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Presidente dos Santos approva slittamento delle elezioni
(PeaceReporter, 29/12/06)
Il presidente angolano Eduardo dos Santos ha approvato oggi una raccomandazione del Consiglio della Repubblica, che chiede uno slittamento delle elezioni parlamentari e presidenziali, previste per il prossimo anno, al 2008/9. Il ritardo sarebbe dovuto alla lentezza nel processo di registrazione dei votanti, la prima fase della quale si è conclusa a metà dicembre con esiti soddisfacenti. L'Angola ha tenuto le ultime elezioni nel 1992, in una breve tregua della guerra civile che ha insanguinato il Paese dal 1975 al 2002. Il presidente dos Santos è in carica da 27 anni. (PeaceReporter,
29/12/06)
La politica, non l’economia, dietro l’ingresso nell’OPEC (Massimiliano Zanghì, Equilibri, 18/12/06)
Giovedì 14 dicembre, la 143a riunione straordinaria dei membri dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) ha sancito l’ingresso dell’Angola nel cartello, che espanderà la sua quota di produzione mondiale, attualmente al 40%, e il numero dei suoi membri per la prima volta dal 1975. La prospettiva di vedere da marzo imbrigliata la capacità estrattiva angolana, insieme all’avvicinamento di Ecuador e Sudan alle fila dell’OPEC, ha provocato un’impennata dei prezzi del petrolio, seppure si debba riconoscere che la reazione del mercato sia fisiologica al recente annuncio di una nuova riduzione delle quote di produzione da parte del cartello. L’entrata di Luanda nell’OPEC ha qualcosa di contraddittorio. Il Paese è tra i più contesi dall’attenzione e dai finanziamenti statunitensi e cinesi, interessati a mettere in sicurezza ed espandere le proprie fonti di approvvigionamento. Inoltra l’Angola sta da tempo usando la sua rilevanza geostrategica in ascesa per preparare un’espansione della sua influenza politica in Africa. Nel Paese inoltre operano le principali compagnie petrolifere mondiali, le quali hanno investito e continuano a scommettere enormi somme di denaro nell’ammodernamento e nell’apertura di impianti estrattivi, specie off-shore. D’altro canto, l’Angola si è da tempo posta l’obiettivo di portare la propria produzione da 1,4 milioni a 2 milioni di barili al giorno entro il 2007. Quali sono quindi le motivazioni che hanno spinto il governo angolano a legarsi a una quota prestabilita, peraltro ancora tutte da negoziare, come prevede l’adesione all’OPEC? Gli analisti del mercato energetico osservano che, almeno sul breve periodo, l’entrata nel cartello non affliggerà l’attenzione riservata all’Angola dalle grandi compagnie che già sono attive sul suo territorio, seppure è evidente che nel lungo periodo la fissazione di quote estrattive potrebbe teoricamente disincentivare gli investitori. Tuttavia, è forse nella politica, piuttosto che nell’economia, la motivazione dietro la svolta associativa: l’Angola preferisce conservare e tutelare il proprio potenziale entrando a fare parte dell’organizzazione dei produttori, che tra gli altri comprende Venezuela e Iran, Paesi anch’essi ben presenti sul mercato cinese con cui Luanda ha ultimamente rafforzato la cooperazione tecnica. Un’altra ragione potrebbe essere quella di raffreddare l’incidenza petrolifera sulla propria economia, tentando di evitare la cosiddetta “maledizione del petrolio”. (Massimiliano Zanghì, Equilibri, 18/12/06)
Petrolio, verso ingresso nell’opec? (CO, Misna, 12/12/06)
L’Angola potrebbe diventare il 12° membro dell’Opec, il potente cartello che riunisce i paesi esportatori di petrolio e che controlla circa il 40% delle riserve planetarie: la decisione potrebbe essere adottata nel vertice che si aprie tra oggi e domani ad Abuja, in Nigeria. Oggi l’agenzia di stampa angolana riferisce che il Qatar ha espresso il suo “totale appoggio” a questa ipotesi, durante la visita di tre giorni a Luanda del vicepremier e ministro dell’Energia Abdullah Bin Hamad al-Attiyah. Al suo arrivo in Nigeria, l’esponente del governo del Qatar ha confermato in queste ore il possibile ingresso dell’Angola nel ‘club’ dei produttori di greggio. Con circa 1,4 milioni di barili al giorno, la produzione angolana è la seconda dell’Africa sub-sahariana dopo la Nigeria (2,4 milioni), ma dovrebbe crescere ulteriormente nel 2007. Il mese scorso il governo di Luanda aveva manifestato l’intenzione di aderire all’Opec. Durante i 27 anni di guerra civile (1975-2002) lo sfruttamento dei giacimenti di ‘oro nero’ non si è mai interrotto, ma con l’arrivo della pace il governo ha rilanciato questo settore, i cui proventi economici – per ora - non sono ancora stati indirizzati per ridurre la povertà sistematica del paese. (CO, Misna, 12/12/06)
Luanda chiede di entrare tra i big del petrolio (Finanzaonline, 30/11/06)
Si profilo all'orizzonte una new entry nell'Opec. L'Angola ha chiesto di fare il suo ingresso nel cartello dei produttori di petrolio. La decisione potrebbe essere presa già fra qualche settimana. I Paesi Opec si riuniranno infatti il prossimo 14 dicembre. Una riunione che gli operatori di Borsa aspettano da tempo perché in quell'occasione potrebbe essere deciso un nuovo taglio della produzione. (Ndr - L'Angola, che esporta attualmente 1,4 milioni di barili di greggio al giorno, stima di poter arrivare fino a 2 milioni entro il prossimo anno.) (Finanzaonline, 30/11/06)
Verso le elezioni 2007, le prime dal 1992.(
RC.Misna, 17/11/06)
Una banda di percussionisti accompagnata da donne danzanti in costumi tradizionali ha accolto il presidente José Eduardo dos Santos quando è arrivato in una scuola ai sobborghi della capitale Luanda dove è stato il primo a registrarsi in vista delle prime elezioni presidenziali e parlamentari dal 1992: è entrato in uno stanzino scortato dalle sue guardie del corpo, ha consegnato la carta d’identità a un nervoso giovane funzionario che ne ha preso le impronte digitali e lo ha fotografato, e infine – uscendo – ha sventolato la sua carta di registrazione multicolore. Le procedure di registrazione elettorale sono iniziate mercoledì presso edifici pubblici in un terzo dei municipi angolani, nel resto del paese cominceranno a gennaio. La campagna, salvo un’interruzione tra il 15 dicembre e il 15 gennaio, durerà sei mesi e, secondo la Commissione elettorale nazionale, coinvolgerà 7 milioni e 500.000 persone su una popolazione di circa 13,5 milioni. Ogni maggiorenne che voglia registrarsi, ma abbia perso i propri documenti identificativi durante i 27 anni di guerra civile conclusasi nel 2002, potrà invitare terzi a testimoniare sulla sua identità. “La registrazione è un passo importante e un chiaro segnale che il governo terrà le elezioni” ha commentato il portavoce del Movimento popolare per la liberazione dell'Angola (Mpla), Kwata Kanawa. Le elezioni del prossimo anno saranno le prime dopo quelle che nel 1992 videro proprio lo Mpla di Augustinho Neto e Dos Santos sconfiggere l'Unione nazionale per l’indipendenza totale dell’Angola (Unita) di Jonas Savimbi e che, contestate, portarono al riaccendersi delle ostilità tra le due fazioni in lotta dal 1975. Inizialmente il presidente dos Santos – in potere dal 1979 – aveva promesso che le elezioni si sarebbero tenute entro il 2006, ma a causa di molteplici problemi logistici all’inizio di quest’anno ha rinviato la scadenza al 2007, senza tuttavia fissarla. “Abbiamo iniziato il processo di registrazione. Ma dopo, che faremo? Ci siederemo e guarderemo il cielo?” contesta però il presidente del gruppo parlamentare dell’Unita, Alcides Sakala, aggiungendo “Abbiamo bisogno di una chiara tabella di marcia”(
RC.Misna,17/11/06)
Governo vara nuova legge sulla libertà di stampa (Peacereporter, 16/11/06)
Il governo angolano ha varato una nuova legge che regolamenta i mezzi di informazione in vista delle prossime elezioni, previste nel 2007. La nuova legge mette fine alla censura e al divieto, imposto precedentemente ai giornalisti, di potersi difendere in tribunale di persona nei casi di diffamazione. Il provvedimento ha anche eliminato il monopolio statale sulla televisione. Ciononostante l'associazione per i diritti umani Human Rights Watch ha criticato la legge, chiedendo al governo di uniformare la propria legislazione in materia agli standard internazionali. Quelle previste per il prossimo anno saranno le prime elezioni dal 1992. (Peacereporter,
16/11/06)
Le contraddizioni della politica angolana (Fulvia Boniardi, La Voce d’Italia, 16/11/06)
Lo scorso 11 di novembre il popolo angolano ha festeggiato i 31 anni d’indipendenza dal Portogallo. Ma il cammino verso la vera libertà delle persone (…) sembra ancora molto lungo. In una giornata di tale importanza per la gente di qui, sono in tantissimi che, a bassa voce per paura di farsi sentire, accusano il proprio governo di portare avanti una politica ingiusta ed insensata, fatta dai ricchi e per i ricchi, nonostante essi siano la netta minoranza della popolazione; una politica che basa lo sviluppo economico del paese sulla vendita delle ricchezze quali petrolio e diamanti, scordandosi della creazione di una produzione nazionale, oggi totalmente inesistente, che possa essere di sostegno alla popolazione. Ciò che viene richiesto a Eduardo Dos Santos, leader del partito MPLA, uscito vincitore dalla guerra civile ed oggi al potere, è una programmazione a lungo termine, che alzi lo sguardo dall’invitante luccichio dei facili guadagni basati sulle ricchezze naturali del paese e pensi a far diventare l’Angola un paese produttivo ed autosufficiente. In aggiunta, il malcontento della popolazione verte sui rapporti internazionali che il governo sta instaurando, anch’essi contrari ad una intelligente politica di sviluppo del paese e della sua gente. L’esempio più eclatante in questo momento è quello dei cinesi. Il popolo d’oriente, che sta invadendo in generale tutto il continente africano, è presente qui in Angola con circa 3 milioni di rappresentanti, giunti per costruire una rete ferroviaria che colleghi le varie province. La nota negativa di un progetto in sé utile per lo sviluppo interno è che non prevede l’utilizzo di materiale proveniente dal paese, né tantomeno coinvolge minimamente la forza lavoro angolana. (…) Ciò, ovviamente, crea un nuovo tipo di “colonizzazione” che priva l’Angola delle sue ricchezze e non contribuisce ad un progresso umano e professionale delle persone. (…). (Fulvia Boniardi,
La Voce d’Italia, 16/11/06)
Taag Angola riceve cinque aerei Boeing (Avionews, 15/11/06)
Taag Angola Airlines ha festeggiato il giorno dell’indipendenza con l’arrivo di cinque nuovi aerei nell’arco di due ore. Lo ha annunciato la Boeing Company, che ha costruito i due aerei 777/200ER ed i tre 737/700 protagonisti dell’originale cerimonia dell’11 novembre, presieduta dal presidente angolano José Eduardo dos Santos. I due 777/200ER ordinati, atterrati a Luanda a un’ora di distanza l’uno dall’altro dopo un volo di consegna che ha coperto senza scalo i 12.896 km da Seattle in 16 ore e 47 minuti, che rappresentano un primato mondiale sulla rotta. L’ad di Taag Jesus Nelson ha detto che la compagnia sta trattando per un 777/300ER. (Avionews,15/11/06)
Riparte il treno per Malange, la pace viaggia in carrozza (EB. Misna, 9/11/06)
Nel difficile dopoguerra dell’Angola, la riabilitazione di 480 chilometri di ferrovia tra la capitale Luanda e la provincia nord-orientale del Malange porterà speranza e opportunità di sviluppo con la ripresa dei collegamenti in una zona duramente colpita dal conflitto civile terminato nel 2002, dopo 27 anni. Il governatore locale Cristovao da Cunha ha detto che la prima fase del progetto è stata completata con lo sminamento di oltre 100 chilometri di ferrovia e interventi di riabilitazione del tracciato. Entro i primi mesi del 2007 dovrebbe essere di nuovo operativa la linea, che collega una zona diamantifera alla costa e potrebbe avere ripercussioni positive anche a livello commerciale. I lavori – come gran parte degli appalti pubblici e di realizzazione di infrastrutture in numerosi paesi africani – sono affidati a una società cinese, che li ha iniziati a febbraio dell’anno scorso (Pechino è tra i principali acquirenti del petrolio angolano). Il progetto prevede tra l’altro la ristrutturazione di ponti su diversi fiumi e la riabilitazione di un tratto di collegamento tra le località di Zenza do Itombe e Dondo nella provincia di Kwanza Norte, a quasi 200 chilometri di distanza dalla capitale. Il governo – in un documento di cui la MISNA ha preso visione – si dice convinto che il recupero della ferrovia Luanda-Malange stimolerà l’agricoltura e offrirà opportunità di trasportare i prodotti nelle zone centro-settentrionali dell’Angola. Il più importante asse viario del paese resta comunque la ‘ferrovia del Benguela’ – ristrutturata anche in questo caso da maestranze cinesi - che collega la costa atlantica all’interno del paese e si prolunga fino in Zambia, Mozambico e Tanzania; in un altro ramo si congiunge al sistema ferroviario del Katanga, nella confinante Repubblica democratica del Congo. (EB. Misna,
9/11/06)
Colera: in due settimane ancora migliaia di contagi e decine di vittime (MZ, Misna, 07/11/06)
Sono 1506 i contagi e 68 i decessi causati solo nelle ultime due settimane dall’epidemia di colera in corso dallo scorso febbraio in Angola. La MISNA lo ha appreso dall’ultimo bollettino diffuso oggi all’ufficio angolano dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) in cui si precisa che dall’inizio dell’epidemia si sono registrati, in totale, 58.138 contagi e 2.383 decessi. I dati diffusi oggi, e aggiornati al 5 novembre scorso, provengono da 15 delle 18 province del paese, dal momento che le restanti tre province (Huambo, Moxico e Lunda Sul) non hanno registrato alcun caso. Negli ultimi 14 giorni le province maggiormente colpite sono state quelle di Hula (398 casi), Uige (355), Lunda Norte (169) e Benguela (26), incidendo da sole sul 69% dei nuovi casi registrati. Il tasso di mortalità resta comunque fermo al 4%. Nonostante i numeri della diffusione siano molto inferiori a quelli registrati tra il maggio e il giugno scorsi - quando l’epidemia ha fatto registrare i picchi più alti di contagi (600 al giorno) e morti - preoccupa la costanza della diffusione del vibrione del colera in tutto il paese e si teme che, con la prossima ripresa della stagione delle piogge, l’epidemia possa tornare a livelli ancor più allarmanti. Dall’inizio della sua diffusione, l’epidemia di colera ha colpito soprattutto la provincia di Luanda, con 23796 contagi e 314 morti; mentre il maggior numero di vittime, 537, continua ad essere registrato nella provincia di Benguela (su 8857 contagi).(MZ, Misna,
07/11/06)
Lixeira, l´immondezzaio di Luanda (La voce d’Italia, 24/10/06)
Luanda, capitale dell’Angola, ospita migliaia di persone scampate alla guerra. In questa città vivono, secondo le ultime stime, 4,5 milioni di abitanti, praticamente un terzo della popolazione totale della nazione. Prima che iniziasse la guerra civile questo posto non era così affollato, la gente risiedeva nelle zone interne del paese, nelle campagne. Il conflitto civile, però, in questi luoghi raggiunse il massimo della brutalità e della violenza e la gente che abitava queste zone periferiche, fu costretta a scappare ed a rifugiarsi nella capitale. Quando arrivarono, poveri, stanchi, malati, si accontentarono di stabilirsi nell’unica zona della città che potesse accoglierli e sfamarli, era Lixeira, letteralmente l’immondezzaio. Questo posto esiste ancora e da quel tempo in cui la gente arrivò dalla campagna ben poco è cambiato. Lixeira è un quartiere che si estende per decine di km, un’immensa baraccopoli in cui le condizioni di vita sono inumane, l’ingiustizia di questo posto si percepisce ad ogni occhiata. Certo, sarebbe più comodo chiudere gli occhi e pensare che tutto questo non esista, perché è difficile accettare che nel mondo di oggi (da noi ritenuto ostinatamente avanzato e globalizzato) continui a pulsare un posto come Lixeira. L’immondizia è ovunque, ogni baracca ha come fondamenta un cumulo di spazzatura, camminando tra le strade affollate di bambini sporchi e sorridenti e madri dallo sguardo cupo, vuoto e sconsolato, si arriva al fiume. Una fogna a cielo aperto, anch’essa decorata in ogni lato da montagne di rifiuti. I bambini ci fanno il bagno, saltano a piedi nudi, si schizzano. “Amiga, amiga”, ti chiamano, cercano in te uno sguardo amico, non conoscono una vita diversa da questa e la loro felicità così semplice e sincera è l’ultima àncora di salvezza. In un luogo del genere non mi sarei aspettata di trovare un orgoglio così diffuso. Nessuno abbassa la testa, nessuno si dà per vinto. Gli sguardi sono fieri, nonostante la consapevolezza della povertà che li circonda. Fino a pochi anni fa il futuro non esisteva, perché la vita veniva vissuta giorno per giorno, cercando di far sopravvivere la propria famiglia. Oggi, a pochi anni dalla fine della guerra civile inizia un periodo di sviluppo umano, uno sviluppo cioè delle persone e per le persone, che porti ad un cambiamento di mentalità, al raggiungimento di condizioni di vita per lo meno umane e ad una possibilità di programmare il proprio futuro. (Fulvia Boniardi La voce d’Italia,
24/10/06)
Per le 80.000 vittime delle mine anti-persona (LL,
Misna, 29/09/06)
Molti sono civili, spesso donne e bambini, ma la maggior parte sono ex-soldati o ex-ribelli; negli ultimi 30 anni sono in tutto almeno 80.000 le vittime delle mine anti-persona e di quelle anti-tank. Secondo Madalena Neto, coordinatrice della ‘sotto-commissione per l’aiuto e la reintegrazione sociale delle vittime delle mine anti-persona’, la maggior parte di coloro che hanno subito gravi conseguenze per gli ordigni -sia durante il lungo conflitto civile (1975-2002) sia negli ultimi quattro anni - vive in aree rurali in cui non dispone dei necessari servizi di sostegno. La Neto ha inoltre denunciato casi di discriminazione e di 'esclusione' ai danni delle vittime delle mine che spesso, avendo un livello di scolarità molto basso, non conoscono neppure i loro diritti né sono in grado di farli valere presso le autorità. La soluzione del complesso problema, a parere della Neto potrebbe venire dall'unione degli sforzi di governo e della società civile. In Angola, secondo stime governative dello scorso maggio, circa sette milioni di mine giacciono in siti non individuati. Nel 2005 le autorità e le organizzazioni non governative (ong) hanno trovato e fatto brillare circa 56.000 mine anti-persona, 8.500 anti-carro e 1,4 milioni di ordigni inesplosi in un territorio abitato complessivamente da 10 milioni di persone.
(LL, Misna, 29/09/06)
Colera: nuovo bilancio, 55.000 contagi e 2225 morti (La Repubblica,
28/09/06)
Sono 2.225 le vittime e 54.690 i casi di contagio provocati dall'epidemia di colera in corso da febbraio in Angola. La MISNA lo ha appreso dall'ultimo bollettino diffuso oggi dall'ufficio angolano dell'Organizzazione mondiale della Sanita' (Oms), aggiornato al 27 settembre, in cui si precisa che i dati provengono dalle 15 province del paese (su un totale di 18) in cui l'epidemia iniziata il 13 febbraio scorso continua a diffondersi. Nelle ultime 24 ore, precisa l'Oms, si sono registrati nel paese 43 casi e due decessi, con un tasso di mortalita' pari al 4,6%. Nonostante i numeri della diffusione siano molto inferiori a quelli registrati tra il maggio e il giugno scorsi - quando l'epidemia ha fatto registrare i picchi piu' alti di contagi (600 al giorno) e morti - preoccupa la costanza della diffusione del vibrione del colera in tutto il paese e si teme che, con la prossima ripresa della stagione delle piogge, l'epidemia possa tornare a livelli ancor piu' allarmanti. Dall'inizio della sua diffusione, l'epidemia di colera ha colpito soprattutto la provincia di Luanda, con 23629 contagi e 313 morti; mentre il maggior numero di vittime, 524, continua ad essere registrato nella provincia di Benguela (su 8550 contagi).
(La Repubblica, 28/09/06)
Dubbi sulla preparazione delle elezioni (Massimiliano
Zanghì, Equilibri
All’inizio dell’anno, il presidente angolano José Eduardo Dos Santos, al potere dal 1979, aveva annunciato che le lezioni presidenziali e legislative non si sarebbero tenute nel 2006 ma probabilmente sarebbe slittate di un anno. La principale motivazione apposta al posticipo era fondamentalmente il gravissimo stato delle infrastrutture di trasporto ereditate dalla guerra civile (1979-2002), che di fatto impedirebbero un’accettabile afflusso dei cittadini ai seggi elettorali.
La spiegazione aveva già a suo tempo destato alcuni dubbi, dato che l’ostacolo potrebbe essere affrontato, come in altri Paesi africani in condizioni più problematiche e ben più vasti dell’Angola, con una maggiore capillarità dei seggi sul territorio abbinata al trasporto aereo delle schede di voto, alternativa alla mobilità terrestre degli elettori. Le proteste dei partiti d’opposizione per la lentezza del processo di organizzazione delle consultazioni e per la presenza nella Commissione Elettorale Nazionale di personaggi vicini al presidente in carica, sono state parzialmente smorzate dall’annuncio dell’apertura delle procedure di registrazione degli elettori (15 novembre 2006 – 15 giugno 2007). - Notizia forse ancora più importante, però, è quella diffusa da Virgilio Fontes Pereira, coordinatore della Commissione Intergovernativa per il Processo Elettorale, il quale ha previsto la data delle elezioni per la seconda metà di agosto 2006, periodo in cui in Angola solitamente inizia la stagione piovosa. Data la preoccupazione di assicurare la massima mobilità dell’elettorato, la scelta della tarda estate appare assai discutibile, tanto più che il processo elettorale sembra già destinato a ritardi, circostanza che rende concreto il rischio di finire “impantanato” nelle piogge.
(Massimiliano
Zanghì, Equilibri, ;
Allarme per l’alto tasso di mortalità infantile (LM, Fides, 08/09/06)
L’Angola è in testa nella classifica della mortalità infantile tra i Paesi di lingua portoghese. Secondo il rapporto annuale del Fondo dell’ONU per la Popolazione, infatti, il tasso di mortalità infantile dell’Angola è di 133 morti per mille bambini. Gli altri due Paesi africani di lingua ufficiale portoghese (PALOP), Guinea Bissau e Mozambico, hanno un tasso di mortalità infantile rispettivamente del 114 per mille e del 94 per mille. Secondo il documento dell’organismo delle Nazioni Unite, nelle regioni meno sviluppate il tasso di mortalità infantile è in media del 59 per mille, mentre nelle regioni più sviluppate questo dato è del 7 per mille. Anche uno studio di Medici senza frontiere (MSF) pubblicato di recente lancia l’allarme sulla situazione dei nascituri in Angola. Secondo lo studio realizzato dall’organizzazione umanitaria dal gennaio all’aprile 2006 a Xa-Muteba, nella provincia di Lunda Norte (nord-est del Paese), il tasso di mortalità per i bambini di età inferiore ai 5 anni è di 2,8 al giorno su 10mila. “Questo tasso è circa tre volte più elevato rispetto ai livelli medi registrati nei Paesi in via di sviluppo”, ha sottolineato MSF in un comunicato. Circa la metà dei decessi è causata dalla malaria. “È allarmante. La mancanza di sostegno medico in posti come Xa-Muteba è difficile da spiegare in un Paese in pace con così tante risorse”, ha spiegato durante una conferenza stampa Hernan Del Valle, membro di MSF. Secondo Del Valle, anche dopo la fine della guerra civile si sono registrati “pochi miglioramenti” in campo medico. Ex colonia portoghese, sconvolta da una guerra civile che e' durata dal 1975 al 2002, l'Angola è il secondo produttore di petrolio dell'Africa dopo la Nigeria.
(LM, Fides, 08/09/06)
La “Caritas” lancia un programma di reinserimento per ex guerriglieri
(Zenit, 05/09/06)
Unendo gli sforzi per la ricostruzione di un Paese distrutto dopo quasi tre decenni di sanguinosa guerra civile, in Angola l’organizzazione cattolica di aiuto “Caritas” ha lanciato un programma di reinserimento per più di un migliaio di ex guerriglieri. Questi ultimi provengono dalla disciolta ala militare dell’UNITA (“Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola”), ha confermato l’organo informativo “Fides” del dicastero missionario. Si tratta di un’iniziativa di sviluppo agricolo di “Caritas di Saurimo”, nella provincia di Luanda Sul, nel nord-est dell’Angola. Il programma prevede la distribuzione di un kit di attrezzi agricoli, sementi e fertilizzanti per contribuire a far sì che gli ex guerriglieri possano provvedere al sostentamento delle loro famiglie attraverso l’agricoltura. Si prevede anche la costruzione di una scuola con dieci aule e un “jango comunitario” – un tipo di istituzione educativa tradizionale nella maggior parte del Paese volta a trasmettere i valori storici, culturali ed etici degli anziani ai giovani. In una prima fase del programma – della durata prevista di dodici mesi –, saranno coinvolte soprattutto le città di Saurimo e Cacolo. (…) Nel 2002 si sono conclusi in Angola ventisette anni di guerra civile: si calcola che abbia perso la vita un milione e mezzo di persone, mentre gli sfollati sono stati quattro milioni. Lo scontro – scoppiato dopo l’indipendenza dal Portogallo – ha visto affrontarsi l’MPLA (Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola), guidato da José Eduardo dos Santos, e l’UNITA di Jonas Savimbi. La guerra è terminata dopo la morte di Savimbi. La nuova cupola dell’organizzazione ha deciso di dissolvere il suo braccio armato e di presentarsi alle elezioni come partito politico. E’ rimasto un immenso panorama di distruzione, milioni di mine attive sul territorio angolano e numerosissimi profughi e combattenti da reinserire nei loro luoghi d’origine. Le condizioni di vita nel Paese, che ha circa 12 milioni di abitanti, continuano ad essere drammatiche, nonostante le sue ricchezze naturali.
(Zenit,
05/09/06)
Cabinda, continuano i combattimenti nonostante la ‘pace’
(BF, Misna, 02/09/06)
Nonostante l’accordo di pace tra i secessionisti della Cabinda e il governo di Luanda, approvato anche dal parlamento il 12 agosto scorso, continuano sul terreno i combattimenti. Lo ha detto il capo in seconda dello stato maggiore, generale Sachipendo Nunda in un’intervista alla radio cattolica locale Ecclesia. “Alcuni gruppi armati stanno conducendo atti di terrorismo, approfittando del fatto che l’esercito angolano ha ridotto le sue attività in Cabinda” in seguito all’accordo di pace, ha detto il militare senza aggiungere ulteriori dettagli. Il 1° agosto scorso il governo e il ‘Fronte di liberazione dell’enclave della Cabina’ (Flec) hanno siglato un accordo che riconosce uno status speciale alla regione, che produce il 60% del petrolio angolano, con vantaggi economici e amministrativi, e l’amnistia agli ex guerriglieri. Ma L’ala più radicale del Flec ha respinto il patto firmato dal segretario generale del gruppo, Antonio Bento Bembe, del quale non riconosce l’autorità. Contro l’accordo si è espresso anche il ‘Forum per il dialogo in Cabinda’ (Fcd), un’associazione che raccoglie movimenti secessionisti, gruppi della società civile e rappresentanti religiosi della Cabinda, che lo ritiene parziale e raggiunto senza il coinvolgimento di tutti i soggetti sul campo.
(BF, Misna, 02/09/06)
Primi passi verso elezioni 2007, le prime dopo 14 anni (RC,
Misna, 01/09/06
Inizierà il 15 novembre la campagna di registrazione elettorale più volte rinviata in vista delle prime elezioni presidenziali e parlamentari dal 1992. Lo ha deciso il governo approvando un’apposita risoluzione al termine di una riunione presieduta dal capo di stato José Eduardo dos Santos. La campagna, salvo un’interruzione tra il 15 dicembre e il 15 gennaio, durerà sei mesi. “L’approvazione di questo documento – ha dichiarato Edeltrudes Costa, vice-ministro dell’Amministrazione del territorio – è d’importanza capitale, dal momento che dopo la conclusione del Registro elettorale si potrà pensare alla realizzazione delle elezioni” entro la fine del prossimo anno. Il ministro ha poi assicurato che l’esecutivo “eseguirà tutti i compiti che figurano nel programma elaborato” dalla Commissione nazionale elettorale (Nec). Le elezioni del prossimo anno saranno le prime dopo quelle che nel 1992 videro il Movimento popolare per la liberazione dell'Angola (Mpla) di Augustinho Neto e Dos Santos sconfiggere l'Unione nazionale per l’indipendenza totale dell’Angola (Unita) di Jonas Savimbi e che, contestate, portarono al riaccendersi delle ostilità tra le due fazioni in lotta dal 1975. Inizialmente il presidente dos Santos – in potere dal 1979 – aveva promesso che le elezioni si sarebbero tenute entro il 2006, ma all’inizio di quest’anno aveva rinviato la scadenza al 2007 sostenendo che le consultazioni potessero tenersi solo dopo il ripristino delle infrastrutture distrutte nei 27 anni di guerra civile conclusasi nel 2002.
(RC, Misna, 01/09/06
MSF: tasso mortalita' infantile allarmante (Articolo21, 30/08/06)
Il tasso di mortalita' infantile registrato in Angola, Paese dilaniato per 27 anni da una guerra civile durata fino a quattro anni fa, e' allarmante. Lo rivela uno studio di Medici senza frontiere (Msf) pubblicato oggi a Johannesburg. Secondo lo studio realizzato dall'Ong francese dal gennaio all'aprile 2006 a Xa-Muteba, nella provincia di Lunda Norte (nord-est del Paese), il tasso di mortalita' per i bambini di eta' inferiore ai 5 anni e' di 2,8 al giorno su 10.000. - 'Questo tasso e' circa tre volte piu' elevato rispetto ai livelli medi registrati nei Paesi in via di sviluppo', ha sottolineato Msf in un comunicato. Circa la meta' dei decessi e' causata dalla malaria. 'E' allarmante. La mancanza di sostegno medico in posti come Xa-Muteba e' difficile da spiegare in un Paese in pace con cosi' tante risorse', ha spiegato durante una conferenza stampa Hernan Del Valle, membro di Msf. Secondo Del Valle anche dopo la fine della guerra civile si sono registrati 'pochi miglioramenti' in campo medico. Ex colonia portoghese, sconvolta da una guerra civile che e' durata dal 1975 al 2002, l'Angola e' il secondo produttore di petrolio dell'Africa dopo la Nigeria.
(Articolo21,
30/08/06)
Lentezza nel preparare le elezioni (Misna, 25/08/06)
“Siamo preoccupati per la lentezza, i ripetuti ritardi e la mancanza di preparazione per le elezioni”: lo sostengono in un comunicato congiunto i membri del blocco dei 20 Partiti dell’opposizione civile e altre sei fazioni dell’opposizione, auspicando un incontro con la Commissione elettorale nazionale (Nec) entro la fine della prossima settimana. Il presidente José Eduardo dos Santos – in potere dal 1979 – ha promesso che le elezioni, le prime dalla fine della guerra civile quattro anni fa, si terranno entro la fine del 2007.
(Misna, 25/08/06)
Angola - Calcio: pronti ad investire 140 milioni di Usd (Sporteconomy, 07/08/06)
La Federcalcio dell'Angola (presente nell'ultimo Mondiale di Germania 2006) ha dichiarato ai media che è pronta a coinvolgere il governo nella costruzione di quattro nuovi stadi di calcio, necessari per competere in modo vincente per l'assegnazione dell'African Nations cup 2010. Scelte già le location per i quattro impianti: Luanda (capitale dell'Angola), Cabinda, Benguela e Huila. Gli interventi sono resi necessari da oltre 27 anni di guerre civili che hanno stravolto il Paese fino al 2002. Ora è tempo di ricostruzione e il governo angolano vuole utilizzare il calcio come volano economico per la nazione.
(Sporteconomy,
07/08/06)
Quattrocento milioni di dollari per gli aeroporti (TTG, 03/08/06)
Il potenziamento degli scali aeroportuali dell'Angola costerà 400 milioni di dollari. Lo ha annunciato Jorge dos Santos Correia de Melo, presidente dell'Enana, l'organismo preposto al controllo della navigazione aerea nel Paese africano. In attesa che la costruzione del nuovo scalo internazionale venga portata a termine, il presidente ha chiesto un deciso intervento sui terminal passeggeri e sulle aree di carico dell'aeroporto "4 de Febrero", auspicando la chiusura dei lavori già entro la fine di quest'anno. Il progetto di adeguamento degli scali verrà quindi gradatamente esteso al resto delle strutture esistenti nel Paese.
(TTG,
03/08/06)
Governo firma pace con separatisti regione Cabina (la Repubblica,
02/08/06)
Pace fatta tra governo dell'Angola e il principale gruppo ribelle della Cabinda, la regione del nord ricca di petrolio che da anni rivendica la propria indipendenza dal potere centrale. Con la firma del trattato, i guerriglieri del Fronte di liberazione della Cabina (Flec) hanno ottenuto uno statuto speciale di regione autonoma che da' al governo locale poteri generalmente esercitati da quello centrale. Tra questi, il diretto controllo della produzione di greggio, che sostiene gran parte dell'economia dell'intero Paese, e la possibilita' di gestire alcuni settori dell'amministrazione. Ex colonia portoghese annessa d'ufficio all'Angola nel 1975, la Cabinda e' una sottile striscia di terra chiusa tra il Congo-Brazaville e la Repubblica democratica del Congo. Vi abitano circa 300mila persone e vi e' concentrato il 60% delle risorse petrolifere del Paese. (la Repubblica,
02/08/06)
Colera: epidemia, oltre 51.000 casi e 2.100 vittime (MZ,
Misna, 31/07/06)
Sono 2.118 le vittime e 51.321 i casi di contagio provocati dall’epidemia di colera in corso dallo scorso febbraio in Angola. La MISNA lo ha appreso dall’ultimo bollettino diffuso oggi dall’ufficio angolano dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), in cui si precisa che nelle ultime 24 ore si sono registrati ‘solo’ 55 casi di contagio e nessun decesso. Continua ad essere confuso l’andamento di questa epidemia, più volte data vicina alla sua conclusione e che invece ha poi fatto registrare nuovi casi. Guardando ai dati relativi all’ultima settimana, ad esempio, si scopre che a fronte di un numero di casi in diminuzione rispetto a quella precedente - 517 (conteggiati nella settimana che va dal 23 al 30 luglio) rispetto ai 589 dei 7 giorni precedenti – si è registrato un numero di decessi superiore (26 contro 23), facendo così salire al 5,3% il tasso di mortalità dell’epidemia per quanto riguarda la settimana presa in esame. Nella nota dell’Oms si conferma inoltre l’estensione dell’epidemia (iniziata 13 febbraio scorso nel quartiere di Boa Vista della capitale Luanda) a una nuova provincia, quella di Kuando Kubango, dove il bilancio è adesso fermo a 111 casi e 10 morti. Le zone maggiormente colpite restano comunque la provincia di Luanda, con 23396 contagi e 302 morti; mentre il maggior numero di vittime, 518, è stato registrato nella provincia di Benguela (su 8424 contagi). Le altre zone colpite duramente dall’epidemia sono Uige, Luanda Norte, Kwanza Sul e Kwanza Norte.
(MZ, Misna, 31/07/06)
Oltre al colera una nuova ‘febbre’ minaccia i più poveri
(BF, Misna, 09/06/06)
“La distribuzione di acqua potabile nei municipi colpiti dall’epidemia e la massiccia campagna d’informazione fatta dalle autorità sembra stiano dando finalmente i loro frutti ” a parlare alla MISNA da Luanda è Michele Passetto, amministratore dell’Ospedale della Divina Provvidenza della Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza (Istituto don Calabria), situato nel quartiere Golf della capitale angolana. Nell’ultima settimana i dati diffusi dal ministero della Salute e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità segnalano un rallentamento dell’epidemia che dal 13 febbraio scorso ha provocato 1.646 vittime e 43.316 malati in 14 delle 18 province del paese. La struttura dei missionari, con una disponibilità di 75 letti, non ospita malati di colera: “Abbiamo avuto l’ordine di convogliarli in un vicino ospedale da campo, una delle tante tende attrezzate e allestite dalle autorità per ‘isolare’ e curare i contagiati dal colera” spiega l’interlocutore. “L’impressione è che la popolazione stia effettivamente mettendo in atto le pratiche preventive suggerite, come bere solo acqua distribuita dai camion, bollirne altra, disinfettare con l’acqua con la varechina e con essa lavare tutto, inclusa frutta e verdura prima di mangiarla. Tecniche di base che aiutano a evitare di ammalarsi, ma che però non risolvono il problema alla radice”. Come altri esperti, sanitari e non, anche Passetto ritiene che senza radicali opere di bonifica e la costruzione di rete fognaria e idrica nelle favelas dove vive il 60% della popolazione di Luanda, le epidemie di colera sono destinate a ripetersi. “Ci sono ancora aree vastissime da urbanizzare: enormi aggregati di baracche, senza acqua, luce e servizi. È un lavoro immenso” dice l’intervistato, augurandosi che il ‘boom’ economico che sta vivendo l’Angola, uscita dalla guerra civile quattro anni fa e oggi tra i principali produttori africani di petrolio, possa raggiungere anche le fasce più basse della popolazione. Il governo ha avviato imponenti opere pubbliche in tutto il paese , come il progetto ‘Nova Vida’: la costruzione di un enorme quartiere residenziale nel sud della capitale, finora destinato soprattutto a funzionari pubblici. “Qui si è scatenata una sorta di ‘febbre’ sociale - conclude l’intervistato - ognuno è pronto a fare qualunque cosa per afferrare la sua occasione e allontanarsi dalla linea di povertà. Ma ci sono anche quelli che non hanno la forza e neanche l’atteggiamento mentale necessario per approfittare delle opportunità. Il mio timore è che in questa ‘lotta’ i più poveri rischiano di essere ancora più emarginati” . (BF,
Misna, 09/06/06)
La vera partita la si gioca contro il colera (Laura
Fantozzi, Peacelink\Avvenire, 08/06/06)
Sette litri di acqua al giorno, per bere, cucinare e lavarsi. Cosi' da oltre 20 anni si vive nelle mousseques della capitale angolana: 300 cisterne di privati trasportano quotidianamente 5 milioni di litri dai fiumi Bengo e Kwanza sino alle porte di Luanda. Un business incontrollato e redditizio, visto che solo 500.000 degli oltre cinque milioni di luandesi vive in case raggiunte dall'acquedotto pubblico gestito dall'Empresa Publica de Agua, Epal, o dalle sette cisterne dell'Elisal, la società incaricata della clorazione dell'acqua pubblica. Una cronica mancanza che, unita al sovraffollamento e alle precarie condizioni igieniche ha favorito l'esplosione di un'epidemia di colera a metà febbraio 2006. Al tre giugno, dopo 1600 morti e oltre 42.000 casi di contagio, la curva dell'epidemia pare essersi assestata. Ma, ricordano nel Murky waters, why the colera epidemic in Luanda was a disaster waiting to happend i Medici Senza Frontiere, primo tra gli organismi internazionali ad inviare aiuti e personale. Si alimenta cosi un mercato assai redditizio: 10 litri di acqua costano, a seconda delle settimane, dagli 8 ai 40 Kwanzas (Un dollaro equivale a circa 82 Kwz). Al prezzo massimo, ovvero 40 Kwz, 5 milioni di litri di acqua sono venduti ogni giorno per venti milioni di Kwz, ovvero quasi 250.000 $, al minimo per 50.000. Ironia della sorte, l´acqua d'acquedotto costa molto meno, circa 0,24 Kwanzas per 10 litri. E acquistare l´acqua da una cisterna non e´ una garanzia. Da test effettuati da MSF in uno dei sette punti di raccolta, lungo il fiume Bengo, solo il 10% delle cisterne private in uscita trasporta acqua disinfettata. Il tempo e´ denaro, e la disinfezione presenta dei costi, in ore e materiali. Ma il numero crescente dei morti e le polemiche internazionali hanno di recente contribuito a modificare l'atteggiamento del governo angolano nei confronti dell'epidemia, e del business dell'acqua. A fine aprile l'esecutivo ha attivato un Comitato di Emergenza e il Parlamento angolano ha stanziato 5 milioni di dollari. E, a fine maggio le stesse Forze Armate Angolane, FAA, sono state coinvolte nella lotta al vibrio colerae. Nella speranza che adesso, a quattro anni dal termine della guerra, le milizie si distinguano nella distribuzione di acqua, nella raccolta di rifiuti,nel trasporto di medicinali.
(Laura
Fantozzi, Peacelink\Avvenire, 08/06/06)
Opec studia apertura a Sudan e Angola (AGI, 01/06/06)
I ministri del petrolio riuniti a Caracas in Venezuela discuteranno sull'ipotesi di accogliere due nuovi membri, il Sudan e l'Angola. Sarebbe il primo allargamento dell'organizzazione nei trent'anni della sua storia. E' quanto si legge in un articolo del Financial Times. I due paesi, che attualmente nell'Opec hanno lo status di osservatori, hanno aumentato di molto la produzione di greggio negli ultimi anni. La produzione dell'Angola ha raggiunto gli 1,25 milioni di barili al giorno (+80% nell'ultimo decennio), quella del Sudan circa 360.000 barili. Il loro ingresso nell'organizzazione significherebe per l'Opec un aumento della quota parte di produzione mondiale dal 41 al 43%.
(AGI,
01/06/06)
Scrittore rifiuta più prestigioso premio letterario portoghese
(RC, Misna, 26/05/06)
José Luandino Vieira, uno dei più autorevoli scrittori angolani e africani contemporanei, ha deciso di non accettare il prestigioso ‘Premio Camões’, conferitogli venerdì dalla Fondazione della Biblioteca nazionale del Portogallo e dal Dipartimento nazionale del libro del Brasile. “Ribadendo i suoi ringraziamenti per l’onorificenza, lo scrittore ha giustificato la decisione di non accettarla per ‘ragioni intime e personali’” ha spiegato il ministro alla Cultura portoghese, Isabel Pires de Lima. Il premio intitolalo a Luiz Vaz de Camões, il più grande poeta portoghese, è il riconoscimento più importante a cui un autore in lingua portoghese possa aspirare. Nato nel 1935 da poveri coloni portoghesi e trasferitosi in Angola all’età di tre anni, Vieira è stato a lungo in prigione per il suo attivismo contro il dominio coloniale portoghese e all’oppressione coloniale ha dedicato i suoi romanzi – ‘Luanda’ il più noto – e i suoi racconti. Se non avesse rifiutato, sarebbe stato il terzo autore africano ad essere insignito del premio conferito annualmente dal 1989, dopo José Craveirinha del Mozambico nel 1991 e Artur Carlos Mauricio Pestana dos Santos, noto con lo pseudonimo Pepatela, dell’Angola nel 1997. Secondo José Rodriguez, scultore e intimo amico di Vieira, lo scrittore avrebbe rifiutato per “evitare i commenti e il chiasso dei media che vincere un tale premio comporterebbe”. Vieira, infatti – racconta Rodriguez – oramai vive in un convento abbandonato nel nord del Portogallo, lontano da ogni preoccupazione materiale “come un monaco francescano”, e trascorre le sue giornate scrivendo, passeggiando per le montagne e parlando ai passanti e agli animali. Colti alla sprovvista dal rifiuto, Portogallo e Brasile devono ancora decidere a chi devolvere gli oltre 74.000 euro del premio che, per la prima volta nella sua storia, non è stato assegnato.
(RC, Misna, 26/05/06)
Colera: oltre 35.000 contagiati dall’epidemia (MZ, Misna, 17/05/06)
Avanza senza sosta l’epidemia di colera che dallo scorso febbraio è in corso in Angola dove, secondo l’ultimo bilancio giunto alla MISNA dall’ufficio angolano dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), i contagi hanno ormai superato quota 35.000 (per la precisione sono 35.033) e il numero di persone morte è salito a 1246. Ormai da settimane, la diffusione del vibrione in Angola continua a mantenere una media quotidiana costante di circa 600 nuovi contagi e almeno 10 vittime al giorno. L’epidemia interessa 10 delle 18 province del paese, con un tasso di mortalità del 4%, anche se negli ultimi giorni da almeno due province (Bié e Huambo) non sono giunte notizie di nuovi casi di contagio né di nuove vittime. Secondo gli ultimi rapporti dell’Oms, le zone maggiormente colpite restano la provincia di Luanda, da dove si è propagata l’epidemia, con 17579 contagi e 244 morti e quella di Benguela che con 7267 casi riscontrati e 496 vittime risulta avere il tasso di mortalità più elevato di tutto il paese.
(MZ, Misna, 17/05/06)
Colera, una task force per controllare il contagio (Peacereporter,
12/05/2006)
Il ministro della Salute ha avallato la costituzione una task force che include Who, Unicef, Ifrc , Medici Senza Frontiere e Medici del Mondo al fine di coordinare i lavori per tenere sotto controllo il contagio di colera nelle zone urbane igienicamente più problematiche, come quelle della provincia di Luanda. Dal 19 febbraio all'8 maggio 2006 il Paese ha registrato 30.612 casi di colera e 1.156 morti. Il picco della diffusione dell'epidemia si è avuto 3 settimane fa nelle province di Benguela e
Bengo. (Peacereporter,
12/05/2006)
Colera: nuovo bilancio dell’oms, oltre 30.000 contagi
(BF, Misna, 08/05/06)
Non accenna a rallentare l’epidemia di colera in Angola dove nelle ultime 24 ore sono state registrate 7 nuove vittime e 677 contagi, portando il bilancio complessivo a 1145 morti e 30.011 contagiati in 10 delle 18 province del paese. La MISNA lo ha appreso dall’aggiornamento diffuso oggi dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in cui si precisa che il tasso di mortalità è stato stimato al 4%. Per affrontare l’epidemia, iniziata 11 settimane fa con il primo caso registrato nella capitale Luanda, le autorità sanitarie hanno predisposto alcuni ‘centri di reidratazione’ nella capitale e nelle zone colpite, mentre si moltiplicano gli appelli alla prevenzione attraverso la radio e la televisione; ma il governo non ha per il momento chiesto aiuti internazionali. Nei giorni scorsi l’Unicef, tra le agenzie umanitarie che stanno cercando di contenere l’epidemia, ha chiesto alla comunità internazionale un milione di dollari necessari per continuare la distribuzione di sali minerali, disinfettante, sapone, guanti e altri mezzi igenico-sanitari utili a prevenire il contagio. “L’impressione è che l’Angola sia stata colta di sorpresa da questa epidemia, poiché il colera qui è relativamente poco conosciuto”, dice alla MISNA Andrea Aztori, coordinatore delle attività dell’organizzazione non governativa Cuamm Medici per l’Africa, contattato a Luanda e che in passato ha seguito simili emergenze in Mozambico. “A differenza di altri paesi africani, dove il colera è ciclico e si presenta quasi ogni anno, l’ultima epidemia in Angola risale al 1988. Questa minore esperienza può aver colto impreparate le strutture sanitarie e i medici nel diagnosticare la malattia e predisporre misure di contenimento del contagio”, dice Aztori, la cui organizzazione si è messa a disposizione del ministero della Sanità angolano. L’ aggiornamento del personale sanitario sulle caratteristiche epidemiologiche del colera e quello degli ‘operatori di base’ (incaricati di far conoscere alla popolazione questa malattia, sostanzialmente ignota ai più) possono essere tra gli elementi chiave per arginare il contagio, secondo l’esperienza dell’interlocutore. Gli esperti stanno cercando di comprendere le cause di questa improvvisa insorgenza dell’epidemia, visto che i fattori che favoriscono il colera - sovraffollamento nei quartieri poveri, mancanza di servizi igienici, fonti d’acqua non protette - sono presenti da molti anni in Angola. L’epicentro del contagio resta la capitale Luanda e i territori circostanti, con 217 vittime e 15.145 contagi; ma il maggior numero di morti si è registrato nella provincia di Benguela, con 484 vittime su 6.817 malati. (BF,
Misna,08/05/06)
Colera si espande oltre Luanda - Un morto ogni ora (RadioCapital, 07/05/06)
L'epidemia di colera si espande in Angola. Durante gli ultimi giorni sono stati registrati nuovi casi in provincie che non erano ancora state toccate dal contagio: Huila, Bie e Zaire. Il numero di persone colpite dall'epidemia, come ha comunicato Medici Senza Frontiere (MSF), ha superato i 27.800 casi mentre oltre 1.100 sono i decessi. La media e' di un morto ogni ora. Dall'inizio del suo intervento, l'organizzazione ha curato oltre 16.000 persone e ha inviato piu' di 320 tonnellate di scorte mediche e logistiche per contrastare l'epidemia. Attualmente 65 operatori internazionali e 500 operatori nazionali sono impegnati con MSF in Angola per combattere il colera a Luanda e nelle province di Benguela, Malanje, Huambo, Bengo e Kuanza Norte.
(RadioCapital,
07/05/06)
Epidemia di colera supera le mille vittime (bf, misna, 04-05-2006)
Ha superato i mille morti - esattamente 1084 - il bilancio dell’epidemia di colera scoppiata a metà febbraio in angola e con oltre 25.000 malati registrati finora in dieci province del paese, secondo gli ultimi dati forniti alla misna dall’ufficio di luanda dell’organizzazione mondiale della sanità (oms). Malgrado l’aggravarsi della situazione, il governo angolano non ha per il momento chiesto ufficialmente aiuti alla comunità internazionale, mentre l’oms ha già messo a disposizione ambulanze, staff medico e medicine. “ci sono molte persone malate che sfuggono alle statistiche ufficiali perché non si recano in ospedale e spesso muoiono a casa” racconta alla misna don luigino frattin, missionario a luanda della società delle missioni africane (sma). Il religioso vive nel quartiere povero di kicolo, nella periferia nordest della capitale, un esteso agglomerato di casupole e baracche cresciuto a dismisura negli ultimi 10 anni prima con l’arrivo dei profughi causati dalla guerra e recentemente per i flussi di sfollati cacciati da altri quartieri per l’avvio di grandi opere urbanistiche nella capitale di 6 milioni di abitanti. I recenti investimenti stranieri nel settore petrolifero angolano, infatti, hanno determinato un ‘boom economico’ di cui però non tutti ancora godono. “a kicolo vivono 400-500.000 persone - continua don frattin - ma le fogne sono scoli a cielo aperto, e l’acqua potabile arriva ogni giorno a pagamento con le cisterne, ma spesso è acqua di fiume o di pozzi inquinati. Non c’è da stupirsi se in queste condizioni il colera proliferi”. Per arginare l’epidemia le autorità angolane hanno fatto allestire ‘centri di emergenza’ - con grandi tende da campo o in scuole, parrocchie o altre strutture - destinati solo ai malati di colera, ma non tutti ci vanno per “mancanza di fiducia” spiega il missionario. “l’ospedale sarebbe gratuito - racconta - ma nella loro esperienza gli angolani sanno che chiunque si presenti deve pagare una mancia per avere l’attenzione degli infermieri, il cibo, persino le medicine. Allora i più poveri neanche si avvicinano agli ospedali, se non quando è troppo tardi”. Nel quartiere di kicolo, riferisce l’interlocutore, c’è un solo centro medico pubblico con 10-15 letti, qualche piccola struttura privata e due ambulatori della caritas e delle suore trappiste. “oltre alle pessime condizioni igieniche, a contribuire al contagio ci sono anche comportamenti culturali” dice don frattin, riferendosi ai riti funebri. “il corpo viene tenuto in casa e lavato dai parenti, favorendo il passaggio dell’infezione: un problema che abbiamo già visto con l’epidemia della febbre di marburg lo scorso anno. Ma è impossibile chiedere a questa gente di non toccare i loro morti”. Nel cercare di ricostruire il diffondersi della malattia, il missionario - che non ricorda situazioni simili dal 1999, quando è arrivato in angola - dice che per molti giorni dai primi casi né il personale medico né le persone ammalate immaginavano si trattasse di colera, bensì una delle frequenti infezioni intestinali o addirittura malaria. Perciò la gente ha cercato di curarsi con la medicina tradizionale o altri farmaci non specifici, ovviamente senza alcun effetto.
(bf, misna, 04-05-2006)
Epidemia di colera, gia' 900 vittime (AGE, 27-04-2006)
A dieci settimane dal primo caso di colera a Luanda, sono già state contagiate circa 20.000 persone, 900 sono morte e l'epidemia si è diffusa in gran parte del paese. Martedì 25 aprile è stato registrato il più alto numero di nuovi casi (929) e di morti (25). Tuttavia le misure messe in atto per contrastare l'epidemia restano gravemente insufficienti. Medici Senza Frontiere
(MSF) raccomanda al governo angolano e alle organizzazioni internazionali di soccorso di incrementare i loro sforzi per arrestare l'epidemia. "Tutti sono stati lenti nell'intervenire - dice Richard
Veerman, capo missione di MSF in Angola. "Diversi fattori hanno contribuito a rendere questa epidemia di colera una delle peggiori mai viste in Angola. Con le informazioni di cui disponiamo adesso non ci sono più scuse per non fare tutto quanto possibile per evitare che il numero di morti continui a salire ulteriormente". Questa settimana, MSF ha osservato una media di 30 nuovi casi e un morto ogni ora. Solamente in uno dei centri di trattamento di MSF a Luanda sono giunti 240 nuovi pazienti nel giro di 24 ore. L'equipe ha rapidamente messo in piedi due nuove tende per aumentare la capacità della struttura già sovraffollata. Luanda è stata risparmiata da grandi epidemie negli ultimi dieci anni. Le zone più esterne dell'Angola non hanno visto casi di colera per molto tempo, poiché le persone viaggiavano per il paese molto raramente durante la guerra, e la malattia aveva poche possibilità di diffondersi dagli slum della capitale. Di conseguenza, c'è una bassa resistenza tra la popolazione contro il batterio che causa il colera. Il livello di conoscenza di quello che le persone possono fare per proteggersi e per proteggere le loro comunità dall'infezione è anch'esso molto limitato. "L'epidemia è fuori controllo da tutti i punti di vista - afferma Luis
Encinas, coordinatore di MSF per l'epidemia di colera. "E' cruciale che le autorità definiscano e implementino una strategia nazionale per contenere la diffusione dell'epidemia, assicurando l'accesso ai centri di cura, garantendo la disponibilità di acqua potabile gratuita e migliorando le misure igieniche. Dovrebbero anche mettere in piedi un sistema affidabile per raccogliere dati epidemiologici e ampliare le campagne per informare gli angolani dell'epidemia, in particolare fuori della capitale". In Angola, MSF ha dieci centri di trattamento del colera: sei a Luanda, uno a
Benguela, uno a Malanje, uno a 'Ndalatando e uno a Capito. 55 operatori internazionali e 330 operatori nazionali di MSF sono impegnati nei progetti per fermare l'epidemia. Ad oggi, 11.700 persone sono state trattate nei centri di
MSF. (AGE,
27-04-2006)
Colera: 500 casi al giorno secondo MSF (ANSA/Yahoo, 14-04-2006)
E' allarme colera in Angola, dove si registrano quasi 500 nuovi casi al giorno . A richiamare l'attenzione sul dramma africano e' l'organizzazione internazionale Medici senza frontiere, che ha lanciato un appello urgente al governo dell'Angola: ''Sono necessari maggiori sforzi per combattere la crisi''. Mentre la piaga del colera si estende rapidamente nella capitale dell'Angola, Luanda, e in altre zone del paese, l'organizzazione MSF chiede dunque ''che le autorita' angolane dichiarino ufficialmente l'epidemia e prendano immediatamente tutte le misure necessarie per controllarla''. Oggi il numero totale di casi confermati di colera e' fermo a 8.930, con 413 decessi, aggiungono i medici, ma ''alla fine della settimana scorsa, quasi 250 nuovi pazienti arrivavano ogni giorno nei centri di trattamento del colera di MSF. Questa settimana il numero e' raddoppiato, arrivando a quasi 500 nuovi casi al giorno''. ''Siamo preoccupati che l'epidemia sia ormai fuori controllo", afferma Richard Veerman, capo missione per MSF in Angola. Sebbene la collaborazione con il ministero della Salute sia stata finora buona per le questioni amministrative, MSF lamenta da parte delle autorita' del Paese la mancanza di facilitazioni per il rapido passaggio alla dogana di materiale di aiuto supplementare. Materiali cruciali per il trattamento del colera quali il Ringer lactato e il cloro devono essere infatti immediatamente disponibili poiche' le scorte di MSF si stanno esaurendo.
(ANSA/Yahoo,
14-04-2006)
Epidemia di colera. Appello di msf al governo (AGE,
10-04-2006)
Il numero di casi di colera cresce rapidamente fuori e dentro la capitale dell'Angola, Luanda. Per questo l'organizzazione internazionale Medici Senza Frontiere (MSF) lancia un appello alle autorità angolane affinché mettano velocemente a disposizione maggiori risorse per contenere la crescente epidemia. Nella bidonville di Boa Vista, a Luanda, MSF ha aperto un centro per il trattamento del colera, altri due centri sono stati aperti nelle aree di Cazenga e Kilamba Kaxi. Da quando l'epidemia è stata dichiarata, il 13 Febbraio scorso, sono state trattate in queste due strutture oltre 2500 persone. "Tutti i nostri centri stanno lavorando al massimo delle loro capacità - afferma Richard Veerman, capo missione per MSF in Angola - MSF si prepara ora ad aprire un ulteriore centro nella bidonville di Smabizanfa in grado di offrire altri 200 posti letto. Nelle ultime 48 ore sono arrivati quasi 500 pazienti nei centri MSF". "Ieri a Boa Vista, tutti i 180 posti letto erano occupati. Questa mattina siamo riusciti ad aggiungerne altri 20 - continua Veerman - Nonostante questo anche ora siamo costretti a chiedere ai nostri pazienti di dividere i loro letti con altri malati". Da quando il colera ha iniziato a diffondersi nelle aree fuori Luanda contenere l'epidemia è diventato ancora più difficile. Nella provincia di Curanza Norte, sono stati riportati circa 500 casi con 49 morti; nella provincia di Benguela 676 casi e 63 morti, nella provincia di Bengo 790 casi e 33 morti. Dall'inizio dell'epidemia, i dati ufficiali affermano che oltre 4500 persone sono state contagiate e 205 hanno perso la vita. Per fermare il diffondersi dell'epidemia e trattare i pazienti devono essere messe a disposizione velocemente maggiori risorse. Al momento mancano operatori sanitari angolani, ambulanze per il trasporto dei contagiati nei centri di cura ed un sistema di autotrasporto adeguato per portare acqua potabile alla popolazione. Il team di MSF sta inoltre fronteggiando i ritardi doganali che rallentano la consegna di materiale medico e logistico cruciale. "In cima a tutte queste difficoltà c'è il fatto che molte persone non arrivano ai nostri centri in tempo perché non trovano mezzi di trasporto o perché hanno semplicemente paura a muoversi in città quando è buio e le strade diventano insicure - conclude Veerman - Nei centri colera di MSF lavorano oggi 17 volontari internazionali (tra cui 3 medici, 5 infermieri, 7 logisti, uno specialista di educazione e un amministratore) e oltre 80 angolani (tra cui 28 medici e 16 infermieri). I volontari si prendono cura dei pazienti e lavorano per contenere un'ulteriore diffusione della malattia. MSF ha inoltre avviato attività di educazione e informazione nelle aree colpite della capitale per sensibilizzare gli abitanti locali sulla malattia e la sua prevenzione.
(AGE,
10-04-2006)
Libere elezioni al più tardi nel 2007 (Peacereporter, 06-04-2006)
Il presidente Jose Eduardo dos Santos ha assicurato che in Angola, quest'anno o al massimo nel 2007, ci saranno le prime libere elezioni dalla fine della guerra quattro anni fa. Dos Santos ha affermato: "il governo sta preparando il Paese affinché si possano tenere le elezoni in un futuro prossimo. Quest'anno o il prossimo al massimo". Le affermazioni sembra vogliano eliminare le speculazioni sul fatto che il presidente volesse posporre indefinitamente il voto dopo aver detto che prima avrebbe dovuta essere terminata la ricostruzione del Paese.
(Peacereporter, 06-04-2006)
Primo fornitore di petrolio per la Cina (AsiaNews/Agenzie, 04-04-2006)
A febbraio l'Angola è stato il primo fornitore di petrolio per la Cina, coprendo il 13% della sua importazione e superando l'Arabia Saudita. L'Angola - ha detto il 30 marzo la compagnia Petromatrix Gmbh
(Pg), specializzata nel settore - ha fornito nel mese 2,12 milioni di tonnellate di petrolio greggio, contro gli 1,98 milioni di tonnellate del Paese arabo. A gennaio aveva dato "solo" 1,55 milioni di tonnellate, rispetto agli 1,89 milioni dell'Iran e agli 1,55 milioni dell'Arabia Saudita. Pechino è il 2° importatore del petrolio angolano, dopo gli Stati Uniti. "L'importazione cinese di petrolio dall'Angola - dice la Pg - è cresciuta di oltre il 42% in un anno e assorbe la gran parte delle maggiori estrazioni del Paese". Il Paese sub sahariano, 2° produttore africano dopo la Nigeria, vuole - dice la consulente Wood MacKenzie - raddoppiare la produzione in 3 anni e giungere, per il 2008, dagli attuali 1,3 milioni a 2 milioni di barili al giorno. La Cina da anni è il principale collaboratore nella ricostruzione del Paese, uscito nel 2002 da 27 anni di sanguinosa guerra civile. Pechino ha concesso finanziamenti per 2 miliardi di dollari Usa, garantiti dall'esportazione di petrolio, e le ditte cinesi sono attive nella realizzazione di infrastrutture e servizi, quali strade, ponti, edifici pubblici, case e altro. La scorsa settimana Angola e Cina hanno annunciato la costituzione di un nuovo consorzio tra le rispettive compagnie statali Sonangol oil e
Sinopec, per realizzare una raffineria a Lobito della capacità di 240 mila barili al giorno. Il Fondo monetario internazionale critica il finanziamento concesso dalla Cina, osservando che a Pechino non interessa come il denaro sia utilizzato. Il Fondo aveva offerto a Luanda finanziamenti agevolati, in cambio di un effettivo controllo sull'utilizzazione delle somme e di una riforma del corrotto sistema di potere che beneficia una ristretta elite con i 13 milioni di abitanti nella povertà. L'aiuto di Pechino ha consentito all'Angola di rifiutare la proposta. La Cina - riportano i media statali cinesi - progetta di procurarsi riserve strategiche di petrolio per almeno 100 milioni di barili e prevede di spendere almeno 180 miliardi di yuan (22,5 miliardi di dollari Usa) in raffinerie e altri impianti nel settore petrol chimico, entro i prossimi 5 anni.
(AsiaNews/Agenzie,
04-04-2006)
Salgonio a 48 i decessi per l'epidemia di colera (Peacereporter, 03-04-2006)
E' salito a 48 il totale dei decessi per colera tra i 2.026 casi che sono stati contati nella provincia di Luanda, in Angola, tra il 13 febbraio e il 2 aprile, lo ha comunicato l'Organizzazione mondiale della sanità
(Oms). Il colera continua a espandersi nella province di Bengo, Benguela e Kwanza
Norte. Il ministero angolano della Sanità e l'Oms stanno cercando di contenere l'espansione della malattia che può causare la morte entro 24 ore se non trattata rapidamente. (Peacereporter,
03-04-2006)
Gilberto rimarra fuori dal Mondiale (Leonardo,
29-03-2006)
Il talentuoso 23enne Gilberto, attaccante esterno e leader della nazionale dell'Angola, è quasi sicuro che rimarra fuori dal Mondiale di Germania 2006. Lo ha reso noto il vicepresidente della federazione angolana, Jose' Luis Prata, precisando che appare più problematico del previsto il recupero del giocatore dall'infortunio al tendine d'Achille capitato all'atleta durante l'ultima Coppa d'Africa in Egitto.
(Leonardo,
29-03-2006)
Cabinda: spunta l’ipotesi di uno “statuto speciale”
(E.B., Misna, 29-03-2006)
Potrebbe essere uno “statuto speciale” la soluzione per porre fine al lungo contenzioso – anche armato – tra l’Angola e la regione della Cabinda, l’enclave ricca di petrolio dove da oltre quarant’anni sono attivi diversi gruppi ribelli separatisti. È la proposta del primo ministro angolano, Fernando de Piedade, che ieri ha annunciato una strategia del governo per “trasferire alcuni poteri e competenze alla provincia, per rafforzare la capacità dell’amministrazione locale”. Intanto, proseguono i colloqui tra le autorità e le formazioni armate, tra cui il Fronte di liberazione dell’Enclave Cabinda (Flec), che rivendica l’autonomia di questo territorio, un ex-protettorato portoghese annesso all’Angola nel 1975 e separato dal resto del Paese da una striscia di territorio della Repubblica democratica del Congo. “La situazione in Cabinda – ha detto ancora il primo ministro – obbliga il governo ad adottare alcune misure, tra cui l’istituzione di uno statuto speciale per la provincia”, dove circa distante circa 480 chilometri dalla capitale Luanda. De Piedade ha detto anche che la questione Cabinda “potrà essere risolta con il dialogo e in modo pacifico”; nell’enclave, estesa su una superficie di circa 14.000 chilometri quadrati, vivono circa 120.000 persone. Alcuni gruppi separatisti chiedono l’indipendenza totale, altri vogliono soprattutto gestire in modo dirette i proventi del petrolio, che in Angola costituisce il 90% degli introiti statali.
(E.B., Misna, 29-03-2006)
Petrolio: partnership con la Cina per una una raffineria
(Agi/Reuters, 20-03-2006)
Angola e Cina hanno siglato un accordo per la costruzione di una raffineria del costo pari a tre miliardi di dollari nel porto di Lobito nello Stato africano. Lo ha dichiarato il portavoce del Ministero delle Finanze angolano, confermando notizie diffuse dai media locali ma senza entrare in maggiori dettagli. La compagnia statale Sonangol aveva affermato a dicembre che la costruzione sarebbe partita quest'anno ed aveva anche espresso ottimismo sul reperimento di investitori. La Cina e' interessata al petrolio dell'Africa occidentale in considerazione della sua crescente ricerca di risorse energetiche per sostenere la rapida crescita. (Agi/Reuters,
20-03-2006)
Troppi minori coinvolti in attività criminali (L.M., Agenzia Fides, 01-03-2006)
Il forte inurbamento provocato dall’afflusso degli sfollati della guerra civile e la piaga della disoccupazione spingono i giovani a commettere crimini” dicono fonti della Chiesa locale da Luanda, capitale dell’Angola dove il Direttore aggiunto della Direzione Nazionale Investigativa Criminale (DNIC), Nascimento Cardoso, ha lanciato l’allarme per l’alto numero di minori coinvolti in attività criminali. Secondo i dati rilasciati dalle autorità di polizia, in Angola negli ultimi 4 anni, 3.189 ragazzi tra i 14 e i 15 anni sono stati arrestati o segnalati alle forze dell’ordine.
Tra il 2001 e il 2005 nella provincia di Luanda i minori coinvolti in attività criminali sono stati 609, a Huila 261 e a Benguela 188. Queste tre province secondo Nascimento Cardoso registrano il maggior numero di casi di minori coinvolti in reati perché i bambini e i ragazzi vivono in situazioni difficili che li mettono facilmente a contatto con ambienti criminali.(…) -
(L.M., Agenzia Fides,
01-03-2006)
Si estende l'epidemia di colera (GRT, 26-02-2006)
Il colera continua a mietere vittime in Angola. Al momento sono nove le persone morte nella capitale Luanda, 77 quelle ammalate registrate finora. Il colera si trasmette attraverso l'acqua contaminata ed è legato a condizioni igieniche carenti, al sovrappopolamento e alle cure sanitarie inadeguate. Nella zona infettata dai vibrioni vivono circa quattro milioni di persone.
(GRT, 26-02-2006)
Ripresa dell’economia (M.C., Equilibri, 13-02-2006)
Missionario ucciso a bailundo (F.B., Misna, 09-02-2006)
Padre José Alfonso Moreira, un anziano missionario della Congregazione dello Spirito Santo (Spiritani), è stato ucciso la scorsa notte a Bailundo, nell’arcidiocesi di Huambo: lo hanno riferito alla MISNA fonti degli Spiritani nella capitale angolana, Luanda, precisando che il corpo di padre Moreira, 80 anni, di nazionalità portoghese, è stato rinvenuto questa mattina nella sua residenza, ma per il momento non sono ancora chiare le circostanze dell’accaduto né il possibile movente dell’omicidio. Padre Moreira operava in Angola da circa 40 anni; per 30 anni era stato uno dei pochi missionari presenti a Bailundo. Monsignor José de Queirós Alves, vescovo di Huambo, accompagnato dal superiore provinciale degli Spiritani in Angola, si è recato a Bailundo, circa 60 chilometri da Huambo, per raccogliere maggiori notizie sulle circostanze che hanno portato alla morte di padre José Alfonso Moreira. Per il momento la congregazione di padre Moreira mantiene uno stretto riserbo sulla dinamica dell’omicidio; secondo alcune informazioni in circolazione, non ancora confermate, il missionario sarebbe stato ucciso a colpi di arma da fuoco. Il religioso viveva da solo nella sua residenza; non lontano dalla sua abitazione è situata una casa delle suore di San Joseph Cluny. Padre Moreira era conosciuto per il suo carattere determinato: operava in una missione molto vasta, dedicandosi all’evangelizzazione e alla catechesi. Durante i 27 anni della guerra civile (1975-2002) era stato molto attivo nell’assistenza ai rifugiati.
(F.B., Misna, 09-02-2006)
Appello dell’arcivescovo di Luanda contro l’esodo dalle campagne
(Angolapress –
LZ/Radiovaticana, 02-02-2006)
In Angola, l’arcivescovo di Luanda, mons. Damiao Franklim, ha esortato i concittadini e in particolare i cristiani a contribuire al miglioramento della qualità di vita della loro città e a costruire nel Paese una nuova civiltà dell’amore, fondata sulla verità, la giustizia e la libertà. L’occasione è stata la Santa Messa celebrata nei giorni scorsi per il 430° anniversario della fondazione della città da parte dei portoghesi. Alla solenne liturgia, concelebrata in cattedrale dall’arcivescovo emerito di Luanda card. Alexandre do Nascimento, hanno partecipato 8mila fedeli, il sindaco e diverse autorità governative. “Se ogni cittadino rispettasse il suo prossimo, smettesse di pretendere soluzioni dal Governo e promuovesse la solidarietà, evitando l’opportunismo - ha detto mons. Franklim - Luanda potrebbe essere più vivibile”. Il presule ha ammesso la difficoltà a gestire una situazione che vede affluire ogni giorno nella capitale angolana centinaia di persone attirate dal miraggio di una vita migliore che però si scontra con la realtà del sovraffollamento e del degrado urbano ad esso conseguente. Egli si è però appellato al senso civico dei luandesi, perché sia evitato il disordine e promossa l’armonia sociale. All’origine dell’esodo verso Luanda è la difficile situazione delle campagne, conseguenza della guerra civile che per decenni ha insanguinato il Paese provocando, secondo stime non ufficiali, un milione di morti e quattro milioni di profughi.
(Angolapress – LZ/Radiovaticana,
02-02-2006)
Prossime elezioni presidenziali nel 2007 (Peacereporter, 31-01-2006)
Josè Eduardo dos Santos, attuale presidente angolano, ha fatto sapere che le prossime elezioni presidenziali (ma anche quelle legislative) si svolgeranno nel 2007. La dichiarazione è stata fatta davanti al comitato centrale del Movimento Popolare per la Liberazione dell'Angola, attualmente maggioranza governativa.
(Peacereporter,
31-01-2006)
Cina investe per ricostruire ferrovia (E.C., Vita, 10-01-2006)
E' una delle principali vie di trasporto: a finanziare la ricostruzione la ‘China International Found Limited', società a capitale cinese con 300 milioni di dollari Inizierà entro la fine del mese la ricostruzione della Ferrovia di Benguela (Cfb), strada ferrata di estrema importanza per i trasporti e i commerci dell'Angola prima che venisse quasi del tutto distrutta dalla guerra che tra il 1975 e il 2002 provocò oltre mezzo milione di morti nel paese. A darne notizia è l'agenzia Misna. I lavori per ricostruire il tratto ferroviario che collega la città portuale di Lobito (circa 700 chilometri a sud della capitale Luanda) alla cittadina agricola di Luau saranno finanziati dalla ‘China International Found Limited', società a capitale cinese, dovrebbero costare in tutto a 300 milioni di dollari e dovrebbero terminare entro agosto 2007. Prima della sua paralisi dovuta all'inizio del conflitto tra governativi e ribelli dell'Unita (Unione nazionale per l'indipendenza totale dell'Angola), la ferrovia – costruita nel 1928 dalla società britannica ‘Tanganyka Concessions' - rivestiva un ruolo importante nella regione soprattutto perché consentiva l'importazione nel paese di minerali e altre merci provenienti da Zambia e Repubblica democratica del Congo. Attualmente solo alcuni tronconi di meno di 50 chilometri collegano Lobito a Benguela e Huambo a Caala, nel centro-sud. L'Angola è uno dei paesi potenzialmente più ricchi del continente africano grazie ai suoi giacimenti di petrolio e diamanti, i cui proventi si accentrano nelle mani di pochi. Il 20% della popolazione più ricca detiene il 61% della ricchezza nazionale, contro appena il 3,2% detenuto dalla popolazione più povera con un reddito pro-capite annuo di 100 dollari.
(Emanuela Citterio, vita.it,
10-01-2006)