibile, la gente è stufa della guerra. Quella di ieri è stata solo un’azione dimostrativa per mandare un segnale in Tanzania, ma, questa volta, sono le stesse Fnl a voler arrivare a un accordo” dice alla MISNA una fonte diplomatica occidentale che ha chiesto di restare anonima. I principali punti nell’agenda ai negoziati di Dar es Salaam riguardano l’integrazione delle Fnl nelle forze armate burundesi, considerato l’aspetto di più facile realizzazione, e quella più delicata di un loro possibile ingresso nella vita politica del paese. (MZ, Misna, 31/05/06)

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Al via negoziati tra governo e ribelli hutu FNL (TicinOnLine, 29/05/06)

Si sono aperti oggi in Tanzania i negoziati tra il governo del Burundi e l'ultima milizia ribelle ancora attiva nel piccolo Paese africano, gli hutu delle Forze Nazionale di Liberazione (FNL), unico gruppo a non aver partecipato al processo di formazione delle nuove istituzioni dopo 13 anni di guerra civile. Il Burundi, sempre dominato dai tutsi, ha un presidente hutu dopo diversi anni, l'ex leader ribelle Pierre Nkurunziza. I negoziati di pace si sono aperti a Dar Es Salaam, capitale della Tanzania, grazie alla mediazione del Sudafrica, che ha inviato il suo ministro per la Sicurezza Charles Ngqakula. Sono oltre 300'000 le vittime della sanguinosa guerra civile scoppiata nel 1993, a seguito dell'assassinio del prima capo della Statp hutu democraticamente eletto, Melchior Ndadaye. (TicinOnLine,  29/05/06)

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Esercito attacca ribelli, dieci vittime (MZ, Misna, 24/05/06)

Almeno dieci ribelli delle Forze di liberazione nazionali (Fnl) sono rimasti uccisi nei bombardamenti compiuti dall’esercito burundese nella foresta di Kibira, nella provincia di Bubanza, nel nord ovest del Burundi. Lo ha riferito l’esercito burundese, precisando che gli elicotteri sono entrati in azione ieri sera in un’area in cui si troverebbero alcuni dei principali campi d’addestramento dei ribelli. Due soldati sono rimasti feriti nell’operazione dopo l’esplosione di una mina interrata dai ribelli. La provincia di Bujumbura Rural e quella di Bubanza sono considerate le due principali roccaforti dell’ultimo gruppo ribelle ancora in attività. L’attacco dell’esercito arriva a pochi giorni da due imboscate attribuite ai ribelli delle Fnl in cui hanno perso la vita 3 persone, un civile e due militari. A marzo il capo delle Fnl, Agathon Rwasa, aveva detto di essere pronto ad avviare negoziati col governo “senza condizioni”. I colloqui però non sono mai iniziati. Le attese per un completo raggiungimento della pace sono elevate: di fatto la guerra è stata archiviata l’anno scorso con le elezioni presidenziali, legislative e amministrative, ma le Fnl non hanno ancora accettato di deporre le armi. L’altro principale gruppo armato protagonista del conflitto iniziato nel 1993, le Forze per la difesa della democrazia (Fdd), aveva accettato il piano di pace del governo nel 2003 e il leader Pierre Nkurunziza l’anno scorso è stato eletto presidente del Burundi. (MZ, Misna, 24/05/06)

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Imboscata dei ribelli, muoiono 4 soldati e un civile (Peacereporter, 22/05/06)

L'ultimo gruppo ribelle burundese che rifiuta un trattato di pace che ponga fine ad un conflitto decennale ha teso un'imboscata ad una colonna militare, uccidendo 4 soldati e un civile. L'Fln, Forza di liberazione nazionale, ha ripetutamente violato il cessate il fuoco. L'attacco è avvenuto nelle periferie rurali di Bujumbura. Il Burundi sta emergendo da oltre una decade di scontri tra la maggioranza Hutu e la minoranza Tutsi che hanno provocato oltre 250 mila morti, in maggioranza civili. (Peacereporter,  22/05/06)

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Si aggrava bilancio danni causati dal maltempo (MZ, Misna, 18/05/06)

Sono almeno 4 le vittime, ma alcune fonti parlano anche di 8 morti, delle violente piogge cadute nei giorni scorsi in Burundi. Lo riferiscono fonti giornalistiche locali e internazionali, precisando che l’area più colpita dal maltempo è sicuramente la provincia nord-orientale di Bubanza, dove a causa delle forti precipitazione almeno due corsi d’acqua hanno rotto gli argini, seguita da quella di Bujumbura Rural, poco distante dalla capitale burundese Bujumbura, dove si sarebbero registrate almeno 3 delle 4 vittime finora accertate dalle autorità locali. “È ancora estremamente difficile fare un bilancio certo dei danni, visto che molte delle zone devastate restano inaccessibili” ha detto ieri alla stampa Samson Gahungu, dell’amministrazione del comune di Gihanga, la località visitata ieri dal presidente Pierre Nkurunziza. Il governo e la locale missione Onu (nota con l’acronimo Onub) hanno avviato le prime operazioni di soccorso nelle aree maggiormente colpite. Secondo le prime stime, sarebbero almeno 10.000 le persone rimaste senza casa in seguito al maltempo che ha fatto crollare le tipiche case di fango e lamiera delle zone rurali del paese. (MZ, Misna, 18/05/06)

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Migliaia di sfollati e case distrutte per forti piogge (EB. Misna, 17/05/06)

Migliaia di sfollati e case distrutte per forti piogge (EB. Misna, 17/05/06)

Oltre 900 case distrutte, migliaia di civili senza-tetto e tombe scoperchiate in un cimitero inondato dall’acqua: sono le conseguenze di tre giorni di violente precipitazioni piovose che hanno colpito soprattutto la zona nord-orientale del Burundi e la capitale Bujumbura. Silvestre Nzohabonayo, amministratore della località di Mpanda ha detto che gli sfollati hanno per ora trovato riparo presso i vicini. Per Toure Pegnaminy, della missione di pace dell’Onu in Burundi, si tratta “di un serio disastro, che richiede il dispiegamento di troppi mezzi per poter essere controllato”. Fonti della MISNA contattate a Bujumbura riferiscono che seri danni si sono verificati anche nei quartieri periferici della capitale; decine di case di fango e lamiera sono crollate soprattutto nelle zone rurali. ne Samson Gahungu, dell’amministrazione provinciale di Ghianga, ha detto che una stima completa delle conseguenze delle inondazioni resta difficile “perché molte zone sono inaccessibili”. Oggi – nel primo giorno di tregua della stagione delle piogge, a lungo attese dopo la siccità dei mesi scorsi – il presidente Pierre Nkurunziza si è recato in visita nella zona più colpita dalle alluvioni. (EB. Misna, 17/05/06)

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Abolito il coprifuoco notturno dopo 13 anni (Ansa/Basilicatanet, 15-04-2006)

Dopo 13 anni il Burundi ha revocato per la prima volta il coprifuoco in vigore da mezzanotte all'alba. 'Lo stato della sicurezza e' migliorato fortemente, 95% del territorio e' ormai pacificato', ha spiegato un portavoce del governo. I 7 milioni di burundesi hanno accolto la notizia con soddisfazione. Le elezioni dell'anno scorso, che hanno portato alla presidenza l'ex leader ribelle dell'etnia maggioritaria hutu, hanno posto fine a 12 anni di guerra civile. (Ansa/Basilicatanet,  15-04-2006)

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Coppie cattoliche: test anti-aids prima del matrimonio (DIA/Fomeka, 06-04-2006)

La Chiesa cattolica del Burundi ha deciso di esigere che i fidanzati si sottomettano ad un controllo anti-aids prima della celebrazione del matrimonio.. E’ quanto ha affermato recentemente l’abbé Gerase Mugerowimana in un’intervista concessa a BBC Online. La notizia è stata diffusa dalla CISA (Catholic Information Service for Africa) di Nairobi, il 28 marzo scorso. L’abbé Gerase Mugerowimana ha precisato che sono attese nuove direttive per chiarificare la posizione della Chiesa cattolica burundese sul problema del matrimonio religioso. Per il momento, è stato deciso che cooloro che vogliono celebrare il matrimonio religioso, dovranno presentare un certificato che provi che hanno subito questo testo: “Non chiediamo ai futuri sposi di farci vedere gli esiti del controllo, ma solo un certificato comprovante che si sono fatti controllare”, ha sottolineato l’abbé l’abbé Gerase Mugerowimana. Le nuove direttive ecclesiali interdicono il matrimonio a donne che sono già rimaste incinte. Inoltre, per la Chiesa cattolica in Burundi, le persone sieropositive e che sono già state sposate hanno il dovere di far sapere al(la) futuro(a) congiunto(a) la propria situazione in materia. Queste norme incontrano però una certa resistenza da parte di un'associaizone di persone affette dal HIV/AIDS. Secondo le stime dell’Onu, il 6% degli adulti burundesi sono sieropositivi. (DIA/Fomeka, trad. Africa, 06-04-2006)

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Oltre 800 Caschi blu lasceranno il Paese in vista delle elezioni (Peacereporter, 07-04-2006)

Oltre 800 Caschi Blu lasceranno il Burundi per la Repubblica Democratica del Congo in vista delle elezioni previste dopo la metà di giugno. L'Onub, missione di pace in Burundi, precisa che il trasferimento riguarda 720 soldati pakistani, una cinquantina di osservatori militari e personale sanitario giordano. Dopo 12 anni di conflitto e 300 mila morti, il Paese sta attraversando un periodo di relativa pace. (Peacereporter,  07-04-2006)

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I ministri Frodebu non demissionano (Panapress, trad. Africa, 28-03-2006)

I tre ministri del Frodebu (Front pour la démocratie au Burundi) hanno deciso oggi di non rassegnare le dimissioni, disobbedendo così agli ordini di scuderia di lasciare il governo in segno di protesta contro il presidente Pierre Nkurunziza, colpevole di vari abusi di potere, secondo il Frodebu. Il ministro del Territorio, Ambiente e Turismo, Signora Odette Kayitesi, ha dato come ragione di non essere stata associata alla decisione del Comitato direttore nazionale del partito ; il ministro dell’Agricoltura, Elie Buzoya, invece, ha dichiarato di non avere nessun dissidio reale con il capo dello Stato e gli altri membri del governo. Il ministro della Sanità, Dr Barnabé Mbonimpa, che in un primo tempo aveva rassegnato le sue dimissioni, è ritornato sulla sua decisione. Il partito avrebbe potuto prendere una tale decisione “se e solo i ministri avessero denunciato qualche difficoltà a lavorare sotto il regime di Nkurunziza. Ma non è il caso oggi”, ha dichiarato il ministro Elie Buzoya. Il Frodebu rimprovera soprattutto al presidente Nkurunziza di usare “mezzi polizieschi” negli affari di Stato. La repressione della polizia contro il Fronte nazionale di liberazione (FNL) non risparmierebbe membri del Frodebu, accusati di sostenere l’ultima ribellione ancora attiva in Burundi, dichiara il leader dell’ex partito al potere, Léonce Ngendakumana. (Panapress, trad. Africa, 28-03-2006)

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La pace è vicina? (Peacereporter, 21-03-2006)

Dopo 13 anni di guerra e 300 mila morti le Forces Nationales de Libération, l’ultimo gruppo ribelle ancora attivo in Burundi, hanno deciso di aprire al governo e di avviare i colloqui di pace per la fine del conflitto. E anche se a Bujumbura per ora si preferisce andare con i piedi di piombo, i mediatori internazionali sono ottimisti sull’esito delle trattative. La svolta è avvenuta nel weekend, durante una visita del leader delle Fnl, Agathon Rwasa, in Tanzania. L’incontro avuto con il locale Ministro degli Esteri Asha-Rose Migiro è stato più fruttuoso di quanto si potesse immaginare, visto che alla fine della visita Rwasa ha dichiarato senza mezzi termini alle agenzie di stampa che “la lotta armata non è più un’opzione percorribile”. Le Fnl offrono quindi, in maniera unilaterale per ora, un ramoscello d’ulivo al governo burundese, dopo averlo additato come un pupazzo della comunità internazionale fin dal suo insediamento, nello scorso agosto. Per ora a Bujumbura prevale la calma. Le autorità burundesi hanno apprezzato il gesto dei ribelli, ma hanno reso noto che l’iniziativa dovrà essere presa dal gruppo di mediatori internazionali, che ha a capo il presidente ugandese Yoweri Museveni. Solo così sarà possibile sedersi al tavolo delle trattative. I tempi sono quindi prematuri per cantar vittoria, anche se il neoeletto presidente tanzaniano Jakaya Kikwete si è sbilanciato, dichiarando che la pace potrebbe essere raggiunta in pochi mesi. (Peacereporter,  21-03-2006)

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L'eredità non sarà più un diritto solo maschile (C.O., Misna, 08-03-2006)

Le donne del Burundi avranno presto gli stessi diritti degli uomini riguardo a eredità e successione. Lo assicura il ministro della Giustizia, Clotilde Niragira, annunciando che un progetto di legge paritaria sarà esaminato dal Consiglio dei ministri entro due settimane. Nel corso di una conferenza sulla condizione femminile delle donne in Burundi che ha riunito ieri personalità politiche e attivisti dei diritti umani e delle organizzazioni internazionali, Niragira ha sottolineato che le donne del Burundi sono ancora discriminate e escluse dal processo produttivo e di sviluppo economico, essendo di rado proprietarie di beni - terre, immobili, credito – visto che le tradizioni locali impediscono loro di ereditare le proprietà della famiglia. La Guardasigilli ha spiegato, poi, che, una volta promulgata, “la legge sulle successioni trasformerà le relazioni sociali e risolleverà la condizione delle donne, offrendo loro tutte le opportunità di acquisire la propria autonomia gestionale, aumentandone il potere decisionale", spiega l'agenzia di stampa del Burundi Abp. Con l'arrivo della pace (dopo una guerra civile che ha fatto più di 300mila morti tra il 1993 e il 2003) le nuovi istituzioni statali elette dal popolo hanno lasciato ampio spazio alle donne nella vita politica: Nell'Assemblea nazionale - presieduta da Immaculée Nahayo - e in Senato vi si registra una presenza femminile tra il 30 e il 35%, un dato ‘incoraggiante’ se paragonato al 10% circa che la rappresentanza femminile registra nel Parlamento italiano. Le donne burundesi sono ben rappresentate anche a livello comunale. (C.O., Misna, 08-03-2006)

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Presidente denuncia tentativo di colpo di stato (Peacereporter, 07-03-2006)

Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza ha accusato tre uomini politici, di cui non vengono rivelati i nomi, di aver organizzato un colpo di stato, riportando il clima di paura in un Paese con una lunga storia di assassinii politici. Il rapporto del presidente ha sollevato curiosità su chi potrebbe esserci dietro il complotto, in una nazione provata da 13 anni di guerra civile che hanno provocato la morte di 300mila persone. (Peacereporter,  07-03-2006)

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Burundi-Tanzania – Burundesi fuggono insicurezza e scarsità di cibo (Aise, 14-02-2006)

Nelle ultime settimane, un numero crescente di cittadini burundesi ha attraversato il confine per cercare rifugio nella vicina Tanzania, una situazione che ha messo in allarme l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) preoccupato per le loro condizioni di vita nei centri temporanei della Tanzania in cui vivono. Attualmente i richiedenti asilo nei tre centri di transito nel distretto di Kibondo, nella Tanzania nord-occidentale, sono oltre 4 mila. Dall'inizio dell'anno circa 3.500 burundesi hanno varcato il confine e la cifra continua a crescere con una media di circa 100 nuovi arrivi al giorno. Solo nella giornata di ieri, sono state registrate più di 500 persone appena arrivate nei centri lungo il confine, la maggior parte delle quali a Nyakimonomono, dove al momento vivono più di 2.500 persone. Le condizioni di vita a Nyakimonomono e in altri centri temporanei non sono buone. Queste strutture sono state pensate per ospitare solo per un breve periodo coloro che hanno appena attraversato il confine. Anche se l'UNHCR e le agenzie partner hanno fatto del proprio meglio per migliorare la situazione nei centri, i rischi per la salute rimangono molto elevati a causa dalla presenza di così tante persone in strutture create per numeri molto inferiori. Per questo l’Agenzia ha negoziato con le autorità tanzaniane la possibilità di trasferire lontano dal confine, in campi già esistenti, coloro cui è stato riconosciuto il diritto d'asilo. Finora, tuttavia, l'asilo è stato garantito solo a un piccolo numero di persone, 57 delle quali sono state trasferite venerdì scorso nel campo di Mkugwa e altre 100 vi verranno trasferite la prossima settimana. - La maggior parte dei nuovi arrivati proviene dalla provincia di Ruyigi, nel Burundi orientale, e indica scarsità di cibo e crescente insicurezza come le principali ragioni della loro fuga. Tra i nuovi arrivati si riscontrano evidenti casi di malnutrizione. Un bambino piccolo è morto al suo arrivo la settimana scorsa, mostrando gravi segni di disidratazione, mentre tre altri bambini sono morti in gennaio a causa di una grave infezione respiratoria. Desta inoltre preoccupazione il fatto che molti dei nuovi arrivati fossero da poco ritornati in Burundi, dopo aver vissuto per anni da rifugiati in Tanzania. In Tanzania l'UNHCR assiste circa 350 mila rifugiati, 195 mila dei quali provenienti dal Burundi. Dal 2002 l'Agenzia svolge un'operazione di rimpatrio volontario per i rifugiati burundesi, attraverso la quale ha assistito oltre 290mila persone che hanno scelto di ritornare nel proprio paese. Nei mesi scorsi, tuttavia, il numero di persone che scelgono di rimpatriare ha raggiunto i livelli più bassi dall'inizio dell'operazione. (Aise, 14-02-2006)

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La morte di p. Koma: una grave perdita (L.M., Fides, 06-02-2006)

“È una grande perdita per la Chiesa, perché p. Koma era un religioso molto impegnato” dice una fonte della Chiesa locale da Bujumbura, la capitale del Burundi, dove nella serata di sabato 4 febbraio è stato ucciso p. Elie Koma, gesuita di nazionalità burundese. “Dalle prime ricostruzioni, P. Koma non sembra essere stato vittima di un agguato premeditato, ma piuttosto di una serie di circostanze sfortunate. Il religioso si sarebbe trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato” dicono le fonti locali. “Il gesuita, infatti si trovava nei pressi del bar dove un gruppo di uomini armati ha ucciso il maggiore dell’esercito burundese, Ruguraguza, e sua moglie. P. Koma sarebbe stato ucciso per eliminare un possibile testimone a loro carico”. Sull’identità degli assassini le fonti affermano che “non vi è una certezza assoluta. Probabilmente sono ex guerriglieri che si sono dati al banditismo. Comunque occorrerebbe un’indagine approfondita per conoscere tutti gli aspetti di questo tragico episodio”. “P. Koma era stimato e ben voluto da tutti. Era molto attivo, soprattutto nella pastorale e nella direzione degli esercizi spirituali per gli istituti religiosi femminili” dicono le fonti della Chiesa locale. P. Koma aveva 59 anni. Era entrato nell’Ordine dei Gesuiti nel 1967 ed era stato ordinato sacerdote nel 1980. Da 3 anni era il responsabile della chiesa dei Gesuiti di Kamenge, uno dei quartieri più poveri di Bujumbuita. I funerali del religioso dovrebbero svolgersi mercoledì 6 febbraio. (L.M., Agenzia Fides,  06-02-2006)

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Un padre gesuita ucciso a Bujumbura (Jesuits News Service, 06-02-2006)

Il sacerdote gesuita, p. Elie Koma, burundese, è rimasto ucciso la notte scorsa a Bujumbura, mentre stava ritornando a casa. Imbattutosi in uno scontro tra militari e miliziani, è stato colpito da vari proiettili. Sabato sera, verso le 21,30, mentre tornava da Kanyosha alla sua comunità nel Liceo Saint-Esprit, sito in Kamenge, Bujumbura, p. Elie è caduto in uno scontro a fuoco tra militari regolari ed alcuni miliziani che stavano saccheggiando un negozio. Colpito da tre pallottole vaganti, il padre è morto immediatamente. Avvertiti, i suoi confratelli hanno trasportato il cadavere all'obitorio dell’ospedale King Khaled. Entrato nella Compagni di Gesù nel 1967, p. Elie Koma, 59 anni, era stato ordinato prete nel 1980. Molto apprezzato come direttore degli Esercizi Spirituali, da tre anni il sacerdote era anche responsabile della nuova chiesa dei Gesuiti costruita a Kamenge. (Jesuits News Service, 06-02-2006)

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Burundi-Uganda - Siccità e carestia: Kampala raziona elettricità – Morti in Burundi (M.Z. Misna, 04-02-2006)

Le autorità ugandesi hanno annunciato il razionamento delle fornitura dell’elettricità nella capitale Kampala a causa dell’abbassamento del livello dell’acqua nel Lago Vittoria e il conseguente calo della capacità produttiva di alcune delle centrali idro-elettriche del paese. Lo riferisce oggi il quotidiano filo-governativo ‘New Vision’ precisando che il programma, richiesto dal ministro dell’Acqua, prevede un razionamento della fornitura elettrica dalle 6 del mattino alle 6 del pomeriggio. I tagli cominceranno lunedì prossimo e non riguarderanno alcune industrie chiave e settori come quelli sanitari. (…) Secondo i dati forniti dal ministero di Kampala, alcune delle principali centrali idroelettriche del paese stanno operando già da tempo al 50% delle loro normali possibilità. (…) L’Uganda è il secondo paese, dopo la Tanzania, ad aver razionato i consumi elettrici a causa della prolungata siccità che sta creando disagi ad almeno 7 paesi dell’Africa orientale e centrale. – In Burundi quattro persone sono morte negli ultimi giorni nella zona orientale del paese a causa della siccità e della carestia che stanno colpendo numerosi paesi dell’Africa orientale e centrale. Lo riferisce l’agenzia di stampa burundese (Abp), citando l’amministratore comunale di Nyabitsinda (provincia orientale di Ruyigi), secondo cui il bilancio di vittime causato dalla fame continuerà a crescere nelle prossime settimane. (…) La scarsità della scorsa stagione delle piogge, infatti, ha privato la popolazione dell’est del Burundi dell’ultimo raccolto, mentre "il riso di montagna, il mais e le arachidi si sono seccati e il riso di palude non è ancora spigato visto che i principali corsi d’acqua dell’area, Mugogo, Ntanga e Nyakerera, sono sempre più asciutti". La siccità e la carestia minacciano, secondo gli ultimi dati delle agenzie Onu, oltre 7 milioni di di persone in Kenya, Somalia, Etiopia, Gibuti, Tanzania, ma anche Uganda e Rwanda. (M.Z. Misna,  04-02-2006)

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Scontri tra ribelli fnl ed esercito – Apprllo dell’Onu (MZ, Misna, 02-02-2006)

E di due morti e un ferito il bilancio degli ultimi combattimenti che hanno coinvolo l’esercito burundese e l’unica formazione ribelle ancora in attività in Burundi : le Forze di liberazione nazionali (Fnl). Lo riferisce l’agenzia di stampa burundese (Abp) citando fonti militari, le quali hanno precisato che i combattimenti sono avvenuti nel municipio di Musigati, provincia di Bubanza (nel nord ovest del Burundi) e nella zona di Ruvyimvya dove la presenza delle Fnl sarebbe ancora intensa. Secondo Abp, si sono moltiplicate nelle ultime settimane le incursioni di presunti ribelli delle Fnl nei centri abitati della zona di Muyebe che vengono saccheggiati ogni notte. Intanto, secondo un bilancio diffuso oggi dall’esercito burundese, 57 elementi delle Fnl sarebbero stati uccisi a gennaio e 165 arrestati nel corso delle operazioni lanciate dai militari. In questi scontri le forze governative avrebbero subito la perdita di 5 soldati e il ferimento di altri 14. Per il momento non esiste alcuna verifica indipendente alle cifre diffuse dall’esercito. – Nel frattempo, un invito a “deporre le armi senza condizioni" è stato lanciato all’ultima ribellione ancora in attività in Burundi dalla missione delle Nazioni Unite nel paese (onub) durante la conferenza stampa settimanale. L’ultimo movimento combattente attivo in Burundi è stato inserito nei giorni scorsi nella risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza in cui si condannavano le azioni dei gruppi armati che ancora minacciano la regione dei Grandi Laghi. Oltre alla Fnl, nella lista figuravano anche gli ugandesi dell’Esercito di resistenza del signore (Lra) e i ruandesi delle Forze democratiche di liberazione del Rwanda (Fdlr). Recentemente le Fnl sembrano aver subito una profonda frattura interna tra chi è pronto a unirsi al processo di pace e chi invece vuole continuare la guerra a oltranza. Ribelli ed esercito sono considerati dalla società civile burundese i principali responsabili delle violazioni di diritti umani e delle violenze che ancora vengono commesse nel paese.(MZ, Misna, 02-02-2006)

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Siccità e carestia: almeno 120 vittime, migliaia in fuga oltre confine (BF, Misna, 21-01-2006)

La siccità e la carestia hanno fatto almeno 120 morti in Burundi e spinto migliaia di persone ad abbandonare le zone più colpite e a recarsi in Ruanda e in Tanzania in cerca di condizioni migliori. Lo riferisce la rete informativa delle Nazioni Unite ‘IrinNews’ che ha intervistato i governatori delle province settentrionali e orientali colpite dalla crisi. Moise Bucumi, capo dell’amministrazione provinciale di Ruyigi, ha riferito che dallo scorso dicembre 2500 persone sono andate in Tanzania, di cui almeno 771 attualmente ospitate nel campo profughi di Kigoma. Il pubblico ufficiale sostiene però che non è possibile avere un bilancio completo poiché molti di coloro che hanno lasciato il paese si trovano in case tanzaniane dove lavorano in cambio di acqua e di cibo. Dalla provincia di Muyinga sono invece andate in Ruanda e Tanzania 2512 persone, secondo i dati resi noti dal governatore Ferzi Mohammed, il quale avverte che l’80% degli 84.000 residenti presto non avrà cibo sufficiente. Mohammed ha riferito inoltre che negli ultimi due mesi 2.667 bambini sono stati ricoveratati nel centro terapeutico di Muyinga e nei 16 centri per la malnutrizione della provincia. Inoltre, 3.926 bambini hanno smesso di andare a scuola perché troppo indeboliti dall’insufficienza di cibo. (BF, Misna,  21-01-2006)

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